L AUMENTO DELLA POVERTÀ



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L AUMENTO DELLA POVERTÀ A inizio anno la Banca d Italia ha reso disponibili i dati sui bilanci delle famiglie italiane relativi al 24, frutto dell unica indagine sui redditi disponibile in Italia in grado di coprire con continuità gli ultimi anni 1. E l occasione per fare il punto sugli andamenti recenti della distribuzione dei redditi nel nostro paese, con particolare riferimento alle fasce più disagiate della popolazione in una sorta di bilancio di fine legislatura e aggiornando l analisi condotta nel passato numero di questa rivista. L indicatore che si utilizzerà è quello dell incidenza di povertà come definito in sede comunitaria 2. E uno degli indicatori cosiddetti di Laeken, utilizzati per monitorare i progressi dei paesi nell ambito del coordinamento comunitario in materia di inclusione sociale, nonché indicatore strutturale, usato cioè nel contesto della Strategia di Lisbona, che per quanto recentemente rifocalizzata su crescita e occupazione mantiene come obiettivo prioritario un sostanziale abbattimento della povertà entro il 21. Come detto nel precedente numero della rivista, cui si rimanda per approfondimenti 3, in sede nazionale l Istat misura in maniera molto differente la povertà e quindi le due misure non sono confrontabili, poiché a causa delle diverse convenzioni adottate si ottiene una scala molto diversa del fenomeno. Qui, comunque, non essendovi aggiornamenti rispetto a quanto già esposto a novembre scorso con riferimento alla misura nazionale, si parlerà solo di quella comunitaria. 1 Dalla metà degli anni 9 esiste in Italia anche un indagine comunitaria sui redditi, che è però stata sospesa nel 21 (con riferimento ai redditi del 2 è la cosiddetta ECHP) per essere sostituita da una nuova indagine EU-Silc dal diverso disegno metodologico (e quindi non pienamente confrontabile con la precedente), della quale sono stati appena pubblicati da Eurostat i dati con riferimento al 23. L indagine della Banca d Italia è invece condotta con continuità sin dagli anni 6 ed è attualmente caratterizzata da periodicità biennale con un campione di circa 8. famiglie e più di 2. individui. 2 Si utilizzano quindi le definizioni comunitarie applicate ai microdati dell indagine. La Banca d Italia consente l accesso ai microdati in forma anonima dal proprio sito web, gratuitamente e per elaborazioni e ricerche a fini scientifici. 3 Cfr. Povertà e impoverimento: analisi di un fenomeno in espansione. 1

12 milioni di italiani a rischio di povertà Si stima che nel 24 in Italia più di 11 milioni 9 mila persone vivessero in una famiglia a rischio di povertà (e cioè, secondo la definizione comunitaria, in una famiglia il cui reddito equivalente 4 è inferiore al 6% della mediana nazionale). Per essere più concreti, ciò significa che nel caso di una coppia con due bambini, ad esempio, il reddito familiare disponibile è inferiore a circa 18. euro l anno, oppure nel caso di un single (ad esempio un anziano/a solo/a) inferiore a 8.6 euro 5. Rispetto al 2 vi è stato un leggero aumento in termini percentuali dal 19,8 al 2,5% del totale dei residenti ma in termini assoluti la contemporanea crescita della popolazione 6 ha fatto sì che nel primo quadriennio della legislatura circa 7 mila persone in più siano entrate nell area del rischio di povertà. I poveri italiani sono concentrati soprattutto nel Mezzogiorno, dove sono più del 4% della popolazione e per di più in aumento (dal 4,8 al 42%, vedi Figura 1); ma anche nelle zone più avanzate del paese il fenomeno comincia ad assumere una rilevanza significativa: nel Nord-Est l incidenza è passata nel periodo considerato da meno del 6% al 9%, appena sopra l incidenza nel Nord-Ovest (nel 24 all 8,6%), dove pure si è osservata una crescita anche se di ordine inferiore (un punto in più che quattro anni prima). L unica area del paese in cui la povertà è diminuita è il Centro, che è oggi l area del paese con meno poveri (8,1%) secondo la definizione comunitaria, la riduzione (di più di tre punti) essendosi concentrata nel biennio 22-4. 4 Per reddito equivalente si intende il reddito familiare diviso per un parametro di una scala di equivalenza che tiene conto delle economie di scala derivanti dalla convivenza; il reddito così ottenuto è tale da permettere il confronto tra individui che vivono in famiglie diverse per composizione e numero di componenti. Esistono diverse scale di equivalenza: quella usata per il rischio di povertà comunitario è la cd. scala OCSE modificata che assegna un valore 1 al primo adulto,,5 agli altri componenti con 14 anni e più,,3 ai bambini (meno di 14 anni). 5 Nella definizione di reddito si includono anche i cosiddetti affitti imputati, e cioè quanto risparmiano i proprietari dell abitazione non dovendo pagare l affitto per la casa in cui vivono. Se non si considerassero gli affitti imputati la soglia di povertà per un single scenderebbe a circa 7. euro e per una coppia con due figli a meno di 15. euro. In aggregato l incidenza di povertà non si modifica molto se si escludono gli affitti imputati: escludendo tale componente, i proprietari dell abitazione appena sopra la soglia di povertà, tendono a finire sotto e viceversa per gli affittuari appena sotto la soglia, movimenti in senso opposto che in Italia si compensano. Cambia però la composizione dei poveri: senza affitti imputati, si contano più poveri soprattutto tra gli anziani, che hanno una probabilità maggiore di essere proprietari di casa e di essere appena sopra la soglia di povertà. 6 Passata tra il 2 e il 24 da meno di 57 milioni a più di 58. 2

Figura 1. Rischio di povertà (definizione comunitaria) per ripartizione territoriale 45 4 35 3 25 2 15 1 5 nord-ov est nord-est centro mezzogiorno italia 2 22 24 Caro figlio, quanto mi costi Tra le famiglie che hanno visto peggiorare di più la propria condizione nel periodo considerato vi sono quelle con figli dipendenti 7 : nel 24 è a rischio di povertà il 28,4% degli individui che vivono in famiglie con almeno un figlio dipendente, quattro anni prima erano il 24,9%. Sono le famiglie più numerose con tre o più figli quelle la cui situazione è peggiorata di più, l incidenza di povertà in questo caso essendo ormai prossima al 6% con un aumento nel quadriennio considerato di 12 punti percentuali (Figura 2). Ma anche quando i figli sono solo due tipologia familiare che caratterizza più di un italiano su cinque la situazione economica appare sempre più difficile: il rischio di povertà è in questo caso inferiore alla metà di quello osservato quando i figli sono tre o più, ma è comunque aumentato di quattro punti nel quadriennio e, data la numerosità della popolazione di riferimento, implica che si contano in questo tipo di famiglia oltre 35 mila poveri in più, un aumento paragonabile in termini assoluti a quello osservato nelle famiglie più numerose (stimabile in quasi 4 mila unità). 7 In ossequio alle definizioni comunitarie, si considerano qui figli dipendenti le persone con 15 anni o meno e quelle tra 16 e 24 anni che non siano occupate e vivano ancora con i genitori. 3

Difficile andare all origine di questi mutamenti, essendo le condizioni economiche delle famiglie determinate da diverse dimensioni (caratteristiche familiari e dell occupazione, composizione dei redditi, tipo di godimento dell abitazione). Ma indubbiamente rileva l assenza di una politica di sostegno alle responsabilità familiari di carattere universale e selettivo, mentre si rivelano del tutto inefficaci le misure fiscali o i trasferimenti una tantum approntati in questa legislatura. Figura 2. Rischio di povertà (definizione comunitaria) per numero di figli dipendenti 6 5 4 3 2 1 no figli dip. 1 figlio dip. 2 figli dip. 3 o più figli dip. totale 2 22 24 Arrivi a fine mese? Passando all analisi delle caratteristiche occupazionali della famiglia, qui invece che adottare un approccio individuale all occupazione o al più legato alle caratteristiche del capo-famiglia, si è preferito definire l intensità di lavoro della famiglia nei termini di un vero e proprio tasso d occupazione familiare, e cioè numero di persone occupate su numero di persone in età da lavoro (ma non figli dipendenti) e distinguerle per classi. Le famiglie in cui vi è almeno un occupato mostrano tutte un peggioramento della propria condizione negli anni (Figura 3): in generale tra esse la 4

quota di persone a rischio di povertà è cresciuta di due punti e mezzo (nel 24 al 19%), ma si osserva un aumento sia tra quelle con tasso d occupazione di ½ o inferiore si tratta nella gran parte dei casi delle famiglie monoreddito sia tra quelle con tasso superiore cioè sostanzialmente quelle a piena occupazione. In particolare, per le prime si osserva un aumento nel rischio di povertà di cinque punti (dal 3,6% al 35,9%) e quasi si chiude il gap con le famiglie in cui non lavora nessuno 8 (da più di 12 punti di differenza a meno di 3), ma anche laddove lavorano tutti si allarga l area della povertà (dal 5,5 al 7%). Figura 3. Rischio di povertà (definizione comunitaria) per tasso d occupazione familiare 45 4 35 3 25 2 15 1 5 nessuno in età da lavoro tasso d'occup. fam. = < tasso d'occup. fam.<=1/2 1/ 2<t as s o d'occup. fam.<=1 totale 2 22 24 Ma non per tutti i lavoratori gli anni della passata legislatura hanno rappresentato un arretramento. Se si confrontano le famiglie che vivono di solo reddito da lavoro dipendente con quelle in cui vi è invece solo reddito autonomo 9, si osservano andamenti molto diversi nel tempo. Prescindendo dal livello dell incidenza di povertà (è notorio che i redditi da lavoro autonomo, in particolare quelli agli estremi della 8 Si tratta di famiglie in cui c è almeno una persona in età da lavoro e nessuno si dichiari occupato; in altri termini non facendosi distinzione tra i ritirati dal lavoro e i disoccupati, in queste famiglie pur non essendoci occupazione, può esserci reddito (in particolare, da pensione). 9 Non considerando tra queste le collaborazioni coordinate e continuative o a progetto 5

distribuzione, sono di molto sottostimati dall indagine sui bilanci delle famiglie) e concentrandosi sulle dinamiche, gli individui che vivono in famiglie di lavoratori dipendenti hanno visto aumentare di tre punti e mezzo il rischio di povertà, quelli in famiglie di lavoratori autonomi viceversa l hanno visto ridursi di due punti (Figura 4). Figura 4. Rischio di povertà (definizione comunitaria) per tipologia di occupazione nella famiglia 24 2 16 12 8 4 solo reddito da lavoro dipend. solo reddito da lavoro autonomo 2 22 24 L impressione generale è quindi che l occupazione rappresenti sempre più una condizione necessaria, ma non sufficiente per uscire da una condizione di povertà relativa; le famiglie monoreddito faticano sempre più ad arrivare a fine mese e in questa legislatura si avverte chiara una tendenza per precarietà contrattuale e salari cresciuti non adeguatamente sfavorevole al lavoro dipendente. 6