DANTE ALIGHIERI E LA DIVINA COMMEDIA
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1 DANTE ALIGHIERI E LA DIVINA COMMEDIA Sintesi a cura degli studenti di III classico a.s. 2014/2015 Collegio vescovile Sant'Alessandro Bergamo Prof. Enzo Noris LA VITA 1265: nasce a Firenze da Alighiero II di Bellincione e da donna Bella, sotto il segno dei Gemelli. 1281: dopo aver perso entrambi i genitori, decide di combattere per i guelfi contro i ghibellini toscani. 1285: sposa Gemma Donati, dalla quale avrà tre figli, e inizia a scrivere le prime opere. 1290: muore Beatrice, figlia di Folco Portinari e sposa di Simone de Bardi, nonché musa ispiratrice delle opere di Dante in poi: inizia a fare politica con i guelfi bianchi che, in un primo momento, prevalgono su quelli neri. 1300: Dante viene eletto tra i priori. 1301: Firenze viene presa da Carlo di Valois, che instaura una signoria di guelfi neri. Dante è a Roma come ambasciatore della città di Firenze presso il Papa Bonifacio VIII. 1302: Dante viene accusato di baratteria e condannato in contumacia (omissione di presenza in tribunale); non si presenta e quindi viene condannato a morte. 1306: i primi ad accogliere Dante esule sono i Malaspina, Signori della Lunigiana. 1308: inizia la stesura della Commedia. 1309: vaga per l Italia, prima si rifugia a Verona presso gli Scaligeri, poi a Lucca. 1318: si rifugia nuovamente a Verona; passa poi a Ravenna, presso Guido Novello Da Polenta. 1321: viene inviato come ambasciatore a Venezia ma nel viaggio di ritorno si ammala e muore fra il 13 e il 14 settembre. LE OPERE VITA NUOVA: quest opera, scritta probabilmente nel 1294, è un prosimetro, un intreccio di prosa e versi. È formata da 31 liriche (per la maggior parte sonetti e canzoni) legati fra loro da una narrazione in prima persona. Il titolo può avere due interpretazioni: vita nuova: indicherebbe la prima età della vita ossia la giovinezza; vita nuova: potrebbe indicare una vita rinnovata dall amore di Dante per Beatrice. 1
2 Il testo risulta essere dunque un libello di memorie che parlano dell esperienza di Dante fin dal secondo incontro con Beatrice (nove anni dopo la loro conoscenza, ancora fanciulli) quando se ne innamorò, episodio esposto nel proemio. Dante a un certo punto dell opera decide di concentrarsi soltanto sulla pura e disinteressata contemplazione della donna, lasciando perdere qualsiasi interesse materiale. Si ha un movimento ascendente verso il Creatore: si parte dall uomo e tramite la donna si arriva a Dio. Dante vede quindi in Beatrice una figura Christi ossia una figura salvifica di tramite tra l uomo e Dio. Dante sceglie di utilizzare il volgare per abbracciare un pubblico più ampio possibile: è un volgare semplice ma comunque raffinato e curato. CONVIVIO: Dante sceglie di scrivere quest opera ( ) per offrire la conoscenza di alcuni trattati filosofici alle persone che, non istruite, non avevano la possibilità di leggere i testi in latino o greco. Risulta quindi essere un prosimetro filosofico in volgare dove la prosa ha lo scopo di spiegare le poesie. Dei quindici trattati originari ce ne restano solo quattro. Il titolo significa banchetto e richiama i simposi Platonici dove si dibatteva di filosofia. Il messaggio è quello del viaggio che l uomo deve compiere, guidato dalla sapienza, per elevarsi spiritualmente e intellettualmente. Questo trattato è il primo esempio di prosa filosofica serrata e lineare ed il volgare utilizzato è di alto livello. DE VULGARI ELOQUENTIA: è un trattato in prosa di argomento linguistico e retorico ed è scritto in latino in quanto destinato ad un pubblico di dotti. Anche questo viene scritto nel primo decennio del Sebbene il progetto prevedesse quattro libri il testo si interrompe al quattordicesimo paragrafo del secondo libro. Il volgare è qui ritenuto una lingua superiore e più nobile del latino poiché si impara in modo naturale già nei primi anni di vita mentre il latino necessita di anni di studio. Dante analizza le lingue parlate in Europa e soprattutto i vari tipi di volgari cercando di trovare quello ritenuto più alto e nobile. Dante inoltre, dopo aver delineato i tre tipi di stili (tragico, elegiaco, comico), sostiene la maggiore nobiltà della canzone come forma metrica dello stile tragico. Lo scopo di Dante sarebbe quello di arrivare ad un unificazione linguistica dell Italia ottenuta grazie alla diffusione del volgare illustre. Dante tratta i vari argomenti con una serietà scientifica. DE MONARCHIA: è un trattato in latino rivolto al pubblico dotto sui rapporti fra la Chiesa e la Monarchia. La datazione è incerta: scritto negli anni oppure nel Quest opera è di tipo argomentativo ed è divisa in tre libri nei quali Dante affronta temi politici di carattere generale. Scrive tutto ciò in un periodo in cui i pareri erano divisi: chi sosteneva la supremazia assoluta della Chiesa, chi quella dell Impero. 2
3 Dante tende, sebbene non radicalmente come i ghibellini, a supportare la fazione dell Impero affermando l esigenza che tutta l umanità fosse unificata sotto questo potere per vivere in armonia. Afferma che il potere dell imperatore deriva direttamente da Dio e che quindi deve essere autonomo e indipendente all interno del proprio campo di competenza. Dante conclude dicendo che vi sono due diverse mete da raggiungere: la felicità nella vita terrena e quella nella vita eterna. Afferma che è quindi necessario tenere separati i due ambiti e che il papa è la guida da seguire per il secondo scopo, l imperatore quella da seguire per il primo. IL FIORE e IL DETTO D AMORE: il Fiore è un ciclo di 232 sonetti riguardanti il tentativo di conquista da parte di un giovane del fiore dell amore (allegoria della verginità) della sua amata, tentativo in cui intervengono anche alleati e oppositori. Il Detto d Amore è un poemetto di 480 settenari rimati: è incompiuta e si distingue per l estrema ricercatezza e artificiosità; forse è un esperimento giovanile del Fiore. RIME: è la raccolta di composizioni poetiche scritte da Dante tra il 1283 e il Le opere erano divise e furono raggruppate non da Dante ma da studiosi successivi. La caratteristica principale è la grande varietà dei componimenti che ci consentono anche di studiare l evoluzione artistica di Dante stesso. EPISTOLE: delle epistole scritte da Dante ce ne sono arrivate tredici (di cui la tredicesima da alcuni non è ritenuta essere di Dante). Si tratta di lettere scritte in un latino molto elegante e raffinato, ricco di artifici retorici. A differenza di quelle composte da Petrarca queste non sono di carattere personale ma sono componimenti ufficiali e hanno destinatari diversi. L epistola XIII, quella su cui alcuni nutrono dubbi di autenticità, è indirizzata a Cangrande della Scala, signore di Verona. Un altra famosa epistola è la XII nella quale Dante racconta ad un suo amico perché rifiutò l amnistia che gli avrebbe permesso di rientrare a Firenze, dicendo che le condizioni imposte erano troppo offensive della sua dignità ed integrità morale. PERCHÉ DANTE SCRIVE LA DIVINA COMMEDIA Dante stesso ci spiega perché ha scritto la Divina Commedia in una lettera (Epistola XIII) indirizzata al suo amico Cangrande della Scala. L autore afferma di aver composto quest opera per removere viventes in hac vita de statu miseriae et perducere ad statum felicitatis, ovvero allontanare coloro che vivono in questa vita dallo stato di miseria e condurli a uno stato di felicità. Dante quindi nello scrivere la Commedia ha pensato a sé, ma anche ai posteri che avrebbero in futuro letto e interpretato i suoi versi, con la speranza di indurli a intraprendere un viaggio verso la felicità e la beatitudine. Inoltre Dante sottolinea che il genere di filosofia che 3
4 caratterizza tutta l opera è l attività morale; cioè l etica, che è da intendere come lo strumento principale per la buona riuscita del viaggio interiore di ognuno di noi verso la salvezza eterna. Infine afferma che l opera è stata concepita non per la speculazione ma per l operare, quasi a evidenziare la finalità pratica del suo lavoro; Dante, infatti, ci esorta a operare per raggiungere la salvezza eterna e ci aiuta a farlo, indirizzandoci attraverso la sua esperienza spirituale. I SENSI DELLA DIVINA COMMEDIA Nella lettura di un opera così importante come la Commedia è necessario tenere conto dei diversi sensi, vale a dire i diversi significati del testo. Dante stesso spiega (nell'epistola XIII, a Cangrande Della Scala) che la propria opera, come anche le Sacre Scritture, è da leggere tenendo conto di quattro diversi significati: letterale, allegorico, morale e anagogico. Il significato letterale è quello che si ottiene dalla lettera, il significato allegorico è quello che si ottiene dalle cose significate attraverso la lettera. Il significato morale viene invece spiegato in Convivio II: è quel senso che i lettori devono cercare nelle Scritture. Anche il significato anagogico viene illustrato nello stesso trattato e spiegato come sovrasenso, quello cioè che permette di raggiungere il divino andando oltre l umano (la lettera). Mentre nel percorso interpretativo il primo posto è occupato dal significato letterale, in ordine di importanza viene per primo quello anagogico, seguito dal morale, dall'allegorico ed infine dal letterale. Nell Epistola XIII Dante ricorre come esempio all incipit del Salmo 114: Quando Israele uscì dall Egitto, la casa di Giacobbe da un popolo barbaro, Giuda divenne il suo santuario, Israele il suo dominio. Dal punto di vista letterale, il testo allude all uscita del popolo ebraico dalla schiavitù dell Egitto ad opera di Mosè; da quello allegorico indica il passaggio dell uomo dalla schiavitù alla libertà; da quello morale indica la liberazione dal peccato attraverso l espiazione della colpa; infine dal punto di vista anagogico-spirituale, il testo si riferisce alla salvezza dell umanità operata da Gesù Cristo con la sua morte e resurrezione e l ingresso nella vita eterna. STRUTTURA DIVINA COMMEDIA E SIBOLISMO NUMERICO Scritta da Dante tra il 1304 o, secondo altri, dal 1308 e il 1321, la Commedia è un poema in lingua volgare fiorentina, scritto in endecasillabi, cioè versi di 11 sillabe. I versi sono raggruppati in terzine in rima incatenata, secondo lo schema ABA BCB. L opera è divisa in 3 cantiche, Inferno, Purgatorio e Paradiso, tutte composte da 33 canti ciascuna, tranne l Inferno, che è preceduto da un canto proemiale, per un totale di 100 canti. Ogni canto va da un minimo di 115 versi ad un massimo di 160, per un totale di versi. 4
5 Dante, come altri autori del Medioevo, attribuisce ai numeri un valore simbolico. Il numero 3 allude alla Trinità, il numero 1 al divino in quanto tale, il numero 10 alla perfezione ( =10). Questo spiega il valore della terzina e dell endecasillabo (11x3=33), del numero delle cantiche (3), del numero dei canti per ogni cantica ( ), del numero complessivo dei canti (100). DATAZIONE E DURATA DEL VIAGGIO Dante, nei versi del canto XXI dell Inferno, concede al lettore un riferimento cronologico importantissimo per datare il suo viaggio di matrice divina. Infatti dopo essere entrati nella V bolgia dell ottavo cerchio dove vengono puniti i barattieri accusati di aver dedicato la propria vita ad affari oscuri finalizzati all arricchimento personale Dante e Virgilio, ingannati dal diavolo Malacoda, sono costretti a costeggiare tutto il perimetro del lago di pece nel quale sono immersi i dannati. Malacoda ha fatto loro credere che l unico ponte che attraversava quella pozza nerastra venne distrutto quando il Cristo, la notte del sabato santo, scardinò le porte dell Inferno, attraversò il Limbo liberando i patriarchi ed alcuni giusti che lì erano prigionieri per poi sedersi alla destra del Padre. In realtà tutti i ponti erano stati distrutti a causa del terremoto successivo alla morte di Cristo ma nelle parole menzognere di Malacoda c'è un riferimento cronologico di grande importanza per la datazione del viaggio dantesco; infatti dichiarando che: «Ier, più oltre cinqu ore che quest otta, / mille dugento con sessanta sei / anni compié che qui la via fu rotta» il diavolo dice che dalla morte di Cristo sono trascorsi 1266 anni 1 giorno e 5 ore. Sulla base del vangelo secondo Luca, Dante riteneva che Cristo fosse morto all ora sesta del venerdì precedente la Pasqua del 34 anno dall incarnazione. Dalle parole di Malacoda ricaviamo che in quel momento sono le 7 del mattino del sabato santo (9 aprile) dell anno Dante ha iniziato il proprio viaggio nell Inferno nella notte tra il 7 e l'8 aprile del 1300 (anno del primo Giubileo indetto da Bonifacio VIII e del suo trentacinquesimo compleanno) e vi rimane meno di 3 giorni. L uscita dall Inferno, attraverso la discesa lungo il corpo peloso di Lucifero e il pertugio tondo che dà sulla spiaggia del Purgatorio custodita dall austero Catone l Uticense, avverrà la mattina di Pasqua, domenica 10 aprile 1300, all'alba. Dante sosterà nel Purgatorio fino a mezzogiorno del 13 Aprile quando, giunto al Paradiso terrestre (l Eden) accompagnato da Beatrice, sarà finalmente puro e disposto a salire a le stelle (Purgatorio XXXIII, 145). Dante concluderà la sua ascesa nei cieli del Paradiso probabilmente in due giorni, cioè il giovedì 14 aprile. Il viaggio dura così complessivamente sette giorni; il numero sette possiede una chiara valenza religiosa e simbolica, presente in numerosi altri luoghi del poema. 5
6 L INFERNO L Inferno è diviso in trentaquattro canti, il primo è una sorta di proemio introduttivo a tutta l opera, i restanti trentatré descrivono la discesa di Dante e Virgilio, la sua guida, nell'abisso infernale concepito come una sorta di imbuto digradante verso il centro della terra. L Inferno è composto da nove cerchi che Dante e Virgilio, pian piano, scendono con un percorso a spirale fino a raggiungere il fondo dove si trova Lucifero. Man mano si scende i cerchi si restringono e minore diventa il numero dei peccatori. I cerchi più grandi si trovano più in alto perché più diffuso è il peccato che lì è punito e maggiore è il numero dei peccatori ivi condannati. Più si scende, più si è lontani da Dio e maggiore è la gravità del peccato. Il viaggio comincia alle pendici di un monte dove Dante incontra la sua guida, il poeta latino Virgilio da lui tanto ammirato; il poeta è mandato da Beatrice in soccorso a Dante in modo che possa affrontare questo viaggio senza pericoli. Si parte ora per il viaggio nell Inferno dove i nostri due poeti incontreranno numerosi peccatori, tutti costretti a subire tremende punizioni, secondo la legge del contrappasso. Con questi personaggi Dante non esiterà ad intavolare vere e proprie discussioni imparando però a non avere pietà per questi dannati; inoltre spesso si lascia andare ad aspre critiche nei confronti della politica e della società del suo tempo e di molti importanti personaggi suoi contemporanei (si trovano infatti tra i dannati anche numerosi papi e sovrani). L ultima tappa di questo viaggio è l incontro con Lucifero, il male vero e proprio, incastrato in un lago ghiacciato al centro della Terra. Lucifero viene dipinto come un enorme mostro con tre teste e tre fauci nelle quali divora i più grandi traditori della storia: Giuda Iscariota, Bruto e Cassio. Lo stile di Dante è molto realistico e spesso lascia trasparire la paura e lo sgomento che prova; riesce inoltre a coinvolgere in maniera sorprendente il lettore tanto che chi legge ha l'impressione di prendere parte al viaggio insieme al sommo poeta. IL PURGATORIO Il Purgatorio, una delle tre cantiche della Commedia e uno dei tre regni del post morte, è descritto come un monte diviso in sette cornici, a seconda del peccato, con alla base l Antipurgatorio e sulla cima il Paradiso terrestre. Le anime del Purgatorio sono già salve, poiché pentite del loro peccato, ma prima di arrivare al Paradiso, per espiare i propri peccati, sono sottoposte alla pena del contrappasso nella cornice che corrisponde alla tentazione peccaminosa da cui si devono purificare. 6
7 Dante e Virgilio arrivano alla base del monte dopo essere usciti dall Inferno calandosi lungo il corpo di Lucifero e iniziano la loro scalata verso il Paradiso terrestre, incontrando di cornice in cornice vari personaggi ed intrattenendosi con loro. Dopo lo stupore delle anime alla vista di Dante che è ancora vivo, i due ricevono le informazioni sulla strada da prendere dagli scomunicati; Virgilio, dal canto suo, rassicura il suo amico sull apparente fatica della scalata, che diventa sempre meno pesante man mano ci si avvicina al perdono, e cioè al Paradiso terrestre. Superano le tre balze dell Antipurgatorio dove attendono le anime degli scomunicati, dei morti per violenza, dei tardi a pentirsi e dei principi negligenti. Giunta la notte i due si devono fermare perché così vuole la legge della santa montagna. Al risveglio, dopo un sogno rivelatore, Dante viene condotto dalla sua guida alla soglia del Purgatorio, dove vengono accolti da un Angelo portiere. L'Angelo sottopone Dante ad un vero e proprio rito penitenziale e gli incide sette P sulla fronte, simboli dei peccati capitali che dovrà espiare durante il viaggio. La prima cornice è quella della superbia, che è popolata soprattutto dagli artisti, mentre la seconda è riservata agli invidiosi. Durante la permanenza in essa, una luce abbagliante indica ai due la strada per salire alla terza cornice, cioè quella degli iracondi. Dante, intanto, esprime i suoi dubbi a Virgilio il quale, non riuscendo a dare risposte esaustive, lo invita a procedere ed ad aspettare di essere illuminato dalle parole di Beatrice una volta arrivato alla vetta. Dopo aver assistito ad esempi di ira punita, Dante e Virgilio salgono di nuovo, dopo che un Angelo, come alla fine di ogni cornice, cancella una P dalla sua fronte, simbolo del peccato appena espiato. Nella quarta cornice Dante fa un altro sogno che Virgilio gli spiega essere la metafora delle seduzioni esercitate dai piaceri terreni. Arrivati alla cornice degli avari e dei prodighi i due avvertono una scossa di terremoto: è il boato che segnala quando un anima è ormai pronta per salire al Paradiso. Qui avviene l'incontro con il poeta latino Stazio che si unirà ai due nel cammino. Arrivati alla settima e ultima cornice, quella dei lussuriosi, e rimossa l ultima P dalla fronte, Dante viene convinto da Virgilio ad attraversare una parete di fuoco con la promessa di trovare Beatrice dall altra parte. Finalmente, Dante arriva nell Eden, dove Matelda gli indica il fiume, di nome Lete, dove il poeta dovrà essere immerso per purificarsi da ogni traccia di peccato. Appare una processione mistica ed in seguito Beatrice, che spiega la situazione di Dante ai presenti. Intanto Virgilio è scomparso, lasciando il compito di guida alla donna. I personaggi si spostano sotto l albero di Adamo ed Eva, quando improvvisamente la terra si apre e un drago emerge dall abisso. Sopra un carro legato all albero spuntano sette teste, una prostituta e un gigante che la frusta, scioglie il carro e lo porta via. I presenti si incamminano, e Beatrice profetizza la venuta di un messo divino che ucciderà la prostituta e il gigante; invita Dante a riferire agli uomini ciò che ha visto. Dante e Stazio bevono l acqua del fiume Eunoè e si sentono pronti per salire al Paradiso. 7
8 IL PARADISO Il Paradiso è la terza e ultima cantica della Divina Commedia. A differenza dell'inferno e del Purgatorio, rappresentati come luoghi terreni, il Paradiso, con i suoi 33 canti, ci viene presentato in un contesto extra-terreno, in un mondo immateriale diviso in nove cieli: i primi sette chiamati come i pianeti del sistema solare, gli ultimi due costituiti invece rispettivamente dalle Stelle fisse e dal Primo mobile. Il Paradiso, a differenza delle due precedenti cantiche, non presenta una struttura piramidale : se nell'inferno, man mano che ci si avvicina a Lucifero, di girone in girone aumenta la gravità della pena e del peccato, nel Paradiso Dante incontra le anime nei pianeti la cui qualità è associata astrologicamente all'esperienza vissuta dall'anima stessa sulla Terra (Venere: spiriti amanti, ecc.); tutti i pianeti sono però contenuti nell'empireo, il Cielo del fuoco, sede della candida Rosa dei Beati e di Dio-Trinità. Anche la guida che accompagna Dante nell'ultima parte del suo viaggio è cambiata: Virgilio lascia il posto infatti a Beatrice, l'amata del poeta, tramite la cui bellezza, purezza e appunto beatitudine è possibile ascendere fino a Dio; il nome Beatrice significa infatti colei che porta alla beatitudine, cioè a Dio. Nell ultima tappa del viaggio Beatrice sarà tuttavia sostituita da San Bernardo di Chiaravalle, che pregherà la Vergine Maria affinché conceda a Dante la visione beatifica. Peculiare, come sempre nelle opere dantesche, è l'allegoria che si nasconde dietro la scelta di questi tre personaggi: Virgilio rappresenta infatti la ragione, strumento non sufficiente per giungere in Paradiso, da cui il poeta latino è estromesso; Beatrice invece è il simbolo della teologia, anch'essa non adeguata, da sola, per elevarsi a Dio; ed ecco dunque che durante il viaggio si aggiunge San Bernardo, immagine della contemplazione mistica. Nella terza cantica della Commedia la metafisica della luce assume un ruolo di grande rilievo: Dante infatti ci narra di come, man mano si avvicina a Dio, il sorriso di Beatrice risplenda sempre più e il paesaggio diventi sempre più luminoso; una luce così immensa e abbagliante (immagine della Verità che è Dio) permette a Dante di intuire lo stato di perfetta beatitudine delle anime redente e rimarca la sostanziale differenza tra i mondi infernali e purgatoriali e i sopramondi paradisiaci, così pervasi di armonia e di pace. Il Paradiso incarna a pieno l'ideale di vita ultraterrena cui ogni cristiano ambisce ed è raggiungibile come la nostra vera patria celeste dopo un periodo di espiazione e di purificazione in vita. Per Dante il Paradiso simboleggia il punto più alto del suo cammino spirituale e il massimo avvicinamento spirituale a Dio. Dante ha potuto compiere questa esperienza così straordinaria non per i suoi meriti ma per Grazia divina; divenuto testimone del divino, dovrà rivelare quanto ha visto lungo il suo viaggio ultraterreno a tutti gli uomini affinché si convertano e ottengano la salvezza eterna. 8
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