LE SOCIETÀ PARTECIPATE
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- Rossana Belloni
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1 LE SOCIETÀ PARTECIPATE DALLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE E DALLE LORO CONTROLLATE AI SENSI DELL ART C.C. SONO SOGGETTE AD AZIONI RICHIESTE DALLA L. 190/2012 (C.D. LEGGE-ANTICORRUZIONE) E DAL PIANO NAZIONALE ANTICORRUZIONE (P.N.A.) ANCHE SE HANNO ADOTTATO IL MODELLO DI ORGANIZZAZIONE GESTIONE E CONTROLLO EX. D.LGS. 231/01 1. INTRODUZIONE Dott. Ing. G. GAETANI - Esperto di Organizzazioni Aziendali Complesse - Responsabile team di Ingegneria Forense - Progettista di Modelli Membro di Organismi di Vigilanza per Modelli 231 Il Piano Nazionale Anticorruzione (P.N.A.) approvato l , con delibera 72/2013, in attuazione della L. 190/2012 (Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell illegalità nella pubblica amministrazione) ha i seguenti obiettivi principali: ridurre le opportunità che si manifestino casi di corruzione; aumentare la capacità di scoprire casi di corruzione; creare un contesto sfavorevole alla corruzione. Tali obiettivi hanno come soggetti attuatori sia le pubbliche amministrazioni e gli enti pubblici non economici, gli enti pubblici economici, gli enti di diritto privato in controllo pubblico nonché le società partecipate dalle amministrazioni pubbliche e dalle loro controllate ai sensi dell art c.c.. Dalla lettura del P.N.A. (che è un atto amministrativo sottoposto alla Legge) si evidenziano punti di criticità che è necessario illustrare per definire modalità operative coerenti. Infatti si rileva che gli enti pubblici economici e le società partecipate sono tenute ad introdurre e ad implementare adeguate misure organizzative e gestionali (Piano di prevenzione della corruzione), pur in presenza dell adozione di modelli di organizzazione gestione e controllo ex. D.Lgs. 231/01 (MODELLO 231). In particolare chi ha già adottato il MODELLO 231 deve integrarlo con i protocolli relativi a tutte le fattispecie di reato previste dalla L. 190/2012 nonché nel rispetto dei contenuti previsti dall allegato 1 (paragrafo B2) del P.N.A.. Pag. 1 di 5
2 2. MODALITÀ PER LE SOCIETÀ A PARTECIPAZIONE PUBBLICA Il P.N.A. al paragrafo 3.1. (Destinatari) così si pronuncia per quanto riguarda le società a partecipazione pubblica: i contenuti del presente P.N.A. sono inoltre rivolti agli enti pubblici economici (ivi comprese l Agenzia del demanio e le autorità portuali), agli enti di diritto privato in controllo pubblico, alle società partecipate e a quelle da esse controllate ai sensi dell art c.c. per le parti in cui tali soggetti sono espressamente indicati come destinatari. Per enti di diritto privato in controllo pubblico si intendono le società e gli altri enti di diritto privato che esercitano funzioni amministrative, attività di produzione di beni e servizi a favore delle pubbliche amministrazioni, sottoposti a controllo ai sensi dell art c.c. da parte di amministrazioni pubbliche, oppure gli enti nei quali siano riconosciuti alla pubbliche amministrazioni, anche in assenza di partecipazione azionaria, poteri di nomina dei vertici o dei componenti degli organi Il paragrafo (Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione P.T.P.C. e i modelli di organizzazione e gestione del D.Lgs. 231 del 2001) illustra le modalità di redazione, adozione e pubblicazione dei P.T.P.C. e nel caso specifico delle società a partecipazione pubblica così recita: Per evitare inutili ridondanze qualora questi enti adottino già modelli di organizzazione e gestione del rischio sulla base del D.Lgs. n. 231 del 2001 nella propria azione di prevenzione della corruzione possono fare perno su essi, ma estendendone l ambito di applicazione non solo ai reati contro la pubblica amministrazione previsti dalla L. n. 231 del 2001 ma anche a tutti quelli considerati nella L. n. 190 del 2012, dal lato attivo e passivo, anche in relazione al tipo di attività svolta dall ente (società strumentali/società di interesse generale). Tali parti dei modelli di organizzazione e gestione, integrate ai sensi della L. n. 190 del 2010 e denominate Piani di prevenzione della corruzione, debbono essere trasmessi alle amministrazioni pubbliche vigilanti ed essere pubblicati sul sito istituzionale Gli enti pubblici economici e gli enti di diritto privato in controllo pubblico, di livello nazionale o regionale/locale devono, inoltre, nominare un responsabile per l attuazione dei propri Piani di prevenzione della corruzione, che può essere individuato anche nell organismo di vigilanza previsto dall art. 6 del D.Lgs. 231 del 2001, nonché definire nei propri modelli di organizzazione e gestione dei meccanismi di accountability che consentano ai cittadini di avere notizie in merito alle misure di prevenzione della corruzione adottate e alla loro attuazione Il contenuto minimo del documento che dovrà integrare il MODELLO 231 è illustrato nell Allegato 1 paragrafo B2 del P.N.A. che così riporta: individuazione delle aree a maggior rischio di corruzione, incluse quelle previste nell art. 1, comma 16, della L. n. 190 del 2012, valutate in relazione al contesto, all attività e alle funzioni dell ente; previsione della programmazione della formazione, con particolare attenzione alle aree a maggior rischio di corruzione; previsione di procedure per l attuazione delle decisioni dell ente in relazione al rischio di fenomeni corruttivi; individuazione di modalità di gestione delle risorse umane e finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati; previsione dell adozione di un Codice di comportamento per i dipendenti ed i collaboratori, che includa la regolazione dei casi di conflitto di interesse per l ambito delle funzioni ed attività amministrative; regolazione di procedure per l aggiornamento; previsione di obblighi di informazione nei confronti dell organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l osservanza dei modelli; regolazione di un sistema informativo per attuare il flusso delle informazioni e consentire il monitoraggio sull implementazione del modello da parte dell amministrazione vigilante; introduzione di un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello Pag. 2 di 5
3 Le aree a maggior rischio sono illustrate nell Allegato 2 del P.N.A. e riguardano l acquisizione e progressione del personale, l affidamento di lavori, servizi e forniture, i provvedimenti ampliativi della sfera giuridica dei destinatari con e privi di effetto economico diretto ed immediato per il destinatario. 3. LA NORMATIVA ANTICORRUZIONE TRA L. 190/2012 E D.LGS. 231/2001 È bene ricordare che la Legge 6 novembre 2012 n. 190 ha introdotto rilevanti novità al codice penale, al codice civile, nonché in materia di responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs. 231/2001). In particolare la modifica dell art c.c. e della rubrica dello stesso (Corruzione tra privati), la modifica della rubrica dell art. 25 del D.Lgs. 231/01 (Concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità e corruzione), l inserimento dell art. 25 ter co. 1 lett. s-bis) nell ambito del D.Lgs. 231/2001 (reati societari). È quindi evidente una interazione tra la L. 190/2012 ed il D.Lgs. 231/01 che si riflette anche sulla progettazione e documentazione dell integrazione ANTICORRUZIONE MODELLO 231. Il Piano di Prevenzione della Corruzione pur ricalcando le fasi operative di un Modello 231, ha una portata più ampia poiché ha come obiettivo quello di proteggere, attraverso un adeguato sistema di controllo interno, la società da condotte corruttive che non implichino necessariamente l interesse o il vantaggio della società stessa. Il Piano di Prevenzione della Corruzione è elaborato dal responsabile della prevenzione della corruzione e deve essere adottato dall organo di indirizzo politico (art. 1 co. 8 L. 190/2012). La sua costruzione deve ispirarsi al risk management del Modello 231 che si basa sull identificazione dei rischi di commissione dei reati presupposto (risk assessment) e sulla successiva costruzione del sistema di controllo interno (protocolli di prevenzione). L art. 1 co. 9 della L. 190/2012 sembra riprodurre, pur nella diversa accezione degli strumenti legislativi, le indicazioni di cui all art. 6 del D.Lgs. 231/01. Si tratta quindi di progettare un sistema coordinato anticorruzione 231 che partendo dall organizzazione dello specifico ente pubblico economico sia in grado di assolvere ai compiti previsti dalle leggi con efficacia coinvolgendo non solo i dipendenti ma tutti i portatori di interessi (utenti, fornitori, popolazione, ecc ). Inoltre è fondamentale definire in questo sistema coordinato quei meccanismi di accountability che consentano ai cittadini di avere notizie in merito alle misure di prevenzione della corruzione adottate e alla loro attuazione. Un elemento critico nel rapporto tra la L. 190/2012 ed il D.Lgs. 231/2001 è costituito dal diverso ruolo tra la figura di Responsabile della Prevenzione della Corruzione (RPC) e quella dell Organismo di Vigilanza (OdV). Infatti tra RPC e OdV esistono significative differenze. La prima è data dal destinatario della responsabilità: nel D.Lgs. 231/02001 è la Società mentre nella L. 190/2012 è una persona e cioè il RPC. È altresì diverso il titolo di responsabilità: nel D.Lgs. 231/2001 il dolo (la natura tipicamente dolosa dei reati corruttivi), nella L. 190/2012 la colpa. Così pure è diversa la natura dell illecito ed il giudice: nel D.Lgs. 231/2001 è penale e quindi giudice penale, nella L. 190/2012 è erariale e disciplinare e quindi Corte dei Conti. Anche da quanto illustrato è evidente che la progettazione di una integrazione al MODELLO 231 (che deve fungere da perno al sistema integrato ) deve avvenire nel rispetto delle singole specificità legislative ma garantendo le finalità della legge e del P.N.A. (l effettiva azione anticorruzione delle società partecipate e controllate dalle amministrazioni pubbliche). Pag. 3 di 5
4 PROGETTO DI INTEGRAZIONE PIANO DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE MODELLO 231 PER LE SOCIETÀ PARTECIPATE E CONTROLLATE Pag. 4 di 5
5 4. ATTIVITÀ DEI SISTEMISTI E SPECIALISTI DEL GRUPPO 2G MANAGEMENT CONSULTING Il GRUPPO 2G Management Consulting srl è una impresa della conoscenza e di servizi innovativi che, con il suoi attuali 32 professional, opera dal 1988 a supporto di imprese industriali, commerciali e di servizi. Le aree di intervento sono costituite da 4 macrotemi e uno di questi è costituito dai Sistemi di Gestione dell Impresa, caratterizzata da settori consulenziali specifici (tra cui il MODELLO 231 ) che applicati ad ogni singola impresa costituiscono il progetto di intervento degli esperti del Gruppo 2G. In questo settore i sistemisti e specialisti del Gruppo 2G sono costituiti da un team di 5 professional con competenze in ambito legale (1 avvocato), in ambito amministrativo, contabile ed economico (1 dottore commercialista) ed in ambito aziendale, organizzativo e gestionale (3 ingegneri). Attualmente operano per la progettazione e l attivazione di MODELLI 231, per la loro revisione nonché per l integrazione tra il MODELLO 231 e quanto richiesto dal Piano Nazionale Anticorruzione (P.N.A.). L attività viene sviluppata partendo dal processo di risk assessment con una rilevazione e valutazione dei rischi richiamati dal P.N.A.; successivamente si procede alla redazione del Piano di Prevenzione della Corruzione con integrazione/aggiornamento anche del Codice Etico e del Sistema Disciplinare (già presente nell ambito del Modello 231 ). Una ulteriore fase è l individuazione del Responsabile per la Prevenzione della Corruzione (RPC) da collocare o in una figura dirigenziale della società o in un componente dell OdV; vengono esaminati problemi operativi e giuridici che questa alternativa comporta. Si procede inoltre all attivazione di un piano di comunicazione e formazione per tutti i dipendenti e per i portatori di interesse della Società. Viene inoltre redatto un protocollo per delineare i flussi informativi verso l OdV ed il RPC. Prima di redigere una proposta progettuale ed economica i ns. sistemisti e specialisti, preventivamente e senza alcun impegno economico e/o operativo, conducono un check up per individuare tutte le problematiche normative, organizzative e gestionali, con una analisi complessiva della Società partecipata. Al termine del check up viene illustrata la relazione alla Direzione Aziendale e solo alla fine di questa ulteriore fase viene presentata ufficialmente la proposta tecnico economica per l attività di progettazione e aggiornamento. Se volete fissare un appuntamento con i nostri esperti di progettazione del MODELLO ANTICORRUZIONE e quindi per un check up gratuito potete contattare il ns. Ufficio Marketing: Sig.ra Cristina Gagliardo Tel Fax [email protected] Pag. 5 di 5
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