DOING BUSINESS IN ITALIA 2013

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1 SUBNATIONAL DOING BUSINESS IN ITALIA 2013 Regolamentazioni più efficienti per le Piccole e Medie Imprese UN CONFRONTO TRA LE REGOLAMENTAZIONI D IMPRESA IN 13 CITTÀ E 7 PORTI ITALIANI E QUELLE DI 185 PAESI DEL MONDO

2 2013 Banca Internazionale per la riconstruzione e lo sviluppo / Banca Mondiale 1818 H Street NW Washington, DC Telefono: Internet: Alcuni diritti riservati Una pubblicazione rilasciata dalla Banca Mondiale e la Corporazione per la Finanza Internazionale. Questo lavoro è il prodotto dello staff della Banca Mondiale e si avvale di contributi esterni. Va notato che la Banca Mondiale non è necessariamente responsabile di ciascun elemento dei contenuti di questa pubblicazione. La Banca Mondiale non può quindi garantire che l uso dei contenuti di questa pubblicazione non violeranno i diritti di terzi. Il rischio di ogni possibile violazione dei diritti di autore risiede totalmente con chi intende fare uso di parti della pubblicazione. Le conclusioni, interpretazioni e risultati espresse in questo lavoro non riflettono necessariamente le opinioni di: La Banca Mondiale, i direttori del suo Consiglio esecutivo, o i governi che essi rappresentano. La Banca Mondiale non si fa garante che i dati contenuti in questa pubblicazione. I confini, i colori, le denominazioni e altre informazioni messe in rilievo su qualsiasi mappa in questa pubblicazione non comportano alcun giudizio da parte della Banca Mondiale a riguardo dello stato legale di un particolare territorio né tanto meno rappresentano una conferma o condivisione della validità di detti confini. Nulla va inteso o interpretato come rinuncia da parte della Banca Mondiale dei suoi privilegi ed immunità, che sono tutti specificamente riservati. Diritti e permessi: Questa pubblicazione è resa disponibile sotto le norme della Creative Commons Attribution 3.0 Unported license (CC BY 3.0) Sotto la licenza della Creative Commons Attribution, Siete liberi di fotocopiare, distribuire, trasmettere, e adattare questa pubblicazione anche per usi e scopi commerciali, ma solo osservando le seguenti condizioni: Attribuzione Si prega citare la pubblicazione con la sua ufficiale sigla: World Bank Doing Business in Italy 2013: Smarter Regulations for Small and Medium-Size Enterprises. Washington, DC: World Bank Group. Licenza: Creative Commons Attribution CC BY 3.0 Traduzioni Se eseguite una traduzione di questa pubblicazione, si prega aggiungere la seguente dichiarazione di non responsabilità con la seguente disclaimer: Questa traduzione non è stata eseguita dalla Banca Mondiale e non può essere considerata una traduzione ufficiale della Banca Mondiale. Tutte le domande che si riferiscono ai diritti e licenze vanno riferite all Ufficio dell editore, Office of the Publisher, The World Bank, 1818 H Street NW, Washington, DC 20433, USA; fax: ; Design and Layout: Corporate Visions, Inc.

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4 SUBNATIONAL DOING BUSINESS IN ITALIA 2013 Regolamentazioni più efficienti per le Piccole e Medie Imprese UN CONFRONTO TRA LE REGOLAMENTAZIONI D IMPRESA IN 13 CITTÀ E 7 PORTI ITALIANI E QUELLE DI 185 PAESI DEL MONDO UNA PUBBLICAZIONE DELLA BANCA MONDIALE E DELL INTERNATIONAL FINANCE CORPORATION

5 ii DOING BUSINESS IN ITALY 2013 IL SITO INTERNET DI DOING BUSINESS Rapporto Doing Business in Italia Il progetto Novità sul progetto Doing Business Le riforme analizzate da Doing Business Le riforme in sintesi Metodologia ed approfondimenti La metodologia e gli studi accademici alla base del progetto Doing Business Scarica i rapporti Doing Business Accedi al rapporto Doing Business, ai rapporti subnazionali e regionali, ai casi di studio sulle riforme ed alle schede riassuntive nazionali e regionali Progetti subnazionali e regionali Differenze tra le regolamentazioni d impresa a livello subnazionale e regionale Reports Biblioteca giuridica Raccolta di leggi e regolamenti relativi alle imprese ed alle questioni di genere Pianeta Impresa Mappa interattiva sulla facilità di fare impresa nel mondo

6 Indice Doing Business in Italia 2013 è un nuovo rapporto subnazionale realizzato da Doing Business che analizza le regolamentazioni d impresa relative a quattro indicatori in 13 città italiane: Bari (Puglia), Bologna (Emilia- Romagna), Cagliari (Sardegna), Campobasso (Molise), Catanzaro (Calabria), L Aquila (Abruzzo), Milano (Lombardia), Napoli (Campania), Padova (Veneto), Palermo (Sicilia), Potenza (Basilicata), Roma (Lazio) e Torino (Piemonte). Viene altresí misurato l indicatore sul commercio transfrontaliero marittimo in 7 porti: Cagliari (Sardegna), Catania (Sicilia), Genova (Liguria), Gioia Tauro (Calabria), Napoli (Campania), Taranto (Puglia) e Trieste (Friuli-Venezia Giulia). Le città sono state selezionate dal Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica (DIPE) della Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana. I dati inerenti alle città e ai porti italiani sono comparabili con quelli raccolti annualmente da Doing Business in 185 Paesi del mondo. Le comparazioni con gli altri Paesi sono basate sulle banche dati di Doing Business 2013, Smarter Regulations for Small and Medium-size Enterprises, il decimo di una serie di rapporti annuali pubblicati dalla Banca Mondiale e dall International Finance Corporation. I dati contenuti in Doing Business in Italia 2013 sono altresì comparabili con quelli di più di 350 città analizzate in altri rapporti subnazionali realizzati da Doing Business in oltre cinquanta Paesi del mondo. Tutti i dati e i rapporti sono disponibili all indirizzo Doing Business studia le regolamentazioni che favoriscono o limitano l attività imprenditoriale. Nel presente rapporto sono state analizzate cinque fasi del ciclo di vita di un impresa attraverso i seguenti indicatori: avvio d impresa, ottenimento dei permessi edilizi, trasferimento di proprietà immobiliare, commercio transfrontaliero marittimo e risoluzione di dispute commerciali. Tali indicatori sono stati selezionati perché interessano aree in cui vi sono variazioni nella normativa (o nella prassi) a livello locale e sono stati usati per valutare l effetto delle riforme. I dati contenuti in Doing Business in Italia 2013 sono aggiornati al primo giugno Questo progetto è il risultato della collaborazione tra il Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica (DIPE) della Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana e il Global Indicators and Analysis Department del Gruppo Banca Mondiale. Sintesi 1 I rapporti Doing Business e Doing Business in Italia Avvio d impresa 21 Ottenimento dei permessi edilizi 28 Trasferimento di proprietà immobiliare 34 Risoluzione di dispute commerciali 39 Commercio transfrontaliero marittimo 45 Note metodologiche 51 Dati per città 63 Dati per indicatore 66 Lista delle procedure per l avvio d impresa 69 Lista delle procedure per l ottenimento dei permessi edilizi 81 Lista delle procedure per il trasferimento di proprietà immobiliare 101 Dati in dettaglio sulla risoluzione di dispute commerciali 112 Dati in dettaglio sul commercio transfrontaliero marittimo 113 Ringraziamenti 114

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8 1 Sintesi Negli anni Cinquanta e Sessanta, l Italia ha completato con successo la transizione da un economia caratterizzata da un preponderante settore agricolo, ad un economia in cui industria e attività manifatturiere sono diventate il motore dello sviluppo economico. 1 Nell arco degli ultimi vent anni, il tasso di crescita italiano ha però subito un rallentamento rispetto ad altri Paesi dell Unione Europea, come, ad esempio, Germania e Francia. La crisi globale in corso, pur se originata all estero, ha avuto effetti molto pesanti sull Italia a causa di debolezze strutturali di lungo corso presenti nel Paese, scatenando la peggiore recessione degli ultimi decenni. Dal 2008, l economia italiana si è contratta di oltre il 5%. L attuale tasso di disoccupazione è pari al 10,7% e la disoccupazione giovanile ha toccato il livello record del 34,5%. 2 Nonostante la politica fiscale prudente attuata dal governo, il rapporto debito pubblico/pil rimane tra i più alti dei Paesi dell OCSE ad alto reddito, mentre i livelli di indebitamento privato rimangono relativamente modesti. 3 Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) si attende un ulteriore contrazione dell economia italiana del 2,3% nel 2012 e dello 0,7% nel 2013, con un ritorno alla crescita, seppur moderata, nel Secondo l indice di competitività del World Economic Forum (WEF) l Italia si classifica al ventunesimo posto tra i 27 stati membri dell Unione Europea. 5 I principali punti di forza italiani sono i distretti industriali ben sviluppati, una presenza ben distribuita lungo la value chain, un settore privato composto da un alto numero di imprese ed un elevato livello di innovazione a livello aziendale. Il rapporto del WEF riconosce tuttavia che il potenziale italiano non è pienamente espresso a causa dei bassi livelli di concorrenza, delle regolamentazioni onerose e della burocrazia superflua ed ineffi ciente. Senza riforme che affrontino questi ostacoli alla competitività, la crescita italiana nel medio termine rimarrà probabilmente moderata. A partire dal 2011, il governo italiano ha adottato misure lungimiranti per ristabilire la fiducia dei mercati, stabilizzare la situazione fiscale e porre rimedio alle debolezze strutturali del Paese. Il Programma di Stabilità e il Programma Nazionale di Riforma, sviluppati sotto l impulso della strategia Europa 2020, si concentrano sul consolidamento fiscale e la promozione della crescita. 6 Le misure di consolidamento fiscale includono un adeguamento del sistema tributario che conduca ad un aumento delle imposte sul consumo e sulla proprietà e ad una riduzio ne di quelle sulle attività imprenditoriali e sul lavoro. La strategia di riduzione del debito ha l obiettivo di frenare la spesa pubblica nel medio periodo. Tuttavia, il problema centrale che affligge l Italia è stato ed è tuttora il ritorno a livelli soddisfacenti di crescita economica. In tempo di crisi, è chiaro che tale crescita non può derivare da un insostenibile espansione della spesa pubblica ma, allo stesso tempo, si colgono i limiti derivanti dalla prolungata austerità. Tanto la comunità politica che quella imprenditoriale sembrano riconoscere che la crescita dovrà derivare da un aumento della produttività ad ampio spettro da ottenersi attraverso un miglioramento dell efficienza, della competitività e della produttività del sistema economico.

9 2 DOING BUSINESS IN ITALIA 2013 Questi obiettivi potranno essere raggiunti permettendo una maggiore concorrenza nei mercati di beni e servizi, incorag giando le piccole e medie imprese ad investire di più in innovazione, liberalizzando ulteriormente l economia, riformando il mercato del lavoro e creando un sistema fiscale flessibile e semplice la cui gestione sia trasparente ed efficiente. Le autorità italiane hanno messo a punto quattro piani d azione nazionali ( Salva Italia 7, Cresci Italia 8, Semplifica Italia 9 e Piano di Azione Coesione 10 ) allo scopo di far fronte alle debolezze strutturali, eliminare la burocrazia inutile, creare un ambiente più favorevole per l imprenditoria e sbloccare la competitività. Il decreto Salva Italia, adottato a fine 2011, mira a garantire la stabilità finanziaria, la crescita e la giustizia sociale. Tra le varie misure contenute nel decreto, è importante ricordare l introduzione di maggiori libertà per quanto riguarda la creazione e gli orari di apertura delle attività commerciali e la riduzione delle restrizioni alle attività imprenditoriali. Il decreto ha altresì rafforzato i poteri dell Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, estendendo la portata degli atti amministrativi soggetti al suo controllo, e istituito un Tribunale delle Imprese con l obiettivo di ridurre i lunghi ritardi legati alla risoluzione delle dispute commerciali. Sono state inoltre poste in essere nuove procedure concorsuali, simili al Chapter 11 degli Stati Uniti, al fine di proteggere le imprese in difficoltà e facilitare la continuazione delle loro attività. I decreti Cresci Italia e Semplifica Italia mirano a sostenere l imprenditoria privata; facilitare l accesso ai mercati; creare un ambiente più propenso agli investimenti nazionali ed esteri; promuovere l innovazione, l efficienza e la trasparenza nella Pubblica Amministrazione; e accelerare l adozione delle tecnologie dell informazione e della comunicazione. Tra le misure specifiche previste dai due decreti vale la pena menzionare quelle inerenti l abolizione delle tariffe minime per i servizi professionali e l aumento del numero di notai e farmacie. È stato altresì adottato un dettagliato pacchetto di misure al fine di ridurre gli oneri amministrativi che gravano sui cittadini e sulle attività imprenditoriali, ivi inclusa la più rapida emissione di certificati anagrafici e di stato civile. Vengono inoltre incoraggiate le attività di start-up nella forma di società a responsabilità limitata semplificate, con il requisito di capitale minimo pari a 1 per i soggetti di età inferiore ai 35 anni. Gli Sportelli Unici per le Attività Produttive (SUAP), 11 previsti in tutto il paese, rendono più semplice l interazione tra gli imprenditori e i rispettivi comuni. Un numero crescente di questi permette la trasmissione telematica delle domande relative all inizio di un attività o all ottenimento dei permessi edilizi. Viene inoltre creata un unica interfaccia per i servizi doganali, semplificando così la gestione dei documenti doganali da parte della imprese, 12 mentre una nuova regolamentazione fiscale per le attività imprenditoriali 13 riduce l onere fiscale sugli investimenti di capitale per incoraggiare la crescita economica. Tali provvedimenti permettono anche l intervento di poteri sostitutivi nel caso di mancata azione da parte di una pubblica amministrazione (regola del silenzio-assenso). Infine, il Piano di Azione Coesione dovrebbe portare ad un assorbimento ed una gestione più efficace dei fondi dell Unione Europea, in particolare per il Mezzogiorno. Più specificamente, il piano mira ad incoraggiare la ripresa degli investimenti pubblici nelle infrastrutture e a migliorare la qualità dei servizi e dell istruzione nel sud del Paese. Qualsiasi strategia mirata a superare il rallentamento economico e le debolezze che si sono accumulate negli anni deve prestare particolare attenzione al potenziale di crescita ancora inesplorato del Mezzogiorno. Mentre le regioni centrosettentrionali italiane sono caratterizzate da reti industriali, di servizi e infrastrutturali ben sviluppate, quelle meridionali sono infatti paralizzate da infrastrutture obsolete ed incomplete, e da un sistema FIGURA 1.1 Confronto tra le regioni del centronord e quelle del sud per numero di abitanti, numero di imprese attive e contributo al reddito nazionale lordo % Percentuale del RNL totale Percentuale di imprese attive Centro-Nord Sud Percentuale della popolazione totale Fonte: Atlante della Competitività, Unioncamere Nazionale e Istituto Guglielmo Tagliacarne, industriale tanto superato quanto inefficiente. Il sud ha storicamente contribuito meno all economia del Paese. 14 Il PIL pro capite al nord è pari a , quasi il doppio rispetto al sud ( ). Il Mezzogiorno ha il 35% della popolazione, il 33% delle imprese attive e genera il 24% del reddito nazionale lordo (RNL) mentre il centro-nord è abitato dal 65% della popolazione, ha il 67% delle imprese e genera il 76% del RNL (figura 1.1). 16 COSA MISURA IL RAPPORTO DOING BUSINESS IN ITALIA 2013? Doing Business analizza le regolamentazioni d impresa che hanno un impatto sulle società a responsabilità limitata di piccole e medie dimensioni. 17 Mentre Roma rappresenta l Italia nella pubblicazione annuale Doing Business, che mette a confronto 185 Paesi del mondo, gli imprenditori italiani si trovano a fronteggiare pratiche locali diverse a seconda dell ubicazione della loro attività. Il presente rapporto analizza 13 città e 7 porti italiani in relazione a 5 indicatori Doing Business: l avvio d impresa, l ottenimento dei permessi edilizi, il trasferimento di proprietà immobiliare, la risoluzione di dispute commerciali e il commercio

10 SINTESI 3 TABELLA 1.1 Doing Business in Italy 2013 Dove è più facile fare impresa? Facilità di avvio Città d impresa Bari, Puglia Bologna, Emilia-Romagna Cagliari, Sardegna Campobasso, Molise Catanzaro, Calabria L Aquila, Abruzzo Milano, Lombardia Napoli, Campania Padova, Veneto Palermo, Sicilia Potenza, Basilicata Roma, Lazio Torino, Piemonte Fonte: Banca Dati Doing Business. transfrontaliero marittimo. I risultati relativi ai primi quattro indicatori sono riassunti nella tabella 1.1, quelli relativi al commercio transfrontaliero marittimo sono presentati nella tabella 1.2. Prima di addentrarci nell analisi dei singoli indicatori, è necessario fare alcune osservazioni di carattere generale. In primo luogo, nessuna città italiana ha una performance positiva in tutte le aree analizzate: ogni città, infatti, si posiziona nel primo terzo della classifica in almeno un indicatore 18 e nell ultimo terzo in almeno un altro. Bologna, per esempio, si posiziona al primo posto per quanto riguarda l ottenimento dei permessi edilizi e il trasferimento di proprietà immobiliare ma rimane indietro nella classifica relativa alla risoluzione di dispute commerciali. Torino è la prima città in Italia per quanto riguarda la risoluzione di dispute commerciali, ma si posiziona dopo la maggior parte delle altre città analizzate per quanto riguarda l indicatore dell avvio d impresa e del trasferimento di proprietà. Catanzaro si distingue per la facilità dell avvio di un attività imprenditoriale ma non per l ottenimento di permessi edilizi. Questi risultati possono guidare i policy maker a focalizzare la loro attenzione su aree in cui si possono apportare miglioramenti senza grandi cambiamenti a livello Facilità nell ottenimento dei permessi edilizi Facilità di trasferimento di proprietà immobiliare Facilità nella risoluzione di dispute commerciali legislativo: le città possono condividere le loro esperienze e imparare le une dalle altre. In secondo luogo, per quanto riguarda l ottenimento dei permessi edilizi sussiste una correlazione negativa e significativa con il PIL regionale. 19 Le città più ricche tendono ad avere procedimenti relativi all ottenimento dei permessi edilizi più efficienti. Relativamente agli altri indicatori, la correlazione tra livelli di reddito e posizione in classifica non è significativa. 20 In terzo luogo, le dimensioni demografiche non sono correlate in maniera significativa con le classifiche dei vari indicatori. In alcuni casi, le città più piccole hanno performance migliori rispetto a quelle delle città più grandi. Ad esempio, è più facile avviare un attività imprenditoriale a Catanzaro e più difficile a Napoli. Tali risultati potrebbero essere parzialmente attribuiti ai più limitati volumi di pratiche gestite nella città di Catanzaro rispetto ad una città più grande e popolosa. D altra parte, le grandi città beneficiano di economie di scala e possono avere più risorse a disposizione per investire nella modernizzazione amministrativa. Infine, per quanto riguarda il commercio transfrontaliero marittimo, i 7 porti analizzati dal presente rapporto sono stati divisi TABELLA 1.2 Commercio tranfrontaliero marittimo Porti di transshipment e Porti gateway porti regionali Posizione Città Posizione Città 1 Genova, Liguria 2 Trieste, Friuli Venezia Giulia 3 Napoli, Campania 1 Catania, Sicilia 2 Taranto, Puglia 3 Gioia Tauro, Calabria 4 Cagliari, Sardegna Fonte: Banca Dati Doing Business. in due gruppi. Il primo gruppo comprende porti gateway, ossia porti che gestiscono tipicamente volumi di carico consistenti e servono supply chain internazionali; questi porti forniscono altresì servizi correlati al commercio, come centri di distribuzione, magazzini e assicurazioni, nonché servizi connessi al segmento finanza. Il secondo gruppo comprende porti di transshipment, ossia porti che si concentrano prevalentemente sulle attività di trasbordo da nave a nave, e porti regionali. I porti regionali rivestono un ruolo chiave nella fornitura dei mercati dell area e nel collegamento tra imprenditori locali e mercati nazionali. Per i porti di transshipment e regionali, la quota di container importati o esportati rispetto al numero totale dei container movimentati è significativamente inferiore rispetto a quanto avviene nei porti gateway. Tra i porti gateway, Genova si posiziona in testa alla classifica grazie ai tempi relativamente rapidi di gestione delle esportazioni, del porto e del terminal. Tra i porti di transshipment e regionali, Catania è la più efficiente, principalmente grazie a rapide operazioni di movimentazione al porto/terminal per le merci importate (tabella 1.2). LA PERFORMANCE ITALIANA E I MIGLIORAMENTI MISURATI DA DOING BUSINESS Secondo il rapporto Doing Business 2013: Smarter Regulations for Small and Medium- Size Enterprises, l Italia, rappresentata da Roma, si classifica al 73 posto su 185 Paesi del mondo per quanto riguarda

11 4 DOING BUSINESS IN ITALIA 2013 FIGURA 1.2 I risultati dell Italia nel Rapporto Doing Business 2013: Smarter Regulations for Small and Medium-Size Enterprises PIÙ FACILE (1) SINGAPORE NUOVA ZELANDA HONG KONG (CINA) ISLANDA GEORGIA MALESIA NUOV ZEALANDA EMIRATI ARABI UNITI SINGAPORE LUSSEMBURGO GIAPPONE Media UE Italia PIÙ DIFFICILE (185) Facilità di fare impresa Avvio d impresa Ottenimento dei permessi edilizi Allacciarsi alla rete elettrica Trasferimento di proprietà immobiliare Accesso al credito Protezione degli investitori di minoranza Pagamento delle imposte Commercio transfrontaliero marittimo 160 Risoluzione Risoluzione di dispute dell'insolvenza commerciali e procedure concorsuali Nota: L Italia, come gli altri Paesi, è rappresentata dalla sua business city più grande. Fonte: Banca Dati Doing Business. la facilità di fare impresa. Il Paese si posiziona dopo molte economie dell Unione Europea che, nell insieme, hanno una posizione media pari a 40. Sui 5 indicatori analizzati dal presente rapporto, l Italia supera la performance media europea in un indicatore, il trasferimento di proprietà immobiliare, per il quale si registra una buona pratica a livello mondiale (figura 1.2). Il trasferimento di una proprietà immobiliare in Italia richiede infatti appena 3 procedure, 24 giorni e un costo pari al 4,5% del valore della proprietà stessa. A livello europeo, servono in media 5 procedure, 28 giorni e un esborso pari al 4,6% del valore della proprietà. Il dato positivo è che in Italia le regolamentazioni d impresa stanno migliorando e il ritmo del cambiamento sta aumentando. Le classifiche descri vono la realtà solo parzialmente. Mentre l indicatore della facilità di fare impresa misurato da Doing Business confronta i Paesi tra di loro, la distanza dalla frontiera misura la distanza della pratica normativa dalla miglior performance per ciascun indicatore. L evoluzione storica della distanza dalla frontiera mostra quanto l ambiente normativo sia cambiato in termini assoluti dal I risultati mostrano che in diversi indicatori l Italia si sta avvicinando ai Paesi con le regolamentazioni più efficienti (figura 1.3). I miglioramenti più incisivi sono stati fatti nelle aree di avvio d impresa, pagamento delle imposte e risoluzione di dispute commerciali. Dal 2005, l Italia ha realizzato un totale di 14 riforme istituzionali o normative in tutte le aree tematiche analizzate da Doing Business ad eccezione di quelle relative all ottenimento dei permessi edilizi e al commercio transfrontaliero marittimo. I maggiori progressi si sono registrati sugli indicatori relativi all avvio d impresa, al pagamento delle imposte e alla risoluzione di dispute commerciali. Cinque anni fa le autorità hanno avviato la semplificazione delle procedure relative all avvio d impresa grazie alla creazione di un sistema di registrazione telematica unificato che è stato ulteriormente migliorato negli anni successivi, riducendo requisiti, tempi e costi. A partire dal 2008 l imposta sul reddito delle società (IRES) è stata ridotta dal 33% al 27,5% ed allo stesso tempo è diminuita anche l aliquota per i contributi previdenziali e assistenziali. La risoluzione delle dispute commerciali è diventata più veloce grazie alla semplificazione del codice di procedura civile, l abbreviazione delle tempistiche e il raggruppamento delle udienze. COMPARAZIONE TRA LE NORMATIVE IN 13 CITTÀ E 7 PORTI Avvio d impresa Dal 2010, le attività imprenditoriali in tutto il Paese devono ottemperare agli obblighi di legge inerenti alla loro i scrizione presso le pubbliche amministrazioni competenti attraverso un unica piattaforma tele matica gestita dalle Camere di Commercio, ComUnica. 21 Grazie a ComUnica, oggi avviare un impresa richiede appena 6 procedure in tutte le città (tranne Campobasso). 22 A Milano, Padova e Roma, servono appena sei 6 giorni mentre a Napoli ne sono necessari 16. Le differenze tra le tempistiche registrate dipendono dai tempi di risposta delle pubbliche amministrazioni che partecipano a ComUnica. Per esempio, a Milano, Padova, Roma e Bologna, il Registro Imprese delle Camere di Commercio evade le richieste in appena 1 giorno mentre a Napoli e a L Aquila ne servono, in media, 5. Il costo per avviare una società a responsabilità limitata varia dal 12,2% del reddito pro capite a Bari al 16,8% a Milano. Inoltre, gli imprenditori devono versare almeno (pari al 9,7% del reddito pro capite) in un conto corrente bancario. 23 Catanzaro, top performer in Italia relativamente all indicatore sull avvio d impresa, associa tariffe professionali ridotte con tempi di risposta rapidi ed efficienti: a livello globale, si posizionerebbe al 79 posto tra i 185 Paesi analizzati da Doing Business. Ottenimento dei permessi edilizi È più facile adempiere alle procedure amministrative per costruire un magazzino e allacciarlo ai servizi di pubblica utilità a

12 SINTESI 5 Bologna e Cagliari, mentre è più complicato a Potenza e Palermo. Il numero totale di procedure varia sensibilmente da città a città. A Cagliari, dove il richiedente ottiene tutti i permessi necessari ad iniziare i lavori interfacciandosi con un unico ufficio (il SUAP), servono 11 procedure. A Napoli, dove l allacciamento del magazzino alla rete idrica e fognaria coinvolge 3 diversi enti, servono 15 procedure. Completare il processo di ottenimento di tutti i permessi richiede circa 5 mesi a Milano, ma più di 10 a Catanzaro e Palermo. Il ritardo principale si registra nell ottenimento del permesso di costruzione dal comune: a Catanzaro e a Palermo sono necessari oltre 6 mesi, mentre occorre la metà del tempo a Napoli, Campobasso e Potenza, e appena 30 giorni a Milano. Per quanto riguarda i costi, si registrano grandi differenze tra le città. Queste sono dovute prevalentemente all ammontare del contributo di costruzione da pagare al comune, che rappresenta in media l 87% del costo totale del processo di ottenimento dei permessi edilizi. Trasferimento di proprietà immobiliare I requisiti necessari per iniziare il trasferimento di una proprietà immobiliare sono identici in tutto il Paese e comprendono l ottenimento di un attestato di certificazione energetica (ACE) e il ricorso ad un notaio per la redazione dell atto di vendita e la stipula del rogito. Il processo di registrazione varia invece in funzione della città. A Bologna, Palermo, Milano, Napoli, Roma e Torino, la registrazione viene effettuata tramite un unica trasmissione elettronica (adempimento unico telematico) all Agenzia delle Entrate e all Agenzia del Territorio. Nelle altre città, il notaio può registrare l atto di vendita con l Agenzia delle Entrate on-line ma deve completare la registrazione con l Agenzia del Territorio recandosi di persona presso il reparto di pubblicità immobiliare per depositare le copie cartacee dell atto di vendita e della nota di trascrizione. Grazie all avanzata digitalizzazione dei dati nelle agenzie pubbliche e nei servizi FIGURA 1.3 Dal 2005, le riforme intraprese hanno migliorato alcuni processi di regolamentazione Distanza dalla frontiera (punti percentuali) Avvio d impresa Pagamento delle imposte Risoluzione di dispute commerciali Nota: La distanza dalla frontiera mostra quanto in media l Italia è lontana dalla miglior performance raggiunta in ciascun indicatore Doing Business dal La misura è normalizzata in un intervallo tra 0 e 100, dove 100 rappresenta la miglior performance (ossia la frontiera). Fonte: Banca Dati Doing Business. professionali coinvolti, il trasferimento di proprietà immobiliari avviene in maniera rapida. Attraverso la piattaforma intranet Notartel, i notai possono eseguire verifiche ed estrazioni accedendo alle banche dati dei registri immobiliari, del registro imprese e del catasto nel giro di pochi minuti prima di preparare il rogito e procedere alla stipula e alla registrazione. Di conseguenza, trasferire una proprietà immobiliare a Bologna, Napoli o Palermo richiede appena 13 giorni, meno che in Giappone. Il trasferimento della proprietà è tuttavia un operazione costosa: oltre il 92% del costo totale è rappresentato da oneri e tasse determinati a livello nazionale, tra cui spiccano l imposta ipotecaria (3% del valore della proprietà) e l imposta catastale (1% del valore della proprietà). Il rimanente 8% è costituito dalle spese per i servizi professionali: onorari notarili ed emolumenti per l ottenimento dell ACE. Risoluzione di dispute commerciali Risolvere una disputa commerciale richiede lo stesso numero di fasi processuali in tutti e 13 i tribunali oggetto d indagine, sussistono tuttavia variazioni per quanto riguarda i tempi ed i costi ad essa associati. L operazione è meno difficile a Torino dove sono necessari 855 giorni ed un costo pari al 22,3% del valore della controversia mentre è più difficile a Bari dove il tempo è più che doppio (2.022 giorni) e i costi raggiungono il 34,1%. L elevato numero di casi può in parte spiegare i lunghi tempi di attesa. Le variazioni tra le città mostrano però che i tribunali possono ricorrere ad alcuni strumenti per ridurre i ritardi. Tra questi vanno menzionati l introduzione di sistemi di gestione delle cause, l informatizzazione e la specializzazione dei giudici per materia. Negli ultimi anni sia il governo nazionale che i tribunali locali hanno lanciato una serie di iniziative volte ad accelerare i procedimenti civili. Commercio transfrontaliero marittimo Tra i porti gateway, Genova registra la performance migliore: un container può essere sdoganato per l esportazione in 18 giorni per un costo pari a $940, mentre l importazione dello stesso richiede 17 giorni e costa $935. Catania è invece il più efficiente tra i porti di transshipment e regionali: servono 19 giorni e $1.020 per e sportare un container mentre occorrono 16 giorni e $1.040 per importarlo. In media, gli imprenditori italiani devono presentare 4 documenti, attendere 19 giorni e pagare $1.006 per esportare un container standard. Per importare devono, in media, presentare 4 documenti, attendere 17 giorni e spendere $ L Italia si conforma alla media dell Unione Europea per quanto riguarda il numero di documenti necessari per il commercio transfrontaliero marittimo. Non è così per quanto riguarda costi e tempi. A livello europeo servono infatti in media 5 documenti, 11 giorni e $1.072 per importare e 4 documenti, 11 giorni e $1.004 per esportare. IMPARARE GLI UNI DAGLI ALTRI Come dimostra il presente rapporto, i requisiti o le diverse pratiche a livello locale creano considerevoli differenze nei tempi, nei costi e nelle procedure per fare impresa tra città e città. Si possono trovare

13 6 DOING BUSINESS IN ITALIA 2013 TABELLA 1.3 Le buone pratiche delle città italiane comparate a livello internazionale Indicatore Doing Business Avvio d impresa Ottenimento dei permessi edilizi Trasferimento di proprietà immobiliare Risoluzione di dispute commerciali Miglior pratica in Italia Numero di procedure per avviare un impresa Giorni per avviare un impresa Costo per avviare un impresa Capitale minimo versato Numero di procedure per ottenere i permessi necessari a costruire un magazzino Numero di giorni per ottenere i permessi necessari a costruire un magazzino Costo per ottenere i permessi necessari a costruire un magazzino Numero di procedure per trasferire una proprietà immobiliare Numero di giorni per trasferire una proprietà immobiliare Costo per trasferire una proprietà immobiliare Numero di fasi processuali per risolvere una disputa commerciale Numero di giorni per risolvere una disputa commerciale Costo per risolvere una disputa commerciale buone pratiche nelle città e regioni italiane con riferimento a tutti gli indicatori. Le amministrazioni e gli enti locali possono usare gli indicatori Doing Business per motivare e sostenere i loro programmi di riforma. Non serve sempre introdurre novità epocali, molto spesso è sufficiente replicare buone pratiche già introdotte con successo in altre città (tabella 1.3). A tal fine, eventi di apprendimento peerto-peer possono facilitare la diffusione di 6 procedure (Bari, Bologna, Cagliari, Catanzaro, L Aquila, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Potenza, Roma, Torino) 6 giorni (Milano, Padova, Roma) 12,2% of del reddito pro capite (Bari) 9,7% del valore della proprietà (tutte le città) 11 procedure (Cagliari, Roma) 151 giorni (Milano) 45,1% del reddito pro capite (Napoli) 3 procedure (Bologna, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino) 13 giorni (Bologna, Napoli, Palermo) 4,3% del valore della proprietà (Catanzaro) 41 fasi processuali (tutte le città) 855 giorni (Torino) 20,5% del valore della controversia (Potenza) Miglior pratica italiana comparata a livello internazionale (classifica globale) Performance dell Italia nel Rapporto Doing Business 2013* (classifica globale) Facilità di fare impresa nell ipotetica città Italiana *Rappresentata da Roma Fonte: Banca Dati Doing Business. buone pratiche e creare opportunità affinché le autorità locali possano esprimere il loro punto di vista al governo centrale, favorendo così un programma di riforme integrato a livello nazionale. Se un ipotetica città chiamiamola Italiana adottasse tutte le buone pratiche rilevate nel Paese con riferimento ai 5 indicatori analizzati dal presente rapporto, essa si posizionerebbe al 56 posto della classifica globale di Doing Business: 17 posizioni in avanti rispetto all attuale posizione dell Italia. Nell indicatore del trasferimento di proprietà immobiliare, la riduzione dei requisiti a 3 procedure (come a Bologna, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino), del tempo a 13 giorni (come a Bologna, Napoli e Palermo) e del costo al 4,3% del valore della proprietà (come a Catanzaro) permetterebbe ad Italiana di classificarsi al 26 posto a livello globale, vicino alla Finlandia e davanti ad Austria e Paesi Bassi. Nell indicatore di ottenimento dei permessi edilizi, se Italiana aumentasse l efficienza del SUAP di Cagliari, permettesse una procedura accelerata sostitutiva del permesso a costruire come Milano, e avesse i costi registrati a Napoli, l espletamento delle formalità amministrative per la costruzione di un magazzino richiederebbe appena 11 procedure, 151 giorni e un costo pari al 45,1% del reddito pro capite. Ciò implicherebbe un balzo in avanti di 70 posizioni nella classifica globale, passando dal 103 posto (rappresentato da Roma) al 33 (rappresentato da Italiana ): pari al Lussemburgo e davanti a Finlandia e Spagna. Per quanto riguarda la risoluzione di dispute commerciali, Torino ha creato delle linee guida chiare per la gestione delle cause e monitorato la performance dei giudici riducendo così il numero di casi in arretrato e i tempi di attesa: altre città dovrebbero seguirne l esempio. Anche adottando le pratiche di Torino, Italiana sarebbe ancora in una posizione di svantaggio rispetto ad altri Paesi per quanto attiene alla risoluzione di dispute commerciali. Lo stesso vale per l indicatore dell avvio d impresa. Concentrare la propria attenzione su buone pratiche esistenti a livello europeo o globale potrebbe aiutare le autorità italiane a formulare politiche mirate ad apportare ulteriori miglioramenti in questi indicatori. Esercizi di misurazione internazionale come Doing Business spingono i governi a migliorare le regolamentazioni d impresa, mettono in luce i colli di bottiglia e identificano buone pratiche da replicare. I confronti tra città all interno del medesimo Paese possono trasformarsi in un impulso

14 SINTESI 7 ancora più potente per le riforme. In genere, è più difficile per le autorità locali giustificare perché fare impresa nella propria città (o regione) sia più oneroso che nella città (o regione) vicina. Condividere lo stesso quadro giuridico e normativo semplifica inoltre la riproduzione delle buone pratiche a livello locale. Infine, i governi nazionali possono ricorrere ai dati di Doing Business per monitorare con quanta efficienza gli enti e gli uffici amministrativi locali applicano leggi e regolamenti. Riformare con coerenza significa lavorare su un programma di lungo termine ed essere orientati al futuro ma rimanere concentrati su obiettivi specifici e monitorare regolarmente i propri progressi. Singapore, top performer a livello globale per quando riguarda la facilità di fare impresa, introduce riforme settoriali con cadenza annuale. Altre realtà politiche, come l Advisory Board on Administrative Burden olandese e il Better Regulation Executive del Regno Unito, valutano costantemente i regolamenti esistenti e gestiscono il flusso di nuove regolamentazioni. Nel Regno Unito, un programma in atto dal 2005 al 2010 ha ridotto gli oneri di ottemperanza normativa di un quarto, facendo risparmiare alle aziende 3,5 miliardi di sterline (5,53 miliardi di dollari), 24 nuove iniziative sono tuttora in corso. 25 Riforme cumulative attuate nei vari campi riguardanti la vita di un impresa producono i risultati migliori. La collaborazione tra le diverse agenzie governative, sia a livello locale che nazionale, è necessaria per riforme di ampia portata. La volontà e la visione politica che originano da un campione delle riforme (un presidente, un ministro o un sindaco) sono fondamentali per il loro successo. Inoltre, i riformatori che operano con coerenza coinvolgono tutte le parti interessate, compreso il settore privato, rendendo così istituzionale lo sforzo di riforma. I risultati delle riforme nelle regolamentazioni d impresa possono essere importanti. Per gli imprenditori, il vantaggio più immediato è dato dal risparmio di tempo e denaro. In Messico, l introduzione di sportelli unici a livello locale ha ridotto i tempi medi per avviare un impresa da 58 a 13 giorni. Un recente studio ne quantifica i risultati: il numero delle registrazioni di nuove imprese è cresciuto del 5%, l occupazione è cresciuta del 2,2%, e i prezzi sono scesi di quasi l 1% grazie alla maggiore concorrenza dei nuovi entranti. 26 In India, la progressiva eliminazione di License Raj, un sistema di controlli centralizzato sull avvio d impresa e la produzione, ha portato a un aumento del 6% delle registrazioni di nuove imprese. Non solo, aziende altamente produttive che sono entrate nel mercato indiano hanno riportato maggiori aumenti della produzione reale rispetto a quelle meno produttive. 27 In Italia, mantenere la spinta rifor mista sarà importante al fine di risolvere il problema della produttività stagnante ed eliminare le radicate debolezze strutturali. Rimuovere le regolamentazioni superflue ed onerose e ridurre la burocrazia inutile ridurrà il costo del fare impresa, migliorando così la competitività delle imprese italiane a livello internazionale. I miglioramenti delle strutture normative messi in evidenza dagli indicatori di Doing Business possono diventare strumenti molto utili per aumentare l efficienza e la produttività di un sistema economico, contribuendo a gettare basi più solide per la crescita. Le economie che sono riuscite ad aumentare la propria presenza nel mercato globale sono quelle che hanno compiuto considerevoli sforzi per creare un ambiente più favorevole allo sviluppo del settore privato. Regole più efficaci e trasparenti sono state parte integrante di questi sforzi. NOTE 1. Nel 1861 quasi due terzi della forza lavoro totale era occupata nell agricoltura, mentre il rimanente era equamente distribuito tra industria e servizi. Mentre fino alla prima guerra mondiale l esodo dalle campagne era un fenomeno limitato, gli anni Trenta e quelli attorno al secondo conflitto mondiale hanno registrato un significativo spostamento della forza lavoro verso i settori non agricoli. Nel 1951, l agricoltura occupava il 43% delle forza lavoro. Il settore dei servizi divenne dominante (46%) nel 1973 e ha continuato a crescere in termini di importanza fino ai giorni nostri. Fonte: Broadberry, Steven, Claire Giordano e Francesco Zollino, ottobre Un analisi settoriale dello sviluppo italiano, Quaderni di Storia Economica 20, Banca d Italia, Roma. 2. ISTAT, ottobre OECD Economic Surveys: Italy. Maggio Parigi: OCSE. 4. IMF, World Economic Outlook, ottobre World Economic Forum. The Europe 2020 Competitiveness Report: Building a More Competitive Europe Ginevra: World Economic Forum. 6. Programma Nazionale di Riforma. Sezione III, Documento di Economia e Finanza, 18 aprile 2012 Disponibile all indirizzo nrp2012_italy_it.pdf. 7. Decreto Legge n. 201/2011, convertito in Legge n. 214/ Decreto Legge n. 1/2012, convertito in Legge n. 27/ Decreto Legge n. 5/2012, convertito in Legge n. 35/ Il Piano di Azione Coesione è stato sviluppato in collaborazione con la Commissione Europea a seguito dell Area meeting del 26 ottobre Sportello Unico delle Attività Produttive, SUAP. 12. Da completarsi entro luglio La nuova regolamentazione fiscale si chiama L Aiuto alla Crescita Economica (ACE). 14. Città del centro-nord: Roma, Bologna, Milano, Padova e Torino. Città del sud: Bari, Cagliari, Catanzaro, Campobasso, L Aquila, Napoli, Palermo e Potenza. 15. Banca Dati Coesionesociale.stat

15 8 DOING BUSINESS IN ITALIA Atlante della Competitività Unioncamere Nazionale e Istituto Guglielmo Tagliacarne Oltre alle società a responsabilità limitata, esistono diverse altre forme giuridiche in Italia. Le ditte individuali costituiscono, ad esempio, una fetta importante del panorama imprenditoriale. 18. Bari è l unica eccezione. 19. Dato il limitato numero di osservazioni, le correlazioni cross-section per dimensioni sono state calcolate facendo riferimento ai coefficienti di correlazione non parametrica per ranghi di Spearman e Kendall. I coefficienti di correlazione non parametrica di Kendall e Spearman tra tempi, procedure e ranking nell ottenimento di permessi edilizi e reddito regionale pro capite sono negativi e significativi al 5%. 20. Non sussistono correlazioni significative per i sotto-indicatori o i ranking per quanto riguarda il trasferimento di proprietà immobiliare, la risoluzione di dispute commerciali e l avvio d impresa. Per l avvio d impresa, esiste tuttavia una correlazione positiva e significativa tra il tempo necessario e livelli di reddito. Tempi più brevi sono associati ad un maggiore reddito pro capite. L analisi è stata completata utilizzando i coefficienti di correlazione non parametrica di Kendall e Spearman. 21. Abbreviazione di Comunicazione Unica 22. Campobasso è l unica città dove l imprenditore deve presentare personalmente una copia cartacea della Segnalazione Certificata di Inizio Attività al SUAP. 23. In ogni Paese, Doing Business prende in considerazione il tipo di società a responsabilità limitata piú diffuso: nel caso dell Italia viene presa in considerazione la SRL. Nel gennaio 2012, il governo italiano ha introdotto un nuovo tipo di società a responsabilità limitata: la società a responsabilità limitata semplificata (SRLS) con un capitale minimo pari a 1. Nel giugno 2012, i necessari regolamenti implementativi riguardanti le SRLS non erano ancora entrati in vigore. Le autorità italiane stavano inoltre discutendo la possibilità di introdurre un terzo tipo di società a responsabilità limitata. 24. Maggiori informazioni possono essere reperite sul sito web 25. Altre iniziative comprendono: 1) L analisi di tutti i regolamenti preesistenti. Il Regno Unito conta oltre regolamenti e strumenti statutari. Essi coprono virtualmente l intero spettro dell attività economica e impongono un costo enorme sulle imprese. 2) La creazione del sistema One In, One Out. Tale sistema impone alle autorità governative di valutare il costo netto dell ottemperanza delle imprese alle nuove normative ( In ). Tali calcoli sono convalidati dal Comitato di Politica Normativa, un organo indipendente. Se la nuova normativa ha un costo per le imprese, viene elaborata una misura di deregolamentazione ( Out ) che riduce il costo totale di almeno il medesimo importo. 3) L introduzione di clausole di revisione e caducità. Le autorità devono analizzare la rilevanza dei regolamenti dopo al massimo 7 anni dalla loro introduzione al fine di giustificarne il mantenimento in vigore. Fonte: Doing Business Bruhn, Miriam License to Sell: The Effect of Business Registration Reform on Entrepreneurial Activity in Mexico. Policy Research Working Paper Washington, D.C.: World Bank. 27. Aghion, Philippe, Robin Burgess, Stephen J. Redding e Fabrizio Zilibotti The Unequal Effects of Liberalization: Evidence from Dismantling the License Raj in India. American Economic Review 98 (4):

16 9 I rapporti Doing Business e Doing Business in Italia 2013 Nei Paesi in via di sviluppo il settore privato fornisce circa il 90% dei posti di lavoro 1 e laddove le politiche governative favoriscono un ambiente commerciale dinamico, con aziende che investono, creano posti di lavoro e incrementano la produttività, la popolazione dispone di maggiori opportunità. Un numero crescente di prove suggerisce tuttavia che i policy-maker che cercano di rafforzare il settore privato devono prestare attenzione non solo ai fattori macroeconomici, ma anche alla qualità di leggi, norme e accordi istituzionali che influenzano la vita economica quotidiana. 2 Quest anno è stato pubblicato il decimo rapporto Doing Business, ma nel 2003, quando venne realizzato il primo rapporto, esistevano pochi indicatori disponibili a livello mondiale e aggiornati periodicamente che permettessero il monitoraggio di questioni microeconomiche come le regolamentazioni dirette alle imprese locali. I primi tentativi, risalenti agli anni 80, ricorrevano per lo più a dati di percezione, ma simili indagini specialistiche o commerciali si concentravano su aspetti molto generici dell ambiente imprenditoriale e spesso catturavano esclusivamente le esperienze delle singole aziende. Queste analisi, inoltre, mancavano di specificità e compatibilità transnazionale, elementi che al contrario vengono assicurati da Doing Business grazie all analisi di operazioni, leggi e istituzioni ben definite piuttosto che di questioni generiche e prevalentemente basate sulle percezioni. Il progetto Doing Business, che intende valutare le regolamentazioni d impresa per le aziende nazionali in modo obiettivo, riguarda essenzialmente le piccole e medie imprese dislocate nelle maggiori città commerciali di ciascun Paese. Basandosi su casi di studio standardizzati, presenta indicatori quantitativi relativi alle norme che si applicano alle aziende nelle diverse fasi del loro ciclo di vita ed i risultati ottenuti possono essere confrontati con quelli di altri 184 Paesi nel corso del tempo. Nel corso degli anni la selezione degli indicatori per Doing Business è stata orientata da un importante insieme di informazioni raccolte attraverso i World Bank Enterprise Surveys, indagini atte ad evidenziare gli ostacoli principali riscontrati dagli imprenditori nello svolgimento della loro attività in oltre cento Paesi del mondo. Tali sondaggi hanno rilevato tra i fattori di maggior importanza per le aziende la tassazione (amministrazione fiscale e aliquote d imposta) e l allacciamento alla rete elettrica, suggerendo la realizzazione di indicatori riguardanti proprio queste due componenti. Inoltre, il modello degli indicatori Doing Business si è ispirato ad approfondimenti teorici ricavati da una vasta letteratura di ricerca 3 e la metodologia proposta consente di aggiornare gli indicatori in modo relativamente economico e replicabile. L analisi realizzata nel rapporto Doing Business risponde inoltre alle esigenze dei policy-maker, giacché questi sono coloro i quali controllano le norme e i regolamenti sui quali è necessario agire al fine di modificare il comportamento e l ambiente in cui operano le imprese. Doing Business, tuttavia, non si limita semplicemente a individuare l esistenza di eventuali problemi nell apparato normativo che regolamenta la vita delle

17 10 DOING BUSINESS IN ITALIA 2013 imprese in un dato Paese, bensì fornisce anche suggerimenti relativi alle riforme normative applicabili in questo ambito. Inoltre, la valutazione quantitativa delle regolamentazioni d impresa consente di analizzare il modo in cui l applicazione di norme specifiche possa influire sul comportamento delle aziende e sulle loro performance economiche. Il primo rapporto Doing Business copriva cinque argomenti e 133 Paesi, mentre l edizione 2013 analizza undici tematiche per 185 Paesi. Tra queste, dieci rientrano nella classifica aggregata sulla facilità di fare impresa, mentre nove riguardano la valutazione della distanza dalla frontiera. 4 Il progetto ha beneficiato del contributo di governi, accademici, professionisti e critici ed il suo obiettivo iniziale resta invariato: 5 fornire una base oggettiva per la comprensione ed il miglioramento dell ambiente normativo che regolamenta le attività imprenditoriali di un Paese. AREE DI COMPETENZA DI DOING BUSINESS IN ITALY 2013 Doing Business si basa sull idea che l attività economica, in particolare lo sviluppo del settore privato, tragga beneficio dall esistenza di norme chiare e coerenti, che definiscano e chiariscano i diritti di proprietà; che agevolino la risoluzione delle controversie; che migliorino la prevedibilità delle interazioni economiche; e che offrano ai partner contrattuali le protezioni indispensabili in caso di arbitrarietà e abusi. Se strutturate in maniera efficace, trasparente e accessibile per coloro ai quali sono dirette e se applicabili ad un costo ragionevole, tali norme saranno anche maggiormente in grado di indirizzare gli incentivi degli agenti economici in modo da promuovere crescita e sviluppo. Allo stesso modo, anche la qualità delle norme ha un importanza fondamentale, legata al modo in cui le società erogano sussidi e sostengono i costi legati alle strategie e alle politiche di sviluppo. Infine, è importante sottolineare che Doing Business riguarda le regolamentazioni d impresa efficienti e non necessariamente la loro riduzione (figura 2.1). Per la costruzione degli indicatori, il progetto Doing Business ricorre a due tipi di dati. I primi si ottengono dall interpretazione di leggi e norme in ciascun Paese: il team Doing Business, in collaborazione con esperti locali intervistati, interpreta il diritto civile per ottenere il numero di procedure necessarie per la risoluzione di una controversia commerciale dinanzi ai tribunali locali. Allo stesso modo, esamina una serie di ulteriori strumenti giuridici per il reperimento di altri dati fondamentali utilizzati nei vari indicatori, molti dei quali sono caratterizzati da un ampia dimensione giuridica. Infatti, circa tre quarti dei dati utilizzati in Doing Business sono basati su fatti, riducendo la necessità di avere un campione di esperti più ampio al fine di migliorare l accuratezza degli stessi. D altra parte, la presenza di esperti locali tra gli intervistati è fondamentale per confermare la comprensione e l interpretazione di norme e leggi da parte del team Doing Business. I dati del secondo tipo fungono da input per la costruzione degli indicatori che misurano la complessità ed i costi dei processi normativi, valutando l efficienza nel raggiungimento di un dato obiettivo normativo, come ad esempio il numero di procedure per ottenere un permesso edilizio o il tempo necessario per accordare l identità legale ad un azienda. In questo gruppo di indicatori, le stime dei costi vengono ricavate da piani tariffari e prospetti ufficiali di oneri e compensi, laddove applicabili. Le stime dei tempi comportano spesso una valutazione personale da parte degli intervistati, i quali hanno a che fare quotidianamente con i regolamenti o con le procedure in esame: questi esperti interagiscono con il team Doing Business in diverse occasioni, attraverso conference call, comunicazioni scritte e visite da parte del team, fino a che non si converge su una soluzione definitiva. Per la costruzione degli indicatori temporali, un processo normativo come quello per l avvio d impresa viene scomposto in fasi e procedure ben definite (per ulteriori dettagli, si veda la discussione FIGURA 2.1 Quali regolamentazioni d impresa Doing Business definisce SMART? S M A R T SEMPLIFICATE regolamentazioni che permettono di ottenere il risultato desiderato nella maniera più efficiente MERITEVOLI regolamentazioni con un impatto positivo e misurabile nel facilitare le interazioni che avvengono sul mercato ADATTABILI regolamentazioni che possono adattarsi ai cambiamenti che avvengono nel sistema economico RILEVANTI regolamentazioni proporzionate al problema che sono chiamate a risolvere TRASPARENTI regolamentazioni chiare e accessibili a tutti coloro che ne hanno bisogno Nota: Sviluppata da Doing Business, questa definizione di regolamentazione d impresa SMART guida la sua misurazione delle regolamentazioni. sulla metodologia in questo capitolo): in questo caso, Doing Business si basa sul lavoro pionieristico di Hernando de Soto, che applicò l approccio time-and-motion degli anni 80 per mostrare gli ostacoli associati alla costituzione di una fabbrica di indumenti nella periferia di Lima. 6 Doing Business in Italia 2013 è un rapporto Doing Business subnazionale (riquadro 2.1) che, in quanto tale, coglie diverse importanti dimensioni dell ambiente normativo nella misura in cui queste si applicano alle imprese locali. Fornisce infatti criteri di valutazione quantitativa delle norme per cinque indicatori: avvio di impresa, ottenimento dei permessi edilizi, trasferimento di proprietà immobiliare, commercio transfrontaliero (marittimo) e risoluzione di dispute commerciali (tabella 2.1.).

18 I RAPPORTI DOING BUSINESS E DOING BUSINESS IN ITALIA RIQUADRO 2.1 CONFRONTARE LE NORME A LIVELLO LOCALE: I RAPPORTI DOING BUSINESS SUBNAZIONALI I rapporti Doing Business subnazionali estendono l analisi degli indicatori al di là delle maggiori città commerciali, cogliendo le differenze in termini di regolamenti o di attuazione delle norme nazionali tra le città di un determinato Paese (come in Colombia) o di una determinata regione (come nell Europa sud-orientale). I progetti vengono avviati su richiesta dei governi centrali, e spesso alcuni di essi come ad esempio il Messico contribuiscono con finanziamenti. In alcuni casi, come accaduto nella Federazione Russa, anche i governi locali possono contribuire finanziariamente. Gli indicatori subnazionali forniscono ai governi criteri di valutazione standard, basati su leggi e norme, che consentono confronti oggettivi sia a livello nazionale che internazionale. Trattandosi di strumenti diagnostici, permettono di individuare gli ostacoli presenti in un dato ordinamento, evidenziando allo stesso tempo anche le buone pratiche facilmente replicabili in città con un quadro legislativo analogo. I governi sono coinvolti in un progetto subnazionale partecipando (a livello nazionale, regionale e municipale) a tutte le fasi della sua definizione e implementazione, scegliendo le città da prendere come riferimento, gli indicatori da esaminare per la cattura delle differenze locali e la frequenza con cui l analisi deve essere ripetuta. I progetti subnazionali creano uno spazio per discutere di possibili riforme normative e offrono a governi e agenzie l opportunità di imparare gli uni dalle altre, attraverso la continua collaborazione e la realizzazione di workshop formativi di tipo peer-to-peer. Anche una volta lanciato il rapporto, la condivisione delle conoscenze continua: in Messico, ad esempio, 28 dei 32 stati della federazione portano avanti scambi a cadenza regolare. Il benchmarking ripetuto crea una sana competizione tra le città al fine di migliorarne l ambiente normativo. La diffusione dei risultati consolida questo processo e offre alle città l opportunità di raccontare le loro storie. Quindici Paesi hanno richiesto due o più turni di benchmarking dal 2005 (tra queste, Colombia, Indonesia e Nigeria) e molte hanno esteso la copertura geografica a più città (come nel caso della Russia). In Messico ogni nuova indagine ha registrato un aumento del numero di Stati esaminati con un miglioramento dell ambiente normativo in ciascuno dei quattro set di indicatori inclusi, raggiungendo il 100% degli Stati nel Dal 2005 i rapporti subnazionali hanno riguardato 335 città in 54 Paesi, tra cui Brasile, Cina, Repubblica Araba di Egitto, India, Kenya, Marocco, Pakistan e Filippine. 1 Quest anno gli studi sono stati aggiornati in Indonesia, Kenya, Messico, Russia ed Emirati Arabi Uniti. Altre indagini sono in corso in Colombia, Egitto, Hargeisa (Somaliland) e Italia e sono stati pubblicati tre rapporti regionali: Doing Business in OHADA, che confronta le regolamentazioni d impresa nei 16 Stati membri dell Organization for the Harmonization of Business Law in Africa (Benin, Burkina Faso, Camerun, Repubblica Centrale Africana, Chad, Comore, Repubblica del Congo, Costa d Avorio, Guinea Equatoriale, Gabon, Guinea, Guinea-Bissau, Mali, Nigeria, Senegal e Togo). Doing Business in the East African Community, che copre cinque Paesi dell Africa orientale (Burundi, Kenya, Ruanda, Tanzania e Uganda). Doing Business in the Arab World, che copre venti Paesi mediorientali (Algeria, Bahrain, Comore, Djibouti, Egitto, Iraq, Giordania, Kuwait, Libano, Mauritania, Marocco, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Sudan, Repubblica Araba Siria, Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Cisgiordania e Gaza e Repubblica dello Yemen). 1. I rapport subnazionali sono disponibili sul sito web di Doing Business, alla pagina QUESTIONI NON ESAMINATE DA DOING BUSINESS IN ITALIA 2013 I dati Doing Business presentano limitazioni sostanziali che dovrebbero essere tenute in considerazione da coloro che li utilizzano. Portata limitata Gli indicatori Doing Business hanno una portata limitata. In particolare: Doing Business in Italia 2013 non analizza tutti gli undici indicatori esaminati nel rapporto Doing Business globale. Sono infatti esaminate solo le cinque aree di regolamentazione d impresa dove esistono differenze nella prassi a livello locale o vi sono dirette competenze delle autorità locali, ossia: avvio di impresa, ottenimento dei permessi edilizi, trasferimento di proprietà immobiliare, commercio transfrontaliero marittimo e risoluzione di dispute commerciali (tabella 2.1). Doing Business in Italia 2013 non valuta l intera gamma di fattori, politiche e istituzioni che influiscono sulla qualità dell ambiente imprenditoriale di un Paese o sulla sua competitività nazionale. Ad esempio, non coglie aspetti legati alla sicurezza, alla diffusione della corruzione, alla dimensione del mercato, alla stabilità macroeconomica (anche se il governo gestisce le sue finanze pubbliche in maniera sostenibile), allo stato del sistema finanziario o al livello di formazione e alle competenze della forza lavoro. Anche nell ambito della serie completa di indicatori inclusi nell analisi di Doing Business, la portata è deliberatamente limitata: ad esempio, l indicatore relativo all avvio di impresa non copre tutti gli aspetti della legislazione commerciale. Limitato a scenari standardizzati Una considerazione fondamentale per gli indicatori Doing Business riguarda il fatto che questi dovrebbero assicurare il confronto dei dati attraverso una serie completa di Paesi. Gli indicatori sono quindi sviluppati attorno a scenari standardizzati sulla base di ipotesi specifichei. Doing Business riconosce i limiti degli scenari standardizzati e delle ipotesi, ma sebbene queste ultime impediscano la realizzazione di analisi di portata generale, d altra parte garantiscono la possibilità di effettuare il confronto tra i dati: per questo motivo quando si effettuano analisi utilizzando indicatori economici, è facile imbattersi in assunti limitanti di questo genere. Le statistiche sull inflazione, ad esempio, si basano spesso sui prezzi di una serie di beni di consumo in alcune aree urbane, dal momento che la raccolta

19 12 DOING BUSINESS IN ITALIA 2013 TABELLA 2.1 Doing Business in Italy 2013 Analisi comparative in 5 aree della regolamentazione d impresa Indicatore Cosa viene misurato? Avvio d impresa Procedure, tempo, costo e capitale minimo versato Ottenimento dei permessi edilizi Procedure, tempo e costo Trasferimento di proprietà immobiliare Procedure, tempo e costo Risoluzione di dispute commerciali Fasi processuali, tempo e costo Commercio transfrontaliero marittimo Documenti, tempo e costo frequente di dati rappresentativi a livello nazionale potrebbe comportare costi proibitivi in molti Paesi. Tra le tematiche analizzate da Doing Business rientrano alcune aree complesse e altamente differenziate, per le quali i casi standardizzati e gli assunti debbono essere considerati e definiti con attenzione. Ad esempio, lo scenario standardizzato riguarda generalmente una società a responsabilità limitata o un suo equivalente legale. La giustificazione alla base di questa scelta è duplice. In primo luogo, le società private a responsabilità limitata sono, la forma commerciale più diffusa in molte Paesi del mondo. In secondo luogo, una simile definizione riflette l interesse di Doing Business ad ampliare le opportunità per l imprenditoria: gli investitori sono incoraggiati ad avventurarsi in un attività quando eventuali perdite sono limitate al loro capitale di partecipazione. Gli indicatori Doing Business presuppongono che gli imprenditori conoscano e osservino le normative applicabili. Nella realtà, gli imprenditori potrebbero non sapere cosa fare o come conformarsi alla legge, perdendo tempo prezioso nel tentativo di scoprirlo. In alternativa potrebbero astenersi in maniera assoluta dall adempimento, ad esempio non iscrivendosi alla previdenza sociale: infatti, laddove le normative sono particolarmente onerose, i livelli di informalità tendono ad essere più alti (figura 2.2). L informalità ha un prezzo. Rispetto alle controparti del settore formale, le aziende del settore informale si sviluppano generalmente in modo più lento, hanno un minore accesso al credito e impiegano un numero inferiore di lavoratori che non sono tutelati dal diritto del lavoro. 7 Tutto questo potrebbe riguardare in misura maggiore le imprese di proprietà femminile, secondo FIGURA 2.2 Alti livelli di economia sommersa sono associati a posizioni basse nella classifica Doing Business Economia sommersa espressa in % del PIL, Classifica DB2013 sulla facilità nel fare impresa Nota: La correlazione tra le due variabili è 0,57. Le relazioni sono significative al livello del 5% dopo aver controllato per il reddito pro capite. Il campione è composto da 143 economie. Fonte: Banca Dati Doing Business; Schneider, Buehn and Montenegro alcune ricerche specifiche effettuate in determinati Paesi. 8 Le aziende del settore informale, inoltre, sono meno propense a pagare le tasse. Doing Business valuta una serie di fattori che contribuiscono a spiegare l informalità offrendo ai policy-maker la possibilità di approfondire eventuali aree di riforma. Per ottenere una migliore comprensione dell ambiente imprenditoriale ed avere una prospettiva più ampia riguardo alle sfide poste dalle riforme politiche, gli approfondimenti di Doing Business devono essere associati ai dati provenienti da altre fonti, come i World Bank Enterprise Survey. 9 PERCHÉ QUESTO INTERESSE? Perché Doing Business si concentra sull ambiente normativo delle piccole e medie imprese? Perché sono proprio queste a determinare concorrenza, crescita e creazione di posti di lavoro, in particolare nei Paesi in via di sviluppo. Tuttavia, il 65% circa dell attività economica di questi Paesi si svolge nel settore informale, spesso a causa dell eccessiva burocrazia e dell onerosità normativa, e le aziende non hanno così accesso alle facilitazioni ed alle tutele offerte dalla legge. Ad ogni modo, anche le imprese che operano nel settore formale potrebbero non avere accesso a tali opportunità: laddove le normative sono gravose e la concorrenza limitata, il successo di un imprenditore tende infatti a dipendere dall esistenza di relazioni interpersonali favorevoli. D altra parte, quando i regolamenti sono trasparenti, efficaci e implementati in modo semplice, gli aspiranti imprenditori hanno meno problemi a competere, innovare e crescere. Le aree di interesse di Doing Business sono importanti per lo sviluppo e la riduzione della povertà? Lo studio Voices of the Poor della World Bank ha interessato persone povere di tutto il mondo, a cui è stato chiesto come pensavano di poter sfuggire alla povertà. 10 Le risposte sono state inequivocabili: donne e uomini, indifferentemente, hanno dichiarato di

20 I RAPPORTI DOING BUSINESS E DOING BUSINESS IN ITALIA riporre le loro speranze in particolare sul reddito generato dalla loro attività o da stipendi provenienti da attività di lavoro dipendente. Per permettere la crescita, e fare in modo che tutti indipendentemente dal livello di reddito possano beneficiarne, serve un ambiente in cui coloro che giungono con stimoli e buone idee possano entrare nel mondo degli affari e in cui le aziende virtuose possano investire e crescere, creando di conseguenza più posti di lavoro. In tal senso Doing Business valorizza le buone normative, ritenendo che rappresentino la chiave per l inclusione sociale. Doing Business funge da barometro dell ambiente normativo per le aziende nazionali. Ricorrendo ad un analogia medica, esso potrebbe essere paragonato ad un esame del colesterolo che, di fatto, non offre un immagine completa della nostra salute. Tuttavia, il nostro livello di colesterolo è più facilmente misurabile rispetto al nostro stato di salute generale, fornendoci informazioni importanti e avvisandoci quando dobbiamo modificare il nostro comportamento. In maniera analoga, Doing Business non illustra tutto quello che dobbiamo sapere sull ambiente normativo per le aziende nazionali, ma i suoi indicatori coprono aspetti più facilmente misurabili, indicando allo stesso tempo le aree in cui è necessario il cambiamento. Il tipo più appropriato di modifica da introdurre o di riforma normativa da applicare, tuttavia, può cambiare in maniera sostanziale a seconda dei Paesi. Per valutare se Doing Business costituisca una valida approssimazione dell ambiente imprenditoriale nella sua concezione più ampia e della competitività, un approccio consiste nel considerare le correlazioni tra le classifiche Doing Business e altri importanti benchmark economici. La serie di indicatori più vicina a Doing Business in termini di aspetti analizzati è quella riguardante la regolamentazione del mercato dei prodotti stilata dall Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE). Questi indicatori sono concepiti per aiutare a valutare la misura in cui l ambiente normativo promuove o impedisce la concorrenza e misurano ad esempio l entità dei controlli dei prezzi, l efficienza del sistema di licenze e permessi, il grado di semplificazione di norme e procedure, gli oneri amministrativi e gli ostacoli legali e normativi, nonché la diffusione di procedure discriminatorie ed il grado di controllo statale sulle imprese. 11 Questi indicatori, per i 39 Paesi analizzati (tra i quali sono inclusi anche grandi mercati emergenti), sono decisamente correlati alle classifiche Doing Business (il coefficiente di correlazione, in questo caso è di 0,53) (figura 2.3). Un elevata correlazione (0,83) esiste anche tra le classifiche Doing Business e quelle pubblicate nell Indice di Competitività Mondiale del World Economic Forum, che tuttavia si fonda su un criterio di valutazione molto più ampio, analizzando fattori come la stabilità macroeconomica, aspetti legati al capitale umano, la solidità delle istituzioni pubbliche e la complessità del mondo imprenditorale (figura 2.4). 12 Esperienze di regolamentazioni d impresa che coinvolgono l espressione di giudizi personali, come quelle colte dall Indice di Competitività Mondiale, spesso variano maggiormente nell ambito di ciascun Paese (ossia, tra intervistati dello stesso Paese) che tra Paesi diversi. 13 Una correlazione elevata come quella individuata potrebbe quindi coesistere con la presenza di importanti differenze all interno di ogni Paese esaminato. DOING BUSINESS IN ITALIA 2013 COME ESERCIZIO DI BENCHMARKING Cogliendo dimensioni chiave dei regimi normativi, Doing Business in Italia 2013 offre un ottima opportunità di benchmarking. Un simile esercizio è necessariamente incompleto, proprio come i dati Doing Business hanno una portata limitata: è utile quando sostiene il giudizio, ma non quando lo sostituisce. Doing Business in Italia 2013 offre due prospettive sui dati che raccoglie: presenta indicatori assoluti e classifiche tematiche per ognuna delle tredici città valutate sulla base di cinque tematiche normative: avvio di impresa, ottenimento dei permessi edilizi, trasferimento di proprietà immobiliare, commercio transfrontaliero (marittimo) e risoluzione di dispute commerciali. L indicatore relativo al commercio transfrontaliero (marittimo) misura sette porti, diversi dalle tredici città esaminate nel resto del rapporto, ma fornisce due classifiche separate: una per i porti regionali e di transhipment e un altra per i porti gateway. Un attenta valutazione è necessaria per interpretare queste misure in ciascuna città e per definire un percorso FIGURA 2.3 C è una forte correlazione tra le classifiche Doing Business e le classifiche OCSE sulla product market regulation Classifica OCSE sugli indicatori di regolamentazione dei mercati dei prodotti del Nota: Le relazioni sono significative al livello del 5% dopo aver controllato per il reddito pro capite. Fonte: Banca Dati Doing Business; Dati OCSE. Classifica DB2013 sulla facilità nel fare impresa

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