Flavia Volta SOGNANDO LA FELICITÀ
Flavia Volta, Sognando la felicità Copyright 2014 Edizioni del Faro Gruppo Editoriale Tangram Srl Via Verdi, 9/A 38122 Trento www.edizionidelfaro.it info@edizionidelfaro.it Prima edizione: agosto 2014 Printed in EU ISBN 978-88-6537-271-5 In copertina: Silhouette di un bambino triste in spiaggia Tatiana Kostareva 123RF Archivio Fotografico
Questa è la storia di Rita che ha vissuto 45 anni con un uomo violento.
sono partita da un piccolo paese per cercare un po di felicità o almeno lo speravo ma non ci sono riuscita la felicità l ho cercata l ho rincorsa l ho sognata ma non l ho mai trovata ho capito che l uomo non cambia è felice quando ti tratta male gioisce quando ti picchia vuole domarti come un animale da circo lui si ricorda di te solo al bisogno guai a dire una volta che hai mal di testa si diverte a stuzzicarti pure di farti saltare i nervi e tu sei impaurita e debole cosa fai, sopporti tutto? Oggi sono libera libera come il cane a cui togli la catena libera come l uccellino che vola dalla gabbia libera come la farfalla che vola di fiore in fiore ma quella farfalla non vola più
SOGNANDO LA FELICITÀ
Mi chiamo Flavia e in un momento come questo, in cui ci sono tanti femminicidi, voglio raccontare la storia di Rita, mia carissima amica, molto intima, che viveva in un piccolo paese del meridione. In quel paese non ci voleva restare, avrebbe voluto andare in una grande città a lavorare perché nel paese non c era lavoro, si andava a lavorare solo in campagna. Lei, cresciuta in campagna, tra il verde dei prati e il profumo dei fiori, da piccola era stata felice ma crescendo avrebbe voluto fare altro. Rita aveva 17 anni quando in casa sua affittarono una stanza alla famiglia (marito, moglie e una bimba) di un taglialegna che si trovava lì per lavoro; si fermarono per circa un anno. Il taglialegna un giorno confidò a Rita di avere un fratello che avrebbe voluto farle conoscere. Lei acconsentì, dopo pochi giorni il ragazzo arrivò da loro e si fermò per tutta la settimana. Pur abitando nello stesso stabile non riuscirono a scambiarsi neanche una parola, in qui tempi una ragazza non doveva assolutamente parlare da sola con un ragazzo. Dopo una settimana lui ripartì; ma a breve le scrisse una lunga lettera nella quale le confidava di 11
essere stato contento di averla conosciuta ed esprimeva il desiderio di approfondire la loro conoscenza. Purtroppo la lettera finì nelle mani del padre che si infuriò soprattutto perché il ragazzo aveva messo nella lettera anche un francobollo per facilitare l invio di una risposta. Il padre di Rita considerò quel gesto come un insulto. Quando arrivò in campagna, buttò la lettera sul tavolo rivolgendosi alla figlia: Quello là ti ha scritto e ha messo anche il francobollo nella busta, crede che io non abbia i soldi per pagare un francobollo? Rita rimase molto male ascoltando quelle parole ed essendo molto timida non ebbe il coraggio di chiedere al padre il permesso di rispondere. Non rispose mai a quella lettera, non se la sentì di affrontare il padre offeso; in futuro se ne pentì. Dopo qualche tempo cominciò a frequentare la scuola per diventare sarta, poteva frequentarla solo quando non c era da lavorare in campagna con le altre due sorelle poiché quello della terra era il lavoro primario. Nel frattempo la nonna di Rita e la mamma di un ragazzo del paese combinarono il suo fidanzamento. Lei in un primo momento non fu d accordo, ma vista l insistenza della nonna, alla quale voleva molto bene, acconsentì per non darle un dispiacere. Non aveva un carattere forte, accettava tutto quello che gli altri decidevano per lei. 12
Rimase insieme a questo ragazzo un anno e mezzo, poi si lasciarono. Nei paesi, a quei tempi, una ragazza che si lasciava col ragazzo era disonorata e tutti sparlavano di lei. Un giorno espresse al padre la volontà di andare via dal paese, avrebbe voluto trasferirsi con una sua amica in una grande città dove questa ragazza aveva dei parenti che avrebbero potuto ospitarle; il padre rispose di no senza alcuna possibilità di discussione, dal paese si andava via solo dopo il matrimonio. Rita, anche se maggiorenne, accettò a malincuore il verdetto del padre, non aveva il coraggio di ribellarsi, era abituata a fare sempre tutto quello che il genitore voleva. Il padre per lei rappresentava il patriarca, tutti gli dovevano dare retta, anche se non tutti lo facevano. Rita voleva molto bene al padre, con la madre andava meno d accordo. Rita ricorda che quando aveva 16 anni e fu operata di appendicite era stato suo padre a portarla all ospedale dal paese che distava 40 chilometri; era stato il padre a rimanere con lei dal giorno in cui era stata operata fino al giorno in cui aveva fatto ritorno a casa. A Rita piaceva cucire, fare la sarta: la mamma non era d accordo mentre la nonna difendeva la sua passione. Sapete perché la difendeva? Perché si chiamava come lei, era la nonna paterna e diceva che se a lei piaceva cucire, non si capiva perché non potesse imparare il mestiere; la mamma ripeteva invece 13