Trasloco deltulss U sindaco sbotta «Bastapromesse»

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1 IL CASO. Durante la conferenza stampa convocata ieri mattina Trasloco deltulss U sindaco sbotta «Bastapromesse» Alessandra Dall'lgna Il trasferimento degli uffici amministrativi dell'ulss 4 all'interno dell'ex ospedale Boldrini ha generato tensione fra il dg Daniela Carraro e il sindaco di Thiene Giovanni Casarotto. Durante la conferenza stampa indetta ieri mattina per illustrare il progetto, i due principali attori di questo trasloco hanno infatti discusso animatamente circa tempi e modalità dell'operazione, che a detta del primo cittadino non sono stati ben chiariti da parte dell'azienda sanitaria. Il direttore generale dell'ulss Carraro ha, infatti, parlato di trasferire i 140 uffici, attualmente dislocati nella vecchia sede di via Rasa, entro il 2014, senza tuttavia fornire all'amministrazione un cronoprogramma dettagliato come invece si aspettava il sindaco Casarotto. «Questa mattina - ha precisato il primo cittadino - mi sarei aspettato di ricevere un calendario dettagliato, con modalità e soprattutto tempi certi di questo trasloco. Ad una richiesta specifica, il dg Carraro ha Casarotto: «Mi aspettavo date certe invece è ancora tutto vago» Carrara: «Operazione complessa ma entro ottobre 2014 sarà finita» affermato che entro maggio dovrebbe avvenire il primo spostamento, ma solo dopo che saranno effettuati tutti gli interventi di adeguamento. Ecco, sapendo come funziona la burocrazia nella pubblica amministrazione, dubito fortemente che tra cinque mesi sarà possibile iniziare il trasloco, considerato anche che l'ulss 4 deve ancora procedere con le gare d'appalto. Non ne faccio una colpa del dg Carraro, che appena arrivata ha subito preso in mano il progetto di spostamento degli uffici dall'ex Nordera, però è anche vero che l'azienda sanitaria ha perso cinque anni, dato che secondo la convenzione firmata dall'allora dg Sandro Caffi e dall'amministrazione Busetti questi uffici sarebbero già dovuti essere dentro al Boldrini almeno da un anno. Prendo atto della buona volontà del direttore generale, ma qui siamo ben lontani dal trasferimento». Un atteggiamento critico che Daniela Carraro non condivide e al quale intende replicare con i fatti. «Non abbiamo stilato un programma dettagliato del trasloco solo perché si tratta di un'operazione complessa, e potremo essere più precisi ad inizio anno, quando avremo concluso l'iter delle gare d'appalto. Tuttavia, posso garantire che gli uffici amministrativi saranno trasferiti al Boldrini entro ottobre dell'anno prossimo. I lavori di adeguamento non richiederanno molto tempo perché l'immobile si trova in buono stato e gli interventi che andremo a fare sono finalizzati a riconvertire le ex stanze di degenza in uffici e ad adeguare il sistema anticendio e antisismico. Ciò che mi preme sottolineare, è che abbiamo voluto procedere con un progetto puntuale, comprensivo anche di una riorganizzazione dei servizi interni che coinvolgerà 190 dipendenti. Questo, sommato ad alcuni problemi con il progettista esterno, ci ha portato via molto tempo, ma ci ha anche permesso di contenere i costi: abbiamo infatti voluto studiare le reali necessità di ogni ufficio in modo da individuare l'area nel Boldrini più adeguata ad ospitarlo e ad evitare così futuri spostamenti». Gli uffici amministrativi dell'ulss 4 andranno ad occupare metri quadri dell'ex ospedale Boldrini, dislocati SANITÀ VENETO ISTITUZIONALE A.ULSS N. 4 Pag. 1

2 nei sette piani sopra la portineria, che si aggiungeranno ai metri quadri già oggi utilizzati dalle diverse attività del distretto socio sanitario. Rimangono quindi liberi circa sette mila metri quadri già convertiti dall'amministrazione comunale in area direzionale-commerciale. L'attuale sede dell'ulss 4 nell'ex Nordera e sopra l'ex Boldrini SANITÀ VENETO ISTITUZIONALE A.ULSS N. 4 Pag. 2

3 LA SANITÀ DI ECCELLENZA» IL VENETO Premiati 23 ospedali per la qualità delle cure alle donne Azienda Ospedaliera e lov a Padova, Ca' Foncello a Treviso e l'angelo di Mestre in testa a tutte le classifiche nazionali di Elena Livieri» VENEZIA L'eccellenza della sanità veneta si veste di rosa: sono 23 gli ospedali della regione premiati con il Bollino rosa dall'ó.n.da (Osservatorio nazionale sulla salute delle donne) che ha ideato un programma di segnalazione degli ospedali basato sul loro livello di «women friendship», cioè sul grado di attenzione posta non solo nei confronti dei campi della medicina dedicati alle patologie femminili, ma anche verso le esigenze specifiche delle donne ricoverate. In tutta Italia sono 65 le strutture che hanno ottenuto tre bollini, 105 ne hanno ricevuti due e 60 uno, mentre la menzione speciale è andata a 12 ospedali che dal 2007 a oggi hanno sempre ricevuto tre bollini. I migliori risultati sono quelli della Lombardia, che ha visto premiate 63 strutture, seguono il Veneto e il Lazio, rispettivamente con 23 e 21 ospedali «rosa». Il Programma Bollini rosa ha identificato le realtà cliniche e scientifiche più all'avanguardia Il sottosegretario DeCamillis:«Chiha il bollino rosa diventa centro di riferimento» nel panorama sanitario con lo scopo di facilitare la scelta del luogo di cura da parte delle donne. Si tratta di un marchio che standardizza servizi e attenzione alla salute della donna: «Chi ha il bollino rosa» ha suggerito il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Sabrina De Camillis, «potrebbe diventare struttura di riferimento per le buone prassi per tutti gli ospedali che puntino ad adeguarsi». Con tre bollini, ovvero il massimo riconoscimento, sono stati premiati in Veneto otto strutture: l'azienda ospedaliera di Padova, l'istituto Oncologico Veneto, il presidio ospedaliero di Cittadella, il Ca' Foncello di Treviso, l'ospedale dell'angelo di Mestre, l'ospedale unico Alto Vicentino di Santorso (Vi), il San Bassiano di Bassano del Grappa (Vi), l'azienda ospedaliera di Verona e l'ospedale di Legnago (Vr). I servizi clinici valutati sono diversi e coprono un'area multidisciplinare: a Padova spicca come fiore all'occhiello dell'unità di Dietologia e Nutrizione clinica l'ambulatorio nutrizionale per i disturbi del comportamento alimentare, in Diabetologia i percorsi per il diabete in gravidanza, nell'ambito della Ginecologia e Ostetricia l'ambulatorio di educazione alla riproduzione, educazione del perineo, l'ambulatorio trapiantate e il Centro prenatale per le gravidanze a rischio. Segnalato anche il percorso di accoglienza per le donne vittime di violenza. All'Iov i «punti rosa» sono stati determinati dai gruppi di mutuo aiuto per le pazienti oncologiche, il supporto psicologico fornite a mamme e bambini nella gestione della comunicazione patologica e il progetto Armonia per la gestione dello stress. Cittadella ha conquistato i tre bollini con un progetto unico in Italia nato nel reparto di Oncologia: laboratori di teatro, trucco e acquerelli per le donne. Fiore all'occhiello della neurologia del Ca' Foncello di Treviso il Centro di riferimento europeo per le malattie neurologiche paraneoplastiche correlate a tumori mammari e ovarici. L'ospedale dell'angelo di Mestre declina l'attenzione al mondo femminile a partire dal centro di riferimento regionale di Ginecologia oncologica, chirurgia mini invasiva, parto in acqua, rooming-in, musico terapia in neonatologia e con il Centro di ascolto che fornisce anche consulenza legale per le donne vittime di violenza. A due bollini si sono fermati la casa di cura di Abano Terme (Pd), gli ospedali di Camposampiero (Pd), Oderzo (Tv) e Conegliano (Tv), il SS Giovanni e Paolo di Venezia. Un bollino per il Sant'Antonio di Padova e l'immacolata Concezione di Piove di Sacco (le due "anime" ULSS 15 E SANITA' LOCALE ISTITUZIONALE A.ULSS N. 4 Pag. 3

4 dell'uls 16), Monselice, Castel- franco, Montebelluna e Vittorio Veneto. Zaia: «Facciamo scuola nel segno della civiltà)) VENEZIA. «Dalle BreastUnit ai parcheggi rosa facciamo scuola nel segno della civiltà»: così il governatore Luca Zaia commenta la notizia che 23 strutture ospedaliere venete hanno avuto da uno a tre bollini rosa dall'osservatorio nazionale sulla salute delle donne. «Un numero così alto di strutture premiate ostituisce un'ulteriore conferma della qualità diffusa e dell'attenzione totale dei bisogni del cittadino che caratterizzano la sanità veneta. La donna è spesso un paziente particolare da curare e assistere e questo è quello che stiamo facendo, esprimendo un segnale di civiltà e di cultura nei confronti della donna. E gli esempi dell'eccellenza veneta in questo campo non mancano: cito l'organizzazione delle Breast Unit, dedicate alla presa in carico totale di chi è colpita da tumore al seno dalla prima diagnosi fino all'auspicata guarigione in molti nostri ospedali le attenzioni vanno anche oltre, rivolgendosi anche agli aspetti più umani e pratici» conclude Zaia. LA CLASSIFICA VENETA Tre bollini rosa (^ PADOVA, AZIENDA OSPEDALIERA PADOVA, ISTITUTO ONCOLOGICO VENETO CITTADELLA (PD) TREVISO, CA' FONCELLO MESTRE (VE), OSPEDALE DELL'ANGELO BASSANO DEL GRAPPA (VI) SANTORSO (VI), OSPEDALE UNICO ALTO VICENTINO VERONA, AZIENDA OSPEDALIERA UNIVERSITARIA INTEGRATA LEGNAGO (VR) MATER SALUTIS Un bollino rosa Q PADOVA, SANT'ANTONIO MONSELICE (PD) PIOVE DI SACCO (PD), IMMACOLATA CONCEZIONE CASTELFRANCO VENETO (TV), SAN GIACOMO APOSTOLO MONTEBELLUNA (TV), SAN VALENTINO VITTORIO VENETO (TV) ULSS 15 E SANITA' LOCALE ISTITUZIONALE A.ULSS N. 4 Pag. 4

5 «Roberta, il ricordo vivrà dentro di noi» Lorena Levorato LOREGGIA Molti castellani, amici e colleghi, non hanno voluto mancare, ieri a Loreggia, per dare l'addio a Roberta Marcon, la dottoressa di 45 anni nefrologa all'ospedale San Giacomo di Castelfranco morta venerdì sera per un malore. Centinaia le persone, tra amici, conoscenti, colleghi di lavoro e pazienti, che si sono strette al dolore dei familiari di Roberta, il compagno Alessandro, la mamma Lina, e la sorella Franca con il marito Giampaolo. Un interminabile applauso ha accolto l'arrivo del feretro sul sagrato della chiesa di Loreggia, il paese di origine di Roberta. Prima dell'inizio della messa, è stato dato spazio ad alcuni pensieri e ricor- morta la sera di di dedicati a Roberta. «Se ci vasctda bagno vedessi in quanti siamo qui nell'abitazione oggi, ne saresti orgogliosa e d l felice - ha detto un collega - Alessandro. Ro- Ci teniamo strettii tuoi ricor- berta trebbe di come preziosi tesori da essere stata colpreservare. In noi rivivranno ta da un malore la tua generosità, vivacità, improvviso che umanità e gentilezza. Grazie le fattq de_ Roberta per il tanto bene che AZ i * re 1 sensi provocandone la hai fatto in nome della vita»; morte. L'autopsia non ha anco- «I fatti raccontano e testimo- ra accertato la causa specificano il bene che hai fatto e ca del decesso. Roberta era che hai donato - e tutti noi ne una instancabile promotrice siamo la testimonianza». Du- della donazione degli organi, rante l'omelia, il parroco di ch e sosteneva come fonda- Loreggia ha espresso la stima mentale speranza per molti e la riconoscenza per l'impe- suoi pazienti. Lei stessa ha gno professionale e umano di donato cornee e tessuti. Roberta Marcon. Durante la celebrazione so- ^ Ut IKHUCUIH no state raccolte offerte e A I nrnnnin donazioni per l'istituzione di ALOlcC C la una borsa di studio intitolata II^-J-J; a Roberta Marcon, per porta- I a U 010 getrtdtlei avvia- 3\\3 dottoressa ti. La nefrologa \/ oror\rt è stata trovata Mal CON IL LUTTO Un momento del funerale e, qui sopra, Roberta Marcon SANITÀ VENETO CRONACA A.ULSS VICENTINE Pag. 5

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7 SOLIDARIETÀ. Banchetti dell'ai! anche in città Le "Stelle di Natale" contro le leucemie Anche quest'anno scende in piazza la tradizionale iniziativa di solidarietà "Stelle di Natale Ail" promossa dall'associazione italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma. Domani, sabato e domenica, Nei giorni 6,7 e 8 dicembre sarà possibile portare a casa una piantina natalizia con il versamento di un contributo associativo di 12 euro. La manifestazione interesserà oltre 4 mila piazze italiane e Bassano non farà mancare il suo sostegno. I volontari dell'ail saranno presenti nel centro commerciale "Il Grifone", nei supermercati "Aliper" e "Famila", all'ospedale, in piazza Libertà e nelle parrocchie per rinnovare l'iniziativa, giunta alla 25a edizione. I fondi ricavati dalla vendita delle stelle di Natale saranno impiegati per finanziare i centri di ematologia e trapianto di cellule staminali, favorire l'assistenza domiciliare dei malati e realizzare case alloggio per i pazienti non residenti. Serviranno inoltre per sostenere la ricerca scientifica, necessaria per rendere leucemie, linfomi e mielomi sempre più guaribili. «G.Z. SANITÀ VENETO CRONACA A.ULSS VICENTINE Pag. 7

8 DONATORI DI SANGUE. Novità da febbraio Prenotazioni via web Nella sala convegni dell'ospedale di Bassano, si è svolta una riunione indetta dal Centro trasfusionale dell'ulss 3. Alla serata informativa, erano stati invitati i gruppi di volontariato: Reparto Monte Grappa, Fidas, Avis, donatori di sangue di Campese. La responsabile del settore trasfusionale, Armanda Diamantini, ha fatto presente che, nel corso del 2012, negli ospedali di Bassano ed Asiago, si è proceduto alla trasfusione di unità di emazie, 635 di plasma, e 221 di piastrine, per un totale di interventi. A partire da febbraio 2014 la gestione delle donazioni sarà regolata on-line. Ai donatori saranno inviate le indicazioni per eseguire da casa, con breve passaggi, via Internet, la prenotazione per la donazione di sangue o di plasma. M.B. SANITÀ VENETO CRONACA A.ULSS VICENTINE Pag. 8

9 PIEVE DI SOLIGO II direttore dell'usi 7 Dei Tos ha presentato il piano per la Vallata Investimenti per i servizi sanitari c'è anche l'ospedale di comunità Elisa Giraud PIEVE DI SOLIGO Potenziamento delle strutture sanitarie territoriali e riordino strutturale. Va in questa direzione il riassetto logistico e dei servizi socio sanitari dell'area del Quartier del Piave e Vallata presentato dall'azienda sanitaria pievigina. Investimenti importanti pure in termini economici. Un piano di sviluppo che risponde alle direttive della Regione Veneto: «abbiamo cercato di tradurre nella pratica quello che ci ha chiesto il Governatore» ha detto il direttore generale dell'usi 7 Gian Antonio Dei Tos. Tra gli interventi più importanti ci sono quelli strutturali quale l'attivazione dell'ospedale di comunità a Soligo, quando (dipende dai tempi tecnici della Regione) sarà chiuso l'accordo di programma con l'istituto Bon Bozzolla. Inoltre l'individuazione di una struttura, nel comune di Pieve (per questioni di risparmio economico e del territorio, il sindaco Sforza pensa ad un edificio sottoutilizzato da riadattare), dove ricollocare alcuni servizi distrettuali. Altro punto rilevante sarà la manutenzione straordinaria della sede di via Lubin. Esclusa la costruzione di una nuova struttura da milioni di euro. Un progetto che si sviluppa a partire dall'area della prevenzione, per poi potenziare quella specialistica ed infine l'ambito amministrativo. Si partirà a gennaio. Nel primo semestre 2014 sarà attivato un programma di screening cardiovascolare rivolto ai neo-cinquantenni e verrà offerta gratuitamente la nuova vaccinazione contro lo pneumococco ai soggetti di 65, 70 e 75 anni. Sarà potenziato l'ambulatorio odontoiatrico di Farra di Soligo che passerà dalle attuali 17 ore settimanali di apertura a 24, e sarà attivato un ambulatorio nutrizionale. Interventi importanti anche nel secondo semestre 2014 con l'acquisto di un robot (circa 60 mila euro) per la stampa ed il ritiro dei referti radiologici presso la sede di Farra dove inoltre sarà potenziato l'ambulatorio ginecologico con la dotazione di un ecografo e la presenza del medico tre volte a settimana. Inoltre saranno attivati, sempre a Farra, l'ambulatorio angiologico, il cardiologico e l'infermieristico. PREVENZIONE Screening e vaccinazioni IL PIANO dei nuovi servizi presentato dai sindaci e dal direttore dell'usi 7 XVIII. Pie*nliSol!g«T!iiTO m Tutti alla gara ciclistici: i ladri svuotano la casa SANITÀ VENETO PIANO E SERV. SANIT REG.VEN. Pag. 9

10 Doglie improvvise: partorisce in casa guidata al telefono dall'operatore del 118 TARZO - (an.zam.) Non ha consentito alla mamma di raggiungere l'ospedale, né all'ambulanza di raggiungere la località Resere di Tarzo. Aveva troppa fretta di nascere al punto da venire alla luce prima di dare il tempo a chiunque di prestare i dovuti soccorsi alla donna. È stata una telefonata al 118 a fornire le indicazioni necessarie sulle procedure e sugli accorgimenti necessari. Madre di quattro figli, la donna, originaria del nord Africa, ha composto il numero d'emergenza sanitaria pochi minuti dopo le Quando ha riagganciato suo figlio era già venuto alla luce. «Sta nascendo ha spiegato la donna» in evidente stato d'agitazione e di preoccupazione. È toccato all'operatore, Davide Casagrande, gestire l'emergenza. Con il sangue freddo che contraddistingue il personale del 118 ha dato alla donna le indicazioni necessarie su come procedere senza farsi prendere dal panico e senza che il piccolo riportasse conseguenze. L'emergenza è terminata con l'arrivo del personale nell'abitazione di via Resere. I medici hanno provveduto a trasportare mamma e bambino all'ospedale dove sono partiti i controlli del caso e gli accertamenti per scongiurare le complicazioni delle prime ore dopo il parto. Secondo il personale medico che ha prestato i primi soccorsi ben presto la donna e il figlio potranno fare ritorno nell'abitazione di Tarzo dove i fratellini aspettano l'ultimo nato. BIMBI appena nati nei lettini di un reparto di neonatologia dell'ospedale; ma i casi di nascituri nelle abitazioni non sono poi così rari se in etnie diverse SANITÀ VENETO PIANO E SERV. SANIT REG.VEN. Pag. 10

11 IL CASO L'Usi 7 ha stanziato 50mila euro per l'acquisto di nuovi pulmini alla Lilt Troppo vecchi quei bus per i malati CONEGLIANO - Più di 600mila chilometri, quindici volte il giro del mondo, sono stati percorsi da due pulmini della Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori) delle delegazioni di Conegliano e Vittorio Veneto per il trasporto nei luoghi di cura dei malati oncologici dell'usi 7, per l'esecuzione di cicli di chemioterapia o radioterapia. Non sono più sicuri e saranno sostituiti. Il servizio di trasporto è fornito gratuitamente dai volontari della Lilt, che si dimostrano incredibilmente disponibili, mettendo a disposizione il loro tempo, e operano in silenzio. Chi vuole, ma senza essere tenuto a farlo, può fare delle offerte a favore dell'associazione, per le quali viene rilasciata una regolare ricevuta, il cui importo può essere detratto dalla denuncia dei redditi. Tutto nella più completa trasparenza. Sulla base di una convenzione in essere con la Lilt, i mezzi di trasporto sono forniti dall'usi 7 e devono essere adeguati per garantire lo svolgimento del servizio in condizioni di sicurezza. L'Usi 7 ha stanziato circa 50mila euro per l'acquisto di due nuovi pulmini. La prima istanza era stata presentata il 5 settembre scorso dalla delegazione di Conegliano della Lilt, che aveva chiesto all'usi 7 la disponibilità ad acquistare un nuovo pulmino minibus a nove posti, necessario in quanti uno dei quattro in uso, donato dalla stessa Usi 7 nel 2001, era diventato troppo vecchio e inaffidabile a causa dei più di 300mila chilometri percorsi, che ponevano a serio rischio rotture il mezzo, compromettendo così la continuità del servizio. La seconda richiesta era stata quella del 26 agosto scorso della delegazione di Vittorio Veneto, evidenziando che i trasporti erano considerevolmente aumentati e una prima domanda di acquisizione era stata inoltrata nel novembre del Il chilometraggio del pulmino aveva raggiunto i 330 mila chilometri, rendendo necessaria la disponibilità di un nuovo mezzo. Giampiero Maset PULMINO per il trasporto di malati Fuoco all'auto rubata un boato in vìa Manin SANITÀ VENETO PIANO E SERV. SANIT REG.VEN. Pag. 11

12 EEEEJnnEEl «Il soccorso al paziente viene prima di tutto» MONTEBELLUNA (L.Bon) «Ambulanze in ritardo, salute in pericolo»: il medico dell'ospedale di Montebelluna e membro del direttivo del Pd, Silvio Tessari torna, da addetto ai lavori, sulla questione delle ambulanze rallentate dal put. «Quanto successo è gravissimo -scrive- Le ambulanze devono raggiungere gli ammalati nel minor tempo possibile, anche quelli dei comuni limitrofi. La salute e la sicurezza vengono prima dei progetti e delle ambizioni personali del sindaco. Il Put è diventato un circuito automobilistico pericoloso per gli abitanti, i pedoni, i ciclisti, gli studenti, gli anziani e gli automobilisti stessi. Stiamo perdendo il senso di comunità e solidarietà». E il sindaco «quando parlava di dialogo aveva già fatto togliere il semaforo che dal centro regolava il traffico per Biadene. Il segnale era chiaro. Non si torna indietro». SANITÀ VENETO PIANO E SERV. SANIT REG.VEN. Pag. 12

13 DONNE E VIOLENZE «Denunciate gli abusi»: 90 mila cartoline con i numeri utili PREGANZIOL - (N.D.) La violenza sulle donne rimane in larga misura segreta. Pochi i casi portati a conoscenza dei centri di assistenza e delle forze dell'ordine. «Bisogna fare rete tra i servizi socio-sanitari, gli enti locali, la società civile e il mondo produttivo per aiutare le donne che vivono un dramma in silenzio e solitudine», ha detto Simona Guardati, presidente della commissione intercomunale per le pari opportunità, presesentando ieri al Distretto sanitario 3 di Preganziol la nuova campagna di informazione pubblica sulla violenza domestica. Saranno distribuite 90 mila cartoline e alcune migliaia di locandine di sicuro effetto. La giovane Nicole, studentessa-modella trevigiana, ha prestato il volto alla campagna di informazione con la creatività del lombardo Renato Sardo. Guardati ha ringraziato il direttore di CentroMarcaBanca, Tiziano Cenedese, per il sostegno che ha reso possibile la stampa della cartolina-vademucum, con i numeri utili in caso di bisogno. Poche donne, infatti, sanno che c'è il numero verde nazionale 1522 cui rivolgersi per ricevere assistenza. L'importanza dell'iniziativa è stata rilevata anche dal direttore dei servizi sociali dell'usi 9 Ubaldo Scardellato. «Nel ha detto Teresa Rando psicologa del Consultorio familiare 3 - abbiamo registrato una decina di casi di violenza. Quest'anno sono altrettanti». m IL VOLTO DELLA CAMPAGNA è quello di una studentessa e modella trevigiana SANITÀ VENETO PIANO E SERV. SANIT REG.VEN. Pag. 13

14 Mira. Incontro sul distretto sanitario MIRA - "Nuovo distretto sanitario: dove, come quando" è il titolo dell'incontro pubblico oggi alle 18 in Villa Dei Leoni, organizzata dal consigliere Roberto Marcato (Noi per Mira). Parteciperanno Fabio Livieri, Presidente Conferenza dei Sindaci Asl 13 e il sindaco di Mira Alvise Maniero. SANITÀ VENETO PIANO E SERV. SANIT REG.VEN. Pag. 14

15 L ANNI VERSANO Avapo compie 25 anni, più di 100 i volontari per i malati oncologici Avapo Venezia (associazione volontari assistenza pazienti oncologici) festeggia oggi il 25 anno di fondazione. Grande festa per l'associazione che contava all'inizio una dozzina di volontari e che è cresciuta e si è fatta conoscere ed apprezzare in tanti anni di attività. Oggi sono più di cento i volontari che prestano servizio di assistenza nel reparto di Oncologia dell'ospedale Civile San Giovanni e Paolo, nel day hospital di Venezia e dell'ospedale dell'angelo a Zelarino e nell'hospice del Fatebenefratelli a Venezia. Inoltre, in convenzione con l'ulss 12, medici, infermieri, psicologi e operatori sanitari, sempre affiancati da volontari, si occupano anche di assistenza e cure a domicilio. Tra le varie attività, Avapo promuove la ricerca nel campo oncologico e organizza corsi di ginnastica riabilitativa le donne operate di tumore al seno. Per festeggiare l'importante traguardo, Avapo ha organizzato una serie di iniziative dal mese di giugno ad oggi: tra queste, si contano un concerto offerto dal Quintetto dei fratelli Barutti nelle Sale Apollinee, un torneo di burraco al Casinò di Venezia, due giorni di festa cittadini Muranesi hanno organizzato due giorni di festa e musica nel patronato San Pietro di Murano, un incontro sul tema «Oncologia e qualità della vita» nella Scuola Grande di San Rocco. Per finire, lo scorso agosto Avapo Venezia è stata premiata con il prestigioso «Premio San Rocco 2013». Manuela Lamberti SANITÀ VENETO PIANO E SERV. SANIT REG.VEN. Pag. 15

16 IL RINGRAZIAMENTO Reparto di Pediatria gentili e preparati Volevo esprimere il mio ringraziamento per uno dei reparti di eccellenzadi Padova: Pediatria. Mio figlio, dopo essere stato visitato al pronto soccorso è stato ricoverato 5 giorni per una patologia acuta che necessitava di cure immediate. Grande è stato il supporto sia dei medici che del personale infermieristico molto preparato e addestrato allacuradel bambino. Senza dimenticare l'area gioco gestita dai volontari perché non si annoino nelle lunghe ore in reparto. Molti esami hanno escluso qualcosa di grave e hanno permesso il rientro acasa in tempi brevi. Desideravo pubblicare questo messaggio alla struttura che offre un'assistenza di prim'ordine. Chiara Durlo Rubano ULSS 15 E SANITA' LOCALE PIANO E SERV. SANIT REG.VEN. Pag. 16

17 SANITÀ CONVENZIONATA L'Usi non paga i debiti «Ci mancano 3,5 milioni» Ravagnin, Anisap: «La Regione ha violato i patti, torneremo in tribunale» «Impossibile programmare l'attività del 2014, esami e riabilitazione a rischio» di Fabiana Pesci Loro sono rimasti senza soldi e non hanno alba di quali sorprese riserverà il dipendenti delle strutture della sanità privata convenzionata invece non sanno nemmeno se l'anno prossimo avranno ancora un lavoro. C'è un'unica certezza, agli ambulatori mancano all'appello 3,5 milioni di euro. Un buco che secondo l'anisap, l'associazione che riunisce gli ambulatori privati che erogano prestazioni per conto della sanità pubblica, ha un nome e un cognome, Regione Veneto. Lia Ravagnin, presidente di Anisap, non ci ha per nulla preso gusto a portare la giunta Zaia in tribunale. Ma allarga le braccia e rimette tutto nelle mani di un avvocato, per la terza volta: «Abbiamo ricorso due volte, fra settembre e ottobre, al Tar del Veneto e pur avendo in mano un'ordinanza del giudice che impone alla Regione di mantenere gli impegni presi ormai otto mesi fa, veniamo a conoscenza che di quei 23 milioni, ne saranno distribuiti solo nove. Quale programmazione può esserci chiesta, se con questa giunta regionale gli accordi firmati e sottoscritti e le delibere adottate dalla giunta stessa non hanno più nessun valore? Non ci resta che tornare al Tar per la terza volta e, nel frattempo, sospendere la programmazione per l'anno prossimo, tenendo fermo tutto il comparto economico che lavora con noi», afferma Ravagnin. «Solo per citare l'esempio di Padova», continua il presidente di Anisap, «nell'usi 16 mancano all'appello circa 3,5 milioni di euro per pagare prestazioni già erogate, il cui costo al netto dell'eventuale ticket è, di fatto, stato anticipato dagli ambulatori. I cittadini hanno usufruito di queste prestazioni solo grazie al senso di responsabilità delle strutture che, pur con una grande incertezza sui pagamenti, hanno onorato il patto firmato con la Regione». Se il 2013 si chiude con la terza causa legale nell'arco di pochi mesi, licenziamenti, proteste e serrate, potrebbe essere il 2014 il vero annus horribilis della sanità convenzionata: «È a rischio la salute dei cittadini veneti: manca la programmazione annuale regionale, è sconosciuto l'ammontare del budget a disposizione, è impossibile calcolare quante prestazioni sanitarie sarà possibile erogare in regime di convenzione». E la Regione non sembra di certo prodiga di risposte: ««Da un lato declina ogni responsabilità dicendo di rivolgersi ai direttori generali delle Usi che sbagliano la programmazione e non fanno richieste economiche adeguate alla Regione stessai. Dall'altro lato i fanno capire che queste richieste sono in un qualche modo condizionate dal volere della Regione. È evidente che sia un gioco al massacro, in cui a farne le spese sono solo ed esclusivamente i cittadini, che prima o poi per accorciarsi le liste d'attesa, che diventeranno lunghissime, saranno costretti a farsi un'assicurazione sanitaria. Chi se la potrà permettere? Ma fino a quel momento il nostro lavoro e quello di tutti i nostri lavoratori non è quello di passare il tempo in tribunale ma di essere al servizio dei cittadini e del sistema sanitario». I cittadini per accorciarsi le liste d'attesa saranno costretti prima o poi a farsi un'assicurazione sanitaria L'Associazione che riunisce gli ambulatori privati ricorrerà al Tar per la ridistribuzione dei fondi ULSS 15 E SANITA' LOCALE PIANO E SERV. SANIT REG.VEN. Pag. 17

18 presidente di Anisap Lia Ravagnin durante una manifestazione all'usi 16 ULSS 15 E SANITA' LOCALE PIANO E SERV. SANIT REG.VEN. Pag. 18

19 PARLA IL DIRETTORE GENERALE BENAZZI «A Cittadella il coraggio di innovare con umanità»» CITTADELLA L'ospedale di Cittadella è uno degli otto veneti ad aver ottenuto i tre bollini rosa per la particolare attenzione alle donne nell'approccio clinico e nelle cure. Una serie di progetti innovativi il cui percorso è iniziato due anni fa su spinta del direttore generale Francesco Benazzi. Direttore perché questo impegno a forgiare una struttura e dei reparti a misura di donna? «Un dato di partenza sono i nostri dipendenti: su il 75% è donna, dai medici, alle infermiere e agli operatori socio-sanitari. La spinta iniziale parte da qui, dalla volontà di creare un sistema in grado di garantire la qualità della vita di questo universo femminile, un impegno che va oltre l'approccio clinico e che parte dall'umanizzazione dell'ospedale, delle cure e l'accoglienza». E' stato un percorso facile? «Come tutte le novità ha incontrato qualche resistenza: si temeva di scoperchiare un mondo difficile da gestire, problemi insormontabili. Ma rotto il ghiaccio e avviati i primi progetti, adesso questo percorso, che non si esaurisce in ciò che è stato fatto, ma che prosegue, vive di una forte spinta motivazionale e di entusiasmo. Si tratta di servizi aggiuntivi che per noi rientrano nei "livelli essenziali di assistenza", indietro non si torna» C'è un progetto unico in Italia nel vostro reparto di Oncologia: di cosa si tratta? «Sono stati creati tre laboratori dedicati alle donne operate al seno: si tratta di percorsi per imparare a riprendersi cura di sé, a riscoprire la femminilità, ritrovare la fiducia in se stesse: c'è il laboratorio di teatro, quello di acquerelli e quello di trucco. La donna si riappropria della sua dimensione: è un'iniziativa che sta ottenendo grandissimi risultati. Un altro importante progetto interessa il rischio di depressione post-partum. Su parti all'anno, di cui il 35% di donne extracomunitarie, abbiamo riscontrato un alto rischio di scivolare in questa patologia. Le neomamme sono invitate a compilare un questionario che ci fornisce dei sintomi spia su chi potrebbe sviluppare la depressione. I dati dell'ultimo anno sono impressionanti, perché almeno donne hanno mostrato questi sintomi e sono state prese in carico dallo psicologo». Come avete affrontato il tema della conciliazione della donna con la famiglia e il lavo - ro? «E' stato istituito un gruppo multidisciplinare che, grazie a uno sportello, supporta e accompagna le donne che trovano resistenze nel posto di lavoro dopo l'assenza per maternità. Purtroppo in questo ambito si espleta una discriminazione di genere molto alta», (el. li.) ULSS 15 E SANITA' LOCALE PIANO E SERV. SANIT REG.VEN. Pag. 19

20 Stamina vince al Tar Dai giudici via libera a nuovi test sui malati Il ministero della Sanità nomina una seconda commissione Vannoni: «Lorenzin si dimetta». Polemiche tra gli scienziati I ROMA Il Tar del Lazio dà ragione a Davide Vannoni e sospende la bocciatura del metodo Stamina da parte del comitato scientifico, accogliendo così il ricorso presentato lo scorso settembre dallo stesso Vannoni. La svolta è arrivata ieri, con un'ordinanza dei giudici amministrativi che apre di fatto un nuovo capitolo nel "pasticcio"stamina, il metodo da mesi al centro delle polemiche ideato dal presidente di Stamina Foundation, e che utilizza cellule staminali a fini terapeutici. Dopo lo stop alla sperimentazione, deciso dal ministero della Salute sulla base del parere negativo espresso dal comitato scientifico nominato dal ministro, l'ordinanza segna dunque un colpo di scena. Immediata la risposta del ministero della Salute, che ha annunciato la nomina a breve di un nuovo comitato scientifico, che comprenderà anche esperti stranieri, per un'ulteriore valutazione del protocollo Stamina: «Ho voluto attivare immediatamente le procedure per il nuovo comitato perché ritengo che in questa vicenda non si possano lasciare i malati e le famiglie nel dubbio», ha detto il ministro Beatrice Lorenzin. Al ministro si rivolge duramente proprio Vannoni: è «una incompetente. Prima o poi qualche procura interverrà e la metterà sotto indagine dopo le denunce dei pazienti, il reato potrebbe essere omicidio colposo», afferma, chiedendone le dismissioni e una nuova sperimentazione «seria e rigorosa» e con la garanzia di un comitato internazionale. Ma quali sono state le argomentazioni del Tar? In pratica, accogliendo il ricorso di Vannoni contro la composizione del comitato ritenuto non imparziale, il Tar ha sospeso il decreto di nomina del comitato che decise la bocciatura del metodo - che i giudici si guardano ben dal convalidare -, sospendendo, di conseguenza, anche il parere contrario alla sperimentazione. I giudici hanno quindi rilevato come al comitato debbano partecipare «in pari misura» anche esperti con posizioni favorevoli alla metodica e che dovevano essere esaminate le cartelle cliniche dei pazienti, sottolineando come «dai certificati medici non risulta che questi pazienti abbiano subito effetti negativi collaterali». Dunque, argomenta il Tar, visto che «la giusta preoccupazione del ministero e della comunità scientifica è che non siano autorizzate procedure che creino solo illusioni», sarebbe «necessaria un'istruttoria a tal punto approfondita da non lasciare più margini di dubbio». La pronuncia del Tar è stata accolta con soddisfazione dalle associazioni dei malati e dai genitori dei bambini in attesa del trattamento: «la battaglia - dicono - continua». Opposto il parere dell'associazione Coscioni, che chiede «subito un decreto per bloccare l'ancora misteriso metodo Vannoni». PIANO E SERV. SANIT REG.VEN. Pag. 20

21 Ba-WH &ÙKWU jeaeflp-vav A- <^M^ MORTE La manifestazione del 15 maggio scorso davanti a Montecitorio PIANO E SERV. SANIT REG.VEN. Pag. 21

22 SANITÀ PUBBLICA «I consiglieri si facciano sentire presto» I comitati per la difesa della salute sono stati ascoltati ieri in conferenza dei capigruppo a Ca' Farsetti, e forte è stato lanciato il messaggio alla politica per tutelare i cittadini a fronte del taglio di servizi e posti letto previsto dalle schede regionali. I comitati sono partiti da quel famoso ordine del giorno che il Consiglio comunale ha approvato all'unanimità a fine settembre, proprio per far fronte al rischio di tagli che poi si è concretizzato. «Ci dicano cosa vogliono fare adesso, i consiglieri comunali», taglia corto Salvatore Lihard, uno dei portavoce dei comitati. «Si devono fare i conti con i tagli, con decine di posti letto in meno all'ospedale civile e con servizi che potrebbe risentirne. Ora servono i fatti. La gente forse non ha ancora capito che i malati oncologici, per fare un esempio, non si potranno curare in certi modi nelle strutture di comunità che devono essere introdotte, ma al Civile resteranno solo quattro letti di Oncologia. Come si farà?». I tagli delle schede vengono giudicati una «sonora bastonata», così come si ritiene che la Asl 12 sia stata troppo penalizzata dalla Regione. «Chi va a spiegare alla gente che nelle strutture intermedie si dovrà pagare per essere curati su un letto?» si chiede Lihard. (s. b.) SANITÀ VENETO PIANO E SERV. SANIT REG.VEN. Pag. 22

23 Progetto di ricerca L'unità di ematologia del Policlinico lavora a un test per la diagnosi tempestiva di infezioni nei malati Un esame protegge meglio i pazienti leucemici VERONA (d.o.) Un esame per individuare in tempi rapidi le infezioni che colpiscono i pazienti affetti da linfomi e leucemia. Il nuovo progetto di ricerca dell'unità di ematologia dell'azienda ospedaliera cercherà di combattere quella che è la prima causa di morte durante il trattamento chemioterapico: ancora oggi gli attacchi di febbre causati da virus e batteri sono fatali nel 10% dei casi. La risposta che arriva dal Policlinico di Borgo Roma (che vede circa 500 ricoveri annui per questo motivo) si chiama esame Per, Proteina C-Reattiva, un'indagine biomolecolare diffusa in ambito medico, ma non utilizzata in questo caso specifico. L'obiettivo è quello di diagnosticare prima l'agente che causa l'infezione, con dei precisi sorvegliati speciali: i funghi patogeni. «Le infezioni funginee - spiega Giuseppe Pizzolo, direttore dell'unità di Ematologia - sono in assoluto le più difficili da individuare. Spesso ci vogliono molti giorni, mentre il paziente soffre in certi casi anche con la febbre molto alta». La terapia contro le infezioni da funghi è tra i trattamenti più costosi. «Ma a volte - prosegue Pizzolo - siamo costretti a somministrarla anche se non siamo del tutto sicuri che questa sia la causa, in modo da non arrivare troppo tardi. Questo sistema, invece, permette di individuare le tracce di Dna dell'agente patogeno, di qualsiasi tipo sia, già nel sangue». Il nuovo studio ha dimostrato come diagnosticare correttamente l'aspergillosi invasiva, malattia funginea che colpisce spesso i polmoni del paziente quando il sistema immunitario è particolarmente debole. È quanto è accaduto a Vincenzo Aversa De Fazio, ragazzo affetto da leucemia morto sei anni fa proprio a causa di un'infezione funginea. L'associazione di volontariato fondata dai genitori, la Leviss (Leucemia vissuta) ha donato al reparto di Ematologia 2omilaeuro, ovvero la metà dei 4omila necessari a far avviare il progetto. Alla raccolta fondi hanno partecipato i militari della caserma Duca di Montorio, l'aeronautica militare di Villafranca e l'amia, tramite i proventi dalla raccolta di tappi di sughero. SANITÀ VENETO PIANO E SERV. SANIT REG.VEN. Pag. 23

24 Omicidio colposo Cinque medici accusati Morta dopo l'operazione I periti: «Troppo rapide le sue dimissioni» VERONA - E' morta il io marzo di quattro anni fa all'ospedale di Negrar, solamente cinque giorni dopo essere stata dimessa dopo un intervento di routine nel nosocomio di Isola della Scala. E per il decesso di Luisa Malvasi, ieri in tribunale erano chiamati alla sbarra cinque medici della struttura medica della Bassa Veronese, accusati di omicidio colposo. In aula, davanti al giudice Cristina Angelerti, c'erano anche i parenti della vittima, costituitisi parte civile. Secondo l'accusa, coordinata dal pm Beatrice Zanorti, i medici che effettuarono l'intervento endoscopico il 6 marzo, avrebbero «omesso di impostare la profilassi antibatterica pre e post operatoria». E la donna sarebbe stata dimessa il giorno successivo, senza alcuna adozione di antibioticoprofilassi. Due giorni dopo la donna sarebbe tornata al pronto soccorso lamentando dolori diffusi in tutto il corpo e senso di spossatezza. In quell'occasione altri due medici (il primario di ginecologia e la sua collega) avrebbero omesso di impostare «il regime di urgenza... o altra indagine medica idonea a chiarire la patogenesi di quanto lamentato». Il medico del pronto soccorso, in ultimo, è accusato di aver dimesso la donna il 9 marzo omettendo di adeguarsi a tutte le precauzioni, previste per la sintomatologia manifestata sempre dalla cinquantottenne che morì il giorno dopo all'ospedale di Negrar dove fu portata dai famigliari. Ieri nel corso dell'udienza sono stati ascoltati i due periti incaricati dal tribunale: il medico legale Marco di Paolo, dell'università di Pisa e il primario di ginecologia dell'ospedale Santa Maria di Genova, Salvatore Felis. I due esperti hanno da subito chiarito che a provocare la morte della donna fu uno choc settico probabilmente scatenato da un ascesso al muscolo ileopsoas (nella zona pelvica). Ma a scatenare l'infezione, secondo i periti, non fu in alcun modo l'operazione. «Dall'analisi autoptica possiamo dedurre che l'intervento endoscopico fu eseguito in maniera corretta e che non vi è alcuna evidenza di collegamento tra l'intervento e l'ascesso» hanno spiegato. E anche il medico che la dimise il 6 marzo, avrebbe agito correttamente, perché «non era prevista un'antibioticoprofilassi per quel tipo d'intervento». Diverse, invece, le posizioni dei tre dottori che visitarono la paziente il 9 marzo. Perché, a parere dei due periti, «non analizzarono i risultati ematochimici della paziente e, di conseguenza, non si resero conto dell'avanzato stato di setticemia in cui versava la donna, deducibile esclusivamente dall'analisi di quei risultati». I due esperti hanno ricordato che la paziente, in base ai parametri evidenziati dalle analisi avrebbe dovuto essere ospedalizzata. Ma hanno anche precisato che «data la particolare aggressività dello choc settico, anche la somministrazione della prevista terapia antibiotica ad ampio spettro non avrebbe potuto escludere il decesso». Il giudice ha rinviato l'udienza al prossimo 9 gennaio, (e.p.) SANITÀ VENETO PIANO E SERV. SANIT REG.VEN. Pag. 24

25 Interruzioni di gravidanza «sicure» daironu documento per diffonderle Le Nazioni Unite tornano a presentare l'aborto come un diritto che le donne devono conquistarsi in tutto il mondo, premendo sul fatto che sia " sicuro ". L'ultimo affondo arriva dalla Cedaw, la Commissione per l'eliminazione della discriminazione contro le donne, organismo dell'orni che monitora l'applicazione della Convenzione per l'eliminazione di tutte le forme di violenza contro le donne. È all'interno di un documento Cedaw che si promuove l'aborto: si tratta della «General recommendation n.30 on women in conflict prevention, conflict and post-conflict situations». È tra queste pagine che si chiede, esplicitamente, di garantire che «servizi di aborto sicuro» e «cure post-aborto» diventino parte della «salute sessuale e riproduttiva» delle donne nelle zone di guerra. L'esplicita richiesta è avanzata qualche riga prima di chiedere la protezione dellle donne dal subire aborti "forzati": due pesi e due misure, ma se è sicuro l'aborto viene tollerato. Queste nuove affermazioni riflettono la posizione ormai esplicitamente favorevole assunta dalle Nazioni Unite, in particolare dall'ufficio per l'alto commissariato per i diritti umani, che raccomandan un «approccio basato sui diritti u- mani» includendo l'aborto legale tra le misure per ridurre la mortalità materna. La Commissione per l'eliminazione della discriminazione contro le donne si presenta come un organismo di esperti indipendenti, complessivamente 23, tutte donne, provenienti da altrettanti Paesi. BIOETICA Pag. 25

26 Così la pensa un gruppo di animalisti Usa, che chiede per le scimmie lo sialus di persona Lo scimpanzé è come l'uomo I laboratori insorgono: così non potremo più fare ricerca DI ALESSANDRA NUCCI Un gruppo di animalisti chiamato Nonhuman rights project (Nhrp, Progetto per i diritti dei non umani) ha intentato alcune cause legali in tre contee di New York per ottenere il riconoscimento dello status di persona a quattro scimpanzé. I soci dello Nhrp sostengono che gli animali intellettualmente avanzati sono talmente consapevoli del proprio esistere, che tenerli prigionieri in uno zoo o laboratorio di ricerca equivale a schiavizzarli. L'iniziativa riporta alla mente l'atto con cui nel febbraio scorso il parlamento spagnolo approvò una legge che protegge le scimmie di grosso taglio dal momento del concepimento, vietandone quindi sia l'aborto sia la sperimentazione sugli embrioni (protezione che la Spagna non accorda alla specie umana). Nel caso delle scimmiette americane, lo Nhrp ha presentato al giudici una petizione di habeas corpus, esercitando cioè il diritto di rivolgersi al tribunale, che viene riconosciuto a una persona privata della libertà. Il precedente implicitamente richiamato è il famoso caso del 1772 in cui un magistrato inglese accolse una petizione presentata a nome di uno schiavo nero di nome James Somerset, riconoscendo di fatto che si trattava di una persona, non di una proprietà. La causa ebbe successo, lo schiavo ottenne la libertà e spianò la strada alla successiva abolizione della schiavitù in Inghilterra e negli Usa. Anche lo Nhrp mira a ottenere la libertà per gli scimpanzé. Questa, infatti, è solo la prima di tutta una serie di cause che hanno in programma di lanciare in tutti gli Stati Uniti, anche a nome di altri tipi di animale. «Gorilla, oranghi, elefanti, balene, delfini, e qualsiasi animale che ha un'elevata capacità cognitiva, lo rappresenteremo in tribunale», ha dichiarato l'avvocato Steven Wise, fondatore dello Nhrp. «Non importa l'esito, noi andremo avanti con altre cause, altri stati, altre specie di animali, presentando tutte le cause possibili per i prossimi dieci o vent'anni». Ma l'iniziativa si contrappone alle necessità del mondo della ricerca, come spiega Frankie Trull, presidente dell'associazione nazionale per la ricerca biomedica di Washington. Equiparare gli scimpanzé agli esseri umani, fa notare la ricercatrice, creerebbe il caos nella comunità della ricerca scientifica, perché «si tratta di modelli importanti per la ricerca behavioristica, oltre che per sviluppare i vaccini contro virus come l'epatite C». Le fa eco l'anatomista Susan Larson, che studia gli scimpanzé per indagare sull'origine del bipedismo negli umani: «Capisco che gli attivisti dei diritti degli animali non vogliano che essi siano maltrattati, ma in questo modo limitano la nostra capacità di studiarli prima che si estinguano. Da noi gli scimpanzé vivono in uno spazio composto da tre stanze, oltre a un'altra stanza dove possono arrampicarsi, dondolare e salire da scale e tronchi d'albero, e tutto quello che faccio con questi animali l'ho fatto su di me». Tuttavia, una minaccia più immediata all'attività di ricerca sugli animali è costituita dal National institutes of health (Nih, l'istituto nazionale della salute), che in giugno ha annunciato di voler ritirare 310 dei suoi 350 scimpanzé e ridurre conseguentemente le ricerche. - Riproduzwne Hservata- L Arte cinese, dodici secoli La grande moto in mostra a Londra > Animalisti americani in piazza per tutelare gli scimpanzé BIOETICA Pag. 26

27 DENUNCIAI INCREDIBILI DATI DI UNO STUDIO DI FEDERANZIANI degli ospedali ecco la mappa degli (assurdi) sprechi NICOLA SIMONETTI Le Regioni continuano a sprecare inutilmente risorse che potrebbero essere impiegate a migliore tutela per il diritto alla salute. Pulizie e lavanderia, mensa, riscaldamento,.^x premio assicurativo e spese telefo- ^ ^ \ niche sono alcuni dei principali settori in cui si registrano gli sprech ospedalieri delle Regioni. Normalizzare il settore significherebbe risparmiare circa 1,4 miliardi di euro l'anno. La denuncia viene da Rimini, dal Convegno Motore Sanità che ha inaugurato il II Congresso della Corte di Giustizia Popolare per il Diritto alla Salute. "'E 1 inammissibile - ha detto Roberto Messina, presidente nazionale FederAnziani - che le Regioni italiane abbiano costi obbligatori giornalieri di degenza per i nostri malati pari a 27,4 euro solo per pulizia e lavanderia che sommate alle altre voci di spesa per servizi ammontano ad un totale di quasi 70 euro al giorno di incidenza". I dati emersi dallo Studio mostrano come alcune Regioni abbiano costi di spesa raddoppiati e in certi casi addirittura triplicati sulla stessa tipologia di servizio: le Marche, ad esempio, spendono per dare da mangiare ai propri pazienti una media di 8,3 euro al giorno, in Campania esattamente il doppio, 16,6, con una media nazionale di 11,6 euro. A Bolzano, non certo nota per un inverno mite, le spese per il riscaldamento siano pari a 1,7 euro contro gli oltre 11 euro delle città della Toscana. Per i premi assicurativi in Friuli Venezia Giulia si spendono 4,2 euro contro i 14,2 euro dell'abruzzo, ovvero oltre il 300% in più! Infine, i dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale spendono in Friuli Venezia Giulia 200 euro prò capite per telefonate, nel Lazio quasi 500 euro! "Basterebbe poco per dimezzare questi sprechi o, quanto meno, per ridurli drasticamente". LEGISLAZ.& POLITICA SANITARIA Pag. 27

28 Il protocollo. «Comitato non imparziale» - Presto nuovi esperti Metodo stamina, il Tar sospende la bocciatura Manuela Perrone ROMA Si rialza il sipario sul caso Stamina: per il Tar Lazio non è stata «garantita l'obiettività e l'imparzialità del giudizio» del comitato di esperti nominati dal ministero della Salute. Un comitato «prevenuto», che ha bocciato il metodo messo a punto dalla Stamina Foundation di Davide Vannoni (controverso, va ricordato, e contestato dalla comunità scientifica internazionale) senza analizzare le cartelle cliniche dei pazienti già trattati a Brescia. Non si salva il ministero della Salute, che non avrebbe condotto un'istruttoria adeguata prima di bloccare la sperimentazione. Con una lunga ordinanza la sezione terza quater del Tar Lazio, depositata ieri, ha accolto la richiesta di sospensiva avanzata da Stamina Foundation per il decreto di nomina del comitato scientifico e il parere negativo reso dagli esperti, fissando ali'11 giugno l'udienza di merito. La ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, ha subito attivato le procedure per nominare una nuova commissione «perché ritengo - ha spiegato - che in questa vicenda non si possano lasciare i malati e le famiglie nel dubbio». I giudici contestano in primis la composizione del comitato: i componenti Luca Pani, Alessandro Nanni Costa, Maria Grazia Roncarolo, Bruno Dallapiccola, Generoso Andria, Amedeo Santosuosso e Patrizia Popoli sono «professionisti che in passato, prima dell'inizio dei lavori, avevano espresso forti perplessità, o addirittura accese critiche, sull'efficacia scientifica del metodo Stamina». Manca dunque il requisito dell'indipendenza, inficiando l'intero percorso. È necessario, scrive il Tar, «che ai lavori partecipino esperti, eventualmente anche stranieri, che sulla questione non hanno già preso posizione». Se non fosse possibile bisognerà chiamare «in pari misura» anche chi si è espresso in favore del metodo. Non solo. Prima di bocciare il metodo perché non sicuro e potenzialmente pericoloso, gli esperti avrebbero dovuto esaminare le cartelle dei pazienti trattati presso gli Spedali C ivili di Brescia che «dai certificati medici versati in atti non risultano aver subito effetti negativi collaterali». E ancora: il ministero si è «limitato» a prendere atto del parere negativo del comitato per decidere di fermare i test mentre «solo un'approfondita istruttoria» potrà convincere «anche imalaticon patologie dall'esito certamente infausto, e che su tale metodo hanno riposto le ultime speranze, che il rimedio stesso non è, almeno allo stato, effettivamente praticabile». NeU'ordinanzaperòsidefinisce «giusta» la preoccupazione del ministero e della comunità scientifica «che non siano autorizzate procedure che creino solo illusioni di guarigione» e «che si dimostrino invece nella pratica inutili o addirittura dannose». Ma per superarla serve un'istruttoria «a tal punto approfondita da non lasciare più margini di dubbio». Tutto da rifare, dunque. Con Vannoni che dà dell'«incompetente» alla ministra e chiede «una sperimentazione seria e trasparente», i malati che esultano e la commissione Igiene e sanità del Senato che annuncia un'indagine conoscitiva. Tra gli scienziati regna l'amarezza. «Non si dica che il Tar ha dato ragione a Stamina perché non è vero», dice la senatrice a vita Elena Cattaneo: «La validità di un trattamento non si può valutare come se fosse un'opinione qualsiasi». Le fa eco il farmacologo Silvio Garattini: «Sarà difficile trovare esperti che non abbiano già espresso un parere contrario». Si rammarica l'oncologo Umberto Tirelli: «L'Italia non ha imparato la lezione Di Bella». MEDICINA & FARMACOLOGIA Pag. 28

29 "Ma figlia è in cura e sta meglio Continueremo a combattere" Il papà di Celeste: "Bene la decisione del tribunale amministrativo" il caso FABIO POLETTI MILANO La piccola Celeste e altri trentatré pazienti. Agli Spedali Civili di Brescia le infusioni con il metodo Stamina non si sono mai fermate. «Applichiamo i protocolli sulla base delle disposizioni della magistratura. Non ci occupiamo di sperimentazione», assicurano dal nosocomio, il più grande in Italia dove i pazienti fanno la fila per accedere al metodo inventato da Davide Vannoni. Ma sono troppi i pazienti che non ottengono risposte adeguate, secondo Marino Andolina, il pediatra che assiste la piccola Celeste di Treviso affetta da atrofia muscolare spinale, sottoposta a cure compassionevoli - non si può chiamarle terapia - dopo un braccio di ferro infinito che ha visto l'intervento dei giudici che hanno dato ragione ai genitori della piccola: «La decisione del Tar del Lazio è un buon punto a favore della cura. Ma non sono ancora ottimista. I cattivi ne inventeranno un'altra. E questo incide non poco sulle possibilità di assistenza. A Brescia hanno limitato gli accessi alla cura perchè non sanno cosa fare». Giudici a favore e giudici contro. Tar che si smentiscono l'un con l'altro. Per non parlare del ministero della Sanità che interviene ma non riesce a ottenere nemmeno la patente di liceità per la commissione che deve valutare se il metodo inventato da Davide Vannoni nel 2009 serve a qualcosa o è solo una delle tante cialtronerie che accompagnano la storia della medicina. Alla fine un calvario per i genitori di bambini che rischiano di morire perchè fino ad oggi non ci sono cure adeguate per i loro figli. Un calvario che ha fatto passo dopo passo Giampaolo Carrer, il padre di Celeste, che ha ottenuto di far assistere sua figlia a Brescia dopo un braccio di ferro giudiziario andato avanti anni: «Celeste sta meglio malgrado tutti gli stop e i rinvìi che ci sono stati e che non le hanno consentito di ricevere le adeguate infusioni come stabilito dai medici che l'assistono». L'ultima infusione a Celeste le è stata fatta lo scorso 25 ottobre. Era la sesta a cui veniva sottoposta. Cosa succederà in futuro lo sa nessuno. La sua prossima infusione sarà il 10 dicembre, tra meno di una settimana. Ma poi ci sono i casi dei 140 pazienti che hanno vinto la loro battaglia davanti a un giudice. Giampaolo Carrer non si arrenderà mai, qualunque cosa possa capitare: «Tutte le sentenze dei tribunali hanno bypassato gli ostacoli legati alla sperimentazione. Ma mia figlia ha dovuto aspettare otto mesi prima di accedere alla prima infusione». Marino Andolina, il pediatra che ha in cura la bambina ed uno dei più accesi sostenitori del metodo Stamina, ventila ipotesi di altri ricorsi contro le strutture che non applicano le direttive venute da sentenze di tribunale: «E non mi vengano a dire che non ci sono possibilità. Bastano dieci minuti per un'infusione...». Giampaolo Carrer, il padre di Celeste, spera che non si arrivi mai a fermare i protocolli: «Se no dobbiamo solo sperare che qualche centro all'estero abbia voglia di prendere in cura anche pazienti italiani. Ma se si arrivasse a questo sarebbe solo una sconfitta per tutti noi». IL PEDIATRA PRO-VANNONI «Per un'infusione bastano dieci minuti, basta dire che non ci sono possibilità» Le critiche Mia figlia ha dovuto attendere mesi per la prima infusione In caso di stop Sarebbe una sconfitta Dovremmo sperare nei centri all'estero Giampaolo Carrer I SANITÀ "Il no a Stamina fìdio di Dreffiudizi" MEDICINA & FARMACOLOGIA Pag. 29

30 Il Tar ha accolto il ricorso ^ ri Metodo Stamina "'~~ bocciatura sospesa I magistrati danno ragione a Vannoni: «Comitato scientifico non imparziale» Lorenzin: ne nomineremo uno nuovo Poletti e Russo A PAGINA 14 "E no a Staminafigliodi pregiudizi" TI Tar: la sperimentazione bocciata da esperti di parte. TI ministro T jorenzin: ora un nuovo comitato PAOLO RUSSO ROMA Su Stamina è tutto da rifare. Creando un solco ancor più profondo tra mondo scientifico e giudiziario il Tar Lazio ieri ha dato ragione a Vannoni e «sospeso» sia il decreto di nomina del comitato di esperti che ha bocciato il controverso metodo, che il successivo, con il quale è stata bloccata sul nascere la sperimentazione. Una decisione che potrebbe orientare più di un tribunale a ordinare l'accesso al metodo per via giudiziaria. Il Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, intanto ha annunciato la formazione di un nuovo comitato, che seguendo le indicazioni dei giudici sarà composto anche da esperti stranieri. «Ho voluto attivare immediatamente le procedure perché ritengo che in questa vicenda non si possano lasciare i malati e le famiglie nel dubbio», ha dichiarato a caldo il Ministro agganciandosi proprio a un passaggio dell'ordinanza del Tar. Quello dove si specifica che la «giusta» preoccupazione del Ministero e della comunità scientifica, «che non siano autorizzate procedure che creino solo illusioni di guarigione...e che si dimostrino invece nella pratica inutili o addirittura dannose può essere superata con un'istruttoria a tal punto approfondita da non lasciare più margini di dubbio». Solo che per i magistrati il dubbio dovrà essere cancellato da esperti più imparziali di quelli che a suo tempo hanno bocciato il metodo. Al nuovo comitato per i giudici dovranno partecipare esperti, anche stranieri, che non hanno già preso posizione, come avrebbero fatto invece gli esperti nominati dalla Lorenzin. I quali, sempre per il Tar, «prima di esprimere parere negativo avrebbero dovuto analizzare le cartelle cliniche dei pazienti che erano stati sottoposti alla cura». In realtà 38 cartelle cliniche di pazienti in trattamento all'ospedale civile di Brescia sarebbero passate sotto gli occhi degli scienziati, ma parzialmente «criptate», sostengono al Ministero. Questo perché Vannoni avrebbe sempre posto il veto a svelare fino in fondo la replicabilità del suo metodo. Motivazioni che non hanno però convinto i giudici, per i quali il comitato avrebbe dovuto nuovamente convocare la fondazione Stamina «per comunicare che le preclusioni imposte dal Professor Vannoni avrebbero portato all'impossibilità di procedere alla sperimentazione». Insomma sarebbe mancato un ultimo avvertimento. Per il presidente di Stamina la decisione del Tar è comunque il via libera ad alzare il tiro. E dopo aver bollato come incompetente e passibile di inchiesta per omicidio colposo la Lorenzin, ha dettato le sue condizioni: «per fare una sperimentazione seria e trasparente non basta un nuovo comitato ma ci vuole un organismo di controllo internazionale», mentre «la metodica dovrebbe essere prodotta da biologi di Stamina, senza richieste di modifiche». Richieste che difficilmente potranno essere accolte. Ma in America qualcosa si sta muovendo. Il professor Camillo Ricordi, esperto di trapianti cellulari, incontrerà a giorni Vannoni per stabilire come avviare la sperimentazione nell'università di Miami. Una posizione fuori dal coro della comunità scientifica nazionale e internazionale, che ha ripetutamente bollato come priva di fondamento la possibilità di trasformare cellule mesenchimali estratte dal midollo in cellule neuronali in grado di riparare i danni all'origine delle più svariate malattie neurodegenerative, dalla Sia al Parkinson. U pollice verso così diffuso da far prevedere al direttore dell'istituto di ricerca «Mario Negri» di Milano, Silvio Garattini, «difficoltà nel formare un nuovo comitato con persone competenti che non abbiano già espresso parere contrario». Intanto c'è chi annuncia l'avvio di un'indagine parlamentare sulla vicenda. Quelle non si negano mai a nessuno. La comunità scientifica resta critica: «Le persone competenti si sono già espressecorrtro il metodo» MEDICINA & FARMACOLOGIA Pag. 30

31 Manifestanti pro-stamina davanti a Montecitorio GIUSEPPE LAMI/ANSA Hanno detto La Lorenzin uccide l'unica speranza che hanno i malati. Prima o poi qualche procura la metterà sotto indagine Davide Vannoni Presidente di Stamina Foundation Non si dica che il Tar del Lazio ha dato ragione a Stamina perché non è vero Ha fatto rilievi formali Elena Cattaneo Scienziata e senatrice a vita LA STAMPA 1 (basilica, due noalltirccllum «3 MEDICINA & FARMACOLOGIA Pag. 31

32 Stati Uniti Da gennaio la terapia sperimentata a Miami Il metodo Stamina sbarcherà a Miami. «Confermo che ci siamo resi disponibili a utilizzare le strutture del nostro Centro trapianti cellulari a Miami per effettuare la caratterizzazione dei prodotti cellulari come composizione cellulare, vitalità e sterilità«, spiega dagli Stati Uniti Camillo Ricordi, lo scienziato italiano che dirige il Centro trapianti cellulari e il Diabetes Research Institute a Miami, e che si è sempre detto favorevole a una verifica scientifica del metodo ideato da Davide Vannoni.Il patron di Stamina Foundation aveva annunciato per i primi di gennaio l'inizio della sperimentazione negli Stati Uniti del metodo Stamina, «con test approfonditi sulle cellule». «Il gruppo di neurofisiologi - precisa Ricordi - farà inoltre delle caratterizzazioni per determinare se ci sia un qualsiasi segno di differenziazione, anche parziale, in senso neuronale. Questi controlli di qualità - spiega il ricercatore - unitamente alla pubblicazione di tutti i dati clinici disponibili che abbiamo richiesto, dovrebbero consentirci di avere più informazioni obiettive finalizzate a fornire elementi utili per un'ulteriore valutazione del metodo proposto». Metodo Stamina, il Tar dice no allo stop MEDICINA & FARMACOLOGIA Pag. 32

33 LA LETTERA Lasciatemi la speranza MONIA DEL VECCHIO Mi chiamo Monia e sono malata di sclerosi multipla con una severa atassia cerebrale ormai da quasi 19 anni. Le mie condizioni peggiorano con il passare del tempo. «Sto morendo, non negatemi questa possibilità» LA LETTERA MONIA DELVECCHIO RIMINI «Purtroppo ho provato sulla mia pelle che in Italia non tutti i malati sono uguali. Il metodo Stamina ha funzionato su altri. Non ho altro a cui aggrapparmi» Non esiste nessuna terapia che possa arrestare la malattia, tanto meno migliorare minimamente la mia situazione o anche solo fermarla. Non sono più autosufficiente e la mia vita dipende esclusivamente dagli altri; sono costretta ogni giorno a convivere con i vari sintomi che questa «maledetta» mi regala, non sto qui ad elencarli, ma vi assicuro che ne sono tanti, troppi e pesanti. Ogni giorno che passa, la speranza di poter vivere una vita dignitosa svanisce sempre più e svanisce la «mia» voglia di lottare. Ho saputo che in Italia esiste un articolo, precisamente l'articolo 32 della Costituzione italiana che tutela la salute di noi cittadini: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti». Ho saputo che in Italia esiste una legge, la cosiddetta Turco-Fazio, che permette ai malati gravi, senza alternative di cura, di accedere alle cosiddette «cure compassionevoli», cioè di utilizzare farmaci al di fuori di qualsiasi sperimentazione e non ancora in uso dal Sistema Sanitario Nazionale. Ebbene, quando queste cure te le nega un ospedale, come sono state negate a me, è possibile ricorrere ad un giudice che fa rispettare il tuo diritto alla salute e alle cure. Purtroppo ho provato sulla mia pelle che in Italia non tutti i malati sono uguali, che a parità di condizioni gravi di salute, in una città vieni ammesso alle cure compassionevoli mentre in un'altra no. Ho presentato quel ricorso presso il Tribunale di Rimini per accedere alla cura che impiega cellule staminali mesenchimali e che ha prodotto miglioramenti oggettivi su svariati pazienti affetti da patologie gravissime. Questa cura, secondo una metodica precisa, è stata ed è impiegata da due anni presso un ospedale pubblico italiano, gli Spedali Civili di Brescia. Ho avuto dal Tribunale di Rimini un primo provvedimento che, in via d'urgenza, accoglieva la mia richiesta ed ordinava alla azienda ospedaliera degli Spedali Civili di Brescia la somministrazione delle cellule, ma, in data 16 ottobre, è stata disposta la revoca di tale provvedimento. Per quello che ho letto io stessa, il giudice avrebbe revocato il provvedimento d'urgenza «per i potenziali rischi» che può avere quella che definisce una «non cura» ed allora ho saputo che fino ad oggi, evidentemente, in un ospedale pubblico italiano (gli Spedali civili di Brescia appunto), si è permesso la somministrazione di una «non cura», pericolosa per la vita dei pazienti che invece hanno ottenuto dei miglioramenti certificati. Alla luce di tutto questo, sono qui a chiedervi, «ma voi, lo sapete perché io non ho il diritto ad avere la speranza - se non di guarire o di migliorare - anche solo di contenere la progressione della malattia che ogni giorno diventa più devastante?». Non voglio negarmi questa possibilità; io purtroppo non ho altre alternative se non questa. Da un po' di tempo rieccheggia nella mia testa la frase detta da Papa Francesco: «Non fatevi rubare la speranza», allora vi prego non toglietemi la speranza, la speranza di continuare a vivere in maniera dignitosa. Forse quello che chiedo non cambierà la mia situazione, ma io voglio provarci e, quindi, per adesso non mi arrendo ho presentato reclamo contro il provvedimento emesso dal Tribunale di Rimini che mi ha negato la cura, perché c'è una legge dello stato che deve applicarsi a tutti, anche a me. Mi chiamo Monia, ho 43 anni... «Quando le cure compassionevoli sono negate, l'unica via è ricorrere al giudice» MEDICINA & FARMACOLOGIA Pag. 33

34 RICERCA Nelle stesse ore il Tar del Lazio sospendeva il parere contrario alla sperimentazione Stamina, una legge in Regione Andolina alfiancodei consiglieri di Autonomia responsabile: «Umanità e civiltà non hanno steccati» Lisa Zancaner Proprio mentre il Tar del Lazio, accogliendo il ricorso presentato dal presidente di Stamina Foundation Davide Vannoni, sospendeva ieri il decreto di nomina da parte del ministero della Salute del comitato scientifico chiamato a giudicare il metodo Stamina, sospendendo così anche il parere contrario alla sperimentazione che il comitato aveva fornito, nella sede udinese della Regione il consigliere di Autonomia Responsabile Giuseppe Sibau illustrava la proposta di legge depositata due giorni fa in Consiglio regionale per adottare il metodo Stamina in Fvg. La proposta di legge «non entra in conflitto con le leggi nazionali - ha precisato Sibau - perchè si propone di offrire ai malati la possibilità di sottoporsi a metodi di cura e terapie che rientrano nell'alveo delle cure compassionevoli, e il metodo Stamina è annoverato tra queste». Già la scorsa estate Sibau aveva presentato un'interrogazione all'assessore regionale alla Salute Maria Sandra Telesca, ma senza ottenere risposte concrete. Per la proposta il gruppo Autonomia Responsabile si attende «un'approvazione di carattere trasversale. Anche Renzo Tondo mi ha aiutato nelle ricerche» ha detto Sibau. E a dimostrazione che, quando si parla di salute, si può trovare un punto d'incontro, era presente ieri a Udine il medico Marino Andolina, tra i fondatori del metodo in Italia, già candidato alla presidenza della Regione per la lista "Sinistra". «Io e Sibau non siamo dello stesso partito, ma questa è una situazione di umanità, qui non ci sono steccati politici. Il metodo funziona - ha aggiunto Andolina - ma ci sono grossi interessi che ci ostacolano, condizionando la politica e l'iter delle leggi». La proposta di legge andrà ora al vaglio della Commissione per poi approdare in aula e un parere favorevole potrebbe rendere gli ospedali più disponibili verso il metodo Stamina: «Non andremmo dove abbiamo colleghi ostili» ha precisato Andolina e sulla base di questa considerazione ad esempio l'ospedale di Udine sembra già scartato, dopo che un esperto di staminali ha fatto circolare una mail esprimendo la totale contrarietà al metodo. Eppure, secondo Sibau, sarebbero decine in regione i casi di persone affette da patologie gravi e progressive che hanno chiesto il metodo Stamina: tra questi un giovane universitario affetto da Sia. MEDICINA & FARMACOLOGIA Pag. 34

35 ' 'Un caffè se togliete le slot' ' Il movimento che premia i bar dove l'azzardo è al bando Appelbsuisocialnetworkdutiamoliacoprireigmégnimamati ROMA Togli la slot machine, caffè pagato. Cento caffè pagati. Ti premio perché hai rinunciato alla "macchinetta", e magari provo a risarcirti del danno economico. I baristiperprimi, ei gestori di bar, si sono accorti da tempo dell'effetto tragico della presenza di slot, videolotteries, videopoker nei loro locali. Stretti dalla crisi, spesso però non hanno avuto il coraggio di staccare la spina alla mangiasoldi: tre slot machine garantiscono da sole un incasso di euro. Così il volontariato urbano ha deciso di dar loro una mano, avviando un' azione di obbedienza civile. «Città per città proviamo a portarenuoviclientiachisceglie di rinunciare alle slot», racconta Carlo Cefaloni, creatore insieme a Gabriele Mandolesi di un'iniziativacheoggiha94 associazioni a sostegno. Sul sito "senzaslot" ci si autosegnala (sono già in 240 ad averlo fatto), poi il gruppo SlotMob (vuol dire: facciamo un mob, un happening, una festa a chi rinuncia al guadagno derivante dal gioco d'azzardo) coordina viafacebookgli eventidacostruire attorno albar che ha deciso di rinunciare alle macchinette. Si è partiti dal Freedom Bar di fronte al liceo classico di Biella, il 27 settembre: gruppi solidali a ordinare il caffè al bancone e no - vecento persone in piazza. Si è arrivati, fin qui, a Massa Carrara. Undici tappe, dodici bar toccati (a Genova sono stati disinfestati due locali in via Cairoti uno davanti all'altro, il Barpagianni e 1 ' Apèritif, 35 e al 47 rosso) e quattordici giorni di "mob".acagliari è accaduto che quando 0 Bai- Valentina di via Pessina ha festeggiato l'evento, il concorrente ha abbassato la saracinesca partecipando alla festa. «Per ora io non posso permetterlo», ha detto al collega, «ma voglio farti sapere che ammiro la tua scelta». Il neomovimento, che party dopo party vuole arrivare fino a maggio, con un mob conclusivo nella capitale, ora dice che era necessaria una rivolta dal basso : «In Parlamento le lobby del gioco hanno mostrato tutta la loro forza al tempo di Balducci ministro della Sanità e i ricorsi ai Tar vengono puntualmente vinti dalle società d'azzardo», dice ancora Cefaloni, giornalista a Città Nuova. Servivano i baristi coraggiosi, cresciuti in un clima cambiato: negli ultimi due anni nelle città è cresciuta la conflittualità verso la diffusione sregolata delle macchinette. «I caffè e i cappuccini in più portati dalla nosna iniziativa non riescono a colmare l'ammanco legato alla rinuncia a un profitto certo, ma per quel bar riparte un ciclo virtuoso che migliorali livello della clientela e ripropone una nuova socialitànel locale». Se escono le slot, infatti, è facile rientti un cai - ciobalilla, un tavolo da ping pong. «Lo SlotMob è un modo per premiare le virtù civili e fare opinione: renderemo la scelta di questi esercenti visibile e imitabile attraverso un marchio etico». Betty,34anni,madrediduefigli di dieci e tre anni, neoattivista La guerra alle ludopatie E sempre più gente sostiene l'iniziativa di SlotMob da Sassari, racconta: «Mio marito ha toccato il fondo da dipendenza da slot machine. Per tre anni con me ha recitato e ha perso tutto: il lavoro, l'autostima. Ho ottenuto la sua firma dopo dieci mesi di Sert e ora è in comunità. Stamolto meglio, ma io sono una madre disoccupata con il mutuo sulla schiena. Òdio le slot più della mia vita e sono disposta a tutto pur di farle eliminare dalla mia Sassari». La battaglia dal basso è larga. Il Comune di Piove di Sacco, nel Padovano, ha scelto di togliere l'imu ai bar che non installano slot machine. E a Palermo il sindaco Leoluca Orlando è andato a premiare il titolare del Bai - del Kassaro. «Dieci anni fa ho buttato fuori dal locale chi ha tentato di impormi una macchinetta, loro e la macchinetta», racconta il gestore. A San Giuliano provincia di Pisa Gloria Tenconi ha accettato l'assunzione come barista solo a patto che togliessero le slot machine dalla sala. «Le hanno tolte». SEGNALAZIONI Pag. 35

36 oltre 113 mila gli esercizi con "slot machine" In Italia Le giocate degli italiani sono aumentate di quasi dieci volte dal 2004 a oggi L'iniziativa SlotMob è partita... Gli appuntamenti I giocatori La rinuncia un barche rinuncia a tre slot machine perde euro II mese 23,5 milioni gli italiani che hanno praticato, negli ultimi 12 mesi, almeno un gioco con vincita in denaro 790 mila i giocalori che rischiano di diventare dipendenti (1,65% delta popolazione italiana) I luoghi di gioco 76,7% esercizi pubblici e commerciali Pianeta n slot circa Le slot in esercizio in Italia Il mercato nero le slot illegali taroccate, scollegate dalla rete, non registrate Fonìa: Direzione Nazionftfa Antimalia Le slot sequestrate nel 2012 SEGNALAZIONI Pag. 36

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