Alberto Pilotto Formatore Qualificato
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- Lidia Alice Franceschini
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1 Alberto Pilotto Formatore Qualificato CORSO ADDETTI ANTINCENDIO RISCHIO ELEVATO PREMESSA La sicurezza sul posto di lavoro è una delle più grandi conquiste dei lavoratori del dopoguerra, sebbene questo diritto sia costantemente in pericolo a causa di procedure e comportamenti poco attenti alla a prevenzione e alla salute. La salute sul posto di lavoro, oltre a essere un diritto del lavoratore, è un interesse sia per l'impresa, che in questo modo garantisce un ambiente sempre più confortevole e di conseguenza più produttivo, sia per la società nel suo insieme, che così sopporta meno costi sociali per infortuni e malattie professionali. Il Decreto Legislativo 626 del 1994 ha costituito il punto di riferimento in materia di sicurezza del lavoro introducendo una nuova concezione organizzativa e sistematica sistematica dell azienda. Principi Base: Prevenzione Intervento Preventivo Informativo Sistema Di Sicurezza Sistema Di Persone Valutazione Dei Rischi Informazione e formazione Il 9 aprile 2008 è stato emanato il Nuovo Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, Sicur il Decreto Legge 81/2008 che stabilisce le regole per la salvaguardia della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, riformando ed integrando le precedenti leggi Principali cambiamenti apportati dal D.Lgs : Tutela,, in materia di sicurezza, sicurezza, non limitata ai soli lavoratori dipendenti ma estesa a collaboratori di ogni tipo: lavoratori a tempo determinato, autonomi, a domicilio e a distanza Concetto di salute come stato di completo benessere fisico,, mentale e sociale, non solo quindi un assenza za di malattia ed infermità Rafforzamento delle prerogative delle rappresentanze dei lavoratori Revisione (inasprimento) delle sanzioni Semplificazione degli obblighi formali
2 FIGURE PRINCIPALI DATORE DI LAVORO Il datore di lavoro Privato è il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l organizzazione ovvero dell unità produttiva, è titolare dei POTERI DECISIONALI DI SPESA Il datore di lavoro nelle Pubbliche Amministrazioni è il dirigente al quale spettano i POTERI DI GESTIONE, ovvero il funzionario non avente qualifica dirigenziale. Valuta le attrezzature, i preparati, i luoghi Individua le misure di prevenzione e protezione Programma le misure ritenute opportune per garantire il miglioramento della sicurezza Redige il Documento di Valutazione dei Rischi Il DVR è il Documento di Valutazione dei Rischi previsto dal Decreto Legislativo 81/2008 che deve essere redatto dal Datore di Lavoro. In tale documento si effettua: identificazione dei rischi valutazione dei rischi eliminazione dei rischi = misure di prevenzione ove non è possibile riduzione = misure di protezione (DPC e DPI) Obiettivi della Valutazione Rischi: consentire al datore di lavoro di programmare i provvedimenti necessari a salvaguardare la sicurezza e la salute dei lavoratori. SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE (SPP) Gruppo di persone, sistemi e mezzi finalizzati all'attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali nell'azienda ovvero nell'unità produttiva. RESPONSABILE DEL SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE (RSPP) persona designata dal datore di lavoro ed in possesso di attitudini e capacità adeguate per coordinare il servizio di prevenzione e protezione. RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA (RLS) persona eletta o designata dai lavoratori per rappresentarli sulle tematiche della salute e della sicurezza. PREPOSTO Sovrintende all attività lavorativa e garantisce l attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa. MEDICO COMPETENTE Collabora con il Datore di Lavoro ai fini della valutazione dei rischi ed è nominato dallo stesso per effettuare la sorveglianza sanitaria. IL LAVORATORE Persona che svolge un attività lavorativa nell ambito dell organizzazione di un datore di lavoro. (pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al fine di apprendere un mestiere, un arte o una professione) OBBLIGHI DEI LAVORATORI Obbedienza e diligenza Prendersi cura della propria salute e sicurezza Osservare le disposizioni e le istruzioni Utilizzare correttamente le attrezzature Partecipare attivamente alla sicurezza
3 Partecipare ai programmi di formazione ed addestramento RESPONSABILITÀ Il mancato rispetto della normativa può comportare: responsabilità civili = coperte con l assicurazione obbligatoria contro gli infortuni INAIL responsabilità penali = è applicata alla persona fisica che con azioni od omissioni ha contribuito a causare il danno. OBIETTIVI DIDATTICI Gli obiettivi didattici principali sono i seguenti: Obiettivi generali (competenze) Saper individuare le condizioni in cui si può manifestare il pericolo di incendio sul luogo di lavoro Acquisire le conoscenze di base sulle misure di prevenzione degli incendi sul luogo di lavoro con particolare riferimento alle condizioni di esercizio e gestionali; Conoscere le misure di protezione degli incendi disponibili in azienda e saper utilizzare i presidi antincendio elementari; Saper utilizzare gli specifici dispositivi di protezione individuale (d.p.i.) per la difesa dagli effetti del fuoco. Obiettivi specifici del modulo (apprendimenti) apprendere i concetti base della combustione; conoscere i principali parametri chimici e fisici del fuoco; distinguere le diverse tipologie dei combustibili e degli incendi; individuare le possibili sorgenti di innesco e le modalità di propagazione di un incendio. TERMINI E DEFINIZIONI GENERALI RELATIVI ALL INCENDIO IL PERICOLO Il pericolo è una fonte di possibile danno fisico alle persone. IL RISCHIO Il rischio è la probabilità che si verifichino eventi che producono danni fisici alla salute. LA SICUREZZA L attività finalizzata a rendere minimi i rischi. LA SICUREZZA ANTINCENDIO La sicurezza antincendio è orientata alla salvaguardia dell incolumità delle persone ed alla tutela dei beni e dell ambiente. LA COMBUSTIONE Reazione chimica sufficientemente rapida di una sostanza combustibile con l ossigeno accompagnata da sviluppo di calore, fiamma, di gas fumo e luce. L INCENDIO Combustione sufficientemente rapida e non controllata che si sviluppa senza limitazioni nello spazio e nel tempo. COMBUSTIBILE Il combustibile è una sostanza in grado di bruciare. Un combustibile può essere solido, liquido, o gassoso. i solidi hanno la caratteristica di avere volume e forma propria i liquidi sono caratterizzati da volume proprio, ma non da forma propria (assumono la forma del contenitore) I gas non possiedono forma e volume proprio ma assumono quelli del recipiente che li contiene.
4 COMBUSTIONE Principi della combustione La combustione è una reazione chimica sufficientemente rapida di una sostanza combustibile con un comburente che da luogo allo sviluppo di calore, fiamma, gas, fumo e luce. La combustione può avvenire con o senza sviluppo di fiamme superficiali. La combustione senza fiamma superficiale si verifica generalmentee quando la sostanza combustibile non è più in grado di sviluppare particelle volatili. Le condizioni necessarie per avere una combustione sono: presenza del comburente presenza del combustibile presenza di una sorgente di calore (opportuna temperatura) Pertanto solo la contemporanea presenza di questi tre elementi da luogo al fenomeno dell incendio, e di conseguenza al mancare di almeno uno di essi l incendio si spegne. COMBUSTIONE DELLE SOSTANZE SOLIDE, LIQUIDE E GASSOSE La combustione delle sostanze solide è caratterizzata dai seguenti parametri: pezzatura e forma del materiale; dal grado di porosità del materiale; dagli elementi che compongono la sostanza; dal contenuto di umidità del materiale; condizioni di ventilazione. COMBURENTE Il comburente è la sostanza che permette al combustibile di bruciare; generalmente si tratta dell ossigeno contenuto nell aria allo stato di gas (circa il 21% in volume) ma sono possibili incendi di sostanze che contengono nella loroo molecola un quantità di ossigeno sufficiente a determinare una combustione, quali ad esempio gli esplosivi e la celluloide. In assenza del comburente è impossibile che avvenga una combustion. IL COMBUSTIBILE SOLIDO I combustibili solidi si suddividono in: Incombustibili Difficilmente combustibili Combustibili (es. i tessuti di lana) Facilmente accendibili Difficilmente accendibili La temperatura alla quale è conservata una sostanza combustibile solida condiziona la facilità d innesco di un incendio. LA PIROLISI Fenomeno per il quale una sostanza solida portata ad una determinata temperatura emette vapori infiammabili. Il combustibile solido prima di ardere deve distillare vapori infiammabili, per effetto del calore, i quali miscelandosi con l ossigeno ed in presenza di opportuna temperatura inizieranno a bruciare. Il processo di combustione delle sostanze solide porta alla formazione di braci che sono costituite dai prodotti della combustione dei residui carboniosi della combustione stessa.
5 I combustibili solidi sono i più abbondanti e quelli che vengono usati da più tempo. Ad essi appartiene il più antico ed il più noto fra i combustibili: il legno. Il legno è costituito da cellulosa (il componente fondamentale), lignina, zuccheri, resine, gomme e sostanze minerali varie, che danno luogo, al termine della combustione, alle ceneri. Stesse caratteristiche presentano tutte le sostanze che derivano dal legno come la carta, il lino, la juta, la canapa, il cotone, ecc. Il legno, materia solida combustibile per eccellenza, può bruciare con fiamma più o meno viva od addirittura senza sviluppo di fiamme superficiali e carbonizzare a seconda delle condizioni in cui avviene la combustione. PEZZATURA Una caratteristica importante del legno e dei combustibili solidi in genere che influenza l innesco e la propagazione della combustione è la pezzatura, definita come il rapporto tra il volume (m3) e la sua superficie esterna (m2). Tanto più un pezzo di legno è piccolo tanto più facilmente può essere portato alla temperatura di accensione con sorgenti di calore di piccola energia Così il legno che in grandi dimensioni può essere considerato un materiale difficilmente combustibile, quando invece è suddiviso allo stato di segatura o di polvere può dar luogo addirittura ad esplosioni. L UMIDITÀ Un'altro elemento fondamentale nella fase di innesco e sviluppo dell incendio è l umidità. Il grado di umidità contenuto nel combustibile solido causa infatti la variazione della temperatura di accensione in quanto, prima che si attivi la fase di combustione della sostanza deve avvenire l evaporazione dell umidità contenuta in essa Tra i parametri che influenzano l innesco, la combustione e la propagazione dell incendio delle sostanze solide detenute all'aperto c è anche la condizione meteorologica atmosferica. L ESPLOSIONE L esplosione è il risultato di una rapida espansione di gas dovuta ad una reazione chimica di combustione. Gli effetti della esplosione sono: produzione di calore, un onda d urto ed un picco di pressione Una combustione di polveri o vapori infiammabili può propagarsi a velocità elevata causando una esplosione. In un ambiente, per ridurre i danni provocati da un'esplosione, si realizzano adatte superfici il cui scopo è cedere per dare sfogo alle elevate pressioni prodotte dall'esplosione. IL COMBUSTIBILE LIQUIDO Per i combustibili liquidi l avvio della combustione avviene solo se si realizzano le seguenti condizioni: Raggiungimento della temperatura di infiammabilità Rispetto dei parametri previsti dal campo di infiammabilità Sufficiente energia di attivazione temperatura di autoaccensione (energia minima di innesco) TEMPERATURA DI INFIAMMABILITÀ Per i combustibili liquidi si definisce temperatura di infiammabilità (flashpoint) la minima temperatura alla quale essi sono capaci di emettere una quantità di vapori sufficiente a dare con l aria una miscela in grado di incendiarsi. Per bruciare in presenza d innesco un liquido infiammabile deve quindi trovarsi a un temperatura superiore alla sua temperatura di infiammabilità. La temperatura d infiammabilità è la temperatura minima alla quale i liquidi combustibili emettono vapori in quantità tali da incendiarsi in caso d innesco. In un liquido infiammabile tanto più è bassa la temperatura d infiammabilità tanto prima si ha la possibilità che si formino vapori in quantità tale da essere incendiati.
6 CATEGORIE DEI LIQUIDI INFIAMMABILI I liquidi infiammabili sono classificati in base alla temperatura di infiammabilità nelle categorie: A B C Categoria A liquidi aventi punto di infiammabilità inferiore a 21 C Categoria B liquidi aventi punto d infiammabilità compreso tra 21 C e 65 C Categoria C liquidi aventi punto d infiammabilità compreso tra 65 C e 125 C CAMPO DI INFIAMMABILITÀ La miscela combustibile comburente (allo stato gassoso) risulta infiammabile quando vengono rispettate determinate proporzioni relativamente alla percentuale di combustibile presente nella miscela stessa. Per ogni sostanza infiammabile esiste un campo di infiammabilità. I limiti di infiammabilità individuano il campo di infiammabilità all interno del quale si ha, in caso d innesco, l accensione e la propagazione della fiamma nella miscela. Nei liquidi infiammabili la combustione avviene quindi quando tra il pelo libero del liquido e l'atmosfera che lo sovrasta i vapori del liquido miscelati con l ossigeno dell aria si trovano in concentrazioni comprese in tale campo. Il Campo di Infiammabilità è il campo compreso fra il limite inferiore e quello superiore di infiammabilità. Il limite inferiore di infiammabilità è la più bassa concentrazione in volume di vapore della miscela al di sotto della quale non si ha accensione in presenza d innesco per carenza di combustibile Il limite superiore di infiammabilità è la più alta concentrazione in volume di vapore della miscela al di sopra della quale non si ha accensione in presenza d innesco per eccesso di combustibile TEMPERATURA DI ACCENSIONE La temperatura di accensione o di autoaccensione è la temperatura alla quale la miscela combustibili comburente inizia a bruciare spontaneamente in modo continuo senza ulteriore apporto di calore o di energia dall esterno. Un combustibile a temperatura superiore a quella di accensione brucia se a contatto con aria. TEMPERATURA TEORICA DI COMBUSTIONE La temperatura teorica di combustione è la massima temperatura alla quale possono essere portati, teoricamente, i prodotti di combustione dal calore svolto dalla combustione stessa. Tale parametro rappresenta un dato di rilevante interesse pratico in quanto da questo è possible ricavare informazioni sulla pericolosità e sull evolversi della combustione. ARIA TEORICA DI COMBUSTIONE E la quantità di aria necessaria per raggiungere la combustione completa di tutti i materiali combustibili. POTERE CALORIFICO É la quantità di calore prodotta dalla combustione completa dell unità di massa o di volume di una determinata sostanza combustibile; si definisce potere calorifico superiore la quantità di calore sviluppata dalla combustione considerando anche il calore di condensazione del vapore d acqua prodotto, si definisce invece potere calorifico inferiore quando il calore di condensazione del vapore d acqua non è considerato; in genere nella prevenzione incendi è considerato sempre il potere calorifico inferiore. IL COMBUSTIBILE GASSOSO I gas in funzione delle loro caratteristiche fisiche possono essere classificati come segue:
7 Gas Leggero Gas Pesante Si definisce gas leggero (Metano) un gas avente densità rispetto all aria inferiore a 0,8 quali l idrogeno o il metano e quando liberati in ambiente chiuso tendono a stratificare verso l alto. Si definisce gas pesante un gas avente densità rispetto all aria superiore a 0,8 come il GPL, acetilene, ecc. Un gas più pesante dell'aria quando liberato dal proprio contenitore tende a stratificare ed a permanere nella parte bassa dell ambiente ovvero a penetrare in cunicoli o aperture praticate a livello del piano di calpestio. I gas infiammabili ai fini della combustione hanno un comportamento simile a quello dei vapori dei liquidi infiammabili, con la pericolosa differenza che si miscelano naturalmente con l aria. CONSERVAZIONE (STOCCAGGIO) DEI GAS Ai fini della loro pratica utilizzazione i gas sono sempre conservati in contenitori che ne impediscono la fuoriuscita, sino al momento della loro utilizzazione I gas in funzione delle modalità di stoccaggio (conservazione) possono essere classificati come segue: compressi liquefatti refrigerati disciolti GAS COMPRESSO Gas che sono conservati allo stato gassoso ad una pressione superiore a quella atmosferica in appositi recipienti detti bombole o trasportati attraverso tubazioni. La colorazione della parte superiore delle bombole (ogiva) indica la natura del gas contenuto in esse. L'ogiva delle bombole contenenti ossigeno è colorata in bianco mentre è nera se contiene azoto. GAS LIQUEFATTO Gas che per le sue caratteristiche chimico-fisiche può essere liquefatto a temperatura ambiente mediante compressione (butano, propano, ammoniaca, cloro). A parità di volume del recipiente un gas liquefatto può essere conservato in quantità notevolmente superiore che se soltanto compresso. 1 lt di CO2 liquido = 500 lt in fase gassosa 1 lt di GPL liquido = 270 lt in fase gassosa GAS REFRIGERATI Sono conservati allo stato liquido in particolare contenitori, ma a temperature e pressioni molto basse (ossigeno, azoto, ecc.). Questi gas non possono essere conservati indefinitamente in un contenitore, poiché anche la temperatura dell ambiente circostante può generare delle condizioni di pressioni non sostenibili per qualunque recipiente. GAS DISCIOLTI Sono conservati in fase gassosa disciolti entro un liquido ad una determinata pressione (ad esempio, acetilene disciolto in acetone. L'acetilene (formula chimica C2H2), ad esempio, ha un legame molecolare instabile a causa delle notevoli tensioni interne che oppongono i due atomi di carbonio; per tale motivo il legame può spezzarsi per effetto del calore o anche solo di urti. La reazione di decomposizione produce i seguenti effetti: un rapido, incontrollato e violento sviluppo di calore (aumento di temperatura), che favorisce ancora di più la decomposizione portando ad un processo a catena che si estende alle
8 molecole non ancora coinvolte. un forte aumento di pressione che può portare fino all esplosione del recipiente che contiene l acetilene, con possibili effetti distruttivi. OPERAZIONI DA COMPIERE IN CASO DI INCENDIO O FUGA DI GAS In un incendio di gas da una tubazione è opportuno intercettarne la perdita piuttosto che tentare lo spegnimento. Per individuare una perdita da una bombola di gas infiammabile si usa una miscela di acqua saponata. L INNESCO L innesco è l elemento che, a contatto con la miscela infiammabile, avvia la reazione di combustione. Le possibili modalità d'innesco possono essere suddivise in quattro categorie: accensione diretta, accensione indiretta, attrito, autocombustione. ACCENSIONE DIRETTA quando una fiamma, una scintilla o altro materiale incandescente entra in contatto con un material combustibile in presenza di ossigeno. Esempi: operazioni di taglio e saldatura, fiammiferi e mozziconi di sigaretta, lampade e resistenze elettriche, scariche statiche. ACCENSIONE INDIRETTA quando il calore d innesco avviene nelle forme della convezione, conduzione e irraggiamento termico. CONVEZIONE: Trasferimento di calore attraverso il movimento dei fumi (correnti di aria calda generate da un incendio e diffuse attraverso un vano scala o altri collegamenti verticali negli edifici; CONDUZIONE: Trasferimento di calore attraverso un corpo solido (conduzione, trasferimento di calore attraverso un corpo solido) IRRAGGIAMENTO:Trasferimento di calore da una sorgente attraverso uno spazio (irraggiamento solare) ATTRITO quando il calore è prodotto dallo sfregamento di due materiali. Esempi: malfunzionamento di parti meccaniche rotanti quali cuscinetti, motori; urti; rottura violent di materiali metallici. AUTOCOMBUSTIONE O RISCALDAMENTO SPONTANEO quando il calore è prodotto dallo stesso combustibile come ad esempio lenti processi di ossidazione, reazione chimiche, decomposizioni esotermiche in assenza d aria, azione biologica. Esempi: cumuli di carbone, stracci o segatura imbevuti di olio di lino, polveri di ferro o nichel, fermentazione di vegetali. La probabilità che possa verificarsi un incendio aumenta con la presenza di sorgenti di innesco. EVOLUZIONE DELL INCENDIO I principali fattori da cui dipende lo sviluppo e la modalità di propagazione di un incendio sono: compartimento carico d'incendio ventilazione velocità di combustione IL COMPARTIMENTO Il Compartimento è un settore di edificio delimitato da elementi costruttivi atti ad impedire, per un prefissato periodo di tempo, la propagazione dell incendio e/o dei fumi e a limitare la trasmissione termica ai settori adiacenti dell edificio in caso di incendio.
9 Per realizzare una compartimentazione si possono usare elementi resistenti al fuoco. La compartimentazione di un edificio mediante muri e solai tagliafuoco viene detta: orizzontale e verticale. IL CARICO D INCENDIO Il Carico d incendio è la quantità di calore che si svilupperebbe per combustione completa di tutti I materiali combustibili contenuti nel compartimento, compresi le strutture, gli infissi, le opere di finitura dei muri, pavimenti e soffitti costituiti da materiali combustibili. Il carico d incendio di un locale si calcola sommando i quantitativi dei combustibili presenti in quell locale. Il carico di incendio viene indicato con Q. Il fattore Q dipende dalla qualità e dalla quantità del materiale combustibile. Convenzionalmente è espresso in chilogrammi di legno equivalente (potere calorifico inferiore Kcal/Kg). Maggiore è il carico d incendio maggiori saranno le conseguenze dell'incendio. LA VENTILAZIONE La ventilazione è la portata volumetrica d aria entrante ed è proporzionale all area delle finestre e delle aperture naturali presenti nell edificio. Tale proporzionalità dipende dalla differenza di temperatura tra interno ed esterno e dal rapporto tra il volume di gas prodotto per unità di massa e il volume di aria richiesto per la combustione completa dell unità di massa di combustibile. VELOCITA DI COMBUSTIONE Nella Velocità di combustione si distinguono due casi tipici : se c è carenza di ossigeno, la velocità di combustione è approssimativamente proporzionale alla quantità d aria che affluisce attraverso le aperture e non dipende in maniera apprezzabile dalla quantità, porosità e forma del combustibile; in tal caso si dice che la combustione è controllata dalla ventilazione; se invece la disponibilità di ossigeno è più che sufficiente, la velocità è indipendente dalla quantità d aria affluita, ma dipende dalle proprietà degli strati combustibili e dalla quantità, porosità e forma del combustibile; In tale caso dice che la combustione è controllata dagli strati di combustibile. DINAMICA DELL INCENDIO Nell evoluzione dell incendio si possono individuare quattro fasi caratteristiche: Fase di ignizione Fase di propagazione Incendio generalizzato (flash over) Estinzione e raffreddamento Fase di ignizione che dipende dai seguenti fattori: infiammabilità del combustibile; possibilità di propagazione della fiamma; grado di partecipazione al fuoco del combustibile; geometria e volume degli ambienti; possibilità di dissipazione del calore nel combustibile; ventilazione dell ambiente; caratteristiche superficiali del combustibile; distribuzione nel volume del combustibile, punti di contatto; Fase di propagazione caratterizzata da: produzione dei gas tossici e corrosivi;
10 riduzione di visibilità a causa dei fumi di combustione; aumento della partecipazione alla combustione dei combustibili solidi e liquidi; aumento rapido delle temperature; aumento dell energia di irraggiamento; Incendio generalizzato (flash-over) caratterizzato da: brusco incremento della temperatura; crescita esponenziale della velocità di combustione; forte aumento di emissioni di gas e di particelle incandescenti, che si espandono e sono trasportate in senso orizzontale, e soprattutto in senso ascensionale; si formano zone di turbolenze visibili; i combustibili vicini al focolaio si autoaccendono, quelli più lontani si riscaldano e raggiungono la loro temperatura di combustione con produzione di gas di distillazione infiammabili; Estinzione e raffreddamento Quando l incendio ha terminato di interessare tutto il materiale combustibile ha inizio la fase di decremento delle temperature all interno del locale a causa del progressivo diminuzione dell apporto termico residuo e della dissipazione di calore attraverso i fumi e di fenomeni di conduzione termica. La fase di propagazione di un incendio è caratterizzata anche dalla riduzione della visibilità a causa dei fumi della combustione Il " flash over " è una fase dell'incendio in cui la temperatura cresce in tempi brevissimi fino a valori molto alti ed in cui l'incendio dalla fase di espansione passa ad incendio generalizzato. Viene indicata come "fase di incendio generalizzato" (Flash over) quella situazione in cui il materiale partecipa nella sua totalità alla combustione. EFFETTI DELL INCENDIO SULL UOMO I principali effetti dell incendio sull uomo sono: Anossia (a causa della riduzione del tasso di ossigeno nell aria) Azione tossica dei fumi Riduzione della visibilità Azione termica essi sono determinati dai prodotti della combustione: gas di combustione fiamma calore fumo Durante un incendio si sviluppano sempre gas tossici e inquinanti.
11 I PRODOTTI DELLA COMBUSTIONE Gas di combustione Fiamma Calore Fumo GAS DI COMBUSTIONE I gas di combustione sono quei prodotti della combustione che rimangono allo stato gassoso anche quando raggiungono raffreddandosi la temperatura ambiente di riferimento di 15 C. La produzione dei gas di combustione dipende dal tipo di combustibile, dalla percentuale di ossigeno presente e dalla temperatura raggiunta nell incendio. La mortalità per incendio nella maggioranza dei casi è da attribuire alla inalazione dei gas di combustione; I principali gas di combustione sono: ossido di carbonio aldeide acrilica anidride carbonica fosgene idrogeno solforato ammoniaca anidride solforosa ossido e perossido di azoto acido cianidrico acido cloridrico OSSIDO O MONOSSIDO DI CARBONIO (CO) Meccanismo d azione Il monossido di carbonio è assorbito per via polmonare; attraverso la parete alveolare passa nel sangue per combinazione con l emoglobina dei globuli rossi formando la carbossiemoglobina. Con tale azione si bloccano i legami che la stessa ha con l ossigeno che in condizioni normali forma l ossiemoglobina. La presenza di ossido di carbonio nell aria determina un legame preferenziale tra questo e l emoglobina, in quanto l affinità di legame che intercorre tra l ossido di carbonio e l emoglobina è di circa 220 volte superiore a quella tra l emoglobina e l ossigeno. Sintomatologia: cefalea, nausea, vomito, palpitazioni, astenia, tremori muscolari Se si sommano gli effetti dell ossido di carbonio sull organismo umano con quelli conseguenti ad una situazione di stress, di panico e di condizioni termiche avverse, i massimi tempi di esposizione sopportabili dall uomo in un incendio reale variano da pochi minuti ad un ora. Il monossido di carbonio ha formula CO, è un gas inodore, incolore, insapore e velenoso. L ossido di carbonio (CO) sviluppato negli incendi risulta pericoloso perché tossico del sangue. Una sostanza si dice tossica quando la sua azione è tale da compromettere le funzioni o l esistenza di un organismo. ANIDRIDE CARBONICA (CO2) L anidride carbonica è un gas asfissiante in quanto, pur non producendo effetti tossici sull organismo umano, si sostituisce all ossigeno dell aria. Quando ne determina una diminuzione a valori inferiori al 17% in volume, produce asfissia. Inoltre è un gas che accelera e stimola il ritmo respiratorio; con una percentuale del 2% di CO2 in aria la velocità e la profondità del respiro aumentano del 50% rispetto alle normali condizioni. Con una percentuale di CO2 al 3% l aumento è del 100%, cioè raddoppia. FOSGENE: Il fosgene è un gas tossico che si sviluppa durante le combustioni di materiali che contengono il cloro, come per esempio alcune materie plastiche. Esso diventa particolarmente pericoloso in ambienti chiusi. Meccanismo d azione
12 Il fosgene a contatto con l acqua o con l umidità si scinde in anidride carbonica e acido cloridrico che è estremamente pericoloso in quanto intensamente caustico e capace di raggiungere le vierespiratorie. Sintomatologia irritazione (occhi, naso, e gola) lacrimazione secchezza della bocca costrizione toracica vomito mal di testa ACIDO CIANIDRICO L acido cianidrico si sviluppa in modesta quantità in incendi ordinari attraverso combustioni incomplete (carenza di ossigeno) di lana, seta, resine acriliche, uretaniche e poliammidiche. Possiede un odore caratteristico di mandorle amare. Meccanismo d azione L acido cianidrico è un aggressivo chimico che interrompe la catena respiratoria a livello cellulare generando grave sofferenza funzionale nei tessuti ad alto fabbisogno di ossigeno, quali il cuore e il sistema nervoso centrale Vie di penetrazione inalatoria cutanea digerente I cianuri dell acido cianidrico a contatto con l acidità gastrica presente nello stomaco sono idrolizzati bloccando la respirazione cellulare con la conseguente morte della cellula per anossia. Sintomatologia iperpnea (fame d aria), aumento degli atti respiratori, colore della cute rosso, cefalea, ipersalivazione, bradicardia, ipertensione. FIAMMA Le fiamme sono costituite dall emissione di luce conseguente alla combustione di gas sviluppatisi in un incendio. La fiamma è un aspetto della combustione che può caratterizzare l andamento della stessa. CALORE Il calore è la causa principale della propagazione degli incendi, realizza l aumento della temperatura di tutti i materiali e i corpi esposti, provocandone il danneggiamento fino alla distruzione.la produzione di calore è una manifestazione caratteristica dell'incendio. Il calore è dannoso per l uomo potendo causare la disidratazione dei tessuti, difficoltà o blocco della respirazione e scottature. Una temperatura dell aria di circa 150 C è da ritenere la massima sopportabile sulla pelle per brevissimo tempo, a condizione che l aria sia sufficientemente secca. Tale valore si abbassa se l aria è umida. Purtroppo negli incendi sono presenti notevoli quantità di vapore acqueo. Una temperatura di circa 60 C è da ritenere la massima respirabile per breve tempo. L irraggiamento genera ustioni sull organismo umano che possono essere classificate secondo la loro profondità in: USTIONI DI I GRADO superficiali facilmente guaribili USTIONI DI II GRADO formazione di bolle e vescicole consultazione struttura sanitaria
13 USTIONI DI III GRADO profonde urgente ospedalizzazione FUMO I fumi sono formati da piccolissime particelle solide (aerosol), liquide (nebbie o vapori condensati) disperse nei gas prodotti durante la combustione. Le particelle solide dei fumi che sono incombusti e ceneri rendono il fumo di colore scuro. Le particelle liquide, invece, sono costituite essenzialmente da vapore d acqua che al di sotto dei 100 C condensa dando luogo a fumo di colore bianco. Il vapore acqueo, contenuto nel fumo, è uno dei prodotti di una combustione completa Il fumo, insieme al calore in esso contenuto, è la causa principale della propagazione dell incendio. CLASSIFICAZIONE DEGLI INCENDI Gli incendi sono distinti in quattro classi, secondo lo stato fisico dei materiali combustibili: Una volta si trovava sugli estintori anche la classe, questa però non esiste era una dizione errata usata per gli estintori utilizzabili in presenza di energia elettrica. La classificazione degli incendi è tutt altro che accademica, in quanto essa consente l identificazione della classe di rischio d incendio a cui corrisponde, come vedremo in seguito, una precisa azione operativa antincendio ovvero un opportuna scelta del tipo di estinguente. ESTINZIONE DELL INCENDIO Per ottenere lo spegnimento dell incendio si deve ricorrere a uno o più dei seguenti sistemi: esaurimento del combustibile, soffocamento, raffreddamento. Esaurimento ed Asportazione (Separazione) sottraendo all incendio le materie combustibili che lo alimentano (spostamento del combustibile) Soffocamento separazione del comburente dal combustibile o riduzione della concentrazione di comburente in aria. Raffreddamento sottrazione di calore fino ad ottenere una temperatura inferiore a quella necessaria al mantenimento della combustione SOSTANZE ESTINGUENTI Le principali sostanze estinguenti:
14 acqua sabbia polvere chimica anidride carbonica (CO2) schiuma idrocarburi alogenati (HALON) L ACQUA La sua azione estinguente si esplica con le seguenti modalità: abbassamento della temperatura del combustibile per assorbimento del calore; azione di soffocamento per sostituzione dell ossigeno con il vapore acqueo; diluizione di sostanze infiammabili solubili in acqua fino a renderle non più tali; imbevimento dei combustibili solidi. L'acqua è quindi un buon estinguente in quanto sottrae calore all'incendio. L uso dell acqua è consigliato per incendi di combustibili solidi (classe A) con esclusione delle sostanze incompatibili quali sodio e potassio che a contatto con l acqua liberano idrogeno o i carburi che liberano acetilene. L acqua essendo un buon conduttore di energia elettrica non è impiegabile per incendi di apparecchiature elettriche. LA SCHIUMA La schiuma è un agente estinguente costituito da una soluzione in acqua di un liquido schiumogeno (costituito da acqua e aria) L azione estinguente delle schiume avviene per soffocamento (separazione del combustibile dal comburente) e per raffreddamento. Gli erogatori a schiuma sono adatti ad estinguere incendi di liquidi infiammabili (benzine, petrolio, etc.). Sull incendio di un serbatoio di benzina bisogna utilizzare la schiuma ma non può essere usata su apparecchi sotto tensione (classe E) L uso della schiuma è altresi controindicato negli incendi di classe C (gas) D (metalli) In base al rapporto tra il volume della schiuma prodotta e la soluzione acqua-schiumogeno d origine, le schiume si distinguono in: Schiume ad alta espansione 1:500 1:1000 Schiume a media espansione 1:30 1:200 Schiume a bassa espansione 1:6 1:12 LE POLVERI Le polveri sono costituite da particelle solide finissime a base di bicarbonato di sodio, solfato di ammonio, potassio, fosfati e sali organici L azione estinguente delle polveri è prodotta dalla decomposizione delle stesse per effetto delle alte temperature raggiunte nell incendio, che dà luogo ad effetti chimici sulla fiamma con azione anticatalitica ed alla produzione di anidride carbonica e vapore d acqua. I prodotti della decomposizione delle polveri pertanto separano il combustibile dal comburente, raffreddano il combustibile incendiato e inibiscono il processo della combustione. Le polveri sono solitamentee adatte per fuochi di classe A, B e C, ma alcune polveri estinguenti sono efficaci su tutti i tipi di fuochi. Le polveri estinguenti, pur non essendo tossiche, sono irritanti per le vie respiratorie. Le polveri pur essendo idonee su apparecchi sotto tensione possono danneggiare le apparecchiature delicate. GAS INERTI (CO2) I gas inerti utilizzati per la difesa dagli incendi di ambienti chiusi sono generalmente l anidride carbonica e in minor misura l azoto.
15 Un ambiente chiuso e limitato può essere inertizzato utilizzando: azoto. L anidride carbonica è un gas più pesante dell aria perfettamente dielettrico, normalmente conservato come gas liquefatto sotto pressione. La CO2 non è tossica per l uomo ma in concentrazioni superiori allo 0,5% provoca effetti fisiologici quali l aumento del ritmo respiratorio sino a malessere e asfissia. Dopo l utilizzo di un estintore a CO2, essendo il gas asfissiante è necessario areare il locale. GLI HALON Gli idrocarburi alogenati, detti anche HALON (HALogenated - hydrocarbon), sono formati da idrocarburi saturi in cui gli atomi di idrogeno sono stati parzialmente o totalmente sostituiti con atomi di cromo, bromo o fluoro. L azione estinguente degli HALON avviene attraverso l interruzione chimica della reazione di combustione. Questa proprietà di natura chimica è definita catalisi negativa. Gli HALON sono efficaci su incendi che si verificano in ambienti chiusi scarsamente ventilati e producono un azione estinguente che non danneggia i materiali con cui vengono a contatto (incendi di apparecchiature elettriche o centri di calcolo). Alcuni HALON per effetto delle alte temperature dell incendio (800 ) si decompongono producendo gas tossici per l uomo a basse concentrazioni. Il loro utilizzo è stato recentemente limitato da disposizioni legislative emanate per la protezione della fascia di ozono stratosferico. Attualmente sono impiegati idrocarburi alogenati ecocompatibili ma molto meno efficaci degli halon originari. PREVENZIONE Dopo aver esaminato il fenomeno incendio attraverso l'analisi delle caratteristiche chimico-fisichedelle sostanze combustibili con particolare riferimento alle cause che determinano il fenomeno e degli effetti che esso provoca sull'uomo ed, in generale, sull'ecosistema soffermeremo la nostra attenzione sui mezzi e sistemi per ridurre il rischio di Incendio. La sicurezza antincendio è orientata alla salvaguardia dell incolumità delle persone ed alla tutela dei beni e dell ambiente, mediante il conseguimento dei seguenti obiettivi primari: 1. La riduzione al minimo delle occasioni di incendio. 2. La stabilità delle strutture portanti per un tempo utile ad assicurare il soccorso agli occupanti. 3. La limitata produzione di fuoco e fumi all'interno delle opere e la limitata propagazione del fuoco 4. alle opere vicine. 5. La possibilità che gli occupanti lascino l'opera indenni o che gli stessi siano soccorsi in altro modo. 6. La possibilità per le squadre di soccorso di operare in condizioni di sicurezza. Il rischio di ogni evento incidentale (l'incendio nel nostro caso) risulta definito da due fattori: La frequenza, cioè la probabilità che l'evento si verifichi in un determinato intervallo di tempo. La magnitudo, cioè l'entità delle possibili perdite e dei danni conseguenti al verificarsi dell'evento. da cui ne deriva la definizione di Rischio = Frequenza x Magnitudo. Dalla formula del rischio (d'incendio) appare evidente che quanto più si riducono la frequenza o la magnitudo, o entrambe, tanto più si ridurrà il rischio. L'attuazione di tutte le misure per ridurre il rischio mediante la riduzione della sola frequenza è comunemente chiamata "prevenzione", mentre l'attuazione di tutte le misure tese alla riduzione della sola magnitudo viene, invece, chiamata "protezione".
16 In particolare le misure di Protezione Antincendio possono essere di tipo ATTIVO o PASSIVO, a seconda che richiedano o meno un intervento di un operatore o di un impianto per essere attivate. Ovviamente le azioni Preventive e Protettive non devono essere considerate alternative ma complementari tra loro nel senso che, concorrendo esse al medesimo fine, devono essere intraprese entrambe proprio al fine di ottenere risultati ottimali. In questa sede interessa in maniera particolare evidenziare anche che gli obiettivi della Prevenzione Incendi devono essere ricercati anche con Misure di ESERCIZIO. Tali misure, comunque riconducibili in uno schema di azioni Preventive o protettive, sono state in questo contesto separate, proprio allo scopo di farne comprendere la rilevanza ai fini della sicurezza. Il miglior progetto di sicurezza può essere vanificato da chi lavora nell ambiente, se non sono applicate e tenute nella giusta considerazione le MISURE PRECAUZIONALI di ESERCIZIO. Fra i principali provvedimenti di prevenzione incendi vi, tra l altro, quello di evitare l uso di fiamme libere. La Prevenzione Incendi comprende tutte quelle misure tendenti a ridurre la probabilità dell insorgere di un incendio e misure tendenti a limitare e contenere le sue conseguenze. La Prevenzione Incendi ha quindi lo scopo di ridurre la probabilità che l'incendio si manifesti e/o si propaghi. L'attività di prevenzione incendi si articola in prevenzione e protezione. Le misure di prevenzione hanno come obiettivo la riduzione del rischio. MISURE DI PREVENZIONE INCENDI Realizzazione di impianti elettrici a regola d'arte Gli incendi dovuti a cause elettriche ammontano a circa il 30% della totalità di tali sinistri. Pertanto appare evidente la grande importanza che deve essere data a questa misura di prevenzione che, mirando alla realizzazione di impianti elettrici a regola d'arte (Legge 46/90, norme CEI ), consegue lo scopo di ridurre drasticamente le probabilità d'incendio, evitando che l impianto elettrico costituisca causa d innesco. Numerosissima è la casistica delle anomalie degli impianti elettrici le quali possono causare principi d'incendio: corti circuiti, conduttori flessibili danneggiati, contatti lenti, surriscaldamenti dei cavi o dei motori, guaine discontinue, mancanza di protezioni, sottodimensionamento degli impianti, apparecchiature di regolazione mal funzionanti ecc. Collegamento elettrico a terra La messa a terra di impianti, serbatoi ed altre strutture impedisce che su tali apparecchiature possa verificarsi l'accumulo di cariche elettrostatiche prodottesi per motivi di svariata natura (strofinio, correnti vaganti ecc.). La mancata dissipazione di tali cariche potrebbe causare il verificarsi di scariche elettriche anche di notevole energia le quali potrebbero costituire innesco di eventuali incendi specie in quegli ambienti in cui esiste la possibilità di formazione di miscele di gas o vapori infiammabili. Installazione di impianti parafulmine Le scariche atmosferiche costituiscono anch'esse una delle principali cause d'incendio. Per tale motivo specialmente in quelle zone dove l'attività ceraunica é particolarmente intensa risulta necessario provvedere a realizzare impianti di protezione da tale fenomeno, impianti che in definitiva consistono nel classico parafulmine o nella "gabbia di Faraday". Entrambi questi tipi di impianto creano una via preferenziale per la scarica del fulmine a terra evitando che esso possa colpire gli edifici o le strutture che si vogliono proteggere. La vigente normativa prevede l obbligo d installazione degli impianti di protezione dalle scariche atmosferiche solo per alcuni attività (scuole, industrie ad alto rischio d incendio). Dispositivi di sicurezza degli impianti di distribuzione e degli utilizzatori di sostanze infiammabili Al fine di prevenire un incendio gli impianti di distribuzione di sostanze infiammabili vengono dotati di dispositivi di sicurezza di vario genere quali ad esempio: termostati; pressostati; interruttori di massimo livello, termocoppie per il controllo di bruciatori, dispositivi di allarme, sistemi di saturazione e sistemi di inertizzazione, etc.
17 Un esempio dell'applicazione del sistema di saturazione è quello presente nei serbatoi di benzina installati negli impianti stradali di distribuzione carburanti, nei quali l'aria che entra al momento dell'erogazione del prodotto viene introdotta dal fondo del serbatoio e fatta gorgogliare attraverso il liquido così da saturarsi di vapori di benzina. Il sistema di inertizzazione consiste, invece, nell'introdurre al di sopra del pelo libero del liquido infiammabile, anziché aria, un gas inerte (ad es. azoto) così da impedire del tutto la formazione di miscele infiammabili vapori-aria. La messa a terra di impianti, serbatoi ed altre strutture, ad esempio,impedisce che su tali apparecchiature possa verificarsi l'accumulo di cariche elettrostatiche. Ventilazione dei locali Vista sotto l'aspetto preventivo, la ventilazione naturale o artificiale di un ambiente dove possono accumularsi gas o vapori infiammabili evita che in tale ambiente possano verificarsi concentrazioni al di sopra del limite inferiore del campo d'infiammabilità. Naturalmente nel dimensionare e posizionare le aperture o gli impianti di ventilazione é necessario tenere conto sia della quantità che della densità dei gas o vapori infiammabili che possono essere presenti. La ventilazione naturale dei locali può essere ottenuta con le finestre. In un ambiente con presenza di gas o vapori più pesanti dell'aria le aperture di ventilazione devono quindi essere disposte a filo pavimento. MISURE PRECAUZIONALI D ESERCIZIO Impiego di strutture e materiali incombustibili Quanto più é ridotta la quantità di strutture o materiali combustibili presente in un ambiente tanto minori sono le probabilità che possa verificarsi un incendio. Pertanto potendo scegliere tra l'uso di diversi materiali dovrà sicuramente essere data la preferenza a quelli che, pur garantendo analoghi risultati dal punto di vista della funzionalità e del processo produttivo, presentino caratteristiche di incombustibilitá. Adozione di pavimenti ed attrezzi antiscintilla L adozione di pavimenti ed attrezzi antiscintilla risulta indispensabile qualora negli ambienti di lavoro venga prevista la presenza di gas, polveri o vapori infiammabili. ACCORGIMENTI (MISURE) COMPORTAMENTALI PER PREVENIRE GLI INCENDI l obiettivo principale dell adozione di misure precauzionali di esercizio è quello di permettere, attraverso una corretta gestione, di non aumentare il livello di rischio reso a sua volta accettabile attraverso misure di prevenzione e di protezione. Le misure precauzionali di esercizio si realizzano attraverso: Analisi delle cause di incendio più comuni Informazione e Formazione antincendi Controlli degli ambienti di lavoro e delle attrezzature Manutenzione ordinaria e straordinaria Molti incendi possono essere prevenuti richiamando l'attenzione del personale sulle cause e sui pericoli di incendio più comuni: I condotti di aspirazione di cucine,forni, seghe, molatrici, devono essere tenuti puliti con frequenza adeguata per evitare l accumulo di grassi o polveri. I rifiuti non debbono essere depositati, neanche in via temporanea, lungo le vie di esodo (corridoi, scale, disimpegni) o dove possono entrare in contatto con sorgenti di ignizione. I materiali combustibili non possono essere depositati nelle vicinanze di luoghi dove si effettuano lavori di saldatura o di taglio alla fiamma. Le prese di corrente multiple non devono essere sovraccaricate per evitare surriscaldamenti degli impianti Una possibile causa d incendio è lasciare le apparecchiature elettriche sotto tensione anche quando non utilizzate. I portacenere non debbono essere svuotati in recipienti costituiti da materiali facilmente
18 combustibili, ed il loro contenuto non deve essere accumulato con altri rifiuti. Non deve essere permesso di fumare nei depositi e nelle aree contenenti materiali facilmente combustibili od infiammabili. Le aree del luogo di lavoro che normalmente non sono frequentate da personale (scantinati, locali deposito) ed ogni area dove un incendio potrebbe svilupparsi senza preavviso, devono essere tenute libere da materiali combustibili non essenziali. INFORMAZIONE E FORMAZIONE DEI LAVORATORI E' fondamentale che i lavoratori conoscano come prevenire un incendio e le azioni da attuare a seguito di un incendio. E' obbligo del datore di lavoro fornire al personale un adeguata informazione e formazione al riguardo di : a) rischi di incendio legati all'attività svolta nell'impresa ed alle specifiche mansioni svolte ; b) misure di prevenzione e di protezione incendi adottate in azienda con particolare riferimento a: ubicazione dei presidi antincendi ; ubicazione delle vie di uscita; modalità di apertura delle porte delle uscite; l'importanza di tenere chiuse le porte resistenti al fuoco; i motivi per cui non devono essere utilizzati gli ascensori per l'evacuazione in caso di incendio; c) procedure da adottare in caso di incendio ed in particolare: azioni da attuare quando si scopre un incendio; come azionare un allarme; azione da attuare quando si sente un allarme; procedure di evacuazione fino al punto di raccolta in luogo sicuro; modalità di chiamata dei vigili del fuoco. d) i nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure di prevenzione incendi, lotta antincendi e gestione delle emergenze e pronto soccorso; e) il nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dell'azienda Il personale che manipola sostanze infiammabili o chimiche pericolose deve essere adeguatamente addestrato sulle circostanze che possono incrementare il rischio d incendio. L informazione e la formazione dei lavoratori è una misura di prevenzione. L attività di informazione e formazione deve essere il più capillare possibile a tutti i livelli funzionali aziendali. I CONTROLLI Devono essere oggetto di regolari verifiche: gli impianti per l'estinzione degli Incendi gli impianti per la rilevazione e l'allarme in caso di Incendio gli impianti elettrici gli impianti di distribuzione ed utilizzo Gas gli impianti a rischio specifico (montacarichi, centrali termiche, cucine...) In particolare, tutti gli impianti e le misure antincendio previste: per garantire il sicuro utilizzo delle vie di uscita; relative alla illuminazione di sicurezza; per l'estinzione degli incendi; per la rivelazione e l'allarme in caso di incendio devono essere mantenute in efficienza ed essere oggetto di regolari verifiche circa la loro funzionalità. La verifica della funzionalità dei dispositivi di sicurezza varia a seconda del tipo di dispositivo (ad esempio ogni 6 o 12 mesi). Gli interventi di manutenzione su impianti e macchine sono misure di prevenzione incendi. Gli inconvenienti riscontrati durante l attività di controllo periodica e la manutenzione ordinaria vanno registrati e comunicati ai responsabili.
19 PROTEZIONE L attuazione di tutte le misure tese alla riduzione della sola magnitudo viene, invece, chiamata "protezione" e servono a ridurre le conseguenze dell incendio. PROTEZIONE PASSIVA La protezione passiva è l insieme delle misure di protezione che non richiedono l azione di un uomo o l azionamento di un impianto. Le misure di protezione passiva vengono studiate in fase di progetto: Caratteristiche della struttura (avente determinata Resistenza al fuoco) Scelta dei materiali (aventi determinata Reazione al fuoco) Sistema delle Vie di esodo e uscita (es: scale esterne o protette) Compartimentazione (suddivisione dello spazio interno in spazi più piccoli per mezzo di strutture resistenti al fuoco) RESISTENZA AL FUOCO Per resistenza al fuoco delle strutture portanti si intende una proprietà della struttura che, esposta al fuoco, seguita ad assolvere la funzione statica cui è normalmente destinata e si esprime in minuti. La classe antincendio di un edificio, ad esempio, esprime il tempo massimo per il quale le strutture mantengono la propria capacità portante. La resistenza al fuoco può quindi definirsi come l attitudine di un elemento da costruzione (componente o struttura) a conservare: la stabilità R al tenuta E l isolamento termico I R - stabilità l attitudine di un elemento da costruzione a conservare la resistenza meccanica sotto l azione del fuoco; E - tenuta attitudine di un elemento da costruzione a non lasciar passare ne produrre - se sottoposto all azione del fuoco su un lato- fiamme, vapori o gas caldi sul lato non esposto al fuoco (< 150 ); I - isolamento termico attitudine di un elemento da costruzione a ridurre, entro un dato limite, la trasmissione del calore La dicitura REI 60 su di un elemento, ad esempio, indica che quell elemento conserva la stabilità, la tenuta e l isolamento termico per almeno 60 minuti. L'elemento costruttivo che, a seguito di una predeterminata sollecitazione termica mantiene la sola stabilità per un'ora, si identifica con il simbolo R 60. Per una completa ed efficace compartimentazione i muri tagliafuoco non dovrebbero avere aperture, ma è ovvio che in un ambiente di lavoro è necessario assicurare un agevole comunicazione tra tutti gli ambienti destinati, anche se a diversa destinazione d uso. Pertanto è inevitabile realizzare le comunicazioni e dotarle d elementi di chiusura aventi le stesse caratteristiche di resistenza al fuoco del muro su cui sono applicati. Si possono trovare in commercio dei serramenti (porte) che hanno una resistenza al fuoco REI predeterminata. REAZIONE AL FUOCO La reazione al fuoco di un materiale rappresenta il comportamento al fuoco del medesimo materiale che per effetto della sua decomposizione alimenta un fuoco al qual è esposto, partecipando così all incendio. In relazione a tali prove i materiali sono assegnati alle classi: con l aumentare della loro partecipazione alla combustione, a partire da quelli di classe 0 che risultano non combustibili. La reazione al fuoco di un materiale, ad esempio l acciaio, può essere migliorata mediante specifico trattamento d ignifugazione, da realizzarsi con apposite vernici o altri rivestimenti che ne ritarda le
20 condizioni favorevoli all innesco dell incendio, riducendo inoltre la velocità di propagazione della fiamma e i fenomeni di post-combustione. La resistenza al fuoco di un elemento strutturale in acciaio si può ad esempio migliorare rivestendolo con intonaco di cemento e vermiculite o malta di vermiculite e gesso. VIE D ESODO (USCITE DI SICUREZZA) Gli elementi fondamentali nella progettazione del sistema di vie d uscita si possono fissare in: dimensionamento e geometria delle vie d uscita; sistemi di protezione attiva e passiva delle vie d uscita; sistemi d identificazione continua delle vie d uscita (segnaletica, illuminazione ordinaria e di sicurezza) Il numero e le dimensioni delle uscite di sicurezza sono proporzionali al numero di persone presenti nei locali. DIMENSIONAMENTO La larghezza delle uscite di sicurezza è a moduli di 60 cm Le vie di esodo devono avere un altezza non inferiore di 2 metri. La lunghezza del percorso di esodo deve essere non superiore a 30 mt (tempo massimo di evacuazione 1 minuto per aree a rischio di incendio elevato) Le vie di esodo devono sempre essere: Senza ostacoli Ben evidenziate da apposita cartellonistica In numero sufficiente e a distanza adeguata Facilmente raggiungibili da tutti Con porte apribili verso l esodo Con porte sottoposte periodicamente a regolare manutenzione (semestrale) Con porte che non possono essere scorrevoli, a saracinesca a rullo, girevoli ad asse SCALE Le scale si dividono in 4 tipologie: 1. Scale di sicurezza esterne 2. Scale a prova di fumo 3. Scale a prova di fumo interne 4. Scale protette Le ringhiere delle scale devono essere capaci, in caso di evacuazione, di sopportare la spinta della folla. BARRIERE ANTINCENDIO Le barriere antincendio sono realizzate mediante interposizione di elementi strutturali ed hanno la funzione di impedire la propagazione degli incendi nell interno di un edificio, nonché, in alcuni casi, quella di consentire la riduzione delle distanze di sicurezza. In un ambiente, per ridurre i danni provocati da un'esplosione, si possono invece realizzare adatte superfici il cui scopo è invece quello di cedere per dare sfogo alle elevate pressioni prodotte dall esplosione. PROTEZIONE ATTIVA Sono misure di protezione attiva quelle che richiedono l attivazione da parte dell uomo o l azionamento di un impianto in caso di incendio (presidi antincendio) e sono quelle finalizzate alla precoce rilevazione dell incendio, alla segnalazione e all azione di spegnimento dello stesso. Rete idrica antincendio Estintori Impianti di rilevazione automatica d incendio Impianti di spegnimento automatici Dispositivi di segnalazione e di allarme Evacuatori di fumo e calore Segnaletica di sicurezza
21 Illuminazione di sicurezza Squadre antincendio ATTREZZATURE ED IMPIANTI DI ESTINZIONE DEGLI INCENDI Le attrezzature per lo spegnimento degli incendi sono gli impianti fissi e gli estintori (portatili o carrellati). Devono essere controllati semestralmente ed il controllo deve essere annotato su un registro RETE IDRICA ANTINCENDIO A protezione delle attività industriali o civili caratterizzate da un rilevante rischio viene di norma istallata una rete idrica antincendio collegata direttamente, o a mezzo di vasca di disgiunzione, all acquedotto cittadino e mantenuta costantemente sotto pressione. Gli impianti idrici antincendio non vanno tenuti privi d'acqua per evitare allagamenti o il congelamento dell'acqua. Caratteristica fondamentale della rete idrica antincendio è quella di dare la massima affidabilità in ogni momento. L impianto idrico antincendio è costituito da: alimentazione, rete idrica e idranti o bocche da incendio Il sistema comprende una rete idrica fissa di alimentazione dedicata, con adeguata portata, pressione e riserva idrica, e i sistemi di erogazione costituiti da cassette idranti, manichette con lancia e naspi rotanti. Le tubazioni dell impianto idrico antincendio sono colorate di rosso. CASSETTA IDRANTE Alloggiate in apposite cassette in lamiera di ferro dotate di sportello vetrato chiuso a chiave e facilmente sfondabile vi sono le manichette La manichetta, UNI 45, è costituita da una tubazione in gomma rivestita in nylon. Le caratteristiche idrauliche delle manichette UNI 45 sono: portata di 120 lt/min pressione residua di 2 bar al bocchello). MANICHETTE Hanno lunghezze variabili da 20 mt a 25 mt muniti all estremità di raccordi unificati ( maschio e femmina ) in modo da poterli unire e formare un unica tubazione. Il raccordo maschio della manichetta, è quello che deve essere sempre portato in prossimità dell incendio. Il diametro può essere da UNI45 o UNI70 ma per l utilizzo di una manichetta UNI 70 non è sufficiente un solo operatore. Non bisogna mai aprire l acqua prima che sia stata srotolata la manichetta. Per ridurre una tubazione da 70 mm a 45 mm si può usare un ripartitore o divisore. LA LANCIA All estremità della linea sarà montata una lancia che può essere a getto pieno (maggiore gittata e quantità) o frazionato. La lancia serve anche a trasformare l energia di pressione posseduta dall acqua in Velocità e per indirizzare il getto dell acqua. Con il getto frazionato si ha minore gittata ma anche minore spreco e soprattutto maggiore capacità di raffreddamento I getti d acqua sono efficaci quando non sono diretti contro le fiamme ma contro le sostanze combustibili da cui le fiamme si sprigionano. IDRANTI Gli idranti costituiscono uno degli impianti antincendio più comuni; essi, al pari degli estintori, rappresentano un mezzo di primo intervento, anche se rispetto agli estintori offrono prestazioni, in termini di gittata e di quantità d acqua disponibile,nettamente superiori. Gli idranti interni UNI45 devono essere posti in posizione tale che il getto possa raggiungere ogni
22 punto del fabbricato. Gli idranti sono del tipo UNI 45 E UNI 70 ed è il diametro in mm della dimensione del raccordo. Gli idranti possono essere a sottosuolo o a colonna fuori terra (UNI ); in questo caso devono essere di colore rosso. Fra quelli fuori terra, per depositi od industrie di notevoli dimensioni, ne esistono alcuni denominati superidranti dotati di numerosi attacchi da 45 mm, da 70 mm e talvolta anche da 125 mm, sempre con raccordi unificati. Gli idranti esterni UNI 70 devono essere posizionati sufficientemente distanti dagli edifici (5-20 mt). NASPI ANTINCENDIO Le reti idriche con naspi, impianto d estinzione manuale, vengono di solito collegate alla normale rete sanitaria, dispongono di tubazioni di gomma avvolte su tamburi girevoli e sono provviste di lance da 25 mm. con getto regolabile (pieno o frazionato) con portata di 50 lt/min ad 1,5 bar. Sono quindi più piccoli e maneggevoli dei normali idranti e rappresentano, per la possibilità d impiego anche da parte di personale non addestrato, una valida alternativa agli idranti soprattutto per le attività a rischio lieve. In uno stabilimento la rete antincendio è realizzata per essere utilizzata da parte di addetti alla sicurezza interna dello stabilimento. GLI ESTINTORI L estintore è un mezzo di primo intervento adatto allo spegnimento dei principi d incendio. l agente estinguente contenuto in un estintore fuoriesce per l'azione della pressione interna o di un propellente. Invece di utilizzare manichette ed idranti, che comportano danni ed allagamenti, è preferibile affrontare un incendio con estintori portatili quando le dimensioni del focolaio sono tali da poter essere fronteggiate con tali mezzi. Gli estintori sono mezzi di estinzione mobili, caratterizzati in base alla loro massa totale e al tipo di agente estinguente che essi contengono. La suddivisione in base alla massa totale porta alla individuazione di due famiglie: estintori portatili estintori carrellati Gli estintori portatili Sono concepiti per essere utilizzati a mano ed hanno un peso che non può superare i 12 Kg di estinguente ed i 20 Kg di peso totale. Essi vengono classificati in base alla loro capacità estinguente. Infatti, sono sperimentati su fuochi di diversa natura classificati in base al tipo di combustibile. Classe A fuochi di solidi con formazione di brace Classe B fuochi di liquidi infiammabili Classe C fuochi di gas infiammabile Classe D fuochi di metalli La scelta dell estintore va fatta in base al tipo d incendio ipotizzabile nel locale da proteggere (allo specifico pericolo d incendio = classe di incendio ) La posizione deve essere scelta privilegiando la facilità d accesso, la visibilità e la possibilità di raggiungere uno percorrendo al massimo 20 m. Gli estintori devono essere ubicati preferibilmente lungo le vie di uscita o in prossimità di queste percorrendo al massimo 20 m. Gli estintori potranno essere poggiati a terra od attaccati alle pareti, mediante idonei attacchi che ne consentano il facile sganciamento (non a 2 m di altezza!) Gli estintori carrellati Hanno le medesime caratteristiche funzionali degli estintori portatili ma, a causa delle maggiori dimensioni e peso, da 20 Kg a 150 Kg, presentano una minore praticità d uso e maneggevolezza connessa allo spostamento del carrello di supporto.
23 CLASSIFICAZIONE DEGLI ESTINTORI La classificazione dell estintore avviene attraverso dei focolari standard indicati nella norma, gli stessi servono a definire la capacità estinguente dell estintore. Per poter procedere all estinzione in prova dei focolari di classe A che di classe B. è richiesta una durata minima di funzionamento. La classe C (fuochi di gas) viene concesso attraverso la richiesta del costruttore ai Laboratori di prova. (non è concedibile per gli estintori a schiuma). Per essere omologati devono essere in grado di superare la prova di un focolare, almeno, di tipo 13 CONTRASSEGNO DISTINTIVO (ETICHETTA) Sull estintore deve essere apposta un etichetta che deve riportare le seguenti informazioni: tipo di agente estinguente e carica tipo di focolare per il quale può essere utilizzato. istruzioni per l uso pittogrammi dei focolari idonei ad estinguere. utilizzo su quadri elettrici sotto tensione. il nome della società responsabile dell apparecchio. TIPOLOGIE DEGLI ESTINTORI: Acqua: 90 % acqua e 10 % filmanti e additivi; l utlizzo di tale estintore è poco diffusa Polvere: miscela di composti chimici solidi allo stato di suddivisione spinta in minutissime particelle con componenti aventi una funzione attiva e componenti additivi con funzione di migliorare le caratteristiche di stoccaggio e di flusso dell agente estinguente la pressione di carica degli estintori a polvere è di circa 14 bar ed è installata una valvola di sicurezza che scarica la pressione in eccesso quando si superano i 24 bar. Il propellente che consente alla polvere di fuoriuscire dalla frusta di erogazione di solito è azoto ma si può usare anche l anidride carbonica, mai aria compressa. Polveri per metalli combustibili: Per i metalli combustibili si utilizzano polveri estinguenti speciali, costituite da un miscuglio di cloruri alcalini a basso tenore di fosforo ed idrogeno ed esente da boro. Meccanismo di estinzione: sinterizzazione (amalgamazione) dello strato di polvere ricoprente il metallo incendiato, formando uno strato che funge da barriera di separazione del metallo dalla fase gassosa dell agente ossidante (aria) Anidride Carbonica: la pressione interna della bombola di CO2 a temperatura ambiente, è di circa bar e nell estintore è allo stato liquido Sull estintore è installata una valvola di sicurezza (sovrapressione), che si fora da 170 a 200 bar, facendo fuoriuscire la pressione in eccesso Quando fuoriesce la CO2 ha una temperatura di circa 78 C (sotto zero) e può provocare ustioni da freddo. Qualora si intenda evitare di danneggiare il materiale sul quale viene erogata la sostanza estinguente è da preferire l uso di estintori ad anidride carbonica rispetto a quello a polvere Schiuma: Gli estintori possono avere come sostanza estinguente la schiuma (aggregato di bollicine riempite di gas) Il meccanismo di estinzione della schiuma avviene mediante separazione del combustibile dal
24 comburente quindi per soffocamento e siccome contiene acqua per raffreddamento, è idonea per incendi di liquidi infiammabili ma non può essere usata su apparecchi sotto tensione. Halon: L utilizzo degli idrocarburi alogenati è stato recentemente limitato da disposizioni legislative emanate automatico per la protezione della fascia di ozono stratosferico. Gli estintori ad halon (idrocarburi alogenati) essendo allo stato gassoso, non sono adatti per estinguere un incendio (es. cataste di legna) all aperto. MANUTENZIONE DEGLI ESTINTORI La norma UNI 9994 regolamenta tutte le attività di manutenzione degli estintori che si esplica attraverso: Sorveglianza Controllo Revisione Collaudo SORVEGLIANZA L estintore deve essere: presente e segnalato visibile e libero da ostacoli, non manomesso, adesivo leggibile indicatore di pressione regolare nessuna anomalia apparente cartellino di manutenzione regolarmente esposto la sorveglianza può essere effettuata dal personale normalmente presente nelle aree protette dopo avere ricevuto adeguate istruzioni. CONTROLLO (VERIFICA) La verifica (controllo) degli estintori viene fatta ogni 6 mesi ed il controllo deve essere annotato su un registro La verifica deve essere effettuata, da ditta specializzata REVISIONE La revisione consiste in una misura di prevenzione atta a verificare e rendere perfettamente efficiente l estintore tramite: la revisione di tutti i componenti costituenti l estintore. la sostituzione della carica estinguente La revisione deve essere effettuata, da ditta specializzata, dopo ogni utilizzo, anche se parziale, dell estintore Sugli estintori devono essere riportate le date delle revisioni effettuate. COLLAUDO I serbatoi degli estintori portatili e carrellati devono essere collaudati mediante prova idraulica della durata di 30 secondi alla pressione di prova ( PT ) indicata sul serbatoio IMPIANTI DI RILEVAZIONE INCENDIO Sono impianti automatici con la finalità di rilevare tempestivamente gli incendi e attivare gli impianti automatici. Un impianto di rilevazione incendi può essere collegato ad un impianto di spegnimento automatico o ad impianti di allarme acustico e pertanto: Riducono i tempi di intervento dei VV.F. Riducono i danni dell incendio I rilevatori automatici di incendio vengono normalmente posizionati in alto perché i prodotti della combustione vanno verso l'alto. Sono soggetti, come gli altri dispositivi di protezione attiva, ad un controllo periodico che dovrà
25 essere annotato su apposito registro. RIVELATORI D INCENDIO - GENERALITÀ I rivelatori d incendio possono essere classificati in base al fenomeno chimico-fisico rilevato in: di calore Rilevatori di fumo (ad ionizzazione od ottici) di gas di fiamme Un impianto rilevazione automatica d incendio è generalmente costituito da: Rilevatori automatici d incendio; Centrale di controllo e segnalazione; Dispositivi d allarme; Comandi d attivazione; Elementi di connessione per Il trasferimento d energia ed informazioni. IMPIANTI DI SPEGNIMENTO AUTOMATICI Sono impianti di erogazione estesi ad un impianto, collegati alla rete idrica antincendio o altri mezzi Estinguenti: Impianti ad acqua SPRINKLER Impianti a schiuma; Impianti ad anidride carbonica; Impianti a halon; Impianti a polvere. Un impianto automatico fisso di estinzione esclude inizialmente la necessità di intervento umano. Un impianto automatico di estinzione incendi ad acqua frazionata, ad esempio, è un valido impianto di protezione nel caso di incendi di classe A. E' chiamato Sprinkler un impianto antincendio a pioggia. L erogazione d acqua può essere comandata da un impianto di rilevazione incendi, oppure essere provocata direttamente dall apertura delle teste erogatrici: gli ugelli degli impianti a pioggia (sprinkler) si rompono e lasciano uscire l acqua quando viene raggiunta una certa temperatura. TIPI D IMPIANTO: Ad umido : tutto l impianto è permanentemente riempito d acqua in pressione: è il sistema più rapido e si può adottare nei locali in cui non esiste rischio di gelo. A secco : la parte d impianto non protetta, o sviluppantesi in ambienti soggetti a gelo, è riempita d aria in pressione: al momento dell intervento una valvola provvede al riempimento delle colonne con acqua. Alternativi : funzionano come impianti a secco nei mesi freddi e ad umido nei mesi caldi. A preallarme : sono dotati di dispositivo che differisce la scarica per dar modo di escludere i falsi allarmi. A diluvio :impianti con testine erogatrici (sprinklers) sempre aperte alimentati da valvole ad apertura rapida in grado di fornire rapidamente grosse portate. EVACUATORI DI FUMO E CALORE Tali sistemi di protezione attiva dall incendio sono di frequente utilizzati in combinazione con impianti di rivelazione e sono basati sullo sfruttamento del movimento verso l alto delle masse di gas caldi generate dall incendio che, a mezzo d aperture sulla copertura, vengono evacuate all esterno. Gli evacuatori di fumo e calore (EFC) consentono pertanto di: * Agevolare lo sfollamento delle persone presenti e l azione dei soccorritori grazie alla maggiore probabilità che i locali restino liberi da fumo almeno fino ad un altezza da terra tale da non compromettere la possibilità di movimento. * Agevolare l intervento dei soccorritori rendendone più rapida ed efficace l opera. * Proteggere le strutture e le merci contro l azione del fumo e dei gas caldi, riducendo in particolare il rischio e di collasso delle strutture portanti. * Ritardare o evitare l incendio a pieno sviluppo flash over. * Ridurre i danni provocati dai gas di combustione o da eventuali sostanze tossiche e corrosive
26 originate dall incendio. Un impianto di EFC per essere efficace deve intervenire nei primi minuti. Devono essere controllati come gli altri sistemi antincendio e il controllo degli evacuatori di fumo e calore deve essere annotato su un apposito registro. SEGNALETICA DI SICUREZZA La segnaletica di sicurezza è riferita in particolare ai rischi presenti nell ambiente di lavoro ed è una delle misure di protezione. DIVIETO: cartello circolare rosso che segnala un divieto (la segnaletica di sicurezza, che impone il divieto del fumo è una misura di protezione attiva) AVVERTIMENTO: cartello che avverte di un rischio o pericolo (triangolo giallo) PRESCRIZIONE: cartello di forma rotonda, di colore azzurro e bianco indica un obbligo al quale il lavoratore deve ottemperare SALVATAGGIO e SOCCORSO: cartello con sfondo di colore verde e le figure di colore bianco ANTINCENDIO: indicano dove si trovano le attrezzature antincendio e sono di colore rosso (la segnaletica di sicurezza deve indicare fra l'altro la posizione degli estintori) ILLUMINAZIONE DI SICUREZZA L impianto d illuminazione di Sicurezza deve fornire, in caso di mancata erogazione della fornitura principale dell energia elettrica e quindi di luce artificiale, un illuminazione sufficiente a permettere di evacuare in sicurezza i locali. In caso di mancanza di energia elettrica, l illuminazione delle vie di esodo, è necessario garantire: Illuminazione minima 5 lux Illuminazione dei segnali di esodo Lampade non in alto (offuscate dai fumi) Batterie o gruppi elettrogeni con autonomie variabili tra 1/2 a 3 ore con tempi di intervento tra 5s (batterie) e 15s (gruppi); i gruppi elettrogeni vanno posizionati in luoghi sicuri. SQUADRA ANTINCENDIO L intervento della squadra antincendio e finalizzato ad estinguere gli incendi che si trovano nella fase iniziale. L'ordine di evacuazione di un edificio può essere dato dal responsabile della struttura dopo avere valutato l'esistenza dell'effettivo pericolo o dalla Squadra Antincendio se previsto dal Piano d Emergenza. La squadra antincendio aziendale deve essere a conoscenza dei luoghi a rischio specifico presenti nell attività. La squadra antincendio ha tra i propri compiti quello di assicurare il rispetto delle condizioni e limitazioni di esercizio. Durante un incendio all'interno di un edificio di notevole altezza e con presenza di molte persone la squadra antincendio, ai fini della loro evacuazione, indirizzerà le stesse verso scale a prova di fumo ove esistano. IL PIANO D EMERGENZA Lo scopo principale di un piano di emergenza è la corretta gestione degli eventi incidentali qualora si verifichino. Il piano d'emergenza deve essere molto semplice, uno degli obiettivi principali è la definizione delle procedure di evacuazione delle persone. La struttura di un piano di emergenza varia in funzione : del tipo di attività, del tipo di azienda,
27 della distribuzione planimetrica del numero di dipendenti di una serie di parametri talmente diversificati che impediscono la creazione di un unico modello standard. È però possibile definire la metodologia per la strutturazione dei piani di emergenza ed elencare, quindi, i contenuti di base comuni a tutti i piani tra cui il divieto assoluto, in caso di incendio in edifici civili o industriali, di usare ascensori o montacarichi a meno che non siano ascensori antincendio (a tenuta di fumo ed alimentati da sistema elettrico indipendente) PARTI FONDAMENTALI DEL PIANO D EMERGENZA Il centralino deve disporre di tutti i numeri telefonici d emergenza. Indirizzi e numeri telefonici delle persone chiave da informare dell emergenza Numeri telefonici, telex e fax del C.N.VV.F. e delle autorità da informare Numeri telefonici degli ospedali vicini e del medico aziendale Elenco indirizzi telefonici di fornitori ai quali può essere chiesto supporto tecnico Raccolta schede di sicurezza delle sostanze trattate, stoccate o che possono prodursi, anche per reazioni anomale (le schede di sicurezza delle sostanze pericolose presenti all interno dell azienda devono essere tenute a disposizione dei lavoratori). PROCEDURE DA ADOTTARE QUANDO SI SCOPRE UN INCENDIO Comportarsi secondo le procedure prestabilite (ove esistono) Se si tratta di un principio d incendio valutare la situazione determinando se esiste la possibilità di estinguere immediatamente l incendio con i mezzi a portata di mano Non tentare di iniziare lo spegnimento con i mezzi portatili se non si è sicuri di riuscirvi Iniziare l'opera di estinzione di un incendio con la garanzia di avere una via di fuga sicura alle proprie spalle. Dare immediatamente l allarme al 115 Intercettare le alimentazioni di gas, energia elettrica, ecc. Limitare la propagazione del fumo e dell incendio chiudendo le porte d accesso/compartimenti Iniziare l opera d estinzione solo con la garanzia di una via di fuga sicura alle proprie spalle e con l assistenza d altre persone Accertarsi che l edificio sia evacuato Se non si riesce a mettere sotto controllo l incendio in breve tempo, portarsi all esterno dell edificio e dare le adeguate indicazioni alle squadre dei Vigili del Fuoco. Se si deve attraversare in un'emergenza un ambiente invaso dal fumo è preferibile camminare chinati e respirare tramite un fazzoletto preferibilmente bagnato. In caso d'incendio l'energia elettrica deve essere sempre staccata. PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO D ALLARME L obbligo di segnalare eventuali pericoli nell attività vige per tutti i dipendenti dell'unità lavorativa. Mantenere la calma (la conoscenza approfondita delle procedure aiuta molto in questo senso, così come l addestramento periodico che aiuta a prendere confidenza con le operazioni da intraprendere) Attenersi scrupolosamente a quanto previsto nei piani d emergenza Evitare di trasmettere il panico ad altre persone prestare assistenza a chi si trova in difficoltà, se avete la garanzia di riuscire nell intento Allontanarsi immediatamente, secondo le procedure Non rientrare nell edificio fino a quando non sono ripristinate le condizioni di normalità LE PROCEDURE DI CHIAMATA DEI SERVIZI DI SOCCORSO Una richiesta di soccorso deve contenere almeno questi dati: l indirizzo dell azienda e il numero di telefono; il tipo d emergenza in corso e le persone coinvolte/feriti;
28 reparto coinvolto, lo stadio dell evento (in fase di sviluppo, stabilizzato, ecc.) COLLABORAZIONE CON I VIGILI DEL FUOCO Durante lo stress ed il panico che accompagnano sempre un emergenza, il rischio di farsi sopraffare dall evento è alquanto alto se non si provvede a rendere automatici certi comportamenti e certe procedure. Le azioni che riescono meglio sono quelle che abbiamo saputo rendere automatiche, cioè quelle del lavoro ordinario quotidiano. Anche se l azienda è dotata di una squadra di pronto intervento interna, in caso d incendio bisogna sempre chiamare i VVF. Superati i primi immediati momenti dell emergenza poichè vi siete addestrati a compiere le operazioni basilari previste dal vostro piano, il modo migliore per collaborare con i Vigili del Fuoco al momento del loro arrivo è quello di mettere a disposizione la vostra capacità ed esperienza lavorativa nonchè la conoscenza dei luoghi, per svolgere quei compiti che già siete abituati a fare perchè li svolgete nell attività di tutti i giorni. ATTREZZATURE DI PROTEZIONE INDIVIDUALE EFFETTI DELL INCENDIO SULL UOMO AZIONE TERMICA (a causa del calore) ANOSSIA (a causa della riduzione del tasso di ossigeno nell aria) AZIONE TOSSICA DEI FUMI e GAS DI COMBUSTIONE (la tossicità è la capacità della sostanza di arrecare danni all'organismo umano quando viene assorbita mediante inalazione ingestione o contatto cutaneo) RIDUZIONE DELLA VISIBILITÀ (a causa dei fumi) MASCHERE A ANTIGAS La protezione degli organi della respirazione in ambienti contaminati da gas o vapori nocivi può essere assicurata mediante l'uso di maschere antigas. Esse provvedono, a mezzo di filtri di tipo adatto al tossico o gruppo di tossici dai quali occorre difendersi, a depurare l'aria inspirata trattenendo gli agenti nocivi o trasformandoli in sostanze non dannose all'organismo umano. Una limitazione essenziale nell'impiego di tale apparecchio è dovuta al fatto che: l aria all interno dell ambiente ove si penetra con maschera a filtro deve essere respirabile e pertanto contenere almeno il 17% di ossigeno il filtro impiegato deve essere idoneo per bloccare l agente inquinante presente, che pertanto deve essere noto l agente inquinante non deve superare la concentrazione del 2% in quanto quantitativi superiori sarebbero difficilmente filtrabili. AUTORESPIRATORI Gli autorespiratori, dispositivi di protezione passiva, sono apparecchi di respirazione costituiti da una unità funzionale autonoma, portata dall'operatore che può quindi muoversi con completa libertà di movimenti. Essi rappresentano il mezzo protettivo più sicuro in quanto, agli effetti della respirazione, isolano completamente l'operatore dall'ambiente esterno. L autorespiratore non protegge dal calore ma è un mezzo protettivo sicuro agli effetti della respirazione in quanto isolano completamente l'operatore dall'ambiente esterno e dai gas di combustione. L'autonomia dell autorespiratore è proporzionale al volume della riserva d'aria, e quindi alle dimensioni della bombola. Tenendo conto che per un lavoro medio un operatore addestrato consuma circa 30 litri d'aria al minuto, conoscendo il volume delle bombole è possibili valutarne l'autonomia dell apparecchio. Esempio: volume bombola = lt. 7 pressione = atm. 200 autonomia = 7 x 200 : minuti
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