ALBERI E BOSCHI - QUADERNO DIDATTICO
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- Simona Corti
- 10 anni fa
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1 presentazione Questo quaderno offre una panoramica sugli ambienti boschivi della provincia di Savona e si propone come base per percorsi di educazione naturalistica sul bosco, in classe o all'aperto. La conoscenza degli ambienti boschivi, così diffusi nella nostra provincia tanto da essere spesso dati per scontati, non esplorati a scapito di temi di educazione ambientale più attuali e globali, è da rivalutare come valore educativo e didattico nell'ambito di un maggior contatto con la natura, con il nostro territorio e la sua storia, con lo scorrere del tempo e con le sensazioni che il bosco, attraverso giochi di luce e colori, è in grado di trasmettere nelle diverse stagioni. La conoscenza del territorio e delle sue molteplici sfaccettature ci consente di apprezzarne il valore, ed è alla base del rispetto e della tutela del patrimonio naturale: ecco perché l'argomento boschi è per noi un tema centrale di educazione ambientale. 1
2 INDICE pagina 3 i boschi in provincia di savona Campioni di boscosità - Il governo del bosco - Che valore diamo ai nostri boschi? - Qualche termine (un po') tecnico - I rimboschimenti pagina 6 pagina 30 gli ambienti boschivi Boschi sì, ma quali? - La specie - La sughereta - Il leccio e la lecceta - La pineta a pino d'aleppo - La pineta a pino marittimo - Il bosco misto a carpino e orniello - I querceti caducifogli - Il castagneto ceduo - Il castagneto da frutto - Il faggio e la faggeta - Altre latifoglie collinari e montane - Conifere collinari e montane - Boscaglie pioniere e d'invasione - Fasce riparie proposte di visita Il castagneto da frutto di Murus Altus - La faggeta nella Riserva dell'adelasia - Le fasce riparie della Bormida a Bormida - I boschi mediterranei sull'altopiano di San Bernardino - La pineta a pino nero tra le valli Pora e Maremola pagina 42 schede didattiche Osserviamo il bosco - Quanti tipi di foglie? - Caccia alla foglia - Un sacco di foglie secche - Una collezione di foglie - Le cortecce degli alberi - Cortecce disegnate, cortecce indovinate - Gli alberi hanno fiori? - I frutti degli alberi - Fiori e frutti a confronto - Arte dal bosco - Le foglie sono stanche - Colori d'autunno Boschi colorati - Mosaici d'autunno - Il suolo in barattolo - Come crescono gli alberi - Quanti anni gli dai? - Per fare un albero - Il più grande e il più grosso - Tutto in ordine! 2
3 I BOSCHI IN PROVINCIA DI SAVONA campioni di boscosità Lo sapevate che la provincia di Savona è la più boscosa d'italia? Sicuramente avrete notato con i vostri occhi, allontanandovi dalla stretta fascia costiera densamente insediata, che la Liguria è coperta in gran parte da boschi: questi rappresentano circa il 65% del territorio ligure, ma in provincia di Savona la percentuale sale al 75% (tre quarti del territorio provinciale). Nonostante gli interventi dell'uomo tesi alla conquista di territori edificabili e coltivabili, nella storia gli abitanti della Liguria hanno sempre trovato nel bosco più una risorsa che un ostacolo allo sviluppo, tanto che spesso hanno preferito modificarlo e utilizzarlo piuttosto che distruggerlo. La selvicoltura, cioè la coltivazione del bosco, permette all'uomo di guidare la crescita del bosco in modo che esso possa svolgere determinate funzioni, ad esempio la produzione di legname o la protezione dei versanti delle montagne dall'erosione. E' una scienza empirica, cioè derivata dalla pratica, che si è modificata nei secoli in base alle diverse esigenze della società umana, e si è perfezionata per permettere ai boschi di rigenerarsi e conservare nel tempo le loro funzioni: è una scienza tesa all'uso sostenibile della risorsa bosco. il governo del bosco La selvicoltura si occupa in primo luogo del governo del bosco, cioè del modo in cui il bosco viene coltivato per un determinato scopo (ad esempio la produzione di legna). Esistono due forme fondamentali di governo: fustaia e ceduo. Una fustaia è formata da alberi destinati a diventare molto grandi (ad alto fusto ), nati da seme e a loro volta in grado di disseminare: con diverse decine di anni di pazienza, i loro grandi tronchi potranno essere impiegati come legno da opera e i nuovi nati rimpiazzeranno gli individui tagliati. Nel ceduo invece i nuovi tronchi (chiamati polloni ) si originano dal vecchio apparato radicale, ed è proprio il taglio a risvegliare le gemme presenti nella ceppaia; i polloni hanno crescita veloce, di solito vengono tagliati ogni anni e forniscono legname con pezzatura minore. 3
4 I BOSCHI IN PROVINCIA DI SAVONA Che valore diamo ai nostri boschi? Non dobbiamo dimenticare che in passato il bosco è stato una grande risorsa economica per la nostra provincia: i boschi nell'entroterra di Savona e di Noli hanno alimentato per secoli l'industria cantieristica navale; il carbone ricavato dai boschi cedui della val Bormida ha permesso lo sviluppo di attività produttive storiche (ferriere, vetrerie, fornaci); sulla castagna si basava gran parte della dieta degli abitanti dell'entroterra. Solo negli ultimi decenni, con il progressivo spopolamento delle campagne, il bosco ha perso valore nella mente delle persone: forse per questo motivo si arriva a manifestazioni distruttive come gli incendi boschivi dolosi, cioè provocati deliberatamente dall'uomo. Bisognerebbe riflettere a fondo sul significato di questo tipo di eventi, che non solo hanno effetto sulla vegetazione come ambiente di vita, ma anche sulla nostra possibilità di ammirarne la bellezza e la complessità senza contare il pericolo per la vita delle persone. Pini bruciati nel Finalese Una passeggiata in faggeta sul Monte Alto Qualche termine (un po') tecnico Forse avete sentito parlare di alberi sempreverdi e di caducifoglie: mentre i primi sono vestiti di foglie verdi durante tutto l'arco dell'anno, le caducifoglie perdono le foglie in autunno e sono spoglie durante l'inverno. Un'altra distinzione importante è quella tra latifoglie e conifere: le latifoglie hanno foglie espanse in larghezza, mentre le conifere hanno foglie simili ad aghi o squame e portano i semi in pigne o coni. Qualche esempio: leccio, agrifoglio e carrubo sono latifoglie sempreverdi; rovere, frassino e faggio sono latifoglie e caducifoglie; tra le conifere, pini e abeti sono sempreverdi, mentre il larice ha foglie decidue. 4
5 I BOSCHI IN PROVINCIA DI SAVONA I nostri boschi hanno ancora oggi un valore produttivo: il legname ottenuto dai cedui trova impiego sia per la produzione di pali (es: palerie per le viti in legno di castagno), sia per opere di ingegneria naturalistica (es: interventi per stabilizzare i pendii), sia come fonte rinnovabile per la produzione di energia nelle centrali a biomassa. Ma l'importanza del bosco non è solo produttiva: il bosco, grazie alle radici degli alberi, stabilizza i terreni e i versanti proteggendo il territorio da frane e smottamenti; gli alberi producono ossigeno assorbendo anidride carbonica e contribuiscono a limitare l'effetto serra; nei boschi naturali trovano casa molte specie di animali e piante, importanti per la biodiversità. Infine ricordiamoci anche del valore del bosco per il nostro occhio e per il nostro cuore: la bellezza del paesaggio verde, la possibilità di fare belle passeggiate all'ombra durante l'estate, il benessere che ci deriva dal vivere all'aria aperta Intervento di ingegneria naturalistica Ceduo coniferato presso Colla S.Giacomo I rimboschimenti Rimboschire vuol dire ripristinare il bosco in un'area dove il bosco non c'è più, ad esempio perché nel tempo è stato sostituito da coltivazioni o pascoli, oppure è stato distrutto dagli incendi, o degradato dal taglio eccessivo o dall'erosione dei versanti. A partire dalla fine del XIX secolo in Liguria, come in molte regioni italiane, sono stati eseguiti interventi di rimboschimento soprattutto con impianti di conifere (in particolare pino marittimo e pino nero). Questa pratica mirava alla protezione idrogeologica del territorio, stabilizzando i versanti con specie a crescita relativamente veloce, adatte a crescere su terreni poveri, esteticamente gradevoli perché sempreverdi. Nello stesso periodo venivano introdotte le conifere nei boschi cedui di latifoglie (cedui coniferati ) allo scopo di aumentarne la diversità. Oggi si tende invece ad un ritorno alla naturalità dei boschi, favorendo la ricolonizzazione delle latifoglie. 5
6 GLI AMBIENTI BOSCHIVI Boschi sì, ma QUALI? Una faggeta è diversa da una pineta; una lecceta è diversa da un castagneto. Perché dentro ci sono specie diverse. Ma perché? Vediamo quali sono i fattori che influenzano la distribuzione dei diversi tipi di bosco: La quota e il clima. Salendo di quota troviamo specie sempre più adattate al freddo: dalle leccete e pinete costiere, ai boschi misti, ai castagneti, alle faggete. A parità di quota però, esistono differenze tra i due versanti della Liguria: quello marittimo caratterizzato da estati calde e inverni miti (clima mediterraneo), quello padano da inverni rigidi e nevosi (clima continentale). Nebbie al Colle del Melogno La ripidità dei versanti. Su un versante ripido, terra e acqua tendono a scivolare a valle. In proposito le specie arboree hanno ognuna le sue esigenze: alcune crescono solo su suoli profondi, altre sono favorite da pendii rocciosi dove trovano meno concorrenza; alcune necessitano una certa umidità del suolo, altre sopportano facilmente condizioni di estrema aridità. Rupe nel Finalese Il tipo di roccia e di suolo. Il tipo di roccia condiziona anche il modo in cui i versanti vengono modellati dall'erosione, quindi la loro ripidità. E importante anche la chimica delle rocce: i calcari ad esempio, per le piante hanno un sapore del tutto diverso rispetto alle scure rocce vulcaniche o alle acide arenarie, formate da granellini di sabbia). Calanchi di Piana Crixia L'intervento dell'uomo. Spesso l'interesse dell'uomo per certe piante ha portato alla sostituzione di alcuni tipi di bosco con altri: i castagneti ad esempio sono stati impiantati al posto di boschi misti, boschi di rovere e faggete. Attraverso la silvicoltura l'uomo ha anche influenzato l'aspetto del bosco creando cedui e fustaie. Castagni da frutto a Calizzano La specie Più volte in questo libretto si parla di specie di alberi. Intendiamo con questo termine un tipo di albero definito da un nome (e delle caratteristiche proprie), ad esempio il faggio, il leccio, la roverella. Quando diciamo castagno da frutto la specie è il castagno: il fatto che sia da frutto deriva solo dal modo in cui viene potato e mantenuto. Il pioppo non è una specie perché ne esistono diversi tipi (specie diverse): pioppo bianco, pioppo nero, pioppo tremolo... Ogni specie ha un nome in latino, ad esempio il leccio è Quercus ilex, e il termine ilex (nome specifico) lo distingue da altre querce (genere Quercus), ad esempio il rovere (Quercus petraea). 6
7 gli ambienti boschivi 1 2 La sughereta La quercia da sughero (Quercus suber) (2) è una specie sempreverde, caratterizzata da una spessa corteccia grigiastra (3), dalla quale storicamente si ricava il comune sughero dei tappi di bottiglia. Le sugherete, dove la quercia da sughero è dominante, si trovano su terreni acidi in aree costiere: in provincia di Savona sono estremamente ridotte e localizzate: due esempi sono la sughereta Natte di Bergeggi (1) e quella sul Monte Ciazze Secche alle spalle di Pietra Ligure, ma si possono incontrare esemplari sparsi anche sulle alture di Spotorno, Noli e Celle Ligure. 3 Nel sottobosco Cisto femmina (Cistus salvifolius) 2 - Lavanda dal ciuffo (Lavandula stoechas) 3 - Sparzio spinoso (Calicotome spinosa) 4 - Ilatro sottile (Phillyrea angustifolia)
8 gli ambienti boschivi 1 2 Il leccio e la lecceta Il leccio (Quercus ilex) (1) è una quercia dalle foglie coriacee, scure e lucide sulla pagina superiore, mentre quella inferiore, almeno nelle foglie poste in alto (3), è chiara con una leggera peluria. Cresce in ambienti mediterranei, sulle colline vicine al mare, dove le sue foglie sempreverdi non devono preoccuparsi delle gelate invernali. Sotto alle dense chiome dei lecci, l'ombra crea un ambiente sfavorevole per molte piante ed è per questo motivo che il sottobosco delle leccete è generalmente povero (2). Le plantule del leccio invece amano l'ombra: così, una volta che la lecceta ha raggiunto uno stadio maturo, può perpetuarsi nel tempo. Quando quest'ombra viene a mancare, ad esempio con il taglio del bosco o a causa di incendi, le nuove plantule di leccio si trovano a dover combattere con altre specie che invece crescono benissimo allo scoperto: è per questo che le leccete sul nostro territorio sono piuttosto rare. 3 8 Nel sottobosco Smilace (Smilax aspera) 2 - Asparago pungente (Asparagus acutifolius) 3 - Robbia (Rubia peregrina) 4 - Euforbia cespugliosa (Euphorbia characias)
9 gli ambienti boschivi 1 2 Alcune leccete vengono governate a ceduo per ricavarne legna (1). In zone degradate o esposte la lecceta è sostituita dalla macchia mediterranea (2), dove il leccio può essere presente come arbusto (3); se la macchia mediterranea verrà lasciata crescere indisturbata, in qualche decina di anni potrà diventare nuovamente una lecceta. Alcuni arbusti della macchia mediterranea possono crescere in altezza fino a diventare piccoli alberi: è il caso del corbezzolo, dell'alaterno e del terebinto. Il leccio si può trovare anche in altri tipi di bosco: querceti di roverella, pinete costiere di pino d'aleppo e pino marittimo. 3 Nel sottobosco Lentisco (Pistacia lentiscus) 2 - Alaterno (Rhamnus alaternus) 3 - Terebinto (Pistacia terebinthus) 4 - Corbezzolo (Arbutus unedo) 5 - Caprifoglio mediterraneo (Lonicera implexa)
10 gli ambienti boschivi 1 2 Pineta a pino d'aleppo Talvolta il pino d'aleppo (Pinus halepensis) (2), estremamente frugale e resistente, adatto a crescere su terreni rocciosi e scoscesi arsi dal sole, sostituisce la macchia mediterranea oppure la accompagna facendone il suo sottobosco. Tra tutti i pini è quello più adatto a vivere nelle zone costiere, e si distingue per il verde chiaro della chioma, gli aghi corti, le pigne piccole e affusolate (1). Nella nostra provincia troviamo pinete d'aleppo nel Finalese ed in particolare a Capo Noli, (3) e presso Capo Mele ad Andora Nel sottobosco Timo (Thymus vulgaris) 2 - Trifoglio legnoso (Dorycnium pentaphyllum) 3 - Ononide (Ononis minutissima) 4 - Cisto tomentoso (Cistus albidus)
11 gli ambienti boschivi 1 2 Pineta a pino marittimo A dispetto del nome, il pino marittimo (Pinus pinaster) (1) è meno legato alla vicinanza del mare rispetto al pino d'aleppo. Questo albero slanciato dalla crescita veloce è stato utilizzato in passato per estesi rimboschimenti allo scopo di stabilizzare versanti degradati e franosi. Riprende con vigore al passaggio di incendi, che anzi lo favoriscono, perché con il calore del fuoco le pigne si aprono e disseminano in massa. Peccato che non sia altrettanto resistente nei confronti di un parassita, la cocciniglia del pino, che si sta espandendo rapidamente e provoca ingiallimento della chioma, fuoriuscita di resina abbondante e infine la morte della pianta (2). Il pino domestico o pino da pinoli (Pinus pinea) è meno diffuso, sempre di origine artificiale; le pigne sono più larghe e panciute, per ospitare i grossi pinoli con il loro involucro legnoso (3 - basso a sinistra pino domestico, a destra marittimo e in basso d'aleppo). 3 Nel sottobosco Erica arborea 2 - Ilatro sottile (Phillyrea angustifolia) 3 - Gnidio (Daphne gnidium) 4 - Ginestrella (Osyris alba)
12 gli ambienti boschivi 1 2 Bosco misto a carpino e orniello Questi boschi si trovano sia nelle zone costiere, in particolare sui versanti esposti a nord e nelle valli ombrose, sia nell'entroterra dove preferiscono invece esposizioni soleggiate. Sono localizzati più frequentemente in aree con terreno calcareo. Nella foto 2: bosco misto nel Finalese. L'orniello o frassino minore (Fraxinus ornus) (1) è caratterizzato da una corteccia giallastra; le foglie sono composte: ogni picciolo porta da 5 a 7 foglioline che in realtà sono un'unica foglia. In primavera i numerosissimi fiori bianchi formano una cascata bianca molto vistosa (3) Nel sottobosco Coronilla (Coronilla emerus) 2 - Smilace (Smilax aspera) 3 - Viola bianca (Viola alba) 4 - Elleboro (Helleborus foetidus)
13 gli ambienti boschivi 1 2 Il carpino nero (Ostrya carpinifolia) (2) può spingersi a quote maggiori rispetto all'orniello, infatti è presente anche nei castagneti e talvolta nelle faggete. Diversamente dall'orniello, le sue sono foglie semplici: ogni picciolo porta una sola lamina (foglia), che è fittamente seghettata sul margine. Durante l'inverno le due specie si distinguono bene anche senza foglie, grazie al contrasto tra le cortecce (3): chiara e liscia quella dell'orniello, scura e fessurata quella del carpino nero; in particolare quella dell'orniello è decisamente riconoscibile anche a confronto con quella di altre latifoglie generalmente presenti in questi boschi (1): leccio, roverella, castagno. 3 Nel sottobosco Pungitopo (Ruscus aculeatus) 2 - Edera (Hedera helix) 3 - Bugula (Ajuga reptans) 4 - Anemone fegatella (Hepatica nobilis)
14 gli ambienti boschivi 1 2 I querceti caducifogli Sotto il nome quercia possiamo riunire molto alberi: la sughera e il leccio sono querce sempreverdi, mentre la roverella, il rovere e il cerro sono querce caducifoglie, simili tra loro come foglie e frutti ma con esigenze ecologiche diverse. La roverella (Quercus pubescens) (1) è la più diffusa; i boschi di roverella (2) si trovano solitamente in posizioni soleggiate nella parte alta delle valli, ma a quote non troppo alte (fino a 500 metri circa), perché questa specie ricerca ambienti illuminati, anche rocciosi e aridi. Le foglie hanno una leggera lanugine sulla pagina inferiore (3) e sono molto affezionate al loro ramo: infatti tendono a rimanere al loro posto, ormai secchie, durante l'inverno. Sui terreni più calcarei si trova spesso insieme al carpino nero e all'orniello, ma tollera anche suoli acidi, dove si accompagna al castagno e all'erica arborea Nel sottobosco Erica arborea 2 - Primula odorosa (Primula veris) 3 - Ciavardello (Sorbus torminalis) 4 - Cicerchia montana (Lathyrus montanus)
15 gli ambienti boschivi 1 2 Il rovere (Quercus petraea) (2) è in genere più diritto e alto della roverella; si trova a quote maggiori e su terreni preferibilmente acidi: qualche esempio si trova nelle valli Erro, Orba, Bormida e nei dintorni di Calizzano (1). Le foglie non hanno peluria e i lobi e sono più grandi rispetto a quelle di roverella ma possono esistere vie di mezzo! Quindi per decidere se ci troviamo di fronte a roveri o roverelle spesso useremo il criterio ambientale : quota e tipo di suolo. Il cerro (Quercus cerris) ha foglie più allungate rispetto alle altre due querce, ma il carattere distintivo più facile da osservare è il cappuccio della ghianda, che in questo caso è spettinato (3). Anche l'ambiente di crescita è diverso: preferisce suoli profondi e argillosi, con un certo ristagno di acqua, per questo si trova in poche località della nostra provincia, sempre sul versante padano (ad esempio: Piana Crixia, Osiglia). 3 Nel sottobosco Consolida femmina (Symphytum tuberosum) 2 - Physospermum cornubiense 3 - Primula comune (Primula vulgaris) 4 - Cicerchia nera (Lathyrus niger)
16 gli ambienti boschivi 1 2 Il castagneto ceduo Il castagno (Castanea sativa) è la specie arborea più diffusa in provincia di Savona, e il castagneto ceduo (1 e 2) è il tipo di bosco più frequente: occupa più di 1/6 di tutta la nostra superficie boscata. Non è tutto merito suo. In passato l'area di distribuzione del castagno è stata espansa ad opera dell'uomo, che vedeva nel castagno una importante fonte di cibo (le castagne) e di legname: perciò i castagneti hanno sostituito molto boschi di latifoglie, tra cui quelli di rovere (che condivide con il castagno l'ambiente ideale di crescita), di faggio (infatti il castagno può spingersi fino a 1000 metri di quota), ma anche di orniello e carpino nero (giù nelle valli fresche fino a 100 metri di quota). Le grandi foglie del castagno (3) sono allungate, con bordo seghettato, e sono ottime per essere seccate. Infatti nelle campagne venivano usate come lettiera per il bestiame e, talvolta, per imbottire i materassi Nel sottobosco Viola silvestre (Viola reichenbachiana) 2 - Elleboro (Helleborus foetidus) 3 - Vitalba (Clematis vitalba) 4 - Biancospino (Crataegus monogyna)
17 gli ambienti boschivi 1 2 Il castagneto da frutto I castagneti da frutto hanno un aspetto totalmente diverso da quelli cedui: sono formati da grossi alberi, radi, dalla chioma ampia (1 e 2); se il castagneto non è abbandonato, questi alberi vengono regolarmente potati perché producano un frutto migliore (3). Più che un bosco è una coltura arborea, che talvolta lascia a bocca aperta per la grandezza dei tronchi di esemplari che possono avere diverse centinaia di anni. Queste fustaie di castagno un tempo erano più diffuse rispetto ai cedui, perché la castagna era l'alimento di base di molte popolazioni dell'entroterra; ma tra la fine del XIX secolo e la metà del XX il castagno è stato colpito da due devastanti malattie, causate da funghi parassiti: prima il mal dell'inchiostro, che faceva marcire le radici e seccare la chioma, poi il cancro corticale, che colpiva sotto la corteccia facendo seccare parti della pianta. Allora moltissimi castagneti da frutto sono stati trasformati in cedui, perché i polloni, con la loro rapida crescita, riuscivano a vincere la malattia. 3 Nel sottobosco Primula odorosa (Primula veris) 2 - Silene (Silene italica) 3 - Trifoglio (Trifolium medium) 4 - Euforbia bitorzoluta (Euphorbia dulcis)
18 gli ambienti boschivi 1 2 Il faggio e la faggeta Il faggio (Fagus sylvatica) preferisce aree dal clima fresco e umido: per questo motivo, le più belle faggete della nostra provincia si trovano in prossimità dello spartiacque principale ligure-padano, ad esempio al Colle del Melogno (1) o nel parco del Beigua. I grandi tronchi delle fustaie di faggio, grigi e lisci, creano un'atmosfera quasi magica nella nebbia estiva, per via dei grandi occhi che li caratterizzano (1), occhi che sono in realtà le cicatrici lasciate dai rami bassi caduti. Sotto alle cupe chiome dei faggi (3) infatti, fa talmente buio che non solo il sottobosco è scarsamente sviluppato, ma anche i rami bassi si trovano ad essere inutili e vengono abbandonati dall'albero. Questa copertura però sparisce in autunno con la caduta delle foglie, e la faggeta spoglia è luminosa fino alla primavera, quando una serie di piantine dalla fioritura precoce ne approfitta per sbucare (talvolta dalla neve), fiorire e fruttificare piuttosto velocemente Nel sottobosco Mirtillo (Vaccinum myrtillus) 2 - Cefalantera rossa (Cephalantera rubra) 3 - Cefalantera a foglie lunghe (Cephalantera longifolia) 4 - Geranio nodoso (Geranium nodosum)
19 gli ambienti boschivi 1 2 Passeggiando nelle faggete è frequente incontrare piccoli spazi pianeggianti, con suolo annerito (2): sono le aie carbonili, dove un tempo venivano allestite le carbonaie; sapienti carbonai costruivano queste montagnole di legname e terra, con un camino centrale dove il fuoco, domato grazie al dosaggio dell'aria, trasformava lentamente la legna in carbone. Sul terreno si possono anche notare frutti in quantità: le faggiòle (3). Le faggete (1) solitamente sono boschi puri (cioè formati quasi esclusivamente da alberi di faggio), ma localmente possono essere presenti specie sempreverdi come l'abete bianco e l'agrifoglio, o altre latifoglie decidue come il maggiociondolo, la betulla, il castagno, i carpini e, nei punti più rocciosi ed esposti, il sorbo montano. 3 Nel sottobosco Fior di stecco (Daphne mezereum) 2 - Scilla a due foglie (Scilla bifolia) 3 - Dente di cane (Erythronium dens-canis) 4 - Dentaria minore (Cardamine bulbifera) 5 - Agrifoglio (Ilex aquifolium)
20 gli ambienti boschivi 1 2 Altre latifoglie collinari e montane Molte latifoglie non sono in grado di formare boschi puri (quelli con un nome, come la faggeta, il castagneto o la lecceta), ma si incontrano nei boschi misti, oppure accompagnano altre specie, soprattutto il faggio e le querce. Il carpino bianco (Carpinus betulus) (2) si distingue da quello nero per la corteccia, più liscia e chiara, che tende a fessurarsi a treccia piuttosto che a scaglie (1); lo troviamo soprattutto in val Bormida, ma non è molto frequente. L'acero campestre (Acer campestre) (3) è un piccolo albero dalle piccole foglie, lobate e con margini arrotondati; la corteccia è giallastra e spessa, caratteristica che lo fa distinguere abbastanza bene anche in inverno nel suo ambiente, in mezzo alle querce e ai carpini neri Nel sottobosco Polmonaria (Pulmonaria officinalis) 2 - Campanula selvatica (Campanula trachelium) 3 - Salvia vischiosa (Salvia glutinosa) 4 - Orchidea macchiata (Dactylorhiza maculata)
21 gli ambienti boschivi 1 2 Il maggiociondolo (Laburnum anagyroides) (1) regala grappoli penduli di fiori gialli e profumati durante il mese di maggio; attenzione però: sono velenosi! Lo troviamo, anche se poco frequente, nelle faggete, nelle quercete, nelle pinete montane e nei boschi misti. L'acero di monte (Acer pseudoplatanus) (2) ha grandi foglie palmate con un lungo picciolo; lo possiamo trovare nelle quercete, nelle faggete, nei castagneti e nei boschi misti di latifoglie; i suoi semi alati si riescono a poggiare sul naso come degli occhiali senza lenti Il frassino maggiore (Fraxinus excelsior) (3) ha foglie e frutti simili all'orniello, ma infiorescenze decisamente meno vistose; essendo il suo fratello maggiore, ha portamento più dritto e diventa più alto; vegeta a quote maggiori su suoli freschi con discreta disponibilità d'acqua. 3 Nel sottobosco Uva di volpe (Paris quadrifolia) 2 - Aquilegia (Aquilegia vulgaris) 3 - Canapa acquatica (Eupatorium cannabinum) 4 - Sigillo di Salomone (Polygonatum odoratum)
22 gli ambienti boschivi 1 2 Il sorbo montano o farinaccio (Sorbus aria) (1) è un alberello (o arbusto) vistoso, sia per i fiori bianchi e i frutti rossi, sia per le belle foglie bianche come la farina nella pagina inferiore; accompagna il faggio, le querce e i pini montani nei loro boschi, occupando posizioni soleggiate e rocciose. Il sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia) (2) ha fiori e frutti simili al precedente, ma foglie decisamente diverse e composte da foglioline; anche lui ha temperamento pioniero, ma necessita di maggiore umidità, per questo lo si trova più spesso lungo lo spartiacque ligure-padano. La betulla (Betula pendula) (3) si fa subito notare per la sua corteccia, inconfondibile, bianca, che tende a sfogliarsi come la carta. E' una specie pioniera, ma la si trova anche nei boschi maturi, in esemplari isolati, nei querceti e nelle faggete Nel sottobosco Anemone dei boschi (Anemone nemorosa) 2 - Anemone gialla (Anemone ranunculus) 3 - Spigarola (Melampyrum catalaunicum) 4 - Narciso trombone (Narcissus pseudonarcissus)
23 gli ambienti boschivi 1 2 Il ciliegio selvatico (Prunus avium) (2) ha una corteccia inconfondibile, rosso-bruna con striature orizzontali; incomincia a fiorire in aprile, prima di mettere le foglie, e questo permette di distinguerlo chiaramente da lontano nei castagneti e nei boschi misti: una cascata di fiori bianchi. La quercia rossa (Quercus borealis) (1) non è spontanea nei nostri boschi: originaria del nord America, la sua presenza è frutto di rimboschimenti. In autunno spicca nelle pinete e nei querceti per via delle grandi (anche grandissime) foglie a lobi appuntiti, che si tingono di rosso vivo. I tigli (3), dalle caratteristiche foglie cuoriformi e tronco dritto, si possono incontrare in ambienti molto diversi: mentre il tiglio selvatico (Tilia cordata) predilige i boschi aridi e spesso accompagna il rovere, il tiglio a foglie grandi (Tilia platyphyllos) preferisce i boschi umidi in compagnia di frassini, ontani e faggi. 3 Nel sottobosco Anemone fegatella (Hepatica nobilis) 2 - Primula comune (Primula vulgaris) 3 - Rovo (Rubus fruticosus) 4 - Lampone (Rubus idaeus)
24 gli ambienti boschivi 1 2 Conifere collinari e montane I boschi di conifere della nostra provincia sono, per la maggior parte, pinete a pino marittimo; al secondo posto vengono le pinete a pino nero (Pinus nigra) (2). Anche queste hanno origine artificiale, di rimboschimento, per la protezione dei versanti su suoli molto poveri e superficiali. Localmente anche questa specie soffre l'attacco di un parassita, la processionaria (i bruchi di questa farfalla infatti marciano in fila come in una processione molto serrata), che costruisce i suoi nidi sui rami (1). Il pino silvestre (Pinus sylvestris) è poco diffuso nella nostra Provincia, localizzato in val Bormida e nella zona di Sassello, generalmente nelle esposizioni soleggiate; ha aghi più brevi rispetto al pino nero e la corteccia è caratteristicamente rossiccia nella parte alta del fusto (3) Nel sottobosco Garofano selvatico (Dianthus sylvestris) 2 - Felce aquilina (Pteridium aquilinum) 3 - Zafferano ligure (Crocus ligusticus) 4 - Brugo (Calluna vulgaris)
25 gli ambienti boschivi 1 2 L'abete bianco (Abies alba), di bianco ha solo due sottili strisce che percorrono la pagina inferiore delle foglie (2), mentre nel complesso la chioma e la corteccia sono scure (1); lo si può incontrare qua e là nelle faggete. L'abete rosso o peccio (Picea abies), dalla forma tipica ad albero di Natale, si rinviene qua e là sulle nostre montagne, sempre in zone piuttosto accessibili dove è stato impiantato artificialmente; si riconosce dall'abete bianco per gli aghi interamente verdi e le pigne pendule (quelle dell'abete bianco sono rivolte verso l'alto). Il larice (Larix decidua) (3) è l'unica nostra conifera che perde le foglie in autunno: è piuttosto raro, e quasi sempre impiantato artificialmente, in luoghi soleggiati montani. 3 Nel sottobosco Aquilegia (Aquilegia atrata) 2 - Anemone trifogliata (Anemone trifolia) 3 - Mirtillo (Vaccinum myrtillus) 4 - Ginepro comune (Juniperus communis)
26 gli ambienti boschivi 1 2 Boscaglie pioniere e d'invasione Sono formazioni boschive temporanee, che colonizzano terreni inizialmente scoperti, come i pascoli o coltivi abbandonati e aree degradate dal disboscamento o dall'erosione. Le specie arboree che le compongono sono molto varie e hanno per lo più temperamento pioniero: betulla, sorbo montano, pioppo tremolo e salicone sono le più frequenti; con il tempo queste associazioni tendono a lasciare il posto a boschi più stabili come la faggeta o i querceti caducifogli. Il pioppo tremolo (Populus tremula) (2), specie talmente pioniera da poter essere utilizzata anche per il consolidamento di pendici franose, deve il nome al tremolìo delle sue foglie quando vengono accarezzate dal vento; a sua volta questo tremolìo è dovuto ai lunghi piccioli appiattiti (1). Il salicone (Salix caprea), abile colonizzatore di terreni spogli, raggiunge le dimensioni di un piccolo albero; le foglie si riconoscono facilmente per la densa lanugine che copre la pagina inferiore (3) Nel sottobosco Viperina azzurra (Echium vulgare) 2 - Lampone (Rubis idaeus) 3 - Rosa canina 4 - Biancospino (Crataegus monogyna)
27 gli ambienti boschivi 1 2 Ad evoluzione più lenta sono le boscaglie d'invasione a nocciolo (Corylus avellana, da cui il nome corileto alla formazione), che non si sviluppano molto in altezza rimanendo basse ma piuttosto dense (1). Il nocciolo (2) è caratterizzato da una fioritura molto precoce: i fiori, in filamenti penduli, spuntano decisamente prima delle foglie; lo si trova anche nelle faggete o nelle pinete montane come strato arbustivo o arboreo minore. La robinia o gaggìa (Robinia pseudoacacia) (3) è specie invasiva per eccellenza, spesso favorita dall'uomo perché cresce velocemente stabilizzando i terreni; ma la grande vitalità di questa pianta amante della luce la porta spesso a sconfinare nei boschi dove il taglio recente crea un ambiente per lei favorevole. Il robinieto si può trovare anche in zone periurbane, ai bordi delle strade e lungo i corsi d'acqua. 3 Nel sottobosco Arabetta irsuta (Arabis hirsuta) 2 - Rovo (Rubus fruticosus) 3 - Vitalba (Clematis vitalba) 4 - Felce aquilina (Pteridium aquilinum)
28 gli ambienti boschivi 1 2 Fasce riparie La presenza di questo tipo di formazioni arboree non dipende tanto dalla quota sul livello del mare, come accade per gli altri boschi, ma dall'esistenza di corsi d'acqua. Più che veri e propri boschi sono fasce, strette strisce lungo i torrenti o i fiumi. Il tipo più frequente, anche lungo i torrenti minori, è l'ontaneto (o alneto ) (2). L'ontano nero (Alnus glutinosa) (1) ama i suoli umidi e la presenza di acqua corrente; anche la disseminazione approfitta dell'acqua, infatti i semi sono in grado di galleggiare, una volta rilasciati dal frutto; i frutti invece, simili a piccole pigne, rimangono attaccati ai rami per molto anche dopo la liberazione dei semi. Il sambuco (Sambucus nigra) (3) è comunissimo lungo i corsi d'acqua collinari e montani, riconoscibile in inverno dalla corteccia sugherosa; le foglie sono formate da 5-7 foglioline che fanno capo a uno stesso picciolo; i vistosi grappoli (corimbi) di fiori bianchi si trasformano in piccole bacche rotonde e scure Nel sottobosco Carice maggiore (Carex pendula) 2 - Menta d acqua (Mentha aquatica) 3 - Farfaraccio (Petasites hybridus) 4 - Luppolo (Humulus lupulus)
29 gli ambienti boschivi 1 2 Lungo corsi d'acqua con maggiore portata si incontrano saliceti e pioppeti ripari (1). Il salice bianco (Salix alba) può raggiungere le dimensioni di un albero, ma lo si trova anche arbustivo. Ha foglie allungate, biancastre sotto, rami giovani gialli (ciò permette di distinguerlo da salici arbustivi come il salice ripaiolo che li ha grigiastri, e il salice rosso che li ha rossi); i rami flessibili dei salici si piegano resistendo alla forza dell'acqua durante le cicliche piene dei corsi d'acqua. Il pioppo nero (Populus nigra) (2) ha foglie triangolari, lucide e scure; è frequente lungo il Centa e in val Bormida. Il pioppo bianco (Populus alba) (3) ha foglie candide sulla pagina inferiore e corteccia biancastra; si trova isolato anche in corrispondenza di piccoli ruscelli (ad esempio, lungo la strada che sale da Finale Ligure verso il Colle del Melogno). 3 Nel sottobosco Salice rosso (Salix purpurea) 2 - Salice ripaiolo (Salix eleagnos) 3 - Girasole del Canada (Helianthus tuberosus) 4 - Canna domestica (Arundo donax) 5 - Cannuccia di palude (Phragmites australis)
30 proposte di visita Andiamo nel bosco Ecco 5 itinerari che si snodano in ambienti boschivi differenti, dalla costa al crinale all'entroterra. Durante le escursioni ricordiamoci di alcune semplici norme di comportamento, nel rispetto della natura, dei suoi abitanti e di chi si prende cura del territorio. I percorsi sono adatti a tutti, purché forniti di calzature idonee (almeno scarpe da ginnastica); i tempi di percorrenza indicati si riferiscono al tempo camminato, con esclusione delle soste. norme di comportamento da rispettare durante le visite nel bosco NORME DI COMPORTAMENTO NON ACCENDIAMO FUOCHI NEI BOSCHI RISPETTIAMO GLI ANIMALI NON ABBANDONIAMO I RIFIUTI NON DANNEGGIAMO GLI ALBERI E I FIORI NON ASPORTIAMO ROCCE, MINERALI, FOSSILI, REPERTI ARCHEOLOGICI EVITIAMO I RUMORI INUTILI NON TRANSITIAMO CON MEZZI MOTORIZZATI FUORI DALLE STRADE CARROZZABILI PERCORRIAMO CON PRUDENZA LE STRADE CARROZZABILI RISPETTIAMO IL LAVORO DEI CONTADINI SEGUIAMO SEMPRE I SENTIERI NON OSTACOLIAMO IL PERCORSO DELL AV E DEI SENTIERI DI COLLEGAMENTO RISPETTIAMO LA SEGNALETICA E NON DANNEGGIAMO LE ATTREZZATURE 30
31 proposte di visita cartina generale degli itinerari descritti 1) IL CASTAGNETO DA FRUTTO DI MURUS ALTUS PARTENZA: MURIALDO, BORGATA COSTA (M.610) DURATA: 1 ORA; PERCORSO AD ANELLO DISLIVELLO: M.50 SEGNAVIA: NESSUNO (CARTELLINI CON TORRI) 2) LA FAGGETA DELLA RISERVA DELL ADELASIA PARTENZA: TORNANTE SULLA PROVINCIALE PER MONTENOTTE SUP., LOC. TRAVERSINE (M.690) DURATA: CIRCA 2 ORE E MEZZA; PERCORSO AD ANELLO DISLIVELLO: M.140 SEGNAVIA: NUMERO 1 (ROSSO SU TRIANGOLO GIALLO) PIANA CRIXIA SASSELLO ERLI NASINO ORTOVERO TESTICO CAIRO M. MONTENOTTE SUP. MILLESIMO FERRANIA VARAZZE CARCARE MURIALDO CELLE ALTARE ALBISOLA BORMIDA SAVONA CALIZZANO ORCO-FEGLINO SPOTORNO MELOGNO BARDINETO TOIRANO ANDORA BORGHETTO S.S. ALBENGA FINALE LIGURE PIETRA LIGURE LOANO 3) LE FASCE RIPARIE DELLA BORMIDA... A BORMIDA PARTENZA: BORMIDA LOC. PIAN SOPRANO (M.550) DURATA: 1 ORA E MEZZA CIRCA ANDATA E RITORNO DISLIVELLO: M.100 SEGNAVIA: TRE BOLLI GIALLI, POI ASSENTE 4) I BOSCHI MEDITERRANEI SULL ALTOPIANO DI S.BERNARDINO PARTENZA: FINALE LIGURE FRAZ. CALVISIO, LOC. LACREMÀ (M.100) DURATA: CIRCA 2 ORE E MEZZA; PERCORSO AD ANELLO DISLIVELLO: M.200 SEGNAVIA: ROMBO ROSSO, TRE BOLLI ROSSI, QUADRATO ROSSO 5) LA PINETA A PINO NERO TRA VAL PORA E MAREMOLA PARTENZA: MELOGNO, LOC. OSTERIA VECCHIA (M.950) DURATA: CIRCA 1 ORA E MEZZA; PERCORSO AD ANELLO DISLIVELLO: M.90 SEGNAVIA: QUADRATO E CERCHIO ROSSI, IIO ROSSO, ASSENTE 31
32 proposte di visita Il castagneto da frutto di Murus Altus Partenza: Murialdo, borgata Costa, o borgata Ponte Durata: 1 ora scarsa (2 ore da borgata Ponte), percorso ad anello L'itinerario si snoda all'interno della Zona di Tutela Storico-Ambientale del Castello di Murus Altus : il termine è riferito alle imponenti mura, ora in rovina, da cui il nome di Murialdo. La parte più bella inizia dalla borgata Costa, ma per la difficoltà di parcheggio è possibile lasciare il mezzo presso il cimitero (borgata Ponte) e salire a piedi la stradina asfaltata che, attraversato il fiume Bormida, in mezz'oretta porta a Costa: un tratto decisamente di minor pregio estetico, che attraversa un castagneto ceduo parzialmente invaso da specie infestanti. Dalla stradina asfaltata è anche possibile seguire uno dei sentieri che si staccano sulla sinistra (vedere la cartina), che però non fanno risparmiare molto tempo dato che a tratti sono mal percorribili, nonostante la pulizia periodica. Dalla borgata Costa, attraversate le case, salendo un poco si giunge alla collina 32 Il castagneto da frutto
33 proposte di visita La cappella di Santa Maria Maddalena Le rovine della torre quadrata Una delle porte del castello lungo i sentieri di accesso da borgata Ponte erbosa su cui sorge la cappella di Santa Maria Maddalena. Scendendo dall'altra parte siamo in vista dei ruderi della torre quadrata; poco oltre il sentiero si biforca. Prendendo a destra ci inoltriamo nel bel castagneto da frutto, con alberi dal fusto cilindrico e corteccia tipicamente solcata da fessure nel senso dell'altezza, che sembrano avvitarsi a spirale; notiamo come l'avvitamento non si riesca generalmente ad osservare nel castagneto ceduo, dove i polloni non raggiungono dimensioni tali da mostrare questa caratteristica. Scendiamo nel castagneto e lo attraversiamo tutto fino alle mura del castello: possiamo anche abbandonare la traccia del sentiero, visto che all'ombra delle ampie chiome di questi castagni il sottobosco è decisamente scarso. Torniamo poi sui nostri passi e saliamo a sinistra nella boscaglia fino al piazzale presso la casa-torre del castello. Qui possiamo fare alcune deviazioni per vedere i diversi componenti di quella che era una imponente fortificazione del X secolo, demolita nel XVI e poi lasciata all'azione del tempo. Da qui si torna verso la cappella e la borgata Costa. Si può completare l'uscita visitando il Centro espositivo allestito presso il Comune di Murialdo (borgata Piano), che illustra con figure e reperti le particolarità naturali e tradizionali del territorio (info tel / ). Per quanto riguarda il bosco, interessante è una collezione di pezzi di tronco e di sezioni di alberi, che ci permette di confrontare tra loro le cortecce delle diverse specie (avendo sott'occhio le soluzioni ) e di osservare gli anelli di crescita; in un pannello sono elencati e raffigurati gli alberi presenti nel territorio comunale; vengono inoltre illustrate le pratiche tradizionali legate alla raccolta delle castagne e alla produzione del carbone. 33
34 proposte di visita la faggeta nella riserva dell adelasia Partenza: tornante sulla Strada Provinciale n 12 per Montenotte superiore, loc. Traversine. Durata: circa 2 ore e mezza, percorso ad anello. Dall'entrata della Riserva Naturale Regionale (cartelli) in località Montenotte superiore, si prende la sterrata di sinistra che, sorpassati alcuni piccoli rii, attraversa Pian della Nocciola, dove (a dispetto del nome) ci si addentra subito nella faggeta. Un cartello segnala un'aia carbonile vicino ad un grande faggio; da qui, salendo un poco sulla destra fuori dal sentiero principale, si incontrano diversi esemplari imponenti (uno dei quali ha una circonferenza di 4 metri) segnalati come alberi monumentali. Proseguendo lungo il sentiero principale, si percorre un tratto di bosco vario, dove oltre al faggio incontriamo roveri, cerri, aceri campestri e querce rosse; trattandosi di alberi generalmente alti, questo tratto è l'ideale per allenarsi a riconoscere gli alberi dalle cortecce, guardando anche le foglie cadute a terra per conferma. Giunti ad un bivio, prima di salire a destra, ci affacciamo a godere del panorama dalla Rocca dell'adelasia, balza rocciosa che si trova subito alla nostra sinistra (nonostante la ripida parete sud della rocca, salirci da qui è 34 Panorama dalla Rocca dell'adelasia
35 proposte di visita un gioco da ragazzi, questione di pochi metri). Si riprende quindi il sentiero che sale a destra (è questo il tratto più impegnativo), in un bosco misto di faggio e castagno in cui incontriamo diverse sorgenti. Giunti in piano in località Taverin, incrociamo altri sentieri (anche uno degli itinerari Bormida Natura ), ma noi proseguiamo a destra in leggera discesa. Uno dei faggi monumentali Cascina Miera A Pian Bombarda un cartello della Riserva segnala i resti delle trincee Napoleoniche, a destra poco sotto il sentiero: il nome della località richiama evidentemente gli eventi bellicosi di fine '700, quando in queste zone si combattè la battaglia di Montenotte tra le truppe francesi di Napoleone e l'esercito austropiemontese. Percorriamo un tratto di crinale, all'interno della faggeta del Costellazzo, un tempo governata a ceduo ma attualmente invecchiata, con esemplari che sono diventati ormai di ragguardevoli dimensioni. Le rocce che qua e là affiorano, di origine vulcanica, con il loro verde scuro richiamano i toni delle chiome di faggio in estate. Giunti presso il Bric del Tesoro, la faggeta lascia posto a un bosco misto che progressivamente si apre sui prati intorno a Cascina Miera. Questa struttura è stata restaurata e trasformata in un bel rifugio escursionistico, con servizi e una sala per attività di educazione ambientale; la visita e le attività sono offerte dalla Provincia alle scuole che ne fanno domanda (info: tel ufficio Ceap). Il prato, ampio e panoramico, si presta comunque per una sosta ristoratrice (ma siamo quasi arrivati a chiudere il percorso). Continuando per la nostra via, che ora è diventata una strada sterrata, si incontrano ancora maestosi esemplari di faggio, ed è possibile affacciarsi sulla sinistra per scorgere il panorama verso Montenotte. La strada si piega con due tornanti, mentre il bosco si abbassa di statura, con faggi di minori dimensioni accompagnati da castagni, aceri campestri, noccioli e roverelle; in breve siamo al punto di partenza. Rovine napoleoniche nella faggeta del Costellazzo 35
36 proposte di visita Le fasce riparie della Bormida a Bormida Partenza: Bormida località Pian Soprano Durata: 1 ora e mezza circa andata e ritorno L'itinerario parte dalla frazione Pian Soprano: arrivando da Carcare, Pian Soprano si trova lungo il fondovalle del torrente Bormida di Pallare, oltre il bivio per Bormida capoluogo (che sale a destra, da ignorare). Dalla costa è possibile arrivare anche salendo percorrendo la strada del Melogno fino all'osteria vecchia, quindi svoltando a destra, e prendendo quindi la deviazione per Bormida. A Pian Soprano si parcheggia il mezzo nella piazzola del capolinea degli autobus e ci si dirige verso il grosso edificio rosso la ferriera, percorrendo la stradina fino in fondo, dove ci aspetta qualche metro di sentiero per immetterci sulla stradina asfaltata che si inoltra nella valle. Si costeggiano dei prati (a sinistra) in un bosco misto con castagni, tigli selvatici, betulle, qualche ciliegio. Dopo circa mezzo chilometro, nei pressi di un ponticello in legno troviamo finalmente accanto a noi il torrente. Superata una casa, la stradina si stringe e lo attraversa: qui si ha una prima visuale sulla fascia riparia, costituita principalmente da ontani neri e sambuchi, ma oltre questa stretta fascia si estende il castagneto ceduo, a tratti soggetto a taglio recente. Troviamo poi i ruderi di una antica ferriera (XVI secolo): perché le ferriere proprio qui, incuneate in una piccola valle lontano dalla costa (da dove arriva il minerale da lavorare) e dalle vie di comunicazione principali? Perché qui c'erano in abbondanza legno, che dava alla ferriera il 36 Lungo il torrente si formano pozze tranquille e piccole cascatelle
37 proposte di visita Tratto del torrente dal ponte al bivio prima di Zuriè Il primo ponte sul torrente, con intorno il castagneto ceduo Un tratto particolarmente impetuoso del torrente calore necessario a fondere il metallo, e acqua, che forniva l'energia; il nome del prossimo edificio, Cascina Piagna, ci richiama infatti all'acqua, perché la sua radice, la stessa di piangere è significativa del fatto che qui l'acqua non manca mai. Cascina Piagna è stata per anni utilizzata dalla Provincia di Savona per ospitare l'incubatoio della trota (proprio per l'abbondanza di acqua) e l'allevamento della lepre, entrambe destinate al ripopolamento in ambienti naturali, e per attività di educazione ambientale relative all'ambiente acquatico. Siamo a metà dell'itinerario: proprio davanti al cancello della Cascina abbiamo 3 alte querce rosse in fila. Continuando oltre la Cascina la strada diventa sterrata e costeggia il torrente (a destra) dove l'ontano nero, dominante, è accompagnato da castagno, sambuco, nocciolo; a sinistra, complice la vicinanza di una casa, troviamo un nucleo di abeti, qualche noce, ciliegio, agrifoglio, poi prevale decisamente il castagneto ceduo. La fascia riparia si arricchisce quindi di qualche carpino bianco, poi si allarga per fare spazio a una piccola isola, più avanti ancora troviamo una serie di cascatelle ed infine incontriamo una zona più tranquilla, dove è possibile portarsi sul torrente per vedere come la vegetazione riparia avvolge questo ambiente ristretto. Dopo una curva a sinistra, la sterrata si biforca. Si può scegliere se guadare il torrente oppure deviare a sinistra e attraversarlo sul ponte di legno. In ogni caso si abbandona il segnavia e si arriva all'ultima casa: qui il castagneto ceduo lascia temporaneamente il posto ad alberi da frutta, tra cui ciliegi, noci e qualche grande castagno da frutto. Poco oltre la casa troviamo un altro ponticello in legno: da qui partono numerosi percorsi che portano verso il Colle del Melogno, ma è necessario fare attenzione perché non sono sentieri segnati e ci si può perdere! Il nostro itinerario finisce qui, in località Zuriè. A sinistra si può scendere al torrente, ora diviso in più rami, addentrandosi nell'ontaneto che qui è più sviluppato in altezza ed estensione. 37
38 proposte di visita I boschi mediterranei sull'altopiano di San Bernardino Partenza: Finale Ligure frazione Calvisio, località Lacremà Durata: circa 2 ore e mezza, percorso ad anello 38 Orniello in autunno Il percorso inizia dalla chiesa antica di Calvisio (S.Cipriano), raggiungibile in auto con una stretta e ripida stradina poco oltre la chiesa nuova di Calvisio (seguire inizialmente l'indicazione per il Cimitero e poi continuare in salita). Si attraversa il nucleo abitato di Lacremà (o Calvisio vecchio) e si prosegue su un bel sentiero panoramico dal fondo acciottolato che ne testimonia l'importanza come antica via di transito. Ci si addentra subito nella macchia mediterranea dove il leccio si trova ancora allo stato arbustivo; nei tratti più aperti si incontra il pino d'aleppo e residui alberi di olivo, sparsi qua e là sulle fasce terrazzate, che una volta erano evidentemente coltivate a oliveto. Si ignora il sentiero che sale a sinistra (che utilizzeremo per il ritorno). Avvicinandosi alla valle del rio Mortà (nome che deriva dal fatto che l'acqua muore inghiottita nel sottosuolo carsico, scorrendo raramente in superficie), scavata tra le rupi e decisamente ombrosa, il leccio lascia campo libero alle caducifoglie, in particolare carpino nero e orniello. Ci troviamo comunque in un luogo dove la montagna, nonostante l'aspetto selvaggio, è stata modellata dall'uomo in terrazzamenti che sono osservabili anche nel bosco: i nomi Bric Reseghe (il monte sopra di noi) e Monte Scala (dall'altra parte della valle del Mortà) richiamano appunto questo immenso lavoro di gradonatura fatto dall'uomo. Seguendo in salita il corso del rio, il sentiero attraversa un silenzioso bosco dove domina decisamente il carpino nero e, nel sottobosco, è frequente il pungitopo, presenza abbastanza costante nei freschi fondovalle Finalesi. Si sale quindi lungo il versante e progressivamente si ritorna all'arbusteto con leccio, mentre nel fondovalle, che si trova alla nostra sinistra, notiamo invece che continua a dominare il carpino nero, cosa che è particolarmente visibile in autunno, quando le foglie del carpino sono di un bel giallo brillante. Proseguendo raggiungiamo la testa della valle e la attraversiamo continuando poi nella stessa direzione; quando il sentiero si appiana e fa per scendere un poco, ecco la nostra deviazione a sinistra (tre bolli rossi), ma vale la pena di arrivare in un minuto ai prati della valle del Vacchè, dove possiamo incontrare altre latifoglie: castagno,
39 proposte di visita ciliegio, biancospino. Imboccato quindi il sentiero segnato con 3 bolli rossi, dopo un primo tratto piuttosto roccioso, si cammina in piano nel bosco misto (leccio, orniello, carpino nero). Poi si inizia a salire ripidamente, più allo scoperto e tra le rocce: qui si incontra il pino d'aleppo e le citiamo anche se non sono alberi due importanti fiori endemici del nostro territorio: la Campanula di Savona (Campanula sabatia) e la Campanula a foglie Calvisio vecchia e Lacremà visti dal sentiero uguali (Campanula isophylla, presente anche poco sopra Lacremà). Dopo questa breve salita e qualche curva, quasi senza accorgercene attraversiamo il recinto di pietre che delimita il prato di Camporotondo: possiamo allora industriarci per seguirne tutto il perimetro, fatto di muretti a secco e di grandi massi (megaliti) con diverse entrate, scoprendo anche un riparo sotto roccia che l'uomo ha completato con qualche muro a secco. Il diametro del recinto è di circa 200 metri, e all'interno vi si l riparo di Camporotondo trovano incisioni rupestri (vasche), ma sono stati fatti anche ritrovamenti archeologici; in parte è invaso dalla vegetazione arbustiva (cisto rosa e rosa canina) ed arborea: in particolare è degna di nota la fitta lecceta a destra del riparo. Come via del ritorno si prende il sentiero a sinistra del riparo, contrassegnato con 3 bolli rossi, che attraversa un tratto di altopiano dove gli arbusti sono accompagnati da frequenti pini d'aleppo, e poi scende, ora nel bosco, ora allo Bosco misto lungo il rio Mortà scoperto su roccia. Notiamo che le caducifoglie compaiono sistematicamente quando attraversiamo in piano le tre piccole valli che incontriamo: carpino nero e orniello qui sono accompagnati anche dalla roverella grazie all'esposizione sud, più calda. Passato un bel lastrone di roccia calcarea, il sentiero scende più deciso, tra macchia alta con leccio e orniello, per immettersi sul sentiero segnato con un quadrato rosso vuoto. Dopo poco, in corrispondenza di una curva a sinistra, si accede a destra a un punto panoramico su Finale Ligure. Si continua a scendere piuttosto ripidamente, su fondo acciottolato, ritrovando finalmente il sentiero con il rombo rosso, che si segue a destra fino a Lacremà. 39
40 proposte di visita La pineta a pino nero tra le valli Pora e Maremola Partenza: Melogno, località Osteria vecchia Durata: 1 ora e mezza circa, percorso ad anello Lasciato il mezzo sul piazzale in località Osteria vecchia, poco a valle del Colle del Melogno, si prende la strada sterrata in direzione del mare (lontano, ma sul quale abbiamo un'ampia visuale). La sterrata procede inzialmente in piano passando sotto a Ca' del Mago; la lista delle latifoglie presenti in questo primo tratto è già abbastanza lunga: aceri montani, noccioli, betulle, qualche maggiociondolo e salicone, poi si aggiungono faggio, ciliegio e sorbo degli uccellatori, infine al bivio il sorbo montano. Prendiamo il ramo della sterrata che scende a destra, con il segnavia quadrato e cerchio, e la lista degli alberi si allunga ancora con le conifere: abeti bianchi e pini neri. Sale la percentuale di faggi accompagnati da qualche agrifoglio, infine si fanno vedere castagni, pioppi tremoli e qualche robinia. La sterrata procede ora in piano, con tratti rocciosi sulla sinistra (si tratta di rocce verdastre di origine vulcanica: i porfiroidi) dove 40 La pineta a pino nero
41 proposte di visita hanno attecchito sorbi montani e pini neri, mentre a destra prevalgono faggi e noccioli. Dopo una curva a sinistra in leggera salita si arriva al secondo bivio, dove si abbandona la sterrata principale per imboccare il sentiero di sinistra che procede in piano (segnavia IIO). Entriamo quindi nella pineta oggetto della nostra visita: un rimboschimento a pino nero, con grandi esemplari dal tronco grigio e diritto. All'interno della pineta sono presenti qua e là alcune querce rosse (sempre di origine artificiale), ma anche alcune latifoglie pioniere: sorbo montano e degli uccellatori, pioppo tremolo, robinia ma soprattutto il nocciolo, che cresce talvolta fitto al di sotto dei pini. Si procede sempre in piano tagliando il versante e notando come la pineta, a tratti, lascia spazio a nuclei di faggio che tentano di riprendersi i loro spazi, con isolati esemplari di grandi dimensioni. Si arriva quindi a un bivio presso i resti di una neviera, costruita nel terreno con sostegni a secco; un cartello ci parla delle miniere d'argento del Bric Gettina, che si trovano poco lontano. Scegliamo il sentiero che piega indietro a sinistra (sempre con il segnavia IIO), che subito dopo fa una curva a destra cominciando a salire lungo il versante nella pineta, con noccioli e carpini neri, qualche quercia rossa e radi faggi. Dopo qualche minuto di salita incontriamo un altro bivio, dove bisogna fare un po' di attenzione perché si incrocia una pista utilizzata per il downhill: oltre a guardarsi da eventuali biciclette in velocità, dobbiamo evitare di confonderci, visto che alcuni tronchi sembrano sbarrare i percorsi pedonali, che invece sono (ancora) percorribili. Il sentiero giusto è quello a sinistra (tronchi), ma se ci sbagliamo e andiamo dritti per il percorso downhill non facciamo grande danno, solo allunghiamo la camminata di qualche minuto: infatti i due percorsi si ritrovano poco dopo; stiamo procedendo in direzione nord-ovest verso il Bric Gettina e la località Osteria vecchia, seguendo il crinale, leggermente a sinistra di esso. In leggera salita attraversiamo ancora l'ambiente di pineta, dove notiamo tracce del passaggio del fuoco sui tronchi; sono presenti anche noccioli, carpini neri, qualche quercia rossa di grandi dimensioni, localmente faggi e qualche larice isolato; nei tratti più scoperti, tra l'erba, in autunno sboccia piuttosto abbondante lo zafferano ligure (Crocus medius). In prossimità del Bric Gettina il sentiero si allontana momentaneamente dal crinale; se facciamo una breve deviazione seguendo la traccia di sentiero che si stacca a destra, in pochi minuti arriviamo ad un notevole punto panoramico sulla val Pora (poi la traccia continua fino alle miniere d'argento abbandonate ed esaurite ma si tratta di un percorso scosceso e a Veduta dal punto panoramico sulla val Pora tratti esposto, non adatto a tutti). Continuando per il sentiero principale, percorriamo un tratto molto piacevole, tutto in piano nella pineta. Siamo nuovamente vicino al crinale: volendo possiamo raggiungerlo agevolmente per incontrare qualche faggio contorto, pini neri rimasti nani per via del vento, sorbi montani; dopo una breve discesa incontriamo anche qualche castagno, bassi roveri e isolati larici. In breve ci ritroviamo al bivio iniziale e alla larga sterrata per Osteria vecchia. I resti della neviera 41
42 Schede didattiche In queste pagine trovate spunti per attività in classe o nel bosco, pensate per le scuole primarie ma adattabili a seconda dell'attività anche per le materne e le secondarie di primo grado. Le tavole vi forniscono una base su cui lavorare, un po' come un riassunto schematico per andare poi avanti sull'argomento, con esempi fotografici. Altre schede propongono attività di osservazione diretta del bosco, anche in forma di gioco, o delle rielaborazioni su argomenti specifici. Con i laboratori invece si dà spazio alla creatività e all'attività manuale. Manuali e supporti utili per le attività:? Tra stagni e torrenti nella Piana di Albenga quaderno didattico per scuole elementari e medie inferiori.? I boschi del Savonese. Provincia di Savona, 1995.? I tipi forestali della Liguria, Regione Liguria, 2008.? Guida alle specie spontanee del Piemonte Alberi e arbusti. Regione Piemonte e Blu edizioni, 2004.? Guida pratica agli alberi e arbusti in Italia. Edizioni Selezione dal Reader's digest, Milano 1983.? Alberi Guide compact DeAgostini. Poster realizzati dalla Provincia di Savona:? Alberi del Savonese - specie arboree diffuse nei boschi allo stato spontaneo? Arbusteti mediterranei - specie spontanee nella macchia e nella gariga in Provincia di Savona? Alberi e boschi... Il faggio e la faggeta? Alberi e boschi... Castagni e castagneti 42
43 Schede didattiche OSSERVIAMO IL BOSCO FACCIAMO CONOSCENZA CON IL BOSCO, PER RACCOGLIERE I PRIMI DATI. DOVE SI TROVA QUOTA SPECIE PRESENTI E' UN BOSCO DI: CONIFERE LATIFOGLIE MISTO GLI ALBERI SONO: TUTTI DELLA STESSA SPECIE DI SPECIE DIVERSE CONOSCO GIÀ QUALCHE SPECIE: IL BOSCO È: AFFOLLAMENTO FITTO (LE CHIOME DEGLI ALBERI SI SOVRAPPONGONO) NORMALE (LE CHIOME DEGLI ALBERI SI TOCCANO) RADO (LE CHIOME DEGLI ALBERI SONO DISTANTI) QUANTO SOTTOBOSCO C'È? SOTTOBOSCO ABBONDANTE (UNA DISTESA PIÙ O MENO CONTINUA) MEDIO SCARSO (SOLO QUALCHE PIANTINA QUA E LÀ) NEL SOTTOBOSCO HO NOTATO: ERBE FIORI VISTOSI ARBUSTI FUNGHI ALTRO VITA NEL BOSCO CI SONO ANIMALI O LORO TRACCE? TERRENO SMOSSO DAI CINGHIALI ESCREMENTI TANE DI PICCOLI MAMMIFERI PIGNE O FRUTTI ROSICCHIATI NIDI DI UCCELLI CANTI DI UCCELLI ALTRO PRESENZA UMANA CI SONO SEGNI DI ATTIVITÀ UMANE? STRADE SENTIERI TAGLIO DEL BOSCO CARBONAIE RIFIUTI MURETTI A SECCO ALTRO 43
44 Schede didattiche QUANTI TIPI DI FOGLIE? I COMPONENTI DELLA FOGLIA SONO: LA LAMINA (LA PARTE PIATTA ), LE NERVATURE (DOVE SCORRE LA LINFA), E IL PICCIOLO (CHE TIENE LA FOGLIA ATTACCATA AL RAMO E COLLEGA I VASI DELLE NERVATURE CON IL RESTO DELLA PIANTA). LE FOGLIE POSSONO AVERE FORME MOLTO DIVERSE: ALCUNI TERMINI CI AIUTANO A DESCRIVERLE. TIPO DI LAMINA SEMPLICE COMPOSTA SEMPLICE: NOCCIOLO TRIFOGLIATA: MAGGIOCIONDOLO PENNATA: ROBINIA FORMA DELLA LAMINA AGO: PINO D ALEPPO LANCEOLATA: SALICE BIANCO OVATA (ovale): FAGGIO OBOVATA: CILIEGIO ROTONDA: PIOPPO TR. TRIANGOLARE: PIOPPO NERO CORDATA (a cuore): TIGLIO PALMATA: ACERO MONT. MARGINE INTERO: SALICONE SEGHETTATO: CARPINO NERO SPINOSO: LECCIO LOBATO: ROVERELLA APICE 44 ACUTO: BETULLA ARROTONDATO: ACERO CAMP. TRONCO: ONTANO NERO
45 Schede didattiche GIOCO A SQUADRE: CACCIA ALLA FOGLIA LUNGO UN SENTIERO O IN UN TRATTO DI BOSCO OGNI SQUADRA DEVE INDIVIDUARE DIVERSE SPECIE DI ALBERI (NON CESPUGLI O ERBE!) E, PER OGNI TIPO DI FOGLIA ELENCATA QUI SOTTO, TROVARNE UNA E ATTACCARLE UN'ETICHETTA CON SCRITTA LA SUA CARATTERISTICA (ES: FOGLIA PALMATA). COMPLETATA LA RACCOLTA (O TRASCORSO IL TEMPO STABILITO) BISOGNA ASSEGNARE IL NOME DELLA SPECIE A CIASCUNA FOGLIA RACCOLTA, SCRIVENDOLO SULLA STESSA ETICHETTA (POTETE AIUTARVI CON IL POSTER ALBERI DEL SAVONESE ). L'INSEGNANTE/OPERATORE CONTROLLERÀ IL VOSTRO LAVORO: OGNI FOGLIA TROVATA CON IL NOME DELLA SPECIE CORRETTO VALE UN PUNTO. NOME DELLA SQUADRA: STIAMO CERCANDO: UNA FOGLIA DI FORMA OVATA UNA FOGLIA PALMATA UNA FOGLIA COMPOSTA UNA FOGLIA AD APICE ACUTO UNA FOGLIA TRIANGOLARE UNA FOGLIA A MARGINE SEGHETTATO UNA FOGLIA A MARGINE LOBATO UNA FOGLIA OVATA A MARGINE SEGHETTATO UNA FOGLIA AGHIFORME UNA FOGLIA DURA UNA FOGLIA LEGGERMENTE LANUGINOSA SOTTO UNA FOGLIA SECCA UNA FOGLIA GIALLA UNA FOGLIA DI DUE COLORI UNA FOGLIA PIÙ GRANDE DI UNA MANO FOGLIA PALMATA PUNTEGGIO FOGLIE: (A) CONTROLLO NOME DELLA SPECIE: NUMERO DI ERRORI = (B) PUNTEGGIO FINALE: (A-B) 45
46 Schede didattiche UN SACCO DI FOGLIE SECCHE DURANTE L'USCITA NEL BOSCO, RACCOGLIAMO UN SACCHETTO DI FOGLIE SECCHE. IN AULA, APRIAMOLO ED ALLARGHIAMO DELICATAMENTE IL SUO CONTENUTO SU UN TAVOLO: SUDDIVIDIAMO LE FOGLIE PER TIPO E CONTIAMOLE; POI ASSEGNAMO UN COLORE AD OGNI TIPO (SPECIE) E, NELLO SPAZIO A QUADRETTI, COLORIAMO TANTI QUADRETTI QUANTE SONO LE FOGLIE. POSSIAMO RIPETERE L'ATTIVITÀ IN BOSCHI DIVERSI E VEDERE LE DIFFERENZE. NOME SQUADRA O CLASSE BOSCO IN LOCALITÀ FOGLIE RACCOLTE: TIPO 1: SPECIE QUANTE SONO ASSEGNO UN COLORE: TIPO 2: SPECIE QUANTE SONO ASSEGNO UN COLORE: TIPO 3: SPECIE QUANTE SONO ASSEGNO UN COLORE: TIPO 4: SPECIE QUANTE SONO ASSEGNO UN COLORE: TIPO 5: SPECIE QUANTE SONO ASSEGNO UN COLORE: TIPO 6: SPECIE QUANTE SONO ASSEGNO UN COLORE: COLORA TANTE FOGLIE QUANTE NE HAI TROVATE (RISPETTA I COLORI ASSEGNATI) (SE NON BASTANO LE FOGLIOLINE, COLORANE 1 OGNI 2 O PIÙ) TIPO 1: TIPO 2: TIPO 3: TIPO 4: TIPO 5: TIPO 6: 46 QUAL'È LA SPECIE PIÙ ABBONDANTE NEL BOSCO?
47 Schede didattiche UNA COLLEZIONE DI FOGLIE CI SONO DIVERSI MODI PER ALLESTIRE UNA COLLEZIONE DI FOGLIE DI ALBERI, MA PRIMA DI TUTTO È D'OBBLIGO SECCARLE. DISPONIAMOLE IN STRATI, TRA FOGLI DI CARTA ASSORBENTE O DI GIORNALE, CON UN PESO SOPRA PER TENERLE BEN DISTESE (AD ESEMPIO DEI LIBRI). PER EVITARE LA FORMAZIONE DI MUFFE, RICORDIAMOCI DI CAMBIARE LA CARTA A GIORNI ALTERNI E DI CONSERVARE IL TUTTO IN UN LUOGO ASCIUTTO E BEN AERATO. OTTERREMO BUONI RISULTATI CON FOGLIE DI CASTAGNO, ROVERELLA, FAGGIO E SORBO MONTANO; INVECE BISOGNA STARE ATTENTI CON PIOPPI, ONTANI E MAGGIOCIONDOLO, CHE RISCHIANO DI FAR MARCIRE ANCHE LE FOGLIE VICINE DANNEGGIANDO TUTTA LA COLLEZIONE. LA RACCOLTA DELLE FOGLIE IN AUTUNNO, QUANDO LE FOGLIE COMINCIANO A CADERE, OFFRE UN DOPPIO VANTAGGIO: INNANZI TUTTO DANNEGGEREMO MENO LE PIANTE, E POI OTTERREMO UNA COLLEZIONE PIÙ COLORATA, DAL MOMENTO CHE I COLORI AUTUNNALI SI CONSERVANO CON L'ESSICCAMENTO. QUANDO LE FOGLIE SONO BEN SECCATE (POSSONO ESSERE NECESSARIE DIVERSE SETTIMANE), POSSIAMO METTERLE IN ORDINE SU DEI FOGLI NUOVI, CON UN CARTELLINO CHE INDICA LA SPECIE, IL LUOGO E LA DATA DI RACCOLTA. SI POSSONO ANCHE INCOLLARE SU CARTONCINO USANDO DELLA COLLA VINILICA, E RILEGARE IL TUTTO COME IN UN QUADERNO. 47
48 Schede didattiche LE CORTECCE DEGLI ALBERI LA SCORZA È LA SUPERFICIE DELLA CORTECCIA DEGLI ALBERI: LA PARTE CHE POSSIAMO AGEVOLMENTE OSSERVARE E ANALIZZARE SENZA DANNEGGIARE LA PIANTA PERCHÉ È UN TESSUTO MORTO (ANCHE SE È ANCORA MOLTO IMPORTANTE PER L'ALBERO PERCHÉ LO PROTEGGE DA INSETTI E FUNGHI E LO ISOLA DA CALDO E FREDDO ECCESSIVI). PER RICONOSCERE LA SPECIE DI UN ALBERO DALLA CORTECCIA SENZA LE FOGLIE OCCORRE MOLTO OCCHIO, E QUINDI MOLTO ESERCIZIO, ANCHE PERCHÉ LA CORTECCIA DI UNA STESSA SPECIE È DIVERSA CON L'ETÀ DELL'ALBERO. PER INIZIARE POSSIAMO OSSERVARE SEMPLICI CARATTERISTICHE: COLORE BRUNA GIALLASTRA ROSSICCIA GRIGIA GRIGIO-VERDE BIANCA (ROVERELLA) (ORNIELLO) (CILIEGIO) (FAGGIO) (PIOPPO TREMOLO) (BETULLA) SUPERFICIE LISCIA RUVIDA, SCREPOLATA A LENTICELLE STRIE ORIZZONTALI FESSURE E PLACCHE SUGHEROSA (FAGGIO) (LECCIO) (ONTANO NERO) (CILIEGIO) (CARPINO NERO) (SUGHERA) RUGHE CONTORTE CREPE VERTICALI NERVATURE SPIRALI PAPIRACEA COSTE INTRECCIATE SCAGLIE GRANDI (ROVERE) (TIGLIO) (CASTAGNO DA FRUTTO) (BETULLA) (ROBINIA) (PINO MARITTIMO) 48
49 Schede didattiche CORTECCE DISEGNATE, CORTECCE INDOVINATE DIVERSAMENTE DA QUANTO ACCADE PER LE FOGLIE, NON ESISTONO TERMINI TECNICI BEN PRECISI PER DESCRIVERE L'ASPETTO DELLE CORTECCE: QUINDI POSSIAMO SBIZZARRIRCI AD INVENTARE GLI AGGETTIVI CHE CI SEMBRANO PIÙ APPROPRIATI (ES: GOMMOSA, GRATTANTE...). ESEGUIRE IL FROTTAGE DELLA CORTECCIA PUÒ AIUTARCI A RIFLETTERE SUL SUO ASPETTO (OCCORRENTE: FOGLI DI CARTA SOTTILI E RESISTENTI, PASTELLI A CERA). POI CERCHIAMO UN COMPAGNO, LO FACCIAMO BENDARE E GLI FACCIAMO ESAMINARE LA CORTECCIA DEL NOSTRO ALBERO CON LE MANI, COSÌ ANCHE LUI POTRÀ DIRE LE SUE IMPRESSIONI. POI RICAMBIAMO IL FAVORE! HO SCELTO IL MIO ALBERO: HA LE FOGLIE? SÌ NO SO A CHE SPECIE APPARTIENE? NO SÌ: COM È LA CORTECCIA? TROVO 3 O PIÙ PAROLE PER DESCRIVERLA: QUI SOTTO INCOLLO UN PEZZO DEL FOGLIO DOVE HO FATTO IL FROTTAGE DELLA CORTECCIA: UN MIO COMPAGNO MI HA AIUTATO. COM È LA CORTECCIA SECONDO LUI/LEI? 49
50 Schede didattiche GLI ALBERI HANNO FIORI? QUALCHE SPECIE HA FIORI VISTOSI: DI SICURO AVREMO NOTATO I CILIEGI IN FIORE. DI ALTRI ALBERI CONOSCIAMO BENE I FRUTTI (CASTAGNE, GHIANDE) MA PROBABILMENTE NON RICORDIAMO DI AVERLI MAI VISTI IN FIORE: I FIORI ESISTONO, MA SONO PICCOLI E POCO VISTOSI, GENERALMENTE RIUNITI IN INFIORESCENZE PENDULE CHIAMATE AMÈNTI. ESEMPI DI FIORI VISTOSI: CILIEGIO SORBO DEGLI UCCELLATORI SAMBUCO MAGGIOCIONDOLO ESEMPI DI FIORI IN AMÈNTI: LECCIO CASTAGNO FAGGIO NOCCIOLO ALTRI ALBERI ANCORA EFFETTIVAMENTE NON HANNO FIORI: LE CONIFERE COME I PINI PORTANO LE LORO CELLULE RIPRODUTTIVE (POLLINE E OVULI) SOPRA DELLE APPENDICI, RIUNITE A FORMARE DEI CONI : QUELLI MASCHILI SONO PICCOLI (1-2 CM) E PASSANO INOSSERVATI, MENTRE QUELLI FEMMINILI MATURANO FORMANDO LE PIGNE. CONI IMMATURI DI PINO: 50
51 Schede didattiche I FRUTTI DEGLI ALBERI I FRUTTI NON SONO SOLO QUELLI CHE GUSTIAMO A TAVOLA. SI CHIAMANO FRUTTI TUTTE LE STRUTTURE, ORIGINATE DA FIORI, CHE PROTEGGONO I SEMI: CI SONO FRUTTI CHE NOI NON MANGEREMMO MAI... LA POLPA DEL FRUTTO IN OGNI CASO SERVE AD ATTIRARE GLI ANIMALI CHE, MANGIANDO IL FRUTTO, PORTANO I SEMI LONTANO E LI DEPOSITANO CON LE FECI, MA ALCUNI ALBERI ADOTTANO ALTRI METODI, AFFIDANDO I PROPRI SEMI AL VENTO. TIPI DI FRUTTI: LEGUME IL LEGUME È UN FRUTTO SECCO CHE A MATURITÀ SI APRE PER FAR USCIRE I SEMI (FRUTTO DEISCENTE). ES: MAGGIOCIONDOLO NÙCULA LA NÙCULA O NOCE SEMPLICE È UN FRUTTO SECCO CHE A MATURITÀ RESTA CHIUSO (INDEISCENTE). ES: NOCCIÒLO LA NOCE HA DIVERSE VARIANTI: GHIANDA NOCE CON CUPOLA. ES: LECCIO SÀMARA NOCE ALATA. ES: ACERO MONTANO DRUPA LA DRÙPA È UN FRUTTO CARNOSO IN CUI LA PARTE PiÙ INTERNA DEL FIORE SI È TRASFORMATA IN UN INVOLUCRO LEGNOSO CHE CONTIENE IL SEME: IL NÒCCIOLO (DIVERSO DAL NOCCIÒLO!). ES: CILIEGIO BACCA E POMO LA BÀCCA È UN FRUTTO CARNOSO IN CUI LA PARTE PiÙ INTERNA DEL FIORE SI È TRASFORMATA IN UN INVOLUCRO CARNOSO; NELLA PSEUDOBACCA O POMO L INVOLUCRO ANZICHÉ ESSERE CARNOSO È UNA SPECIE DI PELLICOLA. ES DI POMO: SORBO MONTANO 51
52 Schede didattiche FIORI E FRUTTI A CONFRONTO TROVA LE CORRISPONDENZE TRA I NOMI DELLE SPECIE DEGLI ALBERI CON I LORO FIORI E FRUTTI: ALCUNI LI ABBIAMO GIÀ VISTI. UN INDIZIO TI AIUTA A SCEGLIERE, MA OSSERVA ANCHE LE FOGLIE. FRUTTI FIORI NOMI E INDIZI A - NOCCIOLO I FIORI DEL NOCCIOLO COMPAIONO MOLTO PRIMA DELLE FOGLIE E - ONTANO NERO I FIORI ROSSICCI PRECEDONO LE FOGLIE; I FRUTTI SEMBRANO PICCOLE PIGNE B - FAGGIO IL FRUTTO DEL FAGGIO (FAGGIÒLA) RICORDA UNA CASTAGNA UN PO STRANA... F - CARPINO NERO HA FIORI SIMILI AL NOCCIOLO MA FIORISCE DOPO; I FRUTTI SONO ALATI E CORTI C - SORBO DEGLI UCCELLATORI I POMI ROSSI SONO RIUNITI IN MAZZOLINI (CORÌMBI) H - ORNIELLO FA CASCATE DI FIORELLINI BIANCHI; FRUTTI ALATI E ALLUNGATI D - CASTAGNO IL CASTAGNO HA FIORI DISPOSTI IN LUNGHE FILE, NON PENDULE G - LECCIO IL FRUTTO DEL LECCIO È QUELLO TIPICO DELLE QUERCE... A B C D E F G H A B C D 52 E F G H
53 Schede didattiche ARTE DAL BOSCO OCCORRENTE: FOGLIE, LEGNETTI E ALTRI MATERIALI DEL BOSCO; FOGLI BIANCHI, COLLA VINILICA UTILIZZANDO FOGLIE CON FORME DIVERSE ED ALTRE COSE CHE GLI ALBERI FORNISCONO (ES: CAPPUCCI DI GHIANDE, LEGNETTI, SQUAME DI PIGNE, PLACCHE DI CORTECCIA CADUTE), FACCIAMO DEI COLLAGE INVENTANDO COME CREARE ZAMPE, ALI, BECCHI, OCCHI... ECCO UN PAIO DI ESEMPI: PULCINO AGHI DI PINO D'ALEPPO E DI PINO MARITTIMO, FOGLIE DI NOCCIOLO, FAGGIO, PIOPPO TREMOLO, CAPPUCCIO DI GHIANDA DI LECCIO FARFALLA FOGLIE DI SORBO MONTANO, PIOPPO TREMOLO E CERRO, AGHI DI PINO MARITTIMO 53
54 Schede didattiche LE FOGLIE SONO STANCHE GLI ALBERI IN COLLINA E IN MONTAGNA GENERALMENTE SONO CADUCIFOGLIE. PERCHÉ? SE GLI ALBERI SI TENESSERO LE FOGLIE IN INVERNO, QUANDO LA TEMPERATURA SI ABBASSA, AVREBBERO DUE PROBLEMI: IL PRIMO È DOVUTO AL FATTO CHE NON RIUSCIREBBERO AD ASSORBIRE L'ACQUA DAL SUOLO GHIACCIATO, MA CHE LA PERDEREBBERO COMUNQUE DALLE FOGLIE PER EVAPORAZIONE, DISIDRATANDOSI LENTAMENTE; IL SECONDO PROBLEMA RIGUARDA I DELICATI VASI LINFATICI NELLE NERVATURE DELLE FOGLIE, CHE POTREBBERO GHIACCIARE E ROMPERSI, ORIGINANDO FERITE DOVE POTREBBERO INFILTRARSI GERMI... MEGLIO NON RISCHIARE! QUINDI QUESTI ALBERI PERDONO LE FOGLIE IN AUTUNNO, E IN PRIMAVERA NE METTONO DI NUOVE. OGNUNO CON I SUOI TEMPI PERÒ: AD ESEMPIO IL CASTAGNO LE PERDE MOLTO PRESTO GIÀ A FINE SETTEMBRE, MENTRE LA ROVERELLA LE MANTIENE FINO A DICEMBRE; IL CASTAGNO PIGRONE SI RISVEGLIA A MAGGIO MENTRE IL FAGGIO AD APRILE È GIÀ VERDE. FREQUENTANDO DIVERSI BOSCHI DURANTE LA PRIMAVERA E L'AUTUNNO, OSSERVIAMO QUANDO GLI ALBERI PERDONO O METTONO LE FOGLIE, E RIPORTIAMOLO NELL'OROLOGIO QUI SOTTO: L OROLOGIO DELLE FOGLIE MAGGIO: CASTAGNO SPUNTANO LE FOGLIE 54
55 Schede didattiche COLORI D AUTUNNO LE FOGLIE SUGLI ALBERI SONO VERDI PERCHÉ CONTENGONO UN PIGMENTO VERDE, LA CLOROFILLA, CHE PERMETTE ALLE PIANTE DI USARE L'ENERGIA DEL SOLE PER CRESCERE. IN AUTUNNO, CON LA CADUTA DELLE FOGLIE, LA CLOROFILLA NON SERVE PIÙ E SI DECOMPONE: ALLORA DIVENTANO VISIBILI ALTRI PIGMENTI E LE FOGLIE ASSUMONO DIVERSI COLORI. ACERO MONTANO SALICONE CARPINO BIANCO ACERO CAMPESTRE PIOPPO TREMOLO FAGGIO CILIEGIO QUERCIA ROSSA ORNIELLO FAGGIO QUERCIA ROSSA ROVERELLA SORBO MONTANO SORBO DEGLI UCCELLATORI PIOPPO TREMOLO 55
56 Schede didattiche BOSCHI COLORATI - 1 ECCO ALCUNE FOTOGRAFIE DI BOSCHI IN DIVERSI MESI DELL'AUTUNNO E DELLA PRIMAVERA: GIÀ DA LONTANO POSSIAMO DISTINGUERE VARI COLORI CHE CORRISPONDONO A DIVERSE SPECIE DI ALBERI, COME NEGLI ESEMPI IN FOTOGRAFIA. ANDIAMO QUINDI IN VISITA IN UN BOSCO E SCATTIAMO DELLE FOTOGRAFIE DA PUNTI PANORAMICI; PRENDIAMO ANCHE APPUNTI SUL COLORE DELLE FOGLIE DEGLI ALBERI, PRELEVANDO QUALCHE CAMPIONE DI FOGLIA, E SUL FATTO CHE ALCUNI ALBERI SONO SPOGLI. UN PAESAGGIO PRIMAVERILE COLLINARE: PIAN SOPRANO DI BORMIDA (ITINERARIO 3) UN PAESAGGIO AUTUNNALE MEDITERRANEO: ALTOPIANO DI SAN BERNARDINO (ITINERARIO 4) 56
57 Schede didattiche BOSCHI COLORATI - 2 IN AULA PRENDIAMO LE STAMPE DELLE FOTOGRAFIE E SOVRAPPONIAMO UN FOGLIO TRASPARENTE (CARTA DA LUCIDO). INDIVIDUIAMO DIVERSI COLORI NELLE FOTOGRAFIE E TRACCIAMONE I CONTORNI CON UN PENNARELLO INDELEBILE (AD ES. QUELLI CHE SI USANO PER SCRIVERE SUI CD), POI DIAMO AD OGNI COLORE IL NOME DELLA SPECIE, IN BASE AGLI APPUNTI PRESI DURANTE LA VISITA. PN FA PH AB BE OR LE CA CI CN AB = ABETI BE = BETULLE CA = CASTAGNI CI = CILIEGI FA = FAGGI PN = PINI NERI LE = LECCIO CN = CARPINO NERO OR = ORNIELLO PH = PINO D ALEPPO) 57
58 Schede didattiche MOSAICI D AUTUNNO OCCORRENTE: FOGLIE DI DIVERSI COLORI, FORBICI, COLLA VINILICA, PENNELLO, FOGLI. RACCOLTO UN BUON NUMERO DI FOGLIE VARIOPINTE, FACCIAMOLE SECCARE: NON È NECESSARIO CHE SIANO BEN DISTESE, SI POSSONO SEMPLICEMENTE LASCIARE IN UN LUOGO AERATO, POSSIBILMENTE AL BUIO PER MANTENERE I COLORI, PER UN CERTO TEMPO. POI LE TAGLIUZZIAMO E FORMIAMO DEI MUCCHIETTI DI QUADRATINI DI DIVERSI COLORI. SUL FOGLIO TRACCIAMO UN DISEGNO A MATITA E POI RIEMPIAMOLO CON I COLORI COME UN MOSAICO... FOGLIE DI DIVERSE TONALITÀ, DA SINISTRA: SORBO MONTANO, PIOPPO TREMOLO, FAGGIO, CASTAGNO, QUERCIA ROSSA, CILIEGIO, TIGLIO, BETULLA. PEZZETTI PRONTI PER L USO: NERI (PIOPPO TREMOLO), VERDI (CASTAGNO), GIALLI (BETULLA), ROSSI (CILIEGIO). 58
59 Schede didattiche IL SUOLO IN BARATTOLO OSSERVIAMO, TOCCHIAMO E ANNUSIAMO IL SUOLO AI PIEDI DEGLI ALBERI E DESCRIVIAMO LE SUE CARATTERISTICHE: COLORE: ODORE: AL TATTO: GRIGIO CHIARO POLVERE UMIDO GIALLASTRO MUFFA SECCO BRUNO ERBA PASTOSO BRUNO SCURO MUSCHIO COMPATTO NERASTRO ALTRO POROSO ALTRO ALTRO PORTIAMO VIA DAL BOSCO UNA CERTA QUANTITÀ DI SUOLO (ES: UN BARATTOLO) PER OSSERVARLO MEGLIO IN AULA: ROVESCIAMO IL CONTENUTO DEL BARATTOLO IN UNA SCATOLA AMPIA ED ESAMINIAMOLO: SOSTANZA INORGANICA E ORGANICA: LA PARTE INORGANICA È COMPOSTA DA: GHIAIA SABBIA ARGILLA ALTRO FAUNA DEL SUOLO: LA SOSTANZA ORGANICA È COMPOSTA DA: FOGLIE E FRAMMENTI DI FOGLIE RADICI SEMI E RESTI DI FRUTTI FRAMMENTI DI CORTECCIA RESTI DI ANIMALI GLI ANIMALI RAPPRESENTATI NELLA TABELLA QUI SOTTO SONO PICCOLI O PICCOLISSIMI INVERTEBRATI (A CORPO MOLLE) TIPICI DEI SUOLI, CHE SI NUTRONO DI DETRITI VEGETALI, RESIDUI E RESTI ANIMALI, MICRORGANISMI E FUNGHI. NE VEDI QUALCUNO NEL SUOLO RACCOLTO? VERMI NEMATODI LOMBRICHI ACARI RAGNI PORCELLINI DI TERRA MILLEPIEDI COLLEMBOLI GRILLITALPA COLEOTTERI FORMICHE CONFRONTIAMO SUOLI PROVENIENTI DA BOSCHI DIVERSI PER COGLIERE LE DIFFERENZE. 59
60 Schede didattiche COME CRESCONO GLI ALBERI IL SEME CHE CADE A TERRA, SE TROVA UN AMBIENTE ADATTO, GERMINA ED EMETTE LA SUA PRIMA PICCOLA RADICE, PER POTER ASSORBIRE ACQUA E SALI CONTENUTI NEL TERRENO. DOPO POCHI GIORNI SPUNTERÀ LA PLÀNTULA, CON LA SUA PRIMA GEMMA; NELLE LATIFOGLIE LA PRIMA GEMMA È PROTETTA DA DUE FOGLIOLINE CARNOSE (COTILEDONI) DIVERSE DALLE FOGLIE MATURE. OGNI ANNO POI SI FORMANO SEMPRE NUOVE GEMME DA CUI SI ORIGINANO NUOVI RAMI, E GERMOGLI CHE SI SCHIUDONO PER LIBERARE LE FOGLIE, E COSÌ L'ALBERO CRESCE IN ALTEZZA. GERMOGLIO DI ACERO MONTANO GLI ALBERI DEVONO CRESCERE VERSO L'ALTO PER VINCERE LA GARA VERSO LA LUCE, CHE IN BASSO VIENE OSCURATA DALLE CHIOME DEGLI ALBERI VICINI. PIÙ GLI ALBERI SONO ALTI, PIÙ HANNO BISOGNO DI UN VALIDO ED AMPIO SOSTEGNO: NON C'È ALTERNATIVA, IL TRONCO DEVE ALLARGARSI, E L'ALBERO QUINDI CRESCE ANCHE IN LARGHEZZA. OGNI ANNO UN TESSUTO SPECIALE DETTO CAMBIO PRODUCE UN NUOVO ANELLO DI LEGNO E UNO DI LIBRO, FACENDO AUMENTARE LO SPESSORE DEL TRONCO. PER L'ALBERO È ANCHE UN'OCCASIONE PER RINNOVARE I VASI: INFATTI LEGNO E LIBRO SONO FORMATI RISPETTIVAMENTE DAI VASI CHE PORTANO LA LINFA GREZZA (ACQUA E SALI MINERALI) DAL TERRENO ALLE FOGLIE E DAI VASI CHE PORTANO LA LINFA ZUCCHERINA DALLE FOGLIE AL RESTO DELLA PIANTA. SCHEMA DI SEZIONE DI TRONCO: SCORZA VASI DELLA LINFA ZUCCHERINA (FLOÈMA O LIBRO) CAMBIO 60 ANELLI DI CRESCITA: VASI DELLA LINFA GREZZA (XILÈMA O LEGNO) ANELLI DI CRESCITA NEL TRONCO DI UN FAGGIO
61 Schede didattiche QUANTI ANNI GLI DAI? OSSERVANDO UNA SEZIONE DI TRONCO, SCOPRIAMO CHE IL LEGNO NON È TUTTO DELLO STESSO COLORE, MA HA DEGLI ANELLI CONCENTRICI. OGNI ANNO IN PRIMAVERA IL CAMBIO FORMA NUOVI VASI PER IL TRASPORTO DELLA LINFA: IN QUESTO PERIODO SONO FREQUENTI LE PIOGGE E L'ALBERO NON DEVE FARSI SFUGGIRE TALE ABBONDANZA, PERCIÒ FORMA VASI BELLI GRANDI CHE CONFERISCONO AL LEGNO UN COLORE CHIARO; IN ESTATE INVECE SI FORMANO VASI PIÙ PICCOLI, E IL NUOVO LEGNO È PIÙ SCURO, FINCHÉ LA PRODUZIONE DI VASI CESSA. ALLA PRIMAVERA SUCCESSIVA LO STACCO TRA SCURO (ESTATE PRECEDENTE) E CHIARO (PRIMAVERA IN CORSO) È PIUTTOSTO NETTO. OGNI ANELLO DI CRESCITA CORRISPONDE A UN ANNO: CONTANDO GLI ANELLI, CONTIAMO GLI ANNI DELL'ALBERO! IN UN BOSCO CEDUO, CERCHIAMO UN TRONCO TAGLIATO E CONTIAMO GLI ANELLI. A SECONDA DELLO SPESSORE DEGLI ANELLI POSSIAMO ANCHE CAPIRE SE C'È STATO QUALCHE ANNO IN CUI L'ALBERO È CRESCIUTO DI PIÙ O DI MENO: RIPORTIAMO LE MISURE SUL DIAGRAMMA QUI SOTTO. CENTIMETRI (SPESSORE DAL CENTRO) NUMERO DI ANELLI (ANNI) QUANTI ANNI HA L ALBERO? 61
62 Schede didattiche PER FARE UN ALBERO... ISPEZIONIAMO UN BOSCO DI FAGGIO: GLI ALBERI ADULTI HANNO FATTO CADERE I LORO FRUTTI, MA DAI SEMI STANNO NASCENDO LE PLANTULE OPPURE NO? SOLO CON LA NASCITA DI NUOVE PLANTULE CHE UN GIORNO DIVENTERANNO GRANDI ALBERI, IL BOSCO POTRÀ RINNOVARSI E CONTINUARE AD ESISTERE. PLANTULA DI FAGGIO VALUTIAMO LA RINNOVAZIONE NATURALE IN DIVERSI PUNTI DEL BOSCO CONTANDO LE PLANTULE DI FAGGIO. QUAL È IL NUMERO DI ALBERI BAMBINI PER OGNI ADULTO? PUNTO DI OSSERVAZIONE N.1 LOCALITÀ AREA DI RIFERIMENTO (METRI QUADRATI) NUMERO DI ALBERI ADULTI DENSITÀ DI ALBERI ADULTI (NUMERO/MQ) NUMERO DI PLANTULE DENSITÀ DI PLANTULE (NUMERO/MQ) PUNTO DI OSSERVAZIONE N.2 LOCALITÀ AREA DI RIFERIMENTO (METRI QUADRATI) NUMERO DI ALBERI ADULTI DENSITÀ DI ALBERI ADULTI (NUMERO/MQ) NUMERO DI PLANTULE DENSITÀ DI PLANTULE (NUMERO/MQ) 62 NELLA NOSTRA PROVINCIA È ATTIVO UN VIVAIO FORESTALE IN LOCALITÀ PIAN DEI CORSI (COMUNE DI RIALTO), A 855 METRI DI QUOTA. QUI VENGONO COLTIVATE DIVERSE SPECIE DI ALBERI SPONTANEI DEI NOSTRI BOSCHI: FAGGIO, ROVERE, FRASSINO, BETULLA, ACERO MONTANO, CARPINO NERO, CASTAGNO, MAGGIOCIONDOLO... NELLE SERRE SONO OSSERVABILI I DIVERSI STADI DI CRESCITA DALLA PLANTULA ALL'ALBERELLO PRONTO PER ESSERE IMPIANTATO ANCHE IN NATURA, IN RIMBOSCHIMENTI E IN OPERE DI INGEGNERIA NATURALISTICA. INFO: TEL (VIVAIO FORESTALE PIAN DEI CORSI ).
63 Schede didattiche IL PiÙ GRANDE E IL PiÙ GROSSO STIAMO ESPLORANDO UN BOSCO CON ALBERI DI NOTEVOLI DIMENSIONI. QUALE ALBERO SI AGGIUDICHERÀ IL TITOLO DI GIGANTE DEL BOSCO? DOBBIAMO ESSERE ARBITRI IMPARZIALI IN QUESTA GARA: PERCIÒ STABILIAMO IN ANTICIPO PRECISE REGOLE PER PRENDERE LE MISURE. PER MISURARE LA CIRCONFERENZA: SI MISURA A PETTO D'UOMO, CIOÈ ALL'ALTEZZA DI CIRCA 1 METRO E 30 CM DA TERRA. SE L'ALBERO È FORMATO DA POLLONI, QUESTI VANNO MISURATI INDIVIDUALMENTE, ANCHE SE PARTONO DALLA STESSA CEPPAIA. USIAMO UNA CORDA METRATA, LA FACCIAMO PASSARE ATTORNO AL FUSTO E LEGGIAMO LA MISURA. 1) SPECIE MISURA 2) SPECIE MISURA 3) SPECIE MISURA 4) SPECIE MISURA 5) SPECIE MISURA PER MISURARE L ALTEZZA: NON POSSIAMO SALIRE FINO IN CIMA! ALLORA CI POSIZIONIAMO DAVANTI ALL'ALBERO IN MODO DA VEDERLO CHIARAMENTE FINO ALLA CIMA, PRENDIAMO UNA PERSONA COME RIFERIMENTO E LA FACCIAMO ALLONTANARE DALL'ALBERO MANTENENDOSI AD ANGOLO RETTO RISPETTO A NOI, FINCHÉ NON CI SEMBRA CHE LA SUA DISTANZA DALL'ALBERO (B) SIA UGUALE ALL'ALTEZZA DELL'ALBERO (A) (POSSIAMO AIUTARCI TRAGUARDANDO I DUE PUNTI CON UN RIGHELLO). QUINDI MISURIAMO LA DISTANZA B CON UNA CORDA METRATA. 1) SPECIE MISURA 2) SPECIE MISURA 3) SPECIE MISURA 4) SPECIE MISURA 5) SPECIE MISURA 63
64 Schede didattiche TUTTO IN ORDINE! DURANTE TUTTE QUESTE ATTIVITÀ AVREMO RACCOLTO UNA BUONA QUANTITÀ DI REPERTI: FOGLIE VERDI, FOGLIE COLORATE, FRUTTI, PEZZI DI CORTECCIA... PER EVITARE DI ROVINARE I REPERTI TENENDOLI TUTTI MISCHIATI, È BENE ESCOGITARE UN SISTEMA PER METTERE UN PO DI ORDINE E PERMETTERCI DI TROVARE QUELLO CHE CERCHIAMO QUANDO NE ABBIAMO BISOGNO. USANDO SCATOLE DA IMBALLAGGIO IN CARTONE, SPAGO, FOGLI DI CARTA E POCHI ATTREZZI, CHI HA SCRITTO QUESTO LIBRETTO HA INVENTATO PER VOI QUESTO RACCOGLITORE UNIVERSALE CHE ANCHE VOI POTETE COSTRUIRE, FACENDO LE VARIAZIONI CHE RITENETE PIÙ OPPORTUNE A SECONDA DEI REPERTI RACCOLTI. BUON LAVORO! I RIPIANI IN SPAGO E CARTONE I CASSETTI: FOGLI DI CARTA PIEGATI IL RACCOGLITORE COMPLETO 64
La macchia mediterranea. Creato da Francesco e Samuele.
La macchia mediterranea Creato da Francesco e Samuele. La macchia mediterranea La macchia mediterranea si chiama così perché é formata da vegetazione che ama i terreni asciutti, il sole, molta luce, un
6. La Terra. Sì, la terra è la tua casa. Ma che cos è la terra? Vediamo di scoprire qualcosa sul posto dove vivi.
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