Malattia di Newcastle Giovanni Cattoli e Anna Toffan Centro Nazionale di Referenza e Laboratorio OIE per la Malattia di Newcastle e l Influenza Aviare, Istituto Zooprofilattico Sper.le delle Venezie, Legnaro (PD)
Storia 1926 Newcastle -upon-tyne Tyne: primi focolai epidemici in Indonesia e in Inghilterra; ha inizio la 1^panzozia (16 anni per diffondersi - non in USA) 1960 seconda panzozia: : in 4 anni ha interessato tutto il mondo (> sviluppo avicoltura moderna, sviluppo del commercio degli uccelli da voliera) 1970 terza panzozia (originata da psittacidi?) 1985 quarta panzozia coinvolge in particolare la popolazione dei piccioni, è dovuta al ceppo piccione del vnd ed è ancora in atto (ceppo piccione o PPMV1) 1970 terza 1985 quarta
Classificazione APMV-1 RNA virus a singolo filamento genere Avulavirus subfamiglia Paramyxovirinae famiglia Paramyxoviridae Ordine Mononegavirales
APMV-1 Un solo sierotipo: : virus a bassa e ad alta virulenza non sono distinguibili dal punto di vista sierologico Sono distinguibili dal punto di vista genomico: : i ceppi ad alta virulenza contengono aminoacidi basici multipli nel tratto di genoma corrispondente al sito di clivaggio della proteina F
Definizione OIE Per malattia di Newcastle si intende un infezione degli uccelli causata dal Paramyxovirus aviare sierotipo 1 che possiede uno dei seguenti criteri di virulenza: a) Il virus ha un IPIC 0,7 b) Il virus possiede aa basici multipli al terminale C della proteina F2 e la fenilalanina al residuo 117, terminale N della proteina F1.
Patogenesi ed epidemiologia Basi molecolari della patogenicità Proteina F Precursore glicoproteico F0 Cleavage in F1 ed F2 Mediazione proteasi ospite Particelle virali infettanti
Patogenesi ed epidemiologia Basi molecolari della patogenicità Virus a bassa patogenicità Virus ad alta patogenicità Cleavage da parte di proteasi che riconoscono un solo aa basico al terminale carbossilico di F1 (enzima tripsina like) Cleavage da parte di proteasi ubiquitarie presenti in una grande varietà di cellule e tessuti Infezione solo nel tratto respiratorio ed intestinale Infezione sistemica fatale
Patogenesi ed epidemiologia Basi molecolari della patogenicità In tutti i virus, l aminoacido al residuo 116 (terminale C della proteina F2) è l arginina Virus a bassa patogenicità Possiedono la leucina al residuo 117 (terminale N della proteina F1) e un aa basico al residuo 113 Virus ad alta patogenicità Possiedono la fenilalanina al residuo 117 (terminale N della proteina F1) ed aa basici ai residui 115, 112, 113 e 116, 113. La sota: 111 111GGRQGR*L 117 117 Herts 33: 33: 111 111GRRQRR*F 117
ICPI Direttiva 92/66/EEC (DPR 657/96) riconosce nella prova di patogenicità intracerebrale la prova discriminante per indicare se un ceppo è virulento 0.7
Indice di patogenicità intracerebrale (i.c.p.i.) Inoculazione di pulcini SPF di 1 giorno di vita per via intracerebrale registrazione giornaliera della mortalità per 8 giorni
Classificazione: Patotipo I virus ND vengono classificati in 5 patotipi sulla base dei sintomi osservati nei polli infetti: 1. Viscerotropi velogeni (VVND): forma altamente patogena, con lesioni intestinali emorragiche (IPIC=1,5-2,0); 2. Neurotropi velogeni (NVND):forma caratterizzata da elevata mortalità con sintomi respiratori e nervosi (IPIC=1,5-2,0); 3. Mesogeni: : forma caratterizzata da bassa mortalità con sintomi respiratori, occasionalmente nervosi (IPIC=0,7-1,5); 4. Lentogeni o respiratori: infezione respiratoria lieve o subclinica (IPIC=0,2-0,5); 0,5); 5. Asintomatici-enterici: infezione intestinale subclinica (IPIC=0,0-0,2); 0,2);
Patogenesi ed epidemiologia Riassumendo Ceppi velogeni:grave sintomatologia, mortalità 100% Ceppi mesogeni: : segni respiratori, calo dell ovodeposizione ovodeposizione,, rari segni nervosi; Ceppi lentogeni: : segni respiratori nei giovani, eventuale mortalità con infezioni complicanti; PPMV-1: nei polli e piccioni causa segni nervosi e diarrea; nei polli determina anche calo dell ovodeposizione ed elevata mortalità nei giovani.
Classificazione: genotipizzazione Sequenza del gene (338pb) che codifica per la proteina di fusione (gene F) Classificazione in 6 genogruppi principali Identifica in tempi brevi il patotipo degli APMV-1 Uniformare le metodiche di tipizzazione utilizzate a livello comunitario rendendo più agevole la comparazione dei risultati Annullare la necessità di utilizzare animali vivi per la patotipizzazione degli APMV-1
Trasmissione Virus più resistente dei virus influenzali trasmissione aerogena oro-fecale (alimenti ed acqua contaminati) vettori meccanici (animali, personale, attrezzature, veicoli, ecc..)
Specie suscettibili Oltre 250 specie aviarie appartenenti a 27 ordini dei 50 ordini esistenti. Tutte le specie aviarie di maggiore o minore interesse zootecnico
Distribuzione Diffusa in quasi tutto il mondo Presente in molte aree dell Asia, Africa e Americhe In Europa dal 1991 è stato riscontrato un aumento dell incidenza
Diagnosi Isolamento e identificazione del virus Campioni Animali vivi: tamponi cloacali e tracheali Animali morti: feci o tratti intestinali, stomaco ghiandolare, cervello, trachea, polmoni, fegato, milza ed altri organi eventualmente colpiti
Diagnosi Isolamento: Uova embrionate HI: : per ricerca sierologica degli anticorpi RT-PCR PCR: : per ricerca RNA virale Sequenziamento gene proteina F
Prevenzione e controllo profilassi diretta Isolamento del gruppo colpito Distruzione di tutti gli animali infetti o esposti Rigorose pulizia e disinfezione delle strutture Appropriato smaltimento delle carcasse Controllo degli infestanti Depopolamento seguito da un periodo di vuoto sanitario di 21 gg Nessun contatto con volatili di stato sanitario sconosciuto Controllo dei movimenti umani Allevamento unica età (tutto pieno-tutto vuoto)
Prevenzione e controllo profilassi indiretta Vaccinazione Vaccini vivi Vaccini inattivati IPIC<0,4 Es; Hitchner B1, La Sota IPIC<0,7 Es; Ulster 2C
Legislazione Direttiva comunitaria 92/66/CEE che istituisce misure di lotta contro la malattia di Newcastle O.M. 19 luglio 1991 profilassi dell influenza aviare e della pseudopeste aviare D.P.R. 5 novembre 1996 n 657 regolamento per l attuazione della direttiva 92/66/CEE che prevede misure comunitarie contro la malattia di Newcastle
Malattia di Newcastle in ITALIA 2000-2001 2001
Epidemia da ceppo C1 : 254 focolai nel 2000 (5 Maggio - 31 Dicembre) Endemia da ceppo piccione (dal 1981 ad oggi)
SINTOMATOLOGIA E LESIONI OSSERVATE NEL CORSO DELL EPIDEMIA
Torcicollo
Pedalamento
Incoordinazione dei movimenti
Emorragie nel proventricolo
Lesioni necroticoemorragiche nei foci linfoidi intestinali
Lesioni necroticoemorragiche nelle tonsille cecali
Pancreatite nel fagiano
Epidemia del 2000 (05.05.00-31.12.00) SPECIE E CATEGORIE Regione Broiler Faraone Ovaiole Rurali Struzzi Tacchino da Svezzatori carne Totale Emilia Romagna 2 1 2 31 4 40 Friuli Venezia Giulia 1 20 1 22 Lazio 7 7 Lombardia 19 1* 2 22 Marche 1 14 4 19 Piemonte 5 1 1 7 Toscana 1 109 7 117 Trentino 4 4 Umbria 13 13 Veneto 1 2 3 Totale focolai 11 2 3 219 1 1 17 254 Totale animali 400.917 34.270 177.663 12.227 65 2.500 106.039 773.681 (*) virus isolato da animali al macello 17 focolai in allevamenti intensivi 17 focolai negli svezzatori 219 focolai in allevamenti rurali
l Focolai di Malattia di Newcastle nell epidemia del 2000..
IPOTESI DELL INSORGENZA E DELLA DIFFUSIONE DEI FOCOLAI
Epidemia da H7N1 Influenza aviare a bassa virulenza (LPAI) Influenza aviare ad alta virulenza (HPAI) (17.12.99-05.05.00)
HPAI (413 focolai) Tacchini riproduttori : 5 Riproduttori broiler: : 29 Tacchini da carne : 177 Broiler : 39 Galline ovaiole : 121 Faraone e quaglie : 14 Rurali : 25 Struzzo : 3 14 milioni di volatili
Applicazione direttiva 92/40/ EC Stamping out dei gruppi infetti (interessati 14 milioni di volatili)
Eradicazione Depopolamento della zona (allevamenti intensivi,, semi-intensivi intensivi e rurali) Vuoto sanitario di minimo 60 giorni Pulizia e disinfezione degli allevamenti Ristrutturazione aziendale
Conseguenze Carenza sul mercato nazionale di pulcini broiler, importazione da paesi dell UE e da paesi terzi Mescolamento,, a livello di incubatoio e di allevamento, di popolazioni con diverso stato immunitario e sanitario
Conseguenze Necessità di soddisfare la domanda di carne avicola Accasamenti ad elevata densità di allevamento nelle regioni indenni Necessità di ridurre i costi e paura di reazioni vaccinali avverse Programmi vaccinali non effettuati correttamente
ND RISULTATO
DIFFUSIONE Predominante ruolo degli incubatoi e degli svezzatori
Focolai di ND legati ad un incubatoio che aveva importato uova di provenienza diversa
EPIDEMIA di ND in ITALIA nel 2000 COLLEGAMENTI EPIDEMIOLOGICI SVEZZATORI province di FC e RA Emilia-Romagna 31 focolai Friuli V.G. 20 focolai Lombardia 19 focolai Marche 14 focolai Toscana 109 focolai Veneto 2 focolai Umbria 13 focolai Trentino 4 focolai
Eradicazione Misure di restrizione: limitazione delle movimentazioni danni x gli allevamenti intensivi Stamping out degli allevamenti infetti come indicato dalla direttiva 92/66/EEC Programma di vaccinazione obbligatoria
ENDEMIA DA CEPPO PICCIONE
Ceppo piccione (PPMV1) endemico in Europa ed in Italia convenzionalmente mesogeno mesogeno con i.c.p.i. di 0.7-1.4, oggi soprattutto presenza di ceppi attenuati con virulenza residua raramente con i.c.p.i. tipici da ceppi molto patogeni (1.6-1.8) 1.8) distinguibile dagli altri ceppi di NDV mediante l utilizzo del mab 161/617 gruppo P
Focolai da ceppo piccione classico i.c.p.i. 0.8-1.4 (1999-2000)
Focolai da ceppo piccione attenuato i.c.p.i. 0.4-0.7 (1999-2000)
NDV come zoonosi Agente infettivo di classe 2 (All.. XI D.Lgs Lgs.. 626/94) moderato rischio individuale, limitato rischio collettivo
NDV come zoonosi Primo caso riportato nell uomo risale al 1943 (congiuntivite) Segnalazioni poco frequenti Segni clinici riportati: congiuntivite e altri segni di infezione oculare (edema palpebrale, lacrimazione eccessiva, arrossamento. Sintomi simil-influenzali influenzali (febbre, mal di testa) riportati raramente
NDV come zoonosi Trasmissione dovuta a contatto diretto con elevate cariche virali (es. carcasse di volatili infetti, materiale di laboratorio) Teoricamente possibile, ma mai segnalata, la trasmissione inter-umana Categorie a rischio: personale di laboratorio, addetti alla macellazione, addetti alla vaccinazione
Grazie a tutti per l attenzione!