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I l Salento: terra di frontiera, crocevia di popoli e civiltà. Molte popolazioni del Mediterraneo hanno attraversato e abitato questa stretta lingua di terra per la sua particolare posizione geografica, una vera e propria porta d Oriente. Dai Messapi ai Greci, passando per i Normanni e i Bizantini fino ai Saraceni e agli Spagnoli, tutti hanno lasciato delle tracce più o meno visibili del loro passaggio, dando vita ad uno straordinario intreccio di culture diverse. Il Salento, un mondo tuttora ancorato alle sue origini ancestrali, tra rituali antichi e simboli arcaici. La più antica delle terre pugliesi, con le sue grotte abitate già migliaia di anni fa. Con i suoi graffiti, con i suoi Dolmen, i Menhir e le Specchie dell età Neolitica disseminati ovunque, testimoni discreti del passaggio dell Uomo per questi luoghi. Dove le pietre hanno ancora un nome, come la Pietra della Fertilità a Calimera o Il masso della Vecchia a Giurdignano. Luoghi nei quali riecheggia l assoluto, dove anche il tempo perde di significato. Nel Salento la Storia trova il suo limite ed è costretta a lasciare posto al folklore, con il suo mondo vero e leggendario insieme, i suoi simboli, le sue credenze, le sue tradizioni e le sue memorie in continuo mutamento. Sono i luoghi stessi a trasudare memoria. Gli ulivi secolari, le grotte, le torri costiere, le fortezze diroccate, sono delle presenze imponenti e misteriose, che attraversando i secoli, portano con sé i ricordi di uomini e donne. Sono storie intrise di leggenda quelle che si svolsero in questi luoghi, ma la gente le racconta quasi come fossero dei ricordi personali, a dimostrazione della simbiosi antica che c è tra l uomo e il territorio. È in questo universo sospeso nel tempo che si svolge il viaggio alla ricerca di racconti e ricordi che ricostruiscono quel filo sottile che collega uomini e pietre, passato e presente, facendoci riscoprire la vera anima del Salento. Buon Viaggio

La Grotta della Poesia non è solo il simbolo di Roca, ma di tutte le marine di Melendugno. Ricordo quando ero ragazzo, la Grotta della Poesia era un punto d obbligo per gli innamorati: guai se due ragazzi si fidanzavano e non andavano alla Poesia a tracciare qualche segno d amore che ricordasse quel momento. Era come andare incontro al proprio destino, al proprio fato. La Grotta della Poesia ha ispirato diverse leggende, ma una in particolare è rimasta impressa nella memoria della gente di questi luoghi. Si narra che Rocca, così era chiamata anticamente la città, fu attaccata e saccheggiata nel 1480 dai Turchi provenienti da Otranto. Per più giorni cercarono di espugnare la città senza riuscirci, finché un Rocano, che era in buoni rapporti con loro, rivelò il passaggio segreto che conduceva direttamente nelle mura del castello. Il passaggio esiste ancora oggi, ed è un tunnel sotto la roccia che collega la Grotta della Poesia ad un altra grotta, detta Poesia Piccola. La Poesia Piccola allora si trovava all interno delle mura del castello e si dice che i Turchi approfittarono proprio di questo passaggio sotterraneo per entrare di notte nella città e depredarla. La leggenda vuole che il vero nome della grotta non fosse Poesia ma Prodosìa, che in greco significa tradimento. I Rocani ritenevano che la Poesia Grande e la Piccola fossero sentinelle a guardia della città, quasi fossero gli occhi del mare che vigilavano sulla città stessa e sulla popolazione. Dal momento che i Turchi erano entrati proprio dalla grotta per depredare la città, ritennero che doveva essere ricordata come il luogo del tradimento, quindi la chiamarono Prodosìa. Col passare del tempo Prodosìa è diventata Poesia: Poesia Grande e Poesia Piccola. Questo è ciò che racconta la leggenda. Narrata da Antonio Nahi

La leggenda della Torre del Serpe è impressa nella memoria di Otranto. Anticamente la Torre del Serpe era un faro a olio che indicava la rotta alle navi che solcavano il canale d Otranto. Si racconta che un serpente marino lunghissimo abitava tra i fondali della grotta Palombara, proprio sotto la torre. Di notte risaliva dagli abissi, si attorcigliava sulla torre e beveva tutto l olio del faro. Pensa che per quanto era lungo, quando raggiungeva la parte alta del faro, la coda rimaneva ancora in mare. Per tantissimo tempo il serpente riuscì a rubare l olio della lanterna, mettendo in grave pericolo i naviganti che di notte rimanevano senza punti di riferimento. Appena il serpente beveva l olio, il faro si spegneva: i guardiani lo accendevano e il serpente lo spegneva, loro lo riaccendevano e lui lo spegneva. Fino a quando, una notte, i marinai di una nave che passava sotto costa, lo videro di nuovo strisciare sulla torre e lo presero a cannonate. Il serpente sembra sia stato ucciso quella notte ma anche il faro fu colpito dalle palle di cannone e crollò quasi del tutto. Solo una piccola parte è rimasta intatta attraversando secoli e secoli. È giunta fino a noi, diventando per sempre il simbolo di Otranto. Questa leggenda è vera! Se vai al municipio di Otranto puoi vedere che nello stemma e nei timbri del comune c è raffigurata quella Torre con il serpente attorcigliato! Un altra cosa: lì nel mare sotto la torre nessuno si fa il bagno, l acqua è troppo profonda! Ci vanno con le barche, ma nessuno si fa il bagno! Narrata da Maria Luisa Del Monte