Colle ghiamoci, numero di dicembre-gennaio a.s sommario

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2 1 pag. 2 pag. 4 pag. 8 pag. 9 pag. 9 pag. 10 pag. 11 pag. 12 pag. 13 pag. 14 pag. 15 pag. 16 pag. 20 pag. 20 pag. 21 pag. 22 pag. 22 pag. 23 pag. 24 pag. 24 pag. 26 pag. 28 pag. 28 pag 30 pag. 33 sommario Editoriale IL mio Canto di Natale, A. Carucci E Natale, E. Brescia La Grande Stella, Eleonora Gioacchhini Un Natale educato, Edoardo Antonelli Un Natale criminale, Gabriele Francesconi Un Natale infernale, Niccolò Benigni Citazioni, ovvero la vita su Errat, Andrea Esposito La mia Isola che non c è, Elena Cedrini Gugnone Un gattino vagabondo, Giada Lettieri L amore nel cuore, Alessandra Grasso Smemorino e Ippolita, la Sera dei Miracoli Emma Virginia Treggia Neve, Elisa Suares Il Natale, Gabriele Volpini Gesù tu sei nato nella stalla, Marco Fusco Mi presento: sono un antico romano, Eleonora Brescia La gioia per Gesù, Mattia Panella Il Natale è arrivato, Eleonora Acca Gesù tu ci vuoi bene, Caterina Tridico I Babbi Natale, Emma Virginia Treggia Un Caldo Natale, Lorena Di Cesare A Natale sogno ad occhi aperti, Arianna Bartolotta Litigio natalizio, Giacomo Pignotta La povera Eleonora, Silvia Russo Scuola sul bel Colle, Francesca Salerno

3 2 editoriale Carissime lettrici e carissimi lettori, sono sicuro che ognuno di noi conserva nel profondo dell animo, un frammento del proprio cuore di fanciullo. Sono anche convinto che, attraverso quel frammento, si potrebbe, anche solo per un istante, essere proiettati indietro nel tempo e rivivere le emozioni dei Passati Natali: i profumi di dolci e pietanze tradizionali, i caminetti accesi, gli alberi di Natale variopinti, le bambole di pezza, i soldatini di piombo, le slitte di legno, i cavallucci a dondolo, le tavole imbandite dai drappeggi ricamati a mano dalle nonne, i presepi di cartapesta e pupazzetti di coccio, le atmosfere delle candele accese, i carillon che diffondo le dolci melodie natalizie. Ci auguriamo che queste pagine siano capaci di ravvivare nel vostro cuore quell antico entusiasmo, quell ingenua semplicità che rendeva concrete e tangibili anche le favole. Proprio quell immaginazione ha preso forma qui, in questo numero del nostro periodico, grazie agli stimoli del professor Franceschilli della professoressa Carucci, ai quali va la mia gratitudine. I nostri giovanissimi poeti e scrittori saranno capaci di allontanarci dai fragori del consumismo e donare al nostro Natale presente un momento di intimità. Introduce la raccolta il testo dello spettacolo di Natale di quest anno, un adattamento in chiave moderna del celebre Canto di Natale di Dickens, ad opera della felice penna della professoressa Carucci, che tanto è stato apprezzato e che ho desiderato conservare e proporre a tutti voi. Segue una raccolta di poesie natalizie, che rappresentano l esordio letterario dei ragazzi delle qiunte classi della scuola primaria. Parole ricche di suggestione seppur timide come i primi passi di un bambino, ma ricche di tenerezza come il suo sorriso. Seguono poi una serie di racconti, temi svolti in classe in realtà, che sono sorprendenti per originalità, considerando la giovane età degli autori. Il Natale qui è rappresentato in modo inusuale ma non meno suggestivo. Chiude poi un omaggio sincero e spontaneo di una nostra giovane alunna, un bel regalo che ho voluto mettere sotto l albero e che mi riempie d orgoglio, perché rappresenta la ragione principale per la quale vale la pena di fare questo lavoro. Un sincero augurio a tutti voi! Buon Natale e felice anno nuovo. Prof. Salvatore Rotunno

4 3 Il Mio Canto di Natale Introduzione Quella gelida sera della vigilia di Natale il Signor Ebenezer Scrooge, importante uomo d affari dal cuore arido e falso, come tutti dicevano sottovoce, si accingeva a rientrare in casa come al solito trasportato dal rombo di una sfavillante Mercedes. Nessun festeggiamento, nessun amico, nessun calore. Solo i suoi denari che egli amava trasformare con operosa maestria in lusso sfrenato. E non che questo gli procurasse il benché minimo motivo di gioia. A quanto pare la felicità non era contemplata nel suo miope orizzonte d attesa. Il consumismo è ciò che conta, pensava il vecchio, e questo pensiero era sufficiente ad assicurargli un apparente serenità interiore. Ebenezer parcheggiò l auto nel suo super-garage con precisione svizzera, scese e percorse a passi svelti il chilometro di vialetto che lo separava dall ingresso della villa. Stava per inserire la chiave magnetica nella toppa ops, che dico, nella fessura super-elettronica del portoncino altrettanto super-blindato, quando improvvisamente lo sguardo familiare e consueto del suo defunto socio in affari Jacob Marley si materializzò sul display del cartoncino magnetico e gli comunicò con voce metallica e ripetitiva un asettico presagio: Riceverai Tre Spiriti. Riceverai Tre Spiriti. Riceverai Tre Spiriti. Ebenezer non diede troppo peso a quella che aveva tutta l aria di essere una visione. Sarà quel dannato panino che ho mangiato a pranzo. Mi è rimasto sullo stomaco. Dovrò cambiare il servizio catering pensò, infilò la chiave ed entrò. Sulla tavola della cucina la colf gli aveva lasciato, come da ordine, la cena. Ebenezer non aveva fame. Ripose ogni cosa in frigo e riprese i suoi conti esattamente dove li aveva interrotti prima di uscire dall ufficio. Passò qualche ora, così, nel più banale materialismo. Fu allora che accadde qualcosa d irripetibile nella vita di Scrooge. Il suo telefonino iniziò a squillare, a squillare e a squillare. Al freddo e ritmato trillo elettronico si aggiunse un inquietante e profondo suono di catene trascinate sul

5 4 pavimento. La paura per la prima volta colse Ebenezer svelandogli che anche lui possedeva un anima. Non fece in tempo ad alzarsi per fuggire che lo spettro aveva raggiunto il suo cupo studiolo illuminando la stanza di una luce di gran lunga più calda di quella del monitor del suo PC. Non c era nulla d aver paura. Lo spirito aveva intenzioni amichevoli e gli si rivolse con voce tenue e gentile: Buona sera. Sono. Ebenezer lo interruppe Sss sss ei il Ppp pp rimo Spirito?. Certo! Come ha fatto ad indovinare?, chiese lo spettro sorpreso Sono lo Spirito del Natale Passato. Orsù, siamo in ritardo; dobbiamo frugare nei Vostri ricordi di gioventù. Natale passato Fu così che Ebenezer iniziò a conoscere se stesso rivivendo le gioie e, ahimé, soprattutto i dolori del passato. Gli ritornarono alla mente le sue letture di bambino chiuso in collegio a seguito della morte della madre. Rivide il suo più grande amore, volutamente abbandonato in uno sconsiderato baratto con il business, ora rallegrato dall affetto di una famiglia che non era la sua. Scorse Marley che, solo e rassegnato, su un letto di ospedale attendeva la sua ora. Ebenezer implorò lo spettro di interrompere il misero viaggio e lo allontanò minacciosamente. Poi scoppiò in un pianto dirotto. Pianse fino allo sfinimento e cadde sul pavimento come corpo morto cade. Quando riprese i sensi era notte fonda. Lo aveva svegliato il Suo Gatto, unico e silenzioso compagno di quel po tempo che gli era rimasto da vivere. Aveva fame. Il miagolio era divenuto così insistente che Scrooge si alzò e per qualche istante si dimenticò degli ultimi avvenimenti. Si diresse verso la cucina, aprì il frigo e trovò la sua cena ancora intatta. Si trattava di un antipasto misto di pesce affumicato; Perfetto per la Vigilia di Natale, pensò. Gli venne fame e per la prima volta nella sua vita condivise il pasto con il felino. Grazie!. Ccc hi ha parlato? Ebenezer tornò a spaventarsi. Io disse il gatto Molto piacere, sono lo Spirito del Natale Presente. Coraggio! Ora che abbiamo la pancia piena sarà il caso di uscire per dare un occhiata in giro.

6 5 Natale Presente Ebenezer aveva preso in braccio lo Spirito Gattico e i due insieme avevano vagato per le strade senza una precisa direzione, a piedi, sotto una leggera pioggerellina. La città sfoggiava tutto il suo brusio di felicità apparente. Luci, tram, trite e ritrite musichette natalizie, negozi ancora incomprensibilmente aperti e vuoti; locali pieni, passanti immersi in un inconsistente conversazione telefonica, manifestazioni di varia volgarità sulla piazza principale. Voltato l angolo, anche quella sera, senza eccezione alcuna, la stazione prestava i suoi fianchi a file di cartoni sotto i quali i senzatetto costruivano i loro sogni. Quella sera la città gli aveva gridato il suo solito appello di disperazione e, fatto strano, per la prima volta, in compagnia dello spettro, Ebenezer aveva potuto percepirlo. Il suo cuore era così triste che per un momento gli era parso che nulla avrebbe mai potuto risollevarlo. Voltato l angolo, la sua disperazione era stata distratta da un canto proveniente da un antica chiesetta che si ergeva sull angolo di un angusto crocevia del centro. Il gatto era sceso dalle sue braccia e, incuriosito, era entrato seguito da Ebenezer. Astro del ciel Il Redentore era nato ed era lì, vicino a Scrooge, e lui lo sapeva. Grazie a questa nuova consapevolezza il cuore del vecchio aveva trovato un po pace. L avventura, però, non era ancora giunta al termine. I due compagni uscirono. Fuori tutto era sprofondato in una fitta nebbia. Il gatto fece un cenno di saluto, si arrampicò sul lampione posto sul ciglio del marciapiede e si dileguò tra i tetti. La luce si spense d un tratto. La paura fece di nuovo capolino nell animo di Scrooge il quale si rannicchiò sulla soglia del portale della chiesa nella sicura attesa che di lì a poco sarebbe accaduto qualcos altro.

7 6 Ecco emergere da un tombino quello che aveva tutta l aria di essere uno spirito dell oltretomba. Quell ombra nera e fuligginosa lo interpellò: Alzati, Scrooge, sono lo Spirito del Natale Futuro! Non c è più tempo ormai. E necessario che tu conosca la sorte che ti aspetterà il prossimo Natale. Ebenezer era esausto ma non aveva più paura. Senza ribattere nulla lo seguì attraverso i sotterranei della città. Natale Futuro Scrooge aveva percorso in silenzio quel lugubre e maleodorante corridoio cercando di non perdere mai d occhio il nero mantello dello spettro che percorreva sicuro il Suo Regno. Al termine del percorso si ritrovarono su di un grande prato verdeggiante. L aria era tiepida e il sole illuminava i bianchi marmi delle lapidi del cimitero della città. L ombra indicò il fondo del campo dove si stava svolgendo un insolito funerale. Un sacerdote pronunciava le ultime formule prima dell interramento di una cassa. L unico testimone era un ragazzetto dai grandi occhiali neri e dall aria sinceramente e profondamente afflitta. Accanto a lui il Suo gatto. Ebenezer comprese immediatamente: si trattava del Suo funerale. Sarebbe morto entro un anno esatto, in casa sua. Accanto a lui il suo gatto. Per sua fortuna, il suo segretario sarebbe passato, come da lui ordinatogli, per consegnargli le ultime pratiche. E lo avrebbe trovato morto, il giorno di Natale. Redenzione La consapevolezza dell ineluttabile e miseranda fine non atterrì Ebenezer. In fondo non riusciva a cogliere alcuna differenza tra la sua futura condizione di defunto e la presente condizione di vivente. Si poteva definire vita la sua esistenza fino a quel momento interamente votata al vile guadagno? La sensazionale scoperta gl infuse un inspiegabile desiderio di cambiamento. Percorse la strada a ritroso e si precipitò nella chiesetta dove aveva incontrato il Redentore per la prima volta. Lì lo splendido coro di piccole voci aveva appena terminato i canti di veglia quando Scrooge ebbe il coraggio di chiedere: Vi prego, cantate ancora!. Tu scendi dalle stelle Ebenezer spalancò le braccia e il sorriso al delizioso consesso, fece un elegante inchinò e corse fuori. La nebbia si era diradata. Malgrado fosse ancora notte, il nostro Scrooge si accorse che la città era diventata limpida così come la sua anima. Iniziò a saltellare e a canticchiare di schietta

8 7 gioia. D improvviso si ricordò dei poveri della stazione. Si fermò al primo bancomat e ritirò quanti più soldi la fessura automatica si mostrò disposta a versagli. Prese l ultima corsa notturna e raggiunse i binari mentre il primo sole si affacciava dietro i grattacieli. Una volta lì chiamò il suo personale servizio di catering, radunò i proprietari di tutti i ristoranti dei dintorni e organizzò il più grande pranzo di Natale che si fosse mai visto negli ultimi tempi. A tavola s incontrava chiunque, dai più ai meno bisognosi, uomini e animali che fossero. Jingle Bells Questo era il nostro Canto di Natale per voi, cari genitori. Un gentile e sincero omaggio dolcemente elargito dal Nostro giovane cuore così naturalmente predisposto al rinnovamento che non può non raggiungere il Vostro Cuore. Perché non osiate pensare di aver ormai raggiunto ogni traguardo; perché crediate fermamente che, così come Gesù Bambino, la vostra anima possa rinascere ogni giorno; perché il nostro cuore è il vostro cuore; perché la nostra Scuola è la Vostra Scuola. Vi vogliamo bene. Grazie per averci prestato attenzione Buon Natale a tutti Voi Buon Natale a tutti Noi. E Natale Prof.ssa Alessandra Carucci

9 8 È Natale! Soffia un vento di maestrale e arriva Babbo Natale con il suo stivale. Dalla soffitta tira fuori la slitta, trainata da renne con le loro dorate antenne. I bambini aspettano con ansia i regalini: torroni e panettoni sono i loro doni. Con il calendario dell'avvento ad ogni regalo felice mi sento; ma la cosa più importante è Bambin Gesù che ci protegge da lassù. Eleonora Brescia classe V A

10 9 Grande stella Grande stella, che illumini con la tua luce, ci indichi la via che dal Bambinello ci conduce. Quando ti guardo, mi fai sognar il grande regalo che Babbo Natale verrá a portar. Nastri,luci e colori: la cittá é in festa e la neve gelida risplende. I bambini aspettano i doni e nel proprio desiderio si spera: cosí di bontà si riempie il cuore. Eleonora Gioacchini classe V A Un Natale educato Il Natale era scomparso e con lui le vacanze. Io ed i miei compagni della III A fummo incaricati d indagare sul mistero. Dovevamo trovare al più presto una soluzione. Decidemmo d incontrarci a casa mia e tutti e ventisette iniziammo ad organizzarci dividendoci i compiti. I primi venti partirono per il Polo Nord mentre i restanti sette rimasero a Roma continuando ad indagare sui pochi indizi che avevamo. Io preparai le valigie in un battibaleno e partii per la Lapponia insieme alla prima squadra. Il viaggio fu molto stressante; arrivati chiedemmo agli abitanti del luogo dove vivesse Babbo Natale. Un abitante ci indicò la strada e noi ci precipitammo davanti la sua porta. Dopo due colpi di campanello un uomo alto quasi due metri ci aprì; indossava una vestaglia da notte tutta rossa, i cui bordi delle maniche erano bianchi, e teneva in mano una tazza calda di cioccolato fumante. Ci disse Chi siete?. Io Siamo venuti ad indagare il motivo per il quale lei non festeggia più il Natale portando doni. Lui rispose E molto semplice: i ragazzi di oggi sono

11 10 molto maleducati e mancano di rispetto a tutti. Io risposi Dunque, se i ragazzi mutassero il loro comportamento lei tornerebbe a regalare doni?. Sì, certo! terminò il discorso Babbo Natale. Dopo aver informato gli altri sette, tutti insieme cercammo di trovare una soluzione per riportare questa spiacevole notizia al mondo intero. Mentre eravamo di ritorno, la squadra di Roma aveva già trovato la soluzione: divulgare la notizia in TV. Gli adulti furono molto dispiaciuti ma provvidero immediatamente ad educare i loro figli. Il Natale seguente Babbo Natale tornò a portare doni e tutti tornarono allegri. Edoardo Antonelli classe III A secondaria Un Natale criminale Il Natale era scomparso! Quasi tutti ne erano certi; alcuni scettici ritenevano che il Natale, essendo un entità astratta, non poteva sparire ma peccavano d immaginazione. La III A fu chiamata ad intervenire immediatamente e si riunì. Sono stati i Professori esclamò Cipriani. No, anche loro vanno in vacanza! ribatté Elena. Potrebbe essersi ritirato! queste furono le parole di Davide. Perché non avrebbe dovuto pensarci prima? rispose Daniele. Potrebbero essere stati i genitori! fu la risposta di Saili. E una possibilità disse Manuela. Allora che aspettiamo? Troviamone qualcuno! escogitò Fasciani. I ragazzi uscirono da scuola ed iniziarono a chiedere agli adulti se avessero figli. Ricevettero molti No di risposta. Malgrado ciò, dopo diverse ore di ricerca, Lorena trovò una donna che affermava di avere dei figli. Questa fu

12 11 immediatamente trasportata a scuola e sottoposta ad interrogatorio. Lei negò qualsiasi tipo di partecipazione nelle attività svolte contro il Natale da parte dei genitori. Quindi Bartolotta affermò che gli unici possibili colpevoli dovevano essere coloro che odiavano il Natale. Dopo varie ipotesi fu localizzata la residenza dei presunti colpevoli della sparizione di diversi elementi natalizi; si trattava di un condominio i cui condomini erano noti per odiare il Natale. La squadra speciale s infiltrò nell edificio alla ricerca di Babbo Natale il quale fu ritrovato da Emma e Matteo. I condomini, che odiavano il Natale, furono arrestati e Babbo fu interrogato per confermare la colpevolezza degli arrestati. Vostra Maestà imperiale, vi hanno rapito codesti criminali? chiese Lucrezia. Ti sembro un imperatore? rispose l uomo vestito di rosso. Non credo ma, come vede, illustrissimo, non possiamo provare con certezza che Lei non lo sia disse Flavia. Scusali, non hanno compreso con chi stanno parlando subentrò Mirea. Già. L avevo intuito! rispose il Babbo. Comunque, chi ti ha rapito? chiese Mirea. Avevano il volto coperto e vestivano di nero, se escludiamo la maglietta bianca su cui era disegnata una stella rossa in alto a sinistra disse Babbo Dunque i colpevoli non sono gli arrestati ma sono i co!. Esclamò Gaia No! Ho capito chi è stato. Il Professor R.! Geniale: rapire Babbo Natale per essere ricordato. Collenews, essendo stato il primo giornale a comunicare la notizia, sarebbe passato alla storia insieme al suo direttore responsabile! Così il Professor R. fu arrestato e le vacanza di Natale si salvarono. Gabriele Francesconi classe III A secondaria Un Natale infernale Quella mattina, pur essendo un giorno molto triste e cupo, era il primo giorno di dicembre e si avvicinavano le vacanze di Natale ma, ahimé, le feste rischiavano di essere annullate se non fosse stato per l azione dell inarrestabile III A! Elena non fece in tempo a spengere la radio che in classe scoppiò il panico. L aula era diventata uuno zoo finché non irruppe la Professoressa Portoghesi che esclamò Suvvia, non disperate! Non vi ricordate di quella volta che avete salvato la voglia di studiare? Vi furono molti mormorii di assenso finché Emma disse Quel viaggio fu intrapreso per salvare lo studio ma questo è un altro discorso stiamo parlando del Natale! Il peso che grava su di noi e sulla terra è di gran lunga maggiore. La terra intera si aspetta che siamo noi a salvarlo. Emma era riuscita a far tornare il panico. Niccolò riprese In effetti non vorrei che fallissimo e che il mondo fosse condannato all inverno senza Natale per cento anni come si legge nelle Cronache di Narnia. Il Cattus, che ormai era stanco di rimanere in silenzio, esordì Miei prodi studenti, visto che siete così volenterosi di salvare il Natale, io e la Professoressa Carucci abbiamo un idea di dove possa trovarsi Babbo Natale. La speranza era tornata. Come stavo dicendo riprese il Cattus Babbo Natale si trova nell Inferno Dantesco. In quel momento il coraggio prese il posto della speranza. Subito Andrea chiese Quand è che si parte?. La Professoressa Carucci Subito. Andremo sull Appennino tosco-emiliano e partiremo dalla famosa

13 12 selva oscura. Non appena l insegnante terminò, risuonò un grido ostrogoto e la III A era pronta per partire con le provviste già preparate. Dopo due ore la classe era sul luogo. La foresta dovrebbe iniziare laggiù disse Mirea ed indicò un luogo molto fitto. Il Cattus smise di dare consigli Appena varcherete quel bosco io non potrò più assistervi; lo spirito del bosco tenterà di allontanarvi dalla retta via e la vostra indole selvaggia entrerà in azione: in baffo a me!. I ragazzi s incamminarono; appena entrati un brivido li percorse e in un baleno si ritrovarono armati fino al collo di archi, spade, asce, coltelli armature e chi più ne ha più ne metta. Subito si ricordarono di aver già maneggiato quelle armi e si sentirono più forti. Durante il viaggio il comportamento di ognuno cambiò; divennero più selvaggi e combattivi eliminando in men che non si dica ogni ostacolo incontrato sul percorso. Dovettero assistere a scene orribili; affrontarono ogni sorta di tortura e sortilegio. Arrivarono da Lucifero che teneva Babbo Natale in catene. Davanti a questa visione i ragazzi s infuriarono a tal punto che in breve Lucifero si ritrovò pieno di bernoccoli il Natale era salvo! Niccolò Benigni classe III A secondaria Citazioni ovvero La vita su Errat Desidererei vivere in un mondo più pacifico e meno bellicoso nel quale non scoppi una guerra ogni volta che si deve risolvere un contrasto fra due nazioni. Questo mondo potrebbe chiamarsi Errat, il pianeta inventato da Federico Cipriani. Errat, ovvero il contrario della terra, è il nostro pianeta. Su Errat non esiste alcuna forma di povertà; nessuno su Errat soffre la fame. Ogni abitante aveva ciò che serviva per vivere: una casa, l acqua e il cibo a sufficienza. Sul pianeta non esiste alcuna forma di discriminazione razziale; questo perché gli abitanti di Errat non avvertono alcun bisogno

14 13 di prendersi gioco delle persone considerate diverse. In realtà sarebbe abbastanza monotono essere tutti bianchi, tutti neri o tutti gialli. Gli abitanti di Errat tengono alla salvaguardia delle loro città, ragion per cui non la sporcano imbrattando i muri e non gettano ogni genere di cartaccia sui marciapiedi delle strade. Ognuna lavora per il buon funzionamento dell economia del paese e non per un misero e indegno stipendio. Operai, Commessi, Scienziati, Professori e e Meccanici lavorano per il bene del prossimo. Ciò avviene grazie all inesistenza di denaro. Ad esempio il conto al ristorante non si paga con i soldi ma con un grazie. La mancia consiste di complimenti ai cuochi ed ai camerieri. I politici prendono decisioni per aiutare gli abitanti e non per se stessi. I politici prendono decisioni per aiutare i cittadini e non per il proprio vantaggio. Per questo non esiste la crisi. Su Errat sono tutti molto responsabili. Ognuno è padrone di se stesso e delle proprie azioni. Non si è soliti individuare un capro espiatorio qualunque per scaricare su questo le proprie colpe. Spero che un giorno il nostro pianeta diventerà Errat. Andrea Esposito classe III A secondaria La mia isola che non c è Cosa sono i sogni? I sogni sono delle speranze che ognuno ha dentro di sé; essi possono essere più o meno raggiungibili ma sono sempre realizzabili. Se puoi sognarlo puoi farlo. Il sogno è il desiderio di poter realizzare o cambiare le cose. Ad esempio molti pensano Vorrei la pace del mondo. C è chi lo desidera davvero; si tratta di un ideale di qualcosa di differente, un mondo diverso in grado di realizzare i sogni di tutti e all altezza di questi. Ogni persona ha la propria isola che non c è. Il sogno di Peter Pan consisteva nel rimanere bambino anche se noi non conosciamo le motivazioni. Forse Peter era semplicemente un ragazzo lasciato un po a sé, senza una famiglia. Era un bambino cresciuto troppo in fretta. Dunque il suo ideale consisteva nel rimanere bambino. La mia isola che non c è è una vita serena a fianco di una persona che mi ama. Ogni isola che non c è può essere raggiunta in diversi modi. Peter Pan raggiungeva l isola volando. Il mio mezzo per raggiungerla è la musica. Quale strumento migliore di questa? La musica è fondamentale per la mia vita. Nel mio ideale Lei deve essere presente perché grazie ad essa tutto è migliore; nella mia isola che non c è Lei è la mia Trilly, compagna d avventure e cara amica. Il mio ideale è questo: una normalità felice, non senza problemi, con la musica sempre al mio fianco ad aiutarmi. I sogni a volte portano a dimenticarsi della realtà. Quando si sogna, bisogna sempre tener conto di ciò che si ha e di ciò che si è perché in realtà a volte è questo quello che si vuole. Elena Cedrini Gugnone classe III A secondaria

15 14 Un gattino vagabondo Un gattino vagabondo gira gira tutto il mondo. Fin da Babbo Natale vuole arrivare per chiedere regali da farsi portare. Vuole chiedere Pace, Amore e Felicità per tutti quelli che incontrerà. Girerà paesi e città e molta gente conoscerà. Arriva in Lapponia, lo incontra e ogni cosa gli racconta. Babbo Natale è molto felice per tutto quello che il micio gli dice e gli fa un regalo assai speciale che ogni cuor può rallegrare: Pace, Amore e Serenità lui ovunque porterà. Giada Lettieri classe V A

16 15 L Amore nel cuore L amore nel cuore è così speciale: sboccia come un fiore ed è fatale. Ti fa sognare, prova a capire, e ti fa immaginare che non potrà mai finire. E Natale, deve fiorire: è nato Gesù, non esiste più il Male! Questo ti fa capire che l Amore cresce sempre di più! Alessandra Grasso classe V B

17 16 Smemorino e Ippolita, la sera dei miracoli. Roma. La città più bella. Roma caput mundi. E proprio a Roma che la storia ha inizio. Correva il lontano 1073 d.c. e tra balli e canti si festeggiava la recente incoronazione dell imperatrice Ippolita, ritenuta la donna più bella di tutte, e del suo consorte. Era periodo di Natale. Davvero era Natale? Quindi come oggi! Si, piccola Elizabeth, proprio come oggi Stavo dicendo Nei suoi sontuosi abiti la futura imperatrice avanzava con sicurezza sentendosi lodare dall intero impero; ma un ragazzo, nascosto dietro la sua arpa, la scrutava particolarmente estasiato. Si trattava di un trovatore giunto a Roma dalla Provenza solo per vederla. Il suo nome era Lodovico. Lodovico, come tutti, aveva qualità e difetti; una sua qualità era quella di comprendere i sentimenti delle persone attraverso il loro sguardo, un suo difetto era la memoria Arrivato il momento di aprire le danze regali, Lodovico avrebbe dovuto cominciare a suonare ma aveva dimenticato l inizio della sua canzone! Ecco, appunto, la sua memoria corta iniziò a manifestarsi. Il direttore d orchestra lo guardava infuriato ed anche l imperatrice cominciava ad indispettirsi. Oh! E poi? Lui si ricordò della canzone? Ippolita I lo scusò? Me lo dite? Vi prego, il vostro racconto sta iniziando a piacermi!. Insomma, my lady, chi sta raccontando la storia? Io o voi? Perdonatemi Betty. Prego, continuate Dunque dov ero rimasta? Oh, povera me, vedete: mi avete fatto perdere il filo del discorso! Dicevate che Lodovico si era dimenticato ciò che avrebbe dovuto suonare! Ah, giusto! Il nostro musicista era nel panico, ma poi si ricordò e suonò così bene che l imperatrice non poté far altro che perdonarlo. Il giorno seguente Lodovico si ripresentò a corte per i provini come musicista ufficiale di corte Toc toc Chi è adesso?! Avanti! My lady, vostra madre chiede di voi; la cena di Natale è in tavola, è pieno di ospiti e sarebbe scortese farli attendere ulteriormente! Sareste così gentile da scendere?

18 17 No, Alfred. Riferite pure a mia madre che non ho intenzione di venire a cena finché Betty non avrà finito di raccontarmi la storia Oh, come desiderate. Con permesso Proseguite, Betty! Grazie! Dunque, Lodovico era lì alle selezioni. Dopo ore di attesa era arrivato il turno di esibirsi e fu, come sempre, bravissimo; ma nel bel mezzo della canzone la memoria svanì di nuovo! Panico. Ancora panico. Zap, lampo di genio! Il nostro fissò a lungo Ippolita negli occhi, comprese i suoi sentimenti, e pensò di rimediare esternandoli raccontando una storia: C era una volta una principessa bellissima di nome Ippolita. Era molto triste perché si sentiva sola. Certo, aveva tutto il reame ai suoi piedi e decideva ogni cosa. Ma purtroppo nel suo cuore sentiva un vuoto che non aveva mai provato. L amore Lodovico era in procinto di continuare ma poi Oltraggio! Non voglio ascoltare costui un momento di più! Che sia condotto nelle prigioni reali! - l imperatore era molto offeso dalla storia, essendo chiaramente convinto di essere lui il suo amore! Lodovico però aveva ragione, nessuno era ancora riuscito a colmare quel vuoto. Suvvia, non c è bisogno della prigione. E solo un povero sprovveduto! - lo supplicò Ippolita.

19 18 Sigh, sigh! Non riesce a colmare il vuoto! Sigh sigh. Sniff, sniff. Come la capisco! E poi a Natale, quanto deve essere brutto non avere nessuno da amare e nessuna spalla su cui piangere! Povera ragazza! Alfred, non pensavo foste tanto sensibile e romantico Ma che fate! Piangete?! Certo che no, my lady! Sniff, Sigh! Mi sudano gli occhi Dopo l ennesima interruzione, posso continuare?! Dunque, l imperatore diede ascolto alla moglie ed il trovatore fu graziato. Quella sera l imperatrice non riusciva a prendere sonno. Seduta sul suo letto a spazzolare i lunghi capelli biondi pensava a quel ragazzo rivolgendo verso il cielo i suoi occhi da cerbiatto color nocciola, nei quali era ancora evidente il riflesso di quel sentimento mancante nel suo cuore, quello che Lodovico aveva subito notato; eh già, aveva proprio ragione: era così che lei si sentiva Toc toc - qualcuno bussò alla finestra; era Lodovico, tornato per avere una seconda chance di entrare nell orchestra. Lei aprì la finestra e lo fece entrare. Lui eseguì il suo pezzo a meraviglia ma sul finale dimenticò le note. Da quel giorno Lodovico tornò ogni sera in camera di Ippolita a suonare per lei. Insieme passarono momenti stupendi; lei lo soprannominò Smemorino per il suo vizio di dimenticare i pezzi. Passarono anni e i due s innamoravano sempre più. Dai, Ippolita. E dillo a tuo marito che non lo ami! My lady! Lasciatemi finire! Ippolita sentiva il bisogno di rivelare al marito che non lo amava e che solo Smemorino era riuscito a colmare il vuoto, ma era il coraggio che mancava! Smemorino se ne accorse. Comprese che non avrebbe mai detto la verità all imperatore, dunque decise di farlo lui. Si presentò a palazzo chiedendo udienza al re il quale, sentite le sue ragioni, andò su tutte le furie e lo condannò a morte. Smemorino fuggì, lasciando Ippolita ad attenderlo affacciata alla finestra, in attesa di un miracolo di Natale che le restituisse il suo amore proibito. Anche oggi, se si va a Roma, si può ancora udire per i vicoli Smemorino; che da quel dì canta sconsolato la sua canzone (o meglio, i pezzi che ricorda della sua canzone). Anche lui, sai, è in attesa di una sera dei miracoli. Wow, come la canzone! E quando arriverà questa sera dei miracoli? My lady, indovinate un po? E proprio stasera! Dite sul serio? Quindi per la sera dei miracoli si intende la sera della vigilia! Esatto! Venite qui alla finestra. Vedete quelle stelle? Ecco, con un po di immaginazione tentate di unirle a formare una scritta! Bene, ora leggete.

20 19 Smemorino e Ippolita, la sera dei miracoli. Wow! È il titolo della storia? Quindi finalmente il miracolo è avvenuto! Già, tutto questo grazie al Natale! Che bella storia, ma voi come fate a saperla? Me l hanno raccontata Ora andate di sotto, vi aspettano i vostri ospiti! Okay. Alzai gli occhi al cielo e prima di tornare alle mie faccende diedi un ultimo saluto a quelle stelle: Buonanotte nonno. Buonanotte nonna. E la sera dei miracoli, fa attenzione! Qualcuno nei vicoli di Roma fa a pezzi una canzone Emma Virginia Treggia. Classe III A

21 20 Neve Neve era una bellissima ragazza, con gli occhi azzurri e i capelli scuri. Trascorreva i giorni a specchiarsi nelle acque del lago ed ad arricciarsi i boccoli dei capelli con il dito. Neve aveva una bellissima coperta azzurra, regalo dei suoi genitori Brezza e Zefiro. Il colore azzurro della coperta indicava il freddo. A Neve quella coperta stava troppo a cuore e, quando aveva freddo, se la buttava sulle spalle in modo da stare al calduccio; certe volte, per non fare brutta figura, si metteva sopra un altro mantello; oppure, quando aveva caldo, la appallottolava e se la metteva in tasca, senza farla vedere. Questa ragazza aveva un difetto: era presuntuosa e credeva di essere la più bella fra tutte le fanciulle. Un giorno, giunse in un paese sconosciuto dove vide una ragazza splendida: Tenebra, figlia di Tuono e di Nuvola. Tutti cadevano ai suoi piedi, lei era davvero la più bella fra tutte le fanciulle. Neve, vedendo che tutti i ragazzi più belli se ne innamoravano, venne colta dalla gelosia. Così, quando si fece sera, entrò nella sua stanza e le puntò un pugnale dritto al cuore per poi scappare e non farsi più vedere. Il padre di Tenebra, avendo visto quanto accaduto dall alto, punì Neve, portandola con sè nel cielo e obbligandola a trascorrere tutta la sua vita imprigionata lassù; inoltre le tolse la sua amata coperta, senza la quale sentiva freddo. Nei giorni gelati,quando la temperatura si avvicina allo zero, Neve è così fredda che piange fiocchi simili a batuffoli di cotone belli e maestosi come lei. Elisa Suares classe Il Natale Il Natale, una festa religiosa: Gesù ci trasmette i suoi insegnamenti. E' una festa gioiosa che dona pace ai cuori e alle menti.

22 21 La stalla con il bue e l asinello è presente in ogni casa dove si prepara il presepe più bello per la notte tanto attesa Gesù è nato, da tutti noi con amore viene salutato. Si respira gioia e amore nel giorno dedicato alla nascita del Signore. Gabriele Volpini classe V A Gesù, tu sei nato nella stalla Gesù, tu sei nato nella stalla, dalla pancia di Maria. I tre Magi sono stati guidati da una stella che gli ha indicato, per arrivare a te, la via. Tu le nostre menti hai saputo trasformar e ad ognuno hai donato un pizzico della tua Sapienza, che presto i nostri cuori ha voluto scaldar. In questa armonia si è diffusa tanta pazienza. Le luci, nella notte della speranza, non si possono certo narrare; ma la gioia e l abbondanza in ogni cosa vogliono entrare. Per chi ha fiducia e costanza, dal cielo, un dono sente arrivare. Marco Fusco classe V A

23 22 Mi presento: sono un antico Romano Mi presento: sono un antico romano, il mio nome è Giulio e sono, o per meglio dire ero, uno schiavo. Passavo sempre inosservato, trascurato da tutti, considerato meno di uno straccio trovato per strada. Impiegavo il mio tempo a servire i patrizi, un gruppo di nobili che formavano una gens. Una volta, mentre ripulivo le corone dei sette Re che governavano Roma, mi capitò di vedere veri guerrieri prepararsi ed allenarsi per le loro battaglie. Desideravo diventare come loro, ma dopo essere ritornato in me, capii che ero solo uno schiavo e che le possibilità di diventare un forte guerriero erano poche, anzi del tutto inesistenti. Ad un certo punto arrivò il guerriero Vercingetorige che mi disse:- Cosa fai qui impalato? Io non gli risposi e preferii tenere la testa abbassata, ma lui capì subito e continuò:- Dai! Vieni con me, ti mostro una cosa! Seguii correndo il guerriero mentre fissavo la sua bellissima armatura marrone con un mantello blu. Arrivammo sul posto e capii subito dove mi aveva portato quel misterioso e mitico eroe. Mi trovavo nel posto dei miei sogni, dentro il mio desiderio: nella palestra d allenamento dei guerrieri! Rimasi un bel po di tempo a fissare quella meraviglia, ma mi interruppe Vercingetorige, che era alle mie spalle, bussandomi sulla schiena. Mi girai di colpo, ed era proprio lì, davanti a me, splendida e luccicante, dorata con quattro gemme rosse sul pugnale: la spada del futuro Re. Mi avvicinai, stavo per toccarla, ma una voce sottile cominciò a strillare:-aiuto! Un leone inferocito è scappato dalla gabbia! Ha quasi mangiato uno dei nostri Re Patrizi! Qualcuno ci aiuti! - Guardai la spada per un secondo, poi, deciso e determinato, la afferrai e uccisi la belva salvando il nobile. E così che diventai Giulio Cesare, il Re! Vercingetorige era davanti a me e mi diede la corona. Ora non ero più Giulio lo schiavo, ma Giulio Cesare! Molti anni sono ormai trascorsi da questo episodio della mia vita. Ora la mia esistenza volge al termine: i capelli sono incanutiti; il soffio della vita non alimenta più le mie deboli membra. Un bambino verrà un giorno, destinato a regnare sul mondo con la bontà e il sacrificio. Spero di poterlo salutare, ma non credo di vivere ancora per lungo tempo... Eleonora Brescia classe V A La gioia per Gesù La tua nascita, tanto aspettata, porta gioia in ogni palazzo; la tristezza se ne è andata: luci e alberi su ogni terrazzo! Aiuti i bisognosi,

24 23 ci hai insegnato ad amare, fai felici gli scontrosi e, a Natale, tutti a cantare! I presepi e gli alberelli, le calze sopra il muro sono segni di pace. Si suonano i campanelli, ma la felicità c è di sicuro e ai bambini piace! Mattia Panella classe V B Il Natale è arrivato Il Natale è arrivato con il bue e con l'asinello. Gesù è tornato ed è il giorno più bello. Giuseppe e Maria stan nella stalla molte ore: il Natale è un'allegria ed i loro cuor son pieni d'amore. L'alberello è decorato, è il più bello è il più allegro e con i nastri l'han colorato. I bambini stan giocando: la neve é gia tornata e i bambini i regali stan scartando. Eleonora Acca, classe V A.

25 24 Gesù, tu ci vuoi bene Gesù, tu ci vuoi bene, anche se non ci sei mai Stai lassù nei cieli sereni e da lì non scenderai. Ma sei tu che mi dai gioia e ti voglio bene, sai! Ma anche la mia famigliola io non lascerò mai! Io ti voglio bene, Gesù e so che anche tu me ne vuoi. Io penso sempre a te che sei lassù. Puoi contare su di me se vuoi, come io conto su di te. Caterina Tridico classe V A I Babbi Natale Benvenuti, signore e signori, a Colle news! La notizia di quest oggi è natalizia: il natale è svanito forse per pigrizia? affermò Alessandro credendo che la sua battuta venisse gradita dagli ascoltatori. Esatto, Ale, sembra proprio che il Natale si sia volatilizzato! Il calendario di questo mese si ferma infatti al 23 dicembre. Per maggiori approfondimenti passo la linea a Gaia disse Giulia preoccupata. Gaia, l inviata speciale della radio, si era recata al Polo Nord dove Babbo Natale sarebbe dovuto essere già ad impacchettare regali su regali, ma Sigh, sigh Gaia era in lacrime quindi un operatore le ricordò di essere in onda. Ah, si sigh, sigh scusate. Snif, snif. Sono molto triste perché Babbo Natale se n è andato! E con lui Mamma Natale e tutti gli elfi Tornerà? Ve lo faremo sapere al più presto Sigh, sigh!. Ancora una volta la squadra speciale della III A è chiamata a risolvere questo interessante mistero. Rimaniamo in trepida attesa! concluse Giulia.

26 25 Alla casa base Giovanni Battista, la quadra speciale si stava riposando, quando DIN- DON! Vado iooooo! si offrì Flavia. Aprì la porta. Entrò un uomo alto, magro, calvo ed eccessivamente robusto; aveva lo sguardo severo di chi non aveva mai ricevuto abbastanza affetto. L uomo iniziò a parlare; aveva un accento misto tra siciliano e pugliese; parlava senza punteggiatura, senza fermarsi a giudicare dalla sua stazza parlava come mangiava. Dopo aver tentato di seguire il discorso, i ragazzi erano più confusi di qualcuno appena uscito da un film durato quattro ore senza averci capito nulla. L uomo notò la loro aria interrogativa e spiegò tutto da capo. Ciò che alla fine capirono fu: Babbo Natale non c era più. Neanche Mamma Natale e tutti gli elfi. Era la fine del Natale. Era quindi anche la fine di quell uomo, un noto pasticcere di torte natalizie. Dovevano aiutarlo. Come avrebbero fatto senza dolci?! Erano pronti a partire per la missione. Destinazione: Lapponia. Che f-f-frred-d-ddooo-o!!! si lamentò Matteo. Uffa, ti lamenti sempre! lo rimproverò Mirea. Sono giorni che camminiamo.quando arriveremo?! E poi, non avremmo potuto prendere l aereo? Mi sarebbe andato bene anche viaggiare in economica! Che so Easy-Jet?.. chiede sconsolata Sofia. C è crisi! rispose Marco. Finalmente all orizzonte videro una luce, la classica luce degli addobbi natalizi si sapeva che Babbo Natale era molto esuberante infatti la sua casa era facilmente riconoscibile: la più kitch e sfarzosa di tutte. Suonarono al campanello. Nessuna risposta. Entrarono. Babbo Natale era disteso a terra cosparso di sangue; il suo volto era segnato da profonde ferite; era evidente che Babbo Natale aveva subito un aggressione. Babbo Natale era morto e il Natale con lui. Non può finire così! si lamentò Niccolò. Mi dispiace, ragazzi, ma è la verità: il Natale non c è più. Affermò malinconica la Professoressa Carucci. No! Il Natale non è solo Babbo Natale; non è solo dolci; non è solo l albero ci rimane il presepe! la speranza si accese nello sguardo di Lucrezia. Hai ragione! L importante è lo spirito natalizio e la nascita di Gesù; il resto non conta. E poi, volete i regali? Li avrete. Noi saremo i Babbi Natale. L intera classe applaudì alla nostra Manuela; aveva avuto proprio una bella idea. Aspettate. Quindi dovremo tornare al Polo Nord? domandò Erika preoccupata. No, possiamo costruirli qui, in classe. Al lavoro! disse Emma.

27 26 Tutti si diedero da fare ed iniziarono a costruire quanti più regali potevano; in pochi giorni ne avevano pronto un sacco pieno. Ma come avrebbero fatto a consegnarli? Poste Lasalliane. Il gingle piuttosto orecchiabile suonava in TV e il professor Rotunno si accorse che era proprio ciò di cui aveva bisogno! In quattro e quattr otto telefonò al numero in sovrimpressione; non ricevendo alcuna risposta, andò a parlare con Fratel Luigi. Attenzione! Allacciatevi le cinture, si partee! l aereo delle Poste Lasalliane decollò con tutti i regali e la squadra completa a bordo. Durante il viaggio Arianna si interrogava sul perché della morte del buon vecchio Alfred ovvero sia Babbo Natale. Magari Mamma Natale era in combutta con il Coniglio Pasquale! Oppure la Befana; non ha mai sopportato che lui avesse più seguito di lei! ipotizzò scherzosamente Marco. DLIN-DLON! Attenzione, stiamo per raggiungere Parigi. DLIN-DLON la hostess diede una comunicazione di servizio. Parigi, capitale dell amore disse Lucrezia romantica. Più che altro: Capitale dello shopping! esclamarono Flavia e Sofia in coro. Dopo molti regali consegnati -e molto shopping!- la squadra si preparò a ripartire alla volta di Vienna. Viaggiarono molto; Berlino, Madrid, Rio alla fine tornarono esausti al Colle La Salle. Esausti ma vincenti. Ancora una volta: Missione Compiuta! Emma Virginia Treggia. Classe III A secondaria Un caldo Natale Era la mattina del 1 dicembre e tutti i ragazzi della terza A erano entrati a scuola contenti. Erano così vicini alle vacanze di Natale! Il professor Rotunno, anche lui felice dell atmosfera natalizia, preparava i ragazzi per i concerti, facendo loro saltare le noiosissime ore della professoressa Carucci per le strade c era tanta gioia. Le persone giravano per la città comprando regali da scambiarsi con i loro cari. I bambini giocavano con la neve. Alcuni andavano ad infastidire i vicini, lanciando palle di neve sulle loro finestre. Tutto era tranquillo e felice. Purtroppo la sera di quel primo dicembre non lo fu. La mattina successiva i ragazzi arrivarono a scuola agghindati di sciarpe, cappelli, giacconi ma la classe era caldissima. Sembrava fosse Agosto! Spaventati e stupiti i ragazzi corsero tutti alla finestra per vedere cosa stesse accadendo.

28 27 Era estate! Qualcosa non quadrava. Era Natale d estate! A questo punto non c era più tempo: dovevano salvare il Natale! Scesero tutti in cortile. Presero un telefono e provarono a chiamare Babbo Natale ma lui non rispondeva. Aveva la segreteria telefonica introdotta dalla consueta canzoncina di Natale. I ragazzi erano disperati ma non si rassegnarono e cercarono sulle Pagine Gialle il numero della Befana. Trovarono il numero e, senza aspettare, chiamarono. Pronto? Casa Luisa Maria Gilda Befana. Chi è che mi cerca? I ragazzi scoppiarono a ridere. La Befana allora ribadì: Pronto? Siete ancora in linea? Non sarete mica quelli della Vodafone. Beh, perché, se è così, io uso Wind, miei cari! I ragazzi allora risposero: Befana, Befana! Siamo la squadra speciale della Terza A e ci stiamo chiedendo perché l atmosfera natalizia se ne sia andata. Allora la Befana rispose: Oh mio Natale! La squadra speciale della Terza A! Ho sentito parlare moltissimo di voi! Ragazzi miei, Babbo Natale è impazzito. Non vuole più lavorare e, essendosi stufato del gelo invernale, se n è andato nel deserto del Sahara. Si è tagliato barba e capelli e lavora come portatore di cammelli in una piccola cittadina che si chiama l Oasi bianca. Vi prego, ragazzi, andatelo a riprendere!. I ragazzi, tutti felici, accettarono subito la proposta ma preoccupati chiesero: Come ci arriviamo nel deserto del Sahara? La Befana allora disse: Vi manderò delle alci magiche perché le renne natalizie sono nel deserto arido e caldo. Trovarono un vecchietto pelato e ustionato dal sole. Sei Babbo Natale? chiesero tutti in coro. Lorena lo guardò bene e disse: A me in realtà sembra più Buddha che Babbo Natale. Emma, allora, rivolgendosi a Lorena disse: A me sembra più un peperone gigante! Tutti risero, compreso il vecchietto che muoveva a malapena la bocca ustionata dal sole. Ragazzi, vi prego, riportatemi a casa disse il vecchino con un filo di voce. I ragazzi allora lo misero sulla slitta e Babbo promise che non avrebbe più fatto viaggi in Egitto! Lorena Di Cesare. Classe III A secondaria

29 28 A Natale sogno ad occhi aperti Aprii gli occhi. Mia madre sorridente mi svegliava accarezzandomi i capelli insieme a mio fratello pronto e vestito per andare a scuola. Mi alzai allegra e felice di affrontare una nuova giornata. Salii in macchina e in cinque minuti arrivai a scuola; gli insegnanti erano sorridenti e pieni di voglia di passare sei ore con noi ragazzi. La giornata continuò benissimo. Una volta finita la scuola, mi diressi per strada osservando il paesaggio che mi circondava. Era tutto così bello! I cittadini giravano per le strade in bicicletta; diciamo che la ricchezza non costituiva il punto forte degli abitanti della mia città. L aspetto che apprezzavo maggiormente consisteva nelle modalità attraverso cui le persone, anche se sconosciute tra di loro, chiacchieravano come se si conoscessero da una vita. Se, per distrazione o un problema, si verificava un incidente di certo non si scatenava una lite; la vittima e il carnefice cercavano insieme di risolvere la questione senza ricorrere ad un linguaggio offensivo. Ovviamente le mani non si muovevano dalle tasche. Il paesaggio era verdeggiante, potevamo trovare più vegetazione che persone. Questo era ciò che amavo della mia città; gli abitanti trattavano il luogo in cui vivevano come un bambino di cui prendersi cura. Nessuno si sarebbe mai permesso di usare un bambino come cesto dei rifiuti. Grazie a questa pulizia e salvaguardia dell ambiente, l aria che si respirava era impeccabile. Quanto mi piaceva respirare a pieni polmoni, soprattutto mentre vagavo per le vie piccole e strette, affiancate da bancarelle colorate che vendevano caramelle ai bambini del posto! Quanto era bello vedere gli adulti parlare tra di loro guardandosi dritti negli occhi e ascoltarsi a vicenda senza alcun tipo di distrazione! Era davvero bello e soprattutto sarebbe stato bello se fosse stato vero. Purtroppo mi accorsi che era solo un sogno. Mi ritrovai in un mondo dove la gentilezza e la correttezza venivano poste ad ogni occasione al secondo posto; mi ritrovai in un mondo in cui la voglia di studiare scarseggiava anche a causa della scarsa voglia di insegnare di alcuni docenti. Un mondo in cui le persone parlavano tra di loro fissando un telefono e non prestando un minimo di attenzione alla persone con cui stavano dialogando. Dubito fortemente che un giorno la mia città si trasformi nell isola che non c è che tanto desidero, ma, comunque, sognare non costa niente. Arianna Bartolotta. Classe IIIA secondaria Litigio natalizio I Babbi Natali di tutte le nazioni stavano ancora litigando; anche se la vigilia di Natale era vicina, loro però continuavano a non parlarsi. Cominciamo dall inizio: tutto ebbe inizio nella fredda mattina del primo di dicembre al Polo Nord. I Babbi Natali di tutto il mondo erano riuniti nel Consilium Natalis per organizzare la consegna dei regali in tutto il pianeta. Il Babbo Natale francese iniziò a lamentarsi dicendo (leggere con accento francese) : Io sto producendo più regalì

30 29 di tutti voì messi insiemè!. Il primo a ribattere fu il Babbo Natale tedesco o, come voleva essere chiamato lui, Babbo Natalhainz (leggere con accento tedesco): Quezto no ezzere azzolutamente fero! Quindi iniziarono a litigare senza pensare al Natale e coinvolsero anche gli altri Babbi Natali. Così siamo arrivati fino a questo punto. Ora però il Natale era in pericolo: era il 20 Dicembre e i Babbi Natali continuavano a farsi dispetti. Ad esempio il Babbo Natale africano aveva chiesto a Babbo Natalhainz (leggere con accento africano) : Mi potere prestare rena, perchè mia rena esere malata? Lui per tutta risposta aveva preso una renna di plastica e gli aveva detto: Quezta ezzere tua renna, tieni! I Babbi Natali si odiavano a tal punto da litigare per chi avesse la barba più lunga e il vestito più rosso: per esempio il Babbo Natale spagnolo si era rivolto al Babbo Natale inglese in questi termini (leggere con accento spagnolo): El mio vestido es el più rosso de tutti. E l altro (leggere con accento inglese): No è vero, mio vestito belisimo, anche più di tuo! I litigi continuarono ancora per molto tempo fino alla mattina del 24 Dicembre, quando tutti iniziarono a riempire i sacchi con i loro regali ma non aiutandosi, come facevano di consueto. Anche se da soli non ce la facevano; pur di non aiutarsi, tuttavia, avrebbero fatto qualsiasi cosa. Il Babbo Natale africano stava rovistando in tutti i suoi pacchetti quando ne trovò uno che non era suo ed esclamò (leggere con accento africano): Questo pacheto no è mio, esere di quell antipatico di BaboNatalhiz o come si chiama. Ora ci penso io a ridarglielo! Quando Babbo Natalhainz incrociò il Babbo Natale africano, questi gli tirò il suo pacchetto e poi scappò senza

31 30 farsi vedere, mentre Babbo Natalhainz sbottò ( leggere con accento tedesco ): Chi ezzere stato a tirarmi quezto pacchetto? I dissidi proseguirono ancora fino alla sera della Vigilia, quando i Babbi Natali si sarebbero dovuti muovere con le loro slitte dalla base del Polo Nord; in realtà non erano ancora pronti a partire. Infatti, non essendosi aiutati a riempire i loro sacchi, non avevano ancora finito. Forse ormai era troppo tardi, ma loro persistevano nel bisticciare, invece di preoccuparsi del fatto che forse quell anno non tutti i bambini del mondo avrebbero potuto ricevere i loro doni. Se questo fosse accaduto, i bambini sarebbero anche arrivati a credere che Babbo Natale non esistesse. I Babbi Natali finalmente se ne resero conto: capirono che dovevano mettere da parte le inimicizie e unire di nuovo le forze come facevano sempre, in modo da terminare il loro lavoro. Si riunirono tutti nella piazza centrale del loro villaggio, si scusarono a vicenda per tutti i dispetti che si erano fatti e giurarono, in nome del Natale, che non si sarebbero più comportati così. Babbo Natalhainz, che era stato il primo a causare litigi, osservò (leggere con accento tedesco) : Forze non tutto ezzere perduto, inzieme riusciremo a preparare e conzegnare i regali. Allora tutti gli altri capirono l importanza di saper perdonare. Tutti insieme riempirono i sacchi, li caricarono sulle slitte e con queste partirono e sfrecciarono nel cielo per consegnarli. I Babbi Natali hanno litigato, e un bel pasticcio hanno combinato; per il Natale salvare, si sono dovuti rappacificare Polo Nord Dall Elfo scrittore a tutti gli Elfi Giacomo Pignotta classe II A secondaria La povera Eleonora E la vigilia di Natale e tutti i bambini del paese sono contenti. La neve è molto alta, bianca e soffice. Gli interni delle abitazioni sono addobbati a festa e i negozietti sono chiusi. I bimbi più piccoli si confondono con la neve e i genitori, confusi, scambiano i loro pargoli. Quel giorno non tutti erano felici. C era una casa piena di bambini grandi e piccoli, dove abitava la piccola Eleonora, dell età di 13 anni. Vi si trovava da quando aveva festeggiato il suo primo compleanno, e nessuna famiglia voleva prendersene cura. Ogni Natale lo trascorreva con il suo amico Stich (un cane, anche lui trovato per strada). Le suore le avevano raccontato tutta la verità. Era una bella ragazza, bionda, alta e magra; aveva molti spasimanti che lei però rifiutava sempre. Era stata abbandonata quando aveva solo 12 mesi, da una persona sconosciuta, fatto per il quale non riusciva a trovare pace: ogni mattina e ogni sera non poteva fare a meno di pensare a

32 31 quell individuo sconosciuto. Verso le 11:00 si sentivano tutte le urla dei bambini che stavano preparando l albero di Natale e i suoi addobbi: era tutta un esplosione di colori, magliette dei pargoli comprese. Ma verso le 12:00 arrivò il postino: la piccola Eleonora gli corse incontro e lui, gentile come ogni volta, le consegnò la posta: un pacco sconosciuto accompagnato da una lettera. Entrò nella sua cameretta e la lesse. Nella maggior parte dei casi si trattava di risposte all orfanotrofio in merito a possibili adozioni; ma questa comunicazione era di un tono molto diverso: Alla mia piccola Eleonora, per un inaspettato Natale insieme ad una persona speciale. Arriverò, tu aspettami però. Lei rimase a bocca aperta e, presa dal panico, infilò quel foglio di carta dentro al cassetto molto furtivamente. Uscì di corsa senza pensare a chi si trovasse davanti agli occhi, scavalcando qualunque fila, qualunque automobile o persona anziana. Si rifugiò nel suo solito posticino, vicino ad una pianura famosissima in paese, LA PIANURA DELLA CULTURA, dove tutti i giovani si recavano per studiare e cercare la concentrazione. Lei in quel luogo aveva costruito una piccola capanna, sopra l albero. Salitavi, iniziò a pensare per la centesima volta a chi potesse essere quell'individuo sconosciuto che l aveva abbandonata nel settembre del 2001; e in quella bella giornata di dicembre, cercò di immaginarsi quel momento: lei, piccolissima, che piange e lui, agitato, che la poggia delicatamente sul ciglio della strada. Durante il viaggio di ritorno vide un uomo entrare nell orfanotrofio. Spaventata e intimidita, entrò anche lei e vide suor Maria parlare con lui. Suor Maria disse:" Eccola là Eleonora". Lei molto disinvolta esclamò: Chi sei tu? Lui rispose: Tuo padre! La ragazza non volle credere di aver udito quelle parole e scappò. Uscendo proruppe: E ora che vieni a fare qui? Mi hai lasciato per 12 anni, non ti basta? Vattene e non parlarmi più!" Lui uscì piangendo. Dopo due ore si ripresentò con il certificato di morte della madre, spiegandole che quando era venuta a mancare egli non era stato in grado di tenerla con sè. Dopo due ore le lasciò un orsacchiotto davanti alla porta. Il giorno seguente il paese urlava a squarcia gola: E NATALE". Eleonora si svegliò raggiante perché la notte l aveva fatta

33 32 ragionare e.. E comprensibile che quando un padre cresce un figlio da solo provi molta paura. Intendeva correre a perdifiato da lui ma, una volta spalancata la porta dell'orfanotrofio, lo trovò lì, in terra, con una lacrima congelata sul viso: non era più in vita. Eleonora iniziò a piangere e si rinchiuse nella sua camera, dove rimase per tutta la vita. A te, papà. Ricordati sempre che io sono qua, ti perdono e ti scongiuro: resta sempre vicino al muro, perché ogni volta che cadrò mi appoggerò e mi rialzerò con l aiuto del mio papà. La storia non finirà qua. Dedicato a tutti i bambini del mondo. Silvia Russo, classe II A secondaria La scuola sul bel colle La scuola è sì pesante, non è questo in discussione: la verifica è scampata? Verrai certo interrogata! Ma la scuola sul bel colle ha qualcosa di speciale, a La Salle respiriamo un aria familiare. Procedendo in tutta calma e partendo dal di fuori, trovi sempre ogni stagione vasi e aiuole di bei fiori. Gli alberi son verdi e le piante sì curate, per fare ricreazioni sane e ben ossigenate. Nel viale di contorno, se prepari la staffetta, venti giri tutti i giorni e diventi una saetta! E giocare col pallone non è solo una chimera, nei campetti della scuola questo sogno tuo s avvera!

34 33 Oggi sei un po giù di corda? Corri corri con gran fretta ché da Roby già ti aspetta pane e mega cotoletta! E non manca la palestra grande e super attrezzata per giocare (e un po sudare ) a palla a muro o avvelenata. E poi c è l ampio teatro per le recite e i concerti: con Rotunno in flauto e canto diventiamo degli esperti. Finirei col decantare quella magica magia che sa rendere la scuola anche fonte di allegria! Francesca Salerno I B secondaria

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