IL TERZIARIO IN GENERALE E I SERVIZI ALLE IMPRESE 1. LA SITUAZIONE ATTUALE

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1 180 IL TERZIARIO IN GENERALE E I SERVIZI ALLE IMPRESE 1. LA SITUAZIONE ATTUALE La crescita, in termini sia di occupati, sia di valore aggiunto, dei servizi o del settore terziario (nel seguito dello scritto presente i due termini saranno utilizzati indifferentemente) nell economia dei paesi avanzati è una tendenza storica. Ma è soprattutto nel secondo dopoguerra e, in particolare, a partire dagli anni 70, che tale fenomeno subisce un accelerazione e diventa evidente. Negli ultimi vent anni il solo settore che abbia creato nuova occupazione nella maggior parte delle economie mature è stato quello dei servizi. In questi paesi le attività terziarie occupano, oggi, tra il 60% e il 75% della popolazione attiva. Tuttavia, nonostante la crescente entità ed evidenza del fenomeno, fino a tutti gli anni 70 il settore industriale è rimasto al centro del dibattito economico, ad eccezione di alcuni contributi pionieristici. E solo a partire dalla metà degli anni 70, in concomitanza con il declino dell occupazione industriale, che nasce un interesse più sistematico per i servizi, da parte sia di studiosi, sia di istituzioni internazionali. Gli anni 80 rappresentano una ricca stagione di elaborazione teorica sulle cause e sugli effetti delle attività di servizio nell economia contemporanea, alla ricerca anche di schemi esplicativi autonomi dai paradigmi industriali. Economisti, sociologi, geografi, pianificatori esplorano il settore ed elaborano spiegazioni e prescrizioni. A partire dagli Stati Uniti, dalla Francia e dalla Gran Bretagna, i paesi che per primi hanno registrato un importante processo di terziarizzazione, l interesse per questo settore si afferma progressivamente anche in Italia e, successivamente, in tutti gli altri paesi industrializzati. Alla fine degli anni 80 lo sviluppo dei servizi diventa di attualità anche nei paesi in via di sviluppo, in connessione con i nuovi negoziati sul commercio internazionale. L entità e le implicazioni economiche del terziario, in termini di sviluppo, occupazione, produttività e competitività, sono tali da non giustificare alcuna pigrizia intellettuale. Nelle pagine che seguono si cercherà di offrire una sintesi degli aspetti più rilevanti e innovativi del dibattito economico internazionale sulle cause della crescita del terziario, sull entità di questo fenomeno e sulle articolazioni, sulla sua distribuzione territoriale e sui suoi effetti economici e sociali. L evidenza dimostra, però, in maniera sufficientemente chiara come il settore del terziario sia oggi un settore dominante e strategico nelle dinamiche dello sviluppo. Una parte rilevante delle teorie sulla terziarizzazione dell economia si basa sulle trasformazioni e sull espansione dei consumi finali di servizi, cioè dei servizi utilizzati dagli individui e dalle famiglie. Queste tesi, tuttavia, sono anche quelle più dibattute. Il fatto che, secondo la legge di Engel, le famiglie dei paesi avanzati consumino in misura crescente servizi a discapito di beni, è considerato incontestabile da alcuni autori ed è invece messo in dubbio da altri. Parte del problema risiede nella diversità delle forme di soddisfacimento dei bisogni di servizi a disposizione di individui e famiglie: autoproduzione, ricorso al sistema dei servizi pubblici non destinati alla vendita, acquisto sul mercato. Queste diverse forme non sono tutte facilmente misurabili e confrontabili. E solo a partire dalla fine degli anni 70, in concomitanza con la crescente evidenza di fenomeni di apparente deindustrializzazione in tutte le economie mature, che l analisi economica del terziario si sposta dai servizi destinati al consumo finale a quelli destinati alla produzione. Per alcuni, anzi, lo sviluppo del terziario destinato alle imprese è la caratteristica dominante delle trasformazioni del sistema produttivo contemporaneo, con rilevanti implicazioni sulla competitività delle imprese, settori e nazioni.

2 Parte seconda Gli scenari settoriali L evoluzione del settore dei servizi Negli ultimi 20 anni, a Bergamo, il settore dei servizi si è sviluppato in modo consistente. Tra il 1981 e il 1996, gli addetti alle unità delle attività terziarie sono cresciuti del 35 per cento, molto di più di quanto registrato in Italia (15%) e in Lombardia (25%). Il processo di terziarizzazione si è realizzato a ritmi particolarmente intensi nel corso degli anni 80 per poi rallentare nella prima metà degli anni 90 (tabella 1). Nel complesso a Bergamo fra il 1981 e il 1996 il settore dei servizi ha creato oltre 31mila posti di lavoro, (gli addetti sono cresciuti da 88mila a 119mila). Il comparto in maggiore espansione si è dimostrato quello delle attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca professionale e imprenditoriale, i cui addetti sono quasi triplicati, registrando un incremento netto di 17mila unità. In notevole sviluppo anche l intermediazione monetaria e finanziaria (+3mila addetti, pari a una variazione percentuale del 46%) e, in termini di impatto occupazionale, il commercio (+5mila addetti). Tale dinamica risulta simile a quella media italiana e a quella lombarda. L evoluzione del settore dei servizi Tabella 1 - Servizi: unità e addetti alle unità e variazione Unità alle Unità Commercio, ingrosso e dettaglio; riparazione di auto, moto e beni personali Alberghi e ristoranti Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni Intermediazione monetaria e finanziaria Attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca, profess. ed imprendit Altri servizi pubblici, sociali e personali Totale Unità (%) Variaz. Unità (%) alle Variaz Commercio, ingrosso e dettaglio; riparazione di auto, moto e beni personali 57, ,7 1, ,5 42,7 11,3 Alberghi e ristoranti 11,1 9,7 8,6-1,8 10,6 9,3 8,6 10,1 Trasporti, magazzinaggio e comunicazioni 10,6 7,7 6,8-17,2 12,5 11,7 11,5 24,4 Intermediazione monetaria e finanziaria 2 3,5 4,1 162,6 7,7 8,2 8,3 45,9 Attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca, profess. ed imprendit. 9,9 18,3 26,6 244,1 10,9 18,4 22,4 179,2 Altri servizi pubblici, sociali e personali 8,9 8,8 8,2 16,9 6,3 5,9 6,4 37,9 Totale ,4 Fonte: elaborazioni IRS su dati Censimento intermedio dell Industria e dei Servizi, 1996 Il mix settoriale del terziario della bergamasca risulta allineato con quello lombardo e italiano: il settore che assorbe la quota più ingente di addetti è quello del commercio (43%), seguono le attività immobiliari, di noleggio, di informatica ecc. (22%), i trasporti (12%), gli La composizione delle imprese presenti nel settore

3 182 alberghi e ristoranti (9%), l intermediazione monetaria e finanziaria (8%). Tale risultato si evidenzia anche con riferimento alla classificazione funzionale 1. Se negli anni 80 un punto di debolezza della provincia era rappresentato dalla scarsità dell offerta di servizi per le imprese, imputabile in parte allo spiazzamento indotto dalla vicinanza con Milano, tale mancanza sembra superata dall analisi dei dati del censimento del 96. Nel 1996, il 39 per cento degli addetti di unità operanti nei servizi sono infatti occupati in attività terziarie per il sistema produttivo; tale percentuale risulta superiore a quella nazionale (35%). I servizi per le famiglie assorbono il 43 per cento dell occupazione terziaria a Bergamo e il 44 per cento in Italia (tabella 2). Il notevole sviluppo dei servizi per le imprese, che tra il 1981 e il 1996 più che raddoppiano in termini di numero di addetti, ha permesso alla provincia di correggere il divario rispetto al contesto italiano, almeno in termini quantitativi. Il consolidarsi del sistema terziario è evidenziato anche dalle dinamiche dimensionali: nel 1996 in media ogni impresa occupa 3 addetti a Bergamo, in linea con il dato italiano e solo lievemente inferiore al dato lombardo (rispettivamente 2,9 e 3,4 addetti). Nel corso degli anni 80 e 90 le imprese bergamasche sono, quindi, riuscite a colmare il gap dimensionale che le separava dal resto d Italia. Per quanto concerne soprattutto il settore delle attività commerciali, alcune considerazioni sugli impatti territoriali s impongono. Nel corso degli ultimi 15 anni il settore del commercio al dettaglio ha attraversato una fase di ristrutturazione profonda, peraltro non diversa da quella che ha interessato altre aree del Paese. Dal lato dell offerta, si è assistito, infatti, ad un processo di concentrazione che ha visto emergere le grandi imprese, che gestiscono esercizi non specializzati di grande superficie 2. Parallelamente, il numero degli esercizi al dettaglio specializzati tradizionali si è ridotto. Nel 1981 le unità di grandi dimensioni si limitavano a 9 zzazioni, nel 1996 diventano ben 16, d altra parte le unità di piccole dimensione (con meno di 9 addetti) si sono ridotte di quasi (tabella 3). Anche i punti vendita all ingrosso, ancora in crescita negli anni 80, hanno successivamente iniziato a ridursi anche per l emergere di nuovi canali distributivi diretti. Dal lato della domanda, le abitudini di acquisto e i comportamenti di consumo si sono in parte reindirizzati verso la grande distribuzione per una serie di motivazioni di carattere demografico e socio-economico. Dalla metà degli anni Ottanta si è accentuata l internazionalizzazione della distribuzione, prima sostanzialmente marginale. Molte imprese, soprattutto nei mercati più avanzati, hanno cominciato a puntare con decisione ad uno sviluppo internazionale. Tra le spinte maggiori vi sono la saturazione dei mercati di origine e l innovazione commerciale. Gli innovatori non possono proteggersi con i brevetti, ma devono crescere velocemente prima degli imitatori, anche all estero, come è successo per gli ipermercati francesi o gli hard discount tedeschi. Si sono sviluppate, quindi, imprese con orientamenti globali che operano con logiche di rifornimento continentali e nelle cui strategie la marca commerciale ha un peso rilevante. Le trasformazioni in corso nella distribuzione commerciale possono avere effetti importanti anche sull organizzazione sociale ed urbanistica. Ad esempio, con lo sviluppo dei centri commerciali al dettaglio e la crescita delle grandi superfici specializzate nel non alimentare nelle aree suburbane, si incentiva un orientamento centrifugo nei comportamenti di acquisto che rimette in discussione comportamenti centripeti consolidati verso i centri cittadini che operano in Italia come centri commerciali naturali. Quelli dotati di grande attrattività sono in grado di resistere, mentre le aree più a rischio sono quelle intermedie che vedranno mettere pesantemente in discussione il loro ruolo commerciale. I centri commerciali sono generalmente costruiti attorno ad un ipermercato, ma altre volte vi è una combinazione di un supermercato più alcune grandi superfici non alimentari. Il primo 1 La classificazione funzionale raggruppa le attività terziarie in gruppi omogenei rispetto alla destinazione. Si individuano quattro tipologie di servizi: servizi per il sistema produttivo, ovvero destinati a soddisfare la domanda delle imprese; servizi per le famiglie, destinati all impiego finale da parte delle famiglie; di rete, rivolti sia all impiego finale che intermedio e che svolgono funzione di raccordo fra soggetti economici; servizi a destinazione collettiva. Questi ultimi non sono stati rilevati dal censimento intermedio del 96 e pertanto non saranno considerati. 2 Per alcuni aspetti relativi alla grande distribuzione si è fatto riferimento al documento, Provincia di Bergamo, Primi indirizzi e orientamenti in materia di grandi strutture di vendita (D.Lgs. 114/98-L.R.14/99-Regolamento Regionale 3/2000), a cura dell arch. Claudio Falchetti

4 Parte seconda Gli scenari settoriali 183 centro commerciale della provincia nasce alle porte di Bergamo nel 1976, ma è solo negli anni Ottanta che si accelera lo sviluppo di questo genere di punti vendita. Tra il 1980 ed il 1985 aprono altri 3 centri commerciali e altrettanti nascono nella seconda metà del decennio. Nel 1991 vi è un salto di qualità con l apertura del centro commerciale di Curno che ha oltre metri quadri di superficie di vendita con al centro un grande ipermercato. Localizzazione grandi superfici di vendita in relazione alla popolazione residente Fonte: Provincia di Bergamo, Cartografia elaborata dal Servizio Pianificazione Territoriale (dati in corso di aggiornamento) Questi centri esercitano concorrenza in un raggio molto vasto. Si pensi che, ad esempio, un grande ipermercato ha un bacino di utenza di persone con un raggio di attrazione di chilometri e un influenza che è superiore all estensione provinciale. In questo senso vi è un interazione con le province limitrofe, soprattutto con quelle di Brescia e Milano, che avviene nei due sensi. Le grandi superfici extraurbane di ogni provincia incidono sui comportamenti di acquisto e influenzano la concorrenza commerciale anche nelle province vicine. Questo è particolarmente vero per gli acquisti non alimentari, una volta che si sia consolidata un offerta commerciale di qualità nelle aree extraurbane. Infatti la problematicità degli acquisti e il loro carattere più episodico rendono possibili spostamenti maggiori di quelli tipici della spesa alimentare. L inversione delle correnti tipiche di acquisto, soprattutto nel comparto non alimentare, è un fenomeno relativamente nuovo per l Italia e denso di implicazioni anche per lo sviluppo

5 184 urbanistico delle città e per la forma stessa del paesaggio urbano. Questa riallocazione dei flussi di traffico avviene per soglie successive, in maniera positivamente correlata alla quantità di offerta commerciale extraurbana in grado di costituire poli di attrazione per supportare un lavoro di ricerca e selezione degli acquisti articolato e completo. Le analisi preliminari, basate sui dati in possesso, derivati dalla banca dati del Commercio dell Ufficio Sistemi Informativi della Regione Lombardia, in fase di ulteriore aggiornamento a cura della Provincia di Bergamo, consentono di delineare in modo sufficientemente esaustivo lo stato di fatto e le tendenze della distribuzione bergamasca. La fase di crescita quantitativa del numero delle imprese al dettaglio, sviluppatasi con continuità fino al , sia pure con ritmi diversi, ha registrato a partire dal 1992 un inversione di tendenza. Alla data odierna, pur nella incertezza dei dati statistici dello specifico settore del dettaglio, operano poco più di ca. negozi, solo 4000 ca. dei quali specializzati nella vendita di prodotti alimentari. L effetto della deregulation legislativa introdotta a partire dal 1987/88 ha notevolmente accresciuto le possibilità di tensione concorrenziale interna, favorendo lo sviluppo delle tipologie di media e grande superficie. Sintomi di lieve ripresa si avvertono nel corso dell ultimo anno grazie alla nuova disciplina introdotta dal D.lgs 114/98 che di fatto ha liberalizzato l attivazione dei piccoli negozi (definiti esercizi di vicinato ): il saldo tra aperture e chiusure di attività si presenta infatti meno pesante, a differenza dell ultimo quinquennio nel quale ogni anno si chiudeva con un saldo negativo variabile tra le 300 e 500 unità. Di segno inverso l evoluzione delle grandi superfici di vendita: la provincia di Bergamo registra una densità commerciale (mq/1.000 abitanti) di circa 200, contro una media regionale attorno a 160 ed un dato nazionale di 130. I dati significativi del processo evolutivo possono essere così sintetizzati: il consolidamento della tipologia del supermercato, ormai superiore alla soglia dei 100 punti vendita; l affermazione dell ipermercato e grande magazzino: alla data odierna sono 18 le strutture di questa tipologia; l esplosione degli hard discount che conta oggi unità di vendita diffuse nell intero territorio provinciale; l apparizione delle grandi superfici specializzate non alimentari. Altri due dati meritano di essere sottolineati nel trend evolutivo di questo segmento della distribuzione: lo sviluppo monocentrico delle strutture di attrazione (oltre il 70% delle superfici si sviluppa nell hinterland del capoluogo) e la connotazione europea degli assetti aziendali (oltre il 65% della superficie di vendita degli ipermercati fa capo a gruppi esteri e circa il 30% dei supermercati). Per quanto attiene le prospettive, il trend di crescita delle grandi superfici appare destinato a continuare, nonostante la sensazione di saturazione espressa da osservatori attenti ai fenomeni della rete distributiva.

6 Parte seconda Gli scenari settoriali 185 Tabella 2 - I servizi per destinazione Imprese imprese Unita' unita' Imprese imprese Unita' unita' Imprese imprese Unita' unita' Servizi alle famiglie Servizi di rete Servizi al Sistema produttivo Totale servizi Servizi alle 73,1 60,1 67,1 56,3 59,8 48,2 58,7 48,3 48,0 42,4 47,8 43,3 famiglie Servizi di 8,9 16,9 11,6 19,0 7,4 15,6 9,2 18,3 6,7 15,1 8,5 18,1 rete Servizi al Sistema 18,1 23,0 21,3 24,7 32,9 36,2 32,2 33,5 45,3 42,5 43,7 38,6 produttivo Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 servizi Fonte: elaborazioni IRS su dati Censimento Intermedio dell'industria e dei Servizi, 1981, 1991 e 1996 Tabella 3 - Le imprese del commercio al dettaglio Classe dimensionale Imprese % % Imprese % % Imprese % imprese imprese imprese % da 1 a , , , , , ,0 da 10 a , , , , , ,6 da 20 a , ,4 27 0, ,8 33 0, ,5 da 50 a , ,3 9 0, ,0 8 0, ,3 oltre i , ,9 3 0, ,9 7 0, ,5 Totale , , , , , ,0

7 Classe dimensionale Unità % unità % Unità % unità % Unità % unità % da 1 a , , , , , ,2 da 10 a , , , , , ,4 da 20 a , ,1 38 0, ,8 49 0, ,5 da 50 a , ,6 10 0, ,5 12 0, ,0 oltre i , ,4 3 0, ,3 4 0, ,9 Totale , , , , , ,0 Fonte: elaborazioni IRS su dati Censimento Intermedio dell'industria e dei Servizi, 1981, 1991 e 1996 Un confronto a livello sub-provinciale Nella presente analisi, per motivi d ordine pratico, si è ritenuto di svolgere confronti tra aree secondo la Proposta di suddivisione della provincia di Bergamo in aree socioeconomiche elaborata da un gruppo di lavoro tra Provincia e Unione Industriali nel luglio 1997 (si veda l Appendice 1). Per queste aree, la tabella 4 presenta i coefficienti di zzazione (si veda l Appendice 2) elaborati in base ai dati del Censimento intermedio dell Istat al Tabella 4 - Coefficienti di zzazione per le attività terziarie e per il commercio Area Servizi Commercio Area metropolitana di Bergamo 21,78 2,77 Valle Brembana 0,89 0,4 Valle Imagna 1,68 1,87 Valle Seriana 2,92 2,54 Valle Seriana superiore 3,02 1,97 Val Cavallina 0,71 3,75 Basso Sebino e Monte Bronzone 4,62 2,14 Alto Sebino 3,91 0,95 Valle di Scalve 0,39 1,13 Val S. Martino 6,47 0,37 Val Cavallina Sud e Val Calepio 4,87 1,95 Pianura Serio Oglio 0,98 0,29 Pianura Adda Serio 2,21 2,73 Fonte: Elaborazioni Irs su dati Censimento intermedio dell industria e dei servizi 1996 Come risulta dalla tabella, sembrerebbero avere una dotazione al di sotto della media provinciale, le aree della Val Cavallina e della Valle di Scalve per quanto riguarda i servizi e della Val S. Martino e di Serio Oglio per le attività commerciali. La Val Brembana presenta una deficienza pronunciata in entrambe i settori. Come era naturale attendersi, l area metropolitana di Bergamo è eccezionalmente specializzata nelle attività terziarie, mentre risultano essere fortemente specializzate anche le aree della Valle Seriana, della Val S. Martino e della Val Cavallina. Le attività commerciali, invece, sembrano essere presenti in maniera sufficientemente omogenea sul territorio, con una zzazione superiore solo nella Val Cavallina (probabilmente a causa di fenomeni turistici ) e in Adda Serio (per la presenza di centri commerciali di medio-grandi dimensioni).

8 Parte seconda Gli scenari settoriali LE POLITICHE E GLI ATTORI 2.1 Le politiche in corso A livello provinciale le politiche che possono essere efficacemente messe in atto nell ambito dei settori del commercio e del terziario sono limitate ed in qualche modo indirette. Appaiono comunque rilevanti alcune considerazioni a margine di documenti ufficiali di vari Enti. Nel Piano Regionale di Sviluppo della Lombardia si compendiano alcuni tratti di politica economica regionale a favore dei comparti in questione. In particolare si mette in evidenza come il sistema distributivo italiano nel complesso sia ancora caratterizzato da un elevata frammentazione degli esercizi impegnati nella distribuzione al dettaglio e da uno sviluppo della grande distribuzione organizzata inferiore a quello raggiunto nei principali paesi europei. Inoltre, la Lombardia, pur essendo la regione italiana con il maggior numero di esercizi in termini assoluti, si colloca tuttavia all ultimo posto tra le regioni italiane se si rapportano gli esercizi al numero di abitanti. Quindi si palesa che l obiettivo fondamentale del governo regionale dovrà concentrarsi nel completamento del sistema normativo al fine di conseguire: una migliore produttività del sistema ed una economicità/qualità dei servizi da rendere al consumatore; la graduazione del processo di sviluppo che eviti traumi di natura occupazionale; l equilibrio armonico fra le diverse forme distributive con razionale dotazione di servizi nelle diverse aree della regione; la valorizzazione e la riqualificazione di periferie degradate e centri storici. Si perseguirà altresì un organico coordinamento tra la recente legge regionale n. 13/2000 che riguarda l incentivazione e le funzioni statali relative alla medesima area di intervento in corso di trasferimento alle regioni. A livello sub-provinciale, si osservano alcune dichiarazioni programmatiche da parte della maggior parte delle Comunità Montane presenti nella provincia. In particolare nel Piano di sviluppo socio-economico della Comunità Montana Valle Brembana si dichiara l intento di promuovere ogni iniziativa utile ad innalzare l efficienza complessiva del sistema distributivo garantendo adeguati livelli del servizio di prossimità ed incentivando la modernizzazione e l aggregazione degli esercizi di minore dimensione che contrasti la tendenza alla loro espulsione dal mercato. La realizzazione di tali obiettivi si dovrebbe concretizzare attraverso una disciplina organica delle reti distributive del commercio e dei carburanti che integri gli assi portanti del processo di innovazione del settore individuabili nella recente normativa statale: regolamentazione, programmazione ed incentivi allo sviluppo. In particolare, si vorrebbe favorire a livello comunitario la costituzione di gruppi di acquisto fra piccole e medie imprese commerciali al fine di ottimizzare la presenza di questi esercizi commerciali sul mercato, salvaguardando nel contempo il radicamento di queste realtà economico nel territorio. Il medesimo Piano propone, inoltre, attività a sostegno della diffusione di processi innovativi nelle imprese del settore attraverso il rilancio delle piccole aziende (con gli strumenti della l.r. 13/2000 sopra richiamata) e l attuazione di progetti di riqualificazione urbana da definire con le associazioni e gli enti anche attraverso gli strumenti della programmazione negoziata. Nel Piano pluriennale di sviluppo socio-economico della Comunità Montana Val Cavallina si pone attenzione su una strategia di integrazione dei servizi, come modalità più idonea di intervento mirato nei vari settori della Valle. Due dovrebbero essere le modalità di intervento: i coordinamenti, ovvero i modelli organizzativi realizzati nell ambito della struttura della Comunità Montana, basati su una convenzione tra le parti interessate, miranti ad integrare servizi a forte intensità di personale; Le politiche in corso

9 188 le imprese, ovvero organizzazioni autonome a partecipazione mista, specializzate nella realizzazione di servizi specie quelli ad alto valore tecnico. Ambedue le modalità di intervento si riferiscono a entità organizzative piuttosto complesse che necessitano di competenze manageriali, specialistiche, organizzative e progettuali. La distinzione tra le due modalità non è solo organizzativa, ma corrisponde a specifiche peculiarità di intervento: nel caso dei coordinamenti si tratta di valorizzare al massimo l apporto di ogni acquirente e di fare della Comunità Montana il nodo centrale di una rete di relazioni e di opportunità che possano meglio corrispondere ai requisiti di intervento e nel contempo creino cultura, capacità di dialogo, di confronto, di lavoro cooperativo, di integrazione pubblico-privato. Si persegue in altri termini una duplice finalità: di servizio e di animazione sociale. Le imprese sono, invece, organismi che ricercano la migliore risposta alle necessità evidenziate, sviluppando una notevole capacità di analisi delle componenti tecniche e gestionali dei problemi, rispetto alle quali si attrezzano adeguatamente in risorse finanziarie, tecnologiche, umane ed organizzative. La loro finalità è, quindi, di offrire servizi ad alto valore tecnico alle migliori condizioni di efficacia-efficienza. Il Piano di sviluppo socio-economico della Comunità Montana di Scalve non è così particolareggiato come i precedenti. In ogni caso, gli interventi nell ambito del commercio sono così articolati: 1. rilanciare le piccole imprese commerciali e dare attuazione ad un congruo numero di progetti di riqualificazione urbana (un leit motiv di quasi tutti i Piani considerati nella presente trattazione); 2. favorire il conseguimento di un maggiore equilibrio tra le diverse formule distributive che ampli la possibilità di scelta dei consumatori e incentivi la concorrenza. Per ciò che concerne i servizi alle imprese, si intenderebbe promuovere un azione di marketing territoriale in grado di intrecciare l offerta di aree, l adeguamento delle infrastrutture, i servizi avanzati per le PMI, un buon livello professionale dei lavoratori ed un efficace livello amministrativo e regolamentare. Il Piano pluriennale di sviluppo della Comunità Montana Valle Seriana presenta addirittura un macro-obiettivo intitolato Dare servizi alla piccola impresa nell ambito del quale si palesa come necessario il soddisfacimento delle esigenze della piccola impresa, in genere meno dotata di risorse proprie per affrontare problemi non immediatamente connessi all attività produttiva e più sensibile all offerta di servizi. Per affrontare questa problematica si attiverebbero direttamente: uno sportello amministrativo in grado di indirizzare l utente nelle sedi più opportune; una banca dati delle opportunità esistenti in materia di aree e volumi destinati o destinabili ad attività produttive; un servizio di domanda/offerta di lavoro in cui entrambe le componenti segnalerebbero le proprie caratteristiche ed i propri fabbisogni. Inoltre, in accordo con l Amministrazione Provinciale, la Camera di Commercio e nell ambito del Distretto Industriale, d intesa, quindi, con gli operatori e con le parti sociali, si auspica la costituzione di un centro tecnologico a servizio del sistema tessile e della rete di imprese che ne fanno parte, non necessariamente zzate in Valle, ma anche all interno di un più generale centro tecnologico che potrebbe svilupparsi a livello provinciale. Il Piano di sviluppo sociale ed economico della Comunità Montana Valle Imagna segnala l esigenza di rivalutare e sostenere il commercio attualmente in crisi (Obiettivo 3.1 azione n. 26) attraverso azioni di sostegno alle attività commerciali soprattutto nelle aree periferiche. In particolare, si prevede l erogazione di contributi di solidarietà promovendo intese tra la grande distribuzione organizzata (GDO) e gli esercizi commerciali dei beni di largo e generale consumo, per l acquisto di prodotti a prezzi vantaggiosi. Tali interventi si realizzerebbero anche attraverso la costituzione di un Consorzio tra i commercianti dell alta valle per sviluppare intese con la GDO, coinvolgendo, quindi, le associazioni di categoria.

10 Parte seconda Gli scenari settoriali 189 L area oggetto d analisi nel Piano Pluriennale di sviluppo della Comunità Montana del Basso Sebino e Monte Bronzone risulta essere nettamente divisa fra una zona industrializzata e che ha il suo centro nella conurbazione costituita dai comuni di Sarnico, Villongo, Credano e Gandosso e dal comune bresciano di Paratico e i comuni della parte settentrionale quali Tavernola, Predore, Parzanica e Vigolo, che non sono stati toccati dal processo di industrializzazione e che costituiscono, assieme ai comuni della Valle di Adrara, un area caratterizzata da piccoli centri, con una debole presenza commerciale. La programmazione del settore delle attività commerciali dovrebbe, quindi, contemperare due diverse esigenze: da un lato la necessità di potenziare il nucleo urbano, dotandolo di strutture commerciali di attrazione ; dall altro porsi l obiettivo di salvaguardare l area rurale, evitandone la desertificazione commerciale. A questo proposito è opportuno ricordare che all art. 10 della legge Bersani, richiamata sopra, prevede che le Regioni si dotino di strumenti normativi ed incentivi volti a favorire il mantenimento e la qualificazione della rete commerciale nelle aree rurali e montane, attraverso la realizzazione di piccoli empori polifunzionali. A questo proposito, la Comunità Montana ipotizza la promozione di esperienze pilota, coinvolgendo tutte le Amministrazioni Comunali, a seguito, però, dell approvazione dei regolamenti attuativi della L.R. 14/1999. Le competenze della Provincia per il settore del commercio La necessità di contemperare e coniugare interessi degli operatori, dell Ente locale, della realtà sovracomunale, comporta per la Provincia, in quanto titolare della pianificazione territoriale di area vasta, l assunzione di un ruolo determinante. Difatti a fronte della genericità del ruolo della Provincia nel settore commerciale definita dal D.lgs 114/98 (la partecipazione alla conferenza di servizi per il rilascio di autorizzazioni per grandi strutture di vendita), la Regione Lombardia ha attribuito all ente intermedio una precisa funzione programmatoria, quale condizione propedeutica alla partecipazione al procedimento (espressione di voto in sede di conferenza di servizi). Secondo la legge regionale 14/99, infatti, i Piani Territoriali di Coordinamento della Provincia debbono definire disposizioni in materia di grandi strutture di vendita, tenuto conto degli obiettivi indicati dal programma triennale regionale. Tale adempimento è richiamato dal regolamento regionale 3/2000 (art. 7, comma 7), con una facoltà estensiva: l art. 4 precisa che le Province possono con i Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale definire indicazioni concernenti lo sviluppo del sistema distributivo con particolare riferimento al sistema della viabilità, del traffico e delle principali vie di comunicazione in ambito provinciale. A tali indicazioni, qualora formulate, debbono attenersi i Comuni nell adeguamento dei propri strumenti urbanistici. La Regione Lombardia ha inoltre individuato un preciso ruolo della Provincia nella procedura autorizzatoria, riconoscendo al voto negativo del rappresentante della Provincia in sede di conferenza di servizi espresso a seguito di una motivata valutazione derivante da specifiche indicazioni contenute nel P.T.C.P. con particolare riferimento al sistema della viabilità, del traffico e delle principali vie di comunicazioni in ambito provinciale una sorta di diritto di veto, condizionando la Regione alla formulazione di parere anch esso non favorevole. In considerazione della differente tempistica attuativa dei due provvedimenti, Piano Territoriale di Coordinamento ed adeguamento degli strumenti urbanistici comunali, il regolamento regionale 3/2000, ha stabilito che, in assenza del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, le varianti di modifica dei piani urbanistici comunali concernenti le grandi strutture di vendita siano trasmesse, dopo l adozione e contestualmente al deposito, alla Provincia, al fine di consentire la presentazione di eventuali osservazioni nei termini di legge. 2.2 Le posizioni degli attori Gli attori principali, ovvero i portatori di interessi per qualunque politica o iniziativa che interessi il settore, hanno espresso pareri concordi e così sintetizzabili, per quanto concerne il commercio: Le posizioni degli attori

11 190 nella provincia di Bergamo ci sono casi di desertificazione commerciale, ovvero paesi in cui è rimasto un solo negozio di generi alimentari: Averara, Aviatico, Brumano, Capizzone, Cassiglio, Cornalba, Gerosa, Monasterolo del Castello, Ornica, Piazzolo, Isso, Oltressenda Alta, Valgoglio. E necessario che queste attività commerciali non scompaiano in quanto svolgono una rilevante funzione sociale; in tale ambito svolge un importante ruolo la programmazione urbanistica commerciale. L Ascom ha recentemente istituito un servizio di consulenza per i Comuni che devono individuare le aree per l insediamento di strutture di vendita di medie e grandi dimensioni; Per quanto concerne il terziario, le esigenze espresse sono: Necessità di formazione di professioni ad alto contenuto innovativo (in quest ambito appare necessaria la ricollocazione geografica e formativa dell Università); Alfabetizzazione informatica di massa e conoscenza delle lingue straniere; E necessario incentivare la cultura d impresa anche nei servizi; L artigianato palesa la necessità di ricollocare il proprio know how gestionale, in quest ambito, quindi, si aprono immense possibilità per le aziende di consulenza che possano in qualche modo guidare tale cambiamento. 3. TENDENZE E CRITICITÀ Politiche sovra 3.1 Politiche sovra Alcune considerazioni di natura qualitativa: terziario e servizi Dall analisi testé effettuata, sembra confermarsi l ipotesi della realizzazione in provincia di un intenso processo di terziarizzazione che ha prodotto all interno delle attività terziarie un offerta ben equilibrata e con mix strutturale allineato a quello di situazioni economiche più evolute da questo punto di vista. Per quanto concerne le dimensioni, sembra che la tendenza sia verso la frammentazione in imprese di piccole dimensioni e verso il lavoro autonomo, soprattutto nel settore del terziario avanzato. Le principali carenze in termini di terziarizzazione appaiono non tanto sotto il profilo quantitativo quanto sotto quello qualitativo, che si individua attraverso la qualificazione professionale degli addetti e attraverso la relativamente scarsa terziarizzazione interna. I servizi alle imprese devono ancora crescere; è necessario, però, osservare che, sebbene dotazioni efficienti di servizi sono un prerequisito per la competitività del sistema, la naturale determinante del mercato dei servizi è l incontro tra le condizioni di domanda e quelle di offerta; la presenza di piccole e medie imprese può far sì che si determini un insufficiente domanda di servizi alla produzione, in quanto, data l esistenza di un alto numero di potenziali utilizzatori, risulta difficile aggregare la domanda. Contesti economici con rilevante presenza di piccole imprese industriali potrebbero peraltro favorire la nascita di imprese di servizio. Inoltre, i servizi alla produzione che mirano alla soluzione di problemi di tipo strutturale e di lungo periodo possono avere difficoltà a svilupparsi (dato l orizzonte temporale delle piccole e medie imprese, spesso più accorte ad un orizzonte tattico, più che strategico).

12 Parte seconda Gli scenari settoriali 191 Le sfide del terziario L economia, a partire dagli anni 70, sta conoscendo una profonda fase di terziarizzazione. Il settore in considerazione, così come anche il primario, deve confrontarsi con almeno tre importanti punti focali: la qualità del prodotto e/o del processo; l internazionalizzazione della produzione e degli assetti proprietari; la produttività ovvero il più efficace utilizzo dei fattori. La qualità è divenuta una variabile d importanza assoluta nelle decisioni di acquisto e di approvvigionamento, a causa di alcune evidenze che coinvolgono in maniera preponderante il sistema per intiero. Si tratta di: forze centrifughe ed altre centripete guidano lo sviluppo locale, compatibilmente con la crescente internazionalizzazione dei mercati dei fattori e dei prodotti; l ambiente si presenta in continua evoluzione, quindi le imprese devono compiere rilevanti sforzi di adattamento; la vera forza trainante della terziarizzazione dell economia deve essere ricercata nell affermarsi di nuove e più efficienti tecnologie, ciò implica che la vera battaglia si gioca, anche per i servizi, sul campo dell innovazione tecnologica (sia di prodotto che di processo). Nel contesto così delineato la qualità diviene un fattore di differenziazione e di possibile vantaggio competitivo. Va altresì aggiunto che il consumatore medio è sempre meglio informato e, quindi, più sofisticato nei gusti: anche qui la differenza è costituita dalla qualità. La crescente integrazione dei mercati e la dematerializzazione di alcune tipologie di servizi (tipicamente quelli legati alla consulenza di vario genere), con la conseguente formazione di mercati elettronici, amplia i confini della concorrenza, sia da un punto di vista industriale che territoriale. Infatti, oggi, la provincia di Bergamo non deve solo fronteggiare l avanzare dell economia milanese 3, storicamente votata al terziario ed al settore del credito e della finanza, ma deve competere con le regioni transfrontaliere e d oltre confine, per quanto riguarda i servizi in qualche modo materiali. Per i servizi vendibili attraverso il semplice collegamento in rete, invece, la concorrenza diventa realmente globale e saranno indispensabili adeguati interventi di politica economica per stimolare la zzazione di nuove unità e per garantire la sopravvivenza delle imprese già presenti sul territorio. Un ulteriore sfida è rappresentata dalla produttività. Tale fattore è ulteriormente rapportabile all efficienza. Ovvero, poiché i servizi, almeno quelli legati alle più moderne tecnologie, sono per definizione ad alta intensità di lavoro, sarà necessario che tale fattore sia produttivo ed efficientemente impiegato nel processo più complessivo. Le politiche a sostegno dei servizi Analizzando le opzioni strategiche del settore dei servizi, si osserva come ad ogni tipologia d impresa corrisponda un approccio di focalizzazione su un particolare fattore competitivo. Di seguito una schematizzazione a chiarimento del concetto: 3 Il rapporto di Bergamo con Milano non è ancora chiaro e teoricamente univoco. Infatti da un punto di vista puramente astratto, un economia forte, come quella milanese, dovrebbe conquistare in qualche modo una debole come quella del territorio bergamasco. In realtà i diversi livelli di specializzazione concorrono affinché i due sistemi siano sostanzialmente complementari (in realtà, è possibile che Bergamo dipenda da Milano per alcuni settori, tra cui quello dei servizi, anche se, come visto nei precedenti paragrafi, tale tendenza sembra attenuarsi).

13 192 Fattore competitivo Reputazione Qualità del servizio Esperienza Vasta gamma di servizi Vicinanza Attenzione alle esigenze del cliente Prezzo Flessibilità Vicinanza ai fornitori Velocità Tip. d azienda Ricerche di mercato Ingegneria Contabilità Assicurazioni Banche Selezione del personale Sicurezza Servizi informatici Mostre Corrieri In generale, le politiche pubbliche a favore del settore dei servizi sono così classificabili: A. DIFESA: deregolamentazione competizione politiche per la qualità B. PROMOZIONE: rendere appetibile il mercato adeguare le risorse umane (formazione) riduzione del costo del lavoro nel settore promozione diretta (cooperazione, cofinanziamento delle iniziative e fornitura pubblica). Risulta evidente come l economia bergamasca, da quanto emerge dai dati riportati nei paragrafi precedenti, si avvii ad avere una vasta congerie di imprese di servizi con diverse strategie, ragion per cui non è possibile prevedere una precisa e ben indirizzata politica di sostegno. Comunque, almeno una considerazione è essenziale per comprendere la situazione attuale e per garantire un ordine di priorità: in Europa si va verso la concentrazione delle imprese di servizio, mentre a Bergamo si assiste alla nascita di un terziario avanzato atomistico, estremamente frammentato. Cio contribuisce a indebolire la competitività della provincia. D altro canto è pur vero che la situazione ora descritta presenta degli indubbi vantaggi derivanti da economie territoriali di diversificazione. La riforma del settore del commercio Il decreto legislativo 31 marzo 1998 n. 114 (noto come decreto Bersani) ha introdotto una considerevole dose di liberalizzazione del settore, superando anche sotto il profilo giuridico, i numerosi vincoli esistenti nel passato a tutela del settore, basati su valutazioni di tipo econometrico, caratterizzando la programmazione del settore prevalentemente su fattori di ordine urbanistico: libertà assoluta di insediamento per gli esercizi di vicinato; criteri autorizzativi comunali per le medie strutture di vendita, definiti e gestiti unicamente con procedure di tipo urbanistico; ruolo determinante delle zzazioni urbanistiche per le grandi strutture di vendita, con intervento nella procedura autorizzativa di Provincia e Regione, oltre al Comune. La legislazione in materia di commercio è un problema che attiene al mercato interno e, di conseguenza, le normative nazionali possono essere definite nella più ampia autonomia, purchè nel rispetto dei principi generali della tutela della concorrenza, della libera circolazione delle merci, della salvaguardia dei diritti del consumatore (trattato di Roma). La Commissione Europea ha tuttavia prodotto indicazioni e indirizzi per lo sviluppo del commercio: l atto di maggior rilievo in tal senso è rappresentato dal libro bianco sul commercio, finalizzato ad identificare i diversi campi di azione dei governi al fine di contribuire all incremento della competitività del settore e di accrescere le opportunità per la creazione di nuovi posti di lavoro. Le azioni proposte ricadono in quattro gruppi prioritari: migliorare l uso di strumenti politici di assistenza al commercio; migliorare l ambiente amministrativo, legislativo e finanziario; rafforzare la competitività e promuovere la capacità imprenditoriale; incoraggiare l europeizzazione e l internazionalizzazione.

14 Parte seconda Gli scenari settoriali 193 La riforma del commercio introdotta, ha abolito in sede comunale, il ricorso da parte degli stessi ad una apposita pianificazione commerciale, individuando nella strumentazione urbanistica, la sede di disciplina dei criteri vincolanti ai fini dell attivazione degli esercizi di vendita, prevedendo un rapporto di totale integrazione della pianificazione commerciale in quella urbanistica. Basilare risulta la ricerca della compatibilità dell impatto territoriale e ambientale degli insediamenti commerciali, con particolare riguardo ai fattori quali la mobilità, il traffico, l inquinamento, il paesaggio. I Comuni devono provvedere, in base ed in conformità al regolamento regionale 3/2000, all adeguamento dei propri P.R.G (esercizi di vicinato, medie strutture di vendita, grandi strutture di vendita 4 ). Tale fase operativa assume particolare rilevanza in quanto una volta individuate le possibili zzazioni urbanistiche per le diverse tipologie di vendita, l autorizzazione commerciale fino alla soglia delle medie strutture di vendita è di esclusiva competenza comunale e rappresenta di fatto un atto dovuto. Nella programmazione comunale devono essere inoltre individuate le zzazioni per grandi strutture di vendita: in assenza di questa prima decisione di ordine programmatorio, l iter procedurale per il rilascio dell autorizzazione non può neppure aver inizio. E in tale fase che si richiede ai Comuni una ponderata valutazione della propria rete distributiva in funzione delle scelte programmatiche da individuare, che tengano conto dell impatto territoriale e ambientale anche riguardo ai Comuni confinanti ed a fattori quali la viabilità, il traffico, l inquinamento, etc Scenario tendenziale Dopo aver descritto le politiche e le tendenze in atto nei settori terziario e delle attività commerciali e dopo aver descritto le posizioni degli attori (ivi comprese alcune istituzioni), appare necessario riassumere le considerazioni in una sorta di scenario tendenziale. Questo, nel complesso, è caratterizzato da almeno tre linee in qualche modo convergenti, ma con un elevato livello d incertezza dinamica. 1. Si è visto come le attività terziarie presentano una struttura produttiva sostanzialmente atomistica. Tale dato porta alle seguenti considerazioni intuitive: la popolazione industriale del settore è estremamente giovane, sottocapitalizzata ed orientata ai soli investimenti programmati; il territorio nel complesso, avendo molte unità produttive di piccole dimensioni, è probabile che sia in qualche misura autocontenuto, ha, quindi, una vasta offerta di prodotti terziari. Il futuro del settore dipenderà dalla qualità raggiunta dai processi e dai prodotti, in quanto solo tale fattore riuscirà a costituire un vantaggio comparato significativo nei confronti della crescente competizione derivante dalla sempre maggiore presenza di gruppi nazionali ed internazionali operanti soprattutto nel territorio di Milano. Scenario tendenziale 4 esercizi di vicinato sono stati liberalizzati (semplice comunicazione al Comune) medie strutture di vendita autorizzazione comunale grandi strutture di vendita autorizzazione comunale previa Conferenza di Servizi in cui Comune, Provincia, Regione votano - sino a 150 mq di superficie di vendita, per comuni inferiori a ab., - sino a 250 mq per comuni superiori a ab. - da 150 a mq di superficie di vendita per comuni inferiori a ab., - da 250 a mq di superficie di vendita per comuni superiori a ab.. - maggiori di mq di sup. di vendita per comuni inferiori a ab., - maggiori di mq di sup. di vendita per comuni superiori a ab..

15 Vi è la presenza di una sorta di circolo vizioso che influenza il mercato dei servizi alle PMI. In particolare: le PMI rivolgono ai fornitori una domanda di prodotti molto generici. Tali interlocutori tendono normalmente ad adeguarsi a tutte queste richieste (molto variegate) in modo da non essere spiazzati in parti del loro business da un fornitore specializzato; alle richieste di servizi che implicherebbero una maggiore e migliore professionalità, tali fornitori rispondono comunque, presentando, però, prodotti di basso profilo qualitativo. In tale situazione, da un lato si osserva un insoddisfazione latente all interno della struttura produttiva delle PMI che ciclicamente vedono ripresentarsi i medesimi problemi, dall altro le imprese fornitrici di servizi non riescono a crescere né dal punto di vista qualitativo e, quindi, competitivo, né da un punto di vista dimensionale. Tale meccanismo può pericolosamente degenerare in una implosione del settore. 3. Lo spostamento della popolazione dalle valli bergamasche verso la pianura è probabilmente all origine della desertificazione commerciale di molti piccoli paesi. Tale fenomeno sarà certamente accentuato dalla crescente pressione competitiva dei grandi centri commerciali. Ad oggi, tale fenomeno sembrerebbe assumere contorni d inarrestabilità. 4. Per quanto riguarda le grandi strutture di vendita, è possibile evidenziare alcune criticità riferite alle fasi di programmazione e autorizzazione: la delimitazione delle unità territoriali che coinvolgono la provincia di Bergamo, non coincide col territorio provinciale, per cui diversi Comuni bergamaschi sono ricompresi in altre sei unità territoriali, mentre un solo Comune (Vaprio d Adda) di altra provincia, fa parte dell unità territoriale di Bergamo. Tale delimitazione non pare del tutto coerente con le effettive aggregazioni socio-economiche-territoriali e relativi centri di gravitazione; la nascita del fenomeno di rizzazione di grandi strutture di vendita, da aree non congestionate ad altre più appetibili economicamente, ma già congestionate e sature, vicine al collasso dal punto di vista viabilistico/ambientale, determina l abbandono di zone in cui la carenza di servizi può accentuare lo stato di degrado e l emarginazione sociale; la non specificità del settore merceologico e la generica dimensione, portano a mettere sullo stesso piano strutture di vendita con impatti sul territorio del tutto diversi; i Comuni che stentano a riconoscere la valenza extraurbana di proprie zzazioni commerciali, con incidenze solo negative sui Comuni limitrofi, avocando a sé in esclusiva solo gli aspetti positivi (opere di vario genere, oneri concessori, etc..) non essendo più in fase di prima applicazione, l adeguamento dei P.R.G. deve essere una scelta ben ponderata dei Comuni esplicitata e supportata da uno studio adeguato e resa evidente planimetricamente; la semplice delibera di Consiglio Comunale può non essere esaustiva e produrre anche effetti non previsti.

16 Parte seconda Gli scenari settoriali 195 Delimitazione delle unità territoriali Fonte: Provincia di Bergamo, Cartografia elaborata dal Servizio Pianificazione Territoriale 3.3. Punti di forza e punti di debolezza Come si è visto nel paragrafo precedente, il settore dei servizi nella provincia di Bergamo ha conosciuto un forte e repentino sviluppo soprattutto negli ultimi anni, ragion per cui, al momento dell analisi dei punti di forza e di debolezza, esso presenta tratti coincidenti con tutti i settori sostanzialmente giovani, settori, quindi, caratterizzati da un grande fermento, non solo dal punto di vista della crescita quantitativa, ma anche, e per certi versi soprattutto, dal punto di vista della qualità dei servizi offerti (come ben testimoniato dalle statistiche inerenti il cosiddetto terziario avanzato). Per ciò che concerne i punti di forza, è possibile affermare che l aumento del numero di aziende di servizi operanti sia nel settore nel complesso che nel sottoinsieme del terziario avanzato, rappresenta forse il vantaggio principale, derivante principalmente dalla forte propensione agli investimenti programmati propria di tutte le nuove imprese e dalle possibilità di creazione di nuova occupazione. Particolarmente importante risulta altresì essere la nascita e la progressione dei servizi tecnologicamente avanzati in quanto, per definizione, catalizzatori di innovazione tecnologica, capace di innescare qualitativamente elevati spill over territoriali. Punti di forza e punti di debolezza

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