Viaggio nella memoria 16-19 maggio 2008 - nell anniversario della liberazione dei campi di sterminio Comune di Bovisio Masciago - Assessorato Pubblica Istruzione Istituto comprensivo A. Manzoni - Scuola secondaria di 1 grado
Dedichiamo queste pagine alla memoria dei nostri concittadini deportati nei campi di concentramento nazisti: NON SONO PIU TORNATI: BETTINI Amedeo BIGA Mario BIRAGHI Oreste GHIANDA Francesco MOI Antonio SALA Ferruccio Morto il 21 aprile 45 durante una marcia di trasferimento in Cecoslovacchia. Morto il 27 maggio 1945 a Mauthausen. Ridotto a uno scheletro, le cure dopo la Liberazione non valsero a salvarlo. Medico morto a Flossemburg per tifo l 8 marzo 1945. Morto il 31 marzo 1945 a Hinterbrunl, assassinato da un kapò con un colpo di pistola. Morto il 24 marzo 1945 a Ebensee, sfinito per la fame e le fatiche. Morto il 19 marzo 1945, per fame e fatiche a Gusen. SONO RIENTRATI DOPO LA LIBERAZIONE: ANDERMARCH AGOSTINO tornato l 8/5/45 dal campo di Vipiteno BIGNAMI ANGELO fuggito nel viaggio di trasferimento in Germania CARLINI UMBERTO rientrato da Flossemburg. CHILO ENRICO tornato il 26/6/45 da Gusen. GIUSSANI PIERINO tornato il 4 /5/45 dal campo di Ala. LAVEZZARI CARLO tornato il 26/6/45. MONGUZZI MARIO tornato il 26/6/45. PAPPALETTERA VINCENZO tornato l 8/6/45 da Mauthausen. Redatto a cura dell Assessorato Pubblica Istruzione Comune di Bovisio Masciago
Per il quarto anno consecutivo, su iniziativa dell Amministrazione comunale, 12 ragazzi della terza media accompagnati dai loro professori, hanno avuto modo di visitare i campi di concentramento nazisti di Mauthausen, Gusen, Ebensee e Harthaim. Un viaggio nella memoria, per vedere e conoscere l orrore della deportazione e della shoà, per toccare con mano come l uomo sia stato capace di organizzare e pianificare lo sterminio di milioni di esseri umani. Un viaggio per non dimenticare e per apprendere il valore della vita umana, della dignità e della solidarietà. Per valorizzare e difendere quei valori e quei principi che rappresentano, oggi, l identità italiana ed europea: la libertà, la democrazia, l eguaglianza. Di fronte alla minaccia tuttora presente dell intolleranza razziale e del pericolo di nuove pulizie etniche, il viaggio nella memoria è anche un messaggio di pace e di speranza per le nuove generazioni. Ai nostri ragazzi il compito di cogliere quel messaggio e di costruire un mondo più giusto e migliore. Roberto Grandi Assessore Pubblica Istruzione
mauthausen:il lager degli italiani In Necropolis, di Boris Pahor, l autore scrive di Mauthausen come uno di quei luoghi dove lo sterminio è stato ancor più sconvolgente con quei 186 gradini della scala della morte, dalla cava di granito al campo, su cui i corpi zebrati dovevano inerpicarsi sei volte al giorno con una pesante pietra sulle spalle lungo l orlo di un precipizio ; qui stavano kapò e guardie che buttavano giù dalla scarpata con un fendente o uno spintone chi a loro giudizio aveva una pietra troppo piccola sulle spalle, o semplicemente barcollava. La parete dei paracadutisti la chiamavano, anche perché molti vi si tuffavano per farla finita. Ricordiamo oggi Mauthausen per riflettere ed onorarne le vittime e perché quel campo, per la violenza, il terrore ed il sadismo incontrati, fu davvero il campo degli italiani. Qui ne finirono 8000, più che in ogni altro lager. Nel libro di Giuseppe Mayda, Mauthausen, si descrive minuziosamente la vita e soprattutto la morte che regnava in quel campo: la sveglia, l adunata nell Appelplatz dove si dovevano portare anche i moribondi e perfino i morti nella nottata, dove l appello poteva durare ore su ore ed essere ripetuto all infinito con 15 gradi sotto zero. L aspetto del lager era quello d una fortezza e i nazisti vi si muovevano come barbari, spostando masse di persone a scudisciate verso la cava omicida la cui scala, a giorni, si inzuppava letteralmente di sangue, spingendo i deportati verso il filo spinato ad alta tensione, facendo azzannare i detenuti dai cani, costringendo con la forza alcuni a soffocarsi con il filo di ferro e nascondendo le migliaia di morti sotto la dicitura fuga o suicidio. Ma si moriva anche diversamente: la fame attanagliava tutti, alcuni morivano per tifo petecchiale, altri per una iniezione di benzina al cuore, altri con un colpo alla nuca ed altri ancora con docce gelate di mezz ora nel pieno dell inverno austriaco. Alla maggioranza toccava il Zylon B, o la fortezza di Harthaim dove era in funzione una camera a gas usata in un primo tempo per il progetto Eutanasia, progetto che aveva ucciso, tra gli altri, 90.000 tedeschi tra cui 5000 bambini. Dall agosto del 38 alla liberazione del campo nel 1945, furono 32.180 gli scomparsi sovietici, 30.203 i polacchi, 12.923 gli ungheresi, 12.890 gli jugoslavi, Continua a pag. 12
Bressanone: foto di gruppo
dalla quarta pagina 8.203 i francesi, 6.253 gli spagnoli, 5.750 gli italiani. Gli italiani vi arrivarono a partire dall 8 settembre 1943 fino alla primavera del 45. L obiettivo era quello di stroncare qualsiasi ribellione e protesta, tagliare le ali alla Resistenza italiana. La deportazione dei lavoratori italiani scesi in sciopero nelle grandi fabbriche del Nord a partire dal 44: 250 arrivavano da La Spezia, 67 da Savona, 600 dalla Toscana, migliaia da Piemonte e Lombardia. Solo da Sesto San Giovanni, con 43.000 dipendenti di Breda, Falck, Pirelli e Magneti Marelli, ne giunsero 1200. In quelle fabbriche ai capireparto era stato dato l ordine di redigere le liste nere dei sovversivi e se l interessato non si faceva trovare scattava l arresto e la deportazione per il padre, il fratello o il figlio. Un altra razzia straordinaria avvenne allo stadio di San Siro domenica 2 luglio: alla fine di Milan-Juventus l altoparlante ordinò ai giovani delle classi 1916-1926 di radunarsi all uscita nord. Furono fatti salire su una quindicina di camion e di loro non si seppe più nulla. Con alcuni treni blindati giunsero a Mauthausen anche degli ebrei italiani. Furono complessivamente 1600 i campi di sterminio, ognuno con il suo abisso di morte e di sevizie: Mauthausen con i suoi sottocampi di Gusen, Ebensee, Harthaim e Melk arrivò a contenere oltre 20.000 deportati, Auschwitz grande come 180 campi di calcio e poi Treblinka, Dachau, Belzec e tanti altri. Fino all arrivo degli alleati fu morte ed ancora morte. Ebensee: lapidi di italiani
Gusen: i forni
Mauthausen: la scala della morte
Allora a Bovisio c erano 3600 abitanti e rispetto ai paesi limitrofi era un paese notevolmente industrializzato. Personalmente ho operato non solo a Bovisio ma anche a Milano, con Ferruccio Parri. Ero appena tornato da una missione a Lugano quando venni arrestato il 2 novembre e l 8 gennaio entrai a Mauthausen Enrico Chilò Quell 8 gennaio 1945 siamo entrati a Mauthausen in 525 ma ne siamo usciti in 30. Abbiamo avuto fortuna, avevamo deciso di resistere al di là delle nostre forze, con la speranza di una guerra che volgeva al termine. Fin da allora mi sono chiesto se non sarebbe stato più facile fucilarci a Bovisio senza portarci così lontano, perché era chiaro che non saremmo riusciti a sopravvivere a tanto orrore. Successivamente ho capito che ci dovevano portare lontano perché nessuno doveva sapere e nessuno doveva farsi cogliere da un moto di ribellione nei confronti di una simile barbarie. Vincenzo Pappalettera, deportato n 115637 a Mauthausen Oreste (Biraghi) era un uomo molto buono e generoso. Era il nostro medico condotto ed aiutava chi aveva bisogno. Ha ospitato anche alcuni ebrei, tre prigionieri russi ma ha anche curato un ufficiale tedesco ferito come segno della sua profonda umanità. Il giorno in cui l hanno arrestato hanno messo a soqquadro la nostra casa per vedere se trovavano documenti. Poi l hanno portato prima al carcere di Monza, in seguito a Bolzano ed infine a Mauthausen e a Flossenburg da cui non è più tornato. Laura Biraghi moglie di Oreste Biraghi Queste testimonianze sono state raccolte il 25 Novembre 1994 nell ambito di una iniziativa comunale in ricordo della tragica giornata del 2 Novembre 1944. In quella data, infatti, alcuni membri del Comitato di Liberazione Nazionale di Bovisio Masciago furono arrestati e deportati nel lager austriaco di Mauthausen, in Austria. Alcuni sono tornati, altri sono morti lontano dalla terra ove erano nati e vissuti. Ebensee: la cava
La cava di Ebensee Gusen: il museo
HO DIPINTO LA PACE Avevo una scatola di colori, brillanti, decisi e vivi. Avevo una scatola di colori, alcuni caldi, altri molto freddi. Non avevo il rosso per il sangue dei feriti, Non avevo il nero per il pianto degli orfani, Non avevo il bianco per il volto dei morti, Non avevo il giallo per le sabbie ardenti. Ma avevo l arancio per la gioia della vita E il verde per i germogli e i nidi E il celeste per i chiari cieli splendidi, E il rosa per il sogno e il riposo. Mi sono seduta, e ho dipinto la pace. Tali Sarex, 13 anni, Israele.
Mauthausen: le camere a gas
Quanto sangue, e quanto dolore, per arrivare alla nostra Costituzione! Dietro ad ogni articolo di questa Costituzione o giovani, voi dovete vedere giovani come voi: caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta. Questa Carta è un testamento, un testamento di centomila morti, Se voi volete andare in pellegrinaggio nei luoghi ove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne ove caddero i partigiani, nelle carceri ove furono imprigionati, nei lager ove furono sterminati. Ovunque è morto un italiano per riscattare libertà e dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione. Piero Calamandrei. Milano, 1955 Mauthausen. Disegno di un ex deportato.
Il castello di Harthaim, sede di esperimenti sugli esseri umani