Dov è tuo fratello? Una domanda che risuona anche oggi

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1 Giorni i Via del Seminario, tel. e fax 0586/ Diocesi di Periodico di informazione N APRILE 2015 I QUADERNI DEL PROGETTO CULTURALE - La Settimana Tutti della Diocesi di - Le tragedie del Mediterraneo, specchio della crisi dell Europa Dov è tuo fratello? Una domanda che risuona anche oggi ov è tuo fratello? è la do- che Dio rivolge con- Dmanda tinuamente all uomo. Una domanda che ha rivolto per la prima volta a Caino, autore, alle origini dell umanità, del terribile crimine dell uccisione del fratello, ma che è poi diventata un monito che ha attraversato i secoli, fino ad arrivare ai nostri giorni, per interrogare l umanità indifferente davanti alla sorte tragica dei più deboli. Una domanda che ha rilanciato Papa Francesco a Lampedusa in occasione del suo primo viaggio del pontificato: Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno! Tutti noi rispondiamo così: non sono io Ma Dio chiede a ciascuno di noi: Dov è il sangue del tuo fratello che grida fino a me? Oggi nel mondo nessuno si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna. Il dramma che quasi ogni giorno si rinnova nel mare Mediterraneo, a poche miglia marine dalla vecchia Europa, vede protagonisti migliaia di disperati, vittime di persecuzioni, in fuga da guerre, povertà e schiavitù. I nuovi schiavi viaggiano su navi che ricordano drammaticamente le vecchie galere con le quali venivano trasportati nel Nuovo Mondo alcuni secoli fa. Sono passati centinaia di anni, ma la schiavitù continua ad essere una piaga dell umanità che arricchisce pochi e umilia tantissimi fino a far perdere loro la dignità umana. E l Europa, il vecchio continente, cosa fa dinanzi a questo dramma quotidiano? Dopo un minuto di silenzio, poco di più. Se non ipotizzare una lotta, con le bombe, agli scafisti che sembra cercare in pochi criminali gli unici responsabili di una tragedia quotidiana, che ha cause molto più complesse e che richiederebbe, prima di tutto, la risposta di un umanità che riscopra il senso di fraternità e che si riconosca nella comune appartenenza a una sola famiglia umana. Ma non bisogna meravigliarci di tutto questo, visto che è la stessa Europa che, negli ultimi anni, ha abbracciato la nuova ideologia del gender e che, segue a pagina 9 >>

2 I QUADERNI DEL PROGETTO CULTURALE 28 Aprile 2015 Pag. 2 L impegno educativo e culturale dei cattolici Il ruolo dell Università fondata da padre Gemelli Monsignor Claudio Giuliodori è assistente ecclesiastico generale dell Università Cattolica. La storia di questa università è scaturita dal genio e dalla tenacia di padre Agostino Gemelli. Il suo disegno culturale, teso ad offrire ai giovani e al Paese, che usciva devastato dalla prima guerra mondiale, un luogo di eccellenza per la formazione e per la ricerca scientifica, mirava a coinvolgere i cattolici italiani. Ma qual è oggi la missione dell Università Cattolica? Mons. Giuliodori ha risposto a questa domanda in una recente intervista. «In profonda continuità con la sua storia spiega il prelato - l Università Cattolica è chiamata ad essere un luogo di formazione altamente qualificato sia dal punto di vista degli insegnamenti sia per quanto concerne l accompagnamento degli studenti verso una crescita piena e integrale di tutta la persona. Per questo oltre ad una formazione di alto livello scientifico, ampiamente riconosciuta e apprezzata, l Università offre anche percorsi per illuminare il sapere con la fede. A sostenere la formazione integrale e la crescita spirituale contribuiscono, in modo particolare, i Centri pastorali presenti in ogni sede e i corsi di teologia inseriti nei programmi di tutte le Facoltà». L aggettivo Cattolica, che qualifica l Università del Sacro Cuore, richiama anche le profonde ragioni del suo impegno. «In modo quanto mai autorevole, e nello stesso tempo essenziale ed efficace continua - lo ha spiegato Benedetto XVI nel discorso tenuto in occasione del 90 di fondazione dell Università. In quella speciale udienza del 21 maggio 2011 concessa alla grande famiglia della Cattolica, il Papa sottolineava che la vocazione originaria dell Università, è legata alla ricerca della verità, di tutta la verità del nostro essere. Per questo motivo la prospettiva cristiana, che costituisce la piattaforma del lavoro intellettuale dell Università, non è alternativa al sapere scientifico L essere Cattolica non toglie nulla all Università ma la rende più ricca perché la fede allarga l orizzonte del nostro pensiero, è via alla verità piena, guida di autentico sviluppo. e alle conquiste dell ingegno umano. L essere Cattolica non toglie nulla all Università ma la rende più ricca perché la fede allarga l orizzonte del nostro pensiero, è via alla verità piena, guida di autentico sviluppo. Inoltre il mondo universitario, per sua natura, costituisce un sensore dello stato sociale particolarmente attento e reattivo. Per questo già da qualche anno l Università Cattolica, anche grazie ad una specifica ricerca promossa dall Istituto Toniolo, s interroga e cerca le vie per reagire positivamente anche a questo momento di pesante crisi che ha una valenza ben più ampia del pur grave fattore economico». Quale può essere, in questo momento storico, il contributo dei giovani? E in che modo può sostenerli l Università Cattolica? «Il primo contributo afferma il vescovo Claudio - è quello di essere portatori di speranza. Di fronte ad un quadro d incertezza rispetto al futuro, come quello che ci troviamo a vivere oggi, è fondamentale non scoraggiarsi, soprattutto per i giovani. In secondo luogo, per affrontare le grandi sfide del tempo presente occorre avere una formazione di altissimo profilo, anche per essere concorrenziali in i settori della vita sociale ed economica. In terzo luogo, è necessario offrire al Paese nuove generazioni di persone motivate e competenti, capaci di assumersi responsabilità e di garantire un autentico sviluppo a servizio del bene comune». In cosa consiste il suo incarico di assistente ecclesiastico generale dell Università Cattolica? «L assistente ecclesiastico generale ha il compito, in primo luogo, di coltivare e accrescere il legame dell Università Cattolica con la Chiesa italiana al fine di garantire una continua e feconda osmosi tra l impegno pastorale e culturale delle diocesi italiane e l offerta formativa dell Ateneo fondato da p. Gemelli. Altro campo di lavoro è quello dell animazione pastorale quotidiana della vita dell Università con l offerta agli studenti, ai docenti e a tutto il personale di occasioni per la formazione e la crescita spirituale. In questo ambito l assistente si avvale dei Centri pastorali presenti nelle diversi sedi e della collaborazione di sacerdoti impegnati in questo prezioso servizio». a cura di Vincenzo Corrado (SIR)

3 Pag Aprile 2015 I QUADERNI DEL PROGETTO CULTURALE La Settimana Chi è mons. Claudio Giuliodori Claudio Giuliodori nasce a Osimo, in provincia di Ancona il 7 gennaio Dopo gli studi medi e liceali nel seminario di Osimo, frequenta il seminario maggiore regionale di Fano. Si iscrive al Pontificio istituto Giovanni Paolo II, dove ottiene la licenza ed il dottorato. Il 16 aprile 1983 è ordinato presbitero dall arcivescovo Carlo Maccari per la diocesi di Osimo. Dopo l ordinazione è vicerettore del seminario interdiocesano di Osimo e successivamente assistente diocesano dell Azione Cattolica ragazzi e giovani. Dal 1985 al 1988 è vicario parrocchiale di san Marco Evangelista ad Osimo. Con l unione della diocesi di Osimo con l arcidiocesi di Ancona, viene incardinato nella nuova arcidiocesi di Ancona-Osimo. Tra il 1988 e il 1991 è aiutante di studio del segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana. Si laurea in teologia presso la Pontificia Università Lateranense nel Tornato in diocesi è direttore dell ufficio diocesano di pastorale familiare e direttore del consultorio familiare, dal 1991 al Tra il 1996 al 2007 insegna teologia pastorale del matrimonio e della famiglia presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II di Roma, mentre dal 1995 al 1998 è vicepreside dell istituto teologico marchigiano. Coordina per conto della Conferenza Episcopale Italiana la partecipazione dei pellegrini italiani alle Giornate mondiali della gioventù del 1991 e del Nel 2000 è responsabile dell ufficio stampa della Giornata mondiale della gioventù di Roma. Nel marzo 1998 è nominato direttore dell ufficio nazionale per le comunicazioni sociali dal consiglio permanente della CEI, mentre nel 2006 diventa consultore del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali. Nel 2002 viene nominato da papa Giovanni Paolo II cappellano di Sua Santità. Il 22 febbraio 2007 papa Benedetto XVI lo nomina vescovo di Macerata- Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia. Riceve l ordinazione episcopale il 31 marzo successivo, nella cattedrale di Macerata, per l imposizione delle mani del cardinale Camillo Ruini. Nel 2008 è eletto presidente della commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali. Il 26 febbraio 2013 il pontefice lo nomina assistente ecclesiastico generale dell Università Cattolica del Sacro Cuore. L Università Cattolica del Sacro Cuore Sono più di 10mila i giovani che ogni anno scelgono l Università Cattolica. La vedono come un luogo di positive opportunità non solo per la formazione professionale, ma anche per la crescita e la realizzazione personale. Un ambiente che non si sottrae alla sua insostituibile funzione sociale, che è quella del servizio all educazione. L Università Cattolica del Sacro Cuore con 4 sedi, 12 facoltà, circa 41mila studenti e più di docenti è l università non statale più grande d Europa. Fondata a Milano nel 1921 da padre Agostino Gemelli, ha sede anche a Roma, Brescia e Piacenza- Cremona. L attività di ricerca, che può contare su 51 istituti, 24 dipartimenti, 72 centri di ricerca, oltre a 5 centri di ateneo, è finalizzata a comprendere e studiare le questioni cruciali del vivere e del convivere: le nuove frontiere dell economia e della bioetica, il recupero e la valorizzazione dei beni culturali, le trasformazioni nel campo del diritto, le dinamiche familiari, il fenomeno dei mass media, l evoluzione dei sistemi politici, i traguardi della medicina, le applicazioni tecnologiche della matematica e della fisica e le più recenti scoperte nella ricerca ambientale. Il dialogo tra didattica e ricerca consente un approccio interdisciplinare, che aiuta gli studenti a orientarsi in modo autonomo e responsabile nella conoscenza scientifica. Un attenzione sostenuta, dal momento dell immatricolazione fino alla laurea, con attività di orientamento e di tutorato, con stages e tirocini, programmi di studio all estero, dentro e fuori dall Europa, e servizi di placement, che beneficiano del forte legame tra ateneo e mondo del lavoro. Questa attenzione non si esaurisce con la conclusione del percorso universitario, ma accompagna i laureati anche nelle loro carriere professionali con numerose proposte di formazione continua e programmi postgraduate. Per formazione e ricerca scientifica, insieme all assistenza garantita dal Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, l Ateneo dispone di una superficie complessiva di oltre 600mila metri quadri: un unico grande campus articolato in cinque città italiane, che trova nella sede storica di Milano, collocata nell antico monastero cistercense adiacente alla Basilica di Sant Ambrogio, il cuore pulsante di un sogno entrato nel cuore della realtà. Per saperne di più

4 I QUADERNI DEL PROGETTO CULTURALE 28 Aprile 2015 Pag. 4 Chi è l uomo? Questione di concepimento La riflessione di mons. Lorenzo Leuzzi La riproduzione assistita non è più un problema etico-morale ma sociale: essa infatti, implica il concetto di socialità. Intendo dire che è la definizione di sociale a determinare il significato e il giudizio sulla procreazione assistita. In altri termini, se in passato la questione era relativa al giudizio etico-morale sia esso di natura religiosa o di diritto naturale, oggi non solo la norma etica non è in grado di garantirne il valore ma essa è insufficiente per giustificare la sua liceità e illiceità. Ad esempio: la norma etico-morale, sia di natura confessionale che di diritto naturale, ha sempre affermato che non esiste un diritto al figlio ma che deve essere garantito il diritto del figlio. Ciò è vero e tuttavia insufficiente per trasformare la norma in prassi non solo personale ma sociale. Di fatto sono convinti che tale norma sia espressione di un visione naturalistica della società, e che in fondo sia una norma esterna che blocca la libertà della coppia, nonostante ci sia la evidente presenza di una terza realtà che è il generato. Nulla può bloccare questa opinione: forse una forte pressione religiosa, ma solo come elemento identitario di appartenenza e non come questione veritativa. È quello che sta accadendo per la fede cristiana, dove peraltro l appartenenza non ha il primato sulla realtà. La fede non è in grado di garantire la norma etico-morale in termini di valore confessionale o di diritto naturale. Deve anch essa trovare una nuova via. Ma quale? Quella della socialità, seguendo il realismo storico di Papa Francesco. La prassi sociale della società industriale viene prima o dopo la persona umana? In altri termini, la socialità dinamica dell attuale società vista dalla periferia dell esistenza umana è fuori di essa o la assume e la promuove nella sua vera dignità? Dalla periferia si possono osservare due dinamiche che orientano la nostra riflessione: la socialità supera ogni realtà (cf. Evangelii gaudium, nn ) umana e infraumana, a cominciare dalla famiglia e dall azienda; la realtà precede ogni idea (cf. Evangelii gaudium,nn ), ossia è la socialità in quanto tale a determinare l idea. Chi non accetta di andare in periferia con il metodo del realismo storico ha la grande illusione di ritornare nell epoca di cambiamento e non vuole entrare nel cambiamento d epoca (forse perché ha paura!). Noi invece entriamo nel cambiamento d epoca per conoscere la nuova socialità dinamica, che deve essere costruita. E se la socialità non è già costruita si apre nella società la possibilità per l uomo di uscire da sé e di farsi nella storia (faciendum): l uomo può davvero essere protagonista della storia! Ma come può l uomo farsi nella storia vivendo pienamente la sua esistenza storica? Solo se la socialità gli garantisce la sua identità personale e la sua partecipazione alla costruzione della società. Qual è la sorgente della socialità dell uomo che garantisce la sua identità di persona umana e il suo essere costruttore della società? L atto coniugale. Le due dinamiche del realismo storico vissuto in e dalla periferia ci aiutano a capire che l esistenza umana non è prima della socialità, ma nella socialità umana; e che nella società dinamica l esistenza umana non A definire la nostra identità contribuisce in modo decisivo il modo in cui si viene concepiti. Un dato naturale che la fecondazione in provetta ha messo in discussione. è più autonoma e sovrana, come nella società statico-sacrale, ma è parte della socialità umana nella quale si gioca la storicità dell uomo. Perché l atto coniugale ci fa entrare nella socialità umana? Perché introduce l uomo nella socialità garantendone la pari dignità con i generanti (dalla relazione padrone servo alla communio personarum). In altri termini: l atto coniugale promuove la socialità dell uguaglianza; la sua assenza, invece, genera la socialità del divenire, che annulla l uomo nella storia. La prima costruisce la convivenza umana funzionale; la seconda la distrugge. La dipendenza dell uomo dall uomo è superata dalla sessualità, luogo in cui si gioca il vero destino dell uomo. Non si tratta di giudicare se sia lecita o meno la riproduzione assistita ma di comprenderne la portata storica. In passato ci sono stati tentativi di inseminazione artificiale, ma tutto si limitava alla vita della coppia e alle sue scelte etico-morali. Oggi non è più così. La crisi della democrazia forma-

5 Pag Aprile 2015 I QUADERNI DEL PROGETTO CULTURALE La Settimana le, di stampo liberale, ci costringe ad andare nella periferia con il realismo storico, perché siamo in viaggio verso la democrazia sostanziale. La grande illusione dell 800 è in crisi. Con la crisi della democrazia formale si apre lo scenario di quella sostanziale, ossia della socialità da costruire e nella quale costruire la società. Il bivio è uno solo: una socialità fondata sull uguaglianza o sulla disuguaglianza del nascere. Potrà esistere una democrazia fondata sulla disuguaglianza del nascere? Sì, è quella attuale, nella quale il primato è nei leader e nelle classi, non nella comunità. Gli ultimi possono aspettare... Avevano ragione gli amici marxisti Vacca, Sorbi, Barcellona e Tronti: l emergenza antropologica mette in causa il marxismo come socialità. Infatti non bisogna confondere le ragioni di chi voleva impegnarsi nella giustizia sociale con gli equivoci dell analisi marxista; anzi, essi non hanno mai pensato di abbandonare i valori fondamentali dell uomo, a cominciare dal diritto alla vita. Oggi però la società ha bisogno della vera socialità, che non può essere quella marxista o liberal capitalista. Le buone intenzioni dei padri del socialismo e del liberalismo non sono più sufficienti. Ne sono prova le continue convergenze culturali in vaste aree geografiche, a cominciare dalla loro adesione alle pratiche di riproduzione assistita: non c è teoria sociale o economica, o peggio ancora, etico-morale che tenga. Ciò che conta è l atto coniugale. Ha ragione il testo biblico della Genesi (cf. Gen 2,24): prima l una caro, poi tutto il resto. Anche il sociale e la religione, perché sull atto coniugale sta o cade la socialità umana, e la fede cristiana. Quanto cammino c è ancora da compiere perché l umanità possa conoscere se stessa! Lorenzo Leuzzi, vescovo ausiliare di Roma, delegato regionale per la pastorale della salute Il tutto e la parte Dall Evangelii gaudium di Papa Francesco 235. Il tutto è più della parte, ed è anche più della loro semplice somma. Dunque, non si dev essere troppo ossessionati da questioni limitate e particolari. Bisogna sempre allargare lo sguardo per riconoscere un bene più grande che porterà benefici a noi. Però occorre farlo senza evadere, senza sradicamenti. È necessario affondare le radici nella terra fertile e nella storia del proprio luogo, che è un dono di Dio. Si lavora nel piccolo, con ciò che è vicino, però con una prospettiva più ampia. Allo stesso modo, una persona che conserva la sua personale peculiarità e non nasconde la sua identità, quando si integra cordialmente in una comunità, non si annulla ma riceve sempre nuovi stimoli per il proprio sviluppo. Non è né la sfera globale che annulla, né la parzialità isolata che rende sterili Il modello non è la sfera, che non è superiore alle parti, dove ogni punto è equidistante dal centro e non vi sono differenze tra un punto e l altro. Il modello è il poliedro, che riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità. Sia l azione pastorale sia l azione politica cercano di raccogliere in tale poliedro il meglio di ciascuno. Lì sono inseriti i poveri, con la loro cultura, i loro progetti e le loro proprie potenzialità. Persino le persone che possono essere criticate per i loro errori, hanno qualcosa da apportare che non deve andare perduto. È l unione dei popoli, che, nell ordine universale, conservano la loro peculiarità; è la totalità delle persone in una società che cerca un bene comune che veramente incorpora A noi cristiani questo principio parla anche della totalità o integrità del Vangelo che la Chiesa ci trasmette e ci invia a predicare. La sua ricchezza piena incorpora gli accademici e gli operai, gli imprenditori e gli artisti,. La mistica popolare accoglie a suo modo il Vangelo intero e lo incarna in espressioni di preghiera, di fraternità, di giustizia, di lotta e di festa. La Buona Notizia è la gioia di un Padre che non vuole che si perda nessuno dei suoi piccoli. Così sboccia la gioia nel Buon Pastore che incontra la pecora perduta e la riporta nel suo ovile. Il Vangelo è lievito che fermenta tutta la massa e città che brilla sull alto del monte illuminando i popoli. Il Vangelo possiede un criterio di totalità che gli è intrinseco: non cessa di essere Buona Notizia finché non è annunciato a, finché non feconda e risana tutte le dimensioni dell uomo, e finché non unisce gli uomini nella mensa del Regno. Il tutto è superiore alla parte.

6 I QUADERNI DEL PROGETTO CULTURALE 28 Aprile 2015 Pag. 6 Verso Firenze 2015 Come Gesù nella vita quotidiana LA PERSONA AL CENTRO DELL AGIRE ECCLESIALE iscernimento comunitario» «Dè un termine ricco di significato per la Chiesa italiana. Indica la volontà di costruirsi come corpo non clericale e ancor meno sacrale, dove ogni battezzato, le famiglie, le diverse aggregazioni ecclesiali sono soggetto responsabile; dove insieme cerchiamo di essere docili all azione dello Spirito. Significa vedere che lo Spirito Santo risveglia in chi si lascia raggiungere dalla sua grazia l immagine di Gesù e che, soprattutto, disegna una Chiesa che si lascia seminare nel campo del mondo, accanto ai più piccoli come loro voce e speranza, nell attesa vigile e fiduciosa dello Sposo. Radicamento orante nella Parola di Dio, letta dentro la Chiesa alla luce della Tradizione e delle nuove domande che la storia ci sollecita; ricerca dei semi di verità sparsi nella storia degli uomini; interpretazione della società e della cultura alla luce della verità di Cristo (che ci rende capaci di riconoscere le conseguenze del peccato nella nostra storia unite alle tracce dell opera di redenzione); accettazione delle sfide, nella fiduciosa consapevolezza che camminando nella direzione indicata da Gesù potremo affrontarle come occasioni di pienezza, anziché mortificazione, dell umano: sono questi gli elementi per un discernimento comunitario, affinché ogni comunità cerchi e scopra la bellezza di essere uomini e donne in Gesù, cioè uniti per sempre a Dio. Fare del discernimento il nostro stile ecclesiale non è impossibile, benché impegnativo. Torniamo alla scuola di Gesù, per esempio al suo ministero per le vie della Galilea. Esso si delinea in pochi ma essenziali tratti, che lo vedono concentrato sull unica cosa necessaria («Mio cibo è fare la volontà del Padre»: cf. Gv 4,34). La tipica giornata (come, per esempio, a Cafarnao) si struttura su precise operazioni: dedicarsi al legame intimo con il Padre nella preghiera; non disperdere il primato dell annuncio del Regno; confermare con autorità questo annuncio, grazie alla cura delle persone (il perdono, la guarigione, la rivelazione del volto misericordioso del Padre); non lasciarsi imprigionare dall ordinarietà, ma tener desta l urgenza della missione. Implicitamente questo stile disegna un percorso di umanità nuova, insaporita dall unzione dello Spirito. Le operazioni della vita quotidiana di Gesù sono richiamate da papa Francesco nella Evangelii gaudium: una Chiesa in uscita, che abita il quotidiano delle persone e, grazie allo stile povero e solidale, rinnova la storia di ciascuno, ridà speranza e riapre le nostre vite morte alla gioia della resurrezione. Una Chiesa gioiosa, perché sempre piena di meraviglia nello scoprire che la vita quotidiana è visitata dalla misericordia di Dio. «Qui sta la nostra vera forza, il fermento che fa lievitare e il sale che da sapore a ogni sforzo umano contro il pessimismo prevalente che ci propone il mondo» (Papa Francesco, Omelia per la beatificazione di papa Paolo VI). Al Convegno di Verona la Chiesa italiana scelse di mettere al centro della propria pastorale la persona, con gli ambiti che ne costituiscono l identità. Già allora si parlò di «Chiesa missionaria»: per non rimanere chiu-

7 Pag Aprile 2015 I QUADERNI DEL PROGETTO CULTURALE La Settimana si a ragionare della cura pastorale in termini produttivi ed efficientistici, la Chiesa italiana decise di mettere al centro della missione la persona umana. In questi anni si è cercato di pensare a ciò che la caratterizza e la sfida, toccando gli ambiti della cittadinanza, della fragilità, degli affetti, del lavoro, della festa, dell educazione e della trasmissione della fede. Luoghi, frontiere, periferie Assunti sempre più come il nucleo della pratica ecclesiale, questi ambiti sono da sempre incarnati in luoghi, ossia spazi dell umano dentro i quali impariamo ad annunciare il Vangelo, secondo la strategia della contaminazione e del meticciato. Siamo, infatti, uomini e donne situati in uno spazio e in un tempo, che condividono con altri la sete di gioia e di felicità, le speranze e le paure; con loro costruiamo i legami che esprimono la nostra identità, ciò che crediamo, i valori che vogliamo vivere; e, dentro questo intreccio, mettiamo a prova la nostra fede e spendiamo la nostra tradizione. Con la crescente complessità del mondo globalizzato, con le nuove forme d ingiustizia che allargano il divario tra ricchi e poveri, con lo strapotere del sistema tecnologico e la crisi delle istituzioni (dalla scuola alla famiglia), i luoghi hanno perso molte rigidità, ma anche solidità e unità, e sono diventati più permeabili, vulnerabili, sempre più sfidati e messi in questione. Si può dire che i luoghi siano diventati oggi sempre più frontiere: linee di incontro/scontro tra culture, e anche tra visioni del mondo diverse dentro una stessa cultura. La famiglia, per esempio è attaccata da tanti fronti, e non sono rari quei bambini che vivono tra diverse case, costretti a fare i conti con complesse geografie relazionali. Come vivere il Vangelo in questi cambiamenti? Le frontiere si possono difendere, cercando di costruire muri. Ma possono essere anche soglie, luoghi d incontro e dialogo, senza i quali rischiano di trasformarsi in periferie da cui si fugge: abbandonate edimenticate. Il movimento non è quello della chiusura difensiva, ma dell uscita. Senza paura di perdere la propria identità, anzi facendone dono ad altri. Come dice Papa Francesco: «Uscire verso gli altri per giungere alle periferie umane non vuol dire correre verso il mondo senza una direzione e senza senso. Molte volte è meglio rallentare il passo, mettere da parte l ansietà per guardare negli occhi e ascoltare, o rinunciare alle urgenze per accompagnare chi è rimasto al bordo della strada» (Evangelii gaudium 46). In questo modo, gli ambienti quotidianamente abitati, come la famiglia, l educazione, la scuola, il creato, la città, il lavoro, i poveri e gli emarginati, l universo digitale e la rete, sono diventati quelle periferie esistenziali che s impongono all attenzione della Chiesa italiana quale priorità in cui operare il discernimento, per accogliere l urgenza missionaria di Gesù. Un simile discernimento può realizzarsi lungo 5 vie, suggeriteci da Papa Francesco nella Evangelii gaudium. Queste azioni, che riconoscono l urgenza di mettersi attivamente e insieme in movimento, esprimono in modo sintetico il desiderio e la volontà della Chiesa di contribuire al dischiudersi dell umanità nuova dentro la complessità della nostra epoca, indicando nello stesso tempo una direzione da intraprendere: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. Cinque verbi che non si accostano semplicemente l uno all altro, ma si intrecciano tra loro e percorrono trasversalmente gli ambienti che quotidianamente abitiamo. Il 5 Convegno nazionale della Chiesa Cattolica si svolgerà a Firenze dal 9 al 13 Novembre Per seguire la preparazione, le riflessioni, scaricare il materiale e aggiornarsi su gli appuntamenti verso questo evento è possibile consultare il sito

8 I QUADERNI DEL PROGETTO CULTURALE 28 Aprile 2015 Pag. 8 L uomo alla ricerca della gioia non si accontenta del piacere Una meditazione del vescovo Simone Giusti Il cuore dell uomo è inquieto e da sempre è alla ricerca di una gioia a cui anela da sempre. C è nell uomo qualcosa che lo rende instancabile ricercatore di gioia. Infatti Dio facendo sorgere l uomo entro un universo che è opera di potenza, di sapienza, di amore, (...) prima ancora di manifestarsi personalmente mediante la Rivelazione, dispone l intelligenza e il cuore della sua creatura all incontro con la gioia, nello stesso tempo che con la verità. Bisogna dunque essere attenti all invocazione che sale dal cuore dell uomo, dall età dell infanzia (...) fino a quella della serena vecchiezza, come un presentimento del mistero divino (1). Spesso però l uomo confonde il piacere con la gioia. Scambia la soddisfazione intensa di un attimo con la gioia. Ora caratteristica della gioia non è la fuggevolezza ma la durata, non è la momentaneità ma la stabilità. Non dipende dalle cose ma va oltre le cose... Non si radica in un possesso, ma in una qualità dell essere. Non è fondamentalmente individualistica ma personale e comunitaria. L uomo ricerca la gioia, ma spesso non conosce che il piacere, il quale è ben più semplice da provare e trovare. Oggi questa esperienza è divenuta talmente importante da farsi addirittura criterio di discernimento etico; ciò che mi procura piacere è bene, ciò che mi dà dolore, sofferenza, è male (Italo Mancini). E necessario approfondire la riflessione e la meditazione sulla esperienza della gioia affinché ciascuno sia sempre più capace di riconoscerla e di coglierne l immensa superiorità e diversità dal semplice e fuggevole piacere. Occorrerà comprenderla e conoscerla sempre di più affinché il cristiano sia capace di condurre al Signore quegli uomini e donne che proprio per causa della ricerca di essa si allontanano da Dio. E stato scritto: Il Maligno vuole rubare le anime per la via del piacere egoistico, noi dobbiamo portarle al Signore per la via della gioia nello Spirito. L evangelizzatore di questi nostri tempi non sarà il critico pedante dei costumi odierni ma colui che indiche- rà e testimonierà una qualità di vita segnata profondamente dalla gioia. Ora la gioia è uno dei frutti della pace che Gesù dona ai discepoli quando si presenta in mezzo a loro come il Risorto (Gv 20,19-20). A questo proposito è interessante notare il nesso etimologico di gioia con grazia (kara e karis) e l uso che di questi termini fanno i Sinottici (Mt/Lc/Mc): la comune radice etimologica evidenzia che la gioia è frutto della grazia. A questo proposito si ripensi ai seguenti passi biblici: Lc 1,47 - il Magnificat: Il mio spirito esulta in Dio mio salvatore. Lc 1,44 - l incontro di Maria con Elisabetta:... il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo.... Lc 24,32 - i discepoli di Emmaus: Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino? Questa esperienza non è solo degli apostoli. E propria di coloro che vivono nello Spirito e coltivano profondamente la comunione con il Signore, con i fratelli, con tutta la Chiesa.

9 Pag Aprile 2015 I QUADERNI DEL PROGETTO CULTURALE La Settimana Ascoltiamo e meditiamo alcune esperienze che si sono fatte lode, preghiera, poesia, conoscenza di Dio per via d amore. Ha scritto San Gertrude d Helfa: [...] Tu sei lo splendore di i colori, il sapore di i gusti, la fragranza di gli odori, l incanto di tutte le armonie, la fresca soavità dei baci più appassionati. [...] Tu dolce sapore d infinita intimità, carezza d infinita delicatezza, tenerezza d infinita bontà, amante d infinito amore, sposo d infinita dolcezza, innamorato d infinita purezza. Negli scritti di San Francesco d Assisi leggiamo Tu sei il bene, tutto il bene, il sommo bene, Signore Iddio vivo e vero. Tu sei carità, amore. Tu sei sapienza. Tu sei umiltà. Tu sei pazienza. Tu sei sicurezza. Tu sei la pace. Tu sei gaudio e letizia. Tu sei giustizia e temperanza. Tu sei ogni dovizia. Tu sei bellezza. Tu sei mitezza. Tu sei il protettore. Tu sei il custode e il difensore. Tu sei fortezza. Tu sei rifugio. Tu sei la nostra speranza. Tu sei la nostra fede. Tu sei la grande nostra dolcezza. Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile Signore, Dio onnipotente, misericordioso Salvatore. Sant Agostino ci narra nelle sue Confessioni come è riuscito a trovare finalmente la gioia. Bellezza tanto antica e tanto nuova; tardi ti ho amato! Tu eri dentro di me, e io stavo fuori, ti cercavo qui, gettandomi, deforme, sulle belle forme delle tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te le creature che, se non esistessero in te, non esisterebbero per niente. Tu mi hai chiamato, il tuo grido ha vinto la mia sordità; hai brillato, e la tua luce ha vinto la mia cecità; hai diffuso il tuo profumo, e io l ho respirato, e ora anelo a te; ti ho gustato, e ora ho fame e sete di te; mi hai toccato, e ora ardo del desiderio della tua pace. La gioia, la pace sono frutto della vita di grazia, della comunione con l Onnipotente Iddio. Ad ogni uomo e donna è dato di cercare Dio per trovare la gioia e la verità. E allora un primo dovere ci coglie, quello di godere della conoscenza che già abbiamo di Dio; e un secondo: quello di cercarlo; di cercarlo appassionatamente, dove, come e quando egli si lascia incontrare. E questo il senso profondo della nostra vita presente, una vigilia che spia e attende la luce. Cercare Dio per trovare la gioia e la verità e superare l inquietudine esistenziale causata dalla propria lontananza di Dio. Tutta la condizione esistenziale dell uomo si gioca sul binomio gioiatristezza, il quale altro non è che la manifestazione della realtà interiore della persona, grazia-peccato. Situazione che, a sua volta, rimanda al dramma universale del peccato dell uomo e del mondo, che ha impedito all umanità, sino all avvento di Cristo e del dono della redenzione, di vivere nella grazia, cioè in Dio, con Dio, per Dio. E illusorio pensare di trovare la gioia, di vivere nella gioia, se non si vive nella grazia di Cristo, nella Chiesa da Lui voluta e guidata. << segue da pagina 1 attraverso le sue principali istituzioni, produce disposizioni normative che tendono a ridefinire i concetti di famiglia, coppia, matrimonio e filiazione in nome del concetto di parità e di libertà dell orientamento sessuale. La teoria del genere (definita da Papa Francesco un tentativo di colonizzazione ideologica ) pretende, infatti, che il sesso biologico vada dissociato dalla sua dimensione culturale, ossia dall identità di genere, che si declina al maschile, al femminile o persino in un genere neutro nel quale si fa rientrare ogni sorta di orientamento sessuale allo scopo di affermare meglio l uguaglianza tra uomini e donne. Secondo questa teoria il genere maschile o femminile non sarebbe, quindi, la conseguenza diretta del sesso biologico, ma piuttosto di una costruzione culturale e sociale. Ma non bisogna meravigliarci di questa politica europea visto che è la stessa Europa che sta vivendo una gravissima crisi demografica, che, se continua con questa tendenza, è destinata, nel giro di qualche decennio, a quella che alcuni studiosi hanno già definito una sorta di eutanasia sociale. La crisi demografica in atto in Europa porterà, nel giro di trent anni, al dimezzamento della popolazione, oltre che a un suo progressivo ed irreversibile invecchiamento; per questo numerosi studiosi la considerano già oggi molto più grave di quella economica che è ogni giorno sulla bocca di. E la stessa Europa che, non a caso, vede ogni giorno evidenziate le sue drammatiche contraddizioni dal primo Papa non europeo, quello che viene quasi dalla fine del mondo, ma che sembra leggere la realtà del vecchio continente con una capacità di visione del futuro che sembra invece mancare a suoi leader politici. di Nicola Sangiacomo

10 I QUADERNI DEL PROGETTO CULTURALE 28 Aprile 2015 Pag. 10 Un amore che non si dimentica La storia di Rita e della sua mamma In questi tempi in cui si parla di madri surrogate, di adozioni a pagamento e bambini fatti nascere in provetta vi raccontiamo la bellissima storia di Rita: una donna il cui legame con la madre naturale ha superato i confini del tempo e dello spazio. Leggendo e poi ascoltando dal vivo la storia di Rita- Maria Chiara, sembra quasi di immergersi in una favola, in un racconto che potrebbe senza dubbio essere narrato ai più piccoli per far capire quanto sia forte il legame tra una madre e i suoi figli e quanto grande possa essere l amore di una famiglia. Siamo negli anni Settanta quando Rita è pressoché un adolescente edurante una giornata qualsiasi a scuola, scopre, leggendo dal registro di classe, di essere stata adottata. Lo shock di questa scoperta travolge Rita che improvvisamente si sente priva di quelle radici su cui aveva fino ad allora fondato e modellato la sua vita; tornata a casa naturalmente si confronta con i genitori, ma dopo un primo momento di rabbia e delusione riesce a comprendere i suoi genitori e chiude nel cassetto del cuore, come ama lei chiamarlo, tutte quelle emozioni e quella voglia di scoprire le proprie radici. Passano gli anni, Rita si sposa con l amore della sua vita: Gino, a venti anni diventa mamma e la gravidanza fa riaffiorare in lei quei sentimenti nascosti che continua a tenere rinchiusi. Nasce Gianluca e qualche anno dopo Elisa. Rita negli anni è circondata dall amore del marito, dei figli e dei genitori ma ben presto la sua fede, la sua forza e l amore di figlia vengono messi a dura prova. Nel 2000 infatti perde il padre e sei anni dopo anche la madre; la donna si sente persa perché parte di lei se n è andata, e quel senso di fragilità e di abbandono che aveva provato nel giorno in cui aveva scoperto di essere stata adottata torna di nuovo a far capolino nel suo cuore. Dopo qualche anno, il desiderio di ricerca della madre naturale si fa sentire ancora più forte: conoscere la donna nel cui grembo aveva vissuto per nove mesi era diventata quasi un ossessione. Rita è combattuta: da una parte la voglia di scoprire e di capire, dall altra la grande paura di conoscere la verità. Il marito e i figli la sostengono in questa difficile decisione, a volte con qualche titubanza, ma forti del loro amore e del loro forte legame. Iniziano così le ricerche e la donna si affida ad un avvocato: riesce ad ottenere alcune informazioni in più sul luogo di nascita, sul suo nome ma non sull identità dei suoi genitori. Svanisce così anche la minima possibilità di sapere fino in fondo chi lei fosse, dopo tanta attesa, dopo tanto desiderio, Rita è costretta a chiudere definitivamente il cassetto del suo cuore, perché non potrà sapere altro delle sue origini. La preghiera negli anni l ha sempre accompagnata, la sua fede è forte e la guida ad ogni passo e, nonostante la delusione, Rita va avanti. La vita non le riserva niente di facile, il marito si ammala e la famiglia è costretta a combattere insieme contro la malattia, ma proprio nel momento più buio arriva una telefonata inattesa che la stravolge, una telefonata che le rivela l identità della madre naturale. Rita adesso sa ma non vuole sconvolgere la vita della donna, non sa che cosa provi per lei, non sa se ha un altra famiglia, non sa come avvicinarla senza recare dolore. Si mette in contatto con il parroco del paese nel Trentino in cui abita la donna e inizia a farsi conoscere, raccontando la sua storia e le sue intenzioni, rispettando i tempi e cercando di entrare in punta di piedi nella vita di sua madre finché un giorno accade un miracolo con un altra telefonata: Pronto Maria Chiara, sono la mamma!. Poche parole, semplici e chiare, pronunciate con quell amore che mai aveva abbandonato Rita (Maria Chiara era il nome datole dalla madre alla nascita). Iniziano così molte telefonate per conoscersi e raccontarsi che cosa era accaduto negli anni in cui erano state divise, finché un giorno riescono a tornare una nelle braccia dell altra. Dopo il parto infatti la madre, viste le difficoltà familiari e l abbandono da parte del compagno, era stata costretta a lasciare con sofferenza la propria figlia in un istituto. Quella bambina che non aveva mai dimenticato, che era cresciuta nel suo grembo per otto mesi e aveva allattato per un mese, ma alla quale non era in grado di poter offrire un futuro.

11 Pag Aprile 2015 I QUADERNI DEL PROGETTO CULTURALE La Settimana A proposito del divorzio breve Davvero un bel «traguardo di civiltà» l approvazione del divorzio breve. Appena sei mesi per seppellire un matrimonio. Un anno se si decide di ricorrere al giudice, ma è facile immaginare che le separazioni giudiziali saranno sempre meno. Quando si ha l opportunità di risolvere in tempi così rapidi la propria storia d amore appassita, è inutile perdere tempo con contenziosi patrimoniali. Meglio approfittare senza perdersi in chiacchiere della comoda opportunità offerta dalla legge. Prima si decide, prima ci si toglie il pensiero. In attesa che arrivi il cosiddetto divorzio immediato, di cui a lungo si è discusso sia alla Camera che al Senato, che cancellerà qualsiasi residua lungaggine. Infine, di questo passo, sarà la volta della legge che permetterà l addio istantaneo via sms incrociato, tutt al più inviando contestualmente una mail all ufficio anagrafe. Allora, il «traguardo di civiltà» sul fronte del matrimonio e della famiglia - quello evocato ieri dalla relatrice della legge, Alessandra Morani (Pd) e da non pochi altri parlamentari - sarà davvero raggiunto. E la strategia illuminata grazie alla quale, in pochi anni, è stato smontato il diritto di famiglia, avrà compiuto la sua parabola. Certo, a quel punto, si renderà necessaria una verifica degli obiettivi realizzati. Se pensiamo che il matrimonio - e la famiglia che da quel matrimonio Una scelta dolorosa e coraggiosa, ma senza alcun dubbio piena di amore. Adesso sono tre anni e mezzo che si sono ritrovate, i giorni si sentono al telefono e continuano a conoscersi; Rita, ha acquistato anche due fratelli a cui è molto legata e con cui fin da subito ha stabilito un bellissimo rapporto. La gioia di aver ritrovato la madre e conoscere i fratelli è stato un dono prezioso che ha permesso a Rita di continuare vivere con il sorriso anche dopo la perdita dell amato marito Gino. Una sottile linea di amore ha accompagnato la sua vita: prima con i genitori adottivi, poi il marito e ora la madre naturale ritrovata, i suoi fratelli ed i suoi figli. Una mano invisibile che l ha sempre sostenuta e che non l ha mai abbandonata e che nonostante i dolori e le sboccia - sia un reperto di archeologia sociale, un istituto ormai inadeguato per regolare il traffico impazzito delle relazioni nella nostra fluttuante, capricciosa e scivolosa postmodernità d occidente, è giusto provvedere alla sua rapida liquidazione. Non avremo altro da fare che procedere a passi spediti sulla strada intrapresa. Lo Stato, come brillantemente sta facendo, si preoccupi di dare rilievo solo agli affetti, prosegua nel ribadire la sua estraneità alle reali dinamiche sociali della vita di coppia e mostri rinnovato disinteresse - come finora ha egregiamente fatto - per quelle che sono in difficoltà. Agevoli il più possibile - e anche in questo caso la rotta è quella giusta - l azzeramento delle coppie che si arrendono di fronte alle difficoltà di una struttura sociale che sembra congegnata apposta per rendere impossibile la vita familiare. Così, rottamato il matrimonio, avremo un agile e dinamica società di unioni usa e getta, rapporti più flessibili, disimpegnati, quasi fulminei, facilmente smontabili e ricomponibili. Più nessuna implicazione con concetti vetusti e polverosi, come responsabilità, sacrificio, impegno, dedizione, rinuncia. Tutti assolutamente inadeguati per fotografare il nuovo panorama di rapporti rigorosamente al presente, senza passato e senza futuro. Vogliamo davvero questo? Bene, allora dobbiamo dirci con franchezza che anche la nostra società sarà senza passato e senza futuro perché, al di là di quanto proclamato dalle cosiddette teorie del gender, non abbiamo inventato ancora nulla che possa sostituirsi al matrimonio e alla famiglia. Nulla che più efficacemente dell amore di una donna e di un uomo uniti in sofferenze continua oggi ad accompagnarla. Un esempio di amore senza confini. Per chi volesse leggere la storia di Rita- Maria Chiara Lobbe, può acquistare il libro nel quale racconta la sua esperienza dal titolo Il cassetto del mio cuore Martina Bongini matrimonio possa servire, con l impegno dentro e fuori casa, con l apertura alla vita e la dedizione educativa, a costruire il domani di. Il Papa ieri ha ricordato che «dobbiamo trovare un soprassalto di simpatia» per l alleanza matrimoniale, perché solo quell alleanza è in grado di «porre le nuove generazioni al riparo dalla sfiducia e dell indifferenza». Purtroppo, nel loro forsennato lavoro di accetta contro quel che rimane delle tutele a favore della famiglia, i nostri parlamentari non solo non mostrano alcuna «simpatia» familiare, ma non sembrano neppure rendersi conto della realtà. In Italia, ormai, non stanno precipitando solo i numeri dei matrimoni, ma anche quelli delle convivenze, come se tanti dei nostri giovani avvertissero una profonda allergia - o forse solo un drammatico senso di sgomento - nei confronti di ogni impegno affettivo più approfondito di uno scambio di messaggi su whatsapp. Una crisi antropologica che deve interrogarci e preoccuparci. Ecco perché rendere scorrevoli i binari in uscita dal matrimonio, non servirà a costruire reti familiari e sociali più salde, mantenute da persone propositive, convinte della necessità di spendere energie, responsabilità e sacrifici nella tenuta della relazione di coppia. Servono leggi e provvedimenti che sostengano l impegno della famiglia e che contribuiscano alla crescita di consapevolezza della coppia. E ci ritroviamo, invece, con norme che, favorendo e incentivando il già drammatico senso di precarietà delle relazioni, finiscono per sancire il malcostume dell instabilità affettiva e del disimpegno familiare. Questo sì - abbiamo il dovere di gridarlo dai tetti - autentico «traguardo di inciviltà». Luciano Moia, da Avvenire

12 I QUADERNI DEL PROGETTO CULTURALE 28 Aprile 2015 Pag. 12 Una veglia di speranza In occasione del 1 maggio, festa di S. Giuseppe lavoratore, la tradizionale veglia di preghiera diocesana organizzata dall Azione Cattolica. Il prossimo 30 aprile, vigilia della festa di S.Giuseppe lavoratore, l Azione Cattolica in collaborazione con le altre Aggregazioni laicali organizza la consueta veglia diocesana di preghiera per il lavoro. Quest anno la celebrazione si svolgerà nella chiesa di S.Giuseppe, in piazza 2 giugno, alle ore 21.15, e sarà come sempre presieduta dal Vescovo di, mons. Simone Giusti. Il titolo dell edizione di quest anno, ripreso da uno dei primi discorsi rivolti da papa Francesco ai giovani, sarà NON FATEVI RUBARE LA SPERANZA. L attualità continua a consegnarci la realtà di un Paese messo a dura prova dalla crisi economica e in particolare dalla perdita o dalla mancanza di lavoro per migliaia di persone. I dati sulla disoccupazione, specialmente dei giovani e in particolari zone d Italia, sono tuttora impressionanti. L interrogativo più diffuso è: Cosa fare? Come risolvere questi problemi? La comunità cristiana non ha soluzioni preconfezionate in tasca, ma con questa veglia intende esprimere in modo autentico e profondo la propria solidarietà e i propri sentimenti di vicinanza fraterna a coloro che hanno perso il lavoro o lo stanno cercando. Vogliamo dunque pregare perché di fronte ai molti problemi esistenti oggi nel mondo del lavoro non ci si scoraggi e non ci si chiuda nella difesa egoistica degli interessi personali o di gruppo; vogliamo pregare per le famiglie che stanno soffrendo per la mancanza di un lavoro o per i ritmi lavorativi che impediscono loro di vivere adeguatamente il proprio ruolo insostituibile nella società; vogliamo pregare perché il lavoro sia sempre rispettoso della dignità di ogni persona, venga vissuto con responsabilità e solidarietà, e sia per fonte di speranza e di futuro. Gabriele Maremmani Durante la veglia sarà costituita la Consulta delle aggregazioni laicali per i problemi sociali e del lavoro. Vuoi continuare a leggerci? Fascicolo a cura di Chiara Domenici. Hanno collaborato Nicola Sangiacomo Gabriele Maremmani Martina Bongini. Impaginazione e grafica a cura di Andrea Macelloni. Stampato il 28 Aprile 2015 presso la stamperia della Diocesi di.

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