Piano di Zona
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1 Ulss n.1 Conferenza Sindaci Ulss n.1 Piano di Zona Famiglia, Infanzia, Adolescenza, Minori e Giovani Persone anziane Disabilità Dipendenze Salute mentale Marginalità sociale Immigrazione Servizio integrazione lavorativa Volume 3 Allegati
2 Indice del Piano di Zona ULSS 1 Belluno. VOLUME 2 - ALLEGATI Il processo di costruzione del Piano di Zona - Deliberazione n. 2 del della Conferenza dei Sindaci Formale avvio del procedimento di elaborazione del Piano di Zona pag. 3 - Bando per l adesione alla Programmazione partecipata pag. 7 L analisi - L analisi territoriale pag La demografia pag Le famiglie pag I flussi migratori pag Lavoro e occupazione pag. 136 Famiglia, infanzia, adolescenza, minori in condizione di disagio e giovani - Relazione sintetica dei bisogni rilevati dal tavolo tecnico territoriale DGR 2416/08, nell area famiglia infanzia adolescenza minori in situazione di disagio e giovani pag Accordo quadro pag. Persone anziane - residenzialità - Criticità, legate alla sostenibilità economica del sistema residenziale anziani. pag Scheda investimenti strutturali previsti, dal 2010 al 2015, nel sistema residenziale anziani. pag. 179 Disabilità - Sviluppo dell offerta residenziale per persone con disabilità, attivazione nuove unità di offerta per la residenzialità delle persone disabili pag Sviluppo dell offerta di centri diurni e semiresidenziali per persone con disabilita pag Caratteristiche dell Utenza in carico ai servizi area disabilita anno 2009 pag. 187 Dipendenze - Progetto dettagliato Prevenzione globale pag Progetto dettagliato Verso l autonomia pag. 205 Marginalità Sociale - Rilevazione utenti pag Linee guida pag Progetto dettagliato Pegaso pag Progetto dettagliato Occupabilità oltre la crisi pag. 245 Immigrazione - Rete di lavoro del tavolo immigrazione pag Progetti e servizi pag. 265 Il quadro delle risorse economiche - Criterio di calcolo delle previsioni di costi e finanziamenti pag. 173
3 . Conferenza dei Sindaci Il processo di costruzione del Piano di Zona Allegati: A. Deliberazione n. 2 del della Conferenza dei Sindaci Formale avvio del procedimento di elaborazione del Piano di Zona B. Bando per l adesione alla Programmazione partecipata. 1
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5 Conferenza dei Sindaci dell ULSS n.1 Deliberazione n. 2 del OGGETTO: Formale avvio del procedimento di elaborazione del nuovo Piano di Zona anni La Conferenza dei Sindaci dell ULSS n.1 riunita nella seduta dell 1/03/10, in ottemperanza alle direttive regionali impartite con le DGRV n. 157/10; Conclusa la discussione sul punto n. 4 Avvio formale del procedimento di elaborazione del nuovo Piano di Zona anni determinazioni conseguenti ; Premesso che con D.G.R.V. n. 157 del 26/01/10 Approvazione delle Linee Guida Regionali sui Piani di Zona ((L.328/2000, L.L.R.R. n. 56/1994, n. 5/1996, n.11/2001, DGR n.1764/2004, DGR n. 3702/2006, DGR n.1809/2009) la Giunta Regionale ha impartito le direttive per la programmazione operativa locale oggetto del Piano di Zona 2011/2015; Sottolineato che al punto 7.2 della citata Deliberazione vengono individuate le fasi di costruzione e gestione del Piano di Zona ed in particolare le seguenti fasi di lavoro concernenti l avvio dello stesso: 1. Avvio del procedimento, a cura del Presidente della Conferenza dei Sindaci di concerto con il Direttore Generale dell Azienda Ulss che a questo fine si avvale del Direttore dei Servizi Sociali; 2. Costituzione del gruppo di coordinamento tecnico; 3. Definizione della struttura organizzativa e delle responsabilità: individuazione dei tavoli tematici e nomina dei rispettivi referenti; 4. Avvio delle procedure di consultazione e di concertazione; Atteso che il Comitato Esecutivo nella seduta del 15 febbraio 2010 ha definito l articolazione delle suddette fasi di lavoro, al fine di sottoporre alla Conferenza dei Sindaci, riunita in Assemblea Generale, l avvio formale del procedimento di elaborazione del Piano di Zona di durata quinquennale con particolare riferimento a: 1. INDIVIDUAZIONE DELL ORGANO DI GOVERNO POLITICO composto da: Esecutivo della Conferenza dei Sindaci Direttore Generale che si avvale del Direttore dei Servizi Sociali dell Ulss 1 Presidente della Provincia o suo delegato 2. NOMINA DEL GRUPPO DI COORDINAMENTO TECNICO articolato in 7 aree obbligatorie di seguito descritto: Area Anziani: Arrigo Boito - Responsabile dei Serivizi Sociali dei Comuni di Forno di Zoldo e Longarone - Domiciliarità Anziani: Adriana Campo Bagatin - Referente servizi domiciliari Ser.S.A. S.p.A. Area Disabili: Rossella di Marzo Coordinatrice UO Disabilità Ulss 1 - Dirigente UO Disabilità Distretto n.1 Cadore Area Infanzia Adolescenza Famiglia: Arrigoni Maria Coordinatrice UO IAF Ulss 1 Dirigente UOIAF Distretto n. 3 Belluno Area Dipendenze: Alfio De Sandre Direttore Dipartimento per le Dipendenze Area Salute Mentale: Bruno Forti Direttore Dipartimento Salute Mentale Area Inclusione Sociale: Anna Viviani Responsabile dei Servizi Sociali del Comune di Belluno Area Immigrazione: Milena Maia LOUREIRO Psicologa Ricercatrice Responsabile Rapporti Esterni e Progetti Centro Internazionale del Libro Parlato 3
6 I responsabili dei tavoli tematici dipendenti da Istituzioni Pubbliche (Ulss Comuni, o da Società a partecipazione pubblica, vengono autorizzati a svolgere tale funzione in orario di lavoro. Alla responsabile del tavolo tematico Area Immigrazione è corrisposto un compenso forfettario lordo pari ad 5.000, RIORGANIZZAZIONE E FUNZIONI DELL UFFICIO DI PIANO composto da: Claudia Faneo (borsista) Paolo Dal Bianco (consulente Ca Foscari formazione e ricerca) e da consulente di cui sono in corso le procedure selettive per l affidamento dell incarico. Compiti dell Ufficio di Piano sono i seguenti: Monitoraggio e valutazione terza annualità Piano di Zona ; Comparazione dati e risultati del triennio ; Valutazione risultati con evidenziazione dei risultati ottenuti e degli obiettivi non realizzati, e individuazione dei punti di forza e delle criticità; Supporto tecnico operativo al gruppo di coordinamento tecnico e ai singoli tavoli tematici. Al consulente vengono, tra gli altri, affidati i seguenti compiti: Analisi del contesto socio ambientale con lettura dei processi di cambiamento e dei nuovi bisogni Costituzione schema comune per lo sviluppo dell elaborazione dei tavoli tematici sulla base di quanto previsto al punto della DGR n.157/10; Coordinamento e supervisione del processo di elaborazione del PdZ Editing del PdZ 4. ATTIVAZIONE PARTECIPAZIONE FORMALE DEI SOGGETTI DEL TERZO SETTORE attraverso Bando pubblico con il quale i soggetti possono, indicando le singole aree tematiche, esprimere la loro manifestazione di interesse a: Partecipazione (consultazione ed informazione) Concertazione ovvero rapporti di partnership nell attuazione del PdZ per i quali si impegnano ad investire risorse proprie 5. COSTITUZIONE TAVOLO AREA N. 8 facoltativo in quanto area non prevista dalla DGRV n.157/10 che si dovrà occupare di: Redazione atto di indirizzo di recepimento ai sensi della L.R. n.23/06 per affidamento di servizi socio sanitari ed educativi in convenzione a Cooperative Sociali di cui all art. 1 della L. 381/91 lett. a); Regolamento attinente la compartecipazione ai costi dei servizi socio sanitari e sociali Accordi, atti di intesa, protocolli, ecc Il tavolo è attivato dal Direttore dei Servizi Sociali che lo coordina e può giovarsi di consulenze su materie specifiche di rilevante complessità tecnico giuridica. 6. ELABORAZIONE DEL PIANO DI ZONA suddivisa in tre fasi per ognuna delle quali il Gruppo Tecnico elabora il procedimento e lo sottopone all Organo di Governo Politico per la valutazione e decisioni conseguenti di indirizzo e/o approvazione Fase 1) entro il 31 maggio Presentazione del Piano di lavoro per Area Specifica - Individuazione dei bisogni e delle priorità con riferimento particolare alle linee di sviluppo - Definizione dei soggetti del terzo settore sia per la partecipazione che per la concertazione All Organo di Governo Politico è affidata la validazione del Piano di Lavoro Fase 2) entro il 31 luglio 4
7 Partendo da un analisi dei bisogni e delle priorità si procede alla definizione delle linee guida operative per ogni anno di esecuzione del Piano di Zona, per ciascuna area con esposizione di: Obiettivi Strategie Azioni Progetti Risorse Indicatori di verifica e risultato strumenti di supporto procedurale operativo e gestionale (regolamenti protocolli, ecc..) Devono trovare particolare evidenza, nella presentazione all Organo di Governo Politico, i punti critici delle varie Aree sui quali risultano necessari l indirizzo e la decisione da parte dell organo politico istituzionale. Fase 3) entro il 31 ottobre Il gruppo tecnico presenta la proposta elaborata ed articolata nella annualità e corredata da atti di accordo, di intesa e di indirizzo. In particolare la proposta è corredata da una valutazione relativa alla sostenibilità economica delle azioni previste. Il Piano di Zona così elaborato viene sottoposto alla validazione dell Organo di Indirizzo Politico che lo sottopone ai Comitati dei Sindaci di Distretto e alla Conferenza dei Sindaci. Il Piano di Zona è approvato con accordo di programma dalla Conferenza dei Sindaci e dal Direttore Generale dell A. Ulss n. 1 entro il 31 dicembre Azioni di accompagnamento: L organo di Governo Politico, di concerto o su richiesta del Gruppo di Coordinamento Tecnico e dell Ufficio di Piano, attiva giornate formative e/o seminari, anche in collaborazione con la Direzione Regionale dei Servizi Sociali e con Ca Foscari Formazione e Ricerca, e autorizza il Direttore dei Servizi Sociali ad attuare singole e specifiche consulenze di supporto all interno del budget assegnato all Ufficio di Piano nel Bilancio Economico Preventivo 2010 Gestione Servizi Sociali. Considerata inoltre, la previsione di cui al Punto 3.3 della citata DGRV n.157/10, di attivazione dei processi partecipativi degli Attori Locali del Terzo Settore basato sui principi di trasparenza ed efficacia, di cui al punto 4 del presente provvedimento, con particolare riferimento a: Azioni di consultazione finalizzate ad informare i soggetti coinvolti sui contenuti della programmazione per raccogliere indicazioni, proposte e consigli utili a migliorare i contenuti programmatori Azioni di concertazione finalizzate a coinvolgere i soggetti selezionati in un processo di confronto e partecipazione attiva alle decisioni che saranno formalmente individuate dai soggetti titolari del Piano di Zona. Tale coinvolgimento si configura quale instaurazione di un rapporto di partenariato tra il soggetto pubblico e gli attori della Comunità locale. Ritenuto a tal fine necessario attivare un bando, il cui testo è allegato al presente atto, rivolto ai soggetti del Terzo Settore che intendano manifestare l interesse a partecipare alla elaborazione e attuazione del Piano di Zona nelle forma della consultazione o della concertazione; Visto il Regolamento di funzionamento della Conferenza dei Sindaci approvato il 21/6/2002 Accertato che l Assemblea della Conferenza dei Sindaci si è espressa con votazione palese : votanti 24 favorevoli 24 contrari / astenuti / 5
8 D E L I B E R A Di dare atto di quanto in premessa; di dare avvio ai sensi della DGRV n.157/10 al procedimento di elaborazione del Piano di Zona secondo lo schema di attuazione riportato in premessa, con particolare riferimento a: Insediamento e composizione all Organo di governo politico; Nomina gruppo del coordinamento tecnico; Compiti e funzioni dell Ufficio di Piano; Attuazione partecipazione formale soggetti del Terzo Settore; Fasi di elaborazione del Piano di Zona; di dare atto che i soggetti responsabili delle Aree tematiche del Tavolo Tecnico di Coordinamento dipendenti dei Comuni o Azienda Ulss o società a partecipazione pubblica vengono autorizzati a svolgere il loro compito durante l orario di lavoro; di riconoscere un compenso forfetario lordo pari ad 5.000,00 alla Responsabile tavolo tematico Area Immigrazione; di approvare l allegato Bando rivolto ai soggetti del Terzo Settore che vogliono partecipare al procedimento di elaborazione del Piano di Zona ai sensi del punto 3.3 Attori Locali della DGRV n.157/10 Linee Guida Regionali sui Piani di Zona, e che prevede specificazione puntuale delle azioni di consultazione e concertazione e delle aree tematiche di interesse; di dare atto che tale Bando va pubblicato sul sito della A. Ulss n. 1 e sugli Albi dei Comuni della Conferenza dei Sindaci a partire dalla data di approvazione del presente provvedimento sino al 31 marzo 2010; di delegare l organo di governo politico a definire le azioni di accompagnamento al processo di elaborazione del Piano di Zona e l attuazione di specifiche consulenze di supporto su questioni di rilavante complessità tecnica e giuridica di destinare a copertura dei costi dell Ufficio di Piano e delle spese relative al processo di elaborazione del Piano di Zona l importo di ,00 comprensivo delle funzioni giuridiche a supporto della Conferenza dei Sindaci, come previsto nel Bilancio Economico Preventivo 2010 Gestione Servizi Sociali, secondo lo schema allegato. Il Segretario della Conferenza dei Sindaci dell Ulss n.1 Belluno Dr. Arrigo Boito Il Presidente del. della Conferenza dei Sindaci dell Ulss n.1 Belluno dr. Angelo Paganin 6
9 Allegato B Il Processo di costruzione del Piano di Zona Conferenza dei Sindaci dell ULSS 1 Piano di Zona Bando per l adesione alla Programmazione partecipata La Conferenza dei Sindaci dell ULSS 1 La Deliberazione della Giunta Regionale del Veneto n. 157 del 26/01/2010, relativa a Linee guida Regionali sui Piani di Zona che ha definito le linee guida per la predisposizione dei Piani di Zona , al punto 3.3 riconosce il ruolo degli Attori locali, nella programmazione, l organizzazione e la gestione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. L elenco di questi attori locali, identificati in organismi non lucrativi di utilità sociale, previsto dal comma 4 dell art 1 della L.328/00 include: gli organismi della cooperazione, le associazioni, gli enti di promozione sociale, le fondazioni e gli enti di patronato, le organizzazioni di volontariato, gli enti privati accreditati, le organizzazioni sindacali, altri enti riconosciuti, e confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese operanti nel settore sociale. Inoltre possono coinvolti altri attori interessati al sistema dei servizi sociali quali: associazioni di categoria, associazioni produttive, imprese ed altre organizzazioni che abbiano peculiare interesse allo sviluppo del sistema intergrato dei servizi sociali. La Conferenza dei Sindaci dell A. Ulss n. 1, fatta salva la titolarità decisionale in merito alle scelte da compiere sul piano politico ed operativo, riconoscendo l importanza di allargare il processo di programmazione alle componenti delle comunità locali con capacità di incidere sul sistema integrato di interventi e servizi sociali e dei servizi dell area dell integrazione socio-sanitaria; promuove il seguente bando: I soggetti di cui al comma 4 dell art. 1 della legge 328/00 sono invitati a formalizzare richiesta di iscrizione ai lavori della programmazione partecipata del Piano di Zona dei servizi alla Persona della Conferenza dei Sindaci dell ULSS 1 specificando 7
10 il livello di partecipazione richiesto fra quelli identificati dalla DGRV 157/10 e di seguito descritti: - Azioni di consultazione: finalizzate ad informare i soggetti coinvolti sui contenuti della programmazione per raccogliere indicazioni, proposte e consigli utili a migliorare i contenuti programmatori rispetto alle politiche, alle priorità, alle azioni, alle risorse e alle strategie di intervento; - Azioni di concertazione, finalizzate a coinvolgere i soggetti selezionati in un processo di confronto e di partecipazione attiva alle decisioni che saranno formalmente individuate dai soggetti titolari del Piano di Zona nel processo programmatorio, in merito alle politiche, alle priorità, alle azioni, alle risorse e alle strategie di intervento. Tale coinvolgimento si configura come instaurazione di un rapporto di partenariato tra il soggetto pubblico e gli attori della comunità locale dichiarano la disponibilità a partecipare anche con risorse proprie. I lavori di programmazione partecipata, coordinati dall Ufficio di Piano e dal Gruppo Guida così come nominato dalla Conferenza dei Sindaci, riguarderanno le seguenti aree di intervento: - Infanzia ed Adolescenza e Famiglia - Anziani - Disabilità - Dipendenze - Salute mentale - Inclusione sociale - Immigrazione - Atti di recepimento L.23/06, accordi, atti d intesa, protocolli Modalità di adesione. I soggetti interessati devono presentare domanda di iscrizione (modello allegato) alla Segreteria della Conferenza dei Sindaci dell ULSS 1 di Belluno (via Feltre Belluno) entro e non oltre il giorno 31 marzo La trasmissione della domanda può essere anticipata per posta elettronica all indirizzo: [email protected] 8
11 CONFERENZA DEI SINDACI ULLS 1 BELLUNO PIANO DI ZONA Il sottoscritto.in qualità di legale rappresentante di.. intende dare adesione dell...(specificare soggetto) ai lavori di programmazione partecipata per il Piano di Zona dei Servizi alla Persona Per Azioni di Consultazione per Azioni di Concertazione Li,. Dati informativi Denominazione Ragione Sociale (cooperativa- associazione- Onlus- ecc) Anno di inizio attività. Indirizzo.Città CAP Tel Fax @.. 9
12 Tavoli di lavoro prescelti Infanzia ed Adolescenza e Famiglia Referente. Telefono. Fax ..@ Anziani Referente. Telefono. Fax ..@ Disabilità Referente. Telefono. Fax ..@ Salute mentale Referente. Telefono. Fax ..@ Dipendenze Referente. Telefono. Fax ..@ Inclusione sociale Referente. Telefono. Fax ..@ 10
13 Immigrazione Referente. Telefono. Fax Atti recepimento L.23/06 Atti d intesa Accordi, protocolli Referente. Telefono. Fax ..@ La presente scheda dovrà pervenire a: Segreteria della Conferenza dei Sindaci ULSS 1 Belluno Via Feltre 57 Allegare, ai sensi dell art. 76 del DPR n. 445/2000, una autocertificazione dalla quale risultino: 1. i dati identificati del soggetto richiedente (ragione sociale, sede legale, partita iva e codice fiscale) 2. la condizione di non esclusione dalla partecipazione alle procedure di affidamento come previsto dall art. 38 del Dlgs n. 163/2006, 3. elenco attività svolte nel territorio di competenza dell ULSS 1 di Belluno/convenzioni con Comuni e/o Ulss, 4. una breve relazione, per ogni settore in cui si richiede l adesione alla programmazione partecipata, in cui emergano le motivazioni alla base della richiesta di partecipazione 5. l eventuale disponibilità in termini di risorse umane e finanziarie per partecipare anche direttamente alla realizzazione degli obiettivi del Piano di Zona, 6. gli estremi di iscrizione in un registro regionale, 7. il rispetto del Contratto di Lavoro e del Contratto Integrativo regionale nonché il regolare versamento degli oneri contributivi Firma
14 Informativa sulla tutela della privacy Ai sensi del D.Lgs 196/2003, Codice in materia di protezione dei dati personali, si autorizza il trattamento dei dati forniti alla Conferenza dei Sindaci dell ULSS 1 di Belluno, che saranno utilizzati dalla stessa nel rispetto della normativa vigente e per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali. Il trattamento avverrà mediante strumenti idonei a garantirne la sicurezza. Firma: 12
15 . Conferenza dei Sindaci L analisi Allegati: A. L analisi territoriale B. La demografia C. Le relazioni familiari D. I flussi migratori E. Lavoro, addetti e occupati 13
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17 Analisi della situazione socio economica dell ULSS 1 Belluno. Parte prima: Analisi territoriale L evoluzione della popolazione bellunese è lo specchio delle diverse opportunità-difficoltà che i residenti incontrano nel momento in cui scelgono o adottano una soluzione stabile o temporanea per la loro permanenza in una località. Il dato generale indica una lenta crescita della popolazione residente negli ultimi quindici anni ma, come tutte le informazioni generali, non racconta tutta la verità. Le variazioni consistenti della popolazione, sono avvenute tutte prima del 2001 mentre, negli anni successivi, la stabilità appare più evidente. La variabilità dei comportamenti della popolazione dipende da molte cause. Alcune di queste sono generali e riguardano l intera Unione Europea, come la diminuzione della natalità e del numero di figli per famiglia, altre sono tipiche del nord est, come il ritardo nel matrimonio e il posticipare la nascita del primo figlio, altre sono tipiche del Bellunese, come l elevato numero di separazioni e divorzi altre, ancora, sono locali come le micro migrazioni interne alla Provincia. Tra quest ultime sono state rilevanti il rapporto tra la demografia e la quota altimetrica, la marginalità rispetto alle vie di Comunicazione, la presenza di determinati servizi e di attività produttive. Analizzando il dato in modo più dettagliato emerge subito il fatto che le dinamiche demografiche sono molto diverse tra Comuni e lo sono anche all interno dei singoli Comuni tra le diverse località abitate. I residenti variano dai 271 di Zoppè di Cadore ai a Belluno. La dimensione media dei Comuni è di abitanti in Provincia e nell ULSS 1, che è una dimensione molto piccola per Comunità che dovrebbero, almeno in parte, essere autosufficienti. La Provincia di Belluno è un caso particolare nel Veneto ma non nell arco alpino, dove le piccole dimensioni sono il frutto di un evoluzione storica particolare, com è possibile notare nella seguente tabella: Tabella n.1 Comuni e abitanti. Comuni Abitanti Abitanti per Comune Comune più piccolo ULSS ULSS Belluno Padova Rovigo Treviso Venezia Verona Vicenza Veneto Bolzano Trento Trentino AA Tirol Vorarlberg In Provincia di Trento i Comuni con meno di 300 abitanti sono diciotto, in Provincia di Bolzano sono solo due. Non intendiamo dedicare riflessioni a quest aspetto della demografia perché altri lo hanno trattato 1 ma sono evidenti due considerazioni: la prima riguarda gli insediamenti in quota 1 Guichonnet P., Storia e civiltà delle Alpi. Destino umano. Jaca Book, Milano, Batzing W. Le Alpi, Bollati Boringhieri, Torino,
18 che, per lo spazio limitato e per le esigue risorse disponibili, non potevano che essere di piccole dimensioni e che, per l isolamento rispetto ad altre Comunità, non potevano che darsi statuti autonomi; la seconda è che, oggi, queste Comunità di rado fondano la propria struttura economica su risorse locali mentre i collegamenti hanno facilitato le possibilità di relazioni proficue con le Comunità limitrofe. L attuale struttura dei villaggi e delle frazioni della montagna bellunese s è definita per espansione demografica e serviva alla colonizzazione agricola e forestale del territorio montano. Oggi mantenere Comuni di piccolissime dimensioni, produce l effetto di indebolire le Comunità locali rendendole inadatte alla realtà contemporenea. Serve un riordino amministrativo in particolar modo nella nostra Provincia. Lo stesso discorso vale per i territori dell ULSS 1 che s è dotata di una struttura amministrativa per Distretti che, in Agordino, corrisponde alla struttura della Comunità Montana ma negli altri due distretti no. La distribuzione dei Comuni per quota altimetrica tipica della residenza bellunese, si vede nei grafici seguenti: Grafico n.1 Distribuzione Comuni per quota con Belluno e Feltre Cortina Ponte Belluno Sedico Feltre Abitanti Grafico n.2 Distribuzione dei Comuni per quota senza Belluno e Feltre Cortina Mel Ponte S. Giustina 6.49 Sedico Comuni Prevalgono piccole comunità distribuite a quote differenti, più evidenti senza i Comuni più popolosi perché emerge la distanza che separa i quattro Comuni della Valbelluna e Cortina da tutti gli altri, Cortina è un Comune in alta quota che gode, però, di condizioni eccezionali. Già da questo E. Angelini, a cura di, Il privilegio delle Alpi, moltitudine di popoli, culture e paesaggi, EURAC, Fondazione Angelini, Verona,
19 secondo grafico si nota come vi siano quattro addensamenti, il primo dei quali raggruppa alcuni Comuni di bassa quota ed è di dimensioni contenute tra i e i residenti, un altro gruppo tra i e i residenti che si dispone su quote dai 200 agli 800 metri e una galassia di Comuni più piccoli, sempre al di sotto dei residenti, che si distribuiscono a quote più elevate. Tra essi ci sono undici piccolissimi Comuni che si distribuiscono ad ogni quota. La distribuzione per quote di questi gruppi è visibile in modo più chiaro eliminando i Comuni con più di abitanti. Grafico n.3 Distribuzione dei Comuni con meno di abitanti. Provincia di Belluno, Comuni Tra questi Comuni, che rappresentano la trama dell'insediamento urbanistico periferico della nostra Provincia, la relazione diretta tra la riduzione della dimensione demografica e aumento della quota è evidente. Nel raggruppamento di dimensioni più consistenti (nell ellisse gialla), ci sono Auronzo di Cadore, Pieve di Cadore, Longarone, Agordo, Limana, nell ULSS 1 e Cesiomaggiore, Pedavena, Trichiana, nell ULSS 2. Solo Pieve di Cadore e Auronzo stanno sopra i 700 metri, Agordo a 588 e il resto sta nei fondovalle a 400 metri di quota media. Si noti che l unico che non stia adagiato su un fondovalle è Pieve di Cadore che sta sull asse di percorrenza della valle che taglia i conoidi alle pendici delle Marmarole, sulla destra orografica del Piave. Il gruppo nell ellisse azzurra identifica un gruppo di dieci Comuni, tra i 400 e i 200 metri che, non per caso, hanno dimensioni simili, dai ai residenti, che sono solo Puos e Farra d'alpago, nell ULSS 1, gli altri, Quero, Seren del Grappa, Arsiè, Alano di Piave, Lentiai, Sospirolo, Lamon, Fonzaso sono tutti nell ULSS 2, tra i quali Lamon è quello posto più in alto e fuori mano, mentre gli altri sono sempre vicini a centri di produzione del valore e facilmente raggiungibili. Il gruppo nell ellisse verde raccoglie i cinque piccoli Comuni d alta quota di Zoppè di Cadore, Colle S. Lucia, Danta, e Selva di Cadore che, eccetto Selva, sono piccoli perché non hanno spazio disponibile per crescere. Poco più in basso, a metri, S. Nicolò Comelico e tra i 700 e i 900 metri altri otto Comuni sotto i mille abitanti che sono Cibiana di Cadore, Vallada Agordina, Lorenzago di Cadore, Rivamonte Agordino, San Tomaso Agordino, Gosaldo, Borca di Cadore, Vodo di Cadore, tutti Comuni di media montagna, che stanno tutti entro il territorio dell ULSS 1. Sempre di piccolissime dimensioni più a bassa quota troviamo Ospitale, Perarolo, e Soverzene le cui dimensioni non dipendono dalla quota ma dall essere in fondovalle angusti occupati dal greto del Piave e con poco terreno agricolo. I tre Comuni d alta quota di dimensioni più consistenti sono Livinallongo, Zoldo Alto, Cortina d Ampezzo, caratterizzati da una dispersione territoriale notevole per nuclei e centri minori, e Sappada che invece non ha una distribuzione così articolata ma si dispone in lunghezza, lungo il Piave, con le sue quattro borgate principali, su una terrazza digradante alle pendici del Monte della Piana. I sette Comuni con circa duemila residenti, dai 500 ai metri di quota sono: Pieve d'alpago, Valle di Cadore, Falcade, Calalzo di Cadore, Comelico Superiore, Domegge di Cadore, Forno di Zoldo, Santo Stefano di Cadore. 17
20 Sono Comuni assai diversi, per posizione e conformazione, tutti nel territorio dell ULSS 1, con uno spiccato carattere alpino. Hanno dimensioni simili a quelle del primo gruppo ma stanno a quote più elevate. Al di fuori degli insiemi analizzati, ci sono gli altri Comuni bellunesi intermedi, sia per le quote sia per le dimensioni. Si ricorda che per un analisi accurata della distribuzione territoriale è necessario collegarsi alla geomorfologia Provinciale che ci dice che i territori al di sopra dei 1300 metri sono quasi i 2/3 del territorio Provinciale ed ospitano pochi centri abitati (66 su 602, meno del 10%) tra i quali solo cinque capoluoghi comunali, che sono Danta di Cadore, Selva di Cadore, Colle S.Lucia, Zoppè di Cadore e Livinallongo del Col di Lana. I Comuni con un numero di residenti inferiore sono, solitamente, Comuni d'alta quota, nei quali la parte predominante del loro esteso territorio è bosco, alti pascoli e crode improduttive; per questo la densità, misurata dal numero di abitanti per chilometro quadrato, in quota è normalmente più bassa. Fanno eccezione solo due Comuni montani nei quali la superficie territoriale è minuscola pari a 8 km² a Danta e a 4,4 km² a Zoppè di Cadore. Grafico n.4 Abitanti per chilometro quadrato, in rapporto le quote dei Comuni. ULSS 1, Livinallongo Colle S Zopp 1200 Dant Selva Cortina Sappada Comelic Falcade San Pietro San Nicol Zoldo Alto 1000 San Vito Canale Rocca Alleghe Borca San Tomaso Vallada Cibiana Santo Stefano Vodo Lorenzago 800 Auronzo Gosaldo Vigo Calalzo Domegge Forno Rivamonte Tambre Cencenighe Lozz Voltago La VallePieve di Cadore 600Agordo Taibon Valle Chies Pieve Perarolo Castellavazzo Ospitale Longarone 400 Farra Puo Soverzene Belluno Limana Pont I Comuni posti tra 200 e 500 metri d altitudine sono quelli con più elevata densità di popolazione. Un elemento di riflessione è il rapporto tra la popolazione e i fattori d evoluzione futura. La quota altimetrica non è sempre lo strumento più adeguato per valutare la marginalità delle Comunità. Possiamo citarne alcuni altri: L'accessibilità in termini di tempi di percorrenza delle distanze che separano i luoghi dai servizi più importanti (si confrontino Gosaldo e Danta con Ponte nelle Alpi e Belluno); La disponibilità di spazio utilizzabile, a costi non eccessivamente elevati, ad esempio le superfici piane, la disponibilità di SAU, le pendenze dei luoghi urbanizzati, ecc. (si confrontino Cortina o Falcade con Rocca Pietore, Livinallongo o Comelico Superiore); L'esposizione, intesa come disposizione geomorfologica su versanti posti a sud piuttosto che in fondo a valli strette ed anguste o sui versanti a nord (si confrontino Auronzo, Santo Stefano e Canale d Agordo con Colle Santa Lucia e Pieve d Alpago. In un territorio montano le variabili ricordate sono determinate dall orografia che dipende dall'altitudine e della rete idrografica, entrambe tormentate e complesse come si può vedere in una semplice mappa geografica fisica della Provincia. Dal rapporto tra la popolazione e il territorio comunale deriva la densità demografica riassunta nel grafico seguente: Grafico n.5 Superficie comunale e densità della popolazione residente. ULSS 1,
21 Agordo Alleghe Auronzo Belluno Borca Calalzo Castellavazzo Cencenighe Chies Cibiana Colle Comelico Cortina Danta Domegge Falcade Farra Canale Forno Gosaldo La Valle Limana Livinallongo Longarone Lorenzago Lozzo Ospitale Perarolo Pieve A. Pieve C. Ponte Puos Rivamonte Rocca S.Nicol S.Pietro S.Tomaso S.Stefano S.Vito Sappada Selva Soverzene Taibon Tambre Vallada Valle Vigo Vodo Voltago Zoldo Zopp Densit abitanti/km2 Superficie km La variabilità degli insediamenti non è ben rappresentata nemmeno dalla differente densità della popolazione residente, perché l'utilizzo dello spazio a fini urbanistici segue modelli diversi, in parte legati ai caratteri territoriali, in parte alla cultura urbanistica di riferimento e al maggior o mi- 19
22 nor grado di controllo del mercato immobiliare. L'Istat raccoglie queste informazioni distinguendo l'edificato dei capoluoghi da quello dei centri, dei nuclei e delle case sparse. Appare opportuno proporre una rapida lettura di queste diverse situazioni. Grafico n.6 Nuclei e centri abitati per quota altimetrica. Belluno, Il territorio Provinciale inferiore ai 500 metri occupa tutto il bacino della Valbelluna, in gran parte dell ULSS 2, a partire da Davestra fino a Fener, il fondovalle del Cismon, del Senaiga e del Vanoi, la val Stizzon a Seren del Grappa, la Val del Mis e del Cordevole fino alla Stanga, la pianura alluvionale dell Alpago, in esso risiedono residenti pari al 62,7% dei residenti totali. La fascia dai 500 agli 800 metri raccoglie i territori di mezzo della Valbelluna, da Cugnan a Marziai in sinistra Piave, molte delle frazioni di Lamon, risale sopra le frazioni più alte in destra Piave, arriva a coprire la parte più alta della Valle del Mis, tutto il fondovalle del Piave da Castellavazzo a Cima Gogna e del Cordevole, da La Stanga a Cenecenighe, e tutte le medie colline d Alpago. Qui risiedono persone pari al 12,5%. La fascia dagli 800 metri ai metri è esigua ed è pedemontana, e in Valbelluna occupa gli alti pascoli e comprende solo gli abitati di Aune e Le Ronce, in Alpago riguarda le frazioni più alte, mentre occupa gli alti fondovalle del Boite fino a S.Vito, del Maè fino a Dont, del Cordevole fino ad Alleghe, del Piave da Cima Gogna a S.Pietro e S.Nicolò, dell Ansiei fino a S. Marco. Qui risiedono persone pari al 13,8%. La fascia dagli ai metri è limitata in Valbelluna e si allarga nella parte più alta della Provincia occupando i territori a ridosso delle testate delle valli dolomitiche dell alto Agordino, da Alleghe a Malga Ciapela, a Villagrande, a Salesei, tutta la parte valliva della Val Boite, tutta la parte abitata del Comelico e Sappada e definisce le aree abitate intorno a Forno di Zoldo da Chiesa a Fornesige e a Mareson. Qui risiedevano persone pari al 9,4%. La fascia sopra i metri è la più consistente e, da sola, è estesa come tutte le altre insieme; occupa le crode dell Alpago, le creste Faverghera-Visentin, il Grappa, le sommità del Parco nazionale Dolomiti bellunese e tutte le Dolomiti. Qui risiedevano persone pari all 1,4%. In questi territori, con caratteri simili, gli insediamenti si distribuiscono in modo differenziato. I resi- 20
23 denti nei nuclei e nelle località abitate per quota (escludendo i residenti dei capoluoghi) si dispongono nel modo seguente: Grafico n.7 Popolazione residente in centri e nuclei abitati per quota altimetrica. Belluno, Il 40% dei residenti al di fuori dei centri capoluogo risiedeva in località poste tra i 200 e i 600 metri s.l.m., riferendoci ai dati del censimento La distribuzione per quota dei Comuni si riassume dicendo che il 4% dei Comuni sta sopra i 1.200, il 13% tra i e i 1.200, il 16% tra gli 800 e i 1.000, il 22% tra i 600 e gli 800, il 19% tra i 400 e i 600 e il rimanente 26% tra i 200 e i 400 metri. Il grafico seguente illustra la situazione relativa al numero dei Comuni per quota. Essa è spesso utilizzata per definire il grado di montagnosità di un territorio ma, come avremo modo di verificare, è questo un sistema approssimato e poco efficace. Grafico n.8 Numero dei Comuni alle diverse quote altimetriche. ULSS 1, % % % % % % Nei ragionamenti sulla quota si utilizza sempre la nozione di quota media per i Comuni (quota capoluogo più la quota minima, diviso due). Anche questo metodo produce qualche distorsione ma è più efficace della sola quota del capoluogo, che è utilizzata solitamente. I residenti per Comune, senza entrare nel dettaglio della loro reale distribuzione entro i confini comunali, ricordando, però, che al- 21
24 cuni Comuni hanno situazioni particolari come, ad esempio, Calalzo, che occupa, solo il margine meridionale del territorio comunale o Perarolo, che è il più vasto Comune della Provincia, che ha 379 residenti concentrati nel capoluogo e a Caralte. Grafico n.9 Popolazione residente alle diverse quote altimetriche. ULSS 1, % % % % % % Dal grafico si evince che il 54% dei residenti risiede a quote inferiori ai 600 metri e ciò equivale a dire che vivono nel bacino della Valbelluna. Per essi le montagne non sono il luogo della residenza ma una gradevole cornice paesaggistica. Se si vuole rappresentare in modo più efficace la stessa situazione è possibile valutare i dati assoluti che sono i seguenti: Grafico n.10 Residenti per quota media. ULSS 1, La tendenza lineare è chiara, più elevata è la quota, inferiore è il numero di residenti, anche se la distribuzione nei territori comunali potrebbe far ritenere il contrario. Il dato è confermato nelle valutazione della media dei residenti per fasce altimetriche, come si può vedere nel grafico seguente. 22
25 Grafico n.11 Media dei residenti per quota. ULSS Questi dati pongono un problema. Non esistono solo le incomprensioni tra la pianura urbana e la Provincia montana o rurale bellunese. Esiste anche un problema interno alla nostra Provincia, nella quale il 70% dei residenti e dei votanti non hanno una percezione chiara e corretta di ciò che significa vivere in quota. Siamo, sulla carta, una Provincia interamente montana ma, nella testa e nella percezione dei residenti, questa caratteristica territoriale è solo teorica e i modelli interpretativi della realtà non sono quelli di montanari consapevoli delle concrete e necessarie mediazioni che quota e pendenza portano con sé. La questione non è semplice come può apparire, perché le località abitate in quota non si distribuiscono in modo lineare come sembra dai dati comunali. Da essi potremmo trarre la conclusione che la Provincia è divisa in due distinti universi, quello della Valbelluna e la parte alta della Provincia. Ma nemmeno questo è del tutto vero. Un residente a quota di Cortina d Ampezzo non percepisce la montagna nello stesso modo nel quale la interpreta il residente a Gares (1.381) a Canale d Agordo, a Masoch (1.200) in Comune di Gosaldo o a Davedino (1.550) in Comune di Livinallongo. Come avremo modo di vedere in seguito, ci sono molte altre questioni da considerare: la quota ci aiuta a interpretarle ma non è la sola chiave da usare, pena errori gravi di valutazione. Vi è, quindi, una questione aperta di rappresentanza e di potere interno alla Provincia, tra residenti che vedono più facilmente soddisfatti i propri bisogni (e sono la maggioranza) ed altri, che sono una minoranza che, invece, per ottenere lo stesso risultato, devono sopportare costi ed oneri assai più rilevanti degli altri. Questo imporrebbe un assunzione di responsabilità dei Comuni posti a fondovalle nei confronti di quelli più marginali e in quota, al fine di ostacolare il loro svuotamento. C è bisogno di perequazione territoriale, di tariffazioni differenti, di procedure diversificate, di incentivi e di semplificazione amministrativa a favore delle aree a rischio. Ma di queste politiche flessibili ed intelligenti a favore della montagna non c è alcuna traccia. Per valutare la realtà Provinciale è necessario considerare la variabilità delle situazioni che mutano rapidamente a distanze assai ravvicinate. La demografia non fa eccezione. E del tutto evidente che c è una stretta relazione tra la geomorfologia, la struttura del paesaggio, le attività economiche prevalenti, la disciplina giuridica dei diritti reali e gli insediamenti umani. Il territorio bellunese è, nei suoi modelli insediativi, un enciclopedia alpina, perché le difficoltà economiche e la crescita demografica dell ottocento spinsero i residenti a trovare soluzioni insediative senza consumare i terreni agricoli allora assolutamente pregiati. Sono esempi di questi adattamenti Colle S.Lucia, Falcade Alto, La Valle Agordina, Zoppè di Cadore e tra i più piccoli nuclei, Valdinogher, Sappade, Bogo e Martin, Coi di Zoldo, lo splendido Colcerver ora sciaguratamente disabitato, Podenzoi, ecc. Nei casi citati la sistemazione delle abitazioni rispondeva anche a principi di risparmio energetico, poiché erano sempre costruite in modo da prendere il primo sole, su versanti esposti a sud. In altri 23
26 casi le edificazioni seguivano obiettivi funzionali ai commerci, è il caso di Ponte nelle Alpi, Perarolo (in fianco al cidolo per la raccolta del legname), Cencenighe, Longarone, Canale d Agordo. In questi casi le considerazioni precedenti non valgono più, ad esempio Canale d Agordo non vede quasi il sole durante la stagione invernale e Cencenighe sta in un posto pericolosissimo dal punto di vista idraulico. Altri paesi sono nuclei di colonizzazione ai fini forestali e del pascolo come Montanes, Campon, Le Gene, Zoppè, Soffranco, Gares, Tassei. Altri ancora erano legati allo sfruttamento minerario e delle acque come Forno di Zoldo, Pattine, Caprile, Selva, Saviner, Soverzene, Fusine, Sottoguda, Avoscan ecc. Altri sono creature della modernità turistica, senza o con scarse radici precedenti come Arabba, Corte, Nevegal, Sant Anna, parte di Falcade, parte di Selva, Pecol, Misurina, parte di Auronzo, Cortina, S. Vito, Borca. Allo stesso modo, anche oggi, la residenzialità segue alcune regole funzionali ed economiche. Oggi si costruisce vicino ai centri di produzione del valore come si faceva cento anni fa. Solo che ora questi centri si sono spostati seguendo tre soggetti produttori di valore: le attività manifatturiere (com è il caso che determina la crescita d Agordo, Taibon e La Valle, Calalzo, Domegge, Longarone), le attività turistiche (Cortina e l alta Val del Boite, Alleghe, Falcade, Auronzo, Zoldo Alto, Sappada), la presenza di servizi pubblici e privati (Ponte nelle Alpi, Belluno, Agordo, Pieve di Cadore, ecc.), che permettono di individuare i centri di attrazione delle residenze e dei flussi di mobilità delle persone. La modernità ha già spostato il grosso delle residenze e, in questo momento, si vivono le reazioni a questo spostamento, che ha prodotto la crescita delle rendite immobiliari tanto che, soprattutto nei Comuni turistici, i residenti autoctoni vengono espulsi da tali centri e sospinti nelle periferie. Così accade a Valle di Cadore, per effetto delle rendite di Cortina e S. Vito. A Voltago e Zenich per effetto delle rendite d Agordo e Taibon, a Limana per le rendite di Belluno. Questa trasformazione della struttura produttiva del valore e questo riposizionamento delle residenze ha prodotto un effetto di rotolamento a valle ovvero la tendenza a spostare la residenza nei fondovalle, sia da un Comune all altro sia all interno degli stessi Comuni. Per chiarire il concetto possiamo riferirci al caso del trasferimento di popolazione da Gosaldo ad Agordo e Sedico oppure da Tambre o Lamosano a Puos o Ponte nelle Alpi. Oppure lo spostamento di residenza da Podenzioi a Castellavazzo o Longarone, da Martin a Cenecenighe, da Dolosoledo o Padola a S. Stefano o Auronzo. Questi macro e micro spostamenti hanno, rapidamente e fortemente, mutato il quadro demografico e insediativo Provinciale. Lo si può vedere nei grafici seguenti: Grafico n.12 Variazione media annua della popolazione per quote. ULSS 1, Non ci sono variazioni alle quote perché tutti i Comuni a quelle quote sono nell ULSS 2 Feltre. Calcolandoli le variazioni medie sarebbero state di -74 e Considerando i Comuni dell ULSS 2, la variazione media, alla quota 300, sarebbe stata di -157 in luogo di -196 e quella a quota 400 sarebbe stata -123 in luogo di -105.
27 Le variazioni medie dei residenti per Comune nel decennio indica che i Comuni perdono tutti residenti in particolare quelli posti a quota 300 metri e a metri, che è quella delle residenze più periferiche. Ma questo dato si ripete anche nel decennio successivo e segna una tendenza della demografia Provinciale. Grafico n.13 Variazione media annua della popolazione per quote. ULSS Non ci sono variazioni alle quote perché tutti i Comuni a quelle quote sono nell ULSS 2 Feltre. Calcolandoli le variazioni medie sarebbero state di -13 e Considerando i Comuni dell ULSS 2, la variazione media, alla quota 300, sarebbe stata di +372 in luogo di +687 e quella a quota 400 sarebbe stata -41 in luogo di -6. Nel decennio il calo di popolazione non è più generale e nei Comuni più alti rallenta, mentre la forza attrattiva dei fondovalle si manifesta potente. La variazione media non ci dice che le variazioni sono ben più consistenti alle alte quote. L evoluzione demografica nei Comuni è visibile nel grafico seguente, dove emerge la ripresa dell esodo dalle alte quote che è superiore a quello dei dieci anni precedenti, mentre la forza attrattiva dei fondovalle si esaurisce. Grafico n.14 Variazione media annua della popolazione per quote. ULSS 1, Non ci sono variazioni alle quote perché tutti i Comuni a quelle quote sono nell ULSS 2 Feltre. Calcolandoli, le variazioni medie sarebbero state di +61 e Considerando i Comuni dell ULSS 2, la variazione media, alla quota 300, sarebbe stata di +39 in luogo di +79 e quella a quota 400 sarebbe stata -22 in luogo di
28 I cali medi più vistosi riguardano le fasce altimetriche dei e dei m.s.l.m. Considerando le variazioni assolute della popolazione, nel lungo e nel breve periodo, è visibile una ripresa dell emorragia demografica ad alte quote (sopra i 1000 m.s.l.m), ed è modesta la crescita dei residenti in Comuni a bassa quota. Un aiuto nell interpretazione della dinamica demografica, è dato dal peso percentuale delle variazioni della popolazione residente nel lungo periodo e nel breve periodo. Grafico n.15 Variazione percentuale della popolazione per quote. ULSS 1, % -2% 0,0% 0,0% ,6% -4% -6% -5,3% -5,0% -4,6% -8% -6,4% -6,2% -6,9% -6,8% -10% -8,3% -12% -14% -13,0% Non ci sono variazioni percentuali alle quote perché tutti i Comuni a quelle quote sono nell ULSS 2 Feltre. Calcolandoli, le variazioni medie sarebbero state di -8,4% e -1,9%. Considerando i Comuni dell ULSS 2, la variazione media, alla quota 300, sarebbe stata di -1,5% in luogo di - 1,6% e quella a quota 400 sarebbe stata -6% in luogo di -6,4% Il peso più rilevante delle riduzioni nel decennio è stato subito dalle residenze di media e d alta quota. Nei Comuni posti a quote intermedie ( ), infatti, è iniziata la produzione di valore aggiunto turistico e manifatturiero, ancorando i residenti, nei paesi che ospitavano tali attività. Nei Comuni posti ai margini di questa creazione di valore i residenti precipitano. Grafico n.16 Variazione percentuale della popolazione per quote. ULSS 1, ,0% 2,0% 2,1% 2,4% 1,8% 0,0% -2,0% 0,0% 0,0% ,2% -4,0% -6,0% -2,5% -4,2% -8,0% -6,1% -6,9% -10,0% -9,2% -12,0% -10,3% 26
29 Non ci sono variazioni percentuali alle quote perché tutti i Comuni a quelle quote sono nell ULSS 2 Feltre. Calcolandoli, le variazioni medie sarebbero state di +7,6% e +3,9%. Considerando i Comuni dell ULSS 2, la variazione media, alla quota 300, sarebbe stata la stessa e quella a quota 400 sarebbe stata -0,9%% in luogo di -2,5% Nel decennio successivo lo spopolamento sembra attenuarsi ma non mutano di segno le variazioni, ad esclusione delle quote m.s.l.m. Singolare la ripresa a quota che evidenzia il paradosso della ricolonizzazione da parte dei residenti d aree frettolosamente abbandonate ed ora ridiventate appetibili per effetto della crescita delle rendite immobiliari a fondovalle che hanno reso vantaggioso il recupero a media quota. I Comuni cui si riferisce questo fenomeno sono, ad esempio, Taibon, La Valle Tali avviamenti, da non confondere con le assunzioni, sono cresciuti solo nel Distretto n.2 Agordo, dell 1,1%. Nel Distretto n.1 Cadore sono calati del 2,9%, nel Distretto n. 3 Belluno sono calati del 23,9%. Nell ULSS 1 il calo è stato di unità pari al - 12,3% contro un calo di unità pari al -25,5% nell ULSS 2 Feltre. Agordina e Valle di Cadore. Grafico n.17 Variazione percentuale della popolazione per quote. ULSS 1, % 6% 5,4% 4% 2% 0% -2% -4% -6% -8% -10% 0,0% 0,0% 0,5% ,0% ,6% -1,8% -3,0% -3,7% -3,9% -5,6% -7,9% Non ci sono variazioni percentuali alle quote perché tutti i Comuni a quelle quote sono nell ULSS 2 Feltre. Calcolandoli, le variazioni medie sarebbero state di -1,5% e +5,1%. Considerando i Comuni dell ULSS 2, la variazione media, alla quota 300, sarebbe stata di +4,7% in luogo del 5,4% e quella a quota 400 sarebbe stata -2%% in luogo di -1%. Il decennio successivo conferma la tendenza già emersa, con una sola variazione degna di nota, ovvero la crescita del 5,4% dei residenti a quota 300 mslm. In questo decennio va però considerato l apporto dei flussi immigratori che nel territorio ULSS 1 pari a circa circa 870 nuovi residenti ogni anno che si distribuiscono soprattutto in Comuni posti a basse quote (Belluno, Ponte, Farra d Alpago, Longarone). Oggi, nel territorio dell ULSS 1, ci sono sette Comuni con meno di 500 abitanti e sono tutti al di sopra degli 900 metri (altitudine media 915 m.s.l.m), ad esclusione di Perarolo, Ospitale e Soverzene per i quali la marginalità rispetto ai centri di produzione del valore ha lo stesso effetto della quota. Dieci Comuni hanno da 500 a abitanti e sono tutti montani (altitudine media m.s.l.m). Questi Comuni sono sicuramente sottodimensionati per poter affrontare da soli le sfide dello sviluppo locale e, in ogni caso, queste Comunità devono trovare forme di cooperazione altrimenti non avranno la possibilità di decidere in merito al loro futuro. Le piccole realtà comunali, però, hanno anche rilevanza sociale e, quindi, nelle decisioni non pesa soltanto l efficienza che, pure, resta elemento fondante di una Comunità. Diciassette Comuni 27
30 hanno da a abitanti con un altezza media di 920 m.s.l.m. Nove Comuni hanno da a abitanti con una quota media di 812 abitanti. Cinque Comuni hanno da a abitanti e hanno una quota media di 629 m.s.l.m. Cortina d Ampezzo ha abitanti a una quota media di m.s.l.m, Ponte nelle Alpi ne ha a quota 397 e Belluno ne ha a quota 383 m.s.l.m. Si conferma anche per il 2009 il quadro emerso dall analisi dei dati dei censimenti. Le variazioni decennali dei residenti hanno dinamiche simili se consideriamo il territorio dell ULSS 1 e della Provincia ma, dal confronto, emerge subito un dato, che deriva dai caratteri montano e periferico di molti Comuni dell ULSS 1. Nel primo decennio la riduzione è, sostanzialmente, proporzionale alle dimensioni della popolazione di riferimento. Nel secondo decennio la riduzione nel territorio dell ULSS 1 è diminuita più che nell intera Provincia ( contro 2.593). Questo è spiegabile solo con la crescita dei residenti nel territorio dell ULSS 2 ed è proprio ciò che è accaduto. Negli ultimi nove anni la popolazione è cresciuta, segnando un inversione di tendenza (che, come vedremo, è dovuta ai flussi immigratori) ma tale crescita è di unità nell intera Provincia e solo di 744 nel territorio dell ULSS 1. E evidente che, da almeno diciannove anni, lo spopolamento dei Comuni è fenomeno che colpisce in modo più evidente e radicale l ULSS 1 che ha più territorio montano. Questo esercita un peso non irrilevante sulla struttura organizzativa dell ULSS, sulla qualità dei servizi erogati e sulla efficienza dell intero sistema socio sanitario. Lo vediamo nel grafico seguente: Grafico n.19 Variazione decennale della popolazione per quote. Provincia e ULSS 1, ULSS 1 Provincia Le diverse evoluzione demografiche hanno una conferma anche nel peso percentuale dei cambiamenti. Tra ULSS 1 e Provincia nel primo decennio le variazioni sono state di -4,2% contro 3,7%, nel secondo decennio -2,7% contro il -1,2%, negli ultimi nove anni +0,6% contro il + 2,1%. Anche per i Comuni più consistenti e, a maggior ragione, per tutti gli altri di dimensioni intermedie, la cooperazione e la condivisione dei progetti, entro o fuori le materie di competenza del Piano di Zona, con gli altri Comuni e altre Province è condizione essenziale per affrontare problemi come la viabilità, il governo dei flussi turistici e immigratori, la produzione e lo smaltimento di rifiuti, il risparmio energetico ecc. Illudersi che l isolamento alpestre (peraltro mai esistito) ci protegga dagli effetti delle post modernità è una mera illusione. Scendendo nel dettaglio (purtroppo con i dati del 2001, che limitano l efficacia delle analisi) delle località abitate, dei nuclei e delle case sparse ci si può render conto di quanto sia articolata la distribuzione territoriale dei residenti. 28
31 Questa parte delle informazioni sono su base Provinciale, si riferiscono al 2001 e non sono essenziali. 2 Sono utili a chi vuole approfondire la conoscenza della complessità del territorio. I centri abitati, escludendo i 69 capoluoghi comunali, sono 234. Sono quartieri come Castion (con residenti e quindi più popoloso di ben 39 Comuni), dotati di un identità di paese oppure piccoli (ma non tanto) centri come Campolongo, Padola e Laggio, con circa residenti ciascuno. Ce ne sono anche di molto piccoli, microcosmi con una loro identità inconfondibile, Rivalgo con 33 residenti, Valmorel con 10, Tiser con 52. I residenti nei centri abitati, dal 1991 al 2001, sono aumentati di unità, i residenti nei nuclei abitati sono diminuiti di unità mentre i residenti nelle case sparse sono diminuiti di unità. 3 Questo fatto dimostra che anche su questo versante c è la tendenza generale a proseguire nell inurbamento, ovvero, in caso di nuova residenza o cambio della stessa, si scelgono di preferenza i centri abitati rispetto ai nuclei e alle case sparse. In tutti i centri abitati abitavano, nel 2001, circa cinquantasette mila persone, quindi poco più di un quarto della popolazione Provinciale. Rispetto ai capoluoghi, questi centri abitati hanno meno infrastrutture commerciali e meno servizi pubblici e privati, ma un minimo di servizi di solito c è: un bar, talvolta un ufficio postale, un negozio di generi alimentari o un emporio. Nei più piccoli non ci sono attività commerciali, tranne che nelle località turistiche, dove, spesso, fuori stagione, sono chiusi, stabilendo così, di fatto, una gerarchia dei bisogni dove i residenti dovrebbero sparire come la stagione turistica. La frammentazione delle residenze porta con sé problemi di questo tipo, poiché la dimensione media di questi centri è di 247 persone, mentre nei sessantanove centri capoluogo i residenti erano, al 2001, , con una media per centro pari a residenti. Se togliessimo i residenti di Belluno e Feltre la media scenderebbe a che è cinque volte più consistente della popolazione media di un centro abitato non capoluogo. I capoluoghi esprimono bisogni economici in quantità adeguata per garantire la redditività d alcuni servizi commerciali di base mentre gli altri centri non sempre raggiungono dimensioni adeguate per garantire questo risultato. Il grafico seguente illustra il prevalere di centri di dimensioni piccole. Grafico n.20 Centri abitati senza capoluoghi per classi d abitanti. Provincia di Belluno, o pi meno di 100 Classi per numero di abitan 2 Questo testo è un adattamento di osservazioni elaborate nella definizione del PTCP della Provincia di Belluno. 3 Si definisce località abitata un area dotata di nome proprio con case raggruppate o sparse, in essa ci sono: i centri abitati dotati di servizi tali da renderli parzialmente autonomi; i nuclei abitati formati da almeno cinque famiglie in un gruppo di abitazioni raggruppate (normalmente definite frazioni o borghi); e le case sparse disseminate senza particolari raggruppamenti. 29
32 Grafico n.21 Abitanti nei centri abitati senza capoluoghi per classi d abitanti. Provincia di Belluno, o pi meno di 100 Classi per numero di abitan Ci sono molti piccoli centri con pochi abitanti e pochi grossi centri con molti abitanti e la popolazione di questi centri è cresciuta, dal 1991 al 2001, di circa di unità e la crescita è confermata anche dal 2001 al Questo determina una crescente dispersione delle residenze. Il dato va tenuto presente perché provoca una lievitazione dei costi dei servizi pubblici, compresi quelli socio sanitari, e non permette la sopravvivenza di quelli privati. Grafico n.22 Dispersione per quote dei centri senza capoluogo. Provincia di Belluno, Misurina Arabba Padola Campolongo Soccher Castion Residen La diffusione dei centri conferma una tendenza alla distribuzione dei centri più piccoli alle basse quote (dove il territorio utilizzabile è più ampio) e al loro diradarsi salendo di quota. La popolazione residente nei centri, esclusi i capoluoghi, è cresciuta, segnando un incremento del 2,9% nei centri da 500 a 1000 residenti e una riduzione dell 1,5% nei centri più piccoli. La qualità della vita in questi piccoli centri è buona e la loro capacità attrattiva delle residenze rimane molto consistente. I Comuni con il maggior numero di centri sono: Belluno (16), Feltre (15), Mel (14), Cesiomaggiore e Rocca Pietore (12), Chies e Ponte nelle Alpi (8), Sospirolo (6), Sedico (5). Agordo, Cencenighe, Colle, Cortina, Lozzo e i Comuni più piccoli non hanno centri. 30
33 Grafico n.23 Variazione abitanti nei centri abitati, senza capoluoghi, per classi d abitanti. Provincia di Belluno, o pi meno di Classi per numero di abitant -870 L analisi dei nuclei si occupa d agglomerati di residenti ancora più piccoli formati da almeno cinque famiglie che non hanno però funzioni urbane come i centri. Corrispondono sovente alla frazione o località abitata e sono 364. La loro popolazione residente è di unità segnando un calo di 431 persone, pari a circa il 3%, dal Non sappiamo quel che è accaduto dal 2001, in alcune aree si procede al recupero alla residenza in questi nuclei, (ad esempio a Sedico, S. Gregorio e dove c è una crescita demografica) in altri luoghi l abbandono continua (come a Gosaldo e a Rivamonte, in Comelico e in Cadore). Ci sono molte ragioni per questa riduzione. La carenza di servizi o la loro inaccessibilità, la presenza di molti anziani, la mobilità dei giovani che trasferiscono la residenza vicino ai luoghi di lavoro, edifici costruiti da più tempo, la cui ristrutturazione costa di più di una nuova costruzione. I nuclei più numerosi sono quelli più piccoli, con il minor numero di residenti. Sono 165 quelli con meno di venticinque abitanti pari al 45%. 4 Grafico n.24 Nuclei per classi di abitanti. Provincia di Belluno, meno di 25 Classi per numero di abita 4 Non si confondano i pochi residenti con le piccole dimensioni del nucleo. In molti casi le abitazioni del nucleo sono molte ma poche di esse sono abitate. A Coltami, Ren, in comune di Gosaldo, le abitazioni sono 43, i residenti sono 20 in nove famiglie che occupano 11 abitazioni ovvero meno del 25%. Quindi, attenzione! 31
34 Il nucleo più grande è una frazione di Belluno, Giamosa, destinata a diventare presto un centro perché alla periferia del capoluogo Provinciale si scarica una tensione abitativa notevole, finora assorbita da Ponte, Sedico e Limana ma che, in assenza di correttivi, inizia ora a far lievitare domanda e prezzi delle aree edificabili e degli edifici nelle periferie del capoluogo bellunese. Grafico n.25 Residenti nei nuclei, per classi di abitanti. Provincia di Belluno, meno di 25 Classi per numero di abita I residenti in questi nuclei si distribuiscono in modo meno polarizzato rispetto ai centri perché non vi è un evidente scelta a favore dei nuclei più consistenti, l unica cosa certa è che i nuclei più piccoli sono residenze di un minor numero di cittadini e che questo numero è destinato a scendere come è accaduto già negli anni dal 1991 al Grafico n.26 Variazione residenti nei nuclei, per classi di abitanti. Provincia di Belluno, meno di Classi per numero di abita -729 Il valore assoluto del calo della popolazione è simile a quello dei centri ma il suo valore relativo è molto più consistente perché gli 859 residenti in meno nei nuclei sono il 6,4% in meno mentre i in meno nei centri rappresentano un calo del 2,0%. C è, quindi, la tendenza ad abbandonare più facilmente la residenza nei nuclei. 32
35 Grafico n.27 Dispersione per quote dei nuclei. Provincia di Belluno, Passo Pordoi Passo Falzarego Frazioni Ladine Salesei Giamosa B Residen Si conferma una distribuzione dei nuclei più piccoli soprattutto alle basse quote (dove il territorio utilizzabile è più ampio) e al loro diradarsi salendo di quota, anche se i nuclei salgono più in alto rispetto ai centri, fino ai metri del passo Pordoi mentre i centri non salgono al di sopra dei metri di Misurina. I Comuni con il maggior numero di nuclei sono: Mel (22), Livinallongo (21), Sospirolo (19), Sedico (18), Belluno (17), Gosaldo (15), S. Giustina (14), Cesiomaggiore, S. Gregorio, S. Tomaso Agordino e Trichiana (13). E evidente che i nuclei piccoli, spesso formati da una sola famiglia dalla quale prendono il nome (come Curti, Masoch, Costa, Sief, Pezzei, Barp, Carazzai e Mares), sono stati nuclei di colonizzazione originaria partita dall alto con un processo di ampliamento dei pascoli a spese del bosco d alta quota. Solo in seguito a questo processo si formarono i primi nuclei a quote più basse, 5 e solo più tardi si ampliarono i centri a quote ancora più basse e, talvolta, anche in alto per effetto di ampliamenti di nuclei originari. Tralasciando queste sia pur interessanti questioni, oggi, nella nostra Provincia, abbiamo circa 57 mila persone che vivono in centri e circa 13 che vivono in nuclei. Si capisce che le condizioni concrete di vita in un centro come Castion o Tisoi sono molto diverse da quelle in un centro come Sorriva, Col di Rocca o CimaSappada. Tuttavia i centri hanno una loro, minima ma vitale, dotazione di servizi. La differenza dipende dalla loro maggiore o minore marginalità rispetto ai capoluoghi di Comune o i più vicini centri di produzione del valore aggiunto. I nuclei, sempre di dimensioni inferiori in termini di residenti (anche se ci sono 110 centri con un numero inferiore di residenti rispetto al nucleo più grande), si spingono solitamente più in alto e più lontano dai capoluoghi. Il numero di residenti che vivono in centri e nuclei lontani dai servizi, sono l elemento più importante per valutare il grado di disagio di un Comune e, quindi, gli oneri per dotare i residenti delle stesse opportunità degli altri cittadini dell ULSS 1. L altro elemento da considerare sono i residenti che abitano in case sparse e quindi per definizione non servite, tranne fortunate eccezioni, da servizi pubblici e privati prossimi. I residenti nelle case sparse erano, nel 2001, e registravano un calo di unità pari al 20,2%, rispetto al Le famiglie erano nel 2001 e hanno registrato un calo di 952 unità dal 1991, pari al -14,1%. Non abbiamo notizie certe di quel che è accaduto dal 2001, ma ci sono segnali contradditori, perché in alcune aree c è recupero della residenza in case sparse, (ad esempio in Comune di Sedico, Limana e Trichiana) in altri luoghi l abbandono continua (come nel basso Agordino). Ciò si spiega con l elevato costo della ristrutturazione e della logistica rispetto al luogo di lavoro e dei servizi a favore della famiglia, poiché una casa isolata è scelta da uno o più nuclei familiari piuttosto che da single. Su questo influisce anche la percezione della sicurezza. Non ci sono 5 Batzing W., L ambiente alpino, Melograno edizioni, Milano,
36 particolari motivi d allarme ma una persona anziana o single si sente più sicura in un centro o in un nucleo. I residenti in case sparse sono in diminuzione salvo che nei Comuni di Zoldo Alto, Forno di Zoldo, Rocca Pietore, per motivi turistici, Taibon, Agordo, Longarone, S. Giustina, per la vicinanza ai servizi e al lavoro, ad Alano di Piave per la forte presenza di flussi immigratori. Il maggior numero di residenti in case sparse lo abbiamo nel Comune di Belluno, seguito dai Comuni di Feltre, Limana, Trichiana, Cesio, Sedico, Mel e S. Giustina. Tutti Comuni della Valbelluna, nei quali l abitare in una casa sparsa non comporta particolari disagi e dà, invece, il privilegio di abitare in luoghi solitamente pregiati. Grafico n.28 Comuni con residenti in case sparse per classi di abitanti. Provincia di Belluno, pi di meno di 100 nessuna Classi per numero di abitan Il maggior numero di Comuni (37) ha meno di cento residenti in case sparse, solo in otto Comuni ci sono più di cinquecento residenti in case sparse. Anche in questo caso si ripropone lo stesso modello dei centri e dei nuclei ovvero la dispersione e il conseguente esiguo numero di residenti. Se valutiamo l incidenza del numero di residenti in case sparse sul totale del Comune la graduatoria cambia. A Limana vive in case sparse il 25,8% dei residenti, a Gosaldo il 16,7%, a Perarolo di Cadore l 11,3%, a Colle Santa Lucia l 11,2% e a Livinallongo del Col di Lana il 10,4%. In tredici Comuni la percentuale è inferiore all 1% e in otto non ci sono residenti in case sparse. Grafico n.29 Residenti in case sparse per classi di abitanti. Provincia di Belluno, pi di meno di 100 Classi per numero di abitanti 0 nessuna 34
37 Un elevato numero di Comuni ha pochi residenti in case sparse e la parte più consistente di loro abita in Comuni nei quali questa forma di residenza è molto diffusa anche se registra una notevole regressione, tranne nei Comuni in cui il numero di residenti in questo tipo di abitazioni è tra i 100 e i 250. Tra questi hanno saldi positivi Taibon Agordino (+90%), Alano (+83%), Sovramonte (+42%), Forno di Zoldo (+67%). Grafico n.30 Variazioni residenti nelle case sparse per classi d abitanti. Provincia di Belluno, pi di meno di Classi per numero di abitant I decrementi molto significativi dei residenti in case sparse, sia in valore assoluto sia in percentuale, si sono verificati a Cortina (-73), Canale d Agordo (-36), Colle S.Lucia (-66), Valle di Cadore (-21), Vallada Agordina (-29). Da un lato questa regressione della residenza in case sparse è un dato positivo perché segna una razionalizzazione della residenza e corrisponde al moderato tasso di crescita (+0,8%) della popolazione Provinciale nel decennio Nel grafico seguente si riportano i dati della distribuzione dei residenti in case sparse per il territorio dell ULSS 1, diversamente dai dati precedenti che si riferiscono all intera Provincia, poiché l informazione è rilevante al fine della definizione dell assistenza domiciliare per anziani, ammalati curabili a domicilio, ecc. Grafico n. 31 Distribuzione residenti in case sparse per quote altimetriche. ULSS 1, Ponte nelle Alpi Limana Belluno Residenti in case sparse 35
38 Dall altro essa segna un abbandono delle residenze più periferiche che, spesso, erano sedi d imprese agricole operanti in terreni ora abbandonati in quota o sottoposti a metodi colturali e- stensivi in Valbelluna. Questo fenomeno crea problemi, legati alla manutenzione del territorio e alla sua stabilità e produce un cambiamento del paesaggio agrario e rurale. In quota l abbandono delle case sparse crea notevoli problemi per la manutenzione delle reti (strade, acquedotti, canali, scoli, argini e sostegni ecc) che servono sempre meno residenti. La situazione demografica dei capoluoghi intesi come gli agglomerati ove si trova la sede comunale, esclusi dall analisi dei centri precedente, riserva alcune sorprese, perché i Comuni non hanno lo stesso indice di concentrazione della popolazione nel capoluogo che, infatti, varia dal 10% di S. Tomaso Agordino al 100% di Danta, Domegge, e Zoppè di Cadore. Ci sono otto Comuni con meno del 20% e 16 con più dell 80% dei residenti nel capoluogo. Un ulteriore conferma della variabilità degli insediamenti. Grafico n.32 Capoluoghi per classi d abitanti. Belluno pi di 20 mila mila 5-10 mila 2-5 mila 1-2 mila meno di 500 Classi per numero di abita I tre capoluoghi con più di cinque mila abitanti (4,3%), Belluno, Feltre e Cortina d Ampezzo, ospitano il 34,3% della popolazione (contro il 29,3% del dato riferito all intera popolazione dei tre Comuni). Il 17,3% dei capoluoghi che ha 2-5 mila abitanti ospita il 31,3% della popolazione residente. La gerarchia dei capoluoghi non è la stesa dei Comuni, tranne i casi di Belluno e Feltre gli altri hanno posizioni gerarchicamente diverse nella graduatoria. La media Provinciale della concentrazione di residenti nei capoluoghi era del 60% ma è molto variabile, indice di una struttura delle residenze diversificata e complessa. I residenti nei capoluoghi crescono al crescere della quota e, con qualche eccezione come Livinallongo e Comelico Superiore, la popolazione tende a concentrarsi nei capoluoghi e nei centri più che a fondovalle, dove la scelta di vivere in nuclei o case sparse è meno penalizzante. I capoluoghi meno abitati sono quelli di S. Tomaso (80), S. Nicolò (90), Perarolo (99), Colle S.Lucia (124), Cibiana (126). In compenso i capoluoghi montani, specialmente in Cadore, sono più abitati di quelli posti a quote più basse o a quelli a quote più elevate in condizioni territoriali meno favorevoli come Rocca Pietore, Sovramonte, Livinallongo, S. Nicolò. Grafico n.33 Abitanti nei capoluoghi per classi d abitanti. Provincia di Belluno,
39 pi di 20 mila mila 5-10 mila 2-5 mila 1-2 mila meno di 500 Classi per numero di abita Anche la distribuzione per quote è diversa da quella della popolazione dell intero Comune, anche se la polarizzazione tra i centri più grandi e quelli piccoli è ancora assai evidente. Grafico n.34 Dispersione per quote dei capoluoghi. Provincia di Belluno, Cortina Auronzo Pieve di Cadore Domegge 600 Agordo Ponte Sedico Feltre Belluno Resident Le variazioni della popolazione residente nei capoluoghi non sono di semplice interpretazione. Dall incremento che porta al raddoppio della popolazione a Pieve di Livinallongo, a crescite consistenti a Sospirolo (58%), S. Gregorio (41%) e Vallada (35%), anche se sono riferite a numeri piccoli, a ridimensionamenti, come a Gosaldo (-10,3%), Castellavazzo (-11,3%), Lorenzago di Cadore (-11,4%), Perarolo di Cadore (-13,9%) San Tomaso Agordino (-14,9%), Comelico Superiore (-21,1%), Rocca Pietore (-26,6%), Cibiana di Cadore (-33%). Grafico n.37 Variazione abitanti nei capoluoghi. Provincia di Belluno,
40 pi di 20 mila mila 5-10 mila 2-5 mila 1-2 mila meno di Classi per numero di abita Valutando attentamente i dati del decennio intercensuario e quelli degli ultimi cinque anni si coglie rapidamente l informazione di contesto. Pur essendo una Comunità piccola, la realtà bellunese comprende molte contraddizioni nel suo andamento demografico. Vi sono alcuni Comuni nei quali i dati concordano nel definire un declino demografico in termini quantitativi in tutti i tipi di strutture residenziali esistenti. Ne sono casi estremi e significativi Gosaldo, Zoppè, Comelico Superiore, Cibiana e, in parte Auronzo e S. Stefano, dove il calo demografico è stato costante e riguarda, centri, nuclei, capoluoghi e case sparse e dove, quindi, è l intero territorio a pagare il prezzo della evoluzione nella modernità in condizione inadeguate per affrontarla. In altri casi dopo il calo consistente dal 1991 al 2001, si presenta un incoraggiante inversione di tendenza della quale sono protagonisti Belluno, Cortina, Feltre, Lorenzago, Pieve di Cadore e, in tono minore, anche altri Comuni. Ci sono anche casi il cui la crescita o la tenuta dura da quindici anni come ad Alano, Borca, Farra d Alpago, Lentiai, Limana, Pedavena, Ponte nelle Alpi, Puos d Alpago, Quero, Cesiomaggiore, S. Gregorio nelle Alpi, S. Giustina, S. Vito, Sedico, Taibon, Trichiana, Valle, Vas. La loro evoluzione dice che lo sviluppo attuale premia, senza dubbio, i territori accessibili e di valle. Bisogna però ricordare che le evoluzioni non sono tutte uguali e in alcuni casi non è tutto oro ciò che luccica come nei casi di Alano e Vas. In altri casi accadono entro lo stesso territorio comunale dinamiche opposte. A Zoldo Alto, Rivamonte, Calalzo, c è un evidente diminuzione della popolazione, tranne che nel capoluogo dove cresce. Ad Alleghe, Castellavazzo, Chies d Alpago, Domegge, Longarone, Pieve d Alpago, Rocca Pietore, Sovramonte, Zoldo Alto il calo è diffuso ma crescono i residenti nelle case sparse. In altri Comuni c è una variabilità capricciosa tra centri, nuclei e capoluoghi che a volte è sincrona con le variazioni totali a volte è contraria. C è un gran disordine demografico, segno di una diffusa incertezza e di scelte locali senza una logica e uniforme direzione. La realtà è complicata e contraddittoria anche se è possibile intravedere la trama di questi eventi così capricciosi che potremo sintetizzare nel modo seguente: I Comuni più periferici, meno accessibili e con limitati centri di produzione del valore, privi di rendite di posizione, il declino demografico è evidente, continuo e, per ora, incontrastato. I Comuni di fondovalle, in particolare in Valbelluna, specie nell ULSS 2 e quelli in zone della pedemontana, a ridosso dei centri di produzione e di erogazione di servizi, hanno invece tratto vantaggi demografici dalla recente evoluzione crescendo in modo rapido e spesso disordinato. La crescita demografica dei centri (+4,6%) e dei capoluoghi (+1,23%) è avvenuta a spese delle case sparse (-20,6%) e dei nuclei (-2,8%) evidenziano una tendenza all accentramento 38
41 urbano particolarmente rilevante nei centri ( residenti) dove la qualità della vita trova un gradito equilibrio tra fornitura dei servizi e gradevolezza dell ambiente urbano e rurale. Non ci sono, quindi, dei mutamenti solo nelle residenze tra Comuni ma anche all interno degli stessi Comuni che hanno però caratteristiche assai differenti che possono essere riassunte in due tipologie. La prima riguarda il flusso dalle case sparse e dai nuclei ai capoluoghi e ai centri maggiori per i Comuni più alpini. La seconda riguarda la residenza diffusa e invasiva di territori pregiati in Valbelluna. Sta avvenendo un lento smottamento di popolazione verso valle che è visibile all interno dei Comuni e tra Comuni. Esso è a volte consistente, altre minimo, comunemente contraddittorio ma appare difficilmente contenibile perché non è distribuito in modo eguale in Provincia e l impoverimento demografico dei Comuni meno accessibili determina, in parte, il successo e, quindi, la crescita (anche economica) di altri Comuni. Detto in altri termini lo spopolamento produce vantaggi ai quali non si potrà facilmente rinunciare. Se la Comunità intende affrontare questo problema deve sapere che ciò comporterà dei sacrifici per i Comuni che hanno tratto vantaggio da questa evoluzione recente. Si deve anche comprendere che i trasferimenti di residenze hanno inciso fortemente sulle dinamiche del mercato immobiliare perché la domanda di abitazioni ha fatto lievitare i prezzi degli immobili nei Comuni in crescita e liberato una consistente quantità d immobili in quota che diverranno sempre più oggetto di interessi speculativi perché la ridotta popolazione residente non avrà gli strumenti per controllare questo (per alcuni) vantaggiosissimo mercato. Tutto questo non avverrà gratis ma produrrà un ulteriore perdita di potere dei residenti che avranno sempre meno strumenti idonei a controllare il loro sviluppo futuro. Dovrebbe essere chiaro che questo produrrà un crescente disagio sociale ai residenti poiché questa evoluzione è fonte di logoramento e lacerazioni delle reti sociali. Questo offrirà meno prospettive di sviluppo locale, difficoltà economiche, relazionali e a trovare partner per progetti di vita coniugali, instabilità delle occupazioni, crescente mobilità, scadenti opportunità per migliorare il proprio status personale e comunitario. I mutamenti avvenuti hanno reso i Comuni più indeboliti più dipendenti da quelli che si sono rinforzati, i residenti nei primi hanno bisogno dei servizi presenti nei secondi per mantenere la propria residenza. Ciò produce nuovi tipi legami tra Comuni e responsabilità reciproche, delle quali manca spesso la consapevolezza. Il modello passato in cui ogni Comune era (in parte) autosufficiente è definitivamente tramontato. La demografia e i suoi mutamenti chiedono alla Comunità nuove competenze e strumenti per interpretare e intervenire nello sviluppo comune. I Piani di Zona, pur essendo strumenti specifici, sono uno dei mezzi adatti per agire nell interesse collettivo e per ripensare e progettare le attività necessarie al fine di consolidare le comunità residenti nelle valli del territorio alpino dell ULSS 1. 39
42 Analisi della situazione socio economica dell ULSS 1 Belluno. Parte seconda: La demografia. Il calo della popolazione residente in Provincia di Belluno, dal 1951 al 2001, è stato costante e somma a circa -26 mila residenti pari al -11%. Dal 2001 la popolazione residente appare in crescita di unità pari al 2,1%. Si nota una crescita un po' più rapida nella componente maschile, rispetto quella femminile. Alla fine del 2009 i residenti maschi erano e le residenti femmine erano Questa situazione è l effetto dei saldi migratori che compensano i saldi naturali sempre negativi. La popolazione Provinciale senza immigrazione sarebbe oggi di residenti con un saldo negativo, dal 2002, di unità. La variazione media annua dei residenti in totale è di circa 482 ma, se togliessimo i flussi immigratori, la variazione negativa sarebbe stata di 537 residenti ogni anno. Le dinamiche evolutive entro il territorio dell ULSS 1 Belluno, non sono dissimili, nelle medie, dai dati Provinciali poiché i residenti, dal 2001, sono aumentati di 870 unità ma, se escludiamo gli immigrati, lo stesso territorio, dal 2002, ha perduto residenti, con una variazione media annua positiva di settantadue nuovi residenti ogni anno che, senza flussi migratori, scende a meno 494 abitanti in meno ogni anno. L ULSS 1 aveva, a fine 2009, residenti, dei quali erano stranieri; maschi dei quali 3.81 stranieri e femmine delle quali straniere. Grafico n.1 Variazione popolazione residente ULSS 1 Belluno Ulss 1 Belluno Ulss 1 Belluno senza stranieri La variazione di popolazione ha avuto diversi pesi nei Comuni, in alcuni si registrano riduzioni della popolazione molto consistenti in altri si registrano delle crescite. In trentotto comuni il cambiamento è stato negativo, in sedici il cambiamento è stato positivo. Tra sedici comuni, che registrano un incremento di popolazione, troviamo sette comuni d alta montagna, tutti gli altri sono comuni di fondovalle. Nei tre Distretti dell ULSS 1 Belluno le variazioni sono state tipiche e differenti. In Cadore, dal 2000 al 2009, i residenti sono diminuiti dell 1,9% (-744) con una riduzione particolarmente rilevante a Cibiana (-9,4%), Santo Stefano di Cadore (-8%) e Calalzo di Cadore (- 6,9%). In crescita, invece, San Vito di Cadore (+8,2%), Borca di Cadore (+ 6,7%), Pieve di Cado- 40
43 re (+4,4%). Nel 2009 i residenti del Distretto erano , dei quali maschi e femmine. Nel 2008 erano presenti stranieri dei quali 731 maschi e 982 femmine. Grafico n.2 Popolazione residente nel Distretto 1 Cadore Distretto 1 Cadore Meno i residenti stranieri Nel Distretto agordino, dal 2000 al 2009, i residenti sono diminuiti del 3,9% (-833), con una riduzione particolarmente rilevante a Gosaldo (-14,5%), San Tomaso Agordino (-12,5%); segna una modesta ma significativa crescita, solo Taibon Agordino (+1,8%). Nel 2009 i residenti del Distretto erano dei quali maschi e femmine. Nel 2008 erano presenti 765 stranieri dei quali 324 maschi e 441 femmine. Grafico n.3 Popolazione residente nel Distretto 2 Agordo Distretto 2 Agordo Meno i residenti stranieri Nel Distretto bellunese, dal 2000 al 2009, i residenti sono cresciuti del 3,3% (+2.227), con una riduzione particolarmente rilevante a Forno di Zoldo (-11,1%) e a Zoldo Alto(-11,6%) e una significativa crescita a Limana (+11,2%). Nel 2009 i residenti del Distretto erano , maschi e donne. Nel 2008 sono presenti stranieri, donne e maschi. 41
44 Grafico n.4 Popolazione residente nel Distretto 2 Agordo Distretto 3 Belluno Meno i residenti stranieri La situazione è, pur con aspetti contradditori, chiara. Senza i flussi immigratori l intera Provincia perde circa 540 residenti l anno, 500 dei quali nei comuni dell ULSS 1. Con i flussi immigratori si compensa questa perdita e così i residenti appaiono constanti o in leggera crescita. E un parziale inganno perché almeno metà degli immigrati, in particolare extra comunitari, non possono essere considerati residenti stabili, mancando una loro reale integrazione nel tessuto comunitario locale. Essi, alle prime difficoltà economiche, non avendo vincoli relazionali stabili e protettivi del loro status sociale, cercheranno fortuna in altri luoghi. Sull andamento demografico, pesano le dinamiche evolutive delle attività industriali, turistiche e commerciali, i cambiamenti di costume, lo spostamento dei baricentri produttivi e dei servizi. Ciò ha cambiato la gerarchia demografica dei Comuni determinando la crescita di quelli posti a fondovalle e la riduzione dei residenti in quelli posti a quote più elevate. Le eccezioni a questa regola riguardano i comuni montani sedi d attività turistiche e amministrative (Livinallongo e Pieve di Cadore) se sono eccezioni positive, oppure comuni a bassa quota ma marginali, per motivi di diverso tipo (Soverzene, Ospitale di Cadore, Perarolo). Questa dinamica migratoria interna è evidente, riguarda soprattutto i giovani residenti in comuni d alta quota, in particolare se diplomati e laureati, le nuove famiglie e chi intende iniziare un attività d impresa. Essi si spostano in luoghi che siano centri di produzione del valore aggiunto industriale manifatturiero, commerciale turistico e con una dotazione di servizi adeguata alla cura dei figli, all attività scelta e/o dove ci siano rendite immobiliari tali da permettere l acquisto dell abitazione principale. Questa migrazione avviene anche per la ragione opposta. Nei centri d intensa produzione di valore aggiunto, ad esempio, per motivi differenti, ad Agordo e Cortina d Ampezzo, i giovani sono espulsi dal Comune di residenza per effetto della crescita delle rendite immobiliari che producono un crescente valore di terreni e edifici. In questo caso è preferibile trasferire la residenza in comuni limitrofi e spostarsi giornalmente verso il luogo d occupazione, producendo uno dei fenomeni tipici delle vallate bellunesi, che è l intensa mobilità locale di breve raggio. La stessa causa ha prodotto le micro migrazioni dall alto agordino, da Gosaldo e Rivamonte, verso Cencenighe, Taibon e Agordo in un primo tempo e verso Sedico e Santa Giustina poi; dal Comelico verso Santo Stefano di Cadore, Domegge, Pieve di Cadore prima e verso Longarone, Ponte nelle Alpi, Limana, poi. 42
45 La riduzione dei residenti, e la micromobilità di prossimità o definitiva, ha colpito in modo più evidente il territorio dell ULSS 1, rispetto a quello dell ULSS 2, com è possibile vedere nel grafico seguente. Grafico n.5 Variazione popolazione residente, nelle due ULSS, con e senza immigrati Ulss 1 Belluno Ulss 1 Belluno senza stranieri Ulss 2 Feltre Ulss 2 Feltre senza stranieri La riduzione dei residenti e la mobilità colpiscono in modo diverso nei tre Distretti dell ULSS 1, sia quando si considerano le variazioni totali, sia quando si considerino le variazioni escludendo i flussi immigratori da fuori Provincia. Tali situazioni si vedono chiaramente nel grafico seguente. Grafico n.6 Variazione popolazione residente Distretti ULSS 1, con e senza immigrati Variazione assoluta Cadore Variazione senza stranieri Cadore Variazione assoluta Agordo Variazione senza stranieri Agordo Variazione assoluta Belluno Variazione senza stranieri Belluno I Distretti del Cadore ed Agordino hanno subito un impatto più rilevante e meno mediato dall innesto di immigrati, che non cambiano il dato negativo, tranne nel 2002, per il solo Distretto cadorino. Il Distretto bellunese ha caratteri contraddittori, poiché registra un flusso d immigrati e- xtra Provincia più consistente, che cambia del tutto la dinamica dei residenti, a seconda se si con- 43
46 siderino o meno i flussi di immigrati. Nel primo caso, si registra una crescita in tutti gli anni considerati, nel secondo caso si registra, invece, un calo consistente ad eccezione del 2003 e del La mobilità, visibile nei suoi aspetti quantitativi (preoccupanti) e qualitativi, ha effetti destrutturanti sulle reti relazionali comunitarie, ne logora la trama, l ordito e il disegno. L allentarsi dei vincoli relazionali è un fattore di rischio, che amplifica gli effetti degli eventi produttori d esclusione sociale. La mobilità territoriale allenta i legami parentali e amicali, la mobilità professionale riduce le relazioni tra coniugi e tra genitori e figli, riducendo i tempi della cura reciproca e della cura di sé, depotenzia le relazioni di vicinato, rende anonime le relazioni strumentali e funzionali. Se ripetuta nel tempo, in luoghi diversi, ancorché prossimi, impedisce di tracciare il percorso di una crescita sequenziale, segnata da eventi significativi (dal punto di vista affettivo), posizionati entro comunità riconoscibili che producono l identità sociale delle persone, specialmente in età evolutiva. I mutamenti avvenuti rapidamente e radicalmente non hanno determinato solo una crescente mobilità, hanno anche modificato i pesi sociali delle diverse classi d età nella popolazione residente. Il dato più evidente è la riduzione dei residenti con meno di 15 anni, cui corrisponde una speculare crescita delle persone con più di 65 anni d età. Questa dinamica evolutiva ha sostanzialmente rovesciato i pesi e i ruoli delle due classi di età non attive all interno della comunità Provinciale. Nel 1971 c erano circa giovani e anziani, alla fine del 2009 i giovani sono diventati e gli anziani I giovani con meno di quindici anni sono divenuti il 12,6% della popolazione residente mentre gli anziani sono divenuti il 22,5%. Nei 51 comuni dell ULSS 1 Belluno i giovani sono e gli anziani con un indice di vecchiaia uguale a 182 ben più e- levato della media Provinciale pari a 178 e dell ULSS 2 Feltre dove l indice è di 173. Il Distretto con lo squilibrio più accentuato tra giovani ed anziani è quello agordino, dove l indice di vecchiaia è 194, seguito dal Cadore con 183 e dal bellunese con 177. Grafico n.7 Variazioni della popolazione giovane e anziana. Provincia di Belluno Lo stesso è accaduto nei 51 Comuni dell ULSS 1 nei quali, in complesso, dal 2001, i giovani con meno di 15 anni sono cresciuti di 110 unità con un incremento modesto dello 0,7% che appare come un inversione di tendenza ma non lo è. I figli, maschi e femmine, di madre straniera sono in totale e i nati da cittadini stranieri sono in media ottantasei l anno dal Ciò che appare un recupero della popolazione con meno di quindici anni è, nel migliore dei casi, una stagnazione alimentata solo dal flusso dei figli d immigrati, più che dalle nascite. In Provincia i giovani maschi erano nel 1991 e nel 2009, dei quali nell ULSS 1. Le giovani donne erano, in Provincia, nel 1991 e nel 2006, delle quali nell ULSS 1. Dal 2001 al 2009 le ragazze sono diminuite di quindici unità pari allo 0,2%, mentre i ragazzi sono cresciuti di 125 unità pari all 1,5%. Entrambi i dati ULSS 1 sono da depurare 44
47 del numero di ragazzi stranieri, ma la stasi di queste classi d età non muta. Nel grafico seguente se ne può vedere la variazione recente. Grafico n.8 Variazione maschi e femmine, con meno di quindici anni. ULSS 1 Belluno Maschi Femmine Nell intera Provincia di Belluno i maschi con più di 65 anni erano nel 1971 e sono diventati nel 2009, dei quali nel territorio dell ULSS 1, le donne con più di 65 anni e- rano nel 1971 e sono diventate nel 2009, delle quali nell ULSS 1. Gli uomini con più di sessantacinque anni sono cresciuti dal 2001 di unità, con un incremento del 17% che è una crescita notevole, ma ancora più significativa, in termini percentuali è la crescita registrata dai grandi anziani gli ultra ottantacinquenni che crescono di 209 unità, pari al 24%. Ognuno comprende come questo incremento sia quello più problematico per l assistenza socio sanitaria, perché è in questa classe d età che s addensano la maggior parte delle persone non autosufficienti. Le donne con più di sessantacinque anni sono cresciute di 836 unità, segnando un incremento del 6,8%, la crescita appare più contenuta perché s innesta su un universo che è molto più consistente di quello maschile. Le donne ultra ottantacinquenni sono cresciute meno dei maschi, crescendo di 347 unità con un incremento del 12,1%. La diversa dinamica demografica di genere è dovuta alla superiore longevità femminile ma tante sono le cause e molte le conseguenze che derivano da questi cambiamenti. Nel grafico seguente si può vedere la variazione recente di questa classe d età. Grafico n.9 Variazione maschi e femmine con più di 65 anni. ULSS 1 Belluno Maschi Femmine
48 Lo squilibrio nella crescita della popolazione giovane ed anziana è perfettamente visibile se si considera che, dal 2001, gli ultrasessantacinquenni sono cresciuti di unità pari al 9,4%, dato che non può nemmeno essere depurato dalla presenza d anziani stranieri perché, con più di 65 anni, sono solo 155 e, quindi, non modificano il risultato che, senza di loro, segna egualmente una crescita dell 8,8% dal I dati dimostrano che l invecchiamento della popolazione ULSS 1 continua senza sosta ed è completamente endogeno alla comunità autoctona. Al fine di evidenziare il rapporto tra i mutamenti avvenuti nelle diverse classi d età, nel periodo più lungo (dal 1971), si propone il grafico seguente che pone a confronto le situazioni descritte con il cambiamento degli attivi (tra i 15 e i 65 anni), che sono coloro che si assumono il carico sociale di chi ancora non lavora e di chi ha smesso di farlo. Grafico n.10 Variazioni della popolazione per classi d età significative Quali sono le cause delle trasformazioni demografiche evidenziate? E necessario distinguere le cause interne agli eventi demografici (i tassi di fecondità, nuzialità e natalità molto bassi, il ritardo nel matrimonio, ecc) e quelle esterne, ovvero le ragioni di fondo del mutamento di un costume demografico (l aumento dell occupazione femminile, la crescita del reddito e del patrimonio, il prolungamento dei percorsi formativi, ecc.). In questa parte della relazione si valutano solo il primo tipo di cause. La prima di queste è sicuramente l andamento della natalità. Si segnala subito che i nati in Provincia di Belluno, nel 2008, sono per il 30% nati fuori dal matrimonio, da madri nubili oppure divorziate. E quindi evidente che ogni politica sociale, riferita ai minori, non può essere automaticamente sovrapposta alle politiche familiari, se per famiglia accettiamo la nozione meramente giuridica. Non è questione banale poiché le relazioni tra partner, e quindi le relazioni con i figli, possono essere le stesse, dal punto di vista affettivo, ma non lo sono dal punto di vista degli obblighi (giuridici, economici e relativi alla responsabilità) reciproci. La questione è interessante anche per un altro motivo, la media di figli nati fuori dal matrimonio in Veneto è del 22% e tale percentuale è simile in tutta la regione (tranne Rovigo, dove si registra un 25%); in questo il costume bellunese è più simile a quello della Provincia di Bolzano dove la percentuale è del 44%. Come avremo modo di approfondire in seguito, questa è una delle peculiarità che ci rendono diversi dai nostri concittadini veneti. Se osserviamo il numero di figli, nati nel 2008 da madri bellunesi, in relazione all età delle madri, si potrà notare un primo aspetto del problema: dai 15 ai 50 anni si verifica una distribuzione 46
49 normale con l apice del maggior numero di figli in corrispondenza a 31 anni (148 neonati su 1.811) mentre in Veneto l apice corrisponde a 33 anni. Ma il dato più significativo non è questo, ma il fatto che trent anni fa (1981) l apice corrispondeva ad un età media della madre di 25 anni. Se valutiamo i tassi specifici di fecondità (rapporto, per ogni età feconda dai quattordici ai cinquanta anni, tra il numero di nati vivi e l'ammontare medio annuo della popolazione femminile), si nota, ancora meglio, che nel tempo la fecondità delle donne più giovani cala e quella delle donne più grandi cresce, come si può vedere nel grafico seguente. Grafico n.11 Variazioni della fecondità, per anno d età della madre e più E evidente che, a fronte della crescita dell età media della madre, alla nascita del figlio, (che cresce da 30 a 31,4 dal 2000 al 2008) il numero di figli sia destinato, inevitabilmente, a diminuire. Si segnala, inoltre, che la fecondità delle madri bellunesi, dai trentacinque a quarantaquattro anni, è superiore a quella veneta di almeno un punto, ed è nettamente inferiore quella delle madri da 20 a 24 anni. Si consideri che l età media al parto delle madri bellunesi è di 32,1 anni (quella dei padri è di 35 anni), con un tasso di fecondità totale di 1,23 figli per donna, leggermente inferiore a quella delle donne venete (età media 32,4 anni, tasso di fecondità 1,26) e che l età media al parto delle donne straniere è di 28,4 anni e il loro tasso di fecondità è di 2,22 figli. Il numero medio di figli, per donna residente, è di 1,35 contro l 1,20 del 2000 segnando una lieve ripresa. Verificato il calo della fecondità femminile e il ritardo nella maternità, qual è l andamento delle nascite? In Provincia nel 2009 sono nati bambini, 903 maschi e 830 femmine. Dal 2000 le nascite totali sono diminuite di 128 unità, con una riduzione del 6,9%; se non consideriamo i 225 bimbi nati da madre straniera (i nati da genitori stranieri sono aumentati dal 2002 al 2008 del 78%), il calo sarebbe stato ben più sensibile. In media, dal 2000, ogni anno nascono quattordici bambini meno del precedente. Nell ULSS 1 i nati nel 2009 sono stati 999 scendendo per la prima volta sotto i mille. In questo caso il calo dei nati, dal 2000, è stato di 125 unità, pari al -11,1%. Nel territorio ULSS, i figli di genitori stranieri dal 2002 al 2008, sono cresciuti del 42,3%; senza queste nascite avremmo dovuto registrare un calo del 13%. Per evitare fraintendimenti è necessario chiarire che la fecondità e la natalità delle coppie straniere non sono, e non saranno in futuro, una soluzione per il ridotto numero di nati. In primo luogo perché i bambini stranieri sono una frazione limitata del fenomeno e poi perché le donne immigrate tendono ad assumere rapidamente i costumi demografici del luogo in cui immigrano, nel giro di una sola generazione i costumi riproduttivi saranno gli stessi delle famiglie italiane. 47
50 Grafico n.12 Variazione nati totali e senza i nati da cittadine straniere. ULSS 1, Ulss 1 Belluno Senza stranieri I nati nel Distretto 1 Cadore, nel 2009, sono stati 308, segnando un calo di 62 unità, pari a - 16,8%; nel Distretto 2 Agordo sono stati 173, con un calo, dal 2000, di 9 unità pari al -4,9%; nel Distretto 3 Belluno sono stati 518 con una riduzione di 54 unità, pari al -9,4%. Come si vede, il ragionamento costruito intorno al problema mobilità delle giovani coppie, produce i suoi effetti, poiché è proprio il Cadore a subire il più rilevante calo delle nascite e il peggioramento degli altri indici demografici ad esso collegati. In alcuni Comuni l andamento delle nascite permette di prevedere l estinzione della specie locale: a Ospitale di Cadore negli ultimi tre anni sono nati tre bambini, a Soverzene e Zoppè di Cadore quattro. Nemmeno le interruzioni volontarie delle gravidanze cambierebbero la natura del problema, infatti, sono state 313 nel 2009, un numero molto rilevante rispetto alle nascite (31%), ma non tale da invertire i numeri del saldo naturale. Va anche segnalato che le interruzioni volontarie di gravidanza sono in costante calo, (meno 26,1%) dal Grafico n.13 Variazione del tasso di natalità. Confronti, ,72 8,49 8,50 8,26 8,30 8,15 8,47 7,90 8,34 7,90 8,10 7,96 8,1 8,04 7,96 7,72 Belluno ULSS 1 7,77 Veneto Nord-est Italia La riduzione delle nascite, coniugata con le dimensioni ridotte dei Comuni, rende insostenibile qualsiasi struttura a servizio delle famiglie come nidi, scuole estive, servizio di baby sitter a chia- 48
51 mata, e determina un continuo esodo di giovani coppie verso comuni più attrezzati, svuotando ancor di più quelli posti in quota e di piccole dimensioni. In altri casi, questo evento non si verifica purché la residenza sia abbastanza prossima a servizi posti in altri Comuni (il caso di La Valle A- gordina che si rivolge ad Agordo, Pieve d Alpago che gravita su Ponte nelle Alpi, Comelico Superiore su santo Stefano di Cadore. Grafico n.14 Variazione dei matrimoni Religiosi Civili Totale Il tasso di nuzialità (matrimoni ogni 1000 residenti) è molto più basso rispetto al contesto prossimo e remoto. Ciò significa che sono ostacoli o stili di comportamenti particolari, per giustificare tale divaricazione dei dati. La riduzione della fecondità e della natalità è, in parte, anche frutto della riduzione della nuzialità. Per prima cosa ci si coniuga sempre più tardi in tutta Italia, dove l età media dello sposo è trentatré anni e della sposa è 29,9 anni, e tale ritardo risulta più rilevante in Veneto dove l età media dello sposo è 33,4 e della sposa 30,3 anni. Dal grafico 14 si nota come la drastica riduzione dei matrimoni, in termini assoluti, sia avvenuta prima degli anni novanta, e sia da associare in via prevalente alla contrazione demografica dei giovani, che inizia proprio in quegli anni, dopo l effetto del baby boom. I matrimoni, sia pure più lentamente, si contraggono anche dopo gli anni 90, principalmente per il prolungamento del corso di studi dei giovani, che li impegna in media tre anni, dopo il completamento della scuola dell obbligo e ritarda il loro ingresso tra gli attivi. Le donne tendono ad avere un percorso di studi più lungo e ciò determina il ritardo nel matrimonio e l elevazione dell età dei coniugi e delle madri alla prima maternità. Le condizioni di vita nelle famiglie d origine dei giovani sono migliori di trent anni fa, sia per motivi economici sia per motivi di costume e di libertà nei comportamenti affettivi, e ciò induce le persone a completare il ciclo di studi e affrontare le incertezze dell ingresso nelle professioni, sempre più precarie e mal pagate, al rifugio nella famiglia d origine. Sempre più spesso la precarietà professionale induce le persone a praticare la convivenza di fatto, ritardare la nascita dei figli e, semmai, procedere alla regolarizzazione matrimoniale dopo il primo figlio. Il dato che dimostra la forza di questi elementi condizionatori del matrimonio la si ha verificando la variazione del tasso di nuzialità che, per la Provincia di Belluno, risulta essere il più basso tra tutte le province italiane. Emerge che, nonostante la relativa stabilità del numero di matrimoni degli ultimi quattro anni, il tasso di nuzialità continua a scendere. Non abbiamo a disposizione i dati dell ULSS 1 ma si può presumere che l andamento sia lo stesso, anche perché i dati del Comune di Belluno, aggiornati, al 2007 lo confermano, essendo stato, nel capoluogo, l anno con il minor numero di matrimoni (124) da trent anni. 49
52 Grafico n.15 Variazione del tasso di nuzialità. Provincia Belluno ,5 5,22 5,0 4,5 4,73 4,72 4,53 4,37 4,36 4,06 4,17 4,10 4,0 3,60 3,5 3,0 ŹItalia ŹVeneto ŹBelluno 3,60 3,40 3,40 3,30 3,10 3,10 3, I matrimoni, oltre ad essere in costante riduzione e avvenire in età sempre più avanzata, sono anche soggetti a una crescente instabilità. Essa è visibile dai dati relativi a separazioni e divorzi, (purtroppo aggiornati al 2003 e non disponibili per Comune di residenza dei coniugi) e dai dati dei divorziati disponibili invece al L ultimo dato disponibile sulle separazioni c informa che nel 2003 erano 342, mentre le sentenze di divorzio furono 230, da mettere in relazione con i 750 matrimoni celebrati in quell anno. Si può valutare, con una certa approssimazione, il peso che avevano (e che hanno), le separazioni e i divorzi. Gli uni e gli altri crescono anche negli anni successivi, sia pure con moderazione e con fasi cicliche (che non sono sempre crescenti), poiché essi hanno raggiunto un loro, parziale, equilibrio, in riferimento alla quantità di coppie coniugate. Grafico n.16 Variazione delle separazioni e dei divorzi. Provincia Belluno Separazioni Divorzi Per quel che riguarda le politiche sociali, l instabilità coniugale è rilevante per diversi motivi. In primo luogo, per gli effetti che produce sui figli minori, quando ci sono, perché diventano oggetto di contesa tra i genitori e questa situazione produce un notevole disagio, soprattutto nell età dai 5-6 anni ai anni, nei quali sono frequenti l assunzione della responsabilità della separazione da parte del minore e la lacerazione delle proprie sicurezze affettive. In secondo luogo perché le relazioni dei genitori separati e divorziati con i figli non sono sempre equilibrate e, spesso, 50
53 l affidamento congiunto, se permane un elevata conflittualità, scarica sui figli tensioni ed oneri psicologici rilevanti. In terzo luogo una separazione, in caso di redditi individuali medio bassi (il caso più frequente), comporta automaticamente una riduzione del proprio status economico che, spesso, produce la caduta sotto del limite della povertà di uno dei due coniugi. Di solito questo accade alla donna divorziata perché, in generale, ha lavori meno pagati, occupa posizioni gerarchiche meno elevate, ha fatto una carriera professionale più breve. La situazione si aggrava perché alle donne sono, quasi sempre, affidati i figli e, spesso, non ricevono l assegno di mantenimento e/o alimentare. Anche gli uomini divorziati hanno difficoltà economiche non piccole, principalmente perché devono abbandonare l abitazione in proprietà (e quindi pagare un canone di locazione) e versare gli assegni alla partner cui sono stati affidati i figli in via principale. I calcoli sono presto fatti, se ci riferisce a un reddito di euro, si deve campare con il mese. Difficoltà economiche e relazionali sono una miscela molto pericolosa per il benessere delle persone. Sul versante delle relazioni e del loro deterioramento a seguito di un divorzio, è opportuno ricordare che questo accade più di frequente per divorzi che avvengono dopo un periodo medio lungo (10-20 anni) di convivenza con figli. Le relazioni che la famiglia intesse sono, spesso, organizzate con altre famiglie che hanno caratteristiche simili, ritrovarsi nello status di single significa ricostruire una rete di relazioni nuova, con persone con interessi e priorità diverse da quelle in cui si era immersi prima. Questo cambiamento ha un costo emotivo molto rilevante. I dati relativi ai divorziati non sono un indicatore sicuro delle sentenze di divorzio emesse in un anno, perché i divorziati possono essere persone che trasferiscono la loro residenza in un o da un Comune bellunese, perché alcuni divorziati non sono più tali da un anno all altro essendosi risposati. I divorziati crescono dai del 1991 ai del 2009 divisi tra uomini e donne. Lo squilibrio di genere indica che i maschi hanno più opportunità di raggiungere un secondo o terzo matrimonio. I divorzi crescono mediamente di 227 l anno, con un incremento medio del 6,9%, ritmo che appare un poco sovrastimato, ma che può darci una buona indicazione sulla realtà del fenomeno. Grafico n.17 Variazione dei divorziati per sesso. Provincia Belluno Divorziati Divorziate Variazione annua Il fatto che dovrebbe indurre a una riflessione attenta è che, avevamo (dati a disposizione al 2003), i tassi di separazione coniugale (1,62 contro 1,37 del Veneto e 1,41 dell Italia) e di divorziabilità (1,09 con lo 0,78 del Veneto e lo 0,76 dell Italia) per mille residenti più elevati del Veneto, che ci pongono in una situazione di particolare rilevanza del fenomeno. Non dovrebbe sorprendere che il numero dei divorziati non si distribuisce in modo uniforme nei Comuni, infatti, spiccano per l elevato indice i comuni di Perarolo di Cadore, Borca di Cadore, Cortina d Ampezzo; occupano le ultime posizioni Danta, Gosaldo, Colle Santa Lucia, Lorenzago di Cadore. 51
54 Grafico n.18 Numero divorziati x abitanti, per Comune, Distretto, ULSS 1-2, Provincia, Perarolo Borca Cortina Forno Valle San Vito Selva Belluno Vodo Pieve di C Lozzo San Feltre Alleghe D3 Belluno Cencenighe Agordo D1 Cadore ULSS 1 Ponte Trichiana S. Giustina Rivamonte Domegge Voltago Provincia Sedico S. Tomaso Lentiai Cibiana La Valle Pedavena Tambre Limana Sospirolo ULSS 2 Seren D2 Agordo San Nicolò Falcade Sappada Auronzo Longarone Ospitale Vigo Puos Calalzo Mel Chies Cesiomaggio Livinallongo Alano Comelico Fonzaso Canale Vallada Pieve d'a S.Pietro Zoppè Rocca Pietore Arsiè S. Stefano Sovramonte Castellavazzo Taibon Farra Zoldo Alto Lamon Quero Soverzene Danta Vas Gosaldo Colle Lorenzago Non ci sono, invece, grandi differenze nella crescita dei divorzi tra Distretti, perché la variazione dal 2002 al 2009 s aggira intorno al 54-57%, interessante invece la variazione nelle due ULSS perché nella ULSS 2 la crescita dei divorzi è più rilevante essendo del 76%. Le variazioni annuali dei divorziati ci danno due indicazioni, la prima riguarda il Cadore nel quale i divorziati tendono a salite in modo più evidente ma, questa informazione, va calibrata con la considerazione che in questo territorio s è avuta, nello stesso periodo, la più rilevante contrazione dei residenti. La seconda consiste nell evidenziare una lenta crescita dei divorzi, che indica che siamo giunti nell area di assestamento dello scioglimento dei vincoli matrimoniali entro limiti da considerare normali. Grafico n.19 Variazione media annua dei divorziati, per Distretto, ULSS D1 Cadore D2 Agordo D3 Belluno ULSS 2 Feltre Il variare della nuzialità ha prodotto una preoccupante riduzione della fecondità e della natalità. Questi tre fattori combinati hanno prodotto una perdita di residenti di circa unità l anno e, questa costante riduzione delle nascite, ha fatto crescere il peso sociale degli anziani e diminuito drasticamente quello dei giovani. Vediamo, nel dettaglio, quali sono i caratteri di questo mutamento e quali le più rilevanti conseguenze. 52
55 L invecchiamento della popolazione è un fenomeno europeo e l Italia ha uno degli indici più elevati (144). Prima di iniziare a valutare da questione invecchiamento è opportuno fare alcune brevi considerazioni. La prima è l invito alla cautela quando si ragiona per fasi della vita. Ciò che da e che toglie qualità alla vita, non è l età ma un insieme di elementi dai quali dipende l intensità, il valore e il senso delle relazioni quotidiane. Confondere gli anziani con i derelitti, ammalati e poveri è un luogo comune che non corrisponde per niente alla realtà delle cose. E vero poi che le famiglie degli anziani sono cambiate, meno figli, meno nipoti, meno vicini, meno coetanei ma ciò non significa automaticamente meno relazioni soddisfacenti. Gli anziani bellunesi hanno discreta salute e buona disponibilità di reddito. Certo non tutti, ma, rispetto al passato, non è raro che sia l anziano un valido supporto alle famiglie dei figli, piuttosto che il contrario. C è poi da rilevare che gli anziani sono produttori silenti ma efficaci di capitale sociale consistente e prezioso, non solo nelle attività di volontariato familiare e comunitario, ma producono cultura (da consumatori e da esecutori), praticano turismi e produzioni non immediatamente economiche, e perciò neglette e trascurate, ma importanti. Il Veneto ha un indice pari a 140 e la Provincia di Belluno ha un indice d invecchiamento, nel 2009, pari a 178,2. Ci sono quasi due anziani con più di sessantacinque anni per ogni giovane con meno di quindici anni. Questo dato è cresciuto di sette punti dal 2001, però l indice d invecchiamento, nel 1971, era 65,1; ciò spiega la rapidità di questa trasformazione demografica. Nel 2009 gli anziani erano , maschi e femmine; avevano più di 75 anni, e avevano più d ottantacinque anni. La percentuale d ultraottantacinquenni (1,7 i maschi, 4,8 le femmine, 3,3% totale) è, nella nostra Provincia, più elevata della media veneta (1,4% i maschi, 3,6% le femmine e 2,5% totale) e italiana (1,2% i maschi e 3,5% le femmine, 2,5% totale). Gli anziani nell ULSS 1 erano, nel 2009, , maschi e femmine, essi sono il 22,7 % del totale dei residenti. Di questi hanno più di settantacinque anni e ne hanno più di ottantacinque. Tra loro ci sono ospiti in strutture residenziali (il 3,9% del totale anziani), circa hanno qualche forma di assistenza domiciliare, circa hanno una assistenza dedicata in casa (4,7%). In totale il 12,9% che non è completamente autosufficiente, che non equivale a dire che tutti costoro siano in condizioni di grave disagio. Grafico n.20 Variazione indici di vecchiaia maschili, femminili e totale. Belluno Maschile 65 Femminile Totale L indice d invecchiamento non è indifferente al genere della popolazione, infatti, quello maschile è di 139,1, mentre quello femminile è 227,1. L invecchiamento maschile cresce, dal 2001, un po più rapidamente di quello femminile. Emerge anche la variabilità Provinciale, tra gli indici minimi di Quero (118,2), Sedico (124,4) e Taibon (129,2), e quelli massimi di Lamon (323,4), Gosaldo (320), Zoldo Alto (295), Cibiana di Cadore (288,9). 53
56 Grafico n.21 Indici d invecchiamento per Comune, Distretto, ULSS ,0 300,0 250,0 200,0 150,0 100,0 Lamon Gosaldo Zoldo Alto Cibiana S. Tomaso Zoppè Forno Arsiè Rocca Pietore Chies Sovramonte Tambre Vallada Lorenzago Domegge Voltago S. Stefano Valle Seren Pieve d'a Canale Ospitale Vodo Castellavazzo Rivamonte Selva Alleghe Falcade Agordo Danta D2 Agordo Cesiomaggio Comelico Sospirolo Cortina Vigo Feltre La Valle Calalzo D1 Cadore Belluno S.Pietro Cencenighe ULSS 1 Provincia Pedavena Pieve di C D3 Belluno Mel Fonzaso ULSS 2 Auronzo Longarone Lentiai Puos Trichiana Livinallongo Sappada S. Giustina Farra Limana Perarolo Lozzo Vas S. Gregorio Soverzene Borca San Vito San Nicolò Colle Ponte Alano Taibon Sedico Quero Gli indici di vecchiaia dei Distretti e dell ULSS 1 e 2 sono ovviamente delle medie dei Comuni. Il Distretto 1 Cadore, ha un indice di 177,2, il Distretto 2 Agordo ha un indice di 194,5, il Distretto 3 Belluno ha un indice di 177,1, l ULSS 2 ha un indice di 173,2 e l ULSS 1 ha un indice di 181,9, mentre la Provincia ha un indice di 178,2. Solo sei Comuni dell ULSS 1 hanno indici inferiori alla media veneta e si evidenzia un problema particolarmente acuto nell ULSS 1, in particolare nel Distretto Agordino. E di particolare interesse valutare la variazione negli indici di vecchiaia dal 2001 al Si nota che l unico territorio in cui gli indici hanno rallentato la loro crescita, tanto da far assumere valore negativo alla variazione, è quello dell ULSS 2, mentre nei Distretti dell ULSS 1 tutti gli indici sono cresciuti di 41,5 punti nel Distretto 3 Belluno, e di 32,5 punti nel Distretto 1 Cadore evidenziando come i problemi associati alla assistenza agli anziani sia più acuto qui che in altri luoghi. Grafico n.22 Variazione indici di vecchiaia medi per Distretto, ULSS, Provincia e Regione ,0 35,0 25,0 15,0 5,0-5,0 D 1 Cadore D 2 Agordo D 3 Belluno ULSS 1 Belluno ULSS 2 Feltre Provincia Belluno Veneto 54
57 L indice di dipendenza anziani 1 ci indica quanti anziani sono a carico di ogni attivo. E opportuno precisare che talvolta sono gli anziani a sostenere gli attivi, anche se non ci sono molti disoccupati, non dobbiamo dimenticare che molte persone in età attiva, per diversi motivi, rimangono a carico dei genitori anziani, come gli studenti universitari, i disabili, coloro che perdono temporaneamente l occupazione, separati o divorziati senza lavoro (spesso casalinghe prive di titoli e curricoli ecc.). L indice di dipendenza anziani Provinciale è 36,7, contro il 32,5 nazionale e il 31,4 regionale. Una conferma della situazione particolare del bellunese, in merito alla presenza d anziani nella popolazione residente. Il carico demografico degli anziani è, come vedremo in seguito, superiore a quel che appare, perché i dodici mila stranieri sono al 94% con età inferiori ai 65 anni e, quindi, sopportano parte del peso dei non attivi anziani, con la propria contribuzione previdenziale anche se, per la maggior parte dei cittadini extra comunitari, il versamento dei contributi non darà diritto ad alcuna pensione. La popolazione anziana con più di 75 anni è cresciuta ad un ritmo molto rapido, dai del 1971 ai del 2009 diventando l 11.3% della popolazione residente contro il 4,6%. Anche la popolazione con più di 85 anni è cresciuta dal del 1971 ai del 2009 diventando il 3,3% della popolazione residente contro il 2,2%. I primi diciannove comuni con indici da 37,5 a 58,6 sono tutti comuni di montagna con, ai primi posti, Cibiana (63,6), Gosaldo (55,7), Vallada A- gordina (50,5) e San Tomaso Agordino (50). Gli indici più bassi, tra i Comuni dell ULSS 1 con indici inferiori a trenta troviamo solo Ponte nelle Alpi (28), Limana (31) e Taibon (31,1), tutti comuni dinamici e in crescita demografica. Possiamo vedere la distribuzione dell indice di dipendenza anziani nel seguente grafico. Grafico n.23 Indici di dipendenza anziani per Comune, Distretto, ULSS, Provincia e Regione Cibiana Gosaldo Lamon Vallada S. Tomaso Arsiè Voltago Ospitale Comelico Chies Canale Forno Cortina Zoppè Falcade Zoldo Alto Rocca Sovramonte Tambre Alleghe Rivamonte D2 Agordo Pieve di C Perarolo Cesiomaggiore Domegge Calalzo D1 Cadore Seren Pieve d'a Lorenzago Valle Castellavazzo Feltre Sospirolo Belluno Pedavena Auronzo Selva ULSS 1 Lentiai Provincia Mel Agordo ULSS 2 Fonzaso La Valle D3 Belluno Vigo Livinallongo Lozzo S. Stefano Soverzene S. Giustina Trichiana Cencenighe Longarone S. Pietro Danta Farra Colle Vodo S. Gregorio Borca Italia Puos S. Vito Alano Sappada Veneto Vas S. Nicolò Taibon Limana Quero Sedico Ponte L indice di dipendenza giovanile 2 ci indica quanti giovani sono a carico di ogni attivo. L indice Provinciale è di 19,5 contro il 21,3 regionale e nazionale. Abbiamo un minor numero di giovani a carico ma questo, a differenza del precedente, non è un dato positivo e, purtroppo, il campo di variazione tra i Comuni non è ampio perché si parte dai minimi di Zoldo Alto (13,6), Forno di Zoldo (15,3), Zoppè di Cadore (15,4), Rocca Pietore (15,5) al massimo di 24,5 di Perarolo, Soverzene (23,5), Colle Santa Lucia(23), Taibon (22,6) tra i quali solo Taibon Agordino ha un numero di giovani elevato, per gli altri si tratta di carenza di attivi piuttosto che di vitalità demografi- 1 Indice di dipendenza anziani = rapporto percentuale avente a numeratore la somma tra la popolazione di e più e al denominatore la popolazione da 15 a 64 anni moltiplicato 100. Indica quante persone anziane sono teoricamente a carico di cento persone attive. 2 Indice di dipendenza giovanile = rapporto percentuale avente a numeratore la somma tra la popolazione di 0-14 anni e al denominatore la popolazione da 15 a 64 anni. Indica quanti giovani sono teoricamente a carico di cento persone attive. 55
58 ca. Ci sono solo 19,5 giovani ogni 100 attivi, come sarà intuibile guardando la piramide delle età. Se consideriamo i giovani inattivi fino a 19 anni, allora l indice migliora, ma di poco e abbiamo solo 26,2 giovani ogni 100 attivi su base Provinciale e 25,9 giovani ogni 100 attivi nell ambito ULSS 1. La classe d età giovanile sulla quale più pesantemente s è abbattuta la riduzione della natalità, è quella che nel 2009 aveva tra i venticinque e i ventinove anni, ovvero, i nati tra il 1975 e il 1980, che si riducono, dal 2000 al 2009, da a 6.582, con un calo di unità pari al - 30,6%. La classe d età anni cala di unità, pari a -17,6%. La classe d età tra i quindici e i diciannove anni segna un inversione di tendenza, poiché dal 2000 al 2009, cresce di novantaquattro unità, pari all 1,7%. Sono i ragazzi tra i quali iniziano a pesare in modo sempre più rilevante i nati da cittadini stranieri che, tra i quindici e i diciannove anni, sono 709 su rappresentando circa il 7,6% di questi giovani, mentre gli stranieri sono su 9.631, pari al 10,7%, nella classe e sono su , pari al 12,3% della classe A dispetto delle percentuali i nati da cittadini stranieri pesano di più sulle classi d età inferiori poiché nessuno degli stranieri tra i venti e i ventinove anni è nato in Provincia di Belluno. Per completare il quadro si ricorda che i bambini da zero a quattro anni, figli di genitori stranieri, sono 984 su un totale di loro coetanei rappresentando così l 11,1% del totale. Grafico n.24 Variazione numero di giovani classi d età. Provincia di Belluno, Nel grafico seguente si può verificare la variabilità dell indice di dipendenza giovanile nei Comuni della Provincia di Belluno. Quanto più basso è l indice, tanto minore è il numero di giovani a carico di 100 attivi. E anche possibile verificare, sui due grafici, il diverso peso che giovani ed anziani impongono agli attivi, ma il più elevato indice di dipendenza giovanile (24,5) è di tre punti e mezzo inferiore al più basso indice di dipendenza degli anziani (28). Grafico n.25 Indici dipendenza giovani, per Comune, Distretto, ULSS, Provincia e Regione
59 Perarolo Soverzene Quero Alano Colle Taibon S. Vito Lozzo Sedico Borca Vallada Lentiai Livinallongo S. Gregorio Comelico Cortina Veneto Italia Ospitale S. Nicolò Pieve di C Cibiana S. Giustina Farra Auronzo Voltago Trichiana Vas Falcade Longarone Pedavena Canale ULSS 2 Mel D1 Cadore Ponte Fonzaso Provincia Limana Belluno Sappada Calalzo Alleghe ULSS 1 Puos D3 Belluno D2 Agordo Cesiomaggio Feltre Sospirolo Rivamonte La Valle Vigo S. Pietro Cencenighe Agordo Castellavazzo Arsiè Pieve d'a Selva Domegge Valle Seren Tambre Chies Sovramonte S. Tomaso Gosaldo Danta Lorenzago S. Stefano Vodo Lamon Rocca Zoppè Forno Zoldo Alto L indice di dipendenza totale (detto anche di carico demografico), ci dice quante persone non attive ci sono ogni 100 attivi. È chiaro che comunità nelle quali l indice supera il sessanta sono comunità fragili che derivano la propria ricchezza da trasferimenti, piuttosto che da centri di produzione del valore aggiunto. Nel grafico seguente è possibile valutare, in sintesi, la situazione nei Comuni, nei Distretti, nelle ULSS e in Provincia. Grafico n.26 Indici di dipendenza totale, per Comune, Distretto, ULSS, Provincia e Regione Cibiana Vallada Gosaldo Lamon S. Tomaso Voltago Ospitale Arsiè Comelico Cortina Perarolo Falcade Canale Chies Pieve di C Alleghe Sovramonte Lentiai Zoppè Soverzene D2 Agordo Forno Auronzo Cesiomaggio Lozzo D1 Cadore Rocca Pedavena Tambre Livinallongo Rivamonte Calalzo Belluno Mel Colle ULSS 1 Provincia ULSS 2 Feltre Sospirolo Zoldo Alto Fonzaso Domegge Pieve d'a Alano S. Vito Valle S. Giustina Castellavazzo Trichiana D3 Belluno Borca Seren Lorenzago S. Gregorio La Valle Longarone Agordo Farra Veneto Taibon Vigo Selva Quero Italia S. Pietro S. Nicolò Vas Cencenighe Sedico Puos Sappada S. Stefano Danta Limana Vodo Ponte L indice di dipendenza totale è continuamente cresciuto negli ultimi dieci anni, per il concorso di due fenomeni correlati, che sono la crescita del numero d anziani e il progressivo erodersi degli attivi contrastato solo dalle migrazioni interne (che ne espandono il valore in comuni a quote basse a spese dei comuni montani) e dalla immigrazione estera che si spalma nei Comuni ad elevato indice produttivo (perché esprimono domanda di lavoro) e in quelli marginali, a ridosso dei primi (perché offrono immobili d abitazione a prezzi convenienti). Nel grafico emergono due eventi significativi, il primo consiste nella crescita, in tutti gli ambiti territoriali, dell indice di carico, che induce a pensare ad un fenomeno non locale ma endogeno alla comunità regionale, anche se esaltato in montagna, il secondo è l accelerazione dell indice in Cadore, negli ultimi tre anni, che gli fa supera- 57
60 re gli indici d altri territori e raggiungere i valori da primato dell Agordino. Probabilmente è l effetto del brusco ridimensionamento degli attivi nel Distretto, dovuto alle recenti difficoltà economiche. Grafico n.27 Variazione indici di dipendenza totale per Distretto, ULSS, Provincia e Regione ,0 54,0 52,0 50,0 48,0 46,0 44,0 42,0 D 1 Cadore D 2 Agordo D 3 Belluno ULSS 1 Belluno ULSS 2 Feltre Provincia Belluno Veneto Anche l indice di struttura 3 ci dice che le comunità sono fragili. Esso indica che nella popolazione attiva prevalgono le classi d età più elevate (40-64) rispetto a quelle più giovani (15-39). Nella nostra Provincia l indice è di 121 nel 2006, contro la media veneta di 108, e la media italiana di 105. Il dato varia dal massimo di Zoldo Alto (154.3), Cibiana di Cadore (154,1), Rocca Pietore (144,5), Perarolo di Cadore (140,6), ai minimi di Alano di Piave (97,8), Quero (98,9), Vas (103,4) che sono tre comuni ad elevata immigrazione e che, quindi, ospita tra gli attivi un maggior numero di giovani. Grafico n.28 Indici di struttura per Comune, Distretto, ULSS, Provincia e Regione Cibiana S. Nicolò Zoppè Colle Gosaldo Zoldo Alto Rocca S Gregorio S. Vito Borca Arsiè Cortina S. Stefano Perarolo Pieve di C Vallada Soverzene Alleghe Domegge Lamon D1 Cadore Chies Voltago Pedavena Rivamonte Canale Sovramonte Vodo Fonzaso Calalzo Auronzo Valle Vigo Forno Cesiomaggiore Castellavazzo Belluno Sospirolo ULSS 1 Seren Lorenzago D2 Agordo S. Pietro Agordo Provincia Falcade D3 Belluno Longarone Limana La Valle Feltre ULSS 2 S. Tomaso Ospitale Sappada Trichiana Tambre Mel Selva Lozzo Comelico Cencenighe Lentiai S. Giustina Danta Puos Vas Pieve d'a Ponte Taibon Sedico Farra Italia Livinallongo Veneto Quero Alano 3 Indice di struttura = percentuale di popolazione in età anni sulla popolazione anni. Indica il grado di invecchiamento della popolazione attiva: tanto più basso è l indice tanto più giovane è la popolazione in età lavorativa. 58
61 E utile valutare anche l indice di ricambio 4 che indica la capacità di assicurare la sostituzione degli attivi. L indice Provinciale è 153,2, e ci dice che nei prossimi 5 anni non riusciremo a sostituire gli attivi che cesseranno di lavorare, che saranno 146 ogni cento nuovi attivi potenziali giovani. E l indice di ricambio più elevato tra le Province venete, superiore alla media regionale (119,8) e nazionale (130,2). In undici Comuni (9 dell ULSS 1) questo indice supera il 200 (che significa che due attivi cessano l attività contro un solo giovane che diventerà attivo): Vallada Agordina (328), Danta di Cadore (246), Vodo di Cadore (237), Rocca Pietore (219), Lorenzago di Cadore (217), Sappada (212), Gosaldo (211), Zoldo Alto (202). Zoppè di Cadore (520) ha un indice tremendo, poiché cinque cesseranno l attività contro uno che li dovrebbe rimpiazzare. Un solo Comune ha indice inferiore a 100 ma non è nell ULSS 1 ed è Quero (95,2). I Comuni dell ULSS con il miglior indice di ricambio sono Farra d Alpago (104), Canale d Agordo (104,2), Selva di Cadore (112.5). Solo sei Comuni hanno un indice inferiore alla media regionale. Tutti gli altri non sono in grado di assicurare il ricambio della popolazione attiva e questo significa che i residenti in questi comuni, nei prossimi cinque anni, sono destinati a diventare più poveri se non accadono crescite dei flussi migratori. Grafico n.29 Indici di ricambio per Comune, Distretto, ULSS, Provincia e Regione Zoppè Vallada Danta Sovramonte Vodo Rocca Lorenzago Sappada Gosaldo Arsiè Zoldo Alto Alleghe S. Pietro Valle Soverzene Cibiana Domegge Vas Vigo Forno La Valle Longarone Cortina Auronzo D1 Cadore Comelico Fonzaso Borca Sospirolo Limana Pieve di C Chies S. Vito Mel Pedavena Falcade Cencenighe Lamon ULSS 1 Sedico S. Stefano Belluno Ospitale Provincia D3 Belluno D2 Agordo Lentiai Pieve d'a Colle S. Tomaso ULSS 2 Voltago Calalzo Rivamonte Tambre S. Giustina Agordo Feltre Cesiomaggiore Castellavazzo S. Gregorio Seren Trichiana Italia Lozzo Ponte S. Nicolò Puos Livinallongo Taibon Veneto Perarolo Alano Selva Canale Farra Quero I Comuni con buoni indici di ricambio sono tutti con consistenti presenze di cittadini stranieri. Il Distretto con l indice più elevato è il Cadore con 172 mentre gli altri due Distretti hanno lo stesso indice pari a 151. In precedenza abbiamo valutato l indice di vecchiaia ma appare utile, prima di chiudere questa prima parte valutare anche l indice d invecchiamento 5. In Provincia è uguale a 22,5% ed era il 22,4% nel 2005, nel Veneto era 20,1%, in Italia era 19,7%. Il dato è confermato dalle posizioni più critiche di Cibiana (33,3), Gosaldo (31,3), Lamon (30,3) e S. Tomaso Agordino (29,0), dove un terzo della popolazione è anziana e le posizioni meno preoccupanti di Taibon Agordino (19,2), San Nicolò Comelico 19,2%, Sedico (18,73), Quero (18,2), Ponte nelle Alpi (18,1). Si conferma il primato del Distretto Agordino con 23,7 contro il dato dei Distretti Cadore (23,1) e Belluno (22,1). 4 Indice di ricambio della popolazione in età attiva = rapporto tra coloro che stanno per uscire dalla popolazione in età lavorativa (età anni) e coloro che vi stanno per entrare (età anni). 5 Indice di invecchiamento = Popolazione residente di 65 anni di età ed oltre diviso la popolazione residente totale moltiplicato x 100, misura il peso percentuale degli anziani sul totale dei residenti. 59
62 Il risultato di questa rapida evoluzione demografica è visibile analizzando i saldi naturali (Nati vivi-morti) e i saldi migratori interni, esteri e totali (iscritti alle anagrafi comunali meno i cancellati per altri comuni italiani o per stati esteri). Il saldo naturale indica se una comunità è in grado, da sé, per forza endogena, di assicurare il ricambio dei suoi componenti in tutte le classi d età. I saldi migratori indicano invece la capacità attrattiva di un comune (solitamente legata alle occasioni di trovare occupazione o abitazione a prezzi inferiori) oppure la sua scadente capacità a trattenere i residenti (solitamente legata a scarse opportunità occupazionali, costi elevati della residenza, mancanza di servizi adeguati). Rilevante è anche l evoluzione dei saldi naturali, un loro continuo valore positivo o negativo indica un progresso o un regresso demografico, che si esprime, in sintesi, con il tasso di crescita (la somma dei saldi naturali e migratori), che è un sistema molto efficace per misurare la salute demografica di una popolazione. Vediamo come sono cambiati i saldi naturali negli ultimi otto anni, nel grafico seguente. Grafico n.30 Evoluzione dei saldi naturali per Distretto e per ULSS Distretto 1 Cador Distretto 2 Agord Distretto 3 Bellun Ulss 2 Feltre Ulss 1 Belluno Dal 2001 il saldo naturale è negativo e oscilla intorno a -70 persone ogni anno in Provincia e a -420 nel ULSS 1. 6 Il saldo naturale è stato, più o meno, simile per maschi e femmine fino al 2000, da allora in poi quello femminile è peggiorato rispetto quello maschile recuperando, in parte, il gap nel Le variazioni annuali per Distretto del saldo naturale si muovono in media intorno al 10% mentre tra le due ULSS quello feltrino (18,2%) è il doppio di quello bellunese (7,5%) I Comuni dell ULSS 1 che hanno avuto, nel 2009, i saldi naturali positivi sono stati Danta di Cadore (+5 = 9,8 x 1000), S. Nicolò Comelico (+3, 7,3), Perarolo (+2, 5,4), San Vito di Cadore (+9, 4,8), La Valle Agordina (+3, 2,6), che hanno piccoli numeri e riferiti a un solo anno, ma sono segnali di resistenza al declino che appare inarrestabile. I Comuni che hanno saldi molto negativi, in riferimento alla popolazione residente, sono O- spitale (-6, -17,2), Zoldo Alto (-17, -15,8), Gosaldo (-12, -15,6), Voltago (-14, -14,4), che hanno riduzioni assai più consistenti dei timidi saldi positivi prima citati e che confermano il declino delle aree marginali Provinciali. 6 Il saldo naturale italiano diventa positivo nel 2004, quello veneto nel 2000, quello vicentino è positivo dal 1993, quello veronese dal 1999, quelli veronese e padovano dal 1995, quelli bellunese, veneziani e rodigini sono sempre negativi, la Provincia di Belluno, in particolare ha il tasso naturale negativo più elevato (-3,15) dopo Rovigo che ha un tasso del -3,72. 60
63 Grafico n.31 Variazioni assolute medie decennali, e triennali, ( ) del saldo naturale per Comune. Provincia di Belluno Media Media S. Vito Alano Taibon Quero Lorenzago Perarolo Vas S. Nicol Zopp Danta Borca Soverzene Cibiana Trichiana Colle Alleghe Selva Livinallongo Sedico Vodo Rivamonte Sappada Canale Ospitale Vallada S. Tomaso Lozzo Pieve di C Cencenighe Valle Castellavazzo Ponte Calalzo Farra S. Gregorio S. Pietro La Valle Chies Falcade Puos S. Giustina Vigo Gosaldo Comelico Domegge Lentiai Pieve d'a Sospirolo Sovramonte Tambre Zoldo Alto Rocca S. Stefano Voltago Cortina Limana Cesiomaggiore Agordo Fonzaso Seren Auronzo Forno Longarone Mel Pedavena Arsi Lamon Il peso dei saldi su mille residenti sono negativi per il Cadore (- 111, -6,4), per l Agordino (- 103, -5), e il Bellunese (- 269, -3,8); l ULSS 1 perde, nel 2009, 483 residenti, con un indice del -3,8 per mille, l ULSS 2 perde 233 residenti pari al -2,8 per mille. I saldi migratori mantengono stabile la popolazione residente e sono, in media, di immigrati l anno. Dal 2001 hanno compensato il saldo naturale, costantemente. Il saldo migratorio consiste nella differenza tra le iscrizioni e le cancellazioni nei Comuni riferite a persone che si trasferiscono da altri comuni italiani (saldo migratorio interno) e da altri stati (saldo migratorio estero). I saldi migratori maschili e quelli femminili hanno valori e andamenti simili. Si ricorda che il saldo naturale Veneto, dal 2000, è positivo. Grafico n.32 Saldi migratori interni per Distretto e ULSS Distretto 1 Cadore Distretto 2 Agordo Distretto 3 Belluno Ulss 2 Feltre Il saldo migratorio interno c informa di una mobilità che ha caratteri territoriali assai marcati e fa emergere la scarsa capacità attrattiva di flussi interni, caratteristica del Distretto 1 Cadore, il più colpito da saldo naturale negativo; lo stesso tipo di situazione, meno grave, riguarda anche il 61
64 caso agordino. Appare invece discreta la capacità del Distretto bellunese, che attrae nuovi residenti da Comuni sia bellunesi sia del resto d Italia, soprattutto dal sud. Nel primo caso l effetto di questi flussi assume il significato di uno svuotamento dei Comuni in quota ed è un fatto negativo, nel secondo caso si tratta di un effettiva capacità attrattiva che consolida la comunità del Distretto. La situazione dell ULSS 1 in complesso è negativa, con un indice migratorio, negli anni considerati, di -58, all opposto invece la situazione dell ULSS 2, che attrae in media 190 nuovi residenti ogni anno. I dati medi non rendono giustizia della complessa dinamica migratoria comunale ma, nel grafico seguente, è possibile confrontare le variazioni medie di breve e di lungo periodo per ogni comune. Grafico n.33 Variazioni assolute medie decennali e triennali ( ), del saldo naturale per comune. Provincia di Belluno Media Media Sedico S. Giustina Limana Feltre Belluno Puos Cesio Trichiana Seren Rivamonte Longarone Rocca Farra Perarolo Mel Soverzene Comelico Fonzaso Colle S. Nicol Sospirolo S. Gregorio Cibiana Pedavena S. Vito Canale Gosaldo Zopp Danta Borca Selva La Valle Vodo S. Pietro Vigo S. Tomaso Sappada Voltago Zoldo Alto Forno Ospitale Tambre Lorenzago Alano Alleghe Cencenighe Lentiai Arsi Vallada Pieve d'a Livinallongo Pieve di C Taibon Agordo Chies Lamon Castellavazzo Falcade S. Stefano Auronzo Valle Vas Sovramonte Quero Domegge Ponte Lozzo Calalzo Cortina I flussi migratori prevalenti non sono interni ma esterni, e rappresentano circa l 80% del totale. Si affronterà in altra sede l analisi approfondita dei flussi migratori esteri in termini qualitativi qui si tratta solo di definirne le dimensioni. Grafico n.34 Saldi migratori esteri per Distretto e ULSS Distretto 1 Cador Distretto 2 Agord Distretto 3 Bellun Ulss 2 Feltre 62
65 Il saldo migratorio è positivo dal 2001, ma risente in modo diretto e rilevante dei momenti di difficoltà economica dei Distretti, è ben evidente l effetto della crisi della fine del 2008 su questo tipo di flussi. In questo caso nelle due ULSS si equivalgono, e ciò significa che l ULSS 2 (in media un saldo positivo di 369 persone l anno) ha una più rilevante capacità attrattiva dell ULSS 1 (che attira in media 464 persone l anno). Per valutare bene il carattere di luogo d immigrazione è opportuno valutare le medie di lungo e di breve periodo per ogni Comune perché il dato distrettuale spesso nasconde contraddizioni rilevanti all interno dei territori analizzati. Grafico n.35 Variazioni assolute medie decennali, e triennali, ( ) del saldo migratorio estero per Comune Sono state escluse Belluno (254,4 e 352) e Feltre (134, 157) per non appiattire il grafico. Media Media Belluno Feltre Sedico Ponte Mel Alano S. Giustina Quero Farra Cortina Limana Agordo Pieve di C Sospirolo Cencenighe Longarone Seren Cesiomaggio Pedavena Lentiai Trichiana Sovramonte Fonzaso Puos Valle Lamon Arsiè Lozzo Domegge Auronzo Forno Pieve d'a Calalzo Chies Comelico S. Gregorio S. Vito Sappada Zoldo Alto Castellavazzo Taibon La Valle Vigo Alleghe Borca Falcade Rivamonte Rocca Tambre Vas Canale Livinallongo Vodo Gosaldo S. Stefano S. Tomaso Selva Voltago Vallada Cibiana Ospitale S. Pietro S. Nicolò Perarolo Soverzene Lorenzago Colle Zoppè Danta I Comuni con superiore capacità attrattiva di flussi dall estero, in rapporto ai propri residenti, sono Ponte nelle Alpi, Lozzo di Cadore, San Nicolò Comelico, Farra d Alpago, Belluno, tra i feltrini emergono Vas e Quero. Valutando l insieme dei saldi relativi ai flussi migratori interni ed esteri e, in più quelli relativi ad altri motivi (ad esempio i trasferimenti tra case di riposo, per ricoveri ospedalieri o in comunità, ecc), si ha un quadro della mobilità dei migranti per scelta o per necessità. Grafico n.36 Saldi migratori totali per Distretto e ULSS Distretto 1 Cado Distretto 2 Agor Distretto 3 Bellu Ulss 2 Feltre
66 Il contributo delle migrazioni che rappresentano meri spostamenti entro la comunità Provinciale o vere proprie immissioni di nuove persone nel tessuto sociale Provinciale e dell ULSS 1, appare in tutta la sua importanza, perché ripiana e contrasta efficacemente, ma in modo congiunturale e non strategico, la perdita costante di componenti autoctoni dalla quale si salvano solo 7 Comuni in Provincia e quattro nell ULSS 1. I due Distretti che non riescono a compensare l emorragia di residenti, soprattutto negli ultimi due anni, sono l Agordino e il Cadore, che ospitano comunità nelle quali nemmeno il saldo migratorio totale è in grado di frenare l esodo e il declino, come lo Zoldano, Gosaldo, S. Tomaso, Santo Stefano e Calalzo di Cadore. Ancora meglio illustra la situazione, il saldo demografico totale, che considera i saldi migratori e naturali insieme, in una sintesi che ci permette di calcolare i tassi di crescita naturale e totale, che sono una sorta di certificato dello stato di salute demografica di un territorio. Il saldo totale conferma lo stress demografico grave cui sono sottoposte le comunità bellunesi poste in quota o marginali ed enfatizza i problemi interni all ULSS 1 che riguardano i Distretti 1 e 2. Lo si vede con chiarezza senza contraddizioni evidenti nel grafico seguente. Grafico n.37 Saldi demografici totali per Distretto e ULSS Distretto 1 Cador Distretto 2 Agord Distretto 3 Bellun Ulss 2 Feltre E sufficiente vedere, nel dettaglio comunale del grafico seguente, la polarizzazione tra pochi Comuni fortemente attrattori (tutti in Valbelluna) e molti comuni che subiscono la loro forza attrattiva. Solo perché i Comuni periferici hanno raggiunto il limite invalicabile della destrutturazione demografica, non ci sono dei saldi totali ancora più negativi. I dati medi di breve e lungo periodo non sono esposti a valutazioni condizionate dal contingente, indicano tendenze di fondo, che maturano per cause endogene ed esogene concatenate e tenaci che agiscono fino alla conclusione degli eventi determinati, salvo mutamenti imprevedibili poco probabili ma da non escludere a priori. Le comunità, per occuparci solo di quelle nel territorio dell ULSS 1, come Belluno, Limana, Ponte nelle Alpi, Puos e Farra d Alpago, dovrebbero interrogarsi su quali basi costruiscono la loro espansione demografica (e immobiliare) attuale. Perché lo svuotamento del territorio circostante presto presenterà il conto dello squilibrio prodotto, con la complicità dell assenza di politiche attive per il consolidamento della residenza in montagna. Così come dovrebbero interrogarsi le comunità vittime di questa forza centrifuga, che espelle con formidabile continuità i residenti attivi più giovani dai loro paesi. Calalzo, Santo Stefano di Cadore, Forno di Zoldo, Domegge, Cortina d Ampezzo e Falcade saranno le prossime vittime dello spopolamento e della perdita di controllo sulle dinamiche evolutive (economiche ma non solo) locali. Dopo la marginalizzazione, per ora irrecuperabile, di Gosaldo, Rivamonte, San Tomaso, Danta, 64
67 Comelico Superiore, Zoldo Alto, è ora il turno di comunità che apparivano, solo dieci anni fa, solide e in grado di resistere con le proprie forze allo spopolamento montano. Grafico n.38 Variazioni assolute, medie decennali e triennali ( ), del saldo migratorio estero per Comune Media Media Belluno Sedico Feltre S. Giustina Limana Alano Ponte Trichiana Puos Mel Farra Cesiomaggior S. Vito Seren Quero Sospirolo Rivamonte Perarolo Soverzene Cencenighe S. Nicol Borca Cibiana Colle Pieve di C S. Gregorio Longarone Zopp Canale Comelico Selva Danta Lentiai Vodo Alleghe Lorenzago Sappada Fonzaso Rocca Taibon Agordo La Valle Ospitale S. Tomaso Gosaldo Vigo Pedavena Zoldo Alto S. Pietro Pieve d'a Livinallongo Vallada Sovramonte Chies Tambre Vas Castellavazzo Lozzo Voltago Auronzo Valle Falcade Cortina Domegge Forno S. Stefano Arsi Calalzo Lamon La questione non è indifferente per l ULSS 1. Il rarefarsi delle comunità in Cadore ed in A- gordino (ma lo stesso vale per la periferia dell ULSS 2), renderanno più costosi i servizi sociali erogati a domicilio. Meno relazioni ci sono più servono servizi pubblici che sostituiscono le reti di cura e prevenzione spontanee. Diventerà più complesso garantire la sostenibilità, economica e tecnica, delle strutture sanitarie periferiche, come i presidi ospedalieri di Agordo e Pieve di Cadore. Sarà più complicato realizzare economie di scala in periferia perché non ci saranno più i numeri di utenza che giustifichino gli investimenti. E tempo che le comunità escano dalla loro autoreferenzialità e comprendano la difesa dell identità locale, si pratica meglio se si rimane vivi. Se si ritiene impietosa questa diagnosi, si osservino i grafici seguenti. Grafico n.39 Variazioni del saldo migratorio totale, tra le Provincia venete Verona Vicenza Belluno Treviso Venezia Padova Rovigo Veneto Nord-est Italia ,9 8,6 6,7 9, ,3 4,2 5,4 2,
68 Nel confronto tra saldi migratori si vede come il fenomeno è generale, ma si vede anche che la Provincia di Belluno segue il destino comune arrancando sullo sfondo e vivendo di riflesso i fenomeni regionali che la coinvolgono. Grafico n.40 Variazioni del tasso di crescita naturale 7, tra le Provincia venete ,1-3,9-3,1 Verona Vicenza Belluno Treviso Venezia Padova Rovigo Veneto Nord-est -3,5 Italia -3,3-3,7-3,5-3, Come per una tara ereditaria, le comunità bellunesi e rodigine, subiscono l insulto di una marginalità imposta da politiche urbane miopi ed incapaci di cogliere i nessi della complessità, che legano inestricabilmente i destini dei centri a quelli delle loro periferie. Grafico n.41 Variazioni del tasso di crescita totale 8, tra le Provincia venete Verona Vicenza Belluno Treviso Venezia Padova Rovigo Veneto Nord-est Italia ,8 4,7 3,6 5, ,9 0,9-0,2-0, Forse la consapevolezza di essere giunti a un tasso di crescita totale negativo, dopo averlo già sfiorato nel 2005, in conseguenza della prima crisi economica congiunturale del 2003, ci potrà 7 Il tasso di crescita naturale è la differenza tra il tasso di natalità e di mortalità intesi come numero di bagnati e di morti ogni 1000 abitanti. 8 Il tasso di crescita totale è dato dalla somma del tasso di crescita naturale e il tasso migratorio totale. 66
69 far comprendere l elevato grado di vulnerabilità che l indebolimento demografico produce nell intera struttura sociale. Apparentemente la costruzione è solida ma le fondamenta, i pilastri, le travi, sono erose e infragilite da una costante e instancabile opera di demolizione della capacità portante della struttura sociale. Abbiamo descritto brevemente i due aspetti più importanti della rivoluzione demografica avvenuta, in altre parole il ribaltamento del peso sociale tra giovani e anziani, e la trasformazione della Provincia da luogo d emigrazione a luogo d immigrazione dove i cittadini stranieri sono circa dodici mila e la capacità attrattiva delle nostre comunità non è stata in grado di colmare il vuoto lasciato dalla riduzione delle nascite. L erosione delle comunità avviene, però, anche in altro modo, finora ci siamo occupati dei giovani e degli anziani, quelle che potremmo chiamare le ali di una comunità robusta. Fuori di metafora, la ricchezza e l esperienza degli anziani dovrebbero servire alla crescita di un numero sufficiente di giovani al fine di garantire il ricambio della popolazione attiva. Come stanno gli attivi nell ULSS 1 e nell intera Provincia? Grafico n.42 Andamento della popolazione potenzialmente attiva anni. Provincia di Belluno Maschi Femmine Maschi Femmine Si parla di attivi potenziali perché la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze non lavorano prima dei 19 anni, ma anche gli attivi veri sono in diminuzione. La popolazione anziana è in veloce crescita e i giovani sono in leggera ripresa e prolungano il tempo nel quale sono a carico dei genitori (molti di loro fino a anni). Questo significa che gli attivi devono assumersi il compito di garantire il reddito a una popolazione non attiva in crescita, e questo è difficile da sostenere anche in una comunità ricca, se non si modifica il sistema del welfare e non si affrontano i problemi del ricambio generazionale. Secondo i dati Nord Est 9 la Provincia dal 2006 al 2025 avrà bisogno di integrare almeno attivi ogni anno perché i ritmi di crescita attuali soddisfano solo per il 55% la domanda di attivi. 9 Nord Est 2007, Rapporto sulla società e l economia, Marsilio, Venezia,
70 Grafico n.43 Andamento della popolazione potenzialmente attiva anni. ULSS 1, Maschi Femmine E evidente che in assenza di politiche demografiche sui saldi naturali, questo gap sarà colmato da flussi di migranti. Ci piaccia o no, se la crisi economica attuale non produrrà effetti di stagnazione duraturi, la comunità bellunese nel 2020, vedrà la presenza di almeno mila immigrati che renderanno il quadro delle relazioni comunitarie multiculturale, creando nuove opportunità di crescita, una maggiore flessibilità del lavoro e una più rilevante instabilità dei residenti. In particolare sarà necessario progettare e attuare un piano d integrazione dei minori, figli di migranti, perché la loro inadeguata integrazione è fonte di gravi problemi se non è sottoposta a continua e attenta manutenzione. Il deficit di risorse umane in Provincia di Belluno, è il più consistente tra le province del Veneto, tranne quella di Rovigo, che ha un deficit del 49%. Si segnala che la Provincia di Trento ha un deficit del 30% e Bolzano del 16%. Per garantire l attuale capacità di produrre reddito sarà necessario che un po meno della metà dei nuovi assunti sia trovata tra gli immigrati. Avremo modo di ridiscutere di questo ma l insufficiente dotazione di risorse umane sarà uno degli elementi centrali su cui si gioca il futuro economico e sociale dei comuni dell ULSS 1 e della Provincia. Si consideri, nel valutare il dato, che, diversamente da altre Province, abbiamo già spinto al massimo possibile l occupazione femminile e, quindi, non potremo nemmeno ovviare a questo deficit migliorando l avviamento al lavoro delle donne perché esso è già, da ora, superiore a quello maschile. Si potranno recuperare delle donne al lavoro solo se saremo capaci di assicurare loro migliori opportunità di carriera, una migliore distribuzione del carico delle cure dei figli e dei genitori anziani, altrimenti anche questa risorsa, in parte ancora disponibile, non sarà utilizzabile. E anche vero che la maggior parte degli anziani ha buona salute, è attiva e rappresenta una risorsa affettiva, culturale ed economica per le famiglie e spesso sostituisce servizi che la pubblica amministrazione non riesce ad erogare e favorisce la solidità delle comunità. Gli anziani sono un onere pesante per le famiglie solo se non autosufficienti, e questo riguarda il 12% delle famiglie e il 10% degli anziani. Gli interventi per favorire la filiazione, assicurare cure adeguate per gli anziani non autosufficienti e facilitare l integrazione degli immigrati sono sicuramente le tre sfide più importanti da affrontare nei prossimi dieci anni per garantire un maggiore equilibrio demografico della popolazione Provinciale. Nella struttura della popolazione residente per stato civile, si nota la riduzione del peso dei coniugati (48,8%), rispetto ai celibi (39,5%), ai vedovi (10%) e la crescita dei divorziati che sono 68
71 l 1,7%. E evidente anche la predominanza dei maschi tra i celibi e delle donne fra le vedove che sono l 86,3%, contro il 13,6% dei maschi. Grafico n.44 Composizione per stato civile e genere. Provincia e ULSS 1, Maschi Femmine Maschi ULSS 1 Femmine ULSS Celibi Nubili Coniugate/i Divorziate/i Vedove/i Dopo questa breve presentazione dei mutamenti demografici, è utile rappresentare la distribuzione per generi e per classi di età che tradizionalmente sono chiamate le piramidi delle età. Grafico n.45 Piramide demografica della popolazione residente. Provincia di Belluno, e Femmine Maschi >= Femmine Maschi Nel caso della Provincia di Belluno è dal 1971 che non si può più parlare di piramide, poiché la distribuzione della popolazione per classi di età determina una figura geometrica simile ad un prisma nel 1991, per assumere nel 2001 la forma di una cipresso, con un tronco sottile (le classi più giovani) una folta chioma (gli attivi) e una punta che si stringe verso l alto (gli anziani). Nel grafico seguente si rappresenta la stessa piramide, definita con maggiore precisione evidenziando lo stato civile dei residenti totali divisi per anno di età e per genere. 69
72 Grafico n.46 Piramide demografica della popolazione residente. Provincia di Belluno, e più Celibi Coniugati Vedovi divorziati Nubili Coniugate Vedove divorziate L evidente frattura nella continuità delle classi d età è il frutto della selezione avvenuta durante e subito dopo la 1 guerra mondiale. L evidente frattura nella è il frutto della selezione della 2 guerra L espansione delle classi d età è il frutto del baby boom degli anni Il calo della natalità e della fecondità è evidente per rapidità ed effetti che si stabilizzano dal La descrizione grafica della distribuzione per anno d età della popolazione residente, distinta per stato civile, c informa di molti eventi trascorsi e ci permette di prevedere alcuni effetti futuri con grande attendibilità. Il primo degli eventi prevedibili è che gli ultra novantenni saranno, nel prossimo decennio, destinati a crescere, perché la classe d età oltre i novanta attuale è artificialmente ridotta dall effetto selettivo della prima guerra mondiale. Si vede chiaramente che gli ottantottenni sono tre volte più numerosi degli ottantanovenni. L effetto della crescita dei grandi vecchi, con l elevata incidenza che in questa classe d età hanno le patologie inabilitanti e croniche, è facilmente intuibile. Si nota poi come lo status di vedovo e divorziato è uno status in prevalenza femminile e che pesa sempre di più al crescere dell età. Se ne può dedurre che la perdita di relazioni significative, con tutte le conseguenze del disagio sociale connesso, è un evento più esteso tra le donne. Ciò rende meno complicato l intervento di prevenzione e cura, poiché le donne hanno maggiori risorse relazionali degli uomini, quindi, a parità di condizioni, riescono ad affrontare meglio e con maggiore autonomia, la vedovanza. Il terzo elemento visibile è che il ricambio della popolazione attiva è impossibile, nei prossimi venti anni, alimentandolo solo con la capacità riproduttiva della popolazione fertile (che comprende anche gli immigrati residenti). L indice di ricambio Provinciale (popolazione di anni diviso quella di per 100) è 153 (pari al 65% degli attivi sostituibili), che rappresenta il rapporto esistente tra i attivi che smetteranno di lavorare nei prossimi quattro anni, e i non attivi che, teoricamente dovrebbero iniziare a lavorare. Di questi novemila, al massimo inizieranno a lavorare in mille, visto che gli iscritti alle scuole medie superiori sono circa L indice di ricambio, in dieci Comuni, è superiore a 200, in altri 37 è superiore a 150, in altri 28 è superiore a 100 e solo a Quero, comune con il massimo numero d immigrati, è uguale a 95,2. 70
73 Nel territorio dell ULSS 1, l indice di ricambio medio è di 157 (pari al 68% degli attivi sostituibili, ovvero che escono e che entrano), nel Distretto 1 Cadore è uguale a 172 (pari al 52%), nel Distretto 2 Agordo e nel Distretto 3 Belluno, è 151 (pari al 66%). Si ricorda che l indice di ricambio Veneto è 119 e quello nazionale è 130. Un altro indice che chiarisce la questione è quello di sostituzione (persone con età tra i 10 e i 19 anni diviso le persone con età 50-59), che è del 60% in Provincia e nelle ULSS 1 e 2 ; è 60% in Cadore, il 66% in Agordino e il 63% nel Bellunese. Se usiamo un indice non formale ma più aderente alla situazione reale, ovvero il rapporto tra la classe decennale e quella l indice di sostituzione migliora un poco ma la situazione non cambia in sostanza poiché abbiamo la capacità media di sostituzione in Provincia del 70%, del 68% nell ULSS 1 e del 73% nell ULSS 2, 62% in Cadore e del 70% negli altri due Distretti, contro una media nazionale dell 89% e veneta dell 83%. La carenza d attivi è una vera e propria emergenza socio economica, e produrrà almeno quattro effetti negativi sulle politiche sociali nel caso di ripresa economica: 1) Si ridurrà la produzione di reddito perché la carenza di lavoro ridurrà la produzione, quindi, ci saranno meno risorse locali per le politiche sociali. 2) Gli attivi presenti dovranno lavorare di più, quindi, avranno meno tempo da dedicare alle attività di cura verso figli e genitori anziani. 3) Ci sarà una tensione sul mercato del lavoro per indurre le donne attive non occupate a occuparsi, anche se abbiamo già il più elevato indice regionale di donne attive occupate (superiore al 60% nel 2008). Siccome sono principalmente le donne a occuparsi del care-giving, è evidente quale sarà la conseguenza di questa induzione all occupazione. 4) L insufficiente disponibilità di manodopera indurrà le imprese (sta già avvenendo) a ridurre le attività ad alta intensità di lavoro poco qualificato nelle manifatture e a spostarsi in attività ad alta intensità di capitale, che esigono meno lavoro ma più qualificato e specializzato. 10 Questo, evento non del tutto sicuro per l insufficiente propensione delle manifatture venete e bellunesi alla innovazione tecnologica, determinerebbe grosse difficoltà per le lavoratrici d età superiore ai cinquanta anni e qualche possibilità in più per giovani laureati e diplomati che oggi hanno grandi difficoltà di accesso al mercato del lavoro locale. Questa evoluzione, qualora accadesse, produrrebbe non pochi problemi in termini di esclusione sociale e di estensione della povertà di genere. Nel caso, più probabile, del perdurare della recessione economica gli effetti negativi sarebbero ancor più gravi e produrrebbero ancora più pressione sul versante dell aumento dei bisogni sociali. In particolare nei seguenti ambiti: 1) Stabilizzazione della disoccupazione (ora in parte nascosta) e fine delle protezioni ordinarie e straordinarie della cassa integrazione, con aumento dei bisogni economici e dell esclusione sociale. 2) Acutizzarsi dei bisogni economici degli immigrati residenti stabili (la maggior parte) che non possono accedere a reti di protezione familiari locali né rientrare nel paese d origine (quelli che potevano farlo l hanno già fatto). 3) Incentivo ulteriore alla fuga dei giovani diplomati e laureati (nel 2007 il 62% dei laureati veneti lavorava fuori regione) e ulteriore riduzione del tasso di ricambio degli attivi. 5) Acutizzarsi della precarietà dell occupazione, con consolidamento dei contratti a tempo determinato e crescente difficoltà delle giovani famiglie. I due scenari non hanno solo aspetti negativi. Ad esempio una riduzione delle opportunità di lavoro o l insufficiente retribuzione dei lavori disponibili potrebbe indurre parte delle donne attive a rioccuparsi dei propri genitori anziani o avere più tempo per i propri figli riducendo la domanda di servizi residenziali e domiciliari. Non crediamo, però, che questa ipotesi possa essere considerata positiva da chi vi sia costretto da ragioni economiche. 10 Vedi paragrafo 3.3 del capitolo Dinamicità del tessuto produttivo in Rapporto statistico 2009, il veneto si racconta, Direzione statistica regionale del Veneto, Ve, In questo testo si afferma che gli addetti nell industria nel 1991 erano il 56,3%, nel 2001 erano il 51,4%, nel 2008 erano il 47,8%. 71
74 L assenza di prospettive d occupazione dipendente potrebbe incoraggiare lo spirito d iniziativa dei giovani e indurli a produrre servizi, anche alle persone, nell ambito delle imprese private e della cooperazione, investendo il patrimonio della loro famiglia d origine e accontentandosi di retribuzioni modeste. Si potrebbe continuare ma non è necessario. La ragione per la quale sono state accennate queste osservazioni di scenario, è più limitata, ovvero, mettere in evidenza i cambiamenti avvenuti nelle comunità bellunesi. Essi costringono i soggetti che erogano servizi socio sanitari a ridiscutere le strategie e le priorità da privilegiare nel quinquennio considerato nel Piano di Zona. La situazione nell ULSS 1 non è diversa da quella illustrata. La possiamo confrontare nei grafici seguenti: Grafico n.47 Piramide demografica della popolazione residente nell ULSS 1, e più 90 Celibi Coniugati Vedovi divorziati Nubili Coniugate Vedove divorziate Tranne che per rapporti quantitativi, la realtà dell ULSS 1 non è molto diversa da quella della Provincia, proprio perché cittadini italiani su (il 60%) risiedono nel suo territorio e lo stesso vale per i stranieri su (55%). Molto più interessante osservare, nei grafici seguenti, le piramidi d età, per Distretto e dell ULSS 2 di Feltre. Nel Valutare i Distretti appare in tutta evidenza quanto sia fragile la componente giovani nel Distretto 1 Cadore dove i giovani fino a 24 anni sono, in percentuale, meno che negli altri Distretti (20,9% contro il 21,3% e il 21,5%). Di conseguenza ha un indice di ricambio peggiore degli altri. Emerge anche la particolare densità di donne anziane vedove, di età 79, 84, 86, 88 anni, nel Distretto Agordino. La classe d età più numerosa in Agordino ha 44 anni (1966) contro i 41 (1969), nel Distretto 3 Belluno e i 42 (1968), nel Distretto 1 Cadore. Nell ULSS 1 l anno d età più numeroso è il 44 (1966) e nell ULSS 2 è il 42 (1968), come nel totale Provinciale. 72
75 Grafico n.48 Piramide demografica della popolazione residente Distretto 1 Cadore e più 90 Celibi Coniugati Vedovi divorziati Nubili Coniugate Vedove divorziate Grafico n.49 Piramide demografica della popolazione residente Distretto 2 Agordo e più 90 Celibi Coniugati Vedovi divorziati Nubili Coniugate Vedove divorziate
76 Grafico n.50 Piramide demografica della popolazione residente Distretto 3 Belluno e più 90 Celibi Coniugati Vedovi divorziati Nubili Coniugate Vedove divorziate Grafico n.51 Piramide demografica della popolazione residente ULSS e più 90 Celibi Coniugati Vedovi divorziati Nubili Coniugate Vedove divorziate
77 E interessante anche valutare quale sia il peso degli immigrati per anni di età, sulla popolazione Provinciale e, di conseguenza, sui territori delle ULSS e dei Distretti dell ULSS 1. Lo possiamo vedere nel grafico seguente. Grafico n.52 Piramide demografica della popolazione straniera residente Provinciale, con la distribuzione per età dei cittadini stranieri e più 90 Maschi italiani Maschi stranieri Femmine italiane Femmine straniere Si nota immediatamente quale sia la funzione demografica principale dei residenti stranieri. Essi consolidano la parte più giovane e gli attivi e non pesano quasi per nulla sulla popolazione residente di età superiore ai sessanta anni. Essi, in questo modo, riducono l indice di vecchiaia di 11,2 punti in Cadore, di 10,3 in Agordino, di 16 punti nel Bellunese, di 13,5 punti nell ULSS 1, di 20 punti nell ULSS 2 e di 16 punti nella media Provinciale. In media, in Provincia, senza immigrati, ci sarebbero 982 bambini da 0 a 4 anni in meno (-470 nell ULSS 1), due bambini in meno ogni 100 residenti e alcune scuole elementari non avrebbero un numero sufficiente d alunni per rimanere operative. Senza immigrati avremmo ragazzi da zero a diciotto anni in meno (-1471 nell ULSS 1). Avremmo attivi (da 19 a 64 anni) in meno ( nell ULSS 1). Nella Provincia di Belluno, a fine 2008, c erano maschi stranieri e donne straniere. Continua, quindi, a esserci una netta prevalenza femminile, tra le quali l età prevalente è trentanove anni (163) mentre l età prevalente dei maschi è trentatré anni (208). Analizzando la piramide dell età dei residenti stranieri, in Provincia di Belluno, su dati del 2008, è evidente il peso che hanno gli attivi sul flusso immigratorio, essi giungono fin qui per lavorare e solo poi, quando si consolidano i contratti di lavoro, si trova un abitazione con contratto d affitto regolare e si è ottenuta una carta di soggiorno si provvede ai ricongiungimenti familiari e si comincia a pesare sull indice di natalità e di fecondità totale. La natalità tra gli immigrati cresce 75
78 dal 1999, ovvero dieci anni dopo l inizio di flussi significativi, infatti, i nati da cittadine straniere e- rano il 6,8% del totale del 2002 e sono il 13,3 % nel Grafico n.53 Piramide demografica della popolazione straniera in Provincia di Belluno e più 90 Maschi stranieri Femmine straniere Per terminare questa parte, che si presterebbe a un insieme assai più articolato di considerazioni, vale la pena presentare il confronto tra il peso percentuale delle diverse età nei Distretti e nelle ULSS, oltre che nell intera Provincia, diviso per generi. Da questo confronto sui dati assoluti si può notare il peso delle reciproche relazioni tra ambiti ricostruendo con maggiore precisione i pesi delle diverse comunità in cui si vede chiaramente che il Distretto 2 Agordo è una minoranza tra i tre Distretti e, di conseguenza, quello che meno influenza il dato generale dell ULSS e della Provincia. Si può notare anche che la distribuzione per anni segue un modello dal quale ci sono pochi scostamenti che assumano un significato diverso dall eccezione che conferma regole. Se invece si relativizzano i dati assoluti trasformandoli in pesi percentuali delle popolazioni per anni d età ci si scorge presto che le variazioni per Distretto assumono una rilevanza differente. Si nota, per fare un esempio che il Distretto Agordino evidenzia sempre una predominanza delle classi d età anziane di genere femminile e degli ottantenni maschi, e una rilevanza dei giovani che contrasta il fenomeno dell invecchiamento di più e meglio che negli altri territori. L efficacia di questo strumento sta nei dettagli, e non è questa la sede d analisi troppo raffinate. Per trarre il meglio basta dire che le comunità bellunesi, dell ULSS 1 o 2 hanno condiviso un identico destino d impoverimento relazionale del capitale sociale e spopolamento dei residenti, che questo fenomeno colpisce in modo più robusto le comunità in quota e marginali e in modo risolutivo (nel senso di una reale perdita di tessuto comunitario) in alcuni luoghi, nei quali si sommano i due caratteri della quota e della marginalità. Per dirne alcuni: Gosaldo, San Tomaso Agordino, Danta, Cibiana di Cadore, Zoldo Alto, Zoppè di Cadore, Forno di Zoldo, Rocca Pietore. In questi 76
79 luoghi sarà molto complicato ricostruire strutture sociali efficienti e fornire loro servizi adeguati senza politiche dedicate allo scopo, che siano in grado di progettare investimenti almeno ventennali al fine di ripopolare i Comuni. Grafico n.54 Confronto piramidi demografiche per Distretto, ULSS, Provincia Provincia D1 Cadore D2 Agordo D3 Belluno ULSS 1 ULSS e più Grafico n.55 Confronto peso percentuale delle popolazioni per anno d età per Distretto, ULSS, Provincia ,0% 1,5% 1,0% 0,5% M Provincia M D1 Cadore M D2 Agordo M D3 Belluno M ULSS 1 M ULSS 2 F Provincia F D1 Cadore F D2 Agordo F D3 Belluno F ULSS 1 F ULSS 2 0,0% -0,5% e più -1,0% -1,5% -2,0% Per una prima ricognizione questa parte generale può essere sufficiente. Ci occuperemo nella parte seguente delle dinamiche familiari. 77
80 Analisi della situazione socio economica dell ULSS 1 Belluno. Parte terza: Le relazioni familiari. La famiglia bellunese, come nelle altre province venete, ha subito vasti e profondi mutamenti che ne hanno modificati il ruolo sociale e quello dei suoi componenti. La funzione sociale della famiglia, le relazioni tra coniugi, con i figli, con la parentela, la sua relazione con la rete degli altri istituti sociali, è cambiata. Una famiglia, per essere considerata tale, ha bisogno di quattro elementi distintivi: il dono e la generatività che sono il fondamento della discendenza generazionale, la reciprocità e la sessualità che sono il fondamento della relazione di coppia tra i coniugi. Il dono è inteso come modello valoriale della relazione, il generare ha rilevanza di fine o intenzione della relazione, per la quale la sessualità è intesa come mezzo (naturalmente, nella relazione coniugale, la sessualità ha senso in proprio anche senza fine generativo) mentre la reciprocità è l aspetto normativo corrente (molto eroso dal recente ideologismo liberista). Se manca uno di questi elementi, avremo altre forme di convivenza ma non si potrà parlare di famiglia in modo pertinente. Questa precisazione di metodo non ha nulla a che fare con un giudizio nel merito della relazione tra partner con o senza figli. E una mera constatazione del ruolo sociale che ha ancora la famiglia come istituzione sociale. Per consuetudine si parla, in questo periodo in cui i mutamenti familiari sono giunti a maturazione, di nuove famiglie o di famiglie plurali. Accettiamo questa comoda semplificazione dicendo che di queste nuove famiglie ce ne sono almeno nove oltre a quella che definiremo tradizionale : 1. Le famiglie estese o complesse: ospitano più nuclei di almeno due generazioni, figli sposati che convivono con i genitori di uno dei coniugi, nonni che convivono nella famiglia dei nipoti, ecc. 2. Famiglie monoparentali e monogenitoriali: formate da un genitore con uno o più figli, sono il frutto di una vedovanza o di un divorzio oppure da persone che hanno la potestà su figli non loro. 3. Famiglie monogenerazionali: formate da coppie d anziani oppure da anziani che vivono insieme, ad esempio due sorelle vedove che convivono. 4. Famiglie unipersonali: formate da vedovi, separati e divorziati senza figli o con figli che vivono soli o single. 5. Famiglie ricostruite: formate da almeno uno dei due coniugi divorziato/a che celebrano un nuovo matrimonio. I nuovi coniugi possono avere o non avere figli nati dal precedente matrimonio. 6. Famiglie di fatto: formate da coppie eterosessuali che non hanno celebrato matrimonio, conviventi more uxorio, unioni di fatto, partership domestiche, con o senza figli,. 7. Famiglie multietniche: formate da partner di cittadinanza ed etnia differente, assumono rilevanza solo per l aspetto normativo poiché il matrimonio può essere civile italiano (o dell UE) ma può anche essere civile secondo la legge di un altro stato extra UE. 8. Convivenze omosessuali: formate da partner dello stesso sesso che possono avere o non avere dei figli conviventi. 9. Famiglie LAT (living apart together): coppie conviventi, con o senza matrimonio, che convivono per periodi ricorrenti non continuativi, ad esempio nei week end, sono dette anche coppie pendolari. Questo elenco è solamente esemplificativo. Basta prendere le tipologie ricordate e mescolarle per comprendere quanti stratagemmi inventano gli individui della nostra specie per sfuggire alla solitudine. Alcune di queste convivenze mancano dei requisiti per essere considerate famiglie, nel senso definito in premessa ma, nel nostro caso, faremmo bene a considerarle come se lo fossero. L Istat definisce la famiglia come un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o vincoli affettivi, dimoranti abitualmente nella stessa abitazione. Il concetto di famiglia così sintetizzato è molto vasto e va oltre l idea di nucleo familiare che comunemente si può avere, giacché anche una persona sola costituisce una famiglia. 78
81 La crescita e la diversificazione delle forme delle famiglie s inseriscono in un fenomeno che ha radici europee e nazionali, in particolare per quel che riguarda l aumento di quelle formate da persone sole. La crescita del numero di famiglie è stata continua a partire dal 1951, quando le famiglie erano , per diventare, nel 2009, Una crescita di famiglie, pari al 59,6% dal 1951, mentre, dal 2001, sono cresciute di unità, pari al 10,1%. Le famiglie uni-personali erano nel 1961, sono diventate circa trentacinque mila nel 2009, crescendo, a un ritmo assai più veloce del totale delle famiglie; dal 2001, sono cresciute del 33,4%. Queste famiglie unipersonali sono, per la maggior parte, formate da donne anziane e vedove, in maggioranza residenti nelle località periferiche e in quota dei Comuni. Sono quella parte della popolazione che non ha subìto la crescente mobilità verso fondovalle tipica dell ultimo trentennio di storia demografica. Grafico n.1 Famiglie in Provincia di Belluno Famiglie Unipersonali Questo è accaduto contemporaneamente alla riduzione del numero di residenti e, quindi, poteva accadere solo riducendo il numero dei componenti. E quello che è accaduto, il numero medio dei componenti per famiglia, in Provincia di Belluno, s è ridotto da 3,90 del 1951 ai 2,22 del 2009 contro i 2,47 nazionali e i 2,49 del Veneto. Il calo dei componenti prosegue, sia pure più lentamente, anche negli ultimi nove anni. In Veneto, nel 2006, il 36% dei maschi con più di sessanta anni viveva da solo ed era nella stessa situazione il 69,6% delle femmine. Grafico n.2 Numero medio dei componenti per famiglia bellunese. Provincia di Belluno ,0 3,8 3,90 3,6 3,4 3,50 3,2 3,14 3,0 2,8 2,6 2,4 2,79 2,57 2,38 2,36 2,31 2,31 2,30 2,28 2,25 2,22 2,2 2, La diminuzione del numero di componenti è determinata dal calo della fecondità, che riduce il numero di figli per coppia, e dalla drastica riduzione dei matrimoni. Anche in Provincia appare evidente la crescita delle famiglie formate da una sola persona che erano il 16,4% del totale nel
82 e sono diventate il 30,1% nel 2001, mentre le famiglie con sei o più figli sono diminuite dal 4,3% allo 0,6%. Va rilevato che, già dal 2001, molti paesi europei avevano una percentuale di famiglie unipersonali superiore al 30%, quando l Italia ne aveva solo il 20,6%. Per comprendere la particolare situazione della provincia di Belluno è necessario confrontare la situazione con quella delle altre delle province venete ed è quello che si vede nel grafico seguente: Grafico n.3 Variazione del numero medio di componenti x famiglia, ,70 2,60 2,50 2,40 2,30 2,20 2,30 2,31 2,32 2,30 2,30 2,28 Verona Vicenza Belluno Treviso Venezia Padova 2,28 2,25 2,22 Rovigo Veneto Italia 2, E visibile la particolarità della situazione bellunese, dove il numero medio di componenti per famiglia è nettamente inferiore a quello delle altre Province e, necessariamente, anche della media regionale e nazionale. C è una particolarità bellunese nel quadro regionale che rende la famiglia più fragile, meno capace di garantire condizioni idonee per la nascita dei figli (ricordo che anche natalità, fertilità e nuzialità sono inferiori alla media regionale e ai dati delle altre province venete), che espone i propri membri più facilmente alla solitudine della vedovanza in età anziana, alla solitudine da separazione e divorzio (per le persone più giovani), che sono spesso fonte di grave disagio. Il disagio si può manifestare in molti modi e con diverse intensità ma è sempre il risultato di un ridursi delle reti relazionali significative. Esso espone anche al rischio povertà e all esclusione e all emarginazione. Per valutare la situazione in modo più approfondito è necessario scendere nel dettaglio dell ULSS 1 e dei suoi distretti. Nei grafici seguenti si possono valutare estensione e profondità dei mutamenti che hanno investito le famiglie nell ULSS 1. Grafico n.4 Dati sulla variazione delle famiglie. ULSS 1, e ULSS 2, Ulss 1 Belluno Ulss 2 Feltre
83 Le famiglie nell ULSS 1, dal 2001 al 2009, sono cresciute di unità, pari al 9,4%, nell ULSS 2 sono cresciute di unità, pari all 11,2%. La comunità dell ULSS 2 ha subito una trasformazione un poco più rilevante proprio per il suo carattere maggiormente urbano. Vediamo come sono cambiate le famiglie nei distretti dell ULSS 1. Grafico n.5 Dati sulla variazione delle famiglie. Distretto 1 Cadore, Grafico n.6 Dati sulla variazione delle famiglie. Distretto 2 Agordo, Grafico n.7 Dati sulla variazione delle famiglie. Distretto 3 Belluno,
84 Nel distretto 1 Cadore, dal 2001, le famiglie sono cresciute di unità, pari al 9,2%, nel Distretto 2 Agordo, sono cresciute di 146 unità, pari all 1,6%, nel Distretto 3 Belluno, sono cresciute di unità, pari al 12%. E abbastanza rilevante la regolarità della relazione tra il grado d inurbamento (in senso culturale non urbanistico) e il tasso di crescita delle famiglie, infatti, è il distretto di Belluno che segna la variazione più consistente. Scendendo ancor più nel dettaglio, nel distretto Cadorino i comuni con le variazioni (dal 2001) più rilevanti sono Auronzo, con una crescita del 24,5%, seguito da San Vito con + 20,6% e Borca con +19,5%. Spiccano le variazioni negative di Cibiana, -9,6%, Lozzo (- 0,2%) e Vigo (- 1,8%). Nel Distretto 2 Agordo, i Comuni con le variazioni (dal 2001) più rilevanti sono Cencenighe con una crescita del +5,3%, Agordo con +5%. Emergono le riduzioni di Gosaldo, con 7,8%, San Tomaso, con 4,8%, Selva di Cadore con -3,3%; sono negative le variazioni anche di Alleghe, Rivamonte e Vallada dove la riduzione della popolazione prevale su qualsiasi altro fenomeno tipico della modernità demografica. I saldi negativi di molti Comuni e la moderata crescita di altri, spiegano la variazione minima del +1,6% dell intero Distretto. Nel Distretto 3 Belluno, i Comuni con le variazioni (dal 2001) più rilevanti sono Limana, con una crescita del +20,7%, Belluno con +15,4%, Puos d Alpago con +14,9%, Ponte nelle Alpi con +12,8%. Emergono le riduzioni di Zoppè con -7,2% e Ospitale con -1,3%. I comuni con forza attrattiva interna e riferita all immigrazione straniera segnano crescite, i comuni marginali registrano continue perdite di residenti e di famiglie. Non stupisce la variabilità comunale ma appare utile confrontarne i dati nel grafico seguente: Grafico n.8 Dati sulla variazione delle famiglie bellunesi. ( ) 25% 20% 15% 10% 9,2% 12,0% 11,2% D1 Cadore D2 Agordo D3 Belluno ULSS 2 Feltre 5% 1,6% 0% -5% Auronzo San Vito Borca Cortina Pieve Domegge Valle Sappada Vodo Lorenzago Perarolo Comelico Santo Stefano San Nicolò San Pietro Danta Lozzo Calalzo Vigo Cibiana D1 Cadore Cencenighe Agordo Colle Voltago Taibon Livinallongo Canale La Valle Falcade Rocca Alleghe Rivamonte Vallada Selva S. Tomaso Gosaldo D2 Agordo Limana Belluno Puos Ponte Pieve Longarone Zoldo Alto Soverzene Castellavazzo Forno Farra Chies Tambre Ospitale Zoppè D3 Belluno Sedico Feltre Trichiana Giustina Alano Quero Pedavena Mel Lentiai S. Gregorio Cesio Seren Sospirolo Vas Fonzaso Sovramonte Lamon Arsiè Ulss 2 Ulss 1 Provincia -10% Si notano subito le situazioni demograficamente compromesse di Cibiana, Gosaldo, San Tomaso e Zoppè. Si evidenziano le contraddizioni più estese nell Agordino, dove sei Comuni su sedici perdono famiglie, oltre alla diminuzione di residenti. Emerge la similitudine di situazioni tra il distretto 3 Belluno e l ULSS 2 di Feltre, dove con l eccezione d Ospitale, Zoppè e Arsiè le famiglie sono in crescita ovunque,segno della capacità di questo territorio di attrarre residenti e famiglie da altri Comuni bellunesi e dall esterno. E utile confrontare le variazioni avvenute nel territorio dell ULSS 1 con ciò che è accaduto nel contesto veneto ed è possibile vederlo nel grafico seguente. 82
85 Grafico n.9 Dati sulla variazione delle famiglie bellunesi. ( ) 25% 20% 18,2% 16,2% 19,1% 16,6% 19,0% 17,1% 15% 14,2% 10% 9,2% 12,0% 9,2% 11,2% 10,1% 11,1% 5% 1,6% 0% Distretto 1 Cadore Distretto 2 Agordo Distretto 3 Belluno Ulss 1 Ulss 2 Verona Vicenza Belluno Treviso Venezia Padova Rovigo Veneto Italia La variazione percentuale delle famiglie in Veneto e in Italia è superiore a quella registrata nell ULSS 1. Il mutamento avvenuto non è stato così radicale come nel resto della regione. Si verifica quello che potremmo definire un ritardo nella reazione agli eventi che producono il mutamento sociale nel bellunese rispetto alla pianura. E un fatto già accaduto con altre variabili come, ad e- sempio, l instabilità coniugale e il calo della natalità, che determina allo stesso tempo un ritardo (una sorta di reazione conservatrice al cambiamento), che produce in ritardo, però, effetti più rilevanti degli stessi fenomeni. Altri elementi che spiegano l inferiore tasso di crescita delle famiglie, sono: a) il contemporaneo ridursi dei residenti, soprattutto delle coorti di giovani, dai venticinque ai trentacinque anni, che sono quelli che possono costituire nuove famiglie; b) il tasso d immigrazione che è inferiore a quello delle altre province venete che non riesce a compensare la riduzione degli autoctoni. c) il più basso indice di nuzialità di tutto il nord est. Le tre ragioni ricordate sono estendibili anche alla provincia di Rovigo che ha l indice simile al nostro. L effetto più rilevante dei cambiamenti citati sta nella crescita delle famiglie unipersonali. In questo il bellunese emerge perché dal 1991 al 2001 questo tipo di famiglie cresce molto più che nel resto della regione. Nel 1991 erano , nel nel 2009 circa 35 mila (stimate). Nel 2001, ultimo dato certo confrontabile, le famiglie unipersonali erano il 30% del totale contro una media veneta del 23,3% e italiana del 25%. Il Veneto, nel 2006, registrava una crescita limitata di questo tipo di famiglie perché ha un indice del 23,6% mentre nel bellunese erano già cresciute di 3 punti percentuali (33,3%). Questo primato è determinato dall elevato numero d anziani, che caratterizza la comunità provinciale e, specialmente, quella dell ULSS 1; il dato è confermato anche dalla crescita delle famiglie unipersonali degli ultraottantenni che crescono da a dal 91 al 2001, con un incremento del 41,4% che è inferiore alla variazione media veneta che, nello stesso periodo, fu del 70%. Sembrerebbe una crescita modesta rispetto al contesto ma, se si valuta l incidenza delle famiglie unipersonali degli ultraottantenni sul totale delle famiglie, si scopre che in provincia di Belluno la percentuale era del 6% contro la media veneta del 3,9%. Sono cresciute più lentamente perché da noi erano e sono molte di più, in termini percentuali, che nel resto della Regione. Le famiglie bellunesi hanno in media 2,2 componenti, che equivale a dire che c è un figlio ogni 5 famiglie, dato non corretto statisticamente ma efficace per dirci che il basso indice di natalità ha prodotto i suoi effetti e che la famiglia, come l intendiamo abitualmente (genitori e figli), non è più il modello predominante. In Italia, nel 2006 le famiglie con uno e due componenti, solitamente senza figli, erano il 53,3% del totale, quelle con 5 o più persone erano il 6,5%. Il quadro di rife- 83
86 rimento non è aggiornato ma i dati del prossimo censimento saranno disponibili in tempo utile per aggiornare le fonti. Pur non disponendo di dati aggiornati, relativi alla Provincia e all ULSS 1, abbiamo un riferimento al comune di Belluno, del 2007, nel quale si rileva che le famiglie composte da una sola persona e da due persone erano su ovvero il 66,7% del totale, crescendo, rispetto al 2001, di circa il 12%. Belluno non è l immagine precisa del resto del territorio, tuttavia è un indicatore dell evoluzione delle forme familiari locali. Grafico n.10 Variazione della struttura delle famiglie. Provincia di Belluno, e + Componenti per famiglia. 737 La crescita delle famiglie unipersonali è ben visibile, come la drastica riduzione delle famiglie con più di tre componenti: la famiglia bellunese prevalente è formata da una coppia con un figlio. L ultimo dato disponibile per l ULSS 1 è del 2003, e ci dice che le famiglie unipersonali erano il 33%, quelle formate da due persone erano il 26,4%, quelle di tre persone erano il 20,5%. Il distretto con il maggior numero di famiglie unipersonali era il Cadore. Si ricordi che per il numero delle famiglie unipersonali, il bellunese ha il record regionale e un indice percentuale superiore alle medie Veneta e Nazionale. Le famiglie formate da un solo componente sono, per la maggior parte, formate da anziani, in prevalenza femmine vedove che, nel 2009, erano su donne con più di 65 anni, contro i vedovi su maschi anziani. Esse erano il 52% delle anziane contro il 12% dei maschi. Le vedove con più di 75 anni erano , contro vedovi, la maggiore longevità femminile rende evidente questa maggiore dipendenza femminile in età avanzata. I celibi over 75 erano 2.413, 761 maschi e femmine; i divorziati over 75 erano 193, 84 maschi e 109 femmine. Non tutti gli anziani (over 75) vedovi, celibi, nubili e divorziati vivono soli ma, se ipotizziamo che un quarto di essi siano in questa condizione, sarebbero circa 10 mila e se un terzo di questi fossero in situazione di non autosufficienza, avremmo circa anziani in stato di bisogno assistenziale elevato. Si consideri che la stima è molto prudente, perché essa rappresenta il 51% dei percettori di pensioni d invalidità civile nel 2006, il cui importo medio mensile era di 455 euro. Le persone che percepivano una pensione di reversibilità o ai superstiti, nel 2006, erano in tutta la Provincia. Nei Comuni dell ULSS 1, al 2009, c erano anziani con più di settantacinque anni, di questi erano vedovi, celibi o nubili e divorziati e pertanto, potenzialmente, costitutivi di famiglie unipersonali. Semplificando, essi sono quella parte di famiglie i cui membri sono più esposti al rischio teorico di solitudine. Ipotizziamo che un terzo di questi, circa persone sia in stato di bisogno assistenziale socio sanitario. Nel 2009 c erano utenti a minima o ridotta intensità assistenziale, nelle case di riposo dell ULSS 1, 570 autosufficienti, 70 nel nucleo residenziale sanitario e 18 nella sezione ad alta protezione Alzheimer. C erano anziani che ricevevano una risposta ai propri bisogni assistenziali 84
87 entro le strutture protette residenziali. Sappiamo anche che anziani ricevevano un assistenza domiciliare (SAD), tra loro 607 ottenevano un servizio integrato (ADI) dal punto di vista sanitario perché in stato di salute che esigeva trattamenti sanitari. In questa ipotesi (ottimistica), tutti i potenziali utenti sono stati intercettati. Sappiamo che così non è, perché gli utenti dei servizi non sono tutti d età superiore ai settantacinque anni e perché almeno persone utilizzano l assistenza privata di badanti regolarmente assunte (che, però, non esclude la contemporanea fruizione di servizi domiciliari). Questo dato, imperfetto e stimato, permette di dare una prima spiegazione alla, altrimenti inspiegabile, bassa pressione sui servizi sia residenziali sia domiciliari. E paradossale che, a fronte di una espansione dell area del bisogno assistenziale, ci sia un numero di rinunce elevato alla prima assegnazione di un posto in Casa di riposo e un limitato utilizzo dei centri diurni. Appare quindi ragionevole pensare che le risposte organizzate sui territori dei Distretti, sia per la parte residenziale sia domiciliare, siano, attualmente, in grado di soddisfare la maggior parte delle richieste che emergono alla conoscenza dei servizi dell ULSS 1 e dei Comuni. Resta un area di sfrido tra la crescita dei bisogni, la capacità delle famiglie di organizzare un primo intervento con mezzi privati (badanti e familiari), parzialmente integrati dai servizi domiciliari, e la capacità di raggiungere con un adeguata informazione (e formazione) i potenziali utenti da parte dei servizi sociali dell ULSS 1 e dei Comuni. Nonostante questa residua capacità d auto soluzione, emerge un divario preoccupante tra la crescita dei bisogni degli anziani e la riduzione delle risorse umane, e in limitati casi, anche delle risorse economiche, con le quali le famiglie devono fronteggiare queste situazioni. Nelle altre famiglie nucleari o con più nuclei, si riducono le coppie con figli e crescono quelle senza figli e quelle formate da un solo genitore. Nel bellunese dal 1991 al 2001 sono cresciute le coppie senza figli, che erano nel 2001, segnando un incremento del 14,3%, calano le coppie con figli che erano nel 2001, con un calo del 5,8%, crescono di poco (+13 unità) le famiglie formate da un padre con i suoi figli (erano circa nel 2001 con un + 0,9%) e crescono molto (+ 601) le famiglie formate da una madre con i figli che erano nel 2001 con un incremento decennale dell 8,7%. Nei comuni dell ULSS 1, le crescite più significative delle le coppie senza figli, le registriamo a Zoppè, Longarone, Belluno e questo dato appare, con alcune eccezioni, più rilevante in aree urbane piuttosto che nei Comuni periferici, in alcuni dei quali 1 si registrano, invece, cali fino al 22% di questo tipo di famiglia. La riduzione delle coppie con figli è avvenuta soprattutto nei comuni di Borca di Cadore, Zoldo Alto, Domegge di Cadore, Cortina d Ampezzo e nelle Comunità montane del Centro Cadore e della Val Boite con cali dal 29% al 14%. In controtendenza Lozzo di Cadore. Il peso delle diverse tipologie familiari non è uguale nei diversi comuni. Ad esempio le coppie senza figli erano circa l 8,5% dell intera popolazione residente in tutta la Provincia nel 2001, però erano il 15,8% a San Vito e il 2,9% a La Valle Agordina, mentre la variabilità entro le diverse Comunità montane è più contenuta e variava dal 7,2% del Comelico al 9,2% del Bellunese. Questa tipologia familiare, in crescita, è circa un quinto delle famiglie bellunesi ma, anche in questo caso, la sua incidenza varia molto nei diversi Comuni. In generale questa tipologia familiare è meno presente nelle comunità d alta quota e nei paesi periferici e più rilevante nelle zone urbane (Belluno 21,5%), in quelle ad alta densità industriale (Longarone 24,2%, Calalzo 24,1%), in quelle a elevato sviluppo turistico (Cortina 20,7%, Falcade 20,3%) come modello più moderno. I comuni meno dinamici e più isolati tendono ad avere meno famiglie di questo tipo, come accade a Colle Santa Lucia (12,8%), Livinallongo (13,4%) e Rivamonte Agordino (14,7%). Nei nuclei, la famiglia con figli è la tipologia più diffusa, infatti, rappresenta il 37,5% delle famiglie bellunesi ma cambia dal massimo del 43,9% delle famiglie a Soverzene, ed è sopra il 40% in tutti i comuni con sviluppo economico più consistente, è al suo minimo a Gosaldo, con il 27,9% delle famiglie. La percentuale inferiore al 34% caratterizza tutti i comuni dell alta montagna bellunese, con le percentuali più basse, in relazione ai residenti, a La Valle, 5,6%, a Cibiana di Cadore, 11,7% 1 Erano: Borca di Cadore, Gosaldo, Rivamonte Agordino, Danta di Cadore, Rocca Pietore, Selva di Cadore, Vallada Agordina, Chies d'alpago, Pieve d'alpago, Colle Santa Lucia, Zoldo Alto, Forno di Zoldo, Falcade, Santo Stefano di Cadore. 85
88 86 Piano di Zona ULSS 1 Belluno e a Gosaldo, 12,9%. Nel 2006, nel Nord-est, le coppie con figli erano il 54,2%, in Italia il 57,2%, in Veneto il 57,9%; le coppie con un solo figlio in Veneto erano, nel 2006, il 47,8%, quelle con due figli erano il 44%, con tre o più figli erano l 8,2%. Il peso delle famiglie formate da un padre con i propri figli, nel 2001, era solo l'1,6% delle famiglie, variando dal 4,1% Vodo di Cadore, seguito da Zoldo Alto con il 3,2%, da Forno di Zoldo con il 3%, mentre il minimo, inferiore all'1%, riguardava i due Comuni di Soverzene e Cibiana. La Comunità montana in cui questa tipologia familiare era più diffusa, nel 2001, era la Longaronese Zoldano, con il 2,3% delle famiglie. Questo tipo di famiglia con un solo genitore è almeno raddoppiata nel 2009 nei comuni dell ULSS 1, con una crescita che segue i trend regionali, nonostante riguardi una minoranza delle famiglie monogenitoriali che in Italia, nel 2006, sono il 16,2 dei nuclei. La rilevanza delle famiglie formate da una madre con i figli era più consistente. In Provincia rappresentava l 8,7% delle famiglie ma c era un'incidenza superiore al 10%, in diversi comuni, come Livinallongo (13,4%), San Tommaso Agordino (12,2%), Vodo di Cadore (11,9%), seguiti da un gruppo di altri quindici comuni d alta quota. La minima incidenza di questa tipologia di famiglia era a La Valle Agordina (6,4%). In Italia nel 2006, i nuclei con monogenitore donna erano l 84%. Nelle famiglie unipersonali, qualora la persona sia donna, di solito ha la sola pensione ai superstiti o sociale. Le famiglie monogenitoriali, nel caso in cui i figli siano in giovane età e numerosi, il genitore lavori con orari rigidi e basse retribuzioni, è frequente il caso in cui si scende sotto la soglia della povertà. E un fatto che le famiglie venete che giungono con difficoltà alla fine del mese sono cresciute dal 26,6% del 2004, al 32,2% del 2008, com è rilevante sapere che il 6,9% delle famiglie venete ritiene, nel 2008, il proprio reddito assolutamente insufficiente, contro l 1,6% del Il 13,1% ritiene, nel 2009, che la propria situazione economica sia peggiorata, rispetto al 2008, contro il 2,7% che la pensava in questo modo nel La struttura delle famiglie ha subito anche cambiamenti qualitativi, come il calo e l instabilità dei matrimoni, la crescita di nuove forme di convivenza, il calo della fecondità e della natalità, la permanenza dei figli per un periodo lungo nella famiglia d origine e la crescita della mobilità. Questi aspetti sono già stati valutati nella seconda parte riguardante la demografia generale. Non c è dubbio che esiste una propensione al matrimonio insufficiente a garantire il mantenimento e la ricostruzione del tessuto delle reti familiari. Quali che siano le cause, appare urgente favorire la condivisione dei progetti di vita delle giovani coppie, sia nel matrimonio, sia in altri tipi di convivenza, sui quali fondare un patto tra genitori. La causa di questa scadente propensione a costituire nuove famiglie va ricercata soprattutto nella percezione ormai diffusa della incertezza del futuro, nella insufficiente diffusione della cultura dell assunzione delle responsabilità e nella insufficiente cura comunitaria per le opportunità di crescita e d emancipazione fornite ai giovani. La consistente presenza di popolazione anziana ha, negli ultimi anni, spostato l attenzione, gli investimenti e l attività della pubblica amministrazione verso i bisogni degli anziani (con lodevoli motivi e buoni risultati) e sono state trascurate le possibili attività di cura e di guida dei percorsi d emancipazione e autonomia dei giovani. Si ricorda che, a questo proposito, l ULSS 1 ha dedicato il 63% delle proprie risorse sociali all area anziani, la percentuale più elevata tra tutte le ULSS del Veneto. C è un generale disinteresse per la necessità di offrire ai giovani incarichi e compiti ambiziosi, difficili e duri, e palestre nell ambito del lavoro e della scuola nelle quali mettere alla prova le proprie capacità e i propri limiti. Il degrado della qualità dell insegnamento scolastico e delle prime occupazioni è, e continuerà a essere, uno degli elementi più rilevanti del ritardo con il quale i ragazzi e le ragazze bellunesi entrano nel mondo delle responsabilità adulte, compresa quella di costruire una propria autonoma e autosufficiente famiglia. A questo riguardo si osservi il ritardo con il quale i giovani lasciano la casa dei genitori, le loro scelte universitarie (di solito in ambito veneto), quanti genitori affidano i figli ai propri genitori, in luogo dei nidi e delle scuole materne, la minoritaria diffusione dell Erasmus e del servizio civile nazionale e internazionale, il basso livello (davvero preoccupante) della conoscenza delle lingue straniere, le aspettative prevalenti per un lavoro sicuro piuttosto che per il lavoro autonomo e la libera professione e un endemica incapacità di auto organizzazione.
89 Non è una critica alle giovani generazioni, per loro natura curiose, intraprendenti, aperte alle nuove esperienze, pronte ad allargare il campo dei propri interessi e disponibili al sacrificio pur di raggiungere mete ambiziose e difficili. Il fatto è che i giovani che manifestano queste qualità non sono né sostenuti né incoraggiati dalla comunità, timorosa di ogni mutamento, conservatrice, avvilita, rassegnata, che non espone ad alcun rischio i propri figli, che sono soddisfatti in ogni esigenza materiale ma privati d ogni prospettiva d impegno personale e collettivo nella comunità che, escludendoli da ogni rischio, rassicura sé stessa mentre svuota di ogni significato la loro esistenza. Separazioni e divorzi sono in continua crescita, con notevoli effetti sulla struttura familiare tradizionale. La separazione consensuale è la tipologia più utilizzata. In Veneto nel 2006, si sono separati consensualmente il 79% dei separati, in Italia il 78,3%. All atto della separazione i mariti avevano mediamente quarantadue anni e le mogli trentotto, nel Veneto i mariti hanno in media 40,3 anni e le mogli 37,4, ovvero, ci si separa prima che nel resto d Italia. La maggior parte (21%) delle separazioni avviene dopo quattordici anni di matrimonio. L età del marito più frequente (37%), al momento della separazione, era di anni, la loro età media al matrimonio era ventotto anni e alla separazione quarantadue, l età della moglie più frequente (43%), al momento della separazione, era di anni, la loro età media al matrimonio era venticinque anni e alla separazione trentanove. Grafico n.11 Separazioni per classi d età dei coniugi. Italia Età mariti Età mogli ed oltre La divorziabilità, è in costante aumento a livello nazionale (0,92 divorzi ogni mille abitanti in Italia nel 2005). Si tratta di un livello pari a meno della metà della media dei paesi europei (circa due divorzi ogni mille abitanti nei paesi UE27 nel 2005). Attualmente, le regioni del Nord Est evidenziano un livello più elevato di quello medio nazionale, mentre nei primi anni 90 i livelli del Veneto erano ancora inferiori a quelli medi nazionali. A Belluno nel 2003 (ultimo anno con dati disponibili su base provinciale), le separazioni omologate sono state 340, segnando una crescita, dal 1994, del 27,8%; i divorzi nel 2003 sono stati 230 e sono praticamente triplicati dal Nel corso del 2004, mentre 100 coppie si sposavano, complessivamente altre 51,2 si separavano (33,2) o divorziavano (18); nel solo Nord il numero delle separazioni e dei divorzi ogni 100 matrimoni celebrati sale a settanta, scendendo a 56,1 nelle regioni del Centro e raggiungendo il valore più basso al Sud (29,8). In Provincia a fronte di 100 matrimoni ci sono stati 57 tra separazioni (43,3%) e divorzi (29,3%) pari al 72,6% dei matrimoni. Si ricordi che il tasso di separazione e di divorzio in Veneto sono superiori a quelli nazionali. 87
90 Il dato del 2003 ci dice che il tasso di separazione coniugale, per mille abitanti, in provincia di Belluno, era 1,62 contro la media veneta di 1,37 e nazionale di 1,41. Il numero di separazioni ogni 1000 matrimoni, nel 2008 è stato 286 in Italia e 280 in Veneto. Grafico n.12 Tasso di separazione coniugale x residenti, nelle province venete ,00 1,80 1,60 1,62 1,40 1,38 1,33 1,20 1,20 1,00 0,80 0,60 0,40 Italia Veneto Verona Vicenza Belluno Treviso Venezia Padova Rovigo Grafico n.13 Tasso di divorziabilità x residenti, nelle province venete ,20 1,00 1,09 0,80 0,84 0,60 0,57 0,68 0,40 0,20 0,00 Italia Veneto Verona Vicenza Belluno Treviso Venezia Padova Rovigo Dai grafici è evidente che esiste un insieme di problemi che produce, in Provincia, un instabilità coniugale superiore a quella del resto del Veneto. Si consideri che in generale, in Italia, la casa dove la famiglia viveva prima del provvedimento del giudice è assegnata alla moglie nel 57,8% delle separazioni, al marito nel 24,9% e a nessuno dei due in circa il 15%. Se ci sono figli, dopo il divorzio, essi sono affidati alla madre (34,7%), al padre (2,6%), congiuntamente o alternativamente (62,1%). Il peso della cura dei figli, dopo il divorzio, è affidato in via principale alle madri ma, dopo l introduzione dell affidamento congiunto, nel 2005, la percentuale di affidamenti materni è scesa dal 82,7% al 34,7%. 2 Lo stesso effetto c è stato sull affidamento durante la separazione. Prima della legge erano affidati alle madri l 80,7% dei figli, dopo scende al 19,1%. Ai padri, prima e dopo la riforma si affidavano i figli nell 1,5% dei casi di separazione e il 2,6% dei casi di divorzio. 2 Istat
91 Grafico n.14 Tipi d affidamenti dei minori nelle separazioni. Italia e Veneto ,2 58,3 Veneto Italia 49,5 38,8 53,1 42, ,5 6,3 2 1,7 4,4 3,5 3 2,4 0 Minori affidati per minori % affidati esclusivamente alla madre % figli 0-10 anni affidati solo al padre % figli anni affidati solo al padre % affidati esclusivamente al padre % con affido congiunto e/o alternato % con affido congiunto e/o alternato nelle sep. Se produciamo un altro indice, che pone in relazione i divorzi con il numero di matrimoni annuo, ci accorgiamo subito della rilevanza affatto particolare che ha l instabilità coniugale nella nostra provincia. Il dato è elevato perché a produrlo concorrono il basso numero di matrimoni e l elevato numero di divorzi. Grafico n.15 Divorzi ogni 100 matrimoni nelle province venete ,00 30,28 25,00 20,00 20,14 15,00 15,83 17,00 10,00 5,00 0,00 Italia Veneto Verona Vicenza Belluno Treviso Venezia Padova Rovigo L elevato numero di separazioni e divorzi hanno una genesi e delle ragioni. In parte esse sono legate a un immagine della convivenza matrimoniale che raramente corrisponde alla realtà, complessa, del rapporto tra persone. Questa immagine non aderente alla realtà è il principale frutto delle famiglie nucleari con uno o due figli, che non riescono a educare, con l esperienza, all adattamento comunitario: le mediazioni tra fratelli educano a quelle tra coniugi o conviventi. I- noltre, sono sempre meno le persone che fanno pratica d allevamento di bambini (con tutte le mediazioni che impone) nell ambito delle famiglie d origine dove non c è più l opportunità di accudire a dei fratelli per il semplice motivo che non ci sono. Non a caso la maggior parte delle separazioni avviene dopo la nascita del primo o del secondo figlio. Gli stessi gruppi amicali (le classi di coscritti ) si sono ridotti di numero e non offrono sufficienti occasioni relazionali. In alcuni paesi i coscritti sono spesso da soli (o in due o tre) e questo riduce le opportunità di dialogo e di scontro e limita le esperienze di vita in comune. La riduzione delle relazioni familiari ai genitori (la mobilità allontana da nonni e zii), impoverisce la rete d esperienze vaste, ove il gruppo parentale ampio offriva una palestra protetta, nella quale 89
92 l educazione sentimentale, pur imperfetta e reticente, aveva un suo posto e importanza funzionale. Oggi le relazioni emotive e sentimentali non sono oggetto d educazione specifica o di manutenzione nel corso della crescita. Il clima culturale dominante pone al centro gli interessi economici e le soluzioni tecniche, che hanno emarginato i processi di costruzione di senso di sé e banalizzato le sue spiegazioni personali e comunitarie. Questo ha fortemente indebolito e resa precaria la costruzione identitaria, l immagine di sé come soggetto che interagisce ma, soprattutto, ha eliminato l apprendimento fondante dell identità personale come frutto delle relazioni. I giovani difettano d autostima (e la capacità di misurarla nelle relazioni positive e negative e nel conflitto) e l accettazione di sé che permette di affrontare le avversità e di accettare l imperizia e i fallimenti nell affrontarle. Solo una formazione all affettività consolida l identità, permette la collocazione entro una comunità, di cui ognuno è una parte, e protegge dall omologazione alienante. L apprendimento emotivo e affettivo è, per l equilibrio di una persona, la risorsa più preziosa, perché educa all empatia, al riconoscimento del bene individuale come parte del bene comune. Nella contemporaneità si ritiene che l educazione emotiva, sia automatica e naturale, e invece non lo è, perché sarebbe esattamente il principale compito culturale delle comunità umane. Le emozioni e i sentimenti sono la forza degli individui e delle comunità che li sostengono nell essere ciò che sono, li aiuta a non vivere vite degli altri ma le proprie. Non riconoscere i bisogni emotivi e affettivi rende deboli e incerti e, quindi, aggressivi e violenti, il cuore s inaridisce, l esistenza perde valore, il futuro si appiattisce sul presente, e il senso e la gerarchia degli eventi sono perdute. Ai giovani non servono tristissimi luoghi del divertimento obbligatorio, servono relazioni significative, come servono a tutte le persone, per tutta la vita. L ambiente familiare, per diversi motivi, manifesta evidenti difficoltà nell essere ancora il luogo nel quale si coltivano e si producono queste competenze relazionali. L instabilità coniugale che deriva, in parte, anche dalla scadente e- ducazione alla mediazione affettiva è, contemporaneamente, l effetto e la causa di nuove difficoltà relazionali. Un progetto di vita (com è una convivenza matrimoniale), abbandonato è, in ogni caso, un fallimento personale e un lutto per i partner, che, decidendo da adulti sono, in parte, attrezzati all insuccesso. In una certa misura essi sono consapevoli della possibilità di quest insuccesso e hanno strumenti per gestirlo, com è provato dal crescente numero di separazioni consensuali e degli affidi congiunti dei figli. I figli, invece, soprattutto se in giovane età, hanno pochi strumenti per interpretare una separazione e ancora meno per comprendere l ostilità tra i genitori e per elaborare un esperienza per loro imprevedibile. Per effetto delle separazioni e dei divorzi sono in crescita le famiglie mono-genitoriali, quasi sempre formate dalla madre e i figli, per l 83,3% in Veneto. Non tutte le convivenze sono conseguenza di una separazione o di un divorzio, molte sono sostitutive e/o precedenti al matrimonio e questa è una tendenza sempre più evidente e visibile anche in Provincia di Belluno. Non solo ci si sposa sempre meno e i matrimoni sono più instabili, ma ci si sposa sempre più tardi. In Veneto, ad esempio, nel 1971 l età media della sposa al primo matrimonio era di 23,5 anni, nel 2001 l età media era di 28,7 anni, nel 2008 era di 30,3 (quella dello sposo era di 33,4 anni). La principale conseguenza del ritardo dei matrimoni e della loro riduzione è il calo della fecondità. L Italia detiene uno dei più bassi livelli di fecondità in Europa. Nel nostro Paese, nel 2009, nascevano in media 1,41 figli per ogni donna in età feconda, nel Veneto erano 1,46 e nella provincia di Belluno erano 1,30. Dalla fine degli anni 70, s è verificata una riduzione del numero complessivo di figli per donna ma anche il posticipo dell esperienza riproduttiva, che ha portato al superamento del modello familiare centrato sui due figli: il figlio unico si configura sempre più come il modello familiare prevalente nel nostro paese. In Veneto, il 47% delle coppie (con figli) ha un solo figlio, il 44% ne ha due e l 8,2% tre o più. E evidente inoltre come la percentuale con un solo figlio aumenti al ridursi dell età della madre. Negli ultimi nove anni si assiste ad una lenta ripresa della fecondità e della natalità, anche nei Comuni dell ULSS 1, in parte sostenuta dal consolidarsi della residenza di consistenti flussi immigratori. Indubbiamente anche la crescita dell occupazione femminile ha inciso sul calo della fecondità, poiché la presenza femminile sul mercato del lavoro coincide con il periodo riproduttivo e della cura dei figli. C è uno stretto rapporto tra il primato bellunese in Veneto delle donne attive occupate 90
93 (61%) e una fecondità inferiore alla media veneta. La scelta dei coniugi tra lavoro e famiglia è fatta all'interno dell unione matrimoniale ma risente delle caratteristiche di genere. Il peso della maternità si scarica in prevalenza sulla madre. Il padre può ancora regolare i suoi tempi sulla carriera e sul lavoro mentre la donna deve mediare tra esigenze materne e professionali, tra produzione riproduzione. Se non cambia il costume nell assunzione delle responsabilità dei coniugi nei confronti dell allevamento dei figli, la realtà produttiva continuerà a essere un vincolo cogente e predominante nelle scelte riproduttive. L occupazione ritarda i tempi della maternità e i tassi d attività femminile diminuiscono al crescere del numero dei figli e, infatti, le trentenni senza figli hanno tassi d attività superiori a quelli delle trentenni con figli, mentre per le quarantenni tale differenza si dimezza. Negli ultimi anni il mercato del lavoro ha assorbito sempre più donne determinate a rimanervi e, più elevato, è il titolo di studio delle donne, meno sono disponibili a rinunciare al lavoro per un figlio. 3 La rinuncia ad avere un secondo figlio, anche se desiderato, s inserisce in questo contesto. In Italia il 20% delle donne occupate al momento della gravidanza non lo è più dopo la nascita del primo figlio. Il nubilato e la rinunzia alla procreazione sono stati il prezzo da pagare per le donne che s impegnano in professioni impegnativa e, proprio per questo, totalizzanti. Questo può essere cambiato solo se la comunità maschile prende atto che l assenza di un eguaglianza di fatto, nella distribuzione dei compiti familiari e nei luoghi delle professioni è un danno sia per le donne che la subiscono, sia per gli uomini che la praticano. In economia e nelle relazioni sociali non esistono leggi indiscutibili, tutto è oggetto di contrattazione, compresi i ruoli sociali, soprattutto se non sono più vantaggiosi per la comunità. Se uomini e donne partecipano in modo uguale al mercato del lavoro, è necessario ridiscutere la divisione delle attività e responsabilità tra generi nell ambito familiare. Se si vogliono comunità in grado di rigenerarsi e mantenersi, è necessario investire in servizi all infanzia. Il primo dei servizi a una famiglia con figli sono i nidi, che sono utilizzati dai genitori lavoratori dopo il puerperio (tre mesi dopo il parto) oppure, dopo i successivi sei mesi di maternità facoltativi, che possono essere utilizzati dalla madre e dal padre del neonato. Alla coppia è consentito ottenere un altr anno di permesso non retribuito ma le recenti modifiche del mercato del lavoro impediscono, di fatto, l utilizzo di questa possibilità. Il bambino a nove mesi solitamente può essere accolto in un nido. La Ragione Veneto riconosce diversi tipi di nidi individuati dalla legge regionale 32/90: 1. l asilo nido, è un servizio d interesse pubblico rivolto alla prima infanzia e ha finalità di assistenza, di socializzazione, e di educazione, nel quadro della politica di tutela dei diritti dell infanzia; 2. l asilo nido minimo, è un servizio d interesse pubblico rivolto alla prima infanzia il cui numero di potenziali utenti è inferiore a quello minimo di trenta; 3. il nido integrato, consiste in un asilo nido all interno di una scuola dell infanzia. Le differenze consistono fondamentalmente nell integrazione psicopedagogica con la scuola dell infanzia; 4. il nido famiglia, è un servizio finalizzato a valorizzare il ruolo dei genitori nell intervento educativo prevedendone il diretto coinvolgimento nella conduzione e nella gestione del servizio; 5. il nido aziendale, è un servizio realizzato presso un azienda pubblica o privata o unità produttiva di beni e servizi e rivolto ai figli dei lavoratori; 6. il centro per l infanzia, è un servizio nel quale l asilo nido e la scuola d infanzia hanno la massima integrazione, organizzato sulla base di percorsi pedagogici flessibili, in relazione al rapporto tra la maturità dei soggetti e i contenuti dell intervento educativo. 3 Il tasso di fecondità totale (numero medio di figli per donna) è la somma dei quozienti specifici di fecondità calcolati rapportando, per ogni età feconda (tra i 15 e i 49 anni), il numero di nati vivi all ammontare medio annuo della popolazione femminile. La natalità e la fecondità sono espressioni dell attività riproduttiva di una popolazione, ma con significato differente. La natalità è rappresentata dal rapporto fra il numero di nati vivi e la popolazione residente per mille residenti (tasso grezzo di natalità). La fecondità è soprattutto espressa dal tasso di fecondità totale che indica il numero medio di figli per ogni donna residente in età fra 15 e 49 anni. Pur indicando un dato astratto, il tasso di fecondità totale è universalmente considerato l indicatore sintetico più sensibile dell intensità riproduttiva. 91
94 In provincia di Belluno al 2006, c erano quattro asili nido, nessun asilo nido minimo, sei integrati, due nidi famiglia, un centro per l infanzia, nessun nido aziendale. Gli asili nido sono costanti dal1990, mentre i servizi innovativi sono cresciuti dai tre del 1990, ai quattordici del 2006, a quest ultima data gli iscritti agli asili nido erano 120, ai servizi innovativi c erano 261 iscrizioni (97 ai nidi integrati, diciannove nei nidi famiglia, novantuno ai centri per l infanzia, altri cinquantaquattro bambini risultavano iscritti part time). Grafico n.16 Numero di Bambini da zero a tre anni per Distretto. ULSS 1 e 2, Distretto 1 Cadore Distretto 3 Belluno Distretto 2 Agordo Ulss 2 Feltre Nel 2008, nell ULSS 1, c erano tre asili nido, due micronidi, sei nidi integrati, nessun nido famiglia e tre centri infanzia ai quali dobbiamo aggi; in tutti questi servizi c erano 242 iscritti a tempo pieno e 26 iscritti part time. Nell ULSS 2 Feltre c erano un asilo nido, quattro micronidi, tre nidi integrati nessun centro per l infanzia, ai quali dobbiamo aggiungere il nido aziendale Luxottica di Sedico; in tutte queste strutture c erano 142 iscritti a tempo pieno e diciassette iscritti part-time. In Provincia ci sono ventidue servizi educativi per la prima infanzia con 427 iscritti e sono quasi tutti in fondovalle, in aree urbane, tranne il caso di Lozzo. I bambini da zero a tre anni, nel 2009, in Provincia, erano 7.035, dei quali nell ULSS 2 Feltre, e nell ULSS 1 Belluno. La distribuzione nei tre distretti ci dice che essi erano in Cadore, 625 in Agordino e nel Bellunese. Grafico n.17 Variazione assoluta dei servizi alla prima infanzia. Province del Veneto Belluno Padova Rovigo Treviso Venezia Vicenza Verona Se consideriamo che i bambini da uno a tre anni sono 5.269, la copertura è dell 8,8%. Un tasso di copertura quasi irrilevante. Le famiglie con bambini da uno a tre anni si devono arrangia- 92
95 re. E probabilmente vero che molti genitori preferiscono accudire da sé bimbi così piccoli o affidarli ai nonni, tuttavia molte famiglie che non hanno questa soluzione a portata di mano per effetto della rilevante mobilità territoriale. Possiamo stimare che solo una famiglia su tre trova una risposta a questo bisogno d accudimento dei propri figli piccolissimi. E necessario ricordare che esistono anche altri due strumenti a tutela della maternità, che sono il part-time e il job-sharing che, in presenza di lavori non troppo impegnativi per i genitori, permettono di superare le difficoltà nell accudimento dei bambini da uno a tre anni. Il dato nazionale ci informa che usa il congedo parentale solo una lavoratrice su tre nel settore privato e che viene usato dal 7,4% delle madri e dal 0,6% dei padri. Il 64% lo usa per trentuno giorni in media e solo il 3,7% lo usa oltre i 155 giorni. I padri usano in media il congedo per 23,4 giorni l anno e le madri per 48,4 giorni l anno. Grafico n.18 Numero servizi per la prima infanzia x bambini di due e tre anni (asse SX); Percentuale bambini di due e tre anni che frequentano un servizio per la prima infanzia (asse DX). Province del Veneto % 9,4 11,2% 9 8,2 10% ,7% 6,3 7,0% 6,0 5,5 8,2% 6,0 5,1% 6,8 6,2% 8,4% 7,3% 6,6 8% 6% 4% 4 Servizi per la prima infanzia x 1000 bambini di 1 e 2 anni % di bambini di 1 e 2 anni iscritti a servizi per la prima infanzia 2% 3 Belluno Padova Rovigo Treviso Venezia Vicenza Verona Veneto 0% Il part-time è uno strumento flessibile e molto utile ma, purtroppo, le quote a disposizione delle imprese tendono a essere bloccate e rigide, non si usa al bisogno e chi l ha ottenuto, se lo tiene, anche se non ha esigenze rilevanti che lo continuino a giustificare; in questo modo le giovani, nuove madri non riescono sempre a ottenerlo quando servirebbe loro. Negli ultimi decenni è emersa la necessità d adeguati servizi di supporto alle famiglie per la cura dei bambini. Ciò non significa che le famiglie esprimano una maggiore domanda di strutture cui affidare i propri bambini. Ciò che determina la scelta dell asilo nido è la condizione professionale della madre: il 72% dei bambini che frequenta il nido ha la madre lavoratrice, mentre solo il 19% ha la madre casalinga. E rilevante anche la presenza di familiari disponibili alla cura del bambino, indipendentemente dalla condizione lavorativa della madre. 4 Il ricorso ai servizi esterni alla famiglia sembra quindi essere una soluzione solo se mancano supporti interni alla famiglia. Le reti familiari continuano, quindi ad essere di fondamentale importanza nella gestione quotidiana dei figli quando sono molto piccoli. 5 4 Istat, Indagine sui consumi delle famiglie italiane, IPS, 1999, Roma. 5 Istat, Indagine multiscopo Famiglia, soggetti sociali e condizione dell infanzia, IPS, 1998, Roma 93
96 Grafico n.19 Variazione percentuale annua dei servizi alla prima infanzia. Veneto % 60% 50% 40% % 20% 10% 0% Belluno Padova Rovigo Treviso Venezia Vicenza Verona Veneto Le variazioni percentuali annue ci danno due indicazioni. La prima riguarda la crescita di questo tipo di servizi, dopo l introduzione della legge regionale 32 del 1990, che ha esteso i tipi di risposta possibile al bisogno d accudimento dei bimbi; la seconda ci dice che la crescita di questo tipo di servizi alla famiglia (con l evidente differenza di scala) è stata simile in tutte le province venete e manifesta la tendenza alla decrescita. Tale calo delle variazioni positive dei servizi è in contraddizione con la leggera ripresa delle nascite avvenuta dal 2001 a oggi. Per completare il quadro descrittivo dei servizi per la prima infanzia si segnala che i bambini stranieri erano nel 2.008, 24 (9%), nei servizi dell ULSS 1 e 8 (5%), nei servizi dell ULSS 2, quasi tutti ospitati negli asili nido o nei nidi integrati. Grafico n.20 Bambini iscritti nei servizi per la prima infanzia. ULSS 1 e 2, Feltre part-time Belluno part-time 2 - Feltre Pieno 1 - Belluno Pieno Asilo nido Micronido Nido integrato nido famiglia Centro infanzia E interessante notare che la percentuale di bambini di tre anni ospitati nella scuola per l infanzia è in Provincia di Belluno il 3,5% contro una media veneta del 2,1% e questo significa che molte famiglie affrontano il problema iscrivendo i bambini prima del compimento del terzo anno in una scuola per l infanzia privata. 94
97 Gli asili nido dell ULSS 1 sono presenti a Belluno con sessanta posti e a Longarone con trentacinque. I nidi integrati sono due a Belluno con sedici e ventiquattro posti, uno a Lozzo di Cadore con ventidue posti, uno a Ponte nelle Alpi con sedici posti. I nidi famiglia sono presenti a Belluno con dodici posti e a Ponte nelle Alpi con altri dodici posti. I centri per l infanzia sono presenti a Belluno, con ventotto posti, a Cencenighe con dodici posti e a Cortina d Ampezzo con trenta posti. Con l eccezione di Lozzo si trova conferma che nei piccoli Comuni questo tipo di servizi (pubblici o privati) trovano molte difficoltà di essere presenti. I bambini da tre a cinque anni sono 5.489, di questi sono residenti nell ULSS 1 Belluno, e nell ULSS 2 Feltre. Nei tre distretti dell ULSS 1 sono residenti 947 bambini, in Cadore, 500 in Agordino e nel bellunese. Quanti di questi bimbi frequentano le scuole per l infanzia pubbliche e private? Saperlo non è irrilevante, perché ci permette di comprendere quanto tempo serve alle famiglie per l accudimento dei bambini. Grafico n.21 Numero di Bambini da tre a cinque anni per Distretto. ULSS 1 e 2, Distretto 1 Cadore Distretto 3 Belluno Distretto 2 Agordo Ulss 2 Feltre Le scuole per l infanzia sono 103 di cui 61 pubbliche, con 140 sezioni, con iscritti e con circa ventidue alunni per sezione; ci sono altre 42 scuole per l infanzia private, con iscritti e con circa ventuno alunni per sezione. Nell ULSS 1 le scuole per l infanzia pubbliche sono trentaquattro con iscritti e quelle private sono ventisette, con iscritti. Il tasso d utilizzo delle scuole per l infanzia pubbliche, calcolato sull insieme dei bambini da tre a cinque anni, è del 48,6%, quello delle scuole private del 51,2%. Il tasso di utilizzo totale, in altre parole l indice che ci dice quanti dei bambini in età frequentano una scuola per l infanzia, riserva una sorpresa poiché l utilizzo è del 99% e nel caso del Distretto 3 Belluno e dell ULSS 2 Feltre è superiore al 100%. Ciò significa che nelle scuole private si ammettono anche bambini al di sotto dei tre anni. Riferendoci ai tassi d utilizzo, sia pubblici sia privati, si scopre che i tassi inferiori ci sono nel Distretto 1 Cadore dove si utilizzano le scuole pubbliche per l infanzia al 36,7% e quelle private al 54,8%, dato che non sorprende visto che in Cadore si sono 1,9 sezioni nelle scuole pubbliche per 100 bambini residenti contro l indice di 2,6 provinciale. Se valutiamo l indice totale in Cadore è di 4,5 sezioni ogni 100 bambini, contro 4,7 provinciale. 95
98 Grafico n.22 Numero di Bambini iscritti nelle scuole per l infanzia. ULSS 1 e 2, A.S Residenti di 3-5 anni Alunni scuole infanzia pubbliche Alunni scuole infanzia private Distretto 1 Cadore Distretto 2 Agordo Distretto 3 Belluno Ulss 2 Feltre Ulss 1 Belluno Provincia Belluno E interessante valutare quanti bambini frequentavano le scuole per l infanzia private in percentuale sul totale dei residenti da tre a cinque anni. Grafico n.23 Percentuale di frequentanti le scuole per l infanzia private. Province Venete, % 80% 70% 3 anni 4 anni 5 anni 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% Belluno Padova Rovigo Treviso Venezia Vicenza Verona Veneto Si nota come le percentuali dei frequentanti, in Provincia di Belluno, siano nettamente inferiori al dato delle altre province. Non è difficile comprendere che la struttura delle residenze tipica della nostra provincia penalizza ogni iniziativa privata, poiché il numero di utenti in un Comune o gruppo di comuni è, in Agordino e in Cadore, quasi sempre troppo limitato per permettere la gestione di asili nido, semplici o integrati e, spesso, è ostacolo insuperabile anche per una gestione delle scuole per l infanzia. Resta il dato generale che ci dice che quasi tutti i bambini, tra i tre e i cinque anni, frequentano una scuola per l infanzia, un fatto che si è prodotto in seguito alla sempre più frequente occupazione di entrambe i genitori, che li induce ad avvalersi della scuola per l infanzia pubblica o privata, oltre che affidare ai nonni i propri figli. Il dato del pieno utilizzo delle scuole per l infanzia è confermato da altra ricerca che dice che la percentuale di nonni che accudiscono i nipoti ogni giorno è circa del 6%. Considerando che tale percentuale non tiene conto dell età dei nipoti e che le donne fertili sono alla piena occupazione, appare verosimile affermare che la risposta data dall insieme delle scuole per l infanzia è adeguata alla domanda. Sono stati analizzati gli organici di fatto dell anno scolastico confrontati con la popolazione dai tre ai cinque anni al 31 dicembre 2009, e abbiamo gli organici di diritto, per l anno scolastico Nel prossimo anno ci saranno iscritti nelle scuole per l infanzia pubbliche della Provincia. Di questi iscritti saranno d età inferiore ai quattro anni, d età tra i 96
99 quattro e i cinque anni e 740 d età superiore ai cinque anni. Saranno distribuiti in 140 sezioni e a- vranno gli stessi 280 insegnanti dell anno precedente. Ci sarà, quindi, un insegnante ogni 10,8 a- lunni, tranne in Agordino, dove il rapporto è uno ogni 13,5 nelle scuole per l infanzia pubbliche. Non si dispone invece del numero d insegnanti nelle scuole private. Un altro aspetto da considerare, per valutare la riduzione delle famiglie tradizionali, è una considerazione sulle reazione comunitaria, specialmente in una parte d imprese private, alla maternità. Finché la madre lavoratrice è vissuta come un peso e un costo da evitare, finché si fa pagare a caro prezzo la scelta di diventare madre, è evidente che questo problema non troverà soluzione. Non c è dubbio che la soluzione di questo problema è una delle chiavi per la ripresa della nuzialità e della natalità. Se questo obiettivo si considera irrilevante allora basta lasciare le cose come stanno. La famiglia, però, cambierà egualmente e ridurrà ancora di più la sua funzione di erogatore gratuito di servizi per le persone ed ognuno dovrà imparare a cavarsela da sé, secondo i criteri del cinico determinismo demografico. 6 Un cenno merita una conseguenza dell aumento dell instabilità coniugale che è la crescita delle famiglie ricostituite. Questa situazione comporta alcuni mutamenti pratici sull accudimento dei bambini e dei genitori anziani da parte delle famiglie. Un nuovo matrimonio ha l aspetto positivo dalla ricostruzione di un progetto di vita che non può che essere fonte di nuovo agio per le persone sole divorziate o vedove. Da questo, però, nascono impegni familiari nei confronti dei parenti del nuovo coniuge, mentre si mantengono inalterati quelli nei confronti dei propri figli (del primo e del secondo matrimonio) e dei propri genitori. Se le persone risposate hanno cospicui patrimoni e buoni redditi tutto questo non crea particolari problemi in ambito economico ma, se non è così, è probabile che le condizioni economiche degli ex partner peggiorino e questo non renderà la convivenza semplice. Un ulteriore questione che si pone è il carico di cure che i genitori dei risposati possono trovarsi ad affrontare se i loro nipoti si trovano in stato di bisogno. Nel caso di genitori di donne risposate, ciò accade molto di frequente e vale anche per le figlie divorziate e non ri-coniugate. L indicatore di queste difficoltà, oltre che di una parziale inefficacia delle leggi italiane in materia di divorzio, è che molti coniugi (di solito i mariti) non pagano l assegno alimentare alle partner dalle quali sono divorziati, che si trova, spesso, a doversi arrangiare in condizioni economiche difficili, per cui è costretta a rivolgersi ai propri genitori per un aiuto economico. Un altro aspetto riguarda i molti nonni con molti nipoti, in luogo dei molti nipoti per pochi nonni. Fatto in parte positivo poiché, in questo modo, l onere delle cure ai nipoti può essere distribuito tra più nonni, se questi sono abbastanza giovani e in buona salute. L ultima osservazione riguarda le diverse famiglie di riferimento per i figli del primo matrimonio. Questa situazione non è necessariamente negativa ma, spesso, produce conflitti, in particolare con figli adolescenti. Un altro fattore di mutamento nelle relazioni familiari è la crescente mobilità dei componenti delle famiglie. In Veneto ci si sposta soprattutto per motivi di lavoro (32,2 % contro la media italiana del 25,9%), di studio (25,9 %) o per stare con parenti e amici (25,8 %). In circa un terzo dei casi (39%) si tratta di spostamenti verso un altra regione. Di questo s è già detto nella prima e nella seconda parte della relazione, qui è utile rilevare che la distanza prolunga automaticamente i tempi del lavoro e riduce quelli della cura delle relazioni e della cura di sé, con conseguenze ben note. L instabilità professionale, associata a mobilità pulsanti e intense, mette a dura prova le relazioni familiari con il coniuge e i figli ed è un ulteriore elemento di debolezza dell istituto familiare. Un altro elemento che ci permette di valutare la situazione delle famiglie bellunesi è la tendenza dei giovani a prolungare la loro permanenza nelle famiglie d origine. 7 Le spiegazioni date a questo fenomeno sono spesso economiche, ma sono più rilevanti le cause legate ai modelli di organizzazione sociale, proposte ai giovani secondo i quali formarsi una famiglia è visto come un ostacolo alla propria formazione personale e professionale, in particolare nel caso di dinamiche di 6 Interessante notare come Belluno confermi la regola che i paesi a bassa fecondità hanno un indice di occupazione elevato mentre in tutti gli altri casi in Europa accade il contrario, in ogni caso la piena occupazione femminile è stata raggiunta in un periodo di ripresa della fecondità provinciale. 7 IRP, Giovani che non lasciano il nido, 1999, Roma. P. Donati, E. Scabini, La famiglia lunga del giovane adulto, Vita e pensiero, 1988, Milano, CNEL Secondo rapporto sulla condizione giovanile, 1999, Roma 97
100 status elevate. La tendenza a rimanere nella casa dei genitori è evidente anche per i giovani occupati, in particolare maschi, che crescono, in quattro anni, dell 1,3% mentre le femmine crescono dello 0,9%. E comprensibile una simile tendenza, se si considera che solo il 26% dei giovani, intervistati dall Istat, in occasione delle previsioni sulla crescita della popolazione regionale 2007, pensa che potrà avere un buon lavoro in futuro, solo il 23% pensa che l avvenire sia promettente, e solo il 44% ritiene di avere qualche possibilità di modificare la situazione sociale in cui vive. Le situazioni delle famiglie dell ULSS 1 non sarebbero completamente analizzate se non si dedica un poco d attenzione a un altro aspetto che è l affidamento di minori perché la loro famiglia originaria, per vari motivi, non è più in grado di accudirli. Gli ultimi dati disponibili in ambito regionale dicono che nel 29% dei casi l affido di minori in strutture residenziali avviene per carenze e- ducativo culturali dei genitori, il 10,3% per problemi relazionali con la famiglia, il 7,7% si tratta di bambini stranieri non accompagnati, il 7% per problemi comportamentali del minore, il 5,6% per maltrattamento ed incuria del minore e altrettanti per stato di abbandono. Solo una piccola parte riguarda problemi oggettivi dei genitori (tossico dipendenza, mancanza d abitazione, disoccupazione, malattie mentali, ecc.) e i casi di violenza e sfruttamento sessuale (2,3%). Le linee guida del Piano di Zona indicano la protezione del minore dalla violenza, in particolare a fini sessuali. Indubbiamente si tratta di un reato particolarmente odioso ma si osserva che l emergenza sembra sia tutt altra, in altre parole la diffusa e crescente incapacità a gestire in modo equilibrato le relazioni tra genitori e figli. Si tratta di una tipica necessità di manutenzione dei rapporti e relazioni che dovrebbero essere gestite da adulti consapevoli, responsabili e disponibili. La gravità e la profondità delle lesioni subite dai minori affidati alle comunità sono evidenti valutando qual è il motivo prevalente delle dimissioni dalla struttura, che è nel 30% dei casi la fuga del minore e per il 17% le difficoltà d inserimento, solo il 15% esce per la soluzione dei problemi che hanno determinato l affido. Grafico n.24 Minori in affido, problemi minorili. ULSS 1, Coppie affidatarie Problemi minorili Tutela minori Inserimento minori in comunità 62 Minori in affido Sono dati che, sia pure considerando le inevitabili difficoltà di un minore affidato e della sua famiglia, rappresentano una criticità evidente. Sono casi in cui il minore non ha avuto l opportunità di godere di un clima di fiducioso affidamento emotivo ed affettivo a genitori capaci di consolidare tale situazione di serenità. Si segnala un altro elemento che emerge dal report dell osservatorio minori della Regione Veneto, ovvero, che i minori affidati a comunità sono sempre meno giovani (- di 10 anni) e sempre più adolescenti con più di 14 anni. L analisi della condizione familiare all origine dell inserimento, evidenzia come non vi sia una forma familiare esente da provvedimenti di allontanamento dei figli: la forma familiare dei bambini accolti più diffusa (41%) è quella che vede compresenti entrambi i genitori. C è, però, un numero molto elevato (in riferimento alla loro effettiva diffusione in Veneto), di figli di genitori separati o divorziati (25,8%) e di figli di famiglie monogenitoriali (16,8%), specialmente composte dalla sola madre (13,6%). 98
101 Non sono quindi le nuove forme di convivenza a produrre il disagio e il conflitto (che portano all affidamento in comunità), ma è la famiglia tradizionale che, quando entra in crisi, mostra i limiti più rilevanti nelle competenze relazionali familiari. La vulnerabilità sociale dei bambini è in stretta relazione con la problematicità familiare. Ciò non significa che le trasformazioni delle relazioni familiari siano, sempre, l origine dei percorsi di allontanamento, ma che queste, se non accompagnate da un adeguata attenzione ai bisogni dei bambini e delle bambine coinvolti, possono alimentare processi di emarginazione sia per i genitori sia per i figli da loro allontanati. Grafico n.25 Utenti dei servizi affidi e adozioni. ULSS 1, Utenti tutela minori Utenti del centro affido Utenti equipe adozioni Emerge anche la rilevanza dei mono genitori, perché è nominato un tutore per i figli con la sola madre, nel 30% dei casi, mentre per i padri soli con figli questa quota sale al 40%. I problemi dei membri adulti della famiglia caratterizzano, in gran part,e le situazioni che sono alla base della decisione degli attori istituzionali di allontanare il figlio per affidarlo a comunità e a famiglie affidatarie. Difficoltà relazionali tra genitori, carenze educative e povertà sono le motivazioni principali e ciò conferma la centralità delle relazioni familiari come causa prevalente dell allontanamento del bambino. Si comprende, quindi, l importanza del lavoro sociale con la famiglia d origine, per ridurre il malessere relazionale, la povertà e la marginalità sociale, al fine di evitare l allontanamento i figli dal loro ambiente di vita familiare. La dimensione assistenziale, a differenza di quella educativa, non è superabile con l affido a strutture residenziali nate per rispondere soprattutto a bisogni di bambini e ragazzi con carenze di tipo relazionale ed affettivo. Si consideri che crescono di numero i bambini abbandonati (147 casi pari al +7,6%, in Veneto, nel 2005), in prevalenza adolescenti, e crescono anche i neonati abbandonati (con una quota crescente di bambini stranieri), che a Belluno è, però, irrilevante,(0,3%) dei casi. 8 Prima di affrontare la questioni adozioni, problema affatto diverso dagli affidi familiari e in comunità, nel grafico 26 è utile considerare l insieme dei tipi di problemi delle famiglie dell ULSS 1, che possono, in casi estremi, indurre l autorità giudiziaria a provvedimenti d affido. 8 Valerio Belotti, Le criticità dell accoglienza. Il contrasto all istituzionalizzazione di bambini e adolescenti nei servizi residenziali socioeducativi del Veneto. Osservatorio regionale per l infanzia e l adolescenza, Venezia, Gennaio
102 Grafico n.26 Attività senza mandato istituzionale dei consultori familiari. ULSS 1, , 200 Difficoltà individuali Difficoltà di coppia Difficoltà familiari Separazione-divorzio IGV Violenza sessuale Tutti i servizi consultoriali, ad eccezione dell aiuto richiesto per difficoltà personali (dal grafico sono esclusi gli interventi di mediazione familiare e quelli riguardanti gli affidi e all adolescenza), sono in crescita. Segno di un bisogno emergente e della diffusione delle difficoltà familiari. Preoccupano, anche se sono piccoli numeri, i casi di violenza e sfruttamento sessuale. Grafico n.27 Utenti consultori distrettuali dell'ulss 1, Pieve di Cadore Agordo Belluno Longarone Nel grafico precedente che si riferisce agli utenti dei consultori familiari nei distretti dell ULSS 1 e di Longarone, sembra si contraddicano le considerazioni relative alla crescita dei bisogni familiari appena definite. Non è così. Dal 2006 non sono più state considerate, tra gli utenti dei consultori, le attività di screening e di presa in carico delle patologie ginecologiche ed ostetriche e, pertanto (si pensi solo alla dimensione dei pap-test), i numeri sembrano scendere. Invece domanda di servizi è crescente ed emerge anche dai dati regionali, relativi agli affidi e alle adozioni raccolti nel grafico seguente che si riferisce alle attività consultoriali regionali. 100
103 Grafico n.28 Affidi familiari, in comunità e le limitazioni della potestà. Regione Veneto, Minori accolti in strutture residenziali Affidamenti familiari Affidi Limitazioni potestà Dai dati regionali si evidenzia un incremento (da 342 nel 2007 a 460 nel 2008) degli interventi dei Tribunali dei minori e ordinari, nonché dei Giudici tutelari, volti a disciplinare, limitare, controllare e togliere le potestà genitoriali nei casi in cui i genitori non sia più in grado di esercitare i diritti del minore nel suo interesse. Le cause di questo sono diverse (malattie mentali, detenzione, condizioni igienico sanitarie inadeguate, ecc) ma preme sottolineare che ergono sempre più abusi economico patrimoniali sui beni dei minori determinati da dipendenze, giuoco d azzardo, povertà consolidata ed endemica. Si consideri che l affido familiare di solito dia risultati migliori di quello in istituti, soprattutto dal punto di vista educativo e dell istruzione e, in taluni casi fortunati, anche dal punto di vista affettivo; ha anche il pregio di non allontanare troppo il minore dai luoghi in cui ha iniziato a tessere le sue relazioni sociali autonome. Ma non si cada in un facile pregiudizio che dà per scontato che l affido in famiglie sia il migliore per definizione, poiché l affido in Istituto delegittima meno la famiglia d origine, è meno coinvolgente dal punto di vista dell impegno affettivo del minore, può più facilmente essere vissuto come una parentesi dettata da necessità e non da responsabilità e, quindi, ha degli aspetti positivi non trascurabili. Gli utenti dei centri affido dell ULSS 1 sono stati circa 107 negli ultimi tre anni, gli utenti che si sono rivolti al servizio di tutela minori sono stati in media 273 e sono circa 30 i bambini affidati alle comunità. Si ricordi che sono numeri piccoli, relativi a una minoranza e pertanto, anche se non abbiamo ancora concluso l analisi relativa ai fattori di rischio che possono colpire i soggetti più deboli in famiglia, (appunto i minori), questo segnalatore di disagio estremo ci dice che la capacità di cura delle famiglie dell ULSS 1 è ancora adeguata ed in grado di assolvere i propri compiti di tutela e di promozione della salute dei propri figli. Il fatto è dimostrato anche dal fatto che circa un terzo degli affidi sono consensuali e quindi avvengono in accordo con la famiglia d origine, che è consapevole dei limiti che l hanno colpita e collaborano al fine di assicurare ai figli i servizi che essi non sono più in grado di fornire. Nella pratica dei servizi, si sta sviluppando l esperienza della vicinanza solidale che consiste in una serie di interventi e di risorse finalizzati a promuovere le risorse delle famiglie in difficoltà, agendo in ottica preventiva. Si parla di vicinanza solidale quando si progetta, in un regime di consensualità, una vicinanza tra un nucleo familiare e un altro (o con una persona singola) utilizzati come sostegno e primo aiuto in caso di difficoltà. La vicinanza solidale si articola in: vicinanza educativa, quando l accompagnamento è dedicato allo svolgimento di alcune attività della vita quotidiana o per raggiungere alcuni obiettivi educativi; buon vicinato, quando si tratta di azioni di sostegno non di tipo educativo verso un nucleo familiare che si trova temporaneamente privo di risorse riguardanti la rete familiare e/o sociale. 101
104 Queste buone pratiche aiutano i bambini e gli adolescenti che, supportati da una famiglia affidataria scelta in base ai loro bisogni e alla loro situazione, trovano un ambiente equilibrato e sereno per la propria crescita. Aiutano anche la famiglia di origine, in temporanea difficoltà che, con l aiuto dei servizi sociali, ha così il tempo e l opportunità per provare a superare i propri problemi. Sostiene la famiglia affidataria che ha la possibilità di sperimentare concrete forme di solidarietà, mettendo in gioco le proprie risorse ed energie individuali e familiari. Migliora l efficacia dei servizi sociali e della comunità locale, che possono offrire uno strumento flessibile e calibrato su specifici problemi e difficoltà delle famiglie. In questo quadro, non esente da criticità, assume maggiore rilevanza come segnalatore del disagio la crescita degli utenti della neuropsichiatria infantile, che crescono dai 588 del 2007 ai 836 del 2009 segnando un incremento del 42%, pur non considerando le consulenze nei Distretti 1 e 2. Le adozioni legittimanti, sia di bambini adottabili italiani, sia stranieri dichiarati tali in Italia oppure di bambini stranieri dichiarati adottabili dai loro paesi di cittadinanza, sono questione assai diversa dagli affidi. C è un unico elemento di contatto, in termini di disagio sociale, che riguarda i bambini abbandonati, solitamente nei primi giorni dopo la nascita ma anche i casi di minori immigrati abbandonati dai propri genitori o sottratti loro prima o durante l immigrazione. È un attività criminale di cui si occupano le Direzioni distrettuali antimafia insieme ai delitti relativi alla tratta delle persone che, nella Direzione di Venezia, hanno riguardato 5 persone nel 2003 delle quali tre minorenni, sette nel 2004, delle quali un minorenne, dieci nel 2005, dieci nel 2006 delle quali tre minorenni, venti nel 2007 delle quali sei minorenni e quattro nel 2008 delle quali tre minorenni. Di queste nessuna si riferisce al territorio bellunese e dell ULSS 1, perché la diffusione della prostituzione è più limitata che nelle altre province venete, così come l accattonaggio imposto ai minori, Questo soprattutto perché non siamo sulle rotte del traffico dai paesi dell est. Si segnala però che questo tipo di fenomeni criminali s incrociano pericolosamente con un attività lecita, che sono le adozioni internazionali, e altre attività criminali che sono lo sfruttamento della prostituzione, la pedopornografia, il traffico di stupefacenti e di organi umani per trapianti, la riduzione in schiavitù o in servitù. Quest ultimo reato si manifesta anche in modi dissimulati, ad esempio con il ricatto imposto ai nuovi immigrati per assicurare loro lavoro e permessi di soggiorno, in particolare in alcune comunità d immigrati, come avremo modo di valutare nella parte di relazione loro dedicata. Sono comportamenti orribili, che producono guasti gravissimi alla psiche delle vittime e che lambiscono il nostro territorio, penetrandovi in modo clandestino e sotterraneo che, probabilmente, è più esteso di quanto sia dato conoscere. Grafico n.29 Domande di adozione internazionale per provincia veneta Belluno Padova Rovigo Treviso Venezia Vicenza Verona Le adozioni non hanno niente a che vedere con questo insieme di comportamenti illeciti e sono, insieme alle pratiche d inseminazione artificiale, un modo per avere dei figli in caso di diffi- 102
105 coltà nel concepimento. Queste difficoltà non sono estranee al ritardo nella maternità che, come abbiamo avuto modo di verificare, è uno dei caratteri che producono un calo della fecondità e quindi della natalità. Abbiamo diversi tipi di adozione, quella legittimante di bambini adottabili italiani e stranieri, quella prevista in casi particolari e quella dei maggiorenni. Nei dati che usiamo ci riferiamo alle prime due. Nel grafico 28 si vede come le adozioni internazionali, sono in crescita in tutte le province venete. Il motivo è semplice ed è legato alla natalità bassa in tutta Italia, che ha ridotto drasticamente i minori in stato d adottabilità e che ha fatto crescere in regione le domande d adozione da 964 del 2000 alle 1034 del 2007 e ha fatto crescere le autorizzazioni all ingresso in Italia di minori dalle 30 del 2000, alle 327 del In provincia le domande d adozione internazionale sono state in media, dal 2001 al 2008, circa otto l anno, crescendo dalle otto del 2001 alle dodici del Gli utenti dell equipe adozioni sono cresciuti dai 108 del 2007 ai 151 del 2009 mentre le selezioni delle coppie idonee per l adozione sono,dal 2003 al 2006, diminuite di 23 unità con un calo del 54%, seguendo il trend delle selezioni per gli affidi, che si ridussero in quei quattro anni del 87% selezionando 14 coppie in meno rispetto al Grafico n.30 Dati adozioni Veneto e Tribunale Minori di Venezia Domande adozione Disponibilità adozione internazionale Disponibilità adozione nazionale Domande adozione nazionale TxM Decreti di adozione nazionale Minori dichiarati adottabil Autorizzazioni ingresso minori stranieri I dati del grafico 30, rendono evidente la distanza tra le domande d adozione totali, la disponibilità all adozione nazionale e i minori adottabili in Italia. E normale che la differenza sia colmata, almeno in parte, dalla disponibilità dichiarata all adozione internazionale. I bambini stranieri per i quali è stata pronunciata un adozione in uno Stato estero a favore di una coppia italiana, per i quali è stata successivamente richiesta l autorizzazione all ingresso in Italia, alla data del 30/06/2008, sono stati A fronte di ciò si hanno, coppie adottive: ciò significa che, in media, ogni coppia ha adottato 1,22 bambini. Nel corso degli anni, il numero medio di bambini adottati per coppia è andato crescendo, al punto che nel 2007 ogni coppia ha adottato mediamente 1,27 bambini, segno tangibile di una diversa e più generosa apertura delle coppie italiane all esperienza dell adozione. Il dato dell ultimo semestre mostra una leggera controtendenza rispetto agli anni precedenti, facendo segnare 1,24 figli per coppia adottante. L andamento del numero di autorizzazioni per mese di concessione, evidenzia una crescita nel totale delle adozioni negli anni più recenti, con un valore massimo raggiunto nel 2007, anno record per l adozione internazionale in Italia. Il primo semestre 2008 rimane in linea con il risultato dell anno precedente facendo registrare una diminuzione d ingressi di appena l 1,7%. Il trend dei flussi d ingresso nel corso degli anni evidenzia un andamento crescente nel numero dei minori entrati fino al 2004, una flessione nel 2005 e una ripresa particolarmente intensa nel secondo semestre del 2006 e nel Dall inizio del 2007 è in atto un cambiamento nella geografia dei Paesi di provenienza dei minori con la ormai effettiva perdita di egemonia dei Paesi 103
106 dell Est Europa. Anche nel primo semestre 2008 si conferma questa tendenza, per cui ai Paesi dell Est si sono affiancati Paesi di altre aree geografiche. Per quanto riguarda l ultimo semestre, i principali Paesi di provenienza sono stati Ucraina (14,5%), Colombia (11,1%), Brasile (9,3%), Vietnam (8,5%), Etiopia (8,1%), Polonia (7,4%), Federazione Russa (6,5%), Cambogia (5,5%) e India (4,3%). E, inoltre, in sensibile crescita, il numero di nuovi Paesi di provenienza dei minori adottati in Italia: dal 31/12/2004 sono aumentati da 58 a 78 e l ultimo semestre monitorato ha fatto registrare in totale 46 Paesi di provenienza dei minori. La presenza nel territorio dei bambini adottati nel primo semestre 2008 evidenzia che nelle regioni del Nord Italia, dove è stata accolta la metà dei minori autorizzati all ingresso in Italia dall inizio del monitoraggio, si hanno proporzioni tutt altro che irrilevanti di bambini provenienti dall Africa (63,3%), dall Asia (59,3%) e dall America latina (50,1%). Nell ultimo semestre si è avuto un flusso proporzionalmente molto forte di bambini piccoli dall Asia e dall Africa. Le autorizzazioni concesse all ingresso hanno interessato un maggior numero di bambini rispetto alle bambine, dato questo trasversale ai diversi anni del monitoraggio e ai settantadue Paesi coinvolti nell adozione internazionale. Dei bambini adottati dall inizio del 2008, infatti, 929 sono maschi (57,3% del totale) e 718 femmine (42,7%), con un rapporto tra gli adottati di 129,4 maschi ogni 100 femmine. Un parziale paradosso in relazione alla fecondità e natalità provinciale ai minimi storici è l andamento delle interruzioni volontarie delle gravidanze. Esse hanno a che fare con lo status dei minori perché una parte (195 su in Regione Veneto pari al 2,7%) riguardano ragazze con meno di 18 anni. Stando alle dichiarazioni dei giovani l incidenza delle gravidanze indesiderate dovrebbe essere più bassa poiché il 78%, in Regione, e il 72,2%, in Provincia, dichiarano di utilizzare sempre dei sistemi anticoncezionali prima (e, si presume, anche durante ) i rapporti sessuali. 9 Considerando che il 27% delle quindicenni venete e il 32,5 delle quindicenni residenti nei comuni dell ULSS 1, hanno già avuto rapporti, non stupisce più tanto il numero di aborti delle minorenni. E rilevante anche il fatto contrario. Possiamo presumere che almeno 2/3 delle IVG sono praticate da signore coniugate e quindi avvengono in ambito familiare e con età più elevate nelle quali si potrebbe pensare che le pratiche anticoncezionali dovrebbero essere padroneggiate con maggiore efficacia. Il Veneto ha un tasso di abortività tra i più bassi in Italia (6,2 ogni 1000 donne, contro la media nazionale di 8,2). Grafico n.31 Interruzioni volontarie della gravidanza in Provincia (asse SX) e consulenze per IVG nei consultori dell ULSS 1(asse DX) IVG Provincia di Belluno Consulenze x IVG, ULSS Diversamente dalle IVG, le consulenze dei consultori in materia aumentano. Si afferma, talvolta, che il tasso di abortività rimane alto per il contributo dato dalle donne straniere e questo è, in parte, fondato, perché il 40% delle IVG sono di donne straniere, mentre la loro presenza è pari 9 I giovani in Veneto, Regione del Veneto, Cierre edizioni, Venezia,
107 al 10%, ma bisogna fare attenzione, perché sono tutte giovani e fertili e, come hanno un tasso di fecondità e natalità alto, così hanno un tasso di abortività più elevato. È significativo anche il fatto che gli aborti delle minorenni straniere sono circa il 4,6% del totale, che è un indice all incirca il doppio di quello delle minorenni italiane. Si consideri, inoltre, che le straniere sono più esposte delle italiane a gravidanze indesiderate. In ogni caso nell ambito delle politiche sociali dell immigrazione bisognerà prestare attenzione alla necessaria diffusione delle conoscenze e competenze nell uso dei sistemi anticoncezionali. Gli affidi familiari o in comunità sono l esito di difficoltà prevalentemente familiari delle quali il minore è, suo malgrado, la vittima. C è un altro segnalatore di grave disagio familiare, che produce conseguenze molto gravi per i minori coinvolti, che sono le attività criminose dei minori. A queste attività sono indotti dagli adulti, tra i quali spesso i genitori, e talvolta sono i minori stessi a trovare la strada del crimine, come percorso di crescita e di affermazione di una malintesa autonomia. Le comunità criminogene sono, in fin dei conti, delle comunità che hanno regole e modelli, che costruiscono relazioni nelle quali la complicità può facilmente essere intesa come solidarietà e disponibilità all aiuto reciproco. Va messo poi in conto che il crimine assegna volentieri a minorenni ruoli e compiti dal loro punto di vista prestigiosi e di comando, proprio contando sulla parziale non punibilità del minore. E una situazione tragicamente strumentale ma non manca di esercitare un forte fascino su minori emarginati, spesso maltrattati e privi di un ruolo positivo, in comunità nelle quali nessuno ha per loro alcun interesse e cura. Grafico n.32 Reati commessi da minori denunciati all'autorità giudiziaria. Provincie Venete, Contro la persona Contro il patrimonio Contro l'incolumità Contro la fede pubblica Contrabbando Altri delitti Verona Vicenza Belluno Treviso Venezia Padova Rovigo In Provincia di Belluno nel 2005 sono stati denunciati alle autorità giudiziarie novanta minori per reati penali, tra i quali i più rilevanti sono i furti, i danni alle cose (ad esempio per vandalismo), l uso e lo spaccio di stupefacenti, ricettazione, lesioni e violenze. In Italia i reati sono in diminuzione, dal 2000 al 2005 diminuirono del 5,1% mentre i denunciati ebbero un incremento del 7,3%. Nello stesso periodo, i minori denunciati sono cresciuti dell 1,6% diventando nel I reati commessi in regione Veneto nel 2005 furono , con persone denunciate, di queste 624 erano minorenni, pari al 2% e determina, quindi, una rilevanza dei reati minorili inferiore alla media nazionale e meno della metà del Friuli, della Lombardia e della Liguria. Sempre in Veneto i denunciati minorenni su abitanti furono lo 0,8% che è l incidenza più bassa di tutte le regioni italiane. Nel 2007 furono denunciati in Italia minori dei quali italiani e stranieri; in Veneto furono denunciati minori, italiani e 766 stranieri, pari al 41% dei denunciati, contro una media del 27,2% di stranieri denunciati in Italia. In Veneto ci sono meno reati minorili, però, la parte di denunce di minori stranieri, risulta essere più rilevante che nel resto d Italia. Dal primo luglio 2007 al 30 giugno 2008 presso il tribunale per i minori di Venezia furono denunciati minori, dei quali stranieri, una quota pari al 41% del totale delle denunce. 105
108 Il totale delle denunce, dal 2003, è cresciuto del 5,9%, quelle di minori stranieri del 4,1%. Le denunce d italiane e di straniere sono circa il 25% del totale, non ci sono, quindi, sostanziali differenze di genere tra italiane e straniere in questo campo. Grafico n.33 Tipi di reato commessi da minori. Provincia di Belluno, Lesioni Violenze Violenze sessuali Furti Rapine Danni a cose Ricettazione Stupefacenti Violenza a P.U. Altri delitti In Regione Veneto il peso delle denunce penali di minori è di 0,44 denunce ogni 1000 abitanti, in Provincia di Belluno questo indice è di 0,42 denunce, la provincia con l indice più basso è Treviso (0,23), quella con l indice più elevato è Venezia (0,59). Grafico n.34 Minorenni denunciati per Provincia, 2000/ Belluno Padova Rovigo Treviso Venezia Verona Vicenza Non tutte le denunce portano a una condanna ma in Italia nel 2005 furono condannati minori dei quali ottanta in Veneto. Le condanne penali di minori, dal 2002 al 2006, furono in diminuzione sia in Italia (-18,2%) sia nel Veneto (-41,6%), ma nella nostra Regione si ebbe una delle riduzioni più rilevanti. Nel 2008 si registrarono ingressi negli Istituti penali per minorenni, dei quali stranieri e la presenza media negli Istituti è stata di 468 minori dei quali 211 stranieri. I minori condannati per reati commessi sono detenuti in istituti diversi ma è utile ricordare che i detenuti minorenni entrati nell Istituto di Treviso sono stati 68, dei quali 54 stranieri pari al 79,4% dei detenuti, e che la presenza media giornaliera è stata, nel 2008, di 14,4 detenuti. La criminalità minorile è un fatto grave e preoccupante ma, dal punto di vista dei numeri, assume una rilevanza modesta e rappresenta un emergenza sociale limitata, questo dato di fatto è 106
109 tanto più vero per il Veneto e per la Provincia di Belluno nella quale sono poco rilevanti i reati minorili sia in rapporto alla popolazione sia in rapporto al totale dei reati denunciati come si può verificare nel grafico seguente. Grafico n.35 Minorenni denunciati per Provincia su 1000 abitanti (asse SX) e % minori denunciati su totale delle denunce penali (asse DX). Province del Veneto, ,70 3,0% 0,60 0,59 2,6% 2,5% 0,50 0,40 0,42 0,46 0,50 1,5% 1,7% 0,51 0,39 0,44 2,0% 1,5% 0,30 0,20 1,4% 1,3% 0,23 1,0% 1,2% 1,0% 0,10 0,5% Minori denunciati per abitanti % Minori denunciati su totale denunce 0,5% 0,00 Belluno Padova Rovigo Treviso Venezia Verona Vicenza Veneto 0,0% La Provincia e, quindi, anche il territorio dell ULSS 1, sono poco colpiti dai comportamenti penalmente perseguibili nel loro complesso non solo quelli commessi dai minori, infatti, l incidenza dei reati denunciati è di 30 reati per abitanti, contro una media Veneta di 36 (massimo a Verona con 50 e minimo a Vicenza con 15). In relazione ai minori appare assai più importante, dal punto di vista delle politiche sociali dell ULSS 1, verificare, piuttosto, i reati nei quali i minori sono vittime più che autori. E non sono pochi: la violenza subita in famiglia, l induzione e lo sfruttamento della prostituzione, l induzione all accattonaggio (54 denunce in Veneto nel 2005), lo sfruttamento del lavoro minorile, la riduzione in schiavitù (12 denunce in Veneto nel 2005) le molestie sessuali. Anche in questo caso i minori stranieri sono più esposti dei loro coetanei italiani, soprattutto laddove le comunità di stranieri tendono a formare enclave chiuse e autoreferenziali, quasi impermeabili a usi e costumi ma, soprattutto, al rispetto della legge. Ci sarà la possibilità di valutare con maggiore precisione quest aspetto nella parte dedicata all analisi dei flussi migratori. La famiglia e le altre forme di convivenza, basate sul reciproco e gratuito aiuto, sulla tutela dei figli e degli anziani, sulla condivisione dei beni e su un progetto di vita comune mostra i segni di un progressivo logoramento. Le relazioni familiari tra le coppie, tra genitori e figli, tra fratelli germani, uterini e adottivi, le relazioni di parentela e d affinità s indeboliscono progressivamente perdendo senso e utilità sociale riconosciuti. Le cause di queste difficoltà sono molteplici e, spesso, contradditore. Le più importanti sono: a) la centralità delle relazioni economiche ha tolto spazio alle relazioni gratuite e al dono che sono, invece, a fondamento della famiglia; b) l estensione dell occupazione femminile a tempo pieno, che impedisce le tradizionali attività della cura domestica dei figli e dei genitori, con conseguente delega a scuole (ma anche a corsi di vario genere) e servizi sociali (case di riposo, centri diurni, ecc) dei compiti prima assolti dalle donne in famiglia; c) la mancata assunzione di responsabilità nella gestione delle relazioni familiari da parte dei partner maschi. A fronte dell impegno professionale delle donne fuori dalla famiglia, in assenza di redistribuzione dei compiti e dei ruoli familiari è evidente la tensione che si scarica sulle donne che reagiscono sposandosi sempre meno, sempre più tardi, facendo meno figli, in età più avanzata ed occupandosi meno di loro; 107
110 d) la crescente instabilità e precarietà del lavoro, in assenza di strumenti del welfare insufficienti in caso di disoccupazione giovanile e femminile associata a una crescente mobilità territoriale dei componenti delle famiglie che prolunga i tempi del distacco e quindi riduce i tempi delle relazioni significative; e) la rapidità dell innovazione tecnologica rende rapidamente obsolete competenze e conoscenze, aumentando il distacco tra generazioni e riducendo lo status sociale di anziani e di genitori nei confronti dei figli da cui derivano privazioni di ruolo e difficoltà ad assumere sufficiente autorevolezza nel rapporto educativo tra adulti e minori; f) l insufficienza degli strumenti di conciliazione e di flessibilità tra i tempi del lavoro e i tempi della famiglia perché l unico parametro sembra essere quello dell efficienza contabile e il contenimento dei costi; g) la diffusione del modello educativo tra pari ovvero un malinteso che impone ai genitori un modello nel quale è esclusa la responsabilità adulta e concesso ai minori di contrattare su ogni questione, privandoli delle necessarie sicurezze affettive, che l autorevolezza del genitore garantisce al bambino che ne ha bisogno almeno fino all inizio dell adolescenza. Questo provoca insicurezza nei bambini e perdita di potere e ruolo dei genitori rendendo la convivenza molto difficile; h) l accelerazione del tempo e il suo appiattimento sul presente, priva le persone della prospettiva del futuro, che è invece implicita in ogni progetto, a maggior ragione se tale progetto è la condivisione di una vita (o di una sua parte) insieme, la conseguenza è l incapacità dell attendere e la pulsione a non rinunciare alle opportunità con il risultato di demolire il fondamento della famiglia, nella quale gli adulti praticano la temperanza al presente per dare ai figli delle opportunità future. In questa situazione, sulla quale ognuno può dare una libera opinione, fondare solo sulla famiglia tradizionale l insieme delle politiche sociali appare inadeguato. Altra cosa è, invece, prendere atto che le forme della convivenza tra individui hanno assunto una variabilità elevata e una rilevante predisposizione al cambiamento e cercare di sostenere quelle, tra queste, che favoriscono il consolidamento di relazioni significative, l assunzione di responsabilità reciproche e l accudimento dei soggetti più deboli (in primis i minori e gli anziani non autosufficienti). Sarà necessario, se si condivide questo modo di valutare la situazione delle famiglie, progettare un insieme d azioni volte a sostenere le relazioni familiari, in particolare a sostegno della funzione genitoriale e le competenze relazionali tra le coppie, favorendone la capacità di mediazione, l assunzione di responsabilità comuni e reciproche nei confronti dei figli, sostenendo la maternità e la paternità con opportuni strumenti di flessibilità sul lavoro. Nel più limitato ambito del Piano di Zona sarà necessario valutare con attenzione l insieme delle azioni previste in tutti i tavoli di lavoro al fine contribuire, in tutti i casi in cui è possibile farlo, al consolidamento, al miglioramento al sostegno delle relazioni familiari. 108
111 Analisi della situazione socio economica dell ULSS 1 Belluno. Parte quarta: I flussi migratori. I dati sui flussi migratori sono raccolti in modo accurato. Questo ci esonera dal ripetere dati già disponibili e procedere nell analisi degli aspetti essenziali. Gli stranieri residenti in provincia di Belluno erano, alla fine del 2009, , maschi e femmine. Di questi erano minorenni e 303 avevano più di 65 anni definendo così un indice d invecchiamento pari a 12,6 e di vecchiaia pari a 2,3% configurando una presenza di una popolazione straniera giovanissima rispetto al tessuto sociale provinciale. Nel 2000 gli stranieri residenti in provincia di Belluno erano 4.590, segnando un incremento di unità pari al 189%. 1 Si nota un accelerazione dei flussi negli ultimi cinque anni ma è probabile che nel 2010 la crescita abbia subito un ulteriore contrazione. Grafico n.1 Residenti stranieri per sesso. Provincia di Belluno Non in tutti gli anni la crescita è stata uguale, ad esempio nel 2003 i flussi sono cresciuti del 31,8%, mentre nel 2005 sono cresciuti del 6,2% e nel 2006 del 7,9%, nel 2007 del 14,9% e nel 2008 dell 11,8%. Nelle province venete la crescita è stata altrettanto rapida, pur avendo dimensioni assai più consistenti; gli stranieri residenti erano, nel 2008, in provincia di Vicenza, a Treviso, a Verona, mila a Venezia, Belluno e a Rovigo. Prima di scendere nel dettaglio dei dati comunali e distrettuali è opportuno valutare il peso delle presenze straniere nelle altre Province del Veneto che è visibile nel seguente grafico. Grafico n.2 Residenti per Provincia, per ULSS e per distretto % 10% 8% 6% 4% 2% 10,6% 10,5% 10,9% 7,4% 8,7% 6,3% 9,3% 5,9% 4,6% 3,7% 6,4% 5,4% 6,7% 0% Verona Vicenza Treviso Venezia Padova Rovigo Veneto Belluno D1Cadore D2 Agordo D3 Belluno ULSS 1 ULSS 2 1 Nel 1991 gli stranieri residenti erano 847 e quindi in 18 anni sono cresciuti di più di quindici volte. 109
112 In provincia di Belluno gli stranieri rappresentano il 4,6% dei residenti nelle altre province la loro incidenza varia dal 6,3 al 10,9%. La presenza straniera appare, a una prima lettura, meno rilevante che nel resto della regione Veneto, ma, anche in questo caso, la situazione dei Comuni è molto diversa. Il comune con la più elevata incidenza di cittadini stranieri è Alano di Piave dove ci sono 20,1 stranieri ogni 100 residenti. Grafico n.3 Percentuale di residenti stranieri per comune. Provincia di Belluno , ,27 16,09 13,17 12, Alano Quero Ospitale Farra Vas Lozzo Perarolo Feltre Calalzo Pieve d'a Longarone Puos Lentiai Ponte Domegge Castellavaz Pieve di C Belluno Valle Vodo Rivamonte Seren Sedico Agordo Fonzaso La Valle Taibon S. Giustina Pedavena San Vito Cencenighe Arsi Mel Borca Limana Sospirolo Trichiana Cortina Voltago Alleghe Soverzene Cesiomaggi Chies Sovramont Forno Zoldo Alto Tambre Rocca Auronzo San Vigo Livinallongo Sappada Falcade Zopp Selva San Nicol Gosaldo S. Tomaso Lorenzago Vallada S. Stefano Comelico Lamon Danta S.Pietro Canale Colle Cibiana In tutti i Comuni i flussi, dal 2001 al 2009, sono cresciuti e si è consolidata la presenza di stranieri ad eccezione dei comuni di Vigo, San Nicolò Comelico, Lorenzago di Cadore, Cibiana di Cadore e Canale d Agordo. Nel territorio dell ULSS 1, il maggior numero di stranieri per 100 residenti si registra ad Ospitale di Cadore dove sono 16,9, a Farra d'alpago sono 13,7, a Lozzo di Cadore sono 12,9 e a Perarolo di Cadore sono 10,8. In nessun altro Comune si supera la media regionale. La presenza di stranieri era rilevante a Calalzo di Cadore, Longarone, Puos d Alpago, Domegge di Cadore, Pieve d Alpago, Ponte nelle Alpi, Castellavazzo, Pieve di Cadore, Belluno, Valle di Cadore, Vodo di Cadore, Rivamonte perché è superiore alla media provinciale che è di 5,94 residenti stranieri su cento abitanti. In cinque Comuni abbiamo una presenza inferiore all 1%, in dieci tra l uno il due per cento. La collocazione geografica dei flussi migratori segue tre regole principali: si dispone lungo gli assi di penetrazione in provincia e, quindi, occupa prevalentemente i fondovalle dell Alemagna, predilige le aree marginali intorno ai centri di produzione nel valore (come Ospitale di Cadore, Rivamonte, Farra d Alpago, Lozzo di Cadore), evitano i comuni con scadente accessibilità dei mezzi pubblici evitando, quindi, comuni come S. Tomaso, Gosaldo, Danta, Selva, Comelico, Canale, Lamon, Colle S. Lucia, Cibiana, S.Pietro di Cadore. Quest ultimo carattere si manifesta con particolari conseguenze negative anche sui flussi delle badanti perché penalizzano proprio quei territorio che potrebbero, con questo strumento d assistenza privato, colmare i limiti dei servizi pubblici. E, quindi, più difficile trovare un assistente domestica a S. Nicolò che a Calalzo, a Rocca Pietore che ad Agordo. I flussi degli stranieri residenti sono anche sensibili al valore delle rendite immobiliari, delle quali sono inconsapevoli rilevatori. Essi fuggono dai luoghi ove i prezzi d acquisto e d affitto di un immobile sono elevati. Perciò, il primo dei Comuni ad alta intensità turistica, San Vito di Cadore compare al trentesimo posto e tutti gli altri sono in posizioni ancora più in basso. Privilegiano Comuni a bassa intensità di domanda immobiliare che sono quelli marginali ma abbastanza vicini ai luoghi di lavoro (Lozzo di Cadore, Farra d Alpago, Ospitale, Calalzo di Cadore, Puos, d Alpago, Castellavazzo); da questo punto di vista è paradigmatico, anche se fuori ULSS 1, il caso di Alano, Quero e Vas dove c è una rilevante presenza di residenti stranieri e pochissimo lavoro in loco. Basta confrontare i canoni di locazione
113 medi di Valdobbiadene, Cornuda, Montebelluna e Caerano San Marco per comprendere perché essi abbiano scelto un luogo abbandonato dai residenti ma utilissimo per raggiungere in poco tempo i luoghi di lavoro della pedemontana trevisana e vicentina. Lo stesso accade in Comune di Farra d Alpago in zona Santa Croce del Lago verso Vittorio Veneto e altri comuni limitrofi. Se le aree verso le quali si orientano i flussi migratori sono socialmente deboli (come la media valle del Piave e il basso feltrino) è facile che si creino enclave con una nazionalità esclusiva, o fortemente predominante, con formidabili problemi di integrazione e di conquista del territorio sociale che sono avvertite come rischi e gravi problemi dai residenti autoctoni. Per valutare correttamente il peso (il vocabolo non ha alcun significato aprioristicamente negativo) dei residenti stranieri è più utile calcolarne il valore percentuale sui residenti autoctoni e non sul totale. Nel grafico seguente si può vedere il diverso impatto dei dati nei due casi. Grafico n.4 Rilevanza della presenza di stranieri, sul totale dei residenti e su quelli di nazionalità italiana. ULSS 1 e 2, Distretti, veneto e Italia Residenti con stranieri Residenti senza stranieri 9,30 10, ,56 4,78 3,72 3,86 6,41 6,85 5,49 5,80 6,73 7,22 5,95 6,33 6,67 7, D1 Cadore D2 Agordo D3 Belluno ULSS 1 Belluno ULSS 2 Feltre Provincia di Belluno Veneto Italia Nel grafico successivo è invece visibile la crescita dei residenti stranieri nei tre distretti dell ULSS 1 Belluno, nell ULSS 2 Feltre dal 2002 al Grafico n.5 Variazione della popolazione residente immigrata totale dal 2002 al Distretto 1 Cadore Distretto 2 Agordo Distretto 3 Belluno ULSS 1 ULSS La crescita è determinata soprattutto per effetto del Distretto 3 Belluno che è il luogo, anche se con rilevanti differenze tra Comuni, con maggiore forza attrattiva anche per le micro migrazioni interne al territorio dell ULLS
114 È evidente che ci si riferisce ai Comuni di fondovalle e, pertanto, sono esclusi lo Zoldano e l alto Alpago. Qual è stata la dinamica dei flussi nei Distretti con riguardo al sesso della popolazione immigrata? I grafici seguenti ci forniscono una prima risposta. Grafico n.6 Variazione popolazione residente immigrata nel Distretto 1 Cadore Femmine Maschi In Cadore la variazione, dal 2002 al 2009, è stata del 92%, del 71% per gli immigrati maschi e del 112% per le donne immigrate, che rappresentavano, nel 2009, il 57% degli stranieri residenti. Una forza attrattiva modesta, più evidente per le donne che per i maschi. Grafico n.7 Variazione popolazione residente immigrata nel Distretto 2 Agordo Femmine Maschi In Agordino la variazione, dal 2002 al 2009, è stata del 133%, del 98% per gli immigrati maschi e del 168% per le donne immigrate, che rappresentavano, nel 2009, il 57,6% degli stranieri residenti. E visibile come l Agordino abbia avuto una forza attrattiva sui flussi immigratori modesta, anche se non debole come in Cadore, rispetto al Distretto 3 Belluno. Tale forza è, però, più rilevante che negli altri Distretti, nei confronti delle donne immigrate, probabilmente per il concorso di due cause, il gran numero d anziani bisognosi d assistenza e i caratteri dell occupazione nelle manifatture locali, che assorbono più facilmente lavoratrici piuttosto che lavoratori. Tali caratteri non si ripresentano nell ambito del distretto 3 Belluno, dove si assiste ad una variazione, dal 2002 al 2009, è stata del 112%, del 153% per gli immigrati maschi e del 189% per le donne immigrate, che rappresentavano, nel 2009, il 55,6% degli stranieri residenti. 112
115 Grafico n.8 Variazione popolazione residente immigrata Distretto 3 Belluno Femmine Maschi Il territorio Bellunese, con le cautele già ricordate, ha maggiore capacità attrattiva sui flussi migratori maschili. Il territorio ospitava una struttura produttiva più diversificata in ambito manifatturiero, aveva un gran numero d imprese edili, una struttura commerciale più rilevante ed estesa ed era sede di molte imprese di servizi che, in altre parti dell ULSS 1, non erano altrettanto presenti. Perciò, pur avendo una crescente necessità di donne attive, s è determinata una variazione più consistente tra i maschi immigrati, anche se le donne rimangono la parte più rilevante dei residenti stranieri anche in questo territorio. Grafico n.9 Variazione popolazione residente immigrata ULSS 1 Belluno Femmine Maschi Le variazioni avvenute entro il territorio dell ULSS 1 sono la somme di quel che è accaduto nei distretti e in questo caso è stata, in totale, del 143% contro il 180% dell ULSS 2 Feltre. La variazione dei flussi maschili è stata del 121%, contro il 167% feltrino, quella dei flussi femminili è stata del 163% contro il 194% del Feltrino. Anche qui è necessario chiarire che la maggiore crescita nel territorio dell ULSS 2 è dovuto ai Comuni di Vas, Quero e Alano, da un lato, Feltre, Lentiai, Seren del Grappa, Sedico e Fonzaso dall altro. I comuni come Lamon e Arsiè concorrono assai meno alla crescita registrata. Da dove vengono e per quale motivo immigrano nei nostri paesi queste persone che arrivano d ogni parte del mondo? 113
116 Le prime due posizioni per numero di residenti per nazionalità, sono solidamente mantenute, dal 2000, dal Marocco e dall Albania, mentre le posizioni delle altre nazionalità cambiano di posto nel corso degli anni, l Ucraina, solo decima in graduatoria nel 2002 è al quinto posto nel Grafico n.10 Residenti stranieri per sesso e nazionalità. Provincia di Belluno, 2008 Bosnia-E Serbia Moldova Maschi Femmine Croazia Macedonia Ucraina PRC Romania Albania Marocco Il dato speciale per la provincia di Belluno sta nei flussi robusti di lavoratrici straniere in maggioranza tra gli immigrati ucraini (83,5%), moldavi (70,7%), rumeni (56,8%) e delle altre nazionalità (56,1%) tra le quali prevalgono russi (79% donne) polacchi (70% donne), e brasiliani (62% donne). Significa che c è una consistente migrazione rivolta al lavoro domestico e in particolare alle attività di cura degli anziani. I tassi di crescita dei flussi immigratori femminili, dal 2002 al 2008, delle diverse nazionalità, rendono evidente questa relazione tra domanda di servizi alle persone e migrazione. I residenti provenienti della Moldovia sono cresciuti di diciassette volte rispetto a quel che erano nel 2000, i flussi dall Ucraina sono cresciuti di tredici volte, dalla Romania sono cresciuti di sette volte, quelli dalla Bosnia Erzegovina e dalla Serbia Montenegro sono cresciuti del 47% e del 35%, quelli dalla Croazia sono cresciuti del 5% e da tutti questi paesi immigrano prevalentemente donne. Crescono anche i flussi dalla Cina popolare (160,6%), dall Albania (42%), dal Marocco (62%) e dalla Macedonia (211%) dai quali provengono soprattutto maschi utilizzati nell industria, nelle imprese di costruzione e, per i flussi dalla Repubblica popolare cinese, nelle attività commerciali e nelle imprese di servizi. Escludendo Marocco, Cina e Brasile, i primi dieci paesi da cui provengono gli immigrati in Provincia di Belluno sono del continente europeo. Se consideriamo i paesi dell Unione Europea, il peso dei flussi provenienti dall UE, tra i primi quaranta paesi è di persone su , pari al 17,2%. Il primo è la Romania, seguito dalla Polonia, dalla Germania, dalla Slovacchia ecc. I diversi tassi di crescita dei flussi, di differenti nazionalità, sono determinati da un insieme complesso di fattori. Alcuni di questi sono banali e facilmente intuibili quali la domanda di lavoro esistente in provincia. Ciò determina una formidabile sensibilità dei flussi all andamento e- conomico dei territori che li ospitano. Esso è automatico in ingresso e registra un certo ritardo nella reazione in uscita. Se c è una domanda di lavoro crescente, i flussi aumentano subito, se tale domanda scende gli immigrati non se ne vanno subito, cercano di resistere, per verificare se ci sono altre opportunità occupazionali, oppure attendono di trovare un altro paese ove migrare. Questo tempo di attesa ha una durata variabile, che dipende dalle nazionalità, che varia dagli otto mesi ai diciotto mesi. Questo fatto ha particolare rilevanza per il tavolo dell inclusione sociale perché, in caso di prolungata permanenza, si manifesta uno stato di bisogno economico ed è quindi necessario intervenire a sostegno degli immigrati implicati in questa situazione di passaggio. Altri fattori sono meno evidenti ma altrettanto importanti. 114
117 Ad esempio le reti d auto aiuto, che sono più efficienti tra immigrati dalla Repubblica Popolare Cinese, del Marocco e dell Ucraina rispetto a quelle riferite ai paesi dell ex Jugoslavia, dell Africa e di altri paesi asiatici. Ciò dipende da caratteri propri delle comunità di migranti ma anche dalla loro numerosità e dal tipo di distribuzione territoriale. In questo senso l associazionismo tra comunità di migranti assume un valore molto rilevante per chi deve produrre politiche di prevenzione del disagio sociale. Ci sono anche altre ragioni, ne cito alcune senza un ordine di priorità. Sono rilevanti il patrimonio accumulato, il peso dei debiti accumulati qui o in patria, l avere o non avere casa propria in locazione o in proprietà, avere o non avere figli, se sono iscritti a scuola oppure no, se gli altri componenti la famiglia lavorano oppure no, se si percepisce la difficoltà come temporanea oppure non si hanno prospettive in tempi ragionevoli, se si può rientrare o meno nel paese d origine, ecc. Il grafico seguente indica di quante volte sono cresciuti i flussi immigratori in provincia, per le diverse nazionalità dal 2002 al Grafico n.11 Residenti stranieri per nazionalità e tasso di crescita x 10. Provincia di Belluno Moldova 17,1 Ucraina 13,3 Romania 7,9 Macedonia RPC Totale Altri Marocco Bosnia-E Albania Serbia Croazia 2,1 1,6 1,2 1,2 0,6 0,5 0,4 0,4 0,1 0,0 5,0 10,0 15,0 20,0 È un indicatore di una variazione relativa, attenzione a non scambiarlo per un indice che misura il valore delle variazioni. In termini assoluti i cittadini della Moldovia, che hanno avuto il tasso di crescita più elevato, sono cresciuti di 478 unità, i cittadini Rumeni di unità e quelli Ucraini di unità eppure determinano tassi di crescita inferiori perché, nel 2002, erano presenti in numero superiore a quello dei cittadini Moldavi. Dal 2002 (dati omogenei di fonte Istat), gli immigrati sono cresciuti di unità con un incremento totale del 125%. Non tutti i flussi sono cresciuti allo stesso modo. Ad esempio, i flussi dall Ucraina hanno avuto un rapido incremento dal 2002 al 2003, poi la loro crescita è divenuta costante. I flussi dalla Romania avevano modesti incrementi fino al 2006, da quando la Romania è entrata a far parte dell Unione europea sono repentinamente cresciuti e, da allora, sono triplicati in due anni. Nei primi dieci paesi, escludendo Ucraina e Romania, ci sono state crescite costanti tranne il caso della Serbia Montenegro che manifesta un calo nel Anche i flussi dagli altri paesi, oltre i primi dieci, hanno avuto un rilevante incremento dal 2006 al Sempre dal 2002 il numero di paesi, da cui giungono immigrati nella nostra provincia, è cresciuto da 101 a 109, e segna di un ampliamento della forza attrattiva su immigrati residenti nei loro paesi d origine o già presenti sul territorio della UE o italiano. Nel grafico seguente si possono vedere le variazioni dal 2002 a oggi, degli immigrati residenti, delle prime dieci nazionalità. Si segnala che, nel 2007, entra in graduatoria, al decimo posto, il Brasile ma l anno successivo cede nuovamente il posto alla Bosnia-Erzegovina. 115
118 Grafico n.12 Variazione immigrati delle prime dieci nazionalità. Provincia di Belluno, Marocco Croazia Serbia e Montenegro Bosnia-Erzegovina Ucraina Altri Albania RPC Macedonia Romania Moldova Grafico n.13 Variazione del peso percentuale degli immigrati, delle prime dieci nazionalità, sul totale degli immigrati. Provincia di Belluno, % 25% Marocco Albania Croazia RPC Serbia e Montenegro Macedonia Bosnia-Erzegovina Romania Ucraina Moldova Altri 20% 15% 10% 5% 0% Grafico n.14 Continenti di provenienza degli immigrati. Provincia di Belluno Asia 11,5% America 5,7% Africa 19,9% Europa non UE 44,9% Unione Europea 18,0% Il 63% degli immigrati sono europei e tra loro il 18% sono cittadini dell UE. Per questo motivo l immigrazione in provincia di Belluno e, a maggior ragione, nel territorio dell ULSS 1, 116
119 l integrazione di queste persone dovrebbe risultare più facile, condividendo con la maggioranza di questi un insieme di elementi di storia, cultura, religione, costume assai simili. In questo caso l allarmismo e le preoccupazioni sul fenomeno migratorio sono ingiustificati. Le prime posizioni tra gli immigrati europei sono tenute da Albania (1.484), Romania (1.477), Ucraina (1.086), Macedonia (963). Tra gli immigrati africani primeggiano Marocco (1.904), Camerun (113) e Tunisia (96). Tra gli immigrati asiatici, il primato è della Repubblica popolare cinese (1.131), seguono India (131) e Filippine (84). Tra gli immigrati americani prevale il Brasile (241), la Repubblica Domenicana (114) e la Colombia (71), dall America del Nord provengono in tutto 22 persone (USA 18 e Canada 4) le altre sono tutte sud o centro americane. Solo cinque persone provengono da Australia e Nuova Zelanda. Assai interessante è il dato sulla presenza delle straniere per Comune, per Distretto e per ULSS. L informazione ci permette di stimare (sia pure con una rilevante approssimazione) il ruolo che esse assumono come supporto alle famiglie per l assistenza degli anziani, dei bambini e per il lavoro domestico. Purtroppo i dati disponibili sono al 31 dicembre 2008 e quindi sarà necessario procurare un aggiornamento, tuttavia essi ci permettono di stimare in quale misura si ricorre al lavoro delle straniere in questi campi. Grafico n.15 Straniere per cittadinanza, per Distretto, ULSS 1 e 2 e Provincia di Belluno % 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% Macedonia Bosnia E Albania Moldovia Croazia Russia Romania Polonia Ucraina 20% 10% 0% Distretto 1 Cadore Distretto 2 Agordo Distretto 3 Belluno Ulss 1 Belluno Ulss 2 Feltre Provincia di Belluno E noto che esiste, con le dovute eccezioni, una sorta di specializzazione professionale, delle immigrate, quasi tutte le cittadine Ucraine, Croate, Rumene e Moldave s occupano d assistenza agli anziani. Si evidenzia, infatti, l elevato numero di queste lavoratrici presenti nei Comuni rispetto ai connazionali maschi, perciò sono immigrate da sole, anche se risultano coniugate allo stato civile, escludendo quelle coniugate con cittadini di nazionalità diversa dalla loro Le altre immigrate si dedicano ad un ventaglio più ampio d attività. Emerge dai dati un rilevante numero di cittadine della Bosnia Erzegovina e dell Albania occupate in imprese locali, di frequente al seguito del partner, poiché il loro numero è spesso assimilabile a quello dei maschi della stessa nazionalità presenti. Ci siamo occupati solo delle popolazioni femminili straniere più numerose perché a livello comunale e distrettuale non si possono fare inferenze su numeri troppo piccoli. Unica eccezione a questa regola sono le donne di cittadinanza marocchina poiché, in questo caso, assumono notevole rilevanza quelle che non lavorano. Riprenderemo questa riflessione quando ci occuperemo delle occupate. Se si confrontano i pesi percentuali delle immigrate per Comune e per Distretto emerge una regolarità che non è casuale, in particolare se si incrocia il dato con la rilevanza dei grandi anziani nei Comuni e nei Distretti. Le immigrate ucraine e rumene sono, rispetto ai grandi anziani, circa il 3-4% in tutti i Distretti, quasi coprissero insieme la quota d anziani non completamente autosuf- 117
120 ficienti che si aggira intorno al 12%, della quale la metà è assistito in strutture residenziali. Se si rappresenta questa percentuale, vedi grafico seguente, si può notare questa sorta di regolarità che risente anche della variabile accessibilità poiché questo tipo di migrante di solito è sprovvisto di patente e deve spostarsi con mezzi pubblici e predilige le aree più servite, come il Distretto 3 Belluno. Grafico n.16 Percentuale d immigrate ucraine e romene, in rapporto con il numero di ultrasettantacinquenni, per Distretto, ULSS 1 e 2 e Provincia di Belluno ,0% 4,9% 4,5% 4,0% Ucraina Romania 4,1% 3,7% 3,5% 3,0% 3,3% 3,0% 3,2% 2,5% 2,0% 1,5% 1,0% 2,5% 2,8% 3,6% 3,2% 3,9% 3,5% 0,5% 0,0% Distretto 1 Cadore Distretto 2 Agordo Distretto 3 Belluno Ulss 1 Belluno Ulss 2 Feltre Provincia di Belluno E evidente, anche ai meno esperti, che questa riflessione è intuitiva e che è esposta a consistenti errori di valutazione dovuti tra le altre alle seguenti cause. Non tutte le ucraine e romene sono da considerare automaticamente badanti, non tutte lavorano, sappiamo con sicurezza che una parte di quest attività è esercitata da moldave (224 nell ULSS 1), croate(254), russe (51) e albanesi (409) e anche da altre cittadine straniere presenti in modo meno rilevante. La crescita dei flussi migratori è confermata anche dai permessi di soggiorno, concessi dal Ministero dell Interno, i quali crescono, dal 2001 al 2008, di unità, pari al 106%, evidenziando una velocità di crescita superiore a quella dei residenti stranieri, tranne che nell ultimo anno. I PS emessi sono stati nel 2008 e nel 2007, ciò determina una rilevante flessione del 13,7%. Grafico n.17 Permessi di soggiorno per sesso. Provincia Belluno Maschi Femmine Osservando i dati si nota il prevalere delle donne nella concessione di permessi di soggiorno. Questa è una caratteristica specifica della provincia di Belluno, rispetto ad altre Province venete ove, nel flusso migratorio e nella concessione di permessi di soggiorno, sono prevalenti gli immigrati maschi. È evidente che questa caratteristica dipende dal consistente flusso di donne occupate 118
121 nei servizi d accudimento degli anziani che, come abbiamo già visto, sono a Belluno e nell ULSS 1 in numero superiore rispetto al resto del Veneto, in particolare nel caso degli ultraottantenni. Gli stranieri più numerosi sono quelli d età compresa tra i trentacinque i trentanove anni se maschi, e tra i trenta i trentaquattro anni se femmine, la distribuzione dell età è molto diversa da quella dei residenti perché le classi d età superiori ai cinquanta anni sono poco rappresentate. In quasi tutte le classi d età, le donne sono più numerose dei maschi e questa differenza è tanto più rilevante quanto più è elevata l età dei cittadini immigrati. Anche le variazioni del numero delle cittadinanze italiane concesse a residenti stranieri ha un andamento simile a quello dell emissione di permessi di soggiorno anche se queste sono in numero decisamente inferiore e la loro flessione inizia a manifestarsi dal 2005 per gli uomini e dal 2006 per le donne. Le cittadinanze sono state concesse per presenza continuativa, per matrimonio e per il diritto d asilo. Quelle per matrimonio, nel 2008, hanno riguardato dodici maschi e settantaquattro femmine, quelle per residenza sessantaquattro maschi e trentadue femmine. Grafico n.18 Cittadinanze italiane concesse per sesso. Provincia Belluno Maschi Femmine La cittadinanza esclusiva e la doppia cittadinanza sono, in misura diversa da caso a caso, un modo che manifesta, per diversi motivi, la volontà di aderire ad una comunità accettandone le leggi e, in una certa misura, anche i costumi. Non ci si riferisce all aspetto amministrativo, quanto alla relazione di coppia, personalissima ed estremamente significativa che ne è preludio e causa. Quali sono i motivi che spingono gli immigrati verso la nostra provincia? Il 77% dei maschi immigrano per lavoro contro il 44% delle donne. Proporzioni rovesciate quando i motivi che inducono a migrare, sono motivi legati alla famiglia (come nel caso di matrimonio, di ricongiungimento familiare), che inducono alla migrazione il 53% delle donne e il 20% degli uomini. Gli altri motivi riguardano il 2,7% dei maschi e l 1,8% delle donne immigrate. Tra essi sono più rilevanti i motivi umanitari (30 nel 2008), l asilo politico (27), lo studio (28). L immigrazione nel bellunese è connotata da una più elevata rilevanza delle motivazioni legate al lavoro e alla famiglia (97%), superiori a ogni altra provincia del nord-est, escludendo Rovigo, come si vede in uno dei grafici seguenti. Il prevalente carattere professionale e familiare dell immigrazione determina condizioni più favorevoli per l integrazione degli stranieri, perché stabilizza la loro presenza, li induce a valutare con maggiore attenzione i vantaggi della cittadinanza, favorisce senza particolari iniziative ad un più naturale rispetto della legalità, moltiplica le occasioni di relazione diretta (sul lavoro) e indiretta (attraverso i figli che frequentano le scuole) e riduce l area della migrazione di transito, meno stabile e più turbolenta. Una delle debolezze tipiche della realtà provinciale è la limitata presenza di luoghi di formazione scolastica superiore e l assenza di formazione universitaria, due elementi che abbattono allo 0,4% (5 persone in tutto) il numero d immigrati per motivi di studio, contro una media regionale dell 1,9% che è, però, del 3,9% a Padova, del 5,4% in Trentino e del 6,6% in Friuli. 119
122 Grafico n.19 Motivazioni all immigrazione. Province del Nord-est % 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% Altro Asilo politico Studio Famiglia Lavoro Bolzano Trento Trentino-AA Verona Vicenza Belluno Treviso Venezia Padova Rovigo Veneto Pordenone Udine Gorizia Trieste Friuli Questi caratteri riducono di molto il peso dei celibi e delle nubili stranieri presenti in Provincia, semplifica la convivenza e agevola la programmazione territoriale che, come afferma nel precedente Piano di zona dell ULSS 1 di Belluno, non nasce improvvisamente, ma matura e si realizza grazie ad un processo di innovazione delle politiche sociali e socio-sanitarie che, pur con incertezze e contraddizioni, si è andata sviluppando nel campo degli interventi a sostegno degli immigrati previsti dalla legge 40/98. Nello stesso Piano si evidenziava come i caratteri particolari dell immigrazione nel territorio dell ULSS 1 determina, più frequentemente che in altri luoghi, un approccio con un insieme di persone inserite in una loro rete di relazioni per nazionalità piuttosto che con singole persone che manifestano bisogni solo individuali. Grafico n.20 Motivazioni all immigrazione, escludendo lavoro e motivi di famiglia. Provincia di Belluno Cure mediche 3% Minori 6% Affidamento 4% Motivi religiosi 8% Motivi umanitari 13% Studio 15% Protezione 14% Asilo Politico 25% Residenza elettiva 12% Questo fatto ha un aspetto positivo, le reti sono sempre strumenti a sostegno degli individui, riducono il loro disagio, facilitano l orientamento in comunità nuove e sconosciute, offrono aiuti concreti nell inserimento nei luoghi di lavoro e garantiscono una preziosa e gratuita attività d interpretariato e mediazione culturale. Ha anche aspetti negativi poiché riduce le occasioni di rapporto con i residenti autoctoni, rallenta l apprendimento della lingua locale (fino a impedirlo come nel caso delle mogli al seguito di immigrati di alcuni paesi africani e del medio oriente), facilita l addensamento residenziale, favorendo la formazione di enclave, sottomette a gerarchie interne 120
123 ai gruppi che rendono vulnerabili i nuovi arrivati. In taluni casi, in queste circostanze, si manifestano veri e propri fenomeni di sfruttamento e ricatto che non di rado esorbitano nell illegalità. E consistente anche la presenza di minorenni, dato che c informa della predilezione manifestata dai nostri immigrati a costituire una famiglia e stabilizzare la loro presenza in provincia. 2 E un altro indicatore dell intenzione di stabilizzare la permanenza della famiglia nel luogo di lavoro che andrebbe sfruttata per l integrazione di tutta la famiglia del minore inserito in una struttura scolastica. In Italia, più di un quinto della popolazione straniera è costituito da minori ( ), 5 punti percentuali in più rispetto a quanto avviene tra gli italiani (22% contro 16,7%). I nuovi nati da entrambi i genitori stranieri (72.472) hanno inciso nel 2008 per il 12,6% sulle nascite totali registrate in Italia, ma il loro apporto è pari a un sesto se si considerano anche i figli di un solo genitore straniero. Ad essi si sono aggiunti altri minori venuti a seguito di ricongiungimento. Tra nati in Italia e ricongiunti, il 2008 è stato l anno in cui i minori, per la prima volta, sono aumentati di oltre 100 mila unità. A chiedere il ricongiungimento il più delle volte (65,6%) è una persona sola; negli altri casi l interessato vive con uno o più individui, a testimonianza di un processo di inserimento sempre più avanzato. Gli alunni figli di genitori stranieri, nell anno scolastico 2008/2009, sono saliti a su un totale di iscritti, per un incidenza del 7%. L aumento annuale è stato di unità, pari a circa il 10%. L incidenza più elevata si registra nelle scuole elementari (8,3%). Di questi studenti, 1 ogni 6 è romeno, 1 ogni 7 albanese e 1 ogni 8 marocchino, ma c è una miriade di nazionalità. Si tratta di alunni stranieri per modo di dire, perché, quasi quattro su 10 (37%), sono nati in Italia e di questo Paese si considerano cittadini; e il rapporto sale a ben sette su 10 tra gli iscritti alla scuola dell infanzia. Per costoro la lingua, spesso invocata come motivo di separazione, non costituisce un ostacolo; e così potrebbe essere anche per i ragazzi ricongiunti nel corso dell anno, a condizione di potenziare le misure di sostegno per l apprendimento dell italiano. Questi giovani condividono con i coetanei italiani comportamenti, gusti, consumi, incertezze esistenziali. Soprattutto le ragazze puntano all emancipazione economica e individuale, spesso con conseguenti strappi con la famiglia e le tradizioni d origine. Differenze si riscontrano, invece, nel percorso scolastico, a causa di problemi di ritardo, dispersione, insuccesso, specialmente nella scuola secondaria superiore: ragionando in termini di sistema per il futuro del Paese, bisognerà ridurre questo svantaggio, dotando la scuola dei mezzi e del personale necessari. 3 Tra gli immigrati bellunesi è evidente la crescita dei minori, che variano dai del 2002 ai del Un aumento di unità pari al 111%. I minori di diciotto anni erano, nel 2008, 2.314, pari al 23,3% del totale degli immigrati in provincia, di questi erano maschi (24,6%) e erano femmine (19,7%). I minori di quattordici anni erano 1.975, maschi e femmine, pari all 85% dei minorenni. Questa consistente presenza di minorenni è in linea con il dato delle altre province venete, dove la media è di circa il 23% ed è il frutto combinato di tre processi: l immigrazione diretta dell intera famiglia (soprattutto nei casi d asilo), la nascita in Italia di figli di coppie d immigrati e i ricongiungimenti familiari. Questi ultimi, dal 2000 al 2009, in Provincia di Belluno, sono aumentati da 214 a 317, con una punta massima di 360 ricongiungimenti del 2004 e si registra un aumento di 103 unità pari al 48,1%. Analizzando lo stato civile degli immigrati si nota come il 63% delle donne e il 53% degli uomini erano coniugati. 2 Tale processo d integrazione è certificato anche dal Consiglio Nazionale dell Economia e del Lavoro, Organismo nazionale di Coordinamento per le politiche d integrazione sociale degli stranieri, Roma, 22 marzo Dove Belluno, tra le province italiane, sta al 43 posto, nella parte alta della graduatoria della capacità di integrazione degli immigrati, e dove si afferma che a fronte di una ripresa produttiva, ci si potrebbe attendere, qualora il dato divenisse strutturale, una scalata nell indice sintetico (dove sono comunque in fascia alta, rispettivamente al 23 e al 43 posto), tanto più che, già per grado di inserimento sociale, soprattutto Belluno ha un piazzamento medio più elevato (30 ). Purtroppo invece che un consolidamento c è stata una profonda crisi strutturale internazionale che ha messo in gravi difficoltà soprattutto le manifatture bellunesi. 3 Caritas Migrantes, Immigrazione, Dossier Statistico 2009, XIX Rapporto sull immigrazione 121
124 Queste percentuali sono superiori al dato, riferito ai residenti, dove il 50,3% dei maschi e il 46,5% delle donne erano coniugati. I dati non sono immediatamente confrontabili perché gli immigrati, nel complesso, sono più giovani e molte delle loro dichiarazioni non rilevano lo stato civile, però, questo conferma la presenza d immigrati più facilmente inseribili nelle reti relazionali locali in particolare nelle scuole. Grafico n.21 Minori stranieri per sesso. Provincia di Belluno Maschi Femmine Questa consistente presenza di minori stranieri è evidente anche nella crescita degli alunni degli studenti nelle scuole bellunesi, con un aumento medio del 33% annuo dal 2000 al 2009 quando, nelle scuole, erano iscritti cittadini stranieri pari al 6,6% degli iscritti totali. Di tutti questi 328 erano iscritti alle scuole per l infanzia, pari al 6,2%, 701 erano iscritti alle scuole primarie, pari al 7,8%, 700 erano iscritti alle scuole secondarie di primo grado, pari al 7,7%, 341 erano iscritti alle scuole secondarie di secondo grado, pari al 6,6%. Grafico n.22 Iscritti, stranieri e italiani, nelle scuole della Provincia di Belluno Stranieri Italiani Infanzia Primarie Medie Superiori Totale Gli studenti stranieri sono una minoranza degli iscritti ma sono in costante crescita, mentre gli iscritti italiani sono stabili. Confrontiamo di seguito i tassi percentuali delle variazioni appena citate. Nel totale delle scuole gli iscritti italiani crescono dell 1,8%, quelli stranieri del 109%. Nella scuola per l infanzia gli iscritti italiani crescono del 5,5%, quelli stranieri del 128%. Nella scuola primaria gli iscritti italiani crescono dell 1,3%, quelli stranieri dell 80%. Alle scuole medie gli iscritti italiani calano dell 2,7%, quelli stranieri crescono del 104%. Nelle scuole secondarie superiori gli iscritti italiani crescono del 2,9%, quelli stranieri del 194%. La presenza straniera nelle scuole è nel 122
125 complesso facilmente affrontabile e non dovrebbe rappresentare un problema. L apparenza, però, inganna, perché la presenza nelle scuole varia in modo rilevante, per l influenza di diversi fattori. Abbiamo già visto che gli immigrati si concentrano in parti di territorio in modo non omogeneo e, quindi, ci sono scuole primarie e medie dove la presenza straniera è inavvertibile altre nelle quali essa è molto pesante. In secondo luogo, nelle scuole secondarie di secondo grado gli stranieri tendono a iscriversi in prevalenza negli istituti professionali e tecnici trascurando i licei, ovvero, si iscrivono in scuole ritenute, a torto, più facili, nelle quali ci sono già problemi legati alla motivazione all apprendimento degli allievi, trovando in esse un accoglienza più esperta nell affrontare i problemi di apprendimento che essi inevitabilmente scaricano sull istituzione scolastica. Grafico n.23 Distribuzione alunni stranieri in alcuni Istituti scolastici della Provincia. Belluno 2006 I. P.S. I. A. Brustolon Belluno Media S. Ricci Belluno 8,2% 9,2% Ponte nelle Alpi 6,1% Fonzaso 10,5% Media Rocca di Feltre 9,7% Puos d Alpago 7,4% Domegge 9,6% Longarone 9,3% Quero 25,2% 0,0% 5,0% 10,0% 15,0% 20,0% 25,0% 30,0% Allo stesso tempo emerge il fenomeno dell eccellenza di molti allievi stranieri dotati, iscritti in scuole con rendimenti medi bassi, nelle quali ottengono ottimi risultati, nonostante l handicap linguistico. Diverso è l inserimento nelle scuole medie per i ragazzi stranieri, inseriti in realtà familiari alle prese con urgenti problemi economici e con difficili equilibri interni, dove, non diversamente delle famiglie italiane nella stessa situazione, i controlli familiari s allentano e la motivazione allo studio s indebolisce, fino a sparire. Grafico n.24 Cittadinanza allievi stranieri iscritti nelle scuole. Provincia di Belluno. AS Marocchina Albanese Cinese Macedone Rumena Moldava Serba Croata Ucraina Bosniaca Kosovo Brasiliana Indiana Polacca Filippina Dominicana Ecuadoregna Peruviana Tunisina Algerina
126 Gli iscritti, per l 11,3%, hanno genitori provenienti da paesi dell Unione Europea, in particolare dalla Romania, il 48,3% da paesi europei non dell unione, il 21,4% dall'africa il 5,5% dall'america, l'13% dall'asia e lo 0,5% dall Oceania. Le nazionalità più presenti sono il Marocco con 329 studenti, l Albania con 281, la Cina con 169, la Macedonia con 163, la Romania con 152, Moldavia, Serbia e Croazia con , e l Ucraina con 59. Il problema più urgente da affrontare è quello del superamento del gap linguistico, premessa necessaria per ottenere risultati accettabili in altri ambiti d apprendimento. Purtroppo la scuola italiana non è nelle condizioni, attualmente, di farsi carico di questi problemi, per la riduzione del personale e delle risorse disponibili. E un vero peccato perché i giovani stranieri sarebbero una risorsa importante per costringere la scuola a migliorarsi, ad affrontare sfide inedite, a porsi i problemi di una reale integrazione culturale e non limitarsi alla superficie dei problemi, a sperimentare forme nuove d educazione alla diversità, alla tolleranza e alla democrazia. Questo flusso di nuovi utenti della scuola bellunese offre alcune opportunità di crescita e d innovazione dell istruzione locale e, contemporaneamente, mette a nudo un ritardo notevole nell affrontare con adeguate procedure questi bisogni di formazione d istruzione che hanno bisogno di nuovi approcci e adeguati metodi. La consistente presenza di allievi di nazionalità diverse, con livelli di conoscenza e competenze differenti, con bisogni diversi, produce notevoli difficoltà nella gestione delle attività didattiche e rende difficile la gestione degli apprendimenti collettivi e individuali. In media gli studenti stranieri sono il 6,6% di quelli italiani, ma questa situazione non è u- guale in tutte le scuole, nell istituto comprensivo di Quero sono il 25,2% (uno su quattro), in quello di ponte nelle Alpi il 6,1%. Emerge la carenza di mediatori culturali, di progetti di apprendimento linguistico e di inserimento nelle realtà sociale e culturale locali. Nonostante l impegno delle istituzioni scolastiche, il nostro sistema formativo affronta con strumenti inadeguati i bisogni formativi degli studenti immigrati. Emerge l inadeguatezza dell'attuale offerta formativa nell apprendimento della lingua italiana sia per quanto riguarda i minori sia per gli adulti, e si manifestano diffuse difficoltà per la formazione e l istruzione di base delle lavoratrici domestiche. Le donne immigrate dai paesi europei extra Ue e da paesi non islamici sono, in media, più istruite e con titolo di studio più elevati. La percentuale media di stranieri in provincia è del 6%, la percentuale media degli studenti stranieri sugli italiani è del 6,1%, a mano a mano che l'età della popolazione si abbassa, cresce l'incidenza della presenza degli immigrati. Nelle scuole per l infanzia pubbliche l incidenza di bambini figli di genitori stranieri è del 8,3%, in quella primaria dell 8%, nella secondaria di primo grado è del 9,6% e nella secondaria di secondo grado è del 4,2%. E interessante notare che la percentuale di bambini nati in provincia di Belluno da madre immigrata è l 11,1% dei nati da madri italiane. Ciò dimostra che, anche se i flussi migratori si dovessero interrompere, le generazioni future dovranno considerare che i cittadini di nazionalità diversa dalla nostra saranno almeno il 10% dei residenti ma, nell ipotesi di una crescita anche meno veloce dell attuale, dovranno fare i conti con la presenza di persone provenienti da altri paesi pari ad almeno 1/5 della popolazione residente. Questo cambia lo scenario socio-culturale futuro, dalle risorse umane sulle quali fare affidamento per garantire lo sviluppo e la trasformazione dell identità culturale delle comunità bellunesi. Questo dato impone di ragionare sulle direzioni dell inevitabile trasformazione dell identità piuttosto che attardarsi a coltivare astrazioni legate al passato trascorso e non riproponibile. Questo evento importante, che modifica la realtà demografica tanto quanto l emigrazione del secolo scorso, è un fatto positivo, che ci può aiutare a consolidare la comunità locale, renderla più aperta, dinamica e pronta a cogliere le opportunità che le fitte relazioni internazionali produrranno. Abbiamo indici di fecondità e di natalità molto basse, anche se in ripresa negli ultimi cinque anni. I cittadini immigrati ci aiutano a consolidare la popolazione più giovane. I bambini cresceranno condividendo esperienze e relazioni e, se sapremo comprendere e coniugare la loro cultura 124
127 d origine con la nostra, questo si tradurrà in una maggiore vitalità e un sostegno per le comunità locali. Se non s interverrà al fine di favorire questa integrazione e lasceremo che queste dinamiche producano effetti automatici e non gestiti è molto probabile che le difficoltà già visibili da ora, produrranno un ostilità diffusa, degli scontri d interesse, il degrado delle relazioni comunitarie e, quindi, una riduzione pericolosa del capitale sociale. I flussi migratori sono prodotti da diverse cause, le più frequenti sono: Gravi crisi politiche ed economiche nei paesi di origine; Eventi bellici e i genocidi etnici che producono flussi di profughi; Regimi politici autoritari che perseguitano le minoranze; Forti squilibri fra nazioni nelle retribuzioni del lavoro dipendente; Forte richiamo è modello socio-economico esercitato dai paesi occidentali; Spirito d avventura e opportunità non presenti nel proprio paese d origine; Proseguimento degli studi; Ricongiungimenti familiari; Presunzione di poter guadagnare facilmente con l esercizio di attività illegali e, talvolta, criminose (quali lo spaccio di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione, il traffico di merci proibite, ecc.). Non è semplice individuare quali sono le motivazioni che inducono i flussi migratori verso la nostra provincia, possiamo però affermare che la principale motivazione è la ricerca di un occupazione regolare, indotta da una crescita di domanda di lavoro dipendente non soddisfatta dagli attivi locali. I dati disponibili lo dimostrano ampiamente: nel 2000 gli occupati stranieri erano e sono diventati nel 2008, crescendo di unità aumentando di tre volte. Nel 2000 era occupato il 44% dei residenti stranieri, nel 2008 era occupato il 59.2% dei residenti stranieri, se togliamo dall insieme dei residenti tutti i minorenni, la percentuale di occupati cresce in modo evidente e nel 2000 erano occupati il 49% degli immigrati attivi mentre, nel 2008 erano occupati il 76% degli immigrati attivi. Nello stesso anno 2008, la percentuale d occupazione dei residenti era del 41,5% e quella degli attivi totali era del 64%. Avere un occupazione stabile, anche se con contratti a termine, può favorire la costruzione di reti di relazioni tra immigrati e residenti. Questo però non è automatico, spesso la rapida introduzione di lavoratori immigrati in realtà produttive crea anche problemi, poiché gli obiettivi dei residenti sul lavoro sono spesso diversi. Una parte dei lavoratori immigrati non immagina il proprio futuro stabile in provincia di Belluno, la loro permanenza qui può essere una parentesi volta all accumulazione di ricchezza il più rapidamente possibile, nella prospettiva di poter ritornare al paese d origine. Prestano meno attenzione alla sicurezza, ai diritti sindacali, agli orari, alle ferie e ai permessi, agli scambi di mansioni nel luogo di lavoro né appaiono propensi a investimenti nelle relazioni con i residenti al di fuori delle loro priorità. Quest atteggiamento, pur comprensibile, è fonte di divergenze difficili da dirimere e da ricomporre. Servirebbe una continua e intelligente opera di mediazione per la quale mancano risorse e, soprattutto, persone in grado di attuarla. Vi è poi il fatto che i lavoratori immigrati arrivano per un effetto di un legame che li unisce a qualche connazionale e, soprattutto nei primi tempi, dipendono dalla comunità di connazionali già presenti nella nostra provincia per ovvi motivi di lingua, di orientamento in una realtà locale che non conoscono e fanno maggiore affidamento in coloro che già conoscono. E del tutto naturale ma, se non si esce dal ghetto della propria nazionalità d origine, è molto difficile costruire e consolidare relazioni significative con i residenti locali. In ogni caso, l elevato indice di occupazione è un elemento di stabilità, di autonomia e garanzia di un primo apprendimento delle regole e della cultura locale. È necessario sottolineare che anche la comunità che ospita questi flussi ha dei doveri nei confronti di questi ospiti. Si dovrebbero diffondere in modo sistematico informazioni corrette su 125
128 queste persone, sui loro paesi d origine, sulle loro culture di riferimento, sulle ragioni e le motivazioni che li hanno condotti nella nostra provincia. Si teme di più ciò che non si conosca. Grafico n.25 Totale forze di lavoro e occupati. Provincia di Belluno, Forze di lavoro Occupati totali Considerando le condizioni in cui gli immigrati entrano nel mercato del lavoro l indice di occupazione è da considerare estremamente elevato. Il dato è confermato anche dal 16% di stranieri disoccupati iscritti a un centro per l impiego perché alla ricerca di un posto di lavoro. La parte più consistente degli stranieri occupati, nel 2007, proveniva della Romania (13,7%), Ucraina (10,3%), Cina (10,9%), Albania (9,7%) il Marocco (9,5). Per valutare bene l informazione è necessario ricordare che non essere uno dei paesi dell Unione Europea non esclude dall essere europei. Questo vale per Svizzeri, Croati, Serbi ma anche per Ucraini, Russi, Moldavi. Grafico n.26 Occupati stranieri, comunitari e non comunitari. Provincia di Belluno, Occupati stranieri Occupati extra comunitari Occupati comunitari Nel 2008, l ambito prevalente d occupazione era l industria con occupati, seguono i servizi alle persone con occupati, il settore alberghiero e della ristorazione con 848 occupati, le costruzioni con 764 occupati, il commercio con 363 e da ultimo l agricoltura con 103 occupati. La distribuzione tra i diversi rami d attività economica non è uguale in tutto il territorio provinciale. Nei distretti n. 1 Cadore e n. 2 Agordino, è prevalente l occupazione nell ambito dei servizi alla persona, prevalenza che può dimostrare le ridotte possibilità occupazionali in settori diversi ma anche la debolezza delle strutture d erogazione pubblica di servizi. Nel distretto n.3 Belluno c è una 126
129 distribuzione più eterogenea tra i rami d attività, che evidenzia uno spettro più ampio d opportunità occupazionali. Grafico n.27 Distribuzione degli occupati immigrati nei diversi rami d attività economica % % 60% Servizi sociali Servizi persona Servizi produzione Commercio Costruzioni 40% 566 Altre industrie Metalmeccanica 20% Legno Moda Agricoltura 0% Distretto 1 Cadore Distretto 2 Agordo Distretto 3 Belluno ULSS 1 ULSS 2 Gli occupati in agricoltura erano soprattutto immigrati da altri paesi europei e asiatici. Gli occupati nell industria erano prevalentemente immigrati dall ex Jugoslavia, dal Marocco, dall Albania e da altri paesi europei. Nelle costruzioni quasi la metà dei 764 occupati proveniva da Macedonia, Croazia e Serbia, nel commercio c erano, in maggioranza, immigrati provenienti da altri paesi europei, Albania e Marocco. Nel settore alberghiero della ristorazione erano occupati soprattutto slavi e immigrati da altri paesi europei, rilevante in questo caso anche la presenza d occupati ucraini. Dei occupati nei servizi alle persone, un terzo erano ucraine, consistente anche la presenza di immigrate Moldave e Romene, Serbe e Croate ed è rilevante anche la presenza di immigrati sudamericani e dal Marocco. Il dato di fonte INPS, sui lavoratori domestici, ci fornisce un informazione aggiuntiva perché, sono i contratti di collaborazione domestica (baby sitter, governanti, colf e badanti), dei quali solo 120 relativi a cittadini stranieri maschi e a femmine straniere. Emerge, nell ambito del lavoro domestico, una chiara specializzazione straniera femminile. Grafico n.28 Lavoratori domestici per sesso e nazionalità. Provincia di Belluno Lavoratori domestici totali Lavoratori domestici stranieri Lavoratrici domestiche straniere Nel 2006 il 4,5% degli occupati stranieri aveva contratti di apprendistato, il 28,8% era occupato a tempo determinato, e il 66,7% erano occupati a tempo indeterminato. Nel corso degli ultimi cinque anni si evidenzia una crescita dei contratti a tempo determinato e un corrispondente calo 127
130 dei contratti a tempo indeterminato. Questa dinamica riguarda sia i lavoratori italiani sia quelli stranieri. Il distretto che aveva il maggior numero di occupati, nel 2007, era il distretto di Belluno con occupati (47%), seguiva l ULSS 2 Feltre con (24,5%), il distretto di Pieve di Cadore con 875 (13,7%) e il distretto di Agordo con 922 (14,4%). Grafico n.29 Variazione degli stranieri occupati dipendenti. ULSS 1 e 2, Distretto 1 Cadore Distretto 2 Agordo Distretto 3 Belluno ULSS 1 ULSS I dati delle assunzioni annue di cittadini stranieri ci dicono che, nel 2008, nel Distretto n.1 Cadore ne sono stati assunti con una media, dal 2001 al 2008, di 973 l anno. Nel Distretto n.2 Agordo ne sono stati assunti 905, con una media di 604 l anno. Nel Distretto n.3 Belluno ne sono stati assunti 1.978, con una media annua di l anno. Nell ULSS 1 Belluno ne sono stati assunti in totale 4.119, con una media annua di 3.423, contro i assunti nell ULSS 2 Feltre, dove la media annua è di l anno. Nel grafico seguente si rappresenta l andamento del mercato del lavoro degli stranieri per Distretto e per ULSS. E ben visibile la flessione delle assunzioni nel 2008 per effetto di una crisi che, teoricamente, avrebbe dovuto riguardare solo l ultimo trimestre di quell anno. Tale flessione è confermata anche per il 2009, anno in cui i dati sull occupazione straniera non sono ancora disponibili, perché gli avviamenti al lavoro sono diminuiti da del 2008 a del 2009, segnando un calo del 14,8%. Grafico n.30 Andamento assunzioni annue di cittadini stranieri. Per Distretto e ULSS Distretto 1 Cadore Distretto 2 Agordo Distretto 3 Belluno ULSS 1 ULSS
131 Tali avviamenti, da non confondere con le assunzioni, sono cresciuti solo nel Distretto n.2 Agordo, dell 1,1%. Nel Distretto n.1 Cadore sono calati del 2,9%, nel Distretto n. 3 Belluno sono calati del 23,9%. Nell ULSS 1 il calo è stato di unità pari al -12,3% contro un calo di unità pari al -25,5% nell ULSS 2 Feltre. I saldi dei flussi per settore d attività economica, relativi ai lavoratori d ogni nazionalità, sono tutti negativi, ovvero, ci sono più cessazioni che avviamenti al lavoro, ad esclusione del settore commercio e turismo, dove il saldo del 2009 è positivo di 402 unità. L altro dato che indica un calo dell occupazione e, quindi, anche di quella dei residenti stranieri, è la crescita dei disoccupati di 347 unità (+21,1%) nel Distretto n.1 Cadore, di 158 unità (+29,5%) nel Distretto 2 Agordo, di 989 unità (+39%) nel Distretto n.3 Belluno. In totale nell ULSS 1 Belluno, i disoccupati sono cresciuti di unità (+31,7%) contro una crescita di 598 unità (27,3%) nell ULSS 2 Feltre. La situazione degli occupati e degli attivi stranieri per sesso, al 31 dicembre 2007, era la seguente: Tabella n.1 Occupati e disoccupati stranieri per sesso. Provincia di Belluno, 2007 UE Femmine Maschi Totale Disoccupati Occupati Totale attivi Extra UE Femmine Maschi Totale Disoccupati Occupati Totale attivi Totali Femmine Maschi Totale Disoccupati Occupati Totale attivi Il numero di occupati stranieri cresce al crescere dei flussi immigratori perché sono indotti, prevalentemente, da motivi di lavoro. Negli ultimi anni questa relazione si fa sempre più stretta. Si può notare anche l equilibrio nell occupazione tra maschi e femmine ma ci sono più donne occupate (56%) tra gli immigrati da paesi UE e meno (47%) tra gli immigrati da paesi extra Ue. Non c è lo stesso equilibrio tra i disoccupati perché in questo caso le donne sono sempre più degli uomini (58%), e sono l 81% tra i comunitari e il 54% tra gli extracomunitari. La presenza di occupati stranieri nei Comuni della Provincia di Belluno non ha stesso peso rispetto alla media provinciale del 4%. Ad Alano il peso degli occupati stranieri (264) sui residenti è del 9%, ad Ospitale (29) dell'8,1%, a Quero (199) è del 7,9%, a Farra d Alpago (214) è del 7,8% e a Vas (67) è del 7,5%. In sei comuni l incidenza è inferiore all 1%, in quattordici è dall'1 al 2%, in ventiquattro è fra il 2% e il 3%, in tredici è tra il 3% e il 4%, e solo in tredici comuni è superiore alla media provinciale. Si può valutare l incidenza per comune nel grafico seguente. 129
132 Grafico n.31 Occupati stranieri sul totale della popolazione residente. Belluno ,0% 9,0% 8,0% 7,0% 6,0% 5,0% 4,0% Media provinciale = 4,0% 3,0% 2,0% 1,0% 0,0% Alano Ospitale Quero Farra Vas Lozzo Livinallongo Calalzo Pieve d'a Pieve di C Castellavazzo Domegge Longarone Cortina Valle Cencenighe Feltre Lorenzago Perarolo Belluno S. Vito Ponte Rocca La Valle Agordo Vodo Sedico Lentiai Rivamonte Alleghe Soverzene Seren Puos Falcade S. Giustina Sospirolo Taibon S. Nicolò Limana Mel Borca Auronzo Cibiana Arsiè Pedavena Tambre Zoldo Alto Vallada Trichiana S. Gregorio Sappada Sovramonte Fonzaso Vigo Selva Cesiomaggior Forno Chies Voltago Colle Canale Zoppè Gosaldo S. Tomaso Lamon S. Stefano S. Pietro Comelico Danta La distribuzione dei lavoratori stranieri occupati non è omogenea nei Comuni della Provincia, per esempio nel 2006, a Belluno erano 1.170, a Feltre 712, Sedico 273, a Ponte 265, ad Alano 264, a Cortina 232 e a Farra d Alpago erano 214. In nove comuni erano tra 100 e 200, in tutti gli altri comuni erano meno di 100 con il minimo di due e tre a Danta e Zoppè di Cadore. Sono dati riferiti al 2006, ma ci danno lo stesso l immagine di territori che, anche in materia occupazionale, non offrono le stesse opportunità né ai residenti né ai lavoratori immigrati. La presenza di questi lavoratori è in media pari al 4% della popolazione residente e questa media è largamente inferiore a quella di ogni altra provincia veneta. Molto più rilevante è l incidenza degli occupati immigrati, sulla popolazione potenzialmente attiva d età tra i quindici e i sessantacinque anni nel Grafico n.32 Occupati stranieri sul totale della popolazione potenzialmente attiva. Belluno ,0% 12,0% 10,0% 8,0% 6,0% 4,0% Media provinciale = 5% 2,0% 0,0% O spitale Alano Q uero Farra Calalzo Liv inallongo Vas Lozz o Castellavazzo Longarone Cortina Pieve di C Domegge Rocca Perarolo Alleghe Pieve d'a Valle S. Vito Cenc enighe Feltre La Valle Soverzene Agordo Cibiana Vodo Lentiai Falc ade Lorenzago Belluno S. Nicolò Ponte Seren Auronzo Canale Taibon Borc a Puos Sospirolo Mel Sedic o S. G iustina Arsiè Limana Vallada Pedav ena Selva Colle S. G regorio Rivamonte Tambre Trichiana Vigo Zoldo Alto Chies Sovramonte Sappada Fonz aso Voltago G osaldo Cesiomaggiore Forno Lamon Zoppè S. Stefano Danta Comelico S. Pietro S. Tomaso 130
133 Anche in questo caso la media provinciale è del 5% ma, se si considera che gli attivi provinciali sono in continuo calo, l incidenza degli occupati stranieri sale al 6,2% nel I dati comunali hanno un elevata variabilità perché i flussi migratori si dirigono automaticamente verso quei Comuni nei quali vi è una domanda di lavoro più elevata che corrisponde spesso a un numero di attivi più elevato. A questa regola c è un eccezione che riguarda le occupate nei servizi d assistenza agli anziani, le quali tendono a risiedere nel Comune in cui vi è un alta concentrazione di anziani non autosufficienti indipendentemente dal numero di attivi. Ci sono tredici Comuni nei quali vi è un incidenza di occupati stranieri superiore alla media provinciale, tra questi spiccano Ospitale con il 12% ma in questo comune l incidenza dipende più da ridotto numero di attivi che dall elevato numero di stranieri che sono solo 29, Alano con il 12% e Quero con 11%. Il numero degli occupati stranieri pesa di più sul totale degli addetti nelle imprese locali nei Comuni bellunesi come si può vedere nel grafico seguente. Grafico n.33 Occupati stranieri sul totale degli addetti per comune. Belluno % 30% 25% 20% 15% 10% Media provinciale = 7,9 5% 0% Farra Castellavazzo Alano La Valle Valle Vas Vodo Zoppè Livinallongo Ospitale Quero Canale Calalzo Lozzo Pieve di C Rivamonte Cibiana Colle Seren Voltago Chies S. Vito Lorenzago Pedavena Sospirolo Rocca Arsiè Ponte Feltre Alleghe Falcade Forno Perarolo Soverzene S. Gregorio Taibon Vigo Cortina Lamon S. Tomaso Zoldo Alto Belluno Vallada Tambre Sappada Mel Sovramonte Domegge Puos Borca S. Giustina Lentiai S. Nicolò Auronzo Cesiomaggiore Pieve d'a Selva Cencenighe Sedico S. Stefano Fonzaso Longarone Limana Trichiana Agordo Gosaldo Comelico S. Pietro Danta Il peso degli occupanti stranieri è più rilevante in quei Comuni con elevata presenza di addetti, e in quelli più prossimi, nei quali gli immigrati trovano più facilmente casa a prezzi accessibili. Questo spiega perché Castellavazzo, La Valle, Vodo, Zoppè, Ospitale siano ai primi posti in questa graduatoria nonostante la presenza limitata di occupati stranieri residenti nel loro territorio. Questa situazione non riguarda solo gli occupati stranieri ma anche quelli italiani ed è una delle fonti della micro-mobilità locale. La stessa riflessione si può fare con riferimento al numero dei disoccupati. Il numero medio di disoccupati stranieri dal 2003 al 2007 era di circa 570 l anno e che questo numero incideva sul totale dei disoccupati registrati ai Centri dell impiego dal 9,3% del 2003 al 12,9% del La loro presenza, quindi, è molto contenuta e non sono un ostacolo per la ricerca di occupazione per i lavoratori residenti, considerando anche che essi sono più esposti al rischio di disoccupazione in caso di un andamento economico contingente negativo. Resta da segnalare che i disoccupati extracomunitari sono, in generale, in numero più elevato (sono l 85% del totale) dei lavoratori immigrati da paesi dell Unione Europea. Gli immigrati stranieri non si limitano a cercare lavoro. Spesso iniziano attività d impresa e producono occasioni d occupazione per sé e anche per i cittadini italiani, che sono assunti nelle loro imprese. 131
134 Grafico n.34 Imprenditori, imprenditrici e cariche sociali stranieri. Provincia di Belluno, Imprenditori Cariche sociali extra UE Imprenditori UE Imprenditrici Grafico n.35 Imprenditori per continente di provenienza. Provincia di Belluno, Unione Europea Europa Africa Asia America Oceania Altri L opinione pregiudiziale, che ritiene gli stranieri immigrati nella nostra Provincia, orientati al solo fine di trarre rendite o trovare lavoro dipendente è falsa e razzista. Essi su muovono, invece, cercando opportunità di lavoro, non solo dipendente ma anche autonomo, in tutti i rami d attività. Gli imprenditori o lavoratori autonomi stranieri nella nostra provincia sono circa l 11% degli occupati stranieri. Quelli italiani, in provincia di Belluno sono circa il 14%. Considerate le difficoltà per uno straniero nel fare un investimento iniziale in un attività d impresa, le minori garanzia che può offrire al credito e le limitati reti relazionali che lo possono assistere e proteggere si può vedere che l indice d iniziativa imprenditoriale è simile a quello dei residenti se non superiore. 132
135 Grafico n.36 Rami di attività economica nei quali sono attivi imprenditori stranieri. Provincia di Belluno, Agricoltura Costruzioni Alberghi ristoranti Industria Commercio Servizi vari Questa evidente diversificazione d attività, dipendenti e autonome, in diversi ambiti produttivi, con un elevata capacità di adattamento e un rilevante spirito d iniziativa ci fanno comprendere come la maggior parte degli immigrati nella nostra Provincia sia già in grado di produrre, in proprio, diverse occasioni d integrazione e di relazione sociali proiettate fuori dai confini delle nazionalità. In particolare, per le attività commerciali, fisse e ambulanti, che richiedono competenze linguistiche adeguate, capacità relazionali, comprensione dei gusti e dei costumi locali. Il fenomeno è così robusto da determinare trend evolutivi differenti, mentre gli imprenditori e le imprese totali diminuiscono, il numero d imprenditori stranieri tende a crescere. Grafico n.37 Variazione imprenditori totali e stranieri. Provincia di Belluno, Totale imprese attive Imprese attive totali Imprenditori stranieri Imprenditori stranieri Indubbiamente su questo pesa la maggiore propensione al sacrificio e all impegno intenso sul lavoro per gli immigrati, che vivono la loro attività professione come uno strumento di affermazione ed indipendenza economica ma, soprattutto, come elemento fondante della loro nuova identità entro una comunità molto diversa da quelle nelle quali si sono formati. Va segnalato che una parte di questi imprenditori non sono veramente tali, questo avviene per tre motivi, il primo riguarda il possesso di partita IVA permette di ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno poiché dimostra che il richiedente ha un occupazione da lavoro autonomo, il secondo riguarda lavoratori edili che, di fatto, sono occupati dipendenti ma figurano come artigiani, così l impresa appaltante è esonerata dal pagamento dei contributi previdenziali, il terzo riguar- 133
136 da attività d impresa commerciali ambulante che si avvicina più al lavoro del piazzista che a quello dell imprenditore. La diversa dinamica delle imprese locali e di quelle condotte da immigrati è visibile anche sul fronte delle cariche sociali delle imprese collettive. Nonostante la differenza di scala tra le due grandezze si nota come le cariche totali tendono a diminuire (anche per un processo di razionalizzazione del management delle imprese) mentre quelle degli immigrati tendono a crescere. Grafico n.38 Variazione delle cariche totali nelle imprese e delle cariche degli immigrati. Provincia di Belluno, Cariche totali Persone con cariche Stranieri con cariche Cariche stranieri Un altro elemento per valutare l entità dei flussi migratori ma anche il mantenimento di un legame con la madrepatria, è l insieme delle rimesse definendo con tale termine il denaro inviato dei lavoratori immigrati alla propria famiglia d origine. Possiamo vedere nella tabella seguente l entità di questi trasferimenti. Tabella n.2 Rimesse degli immigrati nelle province venete x , Belluno Padova Rovigo Treviso Venezia Verona Vicenza VENETO Valutando la media dei trasferimenti per occupato (i dati di riferimento sono quelli del 2003) si scopre che dalla provincia di Belluno sono inviate le rimesse di valore inferiore rispetto ad altre province venete, pari a l anno per ogni occupato straniero, contro una media del Veneto di La provincia che vede le rimesse medie più elevate è la provincia di Rovigo dove gran parte dell occupazione straniera, in particolare extracomunitaria, lo è in agricoltura. Questo, incrociato con il dato dello stato civile degli occupati e con il numero di famiglie, ci fa capire che la maggior parte del reddito prodotto è consumato o risparmiato in provincia o, quantomeno, entro i confini nazionali. Probabilmente i lavoratori stranieri residenti nella nostra provincia intendono costruire un patrimonio nel luogo d immigrazione e questo è un altro segnale di stabilità. Questo dato può anche 134
137 significare che le retribuzioni la nostra provincia sono più basse che in altre e che una parte della ricchezza accumulata viene portata all estero per canali non ufficiali. È noto, ad esempio, che le lavoratrici domestiche preferiscono portare in patria il proprio denaro in contanti perché nei paesi d origine, in particolare in Polonia, Ucraina, Russia e Moldavia le rimesse sono tassate in modo assai rilevante. Abbiamo dedicato molto spazio all analisi dei flussi migratori e delle caratteristiche socio economiche che li contraddistinguono perché la nostra Provincia può mantenere gli attuali livelli produttivi di reddito solo in due modi. Il primo consiste in un miglioramento qualitativo delle strutture produttive del valore aggiunto, sia in ambito industriale sia negli altri settori d attività economica. Questo tipo di processo esige però discrete capacità nell orientare gli investimenti privati, buoni e solidi progetti di ricerca, innovazione di prodotti e dei processi produttivi. Allo stato attuale questa non sembra essere una strada facilmente percorribile e, in ogni caso essa non è ora molto frequentata. Il secondo modo consiste nella crescita d attività manifatturiere ad alta intensità di lavoro più che di capitale, di cui sono esempio leader le nostre migliori occhialerie, le quali riescono a produrre un formidabile valore aggiunto anche in assenza di consistenti investimenti in tecnologie e senza porsi il problema del miglioramento dei processi produttivi. In questo secondo caso, visto il calo della nostra popolazione attiva autoctona, l incremento dei flussi immigratori sarà nel prossimo futuro, in situazioni d espansione economica, inevitabile e necessario. Considerando anche il progressivo invecchiamento della popolazione e il ridursi della capacità di cura domestica da parte delle famiglie, dobbiamo attenderci una crescita dei flussi migratori che tenderanno a salire verso i residenti immigrati nei prossimi 5-10 anni. Ognuno comprende come la presenza di questa popolazione giovane, in prevalenza proveniente da paesi con lingue e costumi assai diversi dai nostri, in contatto con comunità a volte molto dinamiche, com è il caso degli occupati nell industria e nel commercio, a volte assai deboli e statiche com è il caso degli occupati nei servizi alle persone, non potrà che avere un consistente impatto, l esito del quale può essere positivo o negativo, a seconda delle risorse umane e comunitarie che ognuno dei soggetti implicati in questo incontro-scontro vorrà mettere in gioco al fine di governare questa relazione, il cui esito positivo non è né scontato né del tutto prevedibile. L analisi, sia pur parziale, che abbiamo presentato ci dice, però, che i flussi migratori che ci raggiungono sono formati prevalentemente da lavoratori e dalle loro famiglie le quali, in gran parte, tendono a costruire le condizioni per una permanenza medio lunga della nostra provincia, integrandosi nel lavoro, nella scuola e nelle comunità locali. Sarebbe veramente un segnale molto negativo se le nostre comunità provinciali se non sapessero fare leva su queste condizioni favorevoli di partenza per trarre il massimo vantaggio dalla presenza di questi ospiti e ridurre al minimo il rischio di una mancata integrazione. I segnali che giungono dalla realtà territoriale, le iniziative che le istituzioni e i gruppi spontanei producono per facilitare l incontro, la comprensione e l accoglienza degli immigrati sono un segnale positivo, un indice della capacità che le comunità hanno mantenuto di interpretare questo fenomeno e di gestirlo in modo equilibrato e pragmatico. 135
138 Analisi della situazione socio economica dell ULSS 1 Belluno. Parte quinta. Lavoro ed occupazione. La prima considerazione da fare sul mercato del lavoro in Provincia di Belluno è riferita alla costante diminuzione delle forze di lavoro 1 e degli occupati. Le prime variano dalle unità del 2000 alle del 2009, con un calo di unità pari al 6,4%. Gli occupati, nello stesso periodo, si riducono di unità pari al 7,7%. Le forze di lavoro e gli occupati comprendono anche dodici mila immigrati pari a dieci mila forze di lavoro e occupati; in loro assenza il calo sarebbe ancora più consistente. Il calo degli attivi è il frutto dei mutamenti demografici e indebolisce in modo molto rilevante la capacità produttiva di reddito, nonostante gli incrementi di produttività registrati negli ultimi 20 anni. Nello stesso periodo le forze di lavoro e le occupate femmine sono diminuite di circa unità pari all 8%, mentre i maschi sono calati di unità nelle forze di lavoro pari al -5,2% e di unità negli occupati pari al -7,4%. In realtà i maschi attivi e occupati sono calati più delle donne, perché la maggior parte degli immigrati occupati sono maschi e pertanto consolidano la parte maschile più di quella femminile. Ci mancano circa 800 attivi ogni anno che compensiamo con l immigrazione, ma questa non è sufficiente a colmare l emorragia evidente nei dati seguenti. Grafico n.1 Forze di lavoro e occupati totali. Provincia di Belluno Prima della crisi del 2008 la costante riduzione degli attivi maschi ha prodotto l aumento dell occupazione femminile che è giunta al 63% delle attive (superando l obiettivo fissato nella conferenza UE di Lisbona) e producendo la piena occupazione in Provincia. La popolazione residente è di circa 214 mila unità, dei quali circa 130 mila nell ULSS 1 Belluno. Compresi i circa dodici mila stranieri residenti regolari in Provincia, dei quali sette mila nell ULSS 1. Gli attivi, compresi tra i quindici e i sessantaquattro anni di età, sono circa 139 mila (10 mila stranieri) in Provincia, dei quali circa ottantaquattro mila (con stranieri) nell ULSS 1. Gli attivi sono circa 131 mila (con stranieri) in Provincia dei quali circa ottanta mila (con stranieri) nell ULSS 1. Le forze di lavoro sono circa novantatré mila (con otto mila stranieri) in Provincia, delle quali settanta mila (con quattro mila stranieri) nell ULSS 1. Gli occupati totali sono ottantanove mila (con stranieri) in Provincia, dei quali sessantanove mila (con 1 Sono Forze di lavoro gli attivi occupati o in cerca di occupazione. Dal 2003 il rilevamento Istat delle FdL avviene modificando il metodo e i criteri di raccolta dei dati riducendo di circa unità le FdL provinciali. 136
139 5.300 stranieri) nell ULSS 1. Gli occupati dipendenti sono circa settantuno mila (con stranieri) in Provincia dei quali cinquantacinque mila (con stranieri) nell ULSS 1. Nel 2008, in Provincia ci furono trenta mila avviamenti al lavoro dei quali riguardavano cittadini stranieri, di questi avviamenti 25 mila (con stranieri), si riferivano al territorio dell ULSS 1. I disoccupati in Provincia, nel 2009, sono stati dei quali 594 stranieri di questi (con circa 400 stranieri) erano residenti nell ULSS 1. Tra i disoccupati in Provincia, risultavano in cerca di una nuova occupazione in (con 350 stranieri), di questi (con circa 260 stranieri) erano residenti nell ULSS 1. Gli occupati stranieri non sono tutti residenti, infatti, il dato I- NAIL registrava, nel 2008, stranieri al lavoro in Provincia di Belluno, tra essi ci sono, ad e- sempio, le badanti pendolari dalla Croazia, gli occupati stranieri residenti in provincie confinanti, ecc. Nel grafico seguente una sintesi dei dati appena presentati. Grafico n.2 Dati di riferimento sul lavoro. Provincia di Belluno e ULSS 1, Nel grafico successivo, si può valutare l andamento del numero di disoccupati dal 2000 al Si nota come fino al 2007 la tendenza è al costante calo dei disoccupati, sia pure con variazioni contraddittorie dovute ai cicli economici. Grafico n.3 Disoccupati totali. Provincia di Belluno
140 Dopo il 2008 le cose non stanno più in questo modo. E ben visibile, nel primo grafico, il calo di occupati che diventano, nel terzo grafico, disoccupati in più rispetto al A conferma delle precedenti affermazioni c è anche la crescita più rapida dei disoccupati maschi, essendo tra loro il maggior numero di lavoratori immigrati. Nel grafici seguenti è possibile valutare il variare degli occupati totali e degli occupati dipendenti per ramo di attività economica. Grafico n.4 Occupati per ramo di attività economica. Provincia di Belluno Nel seguente grafico sul numero di occupati dipendenti è interessante notare l equivalersi degli occupati tra manifatture industriali e le attività dei servizi, ricordando che le imprese manifatturiere attive erano, nel 2009, mentre quelle dei servizi erano 4.776, le prime con un numero di dipendenti per impresa attiva di 16,3 e le seconde con 7 dipendenti per impresa attiva. E rilevante ricordare anche che le imprese attive nel ramo costruzioni edilizia erano 2.741, con ben 723 imprese attive più delle manifatture occupavano lavoratori, con 1,6 dipendenti per impresa. Un universo polverizzato di piccolissime imprese. Grafico n.5 Occupati dipendenti per ramo di attività economica. Provincia di Belluno E utile avere un idea più precisa del numero delle forze di lavoro per Distretto, nel grafico seguente, è possibile notare la differenza di scala tra il Distretto di Belluno e gli altri. 138
141 Grafico n.6 Forze di lavoro per Distretto. Provincia di Belluno, Le forze di lavoro erano, nel 2008, a Belluno, in Cadore, in Agordo e nel Feltrino. Il calo più rilevante delle Forze di lavoro è avvenuto in Cadore con un calo di 558 unità pari al -3,2%, ma nemmeno il Cadore è area omogenea, infatti, nel territorio del Centro per l impiego di Pieve di Cadore il calo è stato del -4,5%, in Auronzo è stato del -3,7% e in Ampezzo del -0,3%. Nel Distretto di Belluno la variazione è stata positiva pari a con una crescita dell 1,1%. Nel Distretto agordino il calo è stato di 93 unità pari al -1,1%. Grafico n.7 Occupati per Distretto. Provincia di Belluno, Possiamo fare la stessa valutazione in merito agli occupati che erano, nel 2008, in tutta la Provincia, segnando una crescita di unità, pari al 14,6%, dal Il dato è ovviamente pre crisi 2008, che si manifestò solo nell ultimo trimestre di quell anno. Ma anche in questo caso le dinamiche nei distretti non sono tutte uguali. Nel Distretto di Belluno si registrò una crescita di unità pari al 24,7%. Sulla stessa linea Feltre, che segnò una crescita di unità pari al 23,3%. Nello stesso periodo Agordo perse 553 occupati segnando un calo del -6,3%, in Cadore il calo fu di unità pari al -5,9%. E evidente che le dinamiche demografiche ed occupazionali 139
142 penalizzano fortemente la montagna bellunese, sia quando le cose vanno bene e, come vedremo in seguito, ancor di più quando vanno male. Questo diverso andamento delle forze di lavoro (dipendenti dalla dinamica demografica) e degli occupati (dipendenti dalla struttura produttiva), hanno immediata conferma nei dati relativi alle persone in cerca di occupazione, nel numero dei disoccupati, sui tassi di attività e di disoccupazione. Grafico n.8 In cerca d occupazione per Distretto. Provincia di Belluno, , Veneto Lavoro. Nel grafico è ben visibile l effetto delle difficoltà economiche del e s intravede l effetto della crisi del 2008 quando le persone in cerca di occupazione erano mentre nel 2009 il totale in Provincia fu di segnando un aumento di 1817 unità pari a un incremento del 77%. Purtroppo non sono ancora disponibili i dati per Centro per l impiego, ma una prima stima ci dice che il Cadore e il Bellunese sono state le due aree più colpite dal calo occupazionale nel 2009 e nei primi sei mesi del Se valutiamo i tassi di attività (quante persone con più di quindici anni sono occupate sul totale dei residenti) si ha un altra conferma della situazione. Grafico n.9 Tassi di attività per Distretto. Provincia di Belluno, Solo nel Distretto di Belluno il tasso di attività cresce da 52,8 a 54,2, negli altri Distretti subisce una contrazione di 0,2 punti in Agordo (dove gli effetti della crisi sono stati più soft) di 1,3 140
143 punti in Cadore con un calo più rilevante a Pieve di Cadore rispetto a Cortina e Auronzo, di 1,7 punti nel feltrino. Se si valuta il tasso di attività totale provinciale di fonte Istat, calcolato solo sulla popolazione da quindici a sessantaquattro anni, ovvero, solo su quella potenzialmente attiva, si scopre che il tasso del 2009, pari a 66,3 è diminuito di 1,4 punti dal 2005 ma di ben 3 punti rispetto al dato del Il tasso di occupazione ha un valore di circa un punto inferiore a quello di attività e ne ha lo stesso andamento con una crescita nel Distretto bellunese e un calo in tutti gli altri. Anche in questo caso, il dato Istat provinciale, calcolato solo sugli attivi, segna un calo di 2,8 punti dal 2005 al Guardando le variazioni dei tassi di occupazione si ottiene conferma delle riflessioni fatte finora, esso cresce in modo più rilevante nel Distretto bellunese rispetto a quello dei due Distretti montani. Grafico n.10 Tasso di disoccupazione per Distretto. Provincia di Belluno, Nell intera Provincia il tasso di disoccupazione varia da 3,8 del 2005 al 4,4 del 2009, secondo la fonte Istat. Trascurando i tassi è assai più illuminante rappresentare il numero di disoccupati per mese nel 2008 e nel 2009 per comprendere l andamento di questo fenomeno. Grafico n.11 Disoccupati per sesso e per mese. Provincia di Belluno, Da questa rappresentazione si capiscono due cose. La dissoccupazione è raddoppiata e gli effetti della crisi si scaricano senza rilevanti differenze di genere, che invece furono rilevanti nelle 141
144 mini crisi del 2000 e del 2005, nelle quali la disoccupazione indotta fu quasi esclusivamente femminile. Possiamo vedere i variare della disoccupazione anche per Distretto. Grafico n.12 Disoccupati per Distretto. Provincia di Belluno, E evidente come il numero di disoccupati sia cresciuto più rapidamente nel Distretto bellunese, e meno in quello Agordino. Si noti anche il peso delle stagioni turistiche nei Distretti montani, dove l occupazione nei servizi turistici assume un peso rilevante, del tutto assente nell ULSS 2 Feltre e meno evidente in quello bellunese. Questo momento di crisi è evidente anche dall andamento delle ore autorizzate di cassa integrazione. Graficoe n.13 Ore di cassa integrazione totali per mese. Provincia di Belluno 01/08-07/10 L andamento ciclico mensile delle cassa integrazione rappresenta bene l eccezionalità della situazione del Per comprenderne appieno il significato è però necessario valutare anche il lungo periodo ovvero gli anni dal 2000 al Nel seguente grafico si confrontano i dati totali della cassa integrazione annuale ordinaria e straordinaria (speciale e in deroga). 142
145 Grafico n. 14 Cassa integrazione, ordinaria e straordinaria. Provincia di Belluno, L eccezionalità del ricorso alla cassa integrazione, e la sua prevalenza nelle manifatture meccani-che, pone un problema non contingente di rilevante gravità. La Provincia, e in particolare l ULSS 1 Belluno, ha il 60% degli addetti e il 47% degli occupati nelle industrie manifatturiere. La debolezza del settore servizi è uno dei punti di fragilità più proccupanti del sistema produttivo bellunese. E fuor di dubbio che sia in atto una redistribuzione competitiva delle manifatture, che produrrà un ineludibile ridimensionamento del loro peso in tutto l occidente e in particolare in Unione Europea. La manifattura bellunese è pericolosamente più esposta che altri territori nell Unione e questo ci permette di prevedere che gli effetti sociali di questo cambiamento saranno qui particolarmente pesanti. Grafico n.15 Cassa integrazione per rami di attività industriale. Provincia di Belluno,
146 Una corretta attività di manutenzione delle comunità impone alla politica la capacità di fare previsioni e di adottare tempestivamente azioni di cambiamento atte a contrastare la dissoluzione del tessuto produttivo che è elemento fondante di ogni comunità. Le politiche sociali in assenza di politiche economiche lungimiranti hanno la stessa funzione della croce rossa in guerra. Riesce ad aiutare solo chi è già, per sua fortuna e per suo conto, sopravvissuto. L analisi della situazione occupazionale ha rilevanza nella definizione del Piano di Zona perché ci permette di cogliere l ampliamento o la riduzione dell area del bisogno sociale. In particolare, negli ambiti della inclusione sociale, della gestione dei flussi immigratori, del SIL, e dello stato delle famiglie. I dati sugli addetti di fonte Unioncamere non sono più raccolti dal Disponiamo però, di un'altra fonte che è l Archivio statistico delle imprese attive (ASIA) curato dall'istat abbiamo i dati 2004, 2005, Questo archivio appare più preciso ma ha il limite di non censire gli addetti nella pubblica amministrazione. Dal confronto di queste due fonti è possibile avere un quadro interpretativo degli addetti totali e per Comune in grado di chiarire meglio la qualità e le dimensioni delle imprese presenti nel territorio provinciale. Unioncamere raccoglieva il dato degli addetti distinguendo gli addetti familiari dagli addetti subordinati che, nel 2001 erano rispettivamente e con un totale di addetti delle imprese pari al distribuiti in unità locali. Queste informazioni iniziali ci permettono di stabilire il numero di addetti che era, nel 2001, circa di 3,19 per unità locale e di circa 3,82 addetti per sede d impresa. Il numero di addetti nel 2003 era, secondo Unioncamere, , con una crescita di unità in due anni, una variazione eccessiva che si spiega con la variazione dei criteri Istat nella raccolta dei dati sulle imprese, che cambia il numero di addetti per unità locale, che diventano 3,7, e il numero di addetti per sede d impresa, che diventano 4,5. Considerando che sono addetti i lavoratori dipendenti e indipendenti si può comprendere come le dimensioni medie delle imprese bellunesi, in particolare artigiane, siano molto piccole, nonostante l'incremento registrato dovuto, in gran parte, a una modifica dei metodi di rilevamento. Gli addetti sono le persone occupate nelle imprese indipendentemente dal luogo di residenza quindi molti di essi provengono da Comuni limitrofi, da altre province o da altri Stati. Si consideri che gli attivi erano, nel 2003, circa il 40-45% dei residenti, mentre gli addetti erano, in molti Comuni, più del 50% dei residenti e questo si spiega solo se una parte degli addetti proveniva da altri Comuni. Ciò permette di evidenziare una gerarchia dei Comuni dotati di forza attrattiva per gli attivi residenti in altri territori. Nel grafico successivo si può confrontare il peso percentuale degli addetti sulla popolazione residente in ogni Comune. Grafico n.16 Peso degli addetti sulla popolazione residente. Provincia di Belluno,
147 Trascurando la differenza del peso percentuale fra gli addetti nelle imprese private e totali nel 2003 e quelli del 2004, particolarmente evidente nei Comuni con pochi residenti e pochi addetti, nei quali una piccola variazione nel numero degli uni e degli altri provoca scarti percentuali rilevanti, si nota come vi siano dieci Comuni nei quali la percentuale di addetti è sicuramente superiore a quella degli attivi totali nel Comune. Sono questi i casi di Longarone, dove gli addetti sono circa nello stesso numero dei residenti, di Pieve d'alpago, dove gli addetti sono circa il 97% dei residenti, di Agordo, dove sono il 95%, di Perarolo, dove sono il 69%, di Domegge, dove sono il 64%, di Cortina dove sono il 59%, di Limana dove sono il 53%, di Quero e Sedico, dove sono il 47% ed di Livinallongo dove sono il 46%. In graduatoria ci sono anche i Comuni nei quali gli addetti sono meno del 10% della popolazione residente, essi sono Voltago, Canale, Vallada, Chies, Lamon, Gosaldo, Zoppè che dimostrano la loro fragilità anche con riferimento a questo indice. Oltre a questi, in evidenti difficoltà, si sono altri ventitré Comuni con un indice di addetti sicuramente inferiore a quello teorico degli attivi presenti nel Comune. Abbiamo voluto utilizzare i dati di fonte Asia, ( ) e confrontare gli addetti con le forze di lavoro stimate nel 2003, estraendo la popolazione dai 15 ai 65 anni e nel 2004 estraendo la popolazione dai 19 ai 60 anni. Questo calcolo ci ha permesso di valutare anche in due anni non censuari (nei quali non è disponibile il dato preciso della popolazione attiva) se gli addetti superano la disponibilità stimata di forza lavoro locale. Ci ha, inoltre, consentito di confrontare tre fonti diverse, Istat, Unioncamere ed Asia in relazione ad un numero di attivi calcolato su due ipotesi entro le quali si colloca, di sicuro, il dato vero di quegli anni. Lo stesso metodo è stato usato per calcolare la differenza tra attivi stimati e addetti. Ci sono ovviamente delle oscillazioni, visti i diversi metodi si calcolo ma le gerarchie non mutano di molto e nemmeno le medie provinciali. Grafico n.17 Differenza tra addetti e popolazione attiva teorica (nel 2003) e (nel 2004). Provincia di Belluno. Nel grafico precedente emergono i dati di Feltre (-4.704, , ) e Belluno (-7.793, , ) dove le diverse fonti elaborate con criteri diversi producono una oscillazione di e di addetti. Tale variazione è sicuramente dovuta al peso degli addetti nella pubblica amministrazione che non è considerata in modo adeguato nei rilevamenti. Si nota che, nei casi in cui si considerano anche gli addetti delle istituzioni pubbliche e no profit, il gap sfavorevole agli addetti si attenua oltre che a Belluno e a Feltre anche a Pieve di Cadore, Agordo, Longarone, Mel e Cortina dove la presenza di presidi ospedalieri, distretti e altri uffici 145
148 pubblici modificano in modo più consistente il dato mentre negli altri Comuni la differenza è minima. Grafico n.18 Differenza addetti-popolazione attiva teorica e 19-60, esclusi Belluno e Feltre. Longarone, Pieve d Alpago, Agordo, Perarolo, Cortina, Limana, Quero, Sedico, Livinallongo, S. Nicolò, Lentiai sono sicuramente poli attrattivi per gli addetti delle imprese private. La loro forza attrattiva è diversa perché nel modello che abbiamo usato, dipende anche dalla popolazione residente nel Comune di riferimento. È chiaro che a Perarolo, dove ci sono circa 240 addetti su 363 residenti, e San Nicolò Comelico, dove ci sono 181 addetti su 419 residenti, la forza attrattiva è rilevante con riferimento alla popolazione ma poco importante in termini assoluti. Diverso è il caso di Longarone, dove ci sono addetti su residenti e almeno di questi addetti provengono da altri territori. Grafico n. 19 Differenza tra addetti e occupati per Comune. Provincia di Belluno, Per valutare la capacità attrattiva di un Comune è opportuno considerare che le persone occupate sono una percentuale variabile dei residenti, com è visibile nel grafico seguente, nel quale si può anche notare che il tasso di occupazione dipende dal genere. Anche se i dati da cui abbiamo 146
149 ricavato il grafico sono riferiti nel 2001 si ottiene un quadro abbastanza preciso della situazione che può valere anche per il 2010 avendo l'accortezza di ricordare che in nove anni le differenze di genere si sono ridotte e che l'occupazione è sicuramente cresciuta fino al Grafico n. 20 Percentuale di occupati sulla popolazione residente per Comune per sex e totali. Provincia di Belluno, Il quadro interpretativo della realtà provinciale del 2001, secondo il criterio dell attrattività delle attività produttive private ci informa di quante volte gli occupati superano gli addetti. Naturalmente i dieci anni trascorsi rendono poco affidabile il dato, ma non c è possibilità, fino al prossimo censimento di avere dati comunali aggiornati. Sappiamo, però, che l indice di occupati sui residenti è cresciuto in particolare per le donne. Zoppè di Cadore (23,7) e Gosaldo (7,7) erano i due Comuni a più rilevante carenza di attività produttive nel territorio comunale dove trovavano occupazione solo pochissimi addetti. La situazione era un poco migliore a Vallada (5,5) e a Canale (5,3). C erano poi i cinque Comuni nei quali l'indice occupati addetti oscilla da 4,1 a 4,9 e sono, in ordine decrescente, Voltago, San Tommaso, Lamon, Sovramonte, Chies d'alpago. Seguivano, con un indice da 3.8 a 2, diciotto Comuni di piccole dimensioni demografiche e montani ad esclusione di San Gregorio, Sospirolo, e Pedavena. C erano sedici Comuni con indice da 1,5 a 1,9 nei quali gli occupati erano circa il doppio degli addetti nelle imprese private, seguono tutti gli altri Comuni, con un indice che oscillava dallo 0,5 di Longarone all 1,4 di Soverzene e che rappresentano i Comuni con un elevata offerta di lavoro e che esercitano una forza attrattiva sugli occupati degli altri Comuni della Provincia. Il sistema di pubblicazione dei dati ASIA ci fornisce informazioni su base provinciale e delle ULSS fino al In quell anno le imprese in Provincia di Belluno erano con addetti, nell ULSS 1 le imprese erano con addetti, L ultimo dato disponibile che misura questa forza attrattiva è del 2007 e ci dice che i dipendenti delle unità locali delle imprese con sede in provincia di Belluno sono pari al 7%. Questo indice è il penultimo nella regione Veneto. C è la possibilità di misurare questa forza attrattiva in termini occupazionali, anche valutando un altro dato, raccolto direttamente dagli uffici dell'impiego, attraverso il sistema Netlabor, che misura il flusso mensile degli avviamenti e delle cessazioni di contratti di lavoro. Queste informazioni non ci parlano di posti di lavoro bensì di chiamate al lavoro, ma sono lo stesso un indice della capacità attrattiva o, se preferite, dell'andamento della domanda di lavoro nel corso dell'anno. Dal gennaio del 2004 fino a dicembre 2007, gli avviamenti medi mensili sono stati il mese e le cessazioni con un saldo pari a 312 avviamenti in più delle cessazioni. L'andamento dei flussi degli avviamenti e dei saldi positivi corrisponde, sostanzialmente, alla durata delle stagio- 147
150 ni turistiche, con i massimi valori raggiunti in luglio e dicembre e i minimi registrati nei mesi di marzo e di agosto settembre. L andamento delle cessazioni è, ovviamente, asincrono. Nel grafico seguente è possibile vedere la variazione degli avviamenti delle cessazioni e del saldo mensile nei trentasei mesi di registrazione dei dati. Grafico n. 21 Andamento avviamenti e cessazioni mensili. Provincia di Belluno, Avviamenti Cessazioni Saldi gen-04 feb-04 mar-04 apr-04 mag-04 giu-04 lug-04 ago-04 set-04 ott-04 nov-04 dic-04 gen-05 feb-05 mar-05 apr-05 mag-05 giu-05 lug-05 ago-05 set-05 ott-05 nov-05 dic-05 gen-06 feb-06 mar-06 apr-06 mag-06 giu-06 lug-06 ago-06 set-06 ott-06 nov-06 dic-06 gen-07 feb-07 mar-07 apr-07 mag-07 giu-07 lug-07 ago-07 set-07 ott-07 nov-07 dic-07 Si nota dalle linee di tendenza degli avviamenti e delle cessazioni che i primi crescono in modo leggermente più veloce delle seconde e che in questi ultimi tre anni il saldo positivo tra le due tende a crescere e dimostra una situazione di lenta crescita della domanda di lavoro. È possibile avere informazioni sui flussi mensili degli avviamenti delle cessazioni, per Comune, riferiti allo stesso periodo di tempo ne abbiamo pensato che fosse utile considerarle al fine di fornire un quadro dei dati assoluti e dei dati in riferimento a 100 imprese. Vediamo per primo l'andamento della media degli avviamenti mensili dal Comune. Grafico n. 22 Media avviamenti mensili Media provincia = 41,3 0 Belluno Cortina Feltre Longarone Sedico Agordo Auronzo Livinallongo Pieve Ponte Mel Falcade Pieve C. Quero Alleghe S.Vito Limana Lentiai S.Giustina Sappada Rocca Trichiana Fonzaso Zoldo Alto Pedavena Seren Domegge Comelico Puos Alano Arsiè Borca S.Stefano Cesio Selva Calalzo Lozzo Farra Cencenighe Vas Forno Tambre Taibon Sospirolo S.Pietro Canale Vigo Perarolo Colle Lamon Valle La Valle S.Gregorio Soverzene Lorenzago S.Nicolò Sovramonte Danta Ospitale Vodo Cibiana Voltago Chies S.Tomaso Castellavazzo Rivamonte Vallada Gosaldo Zoppè Il dato assoluto risente, ovviamente, delle dimensioni demografiche dei Comuni ma ci dà informazioni interessanti. La domanda di lavoro appare più intensa a Cortina che a Feltre, Longarone e Sedico perciò le località turistiche hanno produzioni di servizi ad elevata intensità di lavoro che fanno lievitare la domanda stagionale più di poli industriali e artigianali più strutturati anche se 148
151 hanno indici superiori alla media provinciale che è di 41,3 avviamenti mensili per Comune. La media degli avviamenti mensili in rapporto a 100 imprese attive ci dà un risultato più realistico, meno legato alle dimensioni demografiche e pesato in rapporto alle imprese, dal quale emerge che, a fronte di una media provinciale di 18 avviamenti mensili ogni 100 imprese, si sono 18 Comuni con una media superiore e, ai primi quattro posti, troviamo Longarone, Cortina, Livinallongo e Soverzene. Si può capire come questa superiore domanda di lavoro sia un elemento che produceva la piena occupazione e che attraeva occupati da Comuni con indici più bassi. Grafico n.23 Media avviamenti mensili per 100 imprese attive. Provincia di Belluno, Media provincia = Longarone Cortina Livinallongo Soverzene Alleghe Pieve Agordo Rocca Zoppè Zoldo Alto Falcade Borca Perarolo Selva Q uero O spitale Cibiana Sappada Auronzo S.Vito Vas Sedico Cencenighe Canale Fonzaso Lentiai Pieve C. Colle Feltre Belluno Limana Mel Puos Lorenzago Pedavena Danta Seren Arsiè Ponte Trichiana Forno La Valle Domegge Lozzo Tambre Vallada Calalzo S.Tomaso S.Nicolò Taibon Alano S.G iustina S.Stefano Farra Comelico S.Pietro Voltago Castellavaz Vigo Ces io Rivamonte Sos pirolo Vodo S.G regorio Valle G osaldo Lamon Chies Sovramonte Tra i Comuni con basso indice di avviamenti emergono San Gregorio, Sospirolo e Cesiomaggiore tra i soliti Comuni non turistici d'alta quota, agli ultimi posti, Lamon, Chies d'alpago e Sovramonte. Si riproduce, nei grafici seguenti, anche l'andamento delle cessazioni, per fornire un dato completo relativo questo aspetto del mercato del lavoro, anche se le cessazioni sono una variabile dipendente dagli avviamenti. Grafico n.24 Media cessazioni mensili. Provincia di Belluno, Media provincia = 36,3 0 C ortina Belluno F eltre Longarone Sedic o Auronz o Liv inallongo Agordo Piev e Ponte F alc ade Mel Pieve C. Alleghe S.Vito Lentiai Q uero Sappada R oc c a Lim ana S.G iustina F onz as o T ric hiana Zoldo Alto D om egge Pedav ena C omelic o Seren Puos Borc a Ars iè Alano Selv a S.Stefano Calalz o Loz z o C es io F arra Taibon Vas Sos pirolo C enc enighe Forno T ambre Vigo S.Pietro C anale C olle Perarolo La Valle Valle Lam on Lorenz ago S.G regorio Sov erz ene S.T om as o Danta S.N ic olò Sov ramonte C as tellav az Voltago O s pitale Vodo Cibiana C hies Vallada R iv am onte G os aldo Z oppè 149
152 Grafico n.25 Media cessazioni mensili per 100 imprese attive Media provincia = 16, Cortina Livinallongo Longarone Soverzene Alleghe Pieve Rocca Zoppè Zoldo Alto Falcade Borca Agordo Selva Perarolo O spitale Sappada Auronzo S.Vito Quero Vas Cibiana Canale Colle Lentiai Fonzaso Lorenzago Pieve C. Danta Sedico Belluno S.Tomaso Feltre Limana Cencenighe Vallada Domegge Puos Arsiè Mel La Valle Pedavena Ponte Lozzo Taibon Trichiana Calalzo S.Nicolò Seren Alano S.Stefano Forno Voltago Castellavazzo Comelico Tambre Farra S.G iustina S.Pietro Vigo Sospirolo Rivamonte Vodo Valle S.G regorio Cesio G osaldo Lamon Sovramonte Chies Più interessante appare il grafico relativo al saldo medio mensile, che misura la differenza tra gli avviamenti e le cessazioni medie mensili dal 2004 al 2007, dal quale si evince che ad Agordo Soverzene Longarone, Quero Sedico, Perarolo e Cortina abbiamo saldi positivi superiori alla media provinciale, che è di due avviamenti per Comune in più delle cessazioni. Grafico n.26 Saldo=(avviamenti cessazioni, medie mensili. Provincia di Belluno, Media provincia = Agordo Sov erz ene Longarone Q uero Cibiana Sedic o Cenc enighe Perarolo Cortina Seren Forno F eltre M el Belluno T ambre F alc ade Vas Pieve C. Puos Lim ana S.Pietro C es io Pedav ena Pieve F onz as o Canale S.G iustina Tric hiana O s pitale C hies Auronz o Ponte Alano S.Vito Farra Lamon Lentiai Ars iè Alleghe S.Stefano S.G regorio Zoldo Alto Borc a C omelic o Liv inallongo Vodo Sappada R iv am onte Valle Sov ramonte S.N ic olò G os aldo Loz z o Calalzo Z oppè Vigo Sos pirolo Voltago C olle Selv a R occ a La Valle T aibon Dom egge Danta Lorenz ago C as tellav az zo Vallada S.T omas o Questo dato si dà un'ulteriore conferma della forza attrattiva di questi Comuni. Nelle ultime posizioni si trovano i soliti Comuni Agordini, Vallada, S.Tomaso, La Valle, Taibon, Voltago, Colle Santa Lucia, Selva di Cadore, Rocca Pietore e i Comuni cadorini di Domegge e Lorenzago e poi Danta di Cadore. Si conferma, anche con il dato del saldo, che esistono Comuni nei quali il territorio offre opportunità residenziali ma non è in grado di garantire in loco un'occupazione nelle imprese private in grado di esaurire la disponibilità al lavoro dei residenti. 150
153 Grafico n. 27 Variazione % degli avviamenti per Comune. Provincia di Belluno, % 250% 200% 150% 100% 50% Media provincia = 26,9 0% -50% Soverzene Cencenighe Lamon Agordo Chies S.Gregorio Puos Pedavena Sedico La Valle Lorenzago Perarolo Forno Trichiana Cibiana Lentiai Rivamonte Tambre Alano S.Pietro Cesio Limana Pieve C. Quero Belluno Longarone S.Giustina Vodo Auronzo Comelico Ponte Arsiè S.Nicolò Feltre Sospirolo S.Stefano Vas Alleghe Vigo Domegge Canale Falcade Fonzaso Borca Cortina Calalzo Selva Livinallongo Danta Gosaldo Mel S.Vito S.Tomaso Lozzo Valle Taibon Sappada Rocca Ospitale Seren Colle Farra Pieve Castellavaz Sovramonte Zoldo Alto Zoppè Vallada Voltago Le variazioni percentuali degli avviamenti, nei quattro anni considerati, ci permettono di comprendere il trend di sviluppo dei Comuni, ed emerge una chiara propensione alla crescita in otto Comuni nei quali si registra un raddoppio degli avviamenti ed in altri 22 nei quali la crescita è stata consistente e superiore alla media provinciale. Sono invece 24 i Comuni nei quali si registra un calo degli avviamenti che giunge a superare il 25% nei Comuni di Zoldo Alto, Zoppè, Vallada e Voltago. Le variazioni degli avviamenti per impresa avvenute negli ultimi quattro anni confermano il quadro interpretativo già emerso e i Comuni di Soverzene, Cencenighe, Agordo, Puos, Pedavena, Sedico, Perarolo mantengono le loro posizioni di vertice mentre i Comuni di Lamon, Chies, S.Gregorio, La Valle, Lorenzago, perdono posizioni, se si valuta l incremento degli avviamenti per impresa. Grafico n. 28 Variazione media avviamenti x impresa x Comune. Provincia di Belluno, Media provincia = 0, Soverzene Agordo Cencenighe Longarone Sedico Perarolo Q uero Pedavena Puos Cibiana Lentiai Pieve C. La Valle Trichiana Lorenzago Forno Tambre Limana Auronzo Belluno Lamon Alano Alleghe Chies S.Pietro Feltre S.G regorio S.G iustina Cesio Falcade Ponte Vas Arsiè Rivamonte Comelico S.Nicolò Sospirolo S.Stefano Vodo Canale Domegge Borca Vigo Fonzaso Cortina Calalzo Gosaldo Danta Selva Valle S.Tomaso Sovramonte Lozzo Taibon Livinallongo Mel Castellavazzo S.Vito Farra Seren Sappada Voltago Colle Vallada O spitale Rocca Zoppè Zoldo Alto Pieve I dati raccolti in dettaglio sono riferiti al primo semestre del 2007 e, quindi, contengono alcune imprecisioni rispetto alla situazione attuale ma tali margini di errore sono accettabili perché presenti anche nei dati aggiornati, i numeri utilizzati si riferiscono alle unità locali e non alle sedi di impresa. In questa presentazione di dati riguardanti i settori e i rami di attività in cui la presenza di 151
154 unità locali è particolarmente significativa. In prima battuta si fornisce il quadro completo dei dati relativi al peso percentuale delle unità locali provinciali per ramo di attività economica. Grafico n. 29 Peso % dei rami attività economica sul totale unità locali. Provincia di Belluno, % 2% 4% 6% 8% 10% 12% 14% 16% 18% Commercio dettaglio Costruzioni Alberghi ristoranti Agricoltura Commercio ingrosso Altre Immobiliari Ottica Commercio veicoli Altri Servizi Trasporti terrestri Metallo Legno Ausiliarie Alimentari Mobili altre manif Meccanica Ricreative, Informatica Silvicoltura Intermediazione Non metalliferi Editoria Agenzie viaggi Elettrotecnica Istruzione Sanita' Noleggio Abbigliamento Estrazione Tessili Plastiche Energia Poste Elettronica Associative Metallurgia Macchine x ufficio Chimica Riciclaggio Pesca Acque Autoveicoli Carta, Coke. Altri Mezzi Trasporti aerei Ricerca sviluppo Assicurazioni 3,54% 3,30% 3,22% 3,00% 2,90% 2,54% 2,51% 2,47% 1,97% 1,67% 1,45% 1,32% 1,32% 1,23% 1,10% 1,08% 0,62% 0,53% 0,49% 0,48% 0,48% 0,46% 0,45% 0,35% 0,28% 0,26% 0,25% 0,21% 0,12% 0,09% 0,06% 0,06% 0,06% 0,05% 0,05% 0,04% 0,03% 0,03% 0,02% 0,02% 0,02% 0,02% 0,02% 0,01% 6,71% 10,35% 11,36% 16,05% 15,35% Dal grafico emerge con chiarezza che la struttura produttiva provinciale, in termini di unità locali, si regge su alcuni rami di attività portanti che sono il commercio al dettaglio, le costruzioni, gli alberghi e i ristoranti, l agricoltura e il commercio all ingrosso. Si avverte che questa prima rappresentazione tiene conto solo delle unità locali e ciò non è sufficiente, perché i primi settori sono anche quelli dove la parcellizzazione del mercato è più spinta e dove le imprese sono di dimensioni più piccole e quindi in essi si gonfia in numero di unità locali senza che questo significhi molto dal punto di vista della capacità di produrre merci, occupazione e valore aggiunto. Lo stesso vale per il calcolo degli addetti che, nel 2005 erano e si dividevano nelle u- nità locali delle imprese per ramo di attività secondo le percentuali del grafico seguente. Si avvisa che i dati sugli addetti non considerano il settore agricoltura e pesca e nei settori dei servizi consi- 152
155 derano solo i servizi privati e non la pubblica amministrazione cui dovremo dedicare un attenzione specifica. Grafico n. 30 Incidenza % addetti per ramo di attività economica. Provincia di Belluno, % 2% 4% 6% 8% 10% 12% 14% 16% 18% Occhialerie Costruzioni Alberghi ristoranti Dettaglio Professioni Veicoli e ingrosso Meccaniche Trasporti Prodotti metallo Legno Altri servizi Sanità Intermediazione Non metalli Comunica precisione Tessili abbigliamento Alimentari Ufficio ed Elettroniche Altre manifatture Metalli Noleggio informatica Immobiliari Carta Plastiche Energia Chimiche Istruzione Estrazione Ricerca Mezzi Trasporto Raffinerie 5,01% 4,18% 4,02% 2,51% 2,35% 2,30% 2,25% 2,23% 1,77% 1,59% 1,31% 1,25% 1,24% 1,18% 1,01% 1,00% 0,86% 0,71% 0,67% 0,64% 0,27% 0,18% 0,06% 0,01% 0,00% 6,65% 7,35% 9,66% 10,49% 11,31% 15,96% Questo quadro rappresenta la situazione com era prima degli avvenimenti che, a partire dal 2008, hanno cambiato il quadro interpretativo della realtà economica provinciale. Anche per motivi di diversi strumenti di rilevamento s è ritenuto opportuno ripresentare un analisi in dettaglio della situazione precedente all attuale per fornire altri elementi di valutazione. Il sistema di avviamenti al lavoro e le cessazioni hanno andamenti molto diversi nell ultimo triennio. Ciò non è dovuto solo alla crisi prima finanziaria e poi produttiva, accesa il novembre del 2008 e tuttora in corso, anche se in fase di lenta e insufficiente attenuazione. Essa è dovuta anche ad altri due fattori, il primo è il progressivo ridursi degli attivi e alla fuga delle competenze più rilevanti già presenti ed in entrata sul mercato del lavoro bellunese (solo uno ogni tre attivi che escono dal mercato è sostituito e più dei 2/3 dei diplomati e laureati annualmente trovano occupazione corrispondente al loro titolo fuori provincia). Il secondo fattore consiste nel ricorso sempre più spinto al lavoro a tempo determinato, per periodi sempre più brevi e ripetuti nella stessa impresa, ben oltre l obiettivo dell aumento della flessibilità del lavoro. Si assiste a un vero e proprio abuso degli istituti previsti dalle leggi 30/2003 e del decreto attuativo 267/2003 Legge Biagi, e 196/97 Decreto Treu. La crescente e diffusa incertezza del la- 153
156 voro ha prodotto (e continuerà a produrre), uno scadimento della fidelizzazione dei lavoratori, la riduzione delle loro competenze, l aumento dell indifferenza ai destini dell impresa in cui lavorano e, quindi, una riduzione dell empatia collettiva con il lavoro. Tutti elementi importanti nel processo di organizzazione del lavoro che sono stati sacrificati, con leggerezza, al solo obiettivo della riduzione dei costi. La competizione internazionale non si vince solo sui costi ma anche sulla solidità e qualità delle relazioni nelle imprese. Nel grafico seguente è possibile vedere quali sono i mutamenti accaduti nel campo degli avviamenti al lavoro e delle cessazioni aggiornate al Grafico n. 31 Avviamenti e cessazioni di rapporti di lavoro. Provincia di Belluno, Si può notare con chiarezza la crescita degli avviamenti dal 2004 al 2007 indotta dalle leggi citate e il brusco calo degli avviamenti, che diventano inferiori alle cessazioni, a partire dal 2008, primo anno con saldo negativo che mostra segni di ripresa già dal secondo semestre del Gli avviamenti, dopo aver raggiunto l apice di nel 2007, scendono a trenta mila nel Grafico n.32 Avviamenti al lavoro per tipo di contratto. Provincia di Belluno,
157 Gli avviamenti nelle due forme contrattuali si rincorrono ed hanno un andamento simile. In contratti a tempo indeterminato, erano il 24,3% di quelli a tempo indeterminato nel 2000 e diventarono il 32% nel 2007 evidenziando un positivo effetto trascinamento dei primi sui secondi espandendo il peso dei contratti a tempo indeterminato. L effetto virtuoso della legge Biagi è, in tempi di espansione economica, ben visibile. Al contrario, in tempi di contrazione, i contratti a tempo indetrminato diventano il 20% di quelli a tempo determinato. Le variazioni annue degli uni e degli altri non sono sincrone e hanno dimensioni di scala differenti, la variazione più rilevante dei contratti a tempo determinato è del 20% in più nel 2007 e in meno nel Le variazioni più rilevanti dei contratti a tempo indeterminato è del 167% nel 2006 e del meno 35% nel Grafico n. 33 Variazione annua degli avviamenti in contratti a tempo determinato e indeterminato e peso degli avviamenti a tempo indeterminato sugli avviamenti a tempo determinato. Provincia di Belluno, Entrando nel dettaglio per Distretto e riferendoci solo agli ultimi tre anni, abbiamo la seguente situazione. Nel Distretto Agordino c è stato un calo degli avviamenti pari al 26,8% (determinati - 19,4%, indeterminati -45,4%). Nel Distretto bellunese c è stato un calo degli avviamenti pari al 41,4% (determinati -32,2%, indeterminati -58,5%). Nel Distretto Cadorino c è stato un calo degli avviamenti pari al 15% (determinati -2,1%, indeterminati -46,8%). Nell ULSS 2 Feltre c è stato un calo degli avviamenti pari al 46,4% (determinati -43,8%, indeterminati -47,1%). La crisi ha colpito molto più duramente i distretti che ospitano la maggior parte delle manifatture meccaniche, è stata meno incisiva sulle occhialerie di più consistenti dimensioni (Agordino e Sedico) e non ha trovato più molto da colpire laddove le difficoltà del 2001 e del 2005 avevano già selezionato con brutalità il tessuto produttivo, come in Cadore. Questa riflessione sul mercato del lavoro non sarebbe completa senza un cenno al collocamento mirato delle persone diversamente abili che riguarda il tavolo Disabilità, Malattie mentali, Inclusione sociale e SIL. Dal 2000 al 2009 gli avviamenti del collocamento mirato sono stati in media 127 l anno in tutta l ULSS 1 Belluno. La media è di settantatré l anno in Agordino, quarantatré nel bellunese e ventiquattro in Cadore. Nell ULSS 2 Feltre i collocamenti medi sono stati diciannove l anno. Se riferiamo questi collocamenti mirati al numero di utenti diversamente abili nei tre Distretti e nell ULSS 1 e 2 scopriamo che nel 2009 i collocamenti sono stati circa il 5,6% degli utenti dei servizi per la disabilità dell intera ULSS 1, ma sono stati il 15,2% degli utenti del Distretto Agordo, il 2,9% del Distretto Belluno, lo 0,9% del Distretto Cadore. Le differenze di rilevanza del collocamento mirato rispetto agli utenti disabili dipendono dal fatto che non tutti i collocamenti sono riferibili a disabili ma riguardano anche altri soggetti deboli, 155
158 che tra gli utenti figurano coloro che si rivolgono alla neuropsichiatria infantile, più rilevante come servizio a Belluno, che negli altri Distretti, che in Agordo non ci sono comunità alloggio per disabili. Per dare un nuovo elemento si ricorda che il servizio d inserimento lavorativo nei tre Distretti s è riferito a ventisei utenti in Agordo contro cinquantasette collocamenti, ventiquattro utenti in Cadore contro cinque collocamenti, e sessantuno utenti a Belluno contro ventiquattro collocamenti. Ciò significa che non tutti gli utenti hanno bisogno di collocamento, oppure sono in grado di accedervi, oppure non sempre il Sil è in grado di soddisfare con un collocamento idoneo la richiesta dell utente. Grafico 34 Avviamenti al lavoro con collocamento mirato, per Distretti e ULSS Grafico n. 35 Tipi di contratti per il colocamento mirato, per anno. Provincia Belluno Rispetto alla media, prima del 2008, emergono difficoltà nel collocamento mirato che, probabilmente, dipendono dalla riduzione di oppurtunità occupazionali determinate dalla crisi ampiamente dimostrata nelle considerazioni contenute in questa relazione. 156
159 . Conferenza dei Sindaci Famiglia, infanzia, adolescenza, minori in condizioni di disagio e giovani Allegati del tavolo Famiglia, infanzia, adolescenza, minori in condizioni di disagio e giovani: A. Relazione sintetica dei bisogni rilevati dal tavolo tecnico territoriale DGR 2416/08, nell area famiglia infanzia adolescenza minori in situazione di disagio e giovani. B. Accordo quadro per affrontare i DSA e le difficoltà di apprendimento nel territorio dell Ulss n
160 158
161 Allegato A Tavolo Famiglia, infanzia, adolescenza, minori in condizioni di disagio e giovani RELAZIONE SINTETICA DEI BISOGNI RILEVATI DAL TAVOLO TECNICO TERRITORIALE DGR 2416/08, NELL AREA FAMIGLIA INFANZIA ADOLESCENZA MINORI IN SITUAZIONE DI DISAGIO E GIOVANI. BISOGNI CRITICITA' P.FORZA FAMIGLIA Carenza abitativa per nuclei in difficoltà Sostegno genitori soli/famiglie in difficoltà Fragilità ruolo genitoriale/competenze educative Sostegno economico e di generi di prima necessità Informazione/fruibilità servizi Formazione coppia e genitori Conflittualità genitoriale/intercettare anticipatamente disagio di coppia Difficoltà conciliare tempi lavoro/famiglia gestione pomerid.(genit.soli) Legame scuola/famiglia Famiglie stranieri Cultura della famiglia/tutela del minore Prevenire i maltrattamenti su minori e donne Abuso di alcool Richieste lavorative Fragilità della famiglia Mancanza mediazione linguistico/culturale Carenza risorse per presa in carico strutturata e utenza corresponsabile Difficoltà degli op. nella gestione degli aspetti legali/fiscali Pericolo assistenzialismo Assenza di una mappatura corretta delle risorse territoriali Assenza presa in carico integrata e condivisa Difficile accessibilità ai servizi Difficoltà rapporti MMG/enti locali/scuola Grave carenza di Servizi Sociali comunali per lavoro comunità Informazione carente Miglioramento sinergia ospedale/territorio Servizio rivolto a chi è stato vittima di violenza da bambino Frammentazione interventi,necessità di potenziare lavoro di rete Difficoltà economiche/culturali/sociali Assenza comunità residenziale per minori Carenza volontariato Non viene data opportunità all'adolescente di crescere Carenza di strutture per incentivare l' aggregazione Presenza Servizio Sociale Professionale del Comune Presenza Servizi ULSS Presenza Fondi Economici per l'area famiglia Educatore componente dell'equipè multiprofessionale Aumento centri estivi Spazio alla formazione delle neo mamme Protocolli operativi tra servizi Rete servizi - coprogettazione Tempi Gruppi AMA/di condivisione Marchio famiglia Prestito sociale sull' onore X XXXXXX XXXXXX XXXXX XXXXX XXXXX XX XXXXX XX X XX XXX XX XXX XX XX XXXXX X XXX XX X XX XX 159
162 PROGETTI Scambio gratuito indumenti ecc. Intermediazione abitativa Nido in famiglia Centro specialistico di terapia familiare/vittime di violenze Tavolo municipale consultazione e coordinamento per pol. della f. Sostegno gruppi/reti famiglie Centri di scambio Azioni di sostenibilità economica (legna, orti,..) Coordinamento tra i ginecologi Centro di ascolto/supporto legale Gruppi AMA/gruppi genitori Interventi di prevenzione e sensibilizzazione/formazione Progettualità di rete anche con i comuni Percorsi nascita/condivisione con i medici/pediatri Inserimenti lavorativi Offerta residenziale Famiglie affidatarie Sito internet famiglia Formazione per Nido in famiglia XX XXX XXX XX XXXXXX X X BISOGNI CRITICITA' P.FORZA PROGETTI INFANZIA Avere opportunità educative extrascolastiche anche per gestione tempo libero Cultura della tutela del minore (medici/scuola/ ente locale) e dei diritti Bisogno di confronto tra i genitori Recupero bisogni specifici Aiuti economici per mensa, trasporti ecc. Assenza presa integrata e condivisa Frammentazione servizi dedicati,necessità di potenziare lavoro di rete Carenza risorse/educatori Mancanza promozione sistematica del benessere Assenza cultura della tutela del minore Assenza Pediatra di Base/relazioni con pediatria Mancanza intervento a scuola contro al violenza Scarsa consapevolezza enti locali Educatore componente dell'equipe multiprofessionale Minore al centro degli interventi Offerta diversificata Valorizzare le competenze genitoriali presenti Gruppi genitori Progetto nuovi nati(libretto nominativo) Progetto Pronto Mamma Promozione Benessere Interventi domiciliari Legami tra scambi generazionali Doposcuola e potenziamento centri estivi screening DSA Laboratori emozionali XXXXX XX XX XX X XXX XX XXX XX XX XX X 160
163 BISOGNI CRITICITA' P.FORZA PROGETTI BISOGNI RITICITA' ADOLESCENTI Pochi spazi e risorse per contrastare il disagio Sviluppare competenze socio relazionali in ambito extrascolastico Favorire l'autonomia, la responsabilità e def.progetto di vita Consapevolezza sessualità/potenzialità generative Sostegno alla genitorialità Potenziare Spazi Giovani Cultura dei diritti e contrasto bullismo Prevenzione devianza per droga alcool, prob. familiari Mappatura bisogni specifici Non sentirsi etichettati Richiesta di progetti estivi Assenza presa integrata e condivisa Carenza lavoro di rete Carenza risorse per progetti strutturati Gravidanze precoci Fallimenti adottivi Carenza di spazi di aggregazione e di socializzazione Informazione Mancanza intervento a scuola contro al violenza Educatore componente dell'equipè multiprofessionale Aumento progetti giovani Interventi Educativi domiciliari Leva civica Squadre ecologiche Educazione tra pari Progetti stage Creazione centri di aggregazioni Laboratori nelle scuole per la cittadinanza attiva Progetti di rete Laboratori emozionali supporto genitoriale/agenzia educative Sviluppo abilità sociali Interventi di recupero partecipazione a bandi Servizio Civile Nazionale MINORI IN CONDIZIONI DI DISAGIO Assenza comunità residenziali Sostegno la minore in difficoltà/alla famiglia anche economico Intercettazione precoce situazioni di crisi. Consulenze psico-sociali Potenziare la rete delle famiglie Cultura di tutela del minore Interventi riabilitativi socio relazionali Sensibilizzazione all'affido formazione volontaria occasioni benessere extrafamiliare Destrutturazione delle famiglie Comunicazione con enti locali/no lavoro di rete XX XXXX XX XXX X XXX XX X XX X XX XXXX XXX X X X 161
164 P.FORZA PROGETTI Scarsità famiglie affidatarie per emergenze Scarsi spazi minori Scarse opportunità inserimenti lavorativi dispersione territoriale per accesso ai servizi Informazione scarsa anche tra gli operatori tempi AG per audizione minori Scarso coordinmaento tra le associazioni Segnalazioni tardive Dialogo Presenza della psicologa in comune Apertura comunità residenziale protocollo per strutturazione equipè multidisciplinari/interservizi centri di aggregazione potenziare affido migliorare rapporti scuola/servizi sostegno alle famiglie progetti innovativi per i minori in disagio progetti tempo libero e di integrazione intervento domiciliare organizzare una rete solidale nel territorio XXX XXX BISOGNI CRITICITA' P.FORZA PROGETTI GIOVANI Sostegno alle giovani coppie Esperienze innovative di avvio al lavoro Esperienze di autonomia definizione di un progetto di vita Sicurezza relazionale Formazione alle giovani coppie luoghi di aggregazione/vigilare sui luoghi scelti dai ragazzi adulti di riferimento extra familiare abuso di alcool Definire meglio il target informazione offerta servizi comunicazione con i comuni assenza rete tra i servizi assenza operatori di strada carenza di strutture per incentivare l' aggregazione Progetto Giovani di comunità presenza servizi Progetto Giovani Produttori di Significati Interventi educativa domiciliare Spazi educativi relazionali continuativi tirocini/formazione professionale Progetti intercomunali Valorizzare laboratori espressivi e culturali Servizio Civile Nazionale Sensibilizzazione volontariato Prevenzione suicidio XX XX X XXX XX XXX 162
165 Realizzare la Consulta Giovani RISORSE Comune di Belluno: coinvolgimento Aziende Private per favorire benessere e formazione educatori del progetto giovani di comunità investimenti banche nel sociale formazione di personale per partecipare ai bandi Consultorio Familiare Agordo: mantenere le attività in essere e potenziamento Ass.ne Dafne: sede professionisti (avvocato, psicologi,coordinatore) La Via: - Personale Rispetto ai dati raccolti nelle schede e sovraesposti risulta che i bisogni e le criticità hanno il seguente ordine di priorità (i bisogni evidenziati lo stesso numero di volte sono stati accorpati): Bisogni area famiglia. 1. Sostegno per i genitori soli, in conflitto, in difficoltà, con scarse competenze educative; 2. Conciliare i tempi di lavoro con le esigenze familiari; 3. Maggiore informazione/fruibilità dei servizi, sostegno economico e di generi di prima necessità. Criticità area famiglia. 1. Difficile accessibilità ai servizi; 2. Carenza di servizi sociali comunali per lavoro di comunità; 3. Rischio di creare assistenzialismo. Bisogni area infanzia. 1. Bisogno di opportunità educative extrascolastiche anche per il tempo libero; 2. Bisogno di aumentare il confronto tra genitori, la cultura dei diritti e della tutela del minore, l attenzione ai bisogni specifici dell età. Criticità area infanzia. 1. Carenza di risorse educative e di pediatri di libera scelta; 2. Frammentazione dei servizi, offerta limitata. Bisogni area adolescenti. 1. Bisogno di sviluppare competenze socio relazionali in ambito extrascolastico; 2. Bisogni di sviluppare maggior consapevolezza rispetto alla sessualità e alle potenzialità generative; 3. Bisogno di risorse per favorire l autonomia e la responsabilità e contrastare il disagio. Criticità area adolescenti. 1. Carenza del lavoro in rete tra servizi; 2. Carenza di spazi di aggregazione; 3. Carenza di informazione su opportunità e servizi. 163
166 Bisogni area minori in condizione di disagio 1. Bisogno di comunità educative nel territorio (residenziali-diurne) 2. Bisogno di sostegno per il minore e la famiglia; 3. Bisogno di consulenze psico-sociali per intercettare precocemente le situazioni di crisi. Criticità area minori in condizione di disagio. 1. Disgregazione della famiglia; 2. Scarsa accessibilità/informazione/ lavoro di rete. Bisogni area giovani 1. Sostegno alle giovani coppie; 2. Esperienze innovative di avvio al lavoro; 3. Luoghi di aggregazione vigilati. Criticità area giovani 1. Scarsa informazione sull offerta dei servizi; 2. Scarsa comunicazione nella rete tra i servizi. Da quanto esposto emergono le seguenti priorità di intervento per il PDZ. Esse sono trasversali alle fasce d età considerate. I Sostenere la famiglia in difficoltà per conflitti, problemi economici, solitudine, fragilità per sonali e rafforzare le competenze educative dei genitori, per garantire il più possibile l espletamento delle funzioni genitoriali e contrastare o superare condizioni di trascuratezza e violenza. Bisogno consolidato ed emergente data la progressiva disgregazione delle famiglie e l aumento delle situazioni in minori carico per esperienze di violenza assistita o sperimentata. II Rafforzare le competenze educative dei genitori e l offerta educativa del territorio per diminuire il rischio di sviluppo di comportamenti devianti negli adolescenti e nei giovani; III Facilitare l informazione sull offerta dei servizi, il lavoro in rete e l accessibilità per evitare un uso frammentario, non economico e poco efficace delle risorse. 164
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174 . Conferenza dei Sindaci Anziani residenzialità. Allegati del tavolo anziani residenzialità. A. Criticità, legate alla sostenibilità economica del sistema residenziale anziani. B. Scheda investimenti strutturali previsti, dal 2010 al 2015, nel sistema residenziale anziani. 173
175 174
176 Allegato A - Tavolo Anziani Residenzialità Criticità legate alla sostenibilità economica del sistema residenziale. Fondamentale, non solo per lo sviluppo dell offerta residenziale, ma anche per il mantenimento del sistema, risulta essere il finanziamento da parte della Regione di un numero di impegnative di residenzialità pari al fabbisogno sopra previsto. Risulta infatti evidente che finché la Regione non provvederà a finanziare adeguatamente il fondo della non autosufficienza per lo sviluppo dell offerta della media intensità, il sistema residenziale afferente al territorio dell A.Ulss 1 si assesterà, per questa tipologia di offerta, sui livelli(=numero di posti letto) definiti dalla programmazione già contenuta nel precedente PdZ. In alternativa, sempre con riferimento all offerta di posti di media intensità, si renderà necessario individuare azioni che consentano comunque il finanziamento delle impegnative per il valore necessario all erogazione del servizio. L espansione dell offerta residenziale sopra delineata e in gran parte già finanziata, allo scopo di garantire l adeguato supporto alla popolazione anziana e alle loro famiglie, rischia di portare al collasso del sistema, se non adeguatamente supportata finanziariamente e non gestita comunitariamente sul territorio. Se le impegnative assegnate al sistema dell A. Ulss n. 1 non venissero aumentate in modo proporzionale all espansione dell offerta si potrebbe determinare uno squilibrio così riassumibile: Confronto con le previsioni normative posti letto ridotta intensità posti letto media intensità Totale posti letto Dotazione impegnative Ridotta Dotazione impegnative Media Totale dotazione Differenza rispetto alla dotazione di impegn. Max fabbisogno DGR 115 del 14/10/10 Differenza rispetto al max fabbisogno Espansione max DGR 115 del 14/10/10 Differenza rispetto espansione max DGR 115 del 14/10/
177 Se poi si volesse tener conto anche del numero di impegnative attualmente utilizzate in strutture non presenti sul territorio della A.Ulss 1 e pari a 40, il dato risulterebbe ancora più preoccupante. Questo dato comporterebbe delle conseguenze economiche sul sistema, stimabili, a parità di risorse, negli importi esplicitati nella seguente tabella. Totali e disavanzo Posti letto ridotta intensità Posti letto media intensità Totale Dotazione impegn. Ridotta Dotazione impegn. Media Totale dotazione SAPA Disavanzo ridotta intensità Disavanzo media intensità , , , , , , , , , , ,40 Totale , , , , , ,20 Il nucleo SAPA non viene preso in considerazione nel conteggio perché, sebbene venga finanziato dal FNA, esula dal conteggio delle impegnative Tale disavanzo, se rapportato ad una struttura di 60 posti, porterebbe ad un disavanzo annuo nel 2013 stimabile in circa ,00. Ovviamente l ipotesi tiene conto del fatto che i posti letto vuoti si distribuiscano in modo uniforme nelle strutture del territorio, ma è fuor di dubbio che a subire maggiormente questo fenomeno potrebbero essere le strutture dell alta periferia provinciale (Livinallongo, Forno di Zoldo, Santo Stefano di Cadore, Auronzo) o quelle attualmente con alta percentuale di turn over degli utenti, che è un segnale di struttura sovradimensionata rispetto alle richieste del territorio di riferimento (Longarone, Puos d Alpago). Quindi una struttura centrale come quella di Belluno potrebbe anche non risentire assolutamente della crisi del sistema, sebbene abbia molti più posti letto di quelli ipotizzati, e, per contro, una struttura con meno di 60 posti ma collocata in zona periferica potrebbe subire passivi ben maggiori. Deficit come quelli ipotizzati già dal 2012 non sono sostenibili con l esclusivo ricorso alle risorse di bilancio degli enti locali, per cui è impensabile che questi possano continuare a gestire strutture che producono tali risultati economici. Quindi, se non finanziata e governata in modo opportuno, è probabile che la conseguenza principale dell attuazione della programmazione porti, in tempi brevi, ad una selezione delle unità di offerta, il che penalizzerà, indipendentemente dai livelli dei servizi erogati, le strutture periferiche, con 176
178 l impoverimento, nel tempo, dell offerta residenziale proprio nelle zone a più alto tasso di invecchiamento. Seguirà, quindi, il riversarsi degli utenti, ora ospitati presso queste strutture, in quelle più centrali con diritto di precedenza, generando la conseguenza che, comunque, gli amministratori di queste zone vedrebbero frustata la possibilità di dare una tempestiva risposta residenziale ai loro utenti, in vista della quale sono stati pensati e supportati gli investimenti. Da quanto esposto, si conferma fondamentale assumere degli accorgimenti nell attuazione delle programmazione che permettano di salvaguardare le unità di offerta esistenti e non provochino squilibri economici al sistema. Gli obiettivi da raggiungere sono, quindi, fondamentalmente due: l ottenimento da parte della Regione di un numero di impegnative adeguato all offerta residenziale programmata e la definizione di una modalità concertata per l apertura dei posti letto di nuova realizzazione. 177
179 178 Piano di Zona ULSS 1 Belluno
180 Allegato B Tavolo Anziani Residenzialità. Scheda investimenti strutturali programmati dal 2010 al 2015 Denominazione struttura Programmazione investimenti strutturali programmati periodo suddivisa per anno Totale Centro Servizi "A. Santin" Forno di Zoldo Casa di soggiorno Giovanni Paolo II" S. Stefano di Cadore Casa di Riposo "Dott. Angelo Majoni" Cortina d'ampezzo Centro Servizi "Villa S. Giuseppe" Livinallongo 0, , , ,00 0, , , , ,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0, , , , ,00 Centro Servizi alla persona Ponte nella Alpi Casa di soggiorno Villa "don Gino Ceccon" Farra d'alpago Centro Servizi "M. Gaggia Lante" Ser.S.A. Spa Belluno Denominazione struttura , , , , , , , , ,00 Risorse proprie Importi previsti, per fonte di finanziamento, anche se privi di conferma da parte degli enti coinvolti e quindi suscettibili di modifiche sostanziali Contributo regionale Fondazione Cariverona Donazioni Altro Totale 0,00 Centro Servizi "A. Santin" Forno di Zoldo Casa di soggiorno Giovanni Paolo II" S. Stefano di Cadore Casa di Riposo "Dott. Angelo Majoni" Cortina d'ampezzo Centro Servizi "Villa S. Giuseppe" Livinallongo Centro Servizi alla persona Ponte nella Alpi Casa di soggiorno Villa "don Gino Ceccon" Farra d'alpago Centro Servizi "M. Gaggia Lante" Ser.S.A. Spa Belluno , , , , , , , ,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0, , , , , ,00 0, , , , , , , , ,
181 180 Piano di Zona ULSS 1 Belluno
182 . Conferenza dei Sindaci Disabilità Allegati del tavolo disabilità: A. Sviluppo dell offerta residenziale per persone con disabilità. B. Sviluppo dell offerta semi-residenziale per persone con disabilità. C. Caratteristiche dell utenza in carico ai servizi area disabilità 181
183 182
184 Allegato A Tavolo Disabilità Tabella: Sviluppo dell offerta residenziale per persone con disabilità, attivazione nuove unità di offerta per la residenzialità delle persone disabili. Attivazione nuove unita' di offerta o progettualita' residenzialita disabili Richiesta posti letto Posti Nuove impegnative 1. Nuovo modulo RSA per persone con disabilità Nucleo RSA per persone con disabilità anziane e/o con particolari condizioni di bisogno socio sanitario non affrontabile nelle comunità alloggio Progetto "Accoglienza programmata per persone con disabilità fisica" AISM sez. Belluno Nuova Comunità DSS 3 Belluno - Casa Del Sole "Progetto di cui al Protocollo d'intesa tra Provincia di Belluno, A.Ulss 1 e 2 Conferenze dei Sindaci 1 e 2, CSV, Cooperative sociali, Fondazione Humanitas Riconversione Appartamento progetto Durante noi Agordo in comunità alloggio a partire dal Totale impegnative Tempi di realizzazione Fabbisogno:34 (relative alla nuova offerta)+22 (rispetto all offerta attuale)=56 Grigio chiaro preparazione Grigio scuro in attivazione a regime 183
185 184
186 Allegato B Tavolo Disabilità Sviluppo dell offerta di centri diurni e semiresidenziali per persone con disabilita Azioni progettuali per lo sviluppo del sistema della semiresidenzialita' disabili Azione innovativa 1 DSS1 Nuovo centro diurno (già previsto nel piano ) con possibilità di accesso, secondo modularità organizzative, in funzione dei bisogni rilevati 12 Azione potenziamento e riconversione 1 DSS 3: Rinnovo del contratto di servizio per la gestione dei CD sulla base di una diversificazione dell'offerta (anche spazi) per n. 85 posti nel 5 anni. Riconversione del CD diffuso esistente in : -1 CD da 30 posti per soggetti con profili di non autosufficienza medi (profilo 2) e conseguente riduzione dimensionale dei moduli del CD diffuso -1 CD per soggetti lievi da CD per lievi da 15/18; -previsione anche di un nucleo per gravi-gravissimi in grado di assorbire l'utenza potenziale a partire dal 2012 e fino ad un numero di 7/10 nuovi utenti entro il Azione Innovativa 2 DSS 3: mantenimento modulo sperimentale in essere in vista dell'attivazione di un modulo per "cerebrolesioni acquisite" 5 Azione di riconversione e potenziamento DSS 2 Rendere disponibili i posti nel centro diurno in favore di persone disabili in condizione di gravità strutturando una risposta più adeguata per le persone affette da patologia mentale (attualmente ospiti del centro diurno Totale posti 35 numero tempi di realizzazione posti
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188 Allegato C Tavolo Disabilità A.Ulss 1 Belluno Caratteristiche dell Utenza in carico ai servizi area disabilita anno 2009 Per definire le aree di bisogni della popolazione considerata, sono presi in esame alcuni dati in possesso dei servizi e che riguardano le persone con disabilità prese in carico dai servizi stessi e per i quali sono in atto dei progetti che spesso comportano l attivazione di un insieme di servizi e di interventi. Sono presi in esame dati dei tre distretti che non sempre risultano omogenei per accuratezza di rilevazione e che quindi potrebbero essere ulteriormente esplosi ma che, nel complesso e al momento dati i tempi a disposizione, possono offrire un quadro di riferimento per la valutazione dell evolvere di alcune condizioni di bisogno. Non sono considerati nella rilevazione, con lo stesso dettaglio, le persone che hanno conosciuto il sistema dei servizi sotto la forma del segretariato sociale (istruttoria L.104 consulenza orientamento informazione). L utenza considerata costituisce in parte l utenza storica dei servizi (alcune persone presenti dai primi anni di avvio dei servizi o l utenza quotidiana (persone inserite nei centri diurni o nelle strutture residenziali ) o l utenza settimanale (progetti di aiuto personale progetti di integrazione scolastica) o l utenza sistematica (es. vita indipendente, buoni sollievo ) Persone considerate 550. Divisione per Distretto: del Cadore 140, Agordo 127, Belluno 283. Nella distinzione tra maschi e femmine si ha una prevalenza di maschi per 318 e 232 femmine. ULSS 1 AREA disabilita utenti distribuiti per sesso e per distretto Cadore M F Belluno Agordo Le età Nella distinzione per fasce di età, 378 persone su 550 appartengono alla fascia adulta dai 18 ai 65 anni, il 30,5 % in media della popolazione che utilizza i servizi è dato da bambini, ragazzi ed adolescenti in carico al servizio sociale (SISS) per l età evolutiva. Di questi 67 sono seguiti in rapporto 1 a 1 da operatori socio sanitari ai fini dell integrazione scolastica, per cui in condizione di gravità certificata. 187
189 ULSS 1 Area disabilità Distribuzione utenza per fasce di età per distretti Cadore Agordo Belluno over 65 Nella distribuzione per fasce di età non poteva che esser confermata una forte concentrazione di persone in età adulta, in parte legata alla storia dei servizi per persone con disabilita (presenti da quasi trent anni ), in parte alla diminuzione di nascite in generale e di conseguenza percentualmente di bambini in condizione di disabilita e per la massiccia presenza di servizi per persone anziane, da cui la quasi totale assenza tra le persone seguite dai servizi dedicati alla disabilità (2 utenti Agordo 2 utenti Belluno) Va posto in evidenzia, analizzando le date di nascita delle persone seguite, che nei prossimi 5 anni di vigenza del piano di zona, 66 adolescenti diventeranno maggiorenni e 47 persone transiteranno sulla soglia dei 65 anni. Cadore 40 Ulss 1 area disabilità utenti in entrata ed in uscita in ingresso in uscita Belluno Agordo Il dato riferito agli ingressi costituisce un dato certo poiché riguarda persone già inserite nel sistema dei servizi e per le quali è necessario avviare una riflessione in merito ai modelli di risposte non sempre compatibili con le risposte più tradizionali in atto, senza considerare l utenza potenziale (es. utenti in carico alla NPI 280 circa certificazioni annue) ed in assenza di altri dati in grado di proiettare la domanda in modo più specifico. Nel caso degli utenti in uscita la continuità assistenziale diventa l elemento sostanziale per garantire la prosecuzione del progetto di vita e delle condizioni più adeguate d integrazione sociale ma che richiede una scelta valoriale relativa a quale integrazione? E nello stesso tempo una precisa valutazione delle opportunità offerte nel sistema dei servizi più ampio (es. area Anziani) a livello di singolo distretto. Una mancata centratura su queste questioni potrebbe metter in crisi il sistema per diversi elementi: 1. quantità di offerta; 2. qualità di offerta (mono o pluri / generalista specialistica) 3. integrazione con altre aree (es. anziani ) 188
190 Le tipologie di disabilita Relativamente alle tipologie di disabilita, la disabilità intellettiva, in modo particolare nel distretto di Belluno costituisce l area prevalente di intervento, mentre per gli altri due distretti le differenti tipologie risultano più omogenee, con una caduta uniforme sulla disabilita sensoriale. ULSS 1 Area disabilità Tipologie di disabilità per distretti F I S M Belluno Agordo Cadore Le sigle stanno ad indicare (F= Fisica ; I= intellettiva; S= sensoriale; M= multipla condizione di pluridisbailità) Questo elemento rappresenta in modo significativo il sistema più tradizionale dei servizi, nato con la spinta alla de-istituzionalizzazione e l impegno territoriale diretto a sostegno delle condizioni di disabilità che avevano motivato la nascita di strutture totali. La presenza di persone con disabilità fisica (133) è stata una conquista nel tempo motivata dall inserimento nel sistema di altri servizi e di altri interventi progettuali (L.!62/98, Vita indip. SIL) La presenza, infine, del 21% di disabilita multipla (es. sensoriale e intellettiva) da un lato rappresenta alcune condizioni complesse, note ai servizi e con elevati carichi assistenziali familiari, dall altro la presenza di condizioni di disabilità che nel corso degli anni (i Centri diurni esistono da quasi 30 anni) si sono aggravate e/o che presentano alcuni segnali legati all invecchiamento (insorgenza di patologie invalidanti.). Le percentuali di invalidità civile riconosciuta confermano che il 48% degli utenti in carico è riconosciuto con una invalidità del 100 e con diritto all accompagnamento, ad attestare le condizioni di importante dipendenza assistenziale e necessità di supporti. ULSS 1 area disabilita % invalidità civile Cadore Agordo Belluno senza o in attesa invalidità minori < 100 % 100% 100%+IA Inoltre per il 65,4 % degli utenti in carico sussiste il riconoscimento della condizione di handicap grave ai sensi dell art 3 comma 3 della Legge 104 che costituisce la condizione imprescindibile di accesso a diversi servi e prestazione 189
191 ULSS1 area disabilità % persone in condizione di gravità (art 3 comma 3 L.104/92) Belluno Cadore ,9% % 69,6% Serie1 Serie2 Tipologie familiari Nuclei monopersonale 76 persone costituiscono nuclei monopersonali. Per 41 (30 Belluno, 7 Cadore, Agordo 4 ) persone la vita si svolge all interno delle strutture residenziali ed in assenza di altri riferimenti familiari Le persone con disbailità, conosciute dai servizi, e che vivono da sole, presso il proprio domicilio sono 12 a Belluno, 14 in Cadore, 9 in Agordino e in 13 casi è presente una badante. La permanenza presso la propria dimora è sostenuta anche con l attivazione dei servizi a supporto della domiciliarità nonché attraverso l autoproduzione di servizi (es. badanti o assistenti personali) Sul totale 34 sono le situazioni che evidenziano delle difficoltà legate al reddito insufficiente in 12 casi, all inadeguatezza dell abitazione in 8 casi e a condizione di isolamento in 14 casi (18,4%). Nuclei composti da due componenti 91 nuclei sono costituiti da due persone A.ulss 1 area Disabilità Nuclei composti da due persone di cui una disabile distribuzione per distretto 100% 80% 60% 40% 20% 0% Cadore Agordo Belluno presenza gravi patologie bisogni di cura over 65 In 10 casi è presente un padre con un figlio disabile; in 59 casi una madre, in 19 un coniuge. Su 91, in 53 nuclei è presente un congiunto con età superiore ai 65, di cui 22 con bisogni di cura particolari. In 20 nuclei viene inoltre rilevata la presenza di importanti patologie del soggetto che vive con il congiunto disabile. Si segnala inoltre che nel 13% dei casi viene indicato un reddito insufficiente e nel 16 % dei casi la carenza di rete e di rapporti significativi Nella prospettiva del Piano va quindi posta attenzione al rischio derivante da una mancata attenzione alle situazioni sopra indicate, che potrebbero essere tra le prime a presentare un nuovo bisogno (residenzialità o sostegno alla domiciliarità) nei prossimi anni. 190
192 Nuclei di tre componenti Le famiglie di tre componenti sono ben 169 di cui 9 immigrate. In 108 situazioni si ha la presenza dei due genitori, in 14 vi è un coniuge e un figlio/a, nelle altre un padre /madre e un fratello/sorella. Anche in questo caso su 169 nuclei in 60 si registra un congiunto con età superiore ai 65 anni e di questi il 41,6% (25) presenta bisogni d cura particolari. In 23 situazioni viene rilevata la presenza di gravi patologie di congiunti adulti conviventi (es. malattia mentale, malattie oncologiche.) Gli operatori dei servizi riconoscono in questa tipologia per il 15,9% una condizione di isolamento sociale, determinata anche dalla mancanza di rete familiare allargata. A.ulss 1 Belluno Nuclei familiari composti da tre persone 100% 80% 60% 40% 20% 0% Cadore Agordo Belluno presenza gravi patologie bisogni di cura over 65 Nuclei di 4 e più componenti Il maggior numero di famiglie si concentra nella composizione con 4 o più componenti, per un numero pari a 195 nuclei e per il 71% sono costituite da nuclei di famiglie giovani, poiché qui vi è la concentrazione della famiglie che afferiscono ai servizi per l età evolutiva (SISS). E questa l area che registra il maggior numero di famiglie immigrate e dove il numero di nuclei che esprimono un bisogno di cura particolare si capovolge, in rapporto alle altre aree, in favore di bambini /e al di sotto dei 12 anni. In sintesi il 24 % (135) dei nuclei familiari analizzati presenta un congiunto che ha superato i 65 anni di età e nel 40% (55) presenta una bisogno di cura particolare. Sul totale delle famiglie nel 9,2% si registra la presenza di gravi patologie. Tra le condizioni di difficoltà vengono rilevate in sequenza: 1. l isolamento sociale 1, determinato anche da mancanza/ compromissione/ carenza di relazioni nella famiglia allargata e/o nel proprio contesto di vita. Tale condizione accomuna 73 persone. 2. abitazioni inadeguate 2 con barriere interne e/o esterne, isolate, carenti per quel che concerne le fonti di riscaldamento (33 nuclei); 3. reddito insufficiente 3 per far fronte al costo della vita, sostenere gli impegni assunti con strutture residenziali, sostenere i costi di assistenza personale a sostegno della domiciliarità (33 Casi). 1 assenza di altri riferimenti al di fuori dei familiari più prossimi, condizione di isolamento sociale (numero/qualità delle relazioni sociali) 2 per la valutazione sono stati presi in esame i criteri di Svamdi 3 situazione per le quali il servizio abbia attivato richiesta di integrazione del reddito o situazione della quale il servizio è a conoscenza di una carenza di risorse economiche da cui anche la possibile integrazione da parte di altri soggetti (es. familiari o enti...) 191
193 Questo sguardo va incrociato con alcune criticità evidenziate dall analisi dei dati dei servizi e riportati nella Relazione valutativa terza annualità Piano di zona , in cui venivano posti in evidenza i seguenti elementi di criticità e ipotesi di azioni da trascinare nel nuovo Piano di zona : a) rispetto all accoglienza integrazione sociale e scolastica necessità di riconsiderare il progetto accoglienza a partire dalla comunicazione tra ospedale e territorio debolezza dei sistemi certificativi (UVMD per integrazione scolastica) per mancanza di chiarezza degli strumenti valutativi (ICF CY); revisione modulistica utilizzata nel rapporto scuola servizi in merito alla segnalazione b) rispetto ai centri diurni - Elevata eterogeneità dei profili di autosufficienza; - Numero posti insufficiente (?); - Mancata attivazione di nuove realtà per risposta a nuovi bisogni emergenti nel passaggio dall età evolutiva all età adulta. Le azioni/ bisogni da considerare come elementi da trascinare nella nuova programmazione riguardano: a) risposte diurne flessibili per adolescenti e giovani, la cui identità è maturata nei percorsi di integrazione scolastica, e che richiedono percorsi, anche occupazionali, innovativi e nuove opportunità di integrazione sociale; b) risposte diurne flessibili - per le persone affette da disabilità fisica o che hanno incontrato la disabilità nel corso della vita più orientate agli aspetti riabilitativi, di mantenimento, di integrazione sociale; c) Possibilità occupazionali per le persone con disabilità medio lieve, che non sempre trovano risposta all interno dei percorsi del Sil o che risultano Utenti di ritorno dal Sil (x livelli di performance poco funzionali al mondo del lavoro o per mancanza di possibilità occupazionali). c) rispetto alla domiciliarità la percezione di un aiuto importante ma puntiforme in situazione di elevata complessità; non sempre chiaro orientamento dell utenza nella formulazione della domanda, con il rischio che alcuni interventi che mirato a sostenere progettualità individuali, siano considerati in una logica risarcitoria ed assistenziale; scarsa disponibilità di risorse dirette a sostenere in modo incisivo le situazioni. necessità di un forte collegamento con area sanitaria (Medicina Fisica, Neurologia..) sia in funzione di una continuità assistenziale che non sia solo sanitaria (dimissioni concordate) ma che preveda anche il coinvolgimento dei servizi sociali, sia in funzione di un azione di mantenimento della riabilitazione che non si esaurisce con l ospedalizzazione ma che richiede interventi anche di altre figure (vedi mobilizzazione passiva fatta dagli OSS) coordinate e coerentemente integrate dentro un progetto per la persona. Azioni da trascinare nel prossimo Piano Riprogrammazione delle azioni a sostegno della domiciliarità anche in collegamento con il punto riguardante i centri diurni per sostenere le esperienze di integrazione sociale fino ad oggi rese possibili attraverso il coinvolgimento di Educatori Professionali e psicologi dell Età adulta e i progetti innovativi dei centri diurni d) rispetto alla residenzialità carenza di posti per persone in condizioni di gravità; mancanza di copertura dal fondo regionale del numero di impegnative attualmente emesse dalle UVMD distrettuali; 192
194 una domanda di residenzialità che continua ad essere in aumento: i posti dell RSA non risultano più sufficienti a coprire la domanda di soggetti disabili gravi (è stato trasformato uno dei posti di accoglienza programmata in definitiva, i posti per le emergenze risultano coperti); i posti nelle comunità non sempre risultano adeguati, per gli standard previsti, a sostenere situazioni complesse (10 impegnative di 1 livello emesse per le Comunità ad attestare situazioni complesse); il problema dell adeguatezza della risposta al bisogno si presenta, con una frequenza sempre maggiore a fronte di situazioni che per complessità richiedono risposte e servizi differenziati. la richiesta, già inoltrata alla Regione, di restituzione delle impegnative all A.Ulss di Feltre per far sì che il calcolo del fabbisogno di impegnative per l Ulss 1 possa essere calcolato al di fuori delle impegnative prima assegnate ai posti della RSA (esludendo le 10 quote di Feltre). Nel Piano di zona le azioni da considerare riguardano: 1. lo sviluppo del dato di conoscenza e di proiezione della domanda nei prossimo 5 anni; 2. la programmazione/gestione di una risposta alla domanda di persone con disabilità fisica e/o completamento della ristrutturazione della Casa del Sole; 3. la progettazione di servizi residenziali per persone con disturbi comportamentali, autismo che per numero di casi e l alta qualificazione e specializzazione richiesta possono essere progettate in area vasta, anche superiore alla dimensione provinciale per i rilevanti costi non possono che essere calcolati su una condizione di partenariato con altre Aziende Ulss (vedi progetto area vasta). 193
195 194
196 . Conferenza dei Sindaci Dipendenze. Allegati del tavolo anziani residenzialità. A. Fondo Regionale di Intervento Lotta alla Droga, Progetto Prevenzione globale. B. Fondo Regionale di Intervento Lotta alla Droga, Progetto Verso l autonomia. 195
197 196
198 Allegato A - Tavolo Dipendenze Fondo Regionale di Intervento Lotta alla Droga, anno 2011 Area Dipendenze 1. TITOLO PROGETTO PREVENZIONE GLOBALE 2. AREE DI INTERVENTO DEL PROGETTO A) Prevenzione Selettiva e/o indicata B) Trattamenti innovativi riferiti alle diverse forme di dipendenza 3. ENTE TITOLARE DEL PROGETTO: U.L.S.S. n 1 BELLUNO 4. RESPONSABILE DEL PROGETTO DATI ANAGRAFICI Cognome Perucon Nome Paola Ente ULSS n. 1 Belluno Città Auronzo di Cadore Provincia BL Telefono Fax [email protected] QUALIFICA Dirigente Medico Dirigente Psicologo Infermiere Professionale Assistente Sociale Educatore Professionale Tecnico Amministrativo Altro (specificare) 5. RESPONSABILI AREE Area Prevenzione Selettiva - Interventi di prossimità nel mondo Giovanile: dott. Paolo Bello, Ser.T. BL. - Interventi di sensibilizzazione della Comunità: dott.cristina Zaetta, ACAT Cadore. - Interventi di sensibilizzazione in Area lavorativa: dott.maria Losito, Comunità Fraternità Landris, Sedico. Area Trattamenti Innovativi - Sperimentazione modulo operativo di intervento precoce e Prevenzione Selettiva Feltre: dott. Luigi Turco, Ser.T. Feltre. 197
199 6. AREA TERRITORIALE NELLA QUALE VERRÀ REALIZZATO L'INTERVENTO Comune Quartiere Provincia Ulss Altro (specificare) Piu comuni Piu quartieri Comunità montana/e Distretto 5. E' LA CONTINUAZIONE DI UNA PRECEDENTE ESPERIENZA? SI NO Se si, quale PROGETTO PREVENZIONE GLOBALE ALLA LUCE DELL EVOLUZIONE DEL NUOVO FENOMENO DELLE DIPENDENZE, PROGETTO PILOTA REGIONALE (delibera regionale n del 25 novembre 2008). PROGETTO AGENZIA DI PREVENZIONE AGORDO-BELLUNO-CADORE, PIANO TRIENNALE ULSS n.1. LAVORO E SALUTE, PIANO TRIENNALE ULSS n 2 UNITA MOBILE (PIANO TRIENNALE e successivi ULSS n. 1) Progetti Lotta alla Droga 2010 Progetto Interreg A.Dri.A. 6. PREMESSA GENERALE In Provincia di Belluno, in sintesi, si registra quanto segue: Maggiore diffusione in fascia giovanile dell uso di sostanze psicoattive. Diffusione di nuove modalità di assunzione di sostanze psicoattive. Normalizzazione dei consumi con crescente accettazione culturale del consumo di droghe illegali (THC). Associazione, sempre più frequente, di consumo di droghe illegali e bevande alcoliche. A fronte di una generale diminuzione del consumo di bevande alcoliche, in area giovanile il consumo rimane costante. Si è modificato lo stile di consumo delle bevande alcoliche sempre più caratterizzato da compulsività e ricerca dello sballo a scopo ricreazionale (binge drinking). Scarsa consapevolezza dei rischi legati all uso di droghe illegali ed alcol. Crescente disponibilità di sostanze psicoattive sul mercato. Diminuzione dell età media degli utenti che accedono ai Servizi. Difficoltà di intercettazione dei giovani consumatori. Esistenza di un territorio vasto e con caratteristiche geografiche peculiari che necessita interventi diversificati. AREA PREVENZIONE SELETTIVA Interventi di Prossimità nel mondo giovanile: il ruolo della Prevenzione Selettiva nei luoghi di divertimento Come sappiamo da tempo, l'abitudine del bere e gli atteggiamenti positivi verso il bere di parenti ed amici sono fattori che favoriscono l'abitudine del bere nei giovani e negli adolescenti (Ravenna 1995, Bonino 1998). Data l importanza che sembrano assumere i luoghi del divertimento per la vita dei giovani, è strategico riuscire a costruire degli interventi di prevenzione in questi ambienti, tenendo presente che proprio qui si consumano spesso sostanze psicoattive, in particolare l alcol, il cui utilizzo è trasversale a tutte le diverse tipologie di locali, concerti e feste. In queste occasioni, inoltre, è possibile raggiungere quelle persone a cui difficilmente si arriva in altre situazioni, come nel caso degli interventi di prevenzione nelle scuole. La prevenzione nei luoghi del divertimento, rispetto a quella che si sviluppa in altri contesti strutturati come la scuola o non strutturati come il territorio, assume una propria specificità, dovendo operare in una situazione definita (un locale, una festa, un concerto con spazi e abitudini di comportamento precise), ma nel contempo mutevole (con un ricambio di persone, di gruppi, di modalità di consumo e divertimento). Gli interventi di prevenzione devono quindi porsi degli obiettivi e delle strategie adeguati a questi contesti, tenendo presenti appunto le particolari condizioni ambientali in cui si realizzano. Tratti peculiari: Consumo percepito come normale in tutte le fasce d età. 198
200 Uso ricreazionale e prestazionale. Più uso funzionale che dipendenza. Scarsa percezione del rischio. Difficoltà nell intercettare questa tipologia di consumatori. Territorio vasto e frammentato dove più difficile è l azione preventiva tradizionale dei Servizi. Tra i punti di forza va sottolineato l avvio di efficaci sperimentazioni nei luoghi del consumo metodologicamente collaudate e coordinate a livello regionale (Safe Night: Coordinamento Veneto delle Unità Mobili) e la presenza di una Rete consolidata di rapporti con il territorio (Servizi, Locali pubblici, Enti, Volontariato). Interventi di Sensibilizzazione della Comunità: Adulti di riferimento La sostanza psicotropa maggiormente usata nel territorio della nostra Provincia è da sempre rappresentata dall alcol, questo sia nella popolazione adulta che giovanile. Nella popolazione giovanile si verifica un uso combinato soprattutto con cannabis. L uso di alcol nelle nostre zone rappresenta un fenomeno prevalentemente di tipo culturale, anche se non mancano le situazioni in cui vi è un uso delle sostanze psicotrope definito terapeutico-curativo. Vi è una chiara correlazione tra l ubriacatura precoce e lo sviluppo di un rapporto problematico con l uso dell alcol. La letteratura scientifica evidenzia come l influenza dei pari costituisca spesso la motivazione principale che spinge l adolescente ad intraprendere comportamenti negativi, mentre relazioni familiari solide e significative rappresentano uno dei più potenti fattori protettivi per prevenire comportamenti a rischio ed uso di droghe. In particolare i fattori familiari decisivi che aiutano a proteggere i giovani dall uso di sostanze psicoattive sono: - un attaccamento sicuro tra genitore e figlio, - la supervisione genitoriale, il controllo e una disciplina efficace, - la comunicazione dei valori pro-sociali, - il coinvolgimento dei genitori nella vita dei figli, - una genitorialità supportiva. Le ricerche volte a valutare l efficacia delle progettualità finalizzate alla prevenzione dell uso di alcol nei giovani hanno rilevato come i programmi per l acquisizione di competenze familiari hanno un effetto che si protrae maggiormente nel tempo, rispetto a programmi basati solamente sulla comunità e sulle abilità di vita. La maggiore efficacia nel tempo di tali programmi è attribuita alla modificazione dell ambiente familiare che tali azioni contribuiscono ad avviare e mantenere in modo duraturo. Al fine di una maggiore efficacia delle azioni preventive dell uso di alcol tra i giovani, vi è la necessità, dunque, sia di una sensibilizzazione parallela della popolazione giovanile e adulta (Principi guida internazionali; National Institute on Drug Abuse; principio 10) sia di azioni che incidano sulla cultura generale. Ne consegue che è fondamentale proseguire e potenziare l azione di formazione e crescita degli adulti, iniziata con i progetti Lotta alla Droga degli anni passati. Interventi di sensibilizzazione in area lavorativa Il mondo del lavoro non può considerarsi esente da problemi legati all uso di sostanze psicoattive in particolare nella nostra Provincia. A tal fine è necessario implementare il coinvolgimento degli imprenditori, stimolando interesse per la creazione di ambienti favorevoli sia alla qualità produttiva, sia alla difesa della sicurezza e della salute dei lavoratori. Sul piano strategico ciò comporta lo sviluppo di uno scenario culturale basato sulla collaborazione fra attori pubblici, imprenditoria, sindacati, no-profit e categorie professionali. Le azioni preventive realizzate nel piano triennale hanno confermato la necessità di: lavorare attivamente all interno dei luoghi di lavoro. Stabilire un contatto e rendere parte attiva il sindacato dei lavoratori, importante veicolo di comunicazione tra servizi socio-sanitari e i dipendenti. Creare una rete di collaborazioni tra servizi socio-sanitari, associazioni, sindacati dei lavoratori, enti che hanno già operato nel settore al fine di cooperare per rendere più efficiente ed efficace il lavoro che si andrà a svolgere. Differenziare l intervento il più possibile a seconda del contesto al fine di rendere più efficace l operato. Alla luce di ciò sono fondamentali nuove azioni destinate ad aziende con più di 15 dipendenti del territorio della Provincia di Belluno. AREA TRATTAMENTI INNOVATIVI Sperimentazione di un modulo operativo di intervento precoce a favore di adolescenti che usano sostanze psicoattive. Come è ormai ampiamente riconosciuto negli ultimi anni sono emersi non solo nuove droghe ma anche nuovi stili 199
201 di consumo. Sono cambiate le fasce di età interessate, le condizioni socioculturali, economiche; le modalità di consumo sono improntate a esigenze di rapidità, efficienza, di ricerca di successo. La ricerca della sostanza è sempre più intrinsecamente connessa alla evocazione di un contesto esperienziale in grado di assicurare un progetto sostenibile di identità, presidiare le incrinature della propria personalità in costruzione. Nelle sostanze viene intravista dagli adolescenti sostanzialmente la possibilità di una facilitazione al rapporto con gli altri quando questo viene percepito e vissuto come problematico, escludente o emarginante nel gruppo dei pari, nella scuola, nella famiglia o nella microcomunità di appartenenza. Negli ultimi anni è diventato sempre più chiaro come l intervento precoce in età adolescenziale o giovanile possa prevenire pericolose derive tossicomaniche che si trascinano per anni, bloccando processi evolutivi di crescita sia a livello individuale che sociale. Ma, allo stesso tempo, è cresciuta la consapevolezza di come il modello di intervento adottato nei Ser.T., sia rimasto quasi uguale nelle sue linee essenziali nel corso degli ultimi 15 anni mentre intorno ad esso tutto mutava. Un modello tarato concretamente sulla figura di un tossicodipendente adulto, tendente alla cronicità, per lo più maschio, con gravi problemi giudiziari. Le nuove tipologie di consumatori viceversa conducono stili di vita relativamente o apparentemente integri, specie in età adolescenziale e giovanile, e per questo appaiono da un punto di vista generazionale incompatibili con l immagine e le caratteristiche strutturali di un servizio costruito negli anni 90. Emerge pertanto la necessità di rivisitare in modo critico non solo il modello clinico adottato finora dai Ser.T. ma anche quello organizzativo, per avvicinarli meglio alle caratteristiche personali dei nuovi consumatori, in considerazione delle nuove fragilità che essi presentano, delle nuove modalità di comunicazione e di relazione che esprimono. Negli ultimi tre anni la domanda di intervento al Ser.T. si è evoluta secondo linee di tendenza che vedono nella fascia anni collocato il 40 % dell utenza maschile totale e il 50 % dell utenza femminile totale. FONTI: Rapporto HBSC; Ricerca sugli atteggiamenti e comportamenti degli studenti di alcune scuole superiori del Cadore nei confronti dell alcol e delle altre sostanze psicoattive, effettuata dal Servizio Tossicodipendenze- Alcologia di Auronzo, anno 1998; Report dei Corsi Genitori, anni ; Questionario su alcune abitudini di vita dei ragazzi delle scuole medie inferiori, anno 2004; U.N.O.D.C. 2009: Guida alla realizzazione di programmi di formazione sulle abilità genitoriali per la prevenzione dell uso di droghe. Report attività del Coordinamento Veneto Unità Mobili Report Servizi Tossicodipendenze Alcologia Belluno, Auronzo, Agordo e Feltre. 7. FINALITA' GENERALI Il progetto ha la caratteristica di dare unità, coerenza, continuità e messa in rete ai progetti attuati negli anni precedenti all interno dei Piani Lotta alla Droga in ambito preventivo e dei trattamenti innovativi, ampliandone il contesto territoriale (da territorio ULSS a Provinciale) e potenziando un approccio al tema del consumo e delle scelte comportamentali consapevoli il più possibile globale ed integrato. In Area di Prevenzione Selettiva la finalità del Progetto è quella di favorire lo sviluppo di una visione maggiormente critica nei confronti del consumo di sostanze psicoattive da parte dei giovani. A tale scopo il progetto prevede delle azioni sinergiche rivolte non solamente alla popolazione giovanile, ma anche al mondo adulto. Si è scelto di valorizzare principalmente 3 tipologie di intervento con una serie di azioni tra loro sinergiche e complementari: 1- Interventi di Prossimità: mondo giovanile, con particolare attenzione ai consumatori di sostanze psicoattive. 2- Interventi di Sensibilizzazione della Comunità: Adulti di riferimento. 3- Interventi trasversali (giovani-adulti) nel mondo del lavoro. In Area dei Trattamenti Innovativi si è scelto di dare continuità all avvio della sperimentazione di un modulo operativo di intervento precoce a favore di adolescenti che usano sostanze psicoattive integrando e arricchendo la elaborazione e l offerta di interventi educativi, psicoeducativi, psicoterapeutici da realizzare in uno spazio dedicato e differenziato da quello dell attuale Ser.D. di Feltre. Il Progetto sarà inserito nel Piano di Zona di Belluno e di Feltre. Le Aziende Socio Sanitarie interessate valuteranno la possibilità di stabilizzazione dell attività progettuale attraverso una analisi delle condizioni. 200
202 8. OBIETTIVI SPECIFICI CON DESCRIZIONE DEI RISULTATI ATTESI Interventi di prossimità Promuovere scelte di vita sane e consapevoli tra i pre-adolescenti e gli adolescenti del territorio delle ULSS 1 e ULSS 2. Modifica dell atteggiamento riferito all uso e/o al poliuso di alcol tabacco e sostanze illegali da parte dei giovani. Conoscere cosa avviene nel mondo della notte (Una bella notte fuori ). Ridurre i fattori predisponenti, aumentare i fattori rinforzanti e abilitanti (Rischio e Protezione). Azione selettiva negli ambienti del consumo per offrire punti di riferimento formati, credibili, competenti e sintonizzati al tempo presente. Agganciare giovani che hanno comportamenti a rischio per avviare relazioni significative in grado di favorire comportamenti più sicuri. Studiare forme di comunicazione efficaci, attente cioè a linguaggio e target (WebTV). Stringere alleanze con il mondo del commercio per disincentivare comportamenti a rischio nei confronti delle bevande alcoliche. Avviare vere e proprie esperienze di Mediazione Culturale con il mondo dello sballo e del consumo, con particolare attenzione ai giovani. Favorire lo sviluppo di interventi di promozione delle risorse giovanili in tutte le realtà del territorio a cominciare dalle più marginali attraverso gli strumenti utilizzati dagli interventi di prossimità già attivi e collaudati Interventi di sensibilizzazione della Comunità Miglioramento del livello di conoscenza dei rischi legati all uso e/o poliuso di alcol e sostanze illegali da parte dei giovani (10 20 anni). Miglioramento del livello di conoscenza dei rischi legati all uso e/o al poliuso di alcol e sostanze illegali da parte dei genitori e degli adulti significativi e sulla conseguente ricaduta sull educazione dei figli. Modifica dell atteggiamento riferito all uso e/o al poliuso di alcol e sostanze illegali da parte dei genitori. Sostegno alla genitorialità. Miglioramento del livello di conoscenza dei rischi legati all uso e/o al poliuso di alcol e sostanze illegali da parte degli adulti con comportamenti a rischio. Interventi trasversali nel mondo del lavoro Favorire la collaborazione tra Servizi socio-sanitari specialistici nel campo delle dipendenze e della prevenzione e gli organi che già lavorano all interno delle aziende. Promozione nei lavoratori di meccanismi di auto-protezione ponendo attenzione alla protezione della propria salute e a quella dei colleghi anche in relazione alla recente normativa. Costruzione di processi di cambiamento dei comportamenti a rischio all interno dell azienda e sul territorio Diminuzione dei costi per malattia alcolcorrelata. Diminuzione degli infortuni sul lavoro dovuti all alcol. Modulo operativo di intervento precoce a favore di adolescenti che usano sostanze Riduzione del consumo di sostanze (Orientare le azioni di cura alla diminuzione/sospensione del consumo di sostanze). Riduzione dei danni per la salute (Ridurre o minimizzare il rischio di patologie correlate/ Incremento di atteggiamenti e comportamenti protettivi e di tutela della salute (stile di vita sano)/ overdose/ attività criminose/ prostituzione). Miglioramento indicatori relativi al perseguimento di uno stile di vita sano. Sviluppo processi di integrazione sociale (Promuovere modalità positive di socializzazione tra pari/ Sviluppo capacità di relazione interpersonale/ Sviluppo abilità sociali). 201
203 Sviluppo competenze personali (Migliorare la gestione delle emozioni/ Sostenere processo di autonomia/ individuazione e autostima). Sostegno a favore delle relazioni familiari (Miglioramento qualità delle relazioni parentali/ Orientamento e sostegno per le figure parentali). 9. TARGET E NUMERO PREVISTO DI SOGGETTI DA COINVOLGERE Belluno (Area Prevenzione Selettiva) Giovani (età aa) n 3800 Genitori n 600 Lavoratori n 1500 Adulti n 1350 Feltre (Area Trattamenti Innovativi) Adolescenti e giovani poli-consumatori aa n 50 Adolescenti e giovani fumatori n 20 Adulti significativi (Insegnanti, genitori, ecc.) n 100 Feltre (Area Prevenzione Selettiva) Giovani (età aa) n 1200 Genitori n 200 Lavoratori n 500 Adulti n TEMPI DI REALIZZAZIONE DEL PROGETTO Fase di Progettazione: Settembre 2010 Gennaio 2011 Fase di Realizzazione: Febbraio 2011 Dicembre 2011 Diffusione Risultati: Gennaio METODOLOGIE ADOTTATE PER CIASCUN OBIETTIVO SPECIFICO Interventi di prossimità Implementare gli interventi di prossimità e di prevenzione selettiva già attivi nel territorio allargando l azione alle sostanze psicoattive e alle nuove modalità di consumo attraverso l utilizzo dell Unità Mobile, secondo la metodologia del Coordinamento regionale SafeNight. Ideazione e produzione di strumenti comunicativi, anche in più lingue, mirati al target (Fumetto, flayers per la RdD, implementazione del sito con l avvio di blog sulle sostanze e la partecipazione attiva alle community più frequentate, continuazione esperienza della WebTV regionale). Stesura di una Carta della Notte e di un Codice di autoregolamentazione per l organizzazione di eventi. Azioni preventive nei luoghi di distribuzione con l attivazione degli operatori del settore. Promozione di eventi di intrattenimento senza alcol. Formazione di mediatori culturali (Peers) che si caratterizzino per Competenza Comunicativa, Empatia, Ascolto attivo e conoscenza profonda del mondo del consumo, dell immigrazione e del mondo dei servizi commerciali. Avvio di una capillare offerta di servizi itineranti di Informagiovani, secondo palinsesti concordati con il territorio e con la rete di servizi già attiva (Informagiovani stanziali, Centri per l Impiego, Consulte Giovani, InfoGioAlpago, ecc.). Interventi di sensibilizzazione della Comunità Lavoro di rete secondo l Ottica Ecologica Sociale. Lavoro di gruppo-esperienziale inserito in programmi per l acquisizione di competenze familiari. Lavoro di gruppo per percorso informativo rispetto al rischio legato all assunzione di droghe (legali/illegali). 202
204 Interventi trasversali nel mondo del lavoro Modello cognitivo Modello sociologico e ecologico ambientale 12. RISORSE UMANE IMPIEGATE Interventi di prossimità Operatori interni. N 5 n. ore mensili 55 n. ore annuali 660 Operatori esterni Operatori est. (F) N 17 N. 3 n. ore mensili 175 n. ore mensili 35 n. ore annuali 2100 n. ore annuali 420 Enti coinvolti N 1 Tipologia Enti Ausiliari Interventi di sensibilizzazione della Comunità Operatori interni. N 8 n. ore mensili 64 n. ore annuali 640 Operatori esterni N 2 n. ore mensili 100 n. ore annuali 1200 Enti coinvolti N.3 Tipologia Associazioni di volontariato Interventi trasversali nel mondo del lavoro Operatori interni N. 2 n. ore mensili 34 n. ore annuali 404 Operatori esterni N.2 n. ore mensili 24 n. ore annuali 288 Enti coinvolti N.2 Tipologia Enti Ausiliari (Comunità Fraternità Landris, Ce.I.S. BL, Cooperativa La Via di Agordo) Enti coinvolti N.4 Tipologia Associazioni di Volontariato (ACAT provinciali, ULSS 1) Modulo operativo di intervento precoce a favore di adolescenti che usano sostanze Operatori interni. n. 4 n. ore mensili 10 n. ore annuali 120 Operatori esterni n. 2 n. ore mensili 65 n. ore annuali 780 Enti coinvolti n. 1 Tipologia Coop. sociale 203
205 13. COLLABORAZIONI Ser.T Belluno Auronzo Agordo - Feltre ACAT provinciali Ce.I.S. BL Movimento Fraternità Landris Sedico Coop. La Via di Agordo Ufficio Scolastico Territoriale Istituti Comprensivi e Superiori Consultori Familiari ULSS 1 Servizio Infanzia Adolescenza Famiglia ULSS 1 Spazio Adolescenti ULSS 1 Comuni Rotary Club Provinciale (Cadore Cortina/Belluno/Feltre) Safe Night: Coord. Veneto Unità Mobili 14. RISORSE MATERIALI UTILIZZATE Unità Mobile Questionari Materiale divulgativo (Manifesti, Opuscoli, Booklet, Brochure, ecc.) Opuscoli informativi - Alcologia di Auronzo Materiale informatico - Slides informative Materiale Video (WebTV) 15. MODALITÀ PER LA DIFFUSIONE DEI RISULTATI (workshop, conferenze, divulgazione materiali, ) Trasmissioni radiotelevisive su emittenti locali, articoli su giornali locali Incontro finale di presentazione del lavoro Web TV 16. COSTI DEL PROGETTO Interventi prossimità BL Interventi sensibilizzazione BL Interventi area lavoro BL Interventi Feltre Modulo operativo Feltre Prevenzione selettiva Feltre Personale Materiali Altro Totale Totale , DATA E FIRMA DEL RESPONSABILE DEL PROGETTO 9 OTTOBRE 2010 dott. PAOLA PERUCON VALIDAZIONE DEL DIPARTIMENTO PER LE DIPENDENZE Il presente Progetto risulta congruo con le indicazioni della delibera regionale e valido per tutto il territorio provinciale. 11 OTTOBRE 2010 Il Direttore del Dipartimento delle Dipendenze ULSS 1 dr. ALFIO DE SANDRE 204
206 Allegato B - Tavolo Dipendenze Fondo Regionale di Intervento Lotta alla Droga, anno 2011 Area Dipendenze 1. TITOLO PROGETTO Verso l autonomia 2. AREA DI INTERVENTO DEL PROGETTO Reinserimento socio-lavorativo ed inclusione sociale dei soggetti alcol-tossicodipendenti 3. ENTE TITOLARE DEL PROGETTO: Azienda U.L.S.S. n. 2 Feltre 4. RESPONSABILE DEL PROGETTO Cognome ROSSI Nome: ANNA MARIA Ente U.L.S.S. n. 2 Feltre Città: FELTRE Provincia BELLUNO Tel Fax [email protected] Qualifica: Dirigente medico Dirigente psicologo Infermiere Professionale Altre (spificare) X Assistente sociale Educatore Professionale Tecnico Amministrativo 5. AREA TERRITORIALE NELLA QUALE VERRÀ REALIZZATO L'INTERVENTO Comune Quartiere Provincia U.L.S.S. Altre (specificare) Più comuni Più quartieri Comunità montane Distretto 5. E' LA CONTINUAZIONE DI UNA PRECEDENTE ESPERIENZA? 205
207 SI NO Se si, quale Non è la continuazione di uno specifico progetto già avviato da uno dei nodi della rete, ma in ogni caso, si aggancia a Progetti già avviati e risorse disponibili ed attive sul territorio. Ci si riferisce in particolare a: Progetto provinciale Occupabilità oltre la crisi co-finanziato dalla Fondazione Cariverona Progetto Pegaso, attivato dalla Comunità Fraternità di Landris di Sedico Progetto di inserimento abitativo, curato dalla cooperativa Lavoro Associato Progetti di reinserimento socio-abitativo e di inserimento lavorativo curati dalla Comunità Ce.I.S. di Belluno e dalla cooperativa Mani intrecciate Progetti di reinserimento socio-lavorativo e abitativo curato dalla Dumia s.c.s. Onlus Progetto di inserimento lavorativo e socio-abitativo curato dalla Cooperativa Sociale Energia Sociale. Attività di inserimento lavorativo a cura delle altre Cooperative sociali presenti sul territorio. Il presente progetto si pone come obiettivo la messa in rete e l'implementazione delle progettualità e delle risorse sopra citate. 6. PREMESSA (ad es. motivazioni, grado di diffusione del fenomeno, rilevazione del bisogno, stima della domanda, ) Come noto e confermato dai dati, sono presenti e diffuse in Provincia le problematiche alcol-droga correlate. Per una fascia particolare e di entità non trascurabile, a tali problematiche si accompagna una difficoltà di inserimento socio lavorativo, difficoltà legate ad una personale carenza di competenze sociali ed un basso livello di autonomia. La recente crisi economica e l indebolirsi della rete di offerte sul territorio, hanno reso ancora più evidenti tali difficoltà. Da tempo diversi soggetti pubblici (Amm. Provinciale, UU.LL.SS.SS.: SIL, Dipartimento delle dipendenze) e del privato sociale (Comunità Terapeutiche, Cooperative) hanno attivato specifiche progettualità relativamente a questa particolare area di intervento. Tali progettualità hanno favorito il definirsi e rafforzarsi di una rete di soggetti pubblici e del privato sociale impegnati nella promozione dell inclusione sociale e lo sviluppo di una cultura operativa e di una metodologia condivisa. Con il presente Progetto ci si propone pertanto l obiettivo di integrare e potenziare le progettualità esistenti, favorire una maggiore sistematicità nel lavoro in rete, in ogni caso già avviato, e l attivazione di ulteriori risorse per il sostegno a percorsi individuali di autonomia. Si intende rafforzare ulteriormente il livello di condivisione di una cultura operativa, di un linguaggio e di una metodologia con l adozione di strumenti di classificazione validati (ICF). In termini di capitalizzazione ci si attende il consolidarsi della cultura di rete e la condivisione di processi, metodologie e strumenti di lavoro. 7. FINALITA' GENERALI 1. Promuovere l acquisizione della capacità di autonomia di soggetti alcol/tossicodipendenti in difficoltà di reinserimento socio-lavorativo, attraverso l accompagnamento in programmi di inserimento sociale abitativo e lavorativo. 2. Promuovere e consolidare buone prassi ed una cultura condivisa tra tutti i soggetti coinvolti nella rete. 3. Promuovere modelli sperimentali di buone prassi per creare ambienti di lavoro sicuri. 4. Promuovere e consolidare una cultura dell'accoglienza e dell'integrazione nella comunità locale. 206
208 8. OBIETTIVI SPECIFICI CON DESCRIZIONE DEI RISULTATI ATTESI (ad es. cambiamento di atteggiamento, comportamento, aumento del livello di conoscenza, di abilità, ) PUNTO 1: Attivazione di n. 15 progetti individualizzati comprendenti la valutazione ed orientamento, formazione professionale, inserimento lavorativo e/o abitativo con monitoraggio e supporto educativo. Le 15 borse lavoro verranno finanziate dal Progetto Provinciale Occupabilità oltre la crisi, cofinanziato dalla Fondazione Cariverona e gestito dall'amm. Provinciale di Belluno, nel rispetto dei requisiti già definiti dal Progetto stesso. Gli operatori coinvolti nella gestione dei 15 percorsi individualizzati saranno finanziati con il presente Progetto. Attivazione di n. 10 Progetti di inserimento abitativo e/o lavorativo (Piano di Azione Iindividuale (PAI) - percorso di orientamento, formazione ed inserimento al lavoro con il ricorso a borse lavoro di durata variabile a seconda delle caratteristiche individuali della persona), rivolti a persone domiciliate in Provincia di Belluno, rispondenti a requisiti definiti dall ente titolare e dagli enti partner del progetto. Questi 10 percorsi verranno interamente finanziati dal presente Progetto. PUNTO 2: introduzione di una metodologia ed un linguaggio comune: adozione di uno strumento di classificazione (ICF) con l attivazione di Corsi di formazione relativi all uso di tale strumento. PUNTO 3: promuovere e garantire la sicurezza sul lavoro, secondo quanto previsto dal D.lgs 81/2008 il quale prevede la formazione e la messa a disposizione dell'utente di dispositivi di protezione individuale. PUNTO 4: attivazione di nuove reti di socializzazione attraverso il coinvolgimento degli utenti impegnati nel progetto con la partecipazione delle realtà imprenditoriali, sociali e di volontariato del territorio per favorire una cultura dell'accoglienza e dell'integrazione. 9. TARGET E NUMERO PREVISTO DI SOGGETTI DA COINVOLGERE Soggetti alcoldipendenti e tossicodipendenti non in fase attiva con necessità di accompagnamento in un percorso globale di autonomia (progetti individualizzati comprendenti l'inserimento socio-lavorativo e/o socio-abitativo della persona, in base alle sue necessità e risorse): n. 25 Operatori pubblici e del privato sociale coinvolti in attività di formazione: n TEMPI DI REALIZZAZIONE DEL PROGETTO (Fase di azione e relativa durata ) 1 fase: gennaio-febbraio: formazione degli operatori relativamente all uso dell I.C.F. 2 fase: febbraio: strutturazione dell attività di valutazione ed orientamento 3 fase: marzo-dicembre: attivazione dei Progetti individualizzati di accompagnamento all autonomia. I Progetti individualizzati si articoleranno nelle seguenti fasi: 1. Segnalazioni a cura dei Ser.T. / Comunità Terapeutiche che hanno in carico le persone da inserire nel Progetto 2. Valutazione ed orientamento (coordinata dall Ente titolare del Progetto) a cura dei soggetti coinvolti 3. Inserimento socio-lavorativo e/o socio-abitativo 4. Conclusione: valutazione conclusiva. 5. Pubblicizzazione dei risultati. 207
209 11. METODOLOGIE ADOTTATE PER CIASCUN OBIETTIVO SPECIFICO Trattandosi di un progetto ad alta integrazione in cui l'attivazione dei soggetti e di interventi di rete è predominante, le seguenti metodologie si considerano trasversali a tutti gli obiettivi specifici del Progetto: Case management Lavoro di rete Uso di strumenti validati e condivisi per la valutazione delle capacità di autonomia Sostegno socio-educativo 12. RISORSE UMANE IMPIEGATE (n. operatori interni impiegati e relativo monte-ore mensile-annuale dedicato al progetto / n. operatori esterni impiegati e relativo monte-ore annuale dedicato al progetto / n. Enti coinvolti e tipologia) Operatori interni n. n. ore mensili n. ore annuali Personale dipendente dei soggetti coinvolti Operatori esterni n. n. ore mensili n. ore annuali Enti coinvolti n. Tipologia Dipartimenti delle Dipendenze Servizi Integrazione Lavorativa Comunità Terapeutiche Cooperative Sociali Amministrazione Provinciale Enti di formazione Associazioni di volontariato Servizio per il lavoro ELENCO SOGGETTI COINVOLTI Servizio Tossicodipendenze ed Alcologia di Auronzo - ULSS 1 Servizio Tossicodipendenze ed Alcologia di Agordo - ULSS 1 Servizio Tossicodipendenze ed Alcologia di Belluno - ULSS 1 Servizio Tossicodipendenze di Feltre - ULSS 2 Servizio Integrazione Lavorativa ULSS 1 Servizio Integrazione Lavorativa ULSS 2 Comunità Terapeutica Ce.I.S. di Belluno Comunità Terapeutica Fraternità di Landris di Sedico (BL) Comunità Terapeutica Dumia di Feltre (BL) Comunità Terapeutica Le Braite di Feltre (BL) Cooperativa Sociale Cadore Cooperativa Sociale Mani intrecciate Cooperativa Sociale La Via Cooperativa Sociale Lavoro Associato
210 Cooperativa Sociale Dumia Cooperativa Sociale Energia Sociale Amministrazione Provinciale di Belluno Ente di formazione per l'orientamento Dumia Feltre (BL) Ente di formazione Per la formazione continua e superiore - Ce.I.S. Di Belluno (BL) Associazione di volontariato Movimento fraternità Landris - Landris di Sedico (BL) Associazione di volontariato Idee in cornice - Feltre (BL) Servizio per il lavoro Ce.I.S. Belluno 13. COLLABORAZIONI (tipo/collaborazioni territoriali/extraterritoriali/scientifiche) Aziende Enti di formazione 14. RISORSE MATERIALI UTILIZZATE Dispositivi di protezione individuale (D.lgs 81/2008) Manualistica e schede ICF Supporti informatici Materiale informativo 15. MODALITÀ PER LA DIFFUSIONE DEI RISULTATI (workshop, conferenze, divulgazione materiali, ) Alla conclusione del progetto si intende, partendo dalle esperienze dei singoli progetti individualizzati, delineare linee guida condivise dalla rete, punto di riferimento per le progettualità future. Si intende inoltre sintetizzare gli elementi salienti dell esperienza in un documento da rendere pubblico (pubblicazione di materiale informativo, uso web). 16. COSTI DEL PROGETTO Gestione Progetto, attività di coordinamento-diffusione dei risultati ,00 Formazione su strumento di classificazione ,00 Sostegno a percorsi di autonomia socio-lavorativa e/o abitativa (per i ,00 PAI di cui all'obiettivo n. 1 e n. 2) TOTALE euro ,00 209
211 17. DATA E FIRMA DEL RESPONSABILE DEL PROGETTO Feltre 8BL), 8/10/2010 Ass. Soc. Dott.ssa Anna Maria Rossi Responsabile S.I.L. U.L.S.S. n. 2 VALIDAZIONE DEL DIPARTIMENTO PER LE DIPENDENZE Il Coordinatore del Dipartimento delle Dipendenze U.L.S.S. n. 2 attesta che l'intero Progetto è stato valutato dai componenti del Comitato di Dipartimento dell'u.l.s.s. n. 2 Feltre all'uopo convocati. Si valida formalmente. Dott. Serse Polli Coordinatore del Dipartimento delle Dipendenze U.L.S.S. n
212 . Conferenza dei Sindaci Marginalità sociale. Allegati del tavolo inclusione sociale. A. Rilevazione utenti area inclusione sociale B. Linee guida marginalità sociale C. Progetto Pegaso D.Progetto Occupabilità oltre la crisi 211
213 212
214 Allegato A - Tavolo inclusione sociale Rilevazione utenti nell area inclusione sociale DATI GENERALI La scheda è stata inviata a tutti i Comuni, alle Cooperative e alle Porte di Accesso ai Servizi Sociali (Pass) del territorio dell Ulss n. 1. Fonte dati Pass Agordino 30 7,2% Pass Cadore 38 9,1% Pass Valle del Boite 10 2,4% Comune di Belluno ,7% Comune di Cortina d'ampezzo 3 0,7% Comune di Falcade 2 0,5% Comune di Forno di Zoldo 5 1,2% Comune di Limana 27 6,4% Comune di Livinallongo 8 1,9% Comune di Longarone 21 5,0% Comune di Perarolo di Cadore 4 1,0% Comune di San Nicolò di Comelico 1 0,2% CEIS 5 1,2% Movimento Fraternità Landris 6 1,4% La Via Società Cooperativa 34 8,1% ,0% Percentuale di risposta 90% Ad oggi non sono stati ancora pervenuti i dati delle zone dell Alpago, Pieve di Cadore, Ponte Nelle Alpi. 1,2% 0,2% 1,4% 8,1% Pass Agordo Pass Cadore Pass Valle del Boite 1,0% 5,0% 1,9% 7,2% 9,1% 2,4% Comune di Belluno Comune di Cortina d'ampezzo Comune di Falcade Comune di Forno di Zoldo Comune di Limana 6,4% 1,2% Comune di Livinallongo Comune di Longarone Comune di Perarolo di Cadore 0,5% 0,7% 53,7% Comune di San Nicolò di Comelico CEIS Movimento Fraternità Landris La Via Società Cooperativa 213
215 La distribuzione degli utenti è in linea con quella demografica. Distribuzione territoriale utenti Distretto ,4% Distretto ,5% Distretto ,3% Sovradistrettuale (Associazioni e Cooperative) 45 10,7% ,0% Distribuzione territoriale utenti Sovradistrettuale 11% Distretto 1 13% Distretto 2 9,5% Distretto 1 Distretto 2 Distretto 3 Sovradistrettuale Distretto 3 66% Di seguito sono riportati i dati esito della rilevazione fatta con l invio della Scheda rilevazione utenti. Sono stati considerati solo i dati strettamente appartenenti all area inclusione sociale, tralasciando quindi quelli relativi ad altre aree di intervento come dipendenze e anziani. Tipologia utenti singolo ,4% famiglia ,6% Appare significativo il dato relativo alle famiglie in carico che rappresentano più del 50% degli utenti. Mette in discussione il dato storico per cui il tema dell inclusione sociale riguardava per lo più i singoli. Età utente ,7% ,5% ,6% ,1% oltre ,0% oltre
216 65,1% degli utenti ha un età che va dai 31 ai 55. Cittadinanza italiana ,1% straniera ,6% doppia 14 3,3% Cittadinanza famiglie italiana 91 42,1% straniera ,3% doppia 12 5,6% ,0% Cittadinanza inanza singoli italiana ,3% straniera 36 17,7% doppia 2 1,0% ,0% La condizione di straniero incide maggiormente sulla tipologia famiglia rappresentata dal 52% degli utenti, mentre sulla tipologia singolo incide solo per il 18,3%. Famiglie italiane - età utente ,8% ,3% ,3% ,3% oltre ,4% ,0% Famiglie straniere - età utente ,0% ,1% ,4% ,4% oltre ,0% ,0% Le famiglie straniere si distribuiscono maggiormente nelle fasce d età più giovani. Singoli italiani - età utente ,7% ,2% ,0% ,4% oltre ,7% ,0% Singoli stranieri - età utente ,7% ,9% 215
217 ,9% ,8% oltre ,8% ,0% Nella tipologia singolo italiano la fascia d età maggiormente rappresentata è 56-65, mentre per i cittadini stranieri le più significative riguardano le fasce d età più giovani (16,7%) e (63,9%). Livello di formazione non scolarizzato 19 4,5% licenza elementare 92 22,0% diploma medie ,6% diploma superiori 51 12,2% laurea 15 3,6% formazione professionale 7 1,7% ignoto 69 16,5% ignoto formazione professionale laurea diploma superiori non scolarizzato diploma medie licenza elementare La scolarizzazione degli utenti è generalmente medio-bassa. Si fa presente che 12 laureati su 15 sono di nazionalità straniera. Tipo di bisogno Problemi particolari economico ,8% disabilità 60 14,3% abitativo ,5% dipendenze 73 17,4% lavorativo ,2% salute mentale 55 13,1% altro 51 12,2% salute 51 12,2% giudiziarie 22 5,3% nessuno ,2% Situazione lavorativa lavora ,1% non lavora ,9% cassa integrazione 3 0,7% famiglia monoreddito ,3% famiglia monoreddito cassa integrazione lav ora 216 oltre 3 anni non lav ora Si rileva che per la condizione di singolo, italiano, con figli minori (5 utenti) il 60% lavora, il 20% non lavora e il 20% è monoreddito; per la condizione di singolo, straniero, con figli minori (17 utenti) il 94% non lavora e il 6% è monoreddito. Di questi ultimi un utente ha un figlio, mentre gli altri hanno dai 2 ai 4 figli minori a carico. In carico da meno di 1 anno ,8% 1 anno 91 21,7% 2-3 anni 93 22,2% oltre 3 anni ,6% 2-3 anni meno di 1 Si rileva che quasi la meta dell utenza è in carico da un anno o meno, in linea con la congiuntura economica. anno 1 anno
218 Percorsi di reinserimento sì, con esito positivo ,7% sì, con esito negativo 28 6,7% no ,6% L 82% dei percorsi di reinserimento ha avuto esito positivo. Anziani a carico uno 6 1,4% uno non auto 2 0,5% tre o più e non auto 0 0,0% nessuno ,1% Con figli a carico in media maggiorenni 35 8,4% 1,3 minorenni ,2% 1,9 disabili 10 2,4% 1,0 Il 44% degli utenti complessivi ha in media 1,8 figli minori a carico. Rete familiare assente ,0% disponibile 94 22,4% attivabile 59 14,1% NON attivabile 65 15,5% NON attiv abile attiv abile disponibile assente Il 63% dell utenza complessiva non è sostenuta dalla rete familiare, perché assente o non attivabile. FAMIGLIA tipo di bisogno TIPOLOGIA DI BISOGNO economico 55 25,5% abitativo 12 5,6% lavorativo 4 1,9% economico/abitativo/lavorativo 46 21,3% economico/abitativo 25 11,6% economico/lavorativo 40 18,5% abitativo/lavorativo 1 0,5% economico/altro 21 9,7% altro 12 5,6% ,0% 217
219 economico 5,6% abitativo 0,5% 9,7% 25,5% lavorativo economico/abitativo/lavorativo economico/abitativo 18,5% 21,3% 5,6% 1,9% economico/lavorativo abitativo/lavorativo economico/altro 11,6% altro Il bisogno più rilevante appare quello economico perché più diffuso, ma quello più grave è rappresentato dalla compresenza dei bisogni economico/abitativo/lavorativo. Nella categoria altro sono comprese vittime di violenza, problematiche di natura relazionale e problematiche legate all area carceraria. SINGOLI tipo di bisogno economico 58 28,6% abitativo 5 2,5% lavorativo 18 8,9% economico/abitativo/lavorativo 23 11,3% economico/abitativo 21 10,3% economico/lavorativo 53 26,1% abitativo/lavorativo 7 3,4% economico/altro 5 2,5% altro 13 6,4% ,0% 218
220 economico 6,4% 3,4% 2,5% abitativo 28,6% lavorativo economico/abitativo/lavorativo economico/abitativo 26,1% 8,9% 2,5% economico/lavorativo abitativo/lavorativo 11,3% economico/altro 10,3% altro Anche nel caso dei singoli il bisogno più rilevante appare quello economico perché più diffuso, ma quello più grave è rappresentato dalla compresenza dei bisogni economico /lavorativo. FAMIGLIA con figli minorenni a carico COMPOSIZIONE FAMILIARE Con figli ,5% no 53 24,5% ,0% AMIGLIA figli minorenni a carico ,2% ,9% ,8% 4 7 4,3% 5 3 1,8% ,0% Media figli minori per famiglia: 1, ,5% 75,5% Con figli minorenni no FAMIGLIA con figli maggiorenni a carico Con figli 17 10,4% no ,6% ,0% 10,4% Con figli maggiorenni no 89,6% 219
221 SINGOLI con figli minorenni a carico Piano di Zona ULSS 1 Belluno Con figli 22 10,8% no ,2% ,0% 10,8% Con figli minorenni no 89,2% SINGOLI figli minorenni a carico ,6% ,5% ,4% 4 1 4,5% ,0% Media figli minori per singoli: 2, I singoli hanno una media di figli minori a carico più alta rispetto alle famiglie. FAMIGLIA Presenza rete familiare RETE FAMILIARE assente ,0% presente e disponibile 54 25,0% presente e attivabile 28 13,0% presente e NON attivabile 26 12,0% ,0% 220
222 12,0% assente 13,0% presente e disponibile 50,0% presente e attivabile 25,0% presente e NON attivabile Famiglie italiane - rete familiare assente 23 25,3% presente e disponibile 30 33,0% presente e attivabile 22 24,2% presente e NON attivabile 16 17,6% ,0% È significativo il dato che il 43% delle famiglie italiane non abbia una rete familiare e che nel 24% dei casi possa essere attivata. Famiglie straniere - rete familiare assente 79 69,9% presente e disponibile 22 19,5% presente e attivabile 5 4,4% presente e NON attivabile 7 6,2% ,0% La rete familiare è maggiormente assente nelle famiglie straniere, per le quali si è riscontrata la presenza di reti tra famiglie connazionali. SINGOLI Presenza rete familiare assente 93 45,8% presente e disponibile 40 19,7% presente e attivabile 31 15,3% presente e NON attivabile 39 19,2% ,0% 221
223 assente 19,2% presente e disponibile 45,8% 15,3% presente e attivabile 19,7% presente e NON attivabile La mancanza di rete familiare incide maggiormente nella tipologia singolo. Come si vedrà nelle seguenti tabelle si può presupporre che la non attivabilità delle reti familiari per i singoli dipenda dalla presenza di dipendenze. FAMIGLIA Presenza di altre problematiche PRESENZA DI ALTRE PROBLEMATICHE Sì 80 37,0% NO ,0% ,0% 37,0% sì no 63,0% FAMIGLIA Altre problematiche disabilità 21 26,3% dipendenze 7 8,8% salute mentale 9 11,3% salute 20 25,0% giudiziarie 8 10,0% disabilità/giudiziarie 1 1,3% disabilità/salute mentale 2 2,5% disabilità/salute 6 7,5% disabilità/dipendenze/salute 2 2,5% salute mentale/salute 2 2,5% disabilità/salute mentale/salute 2 2,5% ,0% 222
224 2,5% 2,5% disabilità 7,5% 2,5% 2,5% 26,3% dipendenze salute mentale salute giudiziarie disabilità/giudiziarie 1,3% 8,8% disabilità/salute mentale disabilità/salute 10,0% disabilità/dipendenze/salute 25,0% 11,3% salute mentale/salute disabilità/salute mentale/salute In riferimento alla presenza di altre problematiche nelle famiglie incidono principalmente la disabilità e la salute. SINGOLI Presenza di altre problematiche Sì ,5% NO 70 34,5% ,0% 34,5% sì no 65,5% SINGOLI Altre problematiche disabilità 15 11,3% dipendenze 41 30,8% salute mentale 23 17,3% salute 15 11,3% giudiziarie 6 4,5% dipendenze/salute 4 3,0% 223
225 disabilità/salute mentale 4 3,0% disabilità/dipendenze/salute mentale 1 0,8% dipendenze/salute mentale 10 7,5% dipendenze/giudiziarie 6 4,5% salute mentale/salute 2 1,5% disabilità/salute/giudiziarie 1 0,8% disabilità/dipendenze 2 1,5% disabilità/salute 3 2,3% ,0% Per i singoli incidono maggiormente le problematiche legate alla dipendenza e alla salute mentale. 4,5% 7,5% 0,8% 1,5% 2,3% 1,5% 11,3% disabilità dipendenze salute mentale salute giudiziarie dipendenze/salute 0,8% 3,0% 30,8% disabilità/salute mentale disabilità/dipendenze/salute mentale dipendenze/salute mentale dipendenze/giudiziarie 3,0% 11,3% 4,5% 17,3% salute mentale/salute disabilità/salute/giudiziarie disabilità/dipendenze disabilità/salute 224
226 Allegato B - Tavolo Marginalità sociale. Linee guida Marginalita sociale Premesso che: nelle indicazioni fornite dalla Regione Veneto i destinatari delle politiche e degli interventi di contrasto alla marginalità sociale sono individuati nelle seguenti fasce di popolazione: 1. persone adulte e minori sottoposte ai provvedimenti dell autorità giudiziaria: detenute e in misura alternativa; persone in uscita dai circuiti penali; 2. persone in povertà estrema e senza dimora; 3. persone vittime di tratta. Considerato che: per quanto riguarda il territorio dell Ulss n.1 la problematica di maggior rilievo riguarda le persone in condizioni di povertà estrema; è necessario tenere costantemente in considerazione anche il fenomeno della marginalità e della vulnerabilità sociale e prevedere politiche di prevenzione del rischio di esclusione sociale; in tal senso è necessario individuare gli elementi che determinano la vulnerabilità e in caso siano costituiti da problemi strutturali, che necessitano di interventi e azioni a livello politico più ampio (es. politiche del lavoro e abitativa), individuare e sensibilizzare gli interlocutori che le possano realizzare prevedendo modalità di collaborazione con i diversi soggetti pubblici e privati; il ruolo dei Comuni in relazione all inclusione sociale riguarda essenzialmente la rilevazione dei bisogni presenti nel territorio (osservatorio) e la stimolazione/attivazione del mercato esterno affinché si creino percorsi di autonomia in favore di soggetti che si trovano in situazioni di esclusione/marginalità sociale; si è riscontrata l inefficacia del contributo economico indifferenziato ed erogato secondo logiche assistenziali, vi è la necessità di privilegiare l utilizzo di interventi di natura economica finalizzati e mirati al sostegno di percorsi di aiuto e di autonomia tramite l'adozione di progetti individualizzati. Ritenuto opportuno stabilire le modalità di accesso ai servizi e l'iter per l'attuazione di interventi di inclusione sociale, si definiscono le seguenti linee guida. CHI HA DIRITTO possono accedere ai servizi tutti i cittadini italiani/stranieri regolarmente iscritti all'anagrafe della popolazione residente, che si trovino in situazioni di disagio socio-economico; per le persone senza fissa dimora, il Comune di riferimento è quello di ultima residenza del soggetto; destinatari degli interventi di inclusione sociale sono in modo privilegiato: 1. le persone e famiglie, in situazione di grave marginalità e vulnerabilità (temporanea o cronica) seguite dal servizio sociale; 2. persone per le quali sia cessata la condizione di privazione della libertà, dovuta a misure penali di almeno sei mesi; 3. familiari conviventi di persone in esecuzione penale e/o detenute; 225
227 persone in misura di sicurezza per le quali sia disposto dalle autorità competenti un percorso di reinserimento nel territorio di residenza; 5. persone vittime di grave sfruttamento e tratta seguite dal servizio sociale; COME VIENE FATTO L'INTERVENTO l intervento viene effettuato previa lettura della domanda e valutazione del bisogno; predisposizione di un progetto individuale personalizzato e definizione contrattuale degli interventi, delle finalità e degli obiettivi anche in collaborazione con altri Servizi che hanno in carico il caso, individuando ulteriori risorse finanziarie; redazione di una relazione sociale che valuti la situazione dei singoli casi; verifica dei requisiti di reddito del nucleo risultanti dalla certificazione Isee; verifica della sussistenza dei seguenti requisiti considerati prioritari nell'accesso alle risorse: - presenza di figli minori; - incollocabilità lavorativa temporanea o critica, soprattutto se legata a problematiche specifiche come presenza di patologie psicofisiche che impediscono temporaneamente un'attività lavorativa; - stato di gravidanza o puerperio dell'unico componente il nucleo familiare percettore di reddito per il periodo di 4 mesi precedenti e successivi al parto; - situazione di difficoltà temporanea o critica e se derivante da eventi emergenti indipendenti dalla volontà del singolo; verifica periodica del raggiungimento degli obiettivi del progetto; per le persone ci cui al punto 3 e 4 l'accesso al servizio è accompagnato da segnalazione da parte dell'ufficio Esecuzione Penale Esterna (U.E.P.E.) di Venezia, Treviso e Belluno Amministrazione Penitenziaria Ministero della Giustizia MOTIVI DI INTERRUZIONE DEL PROGETTO causa di interruzione del progetto possono essere le seguenti inadempienze: 1. rifiuto di offerte di lavoro; 2. cessazione volontaria di un'attività lavorativa; 3. comportamenti incompatibili con la ricerca di un lavoro; 4. non rispetto degli impegni assunti nel progetto individualizzato di intervento; 5. la non adesione a progetti di recupero da parte di soggetti con problemi di tossicodipendenza e/o alcolismo DURATA DEL PROGETTO E TIPOLOGIE DI INTERVENTO ECONOMICO Indicazione di un limite temporale della durata del progetto e dell'entità dell'eventuale contributo. buono spesa/ticket service: si tratta di una forma di sostegno economico finalizzata all'acquisto di prodotti alimentari, farmaceutici e di prima necessità. intervento economico annuale una tantum (non cumulabile agli altri): è una misura volta a sopperire a delle condizioni di difficoltà temporanea, che possono includere spese diverse, a seconda degli obiettivi specifici stabiliti in base al progetto individuale, concordato con il soggetto interessato. Per i casi di tossicodipendenti o alcooldipendenti in esecuzione penale esterna potranno essere considerate apposite risorse finanziarie messe a disposizione dall'amministrazione Penitenziaria per progetti specifici. intervento economico mensile, monetario e/o con beni di prima necessità, a sostegno di progetti individuali con l'obiettivo di favorire il reinserimento sociale anche tramite il sostegno delle spese di gestione quotidiana, al fine di una ricerca
228 abitativa e/o lavorativa e ad ogni altra forma prevista dal progetto personalizzato, congruente alla situazione socio-economica della persona interessata. Il valore di tale intervento non può superare l ammontare della pensione minima I.N.P.S. borse lavoro: rappresentano un percorso protetto con lo scopo di verificare e finalizzare le competenze professionali. Sono interventi abilitati per un periodo di tre mesi, rinnovabili per un periodo massimo di sei, a seguito della verifica del progetto individuale. Assegno di Servizio Civico : intervento con la finalità di dare occupazione a soggetti altrimenti difficilmente collocabili nel mondo del lavoro, favorendo un loro reinserimento sociale. Non deve essere, di norma, superiore a 300,00 mensili (comprensivi di assicurazione). 227
229 228 Piano di Zona ULSS 1 Belluno
230 Allegato C Tavolo Marginalità sociale Progetto Pegaso MOVIMENTO FRATERNITÀ LANDRIS ONLUS Comunità Terapeutica Fraternità tel. e fax Iscrizione Albo Regionale N 19 [email protected] [email protected] Progetto Pegaso Omero e Pindaro raccontano del mito di Bellerofonte che volle domare e cavalcare il bellissimo e indomito destriero alato. Molti avevano tentato prima di lui l'impresa ma senza successo. Solo l'eroe grazie all'aurea briglia d'oro donatagli da Atena riusci ad avvicinarlo e alfine a montarlo. Cavalcando Pegaso Bellerofonte vinse e uccise un pauroso mostro alato, Chimera. Infine, Zeus volle donargli l'immortalità ponendolo, per l'eternità, nel firmamento. Indice: Il disagio sociale nel territorio bellunese L'orientamento dell'associazione Movimento Fraternità Landris relativo agli interventi socio-assistenziali Il progetto Pegaso : avvio di un servizio innovativo per la gestione di casi di disagio sociale nel territorio bellunese Destinatari del Progetto Obiettivo del progetto Pegaso pag.3 pag.3 pag.5 pag.5 pag.6 ProgettoPegaso 229
231 Strategie principali del progetto Pegaso pag.6 Avvio della gestione di una struttura destinata ad accogliere persone che necessitano di un sistema di protezione semistrutturata Valutazioni e criteri considerati L intervento socio-assistenziale ed educativo nella struttura pag.6 pag.6 pag.7 Principali tempistiche di riferimento pag. 7 Principali strumenti adottati Individuazione dei soggetti per la costruzione di reti di sostegno formali e/o informali idonee al reinserimento della persona nel pag.12 contesto di provenienza o in un altro contesto comunque informale pag. 9 Attività destinate al contesto sociale in cui si colloca la struttura La mappatura dei possibili soggetti del contesto da coinvolgere pag.10 pag.10 Il coinvolgimento e la gestione della rete informale Principali strumenti adottati pag.10 pag.11 Costruire le condizioni per l autonomia del servizio mediante la collaborazione con gli Enti invianti e la formalizzazione di accordi/convenzioni per la presa in carico degli utenti. Sviluppare e rinforzare la rete di collaborazioni instituzionali e di parternariato Utilizzo del finanziamento richiesto Risorse umane impiegate Ipotesi di ricadute misurabili in termini di benefici attesi Collegamento con il servizio che continuerà a funzionare alla fine del progetto Pegaso Obiettivo generale del servizio Strategie generali del servizio pag.11 pag.11 pag.12 pag.12 pag.13 pag.13 pag.13 pag.14 Modalità di valutazione e controllo interna del progetto prevista dall'associazione Movimento Fraternità Landris pag.14 1) Forme previste di valutazione pag.14 2) Monitoraggi previsti e relativa tempistica durante lo svolgimento pag.15 3) Soggetti responsabili della valutazione del progetto pag.15 4) Valutazione del progetto in termini di efficacia ed indicatori previsti pag.15 Tempistica delle azioni principali previste dal progetto pag ProgettoPegaso
232 Il disagio sociale nel territorio bellunese Negli ultimi anni si è assistito nel territorio bellunese ad un mutamento dell assetto territoriale e della struttura familiare: uno degli indicatori è dato dalla gestione di programmi destinati a persone adulte sole e/o isolate, ovvero prive di un contesto familiare e sociale con associate frequenti condizioni di consumo di sostanze (legali e/o illegali) e di assenza di lavoro e casa; spesso la gestione di questo tipo di utenza tende ad esaurirsi nell intervento assistenziale che può incidere sicuramente sulle condizioni di sussistenza, ma che genera situazioni che non mutano significativamente poiché non si investe sulle potenzialità delle persone stesse a riprendere un proprio percorso di vita. Nondimeno le problematiche relative all'isolamento sono strettamente connesse ad altre condizioni di tipo ambientale: contesti sociali (parentali, amicali, di vicinato o lavorativi) ove tali persone sono già etichettate (e quindi considerate irrecuperabili) oppure ove le risorse delle persone più vicine a loro non sono sufficienti a promuovere percorsi di cambiamento. Cambiare la situazione significa dunque intervenire e investire anche sul contesto, che può contribuire a mantenere o a modificare le condizioni di disagio. La presenza, ormai rilevante dal punto di vista quantitativo, di un numero sempre maggiore di persone che versano in tali situazioni (definite di grave disagio sociale), in relazione all'attuale offerta dei Servizi, rende necessaria la realizzazione sul territorio di interventi sociali e assistenziali, in rete con i Servizi del territorio e finalizzati a rispondere in modo sempre più individualizzato e vicino al cittadino stesso (ovvero sia l utente designato che chi ci vive accanto). ProgettoPegaso 231
233 L'orientamento dell'associazione Movimento Fraternità Landris relativo agli interventi socio-assistenziali La Legge 328/ ProgettoPegaso disciplina la realizzazione di un sistema integrato di interventi e servizi sociali alle persone e alle famiglie per: garantire la qualità della vita, assicurare le pari opportunità, rimuovere le discriminazioni, prevenire, eliminare o ridurre le condizioni di bisogno e di disagio. La programmazione degli interventi: avviene secondo principi di coordinamento, integrazione, concertazione e cooperazione tra i diversi livelli istituzionali che partecipano alla realizzazione della rete di servizi sociali favorendone la pluralità dell'offerta di servizi per garantire il diritto di scelta. In quest'ottica i destinatari dell'intervento sono tutti gli attori che partecipano alla realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali e tutti i cittadini destinatari. Per portare a compimento e nel rispetto del principio di sussidiarietà, interventi che incidano sullo stile di vita dell utente e del suo contesto sociale e territoriale di appartenenza/provenienza (successivamente di destinazione) dell Associazione Movimento Fraternità Landris è stata di: la scelta 1. offrire percorsi altamente individualizzati e differenziati (che si avvalgono di numerosi strumenti tra i quali la Comunità Terapeutica); 2. lavorare costantemente attuando strategie di rete sul territorio; 3. costruire progetti caratterizzati da una costante collaborazione con i servizi territoriali e con azioni destinate al territorio: la scelta strategica è stata quindi di destinare gli interventi prevalentemente a persone provenienti dalla provincia di Belluno; 4. elaborare e realizzare una valutazione continua di strategie e strumenti educativi specifici a ciascun percorso; 5. gestire il contesto relazionale e territoriale (definibile anche come sistema paese ) di provenienza e di destinazione dell ospite (che in alcuni casi possono coincidere) mediante: Attività di prevenzione sul territorio, attività di progettazione,
234 colloqui individuali, sostegno alle famiglie, segreteria sociale, colloqui in sede, colloqui sul territorio, colloqui in carcere, sostegno extraresidenziale a percorsi individuali. 6. Attuare un Coordinamento con i Servizi invianti nella costruzione condivisa del percorso educativo-terapeutico con il contesto relazionale e territoriale di destinazione e/o di provenienza; 7. progettare e realizzare interventi mirati a sviluppare e consolidare ulteriormente le strategie di rete già costruite dall Associazione e dall equipe operativa con i Servizi Sanitari e Sociali territoriali (es. assistenza sociale, SIL, Comuni ecc.) che già costituiscono la peculiarità del modus operandi della stessa. Il progetto Pegaso Avvio di un servizio innovativo per la gestione di casi di disagio sociale nel territorio bellunese Con questo progetto l Associazione si è adoperata per ideare e gestire l'avvio di un servizio nuovo e adeguato alle situazioni descritte, costituito da una struttura abitativa (appartamento protetto), da interventi destinati agli utenti inseriti in essa e da ulteriori interventi realizzati sul territorio (destinati sia agli utenti che al territorio stesso). Destinatari del Progetto In primo luogo i destinatari sono i soggetti con un percorso di emarginazione e disagio, oggetto o meno di interventi precedenti da parte dai Servizi Sociali dei Comuni, delle ULSS e/o dai SerT del territorio, rientranti in una o più delle seguenti principali categorie disagiati sociali, senza fissa dimora o in condizioni ProgettoPegaso 233
235 abitative critiche, alcolisti, ex alcolisti, ex detenuti, tossicodipendenti, ex tossicodipendenti - residenti nella provincia di Belluno. Tali soggetti, con parziale competenza di autonomia, non necessitano di un intervento terapeutico residenziale comunitario, ma di interventi specifici finalizzati ad uscire da situazioni di emarginazione, spesso alimentata da mancanza di interventi strutturati. Si considerano destinatari, in secondo luogo, anche tutte le persone appartenenti al contesto sociale di provenienza e/o di futuro reinserimento che hanno a che fare con l utente preso in carico. Obiettivo del progetto Pegaso : Sostenere la fase di start up del nuovo servizio che risponde all esigenza di gestire in modo specifico situazioni di disagio (come definite nel paragrafo precedente) che non trovano risposta nei servizi territoriali attualmente esistenti. Strategie principali del progetto Pegaso Le strategie necessarie alla realizzazione del progetto sono: 1. Avvio della gestione di una struttura destinata ad accogliere persone che necessitano di un sistema di protezione semistrutturata Valutazioni e criteri considerati: da incontri sia con i Servizi Sociali della ULSS 2 e dell'ulss 1 e con i Comuni si è prospettata la possibilità di poter offrire ai Servizi e al territorio un servizio esterno e parallelo alla struttura della Comunità Terapeutica. In relazione all'analisi e rielaborazione dei bisogni territoriali, l appartamento protetto diventa una soluzione residenziale alternativa dove realizzare esperienze di crescita individuali. L'appartamento protetto prende spunto da esperienze già attive nell'ambito del privato sociale, come risposta esterna e collaterale agli interventi di supporto proposti dagli enti pubblici istituzionalmente dedicati ad affrontare il disagio inerente condizioni patologiche e/o di emarginazione socio-economica. Questo progetto vuole creare una "cultura della dimora" e promuovere tutto 234 ProgettoPegaso
236 ciò che fa capo al vivere dentro l'organizzazione sociale. La gestione/organizzazione che caratterizza l Appartamento Protetto assicura ad ogni ospite un significativo contesto affettivo e relazionale, necessario per promuovere autentici percorsi di sviluppo, senza connotarla come struttura terapeutica. L'appartamento protetto diventa quindi una zona franca che permette di rispondere in maniera più elastica a richieste provenienti dai servizi territoriali, offrendo alle persone inserite uno spazio domestico dove poter sperimentare la propria autonomia in un contesto sempre più normalizzante, in riferimento ad un progetto di vita strutturato, in rete con gli enti territoriali competenti. Si prevede la disponibilità di un appartamento sito in zona residenziale (a Sedico o Belluno), dato in gestione all'associazione Movimento Fraternità Landris, fornito di 4 posti letto (2 camere singole, 1 bagno, cucina, salotto). È una soluzione abitativa autonoma, con le caratteristiche di civile abitazione non soggetta ad autorizzazione al funzionamento, dotata di servizi e dei necessari requisiti di accessibilità, fruibilità e sicurezza. Ai destinatari viene garantita continuità, sulla base dei bisogni, in un progetto individualizzato. La collocazione in centro urbano dell appartamento facilita l accesso alla rete di trasporti che garantisce gli spostamenti degli utenti; la zona è inoltre supportata da strutture e servizi adibiti al tempo libero e alla socializzazione quali ad esempio impianti sportivi, centro parrocchiale, etc. L intervento socio-assistenziale ed educativo nella struttura gli ospiti saranno impegnati in attività giornaliere compatibili con la loro condizione e con il percorso che stanno svolgendo (attività diurne protette, attività lavorative, uscite per commissioni, etc ) che si possono svolgere in parte dentro e in parte fuori dell appartamento; l attività educativa degli operatori impiegati si svolgerà compatibilmente a questi impegni garantendo una presenza quotidiana in alcune fasce orarie prestabilite in cui è possibile svolgere attività con tutti gli ospiti; dal momento che il criterio per essere ammessi all'interno dell'appartamento ProgettoPegaso 235
237 è possedere alcune competenze di autogestione, sostenuto da un regolamento interno, non è necessaria la copertura dei turni notturni; la convivenza all'interno sarà gestita mediante un contratto tra l utente e il servizio e una serie di strumenti (tra cui un regolamento che ha finalità educative) costruiti in maniera tale da garantire la gestibilità da parte dell'associazione e dagli interlocutori dei servizi. Principali tempistiche di riferimento 1 fase: segnalazione del caso 2 fase: incontro tra il referente appartamento e l operatore di riferimento del Servizio con l obiettivo di verificare l idoneità dell inserimento in struttura. 3 fase: colloqui di conoscenza tra il referente appartamento e l utente indicato, finalizzati a presentare la struttura e ad una prima valutazione delle risorse e dei bisogni individuali. 4 fase: incontro tra il referente appartamento, l operatore di riferimento del Servizio d appartenenza e l utente, al fine di concordare e definire formalmente il progetto di inserimento. 5 fase: ingresso in appartamento (entro 1 mese circa dal momento della segnalazione). La prosecuzione successiva all inserimento non si basa su tempistiche prestabilite e l andamento del percorso sarà oggetto di valutazione degli stessi soggetti coinvolti nella fase di inserimento e con lo stesso principio di responsabilizzazione dell utente. Data la natura della struttura non è previsto un tempo massimo di residenzialità. Fra le possibilità successive alla dimissione dell appartamento vi sono: a) reinserimento in un contesto socio abitativo adeguato alle capacità acquisite, b) ritorno in famiglia, c) riavvicinamento al territorio di provenienza in contesto protetto o semi protetto, d) possibilità di proseguire con percorsi volti all'acquisizione di una graduale 236 ProgettoPegaso
238 autonomia abitativa parziale prevedendo una protezione a fasce orarie (solo negli orari diurni) continuando ad avere la struttura dell appartamento e gli stessi operatori come punti di riferimento. Principali strumenti adottati Lo strumento di lavoro centrale che fungerà da punto di riferimento per l intervento sia all'interno dell'appartamento che all'esterno sul territorio è rappresentato dal Progetto Individualizzato, elaborato congiuntamente dagli operatori referenti del progetto per l Associazione Movimento Fraternità Landris con gli operatori dei Servizi/Enti invianti. Partecipazione all esperienza di convivenza in appartamento Elaborazione dell esperienza di convivenza in appartamento Elaborazione delle esperienze lavorative Elaborazione delle esperienze relazionali Individuazione degli obiettivi e del progetto personale dell ospite Sviluppo di competenze di gestione delle relazioni sia nell'ambito dell'appartamento che negli altri ambiti esterni (rete dei Servizi, territorio, gruppi di volontariato, lavoro, famiglia se esistente, amici) Sviluppo di competenze di gestione di una condizione lavorativa Identificazione di eventuali aspetti critici nell uso di sostanze Individuazione della rete sociale esistente (famigliari, amici,...) Coinvolgimento della rete sociale esistente Individuazione e costituzione di una nuova rete sociale Valutazione del percorso compiuto e del raggiungimento dell'obiettivo generale. 2. Individuazione dei soggetti per la costruzione di reti di sostegno formali e/o informali idonee al reinserimento della persona nel contesto di provenienza o in un altro contesto comunque informale. In relazione a tale strategia si prevede: Attività destinate al contesto sociale in cui si colloca la struttura ProgettoPegaso 237
239 Il contesto sociale in cui si inserisce l appartamento è un contesto abitativo comune caratterizzato da rapporti di vicinato con altre persone/famiglie che possono avere qualsiasi tipo di pregiudizio o preconcetto nei confronti degli ospiti. Anche nel caso più favorevole di assenza di tali posizioni prevenute il contributo che ciascun vicino può offrire in termini di operatore informale va sviluppato mediante un intervento rivolto specificatamente nei loro confronti. Il contesto del vicinato è il primo contesto informale sul quale fare un investimento di sviluppo di competenze, tale investimento ha due ricadute tangibili: quella relativa al percorso degli utenti che vivono in un contesto che promuove il loro percorso e quella relativa alle persone coinvolte indirettamente dalla presenza dell appartamento che possono beneficiare di sviluppo di competenze spendibili nella loro vita in altre situazioni e in generale nella loro vita nella collettività. È previsto infine all'interno delle azioni del progetto lo svolgimento di alcune funzioni di supporto e la partecipazione ad attività di socializzazione e culturali sia di volontari dell'associazione che del territorio con lo scopo di allargare i contatti con la realtà del territorio. La mappatura dei possibili soggetti del contesto da coinvolgere Riprendendo quanto indicato precedentemente sul contesto del vicinato il progetto prevede di intervenire per promuovere lo sviluppo di un contesto sociale e relazionale che sostenga il percorso degli ospiti sia all interno dell appartamento che al di fuori. Sulla base degli elementi e delle informazioni che si raccolgono prendendo in carico l utente il servizio costruisce una mappatura dei soggetti che possono essere coinvolti nel percorso sia durante la residenza in appartamento che successivamente alle dimissioni dallo stesso. Per ciascuno di essi si valuta che tipo di relazione è possibile costruire e quali interventi devono adottare gli operatori. NB: Si specifica che tale attuazione, riguardando il funzionamento del servizio a lungo termine, sarà avviata nell ambito del progetto Pegaso ma proseguirà in seguito in modo più completo e strutturato. Il coinvolgimento e la gestione della rete informale Una volta costruita la mappatura (che è comunque sempre soggetta ad aggiornamenti) è necessario intervenire sia sulle relazioni esistenti (famigliari, 238 ProgettoPegaso
240 amicali, vicinato) e su quelle future (nuove presenze amicali, datori di lavoro, gruppi ricreativi, etc ) attraverso incontri mirati e periodici con tutti i soggetti coinvolti e/o da coinvolgere. Ove le condizioni lo prevedono questi interventi verranno svolte in collaborazione o con la mediazione dei servizi pubblici preposti (ad es: SIL). NB: Si specifica che tale attuazione, riguardando il funzionamento del servizio a lungo termine, sarà avviata nell ambito del progetto Pegaso ma proseguirà in seguito in modo più completo e strutturato. Principali strumenti adottati Incontri individuali di conoscenza, elaborazione, valutazione con i soggetti coinvolti Incontri collettivi con più soggetti (in base agli aspetti in comune come ad esempio: amici, famigliari, etc ) di conoscenza, elaborazione, valutazione Ideazione di specifici eventi con gruppi informali o associazioni Supporto alla gestione autonoma di eventi con gruppi informali o associazioni Eventuale somministrazione di strumenti di indagine (questionari, etc ). 3. Costruire le condizioni per l autonomia del servizio mediante la collaborazione con gli Enti invianti e la formalizzazione di accordi/convenzioni per la presa in carico degli utenti. In relazione a tale strategia si prevede di : Sviluppare e rinforzare la rete di collaborazioni istituzionali e di parternariato Il presente progetto (e il relativo futuro servizio) si colloca all'interno del sistema integrato di interventi e di servizi sociali nel territorio e vede come partner attivi: Distretti ULSS di Belluno, Cadore e Agordo; Conferenza Sindaci ULSS 1; Conferenza Sindaci ULSS 2; Direzione Servizi Sociali ULSS 1; ProgettoPegaso 239
241 Direzione Servizi Sociali ULSS 2; Distretto ULSS 2 Feltre; Comune di Sedico; Comuni di Belluno; SerT ULSS 1; SerT ULSS 2; Inoltre il progetto: - rientra all'interno dei Piani di Zona dell'ulss 2 e dell'ulss 1; - si colloca all'interno del Progetto di Inclusione Sociale del Comune di Belluno e, specificamente, anche all'interno del Progetto BELLUNO STELLA POLARE: la presa in carico dei bisogni delle persone basata su progetti personalizzati di assistenza nei servizi del Comune di Belluno (v. Documentazione allegata di Sostegno e parternariato a cura delle 2 ULSS) Utilizzo del finanziamento richiesto I fondi richiesti, compreso l'autofinanziamento, serviranno a coprire la fase di start up e quindi: organizzazione della struttura per 4 persone (arredamento completo e accessoriato, dotazione di segreteria, un automezzo per spostamenti di operatori e utenti). Tali costi saranno coperti dal cofinanziamento dell'associazione Movimento Fraternità Landris Onlus costi di due operatori a 25 ore settimanali che garantiscano gli interventi in sede e sul territorio costo di un coordinatore della struttura a 8 ore settimanali costo del ruolo di Responsabile del progetto costo della supervisione ai casi interventi di formazione agli operatori del servizio ed esterni interventi di sostegno destinati al territorio dove il servizio avrà sede costi amministrativi costi di progettazione L'attività del servizio (conclusa la fase di avviamento per la quale si richiede il finanziamento) sarà finanziariamente autonoma e regolata da apposite convenzioni stipulate con gli Enti competenti. 240 ProgettoPegaso
242 Premesso che gli appartamenti protetti sono realtà che richiedono un investimento di tempo, di lavoro e di attenzioni è previsto, quando possibile, che l utente stesso contribuisca (in proporzioni di volta in volta da definire) a tali spese in base al reddito o possibilità personale. Risorse umane impiegate Il progetto (e il successivo servizio) prevedono l impiego di: - due operatori part-time (che opereranno sia all interno dell appartamento che sul territorio) - un coordinatore - un responsabile del progetto - un supervisore; - collaborazioni sporadiche di altri professionisti e di volontari dell Associazione. Ipotesi di ricadute misurabili in termini di benefici attesi Mediante l uso dei dati a disposizione del progetto (relativi alla documentazione ricevuta e alle evidenze che si riscontreranno e registreranno nel percorso degli utenti) è possibile attestare le differenze tra situazione iniziale e finale (alla conclusione del progetto) mediante: il grado di cambiamento delle condizioni di vita dell'utente in relazione alla situazione di inizio; promozione di percorsi di autonomia degli utenti coinvolgimento di almeno 50 persone del contesto sociale degli utenti; promozione di buone prassi adottate dai soggetti informali adottate dai soggetti informali coinvolti Il valore di alcuni degli indicatori si potrà rilevare utilizzando lo specifico modello operativo adottato (modello dell identità dialogica). Collegamento con il servizio che continuerà a funzionare alla fine del progetto Pegaso Come specificato precedentemente, il progetto Pegaso rappresenta la fase di avvio ProgettoPegaso 241
243 di un servizio innovativo per cui l obiettivo e le strategie indicate sono costruite ad hoc sul progetto stesso. Nel momento in cui si conclude il progetto, il servizio che prosegue adotterà un altro adeguato obiettivo generale ed altre adeguate strategie come di seguito indicato: Obiettivo generale del servizio Ristabilire le condizioni individuali, sociali e territoriali che promuovono l autonomia dei soggetti coinvolti. Strategie generali del servizio 1. Lavoro coordinato tra equipe del servizio ed Enti invianti, finalizzato a progettare, attivare e gestire il percorso (residenziale e post-residenziale) nel rispetto dei tempi e delle modalità ritenute idonee per l'utente; 2. Costruzione e gestione di reti di sostegno formali e/o informali idonee allo svolgimento del percorso (residenziale e post-residenziale) nel contesto in cui è inserito l utente; 3. Promozione e sviluppo delle competenze (individuali e collettive) che consentono il mantenimento del massimo livello di autonomia possibile per gli utenti coinvolti. Modalità di valutazione e controllo interna del progetto prevista dall'associazione Movimento Fraternità Landris 1) Forme previste di valutazione La valutazione del progetto si articola in due tipologie: di processo e di risultato. La valutazione di processo è relativa all andamento dei processi da gestire nel progetto e permette di rilevare se si sta procedendo nella direzione di realizzazione dell obiettivo del progetto o, in caso contrario, quale sia lo scarto da tale realizzazione. La valutazione di risultato è relativa alla verifica di quanto i dati rilevabili alla conclusione del progetto rappresentino la trasformazione dell obiettivo in risultato; 242 ProgettoPegaso
244 per quanto riguarda la valutazione di risultato si rimanda al punto 4). In entrambi i casi si utilizzano i dati di evidenza (numerici e discorsivi) che descrivono concretamente cosa sta succedendo nell attuazione del progetto; tali dati di evidenza saranno rilevati mediante appositi strumenti (schede) coerenti con il modello operativo adottato. Per quanto riguarda la valutazione di processo, ad ogni monitoraggio programmato, si rilevano i dati relativi alle strategie ideate e a tutte le risorse coinvolte (umane, economiche, di tempo, strumentali), si valuta in che misura consentono il perseguimento dell obiettivo del progetto e le eventuali modalità di riallineamento a tale perseguimento. 2) Monitoraggi previsti e relativa tempistica durante lo svolgimento Il monitoraggio è programmato: - [di processo] ex-ante in prossimità dell inizio del progetto per verificare la corrispondenza tra le condizioni reali e quelle previste in fase di progettazione, - [di processo] in itinere ogni 4 mesi (vedi diagramma di Gantt paragrafo successivo), - [di risultato] ex-post alla fine del progetto. 3) Soggetti responsabili della valutazione del progetto Il soggetto responsabile della valutazione del progetto è il ruolo di Responsabile di Progetto. 4) Valutazione del progetto in termini di efficacia ed indicatori previsti Per quanto riguarda la valutazione di risultato si utilizzeranno come indicatori di verifica stabiliti a priori quelli indicati al paragrafo Ipotesi di ricadute misurabili in termini di benefici attesi. Tali indicatori sono espressi in parte numericamente ed in parte discorsivamente: mentre nel primo caso si raffronteranno i valori indicati con quelli della rilevazione di monitoraggio, nel secondo caso si utilizzeranno specifiche analisi che consentono di confrontare la situazione rilevata all avvio del progetto con quella finale. Ad esempio nel caso dell indicatore promozione di buone prassi adottate dai soggetti informali adottate dai soggetti ProgettoPegaso 243
245 informali coinvolti si andrà a rilevare al momento del contatto iniziale quale sia la modalità di interazione che tali soggetti informali adottano nei confronti degli utenti presi in carico; alla fine del progetto si rileva nuovamente quale sia la modalità di interazione e, mediante apposite analisi coerenti con il modello operativo adottato, si determina quale sia il cambiamento avvenuto. Tempistica delle azioni principali previste dal progetto Il seguente diagramma di Gantt illustra lo svolgimento delle principali azioni previste dal progetto e la tempistica di avanzamento dello stesso che sarà considerata in fase di monitoraggio. Tempo Azioni principali ) Adempimenti amministrativi per l allestimento della struttura 2) Allestimento struttura ) Stipula convenzioni per l inserimento degli utenti 4) Formazione degli operatori coinvolti (del progetto e dei Servizi) 5) Funzionamento del servizio residenziale 6) Interventi sul territorio 244 ProgettoPegaso
246 Allegato D - Tavolo Marginalità sociale Progetto Occupabilità oltre la crisi (di durata biennale approvato con deliberazione di Giunta provinciale n. 211 del 28/07/2010) IL CONTESTO SOCIO-ECONOMICO DI RIFERIMENTO Fino alla prima metà del 2008 la Provincia di Belluno ha conosciuto un periodo socio-economico decisamente positivo che, nel 2007 aveva portato il livello di disoccupazione a livelli frizionali, tali da spingere molte aziende del territorio a ricercare personale anche fuori dei confini regionali e nazionali. Questo contesto aveva spinto le politiche formative e occupazionali provinciali ad elaborare nuove strategie con cui intervenire in modo mirato, in particolare, per cercare di forzare la possibilità di inserimento di quelle persone cronicamente disoccupate che erano per lo più multiproblematiche e appartenenti allo svantaggio di cui alla Legge 381, tra cui in particolare persone soggette a dipendenza o con patologie psichiatriche non certificate in base alla normativa sul collocamento mirato. A partire dall'ultimo trimestre 2008 la Provincia di Belluno il cui tessuto industriale era costituito da molte aziende che operavano per lo più sul mercato statunitense - ha cominciato ad essere interessata, prima di altri territori, dalla crisi americana che poi è andata diffondendosi a livello planetario. Il 2009 ha visto confermare e peggiorare sensibilmente la situazione di stallo economico complessivo, coinvolgendo prima i settori industriale e artigianale e a seguire quello dei servizi. Se nel corso del 2008 vi è stata in provincia di Belluno l'apertura di 14 crisi aziendali con il coinvolgimento di presunti 511 lavoratori, nel corso del 2009 le procedure aperte sono state ben 73 e hanno interessato oltre lavoratori (fonte dati: Veneto lavoro). Inoltre, durante il 2009 si è registrato un rilevante incremento delle richieste di cassa integrazione ordinaria e, nel secondo semestre, un forte ricorso anche 245
247 alla cassa integrazione straordinaria dovuto all'effetto congiunto dell'attivazione della cigs in deroga e del passaggio di alcune aziende dalla cigo alla cigs. In provincia di Belluno le ore di cassa integrazione autorizzate nel 2008 sono state , mentre nel 2009 sono state (fonte dati: Veneto lavoro). Ne consegue che anche gli inserimenti di lavoratori espulsi dal mercato del lavoro in lista di mobilità hanno subito netti incrementi che sono presumibilmente destinati ad aumentare nel corso del 2010, con l'approssimarsi dello scadere degli ammortizzatori sociali attualmente presenti. In provincia gli inserimenti in lista di mobilità a seguito di licenziamenti collettivi sono stati n.447 nel 2008, n.536 nel 2009 e n.84 solo nel mese di gennaio Gli inserimenti nelle liste di mobilità a seguito di licenziamenti individuali delle piccole imprese è ancora più consistente: nel 2008 erano n. 413, nel 2009 sono stati n.666, solo nel gennaio 2010 sono stati n.95. (fonte dati: Veneto lavoro). Analizzando la banca dati dei Centri per l'impiego relativa agli avviamenti e alle cessazioni e trasformazioni di rapporti di lavoro dipendente e parasubordinato si evidenzia come nel corso di tutto il 2008 e i primi nove mesi del 2009 vi sia stato un notevole abbattimento degli avviamenti rispetto al 2007, che solo ad ottobre e novembre risulta essere leggermente in controtendenza ma per capire se si tratta di un fenomeno certo di ripresa si dovrà attendere ancora qualche mese. In particolare, sono sensibilmente calati gli avviamenti a tempo indeterminato, mentre il leggero recupero nel periodo finale del 2009 si riscontra nei contratti a tempo determinato, anche se in valori assoluti i numeri delle assunzioni sono ben lontani dai volumi del
248 Mese / /2008 gen ,99% -34,11% feb ,91% -40,65% mar ,28% -30,86% apr ,81% -25,94% mag ,74% -16,48% giu ,50% -12,18% lug ,88% -8,69% ago ,46% -10,59% set ,95% -17,56% ott ,82% 5,39% nov ,74% 7,12% dic ,21% Fonte dati: Veneto Lavoro Avviamenti totali per anno e mese Anno Variazione tendenziale Avviamenti a tempo indeterminato per anno e mese Mese Anno Variazione tendenziale / /2008 gen ,57% -41,15% feb ,23% -37,45% mar ,44% -34,12% apr ,01% -11,66% mag ,01% 0,50% giu ,73% -26,22% lug ,13% -19,88% ago ,23% -31,95% set ,30% -52,25% ott ,80% -29,17% nov ,62% -34,07% dic ,91% Fonte dati: Veneto Lavoro 247
249 Avviamenti a tempo determinato per anno e mese Mese Anno Variazione tendenziale / /2008 gen ,81% -34,72% feb ,58% -45,45% mar ,21% -32,04% apr ,55% -31,45% mag ,52% -22,75% giu ,00% -4,93% lug ,18% -5,42% ago ,67% -5,92% set ,31% -5,57% ott ,36% 19,67% nov ,58% 21,91% dic ,69% Fonte dati: Veneto Lavoro Rispetto al numero di disoccupati attualmente presenti nel territorio provinciale si possono elaborare delle stime sufficientemente affidabili che fanno ritenere che essi siano oltre Di questi quasi il 38% è domiciliato nell'ambito territoriale del Centro per l'impiego di Belluno, quasi il 32% nel Feltrino, il 23% nel territorio di competenza del Centro per l'impiego di Pieve di Cadore e il 13,8% nell'agordino. Alcune caratteristiche degli disoccupati sono particolarmente rilevanti: quasi il 45% di essi possiede solo un titolo di licenza media, quasi il 34% ha un'età superiore ai 45 anni e oltre il 29% è disoccupato da almeno due anni. E' evidente che in presenza di un contesto socio-economico di tal fatta urge la necessità di intervenire con politiche attive del lavoro che, in previsione di una auspicata prossima ripresa economica, mirino principalmente a riqualificare e riconvertire in modo adeguato le persone che in questi quasi due anni sono stati espulsi da realtà aziendali ora per lo più inesistenti o in corso di chiusura. In particolare la sfida consiste principalmente nell'offrire ai lavoratori l'opportunità di frequentare percorsi formativi che siano in linea con le prossime esigenze di professionalità da parte del mondo imprenditoriale locale. Il presupposto decisivo per tentare di raggiungere tale obiettivo è quello di riuscire a confrontarsi costantemente con associazioni datoriali e agenzie di somministrazione e mondo dell'istruzione e della formazione per cercare di intercettare i bisogni professionali con un anticipo sufficiente a preparare le 248
250 persone residenti nel territorio che cercano di reinserirsi nel mercato del lavoro. IL TARGET Considerato il contesto territoriale, si ritiene decisivo indirizzare il presente progetto di politica attiva del lavoro a sostegno delle seguenti tipologie di svantaggio riconosciute anche a livello europeo: qualsiasi giovane che abbia meno di 25 anni o che abbia completato la formazione a tempo pieno da non più di due anni e che non abbia ancora ottenuto il primo impiego retribuito regolarmente; qualsiasi persona riconosciuta come affetta, al momento o in passato, da una dipendenza; qualsiasi persona adulta che viva sola con uno o più figli a carico; qualsiasi persona di più di 45 anni priva di uno posto di lavoro o in procinto di perderlo; qualsiasi disoccupato di lungo periodo (persona senza lavoro per 12 dei 16 mesi precedenti o per 6 degli 8 precedenti se < 25 anni); qualsiasi persona priva di un titolo di studio di livello secondario superiore o equivalente priva di un posto di lavoro o in procinto di perderlo. Si è volutamente ritenuto di prendere in considerazione un target sufficientemente ampio così da poter dare il massimo riscontro ai bisogni presenti o emergenti a livello territoriale per i lavoratori residenti in provincia da almeno 5 anni. Tuttavia, disponendo di risorse limitate, in accordo con le Conferenze dei Sindaci delle ULSS di Belluno e Feltre si è preventivamente indagato a livello di singole amministrazioni comunali su quali fossero le priorità di intervento percepite tra le categorie individuate, anche in relazione al numero di casi di cui si fosse stati a conoscenza a livello comunale. Tale indagine conoscitiva, che ha avuto riscontro da parte del 71% dei Comuni, ha portato a risultati che sostanzialmente collimano con le emergenze rilevate dall'analisi effettuata sulla banca dati dei Centri per l'impiego: oltre il 38 % dei Comuni ha individuato come categoria prioritaria di intervento quella delle persone con più di 45 anni prive di lavoro o in procinto di perderlo; oltre il 25% 249
251 ha individuato con seconda priorità di intervento le persone senza titolo di studio di livello secondario superiore priva di lavoro o in procinto di perderlo. Un nuovo aspetto che la suddetta indagine ha evidenziato grazie alle competenze specifiche in capo ai Comuni è la sentita necessità di supportare con politiche attive le situazioni familiari monogenitoriali di cui sono stati rilevati all'incirca 120 casi. Delle suddette priorità evidenziate dal territorio si terrà necessariamente conto nel fissare i criteri di scelta dei potenziali beneficiari del presente progetto. Con il presente progetto si ritiene di riuscire a coinvolgere almeno 133 persone. LE AZIONI PROGETTUALI 1. Azione di sistema per mantenere a regime e implementare la rete pubblico-privata provinciale a sostegno dell'inserimento sociolavorativo delle persone svantaggiate e appartenenti alle fasce deboli e per intercettare e selezionare i possibili beneficiari. 1.1 La rete L'Amministrazione provinciale costituisce per legge il soggetto pubblico che favorisce l'incontro tra domanda e offerta di lavoro tramite anche l'attivazione di progetti di politica attiva del lavoro. Per questa finalità opera in particolare il Servizio Politiche del lavoro con i suoi Centri per l'impiego che, per svolgere al meglio la sua mission, si rapporta da un lato con il mondo della formazione e dell'istruzione e dall'altro con il mondo imprenditoriale. Tuttavia, con l'evolversi del contesto sociale, si è evidenziato come nella realtà molte volte per risolvere il problema lavorativo non sia sufficiente effettuare il matching ma è necessario operare sempre più spesso con cura anche rispetto al progetto di vita del singolo lavoratore per preparare il terreno fertile su cui possano incontrarsi domanda e offerta di lavoro. Ciò è particolarmente vero per i target oggetto del presente progetto. Con la precedente progettualità finanziata dalla Fondazione Cariverona si era evidenziato come l'amministrazione provinciale, per affrontare queste nuove 250
252 sfide, avesse imboccato la strada dell'integrazione delle politiche assistenziali, socio-sanitarie, lavorative e formative per favorire una maggior efficacia degli interventi di politica attiva posti in essere nel territorio. Per perseguire tale obiettivo era stato sottoscritto il 18 settembre 2008 un protocollo d'intesa triennale per la realizzazione di una rete provinciale finalizzata a favorire l'integrazione lavorativa e sociale delle persone appartenenti alle fasce deboli che vedeva firmatari, oltre alla Provincia di Belluno, Azienda ULSS n. 1, Azienda ULSS n. 2, Ente Nazionale Canossiano (ENAC), cooperativa CEIS, cooperativa COSOMI, ENAIP Veneto, CFP Maestranze Edili, Confcoperative, Appia Servizi, Centro Consorzi, a cui si sono aggiunti, nel corso del precedente progetto, le tre cooperative Metalogos di Pieve d'alpago, Dumia e Energia Sociale di Feltre. Il suddetto protocollo, attualmente vigente, prevede che tali soggetti collaborino attivamente tra loro per favorire l'inserimento o il reinserimento occupazionale di lavoratori disoccupati appartenenti alle fasce svantaggiate/deboli che non solo hanno difficoltà nell'entrare o rientrare nel mercato del lavoro, ma presentano un'alta criticità di gestione perché portatrici di molteplici problematicità, in un'ottica di progettazione personalizzata e globale. Si tratta, quindi, di una rete complessa che si attiva ogni qualvolta la situazione personale del beneficiario di un progetto di politica attiva lo richieda in quanto portatore di multiproblematicità: può accadere (più spesso di quello che si possa credere) che un soggetto presenti contemporaneamente anche più di una delle caratteristiche sopra elencate che lo rendono svantaggiato/fascia debole dal punto di vista lavorativo, oppure evidenzi stati di disagio psicologico spesso non dichiarato o riconosciuto che rendono necessario un supporto da parte di professionalità plurime. Per favorire l'interazione e l'integrazione tra i soggetti della rete sono stati definiti i seguenti strumenti: l'istituzione di un ufficio di Coordinamento provinciale, interno al Servizio Politiche del lavoro della Provincia di Belluno, che funga da riferimento a livello provinciale della rete e governi, in particolare i processi di presa in carico integrata delle situazioni intercettate e segnalate; il condiviso utilizzo della metodologia del case management; 251
253 l'utilizzo da parte di tutti i soggetti della rete di una piattaforma gestionale che tenga traccia degli interventi realizzati e del loro esito; un costante monitoraggio dei casi presi in carico con verifica annuale sull'andamento complessivo della rete. Nel corso della precedente progettualità tale protocollo è stato messo a regime, in particolare favorendo la metabolizzazione da parte degli operatori appartenenti ai soggetti/enti firmatari della metodologia adottata e condividendo gli strumenti di lavoro (ad esempio: definizione di una scheda progettuale personale complessa che riguarda non solo il progetto di lavoro ma il progetto di vita dell'utente, modalità di verifica degli obiettivi perseguiti dall'utente, ). Ora i nuovi obiettivi che si vogliono raggiungere sono sostanzialmente legati all'ampliamento della rete mediante, in particolare, il coinvolgimento formale dei servizi socio-assistenziali territoriali e di altre cooperative sociali di tipo B, entrambi interlocutori decisivi per il buon svolgimento di politiche del lavoro rivolte a lavoratori svantaggiati o appartenenti alle fasce deboli. Il rilevante ruolo svolto dai servizi socio-assistenziali dei Comuni è stato confermato grazie alla sperimentazione prevista nell'azione 3 della precedente progettualità cofinanziata dalla Fondazione Cariverona, sia per intercettare i beneficiari dislocati sul territorio provinciale, sia per intervenire attivamente nell'elaborazione di un progetto di vita che, andando al di là dell'aspetto prettamente lavorativo, era spesso presupposto necessario per favorire l'obiettivo principale dell'inserimento occupazionale. Inoltre, il target del presente progetto richiede anche il coinvolgimento di un ulteriore soggetto: i consultori familiari pubblici e privati. La rilevante funzione delle cooperative sociali per favorire il reinserimento lavorativo delle persone svantaggiate e delle altre persone deboli è riconosciuta anche dal legislatore regionale che, con Legge 23 novembre 2006, n. 23, ha riconosciuto il rilevante valore e la finalità pubblica della cooperazione sociale nel perseguimento della promozione umana e dell integrazione sociale dei cittadini nell interesse generale della comunità, in particolare organizzando attività lavorative finalizzate al recupero sociale delle persone svantaggiate e deboli nell ambito di programmi individuali riabilitativi, educativi e formativi, temporalmente definiti e concertati con i servizi sociali pubblici. 252
254 Tenuto conto che si intendono coinvolgere nella rete provinciale sostanzialmente tutti i principali soggetti pubblici, privati e del privato sociale che possono offrire il loro contributo in termini di professionalità e competenze per favorire l'integrazione non solo lavorativa ma anche sociale delle persone appartenenti alle fasce deboli, il ruolo di coordinamento svolto dall'amministrazione provinciale diviene strategico e particolarmente complesso, in particolare rispetto al garantire l'adeguata operatività e condivisione all'interno dei confini di strategia e di metodo che ci si è fin dall'inizio autoimposti. Per questo è indispensabile che venga mantenuto un ufficio all'interno del Servizio Politiche del lavoro che monitori quotidianamente il funzionamento della rete e intervenga ogni qualvolta sia necessario per facilitarne l'integrazione. 1.2 Modalità di intercettazione e selezione dei potenziali beneficiari E' evidente che la modalità principale di intercettazione dei lavoratori disoccupati potenzialmente destinatari del presente progetto sono i dati contenuti nella banca dati dei quattro Centri per l'impiego provinciali (Agordo, Belluno, Feltre e Pieve di Cadore). Tuttavia, questa modalità non è esaustiva in quanto non tutte le persone che fanno parte dei target individuati si rivolgono al servizio pubblico preposto all'incontro tra domanda e offerta di lavoro. Sulla base del protocollo sottoscritto nel 2008, anche tutti i soggetti appartenenti alla rete sono nella condizione di incontrare o essere un riferimento per i destinatari dei servizi che la rete è in grado di realizzare. Ciascuno di questi soggetti costituisce, infatti, un potenziale rilevatore del bisogno e può farsi carico della segnalazione al Coordinamento provinciale. Infine, i Servizi socio-assistenziali territoriali costituiscono sicuramente il soggetto per sua natura più adeguato per rilevare e intercettare le richieste di bisogno (anche gravi) diffuse sul territorio. Fino a quando tali soggetti non aderiranno formalmente alla rete provinciale, le modalità di segnalazione saranno quelle già sperimentate nell'azione 3 della precedente progettualità, ovvero la raccolta delle segnalazioni derivanti dai 253
255 comuni e la verifica dei prerequisiti formali e sostanziali (presenza di una rete di supporto) da parte del Servizio Politiche del lavoro e la successiva progettazione condivisa con la rete di riferimento e l'utente del percorso personalizzato. Tenuto conto che le molteplici modalità di intercettazione dei potenziali beneficiari possono favorire l'individuazione di un numero di soggetti maggiore rispetto a quello che effettivamente può essere preso in carico sulla base delle risorse disponibili, è evidente che dovranno essere definiti alcuni criteri di scelta che rendano prioritari gli interventi a favore di alcuni rispetto ad altri. A tal riguardo è innanzitutto doveroso tenere conto non solo dei dati dei Centri per l'impiego ma anche dei risultati dell'indagine conoscitiva realizzata presso i Comuni del territorio. Inoltre, all'interno di tali priorità, si darà a sua volta precedenza ai soggetti segnalati dai Servizi sociali territoriali o dai servizi specialistici delle ULSS, in quanto servizi naturalmente preposti a rilevare le situazioni di maggiore emergenza dal punto di vista socio-economico. Tuttavia, è previsto un filtro a tali segnalazioni per verificare che sussista a priori la presenza dei requisiti minimi necessari per avviare un progetto di inserimento lavorativo (sia soggettivi che rispetto alla rete di riferimento) ed evitare, quindi, interventi aventi un valore meramente assistenziale. Soggetto attuatore: Amministrazione provinciale di Belluno, in collaborazione con la rete pubblico, privata e del privato sociale di riferimento. 2. Servizio di accompagnamento ai destinati per favorire il loro inserimento/reinserimento nel mercato del lavoro Attraverso tale azione si intende offrire il necessario supporto al singolo beneficiario per favorire il suo rientro nel mercato del lavoro attraverso la predisposizione condivisa di un piano di azione individuale (PAI) che preveda specifici e puntuali interventi di politica attiva del lavoro e la sua conseguente realizzazione. In particolare, l'attività si espliciterà nelle seguenti fasi: 254
256 attività di informazione: mediante uno o più colloqui individuali e/o in piccoli gruppi si vuole: chiarificare la domanda orientativa individuale; fornire informazioni circa le opportunità di percorsi al reimpiego; rilevare il profilo professionale e formativo del lavoratore, i possibili fattori di criticità per l inserimento lavorativo, gli ambiti di disponibilità e le preferenze relativamente sia ai percorsi formativi sia all attività lavorativa; definire il piano di azione individuale (PAI); attività di orientamento: mediante momenti di confronto individuali e/o in piccoli gruppi si vuole favorire nell'utente: il miglioramento della conoscenza di sé e delle proprie risorse per la definizione della progettualità individuale; il potenziamento della capacità di scelta e di progettualità personale; il recupero dell autostima e della fiducia nelle proprie capacità; l'acquisizione di maggiore consapevolezza delle proprie competenze e della loro trasferibilità in vista della definizione di un progetto di riqualificazione e/o inserimento /reinserimento (analisi delle competenze individuali); attività di accompagnamento: l'utente verrà seguito e monitorato durante la realizzazione di tutto il percorso programmato nel progetto personalizzato (PAI), in particolare si intende offrire: un adeguato tutoraggio fattivo durante lo svolgimento di percorsi formativi; un adeguato tutoraggio fattivo durante lo svolgimento di tirocini. L'attività di accompagnamento al lavoro dovrà essere svolta nelle sue varie fasi garantendo un rapporto costante con la rete pubblico-privata e del privato sociale presente nel territorio, promuovendo e sostenendo l'attivazione, all'occorrenza, di alleanze e/o collaborazioni con altri soggetti/enti per favorire il raggiungimento positivo degli obiettivi di riqualificazione e di inserimento lavorativo dei singoli utenti, in una visione più ampia legata al progetto di vita 255
257 (e non solo lavorativo) degli stessi. Dovrà, pertanto, essere adottata la metodologia del case management. Possibili soggetti attuatori: enti di formazione accreditati e Centri per l'impiego in collaborazione, laddove ve ne siano le competenze, con i servizi specialistici delle Ulss n. 1 di Belluno e n. 2 di Feltre e i servizi socio-assistenziali territoriali. 3. Acquisizione competenze professionali specifiche I singoli progetti personalizzati (PAI) devono essere elaborati con la chiara finalità di implementare il livello di occupabilità delle persone coinvolte. Tenendo conto del contesto sopra richiamato, si ritiene necessario attivare interventi atti, in particolare, alla riqualificazione professionale oppure all'acquisizione di ulteriori competenze che favoriscano una riconversione professionale dei beneficiari non solo nell'ambito del lavoro dipendente ma anche del lavoro autonomo. Per progettare e realizzare percorsi formativi che permettano il raggiungimento di tali obiettivi non è sufficiente conoscere le propensioni, le capacità e le aspettative degli utenti, ma è decisivo conoscere quali siano le professionalità potenzialmente più spendibili nel mercato del lavoro locale, così da creare i giusti presupposti per il successivo incontro tra domanda e offerta di lavoro. Si cercherà, pertanto, di proporre agli utenti percorsi formativi che tengano conto del contesto economico in cui vivono. In particolare, ciò potrà avvenire con diverse modalità, sia tramite percorsi formativi svolti in aula sia tramite momenti formativi e di addestramento in azienda: sono previste la progettazione e la realizzazione di percorsi formativi ad hoc preferibilmente per piccoli gruppi (minimo 4/5 unità) a cui far partecipare parte dei beneficiari, completati da un successivo tirocinio formativo; per coloro che manifestino un certo interesse all'autoimprenditorialità è prevista la realizzazione di uno specifico percorso formativo/consulenziale volto ad offrire il necessario supporto per sviluppare l'idea imprenditoriale, per 256
258 verificarne la validità in termini di spendibilità e sostenibilità sul mercato e per offrire tutti gli strumenti necessari per lo start up. Sono previste due tipologie: percorso formativo di tipo 1): con durata tale da permettere l'acquisizione di una qualifica regionale (minimo 5 partecipanti per corso), è costituito da n. 295 ore di formazione specifica e da n. 120 ore di tirocinio. Esso è destinato ad un minimo di venti beneficiari; percorso formativo di tipo 2): percorso di media durata (minimo 4 partecipanti per corso) costituito da n. 95 ore di formazione specifica e da n.80 ore di tirocinio; è destinato ad un minimo di sessantatre beneficiari; è prevista la possibilità per almeno venti beneficiari di accedere a corsi formativi già presenti a catalogo nel territorio; nei casi in cui dalla fase di orientamento si evidenzi che le competenze spendibili dal lavoratore siano abbastanza in linea con le esigenze dell'azienda che è intenzionata ad assumerlo almeno per sei mesi, è prevista la possibilità di attivare un periodo di vero e proprio addestramento all'interno dell'azienda con il supporto di uno o più tutor interni, prevedendo in questo caso lo storno parziale dei costi sostenuti dall'azienda per le ore di supporto formativo fornito (modalità destinata ad un numero minimo di trenta beneficiari). Possibili soggetti attuatori: i percorsi formativi e di tirocinio saranno strutturati e gestiti da enti di formazione accreditati in collaborazione con i Centri per l'impiego e le aziende del territorio. 4. Forme di sostegno economico ai beneficiari durante la realizzazione del progetto di azione individuale (PAI). Per favorire la partecipazione e la motivazione dei destinatari che si trovano per lo più in condizioni economiche precarie, molte volte anche senza ammortizzatori sociali, sono state previste le seguenti forme di sostegno economico: una borsa lavoro di 6 all'ora per la durata del tirocinio formativo (previste 257
259 massimo 120 ore per la prima tipologia di percorso formativo e massimo 80 ore per la seconda); un'indennità di frequenza (comprensiva anche di rimborsi spese varie) di 6,00 per ora relative alla partecipazione alle attività di informazione e orientamento e ai percorsi formativi, fermo restando il superamento dell'85% di presenza delle ore previste dal progetto stesso; un contributo economico (voucher formativo) pari al 100% del costo di percorsi formativi già a catalogo - fino ad un max di 1.500,00= - che siano stati ritenuti rilevanti per l'incremento dell'occupabilità dell'interessato rispetto al progetto personalizzato da parte di tutti i firmatari del PAI (quindi anche dall'ente che ha in carico l'utente e dal Centro per l'impiego di riferimento), fermo restando la frequenza di almeno l'85% delle ore previste. Possibili soggetti attuatori: gli enti di formazione titolari delle azioni 2 e 3 e l'amministrazione provinciale. 5. Attività di coordinamento, monitoraggio e verifica L'attività di coordinamento del progetto resta necessariamente in capo all'amministrazione provinciale che costituirà al tal fine un Gruppo di Pilotaggio avente funzioni di indirizzo (a cui parteciperà una rappresentanza di tutti i soggetti partner) e un Gruppo tecnico aventi funzioni operative volte a garantire la corretta realizzazione del progetto in osservanza degli indirizzi ricevuti (a cui parteciperà una rappresentanza dei soggetti partner). E' prevista una specifica azione destinata al monitoraggio periodico e costante sui seguenti aspetti: attivazione e realizzazione delle singole azioni con tempi adeguati rispetto all'arco temporale di cui si dispone per completare il progetto; numero e tipologia dei beneficiari coinvolti, caratteristiche principali del percorso individualizzato progettato e posto in essere, livello di attuazione degli obiettivi previsti nei singoli PAI, esiti in termini occupazionali dei percorsi realizzati; 258
260 andamento degli impegni e della spesa effettiva e rilevazione di eventuali economie; livello di integrazione e di potenziamento della rete mediante rilevazioni quali-quantitative. Per agevolare le funzioni del Gruppo di Pilotaggio e del Gruppo tecnico i dati del monitoraggio dovranno essere tempestivamente messi a loro disposizione. Considerata la complessità del progetto e il numero dei soggetti coinvolti, si ritiene opportuno prevedere che tale azione venga svolta da un soggetto esterno appositamente incaricato dall'amministrazione provinciale a seguito di una procedura di selezione ad evidenza pubblica. MODALITA' DI ATTUAZIONE DEL PROGETTO Per realizzare il presente progetto si ritiene opportuno che alcune funzioni e azioni vengano svolte direttamente dall'amministrazione provinciale con proprio personale interno e collaboratori esterni, mentre alcune azioni progettuali (in particolare l'accompagnamento, la progettazione e la gestione di percorsi personalizzati che prevedono la realizzazione di specifica attività formativa) vengano affidate a soggetti partner esterni che abbiano comprovata competenza nell'ambito richiesto e che verranno individuati tra enti di formazione accreditati aventi almeno una sede operativa nel territorio provinciale mediante apposita procedura che garantisca adeguata trasparenza amministrativa. Allegato: piano finanziario del progetto. 259
261 260 Piano di Zona ULSS 1 Belluno
262 . Conferenza dei Sindaci Immigrazione. Allegati del tavolo Immigrazione. A. Rete di lavoro B. Progetti e servizi 261
263 262
264 Allegato A - Tavolo immigrazione Rete di lavoro Area immigrazione Soggetti terzo settore: Cooperativa Lavoro Associato Cooperativa La Via Cooperativa Monteserva Comitato di Intesa tra le associazioni volontaristiche della provincia di Belluno ABM- Associazione Bellunesi nel Mondo Associazione Libera Belluno Caritas Diocesana di Belluno e Feltre Cooperativa Integra Associazioni di immigrati: Paesi rappresentati: Macedonia,Romania, Marocco,Egitto,Camerun,Ucraina, Santo Domingo,Ghana,Brasile,Colombia, Argentina,Albania. Associazione Anteas Reka Radika Associazione Al Noor Associazione Amicizia Italo Marocchina Associazione Diaspora Associazione Ucraina Più Associazione Dacia Belluno Associazione Alba azione di gioia Associazione Popolinsieme Associazione del Ghana. Gruppo della Comunità Santo Domingo(in processo di diventare legalmente associazione) Soggetti istituzionali del gruppo guida del coordinamento rete immigrazione: Prefettura di Belluno. SIL. Ufficio Scolastico Amministrativo Belluno. Centro Territoriale Permanente per la formazione degli adulti. Centro Territoriale Intercultura. Rete scuole per un mondo di solidarietà e pace. Informa immigrati: Belluno, Agordo e Puos d Alpago. Tavolo dei comuni che partecipano alle azioni nell Area Immigrazione: Auronzo di Cadore, Agordo,Belluno, Limana,Longarone, Lozzo di Cadore,Ponte nelle Alpe, e Puos d Alpago. 263
265 264 Piano di Zona ULSS 1 Belluno
266 Allegato B - Tavolo immigrazione. Progetti e servizi A. PROGETTI A1-Programma d integrazione scolastica e sociale (anno 2010/2011) Costi progetto: 103,744,91 Ente Responsabile: Conferenza dei Sindaci. Soggetti coinvolti: Comuni;Belluno,Alpago, Agordo, Limana. Scuole;Media Nievo,Media Ricci,Ist.Galilei,Ist.comp Agordo, Ist. Comp. Auronzo,CTP di Belluno.Associazioni: Le lingue nel mondo e Alba azione di Gioia. Attività: Inserimento scolastico;insegnamento della lingua italiana e la promozione di interventi educativi rivolti ai minori;aggiornamento degli insegnanti e degli operatori della scuola;informazione;inserimento delle donne immigrate; valorizzazione dei mediatori linguistico-culturali; promozione del dialogo tra le culture. A2-Progetto TANDEM (Progetto radio). Costi Progetto: ,78 Ente Responsabile:Comune di Agordo e Conferenza dei Sindaci. Soggetti coinvolti;associazioni di Immigrati, gli informa immigrati,radio Più, Ulss n.1distreto di Agordo. Attività:Realizzazione di una trasmissione radiofonica settimanale di tipo informativo ( Tandem ) con l obiettivo di condividere diversi spunti culturali e materiali informativi con gli ascoltatori radiofonici. Gli argomenti trattati potranno essere di tipo strettamente informativo (curati dagli Sportelli Informa Immigrati del territorio), di tipo culturale (curati dalle Associazioni di stranieri) e di taglio più sociale (curati dai Comuni e da vari soggetti territoriali). A3-Progetto Coordinamento rete immigrazione. Costi Progetto: ,00 Enti Responsabile: Amministrazione Provinciale di Belluno e CSV Belluno in collaborazione con la prefettura di Belluno, ULSS e Conferenza dei Sindaci. Soggetti coinvolti:rete dei soggetti del pubblico e privato che sviluppano attività nell ambito immigrazione e le associazione di immigrati. Attività: Il progetto ha come obiettivo il rafforzamento delle attività del Comitato di pilotaggio e del Tavolo tecnico operativo attivati nell anno 2009, finalizzati al coordinamento, programmazione e monitoraggio di iniziative e interventi progettuali di prevenzione e di promozione della qualità della vota nell intera provincia di Belluno, focalizzato nell area immigrazione. Oltre al coordinamento delle iniziative nello specifico altro obiettivo importante è quello della promozione della crescita e del protagonismo dell associazionismo delle associazioni di immigrati, in una logica di tutela dei diritti e di integrazione nel tessuto sociale provinciale. Il tavolo delle associazioni di immigrati inserito attivamente nel piano di zona è stato attivato con metodo e precisi percorsi formativi all interno di questo progetto. E previsto oltre il potenziamento del tavolo delle associazioni di immigrati,il supporto ai loro progetti e il mantenimento e sviluppo della banca dati e monitoraggio delle azioni. A4-Progetto Donne immigrate (rivolto alle famiglie, alle donne e bambini). In via di elaborazione progetto biennale 265
267 Costi Progetto: ,00 Enti Responsabili: CSV Belluno e Associazioni di Immigrati che partecipano al tavolo. Soggetti coinvolti:associazioni di immigrati,comuni e ULSS. Attività: Individuare uno o più spazi sul territorio per fare incontri di formazione e sensibilizzazione con le famiglie e le donne immigrate per trattare temi della salute e della famiglia tenendo conto delle specificità di ogni cultura attraverso la mediazione degli immigrati che fanno parte delle associazioni. I bisogni in cui il progetto intende dare risposta sono frutti di una rilevazione fatta con le associazioni di immigrati. A5-Progetto Alpago accogliente Costi Progetto: 3.330,00 Ente Responsabile: Comuni di Pus d Alpago e Comunità Montana dell Alpago Soggetti coinvolti:comuni dell Alpago, Istituto comprensivo dell Alpago e Associazione Alba azione di gioia Attività:. In continuità con le annualità precedenti viene riproposto il progetto Alpago accogliente, dedicato all inserimento nel tessuto sociale locale delle donne e dei minori stranieri, con una particolare attenzione alla prevenzione di gravi problematiche igienicosanitarie infantili (mediante la collaborazione con l azienda ULSS e l impiego di mediatori per una efficace comunicazione e formazione in merito alla puericultura e gestione domestica)e all inserimento scolastico dei minori. A6- Progetto L alunno immigrato Costi Progetto: 1.500,00 Ente Responsabile:Comune di Limana Attività:.Realizzazione di un Centro di socializzazione e aggregazione per gli alluni stranieri della scuola elementare, per eseguire i compiti e socializzare è previsto un laboratorio interculturale. B-SERVIZI (costi e servizi) Anno 2011 B 1- Comuni e ULSS n.1 Belluno Gli interventi e i servizi sociali previsti per l anno 2011 dai comuni e dall Ulss 1 hanno un valore totale pari a ,00 e verranno distribuiti in diversi comuni per diversi servizi: Previsione 2011 Soggetto Risorse Comune Belluno ,00 Comune Agordo 3.420,00 ComuneFarra d Alpago 500,00 Comune Limana 650,00 Comune Longarone 150,00 Comune Lozzo di Cadore ,00 Comune Ponte nelle Alpi 9.000,00 Comune Puos d Alpago 300,00 Totale: ,00 NB. Alcuni interventi e servizi sociali dei Comuni di Belluno,Alpago e Agordo vengono conteggiati economicamente nell ambito delle prestazioni degli Informa Immigrati (vedi tabella informa immigrati). B2- Prefettura 266
268 La prefettura metterà a disposizione uno operatore che parteciperà ai lavori del tavolo e alle attività del progetto Coordinamento rete immigrazione. Non abbiamo a disposizione il conto dell operatore. Attività Specifiche: 1) Partecipazione al progetto: Coordinamento Rete Immigrazione. Inoltre la Prefettura segue, in ambito di immigrazione, le seguenti materie: 1) istanze di ricongiungimento familiare; 2) istanze di assunzione di lavoratori extracomunitari e comunitari (attualmente solo rumeni e bulgari), in pratica la gestione dei "Flussi" nonché di eventuali emersioni e/o sanatorie previste da specifiche normative; 3) istanze di acquisto di cittadinanza italiana per matrimonio con cittadino/a italiano/a o per residenza; 4) il Prefetto presiede il Consiglio Territoriale per l'immigrazione composto da rappresentanti degli Uffici periferici dell'amministrazione Centrale, della Regione, dagli Enti Locali, delle Organizzazioni sindacali e delle Associazioni di categoria ma anche da esponenti di Associazioni rappresentative degli stranieri e da soggetti a vario titolo coinvolti in tema di soccorso, supporto o assistenza agli immigrati. Al Prefetto, secondo quanto disposto dall'art.57 del D.P.R n.394 e dal DPCM , spetta il compito di risiedere a detto organismo il cui scopo è la promozione ed il coordinamento di iniziative tese a favorire i processi di inclusione degli immigrati nel tessuto sociale ed economico di nuovo inserimento; 5) il Prefetto adotta i provvedimenti di espulsione (per i cittadini extracomunitari) e di allontanamento (per i cittadini comunitari) nei confronti di coloro che vengono trovati nel Territorio nazionale non in regola con le norme vigenti in materia di ingresso e/o soggiorno. 6) al Prefetto spetta, altresì,il compito di valutare ed esprimere il parere su progetti presentati dagli Enti locali e da Enti privati per la partecipazione ai bandi dell'unione Europea. B-3 Informa immigrati Belluno, Agordo e Alpago. Soggetto Anno attività Risorse Informa Immigrati Belluno ,00 Informa Immigrati Agordo ,35 Informa Immigrati Alpago ,00 FONTI DI FINANZIAMENTO: INFORMA IMMIGRATI DI BELLUNO INFORMA IMMIGRATI DI AGORDO INFORMA IMMIGRATI DELL ALPAGO convenzione annuale tra Cooperativa Sociale Integra e Comune di Belluno( Fondi progetto integrazione scolastica e sociale) delega di gestione dei 16 Comuni dell'agordino all ULSS n 1 di Belluno (Distretto socio-sanitario di Agordo) convenzione annuale tra associazione Alba Azione di Gioia Onlus e Comune di Puos d'alpago (in quanto capofila tecnico-amministrativo dei 5 Comuni dell Alpago) ( Fondi progetto integrazione scolastica e sociale) AMBITI DI INTERVENTO: 1. Informazione e gestione di problematiche di carattere burocratico-amministrativo e legislativo (permesso di soggiorno e rinnovo dello stesso; ricongiungimenti familiari e rapporti con Questura e Sportello Unico Immigrazione); 2. Orientamento scolastico/formativo, lavorativo e alloggiativo; 267
269 3. Accompagnamento a percorsi e interventi in ambito di mediazione LINGUISTICO/CULTURALE (scolastica, sanitaria, lavorativa); 4. Sviluppo di progettualita' in ambito di integrazione sociale e promozione delle culture. DESTINATARI: Gli sportelli si rivolgono principalmente a stranieri, italiani, emigranti di ritorno ed in generale a tutti coloro (enti locali e istituzioni pubbliche, scolastiche, religiose; operatori dei servizi sociosanitari; associazioni di volontariato; agenzie del privato sociale o ditte; privati cittadini) che necessitano di approfondire i vari aspetti e le tematiche dell'immigrazione, che sono interessati allo scambio culturale, che sono impegnati nell inserimento delle persone straniere nel tessuto sociale locale o nella promozione del dialogo tra popoli e culture. B4- Caritas CENTRO ASCOLTO CARITAS HAKIM Costi complessivi di gestione annua: Anno ,00 Comuni di BELLUNO e TAMBRE SERVIZI : Ascolto;Generi alimentari; Medicinali; Abbigliamento; Articoli per la casa; Articoli per neonati; Biciclette; Coordinamento tra offerta e richiesta di mobilio ed elettrodomestici; Coordinamento tra richiesta e offerta di lavoro; Accoglienza e accompagnamento immigrati (favorendo la loro integrazione); Sede dell associazione Popolinsieme (formata da persone immigrate); Ospitalità per incontri e feste e momenti di preghiera;orientamento per i diversi bisogni;corsi per operatori caritas; Biblioteca con pubblicazioni Caritas. B5- Cooperative ( servizi e attività nell area immigrazione) B.5.1. Cooperativa Lavoro Associato La cooperativa svolge attività in modo trasversale a persone con disagio e quindi anche degli immigrati Fra le attività :-gestione attività socio/culturali all interno della Casa Circondariale di Belluno Baldenich, e altri corsi attingendo al Fondo Sociale Europeo e finanziamenti Ministeriali. L ultimo corso svolto Pane & Pizza -Gestione la Lavanderia interna della Casa Circondariale dove abbiamo 3 su 4 soci/dipendenti sono stranieri. Nel totale dei soci/lavoratori di Lavoro Associato 5 sono immigrati Proposte operative all interno del Piano di zone allestimento di uno spazio per il recupero di mobili ed oggetti vari che vengono dimessi, molto spesso con dispiacere portati in discarica inutilmente; oggetti che raccontano la vita di famiglie che si esauriscono con la morte di anziani, ma che potrebbero egregiamente accompagnare nuove vite e nuove famiglie. - il cibo oltre alla musica sono in primis due percorsi che uniscono le persone di qualsiasi provenienza sociale e culturale, il PANE sopra tutti, riuscire a costruire ed attivare dei forni comunitari come quelli che comunemente esistevano in tutte le nostre frazioni fino a pochi anni fa B.5.2 LA VIA Società Cooperativa Sociale Onlus Attività nell area immigrazione: LA VIA Cooperativa Sociale di tipo B che si occupa dal 1994 di inserimento lavorativo di persone in situazione di disagio/svantaggio - Assunzione di lavoratori immigrati con problemi di disagio sociale. 268
270 - Attività di progettazione mirata. B.5.3 Cooperativa Integra. Con provvedimento 118 del del Dirigente Regionale della Direzione dei Servizi Sociali, la Cooperativa Sociale "Integra" è iscritta all Albo Regionale delle Cooperative Sociali (L.R. 24/94), n. BL/18.Con decreto n. 3 del , la Integra Cooperativa Sociale è iscritta nel registro delle Associazioni che operano a favore degli immigrati extracomunitari, (L.R. 9/90.art. 7), n Attività specifiche nell area immigrazione: -Partecipazione ai lavori di stesura del Piano di Zona dell Az. Ulss n. 1 di Belluno, nel gruppo tematico Immigrazione. - Gruppo di lavoro inserimento lavorativo persone disabili in collaborazione con la Provincia di Belluno, l ULSS 1 e 2. -Partecipazione al Comitato Tecnico di Gestione del Fondo di Garanzia e Rotazione nell ambito del progetto Accoglienza e alloggio per immigrati lavoratori in collaborazione con la Provincia di Belluno e la Camera di Commercio - Progetti mirati e partecipazione al Programma di Integrazione sociale e scolastica del Piano Territoriale di Integrazione minori e stranieri della Conferenza dei Sindaci dell ULSS n. 1 di Belluno (anno 2008): gestione della macroarea della mediazione culturale e conoscenza di culture diverse B.5.4 Cooperativa Sociale Monteserva Attività specifiche nell area immigrazione - Attività di integrazione in progetti mirati di promozione al benessere quali pomeriggi extrascolastici, centri estivi ecc.. 269
271 270 Piano di Zona ULSS 1 Belluno
272 . Conferenza dei Sindaci Il quadro delle risorse economiche Allegati: A. Previsione utenza, costi e finanziamenti anno di attività
273 272
274 Allegato A Il quadro delle risorse economiche PREVISIONE UTENZA, COSTI e FINANZIAMENTI anno di attività 2011 L Ufficio Piano di Zona, in collaborazione con la Direzione dei Servizi Sociali e l Unità Operativa Centrale dei Servizi Sociali ha provveduto a determinare i seguenti criteri per il calcolo delle previsioni dei costi e dei finanziamenti relativi alle Unità di erogazione presenti nel Piano di Zona : Previsione 2011 UTENZA Il dato di utenza è stato mantenuto al livello L utenza andrà incrementata solo a fronte delle previsioni di apertura di nuovi servizi o di comunicazioni certe da parte dei responsabili delle Unità di erogazione. Previsione 2011 COSTI Previsione 2011 COSTI Centri di costo funzioni obbligatorie Ulss (CEOD Cadore, CEOD Agordo, CEOD Belluno, CD Belluno, Servizi di trasporto CEOD e CD, Aiuto personale, Vita Indipendente, SSP disabilità, SISS, Interventi per l integrazione sociale dei soggetti deboli o a rischio, Sostegno socio educativo territoriale e domiciliare, Inserimenti extra Ulss, Consultori, Spazio Adolescenti, Centro Affido, Sostegno alla genitorialità, Sostegno educativo domiciliare, Equipe tutela minori, Equipe adozioni, NPI Agordo) Le previsioni 2011 relative ai centri di costo delle funzioni obbligatorie Ulss, per i quali la UOC Servizi Sociali ha predisposto il bilancio economico preventivo anno 2010, sono state calcolate riprendendo esattamente i valori di previsione Una eccezione è stata fatta per l Unità di Offerta CEOD Belluno che, a seguito di un previsto aumento di dotazione organica, ha visto aumentare i costi 2011 rispetto a quelli Previsione 2011 COSTI Centri di costo funzioni delegate Ulss (Casa Polit, Villa Anna, Gruppo Appartamento Venas, RSA disabili gravi) Le previsioni 2011 dei centri di costo delle funzioni delegate Ulss, sopra elencate, sono state calcolate prendendo come base la previsione 2010 e riadattando quest ultima in base a informazioni più aggiornate. Previsione 2011 COSTI Centri di costo di titolarità degli Enti Locali e Servizi Ulss non rientranti nel BEP dell area sociale. Costo del personale: Partendo dal dato di costo del personale 2009, tale valore è stato incrementato per una percentuale pari all aumento dei rinnovi contrattuali , corrispondente ad un +2,4955% annuo (fonte Ufficio Personale Ulss n. 1 Belluno). In altri termini, il valore aggiornato del costo di un dipendente è stato calcolato secondo la seguente formula: =Costo2009+(Costo2009*2,4955%)+[Costo2009+(Co sto 2009*2,4955%)]*2,4955% Ai servizi Ulss dell Area Dipendenze, Salute Mentale, Neuro Psichiatria Infantile, UICAA e ADI è stata richiesta, attraverso la compilazione di un apposita scheda, la previsione del personale previsto per l anno 2011 ed un controllo sull ammontare delle ore lavorate 173
275 presso i servizi dal personale dipendente, di conseguenza i costi di questi servizi, a seguito delle segnalazioni pervenute all ufficio di Piano, possono aver subito sensibili variazioni. Costo beni sanitari e non: Costo dei servizi: Ammortamenti: partendo dal dato di costo 2009, tale valore è stato incrementato per una percentuale pari al tasso inflativo programmato per gli anni 2010 e 2011 corrispondente ad un +1,5% annuo (fonte Ministero dell Economia e delle Finanze L economia italiana nel 2011, relazione revisionale e programmatica ) partendo dal dato di costo 2009, tale valore è stato incrementato per una percentuale pari al tasso inflativo programmato per gli anni 2010 e 2011 corrispondente ad un +1,5% annuo (fonte Ministero dell Economia e delle Finanze L economia italiana nel 2011, relazione revisionale e programmatica ) la previsione 2011 degli ammortamenti è stata calcolata riprendendo esattamente i valori consuntivi 2009 Costo di acquisto servizi da 3 Altri costi indiretti: partendo dal dato di costo 2009, tale valore è stato incrementato per una percentuale pari al tasso inflativo programmato per gli anni 2010 e 2011 corrispondente ad un +1,5% annuo (fonte Ministero dell Economia e delle Finanze L economia italiana nel 2011, relazione revisionale e programmatica ) la previsione 2011 dei costi indiretti è stata calcolata riprendendo esattamente i valori consuntivi 2009 Previsione 2011 COSTI Trasferimenti in denaro per il pagamento di interventi e servizi Le previsioni che centri di costo che si riferiscono a trasferimenti in denaro per il pagamento di interventi e servizi sono state calcolate riprendendo esattamente i valori consuntivi Previsione 2011 FINANZIAMENTI Previsione 2011 COSTI Centri di costo funzioni obbligatorie Ulss (CEOD Cadore, CEOD Agordo, CEOD Belluno, CD Belluno, Servizi di trasporto CEOD e CD, Aiuto personale, Vita Indipendente, SSP disabilità, SISS, Interventi per l integrazione sociale dei soggetti deboli o a rischio Sostegno socio educativo territoriale e domiciliare, Inserimenti extra Ulss,, Consultori, Spazio Adolescenti, Intervento Psicologico presso UO Pediatria, Centro Affido, Sostegno alla genitorialità, Sostegno educativo domiciliare, Equipe tutela minori, Equipe adozioni, NPI Agordo) 174
276 Le previsioni di finanziamento 2011 relative ai centri di costo delle funzioni obbligatorie Ulss, per i quali la UOC Servizi Sociali ha predisposto il bilancio economico preventivo anno 2010, sono state calcolate riprendendo esattamente i valori di previsione Una eccezione è stata fatta per l Unità di Offerta CEOD Belluno che, a seguito di un previsto aumento di dotazione organica, ha visto aumentare i costi e relativi finanziamenti 2011 rispetto a quelli Previsione 2011 COSTI Centri di costo funzioni delegate Ulss (Casa Polit, Villa Anna, Gruppo Appartamento Venas, RSA disabili gravi) Le previsioni di finanziamento 2011 dei centri di costo delle funzioni delegate Ulss, sopra elencate, sono state calcolate prendendo come base la previsione 2010 e riadattando quest ultima in base a informazioni più aggiornate. Previsione 2011 COSTI Centri di costo di titolarità degli Enti Locali e Servizi Ulss non rientranti nel BEP dell area sociale. Le previsioni di finanziamento 2011 sono state calcolate riprendendo esattamente i valori consuntivi 2009 ed aggiornando nelle strutture residenziali e semiresidenziali per anziani non autosufficienti: - le quote di residenzialità/semiresidenzialità per l'anno 2011 con un incremento del 2,5% rispetto alle quote dell'anno 2009 (vedi Bur n. 57 del 13/07/2010 : ANZIANI quota 1 livello 49,00, quota 2 livello 56,00, quota di rilievo sanitario per le Grandi Strutture 97,29, Centri Diurni 27,99 ;). - la quota della convenzione con l Ulss che rispetto al 2009 è aumentata a 2,10 per giornata equivalente. - la quota di compartecipazione degli utenti attraverso l adeguamento delle rette. Previsione 2011 COSTI Trasferimenti in denaro per il pagamento di interventi e servizi Le previsioni di finanziamento di centri di costo che si riferiscono a trasferimenti in denaro per il pagamento di interventi e servizi sono state calcolate riprendendo esattamente i valori consuntivi
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