Introduzione generale all Antico Testamento



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Introduzione generale all Antico Testamento Aprendo la Bibbia, ci rendiamo subito conto che essa è suddivisa in due parti, di ampiezza differente. La prima, più estesa, è detta Antico Testamento; la seconda Nuovo Testamento. Anche queste sono denominazioni cristiane. Il termine "testamento" non va preso nel senso più comune di volontà ultime di una persona. Dietro, infatti, c'è la parola ebraica «berìt», che significa promessa di un qualche dono da parte di Dio e, al tempo stesso, impegno di osservare la Sua legge da parte dell'uomo. Dio e l'uomo s'impegnano reciprocamente e affermano di appartenersi l'un l'altro, diventano amici e intimi. Fanno alleanza. Ecco perché ci ritroviamo con termini quali antica e nuova "alleanza" come di antico e nuovo "testamento". I due termini in pratica si equivalgono. L'antica alleanza riguarda quel rapporto religioso che Dio stabilì con un popolo, Israele; la nuova invece è lo stesso rapporto esteso, in Gesù, a tutti i popoli, di cui la Chiesa è segno. Si può quindi anche dire che l'unica alleanza è stata resa nuova in Gesù. I cristiani vedono una profonda unità tra le due alleanze, in quanto la prima è annuncio, promessa e preparazione della seconda. Per questo conservano e venerano nella Bibbia sia i testi sacri del popolo ebraico sia i propri, come l'unico libro che contiene l'unica parola di Dio e l'unica salvezza in essa annunziata e attuata. Ad usare per prima la denominazione di "antica" e "nuova" alleanza è la Bibbia stessa. Lo fa a riguardo di Noè e della nuova umanità che esce dal diluvio (cf. Gen 6,18; 9,8-17), e poi di Abramo e del popolo che da lui prende vita (cf. Gen 15,18; 17,1-9). L'alleanza tra Dio e Israele venne sancita al Sinai da Mosè con il rito del sangue, dopo aver letto "il libro [delle condizioni o leggi] dell'alleanza" (cf. Es 24,3-8). Ma Israele più volte disattese queste condizioni, venendo meno all'alleanza. Ed ecco che il profeta Geremia prevede un tempo in cui Dio sancirà un'alleanza "nuova" con Israele, un'alleanza di perdono, di responsabilità e di interiorità ( cf. Ger 31,31-34) A questa alleanza nuova fa esplicito riferimento Gesù nell'ultima cena, quando offre da bere ai suoi discepoli dicendo: «questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi» (Lc 22,20). Come Mosè aveva sancito l'alleanza tra Dio e Israele al Sinai versando il sangue delle vittime, così ora Gesù nel suo sangue, che sta per essere versato sulla croce, dà compimento all'alleanza annunziata da Geremia, quella che unisce Dio e la comunità dei discepoli che vengono a formare il definitivo popolo di Dio, 1'«lsraele di Dio», come dirà Paolo (Ga16,16). Concetti analoghi troviamo nella Lettera agli Ebrei (cf. Eb 8,6-13). I cristiani si guardano bene dal pensare che l'antica alleanza sia abolita. Essa mantiene tutt'oggi per Israele il suo valore e fa parte dell'unica storia della salvezza, attraverso la quale Dio, mediante Mosè e in Gesù, ha chiamato e chiama Israele e i cristiani a legarsi a lui, a farsi segno e strumento di salvezza per tutti gli uomini. 1

Per questo, da parte di alcuni, si preferisce chiamare la Bibbia degli ebrei, il "primo" testamento o la "prima" alleanza (cf. Eh 8, 7), a sottolineare così sia la priorità temporale rispetto alla "nuova" sia la permanente validità per gli ebrei di ogni tempo e la sua validità relativa per i cristiani (cf. Dei Verbum, 14-16). Per un ebreo non esiste la parola "Bibbia" ne, com'è ovvio, l'antico Testamento, ma semplicemente la Tanàk. Questa parola è una sigla, composta dalla prima lettera di tre parole: Toràh, Neviìm, Ketuvìm, con l'aggiunta di una doppia "a". La Toràh è ciò che noi chiamiamo Pentateuco e comprende i libri di Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio. La parola racchiude una grande ricchezza di significato per un ebreo. Toràh può essere tradotto da più termini: "legge", ma anche "ammaestramento", "indicazione'" "istruzione", ecc.. Nella Toràh l'ebreo trova tutto ciò che è chiamato a essere: la sua identità religiosa (popolo di JHWH), storica (popolo con una terra propria), sociale (comunità di fratelli). La Toràh è pertanto la carta d'identità o la carta costituzionale (se preferite) dell'ebreo religioso. Rimanervi fedeli è per lui ragione di vita o di morte. La Toràh tradotta nella vita è la sua "giustizia" o santità di vita: è titolo di riconoscimento, è il premio nel regno che JHWH nel suo giorno darà a Israele. Per un ebreo la Toràh è la rivelazione definitiva di Dio. Non c'è per lui parola più alta e quindi autoritaria ed autorevole come quella della Toràh. Da ciò si comprende quanto sia difficile per un ebreo accettare un'ulteriore e definitiva parola di Dio come quella che, per noi cristiani, viene all'umanità attraverso Gesù. A fianco della Toràh, ma con un valore minore, gli ebrei pongono i Neviìm. Noi traduciamo questa parola con "profeti", gli uomini dello Spirito e i portatori di una parola. La parola per un ebreo può essere una promessa che è portata a compimento, quindi un evento. In questo senso sono profeti coloro che hanno attuato le promesse di Dio: Giosuè, i giudici, Samuele e gli altri profeti dell'epoca della monarchia, le cui imprese troviamo rispettivamente in Giosuè, Giudici, 1 e 2 Samuele, 1 e 2 Re. La Tanàk li chiama "profeti anteriori". "Profeti posteriori" sono invece quei libri che siamo soliti designare semplicemente come "libri profetici", i testi cioè che raccolgono la predicazione di quegli uomini che rivolgevano la parola di Dio al popolo, in vista della conversione dai peccati commessi contro la Toràh o della salvezza prossima ad attuarsi nella storia. I restanti libri della Tanàk vengono chiamati dagli ebrei Ketuvìm, cioè "scritti" e comprendono testi di diversa natura: poetici, sapienziali, storici, apocalitti- ci, ecc. 2

Dalle tre collezioni sono esclusi sette libri: Tobia, Giuditta, 1 e 2 Maccabei, Sapienza, Siracide, Baruc. La tradizione ebraica, risalente al primo secolo d.c., non ritiene di poterli annoverare nella Tanàk. L'elenco riconosciuto dalla Chiesa cattolica si rifà invece ad una tradizione che li includeva, attestata nella versione greca dell'antico Testamento detta dei Settanta (L XX), che fu approntata in ambiente ebraico ellenistico, ad Alessandria d'egitto, a partire dal terzo secolo a.c. Da questo testo greco provengono anche alcune parti di Ester e Daniele, anch'esse non presenti nella Tanàk. La Bibbia Ebraica Toràh (Legge) Genesi (All'inizio); Esodo (Questi sono i nomi), Levitico (E JHWH chiamò Mosè), Numeri (Nel deserto), Deuteronomio (Queste sono le parole). Profeti Profeti anteriori: Giosuè, Giudici, Samuele (1 e 2 uniti), Re (1 e 2 uniti). Profeti posteriori: Isaia, Geremia, Ezechiele, I dodici profeti (Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia). Scritti Salmi (o Inni), Giobbe, Proverbi, Rut, Cantico dei Cantici, Qoèlet, Lamentazioni, Ester, Daniele, Esdra-Neemia (uniti), Cronache (1 e 2 uniti). Lo scopo di questo prima scheda sarà di presentare il «Pentateuco» nel suo insieme. Una delle prime domande che sorgeranno spontanee è di sapere che cosa significa la parola «Pentateuco». In seguito, si vedrà per quali ragioni i cinque primi libri della Bibbia Ebraica formano un insieme che dal punto di vista della rivelazione ha un valore diverso da tutto il resto dell' Antico Testamento. La cesura che separa la fine del Deuteronomio e l'inizio del libro di Giosuè non è solo temporale. Segnala anche il passaggio da una prima tappa della storia della rivelazione ad un'altra. 3

Origine della parola «Pentateuco» e del suo uso Per la tradizione rabbinica, la Torah («Legge») comprende i cinque primi libri della Bibbia e si conclude con la morte di Mosè (Deuteronomio 34). I cinque libri si chiamano: «i cinque quinti della Legge». Questa espressione ebraica è probabilmente all'origine dell'espressione greca «pentateuchos (biblos)», da cui viene il latino«pentateuchus (liber)», infatti, «Pentateuco», è una parola composta da penta, che significa «cinque» e teuchos, che significa in genere «strumento», «arnese», «utensile». Quest'ultima parola designava prima l'astuccio o contenitore cilindrico dei rotoli, poi, per metonimia, il contenuto, cioè il «rotolo». Pentateuco significa pertanto: «cinque libri» o, meglio, «cinque rotoli». Il Pentateuco è la prima parte dell' Antico Testamento e della Bibbia Ebraica. Contiene i primi cinque libri della Bibbia, cioè Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio. Questi cinque nomi provengono dalla traduzione greca della LXX e sono stati ripresi dalla Vulgata. In ebraico, invece, i titoli dei libri corrispondono alla prima parola importante dello stesso libro: Berescit «All'inizio» - Genesi}; Scemot «i nomi» - Esodo; uaiccrà «E chiamò» - Levitico; Bemidbar «Nel deserto [del Sinai]» - Numeri; debarim «Le parole» - Deuteronomio. La parola «Pentateuco viene adoperata di rado dai Padri della Chiesa, che preferiscono parlare della «legge» o della «legge di Mosè», in opposizione ai «profeti», come gli Ebrei e il Nuovo Testamento. Altri scritti antichi menzionano i «cinque libri» della legge. Una prima menzione si trova forse già negli scritti di Qumran ove appare in un frammento un espressione che si potrebbe tradurre «tutti i libri del Pentateuco». Questa divisione in cinque libri si ritrova anche nel salterio nella Bibbia Ebraica: Sal 1-41; 42-7'2; 73-89; 90-106; 107-150. L'idea era probabilmente di fare del salterio una meditazione dei cinque libri della Torah «Legge». Il Sal 1 va certamente in questa direzione (vedi Sal 1,2). Il vangelo di Matteo contiene cinque discorsi che si concludono con una formula simile (Mt 7,28; 11,1; 13,53; 19,1; 26,1). Siccome per Matteo Gesù è un «Nuovo Mosè», non è impossibile che abbia fatto del suo vangelo una specie di «Nuovo Pentateuco». L'inizio del suo vangelo: biblos geneseos, «libro della genealogia» corrisponde alla traduzione di Gn 2,4 e 5,1 nella L XX. Le prime parole del vangelo, di Giovanni en archèi sono le prime parole della Genesi nella stessa L XX e la traduzione greca del titolo ebraico del libro berescit. Filone, che scrisse prima della redazione dei vangeli, cita anche parecchie volte il libro del Deuteronomio che chiama «Esortazione», un titolo assai appropriato per questa opera. Il nome Deuteronomio si trova nella LXX ove traduce l'espressione (Dt 17,18) «una copia della legge», che il re deve procurarsi e leggere ogni giorno. Ora, la traduzione più normale di questa espressione sarebbe «deuteros nomos», non «deuteronomion». Si può spiegare la scelta della LXX se si ammette che il libro si chiamava già a questa epoca «Deuteronomio». 4

Tetrateuco Martin Noth, nella sua celebre opera «Storia delle tradizioni del Pentateuco» è all'origine della denominazione «Tetrateuco» : «Quattro rotoli», perchè egli esclude dal Pentateuco il Deuteronomio. La sua tesi poggia su tre osservazioni: 1. Non vi sono testi «deuteronomici» nei quattro primi libri della Bibbia, salvo qualche aggiunta senza grande importanza. Perciò non esiste alcun legame letterario stretto fra Gn-Nm da una parte e Deuteronomio dall'altra. 2. Le fonti del Pentateuco non sono presenti nel libro di Giosuè. In altre parole, i racconti iniziati in Gn-Nm non continuano nel libro di Giosuè. Per questa ragione è difficile parlare di Esateuco. 3. Il Deuteronomio è la prefazione della «storia deuteronomistica» (Gs - 2 Re). Il «codice deuteronomico» viene preceduto da un breve riassunto della storia d' Israele (Dt 1-3) che ripete cose già conosciute per il lettore del libro dei Numeri. Questa ripetizione si capisce solo se il Deuteronomio è stato concepito come l'inizio di un'opera nuova che continua nei libri storici, cioè Gs 2 Re. Dt 1-3 non avrebbe nessun senso se il Deuteronomio fosse davvero la conclusione di un'opera che comprendeva il libro dei Numeri. La storia deuteronomistica deve essere letta, invece, «alla luce del Deuteronomio». Per esempio, Giosuè può conquistare la terra perché è fedele alla «Legge di Mosè» (Gs 1,7-8; 23,6). Il popolo infedele viene punito dal suo Signore con la perdita della terra (2 Re 17,7-23; spec. 17,13.19). La «storia deuteronomistica» è, in gran parte, la storia della fedeltà o dell'infedeltà d'israele alla legge di Mosè contenuta nel Deuteronomio. 5

Deuteronomio - Indice generale del corso biblico Scheda 00 Introduzione generale all Antico Testamento Scheda 01 Deuteronomio Prima presentazione Scheda 02 Il libro nel contesto originale Scheda 03 Teologia deuteronomistica Scheda 04 Deuteronomio cfr. Vangelo di Matteo Scheda 05 Matteo Sguardo di sintesi Scheda 06 Deuteronomio Scheda introduttiva Scheda 07 Deuteronomio Scheda dei principali avvenimenti Scheda 08 Lectio divina esperienza di Israele Scheda 09 Deuteronomio sigillo della Torah! Scheda 10 Ascolta Israele la grande preghiera! Scheda 11 Il popolo ebraico I Scheda 12 Il popolo ebraico II Scheda 13 Il popolo ebraico III Scheda 14 Deuteronomio Fonti letterarie Scheda 15 Deuteronomio Conclusioni 01 Primo discorso di Mosè. Prologo 02 Viaggio verso il Mar Rosso 03 Conquista del Regno di Og 04 Esortazione all osservanza della Legge 05 Secondo discorso di Mosè. I dieci comandamenti 06 Amerai il Signore tuo Dio 07 Comportamento con i Cananei 08 Le prove nel deserto 09 Dio sarà fedele alle sue promesse 10 Le nuove tavole della Legge 11 Motivi per essere fedeli a Dio 12 Il luogo di culto 13 Contro l idolatria 14 Siate puri per il vostro Dio 15 Anno sabbatico: remissione dei debiti 16 Feste annuali: la Pasqua 17 Diritto penale 18 I sacerdoti e i leviti 19 L'omicida involontario e le città di rifugio 20 La guerra e i combattenti 21 Espiazione per l'omicidio d'autore ignoto 22 Doveri di umanità 23 Casi di esclusione dall'assemblea di culto 24 Divorzio 25 Giustizia e moderazione 26 Rito per le primizie 27 Incisione della legge 28 Benedizione per chi osserva la legge 6

29 Terzo discorso. Ricapitolazione 30 Promesse di misericordia 31 Appendice storica. Giosuè succede a Mosè 32 Cantico di Mosè 33 Benedizioni di Mosè alle tribù di Israele 34 Morte di Mosè Avvertenza In questo corso biblico si è cercato di utilizzare un linguaggio concreto e diretto, ma anche ricco di continui richiami alle fonti della catechesi. Svariati termini del linguaggio religioso, però, compaiono più volte nelle stesse schede del corso (e potranno sembrare delle vere e proprie ripetizioni ), poiché non sono di uso comune nel quotidiano, vengono richiamati così spesso per poter offrire la migliore comprensione possibile. 7