Ugo Foscolo Ugo Foscolo nacque a Zante (o Zacinto) una delle isole Ionie, possedimento della repubblica di Venezia, da madre greca e padre veneziano. Successivamente si trasferì con la famiglia prima a Spoleto, dove compì i primi studi, e a Venezia dopo la morte del padre. Il poeta si entusiasmò presto alle vicende della Rivoluzione francese cosicché come conseguenza delle sue idee di libertà e uguaglianza fu costretto a rifugiarsi prima a Teolo sui colli Euganei e successivamente a Bologna. Nel 1797 fu firmato il trattato di Campoformio, con cui Napoleone cedeva Venezia all'austria, Foscolo perciò deluso diede inizio al suo volontario esilio. Si rifugiò a Milano dove conobbe Giuseppe Parini, strinse amicizia con Vincenzo Monti e con altri intellettuali e letterati italiani, come lui esuli, con cui collaborò al giornale "Il Monitore italiano". In seguito si arruolò nella guardia nazionale di Bologna e combatté insieme con i Francesi nella battaglia di Marengo (1800), con cui Napoleone conquistò l'italia. Nel 1804 seguì la spedizione preparata dall'imperatore contro l'inghilterra e soggiornò per due anni nella Francia meridionale. Nel 1808 fu nominato professore d'eloquenza a Pavia, ma la cattedra fu soppressa dopo poco tempo. Nel 1815 il poeta rifiutò per coerenza ideologica l'incarico a dirigere la "Biblioteca italiana" affidatogli dagli austriaci rientrati in Lombardia. Preferì ancora una volta l'esilio, prima in Svizzera e poi a Londra, dove trascorse gli ultimi due anni della su vita sempre più solo e afflitto dai debiti. Morì a Londra a 49 anni nel 1827. Sonetto composto tra il 1802 e il 1803, pubblicato nel 1803. Venere, nata giovane e vergine, Dea della Bellezza, della Natura e della Fecondità, secondo il mito nacque dalle schiume del Mar Ionio: il suo sorriso ha un effetto prodigioso: rende fertili e rigogliose le sponde che lo vedono; Zante è la prima isola che lo vide dopo che Venere nacque. A Zacinto Metro: sonetto (ABAB, ABAB, CDE, CED) Né più mai toccherò le sacre sponde ove il mio corpo fanciulletto giacque, Zacinto mia, che te specchi nell'onde del greco mar da cui vergine nacque Venere, e fea quelle isole feconde col suo primo sorriso, onde non tacque le tue limpide nubi e le tue fronde l'inclito verso di colui che l'acque cantò fatali, ed il diverso esiglio per cui bello di fama e di sventura baciò la sua petrosa Itaca Ulisse. Tu non altro che il canto avrai del figlio, o materna mia terra; a noi prescrisse il fato illacrimata sepoltura.
ESEMPLIFICAZIONI DI PARAFRASI Non toccherò mai più le sacre rive dove vissi da ragazzo, oh mia Zacinto che ti specchi nelle acque del mare greco da cui Venere nacque vergine e rese fertili quelle terre con il suo primo sorriso. Perciò l'illustre verso di Omero non potè non celebrare le tue (di Zacinto) nubi e la tua flora, cantando il vagabondare di Ulisse nel suo esilio voluto dal fato in seguito al quale Ulisse fu reso famoso per le sue sventure e potè tornare baciare la sua rocciosa Itaca. Tu Zacinto non avrai altro che la poesia del tuo figlio, a noi il destino ha ordinato una sepoltura senza lacrime (ossia una sepoltura in terra straniera, senza il pianto delle persone care). Io non toccherò mai più le sacre sponde, dove il mio corpo da fanciulletto visse, Zacinto mia, che ti rifletti nelle onde del mar greco, dove la giovane dea Venere nacque e fece quelle isole feconde con il suo primo sorriso, tanto che il famoso poema di Omero non poté tacere il tuo limpido cielo e la tua flora e narrò le acque fatali e il diverso esilio per il quale Ulisse, pieno di fama e di sventura, riuscì a baciare la petrosa Itaca. Tu, Zacinto, non avrai altro che questa poesia del figlio, o materna mia terra; (perché) il fato prescrisse a noi una sepoltura senza pianto. Né più mai toccherò le sacre sponde ove il mio corpo fanciulletto giacque, Zacinto mia, che te specchi nell'onde del greco mar da cui vergine nacque Venere, e fea quelle isole feconde col suo primo sorriso, onde non tacque le tue limpide nubi e le tue fronde l'inclito verso di colui che l'acque cantò fatali, ed il diverso esiglio per cui bello di fama e di sventura baciò la sua petrosa Itaca Ulisse. Tu non altro che il canto avrai del figlio, o materna mia terra; a noi prescrisse il fato illacrimata sepoltura. 2
Osserviamo la struttura logica del racconto nella seguente tavola: Breve commento Il sonetto fa parte di un gruppo di quattro (Alla sera, A Zacinto, Alla Musa, In morte del fratello Giovanni) aggiunti a otto (Non son chi fui, Che stai?, Te nidrice alle Muse, E tu ne' carmi, Perché tacci, Cisì gl'interi giorni, Meritamente, Solcata ho fronte) pubblicati in precedenza (1802) a Pisa nel Giornale dei letterati. I temi dominanti sono la nostalgia verso la terra natia, perduta per sempre, e i richiami al mito e alla poesia greca. Ma sono presenti anche gli altri grandi temi della poesia foscoliana che saranno ripresi e sviluppati successivamente soprattutto nei "Sepolcri": l'esilio, il destino avverso e la tomba illacrimata e solitaria. Seguendo la critica idealistica si può affermare che nel sonetto sono presenti in nuce i miti fondamentali della poesia foscoliana (mito inteso come immagini significative, sintesi della vita, degli affetti e delle meditazioni del poeta). E cioè: - il mito dell'esilio - esilio come rifiuto del poeta di accettare i valori della società in cui viveva, e quindi esilio come rivolta morale contro la società. Ma esilio anche come momento di meditazione. - il mito del sepolcro- come centro di affetti familiari, simbolo di una corrispondenza d'amore che lega gli uomini attraverso il tempo; illusione della vittoria della vita sulla morte, sopravvivenza delle tradizioni civili di un popolo nella storia. - il mito della bellezza serenatrice - come bellezza eterna e incorruttibile che per i mortali è alternativa all'angoscia di vivere e dà la possibilità di raggiungere un superiore equilibrio. - il mito della poesia - come mezzo per tramandare alla generazioni successive i più grandi valori della civiltà umana. Poesia eternatrice quindi dei valori più alti, che oltre a sfidare la morte, sfida anche il tempo.
Analisi Il sonetto inizia con una triplice negazione (che è una constatazione amara del poeta della perdita della sua patria), e termina con la sentenza definitiva del suo esilio e della sua illacrimata sepoltura in terra straniera. Tra questi due poli negativi è racchiusa, attraverso l'incatenamento di immagini la rappresentazione nostalgica e meravigliosa del mondo ideale dell'infanzia del poeta e la trasfigurazione mitica della propria esperienza dell'esilio che avviene attraverso all'analogia fra la sua figura è quella di Ulisse. Ulisse, "bello di fama e di sventura" rappresenta l'immagine del poeta, anch'egli esule magnanimo avversato dal destino e dagli uomini, ma rappresenta soprattutto il nuovo concetto dell'eroe romantico, grande per la forza e la dignità con cui sopporta le ingiurie della sventura (l'esitò dell'esilio però, sarà diverso; Foscolo a differenza di Ulisse sarà sepolto in terra straniera e nessuno verserà delle lacrime sulla sua tomba). Altre immagini mitiche sono poi presente nei versi, quella di Omero che rappresenta la poesia eternatrice dell'eroismo e dei valori più alti e Venere, nata secondo il mito dalla spuma del mare, simbolo della natura fecondatrice, della bellezza e dell'armonia, che con il suo sorriso ha reso fertile e rigogliosa la patria del poeta. Ritmo Il ritmo del sonetto è dato dal sovrapposti di più piani: - le rime - la struttura metrica degli endecasillabi - la non coincidenza tra enunciati e versi (enjambement, punteggiatura a metà del verso etc.) - la particolare struttura sintattica che vede sei proposizioni relative concatenate che collegano tra loro, come in un continuum inesauribile, le immagini scaturite dal ricordo infantile del poeta. v.1: tripla negazione (nè più mai) per accentuare l'impossibilità del ritorno. v.3. che tu specchi...: Mio, posto dopo Zacinto accentua il senso del possesso. v.4 da cui vergine... v. 5 e fea quelle isole... (la cui vergine etc.) v. 6 onde (per cui) non tacque... Litote ("non tacque")v. 7: sineddoche ("nubi") v 8 colui che l'acqua... v. 10 per cui bello... Bello di fama e di sventura. E' una antitesi tipicamente romantica in quanto l'eroe romantico non può essere felice neanche nel momento del ritorno a casa. Sono presenti diversi enjambements(3-4 verso;6-7 verso;13-14 verso). Il sonetto rimato secondo lo schema ABAB, ABAB, CDE, CED ed è ricco di allitterazioni consonantiche come la c- l - f - e suoni vocalici come la e - i - o. Inclito Verso = grande poesia di quel poeta che scrisse delle poesie sulle peregrinazioni di Ulisse: grande poesia di Omero (soggetto di "non tacque". Omero non tralasciò di cantare (cosa?) le piccole bianche nubi (luminose: non oscurano il sole ma ne moltiplicano l effetto della luminosità) e la vegetazione rigogliosa di Zante proprio perché furono creati da Venere. Acque Fatali = avventure per mare, volute dal fato, di Ulisse (eroe che ama la famiglia) che per 10 anni errò per i mari: questo periodo furono per lui come un esilio (diverso: in luoghi diversi e diverso da quello di Foscolo) grazie al quale baciò Itaca (pietrosa) "bello di fama e di sventura" = venerabile ed ammirevole per la fama delle sue imprese e per le sue capacità di sopportazione delle sventure: EROE romantico = non colui che vince trionfatore le battaglie ma colui che dimostra la sua grandezza sotto i colpi del destino nemico. Foscolo vede in Zante una figura materna e si considera suo figlio. Illacrimata Sepoltura = motivo ricorrente. NOI = sventurati, esiliati e in un certo senso eroi che non ci lasciamo piegare dal destino che ci costringerà ad avere illacrimata sepoltura (cioè dove nessuno piangerà per il defunto) = il suo spettro 4
non è la morte ma una tomba isolata: perché lontano dagli affetti (in esilio) e perché le tombe degli eroi sono piene di gente: lui ha la paura di non conquistare la fama, la gloria (che è la vera aspirazione ed il vero scopo della vita dei poeti romantici) = un esistenza senza gloria è un fallimento (Napoleone). Itaca a differenza di Zacinto poté ricevere il bacio del suo figlio. NE PIU MAI = 3 avverbi di negazione: ferma convinzione del non ritorno: come è possibile che un giovane di 24 anni sia convinto di non tornare? Ha capito che il destino è immodificabile: bisogna solo accettarlo e sopportarlo da eroe. Sacre Sponde = sono sacre perché nell antica Grecia Zacinto era consacrata a Diana e Venere. Verso 2 = rito sacro (battesimo): i greci usavano posare sulla terra il neonato per consacrarlo a Venere (dea della Fecondità e della Bellezza) = il Foscolo immagina per se stesso un Battesimo pagano. Figure retoriche parafrasi: greco mar (Jonio); di colui che l'acque cantò fatali (Omero) litote - non tacque Lessico e sintassi Linguaggio e sintassi della tradizione aulica, complesso nella costruzione (inversioni etc.) e ricco di latinismi e termini letterari. Esempi - latinismi: vergine (giovane), diverso (che vaga di qua e di là). Letterari: onde, illacrimata inclito, ove etc. Opere Le Ultime lettere di Jacopo Ortis - romanzo epistolare (1798 prima edizione parziale - 1802 successiva profondamente riveduta) Odi (1799-1803) Sonetti (1803) I sepolcri - carme (1806) Le Grazie - poemetto rimasto incompiuto Aiace - tragedia (rappresentata nel 1811, furono impedite le repliche perché nella raffigurazione del tiranno Agamennone era chiara l'allusione a Napoleone)