Giovedì Santo, Messa del Crisma 2015



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Giovedì Santo, Messa del Crisma 2015 Cari confratelli, cari fratelli e sorelle nel Signore, volgiamo lo sguardo alla Parola dell Apocalisse di Giovanni: Colui (Gesù) che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno e sacerdoti per il Dio e il Padre suo (Ap 1,6). Regno e sacerdoti! Tramite la sua morte di croce Gesù ci ha resi un regno e sacerdoti, ci dice questa lettura. Riflettiamo prima su queste due espressioni. Gesù ci ha resi un regno. Siamo stati resi un regno, un popolo regale. Un popolo regale è probabilmente la raffigurazione per eccellenza di libertà, di pace, di benessere, di ricchezza, di nobiltà. Siamo un popolo nobilitato. Il popolo di Dio è un popolo nobile. Noi formiamo il regno di nostro Signore. Ciò significa, soprattutto, che siamo sotto la sua protezione. Non viviamo più nella paura di un dominio 1

straniero del dominio di satana e non dobbiamo temere nulla. Tutto questo è compreso nel termine regno. Giovanni prosegue dunque: ha fatto di noi sacerdoti per Dio, suo Padre. Il sacerdote è una persona messa da parte. Messa da parte per Dio. Il sacerdote, in tal senso, è stato santificato in modo particolare. Gesù ha dunque fatto di noi sacerdoti. Vuol dire che ci ha santificati. Il popolo di Dio è un popolo santificato. La santificazione, e con essa la santità, costituisce d altra parte la condizione per potersi avvicinare a Dio, per poter stare dinanzi al volto di Dio, per contemplare Dio. Essere sacerdote significa quindi anche potersi approssimare a Dio, per offrire a Dio un sacrificio gradito. Avendoci resi sacerdoti, Gesù ci ha anche abilitati a stare davanti a Dio e ad entrare in una comunione intima con Dio. Ci ha 2

costituiti una comunità che può porsi davanti a Dio, anche in rappresentanza di altri. Questo brano dell Apocalisse di Giovanni è quindi uno dei brani su cui si fonda il cosiddetto sacerdozio comune dei fedeli. È il sacerdozio di una vita santa, buona. In questo senso afferma già il Catechismus Romanus del 1566, quando parla del sacerdozio interiore - e questo basandosi sulla lunga tradizione dell insegnamento della Chiesa - come segue: Il sacerdozio interiore compete a tutti i fedeli... Essi infatti, per la fede animata dalla carità, sull'altare del loro spirito, immolano a Dio vittime spirituali che sono tutte le buone e oneste azioni, indirizzate alla gloria di Dio (284). Non è questa una meravigliosa descrizione? I fedeli per la fede immolano a Dio, sull altare del loro spirito, tutte le buone e oneste azioni. Questo è l obiettivo del sacerdozio comune. Sarà nostro compito 3

esporre in tal senso ai fedeli a noi affidati il significato del loro sacerdozio, del sacerdozio battesimale. Ha fatto di noi... sacerdoti per il Dio e il Padre suo. Voglio applicare questa parola al cosiddetto sacerdozio esterno, al sacerdozio del servizio; al sacramento dell Ordinazione sacerdotale. Voglia rammentarci in questa celebrazione il nostro sacerdozio particolare. Leggiamo a questo proposito nella Lumen Gentium che questo sacerdozio differisce essenzialmente dal sacerdozio comune (10). Questo sacerdozio, cioè, ha un significato proprio e noi vogliamo - a questo consacrati - realizzare giornalmente questo significato proprio. Nel giorno in cui Gesù ha istituito il sacerdozio del servizio, il giovedì Santo, noi sacerdoti vogliamo riflettere sulla nostra ordinazione e ripetere nuovamente al Signore: 4

Eccomi. Questo eccomi in latino volo ha come contenuto la cosciente, volontaria assunzione di una missione, non di un autorealizzazione. Oppure, esprimiamolo così: l autorealizzazione del sacerdote consiste nel compimento della missione che ha accolto da Gesù mediante il vescovo e in unità con il vescovo. Questa missione è più della testimonianza della mia presenza, del mio esserci con le parole Eccomi. A questo eccomi volo è collegato un obbligo. Mi impegno. Mi lascio imporre un obbligo. Lascio che avvenga a me qualcosa. Mi pongo a completa disposizione del Signore. Consegno a Lui la mia volontà. È dunque un atto di spogliazione. L esempio ce lo dà Cristo stesso. Nella lettera agli Ebrei leggiamo: Ecco, io vengo... per fare, o Dio, la tua volontà (10,7). Così il sacerdote si conforma totalmente a Cristo. Solo così può operare onestamente e sinceramente in persona Christi capitis. Non 5

nella conferma di sé, ma nella spogliazione di sé! Per questo il sacerdote deve sempre nuovamente meditare il brano della lettera ai filippesi: Cristo Gesù,... pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini (Fil 2,5-7). L alto compito del sacerdote di ripresentare Cristo, di agire in nome di Cristo, soprattutto di rimettere i peccati e di celebrare il santo sacrificio in nome di Cristo, può essere realizzato in modo attendibile e benefico solamente quando il sacerdote realizza nella sua vita quanto è scritto nella lettera agli ebrei: Ecco, io vengo... per fare, o Dio, la tua volontà (Eb 10,7). La spogliazione del sacerdote si realizza soprattutto quando trasmette il messaggio del Signore e non si lascia condurre dall arbitrio, ma dalla fede della Chiesa: dalla Sacra Scrittura 6

nella sua completezza e dalla Santa Tradizione anch essa nella sua completezza. Al sacerdote non è permesso selezionare e togliere a suo piacimento. Questa spogliazione del sacerdote si concretizza con la promessa sacerdotale e la promessa sacerdotale è conclusa e suggellata dalla promessa di obbedienza tra le mani del vescovo: Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto e obbedienza? domanda il vescovo, e il candidato risponde: Lo prometto. Questo momento della Liturgia dell Ordinazione è un punto culmine, drammaturgico, commovente. Non deve però fermarsi a questa drammaturgia. Altrimenti, questo attimo sarebbe solo una messa in scena. Non sarebbe vero. Sarebbe appunto solo recitazione, sceneggiatura, teatro, in parole semplici: un immagine illusoria, una realtà simulata. Il sacerdote deve vivere questa 7

promessa giorno per giorno, altrimenti si avviluppa nell infedeltà e questo è tragico nel peccato. Questo sarebbe un danno per la Chiesa e per il popolo regale e sacerdotale di Dio. Sarebbe però in particolare un danno per l anima del singolo sacerdote. Farebbe cadere su di sé il giudizio di Dio. Per questo chiedo a tutti i sacerdoti nell esame di coscienza quotidiano di riflettere se hanno trascorso la giornata veramente nel rispetto e obbedienza verso il vescovo, mantenendo così la promessa sacerdotale. In questa fedeltà i sacerdoti divengono mediante la chiamata di Dio e la Grazia quello che devono essere: strumenti della misericordia di Dio. In questa fedeltà potranno operare per la salvezza delle anime e avranno la certezza che il Signore un giorno li accoglierà con le parole: Bene, servo buono e fedele,... sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone (Mt 25,21). Amen. 8