MISCANTO NEL CONTESTO DEL



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Notiziario ERSA 3/2009 Ricerca e innovazione Denis Picco, Luca Ferro C.E.T.A. Centro di Ecologia Teorica ed Applicata Gorizia Romano Giovanardi Università degli Studi di Udine Dipartimento di Scienze Agrarie ed Ambientali LA FILIERA AGRO-ENERGETICA DEL MISCANTO NEL CONTESTO DEL FRIULI VENEZIA GIULIA: CARATTERIZZAZIONE QUALITATIVA DEL PELLET E PROVE DI COMBUSTIONE IN IMPIANTI INNOVATIVI ALLA PICCOLA SCALA 1 Il miscanto (Miscanthus sinensis Anderss.) è una coltura erbacea poliennale dall elevato potenziale produttivo, il cui utilizzo in ambito energetico sta destando sempre maggior interesse tra gli agricoltori regionali, a fronte delle diverse esperienze già maturate nella vicina Austria. Il progetto Sviluppo della filiera produttiva delle biomasse combustibili in regione Friuli Venezia Giulia, finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, Direzione centrale risorse agricole, naturali e forestali, ai sensi dell art. 17 della L.R. 26/2005, ha tra i suoi obiettivi lo sviluppo ed il monitoraggio della filiera agro-energetica del miscanto, finalizzata alla produzione di biocombustibili densificati (pellet) e/o di energia termica mediante il processo di combustione in sistemi innovativi di piccola potenza. 1 Campo sperimentale presso l azienda agraria del Centro ricerche Fantoni, Osoppo (UD), durante le fasi di raccolta Il progetto prevede una prima fase di studio e verifica delle tecniche agronomiche relative alla coltura del miscanto, una seconda fase di condizionamento e densificazione (pellettizzazione) della biomassa raccolta ed una terza fase di caratterizzazione qualitativa del pellet ottenuto e di prove di combustione in caldaia di piccola potenza, con tecnologia innovativa. Nel corso del progetto, l approvvigionamento della biomassa è stato garantito dal campo sperimentale dell azienda agraria del Centro ricerche Fantoni a Osoppo (UD), dove la coltura poliennale è stata raccolta mediante una macchina falciatrincia-caricatrice. Le successive prove di pellettizzazione sono state realizzate presso la ditta Costruzioni Nazzareno di Vacil di Breda di Piave (TV). Infine, la caratterizzazione chimico-fisica del pellet, con annessa prova di combustione, è stata realizzata in collaborazione con Austrian Bioenergy Centre di Graz, in Austria (Fig. 1, 2 e 3). Nel presente articolo si riportano le principali risultanze sperimentali di questa terza fase del progetto.

50 2 3 2 Pellet prodotto a partire dalla biomassa trinciata 3 Caldaia commerciale innovativa utilizzata per i test di combustione presso Austrian Bioenergy Centre di Graz Caratterizzazione qualitativa del pellet Lo sviluppo della filiera biomasse erbacee energia trova proprio nella fase di valorizzazione energetica uno dei suoi principali ostacoli. In generale, le biomasse erbacee, rispetto a quelle legnose, sono contraddistinte da un potere calorifico minore ed un maggior contenuto in ceneri, azoto, cloro, zolfo, silicio e altri microelementi, a cui si associa una temperatura di fusione delle ceneri più bassa; queste caratteristiche rendono l utilizzo del biocombustibile erbaceo estremamente difficoltoso nei tradizionali impianti di combustione, specificamente studiati e realizzati per l alimentazione con biomasse legnose. Attualmente la gran parte degli impianti di combustione di piccola potenza non possiede la tecnologia adeguata per bruciare efficacemente ed efficientemente un biocombustibile di natura erbacea; le maggiori problematiche in cui si può incorrere sono relative a: la necessità di adattamento delle coclee di trasporto del biocombustibile alla unità termica; la necessità di sistemi automatici di estrazione delle ceneri nell unità di combustione; la necessità di sistemi automatizzati di movimentazione delle ceneri sulla griglia di combustione (mobili o vibranti), al fine di evitare la formazione di scorie fuse ed incrostazioni sulla griglia stessa; la corrosione delle diverse sezioni dell unità di combustione, in conseguenza della maggior formazione di composti potenzialmente corrosivi, visti gli elevati contenuti di cloro, potassio e zolfo della biomassa erbacea; le maggiori emissioni in atmosfera, in particolare di polveri e composti inquinanti (NO X, SO X, ecc.), sempre correlate alle caratteristiche chimiche del biocombustibile. La caratterizzazione chimico-fisica del biocombustibile è quindi fondamentale per poter definire le concrete possibilità di impiego energetico del pellet ed evidenziarne le potenziali problematiche riscontrabili durante l utilizzo in caldaia. Parametri chimico-fisici analizzati nel pellet Tra i vari parametri qualitativi che caratterizzano il pellet, in primo luogo è stato considerato il peso specifico; la densificazione della biomassa, mediante il processo di pellettizzazione, consente di aumentare notevolmente la densità del materiale, riducendone i costi di movimentazione, trasporto e stoccaggio; inoltre, sono inferiori anche ai costi di realizzazione delle infrastrutture necessarie alla valorizzazione energetica (caldaia e silo di stoccaggio del biocombustibile). Per la caratterizzazione chimica del pellet di miscanto sono stati considerati il contenuto in ceneri, l umidità, il potere calorifico, l analisi dei macroelementi (CHN), l analisi del contenuto in zolfo e cloro, la determinazione del comportamento delle ceneri alla fusione.

Notiziario ERSA 3/2009 I risultati sono stati valutati considerando la tendenza alla formazione di scorie fuse e di emissioni nocive ed i potenziali problemi di corrosione della caldaia; i risultati sono stati in seguito comparati con i valori tipici riscontrabili con il pellet di legno e di paglia. Proprietà qualitative del pellet La biomassa trinciata (umidità del 15%) presenta un peso per unità di volume estremamente contenuto, pari a circa 75-80 kg/m 3. La pellettizzazione della biomassa trinciata ha consentito di aumentare notevolmente la densità del materiale, portandola a circa 665 kg/m 3. In tabella 1 sono evidenziati i risultati delle analisi chimiche sul pellet. Dai dati esposti si evince che il potere calorifico inferiore rientra nel valore tipico dei biocombustibili; le differenze sono correlate principalmente al contenuto di ceneri (maggiore è il contenuto di ceneri, minore è la quantità di materiale combustibile e minore è il potere calorifico). La frazione di ceneri del pellet (2,9%) è circa dieci volte maggiore rispetto al valore medio riscontrabile nel pellet di legno. Il contenuto in acqua del pellet è variabile in funzione delle diverse condizioni ambientali; i valori comuni per il pellet di legno e di paglia sono compresi tra 7,5-10%: i valori determinati per il miscanto sono compresi nella parte bassa di questo intervallo. I quantitativi di carbonio, ossigeno e idrogeno sono relativamente costanti in tutti i biocombustibili. Le concentrazioni di azoto possono invece variare in modo considerevole, in funzione della tipologia di biomassa considerata; l azoto è un costituente elementare delle proteine, per cui concentrazioni più elevate di questo elemento possono essere ritrovate in biomasse contenenti granella o residui di granella (i valori tipici per le granaglie energetiche variano tra 1,5-2,5%). Nel pellet il contenuto di azoto è alto se confrontato con quello medio del pellet di legno, ma relativamente basso se raffrontato con il pellet di paglia. I diversi microelementi presenti nella biomassa possono prendere parte a reazioni rilevanti in caldaia, come meccanismi di corrosione, formazione di aerosol, fusione delle ceneri con formazione di scorie ed incrostazioni; nel pellet si rilevano elevate concentrazioni di cloro e zolfo (circa 10 volte superiori ai valori riscontrabili mediamente nel pellet di legno): questi elementi sono i maggiori componenti dei depositi che si formano sulle pareti della camera di combustione o sulle superfici degli scambiatori di calore e giocano un ruolo fondamentale nelle reazioni di corrosione. Inoltre, zolfo e cloro possono formare pericolose emissioni come il diossido di zolfo (SO 2 ), l acido cloridrico (HCl) e le diossine. Miscanto Abete Paglia Potere Calorifico Inferiore (MJ/kg s.s.) 18,2 18,8 17,3 Contenuto in ceneri (% s.s.) 2,9 0,3 5,7 Contenuto in acqua (%) 7,7 - - Carbonio (% s.s.) 48,29 51,30 47,20 Idrogeno (% s.s.) 5,91 5,90 5,70 Azoto (% s.s.) 0,28 0,10 0,66 Zolfo (mg/kg s.s.) 521 41 1.008 Cloro (mg/kg s.s.) 202 22 1.720 Tab.1 Proprietà qualitative del pellet, di legno (abete) e paglia, a confronto Determinazione del punto di fusione delle ceneri di pellet In tabella 2 sono presentate le diverse temperature di fusione delle ceneri del pellet di miscanto, raffrontate con quelle del pellet di legno e di paglia. La temperatura di deformazione delle ceneri (SOT) del miscanto, pari a 1.172 C, è più bassa se comparata con i valori tipici per i pellet di legno, normalmente superiori a 1.300 C, ma notevolmente più elevata se comparata con le ceneri basso fondenti dei pellets di paglia o mais. Da rimarcare che la temperatura non è il solo fattore decisivo per la formazione di scorie fuse in caldaia: l agitazione del letto di combustione ed il tempo di residenza delle ceneri nella zona di combustione hanno la medesima incidenza. SOT HT FT (softening (hemisferical (fluid point) point) point) Temperatura ( C) Pellet (miscanto) 1.172 1.256 1.260 Pellet (legno, abete) 1.370 1.460 1.470 Pellet (paglia) 800 1.060 1.080 Tab.2 Punto di fusione delle ceneri ( C) del pellet di miscanto, di legno (abete) e di paglia Le risultanze delle analisi qualitative evidenziano il plausibile utilizzo del pellet in caldaie di piccola potenza; in considerazione delle inferiori temperature di fusione delle ceneri è comunque possibile la formazione di scorie fuse durante la combustione: la scelta di una adeguata tecnolo-

52 gia di movimentazione e rimozione delle stesse è quindi fondamentale. Le elevate concentrazioni di azoto, zolfo e cloro nel biocombustibile possono causare maggiori emissioni di NO X, SO 2 e HCl rispetto all utilizzo di pellet di legno. Le elevate concentrazioni di cloro e zolfo possono condurre a problemi di corrosione nell unità di combustione. Prove di combustione del pellet alla piccola scala Le prove di combustione sono state eseguite per valutare il potenziale utilizzo del pellet in caldaie innovative, di piccola potenza, commercialmente presenti sul mercato; a tal fine, sono stati analizzati una serie di parametri, ossia le emissioni gassose (O 2, CO 2, CO, NO X, SO 2, VOC), le polveri ed il comportamento del pellet in caldaia. I risultati delle analisi qualitative del pellet hanno evidenziato che una caldaia con griglia fissa può non essere idonea alla combustione del pellet ; le peculiari caratteristiche chimico-fisiche del biocombustibile comportano il suo utilizzo in caldaie dotate di opportuni accorgimenti tecnici come flussi di aria primaria, secondaria e alimentazione della griglia regolati da sonda lambda, la presenza di una griglia mobile o vibrante, il sistema di pulizia degli scambiatori di calore ed il sistema automatico di estrazione della cenere. Test su caldaia a pellet con mini griglia mobile orizzontale I test di combustione sono stati condotti su una caldaia con potenza nominale di 15 kw (Fig. 3), caratterizzata dalla camera di combustione con rivestimento refrattario, la regolazione della combustione con sonda lambda, il sistema di alimentazione in continuo della griglia orizzontale con spostamento delle ceneri lungo la griglia fino alla caduta nel box di raccolta (i movimenti della griglia possono essere regolati a intervalli predefiniti in funzione del tipo di combustibile impiegato) e il sistema meccanico di pulizia degli scambiatori di calore. La taratura dei parametri della caldaia è stata realizzata grazie ad un test preliminare di combustione; le principali modifiche sono state: la riduzione dei tempi di intervallo tra due movimenti consecutivi della griglia; l estensione della durata del movimento della griglia, al fine di rimuovere efficacemente le ceneri dalla zona di combustione primaria ed evitare la fusione delle stesse. Le modifiche apportate hanno permesso alla caldaia di funzionare senza problemi per l intero periodo del test (48 ore); la griglia mobile e l agitatore hanno impedito la formazione di accumuli di cenere e/o la formazione di scorie sulla griglia. Tutti i dati sperimentali ottenuti sono stati posti a confronto con quelli rilevati alimentando la stessa caldaia con pellet di legno e paglia. Emissioni In tabella 3 sono indicate le emissioni gassose mediamente rilevate nel corso del test. Le concentrazioni di O 2 e CO 2 sono state stabili durante l intero ciclo sperimentale. Le emissioni di CO derivanti dalla combustione del miscanto sono state molto basse, con una media di 39 mg/mj, nettamente inferiori alla normativa di riferimento (d.lgs. 152/06); a ciò ha contribuito il sistema di movimentazione delle ceneri che, impedendo la formazione di scorie fuse sulla griglia di combustione, ha permesso il normale flusso di aria in camera di combustione, ottimizzando il processo stesso. Le emissioni di CO sono state nettamente inferiori a quelle rilevate utilizzando pellet di paglia e leggermente superiori quando è stato utilizzato pellet di legno. Le emissioni di NO X e SO X sono strettamente correlate al contenuto di azoto e zolfo nel biocombustibile. Le emissioni di NO X derivanti dalla combustione del miscanto sono state mediamente di 148 mg/mj, mentre le emissioni di SO 2 sono state pari a 37 mg/mj. Anche per questi parametri sono stati rispettati i valori soglia previsti dalla normativa nazionale sulle emissioni. I composti organici volatili (VOC), correlati alle emissioni di CO (un indicatore della qualità della combustione) hanno fatto registrare un valore medio inferiore a 1 mg/mj. Le polveri nei fumi sono costituite da composti organici incombusti e da materiale inorganico, come sali condensati e particelle fini di cenere. Le emissioni di polveri sono state misurate periodicamente durante il test di combustione (Tab. 4); il valore medio misurato è stato di 8 mg/mj, inferiore a quello mediamente riscontrabile nei sistemi di combustione commerciali di pellet di legno (15 mg/mj). Le particelle di polvere raccolte nei filtri durante il test si presentano di colore nero, tipicamente dovuto a materiali organici incombusti.

ERSA_news 03.2009-3 12-10-2009 10:05 Pagina 53 Notiziario ERSA 3/2009 Pellet Pellet di legno Pellet di legno Pellet di paglia (valori medi) (test di riferimento) (con 5 % farina di riso) O2 CO2 CO NOx SO2 VOC Tab.3 (%) (%) (mg/mj) 10,5 10,3 39 148 37 <1 10,7 9,7 25 187 13 <1 Pellet (Valori medi) Pellet di legno (Valori medi) Pellet di paglia (Valori medi) 13 8 17 12 294 139 (mg/nm3 13% O2) (mg/mj) Emissioni medie delle polveri rilevate durante il test di combustione Parte inferiore degli scambiatori di calore prima e dopo il test di combustione con pellet 4 Accumulo di cenere e scorie fuse sulla griglia al termine del test di combustione del pellet 5 Box di raccolta delle ceneri fini, con presenza di particelle grossolane e scorie fuse, al termine del test di combustione del pellet 6 9,7 10,7 186 246 44 n.d. Emissioni medie rilevate durante il test di combustione Emissioni totali polveri Tab.4 9,8 10,6 < 25 117 <5 n.d. Performance operative della caldaia Il test di combustione è stato condotto per un periodo di 48 ore al fine di investigare le performance operative della caldaia, in termini di efficienza complessiva e di tendenza a formare accumuli di cenere e scorie fuse. La caldaia è provvista di un sistema di pulizia degli scambiatori di calore mediante turbolatori azionati manualmente; la pulizia degli scambiatori è fondamentale al fine di un elevato livello di efficienza dell impianto termico. In figura 5 si osserva la parte inferiore degli scambiatori di calore all inizio del test e dopo 48 ore di utilizzo con il pellet : si ravvisa la presenza di un deposito grigio e facilmente removibile. L efficienza della caldaia è stata del 91,3% e del 89,2%, rispettivamente con pellet e con pellet di legno; tali valori sono risultati costanti durante tutto il test. Nonostante le modifiche apportate al sistema di movimentazione della griglia, è stata osservata la formazione di blocchi di cenere e di scorie fuse durante la combustione del pellet, che si sono accumulati parzialmente sulla griglia al termine del test (Fig. 5). Le ceneri raccolte nel box presentano un colore grigio scuro e sono composte da un miscuglio di particelle fini e materiale grossolano (Fig. 6). L analisi delle dimensioni delle ceneri, mediante vagliatura, ha mostrato che il 37% delle ceneri presenta particelle con dimensioni superiori a 5,6 mm (nel legno tale frazione è inferiore al 5%). Le particelle con dimensioni superiori a 5,6 mm consistono in scorie o materiale fuso. Questo materiale non si è attaccato alle pareti dalla camera di combustione o alla gri- 4 5 6

54 glia, presenta strutture irregolari, taglienti, di colore opaco verde, grigio o nero, ed è facilmente removibile dal sistema automatico di rimozione delle ceneri. CONCLUSIONI La caldaia utilizzata durante il test è da considerarsi lo stato dell arte dei sistemi di combustione di pellet di legno, grazie alla sonda lambda per il controllo delle emissioni ed il sistema a griglia mobile per la gestione delle ceneri e delle scorie fuse. Dalle risultanze del test di combustione si delinea che il pellet, nonostante l elevato contenuto in ceneri e le relative proprietà basso-fondenti, è idoneo ad essere utilizzato in caldaie dotate di dispositivi per il controllo-gestione dell eventuale accumulo di ceneri e formazione di scorie fuse. Il pellet, se utilizzato in sistemi di combustione tradizionali, può causare seri problemi come la fusione delle ceneri sulla griglia ed il conseguente blocco della caldaia. L aumento della formazione di depositi sugli scambiatori di calore comporta la necessità di una maggiore frequenza nella pulizia degli stessi; risultano, quindi, più idonei gli apparecchi, anche di piccola taglia, dotati di sistemi di pulizia automatica degli scambiatori (meccanici o pneumatici). La combustione di pellet ha evidenziato bassi livelli di emissioni di CO; le emissioni di polveri sono comparabili a quelle del pellet di legno. Le emissioni di NO X e SO 2 sono strettamente correlate alle concentrazioni di N e S presenti nel biocombustibile: le emissioni di SO X difficilmente possono essere ridotte; la riduzione delle emissioni di NO X può essere raggiunta migliorando la tecnologia di combustione; ad ogni modo le emissioni di NO X rilevate sono raffrontabili al pellet di legno ed al di sotto della limite previsto dalla normativa. Le ricerche sui potenziali effetti corrosivi non sono state considerate in questo test di combustione, in quanto necessiterebbero di lunghi periodi di sperimentazione.