Venerdì 20 marzo 1987

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1 Venerdì 20 marzo 1987 Oggi mediteremo sul grande Sacramento della CONFESSIONE. Siamo numerosi e Padre Mulassano si rallegra constatando la frequenza abituale di tanti amici agli incontri di via Nizza l8b. Ci incontriamo ogni venerdì da buoni fratelli, consapevoli che solo colloquiando possiamo costruire qualcosa, possiamo migliorare noi stessi e la società. ANTONELLA ci legge un brano del Vangelo di Luca (18, 9-14). Parabola del fariseo e del pubblicano Poi Gesù raccontò.un altra parabola per alcuni che si ritenevano giusti e disprezzavano gli altri. Disse: Una volta c erano due uomini: uno era fariseo e l altro era esattore delle tasse. Un giorno salirono al tempio per pregare. Il fariseo se ne stava in piedi e pregava cosi tra sé: O Dio, ti ringrazio perché io non sono come gli altri uomini: ladri, imbroglioni, adulteri, io sono diverso anche da quell esattore delle tasse. Io digiuno due volte alla settimana e offro al tempio la decima parte di quello che guadagno. L agente delle tasse invece si fermò indietro e non voleva neppure alzare lo sguardo al cielo. Anzi si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me: sono un povero peccatore! Vi assicuro che l esattore delle tasse tornò a casa perdonato; l altro invece no. Perché chi si esalta sarà abbassato; chi invece si abbassa sarà innalzato. Padre MULASSANO commenta il brano, che ci

2 presenta due personaggi: - Un fariseo, fiero di sé stesso, conscio di rispettare le leggi religiose e sociali. Un pubblicano, consapevole della propria povertà morale, dalla quale si sente schiacciato, tanto da non osare alzare la testa e da non saper far altro che chiedere perdono. Ebbene: quest ultimo uscirà perdonato dal tempio, mentre il primo ne uscirà carico di un nuovo peccato: quello dell orgoglio. L atteggiamento giusto per un cristiano è, in fatti, quello di chinare il capo e di chiedere perdono, e il modo migliore di farlo è quello dì ricorrere alla Confessione. Padre MULASSANO ci chiede di esprimere il nostro parere sulla Confessione: è una cosa bella o no? È facile o difficile? PEPPINO la ritiene giusta, poiché è certo che ci aiuta a liberarci di un peso che ci opprime l anima. Lo ha provato lui stesso: dopo la Confessione ha sentito come un tappo che esce dalla bottiglia ed egli si è ritrovato diverso, capace di agire meglio. Padre MULASSANO evidenzia tre risultati essenziali della Confessione: l) Liberarsi 2) Guardare gli altri con ocelli diversi 3) Sentirsi migliori MARIA ha provato anch ella la gioia della Confessione, ma ha un dubbio, nato da una sua esperienza: una sua conoscente, Andreina, ha scontato 20 anni di prigione, pur essendo innocente. Il vero colpevole aveva confessato il suo peccato solo al prete: è giusto che il sacerdote non abbia discolpato l innocente? Padre MULASSANO riconosce che questo è un problema grave e delicato; chiarisce però con fermezza che il segreto del confessionale è inviolabile nel modo più assoluto. UGO osserva che è difficile seguire i dieci comandamenti, soprattutto gli ultimi sette. Padre MULASSANO è d accordo con lui, ma cerca di spiegare il concetto, non semplice, che la difficoltà nel rispettare i dieci comandamenti non è implicita in essi, ma deriva dalla debolezza della natura umana, incline al male a causa del peccato originale. Spinto dalla sua natura debole, l uomo è portato ad agire male, a non rispettare i comandamenti: per fortuna però esiste la Confessione, il Sacramento che riconcilia il peccatore pentito con Dio e che li risolleva e lo aiuta ad imboccare la via del bene. UGO ribadisce la sua idea: è facile seguire solo i primi tre comandamenti.

3 Stiamo discutendo di concetti astratti e difficili da interiorizzare, da comprendere nella loro realtà profonda. E bello però che il problema ci appassioni tutti, perché ciò vuol dire ci tutti noi sentiamo dentro un impulso a migliorarci, ci rendiamo conto che abbiamo bisogno di un aiuto superiore per rialzarci. Questo aiuto Dio ce lo offre con la Confessione, sorgente di forza nuova. Non ha importanza se i nostri peccati sono il furto, la bestemmia, 1 offesa (i più gravi secondo GIOVANNI) o altri, l importante è mettersi nell atteggiamento del pubblicano, nell atteggiamento di chi sa di aver sbagliato e chiede perdono al Signore e vuole incontrarlo. MICHELE ha capito; infatti ribadisce che la Confessione serve solo se chi la fa è convinto di essere peccatore e non importa quali peccati egli abbia commesso. Padre MULASSANO ribadisce il concetto di Michele: chi si confessa deve essere convinto di incontrare un Dio estremamente buono e misericordioso, deve riconoscere i propri peccati che però non gli saranno rinfacciati, perché il Signore dimentica l errore di cui l uomo si pente in modo sincero. TAMARA vorrebbe sapere quale è il comandamento più difficile da seguire. Non possiamo però darle una risposta: tutti i comandamenti sono infatti difficili da seguire per chi non vede il volto di Cristo, per chi non è capace di pregare. Bello è il paragone di Aldo: la strada che il cristiano deve seguire è ardua, ma egli riesce ad arrampicarsi anche con le unghie pur di raggiungere la cima, pur di incontrare Dio. Il punto di partenza del nostro cammino è infatti l accettazione o il rifiuto del Signore. GIOVANNI B. riflette sul comandamento non uccidere, incompatibile con il concetto della guerra. ALDO si sente molto coinvolto dal problema, infatti è agitato e nervoso. Si può essere, secondo lui, contrari alla violenza, ma comunque costretti ad imbracciare un arma ed a sparare, se si è minacciati in prima persona o se è minacciato qualche membro della famiglia. Padre MULASSANO fa osservare che non solo con le armi si uccide, ma anche con la lingua (la calunnia), con l odio, col disprezzo. Questo sarebbe un panorama devastante, se Dio non irraggiasse sugli uomini la sua misericordia. Vi sono però purtroppo persone che non comprendono il valore immenso di. questo Sacramento, che lo trascurano e lo

4 considerano un abitudine o un esibizione. TAMARA sottolinea infatti la diminuzione della pratica della Confessione e ne attribuisce la causa al fatto che nel confessore si è portati a vedere l uomo coi propri difetti, indegno quindi ad accogliere confidenze, a consigliare e soprattutto ad assolvere. Padre MULASSANO chiarisce che il sacerdote è sì un uomo come tutti gli altri ma un uomo che ha ricevuto una consacrazione che agisce perciò nel nome del Signore. Non è 1 uomo-confessore che assolve, ma Dio stesso, il quale riversa su chi si confessa la sua amicizia attraverso il sacerdote. ALDO udendo queste parole, è colto da un dubbio: se il prete è un uomo come gli altri può peccare come ogni altro essere umano... in questo caso a chi si rivolge per essere assolto? La risposta è ovvia: ad un altro sacerdote ; ma è una risposta che non persuade a fondo il nostro amico, che intravede così una scala che non finisce mai, che porta fino al Papa, il quale, essendo rappresentante di Dio, dovrebbe - secondo Aldo - potersi confessare solo direttamente col Signore. Padre MULASSANO gli fa osservare però che non solo il Papa, ma ogni sacerdote rappresenta Dio quando celebra la Santa Messa o impartisce i Sacramenti, sia egli santo o peccatore in quanto uomo. È chiaro che il prete dovrebbe dare il buon esempio sempre, purtroppo però la sua natura umana lo può indurre a sbagliare e perciò anch egli deve confessarsi; anche il Papa si confessa. Esiste oggi un grave problema, sollevato ancora una volta da Aldo: la forte diminuzione di vocazioni che fa sì che in alcuni piccoli paesi, per esempio, manchi il sacerdote. Come faranno i paesani a confessarsi? GIOVANNI B. tenta di trovare una soluzione potrebbero confessarsi per telefono. Ma Padre MULASSANO respinge con fermezza l idea di Giovanni: la Confessione è un sacramento, è una questione troppo seria per poter essere affidata ad un microfono. GIOVANNI fa una bella professione li fede: egli detesta il furto, e l offesa, la bestemmia. Nonostante le gravi difficoltà il cui vive, egli non cade in questi peccati: non si adira e non bestemmia neanche quando, come oggi, è riuscito a mangiare solo un misero piatto di piselli. MARIANGELA sente che la Confessione è un qualcosa che prende dentro. Essa serve solo se si è convinti del valore dell atto che si compie, convinti profondamente. Padre MULASSANO coglie al volo la parola

5 convinzione e rivolge una domanda provocatoria a tutti noi: immaginiamo che tra i presenti ci siano tre persone non convinte del valore della Confessione, cosa faremo noi, quali parole rivolgeremo loro? GIANNA pensa che tutti i cristiani credenti debbano essere convinti che la confessione è indispensabile. È importante però - secondo lei - conoscere bene il sacerdote, sentirlo amico, instaurare con lui un dialogo costante e costruttivo. ANTONELLA è del parere che la confessione non possa essere imposta, ma debba essere sentita, altrimenti non avrebbe senso. VALERIA pone l accento sulla bellezza di una confessione fatta in solitudine, senza esibizionismo. UGO suggerisce di pregare tutti insieme per chi non crede. ALDO è ancora un po scettico e dubita che Dio non faccia preferenze verso chi. prega. Suor Teresa che ha seguito il nostro incontro, è molto contenta dell interesse che tutti noi abbiamo dimostrato per un argomento così profondo, bello e difficile insieme. La discussione è stata animata, ma molto corretta; ognuno ha potuto esprimere liberamente il proprio pensiero, nel pieno rispetto di tutti i presenti, anche di quelli di parere diverso. È questo un esempio di vera democrazia, uguaglianza e maturità. Stiamo maturando tutti insieme ed è evidente che i problemi religiosi, quali quello odierno della Confessione, ci catturano molto più di quanto noi pensiamo, altrimenti non saremmo capaci di tanta intensa partecipazione. Il sacramento della Confessione - ci ricorda Suor Teresa - è una delle cose più belle che Dio ci ha dato, una delle più consolanti. Chi ha compiuto il male è in lotta col mondo, con se stesso, è divorato dall angoscia, ma Dio, attraverso il confessore gli dice vai in pace e la pace scende su di lui e lo libera e lo rende capace di essere portatore di pace anche verso il prossimo. Il Vangelo è pieno di esempi di peccatori, sinceramente pentiti, perdonati e portatori di amore e di pace (la Samaritana, la Maddalena). La Confessione dovrebbe cambiare la nostra vita, perché, attraverso questo sacramento, Dio, e non il prete, ci perdona e il perdono divino è ben diverso da quello umano. L uomo perdona ma non dimentica, per il Signore le due cose si identificano: il pentimento sincero cancella completamente il peccato e da questa certezza scaturisce un senso di pace immensa per chi., pur avendo sbagliato, incontra Dio e a Lui si affida.

6 Venerdì 2 marzo 1987 Oggi siamo così numerosi che gli ultimi arrivati stentano a trovare posto nella nostra sala troppo piccola. Tra noi ci sono alcuni amici non cattolici, perché appartenenti alla fede mussulmana, ed altri, che, come GIOVANNI V., preferirebbero parlare di questioni sociali, anziché religiose. Ad essi sì rivolge Padre MULASSANO, pregandoli di aver pazienza e spiegando loro che gli incontri del venerdì in Via Nizza l8b sono di formazione religiosa: chi non ha interesse per tali argomenti può allontanarsi, ma chi resta deve rispettare lo spirito dell incontro e non deve disturbare l assemblea. È questo un appello che viene lanciato ogni venerdì: oggi finalmente sembra che tutti lo abbiamo recepito, perché la riunione si svolge nella massima calma e nel più grande spirito di collaborazione ed amicizia. ANTONELLA legge, in apertura, il brano del Vangelo in cui San Luca narra l episodio del figliol prodigo (Luca 15-1, 3-11,32) Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre,dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanza vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci: Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio- gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: E tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si indignò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito a un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far

7 festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed e stato ritrovato. È questo uno dei brani in cui maggiormente si manifesta l amore paterno di Dio verso noi uomini, suoi figli, in particolare verso coloro, tra noi, che più hanno peccato, ma si pentono sinceramente del loro errore. Per pentirci e ritornare al Padre quale periodo è più opportuno di quello della Quaresima? Nella nostra chiesa di via Nizza, giovedì l6 aprile ci sarà una funzione penitenziale durante la quale tutti noi avremo la possibilità di riavvicinarci al Padre e di chiedergli perdono delle nostre debolezze, certi di essere accolti da Lui con gioia, come il figliol prodigo fu accolto dal padre suo. Padre MULASSANO sottolinea i due temi fondamentali del brano del Vangelo letto da Antonella: - la bontà del padre - il coraggio del figlio nell abbandonare la vita peccaminosa e tornare dal padre a chiedergli perdono, senza nulla pretendere. Il Vangelo è pieno di esempi di peccatori pentiti, primo tra essi Pietro, e tutti vengono perdonati quando riconoscono il loro errore. Il Sacramento della Confessione dà anche a noi la possibilità di riavvicinarci a Dio con animo puro e di essere da Lui accolti a braccia aperte. Bisogna però prepararsi bene alla Confessione, non si può improvvisarla e fare un elenco indifferente dei propri peccati, occorre il pentimento sincero e il fermo proposito di non ricadere più nella colpa. PIERLUIGI riconosce che non è facile confessarsi bene. Per 20 anni egli non si è avvicinato a tale Sacramento, ma ultimamente ha scoperto il suo errore e la grandezza della Confessione, che non è solo una recita dei peccati quotidiani, ma soprattutto un atto di umiltà nei confronti del Signore. Egli vorrebbe abolire i Confessionali, che sente come barriere tra il Sacerdote e il penitente. PEPPINO non si confessa da 4 mesi, però persiste nello sforzo di migliorarsi, va sempre a Messa e fa la Comunione, chiedendo perdono di cuore a Cristo. Commette in tal modo peccato? Padre MULASSANO osserva che è una buona cosa chiedere perdono a Dio al termine di una giornata, perché più siamo consapevoli di aver sbagliato, più siamo nella misericordia del Signore. Ma da dove ricaviamo la chiara consapevolezza dei nostri errori? Certamente non dal confronto con gli altri uomini, bensì guardando i 10 Comandamenti, confrontandoci con Cristo, vedendolo in Croce a

8 causa dei nostri peccati. In tal modo non potremo minimizzarli. GIOVANNI V è persuaso che il peccato si paghi inesorabilmente prima o poi. Invece Padre MULASSANO ha un immensa fiducia nella misericordia divina vorrebbe dare a Giovanni questa sua fiducia, convinto che così gli farebbe il regalo più bello. Purtroppo però GIOVANNI ritiene il discorso ipocrita ed è persuaso che Padre Mulassano parli così perché costretto dal suo ruolo di sacerdote. ALDO ritiene che sia difficile fare una buona confessione, perché a volte si dimenticano dei peccati, a volte non si ha il coraggio di rivelarli al sacerdote per un senso di vergogna, in quanto si vede nel prete l uomo. Padre MULASSANO tranquillizza Aldo per quanto riguarda i peccati dimenticati : contrariamente a quanto crede Giovanni V. il Signore non ci aspetta al varco per farci pagare le nostre dimenticanze. Egli accetta con gioia ciò che gli viene sinceramente offerto! I nostri incontri del venerdì ci hanno aiutato a prepararci seriamente alla Confessione; non turbiamoci se dimentichiamo qualche colpa, ciò che conta è la buona fede. Confesseremo la prossima volta ciò che oggi non abbiamo ricordato. Diverso è il ragionamento per quanto riguarda l omissione volontaria di qualche peccato a causa della vergogna. E bene considerare che il sacerdote è anch egli un uomo e come tale soggetto alle tentazioni e agli errori. Nulla lo scandalizza o lo meraviglia, egli può solo ringraziare Dio di non essersi trovato nelle stesse condizioni del penitente, perché in quel caso, forse non avrebbe agito in modo migliore. Comunque se non ci si sente di confessarsi seriamente è meglio non farlo. Padre MULASSANO ci dà un altro suggerimento: se abbiamo timore di non riuscire a fare una buona confessione, diciamolo al sacerdote e chiediamogli di aiutarci. Non illudiamoci però di poter fare a meno del sacerdote, perché Dio ha voluto che passassimo attraverso il suo ministro, per darci un segno tangibile del Suo perdono. MICHELE ci ricorda che Gesù disse ai discepoli (Gv. 20, 19-3l) Riceverete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi.

9 Il nostro incontro di venerdì 3 aprile dovrebbe essere riservato alla visione delle diapositive sulla passione e morte di Gesù. Il proiettore però ci ha fatto un brutto scherzo e si è guastato. Peccato! Non ci perdiamo tuttavia d animo ed ascoltiamo con fede ed entusiasmo le parole di Suor Teresa che ci fanno rivivere, anche senza l aiuto di immagini visive, le ultime tappe della vita terrena di Cristo, dall istituzione dell Eucarestia, alla condanna, alla passione e alla morte. Tutti noi conosciamo i fatti, ma ora siamo invitati a riflettere su di essi per ricavarne un insegnamento di vita, una consolazione, la forza di reagire al male, all ingiustizia. Gesù, prima di noi, ha provato l angoscia del tradimento e quella della solitudine ed ha desiderato allontanare da sé 1 amaro calice, perché la sua umanità si ribellava,, come si ribella la nostra, al dolore fisico e morale: Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Ma subito dopo Egli aggiunge Però non come voglio io, ma come vuoi tu!. È la sublime accettazione della volontà del Padre, è un messaggio che Gesù ci ha lasciato e possiamo esser certi che Egli non abbandonerà chi ha il coraggio di seguirlo. Quante persone senza coraggio troviamo sul cammino di Cristo verso la croce! Pilato, che, come tanti potenti, non riesce a sacrificare il proprio benessere per far trionfare la giustizia, gli Apostoli, che non accompagnano il Maestro verso il Calvario, la folla che aveva applaudito Gesù ed aveva beneficiato del Suo aiuto e dei suoi miracoli e che ora decreta la sua morte. Ci dobbiamo quindi vergognare di appartenere alla stirpe umana, così irriconoscente e priva di pietà e di amore? No, perché c è un gesto di amore che ci riscatta, quello di Veronica, che asciugò il volto sofferente di Cristo sulla via del Calvario. Finché esiste una Veronica in questo mondo, esiste l amore e la pietà e possiamo aprire il nostro cuore alle speranze. Non c è errore che non si possa riscattare con un gesto di amore e di pentimento sincero e l episodio dei due ladroni lo dimostra. Il racconto della morte di Gesù commuove MICHELE, che si sente colpevole, come ogni altro peccatore, della morte di Cristo e scoppia in lacrime. ALDO invece è del parere che non serva piangere, perché Dio non guarda le lacrime, ma il cuore degli uomini". GEORGES osserva che sarebbero bastate due parole di Gesù per salvarsi. Suor Teresa replica che Egli non le ha dette,

10 perché voleva soffrire per tutti noi. UGO riflette sull istituzione dell Eucarestia, che è l atto d amore più grande di Gesù. GIOVANNI si chiede perché Gesù non si sia difeso. Suor Teresa osserva che questa stessa domanda fu posta ai tempi di Cristo e che molti se la pongono ancora. In realtà quello di Gesù è un esempio dato a tutti coloro che vogliono seguirlo accettando in nome Suo amarezze, irriconoscenze ed offese. UGO conclude con una bella riflessione Siamo fortunati e trovarci qui tra amici, a riflettere su Cristo. Molti vorrebbero poterlo fare e non possono. L incontro si chiude con un momento di silenzio e di riflessione sulla sofferenza di Gesù e di tutta l umanità. Venerdì 10 Aprile 1987 Finalmente il nostro proiettore ha deciso di funzionare e di permetterci così di vedere le diapositive sulla passione e morte di Gesù, alle quali la settimana scorsa abbiamo dovuto rinunciare. Venerdì 4 abbiamo già percorso insieme le ultime tappe della vita terrena di Cristo, quindi oggi ci limitiamo a meditare, con l aiuto di Suor Teresa, su ogni immagine che passa davanti ai nostri occhi. La prima ci presenta Gesù accusato ingiustamente, come accade purtroppo anche oggi a tanti fratelli. Egli non si ribella però, non alza la mano contro chi sbaglia, dando ci così un esempio da seguire, sia pure con tanta fatica ed eroismo. La seconda mostra Gesù condannato a morte e pronto a scontare le colpe di tutti noi uomini, Lui innocente. È un esempio per tutti coloro che scrollano le spalle di fronte alle sofferenze altrui e che pensano tanto non tocca a me! Nella terza vediamo Cristo caricato della Croce, una croce che racchiude in sé le sofferenze di tutta l umanità e che è così pesante da farlo cadere. Quanti popoli soccombono al peso della schiavitù, quanti uomini cadono sotto quello dell ingiustizia! Gesù non li ha lasciati soli col loro carico schiacciante.

11 La quarta immagine rappresenta l incontro della Madonna col figlio ormai sfigurato dalle sofferenze. Maria crede in lui e con il suo amore gli infonde forza per continuare. Anche noi, nei momenti più tragici, possiamo trovare una persona amica che ci dà il coraggio di rialzarci. Guardiamo comunque sempre alla Madonna, che, incontrando Gesù, ha incontrato tutta l umanità sofferente. La quinta diapositiva mostra Cristo spogliato delle vesti. Le vesti sono il simbolo dell egoismo, della cupidigia di ricchezze, di successo... Spogliamoci anche noi di queste vesti che ci impediscono di essere veramente liberi! Nella sesta immagine vediamo Gesù inchiodato alla Croce; lui innocente, condannato alla morte più vergognosa. Ed è allora che lancia al Signore il grido accorato: Dio mio, perché mi hai abbandonato? Un grido che riecheggia purtroppo ancora tanto in questo nostro mondo: proviene dal cuore di tanti affamati, carcerati, sofferenti. Ma Cristo aggiunge: Padre, perdona loro... Chiediamoci quanto noi sappiamo perdonare torti ben inferiori a quelli subiti da Gesù. Ed ecco la settima diapositiva: Gesù deposto nel sepolcro. Qui Egli resterà solo tre giorni, prima di risorgere e salire al cielo. Guardiamo oltre la morte, per scorgere la vita eterna e la speranza. MOHAMED che ha seguito con attenzione il nostro incontro, osserva che i cristiani mettono sulle tombe una croce, simbolo di sofferenza, mentre i mussulmani scrivono solo un epitaffio. Suor Teresa spiega che la croce non è solo un segno di sofferenza, ma anche, e soprattutto, di speranza e di resurrezione. Ma MOHAMED non è affatto convinto, anzi è persuaso di aver letto nel Corano che la crocifissione e la morte di Cristo non sono fatti reali. Inutilmente Suor Teresa cerca di spiegargli che si tratta invece di una verità storicamente provata ed accettata non solo dai cristiani. ALDO fortunatamente per lui, non ha dubbi sul fatto che la morte di Gesù è il segno della fine delle sue sofferenze e dell inizio di una nuova vita. PIERA è lieta di aver insegnato ai suoi figli a fare il segno della Croce ogni volta che avevano paura. VINCENZO ricorda un episodio della sua fanciullezza: gravemente ammalato ad una gamba, andò in visita ad un santuario... e ne uscì guarito. MICHELE chiude l incontro con una bella e profonda riflessione: la nostra sofferenza è nulla in confronto a quella di dolore e troveremo la forza per risollevarci.

12 La nostra famiglia del 18b ha fatto insieme un lungo cammino, impegnativo, faticoso a volte, perché cosparso di non poche difficoltà, tutte superate però, con tanta buona volontà, tanto amore, tanta disponibilità. Abbiamo meditato insieme su argomenti difficili e profondi: l importanza della preghiera, il potere vivificatore e consolatore dei Sacramenti, il significato del cammino di Gesù verso la Croce e la Resurrezione... All inizio qualche scintilla di egoismo ci ha impedito di discorrere e di scambiarci le nostre opinioni in tutta serenità: la sofferenza che pesava sulle nostre spalle soffocava la voce del nostro animo... ma poi cos è successo? Le sofferenze non sono diminuite, ma la voce dell anima ha gridato più forte, tanto forte da superare il grido di amarezza, di sconforto,..di ribellione, e ci siamo ritrovati TUTTI ad aspettare con ansia il venerdì per rincontrarci, per stringerci insieme, guidati da Padre Mulassano e da Suor Teresa, ai piedi della Croce. Cos è successo? Non ci siamo più sentiti soli, abbiamo trovato dei fratelli capaci di amarci, di comprenderci, di condividere i nostri problemi quotidiani e, soprattutto, abbiamo imparato ad alzare i nostri occhi verso Dio, a cercarlo, ad affidarci a Lui. E LUI non si lascia mai invocare invano, e sempre si fa trova re sul cammino di chi lo cerca. Insieme lo abbiamo cercato, insieme ci sforziamo di avvicinarci a Lui, però non dobbiamo lasciarci, perché il nostro cammino è più facile se lo percorriamo per mano, anche perché tutti possiamo sbagliare a causa della nostra debolezza di uomini, però tutti ci possiamo risollevare se troviamo un amico vero accanto a noi, un amico che ci ricordi che il Signore è amore e perdono Con questo spirito comunitario ci avviciniamo alla funzione penitenziale del Giovedì Santo, e a quella dell adorazione della Croce del Venerdì Santo.

13 Se qualcuno vuol venire con me, smetta di pensare a sé stesso, ma prenda ogni giorno la sua croce e mi segua e noi, venerdì 17 aprile 1987, prendiamo la nostra croce e seguiamo Gesù; sono croci pesanti, tuttavia tanti di noi sono così generosi da non portare solo la propria, ma di aiutare anche i1 vicino a portare la sua, come il Cireneo ha fatto con Gesù. Si innalzano preghiere per i defunti, i sofferenti, per gli emarginati, per gli stranieri, per i carcerati... la presenza di Cristo in mezzo a noi è vivissima, ed Egli ci unisce più che mai. E ORA? Hai partecipato alla funzione del venerdì Santo nella chiesa di via Nizza? Ormai sono molti anni che ricordiamo la morte di Cristo insieme. È la celebrazione più significativa dell anno per i poveri del l8b. I poveri sono coloro che capiscono di più Cristo che muore in croce, perché hanno sofferto anche loro. Sono le persone che devono spiegare al mondo il fatto della crocifissione. Che cosa ti ha detto questa cerimonia? Tu che hai contemplato a lungo il Cristo sulla croce, tu che gli hai toccato la corona di spine quasi per levargliela, tu che gli hai accarezzato il volto come per consolarlo, tu che gli hai baciato le piaghe. Che cosa hai provato? Sono certo che l hai chiamato amico. Tra amici ci si capisce anche senza tante parole. Hai visto sul suo volto, sulle sue spalle tutti i mali del mondo, anche i tuoi. E gli hai chiesto perdono.

14 L hai fatto anche per gli altri? Forse ti sei arrabbiato con chi l ha messo in croce. Ti è venuta voglia di fare qualcosa per lui. Non si può guardare la croce, specialmente al Venerdì Santo, e non sentire dentro una voglia sincera di fare qualcosa per Lui. Che cosa hai desiderato? Che cosa hai deciso? Stargli più vicino. Che cosa gli puoi dare tu che sei povero, a Lui che ha tutto? Lui ti chiede il cuore. Cerca di volermi più bene, lascia che io ti ami, ti dice. Ti chiede un amore più grande per i fratelli, come ha fatto Lui. Ti chiede il perdono. Non dirgli di no. Signore come te non c è nessuno! Ti voglio seguire di più, voglio camminare con Te. Aiutami Padre G. Mulassano PASQUA Hai ricevuto degli auguri dagli amici. Anch io! Che cosa è stata la Pasqua per te? La Pasqua è la risurrezione di Cristo, è invito a stare uniti a Lui per risorgere anche noi. Anche un povero può trovare la forza di stare unito a Cristo. Siamo invitati a tenere più presenti le cose che vengono da Dio: l amore, la pace, il perdono, la preghiera. La Pasqua ci vuole gente nuova. Quando vieni al l8b a volte sei vestito male, sporco, assonnato perché non hai trovato dove dormire, sembri più vecchio. Appena lavato, con un abito nuovo, sei un altra persona: più bello, più giovane, quasi non ti si riconosce. È quello che Cristo ci chiede dopo la sua risurrezione, di seguirlo, di diventare uomini o donne nuove. Vuole che deponiamo l abito vecchio, sporco e stracciato e vestiamo l abito nuovo. Vuole che diventiamo uomini e donne nuove. Che cosa vuol dire? Cristo ci invita a deporre tutto ciò che abbiamo nella mente e nel cuore di poco buono: invidia, rancore, sesso per rivestirci di bene: voglia di

15 scusare, voglia di pregare, di aiutare. Ho conosciuto più di una persona che è venuta al 18b come persona vecchia, ha aperto il suo cuore, si è liberato di tante miserie, ha accettato con cuore aperto i consigli fraterni e cristiani che le venivano offerti, ed ha ripreso il cammino come persona nuova, è diventato un altro. Vorrei che avvenisse questo anche per te! Vieni anche tu al l8b a deporre l uomo vecchio. Se non deponi quello che hai, per te non c è niente da fare. Deponi la tua alterigia, la tua superbia, il tuo orgoglio, le tue pretese assurde, la tua impazienza, la tua falsità. Sono solo una maschera, ma che ti impediscono di diventare un uomo nuovo. Vieni al 18b con umiltà, con la voglia di cambiare, non tanto con la. pretesa di far cambiare il mondo. Troverai Cristo risorto! E risorgerai anche tu! Padre G. Mulassano

16 MARIA Penso che questo numero uscirà in maggio e allora mi viene una domanda per tutti : chi è Maria per te? Per me Maria è un nome molto caro! E il nome della Madonna, mi fa pensare a mia madre, a una madre attenta, premurosa, buona. Mi ricorda la sua presenza alle nozze di Cana, quando toglie quei giovani sposi dai pasticci, mi fa pensare alla sua presenza ai piedi della croce di Cristo, quando tanta gente imprecava senza capire e lei l unica che capiva e taceva. Ma con il suo silenzio custodiva il Signore. Mi fa pensare alla sua presenza tra gli apostoli spaventati mentre li incoraggiava. E li incoraggiava la preghiera. La vedo sempre in atteggiamento di aiuto. Una vera madre! Se penso che anche noi siamo tante volte nei pasticci, in tanti pasticci, fa piacere sentire la mano materna di Maria posarsi sul nostro capo inquieto. Non siamo soli ad affrontare la vita. C è anche Lei con noi. A volte noi siamo come i figli che abbandonano la famiglia e poi si arrabbiano perché sono soli. Non allontaniamoci da Lei, cerchiamola con il pensiero, con la preghiera. Lei ci porta a incontrare suo Figlio e nostro fratello Gesù Cristo. Voglio dire a tutti, specialmente a quelli che si sentono soli, che hanno una madre in Cielo che li pensa, che li ama, che li vuole salvare. Maria, madre di Cristo e madre nostra, guarda al 18b, quanta gente passa! Sono tutti tuoi figli. E tutta gente con tanti problemi. Se qualcuno non t invoca, ti prego io per loro, ti pregano tanti altri per loro. Ci sono tanti poveri che vengono al 18b e ti vogliono bene e ti pregano. Ascoltali. Guarda anche quelli che sono pieni di amarezza e di astio verso tutti, sono i più poveri. Da loro un po di serenità e a tutti una grande fiducia in te e la voglia di pregarti. Che tutti, come bambini, alla sera si addormentino tra le tue braccia, col tuo ricordo. Padre G. Mulassano

17 PREGHIERA Nella mia penosa meschinità io vacillante tremando mi prostro, supplicando l Iddio divinità, con fede, chiamandolo Padre Nostro. Si riconoscendo gli altri fratelli, rappacifico ribellione in terra, e animato da propositi belli, invocare al Padre eterna salvezza. Intercedendo ognuno per l altrui gente, e alla forza di devota preghiera, essendo figli d uguale sorgente otterremmo consolazione vera. Vivere la vita in contemplazione, secondo l insegnamento di Gesù, di duol avere trasfigurazione agognando serenità quaggiù. Gallo Michele SPERANZA Nazaren crocifisso per le mie nefandezze cade con tante asprezze per togliermi d abisso. Da spine coronato squarciato fu costato, suo corpo flagellato, da sassi lapidato. Pie donne dolorate per lugubre cammino lo piangono vicino da pianto amareggiate. Nell universo splende lucente luminosa la croce speranzosa che salvezza riaccende. MICHELE GALLO

18 Madre di Dio e dì tutti gli uomini. Tu sai che il giorno dell Immacolata Concezione ho fatto una promessa di non pronunciare più delle parolacce contro di te e di tutti i Santi e credo di esserci riuscito al cento per cento, o quasi, con la mia volontà ma soprattutto col tuo aiuto sono ritornato di nuovo bambino, e come un bambino pieno di fede e di speranza. Ti chiedo di concedere la Grazia a tutti i toui figli che te la chiedono perché credono in te, Madre Misericordiosa, anch io ti chiedo con tutta 1 anima e la fede che ho in te di farmi la grazia di guarire da questo male che mi ha colpito; so di non meritare la tua Grazia per il mio passato ma tu che vedi in me la mia ritrovata fede e speranza puoi darmi questa Grazia; se poi non avrò la Grazia che ti chiedo non perderò più la fede e la speranza perché vivere con la fede e la speranza la vita è tanto bella. ISIDORO

19 UNA CROCE Contemplo una lignea croce un nudo segno incrociato. Oh! Strazio! con morte atroce spirò Cristo Immacolato. Niuno maledì sua voce ma fu per arti inchiodato. L Essere d amor face su da duol dilaniato. RESURREZIONE Vinta la morte, è risorto, all Eterno è ritornato. Prima tra ladroni morto ora d angeli attorniato. Gloriosamente è asceso a celestiale dimora; così chi di credo è acceso d eternità certo è.,ora. Per nostra cattività di sua membra fece dono, a nostra meschinità. Elargì immane condono per martirio di deità da schiavitù a perdono MICHELE GALLO Scampanio, festosamente annunzia resurrezione, così l alma gioiosamente aspira benedizione. Sia gloria Signore, osanna per sua magnanimità ci ha salvati da condanna per somma benignità. MICHELE GALLO

20 Anche quest anno siamo giunti alla fine dei nostri incontri settimanali. Trarre le conclusioni non è facile, perché ogni incontro è stato un qualcosa di speciale, e mai un venerdì è stato uguale ad un altro, però la sensazione complessiva che mi è rimasta è quella di aver condiviso un qualcosa, una esperienza fatta insieme a persone che soffrono e che mi hanno dato molto. Infatti tutte le volte ho sempre cercato di mettermi a confronto con loro, con le cose che dicevano e ogni volta ho conosciuto un aspetto nuovo, loro e mio. Ho visto la semplicità nel dire le cose, anche le più intime e personali, ho visto la voglia di conoscere Gesù Cristo senza passare attraverso complicati ragionamenti filosofici o di logica, ho sentito la presenza di Dio in mezzo a noi, specialmente quella volta che abbiamo parlato dell azione dello Spirito Santo nella Cresima. Quel giorno ognuno di noi è arrivato con i propri problemi, con le proprie croci più o meno pesanti, lo si vedeva dai volti. Quando è finito il nostro incontro qualcuno ha intonato una canzone e tutti sono uniti a lui; le croci sono rimaste sempre le stesse, ma :il Signore ha messo nei cuori la gioia e la speranza, e, devo confessarlo, quella volta ho faticato a non far trapelare la mia commozione. Per tutto questo mi sento di ringraziare il Signore che mi ha fatto vivere questa esperienza, mi sento di lodarlo e benedirlo perché si fa sempre presente e ha cura di noi, specialmente quando siamo nella sofferenza, nella disperazione, nella morte. Quello che chiedo al Signore per me e per tutti coloro che partecipano ai nostri incontri, è un aiuto particolare per non disperdere in questo tempo tutto quello che abbiamo ricevuto e di ritrovarci a settembre di. nuovo tutti insieme per condividere i doni del Signore. ANTONELLA

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