VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA

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1 PROVINCIA DI COSENZA SETTORE CACCIA PIANO FAUNISTICO VENATORIO PROVINCIALE VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA RAPPORTO AMBIENTALE (art. 23 commi 3 e 4 del R.R. 3/2008 e ss.mm.ii.) e allegato STUDIO DI INCIDENZA (art. 6 e Allegato A del R.R. 16/2009) MAGGIO 2010 REDAZIONE: ING. GIACOMO MARTIRANO

2 INDICE 1 ITER PROCEDURALE E METODOLOGIA DELLA VAS DEL PFVP DELLA PROVINCIA DI COSENZA Introduzione Il processo di VAS del PFVP, documenti e riferimenti per la valutazione Il rapporto preliminare Le consultazioni Esiti della fase di scoping STRUTTURA, CONTENUTI ED OBIETTIVI DEL PFVP DELLA PROVINCIA DI COSENZA Il contesto territoriale e socio economico Contenuti ed obiettivi del piano QUADRO NORMATIVO E PROGRAMMATICO PER LA DEFINIZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE Riferimenti normativi e strategici internazionali, nazionali e regionali Individuazione dei piani e dei programmi pertinenti Schede di sintesi degli obiettivi di sostenibilità ambientale, generali e specifici IL CONTESTO AMBIENTALE E TERRITORIALE DI RIFERIMENTO Descrizione degli aspetti pertinenti allo stato dell'ambiente attuale Considerazioni generali La componente ambientale Acqua La tematica ambientale Beni culturali, archeologici, architettonici, paesaggio La tematica ambientale Cambiamenti climatici La tematica ambientale Energia La componente/tematica ambientale Flora, fauna e biodiversità La tematica ambientale Inquinamento atmosferico La tematica ambientale Popolazione e salute La tematica ambientale Rifiuti La tematica ambientale Rumore La componente/tematica ambientale Suolo, sottosuolo, rischio Il sistema dei vincoli Quadro di sintesi delle criticità, delle pressioni e dei problemi ambientali pertinenti al piano DETERMINAZIONE E VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI DEL PIANO VERIFICA DI COERENZA E VALUTAZIONE DELLE ALTERNATIVE Verifica di coerenza esterna Coerenza interna del piano Alternative MISURE, CRITERI E INDIRIZZI PER LA MITIGAZIONE DEGLI EFFETTI ATTESI Quadro delle criticità, degli indirizzi e dei criteri per annullare, ridurre, compensare gli eventuali impatti negativi IL MONITORAGGIO Modalità e periodicità del monitoraggio Definizione degli indicatori necessari alla valutazione degli impatti Gli indicatori per la componente ambientale Acqua Gli indicatori per la tematica ambientale Beni culturali, archeologici, architettonici, paesaggio Gli indicatori per la tematica ambientale Cambiamenti climatici Gli indicatori per la tematica ambientale Energia Gli indicatori per la componente/tematica ambientale Flora, fauna e biodiversità Gli indicatori per la tematica ambientale Inquinamento atmosferico Gli indicatori per la tematica ambientale Popolazione e salute Gli indicatori per la tematica ambientale Rifiuti Gli indicatori per la tematica ambientale Rumore Gli indicatori per la componente/tematica ambientale Suolo, sottosuolo, rischio La mappa della meta-informazione Risorse per la realizzazione del monitoraggio e soggetto preposto alla redazione dei report periodici 117 Allegato 1 - STUDIO DI INCIDENZA INTRODUZIONE Il PFVP della Provincia di Cosenza La Rete Natura 2000 della Calabria Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 2 di 243

3 3.1 I Siti Natura 2000 della provincia di Cosenza Il Piano di Gestione dei SIC della Provincia di Cosenza I SIN e SIR della provincia di Cosenza Le ZPS della Provincia di Cosenza Gli obiettivi di sostenibilità ambientale Analisi di Incidenza Valutazione delle alternative Misure di mitigazione CONCLUSIONI Allegato 2 SINTESI NON TECNICA DELLE INFORMAZIONI CONTENUTE NEL RAPPORTO AMBIENTALE INTRODUZIONE Il rapporto preliminare Le consultazioni Esiti della fase di scoping CONTENUTI ED OBIETTIVI DEL PFVP DELLA PROVINCIA DI COSENZA QUADRO NORMATIVO E PROGRAMMATICO PER LA DEFINIZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE Riferimenti normativi e strategici internazionali, nazionali e regionali Individuazione dei piani e dei programmi pertinenti Schede di sintesi degli obiettivi di sostenibilità ambientale, generali e specifici IL CONTESTO AMBIENTALE E TERRITORIALE DI RIFERIMENTO Descrizione degli aspetti pertinenti allo stato dell'ambiente attuale Il sistema dei vincoli DETERMINAZIONE E VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI DEL PIANO VERIFICA DI COERENZA E VALUTAZIONE DELLE ALTERNATIVE Verifica di coerenza esterna Coerenza interna del piano Alternative MISURE, CRITERI E INDIRIZZI PER LA MITIGAZIONE DEGLI EFFETTI ATTESI Quadro delle criticità, degli indirizzi e dei criteri per annullare, ridurre, compensare gli eventuali impatti negativi IL MONITORAGGIO Allegato 3 SCANSIONI DELLE OSSERVAZIONI PERVENUTE DURANTE LA FASE DI SCOPING Autorità competente Dipartimento Politiche Ambientali Regione Calabria ARPACAL Dipartimento Provinciale di Cosenza Corpo Forestale Stato Ufficio Territoriale Biodiversità di Cosenza Comune di Belsito Comune di Rossano / Settore Ambiente Parco della Sila ISPRA Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 3 di 243

4 1 ITER PROCEDURALE E METODOLOGIA DELLA VAS DEL PFVP DELLA PROVINCIA DI COSENZA 1.1 Introduzione La Direttiva 42/2001/CE (c.d. Direttiva VAS Valutazione Ambientale Strategica), concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull ambiente, nonché il Testo Unico sull Ambiente (Titolo II - D. Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii) ed il Regolamento Regionale della Regione Calabria n. 3/2008 e ss.mm.ii. - Capo II - che disciplinano, rispettivamente a livello nazionale e regionale, le attività in materia di VAS, introducono l obbligo di valutazione ambientale per tutti i piani e programmi che possono avere effetti significativi sull ambiente. La valutazione condotta ai sensi della normativa VAS sopra citata rappresenta lo strumento per l integrazione delle considerazioni ambientali durante l elaborazione del Piano e comunque prima della sua adozione al fine dell eventuale implementazione di strategie e strumenti per la mitigazione in caso di effetti negativi. Poiché il Piano Faunistico Venatorio Provinciale (PFVP) della Provincia di Cosenza rientra, per effetto dell Art. 4 comma 2 del Regolamento Regionale n. 16/2009, nella disciplina della Valutazione di Incidenza e, di conseguenza, ai sensi dell Art. 20 comma 2, lett. b del Regolamento Regionale n. 3/2008 e ss.mm.ii., tra quelli da assoggettare a VAS, l Autorità Competente Dipartimento Ambiente della Regione Calabria, di concerto con l Autorità Procedente Servizio Caccia e Pesca della Provincia di Cosenza, sulla scorta del primo incontro avvenuto presso il Dipartimento Ambiente della Regione Calabria in data 11/03/2009, ha ritenuto, per i motivi di cui sopra, superato il momento della verifica di assoggettabilità di cui all art. 22 del Regolamento Regionale n. 3/2008 e ss.mm.ii. e, di conseguenza, ha avviato la VAS secondo le fasi e le modalità di cui all art. 21 del Regolamento Regionale n. 3/2008 e ss.mm.ii.. L Autorità Procedente, con determinazione dirigenziale n del 22/05/2009, ha costituito il gruppo di lavoro per la progettazione e la redazione e del PFVP, affidando all Ing. Giacomo Martirano le attività relative alla VAS e alla VI (Valutazione di Incidenza). Nell incontro del 11/03/2009 l Autorità Procedente e l Autorità Competente hanno concordato che, nell ambito delle attività della VI da svolgersi ai sensi del Disciplinare Procedura sulla Valutazione di Incidenza approvato dalla Regione Calabria con D.G.R. n. 604/2005, lo studio preliminare di incidenza finalizzato alla VI secondo il Livello 1 Screening, fosse allegato al rapporto preliminare VAS, fermo restando quanto stabilito dal comma 5 dell art. 6 del Disciplinare e cioè che il Rapporto Ambientale dovrà includere tutte le informazioni richieste dallo studio di incidenza. Successivamente all avvio della consultazione preliminare VAS prevista dall art. 23 commi 1 e 2 del Regolamento Regionale n. 3 del e ss.mm.ii., in data 4 novembre 2009 la Giunta Regionale con Deliberazione n. 749 (pubblicata sul BURC in data ) ha approvato il Regolamento Regionale n. 16/2009 relativo alla Procedura di Valutazione di Incidenza, abrogando Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 4 di 243

5 il precedente disciplinare di cui alla D.G.R. n. 604/2005 e pertanto la VI è stata svolta secondo le previsioni della nuova regolamentazione. Essendo stata avviata in data 20/10/2009 e conclusa in data 03/12/2009 la consultazione preliminare VAS (i cui esiti sono riportati in dettaglio nel successivo paragrafo 1.5), il presente documento contiene il Rapporto Ambientale e la Sintesi Non Tecnica relativi alla VAS e allo Studio di Incidenza relativo alla Valutazione di Incidenza. 1.2 Il processo di VAS del PFVP, documenti e riferimenti per la valutazione Ad integrazione di quanto esposto nel paragrafo precedente, nella tabella 1.1 sono schematizzate le fasi della VAS del PFVP della Provincia di Cosenza: FASI DELLA VAS Scoping: definizione della portata delle informazioni da includere nel Rapporto Ambientale Consultazione sul rapporto preliminare Invio delle osservazioni sul rapporto preliminare da parte dei soggetti consultati Rapporto Ambientale e Sintesi Non Tecnica Consultazione sul Rapporto Ambientale Invio delle osservazioni sul Rapporto Ambientale e sulla Sintesi Non Tecnica da parte dei soggetti consultati Valutazione del Rapporto Ambientale e degli esiti della consultazione Eventuale revisione ed integrazione del programma Decisione Informazioni sulla decisione Monitoraggio ATTIVITA Redazione del rapporto preliminare (o rapporto di scoping) sulla base della bozza del piano (art. 5 - comma 4 - DIR 42/2001/CE; art comma 1 - D.Lgs 152/2006 e s.m.i.; art comma 1 - R.R. 3/2008) Invio all Autorità Competente e ai soggetti con competenze ambientali del rapporto preliminare (art comma 2 - D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.; art comma 2 - R.R. 3/2008) Esame delle considerazioni scaturite dalla consultazione e presa in considerazione ai fini della redazione del Rapporto Ambientale Redazione del Rapporto Ambientale e della Sintesi Non Tecnica (art commi 3 e 4 - D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.; art commi 3 e 4 - R.R. 3/2008) Invio e messa a disposizione dell Autorità Competente, dei soggetti con competenze ambientali e del pubblico del Rapporto Ambientale, della Sintesi Non Tecnica e della proposta di piano (art commi 5 e 6 -, art. 14 D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.; art commi 5 e 6 -, art. 24 R.R. 3/2008) Esame delle considerazioni scaturite dalla consultazione e presa in considerazione L Autorità Competente, in collaborazione con l Autorità Procedente, acquisisce e valuta tutta la documentazione prodotta ed esprime il motivato parere (art comma 1 - D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.; art comma 1 - R.R. 3/2008) L Autorità Procedente, in collaborazione con l Autorità Competente, provvede alla eventuale revisione del piano alla luce del parere motivato (art comma 2 - D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.; art comma 2 - R.R. 3/2008) Il piano ed il Rapporto Ambientale, insieme con il parere motivato e la documentazione acquisita, è trasmesso all organo competente all adozione o approvazione (art. 16 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i; art. 26 R.R. 3/2008) Procedure di informazione previste dall art. 17 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. e dall art. 27 R.R. 3/2008 Modalità di monitoraggio previste dall art. 18 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. e dall art. 28 R.R. 3/2008 Tabella 1.1 Il processo di VAS del PFVP della Provincia di Cosenza, documenti e riferimenti per la valutazione Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 5 di 243

6 1.3 Il rapporto preliminare Il prodotto principale del processo di VAS consiste nell elaborazione del Rapporto Ambientale, tuttavia lo schema procedurale della VAS ha previsto una prima fase, c.d. di Scoping, consistente nello svolgimento di considerazioni preliminari necessarie a stabilire la portata e le necessità conoscitive del piano. Tali considerazioni preliminari sono servite per organizzare e inquadrare gli elementi fondamentali del Piano e hanno avuto l obiettivo di porre in evidenza il contesto, gli ambiti di analisi, le interrelazioni, gli attori, le sensibilità, gli elementi critici, i rischi e le opportunità del Piano stesso. Le condizioni minime dell attività di scoping sono richiamate dall articolo 5 comma 4 della Direttiva, laddove si prevede che Le autorità di cui all'articolo 6, paragrafo 3 devono essere consultate al momento della decisione sulla portata delle informazioni da includere nel rapporto ambientale e sul loro livello di dettaglio. Le fasi dello scoping, elemento essenziale per la completezza e la coerenza dell intero processo di piano, sono state: 1. La costruzione del quadro pianificatorio e programmatico, ossia la ricognizione preliminare di indirizzi, obiettivi e vincoli espressi da altri piani, programmi e politiche vigenti e dei dati disponibili, attività propedeutica alla successiva analisi del contesto; 2. L analisi di contesto, ossia una prima analisi ad ampio spettro delle questioni ambientali, socioeconomiche e territoriali che formano il contesto del Piano; 3. La verifica di interferenza preliminare tra gli obiettivi del Piano e gli obiettivi di sostenibilità ambientale di riferimento. 4. L identificazione dei soggetti da coinvolgere, ossia l identificazione dei soggetti, istituzionali e non, potenzialmente interessati alle decisioni. 1.4 Le consultazioni In base alle definizioni riportate dall art. 4 del R.R. 3/2008 ed alle modalità di consultazione riportate dagli art. 23 e 24 del R.R. 3/2008, i soggetti da invitare alla consultazione sul rapporto preliminare sono i soggetti competenti in materia ambientale, cioè le Pubbliche Amministrazioni e gli Enti Pubblici che, per le loro specifiche competenze o responsabilità in campo ambientale, possono essere interessati agli impatti sull ambiente dovuti all attuazione del Piano, mentre alla consultazione sul rapporto ambientale, oltre ai soggetti competenti in materia ambientale, deve essere invitato anche il pubblico, cioè una o più persone fisiche o giuridiche nonché, ai sensi della legislazione vigente, le associazioni, le organizzazioni o i gruppi di tali persone. Nel caso del PFVP, le associazioni e le organizzazioni maggiormente interessate sono quelle che fanno capo al mondo venatorio, al mondo ambientalista e al mondo agricolo. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 6 di 243

7 E da sottolineare che in una fase preliminare della redazione del PFVP, per lo più incentrata sulla determinazione della SASP (Superficie Agro-Silvo-Pastorale) e delle sue quote massime a diversa destinazione previste dalla normativa vigente in materia faunistico-venatoria, l Autorità Procedente ha svolto un intensa e documentata attività di concertazione con le associazioni e le organizzazioni del mondo venatorio, di quello ambientalista e di quello agricolo. Con loro ha condiviso i criteri prima e i risultati poi di una serie di analisi che hanno portato alla determinazione di inderogabili indirizzi di pianificazione, quali l impossibilità di prevedere l istituzione di aree a protezione totale in aggiunta a quelle già esistenti, essendo queste ultime già presenti in misura superiore a quella massima fissata per legge. Nell elenco seguente sono riportate le date delle riunioni della concertazione: Riunione del 9/2/09 Riunione del 16/2/09 Riunione del 02/3/09 Riunione del 30/3/09 Riunione del 03/8/09 Nell elenco seguente sono invece riportati i soggetti invitati alle riunioni della concertazione: ATC CS1 (Ambito Territoriale Caccia Cosenza1) ATC CS2 (Ambito Territoriale Caccia Cosenza2) ATC CS3 (Ambito Territoriale Caccia Cosenza3) FIDC Federazione Italiana della Caccia ANLC Associazione Nazionale Libera Caccia ENALCACCIA ARCICACCIA ITALCACCIA EPS ANUU Associazione Migratoristi Italiani CONFAVI COLDIRETTI CONFAGRICOLTURA CIA VAS Associazione Verdi Ambiente e Società ONLUS LIPU Lega Italiana Protezione Uccelli GIZA CNAS LISA Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 7 di 243

8 AIA CAP PRONATURA WWF ITALIA NOSTRA ECOCLUB LEGA AMBIENTE KRONOS CORPO DI POLIZIA PROVINCIALE Copia dei verbali delle predette riunioni è consultabile presso il Servizio Caccia della Provincia di Cosenza. E proprio in virtù di questa concertazione effettuata in precedenza che l Autorità Proponente e quella Competente hanno concordato sulla possibilità, prevista dal comma 2 dell art. 23 del R.R. 3/2008, di concludere i tempi della consultazione sul rapporto preliminare entro 45 (anziché 90) giorni dal suo avvio. Tutta la documentazione necessaria per la consultazione sul rapporto preliminare è stata resa disponibile sia sul sito web della Provincia all indirizzo e da qui mediante il link al Settore Agricoltura Caccia e Pesca, che sul sito web del Dipartimento Politiche dell Ambiente della Regione Calabria all indirizzo e da qui mediante il link alla sezione VAS Procedimenti in corso, oltre che consultabile presso gli uffici del Servizio Caccia Dottor Lorenzo Vitari Responsabile del Servizio, via Crati c/da Vaglio Lise. Tel , [email protected]. Ai fini dell individuazione dei soggetti da consultare in base alla normativa VAS, nell elenco sottostante sono indicati i soggetti con competenze ambientali, invitati alla prima consultazione: 1) Provincia di Catanzaro; 2) Provincia di Crotone; 3) Provincia di Potenza; 4) Provincia di Matera; 5) Regione Calabria Dipartimento Politiche dell Ambiente; 6) Regione Calabria Dipartimento Attività Produttive; 7) Regione Calabria Dipartimento Lavori Pubblici; 8) Regione Calabria Dipartimento Presidenza Settore Protezione Civile; Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 8 di 243

9 9) Regione Calabria Dipartimento Urbanistica; 10) Regione Calabria Dipartimento Agricoltura Foreste e Forestazione; 11) Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (ISPRA); 12) Soprintendenza per i Beni A.A.A.S. ; 13) Soprintendenza per i Beni Archeologici; 14) Corpo Forestale dello Stato; 15) Consorzi di Bonifica; 16) ATO Provincia di Cosenza; 17) Autorità di Bacino Regionale per la Calabria; 18) ArpaCal; 19) Afor; 20) Enti Parchi nazionali e regionali: Parco Nazionale del Pollino, Parco Nazionale della Sila, Parco Regionale della Riviera dei Cedri, Parco Regionale degli Scogli di Isca; 21) Enti di gestione delle riserve naturali regionali: Riserva Regionale Bacino di Tarsia, Riserva Regionale Foce del Crati; 22) Enti di gestione delle riserve naturali statali (Riserva Naturale Gole del Raganello, Riserva Naturale Serra Nicolino - Piano d Albero, Riserva Naturale Gallopane, Riserva Naturale Giganti della Sila Fallistro, Riserva Naturale Golia Corvo, Riserva Naturale Iona Serra della Guardia, Riserva Naturale Macchia della Giumenta San Salvatore, Riserva Naturale Tasso Camigliatello, Riserva Naturale Trenta Coste ); Ufficio Territoriale Biodiversità di Cosenza; 23) Enti di gestione delle aree Sic, Sin e Sir: Provincia di Cosenza Settore Ambiente; 24) Azienda Sanitaria Provinciale ( ASP); 25) Comunità montane: Greca/Destra Crati, Alto Jonio, Alto Tirreno / Appennino Paolano, Pollino, Silana, Savuto, Media Valle del Crati/Cosentina; 26) Comuni Provincia di Cosenza: Acquaformosa, Acquappesa, Acri, Aiello calabro, Aieta, Albidona, Alessandria del Carretto, Altilia, Altomonte, Amantea, Amendolara, Aprigliano, Belmonte Calabro, Belsito, Belvedere Marittimo, Bianchi, Bisignano, Bocchigliero, Bonifati, Buonvicino, Calopezzati, Caloveto, Campana, Canna, Cariati, Carolei, Carpanzano, Casole Bruzio, Cassano Jonio, Castiglione C., Castrolibero, Castroregio, Castrovillari, Celico, Cellara, Cerchiara di Calabria, Cerisano, Cervicati, Cerzeto, Cetraro, Civita, Cleto, Colosimi, Corigliano C., Cosenza, Cropalati, Crosia, Diamante, Dipignano, Domanico, Fagnano Castello, Falconara Albanese, Figline Vegliaturo, Firmo, Fiumefreddo Bruzio, Francavilla Marittima, Frascineto, Fuscaldo, Grimaldi, Grisolia, Guardia Piemontese, Lago, Laino Borgo, Laino Castello, Lappano, Lattarico, Longobardi, Longobucco, Lungro, Luzzi, Maierà, Malito, Malvito, Mandatoriccio, Mangone, Marano M., Marano P., Marzi, Mendicino, Mongrassano, Montalto Uffugo, Montegiordano, Morano C., Mormanno, Mottafollone, Nocara, Oriolo, Orsomarso, Paludi, Panettieri, Paola, Papasidero, Parenti, Paterno C., Pedace, Pedivigliano, Piane Crati, Pietrafitta, Pietrapaola, Plataci, Praia a Mare, Rende, Rocca Imperiale, Roggiano Gravina, Rogliano, Rose, Roseto Capo Spulico, Rossano, Rota Greca, Rovito, San Basile, San benedetto Ullano, San Cosmo Albanese, San Demetrio Corone, San Donato di Ninea, San Fili, San Giorgio Albanese, San Giovanni in F., San Lorenzo Bellizzi, San Lorenzo del Vallo, San Lucido, San Marco Argentano, San Martino di Finita, San Nicola Arcella, San Pietro in Amantea, San Pietro in Guarano, San Sosti, San Vincenzo la Costa, Sangineto, Santa Caterina Albanese, Santa Domanica Talao, Santa Maria del Cedro, Santa Sofia d Epiro, Sant Agata d Esaro, Santo Stefano di Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 9 di 243

10 Rogliano, Saracena, Scala Coeli, Scalea, Scigliano, Serra d Aiello, Serra Pedace, Spezzano Albanese, Spezzano della Sila, Spezzano Piccolo, Tarsia, Terranova da Sibari, Terravecchia, Torano Castello, Tortora, Trebisacce, Trenta, Vaccarizzo Albanese, Verbicaro, Villapiana, Zumpano; 27) Unical; 28) Ordine Provinciale dei Dottori Agronomi e Forestali; 29) Ordine Provinciale dei Dottori Veterinari; 30) Collegio Provinciale dei Periti Agrari; 31) Ambiti territoriali di caccia : ATC CS1, ATC CS2, ATC CS3; 32) Associazioni venatorie: FIDC, ANLC, ENALCACCIA, ARCICACCIA, ITALCACCIA, EPS, ANUU, CONFAVI; 33) Associazioni agricole: COLDIRETTI, CONFAGRICOLTURA, CIA; 34) Associazioni ambientaliste : VAS, LIPU, GIZA, CNAS, LISA, AIA, CAP, PRONATURA, WWF, ITALIA NOSTRA, LEGA AMBIENTE, ECOCLUB, KRONOS, AMICI DELLA TERRA ITALIA; 35) Provincia di Cosenza Settore Corpo Polizia Provinciale. 1.5 Esiti della fase di scoping Nella tabella 1.1 seguente sono riportate le osservazioni pervenute da parte dei soggetti consultati e le relative controdeduzioni da parte dell Autorità Procedente. Da rilevare che l Autorità Competente, il Comune di Belsito, il Comune di Rossano, l Ufficio Territoriale Biodiversità di Cosenza del Corpo Forestale Stato e il Parco Nazionale della Sila hanno utilizzato il questionario-guida per la formulazione delle osservazioni, mentre l ISPRA e l ARPACAL hanno utilizzato testo libero. Inoltre, le osservazioni del Parco Nazionale della Sila, pur pervenute oltre i termini previsti, sono state comunque sottoposte a valutazione da parte dell Autorità Procedente. Nell Allegato 3 sono state inserite le copie scannerizzate di tutte le osservazioni pervenute. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 10 di 243

11 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente ISPRA Autorità Competente Regione Calabria Dip. Ambiente Viene osservato che: - la procedura Vas, così come avviata dalla Provincia di Cosenza, é condotta in maniera impropria; - la procedura é caratterizzata da gravi carenze sostanziali e procedurali e non assolve agli previsti; - viene suggerito un prospetto minimo a cui far riferimento per la portata ed il livello delle informazioni da includere nel rapporto ambientale. Condivisione della schematizzazione del PFVP proposta Si evidenzia che la descrizione del piano faunistico venatorio provinciale della provincia di Cosenza andrebbe approfondita e maggiormente dettagliata anche in questa fase di Rapporto preliminare (capitolo 2.) per consentire una determinazione e una valutazione appropriata e degli impatti sull ambiente. Condivisione della schematizzazione del PFVP proposta La schematizzazione in macro-obiettivo (obiettivo generale) e in obiettivi specifici è condivisibile, andrebbe però specificato meglio il macro-obiettivo che appare troppo generico e non riferibile soltanto ad un piano faunistico venatorio. Condivisione della schematizzazione del PFVP proposta La schematizzazione proposta può essere condivisibile per quel che concerne il macro-obiettivo, mentre proprio in base al MO.1 che si pone come fine la tutela della fauna selvatica, andranno considerati gli eventuali interventi in maniera approfondita e soprattutto basati su dati scientifici e tecnici, cioè supportati da indagini di campo e ricerca. Condivisione della schematizzazione del PFVP proposta Attualmente non si possono ipotizzare interventi di pianificazione di miglioramento ambientale, e soprattutto di immissioni di fauna selvatica basandosi soltanto su carte di vocazione agro-forestale potenziali in quanto non si hanno dati attuali delle specie e densità sul territorio; pertanto pur essendo condivisibili gli obiettivi specifici, i mezzi attraverso i quali si vogliono attuare risultano non condivisibili. Osservazioni non accolte e controdedotte con nota Autorità Procedente n del e nota Autorità Competente prot del Ulteriori chiarimenti sono stati prodotti il giorno 8 febbraio 2010 in sede di riunione con ISPRA ed il Settore Caccia e Pesca della Regione Calabria. Il capitolo 2 del RA contiene i riferimenti al PFVP che descrivono il dettaglio richiesto. Nel RA la schematizzazione del PFVP è effettuata mediante la descrizione degli obiettivi specifici. Il capitolo 2 del RA richiama le azioni previste nella parte propositiva che derivano dai dati scientifici e tecnici riportati nel Quadro Conoscitivo. Il capitolo 2 del RA riporta la pianificazione degli interventi di miglioramento ambientale e delle immissioni di fauna selvatica introdotta nei paragrafi 3.11 e 3.12 della pianificazione preliminare. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 11 di 243

12 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Condivisione della schematizzazione del PFVP proposta Altri obiettivi specifici potrebbero essere: definizione dell assetto faunistico; applicazione dei principi di corretta gestione faunistica e venatoria al territorio della provincia di Cosenza. Completezza dell analisi di coerenza interna del PFVP Per quel che concerne l analisi della coerenza interna non è ritenuta completa in quanto rimanda semplicemente alla tabella 2.1 già utilizzata per illustrare la schematizzazione del piano. Non si evincono le criticità del piano. Gli obiettivi specifici inseriti devono recepire solo quelli indicati nel documento di indirizzo della Regione Calabria. Ad ogni modo, i due obiettivi specifici suggeriti sono riconducibili a quelli già espressamente contenuti nel Piano. Nel capitolo 2 del R.A. è stato evidenziato che alcune criticità del piano consistono nella parziale disponibilità di dati delle specie faunistiche presenti sul territorio provinciale al di fuori delle aree protette e che tali criticità saranno superate con le attività di censimento che saranno attuate nell ambito del nuovo Piano. Altre criticità sono state descritte nel paragrafo 6.2 del R.A. Inoltre, a completamento dell analisi di coerenza interna, sono stati forniti ulteriori commenti alla tabella 2.1, sia nel capitolo 2 che nel paragrafo 6.2 del R.A. Autorità Competente Regione Calabria Dip. Ambiente Esaustività dei riferimenti normativi Il quadro normativo di riferimento deve comprendere i riferimenti normativi del PFVP e cioè le: convenzioni internazionali direttive comunitarie normativa nazionale normativa regionale documenti di indirizzi regionali di programmazione Si fa presente che il Decreto del Ministero dell Ambiente in cui e definito l elenco dei SIC a cui si deve fare riferimento per la Calabria e il DM del 30 marzo 2009 riferito ai SIC della regione biogeografica mediterranea e non quello del 25 marzo 2009 che fa riferimento ai SIC della regione biogeografica alpina. È inoltre più corretto elencare, tra i documenti e quaderni tecnici ISPRA ex INFS da consultare, quelli che si riferiscono alle specie faunistiche presenti in Calabria. Considerazione di tutti i piani e i programmi territoriali e settoriali per la costruzione del contesto programmatico Oltre ai piani indicati si ritiene vadano inseriti anche i piani e/o i regolamenti delle aree protette nazionali e regionali, delle riserve naturali, delle oasi di protezione. I piani faunistici-venatori sono strumenti di pianificazione settoriale che si devono raccordare con gli altri strumenti provinciali di pianificazione che riguardano direttamente o indirettamente la gestione faunistico venatoria. Il paragrafo 3.1 del R.A. contiene i riferimenti normativi ed il richiamo al quadro completo e dettagliato dei provvedimenti legislativi e normativi a cui il lavoro di pianificazione ha fatto riferimento, contenuto nella parte prima del PFVP Disposizioni generali, in cui sono stati eliminati i quaderni ISPRA n. 1, 4, 10, 11, 12, 12bis, 15, 17, 20, 19bis, sono stati inclusi i riferimenti IUCN ISPRA ed è stato corretto il numero del DM con regione biogeografica mediterranea. Nel paragrafo 3.2 del R.A. è stato evidenziato che i parchi e le altre aree protette all interno dei parchi non sono allo stato dotati di piani di gestione (in via di redazione o in via di approvazione). Le riserve regionali allo stato non sono dotate di piano di assetto naturalistico (in corso di approvazione). Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 12 di 243

13 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Autorità Competente Regione Calabria Dip. Ambiente Osservazioni /commenti sulla matrice di coerenza esterna orizzontale e verticale Nella tabella 4.4. pagine alla pagina 35 vi e incoerenza tra l obiettivo specifico os.5 (immissione di fauna selvatica) e l obiettivo del piano di gestione dei sic (eliminare o ridurre i fattori di pressione e disturbo sugli ecosistemi e sugli habitat e le specie tutelate da rete natura 2000). Tale problematica, risulta di rilievo e va affrontata in maniera adeguata da un punto di vista scientifico e tecnico. Infatti le immissioni al di là delle opportune distinzioni, in generale comportano tutte impatti più o meno significativi sulle cenosi locali. Pertanto, questo obiettivo specifico deve essere valutato molto attentamente e con la consultazione dell ISPRA prima eventualmente di essere posto in atto. Si ribadisce che prima di operare qualunque scelta di pianificazione venatoria o applicativa di interventi di gestione, occorre avere informazioni dettagliate sulle popolazioni faunistiche delle specie coinvolte, quali, distribuzione, densità, struttura e dinamica. Conduzione dell analisi ambientale in maniera tale da mettere in luce i principali problemi ambientali del PFVP della Provincia di Cosenza I principali problemi ambientali sono indicati nella matrice preliminare di interferenza tra gli obiettivi del PFVP e le tematiche/componenti ambientali. Sono emerse le seguenti criticità: Flora, Fauna e biodiversità: gli elementi di criticità sono diversi, sia in aree sottoposte a tutela che non. Le criticità principali che possono determinare perturbazione degli habitat sono: una scorretta determinazione della vulnerabilità della fauna sottoposta all attività venatoria, una inadeguata immissione della fauna selvatica e un sistema di sorveglianza inadeguato. Popolazione e salute: La mancata individuazione di efficaci azioni del PFVP mirate alla riduzione dei danni al patrimonio causati dalla fauna selvatica può aumentare il livello di criticità, già alto in alcune aree limitrofe ad alcune aree protette. Le criticità emerse rivelano la necessità di individuare alcuni obiettivi da introdurre ex novo, al fine di migliorare il grado di rispondenza del PFVP alle politiche e strategie comunitarie e nazionali inerenti lo sviluppo sostenibile. Nel paragrafo 6.1 del R.A. l incoerenza segnalata nel R.P. diventa coerenza in virtù di quanto specificato nella pianificazione preliminare nel par. 3.12, lett. f dei criteri operativi dei piani di immissione. Nel capitolo 5 del R.A. (così come anche nel cap. 2) sono state richiamate le tecniche di immissione di cui al par della pianificazione preliminare ed è stato evidenziato come tali tecniche annullino le interferenze negative evidenziate nel R.P. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 13 di 243

14 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Autorità Competente Regione Calabria Dip. Ambiente Obiettivi da inserire/integrare nel PFVP e relative motivazioni 1. uno dei principali obiettivi dei PFVP risulta essere il conseguimento di densità ottimali per le principali specie di indirizzo gestionale o conservazioni stico. La finalità basilare di un piano faunistico, dovrebbe perseguire il raggiungimento di equilibrio complicato tra le varie componenti. 2. pianificazione del territorio agro-silvo-pastorale nel rispetto dei principi di conservazione realizzabile mediante una gestione faunistica e venatoria che consideri la necessità di riqualificazione e di ripristino ambientale del territorio, nonché di rispetto delle attività produttive e delle tradizioni locali. Studio di incidenza preliminare: osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e gli obiettivi del Piano di Gestione dei SIC. Esaustività dell individuazione dei potenziali impatti del PFVP, con riferimento alla matrice di incidenza preliminare Si evidenzia che, nella matrice di incidenza, laddove si valuta l incidenza del piano sui i Siti di interesse comunitario (SIC), e in particolare sugli indicatori: perturbazione delle specie protette e frammentazione delle specie nei siti Natura 2000 si afferma che visto il divieto di attività venatoria sul sito non si prevedono effetti o se ne prevedono pochi ; in realtà nella valutazione di incidenza devono essere considerati gli impatti e le interferenze che tutte le attività legate al piano e realizzate al di fuori dei siti natura 2000 hanno sui siti stessi. Studio di incidenza preliminare: osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e gli obiettivi del Piano di Gestione dei SIC. Esaustività dell individuazione dei potenziali impatti del PFVP, con riferimento alla matrice di incidenza preliminare Non viene considerata tra l altro l incidenza significativa che le eventuali immissioni di specie faunistiche e le varie tipologie di caccia possono determinare sulle specie presenti nei SIC. Studio di incidenza preliminare: osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e gli obiettivi del Piano di Gestione dei SIC. Esaustività dell individuazione dei potenziali impatti del PFVP, con riferimento alla matrice di incidenza preliminare Sarebbe opportuno inoltre valutare la problematica legata alla dispersione dei pallini di piombo (DM ). Nel capitolo 2 del R.A. sono richiamate alcune azioni previste dal PFVP che mirano al raggiungimento delle densità ottimali delle varie specie. Esplicito riferimento è fatto inoltre al progetto già avviato dalla Provincia denominato Recupero degli antichi sentieri dei cacciatori attraverso il quale sono state avviate e si potranno completare progetti di riqualificazione ambientale del territorio nel rispetto delle tradizioni locali ed attraverso il recupero di antichi manufatti per la costituzione dei rifugi dei cacciatori (comuni interessati: Aprigliano, S. Agata d Esaro, Cetraro, Amendolara, S. Pietro in Guarano, Cervicati). Lo Studio di Incidenza ha evidenziato quanto già riportato nei paragrafi 3.12 e 3.15 della pianificazione preliminare. Lo Studio di Incidenza ha evidenziato quanto già riportato nel paragrafo della pianificazione preliminare.. Lo Studio di Incidenza ha richiamato le disposizioni di cui al DM 17/10/07 Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS) art. 5 comma 1 lett. d) (divieto di utilizzo di munizionamento a pallini di piombo). Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 14 di 243

15 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Autorità Competente Regione Calabria Dip. Ambiente Studio di incidenza preliminare: osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e gli obiettivi del Piano di Gestione dei SIC. Esaustività dell individuazione dei potenziali impatti del PFVP, con riferimento alla matrice di incidenza preliminare Si chiede di chiarire sin da ora come ci si intende determinare per ciò che riguarda l attività venatoria nelle ZPS che non ricadono nei perimetri di aree protette nazionali (PN del Pollino, PN della Sila). Studio di incidenza preliminare: osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e gli obiettivi del Piano di Gestione dei SIC. Esaustività dell individuazione dei potenziali impatti del PFVP, con riferimento alla matrice di incidenza preliminare Si rammenta che lo studio di valutazione di incidenza ambientale va redatto secondo la D.G.R. 604/2005, in particolare secondo l'allegato A (contenuti dello studio di incidenza dei piani e programmi) del disciplinare. Suggerimenti in merito all indice del Rapporto Ambientale Al punto 1.2. inserire motivazioni del PFVP. Punto 1.3 obiettivi del PFVP e azioni da attuare. Non sembrano indicati nella proposta alcune sezioni rilevanti al fine della valutazione del piano come per es. la determinazione e valutazione degli impatti del piano intesi come effetti cumulativi e sinergici e la metodologia e i criteri adottati per la determinazione e la valutazione degli impatti. Si suggerisce di rivedere l indice alla luce delle indicazioni riportate nella struttura dell indice del rapporto ambientale pubblicato sul sito della Regione Calabria (Ambiente > VAS> documentazione> Schema Indice Rapporto ambientale) e redatto ai sensi dell art 13 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. e dell allegato f del R.R. n.3 del e s.m.i. CALCOLO DELLA SASP E DELLE SUE QUOTE PER IL PFVP. Si chiede di chiarire il calcolo della superficie E10 fasce di rispetto stradali e ferroviarie. Si chiede se possibile di indicare l ubicazione delle ZAC, AFV, AA, CRFS e nel caso delle AFV e delle AA di indicare le specie faunistiche. Le attività venatorie nelle ZPS sono disciplinate dal DM 17/10/07 Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS). Lo studio di incidenza è stato redatto secondo l Allegato A del RR 16/2009. Per il Rapporto Ambientale è stato utilizzato lo schema tipo dell Autorità Competente. Nel paragrafo 3.2 della pianificazione preliminare sono state esplicitate le metodologie di calcolo delle singole superfici. Nelle tavole allegate alla pianificazione preliminare é stata indicata l ubicazione dei singoli istituti. Le specie faunistiche presenti nelle AFV e AA sono state riportate nel Quadro Conoscitivo. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 15 di 243

16 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Autorità Competente Regione Calabria Dip. Ambiente ARPACAL Dipartimento Provinciale di Cosenza PER LA VALUTAZIONE DI INCIDENZA IN PARTICOLARE SI DOVRA : VALUTARE LA POSSIBILITA CHE DALLA REALIZZAZIONE DEL PIANO DERIVINO EFFETTI SIGNIFICATIVI PER GLI OBIETTIVI DI CONSERVAZIONE DEL SITO Natura 2000 VERIFICARE SE IL PFVP POSSA AVERE UNA INCIDENZA NEGATIVA SULL INTEGRITÀ DEL SITO NATURA 2000 E EVENTUALMENTE INDIVIDUARE LE MISURE DI MITIGAZIONE. INDIVIDUARE E ANALIZZARE EVENTUALI SOLUZIONI ALTERNATIVE PER RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI DEL PIANO EVITANDO INCIDENZE NEGATIVE SUI SITI NATURA NEL CASO IN CUI NON ESISTANO SOLUZIONI CHE OTTENGANO I RISULTATI DESIDERATI SI DOVRÀ PROCEDERE ALLA DEFINIZIONE DI MISURE DI COMPENSAZIONE CHE GARANTISCANO LA COERENZA GLOBALE DELLA RETE NATURA 2000 (SIC E ZPS). Indicatori ambientali: Chiarire modalità di rilevazione dati. Prevedere le azioni correttive e le misure di mitigazione agli impatti ambientali significativi. Previsione di report annuali di verifica ( modello Arpacal), successivamente utili nella fase di monitoraggio da parte dell Arpacal. Integrare il contesto ambientale con il piano di tutela delle acque e valutazione di nuovi indicatori. Lo Studio di Incidenza contiene le valutazioni e le verifiche richiamate. In termini di misure di conservazione dell integrità dei Siti Natura 2000, la pianificazione riporta le necessarie misure di conservazione ed in particolare per le ZPS quelle di cui al DM 17/10/07 Nella mappa della meta informazione illustrata nel paragrafo 8.3 è stata inserita la colonna modalità di rilevazione. Le misure di mitigazione sono contenute nel paragrafo 7.1 del R.A e nel paragrafo 7 dello Studio di Incidenza. In particolare, lo Studio di Incidenza richiama le disposizioni di cui al DM 17/10/07 Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS). Inoltre, per la problematica legata ai pallini di piombo, è stato richiamato l art. 5 comma 1 lett. d) (divieto di utilizzo di munizionamento a pallini di piombo). In termini di misure di conservazione dell integrità dei Siti Natura 2000, la pianificazione riporta le necessarie misure di conservazione ed in particolare per le ZPS quelle di cui al DM 17/10/07. Il capitolo 8 del R.A. contiene le modalità di monitoraggio, da integrare eventualmente con il modello di report annuale ARPACaL. Il Piano di Tutela delle Acque è già stato considerato nell Analisi di Coerenza esterna verticale. La dettagliata descrizione del contesto ambientale è contenuta nel Quadro Conoscitivo. L eventuale definizione di nuovi indicatori avverrà nella fase di monitoraggio. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 16 di 243

17 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente ARPACAL Dipartimento Provinciale di Cosenza Attuazione di sistemi alternativi della raccolta dei rifiuti ( previsione aree per la raccolta differenziata). Diverse professionalità nel gruppo di progettazione. I cacciatori hanno già l obbligo di raccogliere le cartucce. Il piano prevede la proposta di inasprimenti delle sanzioni in caso di violazione della norma in oggetto. Osservazione non pertinente. Previsione di censimenti faunistici. Il piano lo prevede al par Individuazione di nuove zone a protezione totale (oasi, zone di ripopolamento e cattura, rotte di migrazione). Riformulazione obiettivo OS.3: maggiore accuratezza nella formulazione della tabella di correlazione fra gli obiettivi del piano ed i piani di gestione delle SIC. Riduzione immissioni, monitoraggio degli ATC sulle specie immesse e previsione di zone ripopolamento e cattura. E già superato il limite del 30% di superficie delle aree a protezione. Nella matrice della coerenza esterna verticale del R.P., per un errore di digitazione, l obiettivo specifico OS.3 del PFVP, correttamente riportato nella tabella 2.1 Schematizzazione del PFVP Valutazione della eventuale vulnerabilità delle specie presenti all interno dei siti Natura 2000, derivante dalle attività faunistico-venatorie è stato riportato come Valutazione della eventuale vulnerabilità delle attività faunistico-venatorie all interno delle ZPS. Nel paragrafo dell Assetto Faunistico contenuto nel Quadro Conoscitivo sono ampiamente riportate, classificate e censite le specie di avifauna presenti nelle ZPS che insistono sul territorio della Provincia di Cosenza. Nella matrice di coerenza esterna orizzontale è stata evidenziata la coerenza diretta (cioè l analogia o comunque la presenza di forti elementi di integrazione) tra alcuni degli obiettivi del PdG dei SIC della Provincia di Cosenza e l obiettivo OS.3 del PFVP. La tabella di correlazione è invece la matrice riportata nel paragrafo 6.2 del Rapporto Preliminare, che indica la presenza o meno di correlazione tra gli obiettivi specifici del PFVP e ciascuna delle 10 componenti/tematiche ambientali. Tale matrice di correlazione non è più riportata nel R.A., in quanto la correlazione tra il PFVP e le tematiche/componenti ambientali è espressa nella matrice degli impatti nel paragrafo 5 del R.A. La pianificazione delle immissioni è contenuta nel paragrafo 3.12 della pianificazione preliminare. Per quanto riguarda le zone di ripopolamento e cattura è già superato il limite del 30% di superficie delle aree a protezione. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 17 di 243

18 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente ARPACAL Dipartimento Provinciale di Cosenza Corpo Forestale Stato Ufficio Territoriale Biodiversità Normativa di riferimento. Inserimento dei DPCM , e Allegato 1: - Esatta individuazione delle specie cacciabili; corretta denominazione di alcune specie; - I dati ornitologici delle ZPS riportano rettili, mammiferi e anfibi; - Errate alcune denominazioni scientifiche. Allegato 3: Nei siti rete natura 2000 la frammentazione delle specie é di rilevanza 1. Allegato 4: è suggerita l intensificazione dei controlli nelle aree ZPS, in particolare nelle zone confinanti con le aree protette. Allegato 4: è suggerita maggiore attenzione alla sensibilizzazione dei cacciatori. Considerazione di tutti i piani e i programmi territoriali e settoriali per la costruzione del contesto programmatico Sono stati trascurati i Piani di Gestione SIC interni alle riserve naturali statali. Osservazioni /commenti sulla matrice di coerenza esterna orizzontale e verticale Si veda l osservazione precedente. Esaustività del sistema di indicatori considerato Nell indicatore della componente tematica Cambiamenti climatici si potrebbero inserire le componenti laghi artificiali di Roggiano, Tarsia e quelli silani. Suggerimento di altre fonti informative per integrare i dati disponibili Dati CFS Esaustività del sistema degli obiettivi di sostenibilità ambientale Approfondire la sezione salvaguardia della biodiversità. Il R.A. contiene il quadro di riferimento normativo completo. La descrizione del contesto ambientale per la C/T ambientale Flora, Fauna, Biodiversità del R.A: rimanda integralmente ai dettagliati contenuti del Quadro Conoscitivo, in particolare all intera Sezione Assetto Faunistico e al capitolo 2 Aree tutelate della Sezione Assetto Territoriale. Nella mappa della meta-informazione (par. 8.3 del R.A.) la rilevanza è stata posta uguale a 1. Le attività venatorie nelle ZPS sono disciplinate dal DM 17/10/07 Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS). Lo Studio di Incidenza riprende nel paragrafo 7 quanto riportato nel par della pianificazione preliminare (campagne di sensibilizzazione e di educazione/formazione ambientale). Le due riserve naturali statali sul territorio della Provincia di Cosenza e non sono comprese all interno dei due Parchi sono: R.N.S. Serra Nicolino Piano d Albero (codice AP EUAP0051) e R.N.S. Iona Serra della Guardia (codice AP EUAP 0047). La prima delle due è in gran parte sovrapposta al SIC IT omonimo, incluso nel PdG dei SIC della Provincia di Cosenza e, quindi, ampiamente analizzato. Allo stato attuale, di queste due riserve risulta approvato il solo piano AIB. Quasi tutti i laghi presenti sul territorio della Provincia di Cosenza ricadono all interno di aree protette (parchi, riserve e siti Natura 2000), la cui descrizione è contenuta nel Quadro Conoscitivo. L opportunità di acquisire informazioni pertinenti al PFVP relativamente al lago artificiale di Roggiano (pure noto come invaso dell Esaro ), non incluso in alcuna area protetta, sarà effettuata nella fase di monitoraggio del Piano. I dati saranno presi in considerazione in fase di monitoraggio. Gli obiettivi di sostenibilità relativi alla C/T ambientale Flora, Fauna, Biodiversità sono stati aggiornati nel R.A. alla luce della strategia nazionale per la biodiversità in Italia. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 18 di 243

19 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Corpo Forestale Stato Ufficio Territoriale Biodiversità Comune di Belsito Osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e le tematiche/componenti ambientali. Studio di incidenza preliminare: osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e gli obiettivi del Piano di Gestione dei SIC. OS.1, OS 3: sarebbe opportuno aggiungere Acqua (Lontra, osteitti, ecc.), Energia (usi idroelettrici e ambienti ripariali) e inquinamento. OS.5: Idem togliendo il paesaggio. Obiettivi da inserire/integrare nel PFVP e relative motivazioni OS.1, OS.3 e OS.5. Correttezza della strutturazione del processo di VAS. Suggerimenti per le prossime consultazioni Sarebbe auspicabile una maggiore opera di informazione preliminare delle tematiche trattate. Considerazione di tutti i piani e i programmi territoriali e settoriali per la costruzione del contesto programmatico Sulla base di quanto evidenziato dalla locale sezione della ANLC si ritiene doveroso inserire nell analisi di piano ed in particolare nel computo delle aree sottoposte ai divieti di caccia i terreni cui fanno riferimento rimboschimenti ARSSA, Consorzi di Bonifica e fondi chiusi privati. Sarebbe opportuno riportare le aree percorse da incendi, almeno nell ultimo quinquennio, e quindi sulle quali insiste il divieto di caccia, informazioni disponibili presso i Comuni della Provincia tutti obbligati alla redazione del Catasto Incendi Boschivi. Suggerimento di altre fonti informative per integrare i dati disponibili Comuni della Provincia obbligati alla redazione del Catasto Incendi Boschivi in relazione alle aree percorse da fuoco. Obiettivi da inserire/integrare nel PFVP e relative motivazioni Migliorare il servizio di indicazione delle aree sottoposte a vincolo ed in particolare al divieto di caccia, con cartellonistica e segnali più diffusi sul territorio al fine di evitare sconfinamenti involontari plausibili in zone silvopastorali poco urbanizzate e infrastrutturale. Puntare molto sulla migliore definizione della regolamentazione del prelievo venatorio, peraltro obiettivo già inserito. La matrice di correlazione non è più riportata nel R.A. in quanto la correlazione tra il PFVP e le tematiche/componenti ambientali è espressa nella matrice degli impatti nel paragrafo 5 del R.A.. OS1, OS3 e OS5 sono già obiettivi del PFVP. Osservazione non accolta. Non previsto dalla normativa vigente, inoltre l iter del piano è stato preceduto dalla fase di concertazione con le associazioni venatorie, ambientaliste e agricole. Si è proceduto al reperimento dei dati relativi alle superfici percorse dal fuco, ai rimboschimenti e ai fondi chiusi, rispettivamente presso il CFS-SIM, ARSSA e Consorzi di Bonifica e presso il Settore Caccia e Pesca della Regione Calabria, che sono stati inseriti nel calcolo aggiornato della SASP. Per le aree percorse dal fuoco sono stati considerati i dati reperiti presso il CFS-SIM. Ciò che viene suggerito rientra tra gli obblighi di legge (art. 10 comma 9 della 157/92). Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 19 di 243

20 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Comune di Rossano / Settore Ambiente Condivisione della schematizzazione del PFVP proposta Nell applicazione degli obiettivi specifici sarebbe opportuno, dopo aver svolto un proficuo lavoro di conoscenza, supportata dagli obiettivi OS.1, OS.2, OS.3, chiarire meglio gli aspetti riguardanti gli interventi di miglioramento ambientale. Correttezza della strutturazione del processo di VAS. Suggerimenti per le prossime consultazioni Si solleciti la partecipazione dei professionisti in materia forestale, veterinaria quali dottori agronomi e forestali, dottori veterinari, dottori in scienze naturali, in quanto cultori di materie specifiche, affinché possano dare il loro contributo tecnico. Esaustività dei riferimenti normativi regionali e provinciali Nel far riferimento alle normative in ambito di gestione faunistica si tenga in considerazione la normativa in campo forestale in quanto è principalmente ad essa che bisogna far riferimento per alcuni aspetti concernenti la stessa gestione faunistica. Considerazione di tutti i piani e i programmi territoriali e settoriali per la costruzione del contesto programmatico Sono da prendere altresì in considerazione i Piani Attuativi di Forestazione a livello regionale, le prescrizioni di massima e di polizia forestale e laddove presenti nel territorio provinciale i Piani d assestamento. Esaustività del sistema di indicatori considerato Per quanto riguarda la tematica ambientale inquinamento atmosferico si potrebbero utilizzare dati forniti dall ARPACaL qualora fossero disponibili. Per la tematica Flora, fauna e biodiversità potrebbe esser presa in considerazione la tipologia di superfici boscate (macchia mediterranea, rimboschimenti, fustaie, cedui, ecc.) e le relative percentuali sul territorio provinciale. I chiarimenti sono riportati ed esplicitati nel paragrafo 3.11 della parte propositiva. Ai sensi dell art. 4 lettere u) e v) del R.R. 3/2008, tali soggetti rientrano tra il pubblico ed il pubblico interessato e, pertanto, avranno l opportunità di esprimersi, per come stabilito nell art. 23 comma 5 dello stesso R.R. 3/2008. Nei paragrafi 3.2 e 6.1 del R.A. sono stati analizzati sia il Piano Forestale Regionale (approvato con D.G.R. n. 701 del ) che il Piano Attuativo 2010 di Forestazione della Provincia di Cosenza approvato con D.G.R. n. 6 del Nella fase di monitoraggio saranno prese in considerazione tutte le fonti di dati disponibili per il popolamento degli indicatori. Suggerimento di altre fonti informative per integrare i dati disponibili C5 Flora, fauna e biodiversità, IC5.3: Piani attuativi forestazione, eventuali Piani d assestamento presenti sul territorio, nell ambito dei vari PFVP provinciali, laddove già redatti, la parte relativa alla relazione agro-forestale. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 20 di 243

21 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Comune di Rossano / Settore Ambiente Esaustività della descrizione del contesto ambientale, relativamente alle tematiche trattate nel rapporto preliminare. Considerato che in alcune aree della provincia (vedi Parco del Pollino) l aumento demografico del cinghiale, così come la diminuzione in altre aree della provincia, è assente l attenzione a questo mammifero, sia in termini di analisi delle esigenze ecologiche, del suo habitat, ecc., sia in termini di valutazione dello stato attuale di presenza sul territorio provinciale. Conduzione dell analisi ambientale in maniera tale da mettere in luce i principali problemi ambientali del PFVP della Provincia di Cosenza E da suggerire una maggiore attenzione al cinghiale, considerata la sua importanza ecologica, non di meno rilevante il correlato aspetto venatorio. Osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e le tematiche/componenti ambientali. Nel raggiungimento dell obiettivo OS.4 (dopo aver precisato quali saranno le metodologie applicate nella pianificazione) si tenga conto della pianificazione forestale (Piani di assestamento, P.M.P.F.) e dei sistemi di gestione in agricoltura (gestione integrata, biologico) per poter conciliare gli obiettivi della salvaguardia della fauna selvatica con quelli di una corretta gestione faunistica. Obiettivi da inserire/integrare nel PFVP e relative motivazioni In riferimento all obiettivo OS.5 pianificazione delle immissioni di fauna selvatica si tenga presente che è importante avere dei dati di riferimento reali della densità delle popolazioni di selvatici e delle correlazioni con l ambiente, che può essere supportato solo da un attività di monitoraggio costante. Il Quadro Conoscitivo contiene gli approfondimenti sul cinghiale (assetto faunistico par. 2.5 pagg ). Non risulta corretta la formulazione dell osservazione, in quanto la matrice di correlazione (non più presente nel R.A.) non contemplava piani e programmi ma metteva in relazione gli obiettivi specifici del PFVP con le tematiche/componenti ambientali fissate dalla Direttiva 42/2001. Ad ogni modo, la pianificazione forestale è stata tenuta in considerazione nell analisi di coerenza esterna, sia verticale che orizzontale, riportata nel paragrafo 6.1 del R.A.; inoltre, nel par della pianificazione preliminare è riportata in maniera esaustiva la conciliazione tra gli obiettivi di salvaguardia della fauna selvatica con i sistemi di gestione in agricoltura. L osservazione suggerita trova risposta nei dati riportati nel Quadro Conoscitivo che tiene conto delle densità delle popolazioni di selvatici e delle loro correlazioni con l ambiente, in particolare per i SIC. Il par della pianificazione preliminare descrive compiutamente l attività di monitoraggio costante che sarà messa in atto quale obiettivo portante della pianificazione. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 21 di 243

22 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Parco della Sila Condivisione della schematizzazione del PFVP proposta Si ritiene parzialmente condivisibile la schematizzazione proposta, anche se fra gli obiettivi specifici se ne dovrebbe aggiungere uno che tenga conto che all interno delle Aree Protette istituite ai sensi della legge 394/91 e s.m.i Legge Quadro in Materia di Aree Protette, è vietata la caccia e l immissione di specie di fauna estranee a quelle del Parco, cosi come per i beni demaniali. Inoltre, si fa rilevare che mentre per le Aree Natura 2000 (elaborato Rapporto Amb. Preliminare VAS PFVC, Cap. 2 il piano faunistico venatorio provinciale della provincia di cosenza par. 2.1 I contenuti e la strategia del PFVP, lettera F le eventuali attività faunistico-venatorie all interno dei siti natura 2000 ) viene disciplinata l attività Faunistica Venatoria, nessun riferimento viene invece fatto per i Parchi Nazionali, anche in considerazione del fatto che ai sensi della Legge 394/91, art. 11 comma 3 lett. a, su tutto il territorio del Parco è vietato la cattura, l'uccisione, il danneggiamento, il disturbo delle specie animali; la raccolta e il danneggiamento delle specie vegetali, salvo nei territori in cui sono consentite le attività agrosilvo-pastorali, nonché l'introduzione di specie estranee, vegetali o animali, che possano alterare l'equilibrio naturale. Inoltre, si tenga presente che nel perimetro dell Ente Parco nazionale della Sila, ricadono ben 25 Aree SIC e, seppur parzialmente 3 ZPS, oltre a un SIN e un SIR, afferenti a Rete Natura Il Quadro Conoscitivo descrive compiutamente il sistema dei Parchi, delle Riserve Statali e dei siti della Natura 2000 interne ai Parchi, che allo stato non sono dotati di Piani di Gestione, eccetto il SIC Macchialonga. Completezza dell analisi di coerenza interna del PFVP Risulta parzialmente completa, in virtù delle considerazioni sopra esposte. Esaustività dei riferimenti normativi regionali e provinciali Complessivamente si, ma si dovrebbe inserire la Legge Regionale 14 luglio 2003, n. 10 Norme in materia di aree protette. Considerazione di tutti i piani e i programmi territoriali e settoriali per la costruzione del contesto programmatico Parzialmente, non si è tenuto conto degli altri Piani di gestione delle Aree Afferente a Natura 2000 (ad es. quelli redatti dall Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Cosenza per i SiC ricadenti nell Ex Azienda di Stato per le Foreste Demaniali, oggi UTB). Il quadro di riferimento normativo completo è descritto nel paragrafo 3.1 del R.A. e nella parte prima del PFVP Disposizioni generali. L unico SIC non presente nel PdG dei SIC della Provincia di Cosenza e dotato di PdG è il SIC Pianori di Macchialonga, interno al territorio del Parco della Sila. Il PdG del sito non è stato preso in considerazione, dal momento che il sito, essendo ben lontano dalla zona di confine del Parco, non potrà subire interferenze con le possibili attività del PFVP effettuate esternamente al Parco, anche in prossimità dei suoi confini. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 22 di 243

23 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Parco della Sila Osservazioni/commenti sulla matrice di coerenza esterna orizzontale e verticale Per i parchi è consigliabile inserire i Piani Approvati, mentre, in assenza di questi, dei D.P.R Istitutivi, per il Parco Nazionale della Sila il D.P.R Istituzione del Parco Nazionale della Sila e dell Ente Parco. Inoltre, si vedano le osservazioni fatte al Cap. 4 Par. 4.2 e Cap. 2 Par Esaustività del sistema di indicatori considerato Nell indicatore componente tematica Acqua (C.1), si potrebbero inserire le componenti: Laghi artificiali della Sila, nonché ad es. dei Neto, Trionto, ecc. per la parte ricadente nel territorio di competenza di Codesta Amministrazione Provinciale. E consigliabile fare riferimento anche ai Parchi Nazionale quando si parla Flora - Fauna e Biodiversità (C.5). E consigliabile per i rifiuti (C.8), prendere in considerazione il Dossier presentato da Legambiente La vigilanza ambientale per la Tutela della Biodiversità nella ZPS Sila Grande nel Parco Nazionale della Sila. - nell Indicatore tematica ambientale Flora, Fauna e Biodiversità, le fonti utilizzate per i dati riferiti alla sopra citata competente ( flora, fauna e biodiversità ), sono state: Piano di Gestione dei SIC della Provincia di Cosenza; Studio del Dipartimento di Ecologia UNICAL per la revisione regionale delle ZPS DGR n. 350 del 5 maggio 2008 ed il Quadro Conoscitivo del PFVP. Per ampliare i suddetti dati si potrebbe utilizzare quelli in possesso degli Enti Parco, per il Parco Nazionale della Sila, abbiamo: - studio Tutela e valorizzazione della Flora e della Fauna nelle Zone protette della Sila Grande. Nello stesso vie una banca dati aggiornata riguardante la Flora, la Fauna (indagine sul lupo, sulla lontra, sull ornitofauna, sull erpetofauna, sull ittiofauna, sull invertebratofauna) nonché descrizione degli Habitat presenti. - Studio specialistico sulle presenza della Lontra nel Parco Nazionale della Sila. In assenza di Piani di Gestione dei Parchi e delle altre aree protette, la pianificazione preliminare ed il R.A. richiamano le norme di tutela e salvaguardia allegate ai dispositivi di legge istitutivi dei Parchi e delle aree protette. Quasi tutti i laghi presenti sul territorio della Provincia di Cosenza ricadono all interno di aree protette (parchi, riserve e siti Natura 2000), la cui descrizione è contenuta nel Quadro Conoscitivo. Nella fase di monitoraggio saranno prese in considerazione tutte le fonti di dati disponibili per il popolamento degli indicatori. Suggerimento di altre fonti informative per integrare i dati disponibili Sarebbe opportuno inserire anche eventuali dati in possesso di altri Enti Pubblici (ad es. Gli Enti Parco ed il Corpo Forestale dello Stato). Esaustività della descrizione del contesto ambientale, relativamente alle tematiche trattate nel rapporto preliminare. Valgono le stesse osservazioni di cui sopra - nell Indicatore tematica Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 23 di 243

24 Parco della Sila ambientale Flora, Fauna e Biodiversità, le fonti utilizzate per i dati riferiti alla sopra citata competente ( flora, fauna e biodiversità ), sono state Piano di Gestione dei SIC della Provincia di Cosenza; Studio del Dipartimento di Ecologia UNICAL per la revisione regionale delle ZPS DGR n. 350 del 5 maggio 2008 ed il Quadro Conoscitivo del PFVP riportati Per ampliare i suddetti dati si potrebbe utilizzare quelli in possesso degli Enti Parco, per il Parco Nazionale della Sila, abbiamo: - studio Tutela e valorizzazione della Flora e della Fauna nelle Zone protette della Sila Grande. Nello stesso vie una banca dati aggiornata riguardante la Flora, la Fauna (indagine sul lupo, sulla lontra, sull ornitofauna, sull erpetofauna, sull ittiofauna, sull invertebratofauna) nonché descrizione degli Habitat presenti. - Studio specialistico sulle presenza della Lontra nel Parco Nazionale della Sila. Esaustività del sistema degli obiettivi di sostenibilità ambientale NO, perché vanno inserite i parchi Nazionali i quali tutelano aree di cui alla legge 394/91, ricche di Biodiversità ed importanti per l Ambienta, per la Tutela della Fauna e della Flora, inoltre, ad essi è demandata la gestione dei Siti Natura 2000 che ricadono al loro interno, ai sensi del Decreto del Ministero dell Ambiente del Osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e le tematiche/componenti ambientali. Andrebbe integrata la matrice tenendo conto della biodiversità, della flora, della fauna e dell ambiente dei Parchi nonché dei Siti Natura Di conseguenza si dovrebbero prevedere i possibili impatti del PFVC con questi. Ovviamente andrebbe fatto una volta acquisite tutte le osservazioni sopra esposti. Esaustività dell individuazione dei potenziali impatti del PFVP, con riferimento alla matrice di incidenza preliminare. NO, perche gli impatti del PFVP vanno considerati tenendo conto della Aree Protette e dei Siti Natura 2000 che ricadono al loro interno. In assenza di Piani di Gestione dei Parchi e delle altre aree protette, la pianificazione preliminare ed il R.A. richiamano le norme di tutela e salvaguardia allegate ai dispositivi di legge istitutivi dei Parchi e delle aree protette Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 24 di 243

25 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Parco della Sila Studio di incidenza preliminare: esaustività dell individuazione dei potenziali impatti del PFVP, con riferimento alla matrice di incidenza preliminare Non perché ai sensi del DPR 357/97 La valutazione di incidenza di piani o di interventi che interessano proposti siti di importanza comunitaria, siti di importanza comunitaria e zone speciali di conservazione ricadenti, interamente o parzialmente, in un'area naturale protetta nazionale, come definita dalla legge 6 dicembre 1991, n. 394, e' effettuata sentito l'ente di gestione dell'area stessa. Inoltre, ai sensi della DGR 604/05 I proponenti di piani e programmi territoriali, urbanistici (a tutti i livelli di dettaglio,compresi i piani attuativi così definiti dalla L.R. 16 aprile2002 n.19 «Norme per la tutela, governo ed uso del territorio») e di settore, ivi compresi i piani dei parchi, agricoli e faunistico-venatori e le loro varianti, che interessano in tutto o in parte o che comunque, pur interessando l esterno del perimetro del sito, possono avere incidenza sui siti Natura2000, devono predisporre uno studio di incidenza. Pertanto, la Valutazione di Incidenza andrebbe rivista alla luce delle considerazioni sin qui esposte. Tabella 1.1 Esiti dello scoping Per la valutazione di incidenza sono state attivate unicamente le procedure previste dalla vigente normativa in materia (RR 16/2009). Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 25 di 243

26 Nella tabella 1.2 sono riportati i riferimenti delle note inviate dall Autorità Procedente ad alcuni Enti per richiedere informazioni ambientali aggiuntive sollecitate da alcune osservazioni pervenute nella fase di scoping. Soggetto consultato Data/prot. Provincia OGGETTO Consor. Bonifica Ferro e Sparviero Cons. Bonifica Pollino Cons. Bonifica Sibari - Crati Cons. Bonifica Valle Lao Dipart. Agricoltura Regione Calabria ARSSA Polo soprassuoli boschivi 10/12/2009 prot /12/2009 prot /12/2009 prot /12/2009 prot /12/2009 prot /12/2009 prot Tabella 1.2 Riferimenti note inviate dall Autorità Procedente Richiesta dati aree rimboschimento Richiesta dati aree rimboschimento Richiesta dati aree rimboschimento Richiesta dati aree rimboschimento Richiesta estremi approvazione Piani attuativi di forestazione e piani assestamento forestale Richiesta dati aree rimboschimento Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 26 di 243

27 2 STRUTTURA, CONTENUTI ED OBIETTIVI DEL PFVP DELLA PROVINCIA DI COSENZA 2.1 Il contesto territoriale e socio economico Il Quadro Conoscitivo del PFVP della Provincia di Cosenza, così per come redatto dai progettisti incaricati, riporta in modo esaustivo contenuti ed informazioni relativi sia al contesto territoriale che a quello socio-economico. In particolare, le sezioni denominate Assetto Territoriale ed Assetto Sociale descrivono i contesti in questione in forma molto dettagliata. Per tali ragioni si fa riferimento e si rinvia a questi contenuti. 2.2 Contenuti ed obiettivi del piano Obiettivo generale del piano è quello di attuare concretamente il principio che sottende tutta la normativa in materia faunistica e venatoria, secondo il quale la fauna selvatica italiana costituisce patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell interesse della comunità nazionale ed internazionale. La definizione di una corretta politica di gestione della fauna selvatica, come l individuazione dei principi tecnico-scientifici sui quali fondarla, costituisce una delle finalità principali del piano stesso e rappresenta il presupposto su cui costruire dei rapporti quanto più corretti fra ambientalisti, cacciatori ed agricoltori e fra queste categorie sociali e tutti i cittadini. Nella tabella 2.1 seguente sono riportati gli obiettivi specifici del PFVP su cui dovrà essere imperniata la fase attuativa del Piano Faunistico Venatorio nel prossimo quinquennio. Codice Obiettivo Specifico OS.1 OS.2 OS.3 OS.4 OS.5 OS.6 Individuazione dei comprensori omogenei Obiettivo Specifico del PFVP Realizzazione di carte di vocazione agro-forestale potenziale Valutazione della eventuale vulnerabilità delle specie presenti all interno dei siti Natura 2000, derivante dalle attività faunistico-venatorie Pianificazione degli interventi di miglioramento ambientale Pianificazione delle immissioni di fauna selvatica Istituzione e operatività dell osservatorio faunistico-venatorio provinciale Tabella 2.1 Obiettivi specifici del PFVP Nella Pianificazione Faunistica Preliminare - parte terza del PFVP sono stati esplicitati i criteri di pianificazione, qui appresso sintetizzati, utilizzati per la realizzazione di ciascuno di questi obiettivi. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 27 di 243

28 OS.1: Individuazione dei comprensori omogenei Per la delimitazione dei Comprensori omogenei sono state considerate come variabili significative di caratterizzazione alcune variabili geografiche, i cui dati e informazioni derivano dal PTCP della Provincia di Cosenza. In dettaglio esse sono: paesaggio ecologico prevalente paesaggio ambientale prevalente indice di boscosità indice sintetico di valenza forestale percentuale di superficie classificata come forestale dalla categorie CORINE Land Cover. L entità geografica elementare adottata per l elaborazione dei dati è stata il comune, anche al fine di poter poi attuare le successive fasi gestionali nel modo più efficace possibile. Dall analisi dei parametri prima ricordati risultano quindi individuati 2 Comprensori Omogenei, il primo costituito da comuni classificati come prevalentemente agricoli (superficie forestale inferiore al 40% della superficie totale) l altro costituito da comuni classificati come prevalentemente forestali (superficie forestale superiore al 40% della superficie totale). La Pianificazione Faunistica Preliminare - parte terza, paragrafo 3.3 evidenzia in dettaglio la classificazione e la formazione dei comprensori omogenei. OS.2: Realizzazione di carte di vocazione agro-forestale potenziale Come indicato nel paragrafo 3.6 della Pianificazione Faunistica Preliminare, il PFVP è uno strumento dettagliato di programmazione che deve indirizzare la gestione della fauna oggetto di caccia al fine di ottimizzare il rapporto tra presenza dei selvatici e ambiente. Per raggiungere tale obiettivo è pertanto necessario adottare strumenti oggettivi di analisi territoriale, e valutare la teorica capacità portante dell ambiente nei confronti delle diverse specie selvatiche. Tali indicazioni sono infatti una delle basi fondamentali su cui si potranno programmare i vari interventi gestionali, quali: tutela, pianificazione del prelievo, ripopolamenti e reintroduzioni, miglioramenti ambientali. Si è quindi scelto di operare secondo un metodo che consente di valutare ed analizzare le diverse caratteristiche territoriali e che rende possibile la produzione di una cartografia di facile lettura per le principali specie oggetto di caccia. Sono quindi state prodotte le carte di vocazione potenziale delle seguenti specie animali selvatiche (o gruppi di specie) giudicate di maggior valenza gestionale per il territorio cosentino: turdidi beccaccia (Scolopax rusticola L.) fagiano (Phasianus colchicus L.) Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 28 di 243

29 coturnice (Alectoris graeca, Meisner) lepre europea (Lepus europaeus Pallas) lepre appenninica (Lepus corsicanus De Winton) cinghiale (Sus scrofa L.) capriolo (Capreolus capreolus L.) Non disponendo di dati attuali reali di densità sul territorio delle specie citate, si è proceduto alla realizzazione di carte di vocazione agro-forestale potenziale. La metodologia adottata è stata la seguente: acquisizione, in base al sistema di classificazione CORINE Land-Cover, dei dati relativi alla distribuzione delle tipologie di uso del suolo; acquisizione dei dati altimetrici; costruzione di un modello articolato in classi di idoneità ambientale elaborato poi per le specie animali prima citate. Anche in questo caso l entità geografica elementare adottata ai fini dell elaborazione è stata individuata nel comune, e ciò per poter poi attuare le successive fasi gestionali nel modo più efficace possibile. Il lavoro ha comportato in primo luogo un'analisi qualitativa del sistema in esame, quindi la misurazione delle sue caratteristiche, poi la formulazione di modelli. Tutto ciò ha condotto alla redazione di carte tematiche attraverso le quali rappresentare i risultati ottenuti con l applicazione dei modelli. La caratterizzazione ambientale è stata effettuata prendendo in considerazione lo strato cartografico di base a disposizione, cioè il CORINE Land Cover. Si é quindi provveduto alla definizione di quelle caratteristiche ambientali (variabili) potenzialmente rilevanti per le varie specie oggetto di studio e che potessero essere misurate e successivamente usate nei modelli. Questa fase e` consistita essenzialmente nell' identificazione di quelle variabili che possono influenzare l'idoneità di un ambiente per una determinata specie. Sono state utilizzate le 44 categorie del terzo livello di tale sistema, a cui è stata aggiunta una categoria del primo livello, comprensiva di tutte le superfici artificiali cartografate, seguendo la procedura individuata per la redazione della Rete Ecologica Nazionale. Per le singole specie trattate sono quindi state impiegati i punteggi di idoneità ambientale in relazione con l uso del suolo già validati dal fondamentale lavoro prima citato. Gli esiti di questa analisi ed i risultati ottenuti sono riportati dettagliatamente nel paragrafo 3.6 della Pianificazione Faunistica Preliminare. OS.3: Valutazione della eventuale vulnerabilità delle specie presenti all interno dei siti Natura 2000, derivante dalle attività faunistico-venatorie Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 29 di 243

30 Il raggiungimento di questo obiettivo specifico è indissolubilmente legato alla realizzazione di studi ed indagini finalizzati ad aggiornare le conoscenze in materia ed i dati in possesso dell Ente Provincia, attraverso la promozione della costituzione dell Osservatorio Faunistico Provinciale. OS.4: Pianificazione degli interventi di miglioramento ambientale Nel paragrafo 3.11 della Pianificazione Faunistica Preliminare è illustrato il Piano di interventi di miglioramento ambientale e dei criteri per la corresponsione degli incentivi, con annesso disciplinare per la corresponsione di incentivi a proprietari o conduttori che si impegnino per il ripristino di habitat. Scopo dei miglioramenti ambientali è quello di indurre un generalizzato incremento della diversità e della densità delle zoocenosi che perduri il più a lungo possibile. Il meccanismo per la realizzazione dei miglioramenti ambientali è costituito dalla presentazione, da parte di proprietari e conduttori dei fondi agricoli, di specifici progetti agli ATC e da questi alla Provincia per la definitiva approvazione e finanziamento. In base alle caratteristiche ambientali e vegetazionali del territorio della provincia di Cosenza si ritiene che i progetti potranno riguardare le seguenti tipologie di intervento: mantenimento e/o ripristino degli elementi fissi del paesaggio: siepi, fasce di arbusti, frangivento, vecchie sistemazioni agricole, laghetti, ecc.; semina di colture a perdere e/o rinuncia alla raccolta di coltivazioni idonee all alimentazione della fauna selvatica su appezzamenti inferiori ad 1 ha; incremento e/o conservazione delle superfici ad incolto poste in ambienti ad agricoltura intensiva; predisposizione di punti di alimentazione e di abbeverata da rifornire nei periodi di maggiore carenza idrica od alimentare; modificazione dei sistemi di coltivazione, attraverso una maggiore frammentazione degli appezzamenti e delle colture, il ripristino o l adozione di rotazioni colturali con cereali autunno vernini e foraggere, il ricorso a lavorazioni minime del terreno ed a tecniche di agricoltura biologica; ripulitura di prati e pascoli da essenze erbacee infestanti e non appetite dalla selvaggina su appezzamenti di superficie non superiore a 3 ha; riduzione dell impiego di fitofarmaci più dannosi alla fauna selvatica, astensione dalle irrorazioni delle tare aziendali, dei fossati, dei ciglioni, delle scoline, dei frangivento, dei boschetti, dei confini tra una coltura ed un altra, per una larghezza da 4 a 6 m; posticipazione dello sfalcio o dell eventuale sovescio della vegetazione spontanea presente nelle tare aziendali e nei terreni ritirati dalla produzione a dopo la metà di luglio. posticipazione dell aratura o dell interramento delle stoppie; Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 30 di 243

31 adozione di misure di salvaguardia della fauna selvatica durante le operazioni di sfalcio e di raccolta dei foraggi, di mietitura dei cereali (adozione di barre di involo, taglio ad iniziare dal centro dell appezzamento); interventi di gestione della vegetazione e del livello delle acque in specchi d acqua naturali od artificiali non utilizzati a fini venatori; prevenzione dell interramento di specchi d acqua e di acquitrini nonché mantenimento e ripristino di prati umidi; predisposizione di fasce permanenti di vegetazione erbacea od arbustiva (20-30 m) come separazione tra aree coltivate intensivamente e bacini idrici naturali od artificiali; interventi di rimozione di condizioni di inquinamento dai rifiuti ordinari o speciali; altri progetti da sottoporre al giudizio della Provincia. OS.5: Pianificazione delle immissioni di fauna selvatica Nel paragrafo 3.12 della Pianificazione Faunistica Preliminare sono ampiamente descritti i piani di immissione di fauna selvatica e dei relativi criteri per la programmazione e l attuazione dei ripopolamenti. Dopo una premessa metodologica sulla differenza che corre tra introduzioni, reintroduzioni e ripopolamenti, sono identificate le strategie operative che gli A.T.C. dovranno adottare nell ambito dei loro piani di immissione: a. individuazione delle aree idonee alla immissione sulla base delle caratteristiche di idoneità e vocazionalità per le diverse specie; b. adozione delle metodologie di rilascio più idonee per le singole specie; c. sospensione di qualsiasi forma di ripopolamento in data successiva al 31 luglio, per consentire un sufficiente ambientamento degli animali prima dell inizio dell attività di allenamento dei cani; d. qualificazione del ruolo delle zone di ripopolamento e cattura (nel caso di loro istituzione), quali elementi portanti per la produzione di selvaggina di alta qualità, da utilizzare soprattutto per progetti di reintroduzione; e. istituzione di aree vincolate all esercizio venatorio a tempo determinato e per superfici non molto estese, tenuto conto di quanto previsto tra i compiti del Comitato di gestione degli A.T.C., che determinano il quantitativo di selvaggina da immettere, il numero di capi prelevabili, prevedendo eventuali limitazioni nel prelievo venatorio. In altri termini creazione di aree di rispetto, in cui sia possibile consentire l insediamento e la riproduzione di nuclei di selvaggina di interesse venatorio in aree strettamente collegate agli A.T.C. La loro istituzione e distribuzione sul territorio sarà legata ad un tempo sufficiente a consentire un efficace insediamento della popolazione, per poter poi usufruire della produzione ottenuta; Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 31 di 243

32 f. consultazione del Comitato Tecnico Scientifico, previsto dall art. 11 del Regolamento del Piano di Gestione dei Siti Natura 2000 della Provincia di Cosenza, per attività di ripopolamento nelle aree contermini ai Sic ovvero dei rispettivi Enti Gestori per le altre aree protette. Nel paragrafo 3.12 della Pianificazione Faunistica Preliminare sono inoltre descritte opportune tecniche di immissione per Galliformi (Fagiano, Starna, Coturnice), per la Lepre e per gli Ungulati. OS.6: Istituzione e operatività dell osservatorio faunistico-venatorio provinciale Come indicato nel paragrafo 3.13 della Pianificazione Faunistica Preliminare, la Provincia di Cosenza intende promuovere l istituzione dell Osservatorio Faunistico Provinciale allo scopo di favorire lo studio della biologia della fauna selvatica presente sul territorio e per verificarne i rapporti con l'ambiente. Alla competenza dell istituendo osservatorio andrà assegnata la realizzazione di molteplici obiettivi, per il raggiungimento dei quali l osservatorio si avvarrà della creazione e gestione: di una stazione ornitologica, di una stazione di inanellamento, di punti di osservazione dell'avifauna selvatica, aventi lo scopo di sviluppare le attività scientifiche e di ricerca, predisporre lo studio della biologia degli uccelli, effettuare ricerche qualitative e quantitative delle popolazioni nidificanti, migratrici e svernanti. Per il funzionamento dell osservatorio è proposto un apposito disciplinare, la cui bozza è anch essa contenuta nel paragrafo 3.13 della Pianificazione Faunistica Preliminare. In aggiunta ai criteri su menzionati, nel paragrafo 3.4 della Pianificazione Faunistica Preliminare si ribadisce che le popolazioni di animali selvatici, rappresentando risorse finite, ma rinnovabili, richiedono una serie di attenzioni al fine di garantirne la conservazione, sia a livello di specifiche popolazioni, sia nel loro complesso. A tal fine occorre prevedere precise norme di tutela e protezione di quegli ambienti che, per peculiarità botaniche o zoologiche considerate rare o endemiche, risultino meritevoli di un regime di particolare protezione. Sempre nel paragrafo 3.4 si ricorda, a tale proposito, come la provincia di Cosenza presenti molti ambiti caratterizzati dalla presenza di fauna stanziale tipica e rivesta anche una fondamentale importanza, grazie alla sua particolare posizione geografica, per ciò che concerne i luoghi di sosta e transito di un considerevole numero di specie migratrici. Sebbene l obiettivo prioritario che deve ispirare una politica di pianificazione delle zone protette sia rappresentato dalla conservazione e tutela di specifiche realtà ambientali e faunistiche, non va tuttavia trascurato l importante ruolo che può essere rivestito da istituti di protezione quando siano Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 32 di 243

33 realizzati anche in funzione della gestione faunistico - venatoria che viene svolta sul restante territorio. La pianificazione faunistica regionale prevede la destinazione di almeno il 24% del territorio agrosilvo-pastorale a zone di protezione della fauna selvatica di cui all'art. 10, commi 3 e 4 della L. 157/92. Preme tuttavia evidenziare come il regime di divieto di caccia non rappresenti, di per sè, elemento sufficiente a caratterizzare e definire un ambito di protezione per la fauna selvatica, essendo la valenza faunistica di un territorio il risultato di una serie di attributi che lo caratterizzano. Tra questi notevole importanza rivestono, in un contesto ambientale favorevole, la realizzazione di adeguati interventi gestionali. A sostegno di questa affermazione occorre ricordare che la legge n.157/1992 all'art. 10 comma 4, sancisce che il divieto di abbattimento e cattura a fini venatori deve essere accompagnato da provvedimenti atti ad agevolare la sosta della fauna, la riproduzione e la cura della prole. Il PFVP, vista la percentuale di territorio già facente parte della quota destinata a protezione totale della fauna, risultante pari a ettari ,61 e dunque ad una percentuale del 32,43% della SASP, può unicamente porsi l obiettivo di mantenere in essere tale assetto territoriale, valorizzando al massimo gli interventi gestionali da attuarsi sul territorio degli Ambiti Territoriali di Caccia, costituiti e già operanti in ambito provinciale. Nel paragrafo 3.4 si sottolinea anche come alla percentuale di aree destinate a protezione della fauna vengano a sommarsi ulteriori ,03 ettari ricompresi in zone interdette all attività venatoria, quali superfici a rimboschimento, superfici percorse dal fuoco e la porzione della fascia di rispetto del Valico di Monte Scuro non ricompresa nel Parco della Sila. Ciò porta ad un totale di ,50 ettari, corrispondenti ad un 34,29% della SASP, la superficie posta in divieto di caccia. Il superamento del limite massimo del 30% previsto dalla Legge quadro nazionale n.157, incide negativamente sulla possibilità di individuare nuove superfici a protezione totale quali per esempio oasi e zone di ripopolamento e cattura, oppure l istituzione di zone di protezione lungo le rotte di migrazione. Ad ogni modo, nel caso in cui nel periodo di vigenza del PFVP si rendessero disponibili percentuali di territorio per l istituzione di nuove superfici a protezione, nel paragrafo 3.7 della Pianificazione Faunistica Preliminare sono illustrate le linee guida per la costituzione e gestione delle oasi di protezione, delle zone di ripopolamento e cattura, nonché linee guida per la costituzione e gestione di istituti di gestione privata della caccia, quali i centri di riproduzione della fauna selvatica, le aziende faunistico venatorie e le aziende agrituristico venatorie, oltre alla regolamentazione dell addestramento e allenamento dei cani da caccia. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 33 di 243

34 Infine, per come indicato nel paragrafo 3.1 della Pianificazione Faunistica Preliminare - parte terza del PFVP, gli obiettivi specifici del PFVP potranno essere raggiunti attraverso il dispiego di opportune azioni volte ad: attuare una politica di riequilibrio del territorio volta alla salvaguardia degli habitat ed al ripristino delle condizioni ottimali per la fauna; mantenere il giusto equilibrio fra le diverse specie animali che vivono in un determinato territorio, in quanto queste sono legate da rapporti di competizione inter ed intraspecifica; mettere in atto tecniche di gestione affinché le singole specie animali selvatiche siano presenti sul territorio a livelli di densità compatibili con la loro conservazione nel tempo e in equilibrio con le altre componenti ambientali; salvaguardare, e se possibile ricostituire, il patrimonio genetico di talune specie, compromesso nella loro integrità a seguito di immissioni di soggetti provenienti da altri paesi o anche allevati secondo i criteri che sono propri di una zootecnia intensiva o comunque produttiva; incrementare gli interventi di miglioramento ambientale oltre quelli già messi in campo dalla Provincia di Cosenza, tra cui la realizzazione del progetto Recupero degli antichi sentieri dei cacciatori, in corso di attuazione, le cui idee progettuali sottendono le finalità di: - consolidare il rapporto fra cacciatore e territorio; - migliorare il rapporto fra cacciatori e agricoltori e fra cacciatore ed ambiente; - creare socializzazione tra persone che condividono lo stesso interesse. Ciò attraverso la riscoperta dei sentieri storicamente utilizzati dai cacciatori durante l attività venatoria; il ripristino ambientale ed il mantenimento di questi antichi sentieri per farne percorsi tipici, segnalati e descritti nella loro specificità ambientale, paesaggistica e naturalistica con opportuna cartellonistica; il recupero di vecchi immobili da destinare a rifugio diurno dei cacciatori per farne momento socializzante a tutti gli effetti. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 34 di 243

35 3 QUADRO NORMATIVO E PROGRAMMATICO PER LA DEFINIZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE 3.1 Riferimenti normativi e strategici internazionali, nazionali e regionali Per la costruzione del quadro delle politiche ambientali internazionali, nazionali e regionali sono stati individuati i riferimenti normativi, le strategie, i programmi ambientali ritenuti significativi; tali documenti si riferiscono all ambito internazionale, nazionale e regionale. L obiettivo è quello di disporre di un quadro il più esaustivo possibile che consenta di utilizzare documenti e normative di riferimento per le tematiche ambientali rilevanti ai fini dell integrazione e della definizione di strategie ed obiettivi ambientali per i piani e programmi da sottoporre a VAS. Il quadro delle strategie e normative è pertanto riferito a tutte le componenti ambientali, così come riportate nell'allegato F del R.R. 3/2008. Ciò ha permesso di procedere in base alla tipologia ed alla dimensione territoriale del piano alle opportune estrapolazioni, con l obiettivo di pervenire alla definizione di un quadro ricognitivo per la specificazione della dimensione ambientale utile a costituire il contesto su cui individuare gli obiettivi e gli indicatori necessari alla verifica ed alla misurazione degli impatti del piano stesso. I riferimenti generali per lo sviluppo sostenibile e la normativa in materia ambientale vengono di seguito elencati: Conclusioni della Presidenza Consiglio Europeo di Göteborg 15 e 16 giugno 2001; Sesto Programma d azione ambientale comunitario - Decisione n. 1600/2002/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, 22 luglio 2002; Decisione 2002/358/CE del Consiglio, del 25 aprile 2002, relativa all'approvazione, in nome della Comunità Europea, del Protocollo di Kyoto alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e l'esecuzione congiunta degli impegni che ne derivano; Strategia di Lisbona e Goteborg (2005); Riesame della strategia dell'ue in materia di sviluppo sostenibile (SSS dell'ue) Nuova strategia adottata dal Consiglio Europeo il 15/16 giugno 2006; Strategia d azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia - Gazzetta Ufficiale n. 255 del 30 ottobre 2002, supplemento ordinario n. 205; Strategia tematica per l'uso sostenibile delle risorse naturali, COM(2005) 670; Decreto legislativo 3 Aprile 2006 n.152 e ss.mm.ii Norme in materia ambientale. I documenti e le normative settoriali per ciascuna tematica di riferimento sono riportati nelle tabelle che seguono, rispettivamente per il livello internazionale, nazionale e regionale; non si manca di evidenziare che la parte prima Disposizioni generali del PFVP riporta il quadro completo e dettagliato dei provvedimenti legislativi e normativi a cui il lavoro di pianificazione ha fatto riferimento. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 35 di 243

36 ACQUA TEMATICA / COMPONENTE AMBIENTALE BENI CULTURALI, ARCHEOLOGICI, ARCHITETTONICI, PAESAGGIO CAMBIAMENTI CLIMATICI ENERGIA FLORA, FAUNA E BIODIVERSITA DOCUMENTI E NORMATIVE DI RIFERIMENTO DI LIVELLO INTERNAZIONALE Direttiva 2000/60/CE del parlamento europeo e del consiglio del 23 ottobre 2000 che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque Direttiva 91/676/CE del Consiglio, del 12 dicembre 1991, relativa alla protezione delle acque contro l'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole Direttiva 91/271/CE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane Direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento" Convenzione europea del paesaggio, Firenze 20 Ottobre 2000 Schema di Sviluppo dello Spazio Europeo - Potsdam, maggio 1999 Decisione 2002/358/CE del Consiglio, del 25 aprile 2002, relativa all' approvazione, in nome della Comunità europea, del Protocollo di Kyoto alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e l'esecuzione congiunta degli impegni che ne derivano. Comunicazione della commissione al consiglio e al parlamento europeo - Strategia tematica sull inquinamento atmosferico COM(2005) 446 Direttiva 2001/81/CE: Parlamento europeo e Consiglio del 23 ottobre 2001 relativa ai limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici Direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 settembre 2001 sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità Direttiva 2002/91/ce del parlamento europeo e del consiglio del 16 dicembre 2002 sul rendimento energetico nell'edilizia Direttiva 2003/30/ce del parlamento europeo e del consiglio dell'8 maggio 2003 sulla promozione dell'uso dei biocarburanti o di altri carburanti rinnovabili nei trasporti Direttiva 2006/32/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 5 aprile 2006 concernente l efficienza degli usi finali dell energia e i servizi energetici e recante abrogazione della direttiva 93/76/CE del Consiglio. Convenzione internazionale relativa alle zone umide di importanza internazionale, soprattutto come habitat degli uccelli acquatici Ramsar (1971) Convenzione di Berna relativa alla conservazione della vita selvatica e dell'ambiente naturale in Europa (1979) Convenzione sulla biodiversità (CBD), Nazioni Unite - Rio de Janeiro 1992 Comunicazione commissione strategia comunitaria per la diversità biologica (1998) Direttiva 79/409/CEE concernente la conservazione dell'avifauna selvatica. Direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche. Comunicazione della commissione: arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010 e oltre (2006) Piano d azione comunitario per la biodiversità (2001) Regolamento n. 1698/2005/CE Programma di azione forestale comunitaria (1989) Strategia forestale dell unione europea (risoluzione 1999/c/56/01) Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 36 di 243

37 TEMATICA / COMPONENTE AMBIENTALE INQUINAMENTO ATMOSFERICO DOCUMENTI E NORMATIVE DI RIFERIMENTO DI LIVELLO INTERNAZIONALE Convenzione delle nazioni unite sulla lotta contro la desertificazione UNCDD Libro Bianco - La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte -COM/2001/0370 Direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento" Comunicazione della commissione al consiglio e al parlamento europeo - Strategia tematica sull inquinamento atmosferico COM(2005) 446 Direttiva 2001/81/CE: Parlamento europeo e Consiglio del 23 ottobre 2001 relativa ai limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici Strategia europea per l ambiente e la salute,com (2003) 338 def. Brussels, Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo relativa all istituzione di un secondo Programma d azione comunitaria in materia di salute ( ), COM(2007) 150 def. - Brussels, Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo relativa ad una Strategia tematica sull ambiente urbano - Bruxelles, 11 gennaio 2006 Direttiva 96/82/CE del Consiglio, del 9 dicembre 1996, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose POPOLAZIONE E SALUTE Direttiva 2003/105/CE del Parlamento e del Consiglio, del 16 dicembre 2003, che modifica la direttiva 96/82/CE, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose Libro Bianco - La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte -COM/2001/0370 Carta del Turismo Sostenibile, Conferenza internazionale Lanzarote (1995); Codice Globale di Etica per il Turismo, World Tourism Organisation (1999) Mediterranean Action Plan on Tourism, UNEP (1999) Carta di Rimini, Conferenza Internazionale per il Turismo Sostenibile (2001) Raccomandazione dell OCSE per una gestione ambientalmente compatibile dei rifiuti (approvata con dec. Cons. CE 90/170/CEE) Strategia tematica per la prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti COM (2005) 666 Strategia tematica concernente l'utilizzo sostenibile dei pesticidi" COM(2006) 372 def. Verso una strategia tematica per la protezione del suolo (COM(2002) 179 def. Direttiva 2004/35/CE sulla responsabilità ambientale in materia di RIFIUTI prevenzione e riparazione del danno ambientale del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004 Direttiva 12/2006/CE quadro legislativo della politica comunitaria in materia di gestione dei rifiuti (sostituisce la Dir. 75/442/CE) Direttiva 689/1991/CE sui rifiuti pericolosi Direttiva 12/2004/CE sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio (di modifica della Direttiva 94/62/CE) Direttiva 31/1999/CE sulle discariche Direttiva 76/2000/CE Incenerimento dei rifiuti RUMORE Piano Generale dei Trasporti e della logistica - Gennaio 2001 Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 37 di 243

38 TEMATICA / COMPONENTE AMBIENTALE SUOLO, SOTTOSUOLO, RISCHIO DOCUMENTI E NORMATIVE DI RIFERIMENTO DI LIVELLO INTERNAZIONALE Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2000 che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque Regolamento (CEE) n. 2158/92 del Consiglio del 23 luglio 1992 relativo alla protezione delle foreste nella Comunità contro gli incendi. Strategia Europea sulla Gestione Integrata delle Zone Costiere - ICZM (2000). Tabella 3.1 Documenti e normative per ciascuna tematica di riferimento a livello internazionale ACQUA TEMATICA / COMPONENTE AMBIENTALE BENI CULTURALI, ARCHEOLOGICI, ARCHITETTONICI, PAESAGGIO CAMBIAMENTI CLIMATICI ENERGIA FLORA, FAUNA E BIODIVERSITA DOCUMENTI E NORMATIVE DI RIFERIMENTO DI LIVELLO NAZIONALE D.Lgs 11 Maggio 1999 n. 152, Disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole L. 5 gennaio 1994 n. 36 Disposizioni in materia di risorse idriche Decreto Legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 "Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento" Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio - Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 Legge 120 del 1 giugno 2002 Ratifica del Protocollo di Kyoto Piano di Azione Nazionale per la riduzione delle emissioni dei gas serra Decreto Legislativo 21 maggio 2004, n. 171 "Attuazione della direttiva 2001/81/CE relativa ai limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici" Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 "Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità" Decreto Legislativo 19 agosto 2005, n. 192, "Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell'edilizia" Decreto Legislativo 29 dicembre 2006, n. 311, Disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, recante attuazione della direttiva 2002/91/CE, relativa al rendimento energetico nell'edilizia" Decreto 20 luglio 2004 Nuova individuazione degli obiettivi quantitativi nazionali di risparmio energetico e sviluppo delle fonti rinnovabili, di cui all'art. 16, comma 4, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n Decreto 20 luglio 2004 Nuova individuazione degli obiettivi quantitativi per l'incremento dell'efficienza energetica negli usi finali di energia, ai sensi dell'art. 9, comma 1, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79. Decreto 16 giugno Linee Guida di programmazione forestale (Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio) L. 394/1991 Legge quadro sulle aree protette L. 157/1992 Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio DPR 357/97 e ss.mm.ii Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche Strategia Nazionale per la biodiversità in Italia Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 38 di 243

39 TEMATICA / COMPONENTE AMBIENTALE INQUINAMENTO ATMOSFERICO POPOLAZIONE E SALUTE RIFIUTI RUMORE SUOLO, SOTTOSUOLO, RISCHIO DOCUMENTI E NORMATIVE DI RIFERIMENTO DI LIVELLO NAZIONALE Piano Generale dei Trasporti e della logistica - Gennaio 2001 Decreto Legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 "Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento" Legge 120 del 1 giugno 2002 Ratifica del Protocollo di Kyoto Piano di Azione Nazionale per la riduzione delle emissioni dei gas serra Decreto Legislativo 21 maggio 2004, n. 171 "Attuazione della direttiva 2001/81/CE relativa ai limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici" Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 "Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità" Piano Generale dei Trasporti e della logistica - Gennaio 2001 Decreto Legislativo 17 agosto 1999, n Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose Decreto Legislativo 21 settembre 2005, n Attuazione della direttiva 2003/105/CE, che modifica la direttiva 96/82/CE, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose Decreto Legislativo 13 gennaio 2003, n. 36 Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti D. M. Ambiente 18 settembre 2001, n. 468 Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati D.M. 25 ottobre 1999, n Regolamento recante criteri, procedure e modalita' per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni e integrazioni Piano Generale dei Trasporti e della logistica - Gennaio 2001 Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 1 marzo 1991, recante "Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell'ambiente esterno", Legge 26 ottobre 1995, n. 447, "Legge quadro sull'inquinamento acustico" L. 18 maggio 1989, n. 183 Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo. Legge 21 novembre 2000, n Legge quadro in materia di incendi boschivi Tabella 3.2 Documenti e normative per ciascuna tematica di riferimento a livello nazionale TEMATICA/COMPONENTE AMBIENTALE ACQUA BENI CULTURALI, ARCHEOLOGICI, ARCHITETTONICI, PAESAGGIO CAMBIAMENTI CLIMATICI DOCUMENTI E NORMATIVE DI RIFERIMENTO DI LIVELLO REGIONALE LR 3 ottobre 1997, n. 10 Norme in materia di valorizzazione e razionale utilizzazione delle risorse idriche e di tutela delle acque dall inquinamento. Delimitazione degli ambiti territoriali ottimali (ATO) per la gestione del Servizio Idrico Integrato Presa d atto sottoscrizione dell Accordo per l attuazione dei principi della Convenzione Europea del Paesaggio in Calabria Carta Calabrese del Paesaggio - BUR Calabria, Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 39 di 243

40 TEMATICA/COMPONENTE AMBIENTALE ENERGIA FLORA, FAUNA E BIODIVERSITA INQUINAMENTO ATMOSFERICO POPOLAZIONE E SALUTE RIFIUTI RUMORE DOCUMENTI E NORMATIVE DI RIFERIMENTO DI LIVELLO REGIONALE Piano Energetico Ambientale della Regione Calabria, approvato con Deliberazione del Consiglio Regionale n. 315 del 14 febbraio 2005 Legge Regionale n. 10/2003 sulle aree protette PIS Rete Ecologica Regionale (POR Calabria ) Legge Regionale n. 9/ Norme per la tutela e la gestione della fauna selvatica e l organizzazione del territorio ai fini della disciplina programmata dell esercizio venatorio L.R. 20/92 Forestazione e difesa del suolo Programma autosostenibile di sviluppo nel settore regionale forestale Legge regionale 30 ottobre 2003, n. 16 Incentivazione del trasporto ciclistico in Calabria - Supplemento straordinario n. 1 al B.U. della Regione Calabria - Parti I e II - n. 20 del 31 ottobre 2003 Piano regionale per la sicurezza alimentare, D.G.R , n. 319 BUR Calabria del Relazione sanitaria regionale BUR Calabria del Legge regionale 16 aprile 2002, n. 19 Norme per la tutela, governo ed uso del territorio - Supplemento straordinario n. 3 al B.U. della Regione Calabria - Parti I e II - n. 7 del 16 aprile 2002 Legge regionale n. 14 del 24 novembre 2006 Modifiche e integrazioni alla Legge regionale 16 aprile 2002, n Supplemento straordinario n. 1 al B.U. della Regione Calabria - Parti I e II n. 22 dell 1 dicembre 2006 Legge regionale 30 ottobre 2003, n. 16 Incentivazione del trasporto ciclistico in Calabria - Supplemento straordinario n. 1 al B.U. della Regione Calabria - Parti I e II - n. 20 del 31 ottobre 2003 Piano Regionale Gestione rifiuti (2002) Piano regionale discariche (2002) Piano Regionale Gestione Rifiuti ( integrazione 2007) SUOLO, SOTTOSUOLO, RISCHIO Piano Stralcio di Bacino per l Assetto Idrogeologico, Consiglio Regionale, Delibera n. 115 del 28 dicembre Legge Regionale 10 gennaio 2007, n. 5 - Promozione del sistema integrato di sicurezza. Legge Regionale 19 ottobre 1992, N Forestazione, difesa del suolo e foreste regionali in Calabria. Programma d'area per le zone vulnerabili da nitrati di origine agricola (D.G.R. 393 del 6 Giugno 2006) Norme tecniche per l'utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione dei frantoi oleari (D.G.R. n.17 del 16 Gennaio 2006). Tabella 3.3 Documenti e normative per ciascuna tematica di riferimento a livello regionale Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 40 di 243

41 3.2 Individuazione dei piani e dei programmi pertinenti Per quadro pianificatorio e programmatico si intende l'insieme dei piani e programmi che governano i settori e il territorio oggetto del PFVP della Provincia di Cosenza. L'esame della natura del PFVP e della sua collocazione in tale quadro è finalizzata a stabilire la rilevanza dello stesso e la sua relazione con gli altri piani e programmi. La costruzione del quadro pianificatorio e programmatico è propedeutica alla verifica di coerenza esterna tra gli obiettivi del PFVP e gli obiettivi degli altri programmi territoriali e settoriali. Al fine di garantire la massima coerenza con la programmazione regionale, il PFVP deve tenere conto delle indicazioni contenute negli strumenti di programmazione sovraordinati (analisi di coerenza verticale) e di quanto previsto dagli altri piani e programmi settoriali (analisi di coerenza orizzontale). In tale ottica, per la verifica di coerenza sono stati presi i considerazione solo i principali Piani e Programmi a livello regionale, provinciale e comunale già approvati. Per la costruzione del quadro sono stati individuati i principali piani e programmi a livello regionale, provinciale e comunale, che sono elencati nella tabella 3.4, in cui è schematizzata l associazione di ciascun piano/programma con le 10 tematiche e/o componenti ambientali: 1. Acqua 2. Beni culturali, architettonici, archeologici e paesaggio 3. Cambiamenti climatici 4. Energia 5. Flora, Fauna e biodiversità 6. Inquinamento atmosferico 7. Popolazione e salute 8. Rifiuti 9. Rumore 10. Suolo e sottosuolo e Rischio TEMATICA E/O COMPONENTE AMBIENTALE PIANO/PROGRAMMA A LIVELLO REGIONALE PIANO/PROGRAMMA A LIVELLO PROVINCIALE Acqua Piano di tutela per le acque PTCP Beni culturali, architettonici, archeologici e paesaggio Cambiamenti climatici Energia Fauna flora e biodiversità Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) PIS Rete Ecologica Regionale (POR Calabria ) Piano per la valorizzazione dei beni paesaggistici e storici della Provincia di Cosenza PTCP PTCP PTCP Piano di gestione Provinciale dei SIC PTCP Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 41 di 243

42 Fauna, flora e biodiversità Inquinamento atmosferico Popolazione e salute Piano Forestale Regionale Piano Attuativo di Forestazione anno 2010 della Provincia di Cosenza PTCP PTCP Rifiuti Piano Regionale Gestione Rifiuti PTCP Rumore Suolo sottosuolo e Rischio Piano Stralcio di Bacino per l assetto Idrogeologico (PAI) Programma regionale d azione per le zone vulnerabili da nitrati di origine agricola Piano Forestale Regionale PTCP Programma provinciale previsione e prevenzione rischio PTCP Piano Attuativo di Forestazione anno 2010 della Provincia di Cosenza Tabella 3.4 Pianificazione/Programmazione a livello regionale/provinciale In particolare, con riferimento alla componente/tematica ambientale Flora, fauna e biodiversità, per quanto riguarda i Piani di Gestione delle aree protette presenti nel territorio provinciale, dettagliatamente descritte nel capitolo 2 Aree tutelate della Sezione Assetto Territoriale del Quadro Conoscitivo - parte terza del PFVP, si evidenzia che: esiste un Piano di Gestione dei SIC della provincia di Cosenza, riferito ai 35 siti (degli 81 totali presenti sul territorio provinciale) totalmente esterni ai parchi nazionali, elencato nella precedente tabella 3.4 e preso in considerazione nell analisi di coerenza esterna del PFVP (nel paragrafo 6.1); per il SIC Pianori di Macchialonga, interamente compreso nel Parco della Sila, esiste un Piano di Gestione, di cui risulta la presa d atto da parte dell Ente Gestore del Parco della Sila; tale PdG non è stato preso in considerazione, dal momento che il sito, essendo ben lontano dalla zona di confine del Parco, non potrà subire interferenze con le possibili attività del PFVP effettuate esternamente al Parco, anche in prossimità dei suoi confini. per gli altri SIC ricompresi nei 2 parchi nazionali, la competenza è degli Enti Gestori dei Parchi e, in attesa che questi ultimi si dotino dei rispettivi Piani per il Parco, valgono le misure di tutela e salvaguardia indicate nei Decreti istitutivi dei Parchi medesimi; per i 4 SIN e i 3 SIN individuati nell ambito del progetto BioItaly si è ipotizzato, nell ambito del presente RA e dell allegato Studio di Incidenza, che per essi siano applicabili gli stessi obiettivi di sostenibilità ambientale di cui al PdG dei 35 SIC; per le ZPS risultano in fase di redazione i relativi Piani di Gestione, da parte delle Province; per le due riserve naturali regionali di Tarsia e Foce Crati esiste un Piano di Assetto Naturalistico in corso di approvazione (con nota n del l Ente Gestore ah avviato la procedura di assoggettabilità VAS ai sensi dell art. 22 del R.R. n. 3/2008 e ss.mm.ii.); Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 42 di 243

43 per le riserve naturali statali, il cui Ente Gestore è l Ufficio Territoriale Biodiversità di Cosenza del Corpo Forestale dello Stato, in assenza dei Piani di Gestione valgono le misure di tutela indicate nei rispettivi Decreti istitutivi. Nelle tabelle che seguono sono descritti, per ciascun Piano e/o Programma, gli obiettivi, i vincoli e, qualora ve ne siano, le prescrizioni. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 43 di 243

44 PIANIFICAZIONE/PROGRAMMAZIONE A LIVELLO REGIONALE PIANO O PROGRAMMA BREVE DESCRIZIONE OBIETTIVI QUALITATIVI E/O QUANTITATIVI VINCOLI/PRESCRIZIONI Il PIS Rete Ecologica è un progetto complesso finalizzato alla creazione della Rete Ecologica Regionale. Progetto Integrato Strategico Rete Ecologica Regionale Con il PIS Rete Ecologica si è inteso valorizzare e sviluppare gli ambiti territoriali regionali caratterizzati dalla presenza di rilevanti valori naturali e culturali, garantendo al contempo l integrazione tra i processi di tutela ambientale e di sviluppo sociale ed economico. Corrispondenti a quelli del Piano di Gestione dei SIC. Completare il quadro dei Siti Natura 2000 Piano regionale gestione dei rifiuti Il Piano Regionale di gestione dei rifiuti, elaborato dall ufficio del Commissario Delegato per l Emergenza Ambientale in Calabria, prevede l organizzazione del sistema integrato di gestione dei rifiuti urbani, individua i fabbisogni e l offerta di smaltimento complessiva per i rifiuti speciali, effettua una prima indagine sui siti inquinati o potenzialmente inquinati da rifiuti urbani, inerti, ingombranti e speciali. Garantire la gestione dei rifiuti urbani secondo criteri di efficienza ed economicità all interno degli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) coincidenti con le cinque province; Riduzione quali-quantitava dei rifiuti; Conseguimento obiettivi di raccolta differenziata (35% a partire dal 2003) (D. Lgs. n.22/97); Abbandono della discarica come sistema di smaltimento e minimizzazione degli impatti degli impianti; Contenimento dei costi e attivazione di opportunità di lavoro connesse con il sistema di gestione Stabilisce i criteri per l individuazione di aree idonee e non idonee alla localizzazione di impianti; Stabilisce la dotazione impiantistica primaria del sistema integrato di gestione dei rifiuti urbani (non ancora completata per mancanza del consenso da parte delle popolazioni) Piano Stralcio di Bacino per l assetto Idrogeologico (PAI) Il Piano Stralcio di bacino per l assetto idrogeologico (PAI) persegue le finalità del DL 180/ 98 (Decreto Sarno) emanato per accelerare quanto già previsto dalla legge organica sulla difesa del suolo n. 183/ 89. Il Piano è finalizzato alla valutazione del rischio di frana ed alluvione ai quali la Regione Calabria, per la sua specificità territoriale (730 Km di costa), ha aggiunto quello conseguente l erosione costiera. Perimetrazione delle aree a diverso grado di pericolosità e di rischio, da alluvione e da frana; Definizione delle misure di salvaguardia e i vincoli all uso del suolo, atti a non incrementare il rischio nelle zone in cui esiste già un pericolo; Individuazione degli interventi di difesa (strutturali, non strutturali, di manutenzione, ecc.) con relative stime Il PAI ai sensi della legge 365/2000 art. 1 comma 5 bis, ha valore sovraordinatorio sulla strumentazione urbanistica locale. Pertanto è necessario recepire nei Piani sotto-ordinati tutte le misure di salvaguardia e i vincoli all uso del suolo, atti a non incrementare il rischio nelle zone in cui esiste già un pericolo Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 44 di 243

45 dei costi, atti a ridurre il rischio idrogeologico nelle aree riconosciute a rischio e a non incrementarlo nelle aree critiche. Piano Energetico Ambientale Regionale La Regione, in armonia con gli indirizzi della politica energetica nazionale e dell Unione Europea, disciplina con il proprio piano gli atti di programmazione e gli interventi operativi della Regione e degli enti locali in materia di energia, in conformità a quanto previsto dall articolo 117, comma terzo, della Costituzione, al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile del sistema energetico regionale garantendo che vi sia una corrispondenza tra energia prodotta, il suo uso razionale e la capacità di carico del territorio e dell ambiente Stabilità, sicurezza ed efficienza della rete elettrica. Sviluppo di un sistema energetico che dia priorità alle fonti rinnovabili ed al risparmio energetico come mezzi per una maggior tutela ambientale, al fine di ridurre le emissioni inquinanti in atmosfera senza alterare significativamente il patrimonio naturale della Regione. Diversificazione delle fonti energetiche. Tutela dell ambiente attraverso la promozione di interventi di efficienza e risparmio energetici. Le infrastrutture energetiche dovranno esser realizzate in armonia con il territorio, il paesaggio e gli altri insediamenti Per le infrastrutture che determinano esuberi va verificata la capacità di trasporto delle reti ai fini dell export Piano di Tutela delle Acque (PTA) Programma regionale d azione per le zone vulnerabili da nitrati di origine agricola, 2006 Il Piano di Tutela delle Acque (PTA), recentemente adottato con Deliberazione di Giunta regionale n. 394 del , permette di avere un quadro conoscitivo finalizzato al raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici e, più in generale, alla protezione dell'intero sistema idrico superficiale e sotterraneo. E uno strumento dinamico che comporta costante aggiornamento ed implementazione dei dati nonché continuo aggiornamento alla normativa di settore. Il Programma, a seguito della delimitazione attraverso l ARSSA delle aree vulnerabili da nitrati di origine agricola, contiene norme tecniche vincolanti per le aziende agricole finalizzate al contenimento del rischio di Risanamento dei corpi idrici significativi e d interesse che mostrano uno stato di qualità ambientale compromesso Mantenere lo stato di qualità buono per tutti quei corpi idrici significativi e d interesse che non risentono di pressioni antropiche alteranti il loro stato Raggiungere il miglioramento dello stato di qualità delle acque a specifiche destinazione d uso ed attuare un sistema di protezione delle stesse per garantirne un uso quali-quantitativo da parte di tutti Conservare la capacità naturale di autodepurazione dei corpi idrici superficiali, nonché mantenere la capacità di sostenere comunità animali ampie e ben diversificate. Individuare e cartografare le zone vulnerabili ai fini della tutela delle risorse idriche sotterranee. Limitare l applicazione al suolo dei Il PTA (adottato con DGR n. 394 del ) deve essere approvato definitivamente, previa acquisizione dei pareri prescritti dalla legge ed espletamento della procedura VAS, e alla redazione dei Piano di Gestione delle Acque a livello del distretto idrografico dell'appennino Meridionale. Il Programma prevede divieti di utilizzo di letami, concimi azotati e liquami in particolari zone e obbliga le aziende zootecniche all adozione del Piano di Utilizzazione Agronomica (PUA) Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 45 di 243

46 Piano Forestale Regionale inquinamento Il Piano Forestale della Regione Calabria (approvato con DGR n. 701 del ) recepisce gli indirizzi e i contenuti degli accordi internazionali (Strategia forestale dell Unione Europea, Protocollo di Kyoto, Strategia di Helsinki e Strategia di Lisbona) e i Decreti Legislativi n. 227/01 e n. 386/03 le cui finalità principali sono quelle di coniugare le esigenze ambientali con quelle economiche e sociali. fertilizzanti azotati sulla base dell equilibrio tra il fabbisogno prevedibile di azoto delle colture e l apporto alle colture di azoto provenienti dal suolo e dalla fertilizzazione. A) Criteri generali di intervento: sviluppo delle risorse forestali e contributo al ciclo globale del carbonio mantenimento della salute e vitalità dell ecosistema forestale promozione delle funzioni produttive delle foreste conservazione e sviluppo della biodiversità negli ecosistemi forestali mantenimento e adeguato sviluppo delle funzioni protettive (suolo e acqua) mantenimento di altre condizioni socioeconomiche B) Obiettivi e azioni di miglioramento dell efficienza e dell efficacia della pianificazione e della gestione del sistema forestale regionale: adeguamento della normativa regionale adeguamento del quadro conoscitivo pianificazione territoriale comprensorialee aziendale C) Miglioramento dell assetto idrogeologico e conservazione del suolo: gestione forestale e conservazione del suolo interventi di bonifica montana a carattere estensivo ed intensivo prevenzione e contenimento del rischio di desertificazione miglioramento della capacità di fissazione del carbonio prevenzione e lotta agli incendi boschivi monitoraggio aspetti fitopatologici conservazione e miglioramento della biodiversità gestione e miglioramento delle foreste pubbliche e private Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 46 di 243

47 miglioramento e naturalizzazione dei rimboschimenti gestione dei boschi nelle aree protette gestione orientata dei boschi periurbani di interesse turistico-ricreativo D) Ampliamento delle superfici forestali: realizzazione di impianti per arboricoltura da legno e per produzione di biomasse realizzazione di filari e boschetti con funzione ecologica, faunistica e paesaggistica realizzazione di foreste periurbane gestione, indirizzo e controllo della produzione di materiale di propagazione forestale E) Sviluppo delle produzioni e delle attività economiche: sviluppo e miglioramento della filiera del legno sviluppo della filiera biomasse combustibili sviluppo delle produzioni forestali non legnose sviluppo delle attività di turismo ambientale e naturalistico F) Sviluppo del potenziale umano e sicurezza sui luoghi di lavoro: miglioramento delle capacità imprenditoriali e professionali sicurezza sui luoghi di lavoro sicurezza e capacità operativa del personale addetto alle operazioni di spegnimento degli incendi boschivi Tabella 3.5 Obiettivi della Pianificazione/Programmazione a livello regionale Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 47 di 243

48 PIANIFICAZIONE/PROGRAMMAZIONE A LIVELLO PROVINCIALE PIANO O PROGRAMMA BREVE DESCRIZIONE OBIETTIVI QUALITATIVI E/O QUANTITATIVI VINCOLI/PRESCRIZIONI Rendere lo sviluppo del territorio compatibile con le risorse naturali Tutelare e salvaguardare l'integrità fisica del territorio Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale Il PTCP rappresenta lo strumento fondamentale di governo del territorio provinciale. Il Piano si occupa di tutti i settori strategici della pianificazione territoriale. Nell'ambito idrico, il Piano ha chiaramente distinto la parte del servizio idrico integrato (acquedotti, fognature e depurazione) dagli usi industriali e irrigui. Per tutti gli usi e le macroaree in cui il territorio provinciale è stato suddiviso, per i settori dei rifiuti, ambientale, energetico, infrastrutturale, urbanistica il Piano compie scelte precise e detta indirizzi strategici cogenti per la redazione dei rispettivi piani di settore. Incrementare la qualità del sistema insediativo Ridurre l'uso del suolo a fini insediativi Integrare la pianificazione della mobilità con la pianificazione territoriale ed urbanistica Garantire il soddisfacimento dei bisogni legati alla carenza di acqua Colmare lo scarto che si verifica tra superficie dominata, superficie irrigabile e irrigata Incrementare efficienza e razionalità negli usi finali dell'energia e accrescere il ricorso alle fonti rinnovabili Potenziamento del quadro conoscitivo sui rifiuti e razionalizzazione del sistema di gestione Sono contenuti nel documento Indirizzi per l attuazione del PTCP e per la redazione dei PFVP e dei PSA, che costituisce parte integrante del PTCP Piano di Gestione Provinciale dei SIC Con il Piano si cerca di garantire il mantenimento e/o il ripristino degli equilibri ecologici che caratterizzano gli habitat, mirando a preservare le qualità ambientali e naturalistiche che i SIC hanno attualmente, favorendo l obiettivo principale di sostenere una fruizione degli stessi compatibile con le loro esigenze conservazionistiche. Migliorare lo stato delle conoscenze sulle specie e habitat di interesse comunitario; Eliminare e/o ridurre i fattori di pressione e disturbo sugli ecosistemi, sugli habitat e sulle specie di interesse comunitario; Minimizzare e limitare la diffusione di specie alloctone; Minimizzare/limitare il disturbo sulle comunità costiere e dunali; Contribuire ad aumentare la sensibilizzazione nella popolazione locale riguardo le esigenze di tutela degli habitat e specie di interesse comunitario presenti nei SIC ; Vieta l attività venatoria nei SIC Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 48 di 243

49 Promuovere una gestione forestale che favorisca l evoluzione naturale della vegetazione; Salvaguardare le interconnessioni biologiche tra i SIC limitrofi valorizzando gli elementi di connettività ambientale. Programma provinciale previsione prevenzione del rischio La concezione di una nuova cultura di previsione e prevenzione dei rischi è stata sviluppata nel contesto di un progetto organico di Autotutela e Autoprotezione che ha riguardato tre ambiti fondamentali: la organizzazione tecnica e amministrativa interna alla Provincia, la conoscenza scientificamente basata dei rischi naturali, la loro previsione, prevenzione e possibile riduzione ed il sostegno alla formazione, crescita e autorganizzazione di un sistema di volontariato moderno, attrezzato e consapevole del proprio importante ruolo istituzionale e sociale. Le attività del Piano sono state articolate in tre fasi, caratterizzate da obiettivi diversi. La prima è stata finalizzata alla previsione, attraverso l identificazione dei rischi presenti nel territorio provinciale, analizzando a scala comunale le principali tipologie (inondazione, frana, sisma, incendio, mareggiata ed erosione costiera). L indagine è stata sviluppata sia attraverso la raccolta e la riorganizzazione delle informazioni disponibili, sia attraverso approfondimenti sistematici ed indagini mirate. Le attività sviluppate nella prima fase sono state riportate in un volume di sintesi realizzato nel La seconda fase è stata dedicata all aggiornamento dei dati, all approfondimento di alcuni tematismi come il rischio di erosione costiera. In questa fase è stato affrontato anche il problema della prevenzione e in particolare degli interventi non strutturali, sviluppando numerose problematiche connesse alla gestione dell emergenza. La terza fase ha consentito di sviluppare un ulteriore aggiornamento dell analisi del rischio, per tener conto dei risultati conseguiti con il PAI (Piano di Assetto Idrogeologico Regionale), che aveva comunque ampiamente attinto ai risultati conseguiti nella prima fase di attuazione del Programma di Previsione e Prevenzione. La terza fase, tuttavia, riguarda principalmente la prevenzione, attraverso l identificazione di interventi di tipo strutturale (interventi di sistemazione di versanti in frana e di difesa Il Piano contiene norme ed indirizzi per la mitigazione dei rischi, recepiti e parte integrante dalle norme di indirizzo del PTCP. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 49 di 243

50 di aree soggette a rischio di inondazione) e non strutturale (aggiornamento del Piano di Emergenza Provinciale). Piano per la valorizzazione dei beni paesaggistici e storici Il Piano mira ad una rinascita culturale del territorio attraverso l individuazione del patrimonio culturale costituito da beni storici, architettonici e paesaggistici al fine di promuoverne la valorizzazione senza pregiudicare il valore contenuto nel bene. Il Piano mira inoltre ad attivare strategie di utilizzo, fruizione e valorizzazione attraverso attività dirette, indirette, protocolli d intesa e azioni di coordinamento. Censimento, analisi e valutazione del patrimonio culturale provinciale e individuazione di Distretti Culturali Locali. Il Piano non contiene vincoli ma richiama quelli dettati dal D. Lgs. N.42/2004. Piano Attuativo di Forestazione anno 2010 della Provincia di Cosenza Il Piano Attuativo 2010 è redatto sulla base degli indirizzi del Programma auto sostenibile di sviluppo nel settore forestale regionale L obiettivo è quello di una pianificazione integrata degli interventi di tipo idraulico e forestale, finalizzata ad intervenire in modo organico sia attraverso la realizzazione di nuove opere a basso impatto ambientale e la manutenzione delle esistenti, sia al recupero di territori molto degradati, alla gestione dei rimboschimenti e dei boschi, nell ottica di rinaturalizzazione. La struttura del Piano è articolata essenzialmente per ambiti di applicazione, indicando per ciascuno dei sistemi individuati (BIOTICO E ABIOTICO) le finalità e le relative modalità di attuazione. In una sezione a parte saranno invece indicati gli interventi di protezione civile e pronto intervento ambientale, i Progetti Speciali ed eventuali accordi di programma da stipulare con gli enti locali. Infine l ultima sezione indicherà il fabbisogno finanziario e le fonti di finanziamento del Piano. Monitoraggio delle opere esistenti; Interventi per migliorare la funzionalità idraulica dei suoli forestali nel territorio montano e collinare, con particolare riferimento alla forestazione, al recupero, manutenzione e rinaturalizzazione delle superfici boscate; Adeguamento e manutenzione delle opere di difesa degli alvei; Ripristino dell efficienza del complesso delle opere di difesa e sistemazione del suolo attualmente bisognevole di interventi di manutenzione e di rifacimento di quelle opere collassate, anche con tecniche di ingegneria naturalistica; Interventi sui rimboschimenti non ancora sottoposti ai previsti tagli di diradamento per migliorare la stabilità dei soprassuoli; Miglioramento delle formazioni boschive di origine naturale secondo i principi della gestione sostenibile delle risorse forestali e con tecniche finalizzate alla prevenzione degli incendi; Difesa dei boschi dagli incendi; Gestione delle aree a verde urbano e periurbano; Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 50 di 243

51 Monitoraggio delle discariche (margini stradali, alvei dei fiumi) durante la stagione estiva; Miglioramento delle condizioni di sicurezza lungo la viabilità provinciale attraverso opere di consolidamento dei versanti; Allargare le potenziali sfere di intervento per la manodopera forestale, promovendo protocolli di intesa con le varie Amministrazioni Comunali, Enti e Società con capitale pubblico, mediante l utilizzo di accordi di programma quadro. Tabella 3.6 Obiettivi della Pianificazione/Programmazione a livello provinciale Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 51 di 243

52 3.3 Schede di sintesi degli obiettivi di sostenibilità ambientale, generali e specifici Gli obiettivi di protezione ambientale generali sono definiti a partire dall analisi di: normativa e strumenti di programmazione e pianificazione vigenti; strategie nazionali ed internazionali; contesto ambientale, che permette di evidenziare criticità e potenzialità, sinteticamente individuate, per ciascuna componente. Tali obiettivi generali sono specificati in parallelo con la definizione degli obiettivi specifici derivanti principalmente dall analisi del piano e dalla specificità di alcune aree geografiche-territoriali, quali le aree protette e le aree Natura Gli obiettivi di sostenibilità sono individuati sia per i fattori primari e le componenti ambientali (aria e fattori climatici, acqua, suolo, flora, fauna e biodiversità, beni materiali e culturali, paesaggio, popolazione e salute umana), che per i fattori di interrelazione (mobilità, energia, rifiuti, rischi naturali e antropogenici). Gli obiettivi di sostenibilità ambientale derivano dall interazione tra gli obiettivi ambientali individuati dagli strumenti di programmazione e pianificazione a vari livelli e le criticità e potenzialità emerse dall analisi di contesto; essi sono utilizzati come criteri di riferimento per condurre la valutazione ambientale, a livello qualitativo, dei potenziali impatti del piano sulle componenti ambientali e sui fattori di interrelazione. Gli obiettivi possono essere articolati in: obiettivi di sostenibilità di primo livello: tutelano o valorizzano i fattori e le componenti ambientali nel loro complesso; obiettivi di sostenibilità di secondo livello: in genere tutelano o valorizzano specifici elementi/aspetti delle componenti ambientali in relazione alle pressioni antropiche; Nella tabella che segue vengono elencati gli obiettivi di sostenibilità in relazione a ciascuna componente ambientale: Componente Obiettivi di sostenibilità generali Ambientale Obiettivi di primo livello Obiettivi di secondo livello Migliorare la qualità delle acque superficiali e sotterranee: raggiungere per i corpi idrici significativi superficiali e sotterranei il livello di Acqua qualità ambientale buono (Obiettivo 2016 D.Lgs Promuovere l uso sostenibile del sistema 152/99) delle acque, tutelando la risorsa idrica e gli ambienti acquatici e valorizzandoli dal Promuovere l uso razionale e sostenibile delle punto di vista socio-economico risorse idriche, con priorità per quelle potabili Recuperare e tutelare le caratteristiche ambientali delle fasce fluviali e degli ecosistemi acquatici, anche al fine di sviluppare gli usi non convenzionali delle acque (ad es. usi ricreativi ) Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 52 di 243

53 Beni culturali, architettonici, archeologici e paesaggio Cambiamenti climatici Energia Fauna flora e biodiversità Conservare e migliorare la qualità delle risorse storiche, culturali e paesaggistiche del territorio regionale nel suo complesso (Convenzione europea del Paesaggio - CEP) Stabilizzare le concentrazioni dei gas a effetto serra ad un livello tale da escludere pericolose interferenze delle attività antropiche sul sistema climatico (VI EAP) Ridurre il costo economico e ambientale dell energia per il sistema (imprese, cittadini) Migliorare la gestione e prevenire il sovrasfruttamento delle risorse naturali, riconoscendo i molteplici valori degli ecosistemi (Strategia di Goteborg 2005) Raggiungere livelli di qualità dell aria che non comportino rischi o impatti negativi significativi per la salute umana e per l ambiente( VI EAP) Conservare i caratteri che definiscono l identità e la leggibilità dei paesaggi attraverso il controllo dei processi di trasformazione, finalizzato alla tutela delle preesistenze significative e dei relativi contesti; Promuovere la gestione sostenibile e creativa dei paesaggi considerati eccezionali così come dei paesaggi della vita quotidiana del territorio regionale (SSE CEP) Promuovere il ripristino della qualità paesaggistica ed architettonica delle aree degradate (SSE) Ridurre le emissioni di gas climalteranti (CO2, CH4 e N2O), contribuendo alla riduzione del 6,5% delle emissioni rispetto ai valori del 1990 (Obiettivo nazionale 2012) Promuovere l impiego e la diffusione capillare sul territorio delle fonti energetiche rinnovabili, potenziando l industria legata alle FER (Target 12% dell energia consumata entro eventuale aumento al 15% entro % dell energia elettrica prodotta) (Dir. 2001/77/CE) Ridurre i consumi specifici di energia migliorando l efficienza energetica e promuovendo interventi per l uso razionale dell energia (Target: Diminuzione del 9% negli usi finali di energia rispetto allo scenario BAU in 9 anni: dal 2008 al 2017). (Dir. 2006/32/CE) Completare la rete ecologica regionale, attraverso l individuazione delle aree di corridoio ecologico, la conservazione ed il miglioramento naturalistico ambientale di tali aree; Ridurre la perdita di biodiversità, tutelando le specie minacciate e i relativi habitat (dimezzare la perdita di biodiversità entro il Strategia di Goteborg 2005) Promuovere il consolidamento e la gestione sostenibile del sistema delle aree protette regionali Ridurre le emissioni di inquinanti atmosferici (con particolare riferimento alle sostanze acidificanti, ai precursori dell Ozono troposferico, alle Polveri sottili) Inquinamento atmosferico Popolazione e salute Sviluppare un sistema dei trasporti secondo modalità economicamente, socialmente ed ambientalmente sostenibili (Strategia di Goteborg ) Orientare la domanda di trasporto passeggeri verso forme di mobilità sostenibile (Strategia di Goteborg 2005) Promuovere un offerta di trasporto efficiente, integrata e ambientalmente sostenibile, soprattutto in ambito urbano, e finalizzata ad incentivare il riequilibrio modale e a garantire parità di accesso a funzioni e servizi insediati Promuovere un utilizzo più efficiente e sostenibile del trasporto merci Tutelare la salute pubblica e migliorare la protezione rispetto ai fattori di minaccia (inquinamento atmosferico, rumore, ) (St. Goteborg) Assicurare e migliorare la qualità della vita come precondizione per un benessere individuale durevole (St. Goteborg) Favorire l inclusione sociale (St. Goteborg) Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 53 di 243

54 Rifiuti Rumore Garantire che il consumo di risorse rinnovabili e non rinnovabili e l impatto che esso comporta non superi la capacità di carico dell ambiente e dissociare l utilizzo delle risorse dalla crescita economica (VI EAP Strategia risorse naturali) Riduzione dell inquinamento acustico e della popolazione esposta Ridurre la produzione di rifiuti; Sostenere il riutilizzo, il recupero di materia e il relativo mercato; Contenere l utilizzo delle risorse naturali e migliorare l efficienza delle risorse. Rispettare i limiti ammissibili di esposizione al rumore Suolo sottosuolo e Rischio Promuovere un uso sostenibile del suolo, con particolare attenzione alla prevenzione dei fenomeni di erosione, deterioramento e contaminazione. (VI EAP) Tutelare la popolazione, le infrastrutture e i sistemi insediativi dai rischi naturali ed antropici Bonificare le aree contaminate e proteggere il suolo da fenomeni di inquinamento puntuale e diffuso; Limitare il consumo di suolo, contenere i fenomeni di sprawling urbano e favorire il recupero e la rifunzionalizzazione delle aree dismesse Mantenere la funzionalità idrogeologica del territorio (manutenzione dei versanti aree montane e collinari, mantenimento della naturalità degli alvei, aree di espansione) Tabella 3.7 tabella di obiettivi di sostenibilità ambientale Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 54 di 243

55 4 IL CONTESTO AMBIENTALE E TERRITORIALE DI RIFERIMENTO 4.1 Descrizione degli aspetti pertinenti allo stato dell'ambiente attuale Considerazioni generali Per ciascuna delle 10 componenti/tematiche ambientali identificate in precedenza e schematicamente riportate nella tabella 4.1, nel presente capitolo è fornita una descrizione dello stato e, ove disponibili, indicazioni sul relativo trend. Gli indicatori relativi al contesto ambientale di riferimento idonei per la misurazione degli effetti derivanti dalle azioni del piano, individuati per ciascuna delle componenti/tematiche ambientali, sono descritti nel paragrafo 8.2. Codice componente/tematica ambientale Componente/tematica ambientale C.1 Acqua C.2 Beni culturali, archeologici, architettonici, paesaggio C.3 Cambiamenti climatici C.4 Energia C.5 Flora, fauna e biodiversità C.6 Inquinamento atmosferico C.7 Popolazione e salute C.8 Rifiuti C.9 Rumore C.10 Suolo, sottosuolo, rischio Tabella 4.1 Componenti/Tematiche ambientali La componente ambientale Acqua Sebbene la componente ambientale Acqua rivesta un ruolo di primaria importanza nella definizione del contesto ambientale della Provincia di Cosenza, soprattutto per le sue implicazioni di natura socio-economica, nell ambito del PFVP la descrizione del contesto sarà limitata agli aspetti della qualità biologica delle acque superficiali. In particolare, per la valutazione della qualità biologica delle acque superficiali, sono disponibili dei dati relativi all indice I.B.E. (Indice Biotico Esteso) 1, il cui scopo è quello di formulare diagnosi di qualità di ambienti di acque correnti sulla base delle modificazioni nella composizione della comunità di macroinvertebrati, indotte da fattori di inquinamento delle acque e dei sedimenti o da 1 Rapporto sullo stato dell Ambiente Regione Calabria Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 55 di 243

56 significative alterazioni fisico-morfologiche dell'alveo bagnato. Nella tabella 4.2 sono riportati i dati disponibili, elaborati per la Provincia di Cosenza e relativi al periodo , a seguito dell applicazione del D.Lgs. 130/92 (dati prodotti dall ARPACal di Cosenza, che tuttavia negli ultimi anni ha ridotto sensibilmente il numero dei punti di monitoraggio, limitandosi nel 2006 all indagine di un solo corso d acqua). CORSO D'ACQUA SAVUTO BUSENTO ESARO MUCONE LAO CRATI COSCILE ABATEMARCO PUNTO DI MONITORAGGIO IBE Loc. Spineto (staz. SV-1) 7,5 8 8 Loc. ponte per Saliano (staz. SV-2) 11 12,3 10 9,5 Loc. ponte nuovo per Carpanzano (staz. SV-3) 8,3 8 8,5 12 Loc. Persico (staz. SV-4) 10,3 8,5 8,5 10 Loc. sotto ponte per Nocera (staz. SV-5) 8,6 8,6 6,6 6 Loc. Cotura (staz. B-1) 11, Loc. Madrigrano (staz. B-2) 10,7 11,3 9,5 Loc. piazza Valdese (staz. B-3) 5, Domanico (staz. B-1) 9,4 C.da Vadue - Carolei (staz. B-2) 8,6 Loc. Cerasia (staz. ES-1) 8,5 11 9,5 Loc. S. Nicola (staz. ES-0) 11,51 8 Loc. Pauciuri (staz. ES-2) 8,2 9 8,5 Loc. Patriarco (staz. ES-3) 7,5 7 6 Loc. Serricella (staz. MC-1) 10,1 9,6 7 Presso pompe di sollev. (staz. MC-2) 6 4,5 7 SP bivio per Bisignano (staz. MC-3) n.e. n.e. n.e. Loc. Pianette (staz. L-1) Loc. Petroso (staz. L-2) 10,3 10,5 8 Loc. Piano della Corte (staz. L-3) 10 9,5 8 Loc. Grotta del Romito (staz. L-4) 9,2 9,5 Loc. dep. Papasidero (staz. L-5) 9,6 9,2 9 Loc.Bonicose (staz. L-6) 9 7,1 7 Loc. Craticello. (staz. C-1) 10, Loc. Malopasso (staz. C-2) 8,6 10 8,5 9 Loc. Caricchio (staz. C-3) 8,6 8 7 confl. Torr. Annea (staz. C-4) 5,4 6,5 4,5 6 Loc. Ferramonti (staz.c-5) ,5 3 ponte per Terranova (staz. C-6) 6 7 5,5 7 C.da Foce (staz. CS-1) ,5 a valle di S. Rocco (staz. CS-2) 7,3 8 8 Loc. Cammarata (staz. CS-3) 7,6 7 7,5 Antistante vecchio rudere (staz. AB-1) 10,5 9,5 Sotto ponte SS (staz. AB-2) 8 5,5 Loc. Gaddia (staz. AB-0) 8 Tabella 4.2 I.B.E. in Provincia di CS ( ). Fonte: Rapporto sullo stato dell Ambiente Regione Calabria Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 56 di 243

57 4.1.3 La tematica ambientale Beni culturali, archeologici, architettonici, paesaggio Il paesaggio naturale e quello costruito rappresentano una delle più importanti risorse della provincia di Cosenza, nella misura in cui a questo patrimonio si riescono ad attribuire nuovi usi compatibili con le sue caratteristiche. L attività di tutela territoriale/paesistica si configura, in questo caso, come lo strumento con il quale conservare e trasmettere alle generazioni future un capitale equivalente almeno a quello di cui, oggi, si può disporre. Poiché sul territorio provinciale esistono numerose testimonianze di elementi naturali e seminaturali caratteristici del paesaggio agrario con alta valenza ecologica, tra cui siepi, frangivento, arbusti, boschetti, residui di sistemazioni agricole, vecchi frutteti e vigneti, maceri, laghetti, occorrerà che nell ambito degli interventi di miglioramento ambientale previsti dal PFVP, siano evitate forme di alterazione del paesaggio, salvaguardando, mantenendo ovvero ripristinando gli elementi di interesse ecologico e paesaggistico. Di particolare importanza appare l esplicito richiamo di una delle azioni del PFVP agli interventi di miglioramento ambientale già messi in campo dalla Provincia di Cosenza, tra cui la realizzazione del progetto Recupero degli antichi sentieri dei cacciatori, in corso di attuazione, le cui idee progettuali sottendono le finalità di consolidare il rapporto fra cacciatore e territorio, migliorare il rapporto fra cacciatori e agricoltori e fra cacciatore ed ambiente e creare socializzazione tra persone che condividono lo stesso interesse. Ciò attraverso la riscoperta dei sentieri storicamente utilizzati dai cacciatori durante l attività venatoria; il ripristino ambientale ed il mantenimento di questi antichi sentieri per farne percorsi tipici, segnalati e descritti nella loro specificità ambientale, paesaggistica e naturalistica con opportuna cartellonistica; il recupero di vecchi immobili da destinare a rifugio diurno dei cacciatori per farne momento socializzante a tutti gli effetti La tematica ambientale Cambiamenti climatici L unica fonte di informazione utile relativa al contesto climatico è al momento costituita dal risultato a cui è pervenuta l ARPACal nella redazione dell Indice di Qualità Climatica realizzato nell ambito del progetto Interreg IIIB Medocc, denominato Desertnet, per il quale è stato necessario indagare su una serie di parametri climatici al fine di individuare sul territorio regionale le aree a rischio desertificazione 2. L Indice di Qualità del Clima (CQI, Climate Quality Index) considera il cumulato medio climatico di precipitazione, aridità ed esposizione dei versanti secondo la considerazione di fondo che la distribuzione annuale e infra-annuale delle precipitazioni e la frequenza degli eventi estremi sono i 2 Fonte PSR Calabria Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 57 di 243

58 fattori che contribuiscono maggiormente alla degradazione del suolo nella regione arida e semiarida del Mediterraneo. Nella figura 4.1 è rappresentata la carta regionale dell indice, mentre nella tabella 4.3 sono riportati i dati di ripartizione delle classi di qualità climatica per la Provincia di Cosenza. Provincia Classe % COSENZA Alta 45 Moderata 54 Bassa 1 Tabella 4.3 dati di ripartizione delle classi di qualità climatica per la Provincia di Cosenza - Fonte ARPACal Figura Carta dell indice di qualità climatica (CQI) - Fonte ARPACal La tematica ambientale Energia Per quanto riguarda la tematica ambientale Energia, nell ambito del PFVP il contesto sarà limitato ad alcuni aspetti legati alla produzione di energia da fonti rinnovabili, in particolare alla presenza attuale e futura di impianti eolici, che possono avere un effetto di disturbo sulle attività dell avifauna. Sebbene in tal senso l autorizzazione alla realizzazione di un impianto eolico richieda il preventivo superamento di articolati iter quali la VIA e, ove occorra, anche la VI, nell ambito dei quali sono prescritte le misure di mitigazione per gli eventuali impatti/incidenze negative, da adottarsi necessariamente e preliminarmente alla realizzazione dell impianto, si ritiene opportuno in questa sede effettuare due raccomandazioni: l effettuazione di studi mirati a valutare l eventuale insorgenza o permanenza di impatti/incidenze negativi causati sulle attività dell avifauna dagli impianti eolici; l obbligo per i realizzandi impianti eolici di includere nelle procedure di VIA/VI analisi di interferenza con il PFVP. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 58 di 243

59 Inoltre, l autorizzazione di eventuali parchi solari dovrà essere valutata anche in funzione della conseguente riduzione di Superficie Agro-Silvo-Pastorale La componente/tematica ambientale Flora, fauna e biodiversità La componente/tematica ambientale Flora, fauna e biodiversità, riferita al territorio della provincia di Cosenza, trova ampia, diffusa e articolata trattazione nel Quadro Conoscitivo - parte seconda del PFVP - ed in particolare nell intera Sezione denominata Assetto Faunistico e nel capitolo 2, denominato Aree tutelate, della Sezione Assetto Territoriale. Per la quantità e per la qualità degli elementi e delle informazioni in esse riportate si ritiene che in questa sede non sia necessario un ulteriore approfondimento La tematica ambientale Inquinamento atmosferico La tematica ambientale Inquinamento atmosferico non presenta criticità nel territorio della Provincia di Cosenza. Vista la scarsa presenza sul territorio di attività industriali che producono emissioni inquinanti in atmosfera, la principale fonte di inquinamento atmosferico è senz altro rappresentata dagli scarichi degli autoveicoli, i cui effetti dannosi assumono rilevanza in prossimità dei pochi punti ad elevato congestionamento del traffico (area urbana e grandi agglomerati urbani della Provincia). Ciò malgrado, é auspicabile la realizzazione di un sistema di monitoraggio della qualità dell aria, oggi assente, al fine di raccogliere i dati necessari per effettuare una valutazione quantitativa del contesto. Ad ogni modo, non si prevede che il PFVP abbia delle interferenze significative con la tematica ambientale La tematica ambientale Popolazione e salute Per la descrizione del contesto di questa tematica ambientale si rimanda a quanto esposto nella sezione del Quadro Conoscitivo, parte seconda del PFVP, denominata Assetto Sociale, nella quale sono fornite dettagliate informazioni relative a: Distribuzione e densità dei cacciatori Vigilanza ed infrazioni Danni prodotti dalla fauna selvatica La tematica ambientale Rifiuti Sebbene la tematica ambientale Rifiuti rivesta un ruolo di primaria importanza nella definizione del contesto ambientale della Provincia di Cosenza, anche per le sue implicazioni di natura socio- Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 59 di 243

60 economica, nell ambito del PFVP l attenzione è limitata agli aspetti legati ai rifiuti costituiti dai bossoli delle cartucce usati dai cacciatori e che si disperdono nel terreno e nei corsi d acqua La tematica ambientale Rumore La tematica ambientale Rumore non presenta criticità nel territorio della Provincia di Cosenza; non esistono dati rilevanti, sia di natura qualitativa che quantitativa, per una descrizione del contesto. Gli unici dati disponibili sono quelli relativi all operatività dell ARPACal in termini di sopralluoghi effettuati per i controlli delle sorgenti sonore ed in termini di nulla osta rilasciati. Da tali dati è emerso che delle 98 sorgenti controllate (tra attività produttive e di servizio e/o commercio) nel 2005, 37 hanno superato il limite consentito dalla legge. Nell ambito del PFVP l attenzione è limitata agli aspetti legati all inquinamento acustico causato dagli spari La componente/tematica ambientale Suolo, sottosuolo, rischio I principali elementi da considerare nell inquadramento del contesto ambientale relativamente alla tematica/componente ambientale Suolo, sottosuolo, rischio sono le caratteristiche fisiche dei suoli, le condizioni di uso dei suoli e i rischi che minano l integrità dei suoli (rischio di inondazione, rischio di frana, rischio di mareggiata ed erosione costiera, rischio di incendi boschivi). Tali elementi presentano un forte livello di inter-relazione, che spesso, purtroppo, produce effetti negativi e determina condizioni di elevata criticità. Per contro, la definizione e l attuazione di politiche e buone prassi di gestione sostenibile della risorsa suolo, quali, ad esempio, quelle introdotte dall ARSSA Agenzia Regionale di Servizi di Sviluppo in Agricoltura in materia di spandimento dei reflui di origine olearia e di vulnerabilità dei suoli ai nitrati di origine agricola, nonché quelle introdotte dalla Legge Urbanistica Regionale in materia di limitazione dell uso dei suoli sottoposti a vincoli di natura idrogeologica e ancora tutte quelle che si potrebbero introdurre a partire da una razionalizzazione dei risultati ottenuti a valle di numerosi ed autorevoli studi effettuati in materia dal sistema della ricerca regionale, costituirebbero risposte di notevole efficacia alle molteplici minacce cui la risorsa suolo è sottoposta. Uso del suolo Per quanto riguarda l uso del suolo della Provincia di Cosenza sono stati utilizzati i dati prodotti nell ambito del progetto della Commissione Europea CORINE LAND COVER CLC 2000, che costituisce uno standard ufficiale di riferimento a livello europeo in materia di classificazione di uso Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 60 di 243

61 del suolo. Il livello della classificazione utilizzato è il livello 3, la cui legenda è riportata nella tabella 4.4. E da rilevare che malgrado l unità minima mappata sia di 25 ha, e quindi la classificazione presenti livelli di accuratezza potenzialmente bassi nel caso di aree ad elevata frammentazione di uso/copertura del suolo, vista la indisponibilità di dati di ulteriore dettaglio spaziale che coprano l intero territorio provinciale, i dati CLC 2000 costituiscono una fonte preziosa e affidabile per gli scopi della presente analisi. Nella figura 4.2 è mostrata la mappa di classificazione di uso del suolo CLC 2000 livello 3 per la Provincia di Cosenza, con l indicazione in legenda delle percentuali di estensione delle varie classi. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 61 di 243

62 Tabella 4.4 Legenda classificazione CLC 2000 Livello 3 Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 62 di 243

63 CLC2000 Figura 4.2 Mappa di classificazione di uso del suolo CLC 2000 livello 3 della Provincia di Cosenza - Fonte APAT Elaborazioni PTCP Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 63 di 243

64 Sempre in merito all uso del suolo, é da sottolineare che nel 2005, l ARSSA ha realizzato la Carta della Capacità d uso del suolo in scala 1: secondo la metodologia Land Capability Classification (Klingebiel e Montgomery, 1961) dalla quale si evince che il territorio regionale calabrese può essere ripartito in 11 classi di Capacità d Uso delimitate, nel contesto territoriale calabrese, in base alla loro capacità di produrre colture comuni o essenze da pascolo senza nessun deterioramento e per un periodo indefinito di tempo. Il principale concetto utilizzato è quello della maggiore limitazione, ossia della caratteristica fisico chimica più sfavorevole in senso lato, all uso agricolo. I risultati dell indagine e del relativo prodotto cartografico, sono riportati nella tabella 4.5. Classi individuate Descrizione I Suoli privi o con lievi limitazioni all utilizzazione agricola; possono essere utilizzati per quasi tutte le colture diffuse nella regione, senza richiede particolari pratiche di conservazione I II prevale la II classe Classe intermedia II Suoli con moderate limitazioni che riducono la scelta delle colture e/o richiedono pratiche di conservazione II III prevale la III classe Classe intermedia II IV prevale la IV Classe intermedia classe III Suoli con severe limitazioni che riducono la scelta delle colture e/o richiedono speciali pratiche di conservazione. III IV prevale la IV Classe intermedia classe IV Suoli con limitazioni molto forti che riducono la scelta delle colture e/o richiedono una gestione molto accurata. VI Suoli con severe limitazioni che generalmente restringono il loro uso al pascolo, alla produzione di foraggi, alla forestazione e al mantenimento dell ambiente naturale. VI VIII prevale la VIII VII suoli con limitazioni molto severe che restringono il loro uso al pascolo brado, alla classe forestazione e al mantenimento ambientale. VII VIII prevale la VIII VIII suoli e aree che presentano limitazioni tali da precludere qualunque uso produttivo e classe che restringono il loro uso a fini estetico ricreativi e al mantenimento dell ambiente naturale. Aree urbane Tabella 4.5 Classi di Capacità d uso dei Suoli - Fonte dati: ARSSA/PTCP Circa le classi individuate, quelle progressivamente numerate con i numeri romani da I a IV, sono riconducibili ai terreni cosiddetti arabili, mentre le restanti classi, numerate dal V a VIII, comprendono terreni il cui uso è limitato al pascolo, alla forestazione od al mantenimento dell ambiente naturale. Il dato disaggregato per la provincia di Cosenza è sintetizzato nella tabella 4.6. Classi individuate CS % I 0,71 I II prevale la II classe 0,41 II 4,02 Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 64 di 243

65 II III prevale la III classe 7,02 II IV prevale la IV classe 4,88 III 8,16 III IV prevale la IV classe 23,16 IV 5,98 VI 7,73 VI VIII prevale la VIII classe 29,10 VII VIII prevale la VIII classe 7,13 Aree urbane 1,69 Tabella 4.6 Classificazione della Capacità d uso dei Suoli per la Provincia di Cosenza Fonte dati: ARSSA/PTCP Figura 4.3 Carta della capacità d uso dei suoli Scala 1: Fonte ARSSA/PTCP Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 65 di 243

66 Rischio frane Nella figura 4.4 sono mostrate le aree a rischio frana - fonte PTCP. Figura 4.4 Dettaglio Aree a rischio frana Fonte PTCP Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 66 di 243

67 Rischio piene Nella figura 4.5 sono mostrate le aree classificate come inondabili fonte PTCP. Figura 4.5 Dettaglio Aree a rischio inondazione Fonte PTCP Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 67 di 243

68 Rischio erosione costiera Nella figura 4.6 sono mostrati i tratti di costa soggetti a fenomeni di erosione/ripascimeinto. Figura 4.6 Tratti di costa a rischio erosione Fonte PTCP Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 68 di 243

69 Rischio incendi Nel quadro conoscitivo del Sistema Ambientale del PTCP è stata effettuata una valutazione qualitativa del rischio di incendio a scala comunale, classificando i 155 Comuni della Provincia di Cosenza in base a 4 classi di rischio ottenute correlando il numero medio annuo di incendi (indice di pericolosità) con un indice di superficie percorsa dal fuoco. Aree boscate A complemento di quanto descritto nel sotto-paragrafo relativo alla tematica ambientale Flora, fauna e biodiversità, nella figura 4.7 è riportato il dettaglio delle aree forestali presenti nella Provincia di Cosenza per come classificate dal PTCP, mentre nella figura 4.8 sono riportate le aree boscate per come classificate in base a CLC 2000 appartenenti al livello 3.1 (3.1.1 boschi di conifere, boschi di latifoglie, boschi misti). Figura 4.7 Dettaglio aree forestali Fonte PTCP Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 69 di 243

70 CLC2000 Figura 4.8 Mappa di classificazione delle aree boscate (a partire da CLC 2000 livello 3) della Provincia di Cosenza Fonte APAT Elaborazioni PTCP Contaminazione da nitrati 3 La causa principale dell inquinamento delle acque, è rappresentata dai nitrati di origine agricola. Considerando che l inquinamento idrico dovuto ai nitrati si ripercuote a livello globale, ne consegue la necessità di un azione a livello comunitario cui attenersi. Con la Direttiva 91/676/CEE, cosiddetta Direttiva Nitrati, la Comunità Europea si è proposta di dare indicazioni sul controllo e sulla riduzione dell inquinamento idrico risultante dallo spandimento e dallo scarico di deiezioni di animali allevati o dall uso di quantità eccessive di fertilizzanti. La Carta della vulnerabilità da nitrati di origine agricola, prodotta dall ARSSA (2002), in scala 1: , illustrata nella figura 4.9 è stata realizzata con l intento di asseverare al recepimento della Direttiva nitrati e rappresenta un progresso significativo nell applicazione delle norme di salvaguardia dei corpi idrici considerati nella loro interazione con il suolo (D. Lgs. 152/99 e DM 258/2000). Essendo l inquinamento idrico da nitrati favorito da metodi di produzione agricola intensiva che comportano impiego di fertilizzanti chimici e concentrazioni di capi bestiame in piccoli 3 Fonte: PSR Piano di Sviluppo Rurale della Regione Calabria Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 70 di 243

71 appezzamenti, la carta fornisce gli elementi per la definizione di adozione di interventi atti alla protezione delle risorse idriche. Dalle elaborazioni riportate sulla carta si desume, in sintesi, che il settore agricolo calabrese presenta situazioni di potenziale rischio di inquinamento da composti azotati esclusivamente in alcune aree di pianura. La delimitazione delle zone vulnerabili da nitrati di origine agricola, ha consentito di suddividere il territorio per le aree ad uso agricolo, corrispondenti a suoli con bassa o moderata capacità protettiva, a condizioni di permeabilità elevata dell insaturo e alla presenza di un acquifero entro 50 metri di profondità dalla superficie. Figura 4.9 Carta della vulnerabilità da nitrati di origine agricola Scala 1: Fonte ARSSA Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 71 di 243

72 Nella tabella 4.7 é invece riportata, per la Provincia di Cosenza, la ripartizione percentuale tra aree agricole vulnerabili e non vulnerabili ai nitrati. PROVINCIA DI COSENZA aree agricole non vulnerabili 80,94 % aree agricole vulnerabili 19,06 % Tabella 4.7 Percentuale di aree agricole vulnerabili e non vulnerabili ai nitrati nella Provincia di Cosenza Attitudine dei suoli allo spargimento dei reflui oleari 4 Nel 2005 l ARSSA ha prodotto la carta di attitudine dei suoli allo spargimento dei reflui oleari in scala 1: , mostrata in figura In riferimento all accresciuta sensibilità ambientale e ad un quadro normativo che pone vincoli precisi, la gestione delle acque di vegetazione assume particolare rilevanza a causa dell elevato carico organico potenzialmente inquinante che le caratterizza, anche alla luce del fatto che il comparto olivicolo rappresenta il principale comparto produttivo nel contesto dell economia calabrese. Ai fini della tutela ambientale, è opportuno agire in maniera differenziata sulla base delle specificità pedoambientali ritrovabili sul territorio regionale e, dunque, agire in conseguenza razionalizzando l impiego agronomico delle acque di vegetazione. Dalle elaborazioni effettuate emerge che una parte rilevante del territorio calabrese risulta adatta allo spargimento dei reflui oleari. Il 36% per complessivi ha ricade, infatti, nelle classi S1, S2, S3, S4 corrispondenti a suoli adatti allo spargimento, anche se con diverso grado di limitazione. La distribuzione territoriale dei suoli potenzialmente idonei all utilizzazione agronomica di reflui oleari coincide in larga misura con i principali areali olivicoli calabresi. Un indicazione interessante deriva dal rapporto tra il volume annuo delle acque di vegetazione e la superficie adatta allo spargimento. Tale dato, che oscilla intorno a 1.6 m 3 /ha, evidenzia come la gestione dei reflui oleari possa trovare una soluzione sostanzialmente semplice in ambito regionale. Anche considerando soltanto i suoli migliori ai fini dello spargimento (classi di attitudine S1 e S2) il rapporto rimane sostanzialmente basso rispetto ai limiti di m 3 /ha posti dalla normativa in materia. 4 Fonte: PSR Piano di Sviluppo Rurale della Regione Calabria Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 72 di 243

73 Il sistema di valutazione utilizzato ha consentito di suddividere il territorio regionale in ordini, classi e sottoclassi di attitudine allo spargimento. Nell ambito dell ordine dei suoli adatti, le classi indicano l entità delle limitazioni che risultano assenti se S1, moderate se S2, elevate se S3 e severe se S4. Le limitazioni crescenti devono essere intese come crescente rischio di degrado del sistema ambientale, suolo ed acqua in primo luogo. Al fine di individuare e classificare le aree del territorio calabrese secondo la loro attitudine allo spargimento delle acque reflue, si è proceduto attraverso l attribuzione delle classi, basandosi con la matrice di valutazione riportata nella tabella 4.8. Classe di attitudine Suoli senza limitazioni (S1) Suoli con limitazioni moderate (S2) Suoli con limitazioni elevate (S3) Capacità di accettazione dei reflui Capacità protettiva e depurativa modif. da permeabilità insaturo Profondità falda (m) Altitudine (m) Pendenza (%) Alta Alta > 10 < 800 < 20 Molto alta Moderata Moderata > 10 < 800 < 20 Bassa Bassa > 10 < 800 < 20 Suoli con limitazioni severe (S4) Suoli non idonei (N) Molto bassa Molto bassa > 10 < 800 < < 10 > 800 > 20 Tabella 4.8 Matrice di valutazione I risultati dello studio, già commentati, sono sintetizzati nelle tabelle 4.9 e Classi di attitudine Superficie (ha) Suoli non adatti N Suoli adatti S S S S A.V. disponibili (m 3 ) A.V./suoli adatti (m 3 /ha) 1,66 A.V./suoli S1+S2 (m 3 /ha) Tabella 4.9 Suoli adatti e AA.VV. disponibili in Calabria Fonte ARSSA 3,72 Classi di attitudine (ha) A.V. disponibili A.V./suoli adatti Provincia Non Adatti (m 3 ) (m 3 /ha) Adatti N S1 S2 S3 S4 Cosenza ,00 Tabella 4.10 Rapporto A.V. / suoli adatti per la Provincia di Cosenza Fonte ARSSA Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 73 di 243

74 E da sottolineare che la Regione Calabria, con Delibera di Giunta Regionale 17/06, ha adottato un regolamento relativo a Norme tecniche per l utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione degli scarichi di vegetazione di frantoi oleari che affida all ARPACal la verifica periodica delle operazioni di spargimento delle acque di vegetazione ai fini della tutela ambientale, almeno sul 5% delle comunicazioni di cui all art. 3 della L. 574/96. I controlli devono essere preventivi e successivi. Saranno pertanto resi disponibili i dati relativi ai controlli, alla fine di ogni campagna olearia. Figura 4.10 Carta dell attitudine dei suoli allo spargimento dei reflui oleari Scala 1: Fonte ARSSA Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 74 di 243

75 Desertificazione 5 Nell ambito del Progetto Interreg IIIB Medocc DESERTNET l ARPACal ha realizzato la carta delle aree sensibili alla desertificazione alla scala 1: mostrata in figura 4.11, utilizzando il metodo MEDALUS, in base al quale l indice di sensibilità alla desertificazione si ottiene dalla media geometrica dei seguenti quattro indici composti: l indice di Qualità Climatica (CQI) l indice di Qualità del Suolo (SQI) l indice di Qualità della Vegetazione (VQI) l indice di Qualità Gestionale (MQI) A loro volta, tali indici composti sono ottenuti dalla media geometrica di indicatori elementari, cui è assegnato un opportuno punteggio in base al valore o al range di valori che assume in corrispondenza di ogni areola elementare con cui è stata discretizzata l area di studio. Figura 4.11 Carta delle aree sensibili alla desertificazione Scala 1: Fonte ARPACal 5 Fonte: PSR Piano di Sviluppo Rurale della Regione Calabria Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 75 di 243

76 Nella tabella 4.11 è invece riportata la ripartizione percentuale del territorio della Provincia di Cosenza in base all appartenenza alle diverse classi di sensibilità alla desertificazione. Classi ESA Ripartizione % CS N.C. 2 Non minacciato 3 Potenziale 5 Fragile 1 7 Fragile 2 18 Fragile 3 19 Critico 1 14 Critico 2 27 Critico 3 6 Tabella 4.11 Ripartizione percentuale del territorio della Provincia di Cosenza in base all appartenenza alle diverse classi di sensibilità alla desertificazione Rischio di erosione dei suoli Riguardo alla vulnerabilità del suolo all erosione 6, il territorio calabrese è soggetto ad elevato rischio potenziale di erosione a causa della forte aggressività climatica (erosività delle piogge), dell elevata erodibilità del suolo e dell elevata pendenza dei versanti. Per le aree interne si tratta, tuttavia, di un rischio teorico attualmente controllato in larga misura dalla copertura vegetale. Secondo i dati dell ARSSA, che ha realizzato la Carta del Rischio di erosione attuale e potenziale, oltre il 50% del territorio regionale risulta soggetto ad erosione idrica. L indagine svolta dall ARSSA, ha permesso di verificare, a livello regionale, il ruolo svolto dalla vegetazione arborea e arbustiva nelle aree interne ad alto rischio potenziale di erosione ma a rischio attuale lieve nel contenimento dei fenomeni di perdita di suolo. L elaborazione effettuata con la metodologia RUSLE, ipotizzando in uno scenario futuro l introduzione di tecniche agronomiche tendenti a contrastare i fenomeni erosivi (lavorazioni minime, rotazioni colturali, gestione dei residui colturali, interruzione della lunghezza del versante, ecc.) risulta di particolare interesse. Evidenzia, infatti, come le classi di erosione severa, molto severa e catastrofica, risultano significativamente più contenute rispetto allo scenario attuale. Lo scenario attuale per la Provincia di Cosenza è riportato nella tabella seguente: 6 Fonte PSR Calabria Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 76 di 243

77 Classe di erosione Provincia di Cosenza (%) Erosione nulla o trascurabile 54,95 Erosione leggera 9,26 Erosione moderata 6,23 Erosione severa 16,35 Erosione molto severa 12,72 Erosione catastrofica 0,49 Tabella 4.12 Classificazione del territorio della Provincia di Cosenza in base al rischio di erosione dei suoli - Fonte dati: ARSSA Elaborazione dati: ARPACal Figura 4.12 Carta del rischio di erosione dei suoli Scala 1: Fonte ARSSA Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 77 di 243

78 4.2 Il sistema dei vincoli Il sistema dei vincoli è riconducibile all esteso sistema di superfici a protezione della fauna selvatica e di superfici a divieto di caccia, trattato nel paragrafo 3.2 della Pianificazione Faunistica Preliminare - parte terza del PFVP, dal titolo Definizione e Calcolo della Superficie Agro-Silvo- Pastorale (SASP), e nel capitolo 2 Aree tutelate della Sezione Assetto Territoriale del Quadro Conoscitivo - parte seconda del PFVP, cui si rimanda per le informazioni di dettaglio. Nella figura 4.1 sono schematicamente illustrate le componenti elementari della SASP e le loro aggregazioni in gruppi di superfici. In ciascun box della figura 4.1 è inoltre riportato un codice alfanumerico delle superfici, richiamato nella successiva tabella 4.2 in cui sono riportati i dati riepilogativi sia delle singole superfici che delle loro aggregazioni. Dall analisi della Pianificazione Faunistica Preliminare si evince come le previsioni di piano siano avvenute nel pieno rispetto del sistema dei vincoli. In particolare, per quanto riguarda le interferenze del piano con le aree della rete Natura 2000, ampia trattazione è fornita nello Studio di Incidenza (Allegato 1). Superfici antropizzate B Superfici urbanizzate B3 perim. urbani B1 Altre aree urb. CLC liv 1 B2 Sedi stradali e ferroviarie B4 Parchi naz. RNS & RNR SIC Superfici a protezione E Oasi di prot. Sup. territ. A SIR & SIN Demanio Superfici a protezione e a divieto G Fasce di rispetto strad. e ferr. Aree percorse dal fuoco SASP C Istituti H Superfici a divieto di caccia F Aree a rimboschimento Valichi montani SASP a gestione programmata I Figura 4.1 Definizione SASP Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 78 di 243

79 Codice sup. Gruppi superf. Descrizione superfici Area (ha) % su A A Superficie territorio provinciale ,49 100,00% B1 Superfici interne ai perimetri urbani ,89 2,01% B2 Altri territori urbanizzati esterni a B ,96 0,90% Superfici antropizzate % su SASP B4' sedi stradali 4.322,00 0,65% B4 sedi stradali e ferroviarie al netto di B1 e B ,73 0,54% B Totale superfici antropizzate ,58 3,45% C Totale SASP ,91 96,55% 100,00% E1 Parco Pollino ,81 14,57%al lordo di C E2 Parco Sila ,00 8,06%al lordo di C E3 Parco Marino Regionale Riviera dei Cedri 41,24 0,01% E4 Rns-Rnr 6.122,20 al lordo di C, comprese le 0,95% fasce di rispetto E5 Sic ,20 1,78%al lordo di C Superfici a protezione E6 Sir-Sin 2.981,19 0,46%al lordo di C E7 Oasi di protezione 810,99 al lordo di C, al netto di sic 0,13% omonimo E8 Demanio ,81 1,90%al lordo di C E9 Fasce di rispetto stradali e ferroviarie ,44 7,37%lorde E' Totale superfici a protezione ,89 35,24%somma algebrica E1:E9 Totale superfici a protezione al netto E della superfici antropizzate ; L.157/ ,61 32,43% art commi 3) e 4) F1 Superfici a rimboschimento 1.423,29 0,22% al netto delle superfici a protezione (escluse le fasce F2 Superfici boscate percorse dal fuoco ,55 1,74% di rispetto stradali e ferroviarie) e delle superfici a rimboschimento F3 al netto della porzione Fascia rispetto Valico Monte Scuro al netto 110,52 0,02% ricadente all'interno del Parco del Parco della Sila F Superfici a divieto di caccia Totale superfici a divieto di caccia; L. 157/92 - art.10 -comma 3) Note al netto delle superfici a ,03 1,86% protezione G Totale superfici a protezione e a divieto ,50 al netto delle loro intersezioni 34,29% e al netto delle superfici antropizzate H1 AA 260,63 0,04% H2 AFV 4.197,50 0,65% H3 CRFS 0,92 0,00% H4 ZAC 2.950,59 0,46% H' Totale istituti (lordi) 7.409,65 1,15%Somma algebrica H I Istituti Totale istituti (al netto delle loro intersezioni); L. 157/92 - art. 10 -comma 5) Totale SASP a gestione programmata della caccia; L. 157/92 - art.14 Istituti (una ZAC interna a 7.395,59 1,15% AFV) ,82 64,56% al netto delle intersezioni con J ZPS ,48 le altre aree protette e a 5,40% divieto e al netto delle superfici antropizzate Tabella 4.2 Dati riepilogativi SASP Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 79 di 243

80 4.3 Quadro di sintesi delle criticità, delle pressioni e dei problemi ambientali pertinenti al piano Nel paragrafo precedente è stato messo in risalto il fatto che il sistema di superfici a protezione della fauna selvatica presenti nella Provincia di Cosenza, a causa della sua estensione, ha inciso in maniera significativa sulla pianificazione, impedendo l istituzione di nuovi zone di protezione, ponendosi l obiettivo di mantenere in essere tale assetto territoriale, valorizzando al massimo gli interventi gestionali da attuarsi sul territorio degli Ambiti Territoriali di Caccia, costituiti e già operanti in ambito provinciale. In questo paragrafo si vuole mettere in evidenza il fatto che le criticità, le pressioni ed i problemi ambientali pertinenti al PFVP siano riconducibili alla complessità del sistema di superfici a protezione della fauna selvatica presenti nella Provincia di Cosenza. Infatti, come descritto dettagliatamente nel capitolo 2 Aree tutelate della Sezione Assetto Territoriale del Quadro Conoscitivo - parte terza del PFVP, la complessità del sistema deriva dal fatto che esso è composto da: - due parchi nazionali; - due parchi marini regionali; - tre riserve naturali statali orientate; - una riserva naturale statale guidata biogenetica; - sette riserve naturali statali biogenetiche; - due riserve naturali regionali; - ottantuno siti d interesse comunitario (appartenenti a 8 diverse tipologie): - quattro siti d interesse nazionale - tre siti di interesse regionale; - quattro zone a protezione speciale. Giova rammentare che leggi, regolamenti ed altre disposizioni vietano le attività venatorie in tutte le tipologie di aree protette, ad eccezione delle ZPS, per le quali, nelle more dell approvazione dei relativi Piani di Gestione, in corso di redazione, le eventuali attività faunistico-venatorie saranno disciplinate in accordo con i criteri minimi uniformi di regolamentazione previsti dagli artt. 5, 6 del DM 17/10/2007 n. 184, cui si rimanda integralmente. Per contro, criticità, pressioni e problemi ambientali, anche di notevole entità, possono essere determinati dalle attività del PFVP all esterno delle aree protette ma in prossimità di esse. Per ovviare a tutto ciò il PFVP prevede espressamente che la pianificazione di ogni intervento in prossimità delle aree protette sia preceduta da studi e indagini di dettaglio e sia concertata con l Ente Gestore dell area protetta potenzialmente interessata. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 80 di 243

81 5 DETERMINAZIONE E VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI DEL PIANO Il DLgs 152/2006 e ss.mm.ii. ed il Regolamento Regionale n. 3 del , pubblicato sul BUR Calabria n.16 del 16 agosto 2008 e ss.mm.ii, nonché l articolo 5 paragrafo 1 della Direttiva 2001/42/CE stabiliscono che, nel Rapporto Ambientale, vengano individuati, descritti e valutati gli effetti significativi che l attuazione del piano o del programma potrebbe avere sull ambiente. Il PFVP contiene, in accordo con le normative vigenti, gli indirizzi necessari per assicurare opportuni livelli di sostenibilità ambientale. Dalla matrice preliminare di interferenza tra gli obiettivi del PFVP e le tematiche/componenti ambientali, effettuata in fase di scoping, erano emerse le seguenti criticità: Flora, Fauna e biodiversità: gli elementi di criticità sono diversi, sia in aree sottoposte a tutela che non. Le criticità principali che possono determinare perturbazione degli habitat sono: una scorretta determinazione della vulnerabilità della fauna sottoposta all attività venatoria, una inadeguata immissione della fauna selvatica e un sistema di sorveglianza inadeguato. Popolazione e salute: La mancata individuazione di efficaci azioni del PFVP mirate alla riduzione dei danni al patrimonio causati dalla fauna selvatica può aumentare il livello di criticità, già alto in alcune aree limitrofe ad alcune aree protette. A seguito delle integrazioni ambientali contenute nel PFVP, le interferenze positive e negative individuate nella matrice preliminare in fase di scoping sono diventate, nel rapporto ambientale, gli impatti potenziali positivi, negativi o incerti del PFVP sulle singole tematiche e/o componenti ambientali. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 81 di 243

82 T/CA IMPATTI POSITIVI IMPATTI NEGATIVI O INCERTI Acqua Beni culturali, architetton., archeologici e paesaggio Il PFVP non prevede interventi diretti se non la realizzazione di interventi atti al miglioramento della qualità ambientale da definire in fasi successive che potrebbero contribuire ad aumentare la qualità dei corsi d acqua Il PFVP prevede interventi atti al miglioramento ambientale che potrebbero rafforzare e preservare l identità del paesaggio. Esiste inoltre nel PFVP un esplicito riferimento al progetto Recupero degli antichi sentieri dei cacciatori, in corso di attuazione da parte della Provincia di Cosenza, che potrebbe costituire un elemento di sinergia con alcuni degli interventi di miglioramento ambientale previsti dallo stesso PFVP. Non esistono misure del PFVP che possano influire negativamente su tale tematica Non esistono misure del PFVP che possano influire negativamente su tale tematica Cambiamen. climatici Non esistono misure del PFVP che possano influire positivamente su tale tematica Non esistono misure del PFVP che possano influire negativamente su tale tematica Energia Non esistono misure del PFVP che possano influire positivamente su tale tematica Non esistono misure del PFVP che possano influire negativamente su tale tematica Flora, Fauna e biodiversità - Il PFVP prevede il divieto dell attività venatoria nei SIC ed estende lo stesso per le aree SIR e SIN, evitando così effetti significativi. - Il PFVP prevede che nelle aree contermini ai SIC, per valutare l incidenza e gli effetti di ricaduta dell attività venatoria, si attuino piani annuali di monitoraggio delle specie faunistiche. Nel caso di risultanze con effetti negativi di ricaduta, per le suddette aree si prevede, sentito il parere del Comitato Tecnico Scientifico dell area SIC interessata e di cui al comma 3 dell art. 11 del Regolamento del Piano di Gestione Siti Natura 2000 della Provincia di Cosenza, l introduzione di tutte le misure di mitigazione, di compensazione o di correzione che per la specificità del sito si renderanno necessarie. - Il PFVP prevede per le ZPS, nelle more dell approvazione dei relativi Piani di Gestione, in corso di redazione, che le eventuali attività faunistico-venatorie saranno disciplinate in accordo con i criteri minimi uniformi di regolamentazione previsti dagli artt. 5, 6 del DM 17/10/2007 n. 184, cui si rimanda integralmente. - Un inadeguato sistema di sorveglianza può determinare, nelle aree escluse dall attività venatoria e non, una pressione sulla fauna selvatica - Una inadeguata caratterizzazione dei fattori critici che determinano lo stato di vulnerabilità dei siti può determinare un attività venatoria che aumenta l'intensità della perturbazione - Una inadeguata individuazione delle aree di intervento potrebbe determinare pressioni sull uso delle stesse e perturbazioni nella fauna e nelle fitocenosi Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 82 di 243

83 Flora, Fauna e biodiversità In particolare, l art. 5 del decreto indica i criteri minimi uniformi per la definizione delle misure di conservazione per tutte le ZPS, mentre l art. 6 indica i criteri minimi uniformi per la definizione delle misure di conservazione per tipologie di ZPS. - Nel caso in cui nel periodo di vigenza del PFVP si rendessero disponibili percentuali di territorio alla istituzione di nuove oasi di protezione e zone di ripopolamento e cattura, oggi impedita dal superamento della quota SASP del 30%, le relative proposte dovranno osservare i criteri stabiliti dalle rispettive linee-guida redatte nell ambito dello stesso PFVP, che assicurano la sostenibilità ambientale di questa tipologia di istituti. - Il PFVP contiene linee-guida per la costituzione e gestione di aziende faunistico venatorie e di aziende agrituristico venatorie, che assicurano la sostenibilità ambientale di questa tipologia di istituti. - Il PFVP prevede una pianificazione degli interventi di miglioramento ambientale che inducano un generalizzato incremento della diversità e della densità delle zoocenosi che perduri il più a lungo possibile. - Il PFVP contiene un disciplinare per il ripristino di habitat con previsione di inventivi a proprietari o conduttori che si impegnino in questa direzione. - Il piano di immissioni di fauna selvatica contenuto nel PFVP ed i relativi criteri per la programmazione e l attuazione dei ripopolamenti, hanno l obiettivo di: o o o mantenere il giusto equilibrio fra le diverse specie animali che vivono in un determinato territorio, in quanto queste sono legate da rapporti di competizione inter ed intraspecifica; mettere in atto tecniche di gestione affinché le singole specie animali selvatiche siano presenti sul territorio a livelli di densità compatibili con la loro conservazione nel tempo e in equilibrio con le altre componenti ambientali; salvaguardare, e se possibile ricostituire, il patrimonio genetico di talune specie, compromesso nella loro integrità a seguito di immissioni di soggetti provenienti da altri paesi o anche allevati secondo i criteri che sono propri di una zootecnia intensiva o comunque produttiva; - Il PFVP prevede di istituire un Osservatorio Faunistico-Venatorio Provinciale. - Il PFVP prevede la costituzione della banca dati della caccia, la cui finalità principale è quella di raccogliere in maniera sistematica, strutturata, Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 83 di 243

84 standardizzata e armonizzata una serie di dati relativi alle attività faunistico-venatorie nella provincia di Cosenza, per poter effettuare analisi e valutazioni a supporto delle decisioni che avranno luogo in fase di attuazione del Piano e, soprattutto, in fase di monitoraggio del livello di raggiungimento dei suoi obiettivi. Inquinamento atmosferico Popolazione e salute Rifiuti Non esistono misure del PFVP che possano influire positivamente su tale tematica Non esistono misure del PFVP che possano influire positivamente su tale tematica Non esistono misure del PFVP che possano influire positivamente su tale tematica Non esistono misure del PFVP che possano influire negativamente su tale tematica La mancata attuazione delle misure indicate dal PFVP e mirate alla riduzione dei danni al patrimonio causati dalla fauna selvatica può aumentare il livello di criticità, già alto in aree limitrofe ad alcune aree protette. Un inadeguato sistema di sorveglianza può determinare un aumento di rifiuti derivanti dall abbandono di bossoli delle cartucce sui luoghi di caccia Rumore Non esistono misure del PFVP che possano influire positivamente su tale tematica Un inadeguato sistema di sorveglianza può determinare un incremento dell inquinamento acustico Suolo, sottosuolo e rischio Il PFVP prevede una pianificazione degli interventi di miglioramento ambientale che possono avere effetti positivi su tale tematica Non esistono misure del PFVP che possano influire negativamente su tale tematica Tabella 5.1 Matrice degli impatti Dalla matrice degli impatti emerge che: - le principali criticità evidenziate dall analisi di interferenza preliminare condotta in fase di scoping sono state risolte in fase di pianificazione grazie ad accorgimenti quali: o l individuazione di appropriati criteri di immissione di specie faunistiche e di realizzazione di interventi di miglioramento ambientale, o la predisposizione di mirate linee-guida gestionali per diverse tipologie di istituti; - gli impatti potenzialmente negativi o incerti, peraltro significativi solo per la componente Flora, Fauna e Biodiversità e non per le altri componenti/tematiche ambientali, sono legati a cause quali: o l inadeguatezza del sistema di sorveglianza, Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 84 di 243

85 o l insufficiente disponibilità di informazioni tecnico-scientifiche propedeutiche alla pianificazione e/o realizzazione di alcuni interventi, tutte facilmente rimuovibili a seguito della realizzazione di alcuni obiettivi/interventi del PFVP, quali l immediata istituzione ed operatività dell Osservatorio Faunistico Provinciale; - gli obiettivi e gli interventi previsti dal PFVP, se tempestivamente attuati, possono produrre, nel medio e lungo termine, impatti positivi cumulativi e sinergici; per contro, una tardiva o, peggio, mancata attuazione del PFVP, specialmente della fase di monitoraggio, potrebbe dar luogo, nel medio e lungo termine, all innesco di impatti negativi cumulativi e sinergici, correlati soprattutto: o ad immissioni e/o miglioramenti ambientali impropriamente pianificati e/o incontrollati; o alle possibili perturbazioni in prossimità dei SIC; o al mancato raggiungimento/mantenimento per le specie animali di livelli di densità compatibili con la loro conservazione nel tempo e in equilibrio con le altre componenti ambientali; o alla costituzione e gestione di nuovi istituti in difformità ai criteri ed alle linee guida contenuti nel PFVP. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 85 di 243

86 6 VERIFICA DI COERENZA E VALUTAZIONE DELLE ALTERNATIVE 6.1 Verifica di coerenza esterna Al fine di verificare la coerenza esterna degli obiettivi del PFVP con i principali riferimenti programmatici regionali e provinciali sono state utilizzate delle matrici che consentono di mettere in evidenza in quale misura gli obiettivi del PFVP siano coerenti con gli obiettivi strategici assunti nella programmazione regionale e provinciale. Nella prima colonna delle matrici sono riportati gli obiettivi generali dei principali piani e programmi a livello regionale e provinciale e nella prima riga gli obiettivi del PFVP. Nelle caselle di incrocio fra le righe e le colonne sono stati riportati dei simboli che esprimono la relazione di ciascun obiettivo con tutti gli altri. La simbologia definita per l analisi di coerenza esterna è la seguente: coerenza diretta: gli obiettivi sono analoghi o comunque presentano forti elementi di integrazione coerenza indiretta: gli obiettivi assumono un carattere sinergico - non c è una correlazione significativa tra gli obiettivi Incoerenza: gli obiettivi non convergono La coerenza diretta esprime la perfetta comunanza tra gli obiettivi del PFVP con quelli degli altri piani e programmi analizzati. La coerenza indiretta rappresenta invece una diversità tra gli obiettivi che possono rappresentare l uno la condizione perché si possa verificare l altro. Due obiettivi diversi possono infatti essere comunque funzionali. Può verificarsi il caso in cui vi siano obiettivi diversi non funzionali fra loro e quindi senza alcuna correlazione significativa. Infine si può riscontrare l incoerenza tra gli obiettivi. Si evidenzia inoltre che il tipo di coerenza esprime solo se gli interventi/strategie del PFVP e quelli contenuti negli altri Piani e Programmi vanno nella stessa o in una diversa direzione senza entrare nel merito dell attuazione o meno dell obiettivo. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 86 di 243

87 MATRICE DELLA COERENZA ESTERNA VERTICALE OBIETTIVI GENERALI OBIETTIVI SPECIFICI DEL PFVP OS.1 OS.2 OS.3 OS.4 OS.5 OS.6 Individuazione dei comprensori omogenei Realizzazione di carte di vocazione agro-forestale potenziale Valutazione della eventuale vulnerabilità delle specie presenti all interno dei siti Natura 2000, derivante dalle attività faunisticovenatorie Pianificazione degli interventi di miglioramento ambientale Pianificazione delle immissioni di fauna selvatica Istituzione e operatività dell osservatorio faunistico-venatorio provinciale PIS RETE ECOLOGICA REGIONALE Corrispondenti a quelli del Piano di Gestione dei SIC, si rimanda pertanto all analisi con tali obiettivi trattata nella matrice della coerenza esterna orizzontale PAI Perimetrazione delle aree a diverso grado di pericolosità e di rischio, da alluvione, da frana e da valanga; Definizione delle misure di salvaguardia e i vincoli all uso del suolo, atti a non incrementare il rischio nelle zone in cui esiste già un pericolo; Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 87 di 243

88 Individuazione degli interventi di difesa atti a ridurre il rischio idrogeologico nelle aree riconosciute a rischio e a non incrementarlo nelle aree critiche. PIANO DI TUTELA DELLE ACQUE Mantenere lo stato di qualità buono per tutti quei corpi idrici significativi e d interesse che non risentono di pressioni antropiche alteranti il loro stato Raggiungere il miglioramento dello stato di qualità delle acque a specifiche destinazione d uso ed attuare un sistema di protezione delle stesse per garantirne un uso quali-quantitativo da parte di tutti Conservare la capacità naturale di autodepurazione dei corpi idrici superficiali, nonché mantenere la capacità di sostenere comunità animali ampie e ben diversificate. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 88 di 243

89 PEAR Stabilità, sicurezza ed efficienza della rete elettrica. Sviluppo di un sistema energetico che dia priorità alle fonti rinnovabili ed al risparmio energetico Diversificazione delle fonti energetiche. Tutela dell ambiente attraverso la promozione di interventi di efficienza e risparmio energetici. PROGRAMMA AZIONE ZONE VULNERABILI NITRATI Individuare e cartografare le zone vulnerabili ai fini della tutela delle risorse idriche sotterraneee. Limitare l applicazione al suolo dei fertilizzanti azotati sulla base dell equilibrio tra il fabbisogno prevedibile di azoto delle colture e l apporto alle colture di azoto provenienti dal suolo e dalla fertilizzazione. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 89 di 243

90 MATRICE DELLA COERENZA ESTERNA ORIZZONTALE OBIETTIVI GENERALI MACRO - OBIETTIVI DEL PFVP OS.1 OS.2 OS.3 OS.4 OS.5 OS.6 individuazione dei comprensori omogenei realizzazione di carte di vocazione agro-forestale potenziale valutazione della eventuale vulnerabilita delle attività faunisticovenatorie all interno delle ZPS pianificazione degli interventi di miglioramento ambientale pianificazione delle immissioni di fauna selvatica istituzione e operatività dell osservatorio faunistico-venatorio provinciale PTCP Rendere lo sviluppo del territorio compatibile con le risorse naturali Tutelare e salvaguardare l'integrità fisica del territorio Incrementare la qualità del sistema insediativo Ridurre l'uso del suolo a fini insediativi Integrare la pianificazione della mobilità con la pianificazione territoriale ed urbanistica Garantire il soddisfacimento dei bisogni legati alla carenza di acqua Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 90 di 243

91 Colmare lo scarto che si verifica tra superficie dominata, superficie irrigabile e irrigata Incrementare efficienza e razionalità negli usi finali dell'energia e accrescere il ricorso alle fonti rinnovabili Potenziamento del quadro conoscitivo sui rifiuti e razionalizzazione del sistema di gestione PIANO PER LA VALORIZZAZIONE DEI BENI PAESAGGISTICI E STORICI Censimento, analisi e valutazione del patrimonio culturale provinciale e individuazione di Distretti Culturali Locali. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 91 di 243

92 PIANO DI GESTIONE DEI SIC DELLA PROVINCIA Migliorare lo stato delle conoscenze sulle specie e habitat di interesse comunitario Eliminare e/o ridurre i fattori di pressione e disturbo sugli ecosistemi, sugli habitat e sulle specie di interesse comunitario Minimizzare e limitare la diffusione di specie alloctone Minimizzare/limitare il disturbo sulle comunità costiere e dunali Contribuire ad aumentare la sensibilizzazione nella popolazione locale riguardo le esigenze di tutela degli habitat e specie di interesse comunitario presenti nei SIC Promuovere una gestione forestale che favorisca l evoluzione naturale della vegetazione Salvaguardare le interconnessioni biologiche tra i SIC limitrofi valorizzando gli elementi di connettività ambientale introdurre misure e forme di vigilanza e manutenzione all interno dei SIC Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 92 di 243

93 Informare e orientare ad una corretta fruizione del sito in modo che sia compatibile con le esigenze di tutela degli habitat e delle specie di interesse comunitario Promuovere lo sviluppo di attività economiche ecocompatibili con gli obiettivi di conservazione dell area Adeguare gli strumenti di programmazione e pianificazione comunali alle esigenze di tutela degli habitat raggiungere una adeguata consapevolezza del valore ecologico dei siti e delle loro esigenze di conservazione da parte della popolazione locale promuovere attività economiche sostenibili ed eco-compatibili, anche nel territorio circostante i siti Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 93 di 243

94 Dalla verifica di coerenza effettuata risulta che non vi sono obiettivi del PFVP in contrasto con gli obiettivi dei piani e programmi adottati a livello regionale e provinciale e che laddove sia stata riscontrata una interferenza significativa questa è non solo di tipo sinergico (obiettivi complementari) ma anche diretto (obiettivi fortemente integrati). Per quanto riguarda l analisi di coerenza esterna verticale ed orizzontale con gli strumenti di pianificazione forestale (rispettivamente, Piano Forestale Regionale e Piano Attuativo di Forestazione anno 2010 della Provincia di Cosenza), sollecitata durante la fase di scoping, si evidenzia: la piena convergenza tra gli obiettivi del PFVP con alcuni obiettivi degli strumenti di pianificazione forestale, quali la conservazione e lo sviluppo della biodiversità negli ecosistemi forestali, la prevenzione e la lotta agli incendi boschivi, il monitoraggio degli aspetti fitopatologici, la realizzazione di filari e boschetti con funzione ecologica, faunistica e paesaggistica, la rinaturalizzazione dei boschi di origine artificiale la gestione dei boschi nelle aree protette e nelle aree del sistema Natura 2000; l assenza di correlazione significativa tra gli obiettivi del PFVP con alcuni obiettivi degli strumenti di pianificazione forestale, quali lo sviluppo del potenziale umano e sicurezza sui luoghi di lavoro; la necessità che la pianificazione degli interventi attuativi legati agli obiettivi degli strumenti di pianificazione forestale di potenziamento delle attività produttive forestali avvenga in sintonia con il PFVP, al fine di evitare l insorgere di incoerenze con l obiettivo generale di protezione della fauna selvatica. 6.2 Coerenza interna del piano La coerenza interna di un Piano o programma valuta da un lato la corrispondenza e la consequenzialità tra l analisi delle criticità, l individuazione degli obiettivi e delle relative strategie e gli interventi in grado di raggiungerli e dall altro la coerenza tra gli obiettivi del piano e gli obiettivi di sostenibilità, generici e specifici. La descrizione dettagliata dei sei obiettivi specifici del PFVP effettuata nel paragrafo 2.2 mostra già un elevata coerenza interna della pianificazione, ulteriormente rafforzata dall individuazione nel paragrafo 3.1 della Pianificazione Faunistica Preliminare - parte seconda del PFVP, di opportune azioni volte ad: attuare una politica di riequilibrio del territorio volta alla salvaguardia degli habitat ed al ripristino delle condizioni ottimali per la fauna; Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 94 di 243

95 mantenere il giusto equilibrio fra le diverse specie animali che vivono in un determinato territorio, in quanto queste sono legate da rapporti di competizione inter ed intraspecifica; mettere in atto tecniche di gestione affinché le singole specie animali selvatiche siano presenti sul territorio a livelli di densità compatibili con la loro conservazione nel tempo e in equilibrio con le altre componenti ambientali; salvaguardare, e se possibile ricostituire, il patrimonio genetico di talune specie, compromesso nella loro integrità a seguito di immissioni di soggetti provenienti da altri paesi o anche allevati secondo i criteri che sono propri di una zootecnia intensiva o comunque produttiva; incrementare gli interventi di miglioramento ambientale oltre quelli già messi in campo dalla Provincia di Cosenza, tra cui la realizzazione del progetto Recupero degli antichi sentieri dei cacciatori, in corso di attuazione, le cui idee progettuali sottendono le finalità di: - consolidare il rapporto fra cacciatore e territorio; - migliorare il rapporto fra cacciatori e agricoltori e fra cacciatore ed ambiente; - creare socializzazione tra persone che condividono lo stesso interesse. Ciò attraverso la riscoperta dei sentieri storicamente utilizzati dai cacciatori durante l attività venatoria; il ripristino ambientale ed il mantenimento di questi antichi sentieri per farne percorsi tipici, segnalati e descritti nella loro specificità ambientale, paesaggistica e naturalistica con opportuna cartellonistica; il recupero di vecchi immobili da destinare a rifugio diurno dei cacciatori per farne momento socializzante a tutti gli effetti. 6.3 Alternative In tale paragrafo si vuole stabilire se vi siano soluzioni alternative attuabili per perseguire gli obiettivi previsti nel Piano. A tal fine è da premettere che il presente piano, vista la percentuale di territorio già facente parte della quota destinata a protezione totale della fauna, risultante pari al 32,43% della SASP (che sale al 34,29% se si considerano anche le zone a divieto di caccia quali le superfici a rimboschimento, le superfici percorse dal fuoco e la porzione della fascia di rispetto del Valico di Monte Scuro non ricompresa nel Parco della Sila), quindi superiore al limite massimo del 30% previsto dalla Legge quadro nazionale n.157/92, impedisce di fatto di individuare nuove superfici a protezione totale quali per esempio oasi e zone di ripopolamento e cattura, oppure l istituzione di zone di protezione lungo le rotte di migrazione. Di conseguenza, il piano può unicamente porsi l obiettivo di mantenere in essere tale assetto territoriale, valorizzando al massimo gli interventi gestionali da attuarsi sul territorio degli Ambiti Territoriali di Caccia, costituiti e già operanti in ambito provinciale. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 95 di 243

96 Pertanto, considerata anche l elevata coerenza interna del Piano, si ritiene del tutto giustificata l assenza di alternative attuabili per perseguire gli obiettivi del Piano stesso e, vista la modesta significatività degli impatti potenzialmente negativi, si ritiene sufficiente concentrarsi sulle misure di mitigazione per annullare o compensare tali impatti sull integrità del sistema naturalisticoambientale. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 96 di 243

97 7 MISURE, CRITERI E INDIRIZZI PER LA MITIGAZIONE DEGLI EFFETTI ATTESI 7.1 Quadro delle criticità, degli indirizzi e dei criteri per annullare, ridurre, compensare gli eventuali impatti negativi I contenuti del presente paragrafo riprendono quelli presenti nel paragrafo 3.15 della Pianificazione Faunistica Preliminare, a loro volta frutto di un intensa collaborazione tra gli estensori del piano e quelli della VAS. Tale collaborazione, avvenuta a valle della consultazione preliminare, a testimonianza di una proficua interazione in itinere tra aspetti di pianificazione e valutazione degli impatti sull ambiente, ha condotto, da un lato, alla presenza nel Piano stesso della valutazione degli impatti e dell individuazione delle corrispondenti misure di mitigazione e, dall altro, ha fatto sì che, nell ambito del Rapporto Ambientale e dello Studio di Incidenza, non si ritenga necessario considerare ulteriori impatti né aggiungere ulteriori misure compensative o di mitigazione. L attività venatoria, per la sua natura di fruizione degli ambienti naturali e di prelievo a carico delle risorse faunistiche, può avere impatti, sia di tipo diretto che indiretto, sulle diverse specie selvatiche appartenenti o meno a quelle cacciabili. Di minore entità, se non nullo, può essere invece considerato l impatto dell attività venatoria sugli habitat naturali da cui dipende la sopravvivenza delle specie. Tali impatti non devono essere sempre qualificati in maniera negativa, visto che sia le attività venatorie che quelle gestionali, laddove programmate in maniera congrua rispetto agli obiettivi ed alle risorse disponibili, possono essere considerate non solo sostenibili ma addirittura riequilibratici di situazioni di degrado. È il caso, ad esempio, della efficace azione di controllo sulle popolazioni di cinghiale esercitato dall attività venatoria: di fatto la caccia oggi è il principale strumento di contenimento della specie ed immaginare una azione alternativa ugualmente efficace ed economica non appare possibile. Il ruolo esercitato sull ambiente dall attività venatoria e dalla gestione della fauna selvatica è duplice: se da un lato emerge l importanza degli interventi di tutela della fauna selvatica, dall altro occorre considerare anche le modificazioni sugli equilibri naturali provocate dalla caccia (pressione venatoria eccessiva, prelievi non commisurati, ecc.) oppure da azioni di gestione faunistica (ripopolamenti, attività di controllo, ecc.). Lo strumento del piano faunistico-venatorio, con la sua funzione progettuale e di indirizzo di gestione, deve poter consentire di evidenziare, controllare e ridurre i potenziali fattori di disturbo indotti dall attività venatoria, ma anche dalle stesse azioni di gestione previsti nel piano stesso. Il Piano Faunistico Venatorio Provinciale ha significative connessioni con la gestione e la conservazione dei siti della rete Natura 2000, come pure con i siti delle aree protette presenti nella provincia di Cosenza: parchi statali, parchi regionali, riserve statali, riserve regionali. Infatti varie Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 97 di 243

98 attività da esso previste hanno effetti diretti e indiretti su habitat e specie di interesse comunitario, anche in ambiti senza caccia, raggruppabili nelle seguenti categorie: perturbazioni temporanee (disturbo) che riducono/impediscono la fruibilità di aree ecologicamente significative per lo svolgimento del ciclo biologico di specie di interesse comunitario ed uccelli migratori; abbattimenti involontari di specie protette dovuti alla confusione con specie cacciabili; prelievo di specie di interesse comunitario; interventi sull ambiente (principalmente nelle zone umide); diffusione nell ambiente di materiali inquinanti (pallini di piombo e cartucce di plastica); rilascio di animali per ripopolamento che determinano effetti negativi su habitat, competizione con altre specie, diffusione di patologie, inquinamento genetico; eccessive densità di individui appartenenti a specie di interesse venatorio (es. Cinghiale) che hanno effetti negativi diretti e indiretti su habitat e specie di interesse comunitario. Nell ambito specifico del territorio provinciale devono essere prese in considerazione le diverse forme di attività venatoria e di gestione che incidono o possono incidere (negativamente), all interno o all esterno dei siti, sullo stato di conservazione degli habitat e delle specie per i quali sono stati istituiti i siti Natura 2000, nonché le altre aree protette. Nel paragrafo 3.15 della Pianificazione Faunistica Preliminare, sono stati delineati i punti cardine che rappresentano azioni considerevoli di mitigazione delle incidenze significative che le varie attività venatorie e gestionali del Piano possono causare: in caso di ferimento accidentale di specie protette previsione del loro recupero e riabilitazione presso il C.R.A.S.; impiego di cartucce atossiche nelle zone umide (laghi, stagni, paludi, acquitrini, lanche e lagune d'acqua dolce, salata, salmastra, nonchè nel raggio di 150 metri dalle rive più esterne) all interno delle ZPS; controllo del bracconaggio all interno dei siti Natura 2000 e di tutte le aree in divieto di caccia, garantendo specifici servizi di sorveglianza, volti anche a verificare il controllo della fruizione dei siti; creazione di una banca dati riguardo prelievi, immissioni, interventi di riqualificazione ambientale, ecc.; eventuale proposta di inasprimento delle sanzioni e delle pene per: - utilizzo di tecniche di caccia illegali (esplosivi, da automobili, ecc.) - caccia fuori stagione - caccia senza opportuna licenza - caccia a specie protette ed in particolare a quelle in pericolo di estinzione Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 98 di 243

99 per le attività di immissione di specie selvatiche all interno e/o in prossimità alle aree protette, obbligo di consultazione con l organismo di gestione competente dell area protetta; attuazione di campagne di sensibilizzazione e di educazione e formazione ambientale, da attuarsi anche in ambito scolastico, in riferimento alla rete Natura 2000, avvio del monitoraggio delle specie e degli habitat di interesse comunitario presenti nei siti della rete Natura 2000, per definire l aggiornamento dello stato di conservazione conseguito. Oltre all analisi degli impatti e alle corrispondenti misure di mitigazione e compensazione sopra descritte, di seguito si riportano alcune specifiche attività venatorie e/o gestionali del Piano, che presentano anch essi incidenze potenzialmente significative sui siti Natura 2000 e sulle altre aree protette: Caccia al Cinghiale in battuta e in braccata; Caccia agli uccelli acquatici da appostamento e caccia vagante agli uccelli acquatici; Controllo della densità di cinghiali in aree vietate alla caccia; Controllo della densità di volpi attraverso interventi sulle tane in periodo riproduttivo; Controllo della densità di corvidi attraverso la cattura con trappole di cattura; Ripopolamento e immissione di fagiani, lepri e di anatidi; Presenza di cani e gatti vaganti. Per ognuna delle suddette attività sono state definite e valutate le misure di mitigazione o compensazione delle incidenze che possono pregiudicare l integrità dei siti Natura 2000 e delle altre aree protette. Sono inoltre illustrati gli indicatori utilizzabili per monitorarne l efficacia. CACCIA AL CINGHIALE IN BATTUTA E IN BRACCATA Significatività dell incidenza Incidenza molto significativa in particolare nelle aree dove è presente il Lupo a causa del disturbo e del rischio di abbattimenti involontari, specialmente nei siti all interno delle aree in cui vi sono branchi che si riproducono Siti Natura 2000 interessati Tutti i siti Natura 2000 ed una fascia perimetrale di metri. Misure di mitigazione e di compensazione da attuare È necessario privilegiare le forme di caccia a basso impatto quali quella di selezione e la girata riducendo il numero di cani impiegati per la braccata. Nell ambito della regolamentazione dell esercizio della caccia in braccata dovrà essere fissato il numero massimo di cani da impiegare. Valutazione misure di mitigazione e di compensazione e indicatori proposti La misura mitiga ma non annulla l incidenza. La forte domanda di questo tipo di caccia sconsiglia di attuare misure e di mitigazione o di compensazione più restrittive che rischierebbero di determinare un conflitto (perdente per il Lupo) tra esigenze di conservazione e esigenze dei cacciatori che esercitano la caccia a questa specie Indicatori proposti: Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 99 di 243

100 - valutazione della presenza-consistenza del Lupo e analisi del successo riproduttivo dei branchi di Lupo presenti. CACCIA AGLI UCCELLI ACQUATICI DA APPOSTAMENTO Significatività dell incidenza Incidenza altamente significativa per gli uccelli acquatici migratori e svernanti e in particolare per le specie di interesse comunitario quando la caccia è praticata per più di un giorno alla settimana. Incidenza altamente significativa per numerose specie (anche di interesse comunitario) di uccelli acquatici migratori e svernanti a causa dei rischi di avvelenamento da piombo è la dispersione di pallini nelle zone umide l causata dall uso di pallini di piombo nelle munizioni per la caccia. Siti Natura 2000 interessati Tutti i siti Natura 2000 ed una fascia perimetrale di metri. Tutti i siti Natura 2000 ed una fascia perimetrale di metri. Misure di mitigazione e di compensazione da attuare Consentire la caccia in ogni zona umida, compresi gli appostamenti fissi contigui alle ZPS, o per un numero determinato di giornate all anno. Introduzione di forme di regolamentazione della densità degli appostamenti e divieto di apprestamento degli appostamenti temporanei i all interno e nel raggio di 150 metri dalle zone umide. Dalla stagione venatoria i pallini delle cartucce usate per la caccia in zone umide all interno di ZPS dovranno essere costituiti da materiali non tossici per l avifauna. Valutazione misure di mitigazione e di compensazione e indicatori proposti Le misure dovrebbero mitigare efficacemente le incidenze anche se al momento mancano le informazioni che permettono di valutare precisamente a priori la loro efficacia. L efficacia delle misure può essere valutata attraverso censimenti dell avifauna acquatica in aree campione in gennaio e possibilmente anche in periodi (ottobre, novembre, dicembre). La misura permette di annullare le possibilità di incidenza. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 100 di 243

101 ATTIVITA DI CONTROLLO DELLA DENSITÀ DI CINGHIALI ED ALTRI UNGULATI IN AREE VIETATE ALLA CACCIA Significatività dell incidenza Incidenza significativa per il Lupo e per l insediamento qualora il controllo venga effettuato con forme di caccia collettiva al Cinghiale (braccata). Siti Natura 2000 interessati Tutti i siti Natura 2000 ed una fascia perimetrale di metri. Misure di mitigazione e di compensazione da attuare Interdizione della forma di caccia in battuta e in braccata come forma di controllo. Riduzione delle densità con trappole e metodi selettivi sia durante la stagione venatoria sia al di fuori. Valutazione misure di mitigazione e di compensazione e indicatori proposti Le misure permettono di annullare le possibilità di incidenza procedendo allo stesso tempo al controllo del Cinghiale. Indicatori proposti: - presenza-consistenza del Lupo - successo riproduttivo dei branchi di Lupo presenti - presenza e consistenza delle popolazioni delle specie animali soggette a predazione da parte del Cinghiale - stato di conservazione degli habitat di interesse comunitario minacciati dall eccessiva densità di cinghiali. CONTROLLO DELLA DENSITÀ DI VOLPI ATTRAVERSO INTERVENTI SULLE TANE IN PERIODO RIPRODUTTIVO Significatività dell incidenza Incidenza per l avifauna in insediamento e nidificante, in particolare nelle zone umide e nei siti di nidificazione di rapaci rupicoli Siti Natura 2000 interessati Tutti i siti Natura 2000 ed una fascia perimetrale di metri. Misure di mitigazione e di compensazione da attuare Esclusione degli interventi sulle tane nelle zone umide e nei siti di nidificazione dei rapaci; ogni intervento sulle tane dovrebbe essere autorizzato dalla Provincia, nella qualità di Ente Gestore dei siti, previa verifica dell assenza di possibili impatti negativi sull avifauna nidificante. Valutazione misure di mitigazione e di compensazione e indicatori proposti Le misure permettono di ridurre le possibilità di incidenza Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 101 di 243

102 CONTROLLO DELLA DENSITÀ DI CORVIDI ATTRAVERSO LA CATTURA MEDIANTE TRAPPOLE Significatività dell incidenza Incidenza per Pellegrino, Lanario e Astore a causa dei rischi di legati alle operazioni di trappolaggio. Siti Natura 2000 interessati Tutti i siti Natura 2000 ed una fascia perimetrale di metri. Misure di mitigazione e di compensazione da attuare Svolgimento attività di controllo solo per ridurre l impatto su colture e dove si privilegia la produzione naturale di selvaggina allo stato naturale evitandola dove non vi è questa esigenza, in particolare nelle zone umide e nei siti di nidificazione dei rapaci Sperimentazione di trappole che riducano la possibilità di catture dei rapaci. Valutazione misure di mitigazione e di compensazione e indicatori proposti Le misure permettono di ridurre le possibilità di incidenza RIPOPOLAMENTO E IMMISSIONE DI FAGIANI, LEPRI E DI ANATIDI Significatività dell incidenza Incidenza altamente significativa per le popolazioni di lepre italica e Anseriformi e Caradriformi migratori, svernanti e nidificanti a causa dei rischi sanitari e della competizione alimentare. Siti Natura 2000 interessati Tutti i siti Natura 2000 ed una fascia perimetrale di metri. Misure di mitigazione e di compensazione da attuare Vietare allevamento e introduzione in libertà di lepri europee e Anseriformi nelle zone umide, negli istituti a gestione privata e negli appostamenti fissi. Valutazione misure di mitigazione e di compensazione e indicatori proposti La misura permette di annullare le possibilità di incidenza Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 102 di 243

103 PRESENZA DI CANI E GATTI VAGANTI Significatività dell incidenza La presenza di cani vaganti può essere definita come un incidenza altamente significativa in tutto il territorio provinciale. L incidenza determinata dalla predazione di specie di interesse comunitario da parte di gatti vaganti è un fenomeno occasionale. Siti Natura 2000 interessati Tutti i siti Natura 2000 ed una fascia perimetrale di metri. Misure di mitigazione e di compensazione da attuare Campagne di sensibilizzazione, con intensificazione delle attività di controllo (cattura dei cani e dei gatti vaganti, sanzioni ai proprietari e controlli sulla registrazione dei cani, mantenimento in canili e gattili dei cani e dei gatti senza proprietario o con proprietario non rintracciabile, incentivi e facilitazioni per la sterilizzazione dei gatti) Valutazione misure di mitigazione e di compensazione e indicatori proposti Le misure mitigano ma non annullano le possibilità di incidenza. Indicatori proposti: - monitoraggio della presenza di cani e gatti vaganti sul territorio e valutazione della consistenza della popolazione di Lupo per l impatto che la presenza di cani vaganti può avere su questo selvatico. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 103 di 243

104 8 IL MONITORAGGIO 8.1 Modalità e periodicità del monitoraggio Il monitoraggio ambientale del PFVP, in attuazione di quanto previsto dall art.10 della direttiva 42/2001/CE e dall art. 28 del R.R. 3/2008, serve a controllare gli effetti ambientali significativi derivanti dall'attuazione del piano stesso al fine, tra l'altro, di individuare tempestivamente gli effetti negativi imprevisti e essere in grado di adottare le misure correttive opportune. Pertanto gli obiettivi del Piano di monitoraggio sono: 1. verifica ambientale dell attuazione del programma, condotta rispetto sia alle modifiche dello stato dell ambiente (indicatori di contesto) che all efficienza ed all efficacia degli interventi del Programma (indicatori di performance); 2. verifica del grado di conseguimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale individuati nel Rapporto Ambientale; 3. individuazione tempestiva degli effetti ambientali imprevisti; 4. adozione di opportune misure correttive in grado di fornire indicazioni per una eventuale rimodulazione dei contenuti e degli interventi previsti nel piano; 5. informazione delle autorità con competenza ambientale e del pubblico sui risultati periodici del monitoraggio e del programma attraverso l attività di reporting (art.9, comma 1 lett.c) della direttiva). Il Piano di monitoraggio deve necessariamente integrarsi nel sistema di monitoraggio complessivo del PFVP, evitando sovrapposizioni tra strumenti analoghi, al fine di ottimizzare le diverse risorse coinvolte ed assicurare una maggiore efficienza dell intero processo. In tal senso si esprime anche la direttiva 42/2001/CE che, al fine di evitare una duplicazione del monitoraggio, richiede di utilizzare i meccanismi di controllo esistenti. Considerata l assenza, allo stato attuale, di un sistema di monitoraggio per il PFVP stesso, il rapporto ambientale non può che stabilire solo le linee fondamentali dell organizzazione del sistema di monitoraggio ambientale che sarà definito contestualmente alla definizione del sistema di monitoraggio complessivo del Piano. Le azioni del Piano di monitoraggio comprenderanno: eventuale adeguamento del set di indicatori ambientali definito nel presente Rapporto ambientale popolamento del set di indicatori ambientali temporizzazione delle attività di monitoraggio produzione di report semestrali e di una relazione finale annuale analisi, valutazione ed eventuale rimodulazione del PFVP Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 104 di 243

105 attività di informazione e reporting. Il Piano di monitoraggio ambientale utilizzerà il set di indicatori definito nel presente Rapporto ambientale e schematicamente illustrato nei paragrafi seguenti. Tutte le fasi del monitoraggio saranno effettuate di concerto con l ARPACal, soprattutto per quanto riguarda le attività legate al popolamento degli indicatori Definizione degli indicatori necessari alla valutazione degli impatti In questo paragrafo sono descritti gli indicatori relativi al contesto ambientale di riferimento idonei per la misurazione degli effetti derivanti dalle azioni del piano, individuati per ciascuna delle componenti/tematiche ambientali riportate nella tabella 8.1. I metadati degli indicatori sono strutturati per ciascun indicatore secondo gli schemi illustrati nelle tabelle 8.2 e 8.3. Codice componente/tematica ambientale Componente/tematica ambientale C.1 Acqua C.2 Beni culturali, archeologici, architettonici, paesaggio C.3 Cambiamenti climatici C.4 Energia C.5 Flora, fauna e biodiversità C.6 Inquinamento atmosferico C.7 Popolazione e salute C.8 Rifiuti C.9 Rumore C.10 Suolo, sottosuolo, rischio Tabella 8.1 Componenti/Tematiche ambientali Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 105 di 243

106 Codice componente/tematica ambientale Componente/tematica Codice indicatore Nome Indicatore Descrizione indicatore Unità di misura Codifica DPSIR Qualità informazione (1) Copertura Spaziale (2) Copertura temporale (3) Periodicità dell'aggiornamento Target fissato dalla normativa Stato (4) Trend (4) Fonte dati per il popolamento degli indicatori Figure e tabelle di rappresentazione Note (1) (2) (3) (4) si veda la tabella successiva 8.3 Indica il livello di copertura geografica dei dati raccolti per popolare l indicatore. C = comunale, C x/155 = comunale ma con soli x comuni su un totale di 155, P = provinciale. Indica il periodo di riferimento della serie storica disponibile e/o dei dati riportati nelle tabelle allegate all indicatore. In questo campo viene fornita una sintetica valutazione dell andamento del fenomeno e del raggiungimento degli obiettivi fissati dalla normativa desumibile dai valori dell indicatore, in base allo schema seguente: Stato e trend positivi. Il trend dell indicatore mostra che ragionevolmente gli obiettivi saranno conseguiti Stato stazionario. Il trend dell indicatore è nella direzione dell obiettivo ma non sufficiente a farlo conseguire nei tempi fissati Stato e trend negativi. Il trend dell'indicatore mostra che gli obiettivi non saranno raggiunti In assenza di obiettivi fissati dalla normativa, viene espresso un giudizio basato sull esperienza personale, sulla conoscenza del fenomeno in oggetto e utilizzando valori (obiettivo) di riferimento, attraverso la consultazione della letteratura o di esperti della materia. - non è significativa l attribuzione di un valore di trend (esempio nel caso degli indicatori relativi al rischio naturale in quanto trattandosi di fenomeni naturali sull origine dei quali non esiste alcun controllo da parte dell uomo) o quando non erano disponibili sufficienti informazioni per valutare il fenomeno. Tabella 8.2 Schema metadati e relative note esplicative Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 106 di 243

107 Codice indicatore Nome Indicatore Rilevanza (1) Accuratezza (2) Comparabilità nel tempo (3) Comparabilità nello spazio (4) Somma valori (5) Qualità (6) (1) Giudizio soggettivo in merito all'aderenza dell indicatore rispetto alla domanda di informazione relativa alle problematiche ambientali: Criterio Punteggio Rilevanza Elevata 1 Rilevanza Media 2 Rilevanza Bassa 3 (2) Giudizio soggettivo complessivo in merito a elementi quali: comparabilità dei dati, affidabilità delle fonti dei dati, copertura dell indicatore, validazione dei dati: Criterio Punteggio Accuratezza Elevata 1 Accuratezza Media 2 Accuratezza Bassa 3 (3) Completezza della serie nel tempo, consistenza e omogeneità della metodologia nel tempo: Criterio Punteggio Comparabilità temporale <= 1 anno 3 2 anni =< Comparabilità temporale <= 5anni 2 Comparabilità temporale > 5 anni 1 (4) Numero di comuni rappresentati, uso da parte di questi di metodologie uguali o simili unitamente all affidabilità all interno del comune stesso: Criterio Punteggio Comparabilità spaziale < 40% 3 40% =< Comparabilità spaziale <= 70% 2 Comparabilità spaziale > 70% 1 (5) Somma dei punteggi dei singoli parametri di qualità. N/A (non applicabile se almeno uno dei parametri non ha punteggio) (6) Il risultato derivato dalla somma con uguali pesi dei punteggi attribuiti a rilevanza, accuratezza, comparabilità nel tempo e nello spazio definisce la qualità dell informazione secondo la seguente scala di valori: Qualità dell'informazione Punteggio Somma valori Alta *** da 4 a 6 Media ** da 7 a 9 Bassa * da 10 a 12 Non Disponibile N/D N/A Tabella 8.3 Schema metadati relativi alla qualità dell informazione e relative note esplicative Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 107 di 243

108 8.2.1 Gli indicatori per la componente ambientale Acqua Nella tabella 8.4 è riportato l unico indicatore identificato per la componente ambientale Acqua. Variazione annuale dell I.B.E. per i corsi d acqua monitorati Tabella 8.4 Indicatori della componente ambientale Acqua Gli indicatori per la tematica ambientale Beni culturali, archeologici, architettonici, paesaggio Nella tabella 8.5 è riportato l unico indicatore identificato per la componente ambientale Beni culturali, archeologici, architettonici, paesaggio, che è strettamente connesso agli interventi di miglioramento ambientale citati nel PFVP. Numero di interventi a tutela dell identità del Paesaggio/anno Tabella 8.5 Indicatore della componente ambientale Beni culturali, archeologici, architettonici, paesaggio Gli indicatori per la tematica ambientale Cambiamenti climatici Nella tabella 8.6 è riportato l unico indicatore identificato per la tematica ambientale Cambiamenti climatici. Estensione aree IQC Tabella 8.6 Indicatore della componente tematica Cambiamenti climatici Gli indicatori per la tematica ambientale Energia Nella tabella 8.7 sono riportati gli indicatori identificati per la tematica ambientale Energia. N di impianti eolici presenti sul territorio provinciale/anno N di parchi solari presenti sul territorio provinciale/anno N di studi effettuati, mirati a valutare l eventuale insorgenza o permanenza di impatti/incidenze negativi causati sulle attività dell avifauna dagli impianti eolici Tabella 8.7 Indicatori della tematica ambientale Energia Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 108 di 243

109 8.2.5 Gli indicatori per la componente/tematica ambientale Flora, fauna e biodiversità Nella tabella 8.8 è riportato l elenco di indicatori identificati per la tematica ambientale Flora, fauna e biodiversità. % superficie protetta su superficie totale provinciale Siti Natura 2000 (numero) Siti Natura 2000 (estensione) Superficie boscata su superficie totale N di violazioni accertate di attività venatorie in aree a protezione totale/anno N di violazioni accertate di attività venatorie/anno Perdita di aree di habitat all interno della SASP Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie all interno della SASP Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette all interno della SASP Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie all interno della SASP Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette all interno della SASP Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie all interno della SASP Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette all interno della SASP Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Tabella 8.8 Indicatori della tematica ambientale Flora, fauna e biodiversità Gli indicatori per la tematica ambientale Inquinamento atmosferico Nella tabella 8.9 è riportato l unico indicatore identificato per la tematica ambientale Inquinamento atmosferico. Superficie boscata su superficie totale Tabella 8.9 Indicatore della tematica ambientale Inquinamento atmosferico Gli indicatori per la tematica ambientale Popolazione e salute Nella tabella 8.10 è riportato l elenco di indicatori identificati per la tematica ambientale Popolazione e salute. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 109 di 243

110 N tesserini/popolazione residente Danni prodotti dalla fauna selvatica/anno N. infrazioni/n. cacciatori Tabella 8.10 Indicatori della tematica ambientale Popolazione e salute Gli indicatori per la tematica ambientale Rifiuti Nella tabella 8.11 è riportato l unico indicatore identificato per la tematica ambientale Rifiuti. Numero di violazioni per abbandono di bossoli delle cartucce/anno Tabella 8.11 Indicatori della tematica ambientale Rifiuti Gli indicatori per la tematica ambientale Rumore Nella tabella 8.12 è riportato l unico indicatore identificato per la tematica ambientale Rumore. Numero di violazioni per caccia fuori dagli orari consentiti/anno Tabella 8.12 Indicatori della tematica ambientale Rumore Gli indicatori per la componente/tematica ambientale Suolo, sottosuolo, rischio Nella tabella 8.13 è riportato l elenco degli indicatori identificati per la componente/tematica ambientale Suolo, sottosuolo, rischio. Rispetto agli indicatori proposti nella fase di scoping sono stati eliminati gli indicatori Estensione aree ESAs e Estensione aree a rischio erosione dei suoli, in quanto ritenuti incorrelati con le attività del Piano, mentre è stato aggiunto l indicatore Superfici a rimboschimento, essendo queste ultime sottoposte a divieto temporaneo di caccia. Uso del suolo (estensione %) Superficie percorsa da incendi boschivi Superfici a rimboschimento Tabella 8.13 Indicatori della componente/tematica ambientale Suolo, sottosuolo, rischio 8.3 La mappa della meta-informazione Nelle tabelle 8.14 e 8.15 seguenti é illustrata la mappa della meta-informazione e sono forniti dettagli sulla qualità dell informazione. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 110 di 243

111 Codice compon ente/te matica ambient ale Componente / tematica Codice indicatore Nome Indicatore Descrizione indicatore Unità di misura Codifica DPSIR Qualità informazione (1) Copertura Spaziale (2) Copertura temporale (3) Periodicità dell'aggiorna mento Target fissato dalla normativa Stato (4) Trend (4) Fonte dati per il popolamento degli indicatori Modalità di rilevazione degli indicatori C.1 Acqua I.C1.1 C.2 C.3 Beni culturali, archeologici, architettonic, paesaggio Cambiament i climatici C.4 Energia C.5 Flora, fauna e biodiversità I.C2.1 I.C3.1 I.C4.1 I.C4.2 I.C4.3 I.C5.1 I.C5.2a I.C5.2b Variazione annuale dell I.B.E. per i corsi d acqua monitorati Numero di interventi a tutela dell identità del Paesaggio/anno Estensione aree IQC N di impianti eolici presenti sul territorio provinciale N di parchi solari presenti sul territorio provinciale N di studi effettuati, mirati a valutare l eventuale insorgenza o permanenza di impatti/incidenze negativi causati sulle attività dell avifauna dagli impianti eolici % superficie protetta su superficie totale provinciale Siti Natura 2000 (numero) Siti Natura 2000 (estensione) I.B.E. per corso d'acqua monitorato nell'anno Numero di interventi a tutela dell identità del Paesaggio/anno Estensione delle aree appartenenti alle diverse classi dell' IQC (Indice di Qualità Climatica) N di impianti eolici presenti sul territorio provinciale N di parchi solari presenti sul territorio provinciale N di studi effettuati, mirati a valutare l eventuale insorgenza o permanenza di impatti/incidenze negativi causati sulle attività dell avifauna dagli impianti eolici % superficie protetta su superficie totale provinciale Siti Natura 2000 (numero) Siti Natura 2000 (estensione) S/R N/D P annuale Arpacal S N/D C annuale Kmq S N/D C P N/D C annuale P N/D C annuale P N/D P annuale % S/R N/D C S/R N/D C Kmq S/R N/D C Rapporto Ambientale VAS PSR pag. 4 - fonte ARPACAL Piano sviluppo rurale; PIS Rete Ecologica, Piani gestione Natura 2000 Piano sviluppo rurale; PIS Rete Ecologica, Piani gestione Natura 2000 Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 111 di 243

112 I.C5.3 I.C5.4 I.C5.5 I.C5.6 I.C5.7 I.C5.8 I.C5.9 I.C5.10 I.C5.11 I.C5.12 I.C5.13 Superficie boscata su superficie totale Numeri di tesserini/anno N di violazioni accertate di attività venatorie in aree a protezione totale/anno N di violazioni accertate nel settore caccia/anno Perdita di aree di habitat all interno della SASP Perdita di superfici di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie all interno dell'area SASP Perturbazione delle specie all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette all interno della SASP Perturbazione delle specie protette all interno dei Siti Natura 2000 Densità delle specie nell area SASP Superficie boscata su superficie totale Numeri di tesserini/anno N di infrazioni venatorie accertate in aree a protezione totale/anno N di infrazioni venatorie accertate/anno superfici habitat interessato/area SASP superfici habitat interessato/area sito N di infrazioni accertate/numero specie presenti nella SASP N di infrazioni accertate/numero specie presenti nel sito N di infrazioni accertate/numero specie protette presenti nella SASP N di infrazioni accertate/numero specie protette presenti nel sito Numero specie/ area SASP % S/R N/D C P N/D C annuale P N/D C annuale P N/D C annuale % S/R N/D C % S/R N/D C S/R N/D C S/R N/D C S/R N/D C S/R N/D C S/R N/D Piano sviluppo rurale; PIS Rete Ecologica, Piani gestione Natura 2000, CLC 2000 PFVP - Osservatorio Provinciale PFVP - Osservatorio Provinciale PFVP - Osservatorio Provinciale PFVP - Osservatorio Provinciale, Piani Gestione Natura 2000 PFVP - Osservatorio Provinciale, Piani Gestione Natura 2000 PFVP - Osservatorio Provinciale, Piani Gestione Natura 2000 PFVP - Osservatorio Provinciale, Piani Gestione Natura 2000 Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 112 di 243

113 C.6 C.7 Inquinament o atmosferico Popolazione e salute I.C5.14 I.C5.15 I.C5.16 I.C5.17 I.C5.18 I.C5.19 I.C5.20 I.C6.1 I.C6.2 I.C7.1 I.C7.2 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nell area SASP Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nell area SASP Frammentazione delle specie nei Siti Natura Frammentazione delle specie protette nell area SASP Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 N. centraline monitoraggio in zona SASP Superficie boscata su superficie totale N tesserini/popolazione residente Danni prodotti dalla fauna selvatica/anno Numero specie/area Sito Natura Numero specie protette/ area SASP Numero specie protette/area Sito Natura N individui di ogni specie/area SASP N individui di ogni specie/area Sito Natura N individui di ogni specie protetta/area Sito Natura N individui di ogni specie protetta/area Sito Natura N. centraline monitoraggio in zona SASP Superficie boscata su superficie totale N tesserini/popolazion e residente N danni prodotti dalla fauna selvatica/anno S/R N/D S/R N/D S/R N/D S/R N/D S/R N/D S/R N/D S/R N/D PFVP - Osservatorio Provinciale, Piani Gestione Natura 2000 PFVP - Osservatorio Provinciale, Piani Gestione Natura 2000 PFVP - Osservatorio Provinciale, Piani Gestione Natura 2000 PFVP - Osservatorio Provinciale, Piani Gestione Natura 2000 PFVP - Osservatorio Provinciale, Piani Gestione Natura 2000 PFVP - Osservatorio Provinciale, Piani Gestione Natura 2000 PFVP - Osservatorio Provinciale, Piani Gestione Natura 2000 N R N/D C ARPACAL % S/R N/D C % S N/D C annuale ISTAT N/D C annuale Piano sviluppo rurale; PIS Rete Ecologica, Piani gestione Natura 2000, CLC 2000 PFVP - Osservatorio Provinciale Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 113 di 243

114 I.C7.3 C.8 Rifiuti I.C8.1 C.9 Rumore I.C9.1 C.10 Suolo, sottosuolo, rischio I.C10.1 I.C10.2 I.C10.3 N. infrazioni/n. cacciatori Numero di violazioni per abbandono di bossoli delle cartucce/anno Numero di violazioni per caccia fuori dagli orari consentiti/anno Uso del suolo (estensione e %) Superficie percorsa da incendi boschivi Superfici a rimboschimento N infrazioni accertate/n cacciatori totali Numero di violazioni per abbandono di bossoli delle cartucce/anno Numero di violazioni per caccia fuori dagli orari consentiti/anno Uso del suolo (estensione e %) Superficie percorsa da incendi boschivi Estensione delle superfici adibite a rimboschimento Kmq, % N/D C annuale P N/D C annuale P N/D C annuale S N/D C ha S N/D C annuale ha S N/D C PFVP - Osservatorio Provinciale PFVP - Osservatorio Provinciale PFVP - Osservatorio Provinciale PAI, CLC 2000, SIPITEC (da confermare) Dossier incendi e legalità - luglio 2006 (CFS e Legambiente) ARSSA, Consorzi di Bonifica, Dip. Forestazione Reg. Calabria Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 114 di 243

115 (1) Qualità informazione vedi tabella 2 "Qualità dell'informazione" (2) Copertura spaziale Indica il livello di copertura geografica dei dati per popolare l indicatore. C = comunale (3) Copertura temporale Indica il periodo di riferimento della serie storica disponibile e/o dei dati riportati nelle tabelle allegate all indicatore (4) Stato e trend (4) In questo campo viene fornita una sintetica valutazione dell andamento del fenomeno e del raggiungimento degli obiettivi fissati dalla normativa desumibile dai valori dell indicatore. - Stato e trend positivi. Il trend dell indicatore mostra che ragionevolmente gli obiettivi saranno conseguiti Stato stazionario. Il trend dell indicatore è nella direzione dell obiettivo ma non sufficiente a farlo conseguire nei tempi fissati Stato e trend negativi. Il trend dell'indicatore mostra che gli obiettivi non saranno raggiunti non è significativa l attribuzione di un valore di trend (esempio nel caso degli indicatori relativi al rischio naturale in quanto trattandosi di fenomeni naturali sull origine dei quali non esiste alcun controllo da parte dell uomo) o quando non erano disponibili sufficienti informazioni per valutare il fenomeno. Tabella 8.14 Mappa della meta-informazione In assenza di obiettivi fissati dalla normativa, viene espresso un giudizio basato sull esperienza personale, sulla conoscenza del fenomeno in oggetto e utilizzando valori (obiettivo) di riferimento, attraverso la consultazione della letteratura o di esperti della materia. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 115 di 243

116 Codice indicatore Nome Indicatore Rilevanza (1) Accuratezza (2) Comparabilità nel tempo (3) Comparabilità nello spazio (4) Somma valori (5) Qualità (6) I.C1.1 Variazione annuale dell I.B.E. per i corsi d acqua monitorati 1 n/a N/D I.C2.1 Numero di interventi a tutela dell identità del Pesaggio/anno 1 n/a N/D I.C3.1 Estensione aree IQC 2 n/a N/D I.C4.1 N di impianti eolici presenti sul territorio provinciale 1 n/a N/D I.C4.2 N di parchi solari presenti sul territorio provinciale 1 n/a N/D I.C4.3 N di studi effettuati, mirati a valutare l eventuale insorgenza o permanenza di impatti/incidenze negativi causati sulle attività dell avifauna dagli impianti eolici 1 n/a N/D I.C5.1 % superficie protetta su superficie totale provinciale 1 n/a N/D I.C5.2a Siti Natura 2000 (numero) n/a N/D I.C5.2b Siti Natura 2000 (estensione) n/a N/D I.C5.3 Superficie boscata su superficie totale 1 n/a N/D I.C5.4 Numeri di tesserini/anno 1 n/a N/D I.C5.5 N di violazioni accertate di attività venatorie in aree a protezione totale/anno 1 n/a N/D I.C5.6 N di violazioni accertate nel settore caccia/anno 1 n/a N/D I.C5.7 Perdita di aree di habitat all interno della SASP 1 n/a N/D I.C5.8 Perdita di superfici di habitat all interno dei Siti Natura n/a N/D I.C5.9 Perturbazione delle specie all interno dell'area SASP 1 n/a N/D I.C5.10 Perturbazione delle specie all interno dei Siti Natura n/a N/D I.C5.11 Perturbazione delle specie protette all interno della SASP 1 n/a N/D I.C5.12 Perturbazione delle specie protette all interno dei Siti Natura n/a N/D I.C5.13 Densità delle specie nell area SASP 1 n/a N/D I.C5.14 Densità delle specie nei Siti Natura n/a N/D I.C5.15 Densità delle specie protette nell area SASP 1 n/a N/D I.C5.16 Densità delle specie protette nei Siti Natura n/a N/D I.C5.17 La frammentazione delle specie nell area SASP 1 n/a N/D I.C5.18 La frammentazione delle specie nei Siti Natura 1 n/a N/D I.C5.19 La frammentazione delle specie protette nell area SASP 1 n/a N/D I.C5.20 La frammentazione delle specie protette nei Siti Natura n/a N/D I.C6.1 N. centraline monitoraggio in zona SASP 1 n/a N/D I.C6.2 Superficie boscata su superficie totale 1 n/a N/D I.C7.1 N tesserini/popolazione residente 1 n/a N/D I.C7.2 Danni prodotti dalla fauna selvatica/anno 1 n/a N/D I.C7.3 N. infrazioni/n. cacciatori 1 I.C8.1 I.C9.1 Numero di violazioni per abbandono di bossoli delle cartucce/anno Numero di violazioni per caccia fuori dagli orari consentiti/anno 1 n/a N/D 1 n/a N/D I.C10.1 Uso del suolo (estensione e %) 1 n/a N/D I.C10.2 Superficie percorsa da incendi boschivi 1 n/a N/D I.C10.3 Superfici a rimboschimento 1 n/a N/D Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 116 di 243

117 (1) Rilevanza (2) Accuratezza Giudizio soggettivo in merito all'aderenza dell indicatore rispetto alla domanda di informazione relativa alle problematiche ambientali Giudizio soggettivo complessivo in merito a elementi quali: comparabilità dei dati, affidabilità delle fonti dei dati, copertura dell indicatore, validazione dei dati Criterio Punteggio Criterio Punteggio Elevata 1 Elevata 1 Media 2 Media 2 Bassa 3 Bassa 3 (3) Comparabilità nel tempo (4) Comparabilità nello spazio numero di comuni rappresentati, uso da parte di completezza della serie nel tempo, consistenza e questi di metodologie uguali o simili unitamente omogeneità della metodologia nel tempo all affidabilità all interno del comune stesso Criterio Punteggio Criterio Punteggio Comparabilità temporale <= 1 anno 3 Comparabilità spaziale < 40% 3 2 anni =< Comparabilità temporale <= 40% =< Comparabilità spaziale <= 2 2 5anni 70% Comparabilità temporale > 5 anni 1 Comparabilità spaziale > 70% 1 (5) Somma valori Somma dei punteggi dei singoli parametri di qualità. N/A (non applicabile se almeno uno dei parametri non ha punteggio) (6) Qualità Il risultato derivato dalla somma con uguali pesi dei punteggi attribuiti a rilevanza, accuratezza, comparabilità nel tempo e nello spazio definisce la qualità dell informaz. secondo la seguente scala di valori Qualità dell'informazione Punteggio Somma valori Alta *** da 4 a 6 Media ** da 7 a 9 Bassa * da 10 a 12 Tabella 8.15 Qualità dell informazione Non Disponibile N/D N/A 8.4 Risorse per la realizzazione del monitoraggio e soggetto preposto alla redazione dei report periodici Il Settore Caccia della Provincia di Cosenza e l Osservatorio Faunistico Provinciale, avvalendosi eventualmente anche del supporto di consulenti esterni, sovrintenderanno all attuazione del piano di monitoraggio e alla redazione dei report periodici, di concerto con l ARPACal. Maggio 2010 Rapporto Ambientale pag. 117 di 243

118 PIANO FAUNISTICO VENATORIO PROVINCIALE (PFVP) DELLA PROVINCIA DI COSENZA RAPPORTO AMBIENTALE Allegato 1 - STUDIO DI INCIDENZA Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 118 di 243

119 1 INTRODUZIONE La procedura della Valutazione di Incidenza fornisce informazioni utili a individuare e valutare i principali effetti che il PFVP della Provincia di Cosenza può avere sui siti Natura 2000, tenuto conto degli obiettivi di conservazione dei medesimi. La procedura di Valutazione di Incidenza è quella definita dal Regolamento Regionale n. 16 del 6 novembre 2009 approvato con DGR n. 749 del 4 novembre 2009 pubblicato sul BURC n. 22 del In particolare, i contenuti del presente Studio di Incidenza sono quelli di cui all Allegato A del predetto Regolamento. 2 Il PFVP della Provincia di Cosenza La struttura del PFVP della Provincia di Cosenza è articolata in quattro parti: parte prima Disposizioni Generali parte seconda Quadro Conoscitivo parte terza Pianificazione Faunistica parte quarta Esiti Scoping. Gli obiettivi della pianificazione sono riferibili a: individuazione dei comprensori omogenei; realizzazione di carte di vocazione agro-forestale potenziale; valutazione della eventuale vulnerabilità delle specie presenti all interno dei siti Natura 2000, derivante dalle attività faunistico-venatorie; pianificazione degli interventi di miglioramento ambientale; pianificazione delle immissioni di fauna selvatica; istituzione e operatività dell osservatorio faunistico-venatorio provinciale. Il Quadro Conoscitivo di cui sopra dettaglia il territorio della provincia di Cosenza ed in particolare i siti della rete Natura 2000 in esso presenti; come pure la Pianificazione Faunistica tiene conto delle peculiarità dei siti della rete Natura 2000 con la previsione che SIC, SIN e SIR sono considerati a divieto di attività venatoria mentre per le ZPS l attività venatoria è pianificata nel rispetto e con riferimento al D.M. 17 ottobre 2007 n La Rete Natura 2000 della Calabria La direttiva "Habitat" stabilisce che, per i siti "Natura 2000", gli Stati Membri e, quindi, le Regioni, stabiliscano le misure di conservazione necessarie che implicano all'occorrenza l'adozione di Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 119 di 243

120 appropriati piani di gestione, specifici o integrati ad altri piani di sviluppo, conformi alle esigenze ecologiche dei tipi di habitat naturali e delle specie presenti nei siti. La Regione Calabria con il Progetto Bioitaly ha individuato 179 proposte di Siti di Interesse Comunitario (psic), tutti appartenenti alla regione biogeografica Mediterranea. Con lo stesso progetto sono stati individuati sul territorio regionale 20 Siti di Interesse Nazionale (SIN) e 7 Siti di Interesse Regionale (SIR). La Legge Regionale 14 luglio 2003, n. 10 Norme in materie di aree protette, inoltre, sottolinea gli obiettivi di tutela e conservazione dei siti Natura 2000 (SIC, ZPS, SIN e SIR) e con Decreto del Dirigente Generale n del 16 febbraio 2005 è stato approvato il documento tecnico Guida alla redazione dei Piani di Gestione (PdG) delle aree sottoposte a tutela ai sensi della Direttiva 92/43/CEE Progetto Integrato Strategico della Rete Ecologica Regionale. La Regione Calabria, nell'ambito del PIS Rete Ecologica Regionale - Misura 1.10 del POR Calabria 2000/2006, ha disposto i finanziamenti necessari per la redazione dei piani di gestione dei siti Natura 2000 nella Provincia di Cosenza. Gli strumenti di pianificazione prodotti sono stati approvati ed adottati con Deliberazione della Giunta Regionale, n. 948/2008, provvedimento che ha designato, inoltre, l Amministrazione Provinciale quale Ente di gestione dei siti Natura 2000, compresi nel territorio provinciale di appartenenza e non inclusi all'interno delle aree protette di cui alla citata L. 394/91 e smi. Risultano in fase di redazione i piani di gestione delle ZPS, che il Dipartimento Politiche dell'ambiente ha affidato, analogamente a quanto esposto in merito a SIC, SIN e SIR, alle Amministrazioni provinciali. 3.1 I Siti Natura 2000 della provincia di Cosenza L allegato 1 della Delibera di Giunta Regionale 9 dicembre 2008 n. 948, pubblicata sul BUR Calabria n. 25 del , riporta i 35 SIC ricadenti all interno della Provincia di Cosenza e al di fuori delle perimetrazioni dei Parchi Nazionali. A tal fine si segnala che con Leggi Regionali 9/2008 e 12/2008 pubblicate sul Supplemento Straordinario n. 2 del al BURC n. 8 del sono stati istituiti rispettivamente il Parco Marino Regionale Riviera dei Cedri e il Parco Marino Regionale Scogli di Isca, e che l area del primo è interessata dalla presenza di ben 4 SIC: i Siti Marini IT Fondali Isola di Dino-Capo Scalea e IT Fondali Isola di Cirella-Diamante e i Siti Costieri IT Isola di Dino e IT Isola di Cirella. Con DGR 350 del 5 maggio 2008, infine, è stata approvata la revisione del Sistema regionale delle ZPS, che nella Provincia di Cosenza sono quattro. Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 120 di 243

121 3.2 Il Piano di Gestione dei SIC della Provincia di Cosenza L obiettivo generale del Piano di Gestione dei SIC della Provincia di Cosenza è la conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali inclusi nella Direttiva Habitat (92/43/CEE). Sono oggetto di tutela e conservazione gli habitat e le specie elencate negli Allegati I e II della Direttiva 92/43/CEE, e nell Allegato I della Direttiva 79/409/CEE per quanto riguarda le specie ornitiche. Con il Piano di Gestione si cerca di garantire il mantenimento e/o il ripristino degli equilibri ecologici che caratterizzano gli habitat, mirando a preservare le qualità ambientali e naturalistiche che i SIC hanno attualmente, favorendo l obiettivo principale di sostenere una fruizione degli stessi compatibile con le loro esigenze conservazionistiche. Gli obiettivi operativi di sostenibilità ecologica che il Piano di Gestione intende perseguire possono essere sintetizzati nel modo seguente: migliorare lo stato delle conoscenze sulle specie e habitat di interesse comunitario; eliminare e/o ridurre i fattori di pressione e disturbo sugli ecosistemi, sugli habitat e sulle specie di interesse comunitario; minimizzare e limitare la diffusione di specie alloctone; minimizzare/limitare il disturbo sulle comunità costiere e dunali; contribuire ad aumentare la sensibilizzazione nella popolazione locale riguardo le esigenze di tutela degli habitat e specie di interesse comunitario presenti nei SIC; promuovere una gestione forestale che favorisca l evoluzione naturale della vegetazione; salvaguardare le interconnessioni biologiche tra i SIC limitrofi valorizzando gli elementi di connettività ambientale. La tutela dei SIC e degli aspetti paesaggistici in cui si inseriscono può costituire d altronde una fonte di benefici economici per le popolazioni locali che, direttamente e/o indirettamente, ne fruiscono. In tal senso sono stati individuati i seguenti obiettivi: introdurre misure e forme di vigilanza e manutenzione all interno dei SIC; informare e orientare ad una corretta fruizione del sito in modo che sia compatibile con le esigenze di tutela degli habitat e delle specie di interesse comunitario; promuovere lo sviluppo di attività economiche eco-compatibili con gli obiettivi di conservazione dell area. adeguare gli strumenti di programmazione e pianificazione comunali alle esigenze di tutela degli habitat. raggiungere una adeguata consapevolezza del valore ecologico dei siti e delle loro esigenze di conservazione da parte della popolazione locale; promuovere attività economiche sostenibili ed eco-compatibili, anche nel territorio circostante i siti. Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 121 di 243

122 L eterogeneità complessiva dei SIC presenti è molto alta ed esprime l elevata diversità di habitat e di paesaggio che caratterizza il territorio della provincia di Cosenza. In base alle Tipologie dei siti proposte dal Ministero dell Ambiente (Manuale per la gestione dei Siti Natura 2000), i SIC in esame possono essere riuniti nei seguenti gruppi: Siti Marini: IT Fondali di Capo Tirone IT Fondali Isola di Dino-Capo Scalea IT Fondali Isola di Cirella-Diamante IT Fondali Scogli di Isca IT Fondali Crosia-Pietrapaola-Cariati IT Secca di Amendolara Siti Costieri: IT Casoni di Sibari IT Montegiordano Marina IT Macchia della Bura IT Dune di Camigliano IT Isola di Dino IT Isola di Cirella IT Scogliera dei Rizzi Siti a dominanza di vegetazione arborea igrofila: IT Valle del Fiume Lao IT Valle del Fiume Esaro IT Fiumara Saraceno IT Fiumara Avena IT Foce del Fiume Crati IT Fiumara Trionto IT Torrente Celati Siti a dominanza di pinete mediterranee e oromediterranee: IT Pineta di Montegiordano Siti a dominanza di querceti mediterranei: IT Farnito di Corigliano Calabro Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 122 di 243

123 IT Bosco di Mavigliano IT Orto Botanico-Università della Calabria IT Foreste Rossanesi IT Vallone S.Elia Siti a dominanza di faggete con Abies, Taxus e Ilex: IT Monte Caloria IT Foresta di Cinquemiglia IT Foresta di Serra Nicolino-Piano d Albero IT Varconcello di Mongrassano Siti a dominanza di laghi/torbiere: IT Pantano della Giumenta IT Crello IT Laghi di Fagnano IT Laghicello Siti a dominanza di praterie/montane: IT Monte Cocuzzo 3.3 I SIN e SIR della provincia di Cosenza Siti a dominanza di faggete con Abies, Taxus e Ilex SIN6 IT Bosco Luta Siti a dominanza di querceti SIN1 IT Munciarra-Timpone Cineco SIN4 IT Monte Basilicò SIR3 IT Sugherete di Fiumefreddo Siti a dominanza di laghi/torbiere SIR2 IT Stagni di Lagarò Siti eterogenei (macchia mediterranea e vegetazione ripariale) SIR7 IT Vallone Galatrella SIN3 IT Vallone San Tommaso Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 123 di 243

124 3.4 Le ZPS della Provincia di Cosenza Le ZPS ricadenti nel territorio della Provincia di Cosenza, per come previste dalla DGR 350 del 5 maggio 2008 sono quattro: IT Sila Grande IT Pollino Orsomarso IT Marchesato e fiume Neto IT Alto Jonio Cosentino La descrizione dei SIC, SIN, SIR e delle ZPS presenti nel territorio della provincia di Cosenza è ampiamente e diffusamente trattata nel Quadro Conoscitivo - parte seconda del PFVP - ed in particolare nell intera Sezione denominata Assetto Faunistico e nel capitolo 2, denominato Aree tutelate, della Sezione Assetto Territoriale. Per la quantità e per la qualità degli elementi e delle informazioni in esse riportate si ritiene che in questa sede non sia necessario un ulteriore approfondimento. 4 Gli obiettivi di sostenibilità ambientale Al fine di definire il quadro di riferimento degli obiettivi di tutela ambientale che è necessario perseguire per i siti Natura 2000 nella Provincia di Cosenza, sono stati analizzati i principali strumenti di programmazione e pianificazione regionale vigenti, nonché i documenti preliminari relativi a piani e programmi in corso di aggiornamento, ove disponibili, e le strategie nazionali ed internazionali; inoltre, sono state evidenziare le criticità e le potenzialità presenti, per ciascuna componente, analizzando il contesto ambientale. In particolare sono stati presi in ampia considerazione gli obiettivi di sostenibilità ecologica che il Piano di Gestione dei SIC della Provincia di Cosenza intende perseguire, ricordando che il suddetto piano è riferito ai 35 siti (degli 81 totali presenti sul territorio provinciale) totalmente esterni ai parchi nazionali. Per quanto riguarda gli altri siti Natura 2000 presenti nel territorio provinciale, si rammenta, inoltre, che: per il SIC Pianori di Macchialonga, interamente compreso nel Parco della Sila, esiste un Piano di Gestione, di cui risulta la presa d atto da parte dell Ente Gestore del Parco della Sila; per gli altri SIC ricompresi nei 2 parchi nazionali, la competenza è degli Ente Gestori e in attesa che questi ultimi si dotino dei rispettivi Piani per il Parco, valgono le misure di tutela e salvaguardia indicate nei Decreti istitutivi dei Parchi medesimi; Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 124 di 243

125 per i 4 SIN e i 3 SIN individuati nell ambito del progetto BioItaly si è ipotizzato, nell ambito del presente Studio di Incidenza, che per essi siano applicabili gli stessi obiettivi di sostenibilità ambientale di cui al PdG dei 35 SIC; per le ZPS risultano in fase di redazione i relativi Piani di Gestione, da parte delle Province. Gli obiettivi di sostenibilità sono specificati per le componenti ambientali (flora, fauna e biodiversità) e sono suddivisi in: obiettivi di sostenibilità di primo livello: tutelano o valorizzano i fattori e le componenti ambientali nel loro complesso; obiettivi di sostenibilità di secondo livello: in genere tutelano o valorizzano specifici elementi/aspetti delle componenti ambientali in relazione alle pressioni antropiche. Di seguito sono schematizzati gli obiettivi di sostenibilità in relazione alla componente ambientale Flora Fauna e Biodiversità : Obiettivi di primo livello Migliorare la gestione e prevenire il sovrasfruttamento delle risorse naturali, riconoscendo i molteplici valori degli ecosistemi (Strategia di Goteborg 2005) OBIETTIVI DI SOSTENIBILITA Obiettivi di secondo livello Completare la rete ecologica regionale, attraverso l individuazione delle aree di corridoio ecologico, la conservazione ed il miglioramento naturalistico ambientale di tali aree; Ridurre la perdita di biodiversità, tutelando le specie minacciate e i relativi habitat (dimezzare la perdita di biodiversità entro il Strategia di Goteborg 2005); Promuovere il consolidamento e la gestione sostenibile del sistema delle aree protette regionali; migliorare lo stato delle conoscenze sulle specie e habitat di interesse comunitario; eliminare e/o ridurre i fattori di pressione e disturbo sugli ecosistemi, sugli habitat e sulle specie di interesse comunitario; minimizzare e limitare la diffusione di specie alloctone; minimizzare/limitare il disturbo sulle comunità costiere e dunali; contribuire ad aumentare la sensibilizzazione nella popolazione locale riguardo le esigenze di tutela degli habitat e specie di interesse comunitario presenti nei SIC; promuovere una gestione forestale che favorisca l evoluzione naturale della vegetazione; salvaguardare le interconnessioni biologiche tra i SIC limitrofi valorizzando gli elementi di connettività ambientale; introdurre misure e forme di vigilanza e manutenzione all interno dei SIC; informare e orientare ad una corretta fruizione del sito in modo che sia compatibile con le esigenze di tutela degli habitat e delle specie di interesse comunitario; promuovere lo sviluppo di attività economiche eco-compatibili con gli obiettivi di conservazione dell area; adeguare gli strumenti di programmazione e pianificazione comunali alle esigenze di tutela degli habitat; raggiungere una adeguata consapevolezza del valore ecologico dei siti e delle loro esigenze di conservazione da parte della popolazione locale; promuovere attività economiche sostenibili ed eco-compatibili, anche nel territorio circostante i siti; Tab Obiettivi di sostenibilità di primo livello e di secondo livello Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 125 di 243

126 In prima analisi, sono stati correlati gli obiettivi specifici del PFVP della provincia di Cosenza con gli obiettivi di sostenibilità ambientale sopra individuati e valutata la coerenza esistente. Nella tabella 4.2 seguente è illustrata la matrice di correlazione, in cui è stata utilizzata la simbologia qui appresso indicata: Correlazione: gli obiettivi sono analoghi o presentano forti elementi di integrazione Correlazione Poco Significativa: non c è una correlazione significativa tra gli obiettivi Incoerenza: gli obiettivi non convergono Gli obiettivi non sono correlabili Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 126 di 243

127 OBIETTIVI SPECIFICI DEL PFVP OS.1 OS.2 OS.3 OS.4 OS.5 OS.6 OBIETTIVI DI SOSTENIBILITA Individuazione dei comprensori omogenei Realizzazione di carte di vocazione agro-forestale potenziale Valutazione della vulnerabilità delle specie presenti, all interno dei siti Natura 2000, derivante dalle attività faunistico-venatorie Pianificazione degli interventi di miglioramento ambientale Pianificazione delle immissioni di fauna selvatica Istituzione e operatività dell osservatorio faunisticovenatorio provinciale OBIETTIVI DI 1 LIVELLO Migliorare la gestione e prevenire il sovrasfruttamento delle risorse naturali, riconoscendo i molteplici valori degli ecosistemi (Strategia di Goteborg 2005) Completare la rete ecologica regionale, attraverso l individuazione delle aree di corridoio ecologico, la conservazione ed il miglioramento naturalistico ambientale di tali aree OBIETTIVI DI 2 LIVELLO Ridurre la perdita di biodiversità, tutelando le specie minacciate e i relativi habitat (dimezzare la perdita di biodiversità entro il Strategia di Goteborg 2005) Promuovere il consolidamento e la gestione sostenibile del sistema delle aree protette regionali Migliorare lo stato delle conoscenze sulle specie e habitat di interesse comunitario Eliminare e/o ridurre i fattori di pressione e disturbo sugli ecosistemi, sugli habitat e sulle specie di interesse comunitario Minimizzare e limitare la diffusione di specie alloctone Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 127 di 243

128 Minimizzare/limitare il disturbo sulle comunità costiere e dunali Contribuire ad aumentare la sensibilizzazione nella popolazione locale riguardo le esigenze di tutela degli habitat e specie di interesse comunitario presenti nei SIC Promuovere una gestione forestale che favorisca l evoluzione naturale della vegetazione Salvaguardare le interconnessioni biologiche tra i SIC limitrofi valorizzando gli elementi di connettività ambientale Introdurre misure e forme di vigilanza e manutenzione all interno dei SIC Informare e orientare ad una corretta fruizione del sito in modo che sia compatibile con le esigenze di tutela degli habitat e delle specie di interesse comunitario Promuovere lo sviluppo di attività economiche eco-compatibili con gli obiettivi di conservazione dell area Adeguare gli strumenti di programmazione e pianificazione comunali alle esigenze di tutela degli habitat Raggiungere una adeguata consapevolezza del valore ecologico dei siti e delle loro esigenze di conservazione da parte della popolazione locale Promuovere attività economiche sostenibili ed eco-compatibili, anche nel territorio circostante i siti Tab Matrice di correlazione tra gli obiettivi specifici del PSC e gli obiettivi di Sostenibilità Ambientale Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 128 di 243

129 Dall analisi della matrice di correlazione degli obiettivi specifici del PFVP e gli obiettivi di sostenibilità ambientate sopra riportata, si evince che: che vi è una forte correlazione tra tutti gli obiettivi specifici del PFVP con l obiettivo di sostenibilità di 1 livello; il PFVP recepisce, con gli obiettivi OS.3, OS.4 e OS.6, alcuni obiettivi fondamentali del Piano di Gestione dei SIC, estendendoli anche per le ZPS. In particolare vi è una forte correlazione con gli obiettivi: di introdurre forme di vigilanza e manutenzione e di migliorare lo stato di conoscenza sulle specie e sugli habitat, nonché eliminare i fattori di pressione e disturbo nei Siti Natura Altro aspetto fondamentale è la costituzione dell osservatorio faunistico-venatorio provinciale che permetterà di attivare una fase di monitoraggio delle specie sottoposte a tutela; non è correlabile con il PFVP l obiettivo di sostenibilità di 2 livello Completare la rete ecologica regionale, attraverso l individuazione delle aree di corridoio ecologico, la conservazione ed il miglioramento naturalistico ambientale di tali aree, in quanto, come esplicitato più volte, il PFVP non può prevedere l istituzione di nuove aree protette a causa del superamento della quota massima della SASP destinate allo scopo; non sono correlabili, in quanto non direttamente presenti nel PFVP, alcuni obiettivi del Piano di gestione dei SIC, quali quello di raggiungere una adeguata consapevolezza del valore ecologico dei siti e delle loro esigenze di conservazione da parte della popolazione locale e promuovere attività economiche sostenibili ed eco-compatibili. Un analisi più approfondita è stata successivamente compiuta esaminando le linee gestionali dei SIC contenute nel Piano di Gestione e raggruppate per tipologia di SIC, con particolare attenzione alle linee gestionali relative alla fauna, che prevedono: l avvio di indagini per la raccolta dei dati riguardante la presenza di Anfibi, Rettili, Mammiferi, Uccelli e Invertebrati nel sito; la stesura di check-list ragionate con la specificazione dell'origine, dello status di conservazione e del valore delle popolazioni presenti in rapporto alla situazione generale della specie alla quale appartengono; la definizione degli habitat idonei per tali specie e valutazione del grado di specializzazione e quindi della vulnerabilità di ciascuna popolazione; la stesura di Piani d Azione per la gestione e conservazione di taxa di interesse comunitario; piano d Azione per la gestione di altre specie d interesse conservazionistico. Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 129 di 243

130 Per alcune specie ornitiche, inoltre, si propone l esecuzione di monitoraggi sulle popolazioni esistenti (così da individuare eventuali azioni di supporto a nuclei in diminuzione) e strategie gestionali ad hoc. Dall analisi effettuata si evince come le linee gestionali relative alla fauna contenute nel Piano di Gestione dei SIC della Provincia di Cosenza abbiano un elevata correlazione con gli obiettivi specifici OS.3 e OS.6 del PFVP. 5 Analisi di Incidenza Per valutare l incidenza che il PFVP può determinare sui Siti Natura 2000 sono stati individuati opportuni indicatori chiave capaci di descrivere l incidenza e di rendere contestualmente meno soggettivo il processo di valutazione. Gli indicatori utilizzati sono stati individuati tenendo in considerazione gli elementi caratterizzanti i Siti Natura 2000 della Provincia di Cosenza, esaminando in particolare le schede dei SIC contenute nel Piano di Gestione dei SIC della Provincia di Cosenza in termini di indicatori e fattori di minaccia. Gli indicatori così individuati sono riportati nella tabella 5.1, mentre la loro caratterizzazione completa è riportata nella mappa della metainformazione descritta nel paragrafo 8.3 del Rapporto Ambientale. Indicatore di Incidenza Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Tabella 5.1 Indicatori utilizzati nella Matrice di Incidenza Dopo aver identificato gli indicatori di incidenza, è stata costruita una matrice di incidenza che valuta il peso di ogni indicatore su ogni sito, dando un giudizio complessivo di incidenza. L analisi di incidenza è stata effettuata sui seguenti siti Natura 2000: i 35 SIC di cui al PdG della Provincia di Cosenza, ad esclusione dei siti Marini (incidenza nulla del PFVP), dell Orto Botanico dell Unical (in quanto destinato a fini didattici ed incluso Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 130 di 243

131 in un contesto totalmente antropizzato quale il complesso dell Università della Calabria) e dei due Siti Costieri IT Isola di Dino e IT Isola di Cirella (in quanto istituiti Parco Marino Regionale con Leggi Regionali 9/2008 e 12/2008 pubblicate sul Supplemento Straordinario n. 2 del al BURC n. 8 del ); i 4 SIN; i 3 SIR; le 4 ZPS. SITO INDICATORE INCIDENZA DEL PIANO SUL SITO IT Valle del Fiume Lao Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti IT Valle del Fiume Esaro IT Fiumara Saraceno Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie presenti e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie presenti e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 131 di 243

132 IT Fiumara Avena IT Foce del Fiume Crati IT Fiumara Trionto Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie presenti e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 132 di 243

133 IT Farnito di Corigliano Calabro IT Bosco di Mavigliano IT Foreste Rossanesi Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 133 di 243

134 IT Vallone S.Elia IT Monte Caloria IT Foresta di Cinquemiglia Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 134 di 243

135 IT Foresta di Serra Nicolino-Piano d Albero IT Varconcello di Mongrassano IT Pantano della Giumenta Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 135 di 243

136 IT Crello IT Laghi di Fagnano IT Laghicello Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 136 di 243

137 T Monte Cocuzzo IT Pineta di Montegiordano Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti IT Torrente Celati Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, vista l'attività antropica connessa al PFVP quasi nulla Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, vista l'attività antropica connessa al PFVP quasi nulla Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 137 di 243

138 La frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat, darivanti da esso IT Casoni di Sibari IT Macchia della Bura IT Dune di Camigliano La frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie presenti e degli habitat, darivanti da esso Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse alle azioni PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat derivanti dal PFVP visto il divieto dell'attività venatoria Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 138 di 243

139 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria IT Scoglioera dei Rizzi SIN6 IT Bosco Luta SIN1 IT MunciarraT-impone Cineco Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 139 di 243

140 SIN4 IT Monte Basilicò SIR3 IT Sugherete di Fiumefreddo SIR2 IT Stagni di Lagarò Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 140 di 243

141 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti SIR7 IT Vallone Galatrella SIN3 IT Vallone San Tommaso ZPS IT Sila Grande Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Perdita di habitat poco significativa visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Pochi gli effetti connessi alla perturbazione delle specie protette presenti, visto il divieto dell'attività venatoria Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie connesse al PFVP Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette connesse al PFVP Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie e degli habitat da esso derivanti Visto il divieto di attività venatoria sul sito, non si prevedono effetti di frammentazione delle specie protette e degli habitat da esso derivanti Parte del territorio della ZPS ricade nelle aree protette dell'area del Parco della Sila e dei SIC gran parte degli habitat sono fortemente preservati Gli effetti che le specie presenti possono subire dall'attività venatoria possono provocare variazioni, nel numero di individui presenti nelle specie, che devono essere opportunamente valutate al fine di un'integrazione Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 141 di 243

142 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Parte del territorio della ZPS ricade nell'area del Parco Nazionale della Sila, parte delle specie protette non vengono fortemente interessate dall'attività venatoria, occorre monitorare la presenza delle specie nel corso del tempo Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie possono essere limitati prevedendo una ricostituzione delle popolazioni di specie selvatiche Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie protette, è da tutelare la Balia dal, specie identificante il sito, e: l'averla piccola,la Tottavilla, il Calandro, il Picchio nero e il Picchio rosso Potrebbero verificarsi diminuzioni della popolazione faunistica, pertanto occorrerà fare una giusta valutazione della capacità riproduttiva delle specie presenti e prevederne il mantenimento Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Va opportunamente disciplinata la gestione delle specie presenti segnalate dalla Direttive "Uccelli" ed "Habitat"; occorre, inoltre, individuare le aree di nidificazione delle stesse e prevederne un monitoraggio che consente il mantenimento delle loro capacità riproduttive ZPSIT Alto Jonio Cosentino Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Gli habitat più specifici si insinuano nelle formazioni forestali relitti e siti rupestri, insistenti prevalentemente nelle aree SIC che interessano i greti delle Fiumare e nel Parco del Pollino, per le quali sono previste forme di tutela Gli effetti che le specie presenti possono subire dall'attività venatoria possono provocare variazioni, nel numero di individui presenti nelle specie, che devono essere opportunamente valutate al fine di un'integrazione Parte delle specie protette, quali l Occhione, la Calandrella Calandrella e la Monachella nidificano in ambienti aridi e sassosi, tipiche dei greti delle fiumare, che sono escluse dall'attività venatorie, comunque l'attività va opportunamente disciplinata, l'incidenza ipotetica non è alta Effetti poco significativi sulla variazione di densità delle specie possono essere limitate prevedendo una corretta ricostituzione delle popolazioni di specie selvatiche Gran parte delle specie protette nidifica nelle aree protette coincidenti con parte del territorio della ZPS, escluse dall'attività venatorie, comunque l'attività va opportunamente disciplinata, l'incidenza ipotetica non è alta Potrebbero verificarsi diminuzioni della popolazione faunistica, pertanto occorrerà fare una giusta valutazione della capacità riproduttiva delle specie presenti e prevederne il mantenimento Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 142 di 243

143 ZPS IT Marchesato e Fiume Neto ZPS IT Pollino e Orsomarso Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Perdita di aree di habitat all interno dei Siti Natura 2000 Perturbazione della specie nei Siti Natura 2000 Perturbazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Densità delle specie nei Siti Natura 2000 Densità delle specie protette nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie nei Siti Natura 2000 Frammentazione delle specie protette nei Siti Natura 2000 Occorre disciplinare la gestione delle specie presenti segnalate dalla Direttive "Uccelli" ed "Habitat"; Vanno inoltre, individuate le aree di nidificazione delle stesse e previste un monitoraggio che consente il mantenimento delle loro capacità riproduttive Perdita di habitat poco significativa vista l'esigua estensione dell'area nella Provincia di Cosenza Possibili effetti visto l'elevato numero di specie presenti Possibili effetti visto l'elevato numero di specie protette dalla "Direttiva Uccelli" presenti, a rischio gli Uccelli qualificanti il sito: Capovaccaio, Nibbio reale, Nibbio bruno, Falco pellegrino, Biancone, Gufo reale, Ghiandaia marina e Lanario Variazioni possibili possono derivare dal mancato recepimento delle restrizioni del D.M. del 17 ottobre 2007 e da un inadeguato sistema di sorveglianza Variazioni possibili possono derivare dal mancato recepimento delle restrizioni del D.M. del 17 ottobre 2007 e da un inadeguato sistema di sorveglianza Malgrado lo status di frammentazione degli habitat esistente, l'elevato numero di specie ornitiche indica un improbabile frammentazione delle specie presenti L'elevato numero di specie ornitiche indica un improbabile frammentazione delle specie presenti, possibili variazioni potrebbero subirle le specie stagionali Visto che il territorio della ZPS ricade nell'area del Parco Nazionale del Pollino gli habitat sono fortemente preservati Visto il divieto dell'attività venatoria nel sito non si prevede perturbazione delle specie Visto il territorio della ZPS ricade nell'area del Parco Nazionale del Pollino, le specie protette non vengono interessate dall'attività venatoria Non si prevedono effetti sulla variazione di densità delle specie, vista il divieto dell'attività venatoria nel sito Non si prevedono effetti sulla variazione di densità delle specie protette, vista il divieto dell'attività venatoria nel sito E' improbabile una frammentazione delle specie derivante dalle azioni del PFVP, vista l'elevata protezione del sito Visto che il territorio della ZPS ricade nell'area del Parco Nazionale del Pollino, non interessata dall'attività venatoria, non si prevede una frammentazione delle specie protette derivante dalle azioni del PFVP Dalla Matrice di Incidenza emergono due aspetti positivi fondamentali relativamente agli effetti che il PFVP può produrre sui Siti Natura 2000: Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 143 di 243

144 il primo è l incidenza poco significativa delle azioni di Piano sui siti SIC, SIN e SIR e sulla ZPS IT Pollino Orsomarso, legata al recepimento del divieto di attività venatoria imposto dall art. 11 del Regolamento del Piano di Gestione dei SIC ed estensione dello stesso ai SIR e SIN. Altro aspetto positivo è la volontà di valutare la vulnerabilità delle specie derivante dalle attività venatorie all interno dei Siti Natura 2000, che, se opportunamente stimata, permetterà di individuare forme di tutela appropriate. In questa ottica occorrerà valutare gli effetti che l attività venatoria avrà direttamente sugli ecosistemi delle ZPS, oltre i limiti degli stessi di ritrovare autonomamente l equilibrio perturbato. A tal fine sarà necessario recepire quanto previsto dal Decreto Ministeriale del 17 ottobre 2007, che disciplina l attività venatoria nelle ZPS. Per contro, incidenze possibili potranno emergere dall analisi delle ZPS, per le quali occorrerà fare una valutazione degli interventi che si definiranno nelle fasi successive del PFVP e che opportunamente individuati permetteranno di mitigare o compensare l eventuale incidenza del Piano sui siti stessi. Occorrerà individuare se le specie protette caratterizzanti i siti nidificano nell area agro-silvopastorale, e quindi prevedere una valutazione della capacità riproduttiva delle stesse al fine del loro mantenimento, o se invece nidificano nelle aree protette, nelle quali le forme di tutela evitano un incidenza significativa. Occorrerà, inoltre, popolare gli indicatori utilizzati nella Matrice con i dati esistenti, al fine di dettagliare l analisi d Incidenza e prevederne la variazione futura. I livelli successivi di valutazione saranno concentrati sulla considerazione dell incidenza del PFVP sull integrità delle ZPS, tenendo conto della struttura e funzione dei siti, nonché degli obiettivi di conservazione degli stessi e, in caso di incidenza significativa, si procederà ad individuare forme di mitigazione e alternative possibili in grado di prevenire gli effetti che pregiudicano l integrità della ZPS. Se, da un lato, per come è stato fin qui illustrato, l incidenza del PFVP all interno di SIC, SIR e SIN è di per sé estremamente attenuata in virtù del divieto di caccia all interno dei siti stessi, dall altro, occorre considerare attentamente le potenziali incidenze sui siti causate dalle attività del Piano effettuate in prossimità dei siti stessi. Infatti, il Piano Faunistico Venatorio Provinciale ha significative connessioni con la gestione e la conservazione dei siti della rete Natura 2000, dovute a varie attività da esso previste che hanno effetti diretti e indiretti su habitat e specie di interesse comunitario, anche in ambiti senza caccia, raggruppabili nelle seguenti categorie: Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 144 di 243

145 perturbazioni temporanee (disturbo) che riducono/impediscono la fruibilità di aree ecologicamente significative per lo svolgimento del ciclo biologico di specie di interesse comunitario ed uccelli migratori; abbattimenti involontari di specie protette dovuti alla confusione con specie cacciabili; prelievo di specie di interesse comunitario; interventi sull ambiente (principalmente nelle zone umide); diffusione nell ambiente di materiali inquinanti (pallini di piombo e cartucce di plastica); rilascio di animali per ripopolamento che determinano effetti negativi su habitat, competizione con altre specie, diffusione di patologie, inquinamento genetico; eccessive densità di individui appartenenti a specie di interesse venatorio (es. Cinghiale) che hanno effetti negativi diretti e indiretti su habitat e specie di interesse comunitario. Sono state inoltre identificate e riportate qui appresso alcune specifiche attività venatorie e/o gestionali del Piano, che presentano anch essi incidenze potenzialmente significative sui siti Natura 2000: Caccia al Cinghiale in battuta e in braccata; Caccia agli uccelli acquatici da appostamento e caccia vagante agli uccelli acquatici; Controllo della densità di cinghiali in aree vietate alla caccia; Controllo della densità di volpi attraverso interventi sulle tane in periodo riproduttivo; Controllo della densità di corvidi attraverso la cattura con trappole di cattura; Ripopolamento e immissione di fagiani, lepri e di anatidi; Presenza di cani e gatti vaganti. Per ognuna delle suddette attività sono state definite e valutate le misure di mitigazione o compensazione delle incidenze che possono pregiudicare l integrità dei siti Natura 2000 e delle altre aree protette. Tali misure sono descritte nel successivo paragrafo 7. 6 Valutazione delle alternative Come illustrato nel paragrafo 6.3 del Rapporto Ambientale, nella fase di elaborazione del PFVP non sono state considerate soluzioni alternative per perseguire gli obiettivi previsti nel Piano stesso. A tal fine è da premettere che il presente piano, vista la percentuale di territorio già facente parte della quota destinata a protezione totale della fauna, risultante pari al 32,43% della SASP (che sale al 34,29% se si considerano anche le altre zone a divieto di caccia), quindi superiore al limite massimo del 30% previsto dalla Legge quadro nazionale n.157/92, impedisce di fatto di individuare nuove superfici a protezione totale quali per esempio oasi e zone di ripopolamento e cattura, oppure l istituzione di zone di protezione lungo le rotte di migrazione. Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 145 di 243

146 Di conseguenza, il piano può unicamente porsi l obiettivo di mantenere in essere tale assetto territoriale, valorizzando al massimo gli interventi gestionali da attuarsi sul territorio degli Ambiti Territoriali di Caccia, costituiti e già operanti in ambito provinciale. Pertanto, considerata anche l elevata coerenza interna del Piano, si ritiene del tutto giustificata l assenza di alternative attuabili per perseguire gli obiettivi del Piano stesso e, vista la modesta significatività degli impatti potenzialmente negativi, si ritiene sufficiente concentrarsi sulle misure di mitigazione per annullare o compensare tali impatti sull integrità del sistema naturalisticoambientale. 7 Misure di mitigazione Nel paragrafo 3.15 della Pianificazione Faunistica Preliminare, sono stati delineati i punti cardine che rappresentano azioni considerevoli di mitigazione delle incidenze significative che le varie attività venatorie e gestionali del Piano possono causare sui siti Natura 2000: in caso di ferimento accidentale di specie protette previsione del loro recupero e riabilitazione presso il C.R.A.S.; impiego di cartucce atossiche nelle zone umide (laghi, stagni, paludi, acquitrini, lanche e lagune d'acqua dolce, salata, salmastra, nonchè nel raggio di 150 metri dalle rive più esterne) all interno delle ZPS; controllo del bracconaggio all interno dei siti Natura 2000 e di tutte le aree in divieto di caccia, garantendo specifici servizi di sorveglianza, volti anche a verificare il controllo della fruizione dei siti; creazione di una banca dati riguardo prelievi, immissioni, interventi di riqualificazione ambientale, ecc.; eventuale proposta di inasprimento delle sanzioni e delle pene per: - utilizzo di tecniche di caccia illegali (esplosivi, da automobili, ecc.) - caccia fuori stagione - caccia senza opportuna licenza - caccia a specie protette ed in particolare a quelle in pericolo di estinzione per le attività di immissione di specie selvatiche all interno e/o in prossimità alle aree protette, obbligo di consultazione con l organismo di gestione competente dell area protetta; attuazione di campagne di sensibilizzazione e di educazione e formazione ambientale, da attuarsi anche in ambito scolastico, in riferimento alla rete Natura 2000, avvio del monitoraggio delle specie e degli habitat di interesse comunitario presenti nei siti della rete Natura 2000, per definire l aggiornamento dello stato di conservazione conseguito. Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 146 di 243

147 Inoltre, per ognuna delle specifiche attività venatorie e/o gestionali del Piano, che presentano anch essi incidenze potenzialmente significative sui siti Natura 2000 e che sono state elencate nel precedente paragrafo 5, sono state identificate, e illustrate nelle tabelle seguenti, le misure di mitigazione o compensazione delle incidenze che possono pregiudicare l integrità dei siti Natura 2000, individuando inoltre gli indicatori utilizzabili per monitorarne l efficacia. CACCIA AL CINGHIALE IN BATTUTA E IN BRACCATA Significatività dell incidenza Incidenza molto significativa in particolare nelle aree dove è presente il Lupo a causa del disturbo e del rischio di abbattimenti involontari, specialmente nei siti all interno delle aree in cui vi sono branchi che si riproducono Siti Natura 2000 interessati Tutti i siti Natura 2000 ed una fascia perimetrale di metri. Misure di mitigazione e di compensazione da attuare È necessario privilegiare le forme di caccia a basso impatto quali quella di selezione e la girata riducendo il numero di cani impiegati per la braccata. Nell ambito della regolamentazione dell esercizio della caccia in braccata dovrà essere fissato il numero massimo di cani da impiegare. Valutazione misure di mitigazione e di compensazione e indicatori proposti La misura mitiga ma non annulla l incidenza. La forte domanda di questo tipo di caccia sconsiglia di attuare misure e di mitigazione o di compensazione più restrittive che rischierebbero di determinare un conflitto (perdente per il Lupo) tra esigenze di conservazione e esigenze dei cacciatori che esercitano la caccia a questa specie Indicatori proposti: - valutazione della presenza-consistenza del Lupo e analisi del successo riproduttivo dei branchi di Lupo presenti. Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 147 di 243

148 CACCIA AGLI UCCELLI ACQUATICI DA APPOSTAMENTO Significatività dell incidenza Incidenza altamente significativa per gli uccelli acquatici migratori e svernanti e in particolare per le specie di interesse comunitario quando la caccia è praticata per più di un giorno alla settimana. Incidenza altamente significativa per numerose specie (anche di interesse comunitario) di uccelli acquatici migratori e svernanti a causa dei rischi di avvelenamento da piombo è la dispersione di pallini nelle zone umide l causata dall uso di pallini di piombo nelle munizioni per la caccia. Siti Natura 2000 interessati Tutti i siti Natura 2000 ed una fascia perimetrale di metri. Tutti i siti Natura 2000 ed una fascia perimetrale di metri. Misure di mitigazione e di compensazione da attuare Consentire la caccia in ogni zona umida, compresi gli appostamenti fissi contigui alle ZPS, o per un numero determinato di giornate all anno. Introduzione di forme di regolamentazione della densità degli appostamenti e divieto di apprestamento degli appostamenti temporanei i all interno e nel raggio di 150 metri dalle zone umide. Dalla stagione venatoria i pallini delle cartucce usate per la caccia in zone umide all interno di ZPS dovranno essere costituiti da materiali non tossici per l avifauna. Valutazione misure di mitigazione e di compensazione e indicatori proposti Le misure dovrebbero mitigare efficacemente le incidenze anche se al momento mancano le informazioni che permettono di valutare precisamente a priori la loro efficacia. L efficacia delle misure può essere valutata attraverso censimenti dell avifauna acquatica in aree campione in gennaio e possibilmente anche in periodi (ottobre, novembre, dicembre). La misura permette di annullare le possibilità di incidenza. Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 148 di 243

149 ATTIVITA DI CONTROLLO DELLA DENSITÀ DI CINGHIALI ED ALTRI UNGULATI IN AREE VIETATE ALLA CACCIA Significatività dell incidenza Incidenza significativa per il Lupo e per l insediamento qualora il controllo venga effettuato con forme di caccia collettiva al Cinghiale (braccata). Siti Natura 2000 interessati Tutti i siti Natura 2000 ed una fascia perimetrale di metri. Misure di mitigazione e di compensazione da attuare Interdizione della forma di caccia in battuta e in braccata come forma di controllo. Riduzione delle densità con trappole e metodi selettivi sia durante la stagione venatoria sia al di fuori. Valutazione misure di mitigazione e di compensazione e indicatori proposti Le misure permettono di annullare le possibilità di incidenza procedendo allo stesso tempo al controllo del Cinghiale. Indicatori proposti: - presenza-consistenza del Lupo - successo riproduttivo dei branchi di Lupo presenti - presenza e consistenza delle popolazioni delle specie animali soggette a predazione da parte del Cinghiale - stato di conservazione degli habitat di interesse comunitario minacciati dall eccessiva densità di cinghiali. CONTROLLO DELLA DENSITÀ DI VOLPI ATTRAVERSO INTERVENTI SULLE TANE IN PERIODO RIPRODUTTIVO Significatività dell incidenza Incidenza per l avifauna in insediamento e nidificante, in particolare nelle zone umide e nei siti di nidificazione di rapaci rupicoli Siti Natura 2000 interessati Tutti i siti Natura 2000 ed una fascia perimetrale di metri. Misure di mitigazione e di compensazione da attuare Esclusione degli interventi sulle tane nelle zone umide e nei siti di nidificazione dei rapaci; ogni intervento sulle tane dovrebbe essere autorizzato dalla Provincia, nella qualità di Ente Gestore dei siti, previa verifica dell assenza di possibili impatti negativi sull avifauna nidificante. Valutazione misure di mitigazione e di compensazione e indicatori proposti Le misure permettono di ridurre le possibilità di incidenza Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 149 di 243

150 CONTROLLO DELLA DENSITÀ DI CORVIDI ATTRAVERSO LA CATTURA MEDIANTE TRAPPOLE Significatività dell incidenza Incidenza per Pellegrino, Lanario e Astore a causa dei rischi di legati alle operazioni di trappolaggio. Siti Natura 2000 interessati Tutti i siti Natura 2000 ed una fascia perimetrale di metri. Misure di mitigazione e di compensazione da attuare Svolgimento attività di controllo solo per ridurre l impatto su colture e dove si privilegia la produzione naturale di selvaggina allo stato naturale evitandola dove non vi è questa esigenza, in particolare nelle zone umide e nei siti di nidificazione dei rapaci Sperimentazione di trappole che riducano la possibilità di catture dei rapaci. Valutazione misure di mitigazione e di compensazione e indicatori proposti Le misure permettono di ridurre le possibilità di incidenza RIPOPOLAMENTO E IMMISSIONE DI FAGIANI, LEPRI E DI ANATIDI Significatività dell incidenza Incidenza altamente significativa per le popolazioni di lepre italica e Anseriformi e Caradriformi migratori, svernanti e nidificanti a causa dei rischi sanitari e della competizione alimentare. Siti Natura 2000 interessati Tutti i siti Natura 2000 ed una fascia perimetrale di metri. Misure di mitigazione e di compensazione da attuare Vietare allevamento e introduzione in libertà di lepri europee e Anseriformi nelle zone umide, negli istituti a gestione privata e negli appostamenti fissi. Valutazione misure di mitigazione e di compensazione e indicatori proposti La misura permette di annullare le possibilità di incidenza Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 150 di 243

151 8 CONCLUSIONI Dalla Matrice di Incidenza, visto il divieto dell attività venatoria nei SIC, SIN e SIR, si può concludere che tali aree non subiranno un incidenza significativa imputabile al Piano. Incidenze possibili emergono, invece, dall analisi delle ZPS, per le quali occorreranno livelli successivi di valutazione non appena noti gli interventi previsti dal Piano, sottolineando sin d ora l intenzione del Piano di valutare gli effetti che l attività venatoria avrà sugli ecosistemi delle ZPS, e che pertanto sarà necessario valutare la vulnerabilità delle specie faunistiche presenti. Per quanto riguarda le potenziali incidenze sui siti causate dalle attività del Piano effettuate in prossimità dei siti stessi, così come pure per le specifiche attività venatorie e/o gestionali del Piano che presentano incidenze potenzialmente significative sui siti Natura 2000, non si ritiene necessario considerare ulteriori impatti né aggiungere ulteriori misure compensative o di mitigazione rispetto a quelle previste nel Piano stesso e riportate nello Studio di Incidenza e la cui efficacia è ritenuta sufficiente. Maggio 2010 Studio di Incidenza pag. 151 di 243

152 PIANO FAUNISTICO VENATORIO PROVINCIALE (PFVP) DELLA PROVINCIA DI COSENZA RAPPORTO AMBIENTALE Allegato 2 SINTESI NON TECNICA DELLE INFORMAZIONI CONTENUTE NEL RAPPORTO AMBIENTALE Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 152 di 243

153 1 INTRODUZIONE Il presente documento, allegato al Rapporto Ambientale come Allegato 2, contiene la sintesi non tecnica di cui al Regolamento Regionale 3/2008 e ss.mm.ii. art. 23 e Allegato F, lett. j). La direttiva 42/2001/CE stabilisce, all art.9, paragrafo 1 punto b), che, nel momento in cui viene adottato un piano o un programma, le Autorità di cui all art.6 della stessa Direttiva ed il pubblico siano informati sul piano/programma adottato e che venga messo a loro disposizione una dichiarazione di sintesi in cui si illustra in che modo le dichiarazioni contenute nel rapporto ambientale sono state integrate nel piano e come si è tenuto conto dei pareri espressi ai sensi dell art. 6 e dei risultati delle consultazioni ai sensi dell art. 7. Inoltre lo stesso articolo 9 paragrafo 1 lett.c) dispone che vengano messe a disposizione dei soggetti di cui al punto precedente le misure adottate in merito al monitoraggio ai sensi dell art.10. A livello nazionale e regionale tali disposizioni trovano recepimento, rispettivamente, nel D. Lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. - art. 13 e Allegato VI, lett. j) - e nel Regolamento Regionale 3/2008 e ss.mm.ii. - art. 23 e Allegato F, lett. j). Poiché il Piano Faunistico Venatorio Provinciale (PFVP) della Provincia di Cosenza rientra, per effetto dell Art. 4 comma 2 del Regolamento Regionale n. 16/2009, nella disciplina della Valutazione di Incidenza e, di conseguenza, ai sensi dell Art. 20 comma 2, lett. b del Regolamento Regionale n. 3/2008 e ss.mm.ii., tra quelli da assoggettare a VAS, l Autorità Competente Dipartimento Ambiente della Regione Calabria, di concerto con l Autorità Procedente Servizio Caccia e Pesca della Provincia di Cosenza, sulla scorta del primo incontro avvenuto presso il Dipartimento Ambiente della Regione Calabria in data 11/03/2009, ha ritenuto, per i motivi di cui sopra, superato il momento della verifica di assoggettabilità di cui all art. 22 del Regolamento Regionale n. 3/2008 e ss.mm.ii. e, di conseguenza, ha avviato la VAS secondo le fasi e le modalità di cui all art. 21 del Regolamento Regionale n. 3/2008 e ss.mm.ii.. L Autorità Procedente, con determinazione dirigenziale n del 22/05/2009, ha costituito il gruppo di lavoro per la progettazione e la redazione e del PFVP, affidando all Ing. Giacomo Martirano le attività relative alla VAS e alla VI (Valutazione di Incidenza). Nell incontro del 11/03/2009 l Autorità Procedente e l Autorità Competente hanno concordato che, nell ambito delle attività della VI da svolgersi ai sensi del Disciplinare Procedura sulla Valutazione di Incidenza approvato dalla Regione Calabria con D.G.R. n. 604/2005, lo studio preliminare di incidenza finalizzato alla VI secondo il Livello 1 Screening, fosse allegato al rapporto preliminare VAS, fermo restando quanto stabilito dal comma 5 dell art. 6 del Disciplinare e cioè che il Rapporto Ambientale dovrà includere tutte le informazioni richieste dallo studio di incidenza. Successivamente all avvio della consultazione preliminare VAS prevista dall art. 23 commi 1 e 2 del Regolamento Regionale n. 3 del e ss.mm.ii., in data 4 novembre 2009 la Giunta Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 153 di 243

154 Regionale con Deliberazione n. 749 (pubblicata sul BURC in data ) ha approvato il Regolamento Regionale n. 16/2009 relativo alla Procedura di Valutazione di Incidenza, abrogando il precedente disciplinare di cui alla D.G.R. n. 604/2005 e pertanto la VI è stata svolta secondo le previsioni della nuova regolamentazione. Lo studio di incidenza, redatto secondo le disposizioni di cui all Allegato A del R.R. n. 16/2009, è allegato al Rapporto Ambientale. 1.1 Il rapporto preliminare Il prodotto principale del processo di VAS consiste nell elaborazione del Rapporto Ambientale, tuttavia lo schema procedurale della VAS ha previsto una prima fase, c.d. di Scoping, consistente nello svolgimento di considerazioni preliminari necessarie a stabilire la portata e le necessità conoscitive del piano. Tali considerazioni preliminari sono servite per organizzare e inquadrare gli elementi fondamentali del Piano e hanno avuto l obiettivo di porre in evidenza il contesto, gli ambiti di analisi, le interrelazioni, gli attori, le sensibilità, gli elementi critici, i rischi e le opportunità del Piano stesso. Le condizioni minime dell attività di scoping sono richiamate dall articolo 5 comma 4 della Direttiva, laddove si prevede che Le autorità di cui all'articolo 6, paragrafo 3 devono essere consultate al momento della decisione sulla portata delle informazioni da includere nel rapporto ambientale e sul loro livello di dettaglio. Le fasi dello scoping, elemento essenziale per la completezza e la coerenza dell intero processo di piano, sono state: 1. La costruzione del quadro pianificatorio e programmatico, ossia la ricognizione preliminare di indirizzi, obiettivi e vincoli espressi da altri piani, programmi e politiche vigenti e dei dati disponibili, attività propedeutica alla successiva analisi del contesto; 2. L analisi di contesto, ossia una prima analisi ad ampio spettro delle questioni ambientali, socioeconomiche e territoriali che formano il contesto del Piano; 3. La verifica di interferenza preliminare tra gli obiettivi del Piano e gli obiettivi di sostenibilità ambientale di riferimento. 4. L identificazione dei soggetti da coinvolgere, ossia l identificazione dei soggetti, istituzionali e non, potenzialmente interessati alle decisioni. 1.2 Le consultazioni In base alle definizioni riportate dall art. 4 del R.R. 3/2008 ed alle modalità di consultazione riportate dagli art. 23 e 24 del R.R. 3/2008, i soggetti da invitare alla consultazione sul rapporto preliminare sono i soggetti competenti in materia ambientale, cioè le Pubbliche Amministrazioni e gli Enti Pubblici che, per le loro specifiche competenze o responsabilità in campo ambientale, Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 154 di 243

155 possono essere interessati agli impatti sull ambiente dovuti all attuazione del Piano, mentre alla consultazione sul rapporto ambientale, oltre ai soggetti competenti in materia ambientale, deve essere invitato anche il pubblico, cioè una o più persone fisiche o giuridiche nonché, ai sensi della legislazione vigente, le associazioni, le organizzazioni o i gruppi di tali persone. Nel caso del PFVP, le associazioni e le organizzazioni maggiormente interessate sono quelle che fanno capo al mondo venatorio, al mondo ambientalista e al mondo agricolo. E da sottolineare che in una fase preliminare della redazione del PFVP, per lo più incentrata sulla determinazione della SASP (Superficie Agro-Silvo-Pastorale) e delle sue quote massime a diversa destinazione previste dalla normativa vigente in materia faunistico-venatoria, l Autorità Procedente ha svolto un intensa e documentata attività di concertazione con le associazioni e le organizzazioni del mondo venatorio, di quello ambientalista e di quello agricolo. Con loro ha condiviso i criteri prima e i risultati poi di una serie di analisi che hanno portato alla determinazione di inderogabili indirizzi di pianificazione, quali l impossibilità di prevedere l istituzione di aree a protezione totale in aggiunta a quelle già esistenti, essendo queste ultime già presenti in misura superiore a quella massima fissata per legge. Nell elenco seguente sono riportate le date delle riunioni della concertazione: Riunione del 9/2/09 Riunione del 16/2/09 Riunione del 02/3/09 Riunione del 30/3/09 Riunione del 03/8/09 Nell elenco seguente sono invece riportati i soggetti invitati alle riunioni della concertazione: ATC CS1 (Ambito Territoriale Caccia Cosenza1) ATC CS2 (Ambito Territoriale Caccia Cosenza2) ATC CS3 (Ambito Territoriale Caccia Cosenza3) FIDC Federazione Italiana della Caccia ANLC Associazione Nazionale Libera Caccia ENALCACCIA ARCICACCIA ITALCACCIA EPS ANUU Associazione Migratoristi Italiani CONFAVI COLDIRETTI CONFAGRICOLTURA Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 155 di 243

156 CIA VAS Associazione Verdi Ambiente e Società ONLUS LIPU Lega Italiana Protezione Uccelli GIZA CNAS LISA AIA CAP PRONATURA WWF ITALIA NOSTRA ECOCLUB LEGA AMBIENTE KRONOS CORPO DI POLIZIA PROVINCIALE Copia dei verbali delle predette riunioni è consultabile presso il Servizio Caccia della Provincia di Cosenza. E proprio in virtù di questa concertazione effettuata in precedenza che l Autorità Proponente e quella Competente hanno concordato sulla possibilità, prevista dal comma 2 dell art. 23 del R.R. 3/2008, di concludere i tempi della consultazione sul rapporto preliminare entro 45 (anziché 90) giorni dal suo avvio. Tutta la documentazione necessaria per la consultazione sul rapporto preliminare è stata resa disponibile sia sul sito web della Provincia all indirizzo e da qui mediante il link al Settore Agricoltura Caccia e Pesca, che sul sito web del Dipartimento Politiche dell Ambiente della Regione Calabria all indirizzo e da qui mediante il link alla sezione VAS Procedimenti in corso, oltre che consultabile presso gli uffici del Servizio Caccia Dottor Lorenzo Vitari Responsabile del Servizio, via Crati c/da Vaglio Lise. Tel , [email protected]. Ai fini dell individuazione dei soggetti da consultare in base alla normativa VAS, nell elenco sottostante sono indicati i soggetti con competenze ambientali, invitati alla prima consultazione: 1. Provincia di Catanzaro; 2. Provincia di Crotone; Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 156 di 243

157 3. Provincia di Potenza; 4. Provincia di Matera; 5. Regione Calabria Dipartimento Politiche dell Ambiente; 6. Regione Calabria Dipartimento Attività Produttive; 7. Regione Calabria Dipartimento Lavori Pubblici; 8. Regione Calabria Dipartimento Presidenza Settore Protezione Civile; 9. Regione Calabria Dipartimento Urbanistica; 10. Regione Calabria Dipartimento Agricoltura Foreste e Forestazione; 11. Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (ISPRA); 12. Soprintendenza per i Beni A.A.A.S. ; 13. Soprintendenza per i Beni Archeologici; 14. Corpo Forestale dello Stato; 15. Consorzi di Bonifica; 16. ATO Provincia di Cosenza; 17. Autorità di Bacino Regionale per la Calabria; 18. ArpaCal; 19. Afor; 20. Enti Parchi nazionali e regionali: Parco Nazionale del Pollino, Parco Nazionale della Sila, Parco Regionale della Riviera dei Cedri, Parco Regionale degli Scogli di Isca; 21. Enti di gestione delle riserve naturali regionali: Riserva Regionale Bacino di Tarsia, Riserva Regionale Foce del Crati; 22. Enti di gestione delle riserve naturali statali (Riserva Naturale Gole del Raganello, Riserva Naturale Serra Nicolino - Piano d Albero, Riserva Naturale Gallopane, Riserva Naturale Giganti della Sila Fallistro, Riserva Naturale Golia Corvo, Riserva Naturale Iona Serra della Guardia, Riserva Naturale Macchia della Giumenta San Salvatore, Riserva Naturale Tasso Camigliatello, Riserva Naturale Trenta Coste ); Ufficio Territoriale Biodiversità di Cosenza; 23. Enti di gestione delle aree Sic, Sin e Sir: Provincia di Cosenza Settore Ambiente; 24. Azienda Sanitaria Provinciale ( ASP); 25. Comunità montane: Greca/Destra Crati, Alto Jonio, Alto Tirreno / Appennino Paolano, Pollino, Silana, Savuto, Media Valle del Crati/Cosentina; 26. Comuni Provincia di Cosenza: Acquaformosa, Acquappesa, Acri, Aiello calabro, Aieta, Albidona, Alessandria del Carretto, Altilia, Altomonte, Amantea, Amendolara, Aprigliano, Belmonte Calabro, Belsito, Belvedere Marittimo, Bianchi, Bisignano, Bocchigliero, Bonifati, Buonvicino, Calopezzati, Caloveto, Campana, Canna, Cariati, Carolei, Carpanzano, Casole Bruzio, Cassano Jonio, Castiglione C., Castrolibero, Castroregio, Castrovillari, Celico, Cellara, Cerchiara di Calabria, Cerisano, Cervicati, Cerzeto, Cetraro, Civita, Cleto, Colosimi, Corigliano C., Cosenza, Cropalati, Crosia, Diamante, Dipignano, Domanico, Fagnano Castello, Falconara Albanese, Figline Vegliaturo, Firmo, Fiumefreddo Bruzio, Francavilla Marittima, Frascineto, Fuscaldo, Grimaldi, Grisolia, Guardia Piemontese, Lago, Laino Borgo, Laino Castello, Lappano, Lattarico, Longobardi, Longobucco, Lungro, Luzzi, Maierà, Malito, Malvito, Mandatoriccio, Mangone, Marano M., Marano P., Marzi, Mendicino, Mongrassano, Montalto Uffugo, Montegiordano, Morano C., Mormanno, Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 157 di 243

158 Mottafollone, Nocara, Oriolo, Orsomarso, Paludi, Panettieri, Paola, Papasidero, Parenti, Paterno C., Pedace, Pedivigliano, Piane Crati, Pietrafitta, Pietrapaola, Plataci, Praia a Mare, Rende, Rocca Imperiale, Roggiano Gravina, Rogliano, Rose, Roseto Capo Spulico, Rossano, Rota Greca, Rovito, San Basile, San benedetto Ullano, San Cosmo Albanese, San Demetrio Corone, San Donato di Ninea, San Fili, San Giorgio Albanese, San Giovanni in F., San Lorenzo Bellizzi, San Lorenzo del Vallo, San Lucido, San Marco Argentano, San Martino di Finita, San Nicola Arcella, San Pietro in Amantea, San Pietro in Guarano, San Sosti, San Vincenzo la Costa, Sangineto, Santa Caterina Albanese, Santa Domanica Talao, Santa Maria del Cedro, Santa Sofia d Epiro, Sant Agata d Esaro, Santo Stefano di Rogliano, Saracena, Scala Coeli, Scalea, Scigliano, Serra d Aiello, Serra Pedace, Spezzano Albanese, Spezzano della Sila, Spezzano Piccolo, Tarsia, Terranova da Sibari, Terravecchia, Torano Castello, Tortora, Trebisacce, Trenta, Vaccarizzo Albanese, Verbicaro, Villapiana, Zumpano; 27. Unical; 28. Ordine Provinciale dei Dottori Agronomi e Forestali; 29. Ordine Provinciale dei Dottori Veterinari; 30. Collegio Provinciale dei Periti Agrari; 31. Ambiti territoriali di caccia : ATC CS1, ATC CS2, ATC CS3; 32. Associazioni venatorie: FIDC, ANLC, ENALCACCIA, ARCICACCIA, ITALCACCIA, EPS, ANUU, CONFAVI; 33. Associazioni agricole: COLDIRETTI, CONFAGRICOLTURA, CIA; 34. Associazioni ambientaliste : VAS, LIPU, GIZA, CNAS, LISA, AIA, CAP, PRONATURA, WWF, ITALIA NOSTRA, LEGA AMBIENTE, ECOCLUB, KRONOS, AMICI DELLA TERRA ITALIA; 35. Provincia di Cosenza Settore Corpo Polizia Provinciale. 1.3 Esiti della fase di scoping Nella tabella 1.1 seguente sono riportate le osservazioni pervenute da parte dei soggetti consultati e le relative controdeduzioni da parte dell Autorità Procedente. Da rilevare che l Autorità Competente, il Comune di Belsito, il Comune di Rossano, l Ufficio Territoriale Biodiversità di Cosenza del Corpo Forestale Stato e il Parco Nazionale della Sila hanno utilizzato il questionario-guida per la formulazione delle osservazioni, mentre l ISPRA e l ARPACAL hanno utilizzato testo libero. Inoltre, le osservazioni del Parco Nazionale della Sila, pur pervenute oltre i termini previsti, sono state comunque sottoposte a valutazione da parte dell Autorità Procedente. Nell Allegato 3 al R.A. sono state inserite le copie scannerizzate di tutte le osservazioni pervenute. Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 158 di 243

159 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente ISPRA Autorità Competente Regione Calabria Dip. Ambiente Viene osservato che: - la procedura Vas, così come avviata dalla Provincia di Cosenza, é condotta in maniera impropria; - la procedura é caratterizzata da gravi carenze sostanziali e procedurali e non assolve agli previsti; - viene suggerito un prospetto minimo a cui far riferimento per la portata ed il livello delle informazioni da includere nel rapporto ambientale. Condivisione della schematizzazione del PFVP proposta Si evidenzia che la descrizione del piano faunistico venatorio provinciale della provincia di Cosenza andrebbe approfondita e maggiormente dettagliata anche in questa fase di Rapporto preliminare (capitolo 2.) per consentire una determinazione e una valutazione appropriata e degli impatti sull ambiente. Condivisione della schematizzazione del PFVP proposta La schematizzazione in macro-obiettivo (obiettivo generale) e in obiettivi specifici è condivisibile, andrebbe però specificato meglio il macro-obiettivo che appare troppo generico e non riferibile soltanto ad un piano faunistico venatorio. Condivisione della schematizzazione del PFVP proposta La schematizzazione proposta può essere condivisibile per quel che concerne il macro-obiettivo, mentre proprio in base al MO.1 che si pone come fine la tutela della fauna selvatica, andranno considerati gli eventuali interventi in maniera approfondita e soprattutto basati su dati scientifici e tecnici, cioè supportati da indagini di campo e ricerca. Condivisione della schematizzazione del PFVP proposta Attualmente non si possono ipotizzare interventi di pianificazione di miglioramento ambientale, e soprattutto di immissioni di fauna selvatica basandosi soltanto su carte di vocazione agro-forestale potenziali in quanto non si hanno dati attuali delle specie e densità sul territorio; pertanto pur essendo condivisibili gli obiettivi specifici, i mezzi attraverso i quali si vogliono attuare risultano non condivisibili. Osservazioni non accolte e controdedotte con nota Autorità Procedente n del e nota Autorità Competente prot del Ulteriori chiarimenti sono stati prodotti il giorno 8 febbraio 2010 in sede di riunione con ISPRA ed il Settore Caccia e Pesca della Regione Calabria. Il capitolo 2 del RA contiene i riferimenti al PFVP che descrivono il dettaglio richiesto. Nel RA la schematizzazione del PFVP è effettuata mediante la descrizione degli obiettivi specifici. Il capitolo 2 del RA richiama le azioni previste nella parte propositiva che derivano dai dati scientifici e tecnici riportati nel Quadro Conoscitivo. Il capitolo 2 del RA riporta la pianificazione degli interventi di miglioramento ambientale e delle immissioni di fauna selvatica introdotta nei paragrafi 3.11 e 3.12 della pianificazione preliminare. Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 159 di 243

160 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Condivisione della schematizzazione del PFVP proposta Altri obiettivi specifici potrebbero essere: definizione dell assetto faunistico; applicazione dei principi di corretta gestione faunistica e venatoria al territorio della provincia di Cosenza. Completezza dell analisi di coerenza interna del PFVP Per quel che concerne l analisi della coerenza interna non è ritenuta completa in quanto rimanda semplicemente alla tabella 2.1 già utilizzata per illustrare la schematizzazione del piano. Non si evincono le criticità del piano. Gli obiettivi specifici inseriti devono recepire solo quelli indicati nel documento di indirizzo della Regione Calabria. Ad ogni modo, i due obiettivi specifici suggeriti sono riconducibili a quelli già espressamente contenuti nel Piano. Nel capitolo 2 del R.A. è stato evidenziato che alcune criticità del piano consistono nella parziale disponibilità di dati delle specie faunistiche presenti sul territorio provinciale al di fuori delle aree protette e che tali criticità saranno superate con le attività di censimento che saranno attuate nell ambito del nuovo Piano. Altre criticità sono state descritte nel paragrafo 6.2 del R.A. Inoltre, a completamento dell analisi di coerenza interna, sono stati forniti ulteriori commenti alla tabella 2.1, sia nel capitolo 2 che nel paragrafo 6.2 del R.A. Autorità Competente Regione Calabria Dip. Ambiente Esaustività dei riferimenti normativi Il quadro normativo di riferimento deve comprendere i riferimenti normativi del PFVP e cioè le: convenzioni internazionali direttive comunitarie normativa nazionale normativa regionale documenti di indirizzi regionali di programmazione Si fa presente che il Decreto del Ministero dell Ambiente in cui e definito l elenco dei SIC a cui si deve fare riferimento per la Calabria e il DM del 30 marzo 2009 riferito ai SIC della regione biogeografica mediterranea e non quello del 25 marzo 2009 che fa riferimento ai SIC della regione biogeografica alpina. È inoltre più corretto elencare, tra i documenti e quaderni tecnici ISPRA ex INFS da consultare, quelli che si riferiscono alle specie faunistiche presenti in Calabria. Considerazione di tutti i piani e i programmi territoriali e settoriali per la costruzione del contesto programmatico Oltre ai piani indicati si ritiene vadano inseriti anche i piani e/o i regolamenti delle aree protette nazionali e regionali, delle riserve naturali, delle oasi di protezione. I piani faunistici-venatori sono strumenti di pianificazione settoriale che si devono raccordare con gli altri strumenti provinciali di pianificazione che riguardano direttamente o indirettamente la gestione faunistico venatoria. Il paragrafo 3.1 del R.A. contiene i riferimenti normativi ed il richiamo al quadro completo e dettagliato dei provvedimenti legislativi e normativi a cui il lavoro di pianificazione ha fatto riferimento, contenuto nella parte prima del PFVP Disposizioni generali, in cui sono stati eliminati i quaderni ISPRA n. 1, 4, 10, 11, 12, 12bis, 15, 17, 20, 19bis, sono stati inclusi i riferimenti IUCN ISPRA ed è stato corretto il numero del DM con regione biogeografica mediterranea. Nel paragrafo 3.2 del R.A. è stato evidenziato che i parchi e le altre aree protette all interno dei parchi non sono allo stato dotati di piani di gestione (in via di redazione o in via di approvazione). Le riserve regionali allo stato non sono dotate di piano di assetto naturalistico (in corso di approvazione). Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 160 di 243

161 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Autorità Competente Regione Calabria Dip. Ambiente Osservazioni /commenti sulla matrice di coerenza esterna orizzontale e verticale Nella tabella 4.4. pagine alla pagina 35 vi e incoerenza tra l obiettivo specifico os.5 (immissione di fauna selvatica) e l obiettivo del piano di gestione dei sic (eliminare o ridurre i fattori di pressione e disturbo sugli ecosistemi e sugli habitat e le specie tutelate da rete natura 2000). Tale problematica, risulta di rilievo e va affrontata in maniera adeguata da un punto di vista scientifico e tecnico. Infatti le immissioni al di là delle opportune distinzioni, in generale comportano tutte impatti più o meno significativi sulle cenosi locali. Pertanto, questo obiettivo specifico deve essere valutato molto attentamente e con la consultazione dell ISPRA prima eventualmente di essere posto in atto. Si ribadisce che prima di operare qualunque scelta di pianificazione venatoria o applicativa di interventi di gestione, occorre avere informazioni dettagliate sulle popolazioni faunistiche delle specie coinvolte, quali, distribuzione, densità, struttura e dinamica. Conduzione dell analisi ambientale in maniera tale da mettere in luce i principali problemi ambientali del PFVP della Provincia di Cosenza I principali problemi ambientali sono indicati nella matrice preliminare di interferenza tra gli obiettivi del PFVP e le tematiche/componenti ambientali. Sono emerse le seguenti criticità: Flora, Fauna e biodiversità: gli elementi di criticità sono diversi, sia in aree sottoposte a tutela che non. Le criticità principali che possono determinare perturbazione degli habitat sono: una scorretta determinazione della vulnerabilità della fauna sottoposta all attività venatoria, una inadeguata immissione della fauna selvatica e un sistema di sorveglianza inadeguato. Popolazione e salute: La mancata individuazione di efficaci azioni del PFVP mirate alla riduzione dei danni al patrimonio causati dalla fauna selvatica può aumentare il livello di criticità, già alto in alcune aree limitrofe ad alcune aree protette. Le criticità emerse rivelano la necessità di individuare alcuni obiettivi da introdurre ex novo, al fine di migliorare il grado di rispondenza del PFVP alle politiche e strategie comunitarie e nazionali inerenti lo sviluppo sostenibile. Nel paragrafo 6.1 del R.A. l incoerenza segnalata nel R.P. diventa coerenza in virtù di quanto specificato nella pianificazione preliminare nel par. 3.12, lett. f dei criteri operativi dei piani di immissione. Nel capitolo 5 del R.A. (così come anche nel cap. 2) sono state richiamate le tecniche di immissione di cui al par della pianificazione preliminare ed è stato evidenziato come tali tecniche annullino le interferenze negative evidenziate nel R.P. Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 161 di 243

162 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Autorità Competente Regione Calabria Dip. Ambiente Obiettivi da inserire/integrare nel PFVP e relative motivazioni 3. uno dei principali obiettivi dei PFVP risulta essere il conseguimento di densità ottimali per le principali specie di indirizzo gestionale o conservazioni stico. La finalità basilare di un piano faunistico, dovrebbe perseguire il raggiungimento di equilibrio complicato tra le varie componenti. 4. pianificazione del territorio agro-silvo-pastorale nel rispetto dei principi di conservazione realizzabile mediante una gestione faunistica e venatoria che consideri la necessità di riqualificazione e di ripristino ambientale del territorio, nonché di rispetto delle attività produttive e delle tradizioni locali. Studio di incidenza preliminare: osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e gli obiettivi del Piano di Gestione dei SIC. Esaustività dell individuazione dei potenziali impatti del PFVP, con riferimento alla matrice di incidenza preliminare Si evidenzia che, nella matrice di incidenza, laddove si valuta l incidenza del piano sui i Siti di interesse comunitario (SIC), e in particolare sugli indicatori: perturbazione delle specie protette e frammentazione delle specie nei siti Natura 2000 si afferma che visto il divieto di attività venatoria sul sito non si prevedono effetti o se ne prevedono pochi ; in realtà nella valutazione di incidenza devono essere considerati gli impatti e le interferenze che tutte le attività legate al piano e realizzate al di fuori dei siti natura 2000 hanno sui siti stessi. Studio di incidenza preliminare: osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e gli obiettivi del Piano di Gestione dei SIC. Esaustività dell individuazione dei potenziali impatti del PFVP, con riferimento alla matrice di incidenza preliminare Non viene considerata tra l altro l incidenza significativa che le eventuali immissioni di specie faunistiche e le varie tipologie di caccia possono determinare sulle specie presenti nei SIC. Studio di incidenza preliminare: osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e gli obiettivi del Piano di Gestione dei SIC. Esaustività dell individuazione dei potenziali impatti del PFVP, con riferimento alla matrice di incidenza preliminare Sarebbe opportuno inoltre valutare la problematica legata alla dispersione dei pallini di piombo (DM ). Nel capitolo 2 del R.A. sono richiamate alcune azioni previste dal PFVP che mirano al raggiungimento delle densità ottimali delle varie specie. Esplicito riferimento è fatto inoltre al progetto già avviato dalla Provincia denominato Recupero degli antichi sentieri dei cacciatori attraverso il quale sono state avviate e si potranno completare progetti di riqualificazione ambientale del territorio nel rispetto delle tradizioni locali ed attraverso il recupero di antichi manufatti per la costituzione dei rifugi dei cacciatori (comuni interessati: Aprigliano, S. Agata d Esaro, Cetraro, Amendolara, S. Pietro in Guarano, Cervicati). Lo Studio di Incidenza ha evidenziato quanto già riportato nei paragrafi 3.12 e 3.15 della pianificazione preliminare. Lo Studio di Incidenza ha evidenziato quanto già riportato nel paragrafo della pianificazione preliminare.. Lo Studio di Incidenza ha richiamato le disposizioni di cui al DM 17/10/07 Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS) art. 5 comma 1 lett. d) (divieto di utilizzo di munizionamento a pallini di piombo). Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 162 di 243

163 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Autorità Competente Regione Calabria Dip. Ambiente Studio di incidenza preliminare: osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e gli obiettivi del Piano di Gestione dei SIC. Esaustività dell individuazione dei potenziali impatti del PFVP, con riferimento alla matrice di incidenza preliminare Si chiede di chiarire sin da ora come ci si intende determinare per ciò che riguarda l attività venatoria nelle ZPS che non ricadono nei perimetri di aree protette nazionali (PN del Pollino, PN della Sila). Studio di incidenza preliminare: osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e gli obiettivi del Piano di Gestione dei SIC. Esaustività dell individuazione dei potenziali impatti del PFVP, con riferimento alla matrice di incidenza preliminare Si rammenta che lo studio di valutazione di incidenza ambientale va redatto secondo la D.G.R. 604/2005, in particolare secondo l'allegato A (contenuti dello studio di incidenza dei piani e programmi) del disciplinare. Suggerimenti in merito all indice del Rapporto Ambientale Al punto 1.2. inserire motivazioni del PFVP. Punto 1.3 obiettivi del PFVP e azioni da attuare. Non sembrano indicati nella proposta alcune sezioni rilevanti al fine della valutazione del piano come per es. la determinazione e valutazione degli impatti del piano intesi come effetti cumulativi e sinergici e la metodologia e i criteri adottati per la determinazione e la valutazione degli impatti. Si suggerisce di rivedere l indice alla luce delle indicazioni riportate nella struttura dell indice del rapporto ambientale pubblicato sul sito della Regione Calabria (Ambiente > VAS> documentazione> Schema Indice Rapporto ambientale) e redatto ai sensi dell art 13 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. e dell allegato f del R.R. n.3 del e s.m.i. CALCOLO DELLA SASP E DELLE SUE QUOTE PER IL PFVP. Si chiede di chiarire il calcolo della superficie E10 fasce di rispetto stradali e ferroviarie. Si chiede se possibile di indicare l ubicazione delle ZAC, AFV, AA, CRFS e nel caso delle AFV e delle AA di indicare le specie faunistiche. Le attività venatorie nelle ZPS sono disciplinate dal DM 17/10/07 Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS). Lo studio di incidenza è stato redatto secondo l Allegato A del RR 16/2009. Per il Rapporto Ambientale è stato utilizzato lo schema tipo dell Autorità Competente. Nel paragrafo 3.2 della pianificazione preliminare sono state esplicitate le metodologie di calcolo delle singole superfici. Nelle tavole allegate alla pianificazione preliminare é stata indicata l ubicazione dei singoli istituti. Le specie faunistiche presenti nelle AFV e AA sono state riportate nel Quadro Conoscitivo. Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 163 di 243

164 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Autorità Competente Regione Calabria Dip. Ambiente ARPACAL Dipartimento Provinciale di Cosenza PER LA VALUTAZIONE DI INCIDENZA IN PARTICOLARE SI DOVRA : VALUTARE LA POSSIBILITA CHE DALLA REALIZZAZIONE DEL PIANO DERIVINO EFFETTI SIGNIFICATIVI PER GLI OBIETTIVI DI CONSERVAZIONE DEL SITO Natura 2000 VERIFICARE SE IL PFVP POSSA AVERE UNA INCIDENZA NEGATIVA SULL INTEGRITÀ DEL SITO NATURA 2000 E EVENTUALMENTE INDIVIDUARE LE MISURE DI MITIGAZIONE. INDIVIDUARE E ANALIZZARE EVENTUALI SOLUZIONI ALTERNATIVE PER RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI DEL PIANO EVITANDO INCIDENZE NEGATIVE SUI SITI NATURA NEL CASO IN CUI NON ESISTANO SOLUZIONI CHE OTTENGANO I RISULTATI DESIDERATI SI DOVRÀ PROCEDERE ALLA DEFINIZIONE DI MISURE DI COMPENSAZIONE CHE GARANTISCANO LA COERENZA GLOBALE DELLA RETE NATURA 2000 (SIC E ZPS). Indicatori ambientali: Chiarire modalità di rilevazione dati. Prevedere le azioni correttive e le misure di mitigazione agli impatti ambientali significativi. Previsione di report annuali di verifica ( modello Arpacal), successivamente utili nella fase di monitoraggio da parte dell Arpacal. Integrare il contesto ambientale con il piano di tutela delle acque e valutazione di nuovi indicatori. Lo Studio di Incidenza contiene le valutazioni e le verifiche richiamate. In termini di misure di conservazione dell integrità dei Siti Natura 2000, la pianificazione riporta le necessarie misure di conservazione ed in particolare per le ZPS quelle di cui al DM 17/10/07 Nella mappa della meta informazione illustrata nel paragrafo 8.3 è stata inserita la colonna modalità di rilevazione. Le misure di mitigazione sono contenute nel paragrafo 7.1 del R.A e nel paragrafo 7 dello Studio di Incidenza. In particolare, lo Studio di Incidenza richiama le disposizioni di cui al DM 17/10/07 Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS). Inoltre, per la problematica legata ai pallini di piombo, è stato richiamato l art. 5 comma 1 lett. d) (divieto di utilizzo di munizionamento a pallini di piombo). In termini di misure di conservazione dell integrità dei Siti Natura 2000, la pianificazione riporta le necessarie misure di conservazione ed in particolare per le ZPS quelle di cui al DM 17/10/07. Il capitolo 8 del R.A. contiene le modalità di monitoraggio, da integrare eventualmente con il modello di report annuale ARPACaL. Il Piano di Tutela delle Acque è già stato considerato nell Analisi di Coerenza esterna verticale. La dettagliata descrizione del contesto ambientale è contenuta nel Quadro Conoscitivo. L eventuale definizione di nuovi indicatori avverrà nella fase di monitoraggio. Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 164 di 243

165 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente ARPACAL Dipartimento Provinciale di Cosenza Attuazione di sistemi alternativi della raccolta dei rifiuti ( previsione aree per la raccolta differenziata). Diverse professionalità nel gruppo di progettazione. I cacciatori hanno già l obbligo di raccogliere le cartucce. Il piano prevede la proposta di inasprimenti delle sanzioni in caso di violazione della norma in oggetto. Osservazione non pertinente. Previsione di censimenti faunistici. Il piano lo prevede al par Individuazione di nuove zone a protezione totale (oasi, zone di ripopolamento e cattura, rotte di migrazione). Riformulazione obiettivo OS.3: maggiore accuratezza nella formulazione della tabella di correlazione fra gli obiettivi del piano ed i piani di gestione delle SIC. Riduzione immissioni, monitoraggio degli ATC sulle specie immesse e previsione di zone ripopolamento e cattura. E già superato il limite del 30% di superficie delle aree a protezione. Nella matrice della coerenza esterna verticale del R.P., per un errore di digitazione, l obiettivo specifico OS.3 del PFVP, correttamente riportato nella tabella 2.1 Schematizzazione del PFVP Valutazione della eventuale vulnerabilità delle specie presenti all interno dei siti Natura 2000, derivante dalle attività faunistico-venatorie è stato riportato come Valutazione della eventuale vulnerabilità delle attività faunistico-venatorie all interno delle ZPS. Nel paragrafo dell Assetto Faunistico contenuto nel Quadro Conoscitivo sono ampiamente riportate, classificate e censite le specie di avifauna presenti nelle ZPS che insistono sul territorio della Provincia di Cosenza. Nella matrice di coerenza esterna orizzontale è stata evidenziata la coerenza diretta (cioè l analogia o comunque la presenza di forti elementi di integrazione) tra alcuni degli obiettivi del PdG dei SIC della Provincia di Cosenza e l obiettivo OS.3 del PFVP. La tabella di correlazione è invece la matrice riportata nel paragrafo 6.2 del Rapporto Preliminare, che indica la presenza o meno di correlazione tra gli obiettivi specifici del PFVP e ciascuna delle 10 componenti/tematiche ambientali. Tale matrice di correlazione non è più riportata nel R.A., in quanto la correlazione tra il PFVP e le tematiche/componenti ambientali è espressa nella matrice degli impatti nel paragrafo 5 del R.A. La pianificazione delle immissioni è contenuta nel paragrafo 3.12 della pianificazione preliminare. Per quanto riguarda le zone di ripopolamento e cattura è già superato il limite del 30% di superficie delle aree a protezione. Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 165 di 243

166 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente ARPACAL Dipartimento Provinciale di Cosenza Corpo Forestale Stato Ufficio Territoriale Biodiversità Normativa di riferimento. Inserimento dei DPCM , e Allegato 1: - Esatta individuazione delle specie cacciabili; corretta denominazione di alcune specie; - I dati ornitologici delle ZPS riportano rettili, mammiferi e anfibi; - Errate alcune denominazioni scientifiche. Allegato 3: Nei siti rete natura 2000 la frammentazione delle specie é di rilevanza 1. Allegato 4: è suggerita l intensificazione dei controlli nelle aree ZPS, in particolare nelle zone confinanti con le aree protette. Allegato 4: è suggerita maggiore attenzione alla sensibilizzazione dei cacciatori. Considerazione di tutti i piani e i programmi territoriali e settoriali per la costruzione del contesto programmatico Sono stati trascurati i Piani di Gestione SIC interni alle riserve naturali statali. Osservazioni /commenti sulla matrice di coerenza esterna orizzontale e verticale Si veda l osservazione precedente. Esaustività del sistema di indicatori considerato Nell indicatore della componente tematica Cambiamenti climatici si potrebbero inserire le componenti laghi artificiali di Roggiano, Tarsia e quelli silani. Suggerimento di altre fonti informative per integrare i dati disponibili Dati CFS Esaustività del sistema degli obiettivi di sostenibilità ambientale Approfondire la sezione salvaguardia della biodiversità. Il R.A. contiene il quadro di riferimento normativo completo. La descrizione del contesto ambientale per la C/T ambientale Flora, Fauna, Biodiversità del R.A: rimanda integralmente ai dettagliati contenuti del Quadro Conoscitivo, in particolare all intera Sezione Assetto Faunistico e al capitolo 2 Aree tutelate della Sezione Assetto Territoriale. Nella mappa della meta-informazione (par. 8.3 del R.A.) la rilevanza è stata posta uguale a 1. Le attività venatorie nelle ZPS sono disciplinate dal DM 17/10/07 Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS). Lo Studio di Incidenza riprende nel paragrafo 7 quanto riportato nel par della pianificazione preliminare (campagne di sensibilizzazione e di educazione/formazione ambientale). Le due riserve naturali statali sul territorio della Provincia di Cosenza e non sono comprese all interno dei due Parchi sono: R.N.S. Serra Nicolino Piano d Albero (codice AP EUAP0051) e R.N.S. Iona Serra della Guardia (codice AP EUAP 0047). La prima delle due è in gran parte sovrapposta al SIC IT omonimo, incluso nel PdG dei SIC della Provincia di Cosenza e, quindi, ampiamente analizzato. Allo stato attuale, di queste due riserve risulta approvato il solo piano AIB. Quasi tutti i laghi presenti sul territorio della Provincia di Cosenza ricadono all interno di aree protette (parchi, riserve e siti Natura 2000), la cui descrizione è contenuta nel Quadro Conoscitivo. L opportunità di acquisire informazioni pertinenti al PFVP relativamente al lago artificiale di Roggiano (pure noto come invaso dell Esaro ), non incluso in alcuna area protetta, sarà effettuata nella fase di monitoraggio del Piano. I dati saranno presi in considerazione in fase di monitoraggio. Gli obiettivi di sostenibilità relativi alla C/T ambientale Flora, Fauna, Biodiversità sono stati aggiornati nel R.A. alla luce della strategia nazionale per la biodiversità in Italia. Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 166 di 243

167 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Corpo Forestale Stato Ufficio Territoriale Biodiversità Comune di Belsito Osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e le tematiche/componenti ambientali. Studio di incidenza preliminare: osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e gli obiettivi del Piano di Gestione dei SIC. OS.1, OS 3: sarebbe opportuno aggiungere Acqua (Lontra, osteitti, ecc.), Energia (usi idroelettrici e ambienti ripariali) e inquinamento. OS.5: Idem togliendo il paesaggio. Obiettivi da inserire/integrare nel PFVP e relative motivazioni OS.1, OS.3 e OS.5. Correttezza della strutturazione del processo di VAS. Suggerimenti per le prossime consultazioni Sarebbe auspicabile una maggiore opera di informazione preliminare delle tematiche trattate. Considerazione di tutti i piani e i programmi territoriali e settoriali per la costruzione del contesto programmatico Sulla base di quanto evidenziato dalla locale sezione della ANLC si ritiene doveroso inserire nell analisi di piano ed in particolare nel computo delle aree sottoposte ai divieti di caccia i terreni cui fanno riferimento rimboschimenti ARSSA, Consorzi di Bonifica e fondi chiusi privati. Sarebbe opportuno riportare le aree percorse da incendi, almeno nell ultimo quinquennio, e quindi sulle quali insiste il divieto di caccia, informazioni disponibili presso i Comuni della Provincia tutti obbligati alla redazione del Catasto Incendi Boschivi. Suggerimento di altre fonti informative per integrare i dati disponibili Comuni della Provincia obbligati alla redazione del Catasto Incendi Boschivi in relazione alle aree percorse da fuoco. Obiettivi da inserire/integrare nel PFVP e relative motivazioni Migliorare il servizio di indicazione delle aree sottoposte a vincolo ed in particolare al divieto di caccia, con cartellonistica e segnali più diffusi sul territorio al fine di evitare sconfinamenti involontari plausibili in zone silvopastorali poco urbanizzate e infrastrutturale. Puntare molto sulla migliore definizione della regolamentazione del prelievo venatorio, peraltro obiettivo già inserito. La matrice di correlazione non è più riportata nel R.A. in quanto la correlazione tra il PFVP e le tematiche/componenti ambientali è espressa nella matrice degli impatti nel paragrafo 5 del R.A.. OS1, OS3 e OS5 sono già obiettivi del PFVP. Osservazione non accolta. Non previsto dalla normativa vigente, inoltre l iter del piano è stato preceduto dalla fase di concertazione con le associazioni venatorie, ambientaliste e agricole. Si è proceduto al reperimento dei dati relativi alle superfici percorse dal fuco, ai rimboschimenti e ai fondi chiusi, rispettivamente presso il CFS-SIM, ARSSA e Consorzi di Bonifica e presso il Settore Caccia e Pesca della Regione Calabria, che sono stati inseriti nel calcolo aggiornato della SASP. Per le aree percorse dal fuoco sono stati considerati i dati reperiti presso il CFS-SIM. Ciò che viene suggerito rientra tra gli obblighi di legge (art. 10 comma 9 della 157/92). Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 167 di 243

168 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Comune di Rossano / Settore Ambiente Condivisione della schematizzazione del PFVP proposta Nell applicazione degli obiettivi specifici sarebbe opportuno, dopo aver svolto un proficuo lavoro di conoscenza, supportata dagli obiettivi OS.1, OS.2, OS.3, chiarire meglio gli aspetti riguardanti gli interventi di miglioramento ambientale. Correttezza della strutturazione del processo di VAS. Suggerimenti per le prossime consultazioni Si solleciti la partecipazione dei professionisti in materia forestale, veterinaria quali dottori agronomi e forestali, dottori veterinari, dottori in scienze naturali, in quanto cultori di materie specifiche, affinché possano dare il loro contributo tecnico. Esaustività dei riferimenti normativi regionali e provinciali Nel far riferimento alle normative in ambito di gestione faunistica si tenga in considerazione la normativa in campo forestale in quanto è principalmente ad essa che bisogna far riferimento per alcuni aspetti concernenti la stessa gestione faunistica. Considerazione di tutti i piani e i programmi territoriali e settoriali per la costruzione del contesto programmatico Sono da prendere altresì in considerazione i Piani Attuativi di Forestazione a livello regionale, le prescrizioni di massima e di polizia forestale e laddove presenti nel territorio provinciale i Piani d assestamento. Esaustività del sistema di indicatori considerato Per quanto riguarda la tematica ambientale inquinamento atmosferico si potrebbero utilizzare dati forniti dall ARPACaL qualora fossero disponibili. Per la tematica Flora, fauna e biodiversità potrebbe esser presa in considerazione la tipologia di superfici boscate (macchia mediterranea, rimboschimenti, fustaie, cedui, ecc.) e le relative percentuali sul territorio provinciale. I chiarimenti sono riportati ed esplicitati nel paragrafo 3.11 della parte propositiva. Ai sensi dell art. 4 lettere u) e v) del R.R. 3/2008, tali soggetti rientrano tra il pubblico ed il pubblico interessato e, pertanto, avranno l opportunità di esprimersi, per come stabilito nell art. 23 comma 5 dello stesso R.R. 3/2008. Nei paragrafi 3.2 e 6.1 del R.A. sono stati analizzati sia il Piano Forestale Regionale (approvato con D.G.R. n. 701 del ) che il Piano Attuativo 2010 di Forestazione della Provincia di Cosenza approvato con D.G.R. n. 6 del Nella fase di monitoraggio saranno prese in considerazione tutte le fonti di dati disponibili per il popolamento degli indicatori. Suggerimento di altre fonti informative per integrare i dati disponibili C5 Flora, fauna e biodiversità, IC5.3: Piani attuativi forestazione, eventuali Piani d assestamento presenti sul territorio, nell ambito dei vari PFVP provinciali, laddove già redatti, la parte relativa alla relazione agro-forestale. Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 168 di 243

169 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Comune di Rossano / Settore Ambiente Esaustività della descrizione del contesto ambientale, relativamente alle tematiche trattate nel rapporto preliminare. Considerato che in alcune aree della provincia (vedi Parco del Pollino) l aumento demografico del cinghiale, così come la diminuzione in altre aree della provincia, è assente l attenzione a questo mammifero, sia in termini di analisi delle esigenze ecologiche, del suo habitat, ecc., sia in termini di valutazione dello stato attuale di presenza sul territorio provinciale. Conduzione dell analisi ambientale in maniera tale da mettere in luce i principali problemi ambientali del PFVP della Provincia di Cosenza E da suggerire una maggiore attenzione al cinghiale, considerata la sua importanza ecologica, non di meno rilevante il correlato aspetto venatorio. Osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e le tematiche/componenti ambientali. Nel raggiungimento dell obiettivo OS.4 (dopo aver precisato quali saranno le metodologie applicate nella pianificazione) si tenga conto della pianificazione forestale (Piani di assestamento, P.M.P.F.) e dei sistemi di gestione in agricoltura (gestione integrata, biologico) per poter conciliare gli obiettivi della salvaguardia della fauna selvatica con quelli di una corretta gestione faunistica. Obiettivi da inserire/integrare nel PFVP e relative motivazioni In riferimento all obiettivo OS.5 pianificazione delle immissioni di fauna selvatica si tenga presente che è importante avere dei dati di riferimento reali della densità delle popolazioni di selvatici e delle correlazioni con l ambiente, che può essere supportato solo da un attività di monitoraggio costante. Il Quadro Conoscitivo contiene gli approfondimenti sul cinghiale (assetto faunistico par. 2.5 pagg ). Non risulta corretta la formulazione dell osservazione, in quanto la matrice di correlazione (non più presente nel R.A.) non contemplava piani e programmi ma metteva in relazione gli obiettivi specifici del PFVP con le tematiche/componenti ambientali fissate dalla Direttiva 42/2001. Ad ogni modo, la pianificazione forestale è stata tenuta in considerazione nell analisi di coerenza esterna, sia verticale che orizzontale, riportata nel paragrafo 6.1 del R.A.; inoltre, nel par della pianificazione preliminare è riportata in maniera esaustiva la conciliazione tra gli obiettivi di salvaguardia della fauna selvatica con i sistemi di gestione in agricoltura. L osservazione suggerita trova risposta nei dati riportati nel Quadro Conoscitivo che tiene conto delle densità delle popolazioni di selvatici e delle loro correlazioni con l ambiente, in particolare per i SIC. Il par della pianificazione preliminare descrive compiutamente l attività di monitoraggio costante che sarà messa in atto quale obiettivo portante della pianificazione. Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 169 di 243

170 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Parco della Sila Condivisione della schematizzazione del PFVP proposta Si ritiene parzialmente condivisibile la schematizzazione proposta, anche se fra gli obiettivi specifici se ne dovrebbe aggiungere uno che tenga conto che all interno delle Aree Protette istituite ai sensi della legge 394/91 e s.m.i Legge Quadro in Materia di Aree Protette, è vietata la caccia e l immissione di specie di fauna estranee a quelle del Parco, cosi come per i beni demaniali. Inoltre, si fa rilevare che mentre per le Aree Natura 2000 (elaborato Rapporto Amb. Preliminare VAS PFVC, Cap. 2 il piano faunistico venatorio provinciale della provincia di cosenza par. 2.1 I contenuti e la strategia del PFVP, lettera F le eventuali attività faunistico-venatorie all interno dei siti natura 2000 ) viene disciplinata l attività Faunistica Venatoria, nessun riferimento viene invece fatto per i Parchi Nazionali, anche in considerazione del fatto che ai sensi della Legge 394/91, art. 11 comma 3 lett. a, su tutto il territorio del Parco è vietato la cattura, l'uccisione, il danneggiamento, il disturbo delle specie animali; la raccolta e il danneggiamento delle specie vegetali, salvo nei territori in cui sono consentite le attività agrosilvo-pastorali, nonché l'introduzione di specie estranee, vegetali o animali, che possano alterare l'equilibrio naturale. Inoltre, si tenga presente che nel perimetro dell Ente Parco nazionale della Sila, ricadono ben 25 Aree SIC e, seppur parzialmente 3 ZPS, oltre a un SIN e un SIR, afferenti a Rete Natura Il Quadro Conoscitivo descrive compiutamente il sistema dei Parchi, delle Riserve Statali e dei siti della Natura 2000 interne ai Parchi, che allo stato non sono dotati di Piani di Gestione, eccetto il SIC Macchialonga. Completezza dell analisi di coerenza interna del PFVP Risulta parzialmente completa, in virtù delle considerazioni sopra esposte. Esaustività dei riferimenti normativi regionali e provinciali Complessivamente si, ma si dovrebbe inserire la Legge Regionale 14 luglio 2003, n. 10 Norme in materia di aree protette. Considerazione di tutti i piani e i programmi territoriali e settoriali per la costruzione del contesto programmatico Parzialmente, non si è tenuto conto degli altri Piani di gestione delle Aree Afferente a Natura 2000 (ad es. quelli redatti dall Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Cosenza per i SiC ricadenti nell Ex Azienda di Stato per le Foreste Demaniali, oggi UTB). Il quadro di riferimento normativo completo è descritto nel paragrafo 3.1 del R.A. e nella parte prima del PFVP Disposizioni generali. L unico SIC non presente nel PdG dei SIC della Provincia di Cosenza e dotato di PdG è il SIC Pianori di Macchialonga, interno al territorio del Parco della Sila. Il PdG del sito non è stato preso in considerazione, dal momento che il sito, essendo ben lontano dalla zona di confine del Parco, non potrà subire interferenze con le possibili attività del PFVP effettuate esternamente al Parco, anche in prossimità dei suoi confini. Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 170 di 243

171 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Parco della Sila Osservazioni/commenti sulla matrice di coerenza esterna orizzontale e verticale Per i parchi è consigliabile inserire i Piani Approvati, mentre, in assenza di questi, dei D.P.R Istitutivi, per il Parco Nazionale della Sila il D.P.R Istituzione del Parco Nazionale della Sila e dell Ente Parco. Inoltre, si vedano le osservazioni fatte al Cap. 4 Par. 4.2 e Cap. 2 Par Esaustività del sistema di indicatori considerato Nell indicatore componente tematica Acqua (C.1), si potrebbero inserire le componenti: Laghi artificiali della Sila, nonché ad es. dei Neto, Trionto, ecc. per la parte ricadente nel territorio di competenza di Codesta Amministrazione Provinciale. E consigliabile fare riferimento anche ai Parchi Nazionale quando si parla Flora - Fauna e Biodiversità (C.5). E consigliabile per i rifiuti (C.8), prendere in considerazione il Dossier presentato da Legambiente La vigilanza ambientale per la Tutela della Biodiversità nella ZPS Sila Grande nel Parco Nazionale della Sila. - nell Indicatore tematica ambientale Flora, Fauna e Biodiversità, le fonti utilizzate per i dati riferiti alla sopra citata competente ( flora, fauna e biodiversità ), sono state: Piano di Gestione dei SIC della Provincia di Cosenza; Studio del Dipartimento di Ecologia UNICAL per la revisione regionale delle ZPS DGR n. 350 del 5 maggio 2008 ed il Quadro Conoscitivo del PFVP. Per ampliare i suddetti dati si potrebbe utilizzare quelli in possesso degli Enti Parco, per il Parco Nazionale della Sila, abbiamo: - studio Tutela e valorizzazione della Flora e della Fauna nelle Zone protette della Sila Grande. Nello stesso vie una banca dati aggiornata riguardante la Flora, la Fauna (indagine sul lupo, sulla lontra, sull ornitofauna, sull erpetofauna, sull ittiofauna, sull invertebratofauna) nonché descrizione degli Habitat presenti. - Studio specialistico sulle presenza della Lontra nel Parco Nazionale della Sila. In assenza di Piani di Gestione dei Parchi e delle altre aree protette, la pianificazione preliminare ed il R.A. richiamano le norme di tutela e salvaguardia allegate ai dispositivi di legge istitutivi dei Parchi e delle aree protette. Quasi tutti i laghi presenti sul territorio della Provincia di Cosenza ricadono all interno di aree protette (parchi, riserve e siti Natura 2000), la cui descrizione è contenuta nel Quadro Conoscitivo. Nella fase di monitoraggio saranno prese in considerazione tutte le fonti di dati disponibili per il popolamento degli indicatori. Suggerimento di altre fonti informative per integrare i dati disponibili Sarebbe opportuno inserire anche eventuali dati in possesso di altri Enti Pubblici (ad es. Gli Enti Parco ed il Corpo Forestale dello Stato). Esaustività della descrizione del contesto ambientale, relativamente alle tematiche trattate nel rapporto preliminare. Valgono le stesse osservazioni di cui sopra - nell Indicatore tematica Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 171 di 243

172 Parco della Sila ambientale Flora, Fauna e Biodiversità, le fonti utilizzate per i dati riferiti alla sopra citata competente ( flora, fauna e biodiversità ), sono state Piano di Gestione dei SIC della Provincia di Cosenza; Studio del Dipartimento di Ecologia UNICAL per la revisione regionale delle ZPS DGR n. 350 del 5 maggio 2008 ed il Quadro Conoscitivo del PFVP riportati Per ampliare i suddetti dati si potrebbe utilizzare quelli in possesso degli Enti Parco, per il Parco Nazionale della Sila, abbiamo: - studio Tutela e valorizzazione della Flora e della Fauna nelle Zone protette della Sila Grande. Nello stesso vie una banca dati aggiornata riguardante la Flora, la Fauna (indagine sul lupo, sulla lontra, sull ornitofauna, sull erpetofauna, sull ittiofauna, sull invertebratofauna) nonché descrizione degli Habitat presenti. - Studio specialistico sulle presenza della Lontra nel Parco Nazionale della Sila. Esaustività del sistema degli obiettivi di sostenibilità ambientale NO, perché vanno inserite i parchi Nazionali i quali tutelano aree di cui alla legge 394/91, ricche di Biodiversità ed importanti per l Ambienta, per la Tutela della Fauna e della Flora, inoltre, ad essi è demandata la gestione dei Siti Natura 2000 che ricadono al loro interno, ai sensi del Decreto del Ministero dell Ambiente del Osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e le tematiche/componenti ambientali. Andrebbe integrata la matrice tenendo conto della biodiversità, della flora, della fauna e dell ambiente dei Parchi nonché dei Siti Natura Di conseguenza si dovrebbero prevedere i possibili impatti del PFVC con questi. Ovviamente andrebbe fatto una volta acquisite tutte le osservazioni sopra esposti. Esaustività dell individuazione dei potenziali impatti del PFVP, con riferimento alla matrice di incidenza preliminare. NO, perche gli impatti del PFVP vanno considerati tenendo conto della Aree Protette e dei Siti Natura 2000 che ricadono al loro interno. In assenza di Piani di Gestione dei Parchi e delle altre aree protette, la pianificazione preliminare ed il R.A. richiamano le norme di tutela e salvaguardia allegate ai dispositivi di legge istitutivi dei Parchi e delle aree protette Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 172 di 243

173 Soggetto consultato Osservazione pervenuta Controdeduzione Autorità Procedente Parco della Sila Studio di incidenza preliminare: esaustività dell individuazione dei potenziali impatti del PFVP, con riferimento alla matrice di incidenza preliminare Non perché ai sensi del DPR 357/97 La valutazione di incidenza di piani o di interventi che interessano proposti siti di importanza comunitaria, siti di importanza comunitaria e zone speciali di conservazione ricadenti, interamente o parzialmente, in un'area naturale protetta nazionale, come definita dalla legge 6 dicembre 1991, n. 394, e' effettuata sentito l'ente di gestione dell'area stessa. Inoltre, ai sensi della DGR 604/05 I proponenti di piani e programmi territoriali, urbanistici (a tutti i livelli di dettaglio,compresi i piani attuativi così definiti dalla L.R. 16 aprile2002 n.19 «Norme per la tutela, governo ed uso del territorio») e di settore, ivi compresi i piani dei parchi, agricoli e faunistico-venatori e le loro varianti, che interessano in tutto o in parte o che comunque, pur interessando l esterno del perimetro del sito, possono avere incidenza sui siti Natura2000, devono predisporre uno studio di incidenza. Pertanto, la Valutazione di Incidenza andrebbe rivista alla luce delle considerazioni sin qui esposte. Tabella 1.1 Esiti dello scoping Per la valutazione di incidenza sono state attivate unicamente le procedure previste dalla vigente normativa in materia (RR 16/2009). Maggio 2010 Sintesi Non Tecnica pag. 173 di 243

174 Nella tabella 1.2 sono riportati i riferimenti delle note inviate dall Autorità Procedente ad alcuni Enti per richiedere informazioni ambientali aggiuntive sollecitate da alcune osservazioni pervenute nella fase di scoping. Soggetto consultato Data/prot. Provincia OGGETTO Consor. Bonifica Ferro e Sparviero Cons. Bonifica Pollino Cons. Bonifica Sibari - Crati Cons. Bonifica Valle Lao Dipart. Agricoltura Regione Calabria ARSSA Polo soprassuoli boschivi 10/12/2009 prot /12/2009 prot /12/2009 prot, /12/2009 prot /12/2009 prot /12/2009 prot Tabella 1.2 Riferimenti note inviate dall Autorità Procedente Richiesta dati aree rimboschimento Richiesta dati aree rimboschimento Richiesta dati aree rimboschimento Richiesta dati aree rimboschimento Richiesta estremi approvazione Piani attuativi di forestazione e piani assestamento forestale Richiesta dati aree rimboschimento Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 174 di 243

175 2 CONTENUTI ED OBIETTIVI DEL PFVP DELLA PROVINCIA DI COSENZA Obiettivo generale del piano è quello di attuare concretamente il principio espresso dalle normative in materia, secondo il quale la fauna selvatica italiana costituisce patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell interesse della comunità nazionale ed internazionale. La definizione di una corretta politica di gestione della fauna selvatica, così come l individuazione dei principi tecnico-scientifici sui quali fondarla, costituiscono una delle finalità principali del piano stesso e rappresentano il presupposto su cui costruire dei rapporti quanto più corretti fra ambientalisti, cacciatori ed agricoltori e fra queste categorie sociali e tutti i cittadini. Nella tabella 2.1 seguente sono riportati gli obiettivi specifici del PFVP su cui dovrà essere imperniata la fase attuativa del Piano Faunistico Venatorio nel prossimo quinquennio. Codice Obiettivo Specifico OS.1 OS.2 OS.3 OS.4 OS.5 OS.6 Individuazione dei comprensori omogenei Obiettivo Specifico del PFVP Realizzazione di carte di vocazione agro-forestale potenziale Valutazione della eventuale vulnerabilità delle specie presenti all interno dei siti Natura 2000, derivante dalle attività faunistico-venatorie Pianificazione degli interventi di miglioramento ambientale Pianificazione delle immissioni di fauna selvatica Istituzione e operatività dell osservatorio faunistico-venatorio provinciale Tabella 2.1 Obiettivi specifici del PFVP Nella Pianificazione Faunistica Preliminare - parte terza del PFVP sono stati esplicitati i criteri di pianificazione, qui appresso sintetizzati, utilizzati per la realizzazione di ciascuno di questi obiettivi. OS.1: Individuazione dei comprensori omogenei Per la delimitazione dei Comprensori omogenei sono state considerate come variabili significative di caratterizzazione alcune variabili geografiche, i cui dati e informazioni derivano dal PTCP della Provincia di Cosenza. In dettaglio esse sono: paesaggio ecologico prevalente paesaggio ambientale prevalente indice di boscosità indice sintetico di valenza forestale percentuale di superficie classificata come forestale dalla categorie CORINE Land Cover. Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 175 di 243

176 L entità geografica elementare adottata per l elaborazione dei dati è stata il comune, anche al fine di poter poi attuare le successive fasi gestionali nel modo più efficace possibile. Dall analisi dei parametri prima ricordati risultano quindi individuati 2 Comprensori Omogenei, il primo costituito da comuni classificati come prevalentemente agricoli (superficie forestale inferiore al 40% della superficie totale) l altro costituito da comuni classificati come prevalentemente forestali (superficie forestale superiore al 40% della superficie totale). La Pianificazione Faunistica Preliminare - parte terza, paragrafo 3.3 evidenzia in dettaglio la classificazione e la formazione dei comprensori omogenei. OS.2: Realizzazione di carte di vocazione agro-forestale potenziale Come indicato nel paragrafo 3.6 della Pianificazione Faunistica Preliminare, il PFVP è uno strumento dettagliato di programmazione che deve indirizzare la gestione della fauna oggetto di caccia al fine di ottimizzare il rapporto tra presenza dei selvatici e ambiente. Per raggiungere tale obiettivo è pertanto necessario adottare strumenti oggettivi di analisi territoriale, e valutare la teorica capacità portante dell ambiente nei confronti delle diverse specie selvatiche. Tali indicazioni sono infatti una delle basi fondamentali su cui si potranno programmare i vari interventi gestionali, quali: tutela, pianificazione del prelievo, ripopolamenti e reintroduzioni, miglioramenti ambientali. Si è quindi scelto di operare secondo un metodo che consente di valutare ed analizzare le diverse caratteristiche territoriali e che rende possibile la produzione di una cartografia di facile lettura per le principali specie oggetto di caccia. Sono quindi state prodotte le carte di vocazione potenziale delle seguenti specie animali selvatiche (o gruppi di specie) giudicate di maggior valenza gestionale per il territorio cosentino: turdidi beccaccia (Scolopax rusticola L.) fagiano (Phasianus colchicus L.) coturnice (Alectoris graeca, Meisner) lepre europea (Lepus europaeus Pallas) lepre appenninica (Lepus corsicanus De Winton) cinghiale (Sus scrofa L.) capriolo (Capreolus capreolus L.) Non disponendo di dati attuali reali di densità sul territorio delle specie citate, si è proceduto alla realizzazione di carte di vocazione agro-forestale potenziale. La metodologia adottata è stata la seguente: Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 176 di 243

177 acquisizione, in base al sistema di classificazione CORINE Land-Cover, dei dati relativi alla distribuzione delle tipologie di uso del suolo; acquisizione dei dati altimetrici; costruzione di un modello articolato in classi di idoneità ambientale elaborato poi per le specie animali prima citate. Anche in questo caso l entità geografica elementare adottata ai fini dell elaborazione è stata individuata nel comune, e ciò per poter poi attuare le successive fasi gestionali nel modo più efficace possibile. Il lavoro ha comportato in primo luogo un'analisi qualitativa del sistema in esame, quindi la misurazione delle sue caratteristiche, poi la formulazione di modelli. Tutto ciò ha condotto alla redazione di carte tematiche attraverso le quali rappresentare i risultati ottenuti con l applicazione dei modelli. La caratterizzazione ambientale è stata effettuata prendendo in considerazione lo strato cartografico di base a disposizione, cioè il CORINE Land Cover. Si é quindi provveduto alla definizione di quelle caratteristiche ambientali (variabili) potenzialmente rilevanti per le varie specie oggetto di studio e che potessero essere misurate e successivamente usate nei modelli. Questa fase e` consistita essenzialmente nell' identificazione di quelle variabili che possono influenzare l'idoneità di un ambiente per una determinata specie. Sono state utilizzate le 44 categorie del terzo livello di tale sistema, a cui è stata aggiunta una categoria del primo livello, comprensiva di tutte le superfici artificiali cartografate, seguendo la procedura individuata per la redazione della Rete Ecologica Nazionale. Per le singole specie trattate sono quindi state impiegati i punteggi di idoneità ambientale in relazione con l uso del suolo già validati dal fondamentale lavoro prima citato. Gli esiti di questa analisi ed i risultati ottenuti sono riportati dettagliatamente nel paragrafo 3.6 della Pianificazione Faunistica Preliminare. OS.3: Valutazione della eventuale vulnerabilità delle specie presenti all interno dei siti Natura 2000, derivante dalle attività faunistico-venatorie Il raggiungimento di questo obiettivo specifico è indissolubilmente legato alla realizzazione di studi ed indagini finalizzati ad aggiornare le conoscenze in materia ed i dati in possesso dell Ente Provincia, attraverso la promozione della costituzione dell Osservatorio Faunistico Provinciale. OS.4: Pianificazione degli interventi di miglioramento ambientale Nel paragrafo 3.11 della Pianificazione Faunistica Preliminare è illustrato il Piano di interventi di miglioramento ambientale e dei criteri per la corresponsione degli incentivi, con annesso Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 177 di 243

178 disciplinare per la corresponsione di incentivi a proprietari o conduttori che si impegnino per il ripristino di habitat. Scopo dei miglioramenti ambientali è quello di indurre un generalizzato incremento della diversità e della densità delle zoocenosi che perduri il più a lungo possibile. Il meccanismo per la realizzazione dei miglioramenti ambientali è costituito dalla presentazione, da parte di proprietari e conduttori dei fondi agricoli, di specifici progetti agli ATC e da questi alla Provincia per la definitiva approvazione e finanziamento. In base alle caratteristiche ambientali e vegetazionali del territorio della provincia di Cosenza si ritiene che i progetti potranno riguardare le seguenti tipologie di intervento: mantenimento e/o ripristino degli elementi fissi del paesaggio: siepi, fasce di arbusti, frangivento, vecchie sistemazioni agricole, laghetti, ecc.; semina di colture a perdere e/o rinuncia alla raccolta di coltivazioni idonee all alimentazione della fauna selvatica su appezzamenti inferiori ad 1 ha; incremento e/o conservazione delle superfici ad incolto poste in ambienti ad agricoltura intensiva; predisposizione di punti di alimentazione e di abbeverata da rifornire nei periodi di maggiore carenza idrica od alimentare; modificazione dei sistemi di coltivazione, attraverso una maggiore frammentazione degli appezzamenti e delle colture, il ripristino o l adozione di rotazioni colturali con cereali autunno vernini e foraggere, il ricorso a lavorazioni minime del terreno ed a tecniche di agricoltura biologica; ripulitura di prati e pascoli da essenze erbacee infestanti e non appetite dalla selvaggina su appezzamenti di superficie non superiore a 3 ha; riduzione dell impiego di fitofarmaci più dannosi alla fauna selvatica, astensione dalle irrorazioni delle tare aziendali, dei fossati, dei ciglioni, delle scoline, dei frangivento, dei boschetti, dei confini tra una coltura ed un altra, per una larghezza da 4 a 6 m; posticipazione dello sfalcio o dell eventuale sovescio della vegetazione spontanea presente nelle tare aziendali e nei terreni ritirati dalla produzione a dopo la metà di luglio. posticipazione dell aratura o dell interramento delle stoppie; adozione di misure di salvaguardia della fauna selvatica durante le operazioni di sfalcio e di raccolta dei foraggi, di mietitura dei cereali (adozione di barre di involo, taglio ad iniziare dal centro dell appezzamento); interventi di gestione della vegetazione e del livello delle acque in specchi d acqua naturali od artificiali non utilizzati a fini venatori; prevenzione dell interramento di specchi d acqua e di acquitrini nonché mantenimento e ripristino di prati umidi; Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 178 di 243

179 predisposizione di fasce permanenti di vegetazione erbacea od arbustiva (20-30 m) come separazione tra aree coltivate intensivamente e bacini idrici naturali od artificiali; interventi di rimozione di condizioni di inquinamento dai rifiuti ordinari o speciali; altri progetti da sottoporre al giudizio della Provincia. OS.5: Pianificazione delle immissioni di fauna selvatica Nel paragrafo 3.12 della Pianificazione Faunistica Preliminare sono ampiamente descritti i piani di immissione di fauna selvatica e dei relativi criteri per la programmazione e l attuazione dei ripopolamenti. Dopo una premessa metodologica sulla differenza che corre tra introduzioni, reintroduzioni e ripopolamenti, sono identificate le strategie operative che gli A.T.C. dovranno adottare nell ambito dei loro piani di immissione: a. individuazione delle aree idonee alla immissione sulla base delle caratteristiche di idoneità e vocazionalità per le diverse specie; b. adozione delle metodologie di rilascio più idonee per le singole specie; c. sospensione di qualsiasi forma di ripopolamento in data successiva al 31 luglio, per consentire un sufficiente ambientamento degli animali prima dell inizio dell attività di allenamento dei cani; d. qualificazione del ruolo delle zone di ripopolamento e cattura (nel caso di loro istituzione), quali elementi portanti per la produzione di selvaggina di alta qualità, da utilizzare soprattutto per progetti di reintroduzione; e. istituzione di aree vincolate all esercizio venatorio a tempo determinato e per superfici non molto estese, tenuto conto di quanto previsto tra i compiti del Comitato di gestione degli A.T.C., che determinano il quantitativo di selvaggina da immettere, il numero di capi prelevabili, prevedendo eventuali limitazioni nel prelievo venatorio. In altri termini creazione di aree di rispetto, in cui sia possibile consentire l insediamento e la riproduzione di nuclei di selvaggina di interesse venatorio in aree strettamente collegate agli A.T.C. La loro istituzione e distribuzione sul territorio sarà legata ad un tempo sufficiente a consentire un efficace insediamento della popolazione, per poter poi usufruire della produzione ottenuta; f. consultazione del Comitato Tecnico Scientifico, previsto dall art. 11 del Regolamento del Piano di Gestione dei Siti Natura 2000 della Provincia di Cosenza, per attività di ripopolamento nelle aree contermini ai Sic ovvero dei rispettivi Enti Gestori per le altre aree protette. Nel paragrafo 3.12 della Pianificazione Faunistica Preliminare sono inoltre descritte opportune tecniche di immissione per Galliformi (Fagiano, Starna, Coturnice), per la Lepre e per gli Ungulati. Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 179 di 243

180 OS.6: Istituzione e operatività dell osservatorio faunistico-venatorio provinciale Come indicato nel paragrafo 3.13 della Pianificazione Faunistica Preliminare, la Provincia di Cosenza intende promuovere l istituzione dell Osservatorio Faunistico Provinciale allo scopo di favorire lo studio della biologia della fauna selvatica presente sul territorio e per verificarne i rapporti con l'ambiente. Alla competenza dell istituendo osservatorio andrà assegnata la realizzazione di molteplici obiettivi, per il raggiungimento dei quali l osservatorio si avvarrà della creazione e gestione: di una stazione ornitologica, di una stazione di inanellamento, di punti di osservazione dell'avifauna selvatica, aventi lo scopo di sviluppare le attività scientifiche e di ricerca, predisporre lo studio della biologia degli uccelli, effettuare ricerche qualitative e quantitative delle popolazioni nidificanti, migratrici e svernanti. Per il funzionamento dell osservatorio è proposto un apposito disciplinare, la cui bozza è anch essa contenuta nel paragrafo 3.13 della Pianificazione Faunistica Preliminare. In aggiunta ai criteri su menzionati, nel paragrafo 3.4 della Pianificazione Faunistica Preliminare si ribadisce che le popolazioni di animali selvatici, rappresentando risorse finite, ma rinnovabili, richiedono una serie di attenzioni al fine di garantirne la conservazione, sia a livello di specifiche popolazioni, sia nel loro complesso. A tal fine occorre prevedere precise norme di tutela e protezione di quegli ambienti che, per peculiarità botaniche o zoologiche considerate rare o endemiche, risultino meritevoli di un regime di particolare protezione. Sempre nel paragrafo 3.4 si ricorda, a tale proposito, come la provincia di Cosenza presenti molti ambiti caratterizzati dalla presenza di fauna stanziale tipica e rivesta anche una fondamentale importanza, grazie alla sua particolare posizione geografica, per ciò che concerne i luoghi di sosta e transito di un considerevole numero di specie migratrici. Sebbene l obiettivo prioritario che deve ispirare una politica di pianificazione delle zone protette sia rappresentato dalla conservazione e tutela di specifiche realtà ambientali e faunistiche, non va tuttavia trascurato l importante ruolo che può essere rivestito da istituti di protezione quando siano realizzati anche in funzione della gestione faunistico - venatoria che viene svolta sul restante territorio. La pianificazione faunistica regionale prevede la destinazione di almeno il 24% del territorio agrosilvo-pastorale a zone di protezione della fauna selvatica di cui all'art. 10, commi 3 e 4 della L. 157/92. Preme tuttavia evidenziare come il regime di divieto di caccia non rappresenti, di per sè, elemento sufficiente a caratterizzare e definire un ambito di protezione per la fauna selvatica, essendo la Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 180 di 243

181 valenza faunistica di un territorio il risultato di una serie di attributi che lo caratterizzano. Tra questi notevole importanza rivestono, in un contesto ambientale favorevole, la realizzazione di adeguati interventi gestionali. A sostegno di questa affermazione occorre ricordare che la legge n.157/1992 all'art. 10 comma 4, sancisce che il divieto di abbattimento e cattura a fini venatori deve essere accompagnato da provvedimenti atti ad agevolare la sosta della fauna, la riproduzione e la cura della prole. Il PFVP, vista la percentuale di territorio già facente parte della quota destinata a protezione totale della fauna, risultante pari a ettari ,61 e dunque ad una percentuale del 32,43% della SASP, può unicamente porsi l obiettivo di mantenere in essere tale assetto territoriale, valorizzando al massimo gli interventi gestionali da attuarsi sul territorio degli Ambiti Territoriali di Caccia, costituiti e già operanti in ambito provinciale. Nel paragrafo 3.4 si sottolinea anche come alla percentuale di aree destinate a protezione della fauna vengano a sommarsi ulteriori ,03 ettari ricompresi in zone interdette all attività venatoria, quali superfici a rimboschimento, superfici percorse dal fuoco e la porzione della fascia di rispetto del Valico di Monte Scuro non ricompresa nel Parco della Sila. Ciò porta ad un totale di ,50 ettari, corrispondenti ad un 34,29% della SASP, la superficie posta in divieto di caccia. Il superamento del limite massimo del 30% previsto dalla Legge quadro nazionale n.157, incide negativamente sulla possibilità di individuare nuove superfici a protezione totale quali per esempio oasi e zone di ripopolamento e cattura, oppure l istituzione di zone di protezione lungo le rotte di migrazione. Ad ogni modo, nel caso in cui nel periodo di vigenza del PFVP si rendessero disponibili percentuali di territorio per l istituzione di nuove superfici a protezione, nel paragrafo 3.7 della Pianificazione Faunistica Preliminare sono illustrate le linee guida per la costituzione e gestione delle oasi di protezione, delle zone di ripopolamento e cattura, nonché linee guida per la costituzione e gestione di istituti di gestione privata della caccia, quali i centri di riproduzione della fauna selvatica, le aziende faunistico venatorie e le aziende agrituristico venatorie, oltre alla regolamentazione dell addestramento e allenamento dei cani da caccia. Infine, per come indicato nel paragrafo 3.1 della Pianificazione Faunistica Preliminare - parte terza del PFVP, gli obiettivi specifici del PFVP potranno essere raggiunti attraverso il dispiego di opportune azioni volte ad: attuare una politica di riequilibrio del territorio volta alla salvaguardia degli habitat ed al ripristino delle condizioni ottimali per la fauna; mantenere il giusto equilibrio fra le diverse specie animali che vivono in un determinato territorio, in quanto queste sono legate da rapporti di competizione inter ed intraspecifica; Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 181 di 243

182 mettere in atto tecniche di gestione affinché le singole specie animali selvatiche siano presenti sul territorio a livelli di densità compatibili con la loro conservazione nel tempo e in equilibrio con le altre componenti ambientali; salvaguardare, e se possibile ricostituire, il patrimonio genetico di talune specie, compromesso nella loro integrità a seguito di immissioni di soggetti provenienti da altri paesi o anche allevati secondo i criteri che sono propri di una zootecnia intensiva o comunque produttiva; incrementare gli interventi di miglioramento ambientale oltre quelli già messi in campo dalla Provincia di Cosenza, tra cui la realizzazione del progetto Recupero degli antichi sentieri dei cacciatori, in corso di attuazione, le cui idee progettuali sottendono le finalità di: - consolidare il rapporto fra cacciatore e territorio; - migliorare il rapporto fra cacciatori e agricoltori e fra cacciatore ed ambiente; - creare socializzazione tra persone che condividono lo stesso interesse. Ciò attraverso la riscoperta dei sentieri storicamente utilizzati dai cacciatori durante l attività venatoria; il ripristino ambientale ed il mantenimento di questi antichi sentieri per farne percorsi tipici, segnalati e descritti nella loro specificità ambientale, paesaggistica e naturalistica con opportuna cartellonistica; il recupero di vecchi immobili da destinare a rifugio diurno dei cacciatori per farne momento socializzante a tutti gli effetti. Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 182 di 243

183 3 QUADRO NORMATIVO E PROGRAMMATICO PER LA DEFINIZIONE DEGLI OBIETTIVI DI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE 3.1 Riferimenti normativi e strategici internazionali, nazionali e regionali Per la costruzione del quadro delle politiche ambientali internazionali, nazionali e regionali sono stati individuati i riferimenti normativi, le strategie, i programmi ambientali ritenuti significativi; tali documenti si riferiscono all ambito internazionale, nazionale e regionale. L obiettivo è quello di disporre di un quadro il più esaustivo possibile che consenta di utilizzare documenti e normative di riferimento per le tematiche ambientali rilevanti ai fini dell integrazione e della definizione di strategie ed obiettivi ambientali per i piani e programmi da sottoporre a VAS. Il quadro delle strategie e normative è pertanto riferito a tutte le componenti ambientali, così come riportate nell'allegato F del R.R. 3/2008. Ciò ha permesso di procedere in base alla tipologia ed alla dimensione territoriale del piano alle opportune estrapolazioni, con l obiettivo di pervenire alla definizione di un quadro ricognitivo per la specificazione della dimensione ambientale utile a costituire il contesto su cui individuare gli obiettivi e gli indicatori necessari alla verifica ed alla misurazione degli impatti del piano stesso. I riferimenti generali per lo sviluppo sostenibile e la normativa in materia ambientale vengono di seguito elencati: Conclusioni della Presidenza Consiglio Europeo di Göteborg 15 e 16 giugno 2001; Sesto Programma d azione ambientale comunitario - Decisione n. 1600/2002/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, 22 luglio 2002; Decisione 2002/358/CE del Consiglio, del 25 aprile 2002, relativa all'approvazione, in nome della Comunità Europea, del Protocollo di Kyoto alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e l'esecuzione congiunta degli impegni che ne derivano; Strategia di Lisbona e Goteborg (2005); Riesame della strategia dell'ue in materia di sviluppo sostenibile (SSS dell'ue) Nuova strategia adottata dal Consiglio Europeo il 15/16 giugno 2006; Strategia d azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia - Gazzetta Ufficiale n. 255 del 30 ottobre 2002, supplemento ordinario n. 205; Strategia tematica per l'uso sostenibile delle risorse naturali, COM(2005) 670; Decreto legislativo 3 Aprile 2006 n.152 e ss.mm.ii Norme in materia ambientale. I documenti e le normative settoriali per ciascuna tematica di riferimento sono riportati nelle tabelle che seguono, rispettivamente per il livello internazionale, nazionale e regionale; non si manca di evidenziare che la parte prima Disposizioni generali del PFVP riporta il quadro completo e dettagliato dei provvedimenti legislativi e normativi a cui il lavoro di pianificazione ha fatto riferimento. Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 183 di 243

184 ACQUA TEMATICA / COMPONENTE AMBIENTALE BENI CULTURALI, ARCHEOLOGICI, ARCHITETTONICI, PAESAGGIO CAMBIAMENTI CLIMATICI ENERGIA FLORA, FAUNA E BIODIVERSITA DOCUMENTI E NORMATIVE DI RIFERIMENTO DI LIVELLO INTERNAZIONALE Direttiva 2000/60/CE del parlamento europeo e del consiglio del 23 ottobre 2000 che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque Direttiva 91/676/CE del Consiglio, del 12 dicembre 1991, relativa alla protezione delle acque contro l'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole Direttiva 91/271/CE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane Direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento" Convenzione europea del paesaggio, Firenze 20 Ottobre 2000 Schema di Sviluppo dello Spazio Europeo - Potsdam, maggio 1999 Decisione 2002/358/CE del Consiglio, del 25 aprile 2002, relativa all' approvazione, in nome della Comunità europea, del Protocollo di Kyoto alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e l'esecuzione congiunta degli impegni che ne derivano. Comunicazione della commissione al consiglio e al parlamento europeo - Strategia tematica sull inquinamento atmosferico COM(2005) 446 Direttiva 2001/81/CE: Parlamento europeo e Consiglio del 23 ottobre 2001 relativa ai limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici Direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 settembre 2001 sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità Direttiva 2002/91/ce del parlamento europeo e del consiglio del 16 dicembre 2002 sul rendimento energetico nell'edilizia Direttiva 2003/30/ce del parlamento europeo e del consiglio dell'8 maggio 2003 sulla promozione dell'uso dei biocarburanti o di altri carburanti rinnovabili nei trasporti Direttiva 2006/32/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 5 aprile 2006 concernente l efficienza degli usi finali dell energia e i servizi energetici e recante abrogazione della direttiva 93/76/CE del Consiglio. Convenzione internazionale relativa alle zone umide di importanza internazionale, soprattutto come habitat degli uccelli acquatici Ramsar (1971) Convenzione di Berna relativa alla conservazione della vita selvatica e dell'ambiente naturale in Europa (1979) Convenzione sulla biodiversità (CBD), Nazioni Unite - Rio de Janeiro 1992 Comunicazione commissione strategia comunitaria per la diversità biologica (1998) Direttiva 79/409/CEE concernente la conservazione dell'avifauna selvatica. Direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche. Comunicazione della commissione: arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010 e oltre (2006) Piano d azione comunitario per la biodiversità (2001) Regolamento n. 1698/2005/CE Programma di azione forestale comunitaria (1989) Strategia forestale dell unione europea (risoluzione 1999/c/56/01) Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 184 di 243

185 TEMATICA / COMPONENTE AMBIENTALE INQUINAMENTO ATMOSFERICO DOCUMENTI E NORMATIVE DI RIFERIMENTO DI LIVELLO INTERNAZIONALE Convenzione delle nazioni unite sulla lotta contro la desertificazione UNCDD Libro Bianco - La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte -COM/2001/0370 Direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento" Comunicazione della commissione al consiglio e al parlamento europeo - Strategia tematica sull inquinamento atmosferico COM(2005) 446 Direttiva 2001/81/CE: Parlamento europeo e Consiglio del 23 ottobre 2001 relativa ai limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici Strategia europea per l ambiente e la salute,com (2003) 338 def. Brussels, Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo relativa all istituzione di un secondo Programma d azione comunitaria in materia di salute ( ), COM(2007) 150 def. - Brussels, Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo relativa ad una Strategia tematica sull ambiente urbano - Bruxelles, 11 gennaio 2006 Direttiva 96/82/CE del Consiglio, del 9 dicembre 1996, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose POPOLAZIONE E SALUTE Direttiva 2003/105/CE del Parlamento e del Consiglio, del 16 dicembre 2003, che modifica la direttiva 96/82/CE, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose Libro Bianco - La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte -COM/2001/0370 Carta del Turismo Sostenibile, Conferenza internazionale Lanzarote (1995); Codice Globale di Etica per il Turismo, World Tourism Organisation (1999) Mediterranean Action Plan on Tourism, UNEP (1999) Carta di Rimini, Conferenza Internazionale per il Turismo Sostenibile (2001) Raccomandazione dell OCSE per una gestione ambientalmente compatibile dei rifiuti (approvata con dec. Cons. CE 90/170/CEE) Strategia tematica per la prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti COM (2005) 666 Strategia tematica concernente l'utilizzo sostenibile dei pesticidi" COM(2006) 372 def. Verso una strategia tematica per la protezione del suolo (COM(2002) 179 def. Direttiva 2004/35/CE sulla responsabilità ambientale in materia di RIFIUTI prevenzione e riparazione del danno ambientale del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004 Direttiva 12/2006/CE quadro legislativo della politica comunitaria in materia di gestione dei rifiuti (sostituisce la Dir. 75/442/CE) Direttiva 689/1991/CE sui rifiuti pericolosi Direttiva 12/2004/CE sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio (di modifica della Direttiva 94/62/CE) Direttiva 31/1999/CE sulle discariche Direttiva 76/2000/CE Incenerimento dei rifiuti RUMORE Piano Generale dei Trasporti e della logistica - Gennaio 2001 Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 185 di 243

186 TEMATICA / COMPONENTE AMBIENTALE SUOLO, SOTTOSUOLO, RISCHIO DOCUMENTI E NORMATIVE DI RIFERIMENTO DI LIVELLO INTERNAZIONALE Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2000 che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque Regolamento (CEE) n. 2158/92 del Consiglio del 23 luglio 1992 relativo alla protezione delle foreste nella Comunità contro gli incendi. Strategia Europea sulla Gestione Integrata delle Zone Costiere - ICZM (2000). Tabella 3.1 Documenti e normative per ciascuna tematica di riferimento a livello internazionale ACQUA TEMATICA / COMPONENTE AMBIENTALE BENI CULTURALI, ARCHEOLOGICI, ARCHITETTONICI, PAESAGGIO CAMBIAMENTI CLIMATICI ENERGIA FLORA, FAUNA E BIODIVERSITA DOCUMENTI E NORMATIVE DI RIFERIMENTO DI LIVELLO NAZIONALE D.Lgs 11 Maggio 1999 n. 152, Disposizioni sulla tutela delle acque dall'inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole L. 5 gennaio 1994 n. 36 Disposizioni in materia di risorse idriche Decreto Legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 "Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento" Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio - Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 Legge 120 del 1 giugno 2002 Ratifica del Protocollo di Kyoto Piano di Azione Nazionale per la riduzione delle emissioni dei gas serra Decreto Legislativo 21 maggio 2004, n. 171 "Attuazione della direttiva 2001/81/CE relativa ai limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici" Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 "Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità" Decreto Legislativo 19 agosto 2005, n. 192, "Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell'edilizia" Decreto Legislativo 29 dicembre 2006, n. 311, Disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, recante attuazione della direttiva 2002/91/CE, relativa al rendimento energetico nell'edilizia" Decreto 20 luglio 2004 Nuova individuazione degli obiettivi quantitativi nazionali di risparmio energetico e sviluppo delle fonti rinnovabili, di cui all'art. 16, comma 4, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n Decreto 20 luglio 2004 Nuova individuazione degli obiettivi quantitativi per l'incremento dell'efficienza energetica negli usi finali di energia, ai sensi dell'art. 9, comma 1, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79. Decreto 16 giugno Linee Guida di programmazione forestale (Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio) L. 394/1991 Legge quadro sulle aree protette L. 157/1992 Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio DPR 357/97 e ss.mm.ii Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 186 di 243

187 TEMATICA / COMPONENTE AMBIENTALE INQUINAMENTO ATMOSFERICO POPOLAZIONE E SALUTE RIFIUTI RUMORE SUOLO, SOTTOSUOLO, RISCHIO DOCUMENTI E NORMATIVE DI RIFERIMENTO DI LIVELLO NAZIONALE Strategia Nazionale per la biodiversità in Italia Piano Generale dei Trasporti e della logistica - Gennaio 2001 Decreto Legislativo 18 febbraio 2005, n. 59 "Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento" Legge 120 del 1 giugno 2002 Ratifica del Protocollo di Kyoto Piano di Azione Nazionale per la riduzione delle emissioni dei gas serra Decreto Legislativo 21 maggio 2004, n. 171 "Attuazione della direttiva 2001/81/CE relativa ai limiti nazionali di emissione di alcuni inquinanti atmosferici" Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 "Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità" Piano Generale dei Trasporti e della logistica - Gennaio 2001 Decreto Legislativo 17 agosto 1999, n Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose Decreto Legislativo 21 settembre 2005, n Attuazione della direttiva 2003/105/CE, che modifica la direttiva 96/82/CE, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose Decreto Legislativo 13 gennaio 2003, n. 36 Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti D. M. Ambiente 18 settembre 2001, n. 468 Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati D.M. 25 ottobre 1999, n Regolamento recante criteri, procedure e modalita' per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinati, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni e integrazioni Piano Generale dei Trasporti e della logistica - Gennaio 2001 Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 1 marzo 1991, recante "Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell'ambiente esterno", Legge 26 ottobre 1995, n. 447, "Legge quadro sull'inquinamento acustico" L. 18 maggio 1989, n. 183 Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo. Legge 21 novembre 2000, n Legge quadro in materia di incendi boschivi Tabella 3.2 Documenti e normative per ciascuna tematica di riferimento a livello nazionale TEMATICA/COMPONENTE AMBIENTALE ACQUA BENI CULTURALI, ARCHEOLOGICI, ARCHITETTONICI, PAESAGGIO DOCUMENTI E NORMATIVE DI RIFERIMENTO DI LIVELLO REGIONALE LR 3 ottobre 1997, n. 10 Norme in materia di valorizzazione e razionale utilizzazione delle risorse idriche e di tutela delle acque dall inquinamento. Delimitazione degli ambiti territoriali ottimali (ATO) per la gestione del Servizio Idrico Integrato Presa d atto sottoscrizione dell Accordo per l attuazione dei principi della Convenzione Europea del Paesaggio in Calabria Carta Calabrese del Paesaggio - BUR Calabria, Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 187 di 243

188 TEMATICA/COMPONENTE AMBIENTALE CAMBIAMENTI CLIMATICI ENERGIA FLORA, FAUNA E BIODIVERSITA INQUINAMENTO ATMOSFERICO POPOLAZIONE E SALUTE RIFIUTI RUMORE DOCUMENTI E NORMATIVE DI RIFERIMENTO DI LIVELLO REGIONALE Piano Energetico Ambientale della Regione Calabria, approvato con Deliberazione del Consiglio Regionale n. 315 del 14 febbraio 2005 Legge Regionale n. 10/2003 sulle aree protette PIS Rete Ecologica Regionale (POR Calabria ) Legge Regionale n. 9/ Norme per la tutela e la gestione della fauna selvatica e l organizzazione del territorio ai fini della disciplina programmata dell esercizio venatorio L.R. 20/92 Forestazione e difesa del suolo Programma autosostenibile di sviluppo nel settore regionale forestale Legge regionale 30 ottobre 2003, n. 16 Incentivazione del trasporto ciclistico in Calabria - Supplemento straordinario n. 1 al B.U. della Regione Calabria - Parti I e II - n. 20 del 31 ottobre 2003 Piano regionale per la sicurezza alimentare, D.G.R , n. 319 BUR Calabria del Relazione sanitaria regionale BUR Calabria del Legge regionale 16 aprile 2002, n. 19 Norme per la tutela, governo ed uso del territorio - Supplemento straordinario n. 3 al B.U. della Regione Calabria - Parti I e II - n. 7 del 16 aprile 2002 Legge regionale n. 14 del 24 novembre 2006 Modifiche e integrazioni alla Legge regionale 16 aprile 2002, n Supplemento straordinario n. 1 al B.U. della Regione Calabria - Parti I e II n. 22 dell 1 dicembre 2006 Legge regionale 30 ottobre 2003, n. 16 Incentivazione del trasporto ciclistico in Calabria - Supplemento straordinario n. 1 al B.U. della Regione Calabria - Parti I e II - n. 20 del 31 ottobre 2003 Piano Regionale Gestione rifiuti (2002) Piano regionale discariche (2002) Piano Regionale Gestione Rifiuti ( integrazione 2007) SUOLO, SOTTOSUOLO, RISCHIO Piano Stralcio di Bacino per l Assetto Idrogeologico, Consiglio Regionale, Delibera n. 115 del 28 dicembre Legge Regionale 10 gennaio 2007, n. 5 - Promozione del sistema integrato di sicurezza. Legge Regionale 19 ottobre 1992, N Forestazione, difesa del suolo e foreste regionali in Calabria. Programma d'area per le zone vulnerabili da nitrati di origine agricola (D.G.R. 393 del 6 Giugno 2006) Norme tecniche per l'utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione dei frantoi oleari (D.G.R. n.17 del 16 Gennaio 2006). Tabella 3.3 Documenti e normative per ciascuna tematica di riferimento a livello regionale Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 188 di 243

189 3.2 Individuazione dei piani e dei programmi pertinenti Per quadro pianificatorio e programmatico si intende l'insieme dei piani e programmi che governano i settori e il territorio oggetto del PFVP della Provincia di Cosenza. L'esame della natura del PFVP e della sua collocazione in tale quadro è finalizzata a stabilire la rilevanza dello stesso e la sua relazione con gli altri piani e programmi. La costruzione del quadro pianificatorio e programmatico è propedeutica alla verifica di coerenza esterna tra gli obiettivi del PFVP e gli obiettivi degli altri programmi territoriali e settoriali. Al fine di garantire la massima coerenza con la programmazione regionale, il PFVP deve tenere conto delle indicazioni contenute negli strumenti di programmazione sovraordinati (analisi di coerenza verticale) e di quanto previsto dagli altri piani e programmi settoriali (analisi di coerenza orizzontale). In tale ottica, per la verifica di coerenza sono stati presi i considerazione solo i principali Piani e Programmi a livello regionale, provinciale e comunale già approvati. Per la costruzione del quadro sono stati individuati i principali piani e programmi a livello regionale, provinciale e comunale, che sono elencati nella tabella 3.4, in cui è schematizzata l associazione di ciascun piano/programma con le 10 tematiche e/o componenti ambientali: 1. Acqua 2. Beni culturali, architettonici, archeologici e paesaggio 3. Cambiamenti climatici 4. Energia 5. Flora, Fauna e biodiversità 6. Inquinamento atmosferico 7. Popolazione e salute 8. Rifiuti 9. Rumore 10. Suolo e sottosuolo e Rischio TEMATICA E/O COMPONENTE AMBIENTALE PIANO/PROGRAMMA A LIVELLO REGIONALE PIANO/PROGRAMMA A LIVELLO PROVINCIALE Acqua Piano di tutela per le acque PTCP Beni culturali, architettonici, archeologici e paesaggio Cambiamenti climatici Energia Fauna flora e biodiversità Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) PIS Rete Ecologica Regionale (POR Calabria ) Piano per la valorizzazione dei beni paesaggistici e storici della Provincia di Cosenza PTCP PTCP PTCP Piano di gestione Provinciale dei SIC PTCP Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 189 di 243

190 Fauna, flora e biodiversità Inquinamento atmosferico Popolazione e salute Piano Forestale Regionale Piano Attuativo di Forestazione anno 2010 della Provincia di Cosenza PTCP PTCP Rifiuti Piano Regionale Gestione Rifiuti PTCP Rumore Suolo sottosuolo e Rischio Piano Stralcio di Bacino per l assetto Idrogeologico (PAI) Programma regionale d azione per le zone vulnerabili da nitrati di origine agricola Piano Forestale Regionale PTCP Programma provinciale previsione e prevenzione rischio PTCP Piano Attuativo di Forestazione anno 2010 della Provincia di Cosenza Tabella 3.4 Pianificazione/Programmazione a livello regionale/provinciale In particolare, con riferimento alla componente/tematica ambientale Flora, fauna e biodiversità, per quanto riguarda i Piani di Gestione delle aree protette presenti nel territorio provinciale, dettagliatamente descritte nel capitolo 2 Aree tutelate della Sezione Assetto Territoriale del Quadro Conoscitivo - parte terza del PFVP, si evidenzia che: esiste un Piano di Gestione dei SIC della provincia di Cosenza, riferito ai 35 siti (degli 81 totali presenti sul territorio provinciale) totalmente esterni ai parchi nazionali, elencato nella tabella 3.4 e preso in considerazione nell analisi di coerenza esterna del PFVP (nel paragrafo 6.1); per il SIC Pianori di Macchialonga, interamente compreso nel Parco della Sila, esiste un Piano di Gestione, di cui risulta la presa d atto da parte dell Ente Gestore del Parco della Sila; tale PdG non è stato preso in considerazione, dal momento che il sito, essendo ben lontano dalla zona di confine del Parco, non potrà subire interferenze con le possibili attività del PFVP effettuate esternamente al Parco, anche in prossimità dei suoi confini. per gli altri SIC ricompresi nei 2 parchi nazionali, la competenza è degli Enti Gestori dei Parchi e, in attesa che questi ultimi si dotino dei rispettivi Piani per il Parco, valgono le misure di tutela e salvaguardia indicate nei Decreti istitutivi dei Parchi medesimi; per i 4 SIN e i 3 SIN individuati nell ambito del progetto BioItaly si è ipotizzato, nell ambito del presente RA e dell allegato Studio di Incidenza, che per essi siano applicabili gli stessi obiettivi di sostenibilità ambientale di cui al PdG dei 35 SIC; per le ZPS risultano in fase di redazione i relativi Piani di Gestione, da parte delle Province; per le due riserve naturali regionali di Tarsia e Foce Crati esiste un Piano di Assetto Naturalistico in corso di approvazione (con nota n del l Ente Gestore ah avviato la procedura di assoggettabilità VAS ai sensi dell art. 22 del R.R. n. 3/2008 e ss.mm.ii.); Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 190 di 243

191 per le riserve naturali statali, il cui Ente Gestore è l Ufficio Territoriale Biodiversità di Cosenza del Corpo Forestale dello Stato, in assenza dei Piani di Gestione valgono le misure di tutela indicate nei rispettivi Decreti istitutivi. Nel Rapporto Ambientale per ciascun Piano e/o Programma pertinente sono stati schematizzati gli obiettivi, i vincoli e, qualora ve ne siano, le prescrizioni. 3.3 Schede di sintesi degli obiettivi di sostenibilità ambientale, generali e specifici Gli obiettivi di protezione ambientale generali sono definiti a partire dall analisi di: normativa e strumenti di programmazione e pianificazione vigenti; strategie nazionali ed internazionali; contesto ambientale, che permette di evidenziare criticità e potenzialità, sinteticamente individuate, per ciascuna componente. Tali obiettivi generali sono specificati in parallelo con la definizione degli obiettivi specifici derivanti principalmente dall analisi del piano e dalla specificità di alcune aree geografiche-territoriali, quali le aree protette e le aree Natura Gli obiettivi di sostenibilità sono individuati sia per i fattori primari e le componenti ambientali (aria e fattori climatici, acqua, suolo, flora, fauna e biodiversità, beni materiali e culturali, paesaggio, popolazione e salute umana), che per i fattori di interrelazione (mobilità, energia, rifiuti, rischi naturali e antropogenici). Gli obiettivi di sostenibilità ambientale derivano dall interazione tra gli obiettivi ambientali individuati dagli strumenti di programmazione e pianificazione a vari livelli e le criticità e potenzialità emerse dall analisi di contesto; essi sono utilizzati come criteri di riferimento per condurre la valutazione ambientale, a livello qualitativo, dei potenziali impatti del piano sulle componenti ambientali e sui fattori di interrelazione. Gli obiettivi possono essere articolati in: obiettivi di sostenibilità di primo livello: tutelano o valorizzano i fattori e le componenti ambientali nel loro complesso; obiettivi di sostenibilità di secondo livello: in genere tutelano o valorizzano specifici elementi/aspetti delle componenti ambientali in relazione alle pressioni antropiche; Nella tabella che segue vengono elencati gli obiettivi di sostenibilità in relazione a ciascuna componente ambientale: Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 191 di 243

192 Componente Obiettivi di sostenibilità generali Ambientale Obiettivi di primo livello Obiettivi di secondo livello Migliorare la qualità delle acque superficiali e sotterranee: raggiungere per i corpi idrici significativi superficiali e sotterranei il livello di Acqua qualità ambientale buono (Obiettivo 2016 D.Lgs Promuovere l uso sostenibile del sistema 152/99) delle acque, tutelando la risorsa idrica e gli ambienti acquatici e valorizzandoli dal Promuovere l uso razionale e sostenibile delle risorse idriche, con priorità per quelle potabili punto di vista socio-economico Recuperare e tutelare le caratteristiche ambientali delle fasce fluviali e degli ecosistemi acquatici, anche al fine di sviluppare gli usi non convenzionali delle acque (ad es. usi ricreativi ) Beni culturali, architettonici, archeologici e paesaggio Cambiamenti climatici Energia Fauna flora e biodiversità Conservare e migliorare la qualità delle risorse storiche, culturali e paesaggistiche del territorio regionale nel suo complesso (Convenzione europea del Paesaggio - CEP) Stabilizzare le concentrazioni dei gas a effetto serra ad un livello tale da escludere pericolose interferenze delle attività antropiche sul sistema climatico (VI EAP) Ridurre il costo economico e ambientale dell energia per il sistema (imprese, cittadini) Migliorare la gestione e prevenire il sovrasfruttamento delle risorse naturali, riconoscendo i molteplici valori degli ecosistemi (Strategia di Goteborg 2005) Conservare i caratteri che definiscono l identità e la leggibilità dei paesaggi attraverso il controllo dei processi di trasformazione, finalizzato alla tutela delle preesistenze significative e dei relativi contesti; Promuovere la gestione sostenibile e creativa dei paesaggi considerati eccezionali così come dei paesaggi della vita quotidiana del territorio regionale (SSE CEP) Promuovere il ripristino della qualità paesaggistica ed architettonica delle aree degradate (SSE) Ridurre le emissioni di gas climalteranti (CO2, CH4 e N2O), contribuendo alla riduzione del 6,5% delle emissioni rispetto ai valori del 1990 (Obiettivo nazionale 2012) Promuovere l impiego e la diffusione capillare sul territorio delle fonti energetiche rinnovabili, potenziando l industria legata alle FER (Target 12% dell energia consumata entro eventuale aumento al 15% entro % dell energia elettrica prodotta) (Dir. 2001/77/CE) Ridurre i consumi specifici di energia migliorando l efficienza energetica e promuovendo interventi per l uso razionale dell energia (Target: Diminuzione del 9% negli usi finali di energia rispetto allo scenario BAU in 9 anni: dal 2008 al 2017). (Dir. 2006/32/CE) Completare la rete ecologica regionale, attraverso l individuazione delle aree di corridoio ecologico, la conservazione ed il miglioramento naturalistico ambientale di tali aree; Ridurre la perdita di biodiversità, tutelando le specie minacciate e i relativi habitat (dimezzare la perdita di biodiversità entro il Strategia di Goteborg 2005) Promuovere il consolidamento e la gestione sostenibile del sistema delle aree protette regionali Inquinamento atmosferico Raggiungere livelli di qualità dell aria che non comportino rischi o impatti negativi significativi per la salute umana e per l ambiente( VI EAP) Sviluppare un sistema dei trasporti secondo modalità economicamente, socialmente ed ambientalmente sostenibili (Strategia di Goteborg ) Ridurre le emissioni di inquinanti atmosferici (con particolare riferimento alle sostanze acidificanti, ai precursori dell Ozono troposferico, alle Polveri sottili) Orientare la domanda di trasporto passeggeri verso forme di mobilità sostenibile (Strategia di Goteborg 2005) Promuovere un offerta di trasporto efficiente, integrata e ambientalmente sostenibile, soprattutto Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 192 di 243

193 Popolazione e salute Rifiuti Rumore Suolo sottosuolo e Rischio in ambito urbano, e finalizzata ad incentivare il riequilibrio modale e a garantire parità di accesso a funzioni e servizi insediati Promuovere un utilizzo più efficiente e sostenibile del trasporto merci Tutelare la salute pubblica e migliorare la protezione rispetto ai fattori di minaccia (inquinamento atmosferico, rumore, ) (St. Goteborg) Assicurare e migliorare la qualità della vita come precondizione per un benessere individuale durevole (St. Goteborg) Favorire l inclusione sociale (St. Goteborg) Garantire che il consumo di risorse rinnovabili e non rinnovabili e l impatto che esso comporta non superi la capacità di carico dell ambiente e dissociare l utilizzo delle risorse dalla crescita economica (VI EAP Strategia risorse naturali) Riduzione dell inquinamento acustico e della popolazione esposta Promuovere un uso sostenibile del suolo, con particolare attenzione alla prevenzione dei fenomeni di erosione, deterioramento e contaminazione. (VI EAP) Tutelare la popolazione, le infrastrutture e i sistemi insediativi dai rischi naturali ed antropici Ridurre la produzione di rifiuti; Sostenere il riutilizzo, il recupero di materia e il relativo mercato; Contenere l utilizzo delle risorse naturali e migliorare l efficienza delle risorse. Rispettare i limiti ammissibili di esposizione al rumore Bonificare le aree contaminate e proteggere il suolo da fenomeni di inquinamento puntuale e diffuso; Limitare il consumo di suolo, contenere i fenomeni di sprawling urbano e favorire il recupero e la rifunzionalizzazione delle aree dismesse Mantenere la funzionalità idrogeologica del territorio (manutenzione dei versanti aree montane e collinari, mantenimento della naturalità degli alvei, aree di espansione) Tabella 3.5 tabella di obiettivi di sostenibilità ambientale Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 193 di 243

194 4 IL CONTESTO AMBIENTALE E TERRITORIALE DI RIFERIMENTO 4.1 Descrizione degli aspetti pertinenti allo stato dell'ambiente attuale Per ciascuna delle 10 componenti/tematiche ambientali identificate in precedenza, nel Rapporto Ambientale è fornita una descrizione dello stato e, ove disponibili, indicazioni sul relativo trend. Gli indicatori relativi al contesto ambientale di riferimento idonei per la misurazione degli effetti derivanti dalle azioni del piano, individuati per ciascuna delle componenti/tematiche ambientali, sono descritti nel paragrafo 8.2 del Rapporto Ambientale. Codice componente/tematica ambientale Componente/tematica ambientale C.1 Acqua C.2 Beni culturali, archeologici, architettonici, paesaggio C.3 Cambiamenti climatici C.4 Energia C.5 Flora, fauna e biodiversità C.6 Inquinamento atmosferico C.7 Popolazione e salute C.8 Rifiuti C.9 Rumore C.10 Suolo, sottosuolo, rischio Tabella 4.1 Componenti/Tematiche ambientali 4.2 Il sistema dei vincoli Il sistema dei vincoli è riconducibile all esteso sistema di superfici a protezione della fauna selvatica e di superfici a divieto di caccia, trattato nel paragrafo 3.2 della Pianificazione Faunistica Preliminare - parte terza del PFVP, dal titolo Definizione e Calcolo della Superficie Agro-Silvo- Pastorale (SASP), e nel capitolo 2 Aree tutelate della Sezione Assetto Territoriale del Quadro Conoscitivo - parte seconda del PFVP, cui si rimanda per le informazioni di dettaglio. Nella figura 4.1 sono schematicamente illustrate le componenti elementari della SASP e le loro aggregazioni in gruppi di superfici. In ciascun box della figura 4.1 è inoltre riportato un codice alfanumerico delle superfici, richiamato nella successiva tabella 4.2 in cui sono riportati i dati riepilogativi sia delle singole superfici che delle loro aggregazioni. Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 194 di 243

195 Dall analisi della Pianificazione Faunistica Preliminare si evince come le previsioni di piano siano avvenute nel pieno rispetto del sistema dei vincoli. In particolare, per quanto riguarda le interferenze del piano con le aree della rete Natura 2000, ampia trattazione è fornita nello Studio di Incidenza (Allegato 1 al R.A.). Superfici antropizzate B Superfici urbanizzate B3 perim. urbani B1 Altre aree urb. CLC liv 1 B2 Sedi stradali e ferroviarie B4 Parchi naz. RNS & RNR SIC Superfici a protezione E Oasi di prot. Sup. territ. A SIR & SIN Demanio Superfici a protezione e a divieto G Fasce di rispetto strad. e ferr. Aree percorse dal fuoco SASP C Istituti H Superfici a divieto di caccia F Aree a rimboschimento Valichi montani SASP a gestione programmata I Figura 4.1 Definizione SASP Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 195 di 243

196 Codice sup. Gruppi superf. Descrizione superfici Area (ha) % su A A Superficie territorio provinciale ,49 100,00% B1 Superfici interne ai perimetri urbani ,89 2,01% B2 Altri territori urbanizzati esterni a B ,96 0,90% Superfici antropizzate B4' sedi stradali 4.322,00 0,65% B4 sedi stradali e ferroviarie al netto di B1 e B ,73 0,54% B Totale superfici antropizzate ,58 3,45% % su SASP C Totale SASP ,91 96,55% 100,00% E1 Parco Pollino ,81 14,57%al lordo di C E2 Parco Sila ,00 8,06%al lordo di C E3 Parco Marino Regionale Riviera dei Cedri 41,24 0,01% E4 Rns-Rnr 6.122,20 al lordo di C, comprese le 0,95% fasce di rispetto E5 Sic ,20 1,78%al lordo di C Superfici a protezione E6 Sir-Sin 2.981,19 0,46%al lordo di C E7 Oasi di protezione 810,99 al lordo di C, al netto di sic 0,13% omonimo E8 Demanio ,81 1,90%al lordo di C E9 Fasce di rispetto stradali e ferroviarie ,44 7,37%lorde E' Totale superfici a protezione ,89 35,24%somma algebrica E1:E9 Totale superfici a protezione al netto E della superfici antropizzate ; L.157/ ,61 32,43% art commi 3) e 4) F1 Superfici a rimboschimento 1.423,29 0,22% al netto delle superfici a protezione (escluse le fasce F2 Superfici boscate percorse dal fuoco ,55 1,74% di rispetto stradali e ferroviarie) e delle superfici a rimboschimento F3 al netto della porzione Fascia rispetto Valico Monte Scuro al netto 110,52 0,02% ricadente all'interno del Parco del Parco della Sila F Superfici a divieto di caccia Totale superfici a divieto di caccia; L. 157/92 - art.10 -comma 3) Note al netto delle superfici a ,03 1,86% protezione G Totale superfici a protezione e a divieto ,50 al netto delle loro intersezioni 34,29% e al netto delle superfici antropizzate H1 AA 260,63 0,04% H2 AFV 4.197,50 0,65% H3 CRFS 0,92 0,00% H4 ZAC 2.950,59 0,46% H' Totale istituti (lordi) 7.409,65 1,15%Somma algebrica H I Istituti Totale istituti (al netto delle loro intersezioni); L. 157/92 - art. 10 -comma 5) Totale SASP a gestione programmata della caccia; L. 157/92 - art.14 Istituti (una ZAC interna a 7.395,59 1,15% AFV) ,82 64,56% al netto delle intersezioni con J ZPS ,48 le altre aree protette e a 5,40% divieto e al netto delle superfici antropizzate Tabella 4.2 Dati riepilogativi SASP Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 196 di 243

197 5 DETERMINAZIONE E VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI DEL PIANO Il DLgs 152/2006 e ss.mm.ii. ed il Regolamento Regionale n. 3 del , pubblicato sul BUR Calabria n.16 del 16 agosto 2008 e ss.mm.ii, nonché l articolo 5 paragrafo 1 della Direttiva 2001/42/CE stabiliscono che, nel Rapporto Ambientale, vengano individuati, descritti e valutati gli effetti significativi che l attuazione del piano o del programma potrebbe avere sull ambiente. Il PFVP contiene, in accordo con le normative vigenti, gli indirizzi necessari per assicurare opportuni livelli di sostenibilità ambientale. Dalla matrice preliminare di interferenza tra gli obiettivi del PFVP e le tematiche/componenti ambientali, effettuata in fase di scoping, erano emerse le seguenti criticità: Flora, Fauna e biodiversità: gli elementi di criticità sono diversi, sia in aree sottoposte a tutela che non. Le criticità principali che possono determinare perturbazione degli habitat sono: una scorretta determinazione della vulnerabilità della fauna sottoposta all attività venatoria, una inadeguata immissione della fauna selvatica e un sistema di sorveglianza inadeguato. Popolazione e salute: La mancata individuazione di efficaci azioni del PFVP mirate alla riduzione dei danni al patrimonio causati dalla fauna selvatica può aumentare il livello di criticità, già alto in alcune aree limitrofe ad alcune aree protette. A seguito delle integrazioni ambientali contenute nel PFVP, le interferenze positive e negative individuate nella matrice preliminare in fase di scoping sono diventate, nel rapporto ambientale, gli impatti potenziali positivi, negativi o incerti del PFVP sulle singole tematiche e/o componenti ambientali. Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 197 di 243

198 T/CA IMPATTI POSITIVI IMPATTI NEGATIVI O INCERTI Acqua Beni culturali, architetton., archeologici e paesaggio Il PFVP non prevede interventi diretti se non la realizzazione di interventi atti al miglioramento della qualità ambientale da definire in fasi successive che potrebbero contribuire ad aumentare la qualità dei corsi d acqua Il PFVP prevede interventi atti al miglioramento ambientale che potrebbero rafforzare e preservare l identità del paesaggio. Esiste inoltre nel PFVP un esplicito riferimento al progetto Recupero degli antichi sentieri dei cacciatori, in corso di attuazione da parte della Provincia di Cosenza, che potrebbe costituire un elemento di sinergia con alcuni degli interventi di miglioramento ambientale previsti dallo stesso PFVP. Non esistono misure del PFVP che possano influire negativamente su tale tematica Non esistono misure del PFVP che possano influire negativamente su tale tematica Cambiamen. climatici Non esistono misure del PFVP che possano influire positivamente su tale tematica Non esistono misure del PFVP che possano influire negativamente su tale tematica Energia Non esistono misure del PFVP che possano influire positivamente su tale tematica Non esistono misure del PFVP che possano influire negativamente su tale tematica Flora, Fauna e biodiversità - Il PFVP prevede il divieto dell attività venatoria nei SIC ed estende lo stesso per le aree SIR e SIN, evitando così effetti significativi. - Il PFVP prevede che nelle aree contermini ai SIC, per valutare l incidenza e gli effetti di ricaduta dell attività venatoria, si attuino piani annuali di monitoraggio delle specie faunistiche. Nel caso di risultanze con effetti negativi di ricaduta, per le suddette aree si prevede, sentito il parere del Comitato Tecnico Scientifico dell area SIC interessata e di cui al comma 3 dell art. 11 del Regolamento del Piano di Gestione Siti Natura 2000 della Provincia di Cosenza, l introduzione di tutte le misure di mitigazione, di compensazione o di correzione che per la specificità del sito si renderanno necessarie. - Il PFVP prevede per le ZPS, nelle more dell approvazione dei relativi Piani di Gestione, in corso di redazione, che le eventuali attività faunistico-venatorie saranno disciplinate in accordo con i criteri minimi uniformi di regolamentazione previsti dagli artt. 5, 6 del DM 17/10/2007 n. 184, cui si rimanda integralmente. - Un inadeguato sistema di sorveglianza può determinare, nelle aree escluse dall attività venatoria e non, una pressione sulla fauna selvatica - Una inadeguata caratterizzazione dei fattori critici che determinano lo stato di vulnerabilità dei siti può determinare un attività venatoria che aumenta l'intensità della perturbazione - Una inadeguata individuazione delle aree di intervento potrebbe determinare pressioni sull uso delle stesse e perturbazioni nella fauna e nelle fitocenosi Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 198 di 243

199 Flora, Fauna e biodiversità In particolare, l art. 5 del decreto indica i criteri minimi uniformi per la definizione delle misure di conservazione per tutte le ZPS, mentre l art. 6 indica i criteri minimi uniformi per la definizione delle misure di conservazione per tipologie di ZPS. - Nel caso in cui nel periodo di vigenza del PFVP si rendessero disponibili percentuali di territorio alla istituzione di nuove oasi di protezione e zone di ripopolamento e cattura, oggi impedita dal superamento della quota SASP del 30%, le relative proposte dovranno osservare i criteri stabiliti dalle rispettive linee-guida redatte nell ambito dello stesso PFVP, che assicurano la sostenibilità ambientale di questa tipologia di istituti. - Il PFVP contiene linee-guida per la costituzione e gestione di aziende faunistico venatorie e di aziende agrituristico venatorie, che assicurano la sostenibilità ambientale di questa tipologia di istituti. - Il PFVP prevede una pianificazione degli interventi di miglioramento ambientale che inducano un generalizzato incremento della diversità e della densità delle zoocenosi che perduri il più a lungo possibile. - Il PFVP contiene un disciplinare per il ripristino di habitat con previsione di inventivi a proprietari o conduttori che si impegnino in questa direzione. - Il piano di immissioni di fauna selvatica contenuto nel PFVP ed i relativi criteri per la programmazione e l attuazione dei ripopolamenti, hanno l obiettivo di: o o o mantenere il giusto equilibrio fra le diverse specie animali che vivono in un determinato territorio, in quanto queste sono legate da rapporti di competizione inter ed intraspecifica; mettere in atto tecniche di gestione affinché le singole specie animali selvatiche siano presenti sul territorio a livelli di densità compatibili con la loro conservazione nel tempo e in equilibrio con le altre componenti ambientali; salvaguardare, e se possibile ricostituire, il patrimonio genetico di talune specie, compromesso nella loro integrità a seguito di immissioni di soggetti provenienti da altri paesi o anche allevati secondo i criteri che sono propri di una zootecnia intensiva o comunque produttiva; - Il PFVP prevede di istituire un Osservatorio Faunistico-Venatorio Provinciale. - Il PFVP prevede la costituzione della banca dati della caccia, la cui finalità principale è quella di raccogliere in maniera sistematica, strutturata, Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 199 di 243

200 standardizzata e armonizzata una serie di dati relativi alle attività faunistico-venatorie nella provincia di Cosenza, per poter effettuare analisi e valutazioni a supporto delle decisioni che avranno luogo in fase di attuazione del Piano e, soprattutto, in fase di monitoraggio del livello di raggiungimento dei suoi obiettivi. Inquinamento atmosferico Popolazione e salute Rifiuti Non esistono misure del PFVP che possano influire positivamente su tale tematica Non esistono misure del PFVP che possano influire positivamente su tale tematica Non esistono misure del PFVP che possano influire positivamente su tale tematica Non esistono misure del PFVP che possano influire negativamente su tale tematica La mancata attuazione delle misure indicate dal PFVP e mirate alla riduzione dei danni al patrimonio causati dalla fauna selvatica può aumentare il livello di criticità, già alto in aree limitrofe ad alcune aree protette. Un inadeguato sistema di sorveglianza può determinare un aumento di rifiuti derivanti dall abbandono di bossoli delle cartucce sui luoghi di caccia Rumore Non esistono misure del PFVP che possano influire positivamente su tale tematica Un inadeguato sistema di sorveglianza può determinare un incremento dell inquinamento acustico Suolo, sottosuolo e rischio Il PFVP prevede una pianificazione degli interventi di miglioramento ambientale che possono avere effetti positivi su tale tematica Non esistono misure del PFVP che possano influire negativamente su tale tematica Tabella 5.1 Matrice degli impatti Dalla matrice degli impatti emerge che: - le principali criticità evidenziate dall analisi di interferenza preliminare condotta in fase di scoping sono state risolte in fase di pianificazione grazie ad accorgimenti quali: o l individuazione di appropriati criteri di immissione di specie faunistiche e di realizzazione di interventi di miglioramento ambientale, o la predisposizione di mirate linee-guida gestionali per diverse tipologie di istituti; - gli impatti potenzialmente negativi o incerti, peraltro significativi solo per la componente Flora, Fauna e Biodiversità e non per le altri componenti/tematiche ambientali, sono legati a cause quali: o l inadeguatezza del sistema di sorveglianza, Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 200 di 243

201 o l insufficiente disponibilità di informazioni tecnico-scientifiche propedeutiche alla pianificazione e/o realizzazione di alcuni interventi, tutte facilmente rimuovibili a seguito della realizzazione di alcuni obiettivi/interventi del PFVP, quali l immediata istituzione ed operatività dell Osservatorio Faunistico Provinciale; - gli obiettivi e gli interventi previsti dal PFVP, se tempestivamente attuati, possono produrre, nel medio e lungo termine, impatti positivi cumulativi e sinergici; per contro, una tardiva o, peggio, mancata attuazione del PFVP, specialmente della fase di monitoraggio, potrebbe dar luogo, nel medio e lungo termine, all innesco di impatti negativi cumulativi e sinergici, correlati soprattutto: o ad immissioni e/o miglioramenti ambientali impropriamente pianificati e/o incontrollati; o alle possibili perturbazioni in prossimità dei SIC; o al mancato raggiungimento/mantenimento per le specie animali di livelli di densità compatibili con la loro conservazione nel tempo e in equilibrio con le altre componenti ambientali; o alla costituzione e gestione di nuovi istituti in difformità ai criteri ed alle linee guida contenuti nel PFVP. Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 201 di 243

202 6 VERIFICA DI COERENZA E VALUTAZIONE DELLE ALTERNATIVE 6.1 Verifica di coerenza esterna La coerenza esterna è stata valutata attraverso l ausilio di matrici che hanno consentito di mettere in evidenza in quale misura gli obiettivi del PFVP siano coerenti con gli obiettivi strategici assunti nella programmazione regionale (coerenza esterna verticale) e provinciale (coerenza esterna orizzontale). Dalla verifica di coerenza effettuata risulta che non vi sono obiettivi del PFVP in contrasto con gli obiettivi dei piani e programmi adottati a livello regionale e provinciale e che laddove sia stata riscontrata una interferenza significativa questa è non solo di tipo sinergico (obiettivi complementari) ma anche diretto (obiettivi fortemente integrati). Per quanto riguarda l analisi di coerenza esterna verticale ed orizzontale con gli strumenti di pianificazione forestale (rispettivamente, Piano Forestale Regionale e Piano Attuativo di Forestazione anno 2010 della Provincia di Cosenza), sollecitata durante la fase di scoping, si evidenzia: la piena convergenza tra gli obiettivi del PFVP con alcuni obiettivi degli strumenti di pianificazione forestale, quali la conservazione e lo sviluppo della biodiversità negli ecosistemi forestali, la prevenzione e la lotta agli incendi boschivi, il monitoraggio degli aspetti fitopatologici, la realizzazione di filari e boschetti con funzione ecologica, faunistica e paesaggistica, la rinaturalizzazione dei boschi di origine artificiale la gestione dei boschi nelle aree protette e nelle aree del sistema Natura 2000; l assenza di correlazione significativa tra gli obiettivi del PFVP con alcuni obiettivi degli strumenti di pianificazione forestale, quali lo sviluppo del potenziale umano e sicurezza sui luoghi di lavoro; la necessità che la pianificazione degli interventi attuativi legati agli obiettivi degli strumenti di pianificazione forestale di potenziamento delle attività produttive forestali avvenga in sintonia con il PFVP, al fine di evitare l insorgere di incoerenze con l obiettivo generale di protezione della fauna selvatica. 6.2 Coerenza interna del piano La coerenza interna di un Piano o programma valuta da un lato la corrispondenza e la consequenzialità tra l analisi delle criticità, l individuazione degli obiettivi e delle relative strategie e gli interventi in grado di raggiungerli e dall altro la coerenza tra gli obiettivi del piano e gli obiettivi di sostenibilità, generici e specifici. Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 202 di 243

203 La descrizione dettagliata dei sei obiettivi specifici del PFVP effettuata nel paragrafo 2.1 mostra già un elevata coerenza interna della pianificazione, ulteriormente rafforzata dall individuazione nel paragrafo 3.1 della Pianificazione Faunistica Preliminare - parte seconda del PFVP, di opportune azioni volte ad: attuare una politica di riequilibrio del territorio volta alla salvaguardia degli habitat ed al ripristino delle condizioni ottimali per la fauna; mantenere il giusto equilibrio fra le diverse specie animali che vivono in un determinato territorio, in quanto queste sono legate da rapporti di competizione inter ed intraspecifica; mettere in atto tecniche di gestione affinché le singole specie animali selvatiche siano presenti sul territorio a livelli di densità compatibili con la loro conservazione nel tempo e in equilibrio con le altre componenti ambientali; salvaguardare, e se possibile ricostituire, il patrimonio genetico di talune specie, compromesso nella loro integrità a seguito di immissioni di soggetti provenienti da altri paesi o anche allevati secondo i criteri che sono propri di una zootecnia intensiva o comunque produttiva; incrementare gli interventi di miglioramento ambientale oltre quelli già messi in campo dalla Provincia di Cosenza, tra cui la realizzazione del progetto Recupero degli antichi sentieri dei cacciatori, in corso di attuazione, le cui idee progettuali sottendono le finalità di: - consolidare il rapporto fra cacciatore e territorio; - migliorare il rapporto fra cacciatori e agricoltori e fra cacciatore ed ambiente; - creare socializzazione tra persone che condividono lo stesso interesse. Ciò attraverso la riscoperta dei sentieri storicamente utilizzati dai cacciatori durante l attività venatoria; il ripristino ambientale ed il mantenimento di questi antichi sentieri per farne percorsi tipici, segnalati e descritti nella loro specificità ambientale, paesaggistica e naturalistica con opportuna cartellonistica; il recupero di vecchi immobili da destinare a rifugio diurno dei cacciatori per farne momento socializzante a tutti gli effetti. 6.3 Alternative Come illustrato nel paragrafo 6.3 del Rapporto Ambientale, nella fase di elaborazione del PFVP non sono state considerate soluzioni alternative per perseguire gli obiettivi previsti nel Piano stesso. A tal fine è da premettere che il presente piano, vista la percentuale di territorio già facente parte della quota destinata a protezione totale della fauna, risultante pari al 32,43% della SASP (che sale al 34,29% se si considerano anche le altre zone a divieto di caccia), quindi superiore al limite massimo del 30% previsto dalla Legge quadro nazionale n.157/92, impedisce di fatto di individuare Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 203 di 243

204 nuove superfici a protezione totale quali per esempio oasi e zone di ripopolamento e cattura, oppure l istituzione di zone di protezione lungo le rotte di migrazione. Di conseguenza, il piano può unicamente porsi l obiettivo di mantenere in essere tale assetto territoriale, valorizzando al massimo gli interventi gestionali da attuarsi sul territorio degli Ambiti Territoriali di Caccia, costituiti e già operanti in ambito provinciale. Pertanto, considerata anche l elevata coerenza interna del Piano, si ritiene del tutto giustificata l assenza di alternative attuabili per perseguire gli obiettivi del Piano stesso e, vista la modesta significatività degli impatti potenzialmente negativi, si ritiene sufficiente concentrarsi sulle misure di mitigazione per annullare o compensare tali impatti sull integrità del sistema naturalisticoambientale. Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 204 di 243

205 7 MISURE, CRITERI E INDIRIZZI PER LA MITIGAZIONE DEGLI EFFETTI ATTESI 7.1 Quadro delle criticità, degli indirizzi e dei criteri per annullare, ridurre, compensare gli eventuali impatti negativi I contenuti del presente paragrafo riprendono quelli presenti nel paragrafo 3.15 della Pianificazione Faunistica Preliminare, a loro volta frutto di un intensa collaborazione tra gli estensori del piano e quelli della VAS. Tale collaborazione, avvenuta a valle della consultazione preliminare, a testimonianza di una proficua interazione in itinere tra aspetti di pianificazione e valutazione degli impatti sull ambiente, ha condotto, da un lato, alla presenza nel Piano stesso della valutazione degli impatti e dell individuazione delle corrispondenti misure di mitigazione e, dall altro, ha fatto sì che, nell ambito del Rapporto Ambientale e dello Studio di Incidenza, non si ritenga necessario considerare ulteriori impatti né aggiungere ulteriori misure compensative o di mitigazione. L attività venatoria, per la sua natura di fruizione degli ambienti naturali e di prelievo a carico delle risorse faunistiche, può avere impatti, sia di tipo diretto che indiretto, sulle diverse specie selvatiche appartenenti o meno a quelle cacciabili. Di minore entità, se non nullo, può essere invece considerato l impatto dell attività venatoria sugli habitat naturali da cui dipende la sopravvivenza delle specie. Tali impatti non devono essere sempre qualificati in maniera negativa, visto che sia le attività venatorie che quelle gestionali, laddove programmate in maniera congrua rispetto agli obiettivi ed alle risorse disponibili, possono essere considerate non solo sostenibili ma addirittura riequilibratici di situazioni di degrado. È il caso, ad esempio, della efficace azione di controllo sulle popolazioni di cinghiale esercitato dall attività venatoria: di fatto la caccia oggi è il principale strumento di contenimento della specie ed immaginare una azione alternativa ugualmente efficace ed economica non appare possibile. Il ruolo esercitato sull ambiente dall attività venatoria e dalla gestione della fauna selvatica è duplice: se da un lato emerge l importanza degli interventi di tutela della fauna selvatica, dall altro occorre considerare anche le modificazioni sugli equilibri naturali provocate dalla caccia (pressione venatoria eccessiva, prelievi non commisurati, ecc.) oppure da azioni di gestione faunistica (ripopolamenti, attività di controllo, ecc.). Lo strumento del piano faunistico-venatorio, con la sua funzione progettuale e di indirizzo di gestione, deve poter consentire di evidenziare, controllare e ridurre i potenziali fattori di disturbo indotti dall attività venatoria, ma anche dalle stesse azioni di gestione previsti nel piano stesso. Il Piano Faunistico Venatorio Provinciale ha significative connessioni con la gestione e la conservazione dei siti della rete Natura 2000, come pure con i siti delle aree protette presenti nella provincia di Cosenza: parchi statali, parchi regionali, riserve statali, riserve regionali. Infatti varie Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 205 di 243

206 attività da esso previste hanno effetti diretti e indiretti su habitat e specie di interesse comunitario, anche in ambiti senza caccia, raggruppabili nelle seguenti categorie: perturbazioni temporanee (disturbo) che riducono/impediscono la fruibilità di aree ecologicamente significative per lo svolgimento del ciclo biologico di specie di interesse comunitario ed uccelli migratori; abbattimenti involontari di specie protette dovuti alla confusione con specie cacciabili; prelievo di specie di interesse comunitario; interventi sull ambiente (principalmente nelle zone umide); diffusione nell ambiente di materiali inquinanti (pallini di piombo e cartucce di plastica); rilascio di animali per ripopolamento che determinano effetti negativi su habitat, competizione con altre specie, diffusione di patologie, inquinamento genetico; eccessive densità di individui appartenenti a specie di interesse venatorio (es. Cinghiale) che hanno effetti negativi diretti e indiretti su habitat e specie di interesse comunitario. Nell ambito specifico del territorio provinciale devono essere prese in considerazione le diverse forme di attività venatoria e di gestione che incidono o possono incidere (negativamente), all interno o all esterno dei siti, sullo stato di conservazione degli habitat e delle specie per i quali sono stati istituiti i siti Natura 2000, nonché le altre aree protette. Nel paragrafo 3.15 della Pianificazione Faunistica Preliminare, sono stati delineati i punti cardine che rappresentano azioni considerevoli di mitigazione delle incidenze significative che le varie attività venatorie e gestionali del Piano possono causare: in caso di ferimento accidentale di specie protette previsione del loro recupero e riabilitazione presso il C.R.A.S.; impiego di cartucce atossiche nelle zone umide (laghi, stagni, paludi, acquitrini, lanche e lagune d'acqua dolce, salata, salmastra, nonchè nel raggio di 150 metri dalle rive più esterne) all interno delle ZPS; controllo del bracconaggio all interno dei siti Natura 2000 e di tutte le aree in divieto di caccia, garantendo specifici servizi di sorveglianza, volti anche a verificare il controllo della fruizione dei siti; creazione di una banca dati riguardo prelievi, immissioni, interventi di riqualificazione ambientale, ecc.; eventuale proposta di inasprimento delle sanzioni e delle pene per: - utilizzo di tecniche di caccia illegali (esplosivi, da automobili, ecc.) - caccia fuori stagione - caccia senza opportuna licenza - caccia a specie protette ed in particolare a quelle in pericolo di estinzione Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 206 di 243

207 per le attività di immissione di specie selvatiche all interno e/o in prossimità alle aree protette, obbligo di consultazione con l organismo di gestione competente dell area protetta; attuazione di campagne di sensibilizzazione e di educazione e formazione ambientale, da attuarsi anche in ambito scolastico, in riferimento alla rete Natura 2000, avvio del monitoraggio delle specie e degli habitat di interesse comunitario presenti nei siti della rete Natura 2000, per definire l aggiornamento dello stato di conservazione conseguito. Oltre all analisi degli impatti e alle corrispondenti misure di mitigazione e compensazione sopra descritte, di seguito si riportano alcune specifiche attività venatorie e/o gestionali del Piano, che presentano anch essi incidenze potenzialmente significative sui siti Natura 2000 e sulle altre aree protette: Caccia al Cinghiale in battuta e in braccata; Caccia agli uccelli acquatici da appostamento e caccia vagante agli uccelli acquatici; Controllo della densità di cinghiali in aree vietate alla caccia; Controllo della densità di volpi attraverso interventi sulle tane in periodo riproduttivo; Controllo della densità di corvidi attraverso la cattura con trappole di cattura; Ripopolamento e immissione di fagiani, lepri e di anatidi; Presenza di cani e gatti vaganti. Per ognuna delle suddette attività nel paragrafo 7.1 del Rapporto Ambientale sono state definite e valutate le misure di mitigazione o compensazione delle incidenze che possono pregiudicare l integrità dei siti Natura 2000 e delle altre aree protette. Sono stati inoltre illustrati gli indicatori utilizzabili per monitorarne l efficacia. Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 207 di 243

208 8 IL MONITORAGGIO Il monitoraggio ambientale del PFVP, in attuazione di quanto previsto dall art.10 della direttiva 42/2001/CE e dall art. 28 del R.R. 3/2008, serve a controllare gli effetti ambientali significativi derivanti dall'attuazione del piano stesso al fine, tra l'altro, di individuare tempestivamente gli effetti negativi imprevisti e essere in grado di adottare le misure correttive opportune. Pertanto gli obiettivi del Piano di monitoraggio sono: 1. verifica ambientale dell attuazione del programma, condotta rispetto sia alle modifiche dello stato dell ambiente (indicatori di contesto) che all efficienza ed all efficacia degli interventi del Programma (indicatori di performance); 2. verifica del grado di conseguimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale individuati nel Rapporto Ambientale; 3. individuazione tempestiva degli effetti ambientali imprevisti; 4. adozione di opportune misure correttive in grado di fornire indicazioni per una eventuale rimodulazione dei contenuti e degli interventi previsti nel piano; 5. informazione delle autorità con competenza ambientale e del pubblico sui risultati periodici del monitoraggio e del programma attraverso l attività di reporting (art.9, comma 1 lett.c) della direttiva). Il Piano di monitoraggio deve necessariamente integrarsi nel sistema di monitoraggio complessivo del PFVP, evitando sovrapposizioni tra strumenti analoghi, al fine di ottimizzare le diverse risorse coinvolte ed assicurare una maggiore efficienza dell intero processo. In tal senso si esprime anche la direttiva 42/2001/CE che, al fine di evitare una duplicazione del monitoraggio, richiede di utilizzare i meccanismi di controllo esistenti. Considerata l assenza, allo stato attuale, di un sistema di monitoraggio per il PFVP stesso, il rapporto ambientale non può che stabilire solo le linee fondamentali dell organizzazione del sistema di monitoraggio ambientale che sarà definito contestualmente alla definizione del sistema di monitoraggio complessivo del Piano. Le azioni del Piano di monitoraggio comprenderanno: eventuale adeguamento del set di indicatori ambientali definito nel presente Rapporto ambientale popolamento del set di indicatori ambientali temporizzazione delle attività di monitoraggio produzione di report semestrali e di una relazione finale annuale analisi, valutazione ed eventuale rimodulazione del PFVP attività di informazione e reporting. Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 208 di 243

209 Il Piano di monitoraggio ambientale utilizzerà il set di indicatori definito nel Rapporto ambientale. Tutte le fasi del monitoraggio saranno effettuate di concerto con l ARPACal, soprattutto per quanto riguarda le attività legate al popolamento degli indicatori. L elenco degli indicatori individuati come rappresentativi della componente/tematica stessa sono riportati nel capitolo 8 del Rapporto Ambientale, nel quale è anche riportata la mappa completa della metainformazione. Il Settore Caccia della Provincia di Cosenza e l Osservatorio Faunistico Provinciale, avvalendosi eventualmente anche del supporto di consulenti esterni, sovrintenderanno all attuazione del piano di monitoraggio e alla redazione dei report periodici, di concerto con l ARPACal. Maggio 2010 Sintesi non Tecnica pag. 209 di 243

210 PIANO FAUNISTICO VENATORIO PROVINCIALE (PFVP) DELLA PROVINCIA DI COSENZA RAPPORTO AMBIENTALE Allegato 3 SCANSIONI DELLE OSSERVAZIONI PERVENUTE DURANTE LA FASE DI SCOPING Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 210 di 243

211 Autorità competente Dipartimento Politiche Ambientali Regione Calabria RITENETE CONDIVISIBILE LA SCHEMATIZZAZIONE DEL PFVP PROPOSTO? Cap.2-Par.2.2 Questionario Si evidenzia che la descrizione del piano faunistico venatorio provinciale della provincia di Cosenza andrebbe approfondita e maggiormente dettagliata anche in questa fase di Rapporto preliminare (capitolo 2.) per consentire una determinazione e una valutazione appropriata e degli impatti sull ambiente. La schematizzazione in macro-obiettivo (obiettivo generale) e in obiettivi specifici è condivisibile, andrebbe però specificato meglio il macroobiettivo che appare troppo generico e non riferibile soltanto ad un piano faunistico venatorio. La schematizzazione proposta può essere condivisibile per quel che concerne il macroobiettivo, mentre proprio in base al MO.1 che si pone come fine la tutela della fauna selvatica, andranno considerati gli eventuali interventi in maniera approfondita e soprattutto basati su dati scientifici e tecnici, cioè supportati da indagini di campo e ricerca. Attualmente non si possono ipotizzare interventi di pianificazione di miglioramento ambientale, e soprattutto di immissioni di fauna selvatica basandosi soltanto su carte di vocazione agroforestale potenziali in quanto non si hanno dati attuali delle specie e densità sul territorio; pertanto pur essendo condivisibili gli obiettivi specifici, i mezzi attraverso i quali si vogliono attuare risultano non condivisibili. Altri obiettivi specifici potrebbero essere: definizione dell assetto faunistico applicazione dei principi di corretta gestione faunistica e venatoria al territorio della provincia di Cosenza. L ANALISI DI COERENZA INTERNA DEL PFVP E SECONDO VOI COMPLETA? Cap.2-PAR2.3 per quel che concerne l analisi della coerenza interna non è ritenuta completa in quanto rimanda semplicemente alla tabella 2.1 gia utilizzata per illustrare la schematizzazione del piano. Non si evincono le criticita del piano. Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 211 di 243

212 CAP 3 Pensate che il processo di VAS sia strutturato in modo corretto? Ritenete che l elenco dei soggetti consultare sia esaustivo? da Quali suggerimenti per le prossime consultazioni? CAP.4 - PAR 4.1 I riferimenti normativi regionali e provinciali vi sembrano esaustivi? Il quadro normativo di riferimento deve comprendere i riferimenti normativi del PFVP e cioè le: convenzioni internazionali direttive comunitarie normativa nazionale normativa regionale documenti di indirizzi regionali di programmazione Si fa presente che il Decreto del Ministero dell Ambiente in cui e definito l elenco dei SIC a cui si deve fare riferimento per la Calabria e il DM del 30 marzo 2009 riferito ai SIC della regione biogeografica mediterranea e non quello del 25 marzo 2009 che fa riferimento ai SIC della regione biogeografica alpina. È inoltre più corretto elencare, tra i documenti e quaderni tecnici ISPRA ex INFS da consultare, quelli che si riferiscono alle specie faunistiche presenti in Calabria. CAP.4 - PAR 4.2 ritenete che siano stati presi in considerazione tutti i piani e i programmi territoriali e settoriali per la costituzione del contesto programmatico? CAP.4 PAR.4.3 avreste osservazioni /commenti sulla matrice di coerenza esterna orizzontale e verticale Oltre ai piani indicati si ritiene vadano inseriti anche i piani e/o i regolamenti delle aree protette nazionali e regionali, delle riserve naturali, delle oasi di protezione. I piani faunistici-venatori sono strumenti di pianificazione settoriale che si devono raccordare con gli altri strumenti provinciali di pianificazione che riguardano direttamente o indirettamente la gestione faunistico venatoria. nella tabella 4.4. pagine alla pagina 35 vi e incoerenza tra l obiettivo specifico os.5 (immissione di fauna selvatica) e l obiettivo del piano di gestione dei sic (eliminare o ridurre i fattori di pressione e disturbo sugli ecosistemi e sugli habitat e le specie tutelate da rete natura 2000). Tale problematica, risulta di rilievo e va affrontata in maniera adeguata da un punto di vista scientifico e tecnico. Infatti le immissioni al di là delle opportune distinzioni, in generale Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 212 di 243

213 CAP. 5 PAR. 5.2 Allegato 1 Allegato 3 Il sistema degli indicatori considerato è a vostro parere esaustivo? Con riferimento anche all Allegato 3 potreste suggerire altre fonti informative per integrare i dati disponibili? Con riferimento all Allegato 1 vi sembra che il contesto ambientale, relativamente alle tematiche trattate in questo documento, sia descritto in modo esaustivo? Ritenete che l analisi ambientale fin qui condotta metta in luce i principali problemi ambientali del PFVP della Provincia di Cosenza? comportano tutte impatti più o meno significativi sulle cenosi locali. Pertanto, questo obiettivo specifico deve essere valutato molto attentamente e con la consultazione dell ISPRA prima eventualmente di essere posto in atto. Si ribadisce che prima di operare qualunque scelta di pianificazione venatoria o applicativa di interventi di gestione, occorre avere informazioni dettagliate sulle popolazioni faunistiche delle specie coinvolte, quali, distribuzione, densità, struttura e dinamica. Il sistema degli indicatori può essere considerato esaustivo. I principali problemi ambientali sono indicati nella matrice preliminare di interferenza tra gli obiettivi del PFVP e le tematiche/componenti ambientali. Sono emerse le seguenti criticità: Flora, Fauna e biodiversità: gli elementi di criticità sono diversi, sia in aree sottoposte a tutela che non. Le criticità principali che possono determinare perturbazione degli habitat sono: una scorretta determinazione della vulnerabilità della fauna sottoposta all attività venatoria, una inadeguata immissione della fauna selvatica e un sistema di sorveglianza inadeguato. Popolazione e salute: La mancata individuazione di efficaci azioni del PFVP mirate alla riduzione dei danni al patrimonio causati dalla fauna selvatica può aumentare il livello di criticità, già alto in alcune aree limitrofe ad alcune aree protette. Le criticità emerse rivelano la necessità di individuare alcuni obiettivi da introdurre ex novo, al fine di migliorare il grado di rispondenza del PFVP alle politiche e strategie comunitarie e nazionali inerenti lo sviluppo sostenibile CAP 6 Il sistema degli obiettivi di protezione ambientale vi sembra esaustivo? Avreste delle osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e le tematiche/componenti ambientali? Con riferimento alla matrice di interferenza preliminare, vi sembra che i potenziali impatti del PFVP siano stati individuati in maniera esaustiva? Il sistema degli obiettivi di protezione ambientale e gli impatti potenziali del PFVP sull ambiente riportati nella matrice di interferenza preliminare, possono essere considerati sufficienti trattandosi di una fase preliminare. Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 213 di 243

214 CONCLUSIONI Quali altri obiettivi inserireste/integrereste nel PFVP e perché? 1. uno dei principali obiettivi dei PFVP risulta essere il conseguimento di densità ottimali per le principali specie di indirizzo gestionale o conservazioni stico. La finalità basilare di un piano faunistico, dovrebbe perseguire il raggiungimento di equilibrio complicato tra le varie componenti. 2. pianificazione del territorio agro-silvopastorale nel rispetto dei principi di conservazione realizzabile mediante una gestione faunistica e venatoria che consideri la necessità di riqualificazione e di ripristino ambientale del territorio, nonché di rispetto delle attività produttive e delle tradizioni locali. ALLEGATO 4 Avreste delle osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e gli obiettivi del Piano di Gestione dei SIC? Con riferimento alla matrice di incidenza preliminare, vi sembra che i potenziali impatti del PFVP siano stati individuati in maniera esaustiva? Si evidenzia che, nella matrice di incidenza, laddove si valuta l incidenza del piano sui i Siti di interesse comunitario (SIC), e in particolare sugli indicatori: perturbazione delle specie protette e frammentazione delle specie nei siti Natura 2000 si afferma che visto il divieto di attività venatoria sul sito non si prevedono effetti o se ne prevedono pochi ; in realtà nella valutazione di incidenza devono essere considerati gli impatti e le interferenze che tutte le attività legate al piano e realizzate al di fuori dei siti natura 2000 hanno sui siti stessi. Non viene considerata tra l altro l incidenza significativa che le eventuali immissioni di specie faunistiche e le varie tipologie di caccia possono determinare sulle specie presenti nei SIC. Sarebbe opportuno inoltre valutare la problematica legata alla dispersione dei pallini di piombo (DM ) Si chiede di chiarire sin da ora come ci si intende determinare per ciò che riguarda l attività venatoria nelle ZPS che non ricadono nei perimetri di aree protette nazionali (PN del Pollino, PNdella Sila). Si rammenta che lo studio di valutazione di incidenza ambientale va redatto secondo la D.G.R. 604/2005, in particolare secondo l'allegato A (contenuti dello studio di incidenza dei piani e programmi) del disciplinare; Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 214 di 243

215 ALLEGATO 5 Avreste suggerimenti in merito all indice del Rapporto Ambientale? Al punto 1.2. inserire motivazioni del PFVP Punto 1.3 obiettivi del PFVP e azioni da attuare Non sembrano indicati nella proposta alcune sezioni rilevanti al fine della valutazione del piano come per es. la determinazione e valutazione degli impatti del piano intesi come effetti cumulativi e sinergici e la metodologia e i criteri adottati per la determinazione e la valutazione degli impatti Si suggerisce di rivedere l indice alla luce delle indicazioni riportate nella struttura dell indice del rapporto ambientale pubblicato sul sito della Regione Calabria (Ambiente > VAS> documentazione> Schema Indice Rapporto ambientale) e redatto ai sensi dell art 13 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. e dell allegato f del R.R. n.3 del e s.m.i. Si chiede di chiarire il calcolo della superficie E10 fasce di rispetto stradali e ferroviarie. Allegato 2a : CALCOLO DELLA SASP E DELLE SUE QUOTE PER IL PFVP Si chiede se possibile di indicare l ubicazione delle ZAC, AFV, AA, CRFS e nel caso delle AFV e delle AA di indicare le specie faunistiche. PER LA VALUTAZIONE DI INCIDENZA IN PARTICOLARE SI DOVRA : VALUTARE LA POSSIBILITA CHE DALLA REALIZZAZIONE DEL PIANO DERIVINO EFFETTI SIGNIFICATIVI PER GLI OBIETTIVI DI CONSERVAZIONE DEL SITO Natura 2000 VERIFICARE SE IL PFVP POSSA AVERE UNA INCIDENZA NEGATIVA SULL INTEGRITÀ DEL SITO NATURA 2000 E EVENTUALMENTE INDIVIDUARE LE MISURE DI MITIGAZIONE INDIVIDUARE E ANALIZZARE EVENTUALI SOLUZIONI ALTERNATIVE PER RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI DEL PIANO EVITANDO INCIDENZE NEGATIVE SUI SITI NATURA 2000 NEL CASO IN CUI NON ESISTANO SOLUZIONI CHE OTTENGANO I RISULTATI DESIDERATI SI DOVRÀ PROCEDERE ALLA DEFINIZIONE DI MISURE DI COMPENSAZIONE CHE GARANTISCANO LA COERENZA GLOBALE DELLA RETE NATURA 2000 (SIC E ZPS) Catanzaro, 03 dicembre 2009 Autorità Competente Dipartimento Politiche dell'ambiente Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 215 di 243

216 ARPACAL Dipartimento Provinciale di Cosenza Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 216 di 243

217 Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 217 di 243

218 Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 218 di 243

219 Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 219 di 243

220 Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 220 di 243

221 Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 221 di 243

222 Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 222 di 243

223 Corpo Forestale Stato Ufficio Territoriale Biodiversità di Cosenza Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 223 di 243

224 Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 224 di 243

225 Comune di Belsito Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 225 di 243

226 PRESENTAZIONE OSSERVAZIONE MEDIANTE COMPILAZIONE DEL QUESTIONARIO GUIDA Cap.2 Par. 2.2 o Ritenete condivisibile la schematizzazione del PFVP proposta? La schematizzazione proposta risulta essere esaustiva e quindi condivisibile Cap.2 Par. 2.3 o L analisi di coerenza interna del PFVP è secondo voi completa? Si Cap 3 o Pensate che il processo di VAS sia strutturato in modo corretto? Si o Ritenete che l elenco dei soggetti da consultare sia esaustivo? Si sono stati elencati tutti gli Enti, le Associazioni e le Categorie portatori di interessi collettivi in merito o Quali suggerimenti per le prossime consultazioni? Sarebbe auspicabile una maggiore opera di informazione preliminare delle tematiche trattate. Cap 4 Par. 4.1 o I riferimenti normativi regionali e provinciali vi sembrano esaustivi? Si Cap. 4 Par. 4.2 o Ritenete che siano stati presi in considerazione tutti i piani e programmi territoriali e settoriali per la costruzione del contesto programmatico? Sulla base di quanto evidenziato dalla locale sezione della ANLC si ritiene doveroso inserire nell analisi di piano ed in particolare nel computo delle aree sottoposte ai divieti di caccia i terreni cui fanno riferimento rimboschimenti ARSSA, Consorzi di Bonifica e fondi chiusi privati. Sarebbe opportuno riportare le aree percorse da incendi, almeno nell ultimo quinquennio, e quindi sulle quali insiste il divieto di caccia, informazioni disponibili presso i Comuni della Provincia tutti obbligati alla redazione del Catasto Incendi Boschivi. Cap. 4 Par. 4.3 o Avreste delle osservazioni/commenti sulla matrice di coerenza esterna orizzontale e verticale? No Cap. 5 Par. 5.2 Allegato 1 Allegato 3 Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 226 di 243

227 o Il sistema degli indicatori considerato è a vostro parere esaustivo? Si o Con riferimento anche all Allegato 3 potreste suggerire altre fonti informative per integrare i dati disponibili? Comuni della Provincia obbligati alla redazione del Catasto Incendi Boschivi in relazione alle aree percorse da fuoco o Con riferimento all Allegato 1 vi sembra che il contesto ambientale, relativamente alle tematiche trattate in questo documento, sia descritto in modo esaustivo? Si o Ritenete che l analisi ambientale fin qui condotta metta in luce i principali problemi ambientali del PFVP della Provincia di Cosenza? Si Cap 6 o I sistema degli obiettivi di protezione ambientale vi sembra esaustivo? Si o Avreste delle osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e le tematiche/componenti ambientali? No o Con riferimento alla matrice di interferenza preliminare, vi sembra che i potenziali impatti del PFVP siano stati individuati in maniera esaustiva? Si Conclusioni o Quali altri obiettivi inserireste/integrereste nel PFVP e perché? Migliorare il servizio di indicazione delle aree sottoposte a vincolo ed in particolare al divieto di caccia, con cartellonistica e segnali più diffusi sul territorio al fine di evitare sconfinamenti involontari plausibili in zone silvo-pastorali poco urbanizzate e infrastrutturate. Puntare molt sulla migliore definizione della regolamentazione del prelievo venatorio, peraltro obiettivo già inserito. Allegato 4 o Avreste delle osservazioni/commenti alla matrice di correlazione tra obiettivi specifici del PFVP e gli obiettivi del Piano di Gestione dei SIC? No o Con riferimento alla matrice di incidenza preliminare, vi sembra che i potenziali impatti del PFVP siano stati individuati in maniera esaustiva? Si Allegato 5 o Avreste suggerimenti in merito all indice del Rapporto Ambientale? No Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 227 di 243

228 Comune di Rossano / Settore Ambiente Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 228 di 243

229 Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 229 di 243

230 Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 230 di 243

231 Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 231 di 243

232 Parco della Sila Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 232 di 243

233 Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 233 di 243

234 Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 234 di 243

235 Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 235 di 243

236 ISPRA Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 236 di 243

237 Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 237 di 243

238 Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 238 di 243

239 Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 239 di 243

240 Maggio 2010 All. 3 Scansioni osservazioni scoping pag. 240 di 243

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