Caratteristiche del LEGNO per PARQUET
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- Adriana Farina
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1 RETTONDINI p.i. PAOLO C.F.: RTTPLA55M24I105Y P.I.: Tel. e Fax: Cell.: [email protected]; [email protected] certificata: [email protected] Collegio dei Periti Industriali della provincia di Bolzano al n 3145 Iscritto al ruolo dei Periti e degli Esperti della C.C.I.A.A. (BZ) al n 310 cat. V sub. 4 (pavimento in legno) Consulente Perito Estimatore - (C.T.U.) al n 61 Tribunale di Bolzano Collegio Toscano Perito Esperto Consulente al n 696 di categoria e specialità Legno Arredamento Pavimenti in legno Registro dei Consulenti Tecnici del Legno Federlegno-Arredo al n 1 Settori Merceologici: pavimenti in legno scale prefabbricate in legno CSI.- Periti e Consulenti Forensi al n matr. F021. Caratteristiche del LEGNO per PARQUET Il legno, prodotto naturale, si propone come materiale particolarmente versatile e durevole per la realizzazione di pavimenti. Per le sue caratteristiche, e per le qualità arredative, trova sul mercato ampio gradimento. Trattandosi di un materiale naturale occorre però conoscere bene il prodotto per poterne capire il comportamento ed apprezzarne i pregi. Il legno possiede caratteristiche e proprietà fisiche ed elasto-meccaniche che lo differenziano molto dagli altri materiali. Possiede buone caratteristiche meccaniche (Rc= 6-12 N/mmq; Rf=7-14 N/mmq), bassa densità (0,3-0,8 g/cmq), un notevole potere coibentante, è facilmente lavorabile ed è, infine, biodegradabile o in ogni caso facilmente smaltibile. Accanto a queste qualità positive, ce ne sono altre che rendono questo materiale piuttosto difficile. Esso, infatti, è anisotropo, cioè le sue caratteristiche fisiche ed elasto-meccaniche variano notevolmente al variare della direzione delle fibre; è fortemente igroscopico e, quindi,varia il suo contenuto di umidità ed il suo volume a seconda delle condizioni ambientali; può subire, infine, alterazioni di origine biologica favorite da particolari condizioni climatiche quali l umidità relativa elevata e la scarsa ventilazione. Il legno è ricavato dagli alberi, che si distinguono principalmente in conifere (o gimnosperme) e latifoglie (o angiosperme). La microstruttura del legno è costituita da cellule. Se prendiamo un campione di legno e lo esaminiamo al microscopio, ci troviamo di fronte ad una struttura complessa, a prima vista caotica, ma che, se osservata più attentamente, conduce alla conclusione che ciò che vediamo rappresenta un alto livello di organizzazione. Per comprendere meglio la struttura legnosa, occorre rifarsi alla fisiologia delle piante, cioè alle modalità con cui gli alberi vivono e si accrescono. L accrescimento del fusto avviene mediante sovrapposizione di strati successivi di cellule, generate sotto la corteccia. Nei paesi a clima temperato come ad esempio l Italia, la produzione di nuovo legno si interrompe durante l inverno per poi riprendere a primavera. In questa stagione le nuove cellule sono più grandi e formano il cosiddetto legno primaverile o primaticcio; nel periodo estate-autunno al contrario è prodotto il legno autunnale o tardivo, costituito da cellule più piccole ma con pareti cellulari più spesse che conferiscono al legno una tonalità più scura. Il contrasto di colore che si ripete ogni anno mette in evidenza gli anelli di accrescimento. Ciò non vale per le specie legnose che vegetano in clima tropicale; cresciute in zone prive di stagione invernale, in tali piante la produzione di nuove cellule non si interrompe mai e di conseguenza gli anelli, quando sono visibili, non indicano sempre una crescita annuale bensì 1
2 un alternanza di condizioni di crescita (ad esempio periodi molto piovosi o con assenza di precipitazioni). Con il procedere degli anni, all interno delle cellule più vecchie si depositano sostanze quali ad esempio i tannini, che conferiscono al legno maggiori resistenze meccaniche e durabilità. La parte più interna del fusto, che è formata quindi da legno più vecchio, è chiamata durame. Questa parte del legno di colore più scuro, non è più vitale per l albero: serve solo come sostegno meccanico. Il legno più vicino alla corteccia è vivo, ha l incarico di assolvere a diverse funzioni dell albero, prima fra tutte, quella di far arrivare alle foglie la linfa. Questo legno ha il colore più chiaro, generalmente biancastro e, per questo motivo, viene detto alburno. La possibilità di riscontrare fisicamente queste due zone è una caratteristica propria a ciascuna specie legnosa; esistono infatti legnami ad alburno e durame indifferenziati, come ad esempio il faggio, e legnami ad alburno e durame differenziati come ad esempio il rovere. Le parti costituenti un tronco e le principali sezioni anatomiche del legno Altre caratteristiche strutturali necessarie per definire e per comprendere i comportamenti del legno sono rappresentate da: - fibratura, che indica la direzione in cui sono poste le cellule rispetto all asse del fusto, che può essere parallela, inclinata, intrecciata, ondulata, irregolare - tessitura, detta anche grana, che indica la dimensione delle cellule che formano il tessuto e che possono essere invisibili ad occhio nudo (tessitura fine) o visibili (tessitura media o grossolana) - venatura, che individua l effetto figurativo dovuto al contrasto di colore degli anelli annuali Nel legno possono essere identificate tre direzioni anatomiche fondamentali messe in evidenza dalla direzione del taglio del tronco che può dare una: - sezione trasversale: quella perpendicolare all asse del fusto - sezione radiale: quella che passa per l asse midollare del fusto e per il suo raggio - sezione tangenziale: quella parallela all asse del fusto e perpendicolare alla sezione trasversale IL LEGNO E L ACQUA L acqua è uno dei principali fattori che influenzano le caratteristiche fisiche e meccaniche del legno. Quando l albero è in vita od appena abbattuto può contenere, a seconda della specie legnosa e dell ambiente di crescita, dal 50% al 300% circa di umidità. Di questa grande quantità di acqua, parte è contenuta nei lumi cellulari, parte è legata alle pareti delle cellule. 2
3 Dopo l abbattimento, l acqua contenuta nei lumi cellulari è la prima ad uscire, provocando perdita di peso ma non diminuzione di volume. Soltanto quando il legno raggiunge valori di umidità intorno al 30%, inizia la soglia, denominata punto di saturazione delle pareti cellulari, che è di fondamentale importanza in quanto ogni ulteriore perdita di umidità comporta una diminuzione di volume dando luogo al fenomeno denominato ritiro. Il contenuto di umidità del legno al di sotto del punto di saturazione delle fibre è funzione sia dell umidità relativa sia della temperatura dell aria. Il legno, soprattutto se molto secco, tende ad assorbire umidità dall ambiente dando luogo ad un fenomeno di rigonfiamento. Se umido, invece cede umidità all ambiente e si ha il fenomeno del ritiro. Quando il legno non perde né assorbe acqua, ha raggiunto il contenuto di umidità di equilibrio con l ambiente. 3
4 Umidità del legno in relazione alla temperatura e umidità relativa dell aria ambientale (G. Giordano) Di tutte le possibili percentuali di umidità del legno, per vari motivi, alcune sono state convenzionalmente scelte come riferimento. Fra queste: umidità allo stato fresco: quella presente nel legno al momento dell abbattimento (U>03%) Umidità allo stato anidro, ovvero dopo essicazione in stufa a 103 C (U = 0%): umidità normale (U = 12%), anche se in realtà, nelle nostre case ci sono spesso temperature leggermente più alte e, soprattutto in inverno, umidità relative dell aria decisamente inferiori. In queste condizioni tipicamente il legno raggiunge il suo equilibrio attorno al 9-10% di umidità umidità Shippindry (U=18%): si ottiene con una stagionatura minimale, sufficiente a far raggiungere al legno un umidità inferiore al 20%, allo scopo di scongiurare la possibilità di attacchi fungini (che appunto al di sotto di questa soglia generalmente non si sviluppano) Poiché come abbiamo visto l umidità influenza, tra l altro, le dimensioni degli elementi di legno, è cruciale, ad esempio, in caso di contestazioni sulle loro dimensioni, sapere a quale umidità occorra fare riferimento: salvo casi particolari nei quali le norme stesse specificano come comportarsi di regola per tutte le determinazioni fisiche e meccaniche viene prescritto il condizionamento dei provini alle condizioni normali (U=12%). Fino ad ora si è parlato di ritiro/rigonfiamento del legno senza specificare in che direzione avvengano questi movimenti. Come già accennato il legno è un materiale anisotropo, con diversi comportamenti nelle diverse direzioni. Dopo il taglio, il tronco passando dallo stato fresco all umidità normale del 12%, la variazione dimensionale nella direzione assiale è trascurabile ed è compresa generalmente tra lo 0,2 e lo 0,6%, invece, il ritiro nella direzione tangenziale varia dal 4 all 11%, mentre quello radiale è compreso tra il 2 e 8% (i valori sono espressi in percentuale delle dimensioni allo stato fresco). 4
5 La diversità tra i due ritiri, radiale e tangenziale, è la causa della formazione degli spacchi sui tronchi abbattuti che non sono mantenuti adeguatamente umidi o le fessurazioni e le deformazioni che si manifestano sulle tavole durante la fase di stagionatura e oltre, una volta che il prodotto a base legno è stato posto in opera. Il rapporto tra i due principali ritiri è talvolta indicato con il termine nervosità, è caratteristico di ogni specie legnosa ma, come altre proprietà, può variare anche all interno di una stessa pianta. Effetto del ritiro del legno su elementi prelevati in varie posizioni rispetto alla sezione trasversale La deformazione causata dalla diversità del ritiro tangenziale rispetto al ritiro radiale prende il nome di imbarcamento, utilizzato per qualsiasi cambiamento nella forma dell elemento ligneo, intervenuto dopo la sua lavorazione. Al contrario esistono altri termini quali svergolamento, arcuatura, falcatura per indicare gli altri tipi di deformazione delle tavole dovuti generalmente, non solo alla differenza tra ritiro tangenziale e radiale, ma anche alle presenza di difetti come fibratura deviata e legno di reazione (legno anomalo che si forma quando la pianta è cresciuta in condizioni particolari come ad esempio in terreni pendenti, in stazioni battute dal vento ecc.). LEGNO PER PAVIMENTAZIONI Passando in rassegna le caratteristiche tecnologiche del legno che maggiormente si riflettono sull idoneità di una specie legnosa ad essere impiegata per pavimentazioni, siano esse ad uso civile che industriali, risulta che la stabilità dimensionale è indubbiamente uno dei fattori più importanti. Alcune specie legnose risentono in misura minore degli effetti provocati dalle variazioni ambientali per cui, in questo caso, vengono ridotti i problemi connessi alla perdita o all assunzione di umidità. Un modo assai preciso per caratterizzare il comportamento di una data specie legnosa nei confronti dell umidità è rappresentato dal coefficiente di variazione dimensionale. Tale caratteristica, a volte individuata con altri nomi come ritiro/rigonfiamento specifico o ritiro/ rigonfiamento unitario, purtroppo non è adeguatamente conosciuta, ma permette di individuare quelle che sono le variazioni dimensionali del legno al variare di ogni punto percentuale della propria umidità. In genere il valore del coefficiente oscilla tra 0,15 e 0,60 (percentuale di variazione dimensionale per 1% di umidità). Data la non linearità della correlazione tra ritiri/rigonfiamenti e variazioni della quantità d acqua contenuta nel legno, sarebbe opportuno determinare il comportamento di ciascuna specie legnosa intorno all umidità assunta dal materiale una volta posato in opera. 5
6 Umidità di equilibrio e variazioni dimensionali delle varie specie legnose Per un legno per pavimenti, le resistenze meccaniche sono un altra caratteristica da tenere in conto. In particolare, oltre l elasticità da considerare nel caso di elementi di rilevante dimensione e con particolari modalità di posa in opera, occorre sempre conoscere la durezza dei vari tipi di legno. La resistenza offerta alla penetrazione di un corpo estraneo, simulando ciò che realmente avviene quando un pavimento è posto in opera, fornisce indicazioni sulla idoneità o meno del materiale per tale impiego. Esistono vari metodi per determinare la durezza. Tra i più comuni ci sono: il metodo Janka ed il metodo Brinell. Deve essere considerata anche la durabilità naturale in relazione alla durata nel tempo di un pavimento in legno. La durabilità naturale è la capacità del legno di resistere ad alterazioni provocate da funghi ed insetti. Essa dipende da particolari sostanze presenti soprattutto nel durame (parte interna del tronco) che ne determinano la resistenza. Sia la stabilità dimensionale che le resistenze meccaniche, per arrivare alla durabilità naturale, sono diverse da specie a specie e sono collegate alla struttura anatomica, agli estrattivi presenti nel legno come i tannini e alla massa volumica. La massa volumica, definita come rapporto della massa per unità di volume, indica ciò che comunemente veniva indicato con il termine di densità o, erroneamente nel caso del legno, trattandosi di materiale eterogeneo, peso specifico. Si esprime in Kg/mc e va sempre specificata l umidità del legno a cui si riferisce (1100 Kg/mc per faggio allo stato fresco o 750 Kg/mc per rovere al 12% di umidità). Bibiogafria consultata: TECNOLOGIA DEL LEGNO, autore prof. G. Giordano, edizione Utet, Torino gennaio 1971 IL PARQUET dal progetto alla posa in opera pubblicato da A.I.P.P.L., Gruppo Pavimenti di Legno di FederlegnoArredo 6
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