DELEGATE DIOCESANE USMI



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DELEGATE DIOCESANE USMI 24-25 GENNAIO 2015 Lo Statuto USMI definisce con la parola animatrice l identità, la fisionomia e il cuore del compito della delegata diocesana. Così recita: la delegata diocesana è l animatrice dell Unione a livello diocesano (n 44). Nelle righe che seguono, lo Statuto delinea il tipo di servizio al quale è chiamata: - Promuovere la vita consacrata delle comunità locali e sostenerle con adeguate iniziative in risposta ai bisogni della Chiesa locale - Favorire la collaborazione e l inserimento delle religiose nella Chiesa locale - Promuovere la partecipazione agli organismi ecclesiali e i rapporti con la CISM e la CIIS Si tratta quindi di animare promuovendo e sostenendo la vita, la collaborazione, la partecipazione e realizzando piccole iniziative perché la vita, la collaborazione e la partecipazione fioriscano e rivelino la bellezza del carisma della vita consacrata nella Chiesa a favore di tutti i battezzati. Tuttavia per poter animare con queste caratteristiche, la prima cosa necessaria è avere una mentalità di comunione. La delegata diocesana è chiamata ad essere, prima di tutto, donna di comunione, donna capace di vivere e di tessere nel quotidiano, nelle piccole e banali realtà della vita di tutti i giorni, la comunione. Nel Convegno dei Consigli Generali e Provinciali, tenutosi qui nella sede USMI nel dicembre scorso, p. Rupnik ha riflettuto con noi, e in modo davvero significativo, sul tema della comunione come primo servizio di un governo. Anche per noi, è necessario intuire come il cuore del nostro servizio all USMI sia la comunione. Per questo è, forse, importante chiarire, che cosa intendiamo per comunione, a che cosa e a chi facciamo riferimento perché la comunione sia continuamente alimentata tra le religiose e le Congregazioni. E per questo abbiamo

bisogno di incontrarci sullo stesso orizzonte di comprensione, altrimenti rischiamo di remare in direzioni diverse, perché, anche se mosse tutte da santo zelo e da sante intenzioni, abbiamo tuttavia orizzonti di comprensione così diversi, che potrebbero anche portarci a non capirsi sul senso e la finalità dell Unione stessa. Per noi credenti la comunione è la vita di Dio e la vita di Dio in noi è comunione. Questa vita e questa comunione ci sono state donate gratuitamente da Dio nel Figlio per lo Spirito. A noi accogliere questa vita. A noi partecipare a questa comunione. Le parole del nostro impegno sono quindi accoglienza e partecipazione. La nostra risposta al dono di Dio è l adesione d amore a Lui nei fratelli e nella storia: amate possiamo amare, inglobate nella comunione delle Persone divine, possiamo essere seme di comunione. Nella sua Incarnazione Egli ha esteso all umanità intera la sua relazione di comunione con il Padre e lo Spirito. Come il Padre è in me e io in Lui, vorrei che anche voi foste in me. Allora, solo partecipando alla vita di Cristo, noi partecipiamo alla comunione divina, alla comunione della Santissima Trinità. Perché solo nel corpo di Cristo è possibile la partecipazione, proprio perché per mezzo di Cristo questa vita di comunione che ci è stata rivelata e donata. Noi non siamo capaci di nessuna comunione. Dopo il peccato nessuno è capace di vivere e di creare comunione, ma dopo la risurrezione, nel Corpo di Cristo, c è posto per tutti e per tutti è possibile l accesso alla comunione trinitaria. La comunione si accoglie, non si conquista. E chi l accoglie è da essa trasformato, trasfigurato...non può più vivere per se stesso, chiuso nell orizzonte della sua individualità, ma diviene per la potenza della vita ricevuta e l opera dello Spirito, un essere comunionale. Possiamo pensare alla relazione con Dio, o meglio alla relazione che Dio ha con noi come a un travaso (Rom 5,5). Quando Dio si relaziona con noi, travasa in noi la sua vita (Gv 15). Ma, dentro qui, quale è l impegno concreto, quotidiano di una donna di comunione? Come si esprime il servizio di una donna di comunione? E il servizio della delegata diocesana?

E quello di far vedere, di far emergere la vita accolta, la comunione di cui, per grazia, si è partecipi. Ben sapendo che se in noi c è la vita certamente verrà alla luce, certamente si vedrà. Paradossalmente possiamo dire che non si tratta di sforzo, ma di accogliere, di far trasudare ciò che ci abita. Nel Battesimo abbiamo ricevuto questa vita comunionale, nel Battesimo è stata travasata in noi, per lo Spirito dal grembo della Chiesa, nostra madre e nello scorrere dei giorni, alimentata dai Sacramenti, questa vita si manifesta e dà un colore particolare al nostro volto e un sapore unico ai tratti del nostro corpo, delle nostre parole e azioni, reazioni e atteggiamenti plasma tutta la nostra persona. E la nostra persona con il suo modo di vivere il luogo e lo spazio del rivelarsi del dono di Dio. Non abbiamo allora bisogno di realizzarci secondo i criteri dell auto realizzazione, del farci spazio per essere considerate, per dover far valere le nostre capacità, dei ruoli da competere, ecc perché la nostra realizzazione è Cristo: Lui ha vissuto la realizzazione di sé amando sulla Croce. Nel proprio ambito di servizio, la delegata diocesana, prima di preoccuparsi di fare qualcosa per le religiose della sua diocesi, è chiamata ad essere una presenza che rivela comunione, che crea unione. Prima di pensare a come animare, promuovere, favorire la vita religiosa nella diocesi, è chiamata ad occuparsi di se stessa, di quella vita che le è stata donata, a lasciarsi plasmare dallo Spirito per divenire una piccola bella memoria di Dio fra le religiose della sua diocesi. Allora anche se siamo poche, piccole, povere, con tante difficoltà (per le mille ragioni che conosciamo già troppo bene), per grazia di Dio, possiamo mostrare possiamo manifestare la vita divina che abbiamo ricevuto, manifestare al mondo una umanità redenta. Forse nasce spontanea in voi la domanda: ma mentre mi prendo cura di me stessa, del mio essere donna di comunione, mentre cerco di intuire quale volto della vita religiosa servire, Che cosa devo fare concretamente nella mia diocesi? A quali iniziative dare priorità? Dentro la non facile situazione nella quale nella quale mi trovo?

A partire dalla mentalità comunionale, la delegata diocesana potrà intuire le iniziative che sostengono la vita religiosa (la formazione dei membri delle comunità, la comunione tra le comunità stesse, ecc ) e che favoriscono la collaborazione tra gli Istituti e con gli Organismi ecclesiastici e la partecipazione a momenti di vita della Diocesi. Come ben sappiamo, non esiste un elenco di iniziative e di attività da mettere sulle spalle della delegata diocesana, ma possiamo vedere insieme alcuni criteri per poter dare un orientamento condiviso alla concretizzazione di quanto il nostro Statuto USMI indica. Prima di tutto: - non partire da un progetto preconfezionato, pensato nella mente o a tavolino o semplicemente per seguire lo Statuto : questo potrebbe bloccare la creatività e, al contempo, ogni volta che non riusciremo a realizzare quello che ci siamo prefissate, ci sentiremo frustrate, inutili, scoraggiate; - non fare continuamente riferimento al passato, a quello che si faceva, a quante cose abbiamo realizzato: questo potrebbe diventare dentro di noi e attorno a noi resistenza alle ispirazioni dello Spirito e, al contempo, renderci persone demotivate e con lo sguardo negativo sulla vita religiosa, oggi; - non pensare che dobbiamo avere, a tutti i costi, delle iniziative nostre (con il marchio specifico della vita religiosa) creando a volte attività parallele nella Diocesi che, proprio perché tali, perdono di significatività e di incidenza ecclesiale. Possiamo, oggi più che mai, favorire, sostenere, partecipare cordialmente a ciò che già la Diocesi o altri Organismi ecclesiali tentano di proporre, offrendo alla Chiesa la ricchezza della nostra presenza: è essenziale esserci! Essere presenti là dove c è vita e dove la vita, per la grazia di Dio, può fiorire. Essere là dove i nostri fratelli e sorelle di fede si incontrano per celebrare, per riflettere, per condividere il loro cammino di fede (al riguardo un esempio che ci aiuta a capire quanto stiamo per dire è la pastorale giovanile e vocazionale). E sapiente, allora, partire dalla realtà concreta della vita religiosa nelle nostre Diocesi. Guardare in faccia, quindi, alla realtà: chi siamo e di che cosa abbiamo bisogno per seguire il Signore, oggi, nella Chiesa. Considerare il numero di comunità presenti, la tipologia a di queste comunità, le reali necessità delle religiose. Ci sono Diocesi con un numero elevato di religiose e di comunità, con una discreta presenza di case generalizie e/o provinciali. In queste Diocesi sarà importante offrire

occasioni di studio, confronto e scambio su temi di comune interesse per le superiore e le sorelle, forse anche per le formatrici e le giovani religiose. Ci sono Diocesi dove, per ragioni storiche o per il ridimensionamento in atto da anni, contano solo qualche piccola comunità. Qui forse ciò che conta è offrire loro la possibilità di ritrovarsi per il ritiro spirituale mensile e/o per qualche celebrazione significativa. Ci sono Diocesi dove alla piccolezza del numero di suore e di comunità si aggiunge l età avanzata dei membri. Qui forse è segno di bella fraternità nel Signore sostenersi con tanta simpatia reciproca, con l interesse e l informazione perché tutto diventi motivo di preghiera per la Chiesa locale e la vita religiosa nel mondo. In alcune Diocesi sta esplodendo la realtà della presenza di comunità religiose non italiane (per fondazione di Congregazione e/o semplicemente per provenienza dei loro membri). In questi casi sarebbe molto significativo promuovere una loro presenza e partecipazione alle iniziative che vedono coinvolte le religiose della Diocesi. In molte Diocesi si vivono difficoltà di relazione di non facile soluzione, dovute, da un lato, alla poca conoscenza e al debole apprezzamento dei nostri pastori per la vita consacrata e, dall altro, per la nostra tendenza a delegare decisioni che invece competono a noi. Ovunque, e comunque, tenere vivo il rapporto con il Vescovo e con il vicario o delegato episcopale per la vita consacrata. E, per la grazia di Dio, e la forza dello Spirito far vedere il volto bello della vita religiosa, nella semplicità delle relazioni ecclesiali e nell umiltà del nostro servizio apostolico. M. Pierina Scarmignan ofmi Consigliera USMI nazionale