Paola, Diario dal Cameroon



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Paola, Diario dal Cameroon Ciao, sono Paola, una ragazza di 21 anni che ha trascorso uno dei mesi più belli della sua vita in Camerun. Un mese di volontariato in un paese straniero può spaventare tanto, soprattutto se non si è dei viaggiatori esperti, eppure per me è stata un esperienza indimenticabile che consiglio a chiunque voglia vedere il mondo con uno sguardo diverso. Vivere un mese in un paese straniero può sembrare troppo tempo, troppo difficile, troppo spaventoso...per me invece è stato troppo poco. Il viaggio è stata la mia prima avventura, con le corse nell aeroporto di Bruxelles per cambiare aereo e le persone che mi hanno chiesto cosa ci facessi da sola, così giovane su un aereo per il Camerun. Arrivata a Yaoundé mi sono sentita per la prima volta sola con me stessa, ma solo per qualche minuto perché poi ho incontrato all uscita Ben, un insegnante fondamentale per la scuola, e Franklin, il fratello di Colette, la responsabile di CAPEC, che mi hanno accolta con entusiasmo e riempita di domande. Abbiamo aspettato insieme Cinzia, una volontaria di Roma e poi abbiamo raggiunto casa di Colette. Le mie giornate erano intense, anche se i bambini non erano molti a causa della ricostruzione in mattoni della scuola. Quest ultima era un cantiere e le aule a disposizione per le lezioni erano solo tre. Le prime due settimane erano ancora organizzate secondo la Summer School, per cui noi volontari potevamo assistere alle lezioni degli insegnanti, aiutare in ufficio, o seguire i bambini con

Paola CAMERUN Gapyear difficoltà insieme a George, un volontario spagnolo in Camerun da qualche mese che si comportava con noi come un fratello maggiore. L ultima ora era a completa gestione di noi volontari che ci organizzavamo in modo tale da fare attività diverse ogni giorno. Di solito, usavamo i nostri pomeriggi per pensare cosa fare il giorno successivo e sfruttare al meglio il tempo a disposizione. Abbiamo cantato, ballato, giocato con il pongo e preparato molti cartelloni per aiutare i bimbi più piccoli a imparare i vocaboli inglesi. Una bambina si ricordava la canzone insegnata da Claudia, Se sei felice e tu lo sai batti le mani e mi ha chiesto di cantarla insieme. Sono nate così delle vere e proprie lezioni di canto e di gioco che aiutavano a calmare anche i bimbi più vivaci. Una delle difficoltà che ho trovato, infatti, è stata proprio la gestione dei bambini, perché spesso avevano comportamenti un po violenti tra loro e soprattutto facevano molta fatica ad ascoltare. Soprattutto quando capitava che io o

Mai, una volontaria tedesca, insegnassimo inglese o matematica ai bambini più piccoli durante le normali ore di lezione, perché mancavano gli insegnanti, era difficile mantenerli concentrati. Non era facile ottenere il silenzio e nelle successive due settimane abbiamo avuto qualche difficoltà senza gli insegnanti e con i lavori della scuola che procedevano velocemente. Con un po di fantasia si riusciva però ad ottenere la loro attenzione e a coinvolgerli nelle varie attività. In generale, le nostre giornate erano molto varie, l unica cosa che non cambiava mai era la sveglia alle 6.30, il saluto di Mami, la mamma di Colette, al ritorno da scuola e il ragazze, cosa fate oggi? di Bicaku, che è diventato per noi un fratello. Casa di Colette era sempre piena di gente e spesso si univano ai nostri pranzi o cene anche ex volontari rimasti in Camerun a fare altre attività. Tramite Francesca, una ex volontaria, sono andata a fare una lezione di danza africana insieme a Cinzia e ho conosciuto anche il lato artistico del Camerun. Insieme ai bambini, gli altri volontari sono stati il raggio di sole che mi ha accompagnato per tutto il mio viaggio. Ricordo in particolare i bei momenti trascorsi con Mai che sento tutt ora quasi ogni giorno e che è diventata una sorella a distanza. Svegliarsi la mattina con un buongiorno con l accento tedesco e andare a letto con un Guten Morgen all italiana facevano sentire entrambe a casa. Ho condiviso con lei gran parte del mio tempo libero e ho avuto la possibilità di conoscere una vera famiglia camerunense con George, cucinando e mangiando con la famiglia della sua ragazza. Nel tempo libero avevamo la possibilità di spostarci e visitare il Camerun. Ogni giorno sceglievamo un quartiere diverso della città ed esploravamo i dintorni. Ho trascorso un weekend a Kribi con Cinzia, conoscendo anche un lato turistico di un paese visto da molti come pericoloso. Un signore molto gentile ci ha fatto da guida turistica per due giorni senza chiedere nulla in cambio, mostrando che l ospitalità del popolo africano è molto più grande della nostra. Camminare sulla spiaggia e bagnare i piedi nell oceano è stato semplicemente meraviglioso e avrei trascorso volentieri qualche giorno in più lì.

Un mese è stato troppo poco per poter capire pienamente la cultura camerunense ma mi ha permesso di entrare in contatto con un modo di vivere diverso che mi è entrato nel cuore. La gentilezza e la dolcezza dei bambini è stato il regalo più grande, soprattutto nelle piccole conquiste quotidiane. É bastato un panino con la Nutella per renderli i bambini più felici del mondo e sono bastati i giochi più semplici per farli divertire. L ultimo giorno due bimbi mi hanno regalato le chiavi del Camerun per tornare a trovarli ogni volta che vorrò, facendomi scoppiare a piangere dopo un mese di sorrisi e abbracci. Ora gli stessi bimbi sono lo sfondo del mio computer che mi accompagna ogni giorno. Chiamano il Camerun la piccola Africa per l insieme di culture e paesaggi racchiusi in un piccolo territorio, e mi piace dire che per me è stato anche un piccolo mondo di emozioni.