ANDATE ANCHE VOI A LAVORARE NELLA MIA VIGNA. (Mt 20, 7)

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1 Michele Castoro Arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo ANDATE ANCHE VOI A LAVORARE NELLA MIA VIGNA (Mt 20, 7) Lettera pastorale alla Chiesa di Manfredonia - Vieste - San Giovanni Rotondo sul ruolo dei laici nella Chiesa e nel mondo

2 In copertina: Du o m o d i Mo n r e a l e, capitello del chiostro (particolare)

3 Michele Castoro Arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo ANDATE ANCHE VOI A LAVORARE NELLA MIA VIGNA (Mt 20, 7) Lettera pastorale alla Chiesa di Manfredonia - Vieste - San Giovanni Rotondo sul ruolo dei laici nella Chiesa e nel mondo

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5 ANDATE ANCHE VOI A LAVORARE NELLA MIA VIGNA INTRODUZIONE Ad un anno dal mio insediamento come Pastore di questa Chiesa di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, amata e benedetta da Dio, ho pensato che la mia prima lettera pastorale dovesse affrontare il tema della dignità e della vocazione dei fedeli laici nella Chiesa e nel mondo, e questo per più di una ragione. Certo l occasione mi è suggerita da due avvenimenti ecclesiali molto importanti. Il primo è dato dal Convegno Ecclesiale Diocesano svoltosi nello scorso mese di settembre, e che ha visto una numerosa e attiva partecipazione dei sacerdoti, religiosi e laici, tutti impegnati, sotto la diligente e profetica guida del prof. Giuseppe Savagnone, nel riflettere sul ruolo del laicato cattolico non solo nell ambito della vita ecclesiale, ma in special modo nella società di oggi. Proprio dalla relazione del prof. Savagnone è emerso che la laicità non va intesa come contrapposizione alla fede ma come coscienza dei propri limiti e come ricerca di ciò che è diverso da noi, e quindi come apertura all alterità, e perciò come capacità di noi Chiesa di saperci relazionare al mondo, agli altri, e tra di noi. Nella stesura di questa lettera inoltre mi sono fatto guidare anche dai risultati emersi dai lavori dei gruppi di studio e dalle sintesi che mi sono giunte, quale vero caleidoscopio per leggere in modo trasversale la realtà della nostra Chiesa particolare, le sue attese e le sue domande, ma anche le sue fragilità e i suoi ritardi, le sue risorse e le varie potenzialità che porta in grembo. Per tutti questi suggerimenti ringrazio davvero quanti, sacerdoti, religiosi e laici, nei gruppi di studio si sono prodigati perché il frutto delle loro riflessioni potesse costituire un buon punto di partenza per questa mia lettera pastorale. Il secondo avvenimento è costituito dal III Convegno Ecclesiale Regionale che si terrà proprio nella nostra Diocesi, a San Giovanni Rotondo, nel prossimo mese di apri- A partire dal Convegno Ecclesiale Diocesano......in vista del Convegno Ecclesiale Regionale. 3

6 LETTERA PASTORALE La situazione del laicato in Diocesi tra luci ed ombre. le 2011, e che vedrà confluire tutte le Diocesi pugliesi per riflettere sul tema del laicato. Tale appuntamento va visto come una grande occasione per avviare anche nella nostra Diocesi una serie di riflessioni sul tema del laicato, affinché possiamo prepararci adeguatamente per far sì che quanto da quella assise uscirà non cada nel vuoto, ma trovi in ognuno di noi un terreno fertile per lavorare ad una nuova stagione ecclesiale. Ma oltre a tali importanti circostanze, vi sono altre ragioni che mi hanno spinto a redigere questa lettera. In primo luogo, per ringraziare Dio per la fede e per il servizio generoso, umile e silenzioso, che molti laici, a volte anche tra incomprensioni e difficoltà, continuano a svolgere, in modo paziente, nella Chiesa e nel mondo. Girando e rigirando per la nostra Diocesi, in questo mio primo anno di servizio episcopale, ho potuto constatare di persona con quanto impegno, amore e competenza molti laici, uomini e donne, guidati e stimolati dai propri presbiteri, assicurano una preziosa collaborazione nelle parrocchie, nelle associazioni, nei vari gruppi e movimenti, al servizio della Chiesa e della gente garganica. La vostra presenza, carissimi fedeli laici, è il segno dell operosità e della fecondità della grazia dello Spirito che, della Chiesa, in ogni epoca e circostanza è guida e ispiratore. Tuttavia, accanto a queste esperienze positive di un laicato ben integrato nella vita ecclesiale e protagonista di una pastorale parrocchiale e diocesana attenta ai vari bisogni della gente del nostro territorio, non posso tacere la presenza di situazioni dove invece i laici vengono semplicemente utilizzati come pura manovalanza, o ostacolati nell esercizio della loro vocazione battesimale, o ancor più emarginati dalla vita ecclesiale, come se quello che chiedono di essere e di fare venisse inteso più come una concessione che come una naturale esplicitazione della loro vocazione cristiana radicata nel semplice fatto di essere battezzati. 4

7 ANDATE ANCHE VOI A LAVORARE NELLA MIA VIGNA Scrivo questa lettera consapevole che anche nella nostra Diocesi non sempre l auspicata corresponsabilità ha avuto adeguata realizzazione e non mancano segnali contraddittori. Si ha talora la sensazione che lo slancio conciliare si sia attenuato. Sembra di notare, in particolare, una diminuita passione per l animazione cristiana del mondo del lavoro e delle professioni, della politica e della cultura, ecc. Vi è in alcuni casi anche un impoverimento di servizio pastorale all interno della comunità ecclesiale. Serve un analisi attenta ed equilibrata delle ragioni dei ritardi e delle distonie, per poterle colmare con il concorso di tutti. A volte, può essere che il laico nella Chiesa si senta ancora poco valorizzato, poco ascoltato o compreso. Oppure, all opposto, può sembrare che anche la ripetuta convocazione dei fedeli laici da parte dei pastori non trovi pronta e adeguata risposta, per disattenzione o per una certa sfiducia o un larvato disimpegno. Dobbiamo superare questa situazione. Una cosa è certa: il Signore ci chiama; chiama ognuno di noi per nome. La diversità dei carismi e dei ministeri nell unico popolo di Dio riguarda le forme della risposta, non l universalità della chiamata. Nel mistero della comunione ecclesiale dobbiamo ricercare la coralità di una risposta armonica e differenziata alla chiamata e alla missione che il Signore affida a ogni membro della Chiesa. Il momento attuale richiede cristiani missionari, non abitudinari 1. Proprio tenendo conto della presenza anche nella nostra Diocesi di questi due atteggiamenti contrapposti, la seconda ragione per la quale scrivo questa lettera è per esortare in particolar modo voi fedeli laici a render sicura la vostra vocazione ed elezione; perché, così facendo, non inciamperete mai (2 Pt 1,10). Vi invito a restare saldi nel vostro impegno laicale, e a prendere ancor più coscien- Due atteggiamenti contrapposti. 1 Co n f e r e n z a Ep i s c o p a l e It a l i a n a (Ce i), Fare di Cristo il cuore del mondo. Lettera ai fedeli laici, 27 marzo 2005, n. 2. 5

8 LETTERA PASTORALE Per una nuova stagione ecclesiale. za della vostra dignità e della vostra identità, perché non venga mai meno il vostro fondamentale apporto a questa Chiesa particolare. Questo perché, in un periodo storico come il nostro, difficile e contrassegnato da sfide nuove e da processi sociali e culturali complessi, e tutti ancora da decifrare, voi laici sappiate esercitare, con responsabilità e competenza, sia nella Chiesa che negli ambienti di vita quotidiana, i vostri innumerevoli ministeri, sì da poter esprimere quei molteplici carismi suscitati in voi dall azione dello Spirito Santo, per essere partecipi della missione della Chiesa che è la salvezza di tutta l umanità, in particolare di quella a voi più prossima. Sono consapevole che se crescerete voi crescerà tutta la Chiesa particolare, e se crescerà la Chiesa locale intera, crescerete anche voi. E se ciò avverrà, tutto il nostro territorio garganico, a vario livello, ne trarrà beneficio. Lo scopo di questa mia lettera è quello di fare delle sottolineature, per evidenziare degli aspetti che se riguardano i laici, riguardano anche i sacerdoti e i religiosi, e quindi tutta la Chiesa di cui i laici si devono sentire parte viva ed essenziale. Aspetti ed elementi che spesso, purtroppo, nella prassi pastorale vengono a volte dati per scontati, altre volte taciuti. Mi rendo conto che solo un laicato formato teologicamente, spiritualmente e umanamente e consapevole della propria originaria vocazione, identità e dignità, potrà fare continuamente memoria della specificità di cui è investito, contribuendo ad una nuova stagione ecclesiale, e di riflesso ad una nuova missione, di evangelizzazione e promozione umana, nella società della nostra Diocesi. Nel fare questo mi sono ispirato alla icona biblica della parabola evangelica degli operai della vigna (cfr. Mt 21, 1-16), perché, facendo mie le parole di Papa Giovanni Paolo II, l appello del Signore «Andate anche voi nella mia vigna» non cessa di risuonare dal quel giorno lontano nel 6

9 ANDATE ANCHE VOI A LAVORARE NELLA MIA VIGNA corso della storia: è rivolto ad ogni uomo che viene in questo mondo. Ai nostri tempi [ ] la Chiesa ha maturato una più viva coscienza della sua natura missionaria e ha riascoltato la voce del suo Signore che la manda nel mondo come sacramento universale di salvezza. «Andate anche voi!». La chiamata non riguarda soltanto i pastori, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, ma si estende a tutti: anche i fedeli laici sono personalmente chiamati dal Signore dal quale ricevono una missione per la Chiesa e per il mondo 2. In questa mia lettera mi farò aiutare dai testi del Magistero della Chiesa di questi ultimi decenni, in modo particolare dai documenti del Concilio Vaticano II, che devono essere per tutti, e per i laici in particolare, come un faro da cui attingere stimoli per fare chiarezza nelle situazioni di ambiguità e nei momenti bui dell incomprensione reciproca. Ahimè, mi duole constatare che molti stimoli e molte prospettive aperte dal Concilio sono rimaste disattese, e aspettano ancora di essere pienamente realizzate nella vita di tutti i giorni. In molti casi alcuni documenti prodotti in quella circostanza non vengono più presi in considerazione nelle stesse parrocchie proprio durante la formazione dei laici. Bene ha fatto il mio predecessore, Mons. Domenico D Ambrosio l anno precedente la mia venuta, nel riproporre a tutta la Diocesi lo studio itinerante della Lumen gentium. Ma ciò non basta. Bisogna riprendere il Concilio Vaticano II per potere realizzare, nella pastorale di tutti i giorni, quella visione nuova di Chiesa come popolo di Dio, attenta alle esigenze e alle istanze del mondo, con particolare attenzione alla valorizzazione del laicato. L intenzione del Concilio, infatti, è stata quella di mostrare ciò Ripartire dal Concilio Vaticano II. 2 Gi o va n n i Pa o l o II, Christifideles laici. Esortazione Apostolica post-sinodale su vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo (Cfl), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1988, n. 2. 7

10 LETTERA PASTORALE I laici nel Magistero ecclesiale. che è comune a tutti i membri del popolo di Dio, prima di qualsiasi distinzione di ufficio e di stato particolare, considerando il piano della dignità dell esistenza cristiana (P. Yves Congar). Accanto ai documenti conciliari va menzionato il grande contributo di Giovanni Paolo II con la sua Esortazione Apostolica post-sinodale su vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo Christifideles laici pubblicata nel 1988, incentrato proprio sul ruolo del laicato. Anche questo importante documento andrebbe ripreso e studiato dalle comunità parrocchiali per lasciarsi guidare al fine di far maturare nei laici una maggiore consapevolezza della propria vocazione, e nei sacerdoti una maggiore attenzione nei loro confronti per aiutarli a crescere e a formarsi in vista di un impegno più aderente al Vangelo. Non posso inoltre non riferirmi ad altri importanti documenti del Magistero, in particolare alle Note pastorali pubblicate al termine dei due Convegni Ecclesiali Nazionali: quello di Palermo (1996) e quello di Verona (2007). Ma anche alla Nota pastorale del 2004, dal titolo Il volto missionario della parrocchia in un mondo che cambia, avente come tema il nuovo volto e il nuovo ruolo che la parrocchia è chiamata a svolgere di fronte ai grandi cambiamenti del nostro tempo. Da ultimo farò un breve riferimento agli Orientamenti pastorali per il decennio dal titolo Educare alla vita buona del Vangelo, pubblicati appena un mese fa, il 28 ottobre 2010, proprio nel mentre mi accingevo a concludere la stesura di questa mia lettera. Prima però di parlare ai laici devo parlare dei laici, della loro vocazione e della loro identità, della loro dignità e dell indole che è loro propria. Nel fare questo ci lasciamo aiutare dal Concilio: Col nome di laici si intende qui l insieme dei cristiani ad esclusione dei membri dell ordine sacro e dello stato religioso sancito nella Chiesa, i fedeli cioè, che, dopo essere stati in- 8

11 ANDATE ANCHE VOI A LAVORARE NELLA MIA VIGNA corporati a Cristo col battesimo e costituiti popolo di Dio e, nella loro misura, resi partecipi dell ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, per la loro parte compiono, nella Chiesa e nel mondo, la missione propria di tutto il popolo cristiano 3. Gli fa eco Giovanni Paolo II, il quale nella sua Christifideles laici scrive: Nel dare risposta all interrogativo «chi sono i fedeli laici», il Concilio, superando precedenti interpretazioni prevalentemente negative, si è aperto ad una visione decisamente positiva e ha manifestato il suo fondamentale intento nell asserire la piena appartenenza dei fedeli laici alla Chiesa e al suo mistero e il carattere peculiare della loro vocazione, che ha in modo speciale lo scopo di «cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio» 4. Ho proposto questi due testi fondamentali perché i laici possano prendere coscienza della loro dignità e della loro identità. Come si evince dal testo sono tre le note che li caratterizzano e che possiamo tradurre in tre forme di appartenenza: appartenenza a Cristo, appartenenza alla Chiesa e appartenenza al mondo. Mentre le prime due sono di tutti i battezzati, la terza è peculiare della loro vocazione. Su di esse mi voglio soffermare per meglio esplicitarle in modo che tutti possiamo trarre vantaggio per migliorare il nostro essere Chiesa oggi in questo nostro territorio diocesano. La triplice appartenenza dei laici. 3 Co n c i l i o Va t i c a n o II, Costituzione dogmatica Lumen gentium (LG), n Cfl, n. 9. 9

12 LETTERA PASTORALE 1. L APPARTENENZA DEI LAICI A CRISTO. Le radici della vocazione laicale 1.1 Il battesimo radice di ogni vocazione Il battesimo radice di ogni vocazione. Se analizziamo i due testi citati sopra, emerge che i laici, in primo luogo, sono anzitutto dei fedeli, perché incorporati a Cristo con il battesimo. Come ci ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica il battezzato non appartiene più a sé stesso (cfr. 1 Cor 6,19), ma a colui che è morto e risuscitato per noi (cfr. 2 Cor 5,15) 5. Cristo unendo a sé i laici come i tralci alla vite (cfr. Gv 15, 1-8), conferisce loro dignità. È Lui che ha dato sé stesso per noi e questa notizia ci ha cambiato la vita e continuamente la cambia mediante un costante cammino di conversione. Pertanto, ne segue che l essere cristiano è alla base sia dell essere laici e sia dell essere religiosi o presbiteri. E tutto ciò in virtù dell unico battesimo che è comune ad ogni credente. Il battesimo si pone come la radice di ogni vocazione, e quindi la matrice di ogni missione: la nostra e la vostra. Perché con esso noi tutti siamo diventati figli di Dio. Figli per adozione (cfr. Gal 4, 4-7), resi tali dall unico Figlio che è Gesù Cristo. Figli nel Figlio 6, noi tutti allo stesso modo siamo stati da Lui introdotti e inseriti nel mistero santo della comunione trinitaria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Perciò, cari fedeli laici, sentitevi amati dal Padre con quello stesso amore con il quale Egli da sempre ama il Figlio suo, e amati dal Figlio con quello stesso amore con il 5 Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), n Cfr. Cfl, n

13 ANDATE ANCHE VOI A LAVORARE NELLA MIA VIGNA quale Egli ama il Padre. Egli ce lo ha detto nel Vangelo di Giovanni quando ai suoi discepoli disse Come il Padre ha amato me, così anche io ho amato voi (Gv 15,9). Questo Amore prende nome e volto in quel legame eterno che unisce il Padre e il Figlio, e che in abbondanza, proprio durante il battesimo, è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato (Rm 5,5). Voi perciò siete stati scelti dal Padre prima della creazione del mondo (cfr. Ef 1,4), redenti dal Figlio (cfr. Ef 1,7) mediante la sua croce, e santificati dallo Spirito (cfr. Ef 1,14), per essere ospiti della stessa Santissima Trinità. La vostra identità trabocca di tale ricca e nobile dignità che nessuno può negare, calpestare, né sminuire, né disattendere, in quanto essa ha un fondamento originariamente cristologico e trinitario. Essa non dipende dal ruolo che ricoprite, né dall incarico che vi viene affidato, né ancora dalle funzioni che svolgete, ma unicamente dal fatto che nel battesimo siete stati sepolti con Cristo, e pertanto siete stati uniti alla sua morte e alla sua resurrezione (cfr. Rm 6,3-5). Non è quindi la funzione che vi identifica, ma la vocazione battesimale che Cristo stesso ha intessuto dentro il vostro cuore, inserendovi in quella stessa vita trinitaria dalla quale Egli, spogliandosi della sua uguaglianza con Dio (cfr. Fil 2,7), è uscito per riportarvi al Padre, per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità (Ef 1,4). Pertanto, nelle difficoltà che incontrate e nelle molte prove che dovete sostenere per Cristo, la consapevolezza di questa originaria elezione e appartenenza, in voi sancita nel battesimo dal sigillo dello Spirito (Ef 1,13), grazie al quale siete diventati eredi di Dio, coeredi di Cristo (Rm 8, 17), consoli voi e impegni noi presbiteri ad un maggior rispetto di tanta ricchezza e dignità che a voi è stata conferita da questa vostra originaria vocazione per il bene della Chiesa e la salvezza del mondo. Fondamento cristologico e trinitario della vocazione dei laici. 11

14 LETTERA PASTORALE Senza la laicità il ministero sacerdotale si impoverirebbe. Giovanni Paolo II sempre nella Christifideles laici ci ricorda che non è esagerato dire che l intera esistenza del fedele laico ha lo scopo di portarlo a conoscere la radicale novità cristiana che deriva dal Battesimo, sacramento della fede, perché possa viverne gli impegni secondo la vocazione ricevuta da Dio 7. Stando a quanto dice il Papa, essere laici è fare memoria della propria dignità battesimale, per tenere fede alle promesse fatte e che ogni settimana nella liturgia domenicale, celebrando il mistero pasquale, rinnoviamo tramite il Simbolo della fede. Per questo avverto la necessità di ricordarvi che prima di essere laici siete cristiani, ribadendo che siete chiamati a vivere il vostro essere cristiani da laici. Perciò vi invito a non rinunciare in nessun modo e per nessuno motivo alla vostra laicità. Senza di essa anche il ministero sacerdotale risulterebbe monco e si impoverirebbe. Al contrario, se essa venisse vissuta con consapevolezza e maturità, anche la vita dei presbiteri e dei religiosi risulterebbe più ricca e completa, e contribuirebbe a fare bella la Chiesa che come sposa si adorna per il suo sposo (cfr. Ap 21, 2). Alla luce di tali richiami appare chiaro che la vocazione laicale trova le proprie radici nella vocazione battesimale e non in altro. Chi non riconoscesse la vostra dignità di fedeli laici, di fatto rinnegherebbe il vostro battesimo. Pertanto, in un tempo caratterizzato dalla perdita del valore dei sacramenti 8, e connotato da un atteggiamento di indifferenza nei riguardi della vita di fede, i laici sono chiamati a resistere alla tentazione di rinnegare, con la vita di tutti i giorni, il loro battesimo che invece li ha resi creature nuove (2 Cor 5,17), e con il quale si sono rivestiti di Cristo (Gal 3, 27). È necessario che i laici si riapproprino della propria identità, ritornando alle proprie radici battesimali, 7 Ivi, n Ce i, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia. Nota pastorale dell episcopato italiano, 30 maggio 2004, n

15 ANDATE ANCHE VOI A LAVORARE NELLA MIA VIGNA facendo emergere, con il proprio stile di vita sobrio, ispirato alla carità e alla giustizia, la differenza cristiana 9, secondo il monito dell apostolo Paolo: Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (Rm 12,2), ma lasciate che sia formato Cristo in voi (Gal 4,19). In virtù di questa vostra appartenenza, i fedeli laici sono chiamati a fare di Gesù Cristo la chiave, il centro, il fine 10, la fonte da cui promana tutta la grazia e tutta la vita 11, il punto focale dei desideri della storia, della civiltà e del genere umano, la gioia di ogni cuore, la pienezza di ogni aspirazione 12. Solo così essi potranno affrontare il mondo da cristiani senza tradire la propria identità di cristiani fedeli-laici. Essere incorporati a Cristo significa essere partecipi del suo triplice ufficio: quello sacerdotale, profetico e regale 13. Mi soffermerò ora sul significato di questa triplice unione. Laici partecipi del triplice ufficio di Cristo. 1.2 Partecipi dell ufficio sacerdotale di Cristo Dice il Concilio: Il sommo ed eterno sacerdote Gesù Cristo, volendo continuare la sua testimonianza e il suo ministero anche attraverso i laici, li vivifica col suo Spirito e incessantemente li spinge ad ogni opera buona e perfetta. A coloro infatti che intimamente congiunge alla sua vita e alla sua missione, concede anche di aver parte al suo ufficio sacerdotale per esercitare un culto spirituale, in vista della glorificazione di Dio e della salvezza degli uomini Cfr. E. Bi a n c h i, La differenza cristiana, Einaudi, Torino Co n c i l i o Va t i c a n o II, Costituzione pastorale Gaudium et spes (GS), n LG, n GS, n LG, n Ivi, n

16 LETTERA PASTORALE Estendere il proprio culto a tutti gli aspetti della vita. In virtù dell ufficio sacerdotale ogni battezzato è stato unito al sacerdozio di Cristo, che ha offerto tutto sé stesso al Padre. Pertanto, in virtù di questa inscindibile unione con Lui, anche i laici sono chiamati a offrire a Dio, in ogni circostanza della loro vita, il proprio culto spirituale. Essi in particolare sono chiamati a trasformare tutta la loro vita in una perenne liturgia, e ad attingere dalla Divina Liturgia dalla mensa della Parola e del Pane la forza e la grazia per affrontare cristianamente le situazioni difficili dell esistenza. Il Concilio ricorda che i laici, essendo dedicati a Cristo e consacrati dallo Spirito Santo, sono in modo mirabile chiamati e istruiti per produrre frutti dello Spirito sempre più abbondanti. Tutte infatti le loro attività, preghiere e iniziative apostoliche, la vita coniugale e familiare, il lavoro giornaliero, il sollievo spirituale e corporale, se sono compiute nello Spirito, e anche le molestie della vita, se sono sopportate con pazienza, diventano offerte spirituali gradite a Dio attraverso Gesù Cristo (cfr. 1 Pt 2, 5) 15. Ciò che è particolarmente significativo è l estensione di questo culto a tutti gli aspetti della vita, perché ricevano poi la loro definitiva destinazione ed orientamento a Dio nella celebrazione eucaristica, in modo da realizzare quella unione più volte desiderata ed auspicata tra la liturgia celebrata e la vita vissuta. Vorrei ricordare che vive autenticamente il proprio sacerdozio quel laico che, facendo proprie le parole del salmo, non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti; ma si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte (Sal 1,1). O ancora colui che cammina senza colpa, agisce con giustizia e parla lealmente, non dice calunnia con la sua lingua. Non fa danno al suo prossimo e non lancia insulto al suo vicino. Colui che presta de- 15 Ibid. 14

17 ANDATE ANCHE VOI A LAVORARE NELLA MIA VIGNA naro senza fare usura, e non accetta doni contro l innocente (Sal 14, 2-5). Parlando in modo particolare al cuore di voi laici, sento di dirvi che siete chiamati a vivere il vostro sacerdozio in primo luogo come spose e come sposi. Farete ciò se, offrendovi l uno all altro, nella vostra vita coniugale, pur tra mille difficoltà, vivrete in fedeltà la vostra reciproca donazione, nell adempimento della vostra vocazione matrimoniale, facendo dei vostri corpi e del vostro amore l offerta più gradita al Signore. O quando ancora, come amava ripetere Giovanni Paolo II, vivrete la vostra sessualità come liturgia dei corpi, come espressione della vostra sponsalità, segno dell unione tra Cristo e la Chiesa, da lui amata come sua diletta sposa (cfr. Ef 6, 22-32), per crescere nella totale e piena comunione sia della carne che dello spirito, realizzando in questo modo il comando che all inizio della creazione Dio diede ad Adamo ed Eva di essere due in una carne sola (cfr. Gn 2,24 ), sì da poter arrivare ad unire eros con agape 16, cioè l amore inteso come passione con l amore inteso come oblazione, per essere, come coppia, icona della stessa Trinità 17. Adempirete al vostro sacerdozio se poi come sposi vivrete la vostra fecondità aprendovi con generosità alla vita in ogni sua forma: da quella nascente, da accogliere in modo responsabile, a quella che viene continuamente offesa e calpestata nelle tante forme di povertà, di ingiustizia e di miseria, prendendovi soprattutto cura degli ultimi, sì da fare della casa un luogo di ospitalità per chiunque bussi alla porta. E poi di quella morente, che nell ultimo tratto di vita è bisognosa di cura e attenzione con la stessa intensità Il sacerdozio degli sposi. Accoglienza e difesa della vita. 16 Cfr. Be n e d e t t o XVI, Deus caritas est. Lettera enciclica sull amore cristiano (Dce), 25 dicembre 2005, nn Cfr. Giovanni Paolo II, Familiaris consortio. Esortazione Apostolica circa i compiti della famiglia cristiana nel mondo di oggi (FC), 22 novembre 1981, nn Cfr. N. Gi o r d a n o, La famiglia icona della Trinità, Edizioni Vivere In, Roma

18 LETTERA PASTORALE Il sacerdozio dei genitori. Dimensione sacerdotale del lavoro. Il sacerdozio dei giovani. con la quale l avete rispettata nelle altre stagioni, perché la sofferenza non diminuisce affatto il valore della vita. Siete sacerdoti voi laici quando come genitori, madri e padri di famiglia, offrite voi stessi, accogliendo come dono la vita data a voi in grembo, e che, con amore, la custodite quando prende il volto dei vostri figli. Quando attraverso l educazione aiutate questi a crescere secondo il progetto di Dio, come persone libere e come cristiani autentici, come cittadini responsabili, sensibili al bene comune, e come operatori di pace e di giustizia, sapendo che li state generando una seconda volta, nel rispetto della loro personalità, della loro vocazione e della loro libertà. Vivrete il vostro sacerdozio quando soprattutto non presterete le vostre cure solo nei riguardi dei vostri figli, ma anche di quelli altrui, specialmente di quanti vivono in situazioni familiari difficili, bisognosi di essere accompagnati e affiancati nel loro cammino e nella loro crescita di adulti maturi e coscienziosi. Ciò che offrirete loro sarà offerta gradita a Dio in nome del vostro sacerdozio, sapendo che solo chi ama educa. Siete sacerdoti anche quando, in qualità di lavoratori, vi sforzate di vivere e di concepire il vostro lavoro non solo come mezzo di sostentamento economico per voi stessi e per le vostre famiglie, ma anche come contributo da offrire per la costruzione di una società più umana, giusta ed equa, e come forma di cooperazione all opera creatrice e redentrice di Dio, il quale fin dall inizio affidò alle mani dell uomo e della donna tutto il creato perché ne fossero i custodi. Sappiate che il frutto del vostro lavoro, il pane e il vino, come simboli di tutti i beni della terra lavorata, diventano nella Divina Liturgia, offerta che la Chiesa presenta al Padre perché diventi il Corpo e il Sangue di Cristo, il quale oltre che Sacerdote, sull altare si fa vittima nel sacrificio eucaristico. Siete sacerdoti voi, carissimi giovani, quando, affascinati dal bene, sapete resistere alla seduzione del male, quando, lottando contro ogni forma di noia e contro la mancanza di senso, non sentite la vita come un peso, né 16

19 ANDATE ANCHE VOI A LAVORARE NELLA MIA VIGNA la vivete come un semplice gioco che non porta a niente, ma l accogliete come un dono offerto a voi da Dio, un dono però da non tenere solo per voi, ma da ridonare con generosità e libertà. Siete sacerdoti quando lottate per il rispetto della vostra dignità, rifiutando facili compromessi, riuscendo a resistere alle tante proposte ammalianti di chi vorrebbe comprare la vostra libertà in cambio di una vostra totale e acritica dipendenza, di chi vi vorrebbe soltanto usare come merce di scambio sui tanti mercati che dominano la scena di questo nostro tempo. Lo sarete ancor più quando, per soddisfare la vostra sete di verità, di bellezza e di bene, per tenere pura la vostra vita, cercherete di custodire la Parola di Dio nel profondo del vostro cuore (cfr. Sal 118, 9), per poter in essa incontrare Gesù il Cristo, unica Verità che rende veramente liberi (cfr. Gv 8,32), e che, come lampada ai vostri passi, nelle fasi della vostra crescita e nelle scelte difficili della vostra esistenza, vi guida come luce sul vostro cammino (cfr. Sal 118,105). E siete sacerdoti soprattutto voi, carissimi fratelli ammalati, e quanti di voi sono toccati dal dolore sia nel corpo che nello spirito, quando vivete la vostra sofferenza non come una disgrazia, o punizione, o come effetto del fatto che Dio si è dimenticato di voi, ma come un misterioso privilegio, in quanto chiamati a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente e gradito a Dio, come culto spirituale (Rm 12,1), e a partecipare in modo più diretto e misterioso all azione salvifica del Crocifisso-Risorto. A voi mi rivolgo con le parole dell apostolo Pietro: nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare (1 Pt 4,13). Voi siete chiamati a vivere nella vostra carne il Vangelo della sofferenza 18. Il sacerdozio degli ammalati. 18 Gi o va n n i Pa o l o II, Salvifici doloris. Lettera Apostolica sul senso cristiano della sofferenza umana (SD), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1984, nn. 25 e ss. 17

20 LETTERA PASTORALE Tutti accomunati dal sacerdozio regale. Vivete dunque fino in fondo il vostro sacerdozio, sapendo che Dio stesso già fin d ora non fa mancare il suo sostegno e la sua consolazione, Lui che ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio. Infatti, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione (2 Cor 1,4-5). Affrontate ogni difficoltà consapevoli che chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo (Sal 125,5), con la promessa che, nel suo regno, Dio stesso tergerà ogni lacrima dai vostri occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate (Ap 21, 4). Sappiate che state portando nel vostro corpo le stimmate di Gesù (cfr. Gal 6,17), per completare nella vostra carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa (Col 1,24). Voi vivete il vostro sacerdozio quando, nonostante il dolore e la solitudine, lottate per non perdere la fede e la speranza in quel Dio che muta il vostro lamento in danza, la vostra veste di sacco in abito di gioia (cfr. Sal 29,12). È chiaro che il vostro sacerdozio, carissimi fedeli laici, non si contrappone a quello dei presbiteri, ma è ad esso complementare. Infatti il nostro stesso sacerdozio, chiamato sacerdozio ordinato perché scaturisce dal sacramento dell Ordine, si fonda su quel medesimo e unico battesimo dal quale sia voi e sia noi abbiamo ricevuto il sacerdozio comune o regale. È quest ultimo che, al di là dei diversi carismi e ministeri che i presbiteri e i laici esercitano, unisce tutti a Cristo, Unico e Sommo sacerdote, unendo tutti anche tra di loro. A tal proposito il Concilio ha una bellissima affermazione che non sempre viene ricordata: Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di gra- 18

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