RIUTILIZZO E RICICLO DEI RIFIUTI SOLIDI: UNA NUOVA OPPORTUNITÀ DI SVILUPPO

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1 reusing&recycling RIUTILIZZO E RICICLO DEI RIFIUTI SOLIDI: UNA NUOVA OPPORTUNITÀ DI SVILUPPO Mo. Re. & Mo. Re. per una governance innovativa della gestione dei rifiuti. Programma LIFE08 ENV/IT/437 Azione 17 del Progetto Mo.Re & Mo.Re a cura della Provincia di Rieti Assessorato alla programmazione in materia di rifiuti Tel. 0746/ /285727, Piazza Vittorio Emanuele II - Rieti

2 INDICE Introduzione - Riutilizzo e Riciclo dei rifiuti solidi: una nuova opportunità di sviluppo Le filiere di progetto Provincia di Rieti Area Castelli Romani La filiera della carta Provincia di Rieti Documento Cartografia Area Castelli Romani Documento Cartografia La filiera degli inerti Provincia di Rieti Area Castelli Romani La filiera del legno Provincia di Rieti Area Castelli Romani Documento Cartografia Documento Cartografia Documento Cartografia Documento Cartografia La filiera olivoleica Provincia di Rieti Documento Cartografia Area Castelli Romani Documento Cartografia La filiera della plastica Provincia di Rieti Documento Cartografia Area Castelli Romani Documento Cartografia La filiera dei pneumatici fuori uso Provincia di Rieti Documento Cartografia Area Castelli Romani Documento Cartografia La filiera del vetro Provincia di Rieti Documento Cartografia La filiera vitivinicola Area Castelli Romani Documento Cartografia

3 reusing&recycling Riutilizzo e Riciclo dei rifiuti solidi: una nuova opportunità di sviluppo Mo. Re. & Mo. Re. per una governance innovativa della gestione dei rifiuti. Programma LIFE08 ENV/IT/437 Provincia di Rieti

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5 Introduzione La Provincia di Rieti è soggetto responsabile dell azione 17 del progetto More reusing & More recycling (More & More 1 ), coordinato dalla Regione Lazio e cofinanziato dalla Commissione Europea, nell ambito del programma Life+. Nell ambito di tale azione sono stati definiti dei pacchetti localizzativi, intesi come possibilità di investimento nelle due aree di progetto: Provincia di Rieti e 16 Comuni dell area dei Castelli Romani. Il lavoro non vuole avere l obiettivo di fornire business precostituiti, che sono il frutto di singole e specifiche scelte da parte degli imprenditori, di politiche di approvvigionamento, di scelte finanziarie, commerciali, etc., quanto, piuttosto, fornire informazioni ragionate nell ambito del sistema delle materie prime seconde inserendo altresì informazioni e considerazioni utili in merito alle disponibilità di aree destinate ad insediamenti produttivi richiamate in apposita cartografia. Le analisi sono state effettuate su alcune filiere direttamente connesse ad alcune tipologie di rifiuti che verranno denominate da ora in avanti MPS (materie prime seconde). In base a tale approccio, i rifiuti passeranno da problema ambientale, sociale ed economico a fonte di reddito e di nuove opportunità di sviluppo 2. Saranno inoltre approfondite le caratteristiche legate alle localizzazioni nelle due aree di interesse individuando le determinanti, laddove significative. 1 Il progetto mira ad incrementare il riutilizzo dei rifiuti solidi negli ambiti territoriali di riferimento. 2 È evidente, comunque, che a fronte di nuove opportunità di investimento nel settore delle MPS, si creerà un effetto di sostituzione nelle produzione delle materie prime vergini con perdita di competitività di quest ultime e la successiva, probabile riallocazione di nuova imprese nello stesso ambito territoriale o in diversi ambiti territoriali. È altrettanto evidente che le scelte del riutilizzo delle MPS non è dettato da mere scelte economiche quanto, piuttosto, da scelte di salvaguardia dell ambiente naturale e delle risorse da esso derivabili. Ricordiamo anche in questo contesto quanto previsto dal D. Lgs. 205/2010 (Recepimento della Direttiva 2008/98/CE). Gli obiettivi messi in primo piano sono: La Riduzione degli sprechi L uso efficiente delle risorse e dei materiali recuperati Il sostegno al recupero dei rifiuti 5

6 Le determinanti di una scelta localizzativa. Le determinanti di una scelta localizzativa, sono molteplici e possono variare in base al business e alla dimensione dell impresa. Ad ogni buon conto esistono delle caratteristiche che risultano fondamentali e presenti in qualsiasi scelta localizzativa e sul quale ogni possibile imprenditore effettua una specifica analisi. Ambiente economico (un ambiente economico sviluppato avrà maggiori possibilità di attrarre nuovi investimenti o di mantenerne, in virtù del fatto che esiste un know how specifico ed un territorio aperto all innovazione anche nel caso di forte presenza di business tradizionali). Vicinanza ai mercati di sbocco o delle materie prime di approvvigionamento: ciò è tanto più vero quando si ha a che fare con business con un target domestico nonché a business in cui il costo di trasporto incida profondamente nei prezzi di acquisto o di vendita o, non da ultimo, in cui la disponibilità di particolari materie prime necessiti di una trasformazione in loco (si pensi ad esempio alla filiera dell industria alimentare). Nel caso delle ipotesi di business che verranno proposte si è cercato di porre in relazione: La possibilità di avere della materia prima in ingresso grazie all incremento della raccolta differenziata 1. La disponibilità di agevolazioni finanziarie e/o amministrative sia a livello nazionale sia specifiche mess e a punto dai vari territori. La possibilità di sostegno formativo utilizzando i fondi FESR assegnati ai vari territori. La disponibilità di aree immediatamente cantierabili. 1 È evidente che la possibilità di avere Materie Prime Seconde a disposizione in una determinata area e quindi la spinta ad investire in una determinata localizzazione è diretta conseguenza della volontà di minimizzare gli spostamenti del rifiuto e, quindi, minimizzare ulteriormente l inquinamento ambientale. D altra parte è altrettanto evidente che, in un mercato competitivo ed aperto come quello attuale, tale idea, in alcuni casi, può apparire forzata rispetto alla realtà. 7

7 Tutto ciò per ribadire che l analisi e le rappresentazioni che verranno proposte sono il frutto del forte convincimento che una delle strade dello sviluppo nasce dalle politiche ambientali e di salvaguardia del territorio e, il piano provinciale dei rifiuti della Provincia di Rieti (ad esempio) ne è la testimonianza. Le analisi che verranno svolte sono il frutto di verifiche effettuate su fonti ufficiali di volta in volta citate mentre, per quel che riguarda l approfondimento sulle strutture delle aziende di un determinato settore, o su una singola azienda, è stata utilizzata la Banca dati AIDA della Bureau van Dijk 2. 2 Bureau van Dijk raccoglie ed integra i dati finanziari delle aziende italiane ed estere forniti dai principali Information Provider internazionali. Informazioni sulle società italiane ed estere, complete di rating, probabilità di default, assetto societario e struttura del gruppo, dati storici, operazioni di finanza straordinaria, news e studi di settore su oltre 350 settori merceologici. Aida contiene le informazioni sulle società italiane obbligate a depositare il bilancio, contenendo, tra l altro: Bilanci dettagliati secondo la IV Direttiva CEE Dettaglio debiti e crediti. Un aspetto che potrebbe creare alcuni problemi interpretativi dei dati di AIDA, soprattutto nel caso di aziende con più sedi o laddove ci si spinga ad un analisi micro territoriale, è dovuta al fatto che tale banca dati fa riferimento alla sede legale delle società. Alcuni dei fattori citati sono il frutto di specifiche azioni che gli attori locali hanno messo in atto per attrarre o mantenere investitori, altri sono il frutto di situazioni anche di tipo macroeconomico che non necessariamente possono essere controllati a livello locale e, pertanto, possono essere considerati come esogeni rispetto al territorio; ciononostante tutti questi elementi devono essere considerati in una ipotetica mappa derivante dall analisi SWOT. L analisi puntuale di tali caratteristiche dovrà spingere gli stakeholder locali, sia pubblici che privati, a mettere in atto quel mix di azioni che possa ridurre il gap di competitività di un territorio e renderlo, quindi maggiormente attrattivo rispetto ad un altro potenzialmente concorrente. È pleonastico affermare che non esiste una ricetta utile a migliorare il posizionamento di una determinata area ma le scelte che devono essere messe in atto dovranno nascere, ovviamente, da un idea di sviluppo per la singola area, enfatizzando quindi le azioni che sono specifiche di tale idea e dando meno importanza ad altre che in altri territori costituiscono al contrario la base di partenza. 8 9

8 Le materie prime potenzialmente ricavabili dai rifiuti prodotti nella Provincia di Rieti. Nella messa a punto di proposte di business, una delle determinanti è anche la possibilità di avere a disposizione, da un lato materie prime in quantità sufficiente ad avviare e stabilizzare la propria attività produttiva e, dall altro, di qualità tale da essere compatibile con il proprio business. In merito alla qualità della raccolta, esiste un ampia letteratura e vari esempi operativi che dimostrino come la collaborazione dei cittadini o comunque dei fornitori dei rifiuti sia fondamentale per arrivare ad una separazione quanto più spinta possibile. Come noto, allo stato attuale, la quantità di raccolta differenziata nel territorio provinciale è inferiore (sulla base degli ultimi dati ufficiali del 2009) al 10% per la Provincia di Rieti ma è indubbio che azioni specifiche sono state messe a punto per migliorare le performance. Relativamente alla raccolta differenziata il grafico successivo mostra la produzione pro-capite nei singoli Comuni. Con riferimento ai 4 Comuni maggiori della Provincia, Rieti, Fara in Sabina, Cittaducale e Poggio Mirteto, si nota come i primi 3 abbiano sensibilmente migliorato la raccolta differenziata. Di seguito si riporta un grafico con la rappresentazione dei Comuni la cui raccolta differenziata pro-capite risulta superiore a 10 kg. 11

9 Ottenuto l ammontare dei rifiuti totale, si è ipotizzato, come segnalato, il raggiungimento di un ammontare di raccolta differenziata pari al 70% a partire dal 2017, partendo dal 45% del La ripartizione delle varie voci di prodotto differenziato, sono state tratte dal Piano Regionale dei Rifiuti approvato con deliberazione di Consiglio Regionale n. 14 del 18 gennaio Di seguito, si riporta, quindi, il dettaglio del percorso logico seguìto con i relativi risultati: PROVINCIA DI RIETI POPOLAZIONE PRODUZIONE PRO CAPITE (KG) 456,99 456,99 456,99 456,99 456,99 456,99 PRODUZIONE TOTALE RIFIUTI (KG) , , , , , ,00 Partendo da questa situazione si è cercato di immaginare quello che presumibilmente potrà essere il potenziale a disposizione delle aziende che opereranno sul territorio nell ipotesi di raggiungimento di un ammontare di raccolta differenziata pari al 70% a partire dal 2017, partendo dal 45% del 2013; tale dato è coerente con il piano provinciale dei rifiuti della Provincia di Rieti. Il restringere l analisi alla produzione di rifiuti dell area di interesse non vuole intendere l obbligo di acquisizione di tali materiali da parte, rispettivamente, dei potenziali trasformatori o raccoglitori tenendo conto del già citato sistema economico aperto, quanto piuttosto offrire una chiave di lettura sulle possibili interconnessioni economiche esistenti tra cittadini virtuosi e possibilità di sviluppo delle aziende. La costruzione dell ammontare di raccolta differenziata è stata sviluppata sino al 2018 sulla base del trend riscontrato negli ultimi anni. Successivamente si è passati al calcolo dell ammontare dei rifiuti prodotti, partendo dall ultimo dato ufficiale (quello del 2009): sino al 2013 si è ipotizzato, coerentemente a quanto riscontrato negli ultimi anni, un decremento della produzione pro capite, assunta pari al 2% annuo; dal 2014 al 2018 si è invece mantenuta costante la quota pro capite di produzione di rifiuti. PRODUZIONE DIFFERENZIATA IN % SUL TOTALE PRODUZIONE DIFFERENZIATA IN KG OBIETTIVI DIFFERENZIATA % 45% 45% 55% 65% 70% 70% Scarti alimentari 10,5% 10,5% 16,5% 19,5% 21,0% 21,0% carta 13,0% 13,0% 12,7% 15,0% 16,1% 16,1% cartone 2,0% 2,0% 2,2% 2,6% 2,8% 2,8% plastiche 6,0% 6,0% 6,6% 7,8% 8,4% 8,4% tessili 1,0% 1,0% 1,1% 1,3% 1,4% 1,4% gomma 0,0% 0,0% 0,3% 0,3% 0,4% 0,4% pellame 0,0% 0,0% 0,3% 0,3% 0,4% 0,4% scarti di potature 3,0% 3,0% 3,3% 3,9% 4,2% 4,2% legno 1,0% 1,0% 1,1% 1,3% 1,4% 1,4% sottovaglio organico 0,5% 0,5% 0,8% 1,0% 1,1% 1,1% vetro 4,0% 4,0% 4,5% 4,6% 4,9% 4,9% metalli ferrosi 3,0% 3,0% 3,3% 3,9% 4,2% 4,2% metalli non ferros i 0,0% 0,0% 0,3% 0,3% 0,4% 0,4% altro 0,5% 0,5% 1,1% 1,3% 1,4% 1,4% Scarti alimentari , , , , , ,48 carta , , , , , ,87 cartone , , , , , ,06 plastiche , , , , , ,19 tessili , , , , , ,03 gomma , , , ,76 pellame , , , ,76 scarti di potature , , , , , ,10 legno , , , , , ,03 sottovaglio organico , , , , , ,27 vetro , , , , , ,61 metalli ferrosi , , , , , ,10 metalli non ferros i , , , ,76 altro , , , , , ,03 TOTALE , , , , , ,

10 Le materie prime potenzialmente ricavabili dai rifiuti prodotti nell area dei Castelli Romani. Parimenti a quanto rilevato per la Provincia di Rieti, si è immaginato l evoluzione della produzione dei rifiuti e della relativa quota di differenziata per l area dei castelli Romani. A livello metodologico, si è utilizzato lo stesso approccio per l evoluzione della popolazione nell area di riferimento, così come per l evoluzione nella produzione di rifiuti. Per quel che riguarda i dati sulla raccolta differenziata, si è fatto riferimento al già citato Piano Regionale dei Rifiuti del Lazio. Anche nel caso dell area dei Castelli Romani, si è ipotizzato un obiettivo di raccolta differenziata pari al 45% a partire dal 2013 per arrivare al 70% nel Nel 2009, i 16 Comuni dell area avevano prodotti un ammontare di rifiuti pari a kg di cui solo differenziati (pari all 8,09%). La media dei rifiuti pro-capite prodotti era pari a 533,40 Kg per abitante di cui solo 43,2 Kg differenziati. La raccolta differenziata in quest area aveva caratteristiche non omogenee, infatti, a fronte di valori superiori al 20% per i Comuni di Grottaferrata, Monte Porzio Catone e Genzano di Roma, tutti gli altri si attestavano al di sotto del 10%. SITUAZIONE RIFIUTI AREA CASTELLI ROMANI - ANNO 2009 popolazione % differenziata rifiuti pro capite in Kg rifiuti totali in Kg rifiuti differenziati in Kg rifiuti differenziati pro capite in Kg Comuni Monte Porzio Catone ,8% 396, ,0 Grottaferrata ,1% 462, ,6 Rocca di Papa ,4% 617, ,9 Frascati ,5% 743, ,2 Ariccia ,8% 637, ,1 Genzano di Roma ,9% 99, ,6 Nemi ,7% 975, ,9 Colonna ,3% 585, ,9 Marino ,4% ,3 Lanuvio ,7% 444, ,2 Albano Laziale ,0% 557, ,3 Velletri ,8% 535, ,4 Castel Gandolfo ,5% 669, ,7 Lariano ,1% 633, ,3 Monte Compatri ,4% ,2 Rocca Priora ,2% 541, ,5 TOTALE ,09% 533, ,2 15

11 AREA CASTELLI ROMANI Sulla base di tale situazione di partenza e delle ipotesi richiamate, l ammontare di raccolta differenziata ipotizzata per il periodo è il seguente. PRODUZIONE DIFFERENZIATA IN % SUL TOTALE PRODUZIONE DIFFERENZIATA IN KG POPOLAZIONE PRODUZIONE PRO CAPITE (KG) 491, , , , , , PRODUZIONE TOTALE RIFIUTI (KG) , , , , , ,10 OBIETTIVI DIFFERENZIATA % 45% 45% 55% 65% 70% 70% carta e cartone 10,7% 10,7% 13,0% 15,4% 16,6% 16,6% vetro 3,6% 3,6% 4,4% 5,2% 5,6% 5,6% plastica 5,5% 5,5% 6,8% 8,0% 8,6% 8,6% materiali ferrosi e non 1,8% 1,8% 2,2% 2,6% 2,8% 2,8% tessili 3,6% 3,6% 4,4% 5,2% 5,6% 5,6% altre RD 4,3% 4,3% 5,2% 6,2% 6,7% 6,7% sostanza organica 13,9% 13,9% 16,9% 20,0% 21,6% 21,6% legno e potature urbane 1,7% 1,7% 2,1% 2,5% 2,7% 2,7% altro (sottovaglio) 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% carta e cartone , , , , , ,10 vetro , , , , , ,64 plastica , , , , , ,27 materiali ferrosi e non , , , , , ,82 tessili , , , , , ,64 altre RD , , , , , ,69 sostanza organica , , , , , ,30 legno e potature urbane , , , , , ,28 altro (sottovaglio) TOTALE , , , , , ,74

12 Le valutazioni economiche dei settori appartenenti alle filiere. La messa a punto di ipotesi di business, passa da una attenta valutazione delle opportunità offerte dal contesto competitivo; così come affermato in precedenza le valutazioni imprenditoriali possono portare alla scelta di investire in un determinato territorio sia nel caso di presenza di competitor, in quanto segnale di area nella quale esistono competenze distintive, sia in territori nei quali non esistano competitor. Quest ultimo caso è favorevole soprattutto quando le ipotesi di vendita siano concentrare in una determinata area o nel caso di presenza di materie prime fondamentali per il proprio prodotto (si pensi ad esempio al settore agroalimentare). Non potendo entrare nelle scelte strategiche di un singolo imprenditore con il quale si potrà costruire un business su misura, immaginando anche precisi percorsi agevolativi sia in tema di agevolazioni amministrative sia di formazione specifica, ci si limiterà a ricordare che la possibilità di crescita della raccolta differenziata ed il suo successivo affinamento, costituiscono, comunque una possibilità di inserimento nel contesto competitivo laziale. Nell immaginare la possibilità di business, ogni imprenditore dovrà inoltre valutare la redditività media del settore nonché il grado di concentrazione dello stesso e, quindi la presenza di barriere all ingresso, sia in termini di dimensione dell investimento che potrebbe essere strettamente legata alla redditività del capitale investito, sia in termini di spazi attualmente presenti. La valutazione della redditività media di settore con particolare riferimento a quelle aziende che possono trovarsi o in fase di start up o che hanno dimensioni similari a quella ipotizzata, devono costituire un punto di riferimento e di partenza nella messa a punto delle propria iniziativa. È parimenti evidente che la competitività della singola azienda deriva da una serie di azioni che sono proprie delle scelte imprenditoriali e che costituiscono la via specifica del fare impresa del soggetto promotore. 19

13 L ambiente macro economico. Come segnalato nell introduzione, la decisione di un investitore è influenzata da diversi fattori che assumono diversa importanza a seconda del settore di investimento e della dimensione del proprio progetto imprenditoriale. Senza ombra di dubbio, l ambiente economico generale assume notevole importanza sia nel caso di investimenti relativi a beni che assumono un andamento coerente con il ciclo economico, sia nel caso di beni anticiclici. In considerazione di tale doverosa premessa, si ritiene di dover fornire una informazione che pian piano si cali sulle due realtà oggetto dell intervento, la provincia reatina e quella romana (cui appartiene l area dei Castelli ), partendo da un contesto più ampio. Prima di analizzare la situazione delle due province, faremo riferimento a quanto riscontrabile dallo studio congiunturale del centro studi CONFINDUSTRIA e dalla Banca d Italia a livello nazionale e, molto brevemente area Euro. In merito a quest ultima è utile fare riferimento all indicatore coins 1 che si caratterizza per le sue buone proprietà anticipatrici del tasso di crescita del PIL trimestrale al netto delle componenti erratiche e di breve periodo. Secondo le ultime rilevazioni, coins si attesta su valori appena negativi: il valore di tale indicatore, nel marzo 2012 ha registrato un lieve rialzo, il terzo consecutivo, collocandosi su un livello appena negativo (a -0,03% da -0,06 in febbraio). Di seguito si riportano i valori di tale indicatore confrontati con l andamento del PIL dell area; in base a quanto riscontrato l area euro dovrebbe far registrare, quindi un leggero incremento riportando la crescita de PIL su valori di poco superiori allo zero. 1 L indicatore fornisce una stima della dinamica di fondo del PIL con le seguenti proprietà: (i) ha frequenza mensile e anticipa di alcuni mesi la stima ufficiale della crescita del PIL nell area; (ii) è immune da oscillazioni di breve periodo e errori di misura che caratterizzano la crescita trimestrale del PIL, segnalando così la dinamica di fondo dell attività nell area dell euro. 21

14 Relativamente alla situazione del nostro Paese, i dati congiunturali e quelli di breve periodo non sono positivi; ciò rende la situazione ancor più pesante se si confrontano tali previsioni con il forte indebolimento dell economia così come riscontrabile anche dalle analisi svolte dal Centro Studi Confindustria. L indice della Produzione industriale (nella figura con base 2005=100) che aveva fatto registrare un caduta del 26% tra metà 2008 e metà 2009, nei periodi successivi, sino ad inizio 2012 ha mostrato solo una parziale ripresa, pari al 6,5%

15 L Economia del Lazio. Le note che seguono sono tratte dal lavoro della Banca d Italia sulle economie regionali del giugno Il dato che emerge è che l economia laziale ha avuto nel corso del 2010 un recupero - misurato come valore aggiunto - di oltre 5 punti percentuali rispetto al dato del 2009; tale situazione, come già segnalato nel caso dell intero Paese, è stato determinato in maniera marcata dagli ordinativi esteri piuttosto che dalla domanda interna. Secondo i risultati dell indagine sulle imprese industriali svolta dalla Banca d Italia tra febbraio e aprile 2011, nel 2010 la quota di imprese manifatturiere laziali che ha dichiarato un aumento del fatturato è stata pari al 37,1 per cento (un valore inferiore alla media nazionale), a fronte del 52,8 per cento che ha segnalato un calo; la quota di imprese per le quali è aumentato il fatturato è stata superiore a quella media regionale per le imprese di medie e grandi dimensioni e per quelle a più elevata intensità tecnologica

16 Le imprese esportatrici che mostrano previsioni di crescita del fatturato sono pari a circa il 50 per cento, un valore superiore alla media regionale. La figura successiva evidenzia come le imprese laziali a medio alta intensità tecnologica e che basavano la propria strategia sulla leva prezzo avevano un attesa di crescita di fatturato superiore a quella media italiana,a differenza di quelle medio grandi così come l adozione di altre strategie portava a migliori risultati rispetto alla media italiana nel caso di imprese export oriented. Secondo ulteriori analisi effettuate da Territorial Research & Strategies di Unicredit Banca sulla congiuntura del Lazio, presentate nel mese di febbraio 2012, l economia laziale nel 3 trimestre del 2011 mostrava un forte rallentamento, più marcata della media nazionale

17 L Analisi del contesto della Provincia di Rieti. Secondo i dati della CCIAA di Rieti, al si registravano imprese (contro le del 2010) di cui attive (88,0% del totale in aumento rispetto all 87,5% del 2010). Prendendo in considerazione tale ultimo universo, il 50% delle imprese è relativo al settore agricolo (28%) e commercio e dettaglio (22%); seguono le attività del comparto costruzioni (19%) che hanno storicamente un peso importante nell economia reatina. Relativamente al settore manifatturiero il 2011 ha fatto registrare un piccolissimo incremento sul totale delle imprese attive (7,52% contro il 7,48% dell anno precedente); ad ogni modo, nel 2011 si è manifestato un ulteriore indebolimento del tessuto produttivo con una saldo negativo di 21 unità (12 nel 2010). Considerando le imprese registrate i primi 3 settori rappresentavano nel 2011 il 63% del totale, confermando il dato del Settore ATECO Registrate Attive Iscrizioni Cessazioni A Agricoltura, silvicoltura pesca % % % % B Estrazione di minerali da cave e miniere 14 0% 10 0% 0 0% 1 0% C Attività manifatturiere % % 31 3% 52 5% D Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata 8 0% 8 0% 1 0% 1 0% E Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento 18 0% 17 0% 1 0% 1 0% F Costruzioni % % % % G Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli % % % % H Trasporto e magazzinaggio 357 2% 334 2% 14 2% 28 3% I Attività dei servizi alloggio e ristorazione 961 6% 868 6% 45 5% 66 6% J Servizi di informazione e comunicazione 205 1% 177 1% 13 1% 13 1% K Attività finanziarie e assicurative 245 2% 231 2% 12 1% 18 2% L Attivita' immobiliari 162 1% 148 1% 3 0% 15 1% M Attività professionali, scientifiche e tecniche 207 1% 189 1% 14 2% 37 4% N Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese 323 2% 306 2% 32 3% 25 2% P Istruzione 31 0% 30 0% 0 0% 4 0% Q Sanita' e assistenza sociale 84 1% 78 1% 3 0% 2 0% R Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento 117 1% 108 1% 7 1% 8 1% S Altre attività di servizi 563 4% 551 4% 18 2% 25 2% X Imprese non classificate % 45 0% % % TOTALE % % % % 29

18 Forma giuridica prevalente Analizzando le imprese al 31/12/2011 per forma giuridica, si nota come le imprese individuali siano ancora saldamente in testa come modalità giuridica prevalente nelle imprese reatine, con il 67% della consistenza. Settore ATECO SOCIETA' DI CAPITALE SOCIETA' DI PERSONE IMPRESE INDIVIDUALI ALTRE FORME A Agricoltura, silvicoltura pesca 1,1 % 3,9 % 93,0 % 79 B Estrazione di minerali da cave e miniere 64,3 % 21,4 % 14,3% 0,0% C Attività manifatturiere 17,7 % 17,5 % 57,5 % 7,3 % D Fornitura di energia elettrica, gas, 50 % 0,0 % 25,0 % 25,0 % vapore e aria condizionata E Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione 27,8 % 38,9 % 33,3 % 0,0 % dei rifiuti e risanamento F Costruzioni 14,4 % 8,6 % 71,7 % 5,3 % G Commercio all'ingrosso e al dettaglio; 12,2 % 15,6 % 70,1 % 2,1 % riparazione di autoveicoli e motocicli H Trasporto e magazzinaggio 10,1 % 9,2 % 69,7 % 10,9 % I Attività dei servizi alloggio e ristorazione 14,9 % 25,9 % 53,2 % 6,0 % J Servizi di informazione e comunicazione 28,8 % 16,6 % 38,5 % 16,1 % K Attività finanziarie e assicurative 9,8 % 13,1 % 75,1 % 2,0 % L Attività immobiliari 58,0 % 17,9 % 22,8 % 1,2 % M Attività professionali, scientifiche e tecniche 31,4 % 12,1 % 39,1 % 17,4 % N Noleggio, agenzie di viaggio, 19,8 % 12,7 % 49,2 % 18,3 % servizi di supporto alle imprese P Istruzione 25,8 % 19,4 % 29,0 % 25,8 % Q Sanità e assistenza sociale 23,8 % 17,9 % 19,0 % 39,3 % R Attività artistiche, sportive, 29,1 % 17,1 % 41,0 % 12,8 % di intrattenimento e divertimento S Altre attività di servizi 3,9 % 12,4 % 81,2 % 2,5 % X Imprese non classificate 50,5 % 20,8 % 6,3 % 22,4 % TOTALE 14,4 % 12,3 % 67,2 % 6,2 % Distribuzione delle imprese per Comune Analizzando la concentrazione delle imprese nel 2010 della Provincia di Rieti, si evidenzia come nei primi 14 Comuni (su 73) siano concentrati i 2/3 delle imprese della Provincia. Da un punto di vista territoriale si possono evidenziare aree quali la città di Rieti, il Comune di Fara in Sabina il Comune di Contigliano, l area Amatrice-Leonessa e l area Poggio Mirteto, Magliano Sabina, Poggio Moiano. X Imprese non classificate A Agricoltura, silvicoltura pesca 100,0% 90,0% B Estrazione di minerali da cave e miniere S Altre attività di servizi 80,0% C Attività manifatturiere SOCIETA' DI CAPITALE IMPRESE INDIVIDUALI R Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e diver... 70,0% 60,0% 50,0% 40,0% D Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condiz... ALTRE FORME SOCIETA' DI PERSONE Q Sanita' e assistenza sociale P Istruzione 30,0% 20,0% 10,0% 0,0% E Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione d... F Costruzioni N Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle im... G Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di aut... M Attività professionali, scientifiche e tecniche H Trasporto e magazzinaggio L Attivita' immobiliari K Attività finanziarie e assicurative I Attività dei servizi alloggio e ristorazione J Servizi di informazione e comunicazione 30 31

19 L Analisi del contesto della Provincia di Roma Anno 2011 (fonte Infocamere). Nel 2011 nella Provincia di Roma erano registrate oltre imprese di cui attive, pari al 73,5% del totale, valore nettamente più basso rispetto a quello della Provincia reatina (88%). Settore ATECO Registrate Attive Iscrizioni Cessazioni A Agricoltura, silvicoltura pesca % % 366 1% 836 4% B Estrazione di minerali da cave e miniere 252 0% 165 0% - 0% 12 0% C Attività manifatturiere % % 447 1% % D Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata 445 0% 388 0% 6 0% 27 0% E Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento 743 0% 578 0% 3 0% 36 0% F Costruzioni % % % % G Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli % % % % H Trasporto e magazzinaggio % % 425 1% 892 4% I Attività dei servizi alloggio e ristorazione % % 883 3% % J Servizi di informazione e comunicazione % % 480 2% 881 4% K Attività finanziarie e assicurative % % 436 1% 718 3% L Attivita' immobiliari % % 261 1% 749 3% M Attività professionali, scientifiche e tecniche % % 890 3% 966 4% N Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese % % % % O Amministrazione pubblica e difesa; assicurazione sociale P Istruzione % % 57 0% 112 0% Q Sanita' e assistenza sociale % % 23 0% 123 1% R Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento % % 224 1% 396 2% S Altre attività di servizi % % 894 3% % U Organizzazioni ed organismi extraterritoriali X Imprese non classificate % 614 0% % % TOTALE % % % % 33

20 Il dato percentuale delle imprese attive si manteneva stabile rispetto a quanto registrato nel 2010 sulle imprese presenti. Nel corso dello stesso 2011 il saldo tra imprese iscritte e cessate è stato positivo con un unità, pari all 1,6% della consistenza finale del Soffermando l attenzione sulle imprese registrate in rapporto alla forma societaria, emerge che le società di capitale con unità rappresentano la forma maggiormente utilizzata per fare business (43%), seguite dalle ditte individuali (39%), situazione difforme da quanto emerso per la Provincia di Rieti dove le imprese individuali rappresentavano i due terzi delle imprese registrate. Tornando alla Provincia di Roma, è utile segnalare come le società di capitale siano nettamente preponderanti per le attività di estrazione da cave e miniere (84%), oltre che nelle attività immobiliari (77%) e nei servizi di informazione e comunicazione (62%). Relativamente al settore manifatturiero, le società di capitale eguagliavano quelle di persona (entrambe con il 40% del totale). Settore ATECO SOCIETA' DI CAPITALE SOCIETA' DI PERSONE IMPRESE INDIVIDUA LI ALTRE FORME A Agricoltura, silvicoltura pesca 9% 7% 81% 3% 100% B Estrazione di minerali da cave e miniere 84% 8% 5% 4% 100% C Attività manifatturiere 40% 19% 40% 1% 100% D Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata 90% 6% 2% 2% 100% E Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento 61% 11% 14% 14% 100% F Costruzioni 46% 9% 39% 6% 100% G Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli 31% 15% 53% 1% 100% H Trasporto e magazzinaggio 21% 8% 60% 11% 100% I Attività dei servizi alloggio e ristorazione 36% 26% 37% 1% 100% J Servizi di informazione e comunicazione 62% 12% 21% 5% 100% K Attività finanziarie e assicurative 32% 12% 55% 1% 100% L Attivita' immobiliari 77% 13% 9% 1% 100% M Attività professionali, scientifiche e tecniche 57% 12% 24% 8% 100% N Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese 44% 10% 37% 9% 100% O Amministrazione pubblica e difesa; assicurazione sociale 58% 5% 0% 37% 100% P Istruzione 50% 13% 16% 21% 100% Q Sanita' e assistenza sociale 54% 17% 7% 22% 100% R Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento 48% 12% 27% 12% 100% S Altre attività di servizi 23% 17% 55% 5% 100% U Organizzazioni ed organismi extraterritoriali 0% 17% 0% 83% 100% X Imprese non classificate 74% 13% 5% 9% 100% TOTALE 43% 14% 39% 4% 100% TOTALE S Altre attività di servizi R Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e diver... Q Sanita' e assistenza sociale U Organizzazioni ed organismi extraterritoriali A Agricoltura, silvicoltura pesca B Estrazione di minerali da cave e X Imprese non classificate 1 miniere 0,9 0,8 0,7 0,6 0,5 0,4 0,3 0,2 0,1 0 C Attività manifatturiere D Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condiz... E Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione d... F Costruzioni SOCIETA' DI CAPITALE IMPRESE INDIVIDUALI ALTRE FORME SOCIETA' DI PERSONE P Istruzione G Commercio all'ingrosso e al dettaglio; riparazione di aut... O Amministrazione pubblica e difesa; assicurazione sociale H Trasporto e magazzinaggio N Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle im... M Attività professionali, scientifiche e tecniche L Attivita' immobiliari J Servizi di informazione e comunicazione K Attività finanziarie e assicurative I Attività dei servizi alloggio e ristorazione 34 35

21 LOCALIZZAZIONE AREE PER ATTIVITÀ PRODUTTIVE. I Piani Territoriali Provinciali Generali (P.T.P.G.) della Provincia di Rieti e della Provincia di Roma costituiscono lo strumento di pianificazione strategica del territorio. Il P.T.P.G., nel trattare il tema degli insediamenti territoriali, riafferma quanto trattato dalla L.R. n 38/1999 la quale all art.2 definisce un sistema insediativo come il complesso dei siti e dei manufatti destinati a soddisfare, con una corretta integrazione, le esigenze abitative, produttive,ricreative, di mobilità e di relazione intersoggettive. La legge regionale afferma più volte come il sistema insediativo debba avere un ruolo ordinatore per le strategie di sviluppo, sia a livello regionale che nei contesti provinciali e quindi comunali. A questo fondamentale strumento di pianificazione i Comuni sono tenuti ad adeguare i Piani Urbanistici Comunali Generali (P.U.C.G.). Da quanto è stato possibile analizzare, nel territorio di studio l offerta di suoli organizzati è prevista, oltre che dall Area di Sviluppo Industriale( -A.S.I. Roma-Latina per l area dei Castelli e Consorzio Industriale della Provincia di Rieti- ), dall iniziativa di consorzi industriali intercomunali sia pubblici che privati e da alcune più estese aree di previsione dei P.R.G. (Piani Regolatori Generali) dotati di piani esecutivi P.I.P (Piani Insediamenti Produttivi) o P.P. (Piani Particolareggiati). 37

22 Il Piano Territoriale Provinciale Generale (P.T.P.G.) della Provincia di Rieti. Il Piano Territoriale Provinciale Generale (P.T.P.G.) della Provincia di Rieti è stato adottato con D.C.P. del 22/03/2005 e definitivamente approvato dalla Regione Lazio con Deliberazione di Giunta Regionale n.232 del 07 aprile Nell interpretare le linee dello sviluppo locale, il P.T.P.G. afferma che il territorio reatino si inserisce in due grandi sistemi di relazioni che interessano l Italia centrale: da una parte, c è il rapporto fortissimo con l area metropolitana della Capitale; dall altra, la Provincia di Rieti è ammagliata in un sistema di relazioni meno forti ed unidirezionali che interessa in forma reticolare l intera Italia centrale, con l Umbria in particolare con Terni, fino alla Marche e all Abruzzo e con l area del viterbese. Con il sistema romano, Il territorio reatino svolge una funzione di stabilità attraverso la produzione di beni ambientali e la capacità di svolgere attraverso l ambiente e le attività primarie ad esso connesse, che caratterizzano in maniera così forte e significativa il reatino, una funzione terziaria, legata al tempo libero, alla ricerca di qualità della vita, al benessere, alla fruizione sociale. Alcune aree della Sabina da alcuni anni sono interessate dalla espansione edilizia romana, in particolare quella di Fara Sabina-Passo Corese; di conseguenza in questa parte di territorio provinciale gravitante sulla valle tiberina, sia per le particolari caratteristiche morfologiche e sia per la presenza delle grandi infrastrutture viarie e ferroviarie, si sta affermando sempre più un modello di vita incentrato su una grande mobilità. Questa espansione dilatata della periferia romana verso il territorio sabino sollecita la richiesta di: collegamenti sempre più funzionali alle nuove esigenze; insediamenti residenziali e produttivi più equilibrati nel rapporto con l ambiente. La qualità della vita di questi luoghi della Sabina ha una forte capacità di attrazione sull area romana e ciò genera un andamento demografico, al contrario di altre situazioni territoriali, con caratteristiche di stabilità e di incremento generalizzato. Per tali considerazioni il Piano Territoriale Provinciale Generale, sollecita le istituzioni locali a progettare lo sviluppo locale secondo una nuova cultura del territorio e dell ambiente che sia in grado di costituire rapporti stabili, interessati, empatici e di qualità tra i luoghi e chi li abita, nell affermazione del principio di cittadinanza e di appartenenza. INSEDIAMENTO E TERRITORI - Sistema insediativo, Sistema produttivo, rete dei servizi, Sistema relazionale Il P.T.P.G. tende a produrre una visione strategica del Sistema Territorio Provinciale operando una connessione tra diversi segmenti che riguardano: Il Sistema Insediativo locale Il Sistema Produttivo locale La Rete dei servizi Il Sistema relazionale In particolare per ciò che attiene ai Sistemi Produttivi Locali, il Piano non prevede uno sviluppo industriale generalizzato, ma partendo dalle potenzialità delle varie zone, propone uno sviluppo sostenibile attraverso la valorizzazione delle risorse ambientali, culturali ed agricole, assegnando alle attività industriali un ruolo paritario con le altre attività produttive e quindi legato alle specificità della popolazione e dei territori interessati, senza rincorrere una industrializzazione forzata in contrasto con le culture locali. La realtà produttiva della Provincia di Rieti viene interpretata come composta da tre tipi di Sistemi Produttivi Locali, definibili attraverso le loro specifiche finalità rispetto allo sviluppo della Provincia reatina: SPL per la valorizzazione delle capacità manifatturiere. Tali sistemi fanno riferimento alle produzioni ed alle filiere produttive volte alla realizzazione di manufatti finiti o semilavorati, che non riguardano il settore agro-alimentare; ne fanno parte le attività con forte contenuto di servizio legate a questo tipo di produzione. SPL per la valorizzazione delle risorse agricole e zootecniche. Questi sistemi fanno riferimento alle filiere produttive alimentari ed affini che interessano la coltivazione e la raccolta delle materie prime, la loro lavorazione, commercializzazione e valorizzazione culturale e di mercato. SPL per la valorizzazione economica del patrimonio ambientale a fini fruitivi e turistici. Questi sistemi sono rappresentati da quelle attività, manifatturiere o di servizio, che hanno come obiettivo primario la fruizione delle risorse ambientali e della cultura locale da parte della popolazione residente e di utenti esterni. L offerta di suoli e aree organizzate per attività produttive Da quanto è stato possibile trarre dal sito della Camera di Commercio di Rieti Investire a Rieti, emerge una diffusa disponibilità di aree per attività produttive in tutto il territorio provinciale. Quello che emerge è una diffusa disponibilità di aree in tutto il territorio provinciale. Di seguito si riportano: tabella indicativa dei Comuni dove sono disponibili aree per insediamenti produttivi scheda riepilogativa per aree A.S.I. cartografia indicativa dei Comuni dove sono disponibili aree per insediamenti produttivi nonché la georeferenziazione della localizzazione puntuale delle aree

23 40 41

24 Consorzio Industriale della Provincia di Rieti. Piano Regolatore Consortile Aree A.S.I. (Aree di Sviluppo Industriale) individuate nel territorio provinciale Le quattro aree consortili attivate sono: Rieti-Cittaducale: S= mq 350 Aziende; Borgorose: S= mq. 10 Aziende; Passo Corese: S= mq 0 Aziende; Osteria Nuova: S= mq 0 Aziende. COMUNI di RIETI-CITTADUCALE S.S. n. 4 Salaria L area, con la nuova programmazione comunitaria , beneficerà degli aiuti di cui all art 87.3.c del Trattato di Amsterdam ed è stata formalmente dichiarata dalla Regione Lazio sistema produttivo locale: area dell innovazione nonché parte del distretto regionale dell aerospazio. Area artigianale / commerciale / servizi Costo al mq = 12,00/14,00 Superficie minima acquisibile mq 2000 Superficie massima acquisibile mq 5000 Eventuali tempi di esproprio - fino a 6 mesi dalla data di inizio della procedura Criteri di preferenza per l assegnazione delle aree: compatibilità urbanistica e progetto imprenditoriale Collegamento a strade provinciali e comunali. Area industriale Costo al mq = 12,00/14,00 Superficie minima acquisibile mq 2000 Superficie massima acquisibile mq 5000 Eventuali tempi di esproprio - fino a 6 mesi dalla data di inizio della procedura Criteri di preferenza per l assegnazione delle aree: compatibilità urbanistica e progetto imprenditoriale. Collegamento a strade provinciali e comunali. Sono attivi gli anelli in fibra ottica in tutto l agglomerato Servizi: l agglomerato industriale è dotato di un Centro Servizi, in cui è possibile svolgere attività congressuali e seminari oltre che corsi di formazione. Sono infatti disponibili due sale con capienza di 500 e 100 persone rispettivamente, dotate della più sofisticata strumentazione audiovisiva, e ben 6 aule attrezzate per incontri di vario tipo e per la formazione. Nell area è presente un Centro di prototipazione rapida industriale; vi operano inoltre il Parco Scientifico e Tecnologico dell Alto Lazio e un Incubatore d impresa del Bic Lazio. 43

25 MODALITA DI UTILIZZAZIONE DELLE AREE Le aree comprese nel Consorzio sono da questo espropriate e destinate per la realizzazione di attività economiche, produttive e di servizio, mediante l assegnazione/ concessione in diritto di superficie per un periodo di 99 anni a coloro che ne facciano richiesta. Le aree destinate alle opere di urbanizzazione e ai servizi pubblici consortili strumentali alle attività economiche insediate rimangono di proprietà del Consorzio. Il regolamento prevede che: nel caso di cessazione dell attività da parte del soggetto assegnatario/concessionario prima dello spirare del termine della assegnazione/concessione, il Consorzio provvede all esproprio delle aree per una nuova assegnazione in diritto di superficie o per la locazione nel caso in cui l area da assegnare sia già di proprietà del richiedente, questi, in sede di stipula dell atto di convenzione, provvede a cedere al Consorzio la nuda proprietà dell area conservando il diritto di superficie nel caso di assegnazione delle aree a soggetti che realizzano gli edifici in vista di una futura cessione, la cessione va subordinata all approvazione da parte del Consorzio COMUNE di BORGOROSE Caratteristiche delle superfici Area artigianale / commerciale / servizi Costo al mq = 15,00/35,00 Superficie minima acquisibile mq 2000 Superficie massima acquisibile mq 5000 Eventuali tempi di esproprio - fino a 6 mesi dalla data di inizio della procedura Criteri di preferenza per l assegnazione delle aree: compatibilità urbanistica e progetto imprenditoriale Collegamento a strade provinciali e comunali. COMUNE di POGGIO MOIANO S.S. n. 4 Salaria Area industriale Costo al mq = 15,00/35,00 Superficie minima acquisibile mq 2000 Superficie massima acquisibile mq 5000 Eventuali tempi di esproprio - fino a 6 mesi dalla data di inizio della procedura Criteri di preferenza per l assegnazione delle aree: compatibilità urbanistica e progetto imprenditoriale Collegamento a strade provinciali e comunali. COMUNE di FARA IN SABINA PASSO CORESE Polo della Logistica S.S. n. 4 Salaria Area artigianale / commerciale / servizi Costo al mq = 70,00 Superficie minima acquisibile mq 2000 Superficie massima acquisibile mq 5000 Eventuali tempi di esproprio - fino a 6 mesi dalla data di inizio della procedura Criteri di preferenza per l assegnazione delle aree: compatibilità urbanistica e progetto imprenditoriale Collegamento a strade provinciali e comunali. Il Piano Territoriale Provinciale Generale (P.T.P.G.) della Provincia di Roma. Il Piano Territoriale Provinciale Generale (P.T.P.G.) della Provincia di Roma è stato adottato con D.C.P. del 24/07/2009 ed approvato definitivamente con D.C.P. n.1 del 18/01/2010. Esso rappresenta il principale strumento di attuazione del Governo del Territorio e lo strumento di riferimento per capire gli obiettivi di assetto urbanistico della Provincia di Roma e quindi dell Area dei Castelli Romani. Tra gli obiettivi generali del Piano: più sviluppo e valorizzazione delle risorse e dei modelli produttivi e insediativi che caratterizzano i sistemi ed i subsistemi funzionali locali in cui si articola il territorio provinciale e, nel contempo, valorizzazione del sistema provincia nella sua unità, attraverso lo sviluppo e l integrazione di funzioni moderne e di relazioni strategiche, competitive sul mercato esterno. Il Piano assume, inoltre, come riferimento cornice i tre obiettivi generali proposti nelle direttive dell U.E. e nello Schema di Sviluppo dello Spazio Europeo e documenti successivi: coesione economica e sociale delle comunità insediate; salvaguardia delle risorse naturali e del patrimonio culturale; competitività territorialmente più equilibrata. Ai fini del progetto Mo.re. & Mo.re. per lo sviluppo dei pacchetti localizzativi, sono state studiate le prospettive delineate dal PTPG in merito alle aree e agli insediamenti produttivi. Per esse il Piano si propone in dettaglio di: sostenere e rafforzare le presenze di attività di ricerca scientifica e tecnologica; consentire il mantenimento e la qualificazione ulteriore dei surplus di offerta di servizi per l ambiente e di formazione universitaria; rafforzare sensibilmente l offerta di produzioni industriali innovative; agevolare i processi di riforma della pubblica amministrazione arretrando nell of

26 ferta di funzioni amministrative. L efficiente localizzazione delle attività produttive industriali di tipo innovativo dovrà essere perseguita rispondendo ad una pluralità di condizioni che riguardano anche la presenza nella medesima area (sub sistema) o in aree prossime di: attività produttive innovative, il che spinge verso una concentrazione territoriale degli insediamenti ed un maggior orientamento delle attività con logiche di filiera; servizi della distribuzione e di trasporto di passeggeri e merci; servizi alla produzione; direzionalità. Fondamentale risulterà inoltre la costruzione di una rete relazionale efficiente con i centri di ricerca e l Università. La Provincia di Roma pertanto, al fine di rendere competitivo il proprio territorio, affinchè sia capace di attrarre o mantenere investitori, ha inteso puntare sulle produzioni innovative e sulla produzione culturale scientifica e tecnologica dei servizi alla produzione. Per la sua attuazione, il PTPG individua in tutta la Provincia di Roma 6 Sistemi Locali, 12 sub-sistemi locali intercomunali e diversi ambiti/direttrici di sviluppo. Per l area dei Castelli Romani sono stati individuati: Il Sistema Locale di Velletri a cui appartengono i sub sistemi Velletri e Frascati; che comunque necessariamente deve confrontarsi con il sistema e sub sistema di Pomezia. Per il Piano infatti, la crescita delle produzioni innovative è programmaticamente prevista nel sub sistema Pomezia. Quale ambito/direttrice di funzioni di rilevanza metropolitana figura la direttrice di attività di servizio sull asse Tuscolano e lungo l Autostrada A2 (Roma, Frascati, Monte Porzio Catone), sorta in luoghi molto accessibili in prossimità della grande rete viaria o ferroviaria, spesso appartenenti a più comuni; Quale ambito/direttrice di attività produttive di interesse metropolitano, figura l ambito di attività industriali e commerciali di Via Pontina, Santa Palomba (Roma, Pomezia, Albano: ASI e previsioni di PRG), dove vi è concentrazione di sedi specializzate, prevalentemente per attività produttive o miste. Per le funzioni legate al ciclo della produzione industriale ed artigianale e della distribuzione delle merci, il PTPG prevede inoltre il riordino e la qualificazione delle aree di concentrazione delle sedi produttive già presenti nella Provincia, favorendo l organizzazione dei parchi di attività anche intercomunali, dotati di accessibilità, integrazione a filiera delle attività, servizi specializzati e ambientali. Ai parchi è affidato un ruolo primario nella promozione dello sviluppo metropolitano, nell attuale ciclo competitivo dell economia dei servizi, della conoscenza e dell innovazione. Per l area dei Castelli Romani il PTPG propone la formazione dei seguenti Parchi di funzione strategiche metropolitane: Parchi di Funzioni strategiche PSM.4 parco intercomunale di funzioni strategiche metropolitane (Roma, Frascati, Monte Porzio Catone) direttrice Tuscolana/A2 Parchi di Attività produttive metropolitane PPM.5 parco intercomunale di attività produttive miste integrate e servizi specializzati di Pomezia, Albano, Roma L offerta di suoli e aree organizzate per attività produttive Stesse difficoltà di analisi e di reperimento di dati puntuali a livello locale, già descritti per la produzione di rifiuti, sono stati riscontrati per l individuazione di aree disponibili per la localizzazione di nuovi impianti produttivi nell ambito delle filiere e delle singole categorie di scarti oggetto di studio. Sotto il profilo quantitativo, l occupazione del suolo attuale per usi non residenziali è di ettari per la Provincia, di cui 7116 ettari a Roma e 6315 ettari negli altri Comuni. Di questi il 70%, circa 4200 ettari, risulta teoricamente disponibile. Inoltre per l area di studio meritano attenzione specifica i molteplici programmi settoriali di iniziativa pubblica e privata, tra i quali i PRUSST Latium Vetus e Castelli Romani e Monti Prenestini, i Patti Territoriali di Pomezia e Colline Romane, gli Accordi di Programma i Piani di Sviluppo Socio Economici delle Comunità Montane. Per quanto riguarda l offerta da destinare ad attività produttive, il dato relativo alla dotazione media provinciale è di 26,90 mq/ab, dove però a Roma la dotazione è di 9 mq/ab ed il resto dei sistemi della provincia può contare su 66,78 mq/ab. La quantificazione maggiore si ha nel sub sistema di Pomezia (dove si concentra circa il 40% delle previsioni di aree produttive dell intera provincia) che raggiunge un massimo di quasi 221,80 mq/ab, ossia circa otto volte superiore al dato medio. Dalla valutazione delle offerte residue negli strumenti urbanistici comunali delle aree prevalentemente produttive si può desumere che esiste un surplus notevole di aree, evidenziando una media provinciale del 58,12 % pari a circa ettari su complessivi. Per l area di studio, il residuo del sub sistema di Velletri si attesta sul 76,96% mentre nel sub sistema di Pomezia si attesta sul 48,15%. In appendice si riporta una cartografia indicativa con tabelle caratterizzanti il sub sistema Velletri dove ricadono i Comuni dei Castelli Romani oggetto di studio. Seguono una serie di approfondimenti sulle filiere nei singoli territori di studio

27 Gli approfondimenti delle filiere nei singoli territori. In particolare per il territorio della Provincia di Rieti sono state ulteriormente approfondite 7 filiere e precisamente: 1Carta 2Inerti 3Legno 4Olivoleica 5Plastica 6Pneumatici 7Vetro Non è stata approfondita la filiera vitivinicola in quanto forse quella con meno possibilità di attrarre investimenti significativi. Per l Area dei Castelli Romani sono state approfondite le 7 filiere sotto indicate: 1Carta 2Inerti 3Legno 4Olivoleica 5Plastica 6Pneumatici 7Vitivinicola Non è stata approfondita ulteriormente la filiera del vetro in quanto non sono presenti impianti di recupero di riferimento. Preliminarmente si deve indicare che per entrambe le Aree di studio, la ricerca di dati e informazioni puntuali disaggregate e a livello locale è risultata difficoltosa. Come è emerso infatti dalle varie azioni previste nel progetto, la ricerca dei dati per verificare la capacità di assorbimento della produzione di rifiuti nei territori di riferimento ha fatto emergere discrepanze e/o divergenze tra le diverse banche dati regionali e/o provinciali messe a disposizione da vari soggetti istituzionali e le interviste condotte presso gli operatori economici. Le difficoltà di reperimento di dati affidabili, disaggregati localmente e aggiornati, sono dovuti a diversi fattori: le banche dati acquisibili si riferiscono spesso ad annualità diverse e quindi non confrontabili; è difficoltoso nelle banche dati ufficiali (Osservatori Provinciali Rifiuti, banca dati MUD) distinguere le produzioni di rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata dei RSU da quella proveniente dalle attività produttive; più del 70% delle aziende intervistate e coinvolte nel progetto sono aziende di micro/piccole dimensioni che non hanno l obbligo di presentare la dichiarazione MUD (Modello Unico di Denuncia), per cui l analisi della produzione rifiuti basata sui dati derivanti dalla consultazione della banca dati MUD non contempla queste aziende; con la dinamicità e la velocità dei cambiamenti organizzativi attuali, spesso i dati risultano ampiamente superati. Tali difficoltà sono state riscontrate per tutte le filiere di scarti. Dove è stato possibile intercettare banche dati analitiche e specialistiche, le relative fonti sono state indicate nelle singole schede di filiera. A seguire, per ogni filiera è stata redatta una breve relazione, una scheda di sintesi e una cartografia di riferimento. 48

28 reusing&recycling Provincia di Roma Area Castelli Romani La Provincia filiera di Rieti della carta Le filiere di progetto Mo. Re. & Mo. Re. per una governance innovativa della gestione dei rifiuti. Progetto Mo. Re. & Mo. Re. per una governance innovativa della gestione dei rifiuti. Programma LIFE08 ENV/IT/437 Programma LIFE08 ENV/IT/437 Provincia di Rieti Provincia di Rieti

29 Le filiere di progetto Nell ambito del ciclo di gestione dei rifiuti, il progetto Mo.Re. & Mo.Re. si propone di sperimentare e introdurre metodologie per la creazione di filiere di territorio, con l obiettivo di ridurre la produzione dei rifiuti soprattutto della parte destinata in discarica, intervenendo sulla capacità di riutilizzo e di riciclaggio di quelli localmente disponibili. Di seguito vengono analizzate le 8 filiere di rifiuto previste nel progetto. Per ciascuna di esse sono stati analizzati: i processi di riciclaggio e di riutilizzo delle materie gli aspetti normativi il comparto nel suo insieme, in termini di distribuzione territoriale delle aziende e loro redditività. In alcune filiere sono stati sviluppati dei focus su alcune aziende presenti negli ambiti di riferimento ritenuti significativi per gli scopi di progetto.

30 Sommario Provincia di Roma Area Castelli Romani La filiera della carta... 1 La filiera della carta La filiera degli inerti...14 La filiera del legno...29 La filiera olivoleica...44 La filiera della plastica...64 Progetto Mo. Re. & Mo. Re. per una governance innovativa della gestione dei rifiuti. Programma LIFE08 ENV/IT/437 La filiera dei pneumatici fuori uso (PFU)...80 La filiera del vetro...98 Provincia di Rieti

31 LA FILIERA DELLA CARTA o o o La carta da macero è costituita da fibre di recupero ottenute dal riciclo della carta e del cartone usati. In base a recenti stime, circa la metà della produzione cartaria in Italia si basa sul consumo della carta da macero. La carta da macero è un input produttivo del settore cartario che permette di ottenere come prodotto finale la carta riciclata. Vantaggi della carta da macero I principali vantaggi ambientali e sociali della carta da macero sono i seguenti: Minori rifiuti da incenerire o stoccare nelle discariche. In entrambi i casi sono presenti costi sociali da sostenere. Il riutilizzo della carta consente di prolungare la vita del prodotto e allontanare nel tempo la fase in cui si trasforma in rifiuto. Minore taglio di alberi (deforestazione) per produrre la carta. La carta da macero è il fattore produttivo che entra come input del sistema cartario in sostituzione delle paste da legno. Nuova attività occupazionale e imprenditoriale nel settore del riciclaggio. La filiera della raccolta differenziata e del riciclaggio ha creato nuovi posti di lavoro e consentito a molti imprenditori di avviare un'attività industriale a diversi livelli di specializzazione. La raccolta della carta e dei cartoni è da molti anni un'attività lavorativa. Probabilmente è stata la prima raccolta differenziata in Italia ad essere spinta dall'interesse economico individuale. La filiera della raccolta della carta usata ha consentito alla nascita di diversi settori, da quello meno qualificato della raccolta fino a quello specializzato del riciclaggio e della lavorazione della materia prima da immettere come input del processo produttivo cartario. Limiti della carta da macero La carta da macero può essere riciclata 5-6 volte. A differenza di altri materiali riciclabili (come il vetro) la carta non può essere riciclata molte volte. Le fibre di cui è costituita la carta possono essere riciclate 5-7 volte in base allo stato di conservazione del materiale. Dopodiché il deterioramento della materia non la rende più adatta per un ulteriore riutilizzo. Giunta alla fine di vita del suo ciclo produttivo anche la carta da macero deve essere trattata come un rifiuto solido urbano. Ciò nonostante, l'uso della carta macero consente un notevole risparmio in termini di consumo di legno e di taglio degli alberi. Per quanto sia limitato il numero di riutilizzo della carta, il vantaggio sociale ed ambientale è notevole. 1

32 o o Tipi di carta da macero La carta da macero può essere distinta in due categorie: carta da macero industriale carta da macero domestico La carta da macero industriale deriva dagli scarti di produzione delle industrie. Prevalentemente si tratta di industrie cartarie o editoriali, uffici, attività commerciali e di trasporto, imballaggi ecc. Questa tipologia di macero consente di recuperare una grande quantità di carta della medesima qualità. Ciò consente di standardizzare e di ridurre notevolmente i costi di rilavorazione della materia. La raccolta della carta da macero industriale è svolta da specifiche imprese specializzate, direttamente sul luogo di produzione dello scarto. La carta da macero domestico, invece, deriva dalla raccolta delle carte e dei cartoni provenienti dai rifiuti delle famiglie. Spesso si ricorre alla raccolta differenziata dei rifiuti per evitare il mescolamento con sostanze estranee e con altri rifiuti. La carta da macero domestico è meno standardizzata e comporta un costo aggiuntivo per separare le diverse tipologie di carte e cartoni. Il compito di svolgere la raccolta differenziata della carta presso le abitazioni dei cittadini è svolto dai Comuni. Secondo quanto contenuto nel XVI Rapporto Comieco, nel 2010 la raccolta differenziata di carta e cartone è cresciuta del 2%. Sono oltre 3 milioni le tonnellate di carta e cartone raccolte nel 2010 portando a 222 le discariche evitate dal 1999 al 2010, di cui 26 solo nel 2010 e circa 460 milioni di euro di benefici ambientali ed economici per la comunità. Con 52,2 kg per abitante la raccolta differenziata di carta e cartone conferma il trend positivo dell anno precedente. Tra le macroaree il Nord si conferma il serbatoio principale della raccolta differenziata nazionale, con oltre 1,8 milioni di tonnellate (+3,1%) e una resa procapite di 67,6 kg all anno. Segnali contrastanti nell area Centro che pur in crescita dello 0,8% e con un procapite di 62,1 kg, ottiene questo risultato soprattutto grazie alle Marche (10 mila tonnellate in più nel 2010), mentre le altre regioni, Toscana in testa (-1,1%) fanno registrare lievi flessioni. Fermo nel complesso il Sud che cresce dello 0,1%, con un procapite di 26,9 kg. Ma su questa frenata incide pesantemente il risultato negativo della Campania: quasi 10mila tonnellate in meno rispetto al 2009 e un decremento del 5,5%. Questa performance negativa compensa la crescita delle altre regioni del Sud, in particolare: Molise (+16,7%), Basilicata (+5,0%), Calabria (+5,6%) e Sicilia (+4,1%). Sardegna, Abruzzo e Puglia, 2

33 storicamente le regioni di riferimento per la macroarea, mostrano anch esse un rallentamento dei tassi di crescita. Processo di lavorazione della carta Preparazione impasto La materia prima, costituita da carta da macero e dal recupero di imballaggi provenienti, in genere, rispettivamente dalla raccolta differenziata e da attività commerciali, giunge allo Stabilimento imballata su camion o sciolta e viene depositata sui piazzali di stoccaggio. La carta da macero è convogliata a mezzo di nastro trasportatore ad uno spappolatore (pulper), che mediante l utilizzo di acqua, effettua una prima grossolana separazione dei corpi estranei presenti e riduce la carta in una pasta che è raccolta in una vasca di prima accettazione (tina di pulper). La pasta subisce successivamente una seconda pulizia a stadi (asportazione corpi estranei) e un trattamento di diversificazione (fibre corte / fibre lunghe), raffinazione e nuova miscelazione, a seconda delle caratteristiche richieste dal prodotto finale. Formazione del foglio La pasta viene inviata, previa diluizione, alla cassa di afflusso che alimenta la macchina continua. L impasto è distribuito in modo uniforme sulla tavola di formazione composta da una tela drenante in modo da formare il foglio. Dopo un iniziale gocciolamento con drenaggio naturale e successivo drenaggio forzato da casse aspiranti sotto vuoto, il foglio ottenuto viene sottoposto ad una prima asciugatura attraverso un cilindro aspirante (sotto vuoto) per poi passare attraverso due batterie di presse dotate di filtro aspiratore sintetico (feltro) che portano l asciugatura a circa il 50% di secco. Tutta l acqua separata dalla pasta viene accumulata in una vasca di raccolta e reintrodotta nel ciclo dopo esser stata chiarificata e filtrata. Essicazione foglio L asciugatura del foglio viene completata con il passaggio attraverso cilindri essiccatori nei quali viene immesso il vapore saturo prodotto dalla caldaia e miscelato con aria calda inviata da soffianti. Ribobinatura Il foglio di carta in uscita dai cilindri essiccatori viene avvolto a mezzo arrotolatore in grossi rotoli. 3

34 Successivamente, mediante ribobinatrice, si provvede a confezionare il prodotto in bobine aventi caratteristiche di altezza diverse, come da richieste del cliente. Anche la lavorazione della carta da macero comporta, tuttavia, operazioni e processi che richiedono un consistente impiego di risorse energetiche e tecnologiche (trattamenti chimici per la disinchiostrazione e lo sbiancamento, per il rafforzamento delle fibre ecc ), si tratta infatti di un processo di produzione energivoro e a grande consumo idrico, tanto che le cartiere sono sempre localizzate in prossimità di risorse idriche. La produzione cartaria nel Lazio. Nel Lazio il distretto produttivo locale del cartario si colloca nella provincia di Frosinone. Esso comprende: sedici comuni, 91 imprese operanti nel sistema produttivo e oltre addetti nei settori di specializzazione. L area rappresenta l intera filiera del settore, dalla fabbricazione della carta per uso domestico, industriale ed igienico sanitario, all editoria e lavorazioni ausiliarie, alla produzione di macchinari di settore. Le esportazioni laziali del settore nel 2008 sono state pari ad oltre 104 milioni di euro. 1 I caratteri distintivi del distretto sono: profondo radicamento nel territorio, sia come importanza delle strutture aziendali ivi localizzate, sia per i rapporti con il tessuto economico e professionale locale; presenza sul territorio di una vasta gamma di professionalità, che costituiscono la principale risorsa per la crescita dell economia locale; estrema importanza del sistema produttivo specifico nel contesto dell economia regionale; sviluppo di sinergie con le sedi Universitarie del territorio (Università degli studi di Cassino) e con i Centri di formazione pubblici e privati. Per tali motivi il distretto ha ottenuto, da parte della Regione Lazio, il riconoscimento del Sistema Produttivo Locale, avvenuto con la Legge Regionale 19 Dicembre 2001 n

35 Il contesto competitivo Di seguito si riportano i dati derivanti dalla banca dati AIDA in merito ad alcuni specifici comparti del settore cartario, iniziando le verifiche con le aziende registrate con codice ATECO 1712 fabbricazione di carta e cartone. Tale gruppo comprende 210 aziende ripartite come da tabella successiva. Ricavi delle Vendite (migl EUR) Regione, Provincia, Comun Meno di 500 a 1000 a 1500 a a a a a a Più di Tutto 500 migl EUR 1000 migl EUR 1500 migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR Piemonte Valle d'aosta/vallée d'aoste Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna n.d Tutto Le Regioni con le maggiori specializzazioni sono la Lombardia e la Toscana con, rispettivamente 49 e 42 aziende; nettamente staccate la Campania ed il Veneto con 19 società. Il Lazio con 16 aziende si posizione al 6 posto. Nelle pagine successive si riporta graficamente quanto indicato nella precedente tabella a livello totale nonché la ripartizione dei risultati di esercizio per singola Regione. 5

36 Distribuzione % delle aziende Legenda Cod Ateco 1712 Tot (%) 0% 0,01% - 2,86% 2,87% - 6,19% 6,2% - 9,05% 9,06% - 23,33% La distribuzione per classe di fatturato è abbastanza omogenea anche se 91 aziende su 210 avevano un fatturato superiore a 5 mln e 52 oltre 15 mln Numero di società Incluse migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR Ricavi delle vendite EBITDA EBITDA/Vendite (%) 6,32 7,87 10,06 6,5 7,96 8,48 10,85 11,76 Redditività delle venditite (ROS) (%) 0,86 2,77 3,75 0,96 2,49 2,79 4,52 3,77 Utile Netto Totale Attività Patrimonio Netto Posizione finanziaria netta Redditività del totale attivo (ROA) (%) 0,85 2,66 3,26 0,93 2,39 2,49 3,96 3,19 Redditività del capitale proprio (ROE) (%) 0,68 2,33 2,44-6,65 1,96 2,11 5,28 3,77 Rotaz. cap. investito (volte) 0,96 0,93 0,84 0,93 0,93 0,87 0,85 0,82 Debt/Equity ratio 0,24 1,13 1,03 1,19 1,18 1,2 0,84 0,91 Debiti v/banche su fatt. (%) 9,12 17,49 31,98 15,39 13,89 22,34 19,55 21,07 Debt/EBITDA ratio 1,44 4,24 3,59 5,5 4,25 4,49 2,35 2,35 6

37 Nel 2010 le aziende operanti in tale settore erano 196 con un ricavo complessivo superiore a 6,8 mld in netta crescita rispetto al 2009 e rispetto ai valori pre-crisi, a conferma che tale settore può considerarsi solido. In merito alla redditività tale comparto faceva registrare valori prossimi all 8%.. Per quel che riguarda il livello di indebitamento, questo risulta abbastanza elevato anche se nel 2010 risultava in netto calo rispetto al 2009 e su valori comunque inferiori al triennio Relativamente agli aspetti commerciali, le società appartenenti a questo gruppo mediamente riuscivano a gestire bene i rapporti tra client i e fornitori, con durata media dei crediti pari a 100 giorni e pari a 153 per quel che riguarda il pagamento dei debiti. Il settore appare molto concentrato (anche se lascia spazi a piccole realtà), tanto che le prime 20 aziende (sulle 196 censite per il 2010) detenevano un fatturato superiore all 80% come mostrato nella tabella successiva Ragione Sociale migl. EUR Cum. val. % Cum.% 1 BURGO GROUP S.P.A ,7 32,7 INDUSTRIE CARTARIE TRONCHETTI S P A 2 ABBREVIABILE IN ICT SPA ,61 40,31 3 SCA HYGIENE PRODUCTS SPA ,81 47,12 4 SCA PACKAGING ITALIA SPA ,22 53,35 5 AHLSTROM TURIN SPA ,3 57,64 6 FEDRIGONI SPA ,9 61,54 7 CARTIERA LUCCHESE SPA ,49 65,03 8 WEPA LUCCA SRL ,48 68,51 9 INTERNATIONAL PAPER ITALIA SRL ,45 71,97 10 CARTIERA CARMA SRL ,24 73,21 11 CARTIERE DEL POLESINE SPA ,13 74,34 12 CARTIERE PAOLO PIGNA SOCIETA PER AZIONI ,12 75,46 13 CARTIERA DI RIVIGNANO SPA ,02 76,48 14 MAURO BENEDETTI SPA ,88 77,35 15 CARTIERA GIORGIONE SPA ,71 78,06 16 CARTIERE MODESTO CARDELLA SPA ,66 78,72 17 INDUSTRIA CARTARIA PIERETTI SPA ,62 79,34 18 NEW BOX SPA ,61 79,95 19 IMBALLAGGI PIEMONTESI SRL ,61 80,56 20 CARTIERA DEL VIGNALETTO SRL ,58 81,14 7

38 Restringendo l analisi al Lazio e all Umbria si registrano 16 società per un fatturato globale di 177,6 /mln valore mai registrato negli anni precedenti. L Ebitda delle imprese di queste due Regioni, pari a 9,48% risultava più alto di quello relativo al intero universo nazionale Relativamente all indebitamento bancario nel 2010, con un rapporto debiti verso banche su fatturato pari 22,41, queste due Regioni registravano una maggiore tensione Numero di società Incluse migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR Ricavi delle vendite EBITDA EBITDA/Vendite (%) 9,48 9,2 9,79 6,47 4,94 7,48 10,63 10,52 Redditività delle venditite (ROS) (%) 4,78 3,03 3,56-0,81-2,2-0,54 3,18 1,62 Utile Netto Totale Attività Patrimonio Netto Posizione finanziaria netta Redditività del totale attivo (ROA) (%) 3,86 2,14 2,85-0,72-1,88-0,44 2,75 1,51 Redditività del capitale proprio (ROE) (%) 2,36 2,11 0,41-3,53-10,67-3,77 7,71 2,36 Rotaz. cap. investito (volte) 0,76 0,69 0,77 0,87 0,85 0,8 0,85 0,92 Debt/Equity ratio 0,42 0,29 0,28 0,56 0,62 0,41 0,25 0,11 Debiti v/banche su fatt. (%) 22,41 18,53 15,95 22,73 26,93 21,19 12,88 6,43 Debt/EBITDA ratio 2,37 2,02 1,64 3,54 5,5 2,83 1,33 0,61 8

39 Il comparto risultava fortemente concentrato, tanto che 3 aziende detenevano oltre il 70% del fatturato. Ragione Sociale migl. EUR Cum. val. % Cum.% 1 MAURO BENEDETTI SPA ,91 33,91 2 CARTIERE DI GUARCINO SPA ,33 56,23 3 HUYCK.WANGNER ITALIA S.P.A ,08 72,31 4 CARTIERA FRANCESCANTONIO CERRONE SPA ,25 83,56 5 IDEAL CART SPA ,37 93,93 6 COOPERATIVA LIRI ,36 96,28 CARTIERA PONTESODO SOCIETA A RESPONSABILITA 7 LIMITATA ,27 97,55 8 ACM CENTRALCARTA SRL ,57 98,12 9 PROCART SRL ,49 98,61 10 SIRIO ENERGY SRL ,44 99,05 11 NUOVA FLLI ALIMONTI SRL ,35 99,4 12 BIG PAPER SRL A SOCIO UNICO ,29 99,69 13 FLESSOPACK SOCIETA A RESPONSABILITA LIMITATA ,19 99,87 14 GM3 ITALIA SRL , ALCA SUD ALLESTIMENTO LEGATORIA CARTONAG GI 15 AFFINI SOCIETA A RESPONSABILITA LIMI Passando ad analizzare i risultati del gruppo delle aziende classificate con Codice Ateco 1721 fabbricazione di carta e cartone ondulato e di imballaggi di carta e cartone, prime destinazioni della carta da macero, si evince che tale comparto sia costituito da 828 aziende distribuite a livello regionale come da tabella successiva 9

40 Anno di riferimento : 2010 Valori riferiti a: Numero di società Ricavi delle Vendite (migl EUR) Regione, Provincia, Comun Meno di 500 a a a a a a a a Più di n.d. Tutto 500 migl EUR 1000 migl EUR 1500 migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR Piemonte Valle d'aosta/vallée d'aoste Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Tutto Distribuzione % delle aziende Legenda Cod Ateco 1721 tot (%) 0% 0,01% - 2,42% 2,43% - 5,68% 5,69% - 13,41% 13,42% - 25,36% 10

41 Rispetto al comparto precedente, dopo la Lombardia con 210 aziende, risultava presente il Veneto con 111 unità, seguita dalla Toscana con 99. Più indietro l Emilia e le Marche rispettivamente con 75 e 67 aziende. Il Lazio perdeva una posizione con 41 aziende a vantaggio della Campania (47). Quasi il 30% delle aziende fatturavano meno di 1 mln mentre il 23% oltre 5 mln. Restringendo l analisi alle Regioni Lazio ed Umbria, in tale comparto di registravano 48 società (al netto di quelle in liquidazione), come da tabella successiva: Ragione Sociale Anno Costituzione Provincia Regione Ricavi delle vendite migl. EUR 2010 Ricavi delle vendite migl. EUR 2009 Ricavi delle vendite migl. 1 NUOVE CARTIERE DI TIVOLI SPA 6/10/1986 Roma Lazio , , ,94 2 BLASETTI SOCIETA PER AZIONI 26/07/1963 Roma Lazio , , ,36 3 ICOM SPA 28/10/1973 Perugia Umbria , , ,06 4 ITALPACK CARTONS S.R.L. 29/12/2003 Roma Lazio , , ,86 5 FRANCESCO PISANI E FIGLI SPA 22/10/1954 Frosinone Lazio , , ,61 6 GRAFIBOX SUD SPA 23/10/1965 Roma Lazio , , ,37 7 GIUSTINI GRAFIPACK SOCIETA A RESPONSABILILTA LIMITATA 28/11/1988 Latina Lazio 9.575, , ,50 8 SACCHETTIFICIO MANTUCCI SRL 31/12/1977 Perugia Umbria 7.054, , ,63 9 FISA KARTOTECNICA SPA 30/06/1980 Perugia Umbria 6.631, , ,60 10 POLIBOX SRL 10/01/1996 Latina Lazio 5.076, , ,91 11 SAICO SRL 4/08/2000 Perugia Umbria 4.136, , ,86 12 REDBOX SRL 27/07/2009 Roma Lazio 3.886,75 10,36 13 PONSELE SRL 17/12/2009 Roma Lazio 3.645,92-14 GRUPPO DM PACKAGING SRL 3/06/1994 Roma Lazio 2.516, , ,87 15 SCALA PACKAGING SRL 9/07/2010 Roma Lazio 2.137,74 16 NUOVA SCALA SRL 10/11/1982 Roma Lazio 2.064, , ,54 17 EMMECI PACKING SRL 27/04/2006 Frosinone Lazio 2.028, , ,37 18 POLIFAN SRL 20/12/1989 Roma Lazio 1.743, , ,69 19 SCATOLIFICIO PONSELE SRL 30/09/1987 Roma Lazio 1.596, , ,74 20 SCATOLIFICIO BIANCHINI SRL 8/02/1995 Perugia Umbria 1.506, ,18 21 SCATOLIFICIO SICAR SOCIETA A RESPONSABILITA LIMITATA 21/12/1999 Roma Lazio 1.478, , ,23 22 EFW TUSCANIA SRL 15/03/2010 Roma Lazio 1.368,86 23 SCATOLIFICIO REALE SOCIETA UNIPERSONALE SOCIETA A RESPONSABILITA LIMITATA 11/12/1998 Roma Lazio 1.324, , ,25 24 GAGIVI AUTOTRASPORTI E SERVIZI SOCIETA COOPERATIVA 3/05/2004 Roma Lazio 1.305, BIESSE PACKAGING SRL 12/02/2009 Frosinone Lazio 1.302,09 576,64 26 IGECO 88 SRL 4/08/1999 Roma Lazio 1.281, ,41 27 IDEAECO SOCIETA A RESPONSABILITA LIMITATA 23/01/2008 Roma Lazio 1.281, , ,17 28 SCATOLIFICIO KARTOPAC SRL 27/07/1979 Perugia Umbria 1.263,23 903, ,06 29 POLICARTA SRL 7/10/1983 Viterbo Lazio 1.090, , ,21 30 PUNTO DUE SOCIETA A RESPONSABILITA LIMITATA 1/12/1983 Roma Lazio 915,79 865,42 965,13 31 SISAC SRL 23/11/1962 Perugia Umbria 808,06 884, ,98 32 DIEMMEGI ASTUCCI SRL 16/01/2001 Roma Lazio 654,28 742,90 780,57 33 SCATOLIFICIO ARTIGIANO SRL 28/08/1998 Perugia Umbria 615,91 460,04 635,27 34 SCATOLIFICIO DEL TIRRENO IMBALLAGGI IN CARTONE ONDULATO SRL IN FORMA 18/01/2007 Roma Lazio 587,54 457,20 391,88 35 ECOLPACK - S.R.L. 3/11/2009 Frosinone Lazio 554,57 8,88 36 ECO VALEM SRL 16/09/2003 Roma Lazio 540,90 324,81 252,32 37 VICOPACK SRL 15/06/1995 Perugia Umbria 416,04 360,62 463,58 38 ISOLA DELLA CARTA SRL 30/04/2002 Frosinone Lazio 361,80 363,06 910,30 39 SACCHIFICIO QUADRINI SRL 28/05/2004 Frosinone Lazio 354,58 425,72 40 STILBOX SRL 3/03/2000 Frosinone Lazio 332,84 365,06 437,55 41 CI & CO SERVIZI SRL 23/06/2008 Latina Lazio 305,50 233,08-42 SCATOLIFICIO EUGUBINO SRL 4/06/1983 Perugia Umbria 294,44 304,08 299,29 43 PLURIPACK S.R.L. 19/02/1996 Roma Lazio 286,52 257,12 272,10 44 OFFICE PROGRAM SRL 5/11/1993 Roma Lazio 191,78 240,89 287,70 45 ITALBAGS SRL 27/02/2008 Terni Umbria 164,87 146,48 122,06 46 BOXLINE SRL 13/03/2002 Perugia Umbria nd 4.317, ,50 47 FULL SERVICE SRL 21/04/2004 Latina Lazio nd 519,57 237,33 Nella sola Provincia di Rieti non si registravano aziende in tale comparto. Le 47 società considerate, generavano un giro d affari pari a 226 mln in crescita rispetto al 2009 ma inferiore a quanto registrato nel triennio ; in particolare nel 2007 le aziende di tale comparto delle due Regioni considerate, raggiungevano il picco di attività con 259 mln 11

42 Numero di società Incluse migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR Ricavi delle vendite EBITDA EBITDA/Vendite (%) 5,19 10,95 9,21 10,15 10,74 10,31 11,08 10,98 Redditività delle venditite (ROS) (%) -0,18 4,94 4,02 4,75 5,22 4,97 5,86 5,34 Utile Netto Totale Attività Patrimonio Netto Posizione finanziaria netta Redditività del totale attivo (ROA) (%) -0,14 3,78 3,7 4,72 4,73 4,58 5,73 4,92 Redditività del capitale proprio (ROE) (%) -7,16 3,56 3,55 2,56 3,81 8,25 5,76 5,08 Rotaz. cap. investito (volte) 0,76 0,75 0,9 0,97 0,89 0,9 0,96 0,9 Debt/Equity rati o 0,57 0,49 0,53 0,67 0,6 0,49 0,29 0,34 Debiti v/banche su fatt. (%) 25,87 25,15 22,03 21,26 19,78 14,75 12,01 13,36 Debt/EBITDA ratio 5,26 2,39 2,6 2,43 2,27 2,06 1,17 1,36 A livello di redditività, salvo il 2010 i valori si mantenevano superiori o prossimi (nel caso del 2008) al 10%. Pesante era l indebitamento verso le banche che a partire dal 2007 superava il 20%. A livello commerciale, le aziende pagavano ad oltre 180 giorni mentre incassavano a 118 giorni. Concludendo l analisi con la concentrazione settoriale, si evince come il raggruppamento sia molto concentrato, dal momento che il 30% delle aziende (14) detiene oltre l 85% dei ricavi; la situazione è ancor più significativa a livello di redditività visto che 12 società detengono quasi il 90% della redditività. 12

43 Sulla base di quanto evidenziato sino ad ora, appare evidente che possibili insediamenti di cartiere per la produzione di carta e cartone dovrebbero essere localizzate presso aree prossime a risorse idriche. Ovviamente per poter ovviare alle problematiche relative al consumo energetico, appare necessario realizzare investimenti che possano permettere di produrre parte dell energia utilizzata. Nel caso della produzione di carta e cartone, la principale problematica è legata gli aspetti commerciali e alla vicinanza ad aziende che utilizzano tali produzioni per cui sarebbe interessante localizzarsi presso aree nelle quali si fa forte utilizzo di tale materiale (aziende alimentari, filiera delle scarpe, etc). La presenza di aziende nella provincia di Perugia (alcune di dimensioni rilevanti) fa propendere per la realizzazione di iniziative di piccole medie dimensioni che siano però in grado di rispondere in maniera flessibile e personalizzata alle richieste della propria clientela. E evidente che la realizzazione di investimenti di piccole dimensioni comporta l impossibilità di raggiungere ricavi molto elevati, tenuto conto della forte correlazione esistente tra attività e ricavi, come mostrato nella figura successiva: 13

44 LA FILIERA DEGLI INERTI In Italia il riciclo dei rifiuti da C&D è ancora molto poco sviluppato. Infatti, secondo le stime effettuate da ANPAR (Associazione Nazionale Produttori Aggregati Riciclati), nel nostro Paese vengono riciclati ogni anno 2,7 milioni di tonnellate di rifiuti da C&D, pari a circa il 7 % di quelli prodotti. La produzione di rifiuti da C&D prodotti sul territorio del Comune e della Provincia di Roma è stimata pari a circa ton/anno e ton/anno. La recente indagine di Legambiente 2 dimostra come in Italia il riciclo degli inerti è fermo al 10%, laddove in Germania si arriva all 86,3%, in Olanda al 90%, in Belgio all 87%. Al momento attuale la domanda di aggregati è soddisfatta quasi esclusivamente dai materiali di origine naturale. 3 La situazione sopra descritta rende l obiettivo di recupero fissato dalla Direttiva Quadro 2008/98/CE (pari al 70% entro il 2020, Art. 11, punto 2, lettera b) molto difficile da raggiungere, anche perché la domanda di aggregati è soddisfatta quasi esclusivamente dai materiali di origine naturale con tutte le conseguenze che ne derivano sotto il profilo ambientale ed economico. La tutela del territorio andrebbe perseguita rivalutando ad esempio i canoni di estrazione per le cave che in Italia sono bassissimi o del tutto inesistenti, mentre per esempio nel Regno Unito è 6 volte maggiore di quello richiesto in media in Italia.. Nel resto d Europa inoltre si tassa in modo penalizzante il conferimento in discarica degli inerti (cinque volte più che in Italia) con la conseguenza che il 90% dei materiali inerti utilizzati viene dal riciclo e non dalle cave. Data la carenza di materie prime naturali e l intensificazione dell attività edilizia che spinge in alto la domanda di materiali da costruzione, occorre individuare tecnologie innovative per la ricerca di materiali alternativi e sostenere il circuito e il mercato dei rifiuti recuperabili civili e industriali. Notevoli sono i vantaggi legati al riutilizzo degli inerti, in quanto esso consente di ridurre lo smaltimento in discarica, di recuperare i rifiuti inerti in materiali idonei al reimpiego per la formazione di rilevati e sottofondi stradali, per i riempimenti di infrastrutture in rete, evitando con il loro abbandono il degrado urbano oltre al notevole contenimento dell uso di materiali naturali provenienti dall attività estrattiva, con conseguente tutela del paesaggio. Non irrilevanti poi gli effetti dal punto di vista occupazionale: sempre leggendo il documento di Legambiente si evince che se per una cava da 100 mila metri cubi l anno gli addetti in media sono 9, per un impianto di riciclaggio inerti della stessa dimensione gli occupati sono più di Legambiente Rapporto cave P. Barberi, presidente ANPAR, La filiera dei rifiuti da costruzione e demolizione, atti della tavola rotonda progetto Mo.Re.&Mo.Re. 14

45 Se quindi particolari ed attente politiche di gestione del flusso di rifiuti da C&D possono condurre a risultati interessanti come quelli registrati da diversi paesi europei in termini di risparmio di risorse naturali, esse consentirebbero anche di contenere un fenomeno tutto italiano legato alle attività illegali dovute allo smaltimento di questi rifiuti, tra i quali sono presenti diverse tipologie di materiali pericolosi: amianto, metalli pesanti, solventi, aggreganti, isolanti, materiali contaminati da PCB e legno trattato con preservanti: si stima infatti che circa un terzo dei rifiuti prodotti da C&D sia afferente a circuiti abusivi. Gli impianti di trasformazione Il trattamento a cui sono sottoposti i rifiuti C&D per diventare materie prime riciclate è costituito dalle fasi di: alimentazione, separazione preliminare, frantumazione primaria, classificazione diretta o vagliatura eventualmente frantumazione secondaria e nuova separazione. Un impianto efficiente deve essere dotato di un patrimonio tecnologico che consenta di suddividere il materiale in ingresso in tre flussi: materiale lapideo nuovamente utilizzabile, frazione leggera (carta, plastica, legno), frazione metallica... Il valore dei prodotti di un impianto di riciclaggio cresce con la qualità, che è diretta conseguenza della capacità dell impianto di eliminare le impurità presenti nei materiali trattati. La tipologia di impianto di trattamento dipende dalla tipologia di demolizione da cui provengono i rifiuti. A causa dell'eterogeneità dei materiali ottenuti con una demolizione tradizionale, ad esempio, non esiste un impianto di riciclaggio standard che consenta di ottenere prestazioni ottime a prescindere dal materiale trattato. Questo aspetto influenza in particolare la scelta del tipo di macchina da utilizzare in fase di frantumazione, che può lavorare ad urto, più adatta a trattare materiali agglomeranti, teneri e poco abrasivi, oppure a compressione, preferibile in caso di materiali più duri, o ancora sfruttando la combinazione di sforzi di taglio e di trazione a cui il calcestruzzo offre una resistenza relativamente bassa. La scelta degli impianti da utilizzare deve essere inoltre, rivolta al soddisfacimento di esigenze quali selezionare, pulire e produrre materiale controllato e di buona qualità nonché ottenere il funzionamento degli stessi in condizioni di sicurezza e di minimo impatto ambientale. 15

46 La tecnologia di un impianto efficiente e in grado di operare in modo conforme alle normative vigenti, deve essere in grado di suddividere il materiale in ingresso fondamentalmente in tre classi: materiale lapideo, nuovamente utilizzabile; frazione leggera (carta, plastica, legno, impurità); frazione metallica. Tale impianto deve inoltre essere in grado di assicurare che i prodotti non presentino contaminazioni che ne riducono notevolmente la qualità. Allo scopo assumono notevole importanza le operazioni di controllo iniziale, che devono evitare l ingresso all impianto di materiali inquinanti. La tipologia degli impianti non può prescindere dalle caratteristiche e dalla complessità dei materiali da trattare: in questo senso è possibile tracciare una linea teorica che rappresenta il tipo di impianto idoneo ad un corretto impiego, in relazione ai materiali Il processo produttivo. Il riciclaggio dei rifiuti da costruzioni e demolizioni offre due importanti opportunità: 1) risparmio di risorse naturali mediante l inserimento nel mercato di materiali alternativi ed integrativi ai materiali di cava. 2) una scelta più sostenibile rispetto allo smaltimento dei rifiuti inerti in discarica. Per essere convenientemente avviati al riciclaggio, i rifiuti inerti non possono essere impiegati tal quali, ma devono essere sottoposti ad un trattamento (processi successivi di frantumazione, selezione, deferrizzazione, asportazione di materiali leggeri e/o indesiderati) che li renda PRODOTTO (End Of Waste). D altra parte, il recupero dei materiali prodotti da una demolizione è condizionato da diversi parametri qualitativi, tra cui: - il grado di separazione fra materiali riutilizzabili come inerti o aggregati nell industria delle costruzioni e quelli non utilizzabili in tale contesto (legno, plastica, materiali isolanti, etc.); - l eventuale presenza di materiali inquinanti. La pre-selezione delle macerie in fase di demolizione assume quindi un ruolo fondamentale, nell intera gestione dei rifiuti. 4 La demolizione selettiva, pur costituendo l unico processo in grado di garantire la qualità del rifiuto, è ancora poco diffusa poiché è opinione comune presso gli operatori del settore che 4 F. La Marca, S. De Arcangelis Università di Roma La Sapienza, S. Ciceroni Analisi merceologica ed economica relativa allo smaltimento dei rifiuti prodotti da una demolizione selettiva nel Comune di Roma 16

47 presenti alti costi dovuti all impiego di molta manodopera e lunghi tempi di esecuzione. Invece la selezione dei rifiuti, realizzata in cantiere, sebbene richieda tempi maggiori per la realizzazione, comporta vantaggi economici dovuti agli inferiori costi di conferimento in impianto e vantaggi ambientali costituiti una più elevata percentuale di materiale recuperato. La separazione all origine delle diverse tipologie di rifiuto tipici delle costruzioni riguarda: Laterizi e calcestruzzo Legno Plastica Vetro Metalli che sono avviati al riciclaggio o al recupero presso le rispettive filiere. E opportuno inserire nel progetto dell opera che genererà rifiuti inerti un Piano di gestione rifiuti che delinei le tecniche, i tempi e gli aspetti economici della demolizione selettiva nonché la destinazione ai diversi tipi di impianti di gestione rifiuti delle diverse tipologie di rifiuti ottenuti dalla separazione. Il 99% del materiale in ingresso nell impianto è trasformato nei diversi prodotti riciclati e solo una piccolissima frazione (circa 1%), costituita dalla frazione leggera e dal materiale di scarto, deve essere avviata ad altri impianti. A prescindere dalla tecnologia applicata, un impianto efficiente deve essere in grado di dividere il materiale in ingresso in tre flussi: 1) Materiale lapideo 2) Frazioni leggere (Carta, Plastica, Legno) 3) Frazioni metalliche Gli aggregati riciclati sono impiegati in: Applicazioni non legate: L aggregato è utilizzato sciolto (costruzioni stradali, massicciate ferroviarie, ecc..) Applicazioni legate: L aggregato contiene una miscela legante (ad esempio cemento o calce) per ottenere malte, calcestruzzi, ecc. La destinazione degli aggregati riciclati prevede diversi settori: 1) Opere in terra dell ingegneria civile quali: Corpo dei rilevati di opere in terra dell ingegneria civile; Recuperi ambientali, riempimenti e colmate; 17

48 Confezionamento di calcestruzzi a bassa resistenza (Rck 15 MPa) 2) Lavori stradali e ferroviari quali: Sottofondi stradali, ferroviari, aeroportuali e di piazzali, civili e industriali; Strati di fondazione delle infrastrutture di trasporto; Strati accessori (aventi funzione anticapillare antigelo, drenante, etc.) La normativa di settore A livello normativo nazionale i riferimenti per la filiera degli inerti sono rappresentanti dai seguenti testi di legge. Il D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 all art. 184, comma 3, lettera b) e nell Allegato D alla parte quarta identifica con la famiglia del CER 17 i rifiuti speciali derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo, fermo restando quanto disposto dall'articolo 184-bis. Il D.Lgs. 3 dicembre 2010, n. 205, che modifica il D. Lgs. 152/2006, recependo la direttiva 2008/98/CE sui rifiuti, fissa gli obbiettivi di riciclaggio in termini di peso da raggiungere entro il 2020 che per i rifiuti inerti saranno pari al 70%. Già il D.Lgs. 8 maggio 2003, n 203 stabiliva l obbligo per gli uffici pubblici e le società a prevalente capitale pubblico di coprire il fabbisogno annuale di manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura non inferiore al 30%. Prevede inoltre l istituzione di un Repertorio del riciclaggio che però non è mai giunto a regime contando oggi pochissimi iscritti, tanto che nella realtà il suddetto obbligo per gli uffici pubblici viene puntualmente disatteso anche a causa di una resistenza culturale nei confronti dell uso degli aggregati riciclati. E invece quanto mai opportuno affiancare a tale obbligo una normativa tecnica sugli aggregati riciclati nella quale siano definite le caratteristiche chimico-fisiche, le prestazioni, i possibili usi in alternativa agli aggregati naturali e le prove di laboratorio necessarie a caratterizzare gli aggregati riciclati. Tale normativa tecnica rappresenterà una guida indispensabile per la redazione di capitolati di appalto per le opere pubbliche. Inoltre rappresenterà il riferimento tecnico per stabilire se è soddisfatta la principale condizione per cessazione della qualifica di rifiuto di cui al punto c dell art. 184 del T.U.A. Più in particolare, la circolare del 15 luglio 2005, n del Ministero dell Ambiente specifica le caratteristiche prestazionali richieste ad un aggregato riciclato per l iscrizione nel Repertorio del riciclaggio: così, i rifiuti derivanti dal post-consumo possono essere miscelati con altri derivanti 18

49 anche da diversa origine (rifiuti inerti industriali, terre e rocce da scavo naturali, ecc.), mantenendo, tuttavia, la natura prevalente della miscela con un limite minimo della provenienza da rifiuti da post-consumo pari al 60%. Per completare il quadro normativo, si ricorda che è in via di approvazione da parte del Ministero dell Ambiente il regolamento per la corretta gestione delle terre e rocce da scavo nell ambito delle opere infrastrutturali, che stabilirà i criteri qualitativi da soddisfare affinché le terre e rocce di scavo possano essere considerate sottoprodotti e non rifiuti ed essere reimpiegate nell ambito di opere edili, per reinterri, riempimenti, rimodellazioni ecc., e nei processi produttivi in sostituzione di materiali di cava Il regolamento dovrà stabilire inoltre, le procedure e le modalità affinché la gestione e l utilizzo dei materiali da scavo avvenga senza pericolo per la salute dell'uomo e senza recare pregiudizio all'ambiente. La sussistenza delle condizioni indispensabili affinché il materiale da scavo possa essere considerato un sottoprodotto ai sensi dell articolo 183, comma 1, lettera qq) del D.Lgs. 152/2006 è comprovata dal proponente tramite il Piano di Utilizzo. Quest ultimo fa parte integrante della documentazione progettuale dell opera nell ambito della quale si produrranno le terre e rocce di scavo e viene approvato dalla stessa autorità che approva l opera. A livello europeo si ritiene utile riportare quanto contenuto nel documento Tabella di marcia verso un Europa efficiente nell impiego delle risorse 5 in cui è preso in considerazione il capitolo relativo al settore delle costruzioni edilizie e si impostano i criteri che dovranno essere perseguiti dagli Stati membri entro il 2020 per realizzare l obiettivo del riciclo del 70% dei rifiuti da costruzione e demolizione non pericolosi. Migliorare gli edifici Il miglioramento della costruzione e dell uso degli edifici nell UE avrebbe ripercussioni sul 42% del consumo finale di energia, sul 35% circa delle nostre emissioni di gas serra 6 e su oltre il 50% dei materiali estratti; consentirebbe inoltre di risparmiare fino al 30% di acqua 7. Occorre pertanto consolidare le strategie intese a promuovere l efficienza energetica e l uso di energie rinnovabili negli edifici e integrarle con strategie per promuovere l efficienza delle risorse, che prendono in considerazione una gamma più ampia di impatti ambientali durante il ciclo di vita degli edifici e delle infrastrutture. Occorre tenere maggiormente in considerazione i costi legati all intero ciclo di 5 Comunicazione della Commissione COM (2011), 20 settembre COM(2007) 860 definitivo. 7 COM(2007) 414 definitivo. 19

50 vita degli edifici, anziché i soli costi iniziali, includendo cioè i costi dei rifiuti di costruzione e di demolizione. Per ottenere un utilizzo efficace delle risorse a livello di edifici, ma anche per la mobilità, è indispensabile innanzitutto migliorare la pianificazione delle infrastrutture. Miglioramenti significativi nell uso delle risorse e dell energia durante il ciclo di vita degli edifici (ottenibili impiegando materiali sostenibili di migliore qualità, riciclando più rifiuti e perfezionando la progettazione) contribuiranno a rendere più competitivo il settore edilizio e a disporre di edifici efficienti sotto il profilo delle risorse. Per ottenere questo è necessario l impegno dell intera catena di valore del settore edilizio. Occorre introdurre politiche specifiche per incentivare le PMI, che rappresentano la maggioranza delle imprese edili, a formarsi e a investire in pratiche e metodi di costruzione efficienti dal punto di vista delle risorse. Tappa: entro il 2020 la rinnovazione e la costruzione di edifici e infrastrutture raggiungerà elevati livelli di efficienza nell impiego delle risorse. L approccio che tiene conto del ciclo di vita sarà applicato su larga scala tutti i nuovi edifici avranno un consumo di energia quasi nullo 8 e saranno molto efficienti per quanto riguarda i materiali; saranno inoltre varate strategie per gli edifici esistenti 9, che saranno rinnovati al tasso del 2% l anno. Il 70% dei rifiuti di costruzione e di demolizione non pericolosi sarà riciclato 10. La Commissione, con gli Stati membri, intende: valutare in che modo sostenere i piani di investimento nelle competenze, i sistemi di apprendimento e la comunicazione sulle migliori pratiche in materia di utilizzo efficace delle risorse nel settore (impegno continuativo); adottare misure, se del caso applicando un test PMI, per stimolare la domanda e la diffusione di pratiche di costruzione efficienti tenendo conto dei costi attinenti all intero ciclo di vita e di modalità di finanziamento adeguate; ampliare ulteriormente l ambito di applicazione degli Eurocodici per definire criteri legati alla sostenibilità; mettere a punto incentivi per premiare gli edifici efficienti in termini di utilizzo di risorse e per promuovere l uso sostenibile del legno nella costruzione (comunicazione sulla competitività sostenibile nel settore edilizio, 2011 comunicazione sugli edifici sostenibili, 2013); 8 In conformità all articolo 9 della direttiva 2010/31/UE del 19 maggio Direttiva 2010/31/UE. 10 In conformità all articolo 11 della direttiva 2008/98/CE. 20

51 valutare in che modo incoraggiare l innovazione in materia di costruzione nel settore privato (impegno continuativo). Il raggiungimento del riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione non pericolosi al 70% entro il 2020 è un obiettivo molto ambizioso ed è facile cadere nella tentazione di raggiungerlo non già perseguendo il primario obiettivo di diminuire i rifiuti alla fonte e, una volta prodotti, avviarli a vere operazioni di riciclaggio che li riportino a nuova vita come prodotti, ma diminuendone artatamente la quantità. Si può ottenere questo risultato in molti modi, ad esempio continuando ad esonerare i produttori di rifiuti inerti dall obbligo di MUD e perdendo così all origine le tracce della loro stessa esistenza o trasferendo grandi quantità di terre e rocce di scavo da rifiuti a sottoprodotti grazie ad una normativa troppo permissiva che strizza l occhio alle grandi società che producono questo tipo di rifiuti a scapito della salute umana e della tutela ambientale. A livello regionale, la Regione Lazio ha approvato delle Linee guida sulla gestione dei rifiuti inerti, che rendono obbligatorio il Piano di gestione dei rifiuti per i produttori contenente le seguenti informazioni: la descrizione dei processi di lavorazione che determinano la produzione dei rifiuti speciali inerti; la stima dei quantitativi di rifiuti prodotti distinti per tipologia omogenea; la classificazione degli stessi con l attribuzione del Codice Europeo Rifiuti CER; Nel caso di demolizione e ricostruzione il Piano dovrà esaminare l opportunità di una demolizione selettiva dei fabbricati esistenti, facendo riferimento alle quattro macrocategorie di materiali riportate nel paragrafo 2.1; nel caso di nuove costruzioni il Piano dovrà curare in particolare l aspetto relativo alla gestione delle terre e rocce da scavo: indicazioni sui possibili impianti autorizzati a ricevere i rifiuti prodotti. E, nei casi di cantieri afferenti a interventi rilevanti di demolizione/costruzione e/o posti in contesti urbanizzati: tutte le misure tecnico-gestionali che saranno adottate per il contenimento delle emissioni di inquinanti atmosferici derivanti dalle attività svolte all interno del cantiere e dal trasporto dei rifiuti esternamente ad esso. 21

52 Possibili modelli di nuovi impianti di trattamenti di inerti Sulla base di quanto riscontrabile in letteratura, per poter svolgere la propria attività in maniera economicamente e tecnicamente convenienti un singolo impianto di stoccaggio che tratta le macerie con un impianto mobile deve trattare una quantità di materiale valutabile tra le tonnellate. Tale dimensionamento è in grado di garantire in maniera sostanziale dalle oscillazioni di produzione che si potranno verificare. Un altro aspetto definito importante è la distanza dal luogo di produzione a quello di trattamento: le macerie possono essere trasportate economicamente con grandi mezzi fino ad una distanza di Km, ma questa si riduce drasticamente 6 8 km se effettuata con mezzi di piccole dimensioni come quelli (furgoni, ape, ecc.) utilizzati per interventi nei centri storici. Queste constatazioni portano ad affermare che se si vuole un buon funzionamento del sistema di raccolta di trasformazione e riutilizzo delle macerie con risultati di qualità, occorrerà distribuire gli impianti sul territorio in ragione della produzione e autorizzare strutture che abbiano la possibilità di trattare almeno tonnellate e che garantiscano l attività per un intorno in funzione della popolazione variabile in da 6 a 15 km. Le dimensioni degli impianti considerando la necessità che siano dotati di un area di stoccaggio di un area di manovra dei mezzi, di un area per posizionare l impianto mobile e di un area per le funzioni direzionali dovrà per piccoli impianti non essere inferiore a 1,5 Ha e per aree in grado di svolgere un attività di tipo fisso non inferiore a 3 Ha. come dal prospetto seguente: Centro per il trattamento e stoccaggio di macerie edili fino a tonnellate/anno Sulla base delle valutazioni espresse si può valutare che un centro di raccolta capace di stoccare e trattare un quantitativo massimo di tonnellate con un macchinario di tipo mobile dovrà essere articolato nei seguenti spazi: 1. area per deposito macerie edili; 2. area per deposito materiale raffinato; 3. area per spazio di manovra automezzi, pesa, impianto di frantumazione e vaglio; 4. area per servizi 5. area necessaria per schermature e verde Per dimensionare un centro di raccolta di macerie si è ipotizzato che le tonnellate vengano trattate con l impianto di tipo mobile almeno due volte all anno (15 giorni di lavoro a volta a 22

53 1000 tonnellate/giorno più quelli necessari per l installazione) pertanto il quantitativo massimo stoccabile con questa modalità risulta di tonnellate. Il rapporto tra tonnellate e mc. preso in considerazione è 1,3, ton/mc. pertanto i quantitativi arrotondati sono uguali a mc Infine considerando un altezza media del cumulo di 2,5 ml. è necessaria una superficie di deposito di mq (cifra arrotondata per eccesso). Analogo ragionamento è stato effettuato per il prodotto raffinato modificando il coefficiente ad 1,6 del rapporto ton/mc., i quantitativi ammontano a mc per una superficie di mq (cifra arrotondata per eccesso). Il totale degli spazi necessari per superfici regolari a titolo esemplificativo risulta pertanto il seguente: Centro per il trattamento e stoccaggio di macerie edili fino a tonnellate/anno (con impianto fisso) Nel caso in cui si intenda realizzare degli impianti fissi, si dovrà immaginare di trattare un quantitativo di macerie nettamente circa tonnellate/anno di macerie, con un impianto di tipo fisso, sono state fatte alcune considerazioni circa l organizzazione delle aree. Si è valutato che un centro di stoccaggio capace di trattare un quantitativo massimo di tonnellate con un macchinario di tipo fisso dovrà essere articolato nei seguenti spazi: 1. Deposito macerie edili; 2. Deposito materiale raffinato; 3. Spazio di manovra automezzi e pesa; 4. Spazio per impianto di frantumazione e vaglio; 5. Spazi per servizi; 6. Aree necessarie per schermature e verde: 23

54 Con un impianto di tipo fisso non sussiste più il problema della periodicità del trattamento delle macerie che potranno essere trasformate anche con cadenza quotidiana, pertanto gli spazi occorrenti per stoccare le macerie e il prodotto trasformato non devono essere aumentati proporzionalmente, si ritengono sufficienti solo dei leggeri incrementi delle superfici di deposito già definite in termini dimensionali per l impianto di dimensioni minori rispettivamente mq per il deposito delle macerie edili e mq per il deposito del materiale raffinato. Per quanto concerne lo spazio per le manovre dei mezzi, e per la pesa si ritiene necessaria una superficie doppia rispetto a quella prevista per un impianto da tonnellate e cioè mq Il totale degli spazi necessari per superfici regolari a titolo esemplificativo risulta pertanto il seguente: Il mercato della filiera dei rifiuti Attualmente il mercato della filiera dei rifiuti interessate a C&D intercetta solo il 9% dei rifiuti prodotti con un ricavo totale di tutte le aziende di circa 50 mln. Di questo ricavo la maggior parte (pari a circa 40 ML di euro/anno) è costituita dai costi che le aziende sostengono per il conferimento dei rifiuti da C&D presso gli impianti. L avvio di un sistema virtuoso che consenta il riciclaggio ed il riutilizzo del 70% dei rifiuti da C&D agli stessi prezzi degli aggregati naturali potrebbe portare il ricavo della filiera a circa 400 ml di euro/anno e un alleggerimento dei costi di conferimento dei rifiuti da C&D. I benefici dal punto di vista ambientale che si potrebbero ottenere da una maggiore offerta di nuovi e più distribuiti luoghi di vendita degli aggregati sono relativi a: tempo di trasporto da origine a destinazione; consumi energetici; inquinamento atmosferico (gas e polveri); rumore e vibrazioni; densità di traffico e congestione. 24

55 Se consideriamo che un impianto mobile comporta un investimento iniziale di e un impianto fisso di con costi di gestione quantificabili in circa 3 /mc per impianti mobili e 2 /mc per ottenere materiale di 0/70mm e 2,50 /mc per ottenere materiale di 0/40mm, il tempo stimato di recupero è di circa 3 anni. L andamento di alcune realtà operanti nel settore ed associate al Coreine 11 All interno della filiera del riciclaggio dei rifiuti inerti è presente il Consorzio Recupero Rifiuti Inerti- COREINE: l organizzazione raccoglie le imprese titolari di 7 impianti di riciclaggio di rifiuti inerti presenti nel Lazio, oltre agli impianti di recupero e smaltimento, per una capacità complessiva di ricezione di ton di materiale. Esiste poi l Associazione Nazionale Produttori di Aggregati Riciclati ANPAR, associazione di categoria nata con l intento di diffondere conoscenze nel settore e promuovere la qualità degli aggregati riciclati. Le aziende associate al Coreine, gestiscono oggi 7 recuperi ambientali con terre da scavo nel Comune di Roma per una capacità complessiva di ricezione di mc di materiale, inoltre gestiscono oggi complessivamente 5 impianti di riciclaggio rifiuti inerti per una capacità complessiva di ricezione di ton di materiale e 4 discariche per rifiuti inerti per una capacità complessiva di ricezione di ton di materiale RECUPERO AMBIENTALE RICICLAGGIO DISCARICHE convertedil srl Ardeatina discarica Srl ardeatina discarica srl epi srl cerchio chiuso srl cerchio chiuso srl costruzioni conglomerati affini srl Ecoflaminia srl g.m.pozzolana srl g.m. pozzolana srl g.m.pozzolana srl inerti lazio srl inerti lazio srl quattro A srl mccubo srl Paolacci Srl seipa srl Seipa Srl seipa srl Per valutare le performance di tale settore, si è fatto riferimento a 3 società del gruppo: la Inerti Lazio e la Seipa, entrambi operanti nel riciclaggio di inerti e la Convertedil (censita con codice ateco Trattamento e smaltimento rifiuti non pericolosi) 11 COREINE Consorzio Recupero Rifiuti Inerti è l organizzazione che raccoglie le imprese titolari di impianti di recupero e smaltimento di rifiuti inerti nel Lazio. Il Consorzio si è costituito su base volontaria nel 2008 su iniziativa di alcuni imprenditori romani e si pone l obiettivo di raccogliere al suo interno gli impianti autorizzati alle attività di riciclaggio e smaltimento di rifiuti inerti, oltre che i recuperi ambientali con terre da scavo. Il COREINE mira al miglioramento della gestione dell intera filiera di recupero dei rifiuti inerti, che va dalla produzione del rifiuto alla vendita delle Materie Prime Secondarie, proponendosi alla Pubblica Amministrazione come interlocutore qualificato per la soluzione dei numerosi problemi esistenti nel settore. 25

56 Ragione Sociale Anno Costituzione Ricavi delle vendite migl. EUR 2010 Le due società nel 2010 non erano ancora tornate sui livelli di fatturato del 2008 ma, l andamento mostrato non è stato uniforme; infatti, mentre la SEipa ha registrato il suo momento di crisi tra il 2009 ed il 2010, la Inerti Lazio ha dovuto affrontare la contrazione dei ricavi tra il 2008 ed il 2009 per poi risalire nel 2010 (anche se non a valori pre crisi). Ricavi delle vendite migl. EUR 2009 Volendo approfondire l analisi, si nota come la Inerti Lazio (codice Ateco Estrazione di ghiaia, sabbia; estrazione di argille e caolino), pur nella ripresa avuta nel 2010 non è riuscita ad attestarsi sui valori registrati nel 2006, Dal lato della redditività l Ebitda è sceso sotto il 10% dopo aver raggiunto il 13,6 nel Pesante nel 2010 la situazione bancaria con valori arrivati a superare il 50% dei ricavi. Ricavi delle vendite migl. EUR 2008 SEIPA Srl 19/04/ , , ,26 INERTI LAZIO Srl 26/04/ , , ,88 31/12/ /12/ /12/ /12/ /12/ /12/2005 EUR EUR EUR EUR EUR EUR Ricavi delle vendite EBITDA EBITDA/Vendite (%) 9,3 13,61 10,33 13,55 8,41 31,95 Redditività delle venditite (ROS) (%) 4,16 6,66 3,25 7,98 2,72 8,81 Utile Netto Totale Attività Patrimonio Netto Posizione finanziaria netta Redditività del totale attivo (ROA) (%) 2,15 3,7 2,88 7,98 3,43 4,14 Redditività del capitale proprio (ROE) (%) 6,31 4,1 9,55 15,68 15,15 42,63 Rotaz. cap. investito (volte) 0,47 0,55 0,88 0,99 1,26 0,47 Debt/Equity ratio 8,17 2,18 4,32 5,33 4,14 2,21 Debiti v/banche su fatt. (%) 55,15 17,88 21,93 26,83 18,35 25,77 Debt/EBITDA ratio 5,93 1,31 2,12 1,98 2,18 0,81 Dal lato incasso pagamenti i tempi di incasso sono stati superiori ai 200 mentre quelli di pagamento hanno raggiunto il 360 giorni: tali valori sono evidentemente troppo elevati per non generare situazioni di conflittualità. La situazione della Seipa, appare speculare (pur con i distinguo effettuati in precedenza sulla tempistica dei fenomeni) dal lato ricavi a quanto rilevato per la Inerti Lazio. Similare risulta anche la redditività della gestione caratteristica (10,42 contro 9,3) Nettamente migliore la situazione dell indebitamento verso banche n rapporto al fatturato che risulta pari all 8,69%, contro il 55,15% precedentemente rilevato. 26

57 31/12/ /12/ /12/ /12/ /12/2006 EUR EUR EUR EUR EUR Ricavi delle vendite EBITDA EBITDA/Vendite (%) 10,42 15,55 9,08 7,41 7,11 Redditività delle venditite (ROS) (%) 4,33 11,97 5,23 4,39 4,4 Utile Netto Totale Attività Patrimonio Netto Posizione finanziaria netta Redditività del totale attivo (ROA) (%) 4,11 15,09 7,64 6,2 6,97 Redditività del capitale proprio (ROE) (%) 4,1 36,96 21,61 13,68 8,11 Rotaz. cap. investito (volte) 0,92 1,26 1,45 1,39 1,58 Debt/Equity ratio 0,22 0,02 0 Debiti v/banche su fatt. (%) 8,69 0,51 0 Debt/EBITDA ratio 0,83 0,03 0 La Covertedil è stata fondata nel 2007 ma solo i bilanci 2009 e 2010 sono significativi. 31/12/ /12/2009 EUR EUR Ricavi delle vendite EBITDA EBITDA/Vendite (%) 58,76 28,88 Redditività delle venditite (ROS) (%) n.s. 12,51 Utile Netto Totale Attività Patrimonio Netto Posizione finanziaria netta Redditività del totale attivo (ROA) (%) 49,91 5,51 Redditività del capitale proprio (ROE) (%) 89,74 63,86 Rotaz. cap. investito (volte) 0,93 0,44 La società ha visto triplicare i valori dei ricavi tra il 2009 ed il 2010 passando da a La redditività mostrata, superiore al 50% denota una eccellente capacità di generazione del reddito anche tenendo conto della bassa incidenza degli ammortamenti (valore delle immobilizzazioni pari a ), tanto che anche i valori dell utile netto è significativo e pari al 36% dei ricavi. Tra i costi, le spese per servizi e per godimento beni di terzi pesavano per oltre il 75%. Da un punto di vista patrimoniale i crediti a breve, comunque significativi tanto che la durata media dei crediti era superiore a 220 giorni, eguagliavano i debiti a breve, sono il frutto della specifica tipologia di clientela delle società del settore. La possibile localizzazione degli impianti Nella localizzazione dei centri di raccolta presidiati si devono valutare: a) i potenziali centri di produzione delle macerie edili; b) i criteri di localizzazione degli impianti di stoccaggio provvisorio e degli impianti di trattamento dei rifiuti ceramici ed inerti stabiliti dal Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti; c) le potenzialità del mercato che utilizza i prodotti di recupero, in alternativa ai prodotti di cava tradizionali o ai materiali di risulta; 27

58 d) la distribuzione sul territorio di impianti di valorizzazione di minerali di seconda categoria in esercizio, aventi caratteristiche idonee per trattare i rifiuti inerti; e) il sistema viario; f) la possibile localizzazione in particolari siti di cave dismesse; g) le previsioni dei Piani Territoriali di Coordinamento Provinciali, del Piano Paesistico Ambientale Regionale. 28

59 LA FILIERA DEL LEGNO In Europa sono stimati prodotti circa 30 milioni di tonnellate di rifiuto di legno post-consumo in un anno, la cui destinazione è così rappresentata: L Italia da parte sua raccoglie circa 1,6 milioni di tonnellate/anno di rifiuto di legno post-consumo, derivante in prevalenza da imballaggi, le cui destinazioni principali sono riciclo di materia prima seconda e recupero di energia, come rappresentato dal successivo grafico: Le principali applicazioni degli scarti del legno sono: Il legno è un materiale adatto al recupero e al riciclo sia per scopi industriali che per scopi energetici. Il legno riciclato proviene dalla fase di pre-consumo, sotto forma di scarti di 29

60 lavorazione delle segherie o dei mobilifici (truciolato, sfridi e segatura); l imballaggio di legno, fatto all origine con legno di pioppo, faggio, abete e pino, è raccolto invece nella fase post-consumo, sfruttando due canali di approvvigionamento: 1) il canale industriale e commerciale da cui si recuperano pallet, piattaforme impiegate come supporto per la movimentazione e il trasporto di merci e carichi; casse e gabbie; bobine; tappi di sughero; imballaggi ortofrutticoli, quali cassette, il cui riutilizzo è consentito dalla legge se sono integri, puliti e asciutti ; rifiuti edili (travi, infissi, pannelli isolanti). 2) il canale privato che recupera quanto viene lasciato nelle isole ecologiche dai singoli cittadini (mobili o altri beni durevoli o frazioni di legno difficilmente smaltibili). Il punto di riferimento per il recupero del legno è il consorzio Rilegno che nel 2010 contava oltre 2100 associati come descritti di seguito: Categorie anno 2008 anno 2009 A - Fornitori di materiali per imballaggi in legno 314 (14,00%) 305 (13,88%) B - Fabbricanti di imballaggi ortofrutticoli in legno 213 (9,51%) 204 (9,29%) C - Fabbricanti di pallet in legno 906 (40,41%) 881 (40,12%) D - Fabbricanti di imballaggi industriali in legno 750 (33,46%) 745 (33,93%) E - Importatori di materiali per imballaggio e imballaggi in legno vuoti 45 (2,00%) 47 (2,14%) G - Enti e imprese che riciclano rifiuti di imballaggi in legno 14 (0,60%) 14 (0,64%) totale consorziati

61 Tra i riciclatori (indicati in numero di 15) fanno parte aziende di grandi dimensioni, distribuite in 6 Regioni BIPAN S.P.A. GRUPPO TROMBINI S.P.A. SAMA S.R.L. BICINICCO - UDINE FROSSASCO - TORINO SUSTINENTE - MANTOVA C & P COSTRUZIONI S.R.L. GRUPPO TROMBINI S.P.A. Stabilimento di P omposa SIA - Società Industria A gglomerati S.R.L. P OVIGLIO - R. EM ILIA P OM P OSA - FERRA RA VIA DANA - M A NTOVA FANTONI S.P.A. NOVOLEGNO S.P.A. SICEM - SAGA S.P.A. OSOPPO - UDINE M ONTEFREDANE - AVELLINO CANOSSA - R. EM ILIA FRATI LUIGI S.P.A. NUOVA RIVART S.R.L. SIT - Società Industria Truciolari S.R.L. POM PONESCO - M ANTOVA RADICOFANI - SIENA M ORTARA - PAVIA FRATI LUIGI S.P.A. - STABILIMENTO PANTEC S.A.I.B. Società Agglomerati Industriali Bosi S.P.A. XILOPAN S.P.A. BORGOFORTE - M ANTOVA CAORSO - PIACENZA CIGOGNOLA - PAVIA Come segnalato in precedenza, tra le aziende che si occupano del riciclaggio e della sua valorizzazione sono presenti aziende di grandi dimensioni tra cui oltre il gruppo Fantoni, anche la nuova Rivart (oltre 25 mln di fatturato ed immobilizzazioni materiali per 25 mln), la Bipan Spa (fatturato pari a 82,7 mln) Xilopan (29, mln), SAIB (70,8 mln), e il gruppo Trombini che nel 2010 fatturava oltre 120 /mln nel 2010, così come mostrato nella tabella successiva. 31/12/ /12/ /12/ /12/ /12/ /12/ /12/2004 Ricavi delle vendite EBITDA EBITDA/Vendite (%) 11,1 0,59 11,44 12,57 12,43 11,78-13,58 Redditività delle venditite (ROS) (%) 4,07-6,34 4,46 5,77 5,23 3,96-20,63 Utile Netto Totale Attività Patrimonio Netto Posizione finanziaria netta Redditività del totale attivo (ROA) (%) 1,99-2,93 2,66 3,77 3,21 2,47-8,61 Redditività del capitale proprio (ROE) (%) -3,58-12,92-5,03 1,59 1,46 7,75-34,03 Rotaz. cap. investito (volte) 0,49 0,46 0,59 0,65 0,61 0,62 0,42 Debt/Equity ratio 2,41 2,39 1,92 1,72 1,64 1,45 2 Debiti v/banche su fatt. (%) n.s. n.s. 77,93 67,65 68,58 65,82 n.s. Debt/EBITDA ratio 9,37 202,1 7,12 5,65 5,85 6,02-8,85 Il gruppo Trombini attivo nella fabbricazione di fogli da impiallacciatura e di pannelli a base di legno, dopo un anno di forte crisi a livello di fatturato e di redditività mostrava decisi segnali di miglioramento nel 2010 anche se con livelli di fatturato inferiori a quelli registrati nel 2005, anno di forte incremento delle proprie attività. La redditività aziendale, salvo il 2009, mostrava un EBITDA superiori all 11 anche se già a partire dal 2008 il peso degli ammortamenti e soprattutto degli oneri finanziari determinavano il mancato raggiungimento di un utile societario. Da un punto di vista commerciale la società poteva vantare una maggiore capacità contrattuale tanto che i giorni di pagamento risultavano essere superiori a 240 giorni contro i giorni di 31

62 pagamento dei propri crediti superiori a 150 giorni. L ammontare delle immobilizzazioni materiali, pari a 127 milioni nel 2010, mostrano la barriera all ingresso determinata degli investimenti necessari per tali attività. In tale contesto risulta quindi poco probabile avviare una attività ex novo salvo configurarsi come estensione dei grandi gruppi, nell ottica di una vicinanza alle MPS (scarti di legno). In questa ottica, quindi, eventuali azioni possono andare nella direzione di avviare accordi a livello istituzionale per incidere sulle eventuali scelte localizzative in caso di espansione aziendale di tali società. Diversamente inserirsi più a monte della filiera, come ad esempio nella produzione di pallet ed imballaggi in legno, così come evidenziato di seguito, potrebbe risultare non oneroso dal punto di vista degli investimenti iniziale e con possibilità di successo dal punto di vista economico/finanziario (anche se tale scelta imprenditoriale non rientra propriamente nell utilizzo delle MPS). A tal proposito, analizziamo brevemente il comparto della fabbricazione di imballaggi in legno (codice ). Il comparto della fabbricazione di imballaggi in legno, comprendeva nell arco del periodo di osservazione 107 società nell Italia Centrale, distribuite a livello regionale così come di seguito: Ricavi delle Vendite (migl EUR) Regione, Provincia, Comune Meno di 500 a 1000 a 1500 a a a a a a Più di n.d. Tutto 500 migl EUR 1000 migl EUR 1500 migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR Piemonte Valle d'aosta/vallée d'aoste Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna n.d Tutto

63 La Regione Lazio è la Regione con maggiori presenze (45,8%), distribuite per oltre la metà dei casi (26) in una classe di fatturato minore di 1 milione di. Nei grafici successivi si riportano delle rappresentazioni relative alla distribuzione delle aziende in tale comparto a livello regionale distinte per classe di fatturato. Distribuzione delle aziende Legenda Legno tot (%) 0% 0,01% - 3,74% 3,75% - 8,41% 8,42% - 25,23% 25,24% - 45,79% Legno migl EUR

64 Numero di società Incluse migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR Ricavi delle vendite EBITDA EBITDA/Vendite (%) 6,0 7,0 5,6 6,9 6,5 6,4 7,0 6,7 Redditività delle venditite (ROS) (%) 3,23 4,33 2,54 4,34 3,74 3,08 3,81 3,94 Utile Netto Totale Attività Patrimonio Netto Posizione finanziaria netta Redditività del totale attivo (ROA) (%) 3,1 4,7 2,8 5,2 4,2 3,4 4,2 5,2 Redditività del capitale proprio (ROE) (%) 3,04 7,12 0,96 6,75 4,27 5,35 8,27 5,6 Rotaz. cap. investito (volte) 1,0 1,1 1,1 1,2 1,1 1,1 1,1 1,3 Debt/Equity ratio 0,87 0,68 0,98 1,58 1,37 1,22 0,9 0,12 Debiti v/banche su fatt. (%) 23,2 17,3 21,8 23,1 24,2 22,2 16,0 1,9 Debt/EBITDA ratio 3,91 2,49 3,96 3,61 4,03 4,04 2,77 0,3 Il campione relativo al 2010 prevedeva 90 società per un fatturato globale di oltre 156 milioni di euro, in leggera ripresa rispetto al dato 2009 ma lontano dai valori di picco raggiunti nel 2007 (con 88 aziende) pari a oltre 212 milioni di euro. L Ebitda in percentuale dei ricavi risultava positivo anche se su valori non molto significativi (6% nel 2010), mentre l utile netto tornava su valori registrati nel 2006, per un totale di 1,3 milioni di (14,4 000 medi). Il valore medio delle attività era relativamente elevato e pari a 1,8 /mln nel 2010 mentre l indebitamento verso banche sul fatturato rappresentava meno di un quarto del totale del fatturato. Il campione si presentava mediamente concentrato tanto che le prime 30 società detenevano il 74,63% dei ricavi mentre le restanti 60 poco più del 25%, come mostrato nella tabella successiva Ragione Sociale migl. EUR Cum. val. % Cum.% 1 SACCHI PALLETS SRL ,95 7,95 FABBRICA GENERALE IMBALLAGGI SRL IN SIGLA FGI 2 SRL ,26 14,21 3 LESTI PALLETS SRL ,26 19,47 4 IACOVONE ALFREDO & FIGLI SRL ,46 23,92 5 LUCIANO TRAVAGLINI SRL ,37 28,29 6 TAGLIABOSCHI SRL ,88 32,17 7 MASTER WOOD SRL ,71 35,88 8 IMBALLAGGI FIDALEO RINALDO SRL ,66 39,55 9 FIB FABBRICA IMBALLAGGI BOBINE SRL ,74 42,29 CLAI IMBALLAGGI INDUSTRIALI SOCIETA A 10 RESPONSABILITA LIMITATA ,49 44,78 11 MASTRANGELI ALDO SRL ,1 46,88 12 FBCI SRL ,87 48,75 13 MONTENOVI SRL ,86 50,61 14 S.I.L.MA. SOCIETA' INDUSTRIA LEGNO MALLARE S.R.L ,8 52,41 15 M.E. PALLETS SOCIETA' COOPERATIVA ,73 54,13 16 MOVI IMBALLAGGI SRL ,59 55,73 17 PROGETTO LEGNO SRL ,58 57,3 18 NUOVA FAIMAFABBRICA IMBALLAGGI AFFINI SRL ,54 58,85 19 TECNAR SOCIETA A RESPONSABILITA LIMITATA ,54 60,39 20 MINUTILLO LEGNAMI SRL ,52 61,91 21 SILEA LEGNO SRL ,47 63,38 22 MANETTI LEGNAMI SRL ,43 64,82 STL IMBALLAGGI SRL SOCIETA TRASFORMAZIONE 23 LEGNAMI IMBALLAGGI ,4 66,22 24 COOP SIENA PALLETS SOC COOPVA ,4 67,62 25 STIL SRL ,33 68,95 26 CIRCEO IMBALLAGGI SRL ,26 70,21 27 LUPARINI PALLETS SRL ,12 71,32 28 COSMOPALLETS SRL ,11 72,44 29 SELA LEGNI SRL ,1 73,54 30 NUOVA VEP SOCIETA COOPERATIVA ,09 74,63 Relativamente all EBITDA solo 7 società mostravano valori negativi. Delle restanti 83, le prime 20 rappresentavo il 62,41% dell EBITDA totale, in linea con quanto rilevato in precedenza per i ricavi (le prime 20 quotavano il 61,91% dei ricavi) 34

65 Ragione Sociale migl. EUR Cum. val. % Cum.% 1 LUCIANO TRAVAGLINI SRL ,93 7,93 2 SACCHI PALLETS SRL ,3 15,23 3 TAGLIABOSCHI SRL ,91 20,15 4 MASTER WOOD SRL ,11 24,25 5 IMBALLAGGI FIDALEO RINALDO SRL ,81 28,06 6 MONTENOVI SRL ,42 31,48 7 NUOVA FAIMAFABBRICA IMBALLAGGI AFFINI SRL ,03 34,52 8 LESTI PALLETS SRL ,85 37,36 9 SACCHI IMMOBILIARE SRL ,83 40,2 FABBRICA GENERALE IMBALLAGGI SRL IN SIGLA FGI 10 SRL ,8 42,99 11 NARDI & BANTI IMBALLAGGI SRL ,45 45,44 12 M.E. PALLETS SOCIETA' COOPERATIVA ,36 47,8 13 PROGETTO LEGNO SRL ,23 50,03 14 LUPARINI PALLETS SRL ,98 52,02 15 IACOVONE ALFREDO & FIGLI SRL ,85 53,86 16 STIL SRL ,78 55,64 17 SILEA LEGNO SRL ,75 57,4 CLAI IMBALLAGGI INDUSTRIALI SOCIETA A 18 RESPONSABILITA LIMITATA ,69 59,08 19 MOVI IMBALLAGGI SRL ,68 60,76 STL IMBALLAGGI SRL SOCIETA TRASFORMAZIONE 20 LEGNAMI IMBALLAGGI ,65 62,41 Relativamente a tale comparto, come nei casi precedenti, si riporterà il bilancio di una società (con fatturato inferiore ai 2 mln) della Regione Lazio. In questo caso la società rappresentata è la Imballaggi Aurora con sede in Roma e costituita nel /12/ /12/ /12/ /12/ /12/ /12/2005 EUR EUR EUR EUR EUR EUR Ricavi delle vendite EBITDA EBITDA/Vendite (%) 8,04 2,76 6,56 6,51 4,85 6,41 Redditività delle venditite (ROS) (%) 2,77-1,38 3,57 3,96 2,22 3,55 Utile Netto Totale Attività Patrimonio Netto Posizione finanziaria netta Redditività del totale attivo (ROA) (%) 2-1,15 3,7 3,68 2,03 2,98 Redditività del capitale proprio (ROE) (%) 0,55-16,76 3,31 1,43 4,46 1,31 Rotaz. cap. investito (volte) 0,72 0,82 1,03 0,93 0,91 0,84 Debt/Equity ratio 0,75 1,66 1,37 1,36 1,17 Debiti v/banche su fatt. (%) 19,7 33,65 25,03 26,86 27,26 Debt/EBITDA ratio 3,54 12,17 3,82 4,13 4,25 La Imballaggi Aurora, pur trovandosi in una fase di contrazione del proprio fatturato, calato da 2,4 Mln del 2008 a 1,6 /mln del 2010 mostrava un andamento della redditività interessante essendo riuscita a migliorare le proprie performance sia a livello di margine operativo (Ebitda/vendite pari all 8.04%) sia a livello di utile (dopo un 2009 negativo ha chiuso il 2010 con un utile anche se modesto). Nel corso del 2010 è riuscita a migliorare la propria posizione nei confronti della banca (calo del rapporto debito banche /fatturato) aumentando i giorni di dilazione richiesti ai debitori. Dal lato dei crediti la società incassava a poco più di 100 giorni. Per quel che riguarda le immobilizzazioni materiali medie del periodo le stesse sono state pari a 1,3 mln. Un ulteriore possibile utilizzo delle MPS provenienti dal legno: le biomasse e le bioenergie (fonte GSE e Srm) Le Bioenergie sono definite come l insieme di Biomasse (Rifiuti urbani biodegradabili e altre Biomasse), Biogas e Bioliquidi. Le biomasse in normativa vengono definite come la Frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica proveniente dall agricoltura (comprendente sostanze vegetali e 35

66 animali) dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese la pesca e l acquacoltura, gli sfalci e le potature provenienti dal verde pubblico e privato, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani (Decreto Legislativo 28/2011). A livello mondiale la produzione di energia elettrica da biomassa nel 2009, è stata pari a 241,2 TWh con una crescita del 4,3% rispetto all anno precedente (231,3 TWh). La quota di energia da biomassa rispetto alla produzione totale da fonti rinnovabile è rimasta sostanzialmente costante nell arco del decennio oscillando tra il 18,1% del 2007 ed il 19,1% del 2009 (e 1999) Secondo l ultimo rapporto del GSE, Cfr. tabella successiva, gli impianti alimentati con fonti rinnovabili avevano raggiunto le unità, più del doppio dell anno precedente, e hanno potenza efficiente lorda pari a MW con circa MW addizionali (+14%). Nonostante ciò gli impianti di biomassa, pur essendo saliti in termini di numerosità, sia nel caso di produzione di rifiuti solidi urbani che da altre fonti, hanno fatto registrare una diminuzione in termini di potenza installata, passando da del 2009 KW a nel

67 La forte crescita degli impianti a biogas e bioliquidi giustifica l aumento del 16,5% della potenza installata e del 59,7% della numerosità degli impianti alimentati con bioenergie Nel 2010 è continuato il trend positivo di produzione di rinnovabile (+11% rispetto all anno precedente), raggiungendo i GWh. La produzione da bioenergie nel 2010 è pari a GWh, +25% rispetto al 2009 e con un tasso di crescita medio annuo calcolato dal 2000 pari al 20,2%. La distribuzione provinciale della produzione pone in risalto i risultati delle Regioni del Nord Italia. Bolzano e Sondrio sono le Province italiane in cui nel 2010 è stata prodotta più energia elettrica da fonti rinnovabili, 37

68 queste rappresentano rispettivamente l 8,2% e il 7,4% dei GWh totali. Anche Trento e Brescia presentano produzioni molto alte, rispettivamente 5,6% e 4,4% della produzione rinnovabile italiana. Tra le Regioni del Centro si evidenzia la Provincia di Pisa dove la produzione è stata pari al 4,0% del totale nazionale grazie al contributo dei suoi impianti geotermoelettrici. La Provincia di Rieti e quella di Roma, al contrario registrano valori di produzione di energia da fonte rinnovabile molto basse, rispettivamente 0,4% e 0,9%. Ad ogni modo Rieti presenta una produzione % superiore a quella di altre province del Lazio (cfr. Latina e Viterbo) anche in relazione alle possibili dimensioni del fenomeno. Nel corso del 2010 la composizione della filiera 12 non ha subito particolari evoluzioni rispetto al passato e vede la presenza di oltre 380 imprese attive corrispondenti ad una crescita di circa il 25% rispetto al Il comparto si caratterizza per la preponderante presenza di operatori nazionali che, a differenza di quanto accade in altri settori (quali l eolico ed il fotovoltaico) sono coinvolti anche nelle aree di business a maggior intensità tecnologica. Il volume d affari è stimato in oltre 2,1 mld con un incremento del 15% rispetto al 2009, dovute soprattutto all aumento delle installazioni nel segmento delle centrali termoelettriche. 12 Cfr. L energia da biomasse: analisi settoriale e territoriale SRM marzo

69 Gli impianti a biomassa Come già indicato, per biomassa si intende la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali), dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese la pesca e l acquacoltura, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani (DLgs 28/2011). Tale definizione include una vastissima gamma di materiali, vergini o residui di lavorazioni agricole e industriali, che si possono presentare in diversi stati fisici, con un ampio spettro di poteri calorifici. Le soluzioni impiantistiche variano per tipo di biomasse, tecnologia utilizzata e prodotto finale (solo energia elettrica, combinata con produzione di calore, solo energia termica). Ad esempio, la combustione diretta della biomassa in forni appositi può avvenire in sospensione, su griglia fissa o mobile, su letto fluido. Carbonizzazione, pirolisi e gassificazione sono processi più raffinati e complessi che permettono di ottenere combustibili intermedi solidi, liquidi e gassosi, più puri rispetto alla fonte di partenza, facilitando l esercizio dell impianto e il rispetto delle normative ambientali. Particolarmente interessante appare la gassificazione in quanto il syngas (gas di sintesi) ottenuto ha il vantaggio di essere versatile, di garantire elevati rendimenti di combustione ed emissioni più contenute. Le centrali termoelettriche alimentate da biomasse solide o liquide effettuano la conversione dell energia termica, contenuta nella biomassa, in energia meccanica e successivamente in energia elettrica. Le taglie delle centrali possono variare dalle medie centrali termoelettriche alimentate da biomasse solide, solitamente da cippato di legno, sino ai piccoli gruppi elettrogeni alimentati da biocombustibili liquidi. Al di là di una fase preliminare di trattamento della biomassa, gli impianti termoelettrici a biomasse sono abbastanza simili a quelli alimentati con combustibili tradizionali. Le tipologie impiantistiche più diffuse sono le seguenti: impianti tradizionali con forno di combustione della biomassa solida, caldaia che alimenta una turbina a vapore accoppiata ad un generatore; impianti con turbina a gas alimentata dal syngas da biomasse in ciclo semplice o combinato con turbina a vapore; impianti termoelettrici ibridi, che utilizzano biomasse e fonti convenzionali (il caso più frequente è la co-combustione della biomassa e della fonte convenzionale nella stessa fornace); impianti, alimentati da biomasse liquide (oli vegetali, biodiesel), costituiti da motori accoppiati a generatori (gruppi elettrogeni). 39

70 Alcuni esempi di biomassa da colture vegetali Cippato Legname in scaglie normalmente prodotto da legno di bassa qualità, come i residui delle potature boschive, agricole, urbane, gli scarti prodotti dalle segherie o anche il legno di specie arboree appositamente coltivate in impianti a breve rotazione (SRF). Può essere verde, quando sono presenti anche le foglie (tipico di quando viene sminuzzata l intera pianta), marrone, se sono cippati rami e tronchetti con corteccia, bianco, se il legname da cippare è stato preventivamente scortecciato. I chips hanno una pezzatura di circa 3-5 cm, un umidità del 30-50% e un PCI di circa 3000 kcal/kg Pellet Sono prodotti con il polverino ottenuto dalla sfibratura dei residui legnosi, compattato per pressione (senza ricorrere all uso di alcun tipo di collante) da apposite macchine, in cilindretti che possono avere diverse lunghezze e spessori (15-20 mm di lunghezza, 6-8 mm di diametro). Il suo potere calorifico inferiore si attesta mediamente intorno alle 4000 kcal/kg. Hanno bassa umidità (mediamente dell 8-12%) ed elevata densità e, di conseguenza, costi di produzione e vendita più alti del cippato. Sansa di olive Dall industria olearia (olio d oliva) deriva, come scarto del ciclo di lavorazione, la sansa, ottimo combustibile, spesso riutilizzata dagli stessi sansifici o venduta per la produzione del calore di processo o di elettricità. Vinaccia Le vinacce sono gli scarti delle operazioni di pigiatura e torchiatura dell uva. Rappresentano il % dell uva tal quale e sono costituite da bucce, raspi e vinaccioli. Vengono utilizzate nel processo di distillazione o di produzione del vinello e i residui che ne derivano ( le vinacce distillate e quelle esauste) possono essere impiegati come combustibile per la produzione di energia (potere calorifico inferiore circa kcal/kg), previa adeguata essiccazione. 40

71 In particolare, nelle filiere che considereremo, tra cui la viticoltura e olivocoltura, possiamo distinguere Coltura prodotto sottoprodotto sottoprodotto secondario Vite bacche sarmenti legna da espianto frasca e rami di Olivo drupe potatura - La differenza tra sottoprodotto e sottoprodotto secondario, deriva sostanzialmente dal fatto che il sottoprodotto è disponibile su base pluriennale. Quadro normativo di riferimento delle biomasse Di seguito si riporta un'analisi dei principali documenti disponibili nei quali compare una definizione di biomassa oltre al già citato (DLgs 28/2011) Per il Decreto Ronchi (D. Lgs. n.22, 5 febbraio 1997)tutte le sostanze residui di lavorazione, anche se di origine vegetale e non trattate, rientrano nella categoria di rifiuto. Art. 6. Rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell'allegato A e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi. Nell'allegato A, tra le varie categorie di rifiuti, troviamo: - Q1 Residui di produzione o di consumo in appresso non specificati; - Q8 Residui di processi industriali (ad esempio scorie, processi di distillazione,ecc.); - Q16 Qualunque altra sostanza, materia o prodotto che non rientri nelle categorie sopra elencate. Il CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti) nella sua classificazione prevede le seguenti categorie di rifiuto: : Rifiuti provenienti da produzione, trattamento e preparazione di alimenti in agricoltura, orticoltura, caccia, pesca ed acquicoltura; : Rifiuti delle produzioni primarie; : Scarti animali; : Scarti vegetali; : Rifiuti agrochimici; : Rifiuti derivanti dalla silvicoltura; 41

72 : Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di carta, polpa, cartone, pannelli e mobili. Secondo la Legge n.10, 9 gennaio 1991, ( Norme per l attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia ), tra le fonti rinnovabili definite all'art.3, comma 3, è annoverata anche la trasformazione dei rifiuti organici ed inorganici o di prodotti vegetali. Secondo il Decreto Bersani (D.Lgs. 16 marzo 1999, n.79) ( Attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell energia elettrica ), fra le fonti rinnovabili è annoverata anche la trasformazione in energia elettrica di prodotti vegetali e rifiuti organici ed inorganici (art.2, comma 15). Secondo la Proposta di Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio del 10 maggio 2000 sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità, si definisce biomasse : scarti vegetali provenienti dall'agricoltura, dalla silvicoltura e dall'industria alimentare nonchè cascami di legno non trattati e cascami di sughero. Il supporto alle filiere delle biomasse Gli interventi agevolativi che dovrebbero essere considerati a livello regionale, per favorire lo sviluppo delle biomasse, devono mirare a integrare gli obiettivi energetici di salvaguardia dell ambiente e sviluppo del territorio attraverso il riutilizzo e la valorizzazione delle biomasse. Tale strategia è coerente 13 con la decisione del Consiglio Europeo del 6 ottobre 2006 inerente gli Orientamenti strategici comunitari per la coesione economica, sociale e territoriale ( ) intende rafforzare la strategia della politica di coesione, al fine di raggiungere gli obiettivi dell agenda di Lisbona, realizzando una stretta sinergia tra le tre dimensioni: economica, sociale ed ambientale. Nell ambito del quadro complessivo di politica di sviluppo sopra delineato, l integrazione tra crescita e tutela dell ambiente viene confermata anche dai principi fondanti della nuova politica europea in materia energetica che mira a: 1. realizzare un vero mercato interno dell energia agendo in particolare su due fattori: una maggiore indipendenza dei soggetti che gestiscono le reti da quelli che producono energia e lo sviluppo delle interconnessioni come fattore indispensabile per la creazione di un mercato comune; 2. accelerare il passaggio ad un economia a basse emissioni di carbonio, agendo sullo sviluppo delle fonti rinnovabili, sulla diversificazione del mix di fonti, sulla ricerca nel campo delle tecnologie energetiche in grado di abbattere le emissioni della produzione di energia; 3. dotarsi di un Piano per l efficienza energetica di impatto multisettoriale, con la proposta di un nuovo accordo internazionale per il raggiungimento di obiettivi quantitativi comuni entro il La strategia energetico - climatica a livello europeo si basa su un pacchetto di misure finalizzate, da un lato, a combattere i cambiamenti climatici attraverso la riduzione delle emissioni ad effetto serra e dall altro a ridurre la 13 Per un approfondimento specifico si faccia riferimento al POI Energia 42

73 dipendenza dalle importazioni di energia e l aumento dei prezzi; in tale contesto la produzione di energia da fonti rinnovabili assume un ruolo fondamentale per il raggiungimento di tali obiettivi. L Unione Europea ha recentemente varato una serie di provvedimenti che delineano in modo chiaro il percorso che si intende seguire da qui al 2020 per ridurre drasticamente gli effetti del consumo energetico sul clima; la politica energetica ed ambientale a livello comunitario è stata rafforzata dalla decisione del Consiglio Europeo del 9 marzo 2007, che persegue l integrazione delle politiche energetiche e ambientali, fissando diversi obiettivi al 2020, tra i quali appaiono rilevanti, ai fini del presente programma: 1. una penetrazione del 20% delle fonti rinnovabili sul consumo di energia primaria (incluso un 10% di biocarburanti); 2. una riduzione del 20% del consumo di energia primaria rispetto al trend attuale; 3. una riduzione del 20% delle emissioni di gas serra rispetto al Nell ottica della riduzione degli spostamenti di rifiuti e di valorizzazione nell area di riferimento dei prodotti utilizzabili per la produzione di energia, si dovrebbero mettere in atto azioni volte a favorire le biomasse da filiera corta : le biomasse prodotte entro il raggio di 70 chilometri dall impianto di produzione dell energia/calore ovvero dei biocarburanti, ai sensi del decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali del 2 marzo 2010, e successive modifiche e integrazioni. 43

74 LA FILIERA OLIVOLEICA Quadro d insieme. Il settore olivicolo, importante sia a livello nazionale che regionale, mostra forti segnali di crisi legati principalmente agli aspetti commerciali negativi e alle loro ricadute sull occupazione, e a cascata anche ad altri fattori, quali l abbandono delle campagne, con tutte le implicazioni dal punto di vista della sostenibilità ambientale, e il trattamento dei sottoprodotti di filiera. Sono 40 gli oli italiani a denominazione di origine riconosciuti dall Unione Europea, 14 a significare che la produzione italiana può puntare sulle eccellenze, su prodotti di alta gamma con qualità organolettiche e di servizio molto elevate, o sui prodotti tipici, espressione di territori ognuno dei quali può esprimere oli dai gusti differenti. 15 Ed è proprio su questo fronte che la produzione nazionale di olio di oliva può sostenere la forte concorrenza straniera, in particolare spagnola, potendo puntare su standard qualitativi del prodotto più elevati, risultato di una lunghissima, secolare tradizione olearia. Il settore olivoleico in Italia vede frantoi distribuiti sul territorio nazionale che garantiscono una produzione annua di olio extra vergine pari a tonnellate e la produzione nazionale si concentra in Puglia (35 per cento), Calabria (33 per cento), Sicilia (8 per cento), Campania (6 per cento), Abruzzo (4 per cento), Lazio (4 per cento), Toscana (3 per cento) e Umbria (2 per cento). Nel Lazio la coltura dell olivo è diffusa su tutto il territorio regionale per una superficie complessiva di circa ettari, rappresentando il 7,5% della superficie nazionale. L importanza della produzione olearia laziale è determinata, prima ancora che in termini quantitativi, dal suo stretto legame con il territorio; ne sono esempi i due oli a Denominazione di Origine Protetta (Sabina e Canino) riconosciuti dall Unione Europea. 16 La sola Sabina ha un area di circa ettari prevalentemente coltivata ad uliveti, con oltre 60 frantoi presenti che forniscono una molitura annua di circa / tonnellate di olive. Per ciò che concerne la sansa, che è pari al 40% circa delle olive molite, nel territorio laziale se ne producono circa 1,5 milioni di quintali, con produttori dislocati in tute le province e ciascuna contribuendo per mila quintali. In Sabina se ne producono circa 7.000/ tonnellate. Nella Regione Lazio è presente l' Associazione Laziale Frantoi Oleari Filiera Olivoleica, che rappresenta il punto di riferimento per gli operatori regionali della filiera olivoleica. Essa associa REF Arsial, Individuazione di un modello operativo per la tracciabilità nella produzione dell olio extra-vergine di oliva del Lazio, Maggio

75 attualmente oltre 170 operatori del settore tra produttori, frantoi oleari e trasformatori di olive da mensa e fa parte del tavolo verde promosso dalla Regione Lazio per la filiera olivoleica nell'ambito delle azioni della programmazione partecipata finalizzate alla stesura del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Lazio per il periodo 2007/ Altro attore presente sul territorio di riferimento del progetto è il Consorzio Sabina Dop dedicato alla tutela della Denominazione di Origine Protetta dell'olio Sabina ed alla vigilanza sul corretto uso del marchio, che unisce produttori olivicoli, frantoi e imbottigliatori di una vasta zona che comprende quarantacinque comuni della provincia di Roma e Rieti. 18 Per il progetto sono state redatte 2 distinte schede e censiti per la Provincia di Rieti n. 44 frantoi e per l Area dei Castelli Romani n.15 frantoi. Gli scarti di produzione della lavorazione dell olio. La qualità di un olio extra vergine di oliva dipende da molti fattori quali: l acidità libera, la presenza di acidi grassi insaturi come l oleico e di componenti di natura antiossidante, come la clorofilla e i polifenoli 19. Il processo di molitura industriale genera le seguenti tipologie di sottoprodotti: residui di campo: olive non raccolte, residui di potatura e di raccolta delle olive (legna, frasca, foglie); residui di estrazione olearia: sansa vergine (piu o meno umida a seconda delle tecnologie estrattive), acque di vegetazione, sansa esausta. In Italia si producono mediamente 9 milioni di tonnellate all anno di acque di vegetazione, definite dalla norma reflui provenienti dalla lavorazione meccanica delle olive e dai processi di produzione dell olio. Basti pensare che tre frantoi di medie dimensioni del territorio dei Castelli Romani ne producono circa 10 tonnellate al giorno, mentre nel distretto della Sabina se ne contano circa 30/ m3. Lo smaltimento delle acque di vegetazione La crescente massa di materiale organico prodotto dall attività di estrazione olearia pone pesantemente il problema del loro smaltimento 20. Lo smaltimento dei sottoprodotti dell industria olearia è un problema tipico dei Paesi mediterranei dove, durante la breve e spesso piovosa Arsial, Valutazione dei macro e micro componenti dell olio di oliva 20 Verso la sostenibilità della filiera olivicola - Unasco 45

76 stagione della raccolta, vengono prodotti più di 30 milioni di m3 di residui oleari, sia allo stato liquido (acque di vegetazione) che solido (sanse). Con la diffusione dei processi di estrazione a due fasi, inoltre, si è aggiunta una terza tipologia di residuo, quella delle sanse umide, che a sua volta apre la questione del loro difficile smaltimento. Le sanse umide, infatti, sono poco accettate dai sansifici per il loro scarso contenuto in olio ed elevata percentuale di umidità. I reflui oleari sono caratterizzati da un alto carico inquinante per la presenza di complessi organici difficilmente biodegradabili. Se rilasciati nell ambiente senza l adozione di pratiche adeguate possono provocare effetti dannosi all ecosistema e alle stesse colture. Proprio per i possibili rischi ambientali legati alla gestione dei reflui oleari, la legislazione vigente in materia prevede il loro spandimento sui terreni solo a determinate condizioni e nel rispetto di precisi quantitativi. La normativa vigente in materia ( L. 574/96, "Nuove norme in materia di utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e di scarichi dei frantoi oleari") consente infatti lo spandimento controllato delle acque di vegetazione su terreni adibiti ad usi agricoli. Oltre e fissare precisi limiti quantitativi e prevedere vincoli fisici e ambientali, la suddetta normativa richiede che lo spandimento sia subordinato alla presentazione al sindaco di una relazione tecnica redatta da un agronomo o perito agrario, agrotecnico o geologo. Le norme della legge si applicano in ugual modo anche alle sanse umide. La normativa non fornisce indicazioni sul momento migliore per la distribuzione dei reflui, né sulle modalità di incorporazione nel terreno, o tantomeno su possibili effetti fitotossici per le colture. Lo smaltimento delle acque di vegetazione delle olive costituisce uno dei maggiori problemi ambientali non solo in Italia, ma nell intero bacino del Mediterraneo, in particolare in Paesi come la Spagna, la Grecia, la Tunisia, dove la coltivazione dell olivo è largamente sviluppata. Infatti, le acque di vegetazione (A.V.) sono reflui con ph leggermente acido, alta conducibilità elettrica, facilmente fermentabili per l elevato contenuto di sostanze organiche (zuccheri, pectine, grassi, sostanze azotate, polialcoli, poliacidi) e ciò non consente la normale depurazione delle acque. E autorizzato in deroga il loro spargimento in campo nella misura di tonnellate per ettaro dal momento che il carico inquinante delle acque di vegetazione è legato. Anche se alcune componenti delle acque di vegetazione (azoto, fosforo, potassio e magnesio) sono necessarie al terreno per l utilizzo agricolo, l inquinamento ambientale di queste acque è principalmente dovuto alle alte concentrazioni (1-10 g/l) in polifenoli, di diverso peso molecolare, con spiccate proprietà 46

77 antimicrobiche e fitotossiche, resistenti ad un certo tipo di degradazione biologica, in particolare di tipo aerobico. 21 Quindi gli effetti ad esse riconducibili sono essenzialmente di due tipi: sui suoli:acidificazione, saturazione, ristagni,impermeabilizzazione, inibizione, intossicazione; in acqua: fenomeni di anossia per depauperamento dell ossigeno disciolto in acqua, putrefazione. Il quadro normativo di riferimento per il trattamento di tali residui è rappresentato dai seguenti atti: 1) Legge 10 maggio 1976, n. 319 recante Norme per la tutela delle acque dall inquinamento che fissa le competenze statali e degli enti locali relative agli scarichi degli insediamenti industriali ed agricoli; 2) Legge 11 novembre 1996, n. 574 recante "Nuove norme in materia di utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e di scarichi dei frantoi oleari" che all art. 1, comma 1 prevede che le acque di vegetazione residuate dalla lavorazione meccanica delle olive che non hanno subito alcun trattamento ne' ricevuto alcun additivo ad eccezione delle acque per la diluizione delle paste ovvero per la lavatura degli impianti possono essere oggetto di utilizzazione agronomica attraverso lo spandimento controllato su terreni adibiti ad usi agricoli.. Il comma 2 invece dispone che..le sanse umide provenienti dalla lavorazione delle olive e costituite dalle acque e dalla parte fibrosa di frutto e dai frammenti di nocciolo possono essere utilizzate come ammendanti. Quindi la norma autorizza lo smaltimento sul terreno dei residui di produzione, ma l effetto negativo, a medio termine, sulla flora microbica dei suoli, quindi sulla loro fertilità, è ampiamente dimostrato come pure la contaminazione delle falde idriche del sottosuolo; 3) Decreto Legislativo 11 maggio 1999, n. 152 e s.m.i. recante "Disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole", a seguito delle disposizioni correttive ed integrative di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 258, prevede all art. 38 che l'utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, delle 21 M. Pizzichini in 47

78 acque di vegetazione dei frantoi oleari e' soggetta a comunicazione all'autorità competente e disciplinata dalla regione. 4) Decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali del 6 luglio 2005, recante Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell'utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e degli scarichi dei frantoi oleari, di cui all'articolo 38 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 che definisce i criteri e le norme tecniche generali nel rispetto dei quali le regioni disciplinano le attività di utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione dei frantoi oleari. 5) Il Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 recante Norme in materia ambientale. Questa norma è fondamentale per tutto il sistema produttivo e civile, poiché fissa le regole di smaltimento non soltanto delle acque reflue di ogni tipo in base alla loro composizione chimica, ma anche delle emissioni gassose e dello smaltimento di residui solidi, anche tossici e nocivi. Per il settore olivicolo in particolare essa regola lo scarico dei materiali solidi e liquidi al di fuori di quanto previsto dalla Legge 574/1996. La valorizzazione delle acque di vegetazione. Sono emersi negli ultimi dieci anni studi approfonditi, in gran parte italiani, che hanno dimostrato le straordinarie proprietà biomediche dei polifenoli presenti nell olio di oliva (2,5%) e nelle acque di vegetazione olearie (49%), sia in vitro che in vivo. La qualità di un olio extra vergine di oliva dipende moltissimo dalla presenza di sostanze di natura antiossidante come i polifenoli 22. Essi possiedono un potere ossidante maggiore di 10 volte quello della vitamina C e anche l European Food and Safety Authority - EFSA ha riconosciuto i loro effetti salutistici. 23 E recentissimo uno studio, pubblicato dalla prestigiosa rivista Neurology, sui legami tra consumo di olio di oliva, ricco di queste sostanze, e rischio di ictus negli anziani, che ha coinvolto persone dai 65 anni in su. La ricerca, durata 5 anni, è stata condotta da un gruppo di studiosi dell Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale (INSERM, Francia). È emerso che l uso di olio d oliva nella dieta quotidiana, soprattutto a crudo, è in grado di diminuire il rischio di ictus del 41 % Arsial, Valutazione dei macro e micro componenti dell olio di oliva 23 EFSA Journal, april A.I.P.O.-Associazione Italiana Produttori Olivicoli 48

79 L Istituto di Biologia Cellulare e neurobiologia del CNR ha condotto studi a dimostrazione che il mix di polifenoli estratti dall acqua di vegetazione ha una forte attività anti infiammatoria oltre alla capacità di attivare in particolare la neutrofina dello stress NGF Nerve Growth Factor, fattore di crescita nervoso, e la neutrofina BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor) implicata nei meccanismi di plasticità sinaptica, della sopravvivenza e differenziamento dei neuroni. L aumento della produzione di queste due neutrofine indotto dal trattamento con polifenoli favorisce la riorganizzazione neuronale che coinvolge i meccanismi di plasticità sinaptica, la regolazione della proliferazione e la migrazione delle cellule staminali neurali endogene. 25 L'importanza dell'inserimento di alimenti "funzionali", soprattutto di origine vegetale, nella dieta trova quindi una rilevante base scientifica, per la presenza di sostanze capaci di ritardare l'ossidazione lipidica e proteica, con una conseguente attività di "protezione" dell'organismo umano nei confronti dei meccanismi degenerativi di tipo ossidativo. delle malattie neurodegenerative e neuropsichiatriche (alcolismo, Alzheimer e demenza senile), e di invecchiamento cerebrale, nonché di miglioramento delle capacità di apprendimento e la memoria. 26 La letteratura scientifica ha dimostrato che i polifenoli, famiglia di molecole caratterizzate dalla presenza di molteplici gruppi fenolici associati in strutture più o meno complesse, di alto peso molecolare, in particolare gli orto-difenoli quali il tirosolo, l idrossitirosolo, l oleuropeina e l acido caffeico, sono di grande interesse biomedico per le loro proprietà: antiossidanti, ipotensive e vaso rilassanti, anticancro (seno, colon, prostata), antimicrobiche e antitrombotiche e per gli effetti positivi sull apparato cardiocircolatorio di tipo Chd (coronary heart disease). Le scoperte sulle proprietà antiossidanti dei polifenoli sono state confermate a livello internazionale ed hanno subito spostato l attenzione sulla valorizzazione e utilizzo delle acque di vegetazione, piuttosto che sulla depurazione. La tavola rotonda, organizzata nell ambito del progetto Mo.Re&Mo.Re., ha evidenziato la necessità di recuperare il sottoprodotto acque di vegetazione, ad alto contenuto di polifenoli, e 25 Dott. Marco Fiore e Dott.ssa Sara De Nicolò Valorizzazione degli scarti agroalimentari olivicoli attraverso la produzione di composti polifenolici (Phenolea Complex) a forte capacita antiossidante e effetto di tali polifenoli sulla produzione delle neurotrofine NGF (nerve growth factor) e BDNF (brain derived neurotrophic factor) nel cervello del topo di laboratorio 26 idem. 49

80 per questo è stato presentato il brevetto internazionale ENEA Verdiana S.r.l. n. WO , che con il trattamento a membrana delle acque di vegetazione consente una riduzione del volume di refluo da smaltire, al fine di impiegare tali sostanze nutraceutiche in altre filiere, viste le loro caratteristiche intrinseche e il potenziale economico ad essi collegato, ovviando al tempo stesso al problema dello smaltimento delle acque di vegetazione per i frantoiani. A riguardo infatti, è stato evidenziato che lo smaltimento delle acque di vegetazione rappresenta un problema economico per i frantoiani, dal momento che essi devono pagare 0,50 euro alla tonnellata per il loro smaltimento. Il recupero delle acque di vegetazione e dei polifenoli Durante il processo di estrazione dell olio di oliva in frantoio solo una piccole quantità di Polifenoli (2,5 %) del totale presente nelle olive viene conferito all olio, mentre circa il 49 %, viene trattenuto nelle Acque di Vegetazione che rappresentano uno scarto della lavorazione. Esse, considerate inquinanti, vengono inviate ad impianti di depurazione oppure, vista la legislazione vigente, utilizzate per lo spandimento controllato sul terreno con relativi costi per il frantoiano. In sostanza il 49% di principi attivi, cioè di polifenoli ad altissimo valore antiossidante, vengono buttati via con le Acque di Vegetazione. Le recenti ricerche condotte dall ENEA hanno dimostrato come sia possibile trattare le Acque di Vegetazione in modo da ricavare tutti i prodotti di interesse commerciale - i polifenoli - eliminando nel contempo il carico inquinante. 27 Il processo di frazionamento delle acque di vegetazione si basa su 4 stadi sequenziali di filtrazione a membrana, cioè su processi di filtrazione che permettono di recuperare le molecole polifenoliche ad un elevato grado di purezza, senza nessuna contaminazione da parte di solventi organici o di altre sostanze chimiche, nonché tutte le sostanze organiche presenti nella acque di vegetazione, zuccheri, fibra e sali minerali per destinarle al comparto alimentare. Inoltre il processo consente di recuperare un acqua vegetale purificata dal trattamento a membrane, circa il 60 % in volume rispetto alle acque di vegetazione grezze, la cui composizione chimica iposalina, ma ricca in potassio e povera di sodio, ne potrebbe consentire l impiego come base per bevande speciali, con caratteristiche ipotensive e nutraceutiche, come pure l uso in soluzione fisiologica per lavaggi nasali, date le proprietà antinfiammatorie. In estrema sintesi il nuovo processo ENEA prevede: una fase di acidificazione, una fase di idrolisi con enzimi pectolitici, una di centrifugazione per ridurre il contenuto di solidi sospesi, quindi

81 quattro diverse tecnologie di filtrazione tangenziale, poste in sequenza l una all altra. In particolare, i filtrati passano attraverso membrane (filtri speciali) a porosità sempre decrescente, dalla microfiltrazione all osmosi inversa, come da tabella che segue: PROCESSO SEPARATIVO NOME INTERVALLO DI REIEZIONE AI SELETTIVITÀ (μm) POLIFENOLI (%) Osmosi Inversa Nanofiltrazione Ultrafiltrazione Microfiltrazione OI NF UF MF Quest ultimo passaggio permette di concentrare le molecole di polifenoli purificate nelle prime tre filtrazioni. Invece le sostanze organiche trattenute dalle prime filtrazioni e impoverite di polifenoli, possono essere destinate alla produzione di specialità alimentari, tipo patè di olive, oppure alla produzione di biogas e di energia elettrica, tramite un processo anaerobico, che fra l altro consente di utilizzare i fanghi anaerobici come fertilizzante organico, per la stessa filiera olivoleica. Quindi il processo elaborato dall ENEA ha un impatto ambientale nullo in quanto le acque di vegetazione vengono frazionate e tutte le frazioni liquide recuperate sono costituite da materiali (substrati) di interesse commerciale come si evince dalla seguente tabella: L ENEA ha messo in campo una serie di azioni tecniche ed amministrative per trasferire questo brevetto alla società civile e renderlo disponibile per l industria olearia europea. 51

82 Per prima cosa ha ceduto la licenza di sfruttamento del brevetto alla Genelab srl, con sede a Siracusa, che sfrutta la tecnologia di trattamento delle acque di vegetazione olearie sopra descritta; per quel che riguarda la commercializzazione dei polifenoli, la PhenoFarm srl, con sede legale a Roma. Successivamente é stato costruito a Scandriglia, in provincia di Rieti, un impianto industriale di trattamento delle acque di vegetazione, su licenza ENEA, da 10 tonnellate al giorno, entrato in produzione nel La mission di Phenofarm è preservare la naturalità e tutte le peculiarità biomediche dell Olea europaea, e definire un percorso virtuoso tra ambiente-benessere-salute consono e all altezza di tutta la cultura e mediterraneità dei luoghi di produzione, rappresentano gli obiettivi dell Azienda. La società Phenofarm ha, in questo senso, realizzato un impianto di estrazione dei polifenoli presenti nell Olea Europea basato sul brevetto di processo nr. WO (A1), sviluppato dalla ricerca ENEA e teso a valorizzare, attraverso una tecnologia innovativa ed ecocompatibile, i rifiuti/gli scarti della lavorazione dell industria olearia, quali le sanse umide e le potature. Il processo produttivo utilizzando gli scarti delle sanse dei frantoi consente l abbattimento del carico inquinante legato all elevato contenuto delle sostanze organiche (zuccheri, pectine, grassi, sostanze azotate, polialcooli, poliacidi). Il metodo di lavorazione costituisce pertanto nell ambito della filiera dell industria olearia un innovazione di significativo eco-valore. La Phenofarm si colloca nel mercato degli estratti naturali con un prodotto tecnologicamente innovativo per la formulazione di concentrati polifenolici ad alta efficacia destinati ai settori alimentare, cosmetico e fitoterapico, valorizzando tutte le componenti di pregio dell ulivo (Olea europaea L). E stato quindi elaborato un modello di valorizzazione a ciclo chiuso ed integrato, in cui gli scarti del settore olivicolo-oleario, ad oggi considerati ancora rifiuti, rappresentano materie prime innovative per la produzione di composti bioattivi ad elevato valore aggiunto. Phenofarm ha realizzato il suo impianto di estrazione a valle di un frantoio nella Sabina per eseguire la lavorazione in continuo, preservando la naturalità e tutte le peculiarità biomediche dell Olea europaea. L impianto della Phenofarm consiste quindi nel trattare gli scarti della produzione olearia come le sanse umide e le potature secondo un processo innovativo con tecnologia di membrana (Brevetto ENEA nr. WO (A1) ) definito BAT (Best Available Technology) e riconosciuto dall EPA (Environmental Protection Agency), che consente di ottenere tutti sottoprodotti di interesse commerciale: sostanze polifenoliche (antiossidanti), da destinarsi alla produzione di semilavorati per l industria alimentare, cosmetica, fitoterapica 52

83 acqua vegetale ultrapura da riutilizzarsi nel ciclo produttivo o per altri fini commerciali sostanza organica per la produzione di biogas e/o ammendante. Tutto avviene a scarico zero, rispettando l ambiente e rientrando nella logica dello sviluppo sostenibile, la citata lavorazione a quattro fasi. Il nuovo impianto è in grado di produrre estratti naturali tecnologicamente innovativi per la loro formulazione di concentrati polifenolici ad alte prestazioni per l utilizzo in campo alimentare, cosmetico e fitoterapico, attraverso la valorizzazione delle componenti di pregio dell ulivo (Olea Europaea L). Studi scientifici hanno dimostrato che, il particolare valore salutistico attribuito all olio di oliva è dovuto proprio ai polifenoli, anche se contenuti in esso in minima parte. I polifenoli, essendo molecole idrosolubili, durante il processo di lavorazione rimangono per la maggior parte nelle acque di vegetazione (AV) e nelle sanse. La commercializzazione dei polifenoli Il settore alimentare pone al primo posto il sicuro vantaggio salutistico ed il prezzo accettabile. I settori cosmetico e fitoterapico, che hanno un interesse prevalente per le problematiche legate allo stress ossidativo, rilevano in particolare una maggiore sensibilità alle caratteristiche intrinseche di qualità-efficacia-sicurezza, anche rispetto al prezzo e l innovatività. Azioni biomediche dei polifenoli: antiossidanti, antiradicaliche, inibenti dei processi infiammatori, protettive da malattie cardiovascolari, anticancerogene, foto-protettive, dermo-protettive e antifungine. Sono prodotti altamente innovativi ed unici nel loro genere per composizione concentrazione e metodo naturale di estrazione solvent free (in assenza di solventi). L uso dei singoli estratti e la loro associazione permette applicazioni specifiche per le attività biologiche riportate sopra e sinergie d uso per molteplici e nuove formulazioni nei diversi settori di applicazione. Ciò è applicabile anche ad associazioni con estratti o molecole naturali commerciali e non provenienti anche da altre specie vegetali e sulle quali PhenoFarm sta basando parte delle attività di ricerca, sviluppo e innovazione. Questi estratti sono collocati sul mercato degli additivi alimentari, del beverage, dei functional food e alimenti innovativi come barrette, prodotti da forno ed alimenti freschi monoporzione, facenti parte di linee a basso contenuto calorico, con descritte proprietà biologiche, consigliabili anche per alimentazioni speciali. 53

84 I polifenoli possono essere impiegati principalmente nel settore farmaceutico, alimentare e della fitocosmetica in qualità di: 1) integratori alimentari naturali, vale a dire prodotti alimentari destinati ad integrare la dieta normale e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive o altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, il cui riferimento normativo è costituito dai seguenti atti: - il Regolamento (CE) n. 258/97 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 gennaio 1997 sui nuovi prodotti e i nuovi ingredienti alimentari - la Direttiva 2002/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 10 giugno 2002 per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative agli integratori alimentari e che li definisce quali prodotti alimentari destinati ad integrare la comune dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, sia monocomposti che pluricomposti, in forme di dosaggio, vale a dire in forme di commercializzazione quali capsule, pastiglie, compresse, pillole e simili... destinati ad essere assunti in piccoli quantitativi unitari ; - il relativo Decreto legislativo attuativo 21 maggio 2004, n. 169 che fornisce una descrizione ancora più esaustiva dei possibili costituenti degli integratori, individuando tra questi "le vitamine e i minerali" o "altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare ma non in via esclusiva aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale"; - la Circolare del Ministero della Salute del 5 novembre 2009 Linee di demarcazione tra integratori alimentari, prodotti destinati ad una alimentazione particolare e alimenti addizionati di vitamine e minerali - Criteri di composizione e di etichettatura di alcune categorie di prodotti destinati ad una alimentazione particolare. In letteratura sono dimostrate le elevate attività biologiche dei polifenoli che sono antiossidanti, cardioprotettivi, chemioprotettori, antimicrobici e antinfiammatori. 2) conservanti alimentari, come tali i polifenoli possono sostituire l alcool nella conservazione di diversi prodotti quali i prodotti da forno (biscotti, panini) e possono costituire l alternativa agli estratti naturali e agli additivi sintetici nei prodotti alimentari come antiossidante per migliorare la Shelf-Life per esempio negli affettati in vaschetta, consentendo alle case produttrici di mantenere un etichetta naturale. 28 3) composti nelle preparazioni fitoterapiche e nei cosmetici in funzione anti-age, le prime definite quali prodotti ottenuti a partire da materiale vegetale, sia fresco che essiccato, tramite estrazione

85 con solventi e metodiche diverse e disciplinate dal quadro normativo rappresentato dai seguenti riferimenti: - la Direttiva 2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 6 novembre 2001, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano - la Circolare del Ministero della Salute dell 8 gennaio1981 n.1 sui prodotti a base di piante medicinali. Dai test di laboratorio è emerso che le molecole attive presenti negli estratti sono efficaci per contrastare lo stress ossidativo, causa dell invecchiamento cutaneo, e riducono le secrezioni di citochina proinfiammatoria, indice dello stato infiammatorio cutaneo, con un importante effetto lenitivo cutaneo. 29 L importanza dei polifenoli 30 e degli antociani (derivanti dalla filiera vitivinicola), sono noti ma hanno avuto, sino ad ora una diffusione di nicchia che si sta ampliando maggiormente anche nel caso dei prodotti per i ragazzi (succhi di frutta e merendine). Specifici studi sul mercato dei polifenoli antiossidanti sono stati effettuati anche a livello di singoli Paese, in aree considerate strategiche per lo sviluppo delle aziende locali. Tra i possibili Paesi target sul quale sono stati effettuati diversi studi 31 c è il Giappone, Paese nel quale la popolazione è molto attenta al consumo di cibi e bevande ricchi di antiossidanti. I risultati della Phenofarm confrontati con quelli delle società del medesimo comparto (Fabbricazione di prodotti chimici organici ottenuti da prodotti di base derivati da processi di fermentazione o da materie prime vegetali codice ateco ) Come segnalato, in tale raggruppamento, al quale appartiene anche la reatina Phenofarm sono censite 40 società distribuite solamente su 12 Regioni. La Regione nella quale sono presenti la maggioranza delle società è la Lombardia con 14 unità; seguono con 4 unità il Piemonte, il veneto, la Toscana ed il Lazio. In merito alla nostra Regione, 2 delle società (tra cui la Phenofarm) hanno un fatturato inferiore ad 1 milioni di mentre altre 2 un fatturato compreso tra 2,5 e 4 /mln. 29 idem. 30 Per ulteriori analisi si può fare anche riferimento al sito società francese degli antiossidanti 31 Si consideri a mero titolo di esempio Le marché des polyphénols antioxydants au Japon realizzato da agricolture et agroalimentaire Canada aprile

86 Ricavi delle Vendite (migl EUR) Regione, Provincia, Comune Meno di 500 a 1000 a 1500 a a a a a a Più di Tutto 500 migl EUR 1000 migl EUR 1500 migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR Piemonte Valle d'aosta/vallée d'aoste Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Tutto Distribuzione delle aziende Legenda Cod Ateco tot Cod Ateco migl EUR

87 In linea generale il comparto è caratterizzato da 16 società con fatturato inferiore a 2,5 /mln ed 11 società con fatturato superiore a 15 Mln. Analizzando l aggregazione del campione, sulla base delle informazioni riscontrabili nella tabella successiva, si evince che: Numero di società Incluse migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR Ricavi delle vendite EBITDA EBITDA/Vendite (%) 5,73 6,81 7,11 8,07 8,63 7,77 5,82 5,95 Redditività delle venditite (ROS) (%) 3,18 3,73 4,74 5,45 6,16 4,77 3,61 3,95 Utile Netto Totale Attività Patrimonio Netto Posizione finanziaria netta Redditività del totale attivo (ROA) (%) 4,55 4,55 7,33 7,68 9,2 6,4 5,9 6,91 Redditività del capitale proprio (ROE) (%) 4,68 10,04 11,34 7,64 11,02 7,99 7,64 8,58 Rotaz. cap. investito (volte) 1,4 1,19 1,51 1,38 1,46 1,32 1,61 1,71 Debt/Equity ratio 0,23 0,22 0,39 0,41 0,35 0,46 0,67 0,76 Debiti v/banche su fatt. (%) 8,79 9, ,46 8,42 9,87 7,24 6,36 Debt/EBITDA ratio 1,56 1,53 1,72 1,53 1,11 1,46 2,11 2,54 Il settore ha visto riprendere la propria attività sensibilmente su valori superiori a quanto riscontrato negli anni pre-crisi. Il fatturato globale del 2010 risultava pari a 1,1 /mld contro 915 /mln del 2008; Il settore ha retto bene all ondata negativa del 2009 segnando un arretramento dei ricavi inferiore al 10% La redditività della gestione operativa in calo rispetto al picco del 2007 non è comunque molto significativa e, comunque, inferiore a quanto registrato per altri settori (ebitda/vendite pari al 5,73%) Pur nella ripresa dei ricavi l utile netto registrato ha raggiunto il valore minimo dal 2006, con una media pari a È interessante il rapporto tra indebitamento e fatturato (8,79%), inferiore al 10% e in calo rispetto agli anni precedenti; Le materie prime incidevano per oltre l 80% del valore dei ricavi La durata dei crediti e dei debiti è molto più bassa di quanto registrato in altri settori, e pari, rispettivamente a 51,21 giorni e 36,93. In merito alla concentrazione del campione, sulle 35 società per le quali è disponibile il bilancio 2010, si registrava una fortissima concentrazione, tanto che le prime 10 società detenevano oltre il 90% dell ammontare dei ricavi. 57

88 Ragione Sociale migl. EUR Cum. val. % Cum.% 1 ECO FOX SRL ,46 23,46 2 BASF POLIURETANI ITALIA SPA ,26 45,72 3 OILB SRL ,59 65,31 4 ITAL BIOIL SRL ,45 73,76 5 PROCOS SPA ,89 80,65 6 GNOSIS SPA ,86 84,5 7 DISTILLERIE MAZZARI SPA ,03 87,54 INTERNATIONAL FLAVORS E FRAGRANCES IFF ITALIA 8 SRL ,54 90,08 9 COMAGRI OIL SRL ,49 91,56 10 GIOVANNI RANDI SPA ,39 92,95 Volendo analizzare la situazione della Phenofarm, fermo restando che si tratta di una società in fase di start up che sta lanciando nuovi prodotti e che, necessita in un contesto molto concentrato come quello appena analizzato, di una forza propulsiva dal punto di vista commerciale, si evince che: La società si trova nelle posizioni basse della classifica in termini di ricavi e redditività, mentre recupera posizioni se si considera l utile netto grazie all impatto della tassazione differita A livello di attivo la Phenofarm aveva valori inferiori a 2 mln anche se altre 10 società avevano fatto registrare valori inferiore a tale limite 58

89 Ragione Sociale Tipo di Bilancio anno Ricavi delle vendite migl. EUR EBITDA migl. EUR EBITDA/Vendite (%) Redditività delle venditite (ROS) (%) Utile Netto migl. EUR Totale Attività migl. EUR Mediana LY ,62 3, ECO FOX SRL Non Cons , , BASF POLIURETANI ITALIA SPA Non Cons ,1 14 8, OILB SRL Non Cons , , DU PONT DE NEMOURS ITALIANA SRL Cons , , ITAL BIOIL SRL Non Cons , , PROCOS SPA Non Cons , , GNOSIS SPA Cons , , DISTILLERIE MAZZARI SPA Non Cons ,49 9 8, INTERNATIONAL FLAVORS E FRAGRANCES IFF ITALIA SRL Non Cons , COMAGRI OIL SRL Non Cons , , GIOVANNI RANDI SPA Non Cons , , INDUSTRIA PLASTICA TOSCANA SOCIETA COOPERATI VA IN SIGLA IPT SOC COOP Non Cons , , EVER SRL Non Cons , , FOX PETROLI SPA Non Cons , , PRODEFLON SPA Non Cons , , INTEC SRL Non Cons , , CAGLIO BELLUCCI SRL Non Cons , , BIOTEC FERMENTI SRL Non Cons , , ECOIL SRL Non Cons , , GEAL SRL Non Cons , , IDEA GRANDA S CONS RL Non Cons , , METROZ ESSENCES SPA Non Cons , , INNOSPEC LIMITED Non Cons , , SISA SOCIETA A RESPONSABILITA LIMITATA CHE POT RA ANCHE ESSERE INDICATA PIU BREVE Non Cons ,5 24 3, ALICHEM P & C SRL Non Cons , , CLEAN SOCIETA A RESPONSABILITA LIMITATA SIGLAB ILE CLEAN SRL Non Cons ,1 8 14, BIONORD SRL Non Cons , , MEDITERRANEA BIOTECNOLOGIE SRL Non Cons ,42 5 4, BIOAGRO SRL INNOVAZIONI E BIOTECNOLOGIE AGROA LIMENTARI Non Cons , , EB SRL Non Cons , , B NATURAL SRL Non Cons , , CHIMICA MODERNA ITALIANA SRL Non Cons ,5 4 20, COMLUBE SRL IN LIQUIDAZIONE Non Cons ,81 38 n.a WACO SRL Non Cons , , PHENOFARM SRL Non Cons , , TRIERA SPA Non Cons , , AGRI-SAN S.R.L. Non Cons , , IMPRECOMIL SPA Non Cons ,78 37 n.a FORED BIO SPA IN LIQUIDAZIONE Non Cons ,46 39 n.a LABORATORIO BIONTOLOGIA SOCIETA A RESPONSABI LITA LIMITATA IN FORMA ABBREVIATA LA Non Cons n.s. 40 n.a

90 Il bilancio della Phenofarm, a differenza di quanto registrato nella media di settore era caratterizzato da una bassissima incidenza delle materie prime ed un elevata incidenza dei costi per servizi I principali competitors nella produzione e commercializzazione di polifenoli Nella tabella successiva di evidenziano quelli che sono i maggiori operatori presenti nel contesto competitivo della Phenofarm e direttamente concorrenti La Creagri, fondata una decina di anni fa da Roberto Crea, con l obiettivo di migliorare i processi di produttivi e quindi la qualità dell olio d oliva, ha pensato e messo sul mercato Hidrox, una nuova formulazione di polifenoli derivati dal succo di olive. L idea dapprima era quella di reintrodurre l idrossitirosolo isolato nell olio, arricchendolo, ma successivamente si è deciso di isolare il principio attivo, in modo di poterlo utilizzare come supporto per le diete. Oggi questo integratore si chiama Hidrox, creato per sublimazione dal succo d oliva con una piccola aggiunta di limone che ne consente la non ossidazione La Indena SpA (codice ATECO fabbricazione di medicinali e altri preparati farmaceutici) è una società operante sia nel settore farmaceutico (produce farmaci oncologici) che nel settore dietary supplements e nell health and nutrition, con sede a Milano ed un fatturato 2010 di oltre 60

91 102 mln. Nel settore del health and nutrition e della cosmetica si è dedicata particolare attenzione ad alcune aree di mercato con trend di crescita interessanti. Ciò ha permesso di individuare nuove opportunità di vendita, già concretizzate nel periodo in esame, e di aumentare la visibilità e la spinta propositiva verso il mercato. Tale attività è destinata a continuare anche per i prossimi anni, andando a coprire ulteriori aree terapeutiche e di mercato 32. In merito ai rapporti con le altre società del Gruppo (IdB Holding Spa) si ricorda che: con Indena Sas di Tours è in essere un contratto per servizi di gestione commerciale, di marketing e di assistenza tecnica alla clientela, legati alla vendita dei prodotti di Tours. Sono stati inoltre stipulati contratti per il supporto dell attività di acquisto delle materie prime, per l assistenza tecnica e lo sviluppo. La Società effettua inoltre analisi chimiche, botaniche e microbiologiche per conto della collegata francese. Analoghi contratti sono stati attivati con la società Bernett Srl; le società estere commerciali, Indena France Sas di Parigi, Indena USA Inc di Seattle e Indena Japan Co Ltd di Tokyo, promuovono e vendono sui diversi mercati i prodotti Indena, e sono legate alla società da contratti di agenzia; con la società Indena Biotechnology (Shanghai) Co Ltd è stato stipulato un contratto per il supporto all attività di acquisto relativa sia a piante medicinali sia a prodotti intermedi di origine cinese; la società di Shanghai è inoltre l agente di tutto il gruppo per le vendite sul mercato cinese; con Indena India Pvt Ltd, sono invece in corso contratti di acquisto di piante medicinali e specifici progetti nel settore della coltivazione e raccolta di alcuni prodotti di interesse di Indena. La società indiana produce su scala industriale un estratto intermedio derivato da una pianta medicinale di origine indiana. A Indena India sono in essere anticipi a fronte di future forniture per ; con Inverni della Beffa S.r.l. sono in corso contratti di fornitura di materie prime e prodotti finiti; Inverni della Beffa potrà portare sul mercato italiano, nell ambito dei settori farmaceutico, dell integrazione alimentare e della dermocosmesi, anche prodotti che nascono dalla ricerca Indena 33. Genosa 34 è una società di ricerca scientifica e biotecnologica, fondata nel 2001, che ha sede nel Parco tecnologico dell Andalusia a Malaga. La società è specializzata nell identificazione, 32 Estratto dalla relazione alla gestione bilancio al 31/12/ Relazione sulla gestione. Doc. cit. 34 Genosa was formed in 2001 with the purpose of developing an internationally patented technology for the production of natural hydroxytyrosol from the olive fruit. Since that date has been investing large amounts of resources in two main areas: 61

92 produzione, applicazione e commercializzazione di principi attivi derivanti dalle olive, in particolare hydroxytyrosol. Quanto descritto sino ad ora anche con riferimento alla tipologia di aziende immediatamente concorrenti della Phenofarm o di qualsiasi altro operatore che intenda inserirsi in tale contesto di mercato è fondamentale per capire il livello di competitività cui si è sottoposti. Le vie di uscita per realizzare un business remunerativo è quello di incrementare la propria capacità commerciale e di marketing anche attraverso azioni di supporto verso i mercati esteri. Rimanere piccoli può servire solo laddove il prodotto sia associato ad altri prodotti o servizi a forte connotazione edonistica o salutistica o di lusso (in quest ultimo caso si può anche pensare alla filiera del turismo legato al benessere e al termale 35 ). Relativamente alle localizzazioni, la scelta di posizionare la propria azienda in una determinata area può essere legata al legame diretto che la clientela può effettuare tra prodotto e materia prima naturale. In questo caso quindi, per la filiera olivoleica la giusta localizzazione è quella della Sabina. Ad ogni modo appare quanto mai stringente la necessità di creare forti legami con le Università con cui effettuare ricerche e studi specifici. Dal punto di vista dei capitali necessari al finanziamento per lo start up dell azienda, fermo restando che la fase di avvio (così come per le altre filiere) può essere finanziata con leggi agevolative quali il Titolo I del DLGS 185/2000 gestito dall Agenzia Nazionale per l Attrazione degli Investimenti e lo Sviluppo d Impresa, risulterebbe quanto mai in linea con le ipotesi di sviluppo di tali società, il supporto di business angel o venture capitalist che siano in grado di supportare tali 1-The design of a healthy functional oil (Actiolio that represents a fatty acids optimization, according to the most recent scientific studies: a combination of oleic acid, EPA and DHA (dosage and ratio) and natural antioxidants, addressed to the prevention of risk factors associated to cardiovascular diseases, thrombosis, LDL cholesterol oxidation and other. This product is patented. 2-Developments of a technology for the production of natural hydroxytyrosol enhanced extracts from olive fruit. Internationally patented. Genosa fulfilled the following milestones: - International extension of the patent - Identification, characterization and deep knowledge of the raw material ( alpechín : aqueous phase of olive fruit after the olive oil production) - Agreements to guarantee the alpechín supply - Alpechín aconditioning - Technology optimization - Design of specific equipments for all the stages of the process - Development of the processes and formulation of the product - Studies about security and toxicology 35 In tale contesto si pensi ai prodotti a marchio di stazioni termali che vengono ovviamente realizzate da società terze. 62

93 attività non solo attraverso capitali di rischio adeguati magari sottoscritti e rilasciati in 2 diversi round a seconda delle fasi dell impresa, ma anche attraverso l inserimento di manager tali da poter supportare lo sviluppo di tali prodotti con adeguate azioni di marketing. Dal lato istituzionale le attività che dovrebbero essere svolte oltre alle già richiamate possibilità di supporto all industrializzazione dei brevetti con specifiche agevolazioni (cfr. le biomasse), Provincia e Regione dovrebbero adoperarsi per creare realmente un marchio che leghi la tipicità dei luoghi alle sue produzioni, supportandolo nelle sedi adeguate, nonché ipotizzare azioni per l accesso di tali società presso i mercati internazionali anche attraverso specifiche azioni di analisi e studio dei mercati potenziali. 63

94 LA FILIERA DELLA PLASTICA In base alla normativa vigente i rifiuti in plastica sono considerati rifiuti speciali non pericolosi e coprono, come vedremo in seguito, molti codici CER connessi alle diverse attività produttive. Anche la normativa di settore è assai ampia e comprende, tra gli altri, i seguenti riferimenti di legge: Decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e s.m.i., recante l'attuazione delle direttive 91/156/Cee sui rifiuti, 91/689/Cee sui rifiuti pericolosi e 94/62/Ce sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio e istitutivo dei consorzi (art. 40), Decreto ministeriale 5 febbraio 98 sul recupero dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero ai sensi degli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, Dm 9 gennaio 2003 recante l esclusione dei pneumatici ricostruibili dall'elenco di rifiuti non pericolosi, Dm 27 luglio 2004 recante l integrazione della voce 13.18, Allegato 1, Suballegato 1, del decreto 5 febbraio 1998, Dm 5 aprile 2006, n. 186 sul Regolamento recante modifiche al decreto ministeriale 5 febbraio 1998 "Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero, ai sensi degli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, D. Lgs. 16 gennaio 2008, n. 4 recante ulteriori disposizioni correttive ed integrative del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, Gli articoli da 223 e 226 del D.lgs. 152/2006 e s.m.i. (D. Lgs. 205/2010) che prevedono in particolare l istituzione dei Consorzi dedicati al recupero delle materie plastiche e i contributi ad essi spettanti, nonché il divieto di smaltimento in discarica di imballaggi e contenitori recuperati, l articolo 208 del D.lgs. 152/2006 e s.m.i. per il quale i soggetti che intendono utilizzare impianti di smaltimento e di recupero di rifiuti devono presentare domanda alla Provincia per ottenere l'autorizzazione definitiva (senza limite temporale) all'uso dell'impianto. 64

95 Processo di riciclaggio e riutilizzo delle materie plastiche: Per essere riciclata la plastica viene prima convogliata presso appositi centri di conferimento e di pressatura, poi inviata in uno stabilimento dove viene liberata dai materiali estranei e separata in base al polimero d appartenenza. Al termine della selezione si può passare al processo di rigenerazione, che può essere effettuato in tre modi: 1. separazione della plastica in base al polimero e riutilizzo di ognuna delle famiglie polimeriche omogenee così ottenute in sostituzione della plastica vergine (si realizzano nuove bottiglie, flaconi, piastrelle, tubi, fibre per imbottiture,tessuti pile, etc); 2. lavorazione senza particolare processi di selezione: si ottiene plastica eterogenea di notevole resistenza utilizzata per produrre elementi di arredo urbano (panchine, recinzioni), cartellonistica stradale e giochi per bambini; 3. riciclaggio energetico attraverso il quale si ottiene energia termica ed elettrica dalla combustione della plastica, opportunamente selezionata. Gli imballaggi in plastica possono essere riciclati per realizzare: capi d abbigliamento (pile), arredi per esterni (espositori, fioriere, gazebo, sedute, stand, tavoli, gettacarte,ecc) e per interni (sedie, ecc), edilizia (pavimentazioni, barriere stradali antirumore, passerelle per spiagge e giardini, tubi per il trasporto di acque reflue, ecc), gadget, giochi per giardini, oggettistica, imballaggi (pallet, sacchetti in plastica per rifiuti, ecc), recinzioni, sport (pannelli per arrampicata, ecc). I rifiuti plastici raccolti vengono inizialmente trattati nell impianto di selezione, in cui avviene manualmente ed automaticamente la rimozione di corpi estranei e la separazione delle plastiche in base alla loro famiglia polimerica e per colore. L individuazione e la separazione del prodotto plastico così selezionato viene pressato ed imballato, questo processo conferisce immediatamente valore aggiunto al prodotto, che non è più classificato come scarto, ma come materia prima seconda. Le plastiche selezionate dopo le successive fasi di lavaggio e di estrusione sono pronte per essere immesse nuovamente nel ciclo produttivo, così come descritto nel prospetto successivo. 65

96 Prima di analizzare nello specifico tale settore, vale la pena fornire alcuni dettagli sulle aziende che si trovano a monte. In particolare, si analizzeranno le performance economiche delle aziende che operano nel comparto del recupero e riciclaggio di materiale plastico. Tale gruppo, con codice Ateco , è formato da 170 società (quelle per le quali è riscontrabile il bilancio 2010 sono 146); tali società sono distribuite territorialmente come da tabella successiva: 66

97 Ricavi delle Vendite (migl EUR) Regione, Provincia, Comune Meno di 500 a 1000 a 1500 a a a a a a Più di TOTALE migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR Piemonte Valle d'aosta/vallée d'aoste Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna TOTALE Ricavi delle Vendite (migl EUR) Regione, Provincia, Comune Meno di 500 a 1000 a 1500 a a a a a a Più di TOTALE migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR Piemonte 8,00% 10,53% 0,00% 6,25% 0,00% 7,69% 0,00% 20,00% 9,09% 0,00% 7,65% Valle d'aosta/vallée d'aoste 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% Lombardia 16,00% 26,32% 43,75% 12,50% 16,67% 53,85% 0,00% 10,00% 18,18% 37,50% 24,12% Trentino-Alto Adige 0,00% 5,26% 0,00% 0,00% 0,00% 7,69% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 1,76% Veneto 10,00% 2,63% 12,50% 12,50% 33,33% 0,00% 0,00% 30,00% 27,27% 37,50% 12,35% Friuli-Venezia Giulia 2,00% 2,63% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 1,18% Liguria 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% Emilia-Romagna 0,00% 13,16% 6,25% 25,00% 0,00% 7,69% 100,00% 10,00% 0,00% 12,50% 8,82% Toscana 14,00% 2,63% 12,50% 6,25% 16,67% 0,00% 0,00% 20,00% 9,09% 0,00% 8,82% Umbria 4,00% 5,26% 0,00% 12,50% 0,00% 0,00% 0,00% 10,00% 0,00% 0,00% 4,12% Marche 2,00% 2,63% 6,25% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 1,76% Lazio 8,00% 2,63% 0,00% 0,00% 0,00% 7,69% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 3,53% Abruzzo 4,00% 2,63% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 18,18% 0,00% 2,94% Molise 2,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,59% Campania 10,00% 10,53% 0,00% 18,75% 0,00% 7,69% 0,00% 0,00% 9,09% 0,00% 8,24% Puglia 12,00% 2,63% 18,75% 6,25% 16,67% 7,69% 0,00% 0,00% 0,00% 12,50% 8,24% Basilicata 0,00% 2,63% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 9,09% 0,00% 1,18% Calabria 0,00% 5,26% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 1,18% Sicilia 6,00% 2,63% 0,00% 0,00% 16,67% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 2,94% Sardegna 2,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,00% 0,59% TOTALE 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% 100,00% La concentrazione maggiore di aziende operanti in tale comparto è localizzato in Lombardia ed in Veneto, con, rispettivamente il 24,1% ed il 12,4% delle aziende censite. Nella nostra Regione sono localizzate il 3,5% delle società. Oltre il 50% delle aziende ha un fatturato inferiore ad 1 mln, mentre solo 1 si trova nella fascia 2,5-4 mln. 67

98 Distribuzione % delle aziende di materie plastiche Legenda Riciclaggio materie plastiche tot (%) 0% 0,01% - 1,76% 1,77% - 4,12% 4,13% - 12,35% 12,36% - 24,12% Effettuando l aggregazione del campione, allo scopo di valutare il comparto nel suo insieme, si evince come tale settore, dopo la battuta d arresto a livello di ricavi del 2009, ha avuto una buona ripresa, passando da 447 mln a 583 mln su una base di aziende inferiore di una unità. Numero di società Incluse migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR Ricavi delle vendite EBITDA EBITDA/Vendite (%) 14,21 7,24 8,48 5,84 7,59 8,48 9,85 12,08 Redditività delle venditite (ROS) (%) 7,44 2,85 3,35 1,93 3,68 4,41 5,34 6,55 Utile Netto Totale Attività Patrimonio Netto Posizione finanziaria netta Redditività del totale attivo (ROA) (%) 2,12 2,76 2,69 2,02 3,81 4,73 5,39 6,39 Redditività del capitale proprio (ROE) (%) 0,73 2,75 0,08-3,21 2,32 5,38 7,63 12,7 Rotaz. cap. investito (volte) 0,25 0,95 0,78 1,03 1,02 1,06 0,99 0,95 Debt/Equity ratio 4,48 0,9 0,96 1,06 1,14 1,06 0,91 0,65 Debiti v/banche su fatt. (%) n.s. 25,64 32,8 26,75 28,11 26,3 24,59 18,25 Debt/EBITDA ratio 12 3,72 4,07 4,75 3,84 3,24 2,62 1,63 La redditività media aziendale, calcolata come EBITDA 36 /Vendite è stato discreta e superiore al 7% 36 EBITA= margine prima di interessi, tasse e ammortamenti 68

99 Il settore ha prodotto utili a parte il 2008 anche se non a livelli elevatissimi: l utile medio aziendale nel 2010 è stato di poco superiore a ; L indebitamento incide per un valore inferiore al 30% dei ricavi Il rapporto tra indebitamento e capitale proprio è pari a valori prossimi a 4. Il grado di concentrazione del settore è molto elevato infatti le prime 8 aziende rappresentavano oltre il 50% del fatturato cumulato (51,3% per un valore pari a 299 Mln) e le prime 30 quasi l 80% del fatturato globale. Ragione Sociale migl. EUR Cum. val. % Cum.% 1 ALIPLAST SPA ,73 12,73 2 TARO PLAST SPA ,1 22,83 3 MONTELLO SPA ,28 32,11 4 MEPOL SRL ,79 37,9 5 SIR SPA ,42 42,32 6 VETRADING SRL ,43 45,75 RICICPLAST SRL RECUPERO RICICLAGGIO 7 STAMPAGGIO MATERIE PLASTICHE ,15 48,9 8 VALPLASTIC SPA ,4 51,3 9 SKYMAX SPA ,39 53,68 10 ERREPLAST SRL ,98 55,66 11 MAGMA SPA ,93 57,6 12 EURODUE SRL ,74 59,33 13 ECOGOMMA SRL ,65 60,99 14 RIPLASTIC SRL ,65 62,64 15 ARMAL SRL ,64 64,27 16 BDM RIFLEX SPA ,62 65,9 17 REALPLASTIC SRL ,5 67,39 18 TRANSECO SRL ,4 68,79 19 SIVIPLAST SRL ,3 70,09 20 MECOPLAST SRL ,13 71,22 21 ZETA POLIMERI SRL ,1 72,32 22 MONTEPLAST SRL ,93 73,25 23 DEMAP SRL ,93 74,17 24 ROMEI SRL ,9 75,08 25 POLI LAURA SRL ,9 75,97 26 ELITE AMBIENTE SPA ,88 76,85 27 SCUTARO VINCENZO & FIGLIO SRL ,87 77,72 ECOLOGIA GESTIONE RIFIUTI SRL ENUNZIABILE ANCHE 28 ECOGERI SRL ,81 78,53 29 PETRA POLIMERI SRL ,7 79,23 30 TECHNOREPLASTIC SRL ,67 79,89 69

100 Di seguito si riporta l EBITDA delle prime 30 società che mostrano valori compresi tra 410 e in 17 casi, e valori superiori a 1 mln in 13 casi. Ragione Sociale Quartile Decile Classif. migl. EUR MONTELLO SPA TARO PLAST SPA ALIPLAST SPA RIPLASTIC SRL EURODUE SRL ARMAL SRL SKYMAX SPA SIR SPA MAGMA SPA MEPOL SRL RICICPLAST SRL RECUPERO RICICLAGGIO STAMPAGGIO MATERIE PLASTICHE DEMAP SRL ERREPLAST SRL VALPLASTIC SPA BDM RIFLEX SPA POLI LAURA SRL VETRADING SRL REALPLASTIC SRL MMP SRL ROMEI SRL SIVIPLAST SRL ECOGOMMA SRL ECOLOGIA GESTIONE RIFIUTI SRL ENUNZIABILE ANCHE ECOGERI SRL ORGANIZZAZIONE AGRICOLTURA SRL IN FORMA ABBREVIATA OA GROUP SRL OLGA OFFICINA LAVORAZIONE GOMME E AFFINI SRL ABBREVIATA OLGA SRL ZETA POLIMERI SRL RIPLAST S.R.L ELITE AMBIENTE SPA MECTRA SRL MECOPLAST SRL Volendo approfondire maggiormente l analisi mettendo in evidenza i risultati di una piccola azienda laziale, si riportano alcune voci di bilancio di una società laziale, la RMP SRL RIGENERAZIONE MATERIE PLASTICHE con sede in Latina, società costituita nel /12/ /12/ /12/ /12/ /12/2005 media a 5 anni EUR EUR EUR EUR EUR EUR Ricavi delle vendite EBITDA EBITDA/Vendite (%) 12,57 10,69 13,21 8,23 4,73 9,89 Redditività delle venditite (ROS) (%) 7,47 2,66 7,83 4,38 3,54 5,18 Utile Netto Totale Attività Patrimonio Netto Posizione finanziaria netta Redditività del totale attivo (ROA) (%) 8,81 2,74 12,12 7,28 6,76 7,54 Redditività del capitale proprio (ROE) (%) 17,78 20,17 30,27 30,76 32,35 26,27 Rotaz. cap. investito (volte) 1,16 1,03 1,55 1,66 1,91 1,46 Debt/Equity ratio 1,02 1,11 0,5 0 0,66 Debiti v/banche su fatt. (%) 12,63 7,81 2,9 0 5,83 Debt/EBITDA ratio 1 0,59 0,35 0 0,49 La RMB rispetto ai ricavi delle vendite, ha seguito il trend medio del settore con fatturato in crescita fino al 2008, un crollo nel 2009 ed una ripresa dei valori su livelli prossimi al livello pre-crisi nel Pur in tale situazione altalenante la società ha saputo salvaguardare la propria redditività che è stata superiore a quella media settoriale e superiore al 10% a partire dal IL totale delle 70

101 attività è costituito per quasi il 50% dal valore dei crediti denotando tempi di incasso prossimi ai 180 giorni. Le immobilizzazioni materiali sono limitate a valori di poco superiori a Fabbricazione di materie plastiche in forma primarie codice Ateco Il campione delle aziende classificate con tale codice ateco, sono a livello nazionale 307 concentrate prevalentemente in Lombardia (127) e Veneto (42). Nel Lazio sono presenti solo 8 aziende, pari al 2,6% della consistenza totale. La metà della aziende laziali ha un fatturato inferiore a 1,5 /mln mentre 2 appartengono alla classe di fatturato maggiore (oltre 15 /mln) Ricavi delle Vendite (migl EUR) Regione, Provincia, Comune Meno di 500 a a a a a a a a Più di Tutto 500 migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR Piemonte Valle d'aosta/vallée d'aoste Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna n.d Tutto Distribuzione % delle aziende Legenda Cod Ateco tot (%) 0% 0,01% - 4,56% 4,57% - 6,84% 6,85% - 13,68% 13,69% - 41,37% 71

102 Le 8 aziende laziali sono riportate nella tabella successiva: Ragione Sociale Provincia Data Chiusura del Bilancio Ultimo Anno Disp. Ricavi delle vendite migl. EUR Ultimo Anno Disp. M&G POLIMERI ITALIA S.P.A. Frosinone 31/12/ SALVER SPA Roma 31/12/ TERNI POLIMERI SPA Roma 31/12/ LAZIALE GRANULI TERMOPLASTICI SUD SRL Frosinone 31/12/ ENERXA SRL Roma 31/12/ CDR SRL Frosinone 31/12/ ECOGOMMA DUE SRL Roma 31/12/ MAGIC FORM SRL Roma 31/12/ A parte la M&G Polimeri 37 e la Salver, al gruppo appartengono micro società, eccezion fatta per la reatina Terni Polimeri e la Laziale Granuli Temoplastici Sud con un fatturato, rispettivamente di 4,1 e 2,1 /mln. A livello nazionale il campione di aziende con fatturato riscontrato nel 2010 erano 288, stabili rispetto al biennio precedente, per un fatturato globale di oltre 6,4 /mld Numero di società Incluse migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR Ricavi delle vendite EBITDA EBITDA/Vendite (%) 4,21 7,23 7,21 6,39 8,29 7,81 9,11 8,15 Redditività delle venditite (ROS) (%) 0,82 3,64 2,56 1,78 4,56 4,12 4,74 3,14 Utile Netto Totale Attività Patrimonio Netto Posizione finanziaria netta Redditività del totale attivo (ROA) (%) 0,83 4,29 2,57 2,2 5,68 4,86 5,41 3,34 Redditività del capitale proprio (ROE) (%) -1,44 5,67 0,14-1,88 8,82 4,16 2,3 6,95 Rotaz. cap. investito (volte) 0,93 1,16 0,99 1,22 1,23 1,16 1,13 1,05 Debt/Equity ratio 0,24 0,65 0,71 0,86 0,67 0,78 0,63 0,87 Debiti v/banche su fatt. (%) 11,57 14,69 17,89 17,36 14,74 14,93 15,07 14,47 Debt/EBITDA ratio 2,75 2,83 3,6 3,63 1,99 2,5 2 3,09 Come già riscontrato per gli altri comparti, il 2010 ha fatto registrare una ripresa rispetto al 2009, anno in cui il fatturato era crollato di oltre 22 punti percentuali. Al gruppo fanno parte grandi aziende tanto che il fatturato medio è pari a 22 /mln. La redditività media non è elevatissima ed è di poco superiore al 7% in leggero calo rispetto al quadriennio ; L utile netto medio registrato è pari a ; 37 Attualmente, M&G è la maggior azienda produttrice a livello mondiale di PET destinato ad applicazioni per imballaggi. Le resine di M&G vengono utilizzate per la produzione di confezioni rigide usa & getta e/o riutilizzabili per bevande analcoliche, acqua minerale, birra, succhi di frutta, tè, gelatina, salse, olio da cottura, cosmetici, fertilizzanti e disinfettanti. Attualmente la società ha avviato una BU Bio Polyester Feedstocks che, ha la missione di sviluppare la produzione di PET completamente da fonti rinnovabili. 72

103 L indebitamento medio verso banche rispetto al fatturato è più basso rispetto ad altri comparti e pari, nel 2010 al 14,69%; L incidenza del costo delle materie prime risultava nel 2010 pari al 50% del totale del valore della produzione (6,985 mld) e, pertanto, rappresentano un aspetto fondamentale per il controllo della redditività; A livello commerciale, sia i crediti che i debiti avevano una durata inferiore a 90 giorni. Come già segnalato, tale gruppo di aziende aveva al suo interno grandi realtà; ciò è sancito anche dal grado di concentrazione del settore che risulta molto forte tanto che le prime 30 società (su 288) detenevano quasi il 70% dei ricavi totali Ragione Sociale migl. EUR Cum. val. % Cum.% 1 BASELL POLIOLEFINE ITALIA SRL ,67 17,67 2 RADICI YARN SPA ,86 20,53 3 SADECHIM S.R.L ,78 23,32 4 M&G POLIMERI ITALIA S.P.A , SOLVIN ITALIA SPA ,6 28,61 6 ARTENIUS ITALIA SPA ,59 31,19 7 BAYER MATERIALSCIENCE SRL ,33 33,53 8 CRAY VALLEY ITALIA SRL ,27 35,8 9 VINAVIL SPA ,27 38,07 10 SOFTER SPA ,1 40,17 11 GALLAZZI SPA ,1 42,27 12 SIRMAX SPA ,96 44,23 13 RADICIFIL SPA ,95 46,18 14 SIR INDUSTRIALE SPA ,86 48,04 15 F.A.R. FABBRICA ADESIVI RESINE S.P.A ,81 49,85 16 FEBO SPA ,79 51,63 17 RADICI NOVACIPS SPA ,75 53,38 18 LATI INDUSTRIA TERMOPLASTICI SPA ,62 55,01 19 INDUSTRIE GENERALI SPA ,57 56,57 20 CYTEC ITALY S.R.L ,54 58,11 21 ALFATHERM S.P.A ,53 59,65 SILFAB SOCIETA PER AZIONI IN FORMA ABBREVIATA 22 SILFAB SPA ,46 61,1 ICAPSIRA CHEMICALS AND POLYMERS SPA ICAPSIRA 23 SPA ,38 62,48 24 TPV COMPOUND SRL ,31 63,79 25 OLMO GIUSEPPE SPA ,13 64,92 FAINPLAST FARAOTTI INDUSTRIE PLASTICHE SRL PIU 26 BREVEMENTE FAINPLAST SRL ,12 66,04 27 FITT SPA SOCIETA UNIPERSONALE ,12 67,16 28 VULCAFLEX SPA ,92 68,08 29 AMPACET ITALIA SRL ,92 69,01 SOCIETA AZIONARIA PER L INDUSTRIA CHIMICA 30 ITALIANA SAPICI SPA ,84 69,85 73

104 Relativamente all EBITDA, le prime 30 società, su un totale di 251 con valori positivi, concentravano il 75,34% del totale mostrando una maggiore concentrazione nella redditività rispetto ai ricavi. Le aziende di produzione di materie plastiche in forma primaria in Umbria e nel Lazio Effettuando un confronto sulla banca dati AIDA relativamente al codice ATECO fabbricazione di materie plastiche in forma primaria, si evince che nelle Regioni Lazio ed Umbria, sono presenti 13 aziende. Come si evince dalla tabella successiva le società hanno un fatturato compreso tra i i nel 54% dei casi, tra 4 /mln e 10 /mln, nel 15,4% del casi, oltre 5 /mln con punte di oltre 150 /mln (M&G polimeri Italia) nel 23,1% dei casi ed il restante inferiore a La redditività misura come % dell EBITDA sulle vendite anche nell ultimo anno disponibile (2010) è stata positiva salvo 2 casi e mediamente superiore al 10% Ragione Sociale Ricavi delle Ricavi delle vendite vendite migl. EUR migl. EUR Anno - 1 Ultimo Anno Disp. Ricavi delle vendite migl. EUR Anno - 2 EBITDA/Vendite (%) Ultimo Anno Disp. ebidta/vendit e Anno - 1 (%) ebidta/vendite Anno - 2 (%) M&G POLIMERI ITALIA , , ,52 3,09-1,66-0,76 SALVER SPA , , ,64 12,90 8,59 12,96 BAZZICA SOCIETA A 7.170, , ,30 13,18 13,48 9,58 TERNI POLIMERI SPA 4.135, , ,09-5,43 6,54 1,36 LAZIALE GRANULI 2.140, ,99-5,17 8,30 12,77 TECNOPOLIMERI 1.978,54-1,31 ENERXA SRL 905,51 966, ,77 1,50 7,39 11,94 CDR SRL 869, , ,37 13,42 9,31 9,65 MIRACHROME SRL 452,94 431,32 332,58 12,82 14,00 3,00 SENSI & C SRL 431,85 505,19 687,55-7,51-7,06-8,81 MAGIC FORM SRL 219,71 222,31 273,25 12,71 11,82 12,56 ECOGOMMA DUE SRL 802,55 655,58 550,46 33,20 28,94 34,18 TECHNOFILM SRL 696,09 646,82 554,60 12,38 7,99 13,80 74

105 Rappresenta una criticità la durata dei crediti, salvo nel caso della M&G polimeri Italia per l ovvio potere contrattuale di questa grande azienda, anche se tale problematica è condivisa con i fornitori (cfr. durata dei debiti) Ragione Sociale La distribuzione della redditività dati bilancio 2010 (misurata dal v.a) rispetto ai ricavi è rappresentata di seguito Durata media dei Durata media dei crediti al lordo IVA crediti al lordo IVA (gg) Ultimo Anno (gg) Anno - 1 Disp. Durata media dei crediti al lordo IVA (gg) Anno - 2 Durata media dei debiti al lordo IVA (gg) Ultimo Anno Disp. Durata media dei debiti al lordo IVA (gg) Anno - 1 Durata media dei debiti al lordo IVA (gg) Anno - 2 M&G POLIMERI ITALIA 30,14 47,55 14,30 104,95 113,22 75,76 S.P.A. SALVER SPA 176,85 254,79 237,28 278,07 202,98 300,07 BAZZICA SOCIETA A RESPONSABILITA LIMITATA TERNI POLIMERI SPA 111,04 145,64 118,98 131,26 168,34 115,21 LAZIALE GRANULI 190,27 195,77 183,45 87,50 68,25 107,31 TERMOPLASTICI SUD SRL TECNOPOLIMERI 1069,96 UMBRA SRL ENERXA SRL CDR SRL 225,28 124,49 154,98 416,28 229,96 304,76 MIRACHROME SRL 242,18 236,64 304,41 274,88 SENSI & C SRL 117,43 85,13 93,46 MAGIC FORM SRL 129,94 181,99 ECOGOMMA DUE SRL 219,19 TECHNOFILM SRL 215,57 72,05 Di seguito si riportano due situazioni, una relativa ad una start up, la Tecnopolimeri Umbra, società costituita nel 2009 con il primo anno di attività nel 2010, l altra relativa alla Terni Polimeri di Rieti. 75

106 Tecnopolimeri Umbra ANNO 2010 VALORI IN ANNO 2010 A. TOT. VAL. DELLA PRODUZIONE Ricavi delle vendite A.1. Ricavi vendite e prestazioni EBITDA B. COSTI DELLA PRODUZIONE EBITDA/Vendite (%) 1,31 Redditività delle venditite (ROS) (%) 1,11 B.6. Materie prime e consumo Utile Netto B.7. Servizi Totale Attività B.8. Godimento beni di terzi Patrimonio Netto B.9. Totale costi del personale Posizione finanziaria netta B.9.a. Salari e stipendi B.9.b. Oneri sociali B.9.c. Tratt. fine rapporto B.9.d. Tratt. di quiescenza 0 B.9.e. Altri costi 0 B.9.f. TFR + quiescenza + altri costi B.10. TOT Ammortamenti e svalut B.10.a. Amm. Immob. Immat. 660 B.10.b. Amm. Immob. Mat B.10.c. Altre svalut. Immob. 0 B.10.a+b+c. Amm. e svalut. delle immob B.10.d. Svalut. crediti 0 B.11. Variazione materie B.12. Accantonamenti per rischi 0 B.13. Altri accantonamenti 0 B.14. Oneri diversi di gestione 550 RISULTATO OPERATIVO Gli indicatori mostrano una situazione propria di una azienda in fase di start up con forte incidenza delle materie prime. Il totale delle attività è influenzato dai crediti entro l anno ed oltre l annualità (superiori a 11 /mln; cui si contrappone un simile importo di debiti. Le immobilizzazioni materiali sono circa Terni Polimeri La società è stata costituita nel 2003 e, come si evince nella sintesi di bilancio allegato, ha conosciuto alterne vicende, sia a livello di fatturato che nel 2010 ha avuto un fortissimo incremento dopo il dimezzamento dello stesso avuto nel 2009, sia a livello di redditività; in effetti, pur non conoscendo mai un significativo Ebitda, ad eccezione del 2007, in linea con quello di settore, nel 2010, la Terni Polimeri ha affrontato delle problematiche produttive che hanno determinato una incapacità di generare reddito nel corso della propria gestione caratteristica. 76

107 31/12/ /12/ /12/ /12/ /12/ /12/2005 EUR EUR EUR EUR EUR EUR Ricavi delle vendite EBITDA EBITDA/Vendite (%) -5,43 6,54 1,36 7,07-2,29 5,52 Redditività delle venditite (ROS) (%) -12,67 2,79-1,81 4,79-4,34 4,31 Utile Netto Totale Attività Patrimonio Netto Posizione finanziaria netta Redditività del totale attivo (ROA) (%) -8,43 1,26-1,32 5,4-4,25 6,38 Redditività del capitale proprio (ROE) (%) -52,77-2,51-15,92 7,78-52,15 20,43 Rotaz. cap. investito (volte) 0,66 0,44 0,72 1,12 0,97 1,47 Debt/Equity ratio 2,66 1,62 2,22 5,84 1,64 Debiti v/banche su fatt. (%) 76,63 n.s. 67,54 57,35 22,27 Debt/EBITDA ratio -14,12 16,13 49,71-25,04 4,03 Altrettanto importante, sia in valore assoluto, sia in confronto a quanto registrato per le altre aziende del settore, è l indebitamento verso banche. Tale aspetto, oltre al carico degli ammortamenti hanno peggiorato il risultato finale della società. In merito ai valori dell ultimo triennio risulta comunque da considerare che la società ha affrontato investimenti (totale immobilizzazioni materiali raddoppiate dal 2007 al 2008). Nettamente superiore alle medie di settore anche l incidenza del costo delle materie prime (65% del valore della produzione nel 2010). La possibilità di una supporto bancario per l allungamento dei tempi di rientro, al fine di ridurre gli oneri finanziari, nonché l effettuazione di ulteriori investimenti che possano permettere l acquisto di materie prime a costi meno rilevanti risulta fondamentale tanto quanto la possibilità di acquisire materia prima di qualità nell ambito del territorio di riferimento al fine di abbattere l incidenza del costo delle materie prime sul valore della produzione. Aziende operanti nella filiera della plastica Nel Lazio, secondo i dati del Polieco, si trovano: 18 Aziende di produzione per un immesso pari a Ton. 29 Aziende di Trasportatori e piattaforme di stoccaggio 9 Aziende di riciclo Ton di materiale trasportato e stoccato Ton di prodotto riciclato Il dato maggiormente significativo è quello relativo al prodotto riciclato che, stante la mancanza di ditte nel Lazio che producono beni utilizzando anche materiale rigenerato, verrà inviato in altre regioni o all estero. Si assiste infatti ad una discrasia del mercato della plastica riciclata, che vede una concentrazione degli impianti di produzione che utilizzano materiale riciclato nelle regioni del 77

108 Nord Italia a fronte di maggiori quantità di prodotti da avviare a riciclo localizzate al Sud. Nel Lazio, la produzione di materiale da destinare al riciclaggio è caratterizzato particolarmente da: Teli da serra, zona Pontina Cassettame ortofrutticolo, Fondi e Gaeta Reti ombreggianti, zone della Sabina e basso Lazio Tubi per irrigazione La mancanza di un reale incontro tra domanda e offerta determina conseguentemente un aumento dei costi di trasporto, difficoltà nell effettuare un corretto conferimento e un aumento tendenziale delle esportazioni soprattutto verso i paesi Asiatici; dall altro lato di assiste anche all importazione di MPS da Paesi extraeuropei. Nella messa a punto di un attività destinata al recupero di materie plastiche per un riutilizzo e valorizzazione, occorrerebbe prevedere i seguenti investimenti 1) Pesa a ponte per le materie prime in entrata 2) Impianto di riciclaggio per Film PE ad elevata contaminazione proveniente da imballaggi flessibili da colture agricole protette e per trattamento alternativo di bottiglie e flaconi in LDPE, HDPE, PP provenienti da raccolta differenziata, 3) Impianto di depurazione acqua; 4) Impianto per la granulazione di foglia LDPE e macinato di HDPE con Estrusore 5) Mezzi per movimentazione interna ed esterna (carrello elevatore) Target di riferimento: trader nazionali ed internazionali di Materie prime seconde; aziende nazionali produttrici di oggetti in plastica riciclata, tra cui produttori di arredo urbano (cordoli, bacheche, recinzioni, parchi giochi); teli, tubi e imballaggi per il settore agricolo; pavimentazioni e isolanti per l edilizia; componenti per auto; articoli casalinghi (vasi, accessori, cestini); arredi per interni ed esterni (tavoli, sedie, panchine); imballaggi non alimentari. Opportunità: crescente sensibilità verso imballaggi in plastica riciclata; 78

109 rispetto da parte delle amministrazioni pubbliche di Criteri Minimi Ambientali, in base ai quali gli appalti pubblici in alcuni contesti tra cui gli arredi urbani, dovranno prevedere che almeno il 30% del valore del singolo appalto sia relativo a beni aventi come materia prima quella derivante dal processo di riciclo e rigenerazione. Possibili utilizzi: Imballaggi; Edilizia: tubature; casseri; pavimentazione, isolanti; lastre utilizzate per le coperture dei tetti o per le finestre di capannoni industriali Agricoltura: teloni 79

110 LA FILIERA DEI PNEUMATICI FUORI USO (PFU) L impiego dei materiali derivanti da PFU in applicazioni diverse dalla loro funzione originaria ha trovato negli anni numerose destinazioni che godono di fortuna alterna in funzione del periodo, dell area geografica e delle congiunture economiche. Asfalti modificati Il polverino di gomma viene utilizzato in tutto il mondo per la produzione di asfalti modificati: l aggiunta di gomma ai conglomerati bituminosi permette la realizzazione di pavimentazioni che sono particolarmente apprezzate per durabilità, silenziosità ed aderenza in frenata. Superfici sportive I materiali ottenuti dal processo di granulazione dei PFU sono utilizzati quale materiale da intaso per campi in erba artificiale e piste da atletica, pavimentazioni antitrauma e superfici equestri. Le proprietà drenanti del materiale, unite alla capacità elastica di assorbire gli urti rendono il granulo di PFU particolarmente adatto a tali impieghi. Materiale per l isolamento Il granulo di gomma, legato con resine poliuretaniche, viene utilizzato per produrre pannelli insonorizzanti, tappetini anti-calpestio, membrane impermeabilizzanti, materiali anti-vibranti e anti-sismici particolarmente apprezzati per le proprietà elastiche del materiale di cui sono fatte e per garantire protezione anti-infortunistica. Arredo urbano, pavimenti e manufatti Il granulo di gomma, legato con resine poliuretaniche o in combinazione con altri polimeri termoplastici, viene utilizzato per la produzione di elementi di arredo urbano (dossi artificiali, delimitatori di traffico, cordoli, ecc), materassi per l allevamento degli animali, mattonelle in gomma ecc. Opere di Ingegneria Civile I PFU interi sono talvolta utilizzati come elemento costruttivo di barriere insonorizzanti, barriere anti-erosione, stabilizzazione di pendii, protezioni costiere, terrapieni stradali drenanti e termo-isolanti e drenaggi di base in nuove discariche. I PFU frantumati sono utilizzati in sostituzione di inerti minerali per la realizzazione di fondazioni stradali/ferroviarie, rilevati stradali alleggeriti (ponti e gallerie) e bacini di ritenzione delle acque piovane; le proprietà drenanti, immarcescibili, antivibranti, termo-isolanti e il basso peso specifico dei materiali derivati da PFU ne rendono l applicazione in tali impieghi particolarmente vantaggiosa. 80

111 Riutilizzo in mescola I polverini di gomma sono riciclati nelle nuove mescole per la produzione di articoli tecnici in quantità percentuali variabili in funzione delle prestazioni richieste al prodotto finale e, in minima parte, nelle mescole dei pneumatici. Acciaierie ad arco elettrico Oltre al recupero, per seconda fusione, dell acciaio derivante dalla frantumazione dei PFU, a livello internazionale è in continua crescita l interesse delle acciaierie verso la parziale sostituzione dell antracite e coke (utilizzati quali riducenti degli ossidi metallici) con PFU frantumato in pezzature variabili in funzione degli impianti. La percentuale elevata di biomassa nei PFU li rende ottimi sostituti delle fonti di carbonio fossili in quanto permettono la riduzione di emissioni di CO2 da fonti non rinnovabili svolgendo la stessa funzione dei materiali tradizionali. Materiale per pacciamatura Il cippato rivestito con resine poliuretaniche e colorato in diverse tonalità ha trovato larga applicazione in sostituzione alla corteccia di conifere per la pacciamatura di giardini pubblici e privati, aiuole spartitraffico, rotatorie ecc. In Italia è un applicazione non ancora diffusa. De-vulcanizzazione (Rigenerazione) I polverini e granuli di gomma, se sottoposti ad azione meccanica, termica o irradiati di ultrasuoni, subiscono un processo di devulcanizzazione con risultati variabili in funzione del materiale di partenza e della tecnologia utilizzata. Il prodotto finale è particolarmente idoneo al reimpiego in nuove mescole di gomma anche in percentuali elevate; tale operazione permette quindi il completo riciclo dei polimeri che vengono nuovamente legati alle nuove materie prime mediante un secondo processo di vulcanizzazione. Quanto descritto in precedenza è riassunto nella figura successiva 81

112 La normativa L art. 228 del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e s.m.i., modificato dall art. 32 del D. Lgs. 3 dicembre 2010, n. 205 recante "Disposizioni di attuazione della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive" fissa i principi relativi alla gestione dei PFU prevedendo: l obbligo per produttori e importatori di pneumatici di provvedere, singolarmente o in forma associata e con periodicità almeno annuale, alla gestione di quantitativi di pneumatici fuori uso pari a quelli dai medesimi immessi sul mercato; l indicazione del contributo ambientale a carico degli utenti finali su ogni pneumatico venduto la possibilità di trasferimento dei PFU a struttura operativa associata alla quale i produttori e importatori possono delegare l attività per il trattamento dei PFU. Con il Decreto del Ministero dell Ambiente e della tutela del Territorio e del mare dell 11 aprile 2011, n. 82, recante Regolamento per la gestione dei PFU ai sensi dell art. 228 del D. Lgs. 3 novembre 2006, n. 152, in vigore dal 7 settembre 2011, il legislatore ha introdotto in Italia il principio della responsabilità estesa del produttore, producer s responsibility. Si impone per legge l obbligo per produttori e importatori di pneumatici di provvedere, singolarmente o in forma associata, alla gestione di quantitativi di pneumatici fuori uso pari a quelli immessi sul mercato del ricambio. Quindi, con questa norma innovativa chi detiene un PFU sa che gli verrà ritirato ed è obbligato a rendicontarne i vari passaggi. L intento è di far rientrare nel circuito legale tutto ciò che viene immesso nel mercato. Le autorizzazioni degli impianti di recupero Gli iter autorizzativi per gli impianti di trattamento di Pfu sono regolati dall'articolo 208 del Dlgs 152/2006 (Autorizzazione unica, cosiddetta Autorizzazione ordinaria) e dal Dm 5 febbraio 1998 (Procedura semplificata per rifiuti non pericolosi). L'Autorizzazione Unica, o Ordinaria, costituisce titolo a costruire e a esercire l'impianto. Riceve il suo nome dal fatto che avviene al termine di un "procedimento unico" indetto dalla Regione e svolto nell'ambito della Conferenza dei servizi, a cui partecipano i responsabili degli uffici regionali competenti e i rappresentanti delle autorità d'ambito e degli enti locali sul cui territorio è realizzato l'impianto. L'autorizzazione è concessa per un periodo di dieci anni ed è rinnovabile. La Procedura semplificata consentita per certe quantità di rifiuti non pericolosi e solo in presenza di specifiche condizioni si sostanzia invece in una Comunicazione alla Provincia. Decorsi 90 giorni, è possibile avviare l'attività di recupero. Il Dm 5 febbraio 1998 (più volte modificato, e sostanzialmente dal Dm 5 aprile 2006) regola in particolare tre aspetti 82

113 del recupero che riguardano il settore dei pneumatici e cioè: il recupero di materia, il recupero di energia, la messa in riserva. Il soggetto che accede al regime semplificato per il recupero dei rifiuti, ha sempre l'onere di provare la sussistenza delle condizioni previste dalla disciplina e l'effettività del recupero. Continuano invece a mancare i decreti ministeriali sugli specifici criteri da adottare per le operazioni di recupero. Ciò ha determinato notevoli difficoltà e incertezze negli operatori, tanto da spingere il governo ad emanare un provvedimento emergenziale (Dl 172/2008) che ha stabilito una "presunzione di conformità" delle caratteristiche dei materiali individuati nelle autorizzazioni rilasciate dalle Regioni. In pratica, l'entrata in vigore del Dl 172/2008 ha validato le Autorizzazioni ordinarie fin lì rilasciate. Si ritiene che contemporaneamente il decreto abbia comportato sul territorio nazionale un blocco al rilascio di nuove autorizzazioni uniche fino all'emanazione degli attesi criteri ministeriali sul cosiddetto "end of waste". Dunque le Regioni possono legittimamente autorizzare esclusivamente impianti che rispettino le modalità di recupero dei Pfu comprese nel Dm 5 febbraio 1998, norma di riferimento per il recupero "in via semplificata" dei rifiuti non pericolosi. Diventa quindi essenziale entrare nel merito delle caratteristiche previste per il recupero "semplificato" dal Dm 5 febbraio 1998: recupero di materia, recupero d'energia, messa in riserva. Recupero di materia L'accesso alla "procedura semplificata" riguarda l'industria della gomma, dei bitumi e dei parabordi, ed è condizionato al rispetto integrale delle condizioni stabilite dal Dm 5 febbraio 1998, allegato 1, suballegato 1, punto 10.2 (il punto 10 tratta dei rifiuti solidi in caucciù e gomma). Tipologia: pneumatici non ricostruibili, camere d'aria non riparabili e altri scarti di gomma [160103] Provenienza: industria della ricostruzione dei pneumatici, attività di sostituzione e riparazione pneumatici e attività di servizio, attività di autodemolizione autorizzata ex Dlgs 152/2006, autoriparazione e industria automobilistica Caratteristiche del rifiuto: pneumatici usurati e camere d'aria con eventuale presenza di inquinanti superficiali (IPA < 10 ppm); scarti di gomma di varie dimensioni e forme Attività di recupero: messa in riserva di rifiuti di gomma [R13] con lavaggio, triturazione e/o vulcanizzazione per sottoporli alle seguenti operazioni di recupero: a) recupero nell'industria della gomma per mescole compatibili [R3]; b) recupero nella produzione bitumi [R3]; c) realizzazione di parabordi previo lavaggio chimico fisico se contaminato, eventuale macinazione, compattazione e 83

114 devulcanizzazione [R3] Caratteristiche delle materie prime e/o dei prodotti ottenuti: a) manufatti in gomma nelle forme usualmente commercializzate; b) e c) bitumi e parabordi nelle forme usualmente commercializzate La disciplina impone dei precisi limiti dimensionali con riferimento alla quantità massima impiegabile di Pfu (3500 tonnellate/anno per l'industria della gomma e 2500 t/a per l'industria dei conglomerati bituminosi) e alla quantità massima di Pfu sottoponibili a messa in riserva presso gli impianti (7680 t/a). L'autorizzazione in via semplificata degli impianti di trattamento dei Pfu è possibile anche ai fini della produzione di combustibile da rifiuti (Cdr). Si riporta il punto 14 dello stesso allegato: 14. Rifiuti recuperabili da RSU e da rifiuti speciali non pericolosi per la produzione di Cdr Tipologia: rifiuti solidi urbani o speciali non pericolosi ad esclusione delle frazioni derivanti da raccolta differenziata [150101] [150102] [150103] [150105] [150106] [170201] [170203] [160103] [160105] Provenienza: raccolta di RSU e raccolta finalizzata di rifiuti speciali non pericolosi e impianti di trattamento meccanico di rifiuti Caratteristiche del rifiuto: rifiuti solidi urbani ed assimilati dopo separazione delle frazioni destinate a recupero di materia attuata mediante raccolta differenziata Attività di recupero: produzione di combustibile derivato da rifiuti (Cdr) [R3] conformi alle norme tecniche UNI ottenuto attraverso cicli di lavorazione che ne garantiscano un adeguato potere calorifico, riducano la presenza di materiale metallico, vetri, inerti, materiale putrescibile, contenuto di umidità e di sostanze pericolose in particolare ai fini della combustione; selezione, triturazione, vagliatura e/o trattamento fisico meccanico (presso estrusione) ed eventuali trattamenti di essiccamento, addensamento e pellettizzazione. Le fasi di ricevimento, stoccaggio, selezione dei rifiuti e produzione di CDR devono avvenire in ambiente chiuso, i punti di emissione in atmosfera devono essere dotati di sistemi per minimizzare gli odori che utilizzino le migliori tecnologie disponibili e di idonei impianti per l'abbattimento degli altri inquinanti fino ai limiti di emissione del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n Per le polveri il limite è fissato a 10 mg/nm3. Le aree di ricevimento, stoccaggio, eventuale selezione e produzione di Cdr, comprese quelle eventuali per l'essiccamento e l'addensamento del rifiuto devono disporre di pavimentazione impermeabilizzata e di sistemi di raccolta di eventuale percolato. L'impianto deve disporre di aree separate per lo stoccaggio delle frazioni di rifiuti risultanti dalle eventuali operazioni di selezione. L'area dell'impianto deve essere recintata. 84

115 La quantità massima impiegabile di Pfu in questo caso è fissata a 80mila t/a, che coincide con alcune specificazioni in relazione alle quali non si può che rimandare all'articolo 6 del Dm 5 febbraio 1998 con la quantità massima di Pfu sottoponibili a messa in riserva. La quantità massima di Pfu sottoponibili a messa in riserva presso l'impianto di produzione o presso impianti che effettuano unicamente la messa in riserva è fissata 7mila t/a. Anche in relazione al Cdr si deve però evidenziare il fatto che attualmente vige un regime transitorio. Le definizioni di "Cdr" e "Cdr-Q" sono difatti scomparse dal "Codice ambientale" il 25 dicembre 2010, a seguito del Dlgs 205/2010: il Legislatore ha deciso infatti di introdurre nell'ordinamento la nuova figura del "combustibile solido secondario (Css)" ("il combustibile solido prodotto da rifiuti che rispetta le caratteristiche di classificazione e di specificazione individuate delle norme tecniche Uni Cen/Ts e successive modifiche ed integrazioni; fatta salva l'applicazione dell'articolo 184-ter, il combustibile solido secondario, è classificato come rifiuto speciale"), il cui utilizzo rientra pienamente nel campo d'applicazione del Dlgs 133/2005. In relazione agli impianti di trattamento rifiuti che prevedono la produzione o l'utilizzo di Cdr e Cdr-Q già in attività, il Legislatore ha confermato la scadenza naturale delle autorizzazioni già in essere alla data del 25 dicembre 2010, ivi incluse le comunicazioni per il recupero semplificato del Cdr di cui al Dm 5 febbraio 1998, fatto salvo il caso di modifiche sostanziali che richiedano una revisione delle autorizzazioni o delle comunicazioni. Il punto 17.1 dello stesso allegato del Dm 5 febbraio 1998, infine, include il Pfu (Cer ) nella lista dei rifiuti recuperabili con processi di pirolisi e gassificazione. 85

116 Il potenziale di PFU (stima Ecopneus) Oltre alle tonnellate avviate a recupero materiale, esiste un eguale ammontare di materia prima da poter utilizzare per creare valore. E quindi fondamentale aumentare i controlli per evitare la dispersione del materiale e migliorare la logistica ed tra i diversi attori operanti nella filiera dalla raccolta al reimpiego. Vale la pena ricordare che l'articolo 183 del Codice ambientale definisce inoltre il riutilizzo come "qualsiasi operazione attraverso la quale prodotti o componenti che non sono rifiuti sono reimpiegati per la stessa finalità per la quale erano stati concepiti". Applicando tale gerarchia alla filiera dei pneumatici vengono fuori le seguenti priorità: a) riutilizzo dei pneumatici usati anche con ricostruzione dei pneumatici non divenuti rifiuto (prevenzione); b) ricostruzione di pneumatici divenuti rifiuti (preparazione per il riutilizzo); c) recupero di materia da Pfu (riciclaggio); d) recupero di energia da Pfu (recupero di altro tipo); e) smaltimento in discarica di Pfu (possibile solo per i Pfu di largo diametro). 86

117 Il rifiuto PFU è generato nei circa luoghi sparsi in Italia in cui avviene la sostituzione dei pneumatici, rappresentati da: rivenditori specializzati di pneumatici (gommisti); autofficine; stazioni di servizio; sedi di flotte auto pubbliche e private; autodemolitori. La filiera del PFU vede operativi al suo interno i seguenti attori: UNIRE - Unione nazionale imprese recupero, associazione nazionale aderente a Confindustria che raccoglie le imprese operanti nel settore del recupero dei rifiuti nella filiera del fine vita auto, al cui interno troviamo: ASSODEM, Associazione delle imprese di autodemolizione, che partecipa attraverso il proprio rappresentante al Comitato di gestione degli PFU da ELV costituito presso l ACI, che ha il compito di ottimizzare l efficacia, efficienza ed economicità del recupero di tali rifiuti; UNIRIGOM, Associazione dei recuperatori italiani della gomma, che si propone di promuovere un industria di alta qualità del recupero e del riciclo del pneumatico, rafforzando i punti di eccellenza e individuando nuovi mercati di sbocco attraverso processi di ricerca e sperimentazione dei materiali ottenuti e delle nuove tecnologie; Consorzio Nazionale Volontario Riciclaggio Gomma-ARGO, creato nel 1996 da alcune aziende italiane del settore del recupero dei pneumatici usati, il cui fine è promuovere e coordinare l attività di raccolta, riciclaggio, riutilizzo e recupero dei pneumatici usati e altri rifiuti o scarti in gomma, per garantirne il riuso in altri cicli produttivi o energetici. Al fine di eliminare le sacche di illegalità e di incrementare la quota di recupero di materiale con una corretta gestione dei PFU, in piena sintonia con i principi comunitari e con quanto regolato dal DM 11/4/2011, n. 82, nella filiera si è implementato un coordinamento delle attività che si è evidenziato con la nascita, tra i diversi soggetti riconosciuti dal Ministero dell Ambiente come referenti di settore, di ECOPNEUS, società consortile per azioni senza scopo di lucro, fondata nel 2009 dalle principali aziende produttrici di pneumatici in Italia: l intento è quello di far rispettare gli obblighi derivanti dalla responsabilità estesa di prodotto, entrata in vigore dal 7 settembre

118 con l attuazione del suddetto Decreto, e portare a efficienza il sistema di raccolta del PFU immesso al consumo entro il La rete Ecopneus è costituita da 16 imprese regionali di raccolta che si avvalgono di 60 subfornitori. Gli operatori (gommisti e altro) si registrano a Ecopneus per attivare le richieste di raccolta di PFU. A novembre 2011 i punti di generazione del PFU in Italia serviti da ECOPNEUS risultavano essere La rete di impianti di recupero qualificata è costituita in prevalenza da più di cento piccole e medie imprese, è distribuita in modo omogeneo sul territorio nazionale, includendo: Impianti di frantumazione con o senza recupero Impianti di recupero energetico senza frantumazione Aziende di commercio e di trasporto di PFU interi selezionati attraverso apposite gare elettroniche, fondate su criteri oggettivi di requisiti autorizzativi, tecnici e di esperienza (quantità gestite, tipo di trattamento effettuato, mercati sviluppati). Nella pagina successiva si riporta la situazione dei pneumatici fuori uso nella UE a 27 (fonte ETRMA). Da tale rappresentazione emerge che: L Italia rappresenta il 2 Paese come potenziale produttore di PFU dopo la Germania; In Germania il 54% dei PFU è destinato al recupero di energia ed il restante 46% è avviato al recupero del materiale (0% disperso ) In Francia (3 produttore) la situazione è capovolta con il 54% avviato a recupero materiale ed il 46% al recupero di energia; anche in questo caso non si riscontrano PFU dispersi; A Livello europeo su tonnellate di PFU raccolti il 48% è avviato al recupero ed il 52% a recupero di energia. È interessante segnalare come su tonnellate disperse ben siano attribuibili al nostro Paese 88

119 Nota: ELT= end of life tyres =PFU Alcuni dati tecnici per la reperibilità dei PFU Una stima della reperibilità del pneumatico usato in base alla densità di autovetture per una linea da ton/aa Auto pz mezzi Trasporto leggero pz mezzi 89

120 Trasporto pesante pz mezzi Una linea di triturazione/granulazione/raffinazione può riciclare e ridurre in pezzatura diversa lo pneumatico usato secondo le seguenti caratteristiche produttive: granuli mm polvere di gomma 0/800 micron acciaio tallonato fili di acciaio polveri e fibre tessili Totale ton/anno 388 ton/anno 315 ton/anno ton/anno ton/anno ton/anno Oppure granuli mm granuli 0.8/2.5 mm polvere di gomma 0/800 micron acciaio tallonato fili di acciaio polveri e fibre tessili Totale ton/anno ton/anno 364 ton/anno 315 ton/anno ton/anno ton/anno ton/anno Il caso di aziende operanti nel settore del recupero dei pneumatici Come segnalato, per poter fornire alcuni punti di riferimento ad un potenziale investitore, si riporterà nel corso della trattazione, il bilancio nonché alcune informazioni su aziende operanti in alcune specifiche filiere. Per quel che riguarda i pneumatici fuori uso, si analizzerà la Prismi Srl. La società, con sede a Monteprandone, nelle Marche, e costituita nel 1990 produce anche MPS in gomma oltre che trattare PFU. Tra i prodotti della Prismi si ricordano: Granulo di gomma Prisport Il granulo di gomma per l'utilizzo e lo svolgimento del gioco in ogni condizione meteo-climatica senza alterare i risultati. Materiale per tappeti. Tappeti per auto in gomma di alta qualità. Rivestimento Gomme. Gomme con rivestimento battistrada in polvere di gomma riciclata da pneumatici. 90

121 Granulati di gomma. Il prodotto selezionato viene avviato alla fase di granulazione per essere ulteriormente ridotto di dimensioni. In questa fase avviene anche una prima separazione delle granulometrie. Dopo una costanza del fatturato tra il 2005 ed il 2007, nel biennio ha subito un forte decremento dello stesso ma, nel 2010 è ritornata sui livelli pre crisi con 1,3 /mln Ricavi delle vendite EBITDA EBITDA/Vendite (%) 7,08 4,12-4,56 4,57 6,04 4,44 Redditività delle vendite (ROS) (%) 4,09 2,21-6,75 3,19 3,94 1,34 Utile Netto Totale Attività Patrimonio Netto Posizione finanziaria netta Debt/Equity ratio 6,51 3,46-16,89 0 0,25 0,04 Debiti v/banche su fatt. (%) 37,66 23,38 36,07 0 1,13 0,18 Debt/EBITDA ratio 5,32 5,68-7,9 0 0,19 0,04 Risulta pesante il rapporto tra debiti verso banche e fatturato soprattutto se rapportato ai valori del periodo pre crisi. Ciò è stato sostanzialmente determinato dall incremento della durata dei tempi dei clienti cui, comunque, ha fatto da contraltare un incremento dei tempi di pagamento dei fornitori. Ebitda nel 2010 è comunque positiva e pari al 7,5% delle vendite. 91

122 Relativamente al conto economico, le materie prime rappresentavano nel 2010 quasi il 69% del fatturato; i costi del personale si attestavano al 20,6% dei ricavi (10 dipendenti) A parte l anno di inizio crisi (2008) la società ha sempre mostrato un RO (EBIT) positivo anche se non con risultati elevatissimi 92

123 Terni Green SpA A partire dalla fine del 2011 ha avviato una propria attività operativa in tale contesto anche la Ternigreen SpA, società quotata alla borsa di Milano che si occupa: della Gestione di impianti industriali nei settori: Waste Management Recupero materia Recupero energetico Depurazione acque Trattamento rifiuti speciali della Fornitura di servizi nei settori: Decomissioning industriale Bonifica suoli Recupero metalli della fornitura servizi per: Incremento dell uso razionale di energia Monitoraggio ambientale Awareness security Smart metering Gestione dell erogazione di energia programmata L impianto relativo al recupero dei PFU è stato autorizzato nel 2011 ed ha avviato l attività ad ottobre Le principali caratteristiche di tale impianto sono riportate di seguito (fonte aziendale): 93

124 Gli obiettivi economici della società (fonte Piano industriale societario ) sono riportati di seguito: Come si vede siamo di fronte ad una realtà in forte crescita (almeno nelle previsioni) che basa tali ipotesi su risultati incrementali riscontrati nel triennio con fatturato passato da a 2,8 mln nel 2010 (anno di forti cambiamenti societari e di business model) sino a 11,5 /mln nel 2011 con un incremento del 313,8%. Azioni da intraprendere per migliorare la filiera. Nel Lazio operano 4 stabilimenti, 1 a Civitavecchia e 3 localizzati nella zona di Latina e Frosinone, impegnati nella raccolta e trattamento dei PFU per granuli e polverini e recupero energetico. Dai dati riportati nella tabella che segue si evince che il tasso di recupero sul territorio è ancora basso: LAZIO PFU Q.TA AUTORIZZATACAPACITA Q.TA RECUPERO RECUPERO SUL GENERATI FRANTUMAZIONE AUTORIZZATA (MPS+ENERGIA) TERRITORIO % % 94

125 Alcune tipologie di interventi per sostenere e sviluppare la filiera: 1. il primo intervento dovrebbe coinvolgere il settore imprenditoriale e il cosmo delle piccole imprese che caratterizza la filiera con finanziamenti e sussidi. Se infatti è pur vero che i processi e gli impianti di trattamento e recupero: sono per così dire standardizzati, dato che il rifiuto rimane praticamente identico nel tempo, sono caratterizzati da forte automazione, scarsa manodopera e non qualificata, possono fare affidamento sull erogazione di un contributo in ingresso per la materia lavorata, per cui tutto farebbe pensare ad un alta redditività per le imprese nella filiera, in realtà l investimento nel settore richiede un alto capitale iniziale, stimato intorno ai 2,5 milioni di euro, con una capacità di impianto di ton/anno, con una previsione di rientro in un periodo di 5 anni e soprattutto devono essere presi in considerazione gli alti costi energetici da sostenere. Si deve poi considerare che il mercato nazionale del recupero dei PFU vede bassi corrispettivi per il granulato (100 euro/ton), la metà di quanto pagato in Germania, e non trova domanda neanche per quei materiali ricavabili dal trattamento, quali per esempio i tessuti, impiegati nella lavorazione del pneumatico, che altrove invece divengono fonte energetica. Va allora rafforzata la capacità imprenditoriale dei recuperatori per mantenerli competitivi sul mercato per esempio attraverso l applicazione diffusa della specificazione tecnica CEN TS a garanzia dell ottenimento di materie prime seconde di qualità. Anche le imprese a valle dei recuperatori di PFU avrebbero vantaggio dal loro impiego, recuperando i costi rispetto all uso di materie prime nei loro processi produttivi, con economie diffuse che si ripercuoterebbero in diversi settori: dall impresa artigiana alla grande multinazionale. 2. un altro impulso al mercato dovrebbe poi venire dalle istituzioni pubbliche quali potenziali clienti della filiera sul territorio, attraverso l adozione di procedure di Green Public Procurement rivolte ai materiali prodotti con materie prime seconde. Si tratta di mettere in atto un meccanismo di diffusione delle conoscenze sulle caratteristiche tecniche dei granulati e polverini attraverso un azione informativa e formativa che dovrebbe coinvolgere in primo luogo le figure professionali della pubblica amministrazione chiamate a gestire le procedure di approvvigionamento e i progettisti (archittetti, ingegneri) che andranno a utilizzare il materiale per le opere pubbliche. 95

126 Si ribadisce anche per questa filiera la necessità di ricorrere a bandi e capitolati tecnici non più descrittivi, ma basati su metodologie prestazionali, mirate cioè a considerare la funzione del prodotto certificata e riconosciuta a livello internazionale. Gli Enti locali possono quindi ricorrere all uso di aggregati secondari per esempio nella costruzione e manutenzione delle strade, fatto salvo che: tali materiali siano conformi alle comuni specifiche tecniche di qualità e durabilità l impiego di tali materiali non vada a detrimento della sicurezza della strada. Nel caso della realizzazione di un parco giochi pubblico si potrebbe pensare alla pavimentazione per l area giochi realizzata con materiali formati da materie prime secondarie da PFU, in particolare granulato, con proprietà drenanti e capacità elastica di assorbire gli urti, prescrivendo nel capitolato tecnico che la pavimentazione di sicurezza dovrà essere in morbida gomma con rivestimento in erba sintetica e rispondente alla norma UNI EN 1176 (certificazione attestante i requisiti di sicurezza per le aree da gioco) con prestazioni certificate in base alla norma tecnica UNI EN 1177 (certificazione che prevede prescrizioni in merito alle caratteristiche antitrauma nelle aree di caduta). Sarebbe opportuno anche prevedere appositi spazi nelle isole ecologiche cui il privato cittadino possa conferire direttamente il prodotto. Conclusioni Da quanto sopra si può dedurre che le possibilità di investimento nella filiera dei PFU sono molteplici e possono trovare benissimo collocazione in una delle aree produttive disponibili del territorio; la possibilità di inserimento in questo contesto sono sicuramente interessanti tenuto conto anche della diversa possibilità di dimensione degli impianti di recupero e valorizzazione (Prismi vs Ternigreen). In considerazione della presenza della Ternigreen nel sito di Nera Montoro (TR), appare interessante posizionare una eventuale attività di recupero e valorizzazione di PFU di medio grandi dimensioni nell area della Sabina e lungo la Valle del Tevere a ridosso di vie di comunicazioni importanti e vicino ad un area che potenzialmente può avviare a recupero una quantità importante di M.P. Diverso è il caso in cui si desideri avviare una attività di piccole dimensioni che potrebbe lavorare a supporto di realtà più importanti sulla base di accordi commerciali o produttivi. 96

127 Vale inoltre la pena ricordare come sia necessario, al fine di migliorare la propria competitività avviare azioni di ricerca e successiva industrializzazione di eventuali brevetti. Per tale motivo per questa filiera, così come per le altre (si confronti anche il caso della filiera dell olivoleica) sarebbe opportuno avviare progetti di ricerca congiunti con l università e/o fornire contributi finanziari sotto forma di Premi per la brevettazione nonché incentivi per la valorizzazione economica dei brevetti, al fine di potenziare la capacità competitiva delle imprese attraverso la valorizzazione economica di un brevetto in termini di redditività, produttività e sviluppo di mercato. E stata redatta una cartografia riportata in appendice al presente documento, dove sono indicati i Comuni della Provincia e gli impianti di recupero dei PFU attualmente autorizzati ad operare, con l indicazione delle quantità autorizzati a trattare. 97

128 LA FILIERA DEL VETRO Il riciclo del vetro è un processo ecologico in tutti i suoi aspetti. Esso riduce la quantità di rifiuti da trattare o gettare in discarica, consentendo, oltre a ridurre il danno ambientale, un risparmio sui costi di trasporto e smaltimento dei rifiuti. La rifusione del rottame riduce, inoltre, la quantità di materie prime necessarie per la produzione, soprattutto di sabbie silicee e di carbonato di calcio, riducendo quindi i danni all'ambiente derivanti dallo sfruttamento delle cave, a tutto vantaggio del territorio. Inoltre, riduce anche il consumo di energia; ogni tonnellata di rottame rifuso permette di risparmiare 1,2 tonnellate di materie prime e circa 100 Kg di combustibile. L'utilizzo di rottame di vetro nella miscela vetrificabile, abbassa la temperatura necessaria alla fusione e di conseguenza occorrono minori quantità di combustibile per la fusione. Il vetro raccolto viene portato presso appositi centri di trattamento specializzati, nei quali vengono effettuate le seguenti operazioni di selezione e macinazione: 1) alimentazione dell impianto mediante pala meccanica che carica una tramoggia polmone; un vibroalimentatore e un nastro trasportatore provvedono a caricare, senza interruzione, il materiale da trattare. 2) cernita manuale per eliminare i corpi estranei di grosse dimensioni - vagliatura e suddivisione granulometrica del materiale 3) nuova cernita manuale per rimuovere i frammenti di ceramica, porcellana, pietre, corpi metallici, plastica, ecc. 4) frantumazione delle frazioni grossolane su impianti che operano senza produrre eccessive quantità di polvere vitrea e che garantiscono la completa assenza di frammenti di grosse dimensioni 5) - trattamento del materiale con elettrocalamite o con magneti al neodimio per rimuovere i corpi magnetici presenti 6) - selezione del materiale tramite aspirazione per allontanare i corpi leggeri come carta, alluminio, legno, ecc., che vengono raccolti e abbattuti da un ciclone 7) - ulteriore cernita tramite macchine automatiche capaci di individuare e scartare i corpi metallici non ferrosi come alluminio, piombo, rame e corpi opachi presenti, consentendo quindi lo scarto di prodotti infusibili quali ceramica, porcellana, sassi, ecc. 98

129 8) - definitiva selezione manuale per eliminare i piccoli residui di ceramica, pietre e metalli ancora presenti malgrado le precedenti operazioni. Il vetro così selezionato, separato da altri materiali contaminanti (metalli, ceramica), pulito e macinato è trasformato in materia prima per una nuova fusione (il rottame). Vantaggi: Oltre al risparmio energetico, il rottame riduce l'inquinamento dovuto ai fumi di combustione. Milioni di quintali di olio combustibile sono risparmiati ogni anno in Europa grazie al riciclo del vetro; alcuni forni, usati per la produzione di contenitori colorati, utilizzano oltre il 90% di rottame nella miscela vetrificabile. Inoltre è ridotta l'emissione di CO2, il gas che provoca l'effetto serra, in quanto viene eliminato il contributo di anidride carbonica derivante dalla decomposizione dei carbonati presenti nelle materie prime. Il vetro che non può essere completamente riciclato per fusione (ad esempio gli schermi TV, il vetro colorato dei finestrini delle auto...) trova altri impieghi. Esso è utilizzato nella produzione di fritte ceramiche, di fibre di vetro per l'isolamento termico, come additivo nella produzione di asfalti, ecc. Tale aspetto è certificato anche dalla relazione annuale del Coreve che sottolinea come nel 2010 sono stati raggiunti i seguenti vantaggi ambientali: Risparmio di materie prime Si è ridotta l estrazione di materie prime tradizionali (sabbia, soda, carbonati, etc.) per circa tonnellate superiore al volume sviluppato dalla piramide egizia più importante, quella di Cheope, alta ben 137 metri. Risparmio di energia Si è recuperata una quantità di energia pari a MWh tale da permettere il funzionamento di lavatrici di Classe A, per un anno. (media dei consumi in Europa, fonte EU) Risparmio di gas ad effetto serra Si è evitata l emissione in atmosfera di tonnellate di CO2 equivalenti, corrispondenti a quelle derivanti dalla circolazione di auto Euro 5 per un anno. (piccole utilitarie con percorrenza media di km.) 99

130 La produzione di vetro in Europa e in Italia Secondo i dati del CPIV (comitato permanente delle industrie del vetro europeo) L industria del vetro può essere suddivisa in 4 macro settori: Contenitori di vetro: rappresenta il settore più ampio di tale industria rappresentando circa il 60% della produzione totale Vetro piano: è il secondosettore dell industria vetraria europea, rappresentando il 22% circa del totale della produzione Fibre di vetro di rinforzo: la produzione di fibre di vetro di rinforzo rappresenta in termini di produzione totale una delle meno significative ma assume un peso importante in termini valore aggiunto. Stoviglieria: tale comparto rappresenta il settore più piccolo con il 4% della produzione totale. I dati a livello europeo sono riportati di seguito in Tonnellate (Eurostat-CN Chapter 70) EU27 Contenitori di vetro Vetro piano stoviglieria fibre di rinforzo vetro speciale altro TOTALE PRODUZIONE , , , , , , ,00 CONSUMO , , , , , , ,00 APPARENTE ESPORTAZIONI , , , , , , ,00 EXTRA EU IMPORTAZIONI EXTRA EU , , , , , , ,00 Export/import 1,83 2,33 0,76 0,39 1,50 0,80 1,23 100

131 Il comparto impiegava nel 2010 oltre addetti con una produttività per addetto pari a 160,87 tonnellate. Secondo i dati dell Assovetro, la produzione nazionale vetraria è risultata nel 2010 pari a tonn. a fronte delle tonn. del 2009 (come da modifica Istat per alcuni settori), anno in cui tutti i settori industriali sono stati colpiti gravemente dalla crisi economica, evidenziando pertanto un incremento del 6,9% circa. Distinguendo i risultati per settore si evince quanto segue: Vetro piano Il settore industriale del vetro piano comprende la produzione del vetro tirato in lastre, non più fabbricato in Italia, delle lastre di vetro greggio e di float. Tale attività viene svolta da Aziende associate i cui stabilimenti sono dislocati nel Nord, nel Centro e nel Mezzogiorno. Il quantitativo complessivamente prodotto nell'anno 2010, riferito all'intero settore del vetro piano e risultante dalla somma dei vari gruppi menzionati, è di tonnellate. Rispetto al 2009 (Tonn ), la produzione ha registrato un incremento del 8,41%. Vetro cavo La produzione di vetro cavo con processo automatico viene effettuata da Aziende con stabilimenti omogeneamente dislocati su tutto il territorio nazionale. Tale settore comprende la produzione degli imballaggi di vetro (bottigliame, fiaschi, e damigiane), della flaconeria destinata all'industria farmaceutica, cosmetica e profumeria, dei vasi alimentari e degli articoli per l'uso domestico (bicchieri, piatti, accessori per la tavola, ecc.). Nel suo complesso la produzione di vetro cavo nell'anno 2010 risulta essere pari a tonnellate, con un incremento rispetto all'anno precedente (Tonn ) del 5,43%. Nel dettaglio, analizzando i vari comparti, i dati di produzione fanno registrare i seguenti quantitativi: Bottigliame: nel 2010 la produzione ha raggiunto il quantitativo di tonn , con un incremento rispetto al 2009 del 5,29%. Flaconeria: la produzione della flaconeria nel 2010 risulta essere di tonn , con un aumento rispetto all'anno precedente dell'11,79%. Vasi alimentari: nel 2010 la produzione si è stabilizzata su tonnellate, evidenziando un aumento dello 0,34% rispetto al

132 Articoli per uso domestico: la produzione è risultata di tonnellate con un incremento del 10,59% rispetto all'anno precedente. Lane e filati di vetro La produzione nazionale di lane e filati di vetro, effettuata da Aziende dislocate nel nord Italia, registra per il 2010 un incremento pari al 69,96% rispetto all'anno precedente con un quantitativo pari a tonnellate. Cristalli e vetri lavorati a mano Secondo stime di Assovetro la produzione del 2010 per i cristalli e vetri lavorati a mano ha registrato un aumento del 9,7% rispetto al 2009 fermandosi a tonn. Altri lavori in vetro (Stima Assovetro) Gli articoli che comunemente vengono designati con il termine "altri lavori in vetro" comprendono numerosi prodotti, quali il tubo di vetro destinato alla lavorazione delle fiale, dei flaconcini, delle siringhe e dei termometri, i bulbi per thermos, il vetro pressato per l'edilizia, gli isolatori di vetro, le vetrerie tecnico-scientifiche ecc. La fabbricazione di tali prodotti viene effettuata da numerose Aziende dislocate, per la quasi totalità, nel nord dell'italia. La produzione nel 2010 è stata, secondo nostre stime, di tonnellate, registrando pertanto un aumento di circa il 4,2% rispetto allo scorso anno. La raccolta di vetro (fonte coreve) Nel 2010 la quantità di rifiuti d imballaggio in vetro riciclata è cresciuta rispetto al 2009 dell 8% passando da t000 a t000. Il tasso di riciclo ha superato il 68%. I risultati sono stati superiori rispetto all obiettivo a suo tempo fissato dal D.lgs. 152/06 pari al 60%. Nell ultimo anno, il riciclo dei rifiuti di imballaggio in vetro provenienti dalla raccolta nazionale ha raggiunto il quantitativo di t. A questo risultato ha concorso l utilizzo della sabbia di vetro ottenuta dal recupero secondario dei cascami dei lettori ottici di cernita degli inerti diversi dal vetro (ceramiche, porcellane, pietre, etc.) e delle frazioni fini. L impiego della sabbia di vetro, nei settori industriali anche diversi da quello vetrario, è leggermente cresciuto 102

133 leggermente cresciuto. Negli ultimi 10 anni, il tasso di riciclo è notevolmente aumentato, passando dall iniziale 39% del 1998 al 68,3% registrato a fine Nel periodo considerato, a fronte di una crescita dell immesso al consumo del 13%, le quantità di imballaggi riciclati sono cresciute del 99% del 99%. Il riciclo del vetro avviene grazie a 33 stabilimenti vetrari che sono dislocati non in maniera uniforme nel territorio nazionale (22 ubicati al Nord, 5 nel Centro e 6 dislocati nel Mezzogiorno) come riportato nella figura successiva Gli 103

134 Fermo restando che il riciclo di imballaggi rappresenta la materia prima più utilizzata, in questi anni le aziende vetrarie si sono attrezzate, non solo per garantire la completa valorizzazione del vetro raccolto dai comuni in modo differenziato, ma hanno addirittura incrementato ulteriormente la loro capacità di riciclo. Le importazioni e il vetro non imballaggio (vetro piano) vanno a coprire, quindi, fabbisogni che altrimenti rimarrebbero insoddisfatti, soprattutto quelli di rottame di vetro incolore. 104

135 Nel Lazio i centri di recupero autorizzati sono 2, la Val Vetro snc e la Ro.Ve.Re SRl; relativamente a quest ultima, allo scopo di verificarne le performance economiche in relazione al business del recupero di vetro, si riportano i dati economico/finanziari. Come evidenziato dalle tabelle e grafici successivi la società dopo un crescita del fatturato ha subito nelle ultime 2 annualità una forte contrazione del volume di affari che ha determinato una fortissima riduzione del risultato di esercizio (nel 2010 la società ha chiuso con una perdita di oltre 2 milioni di tanto da determinare un patrimonio netto aziendale negativo (l azienda doveva quindi necessariamente ricapitalizzarsi) La forte contrazione del fatturato, unitamente al forte incremento del magazzino, ha determinato una perdita consistente del anche in termini di redditività caratteristica (R.O. pari a -1,9 Mln). Tale risultato si è quindi trascinato siano al reddito ante imposte. A parte queste ultime due annualità la società aveva comunque sempre garantito dei risultati minimi in termini di redditività 105

136 Le aziende del settore della produzione di vetro Il settore della produzione del vetro presenta i caratteri propri dell oligopolio, con la presenza di due grandi multinazionali: l americana Owens Illinois (O-I), leader mondiale con oltre il 50% della produzione di contenitori in vetro, di cui è entrata a far parte, dal 1997, l italiana Avir che oggi con i suoi 12 stabilimenti produce ogni anno più di tonnellate di vetro cavo, coprendo il 50% del mercato italiano di contenitori in vetro, confermando la sua leadership in ambito nazionale; la francese Saint Gobain, che in Italia sotto il marchio Verallia riunisce 6 stabilimenti dove progetta e produce vasi e bottiglie in vetro. Tale concentrazione incide sul mercato sia nella determinazione del prezzo che nel controllo dei flussi di materiale e fa sì che le aziende vetrarie, rappresentate nel consorzio nazionale COREVE - 106

137 Consorzio Recupero Vetro, svolgano sostanzialmente in contemporanea il ruolo di produttore e riciclatore della materia prima, di fatto influenzando in negativo, perché non concorrenziali, le regole e la funzionalità della raccolta differenziata. In Italia sono presenti 33 stabilimenti di produzione del vetro di cui 5 al Centro dislocati in Umbria, Lazio (Aprilia) e Abruzzo. Le aziende del settore della lavorazione del vetro nel Lazio Secondo quanto risulta dalla banca dati Aida, nella Regione Lazio avevano sede legale 66 aziende nel settore della produzione di vetro e di prodotti in vetro codice ateco 231. La maggioranza assoluta di queste aziende si trova nella fascia di fatturato inferiore a e solo 2 superavano i 4 /mln. Tale settore risulta quindi molto frammentato Anno di riferimento : Ultimo anno disp. Regione, Provincia, Comune and Ricavi delle Vendite (migl EUR) Valori riferiti a: Numero di società Ricavi delle Vendite (migl EUR) Regione, Provincia, Comune Meno di 500 a 1000 a 1500 a a a a a a Più di Tutto 500 migl EUR 1000 migl EUR 1500 migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR Viterbo Rieti Roma Latina Frosinone Tutto AR AN MC SI PG AP Distribuzione delle aziende GR TR TE VT RI PE AQ RM FR IS Legenda vetro tot LT CE NA 107

138 Effettuando l aggregazione del campione al fine di valutare il valore di tale comparto nella Regione Lazio, emerge che il fatturato totale nel 2010 era pari a 48,1 mln realizzato da 57 aziende, in calo rispetto ai valori del 2009 (50,7 mln) e ,6 mln. La redditività misurata dall Ebitda si attesta sul 7% in calo rispetto ai valori del triennio (media superiore al 10%) ma superiori al biennio di 2006 e Tale comparto appare in sofferenza tenendo conto che a livello aggregato non riesce a produrre utili dal Ciò è sembra ombra di dubbio generato dalla forte incidenza dell indebitamento in rapporto al fatturato che a partire dal 2007 ha raggiunto valori superiori al 30%. A livello commerciale le società a fronte (nel 2010) di tempi medi di incasso pari superiori a 110 giorni, pagava a 220 giorni. In considerazioni di quanto detto in precedenza, azioni volte all aggregazione di impresa o quanto meno alla loro capitalizzazione o, da ultimo alla ristrutturazione del debito sembrano essere una dei punti di azione anche a livello istituzionale Numero di società Incluse migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR migl EUR Ricavi delle vendite EBITDA EBITDA/Vendite (%) 7 7,65 7,48 4,56 2,2 10,38 9,12 10,54 Redditività delle venditite (ROS) (%) 1,62 2,56 2,87 0,51-3,43 5,83 3,21 3,38 Utile Netto Totale Attività Patrimonio Netto Posizione finanziaria netta Redditività del totale attivo (ROA) (%) 1,15 1,91 2,31 0,44-3 5,05 2,96 2,88 Redditività del capitale proprio (ROE) (%) -11,74-11,92-8,06-3,47-9,28 6,29 0,59-1,09 Rotaz. cap. investito (volte) 0,69 0,73 0,79 0,85 0,87 0,86 0,91 0,83 Debt/Equity ratio 1,58 1,64 1,59 1,92 1,43 1,13 0,51 0,59 Debiti v/banche su fatt. (%) 33,27 35,18 31, ,45 27,89 8,48 11,93 Debt/EBITDA ratio 5,1 5,1 4,8 8,04 14,24 2,77 1,4 1,45 108

139 Il grafico successivo mostra il citato andamento dei ricavi in tale contesto Quanto detto in precedenza in merito alla piccola dimensione delle aziende appartenenti a tale codice Ateco, risulta evidente anche dal grafico della concentrazione dei ricavi per il 2010 da cui risulta che le prime 20 aziende, pari al 30% del campione detenevano poco più del 70% del campione. 109

140 L utilizzo del vetro in campo edilizio Relativamente all aspetto dell utilizzo del vetro per l efficienza energetica nell edilizia è utile in primo luogo fare riferimento alla legislazione europea e nazionale in materia di rendimento energetico in edilizia La Direttiva europea 2002/91/CE prescrive che ogni Paese disciplini i consumi e il rendimento energetico degli edifici, ma non fissa i valori prestazionali da assicurare. Questa disciplina è demandata agli Stati membri. La legislazione che in Italia regolamenta le prestazioni energetiche degli edifici in ottemperanza a quanto indicato dalla suddetta Direttiva è rappresentata dal D.lgs. 19 agosto 2005 n. 192 (G.U. n.222 del 23/09/2005,) e dalle successive modifiche integrative riportate nel D.lgs. 29 dicembre 2006 n (G.U. n. 26 del 01/02/2007) e dal DPR 2 aprile 2009 n. 59 (G.U. n. 132 del 10/06/2009). Le Linee Guida Nazionali di cui al DM 26 giugno 2009 (G.U. n. 158 del 10/07/2009 ) riportano una proposta di classificazione degli edifici, il modello di certificato energetico e il modello di attestato di qualifica energetica. Relativamente alla figura del certificatore energetico si fa riferimento al D.lgs. 30 maggio 2008, n. 115 (G.U. n. 154 del 03/ ). Un altro riferimento normativo importante, infine è rappresentato dal DPR 26 agosto 1993 n. 412 (G.U. n. 96 del 14/10/1993 decreto attuativo della Legge 10/91) che, tra l altro, reca in allegato la Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia. LA FUNZIONE DEI PRODOTTI VETRARI PER L EFFICIENZA ENERGETICA La funzione della lana di vetro nell involucro opaco degli edifici La lana di vetro è prodotta in buona parte da vetro riciclato (circa l 80%); è ecocompatibile, sicura in caso di incendio, resistente all acqua e all umidità, inalterabile nel tempo e dotata di ottime caratteristiche di isolamento, sia termico che acustico. Le proprietà termo e fono isolanti derivano dal fatto che si tratta di un materiale poroso: l intreccio delle fibre di piccolo diametro costituisce una moltitudine di pori nei quali l aria viene imprigionata. La lana di vetro possiede notevoli caratteristiche di durabilità, perché è un materiale inorganico per oltre il 95%: ciò garantisce l'inalterabilità nel tempo delle sue caratteristiche termiche, 110

141 acustiche e meccaniche. Anche se impregnata di acqua, per esempio, una volta asciugata, riacquista le proprie caratteristiche prestazionali originarie. Rispetto ad altri materiali isolanti che, in caso di incendio, sviluppano fumi altamente tossici e opachi, la lana di vetro non è combustibile e non sprigiona alcun fumo. La funzione delle vetrate nell efficienza energetica degli edifici La condizione essenziale perché le vetrate possano garantire l isolamento termico degli edifici è che si impieghino vetrate isolanti. Gli sviluppi tecnologici hanno consentito di ottenere livelli di isolamento termico sempre più elevati, grazie all applicazione sulle lastre di vetro di depositi (coatings) bassoemissivi e/o a controllo solare che sono applicati sulle lastre tramite sofisticati processi produttivi a caldo (pirolitico) o a freddo (magnetronico). La tecnologia dei depositi sulle superfici delle lastre permette anche di filtrare la radiazione solare, riducendo il surriscaldamento degli ambienti e facendo risparmiare l energia per il raffrescamento Le vetrate composte da vetro chiaro semplice sono trasparenti rispetto alla radiazione solare. Depositi superficiali del tipo a controllo solare sono invece in grado di schermare la radiazione infrarossa ad elevato contenuto energetico. La gamma dei prodotti vetrari disponibili è molto ampia ed è stata sviluppata per soddisfare ogni esigenza climatica, dal momento che, scegliendo il prodotto più idoneo, è possibile ridurre gli apporti termici nelle zone calde, a forte irraggiamento solare, o aumentarli nelle zone fredde. Di fatto questi prodotti svolgono funzione di schermo e/o filtro solare. Tra i prodotti che si possono realizzare possiamo trovare un blocco cassaforma che utilizzerà materia prima riciclata e recuperata, consentendo un abbattimento dei costi della materia prima. Tale prodotto dovrebbe avere caratteristiche basilari quali: - l'antisismicità; Il sistema costruttivo è costituito da pannelli in cemento e vetro espanso ed altre materie prime accoppiati con staffe di acciaio che costituiscono all unisono un cassero che viene riempito con calcestruzzo il cui quantitativo è opportunamente calcolato dal progettista in funzione delle dimensioni della struttura da realizzare. - isolamento termico ed acustico; I blocchi sono isolanti e coibentati quindi non necessiterebbero di ulteriori compositi o materiali per l isolamento termico. L isolamento termico e l isolamento acustico, sono realizzati attraverso la particolare procedura di aggregazione degli inerti con altri materiali quale il vetro espanso 111

142 (contenitore nobile, asettico, incontaminabile e non inquinante) che è il principale artefice dell inerzia termica ed acustica. I micropori del granulato di vetro espanso, unitamente all impasto con cui sono prodotti i blocchi, provvedono ad assorbire i rumori; i sistemi di costruzione tradizionali, invece, creano ponti termici dando origine a perdita di calore e creazione di muffe. Il processo produttivo associato a tale produzione, potrebbe seguire i seguenti passaggi. 1) approvvigionamento e trasformazione attraverso la polverizzazione dei rottami di vetro 2) miscelazione con altre materie prime per realizzazione granuli di vetro 3) miscelazione con cemento per realizzazione blocchi. Per la produzione dei blocchi si dovrebbe prevedere un doppio impianto: a) lavorazione del vetro e produzione di granuli di vetro espanso costituito essenzialmente da un frantoio adulto per la prima macinazione e un frantoio a palle per la miscelatura; il processo termina con l'espansione del prodotto in un forno rotante. b) impianto per la miscelatura dei granuli di vetro e cemento costituita da miscelatore e relativo dosatore a bilancia, blocchiera di formatura ed essiccazione. Con riferimento ad alcune società che operano nel riciclaggio degli scarti di vetro, si segnalano la Vibrapac Srl con sede in Roma (ma facente parte del gruppo Sirio Sas) e la Prefedil con sede a Sutri. Vibrapac è un azienda fondata nel 1958 a Solaro in Provincia di Milano; nel corso degli anni ha esteso la propria attività anche nel Lazio (stabilimento a Pomezia). L unità produttiva di Pomezia ha raggiunge produzioni di n = (quattromilioni) di elementi di calcestruzzo equiparati allo spessore 20 corrispondenti a m (trecentoventimilametriquadri/anno). Nel 2007 l azienda ha messo a punto Biodämm realizzato in vetro espanso riciclato, per soddisfare la normativa sul contenimento energetico e la certificazione energetica degli edifici (DL 311/2006). Prefedil è una azienda, costituita nel 1978, con sede a Sutri. Nella gamma produttiva della Prefedil, si trova il Vecopor, prodotto in vetro espanso per una casa. Il Vecopor nasce da una sabbia ottenuta con la macinazione del vetro che viene poi introdotta in un forno speciale ad altissima temperatura producendo un effetto pop-corn così da ottenere una pallina di vetro espansa. La materia prima per la produzione del Vecopor è il vetro che proviene dagli esuberi della lavorazione 112

143 di tutti i manufatti in vetro e dalla raccolta differenziata. In questo modo Vecopor contribuisce in modo determinante a chiudere la filiera ecologica del processo di raccolta differenziata e risparmia le risorse naturali. Per quel che riguarda gli aspetti economici della società, emerge come la stessa abbia avuto una crescita costante sino al 2009 per poi subire una battuta d arresto nel 2010 (-6% circa) ma, comunque, su valori superiori ai 9 mln. Dal punto di vista della redditività gestionale, la società ha mostrato una grandissima capacità a produrre reddito, tanto che i valori dell EBITDA sono stati superiori al 30% in 3 degli ultimi 5 anni (negli altri 2 la redditività è stata comunque superiori al 27%). Ciò evidenzia come la capacità di produrre e proporre prodotti ad alto valore aggiunto, frutto della ricerca permette alle aziende, anche in una fase congiunturale negativa di mantenere un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti. Una nota negativa è data dalla forte incidenza delle banche in rapporto al fatturato. 113

144

145 reusing&recycling Provincia di Rieti LA FILIERA DELLA CARTA Mo. Re. & Mo. Re. per una governance innovativa della gestione dei rifiuti. Programma LIFE08 ENV/IT/437

146 reusing&recycling Provincia di Rieti La filiera della carta Mo. Re. & Mo. Re. per una governance innovativa della gestione dei rifiuti. Programma LIFE08 ENV/IT/437 Provincia di Rieti

147 CARTA

148 Il distretto cartario del Lazio deve confrontarsi con alcuni aspetti che incidono sul fattore competitività e in particolare con: i costi energetici di produzione, l approvvigionamento delle materie prime, la qualità dei prodotti e la valorizzazione degli scarti di produzione. Con il riciclo della carta è possibile produrre imballaggi, arredi e complementi, materiali per l edilizia quali isolanti, pannelli alveolari, intonaci e finiture. Per produrre un pannello isolante termico e acustico infatti si usano fibre di cellulosa derivanti da carta da macero a cui vengono aggiunte fibre di rinforzo in poliestere e se del caso un prodotto naturale ignifugo. La filiera quindi può perfezionare le attività di riciclaggio e recupero del materiale con opportune politiche di incentivazione nei confronti sia delle imprese coinvolte nella medesima filiera, sia degli enti locali e quindi dei cittadini quali utilizzatori finali del prodotto e primo anello nella catena del consumo. Più della metà della carta utilizzata in Italia e in Europa proviene dal riciclo: in Italia, ad esempio, ogni 100 tonnellate di carta prodotta, 56 provengono dalla carta da macero. La carta da macero è essa stessa oggetto sia di attività di import/export, sia di attività di raccolta differenziata, con un peso specifico di rilievo nella catena produttiva della filiera. La carta da riciclare infatti deve essere raccolta separatamente da altri rifiuti e non deve essere contaminata. Infatti una delle criticità emerse è proprio quella di garantire la purezza e quindi l economicità della selezione dello scarto e la qualità del prodotto destinato alle cartiere, come pure la tutela del consumatore rispetto alla concentrazione nella carta riciclata di sostanze chimiche e pesanti che possono contaminare, per esempio, i contenitori per il packaging alimentare realizzati con il materiale recuperato. Pur essendo la carta riciclabile più volte, è pur vero che dopo diversi riusi il prodotto perde le sue qualità organolettiche e lo scarto finale, il residuo della produzione, che rappresenta un 7-8% del materiale, è destinato al recupero energetico. I principali vantaggi ambientali e sociali della carta da macero sono i seguenti: Minori rifiuti da incenerire o stoccare nelle discariche. In entrambi i casi sono presenti costi sociali da sostenere. Il riutilizzo della carta consente di prolungare la vita del prodotto e allontanare nel tempo la fase in cui si trasforma in rifiuto. Minore taglio di alberi (deforestazione) per produrre la carta. La carta da macero è il fattore produttivo che entra come input del sistema cartario in sostituzione delle paste da legno. Nuova attività occupazionale e imprenditoriale nel settore del riciclaggio. La filiera della raccolta differenziata e del riciclaggio ha creato nuovi posti di lavoro e consentito a molti imprenditori di avviare un attività industriale a diversi livelli di specializzazione. Nel territorio provinciale risultano autorizzati n.4 impianti di recupero della carta, localizzati nei Comuni di Cittaducale, Contigliano e Rieti (2). Sono impianti finalizzati al recupero anche di altri scarti. Le possibilità di attrarre investimenti in questo settore sono legate innanzitutto al potenziamento della raccolta differenziata domestica. Il raggiungimento infatti dell obiettivo minimo del 45% di RD per il 2013, in coerenza con il piano provinciale dei rifiuti della Provincia di Rieti, porterebbe ad un recupero di carta da macero di 9575 tonnellate (quasi 6 volte la produzione attuale). È stata redatta una cartografia riportata in allegato al presente documento, dove sono indicati i Comuni della Provincia e gli impianti di recupero della carta attualmente autorizzati ad operare, con l indicazione delle quantità trattabili. Di seguito si riporta una scheda di sintesi della filiera con i dati di produzione della carta da macero proveniente dalla raccolta differenziata domestica stimata, stante alla percentuale di RD della Provincia, in 1680 tonnellate annue. Non risultano disponibili dati relativi alla produzione di carta da macero proveniente dal ciclo industriale. LA FILIERA DELLA CARTA

149 SCHEDA DI SINTESI LA FILIERA DELLA CARTA Tipologia di scarto SCARTI DELLA PRODUZIONE DELLA CARTA Carta Cartone Codice rifiuto C.E.R C.E.R da raccolta differenziata Attività da cui proviene lo scarto Attività Produttive (Industrie, commercio, artigianato, servizi) Raccolta Differenziata RSU Processo produttivo che può impiegare lo scarto Lavorazione della carta da macero (per la produzione di carta riciclata) Operazioni propedeutiche all impiego dello scarto La materia prima, costituita da carta da macero e dal recupero di imballaggi, viene sottoposta a successive lavorazioni di asportazione di corpi estranei, di raffinazione e nuova miscelazione, diversificate a seconda delle caratteristiche richieste dal prodotto finale Parametri quantitativi di territorio (1) Popolazione residente abitanti Produzione RSU tonn/anno Recupero teorico di Carta e Cartone tonn/anno (pari al 27% della produzione RSU) % Raccolta differenziata 7,9% Quantitativi di scarto prodotti nel territorio della Provincia di Rieti Carta e cartone provenienti dalla Raccolta Differenziata RSU tonn/anno Previsione di raccolta anno 2013, tonnellate (obiettivo provinciale 45% RD) Carta e cartone provenienti dal ciclo produttivo: N.D. Aziende del settore presenti nel territorio Centri di recupero n. 4 Cartografia di progetto Nella cartografia allegata, sono state georeferite: le aziende presenti nel territorio le aree per insediamenti produttivi disponibili nel territorio Fonti dei dati Tavole rotonde progetto Life (1) Regione Lazio: Det. n.7986/2010 Piano Regionale Rifiuti Assocarta Camera di Commercio di Rieti LA FILIERA DELLA CARTA

150 CARTA INERTI LEGNO OLIVOLEICA PLASTICA PNEUMATICI VETRO

151 Azione 17 del Progetto Mo.Re & Mo.Re a cura della Provincia di Rieti Assessorato alla programmazione in materia di rifiuti Tel. 0746/ / Piazza Vittorio Emanuele II - Rieti

152 Progetto LIFE08-ENV/IT/437 ² Legenda Limiti amministrativi Comuni della provincia di Rieti Comuni sedi impianti di recupero Grafo stradale Autostrada Strada Provinciale Strada Statale Impianti di recupero - carta COD Archivio COMUNE COMPETENZA DENOMINAZIONE Q Q/autorizzato TRATTATO 8 Cittaducale Provinciale Sacite * Contigliano Provinciale SAO * Rieti Provinciale Fusacchia Franco * Rieti Provinciale ASM Rieti * Quantitativi di tutti i rifiuti autorizzati a trattare COD Archivio: si riferisce ad un codice interno della banca dati * Mo.Re.&Mo.Re. More Reusing and More Recycling Impianti di recupero QTRATTATO quantitativi autorizzati a trattare (tonn/anno) Fino a Accumoli Azione 17 - Pacchetti Localizzativi Filiera Carta Territorio Provincia di Rieti Amatrice Cittareale Provincia di Rieti Leonessa Labro Morro Reatino Rivodutri Posta Colli sul Velino Poggio Bustone Cantalice Borbona 20 Greccio Micigliano Configni 19 Cottanello Contigliano 9 Rieti Vacone Castel Sant'Angelo Borgo Velino Antrodoco Montebuono Montasola Cittaducale 8 Magliano Sabina Torri in Sabina Tarano Casperia Concerviano Collevecchio Selci Roccantica Monte San Giovanni in Sabina Belmonte in Sabina Longone Sabino Stimigliano Forano Cantalupo in Sabina Poggio Catino Montenero Sabino Concerviano Petrella Salto Fiamignano Salisano Torricella in Sabina Poggio Mirteto Poggio Mirteto Mompeo Rocca Sinibalda Longone Sabino Castelnuovo di Farfa Poggio San Lorenzo Casaprota Ascrea Rocca Sinibalda Varco Sabino Montopoli di Sabina Frasso Sabino Monteleone Sabino Toffia Poggio Nativo Colle di Tora Castel di Tora Marcetelli Pescorocchiano Poggio Moiano Ascrea Fara in Sabina Paganico Ascrea Borgorose Collegiove Scandriglia Pozzaglia Sabina Nespolo Collalto Sabino Turania Orvinio Kilometers Nome del file digitale: "filiera_carta.pdf" Formato di stampa: 1100mm x 841mm

153 reusing&recycling Provincia di Rieti LA FILIERA DEGLI INERTI Mo. Re. & Mo. Re. per una governance innovativa della gestione dei rifiuti. Programma LIFE08 ENV/IT/437

154 reusing&recycling Provincia di Rieti La filiera degli inerti Mo. Re. & Mo. Re. per una governance innovativa della gestione dei rifiuti. Programma LIFE08 ENV/IT/437 Provincia di Rieti

155 INERTI

156 Il riutilizzo degli inerti comporta notevoli vantaggi legati alla riduzione dello smaltimento in discarica, e al recupero dei rifiuti inerti in materiali idonei al reimpiego per la formazione di rilevati e sottofondi stradali, riempimenti di infrastrutture in rete, evitando, con il loro abbandono, il degrado urbano oltre al notevole contenimento dell uso di materiali naturali provenienti dall attività estrattiva, con conseguente tutela del paesaggio. Il riciclaggio dei rifiuti da costruzioni e demolizioni offre due importanti opportunità: 1) risparmio di risorse naturali mediante l inserimento nel mercato di materiali alternativi ed integrativi ai materiali di cava. 2) una scelta più sostenibile rispetto allo smaltimento dei rifiuti inerti in discarica. Attualmente il mercato della filiera dei rifiuti da C&D intercetta solo il 9% dei rifiuti prodotti con un ricavo totale di tutte le aziende di circa 50 ML di euro/anno. Di questo ricavo la maggior parte (pari a circa 40 ML di euro/anno) è costituita dai costi che i produttori sostengono per il conferimento presso gli impianti. L avvio di un sistema virtuoso che consenta il riciclaggio ed il riutilizzo del 70% dei rifiuti da C&D agli stessi prezzi degli aggregati naturali potrebbe portare il ricavo della filiera a circa 400 ml di euro/anno e un alleggerimento dei costi di conferimento dei rifiuti da C&D. I benefici dal punto di vista ambientale che si potrebbero ottenere da una maggiore offerta di nuovi e più distribuiti luoghi di vendita degli aggregati sono relativi a: tempo di trasporto da origine a destinazione; consumi energetici; inquinamento atmosferico (gas e polveri); rumore e vibrazioni; densità di traffico e congestione. Affinché la filiera del riciclaggio dei rifiuti da C&D funzioni, è necessario : adottare, da parte delle Stazioni Appaltanti e degli Enti Locali, capitolati speciali di appalto a carattere prestazionale che tengano conto delle caratteristiche tecniche e non della provenienza del materiale e che impieghino aggregati riciclati marcati CE come imposto dalla direttiva 89/106 e dal DM ; favorire il recupero del Repertorio del riciclaggio per fornire indicazioni sull operatività nel settore edile, stradale e ambientale, dei prodotti provenienti dal riciclaggio dei rifiuti; sviluppare ulteriormente nella normativa urbanistica la necessaria tracciabilità dei rifiuti, per esempio inserendo il Piano di gestione dei rifiuti, sottoscritto dal progettista e dal committente, fra la documentazione necessaria all ottenimento delle autorizzazioni edilizie. Le Linee guida regionali sulla gestione dei rifiuti inerti rendono obbligatorio il Piano di gestione dei rifiuti per i produttori contenente le seguenti informazioni: la descrizione dei processi di lavorazione che determinano la produzione dei rifiuti speciali inerti; la stima dei quantitativi di rifiuti prodotti distinti per tipologia omogenea; la classificazione degli stessi con l attribuzione del Codice Europeo Rifiuti CER; Le informazioni da fornire in tale elaborato progettuale saranno come di seguito differenziate: a) demolizione e ricostruzione : dovrà esaminarsi l opportunità di una demolizione selettiva dei fabbricati esistenti, che prevede lo smontaggio preventivo di tutti i materiali estranei alla frazione inerti (infissi, guaine bituminose, ecc). b) nuove costruzioni : dovrà curarsi, in particolare, l aspetto relativo alla gestione delle terre e rocce da scavo indicando i possibili impianti autorizzati a ricevere i rifiuti prodotti c) cantieri afferenti a interventi rilevanti di demolizione/costruzione e/o posti in contesti urbanizzati: dovranno essere dettagliate tutte le misure tecnico-gestionali che saranno adottate per il contenimento delle emissioni di inquinanti atmosferici derivanti dalle attività svolte all interno del cantiere e dal trasporto dei rifiuti esternamente ad esso. In Provincia di Rieti la filiera degli inerti presenta potenzialità importanti in quanto sono attivi diversi impianti di recupero già autorizzati che potrebbero senz altro coprire il fabbisogno totale di riciclo. L individuazione di una rete di impianti di stoccaggio satelliti che potrebbero coincidere con rivendite di materiali per l edilizia (smorzi) è tanto più vincolante per un territorio come quello reatino caratterizzato da insediamenti urbani di piccole dimensioni con un raggio di movimentazione dei trasporti non superiore ai km, necessari ad un impianto per essere economicamente e tecnicamente conveniente. Nel territorio provinciale risultano autorizzati n.13 impianti di recupero degli inerti, localizzati nei Comuni di Borbona, Borgorose, Cittaducale (2), Contigliano, Magliano Sabina, Montopoli (2), Fara Sabina, Poggio Bustone, Poggio Catino, Posta e Rieti. La particolarità di tali impianti è che quasi sempre sono collocati all interno di cave per estrazione di materiali naturali o vengono associati a impianti di produzione di conglomerato bituminoso o cementizio. Di seguito si riporta una scheda di sintesi della filiera con i dati di produzione degli inerti, stimati per la Provincia in tonnellate/anno. LA FILIERA DEGLI INERTI

157 SCHEDA DI SINTESI LA FILIERA DEGLI INERTI Tipologia di scarto SCARTI DELL ATTIVITÀ DI COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE Rifiuti inerti Codice rifiuto C.E.R Attività economica da cui proviene lo scarto Attività di Costruzione e Demolizione Processo produttivo che può impiegare lo scarto Triturazione degli inerti (per la produzione di aggregati riciclati utilizzabili in campo edilizio come materia prima seconda) Operazioni propedeutiche all impiego dello scarto Gli scarti dopo essere stati triturati vengono sottoposti ad una deferrizzazione per togliere eventuali residui metallici ed a una vagliatura. Il materiale ricavato può essere utilizzato per: Pannelli fonoassorbenti Elementi prefabbricati Fondazioni stradali Blocchi di calcestruzzo per murature Massicciate e sottofondi Parametri quantitativi di territorio Popolazione residente abitanti (dato ISTAT 2009) Quantitativi di scarto prodotti nel territorio della Provincia di Rieti Indice di produttività specifica dello scarto 350 kg/abitante (elaborazione ANPAR su dati CRESME), per un produzione complessiva stimata di tonn/annui di inerti Aziende del settore presenti nel territorio Impianti di recupero n. 13 Cave per estrazione inerti n. 26 Cartografia di progetto Nella cartografia allegata, sono state georeferite: le aziende presenti nel territorio le aree per insediamenti produttivi disponibili nel territorio Fonti dei dati Tavole rotonde progetto Life ANPAR (Ass. Naz. Produttori Aggregati Riciclati) COREINE (Consorzio Recupero Rifiuti Inerti) Camera di Commercio di Rieti LA FILIERA DEGLI INERTI

158 CARTA INERTI LEGNO OLIVOLEICA PLASTICA PNEUMATICI VETRO

159 Azione 17 del Progetto Mo.Re & Mo.Re a cura della Provincia di Rieti Assessorato alla programmazione in materia di rifiuti Tel. 0746/ / Piazza Vittorio Emanuele II - Rieti

160 Legenda ² Cave per estrazioni inerti Impianti di recupero - inerti Progetto LIFE08-ENV/IT/437 Mo.Re.&Mo.Re. More Reusing and More Recycling Azione 17 - Pacchetti Localizzativi Filiera Inerti Limiti amministrativi Comuni della provincia di Rieti Comuni sedi impianti di recupero Grafo stradale Autostrada Strada Provinciale Strada Statale Impianti di recupero QTRATTATO quantitativi autorizzati a trattare (tonn/anno) Fino a COD PRAE DESCRIZIONE COMUNE POS001 Calcari da inerti per costruzioni e/o malte cementizie Posta BOR001 Calcari da inerti per costruzioni e/o malte cementizie Borbona ANT001 Calcari da inerti per costruzioni e/o malte cementizie Antrodoco CTG002 Calcari marnosi da inerti per costruzioni e/o malte cementizie Contigliano RIE013 Calcari marnosi da inerti per costruzioni e/o malte cementizie Rieti RIE017 Calcari marnosi da inerti per costruzioni e/o malte cementizie Rieti RIE003 Calcari da inerti per costruzioni e/o malte cementizie Rieti CIT004 Sabbie e ghiaie da inerti per costruzioni Cittaducale RIE003 Calcari marnosi da inerti per costruzioni e/o malte cementizie Rieti CIT001 Calcari da inerti per costruzioni e/o malte cementizie Cittaducale RIE001 Sabbie e ghiaie da inerti per costruzioni Rieti FIA001 Calcari da inerti per costruzioni e/o malte cementizie Fiamignano CST001 Calcari marnosi da inerti per costruzioni e/o malte cementizie Casaprota CST001 Calcari marnosi da inerti per costruzioni e/o malte cementizie Casaprota POM001 Calcari marnosi da inerti per costruzioni e/o malte cementizie Poggio Mirteto CST001 Calcari marnosi da inerti per costruzioni e/o malte cementizie Casaprota POM001 Calcari marnosi da inerti per costruzioni e/o malte cementizie Poggio Mirteto POM001 Calcari marnosi da inerti per costruzioni e/o malte cementizie Poggio Mirteto MOS002 Calcari da inerti per costruzioni e/o malte cementizie Montopoli di Sabina FAS005 Sabbie e ghiaie da inerti per costruzioni Fara in Sabina FAS005 Sabbie e ghiaie da inerti per costruzioni Fara in Sabina PGM001 Travertino da taglio per pietre ornamentali o inerti per costruzioni Poggio Moiano FAS003 Sabbie e ghiaie da inerti per costruzioni Fara in Sabina BGR003 Sabbie e ghiaie da inerti per costruzioni Borgorose POC001 Calcari marnosi da inerti per costruzioni e/o malte cementizie Poggio Catino ANT001 Calcari da inerti per costruzioni e/o malte cementizie Antrodoco COD Archivio COMUNE COMPETENZA DENOMINAZIONE Q/autorizzatoQ TRATTATO 2 Borbona Provinciale Barattelli snc Borgorose Provinciale San Giovanni Inerti Cittaducale Provinciale SICEP Cittaducale Provinciale F.lli Santarelli Caporio Contigliano Provinciale M.M. Costruzioni Magliano Sabina Provinciale Pavimental SpA Montopoli Provinciale IRCOP Srl Montopoli Provinciale R.I.R.E. Srl Passo corese Provinciale Costimmobiliare Srl Poggio Bustone Provinciale Gedies Poggio catino Provinciale Sabina Conglomerati Srl Posta Provinciale 32 sas di Di Mario A. & C Rieti Provinciale ASM Rieti * Quantitativi di tutti i rifiuti autorizzati a trattare COD Archivio: si riferisce ad un codice interno della banca dati * Accumoli Territorio Provincia di Rieti Cave per estrazione inerti Amatrice Cittareale Provincia di Rieti Leonessa Labro Morro Reatino Rivodutri POS001 Posta 18 Colli sul Velino Poggio Bustone 15 Cantalice Borbona BOR Greccio Micigliano Configni Cottanello Contigliano CTG002 Rieti 4 ANT Vacone 10 RIE013RIE017 6 Castel Sant'Angelo Borgo Velino Antrodoco Magliano Sabina Montebuono Torri in Sabina Montasola RIE003 Cittaducale CIT004 Tarano Casperia Concerviano CIT001 Collevecchio RIE001 Selci Roccantica Monte San Giovanni in Sabina Belmonte in Sabina Longone Sabino Stimigliano Forano Cantalupo in Sabina 16 Poggio Catino POC001 Salisano Montenero Sabino Torricella in Sabina Concerviano Petrella Salto Fiamignano Poggio Mirteto Poggio Mirteto POM001 Mompeo CST001 Rocca Sinibalda Longone Sabino FIA MOS002 Castelnuovo di Farfa Poggio San Lorenzo Casaprota Ascrea Rocca Sinibalda Varco Sabino Montopoli di Sabina Frasso Sabino Monteleone Sabino FAS005 Toffia Poggio Nativo Colle di Tora Castel di Tora Marcetelli Pescorocchiano FAS Fara in Sabina PGM001 Poggio Moiano Ascrea Paganico Ascrea Collegiove Borgorose 3 Scandriglia Pozzaglia Sabina Nespolo Turania Collalto Sabino BGR003 Orvinio Kilometers Nome del file digitale: "filiera_inerti.pdf" Formato di stampa: 1100mm x 841mm

161 reusing&recycling Provincia di Rieti LA FILIERA DEL LEGNO Mo. Re. & Mo. Re. per una governance innovativa della gestione dei rifiuti. Programma LIFE08 ENV/IT/437

162 reusing&recycling Provincia di Rieti La filiera del legno Mo. Re. & Mo. Re. per una governance innovativa della gestione dei rifiuti. Programma LIFE08 ENV/IT/437 Provincia di Rieti

163 LEGNO LA FILIERA DEL LEGNO

164 Il mercato del riciclo del legno è caratterizzato da una forte concentrazione determinata da grandi gruppi industriali localizzati principalmente nel Nord Italia. Le aziende impegnate nella lavorazione degli imballaggi operano in un mercato frammentato caratterizzato da forte competizione, mentre le aziende che producono pannelli in truciolare sono compattate in pochi gruppi di dimensioni consistenti. È importante garantire non solo la quantità del materiale raccolto ma anche la qualità, per ottenere un buon prodotto recuperato e quindi offrire un mercato ai prodotti ottenuti da legno riciclato: infatti le diverse qualità di legno si caratterizzano per diversi agenti inquinanti: legno della foresta allo stato naturale, polvere di legno proveniente dalle falegnamerie, mobili laccati o patinati, legno impregnato con additivi e conservanti e così via. Esistono ormai su tutto il territorio nazionale 375 piattaforme di raccolta dove i privati a titolo gratuito possono conferire i rifiuti di imballaggio di legno e dove è raccolto il legno di provenienza industriale, commerciale e artigianale. E però vero che la loro distribuzione geografica è a macchia di leopardo, essendo per lo più concentrata al Nord ed il Consorzio supplisce a tale carenza garantendo a proprie spese il trasporto del materiale riciclato verso le regioni del Sud. Peculiarità del Consorzio è che sono iscritte ad esso gran parte delle aziende che producono pannelli truciolati e fibre legnose e che impiegano quindi legno recuperato. Di fatto nel mercato del recupero esiste un oligopolio che blocca il mercato. Dalla prima lavorazione del legno raccolto presso le piattaforme, tramite le operazioni di pressatura, frantumazione, triturazione o cippatura, il materiale ottenuto, ridotto di volume, e quindi trasportabile in modo più agevole e a costi inferiori, arriva agli impianti finali di riciclo, dove è ulteriormente sottoposto a trattamenti di triturazione e pulizia per ottenere scagliette di legno pronte all uso, i chips, che uniti a speciali resine sono impiegati quale materia prima secondaria nella produzione di: pannelli truciolari per l industria del mobile che possono contenere fino al 100% di materiale riciclato composto da scarti della lavorazione del legno, trattati a vapore e legati con collanti termoindurenti, che può essere lavorato al pari del legno massello e perciò impiegato in modo diffuso per la costruzione di mobili blocchi di legno cemento e altro materiale per l edilizia compost (concime organico derivato dai rifiuti) per usi agricoli e vivaistici, in questo caso il legno cippato è miscelato con altri rifiuti organici e si trasforma dopo un naturale processo di decomposizione pasta cellulosica per le cartiere pellet o cippato, quale combustibile. Al fine di raggiungere il totale recupero e riutilizzo del rifiuto ligneo, occorre facilitare l incontro tra domanda e offerta di scarti lignei sul territorio laziale creando più piattaforme di raccolta e in particolare sfruttare le potenzialità legate alla presenza di aziende agricole che producono rifiuti quali frascame e potature per innescare attività sia di produzione di compostaggio che di produzione di energia in previsione anche degli obiettivi per il 2020 in tema di energie rinnovabili sostenere, attraverso le procedure di appalti pubblici sia nel settore edile sia nel settore dell arredamento da ufficio, l uso di materiali compositi costituiti da legno riciclato post-consumo sostenere l innovazione e il design nell industria del mobile e nell arredamento per trovare nuovi canali di impiego del materiale di scarto. Dall analisi di contesto è emerso chiaramente che risulterà poco probabile avviare un attività ex novo sul territorio provinciale salvo configurarsi come iniziativa imprenditoriale di estensione dei grandi gruppi, nell ottica di una vicinanza alle MPS del legno. Una potenzialità importante per la nascita di nuove attività economiche in Provincia di Rieti nell ambito della filiera del legno è rappresentata tuttavia dal recupero dello scarto a scopi energetici (impianti a biomassa), se opportunamente integrato con altre tipologie di scarto di origine vegetale ed animale prodotte sul territorio (cippato, pellet, potature, sansa di olive, vinacce, reflui zootecnici). Nel territorio provinciale risultano autorizzati n.3 impianti di recupero del legno, localizzati nei Comuni di Cittaducale e Rieti (2). Sono impianti finalizzati al recupero anche di altri scarti. Le possibilità di attrarre investimenti in questo settore sono legate altresì al potenziamento della raccolta differenziata domestica. Il raggiungimento infatti dell obiettivo minimo del 45% di RD per il 2013, in coerenza con il piano provinciale dei rifiuti della Provincia di Rieti, porterebbe ad un recupero di scarti del legno di tonnellate. È stata redatta una cartografia, in allegato al presente documento, dove sono indicati i Comuni della Provincia e gli impianti di recupero legno attualmente autorizzati ad operare, con l indicazione delle quantità trattabili. Di seguito si riporta una scheda di sintesi della filiera con i dati di produzione del legno proveniente dalla raccolta differenziata domestica stimata, stante alla percentuale di RD della provincia, in 498 tonnellate annue. Non risultano disponibili dati relativi alla produzione di scarti del legno proveniente dal ciclo industriale e commerciale. LA FILIERA DEL LEGNO

165 Attività da cui proviene lo scarto Attività di selvicoltura e attività di lavorazione del legno SCHEDA DI SINTESI LA FILIERA DEL LEGNO Tipologia di scarto SCARTI DELLA PRODUZIONE DEL LEGNO Codice rifiuto C.E.R da lavorazione industriale C.E.R da raccolta differenziata Raccolta Differenziata RSU Processo produttivo che può impiegare lo scarto Produzione di pannelli truciolati Produzione di blocchi di legno per l edilizia Produzione di pasta cellulosica per le cartiere Produzione di pellet e cippato per usi energetici Produzione di Compost Provenienza dello scarto Il legno proviene nella fase di pre consumo sotto forma di scarti di lavorazione delle segherie e dei mobilifici (truciolato, sfridi e segatura) L imballaggio di legno è raccolto invece nella fase di post-consumo sfruttando due canali di approvvigionamento: Il canale industriale e commerciale da cui si recuperano pallet, casse, bobine, tappi di sughero, rifiuti edili (travi, infissi, pannelli isolanti); Il canale privato che recupera quanto viene conferito dai cittadini nelle isole ecologiche Operazioni propedeutiche all impiego dello scarto Le operazioni dipendono dal prodotto finale che si vuole ottenere. Per la produzione di cippato ad esempio, le azioni sono: triturazione essiccazione deferrizzazione macinatura pellettizzazione depolverizzazione confezionamento Parametri quantitativi di territorio (1) Popolazione residente abitanti Produzione RSU tonn/anno Produzione teorica di legno e scarti di potature tonn/anno (pari al 8% della produzione RSU) % Raccolta differenziata 7,9% Quantitativi di scarto prodotti nel territorio della Provincia di Rieti Legno e potature provenienti dalla Raccolta Differenziata RSU 498 tonn/anno Previsione di raccolta anno 2013, tonnellate (obiettivo provinciale 45% RD) Legno proveniente dal ciclo produttivo: N.D. Aziende del settore presenti nel territorio Centri di recupero n. 3 Cartografia di progetto Nella cartografia allegata, sono state georeferite: le aziende presenti nel territorio le aree per insediamenti produttivi disponibili nel territorio Fonte dei dati Tavole rotonde progetto Life (1) Regione Lazio Det. n.7986/2010 Piano Regionale Rifiuti Consorzio Rilegno Camera di Commercio di Rieti LA FILIERA DEL LEGNO

166 CARTA INERTI LEGNO OLIVOLEICA PLASTICA PNEUMATICI VETRO

167 Azione 17 del Progetto Mo.Re & Mo.Re a cura della Provincia di Rieti Assessorato alla programmazione in materia di rifiuti Tel. 0746/ / Piazza Vittorio Emanuele II - Rieti

168 Progetto LIFE08-ENV/IT/437 ² Legenda Limiti amministrativi Comuni della provincia di Rieti Comuni sedi impianti di recupero Grafo stradale Autostrada Strada Provinciale Strada Statale Impianti di recupero - legno COD Archivio COMUNE COMPETENZA DENOMINAZIONE Q/autorizzatoQ TRATTATO 8 Cittaducale Provinciale Sacite Rieti Provinciale Fusacchia Franco Rieti Provinciale ASM Rieti * Quantitativi di tutti i rifiuti autorizzati a trattare COD Archivio: si riferisce ad un codice interno della banca dati * ** Mo.Re.&Mo.Re. More Reusing and More Recycling Impianti di recupero QTRATTATO quantitativi autorizzati a trattare (tonn/anno) Fino a Fino a Accumoli Azione 17 - Pacchetti Localizzativi Filiera Legno Territorio Provincia di Rieti Amatrice Cittareale Provincia di Rieti Leonessa Labro Morro Reatino Rivodutri Posta Colli sul Velino Poggio Bustone Cantalice Borbona 20 Greccio Micigliano Configni 19 Cottanello Contigliano Rieti Vacone Castel Sant'Angelo Borgo Velino Antrodoco Montebuono Montasola Cittaducale 8 Magliano Sabina Torri in Sabina Tarano Casperia Concerviano Collevecchio Selci Roccantica Monte San Giovanni in Sabina Belmonte in Sabina Longone Sabino Stimigliano Forano Cantalupo in Sabina Poggio Catino Montenero Sabino Concerviano Petrella Salto Fiamignano Salisano Torricella in Sabina Poggio Mirteto Poggio Mirteto Mompeo Rocca Sinibalda Longone Sabino Castelnuovo di Farfa Poggio San Lorenzo Casaprota Ascrea Rocca Sinibalda Varco Sabino Montopoli di Sabina Frasso Sabino Monteleone Sabino Toffia Poggio Nativo Colle di Tora Castel di Tora Marcetelli Pescorocchiano Poggio Moiano Ascrea Fara in Sabina Paganico Ascrea Borgorose Collegiove Scandriglia Pozzaglia Sabina Nespolo Collalto Sabino Turania Orvinio Kilometers Nome del file digitale: "filiera_legno.pdf" Formato di stampa: 1100mm x 841mm

169 reusing&recycling Provincia di Rieti LA FILIERA OLIVOLEICA Mo. Re. & Mo. Re. per una governance innovativa della gestione dei rifiuti. Programma LIFE08 ENV/IT/437

170 reusing&recycling Provincia di Rieti La filiera olivoleica Mo. Re. & Mo. Re. per una governance innovativa della gestione dei rifiuti. Programma LIFE08 ENV/IT/437 Provincia di Rieti

171 OLIVOLEICA

172 L importanza della produzione olearia laziale della Provincia di Rieti in particolare è determinata, prima ancora che dai dati quantitativi, dal suo stretto legame con il territorio: il riconoscimento a livello europeo della D.O.C. all olio della Sabina ne è la testimonianza. La zona principalmente interessata dalla filiera olivoleica è la Sabina con circa ettari prevalentemente coltivati ad uliveti. La produzione di scarti della filiera olivoleica è rappresentata da residui di potatura, sansa vergine ed esausta, acque di vegetazione. Dalle risultanze del progetto è emerso chiaramente come le moderne tecnologie consentono di estrarre dalle acque di vegetazione importanti sostanze, i polifenoli, che possiedono un potere antiossidante molto più alto ad esempio della vitamina C. A tali sostanze sono risultati interessati vari gruppi industriali del settore farmaceutico, cosmetico e alimentare. La concentrazione industriale in questi settori è già molto forte ed è rappresentata da grandi gruppi con oltre 100 milioni di Euro di fatturato. Durante la tavola rotonda dedicata alla filiera olivoleica è stato presentato il brevetto internazionale ENEA- Verdiana Srl per il recupero delle acque di vegetazione e dei polifenoli. Un altra potenzialità importante per la nascita di nuove attività economiche nell ambito della filiera olivoleica in Provincia di Rieti è rappresentata dal recupero della sansa e delle potature a scopi energetici (impianti a biomassa, combustibile per stufe e caldaie). In Sabina sono stati censiti n. 44 frantoi che lavorano circa tonnellate/annue di olive, per una produzione di sansa di circa tonnellate. Gran parte della sansa prodotta viene conferita nel Sansificio Sabino sito nel Comune di Castelnuovo di Farfa. Nella tabella alla pagina precedente sono state indicate le localizzazioni dei frantoi, degli impianti di recupero e dell Azienda SA.NO. Salumi Srl con sede ad Accumoli, dichiaratasi fortemente interessata all uso di polifenoli naturali per la propria produzione alimentare. PhenoFarm L ENEA ha messo in campo una serie di azioni tecniche ed amministrative per trasferire il brevetto per il recupero delle acque di vegetazione e dei polifenoli alla società civile e renderlo disponibile per l industria olearia europea. Per prima cosa ha ceduto la licenza di sfruttamento del brevetto alla Genelab Srl, con sede a Siracusa, che sfrutta la tecnologia di trattamento delle acque di vegetazione olearie; per quel che riguarda la commercializzazione dei polifenoli, alla PhenoFarm Srl, con sede legale a Roma. Successivamente è stato costruito a Scandriglia, in provincia di Rieti, un impianto industriale di trattamento delle acque di vegetazione, su licenza ENEA, da 10 tonnellate al giorno, entrato in produzione nel La mission di Phenofarm è preservare la naturalità e tutte le peculiarità biomediche dell Olea europaea e definire un percorso virtuoso ambiente-benessere-salute consono e all altezza della cultura mediterranea dei luoghi di produzione. La società ha realizzato un impianto di estrazione dei polifenoli presenti nell Olea europaea basato sul già ricordato brevetto di processo nr. WO (A1), sviluppato dalla ricerca ENEA e teso a valorizzare, attraverso una tecnologia innovativa ed ecocompatibile, i rifiuti e gli scarti della lavorazione dell industria olearia, quali le sanse umide e le potature. L impianto consente di ottenere tutti i sottoprodotti di interesse commerciale: sostanze polifenoliche (antiossidanti) da destinarsi alla produzione di semilavorati per l industria alimentare, cosmetica, fitoterapica; acqua vegetale ultrapura da riutilizzarsi nel ciclo produttivo o per altri fini commerciali; sostanza organica per la produzione di biogas e/o ammendante. Il processo produttivo consente, utilizzando gli scarti delle sanse dei frantoi, l abbattimento del carico inquinante legato all elevato contenuto delle sostanze organiche (zuccheri, pectine, grassi, sostanze azotate, polialcooli, poliacidi). Il metodo di lavorazione costituisce pertanto un innovazione di significativo eco-valore nell ambito della filiera dell industria olearia. Il modello di valorizzazione a ciclo chiuso ed integrato consente agli scarti del settore olivoleico-oleario, ad oggi considerati ancora solo rifiuti, di diventare materie prime innovative per la produzione di composti bioattivi ad elevato valore aggiunto. Tutto avviene a scarico zero, rispettando l ambiente e rientrando nella logica dello sviluppo sostenibile. Di seguito si riporta una scheda di sintesi con i dati di produzione degli scarti della filiera olivoleica. LA FILIERA OLIVOLEICA

173 SCHEDA DI SINTESI LA FILIERA OLIVOLEICA Tipologia di scarto SCARTI DELLA PRODUZIONE OLIVOLEICA Acque di vegetazione Sansa Foglie e potature degli alberi Codice rifiuto C.E.R Attività economica da cui proviene lo scarto Frantoi attività agricola Processo produttivo che può impiegare lo scarto Estrazione dei polifenoli (in ambito cosmetico, farmaceutico e anche alimentare per la conservazione degli alimenti) Lavorazione della sansa (in ambito energetico) Trasformazione delle potature (in ambito energetico) Operazioni propedeutiche all impiego dello scarto Gli scarti possono essere utilizzati così come sono dalle aziende trasformatrici le quali producono un prodotto semilavorato che poi le aziende utilizzatrici finali possono lavorare Parametri quantitativi di territorio Area prevalentemente coltivata ad uliveti circa ettari Molitura annua di olive circa tonn. Quantitativi di scarto prodotti nel territorio della Provincia di Rieti Sansa tonn/anno Acque di vegetazione circa 35/ mc/anno Potature circa tonn (parametro 3,27 tonn/ha) Aziende del settore presenti nel territorio Cartografia di progetto Fonti dei dati Produttrici dello scarto n. 44 frantoi censiti Trasformatrici dello scarto n. 2 aziende: PhenoFarm Srl Sansificio Sabino Utilizzatrici del prodotto finale n.1 azienda: Sano Salumi Srl (settore alimentare) Georeferenziazione delle aziende presenti nel territorio Aree per insediamenti produttivi disponibili nel territorio Tavole rotonde progetto Life Camera di Commercio di Rieti Unaprol LA FILIERA OLIVOLEICA

174 CARTA INERTI LEGNO OLIVOLEICA PLASTICA PNEUMATICI VETRO

175 Azione 17 del Progetto Mo.Re & Mo.Re a cura della Provincia di Rieti Assessorato alla programmazione in materia di rifiuti Tel. 0746/ / Piazza Vittorio Emanuele II - Rieti

176 Legenda ² Progetto LIFE08-ENV/IT/437 Limiti amministrativi Comuni della provincia di Rieti Comuni sedi impianti di recupero Grafo stradale Autostrada Mo.Re.&Mo.Re. More Reusing and More Recycling Strada Provinciale Strada Statale Impianti produzione scarti - frantoi Quantitativi annui di olive trattate (tonnellate) QTRATTATO ! 70 Accumoli Azione 17 - Pacchetti Localizzativi Filiera Olivoleica Territorio Provincia di Rieti! Aziende! Impianti utilizzatrici di materie prime - polifenoli di recupero Cittareale Amatrice Leonessa Provincia di Rieti Impianti di produzione scarti (frantoi) - Quantitativo annuo olive trattate (tonnellate) 41 Magliano Sabina Montebuono Tarano Collevecchio Selci Stimigliano Forano Configni Vacone Torri in Sabina Cantalupo in Sabina Poggio Mirteto Cottanello Casperia 50 Montopoli di Sabina Montasola Roccantica 54 Poggio Catino Poggio Mirteto Castelnuovo di Farfa 32! 61 Salisano Greccio Contigliano Labro Colli sul Velino Monte San Giovanni in Sabina Mompeo Montenero Sabino 47 Casaprota Morro Reatino Rieti 59 58Poggio San Lorenzo Rivodutri Torricella in Sabina 56 Monteleone Sabino Frasso Sabino Poggio Bustone Belmonte in Sabina Rocca Sinibalda Cantalice Concerviano Cittaducale Longone Sabino Ascrea Concerviano Longone Sabino Castel Sant'Angelo Rocca Sinibalda Varco Sabino Micigliano Borgo Velino Petrella Salto Posta 60 Borbona Antrodoco Fiamignano COD Archivio COMUNE DENOMINAZIONE Qautorizzato Q/autorizzato PRODUZIONE DI SANSA 28 Cantalupo in Sabina Frantoio azienda agricola Le Macine Casperia Frantoio azienda agricola Colle Flaviano Castelnuovo di Farfa Frantoio coop agr. Farfense Castelnuovo di Farfa Frantoio la Farfalla di Patrizia Horn 14 5,6 33 Configni Frantoio Leonardi Contigliano Frantoio Mola di Mezzo Fara in Sabina Frantoio F.lli Antonini Fara in Sabina Oleificio Ceccarelli Fara in Sabina Frantoio Tanteri Maria Teresa Fara in Sabina Frantoio Petrucci Socrate Fara in Sabina Frantoio soc. coop Agricola Sabina Fara in Sabina Frantoio az. Agricola Fagiolo Fara in sabina Frantoio az. Colle San Pietro Fara in Sabina Frantoio coop Prod. Agr. Farensi Fara in Sabina Oleificio dei Fiori Fara in sabina Frantoio Olio Salus Magliano Sabina Frantoio VICOSA soc. Colli Sabini Mompeo Frantoio Agricola il Viarino Montebuono Frantoio Minicucci Cairo Monteleone Sabino frantoio De Luca Ernesto Monteleone Sabino Frantoio Villa Falcone Monteleone Sabino Soc. coop Olivicoltori di Ginestra Montenero Sabino Frantoio Saburri Ferdinando Montopoli di Sabina Frantoio coop cons Prod Agr. Montopoli Montopoli di Sabina Frantoio di Galloni e Bertucci Montopoli di Sabina Frantoio Oleario Mercuri Luigino Montopoli di sabina Frantoio Smargiassi Mario Poggio Catino Frantoio Mia Angela Poggio Catino Frantoio Favetta Antonio Poggio Catino Frantio Muia Francesco 1 0,4 30 Poggio Mirteto Frantoio coop. La Montagnola Poggio Moiano Frantoio coop Olivicoltori ALTA Sabina Poggio nativo Frantoio coop agr Poggio Nativo Poggio San Lorenzo Frantoio Capofarfa Poggio San Lorenzo Frantoio Collettini paolo 6 2,4 59 Poggio San Lorenzo Frantoio Leonardi Vincenzo Posta Frantoio DP Service Salisano Frantoio Duranti Ferruccio Scandriglia Oleificio Santa Barbara coop Scandriglia Frantoio Tenimenti Borgia Selci Frantoio coop La Selciana Tarano Frantoio Az Agr Di Mario Tarano Frantoio Casali Bruno Torri in Sabina Frantoio Ciceroni Domenico Impianti di recupero COD Archivio COMUNE DENOMINAZIONE Q/autorizzato Qautorizzato 69 Scandriglia PhenoFarm srl ND 71 Castelnuovo di Farfa Sansificio Sabino ND Aziende utilizzatrici delle materie prime - polifenoli COD Archivio COMUNE DENOMINAZIONE Q/autorizzato Qautorizzato 70 Accumoli Sano Salumi srl ND COD Archivio: si riferisce ad un codice interno della banca dati 36 Fara in Sabina Toffia Poggio Nativo! Poggio Moiano 55 Colle di Tora Castel di Tora Ascrea Paganico Ascrea Marcetelli Collegiove Pescorocchiano Borgorose Scandriglia Pozzaglia Sabina Nespolo Collalto Sabino Turania Orvinio Kilometers Nome del file digitale: "filiera_olivoleica.pdf" Formato di stampa: 1100mm x 841mm

177 reusing&recycling Provincia di Rieti LA FILIERA DELLA PLASTICA Mo. Re. & Mo. Re. per una governance innovativa della gestione dei rifiuti. Programma LIFE08 ENV/IT/437

178 reusing&recycling Provincia di Rieti La filiera della plastica Mo. Re. & Mo. Re. per una governance innovativa della gestione dei rifiuti. Programma LIFE08 ENV/IT/437 Provincia di Rieti

179 PLASTICA

180 In Italia si assiste ad una discrasia del mercato della plastica riciclata, che vede una concentrazione degli impianti di produzione che utilizzano materiale riciclato nelle regioni del Nord a fronte di maggiori quantità di prodotti da avviare a riciclo localizzata nel Sud. Si assiste pertanto alla mancanza di un reale incontro tra domanda ed offerta e conseguentemente ad un aumento dei costi di trasporto. Le difficoltà del settore sono state ben rappresentate dall analisi economica dell unica azienda del settore presente in Provincia di Rieti, la Terni Polimeri S.p.A. Nel territorio provinciale risultano autorizzati n.6 impianti di recupero degli scarti della plastica, localizzati nei Comuni di Cittaducale (3), Contigliano e Rieti (2). Sono impianti autorizzati al recupero anche di altri scarti. Le possibilità di attrarre investimenti in questo settore sono legate innanzitutto al potenziamento della raccolta differenziata domestica. Il raggiungimento infatti degli obiettivi prefissati dal piano provinciale dei rifiuti (45% di RD nel 2013) porterebbe ad un recupero di scarti della plastica di tonnellate. È stata redatta una cartografia, allegata al presente documento, dove sono indicati i Comuni della Provincia e gli impianti di recupero degli scarti della plastica attualmente autorizzati ad operare, con l indicazione delle quantità trattabili. Terni Polimeri La società è stata costituita nel 2003 e, come si evince nella sintesi di bilancio allegato, ha conosciuto alterne vicende, sia a livello di fatturato che nel 2010 ha avuto un fortissimo incremento dopo il dimezzamento dello stesso avuto nel 2009 sia a livello di redditività; in effetti, pur non conoscendo mai un significativo Ebitda, ad eccezione del 2007, in linea con quello di settore, nel 2010 la Terni Polimeri ha affrontato delle problematiche produttive che hanno determinato una difficoltà di generare reddito nel corso della propria gestione. Altrettanto importante, sia in valore assoluto sia in confronto a quanto registrato per le altre aziende del settore, è l indebitamento verso banche. Tale aspetto, insieme al carico degli ammortamenti, ha inciso sul risultato finale della società. In merito ai valori dell ultimo triennio risulta comunque da considerare che la società ha affrontato ingenti investimenti (totale immobilizzazioni materiali raddoppiate dal 2007 al 2008). Nettamente superiore alle medie di settore anche l incidenza del costo delle materie prime (65% del valore della produzione nel 2010). La possibilità di un supporto bancario per l allungamento dei tempi di rientro, al fine di ridurre gli oneri finanziari, nonché l effettuazione di ulteriori investimenti che possano permettere l acquisto di materie prime a costi meno rilevanti risulta fondamentale tanto quanto la possibilità di acquisire materia prima di qualità nell ambito del territorio di riferimento, al fine di abbattere l incidenza dei costi sul valore della produzione. Di seguito si riporta una scheda di sintesi della filiera con i dati di produzione degli scarti provenienti dalla raccolta differenziata domestica stimata, stante alla percentuale di RD della provincia, in 747 tonnellate annue. Non risultano disponibili dati relativi alla produzione di scarti della plastica provenienti dal ciclo industriale. LA FILIERA DELLA PLASTICA

181 SCHEDA DI SINTESI LA FILIERA DELLA PLASTICA Tipologia di scarto SCARTI DELLA PRODUZIONE DELLA PLASTICA Codice rifiuto C.E.R. (vari codici) legati alle attività produttive rifiuti plastici ad esclusione degli imballaggi, provenienti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti; rifiuti plastici, provenienti dai processi chimici organici; limatura e trucioli di materiali plastici, provenienti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica; imballaggi in plastica, provenienti da imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi; imballaggi in materiali misti, provenienti da imballaggio oggetto di raccolta differenziata plastica proveniente da veicoli fuori uso appartenenti a diversi modi di trasporto, comprese le macchine mobili non stradali, e rifiuti prodotti dallo smantellamento di veicoli fuori uso e dalla manutenzione di veicoli; plastica proveniente dalle operazioni di costruzione e demolizione, compreso il terreno proveniente da siti contaminati; plastica e gomma provenienti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell acqua e dalla sua preparazione per uso industriale; plastica proveniente da rifiuti urbani, rifiuti domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali e industriali nonché dalle istituzioni, inclusi i rifiuti della raccolta differenziata. Attività da cui proviene lo scarto Attività Produttive (Industrie, agricoltura, commercio, artigianato, servizi) Raccolta Differenziata RSU Processo produttivo che può impiegare lo scarto Le plastiche riciclate trovano applicazione in diversi settori: Edile (casseri a perdere, tubature, pavimentazioni, isolanti) Arredo (sedie, panchine, tavoli, recinzioni) Casalinghi (vasi, accessori, cestini) Imballaggi (cassette, sacchi) Abbigliamento (maglioni, sciarpe, coperte, guanti, cappelli) Operazioni propedeutiche all impiego dello scarto Le operazioni per il riciclo dello scarto possono essere di tipo meccanico e di tipo chimico. Le fasi del riciclo meccanico sono: Selezione - Macinazione - Ciclo di lavaggio - Asciugatura del macinato - Estrusione per la sua conversione in granuli. Dal riciclo meccanico si ottengono: polimeri termoplastici macinati, ovvero granuli e scaglie per la realizzazione di nuovi manufatti; polimeri termoindurenti macinati, impiegabili come cariche inerti. Il riciclo chimico permette di decomporre il polimero nei monomeri originari con l obiettivo di ricavare combustibili e chemicals alternativi a quelli di origine fossili. I metodi di riciclo chimico possono essere: La pirolisi - L idrogenazione - La chemiolisi - La glicolisi Parametri quantitativi di territorio (1) Popolazione residente abitanti Produzione RSU tonn/anno Produzione teorica di Plastica tonn/anno (pari al 12% della produzione RSU) % Raccolta differenziata 7,9% Quantitativi di scarto prodotti nel territorio della Provincia di Rieti Plastica proveniente dalla Raccolta Differenziata RSU 747 tonn/anno Previsione di raccolta anno 2013, tonnellate (obiettivo provinciale 45% RD) Plastiche provenienti dal ciclo produttivo: N.D. Aziende del settore presenti nel territorio Centri di recupero n. 6 Cartografia di progetto Nella cartografia allegata, sono state georeferite: le aziende presenti nel territorio le aree per insediamenti produttivi disponibili nel territorio Fonti dei dati Tavole rotonde progetto Life (1) Regione Lazio Det. n.7986/2010 Piano Regionale Rifiuti Corepla Camera di Commercio di Rieti LA FILIERA DELLA PLASTICA

182 CARTA INERTI LEGNO OLIVOLEICA PLASTICA PNEUMATICI VETRO

183 Azione 17 del Progetto Mo.Re & Mo.Re a cura della Provincia di Rieti Assessorato alla programmazione in materia di rifiuti Tel. 0746/ / Piazza Vittorio Emanuele II - Rieti

184 Progetto LIFE08-ENV/IT/437 ² Legenda Limiti amministrativi Comuni della provincia di Rieti Comuni sedi impianti di recupero Grafo stradale Autostrada Strada Provinciale Strada Statale Impianti di recupero - plastica COD Archivio COMUNE COMPETENZA DENOMINAZIONE Q/autorizzatoQ TRATTATO 5 Cittaducale Provinciale Grillo Mario Srl Cittaducale Provinciale Ruggieri Polimeri srl Cittaducale Provinciale Sacite Contigliano Provinciale SAO Rieti Provinciale ASM Rieti * * Rieti Provinciale Terni Polimeri SpA 6650 * Quantitativi di tutti i rifiuti autorizzati a trattare COD Archivio: si riferisce ad un codice interno della banca dati Mo.Re.&Mo.Re. More Reusing and More Recycling Impianti di recupero QTRATTATO quantitativi autorizzati a trattare (tonn/anno) Fino a Accumoli Azione 17 - Pacchetti Localizzativi Filiera Plastica Territorio Provincia di Rieti Amatrice Cittareale Provincia di Rieti Leonessa Labro Morro Reatino Rivodutri Posta Colli sul Velino Poggio Bustone Cantalice Borbona 20 Greccio Micigliano Configni Cottanello Contigliano 9 Rieti 5 Montebuono Vacone Montasola 21 7 Cittaducale 8 Castel Sant'Angelo Borgo Velino Antrodoco Magliano Sabina Torri in Sabina Tarano Casperia Concerviano Collevecchio Selci Roccantica Monte San Giovanni in Sabina Belmonte in Sabina Longone Sabino Stimigliano Forano Cantalupo in Sabina Poggio Catino Montenero Sabino Concerviano Petrella Salto Fiamignano Salisano Torricella in Sabina Poggio Mirteto Poggio Mirteto Mompeo Rocca Sinibalda Longone Sabino Castelnuovo di Farfa Poggio San Lorenzo Casaprota Ascrea Rocca Sinibalda Varco Sabino Montopoli di Sabina Frasso Sabino Monteleone Sabino Toffia Poggio Nativo Colle di Tora Castel di Tora Marcetelli Pescorocchiano Poggio Moiano Ascrea Fara in Sabina Paganico Ascrea Borgorose Collegiove Scandriglia Pozzaglia Sabina Nespolo Collalto Sabino Turania Orvinio Kilometers Nome del file digitale: "filiera_plastica.pdf" Formato di stampa: 1100mm x 841mm

185 reusing&recycling Provincia di Rieti LA FILIERA DEI PNEUMATICI FUORI USO (PFU) Mo. Re. & Mo. Re. per una governance innovativa della gestione dei rifiuti. Programma LIFE08 ENV/IT/437

186 reusing&recycling Provincia di Rieti La filiera dei pneumatici fuori uso (PFU) Mo. Re. & Mo. Re. per una governance innovativa della gestione dei rifiuti. Programma LIFE08 ENV/IT/437 Provincia di Rieti

187 PFU 5

188 Le possibilità di investimento nella filiera dei PFU sono molteplici ma richiedono un alto capitale iniziale, stimato intorno ai 2,5 milioni di euro, con una capacità di impianto di ton/anno, con una previsione di rientro in un periodo di 5 anni ma occorre tener conto degli alti costi energetici da sostenere. Si deve poi considerare che il mercato nazionale del recupero dei PFU vede bassi corrispettivi per il granulato (100 euro/ton), la metà di quanto pagato in Germania, e non trova domanda neanche per quei materiali ricavabili dal trattamento, quali per esempio i tessuti, impiegati nella lavorazione del pneumatico, che altrove invece divengono fonte energetica. Va allora rafforzata la capacità imprenditoriale dei recuperatori per mantenerli competitivi sul mercato. Anche le imprese a valle dei recuperatori di PFU avrebbero vantaggio dal loro impiego, recuperando i costi rispetto all uso di materie prime nei loro processi produttivi, con economie diffuse che si ripercuoterebbero in diversi settori: dall impresa artigiana alla grande multinazionale. Un altro impulso al mercato dovrebbe poi venire dalle istituzioni pubbliche quali potenziali clienti della filiera sul territorio, attraverso l adozione di procedure di Green Public Procurement rivolte ai materiali prodotti con materie prime seconde. La conoscenza diffusa delle caratteristiche tecniche dei granulati e polverini, attraverso un azione informativa e formativa che dovrebbe coinvolgere in primo luogo le figure professionali della pubblica amministrazione chiamate a gestire le procedure di approvvigionamento e i progettisti (archittetti, ingegneri) che andranno a utilizzare il materiale per le opere pubbliche, consentirebbe un maggiore recupero e riutilizzo dei PFU. A fronte di una media di PFU (Pneumatici Fuori Uso) pari a 5,5-6 kg per abitante, la produzione di PFU nella Provincia di Rieti è stimabile in 954 tonn/anno. Nel territorio della Provincia di Rieti risultano autorizzati n.2 impianti di recupero dei PFU, localizzati nei Comuni Rieti e Cittaducale. Sono impianti destinati al recupero anche di altri scarti. È stata redatta una cartografia, in allegato al presente documento, dove sono indicati gli impianti di recupero dei PFU attualmente autorizzati ad operare, con l indicazione delle quantità trattabili. LA FILIERA DEI PNEUMATICI FUORI USO

189 SCHEDA DI SINTESI LA FILIERA DEI PNEUMATICI FUORI USO (PFU) Tipologia di scarto PNEUMATICI FUORI USO Codice rifiuto C.E.R. 17 (vari codici) legati alle attività produttive C.E.R da raccolta differenziata Attività da cui proviene lo scarto Attività Produttive (Industrie, agricoltura, commercio, artigianato, servizi) Raccolta Differenziata RSU Processo produttivo che può impiegare lo scarto Dalla frantumazione del PFU si ricavano: Granuli (per Campi di calcio, pavimenti, isolante austico, strade); Polverino (per Riciclo in mescola, sigillanti, adesivi, vernici); Cippato ciabattato (per cementifici, acciaierie elettriche, strade); Pneumatici interi (per cementifici, acciaierie elettriche, centrali termiche) Operazioni propedeutiche all impiego dello scarto Lo scarto raccolto viene sottoposto alle operazioni di selezione, macinazione e frantumazione Parametri quantitativi di territorio Popolazione residente abitanti (dato ISTAT 2009); Quantitativi di scarto prodotti nel territorio della Provincia di Rieti Indice di produttività specifica dello scarto 5,5-6 kg/abitante (fonte tavola rotonda filiera), per un produzione complessiva stimata di 954 tonn/annui di PFU Aziende del settore presenti nel territorio Impianti di recupero (dalla raccolta domiciliare) n. 2 Cartografia di progetto Nella cartografia allegata, sono state georeferite: le aziende presenti nel territorio le aree per insediamenti produttivi disponibili nel territorio Fonti dei dati Tavole rotonde del progetto Life Ecopneus LA FILIERA DEI PNEUMATICI FUORI USO

190 CARTA INERTI LEGNO OLIVOLEICA PLASTICA PNEUMATICI 10 VETRO

191 Azione 17 del Progetto Mo.Re & Mo.Re a cura della Provincia di Rieti Assessorato alla programmazione in materia di rifiuti Tel. 0746/ / Piazza Vittorio Emanuele II - Rieti

192 Progetto LIFE08-ENV/IT/437 ² Legenda Limiti amministrativi Comuni della provincia di Rieti Comuni sedi impianti di recupero Grafo stradale Autostrada Strada Provinciale Impianti di recupero - pneumatici COD Archivio COMUNE COMPETENZA DENOMINAZIONE Q/autorizzatoQ TRATTATO 8 Cittaducale Provinciale Sacite Rieti Provinciale ASM Rieti * Quantitativi di tutti i rifiuti autorizzati a trattare COD Archivio: si riferisce ad un codice interno della banca dati * * Mo.Re.&Mo.Re. More Reusing and More Recycling Strada Statale Impianti di recupero QTRATTATO quantitativi autorizzati a trattare (tonn/anno) Fino a 3000 Fino a Accumoli Azione 17 - Pacchetti Localizzativi Filiera Pneumatici Territorio Provincia di Rieti Amatrice Cittareale Provincia di Rieti Leonessa Labro Morro Reatino Rivodutri Posta Colli sul Velino Poggio Bustone Cantalice Borbona 20 Greccio Micigliano Configni Cottanello Contigliano Rieti Vacone Castel Sant'Angelo Borgo Velino Antrodoco Montebuono Montasola Cittaducale 8 Magliano Sabina Torri in Sabina Tarano Casperia Concerviano Collevecchio Selci Roccantica Monte San Giovanni in Sabina Belmonte in Sabina Longone Sabino Stimigliano Forano Cantalupo in Sabina Poggio Catino Montenero Sabino Concerviano Petrella Salto Fiamignano Salisano Torricella in Sabina Poggio Mirteto Poggio Mirteto Mompeo Rocca Sinibalda Longone Sabino Castelnuovo di Farfa Poggio San Lorenzo Casaprota Ascrea Rocca Sinibalda Varco Sabino Montopoli di Sabina Frasso Sabino Monteleone Sabino Toffia Poggio Nativo Colle di Tora Castel di Tora Marcetelli Pescorocchiano Poggio Moiano Ascrea Fara in Sabina Paganico Ascrea Borgorose Collegiove Scandriglia Pozzaglia Sabina Nespolo Collalto Sabino Turania Orvinio Kilometers Nome del file digitale: "filiera_pneumatici.pdf" Formato di stampa: 1100mm x 841mm

193 reusing&recycling Provincia di Rieti LA FILIERA DEL VETRO Mo. Re. & Mo. Re. per una governance innovativa della gestione dei rifiuti. Programma LIFE08 ENV/IT/437

194 reusing&recycling Provincia di Rieti La filiera del vetro Mo. Re. & Mo. Re. per una governance innovativa della gestione dei rifiuti. Programma LIFE08 ENV/IT/437 Provincia di Rieti

195 VETRO

196 Il vetro è utilizzato per produrre contenitori: alimentari adatti alla conservazione degli alimenti, infatti, attraverso il processo di riciclo, il vetro mantiene inalterate le proprie caratteristiche di inerzia chimica e biologica, che ne fanno il materiale più affidabile dal punto di vista della sicurezza alimentare per la cosmetica destinati a profumi e altri prodotti per la cura della persona che garantiscono il giusto equilibrio tra creatività, design e affidabilità, in termini di conservazione farmaceutici e ospedalieri per l affidabilità del vetro in termini di igiene e tenuta sterile funzionali alla vita quotidiana e oggetti artistici, come pure strumenti altamente tecnologici quali le fibre ottiche, impiegate nella mini chirurgia, nella diagnostica per immagini e nelle telecomunicazioni. Il settore della produzione del vetro presenta i caratteri propri dell oligopolio, con la presenza di due grandi multinazionali l americana Owens Illinois e la francese Saint Gobain, che in Italia presentano diversi stabilimenti. Tale concentrazione incide sul mercato sia nella determinazione del prezzo che nel controllo dei flussi di materiale e fa sì che le aziende vetrarie, rappresentate nel consorzio nazionale COREVE - Consorzio Recupero Vetro, svolgano sostanzialmente in contemporanea il ruolo di produttore e riciclatore della materia prima, di fatto influenzando in negativo, perché non concorrenziali, le regole e la funzionalità della raccolta differenziata. Riciclare il vetro comporta economie di scala nel processo produttivo legate ai seguenti fattori: 1) riduzione della quota di smaltimento in discarica che è passata dal 53% nel 2000 al 37,1% nel 2010 grazie alla raccolta differenziata 2) riduzione di uso di materie prime, sabbia, soda, marmo, dolomite 3) riduzione di consumi energetici pari al 30% in meno rispetto alla fusione di materie prime vergini, soprattutto silice che richiede temperature di fusione più alte 4) riduzione di emissione di CO2 nel processo di fusione. Nel 2010 la quantità di rifiuti d imballaggio in vetro riciclata è cresciuta rispetto al 2009 dell 8% passando da t000 a t000. Il tasso di riciclo ha superato il 68%. A questo risultato ha concorso l utilizzo della sabbia di vetro ottenuta dal recupero secondario dei cascami dei lettori ottici di cernita degli inerti diversi dal vetro (ceramiche, porcellane, pietre, etc.) e delle frazioni fini. L impiego della sabbia di vetro, nei settori industriali anche diversi da quello vetrario, è leggermente cresciuto. Il riciclo del vetro avviene grazie a 33 stabilimenti vetrari che sono dislocati non in maniera uniforme nel territorio nazionale (22 ubicati al Nord, 5 nel Centro e 6 dislocati nel Mezzogiorno). Nel territorio provinciale risultano autorizzati n.2 impianti di recupero degli scarti del vetro, localizzati nei Comuni di Contigliano e Rieti. Sono impianti destinati al recupero anche di altri scarti. Le possibilità di attrarre investimenti in questo settore sono legate innanzitutto al potenziamento della raccolta differenziata domestica. Il raggiungimento infatti degli obiettivi prefissati dal piano provinciale dei rifiuti (45% di RD nel 2013) porterebbe ad un recupero di scarti del vetro di tonnellate. È stata redatta una cartografia, in allegato al presente documento, dove sono indicati i Comuni della Provincia e gli impianti di recupero del vetro attualmente autorizzati ad operare, con l indicazione delle quantità trattabili. Di seguito si riporta una scheda di sintesi della filiera con i dati di produzione degli scarti provenienti dalla raccolta differenziata domestica stimata, stante alla percentuale di RD della provincia, in 435 tonnellate annue. Non risultano disponibili dati relativi alla produzione di scarti del vetro provenienti dal ciclo produttivo. LA FILIERA DEL VETRO

197 SCHEDA DI SINTESI LA FILIERA DEL VETRO Tipologia di scarto SCARTI DELLA PRODUZIONE DEL VETRO Codice rifiuto C.E.R C.E.R da raccolta differenziata Attività da cui proviene lo scarto Attività Produttive (Industrie, agricoltura, commercio, artigianato, servizi) Raccolta Differenziata RSU Processo produttivo che può impiegare lo scarto Il vetro riciclato trova applicazione in diversi settori: Edile (lana di vetro come isolanti, vetrate, casseforme) Arredo Casalinghi Operazioni propedeutiche all impiego dello scarto Lo scarto raccolto viene sottoposto alle seguenti operazioni di selezione e macinazione: Cernita per eliminare i corpi estranei, vagliatura e suddivisione granulometrica; Frantumazione delle frazioni grossolane. Parametri quantitativi di territorio (1) Popolazione residente abitanti Produzione RSU tonn/anno Produzione teorica di Vetro tonn/anno (pari al 7% della produzione RSU) % Raccolta differenziata 7,9% Quantitativi di scarto prodotti nel territorio della Provincia di Rieti Vetro proveniente dalla Raccolta Differenziata RSU 435 tonn/anno Previsione di raccolta anno 2013, tonnellate (obiettivo provinciale 45% RD) Vetro proveniente dal ciclo produttivo: N.D. Aziende del settore presenti nel territorio Centri di recupero n. 2 Cartografia di progetto Nella cartografia allegata, sono state georeferite: le aziende presenti nel territorio le aree per insediamenti produttivi disponibili nel territorio Fonti dei dati Tavole rotonde progetto Life (1) Regione Lazio Det. n.7986/2010 Piano Regionale Rifiuti Coreve Camera di Commercio di Rieti LA FILIERA DEL VETRO

198 CARTA INERTI LEGNO OLIVOLEICA PLASTICA PNEUMATICI 10 VETRO

199 Azione 17 del Progetto Mo.Re & Mo.Re a cura della Provincia di Rieti Assessorato alla programmazione in materia di rifiuti Tel. 0746/ / Piazza Vittorio Emanuele II - Rieti

Progetto Life Mo.Re.&Mo.Re.

Progetto Life Mo.Re.&Mo.Re. Progetto Life Mo.Re.&Mo.Re. STRUMENTI PRATICI PER UNA VIRTUOSA ED EFFICACE GESTIONE DEI RIFIUTI PREMESSA Il Mo.Re.&Mo.Re., progetto europeo LIFE+, cofinanziato dalla regione Lazio ed iniziato nel Gennaio

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