Conferenza tenuta alle Dame Inglesi a St. Pölten. in occasione della Festa Giubilare dei 200 anni dell Istituto della Beata Vergine Maria

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1 Conferenza tenuta alle Dame Inglesi a St. Pölten 7 maggio 1906 in occasione della Festa Giubilare dei 200 anni dell Istituto della Beata Vergine Maria Stimatissimi Ospiti, Quando circa tre mesi fa ricevetti l invito della Rev.ma Madre Generale di recarmi da Roma oltre le Alpi e, nella ricorrenza dei 200 anni d esistenza dell Istituto della Vergine Maria, tenere un discorso inaugurale, l accettai immediatamente con gioia e gratitudine. Perché? Appunto, perché sono stata anch io veterana dell Istituto. Sono passati ormai 32 anni dal tempo in cui mi trovavo qui sul banco di scuola e tutto ciò che riguarda le care Dame Inglesi mi riporta alle relazioni con loro, ridesta dei dolci ricordi giovanili nel mio cuore. Come non affrettarsi all invito della cara e fedele Madre! Eppure, devo confessare, il pensiero di tenere un discorso per l occasione di un Giubileo mi dava una strana sensazione. Si celebrano oggi tanti giubilei ed in tanti modi! Nel passato avvertivo una segreta avversione per i giubilei; in più, mi trovo nella situazione di un bambino che comincia a parlare e balbetta sempre solo quell unica parola che sa. Non ho mai parlato in pubblico di altro argomento che delle Missioni tra i Negri ai quali è dedicata la mia vita. Perciò: questo sarà un bel discorso!... Dunque, Spettabili Invitati, immergendomi nella Festività di oggi, mi sono convertita ai giubilei anzi, mi sono entusiasmata per la ricorrenza odierna fino a dover esclamare: per le commemorazioni come quella odierna sono valide le parole della Sacra Scrittura: Dichiarate santo il cinquantesimo anno, esso sarà per voi un giubileo (Lev 23, 10). Non solo è bene ed utile solennizzare tali anni, ma con ciò adempiamo un dovere di riconoscenza verso Dio e verso la nostra Avvocata presso di Lui, la Protettrice di questa Casa: la Beatissima Vergine Maria. Compiamo altresì un dovere di riconoscenza verso tutti coloro che, con il passare del tempo, hanno reso possibile questo Giubileo; e vorrei sottolineare particolarmente che attiriamo con ciò un torrente di grazie su di noi. L Istituto della Beata Vergine Maria delle Dame Inglesi celebra già per la quarta volta un tale anno santo. Con cuore riconoscente le sempre più numerose appartenenti a questo Istituto pregano durante la S. Messa solenne, assieme al sacerdote: Ti ringraziamo, Signore Dio, Re Celeste. Sì, Ti ringraziamo. Ti ringraziamo ripetono davanti al trono di Dio, in mistica unione con le loro sorelle ancora in cammino sulla terra, i membri di questo Istituto che dopo un pellegrinaggio terreno ricco di sacrifici, hanno potuto ormai raggiungere la Chiesa trionfante. Duecento anni un lungo lasso di tempo!

2 Fermiamoci a questo punto e guardiamo indietro all anno della Fondazione di questa cara dimora dell Istituto a St. Pölten. Quando finalmente, dopo ripetute preghiere, il Papa Clemente XI diede l approvazione alle Regole e alle Costituzioni delle Dame Inglesi, era stato proprio St. Pölten il primo luogo dove, secondo la Bolla Pontificia, fu eretto l Istituto con lo scopo di curare l istruzione della gioventù femminile. L Imperatore Giuseppe concesse il suo permesso a questa Fondazione. Il 23 gennaio siamo entrate nella nostra abitazione religiosa si legge nella Cronaca. Nove anni più tardi, il 29 aprile 1715, l Imperatrice Elisabetta fece porre la prima pietra per la costruzione della chiesa attuale, che nell anno 1769 fu ampliata ed è così come la vediamo oggi. Le cupole che risalgono a quel tempo furono decorate con dei begli affreschi da Bartolomeo Altomonte e la graziosa immagine della Madonna con Gesù Bambino in braccio collocata sopra l altare, quella cara effigie, su cui nessuna ex-alunna può posare lo sguardo senza sentir pulsare fortemente il cuore nel ricordo del tempo dorato della permanenza nell Istituto. Molta gioia, ma anche molto dolore è passato per questa Casa durante questi duecento anni. Chi lo può calcolare? Lo scritto commemorativo preparato per la circostanza ci dà una pallida idea delle prove che non risparmiarono neppure la Casa di St. Pölten. Domandiamolo pure alle venerate sembianze delle superiore di quei tempi che adornano le pareti del salone, quante ore di preoccupazioni hanno esse vissuto, e quanti erano gli anni di sventure e di afflizione: penso, infatti, alle Dame Inglesi e ad ogni loro Casa, come tutte abbiano dovuto seminare nelle lacrime, per poi raccogliere la messe con gioia. D altro canto, non può esservi una gioia più grande per le venerate Fondatrici di queste Opere ed anche per l attuale Rev.ma Madre Generale e le sue figlie spirituali che quella di essere consapevoli che questa Casa, per duecento anni, è stata ed è ancora una fucina di operosità apostolica per la salute delle anime, che da questa Casa, la benedizione dell educazione cristiana si è irradiata non solo sulla gioventù della città di St. Pölten e dei suoi dintorni, bensì anche oltre, sulle distanti regioni del grande Impero Austro-Ungarico. Calcoli chi può tutto il bene che le Dame Inglesi innestarono nei cuori sensibili e ricettivi dei bimbi. Per testimoniarlo non occorre richiamare i morti dal sepolcro. Noi stesse, le alunne d un tempo, che l amore della Madre ci ha raccolte attorno a sé in occasione di questa ricorrenza, lo attestiamo palesemente.

3 I principi religiosi che, con la grazia di Dio, abbiamo finora conservato li dobbiamo, dopo i nostri buoni genitori, a questo caro Istituto e perciò vorrei ripetere anche a coloro che in questa santa Casa hanno vissuto, e anche alle care signorine che ora si trovano qui: siete felici! Al caro l Istituto legati bene e tieniti ferma con tutto il tuo cuore; qui sono le forti radici del tuo vigore. Rimangano fedeli all Istituto anche più tardi, dopo essere rientrate nel mondo; rimangano affezionate e riconoscenti alle loro insegnanti che si sono sacrificate per loro; soprattutto restino fedeli alla Patrona di questa Casa, alla Celeste Madre Maria! Ma non solo a Dio, Signore, ed alla Madonna dobbiamo professare la nostra riconoscenza per tutto ciò che l Onnipotente durante i duecento anni si degnò di accordare all operosità dell Istituto, concedendogli dei successi; bensì anche a coloro che, quali strumenti di Dio, hanno contribuito a questo Giubileo. Non mi soffermo, ora, a nominare le venerate superiore di questa Casa, che con coraggio virile hanno saputo guidare il timone della navicella nei giorni di tempesta e di lotte; e neppure mi soffermo a considerare le numerose sante religiose che in questi duecento anni si sono consumate nell opera dell educazione delle giovani; non oso farlo, affinché le loro opere restino tanto più profondamente iscritte nel libro d oro nel Cielo; e neppure mi fermo a considerare quella venerata e veterana Madre che, con mano ferma e con umile cuore portò a termine l immensa opera della revisione delle Costituzioni e seppe infondere in tutto l Istituto, compresa la Casa di St. Pölten, una vita nuova e slancio giovanile; davanti a lei, infatti, io come alunna, in appendice ad una rappresentazione del mio dramma Santa Odilia, con ardore giovanile recitai un giorno la strofa: E venne - e con lei la luce; una vita nuova riempi davanti quel luogo silenzioso. Dall antico telaio un seme nuovo è spuntato, grandioso. E splendidamente il Signore corona lo sforzo della Madre. A tutte coloro sia reso un affettuoso ringraziamento. Ma l augurio più bello che potremmo esprimere alle Figlie sia il riconoscimento dato alla loro Madre comune. Chi onora la Madre, in lei onora le Figlie. Ma chi è colei, la donna straordinaria, l insigne cristiana, le cui Figlie sono qui tra noi e la cui figura vorrei ora esaltare per esternarle in questa ricorrenza il doveroso tributo di gratitudine? Stimatissimi Ospiti! Quella è colei davanti alla cui immagine mi fermavo spesso, da bambina, in raccolta riflessione, chiedendomi chi fosse quella pallida, interessante Dama, vestita in nero, con il capo coperto da un velo nero, gli occhi scuri e profondi in certo qual modo rivolti a me? È un Inglese, si diceva, Fondatrice - e no - delle Dame Inglesi, arrivata qui attraversando il mare come un giorno fece Santa Orsola. Queste misteriose allusioni come una fiaba aleggiavano nel

4 mio spirito fino a quando, in questa circostanza del bicentenario, venni a conoscerla più da vicino: Maria Ward, Donna Maria della Guardia come lei stessa si chiamò a Roma. Che donna straordinaria! Mi consentano di tracciare in grandi linee la sua storia. Figlia di nobili e pii genitori, Maria Ward vide la luce nella Contea di York in Inghilterra l anno 1585, e sin dalla culla fu consacrata alla Madonna. A motivo della persecuzione della Chiesa visse i suoi anni giovanili con i parenti più prossimi. All età di sedici anni fu presa dal desiderio della vita consacrata, e a vent anni ne fece più alcun mistero. Le vie sulle quali Dio conduce la futura Fondatrice sono del tutto straordinarie e singolari. Dapprima, viene accettata in un Convento delle Clarisse, in Belgio, in qualità di suora conversa; poi fonda lei stessa un convento di S. Chiara per le sue connazionali. Ma non si sofferma neppure qui; lascia il convento e ritorna in Inghilterra per lavorare per la salvezza del prossimo. Per eseguire i Suoi piani Dio le concesse una grazia che Egli dà solo a pochi: qualcosa cioè di estremamente affascinante, una forza d attrazione sui cuori umani. Aveva appena 24 anni ed era attorniata da amiche provenienti da apprezzatissime famiglie cattoliche. Parecchie di queste aprirono il loro animo alla chiamata che Dio faceva loro tramite Maria. Essa ritornò quindi in Belgio con loro nel 1617 per fondarvi un convento di rigida osservanza. Questa giovane comunità segnò l inizio dell Istituto delle Dame Inglesi, così chiamate fino ad oggi. Spronate dall intimo amore per le anime, all impegno per la propria santificazione unirono quello di dedicarsi alla salvezza del prossimo, istruendo ed educando bambine. A causa della grande apostasia della fede anche il senso dell educazione domestica scomparve. Di conseguenza occorreva un mezzo sostitutivo per la formazione delle fanciulle. Dio lo previde e suscitò a tal scopo l anima nobile di Maria Ward. Tuttavia, per i tempi che correvano ciò era un impresa inaudita. Per i conventi femminili era stata ingiunta la stretta clausura e non fu loro permesso altro che di partecipare con la preghiera e la mortificazione all apostolato degli Ordini maschili. Una donna energica come Maria Ward, che con il suo carattere di persona consacrata s impegnasse fuori del convento per la salvezza delle anime giovanili era qualcosa di inaudito! Tutta la vita di Maria diventò un incessante lotta contro gli ostacoli che scaturivano dalle circostanze di allora. La sua Opera fu combattuta soprattutto dai cattolici inglesi purtroppo divisi tra loro. Lei e le sue compagne vennero perfino soprannominate con l espressione infamante di amazzoni apostoliche o di monache nomadi, e simili. Maria lasciò parlare gli avversari, scelse la via giusta, chiedendo prima in forma scritta e poi a voce la benedizione del Vicario di Cristo. Nell anno 1621 la vediamo intraprendere per la prima volta un viaggio a Roma. Ciò pure era una cosa inaudita: che una donna si recasse a Roma per

5 esporre al Capo della Chiesa il progetto della sua Opera. Con questo viaggio (a piedi!) iniziarono quei lunghi itinerari così faticosi e pieni di pericoli, che realmente fanno di Maria un eroica itinerante. Fu a Roma per ben quattro volte; tre volte a Monaco; due a Vienna; una volta da Parigi si recò a Liegi (Belgio), da Liegi in Inghilterra e, alla fine, all eternità! E tutto ciò ella compì in tempi tanto insidiosi, senza curarsi della stagione, con una salute malferma. Anzi, in uno stato di semi-moribonda! In verità, solo questo è già stato un miracolo! Gregorio XV ricevette Maria con benevolenza non comune. Ma l originalità singolare dell Opera suscitò contraddizioni e scalpore. Nonostante ciò poté aprire a Roma sul Colle Esquillino, nei pressi di S. M. Maggiore, una Casa del suo Istituto, come pure più tardi a Napoli e a Perugia, e poi aprì Case a Colonia e a Trier. Appena però salì al trono Papa Urbano VIII, venne impartito l ordine di chiudere le scuole delle Dame Inglesi a Roma. La sua Opera fu distrutta, ma lei rimase piena di pace. Non potendo più svolgere alcuna attività a Roma, si trasferì a Monaco, a Vienna e a Praga, dove aprì delle case; quindi ritornò a Roma e poi di nuovo a Monaco. Nell estate del 1629 arrivò il primo colpo demolitore contro l Istituto. Con una Bolla Pontificia tanto l Opera quanto le scuole furono soppresse. I malintenzionati avevano vinto. Durante l inverno seguente Maria fu perfino imprigionata nel Convento delle Clarisse di Monaco sotto accusa di essere una rivoltosa contro la Chiesa, ed eretica. Soffrire senza aver peccato non è sofferenza disse lei. Dopo due mesi fu rilasciata in libertà. Maria, gravemente ammalata, si affrettò a recarsi a Roma per riferire al Papa, in tutta umiltà, lo stato di cose e le sue sofferenze. Urbano VIII fu per lei pieno di lodi e disse, che tutto ciò è successo per saggiare la pazienza della serva di Dio. D ora in poi egli stesso la difese contro i resistenti oppositori. Le accordò tutto e l Istituto riacquistò nuovamente la sua legalità. L anno seguente Maria intraprese l ultimo suo viaggio in Inghilterra. La sua fine era vicina. Nel luogo solitario di Yorkshire, in presenza delle sue fedelissime compagne, questa donna meravigliosa rese la sua anima a Dio. Con gioia e amore furono le sue ultime parole rivolte in un allocuzione alle sue compagne. Così morì colei che le Dame Inglesi ritennero sempre quale loro Madre sebbene non riconosciuta ancora come Fondatrice ed alla quale devono, dopo Dio, la loro origine. Le continuatrici e discepole immediate raccolsero con gioia, ciò che Maria seminò con le lacrime. Il suo Istituto era stato soppresso; ma a distanza di 58 anni dalla sua morte le Dame Inglesi, la cui intima connessione con l Istituto originale non fu negata neppure da parte di Roma, furono

6 approvate da Papa Clemente XI, con l esenzione dalla stretta clausura e con la funzione di una Superiora Generale, per cui MARIA WARD ebbe a lottare invano. Lasciate che le donne siano governate dalle donne disse Clemente XI mentre confermava i nuovi Statuti. Il chicco di grano dovette morire in terra per essere in grado di portare molto frutto. Maria lottò e vinse - precisamente attraverso la sua fedeltà verso la Santa Sede e con la sua eroica sottomissione alle sue direttive. L obbediente parlerà di vittoria. Una gratitudine infinita debbono a lei le sue Figlie spirituali e noi tutti, che abbiamo goduto dei benefici della sua Opera. Ma altrettanta infinita riconoscenza devono a lei anche quegli Istituti e pie Associazioni per i quali lei è stata una pioniera. Quello per cui Maria Ward lottò, soffrì e per cui morì, senza prevedere l esito finale, ora noi lo possediamo. Ora noi, membri di vari Istituti Religiosi, possiamo esternare l amore alle anime, con innumerevoli attività apostoliche di carità verso il prossimo. Anzi, di più ancora! Non solo vediamo le Religiose impegnate oggi nei paesi civilizzati; esse partono verso le regioni pagane in cerca di anime ed i sacerdoti e missionari sollecitano, con una sola voce, la loro preziosa assistenza femminile nelle varie opere apostoliche. Forse, mi sbaglio quindi, nel considerare Maria Ward quale pioniera della nobile e sublime vocazione d una Suora Missionaria? Perfino oggi troviamo Case dell Istituto della Beata Vergine Maria in India e in Africa, in quel Continente rimasto più a lungo nelle tenebre del paganesimo. O Maria, sbaglio, forse, nell elogiarti e renderti omaggio per avere aperto la strada anche a questo rampollo tra gli Istituti Religiosi che è il Sodalizio di S. Pietro Claver i cui membri, le Sodali, in qualità di Missionarie Ausiliarie lavorano per la conversione dell Africa? Come tu con le tue aspirazioni, in modo simile anche il Sodalizio emerse nel mondo come una idea nuova, e cioè nuova più nella forma che non nei principi: perché ciò che noi perseguiamo, la cooperazione all apostolato dei missionari in Africa attraverso l assistenza ai loro bisogni temporali questo già l hanno fatto le pie donne nel Vangelo nei confronti del Signore e degli Suoi Apostoli. Nuovi sono solo i mezzi per il raggiungimento d un tale scopo apostolico. Istituti Religiosi attivi come quelli che si dedicano all assistenza degli infermi, all educazione dei bambini, alla cura degli anziani e degli incurabili, anzi, alle attività missionarie nei paesi delle missioni, si comprendono facilmente. Ma una Congregazione Religiosa femminile, che per amore delle Missioni opera e rimane nei paesi civilizzati, che redige e promuove le riviste missionarie in varie lingue (come il nostro Eco dell Africa e la Bibliotechina Africana ), che trasmette agli innumerevoli missionari gli aiuti materiali raccolti e mantiene la corrispondenza con essi, in una parola, promuove e ritiene l animazione missionaria come la sua vocazione specifica, questo è

7 qualcosa di nuovo e, come la Fondazione di Maria Ward, qualcosa fino ad oggi non esistente. A questo si aggiunga la singolare organizzazione del nostro Istituto Religioso, senza l Ufficio Divino e senza l abito monastico vero e proprio. Non poche, quindi, furono le difficoltà fino a quando l idea e la sua esecuzione vennero comprese e rese popolari. Maria, tu hai preparato le vie; e quando la Santa Sede con tanta benignità riconobbe il Sodalizio di S. Pietro Claver con tutta la sua non comune organizzazione, accordandogli la prima approvazione nel 1902 dopo otto anni appena della sua esistenza, hai fatto la tua parte, o Maria come pioniera delle Congregazioni femminili di vita apostolica senza la stretta clausura nel progresso di questo giovane Istituto per la salvezza delle anime più abbandonate, e parte non tanto piccola! Sitio! - Ho sete!. Parola, che Nostro Signore assetato delle anime, per la prima volta pronunciò sul legno della Croce, riecheggiava nella tua anima, trascinandola irrevocabilmente all azione: con la tua Opera le hai dato una forma e le fondamenta così scavate divennero il cantiere di tante imprese apostoliche. Oh, risuoni ancora questa parola, questo amore intimo per le anime nelle Figlie dell Istituto della Beata Vergine Maria! Che altra cosa celebriamo oggi se non le primizie dello zelo per le anime, raccolte nello spazio di duecento anni? O Maria, continua ad istillare ancora questo zelo non solo nel cuore delle tue Figlie spirituali, ma anche in quelle che Dio ha affidato alla loro custodia! Contro i pericoli nuovi occorre un genere di lotta nuova. Oggi non è più questione d una nuova eresia come lo è stata ai tempi di Maria Ward; ma della massoneria, che minacciosamente mina le basi di ogni fede autentica. Oggi non si può più dire come si espresse al suo tempo un religioso parlando di lei e delle sue compagne: In fin dei conti, esse sono soltanto delle donne!. In ogni campo, sia esso buono o cattivo, si cerca oggi la collaborazione della donna. Su ogni fronte vediamo già il movimento femminile. Maria Ward non potrebbe più rammaricarsi, oggi, come allora: Volesse Dio che gli uomini capissero che noi potremmo fare qualcosa di grande, purché non cerchino essi a convincerci che non ne siamo capaci, essendo noi soltanto delle donne. Sì, la donna può e deve compiere qualcosa di grande; che solamente non si lasci infatuare da coloro che vogliono disporre dei suoi diritti come se lei non fosse capace di disimpegnarsi! Non cerchi la sua grandezza nel rinnegare il suo essere donna, e meno ancora il suo stato sublime se è vergine, con qualsiasi parola, scritto o azione; ma cerchi piuttosto di conformarsi alla Beata Vergine Maria alla cui materna protezione Maria Ward affidò la sua Fondazione e così in ogni suo fare ed agire diventi una donna perfetta, una vergine perfetta.

8 Per arrivare a tanto occorre che l amore a Dio, l amore di un autentica femminilità e i principi di fede siano ben consolidati nel suo animo. Fortunate coloro che seguono una tale vocazione, e fortunate le mura che da duecento anni rendono testimonianza di quel santo ardore. Con questo Giubileo un terzo fine deve essere raggiunto ancora: un nuovo torrente di grazie per noi se lo celebriamo con il dovuto spirito. Una rassegna dei dolori e delle gioie di questa Casa benedetta, uno sguardo retrospettivo sulla vita tempestosa di Maria Ward, le terribili prove alle quali lei e la sua Opera furono esposte, non possono far altro che riempirci di nuovo coraggio, di zelo ardente per la salvezza delle anime e d incrollabile fiducia nella Divina Provvidenza. Viviamo in tempi seri e torbidi, e dovunque volgiamo lo sguardo, la fede è minacciata. Sì, i tempi in cui Maria visse furono più torbidi ancora e tuttavia questa donna eroica seppe trovare mezzi e vie per conquistare a Dio centinaia di anime, ponendo perfino le fondamenta di un istituto, che oggi viene annoverato tra il fior-fiore della Chiesa. Chiunque aspira al bene, deve aspettarsi delle lotte; e chi intraprende qualcosa di straordinario al servizio di Dio, mieterà il biasimo o un freddo riserbo e ciò non solo da parte dei miscredenti o dei tiepidi, bensì anche da parte di zelanti cattolici. Maria ebbe ad incontrare una catena di contraddizioni, perfino la dolorosissima soppressione per ordine della Santa Sede, eppure Dio dispose che la sua obbedienza, benché dopo la sua morte, avesse a trionfare di tutte queste prove. Fiducia, incrollabile fiducia, una fede che trasporta le montagne, un adesione tenace a ciò di cui si è convinti essere la volontà di Dio, seguendo l esempio di Maria Ward, sia il frutto di questa Festa per noi! Allora, né i tempi troppo seri, né le contraddizioni troppo violente ci impediranno di operare con gioia e amore per la salvezza degli uomini, ognuna in quello stato di vita al quale Dio l ha chiamata. Questo Giubileo che oggi ci ha riunite - per molte di noi l ultima volta in questa vita - sarà l anello di congiunzione di una catena di Giubilei che termineranno un giorno al suono della tromba ed ognuno sarà ricompensato secondo le sue opere. O care alunne, quelle di ieri e quelle di oggi, per concludere mi rivolgo a voi da sorella. Come ricordo di questa magnifica Festività imprimiamo indelebilmente nel nostro cuore quest unica frase: La vita è breve l eternità perdura. Facciamo intanto del bene fino a che siamo sulla terra in cammino verso l eternità. Sia lontano da noi il perdere quel tempo prezioso in vani o inutili trastulli, mentre possiamo con esso prepararci una beata eternità. Cerchiamo di accrescere la gloria di Dio con ogni mezzo e lavoriamo per salvare le anime, memori delle parole di S. Dionigio Areopagita che così bene contrassegnano tanto la vocazione delle Dame Inglesi quanto quella delle

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