La città che cresce in altezza



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La città che cresce in altezza La nuova normativa in materia di compartimentazione per le facciate continue in edifici civili. Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 1

INCENDI IN FACCIATE DI EDIFICI ALTI Edificio alto 62 piani con facciata in alluminio e vetro. First Interstate Bank Building Los Angeles 1988 Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 2

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TORRE WINSOR MADRID Facciata dopo l incendio Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 6

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INCENDIO DI FACCIATA A CAPPOTTO Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 8

Propagazione dell incendio in facciata Produzione di fiamme e fumi Compartimentazione di piano Propagazione ad edifici adiacenti Rottura dei vetri Collasso delle strutture di facciata Fruibilità delle vie di fuga e degli spazi aperti adiacenti all edificio Difficoltà di intervento delle squadre di soccorso Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 9

Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 10

Requisiti di sicurezza antincendio delle facciate negli edifici civili La sicurezza antincendio delle facciate, specie per gli edifici di grande altezza per i quali si registrano le maggiori innovazioni tecnologiche per quanto attiene la progettazione e la realizzazione degli involucri esterni, rappresenta un tema nuovo in Italia e, per tale motivo, da affrontare con attenzione ma anche con il necessario supporto conoscitivo, tenuto conto delle complesse ma inevitabili problematiche che, sovente, tali elementi costruttivi pongono per quanto attiene la sicurezza delle persone e dei beni in caso d incendio.. si ritiene opportuno precisare quanto segue: 1) le indicazioni progettuali contenute nella Guida Tecnica in parola, per un iniziale periodo sperimentale di due anni, avranno carattere volontario e potranno essere prese a riferimento nell ambito dei procedimenti di prevenzione incendi; 2) trascorsi i due anni di sperimentazione, sulla base delle eventuali osservazioni ricevute, il predetto documento potrà subire modifiche e/o ulteriori adattamenti; 3) sempre nell ambito del predetto periodo sperimentale ed anche al fine di evitare possibili discordanze con le vigenti norme verticali di prevenzione incendi (v. ad es. DM 16 febbraio 1987: Norme di sicurezza antincendio per gli edifici di civile abitazione ), l applicazione della Guida Tecnica dovrà essere riferita ad edifici aventi un altezza antincendio superiore a 12 metri. Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 11

Guida per la determinazione dei REQUISITI DI SICUREZZA ANTINCENDIO DELLE FACCIATE NEGLI EDIFICI CIVILI OBIETTIVI DEFINIZIONI FACCIATE SEMPLICI E CURTAIN WALLS FACCIATA A DOPPIA PELLE REAZIONE AL FUOCO ESODO DEGLI OCCUPANTI E SICUREZZA DELLE SQUADRE DI SOCCORSO ALLEGATI e APPENDICI Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 12

DEFINIZIONI 2.1 Facciata: l insieme dei componenti che costituiscono un sistema di chiusura (materiali, elementi, accessori etc.), progettati, assemblati ed installati al fine di realizzare l involucro esterno verticale, o quasi - verticale, dell edificio. 2.2 Facciata a doppia pelle: Facciata a due pareti, separate da una cavità o intercapedine (denominata corridoio d aria o spazio intermedio ); essa può essere ventilata con sistema meccanico e/o naturale.tale tipologia di facciata può essere a doppia parete ventilata verso l esterno (la parete interna è a tenuta d aria e d acqua e la parete esterna è permeabile all aria) oppure a doppia parete ventilata verso l interno (la parete esterna è a tenuta d aria e d acqua mentre la parete interna è permeabile all aria). 2.3 Facciata semplice: Facciata, anche di tipo multistrato, che non è una facciata a doppia pelle. Sono incluse le facciate rivestite con elementi prefabbricati, fissati con legante umido o a secco in aderenza alla parete esistente sottostante ( cappotti termici ) e le facciate in mattoni o blocchi dotati di camera d aria per l isolamento termico. 2.4 Curtain wall (facciata continua): facciata esterna non portante, indipendente dall ossatura strutturale dell edificio e generalmente fissata davanti alla testa dei solai e dei muri trasversali. Una facciata continua include telai, pannelli, superfici vetrate, sigillature, sistemi di fissaggio, giunti, membrane di tenuta, ecc. Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 13

TIPOLOGIE DI FACCIATE VENTILATE Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 14

TIPOLOGIE DI FACCIATE VENTILATE Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 15

TIPOLOGIE DI FACCIATE VENTILATE Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 16

TIPOLOGIE DI FACCIATE VENTILATE Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 17

REQUISITI DI SICUREZZA ANTINCENDIO DELLE FACCIATE NEGLI EDIFICI CIVILI OBIETTIVI 1.limitare la probabilità di propagazione di un incendio originato all interno dell edificio, a causa di fiamme o fumi caldi che fuoriescono da vani, aperture, cavità verticali della facciata, interstizi eventualmente presenti tra la testa del solaio e la facciata o tra la testa di una parete di separazione antincendio e la facciata, con conseguente coinvolgimento di altri compartimenti sia che essi si sviluppino in senso orizzontale che verticale, all interno della costruzione e inizialmente non interessati dall incendio; 2.limitare la probabilità di incendio di una facciata e la sua successiva propagazione, a causa di un fuoco avente origine esterna (incendio in edificio adiacente oppure incendio a livello stradale o alla base dell edificio); 3.evitare o limitare, in caso d incendio, la caduta di parti di facciata (frammenti di vetri o di altre parti comunque disgregate o incendiate) che possono compromettere l esodo in sicurezza degli occupanti l edificio e l intervento in sicurezza delle squadre di soccorso. Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 18

PROPAGAZIONE DEL FUOCO IN FACCIATA Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 19

Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 20

COLLEGAMENTO FACCIATA SOLETTA Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 21

Isoterme esterne Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 22

Azioni termiche per l analisi della temperatura Curve di incendio nominale Curva Standard (ISO 834): θ g = 20 + 345 log 10 (8t +1) Curva da Idrocarburi: θ g = 1080(1-0,325 e -0,167t 0,675 e -2,5t )+20 Curva da Esterni: θ g = 660 (1-0,687 e -0,32t 0,313 e -3,8t )+20 1200 1100 1000 900 800 Temperatura [ C] 700 600 500 400 300 200 100 Curva nominale standard (ISO 834) Curva nominale degli idrocarburi Curva nominale esterna 0 0 15 30 45 60 75 90 105 120 135 150 165 180 Tempo [min] Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 23

COMPARTIZIONE DI PIANO E60ef (o i) a+b+c = 1 m > EI 60 EI 120 Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 24

FACCIATA A DOPPIA PELLE Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 25

PROPAGAZIONE DEL FUOCO IN FACCIATA VENTILATA Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 26

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FACCIATE A DOPPIA PELLE Possibili soluzioni tecnologiche Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 29

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3.2 Verifica dei requisiti di resistenza al fuoco La conformità di un sistema di facciata ai criteri stabiliti nell allegato alla presente linea guida deve essere eseguita attraverso uno dei seguenti metodi: 3.2.1 Metodo basato su prove La porzione della facciata (fascia) per la quale è previsto il requisito di resistenza al fuoco viene verificata secondo le seguenti indicazioni: per facciate semplici poggianti sui solai si applica la norma EN 1364 1 (Prove di resistenza al fuoco per elementi non portanti Muri); per facciate tipo Curtain Walls si applica la norma EN 1364 4 (Prove di resistenza al fuoco per elementi non portanti Facciate continue in configurazione parziale); nel caso in cui la facciata di tipo Curtain Walls debba garantire il requisito di resistenza al fuoco per tutto lo sviluppo e non limitatamente alla fascia prospiciente i solai e i muri di compartimentazione, anziché la norma indicata al punto precedente, si applica la norma EN 1364 3 (Prove di resistenza al fuoco per elementi non portanti Facciate continue in configurazione totale) La norma di classificazione EN 13501-2 fornisce la procedura di classificazione delle facciate semplici e Curtain Walls secondo i criteri E, I con i suffissi i (inside) e o (outside) legati da una freccia per indicare il verso di esposizione al fuoco. Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 32

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3.2.2 Metodo basato su soluzioni tipo (A) Elementi di facciata pesanti in calcestruzzo, pietra o muratura Per gli elementi di facciata pesanti, costituiti da materiali poco deformabili alle alte temperature (calcestruzzo, pietra o muratura), la verifica ai fini della classificazione E60-ef (o i) può essere eseguita facendo ricorso alle norme europee EN 1992-1-2 e EN 1996-1-2 o al D.M. 16/2/2007. Al tale proposito si rammenta che il requisito EI60 di una parete garantisce automaticamente anche il requisito E60-ef (o i). Gli elementi o parti della facciata che devono possedere i requisiti di resistenza al fuoco previsti dall allegato alla presente linea guida devono essere uniti con le restanti parti di facciata/solai/pareti di compartimentazione attraverso giunti ben sigillati, con uso di intonaco, malta o lana di roccia. Nel caso in cui gli elementi di facciata in calcestruzzo, pietra o muratura non poggino direttamente sulla soletta, il relativo giunto può essere realizzato: tramite un riempimento continuo in lana di roccia (altezza minima = 80 mm), e massa volumica non inferiore a 80 kg/mc ricoperto da una lamiera di sostegno in acciaio di spessore compreso tra 0,6 mm ed 1 mm, fissata da entrambe le parti della giuntura mediante fissaggi metallici e meccanici aventi sezione minima di 20 mm 2, in numero minimo di tre ogni metro. Il ricoprimento della lamiera deve abbracciare gli elementi della facciata, i solai o le pareti di compartimentazione interessate per una profondità minima di 100 mm. La stessa profondità deve interessare la sovrapposizione tra una lamiera e quella successiva; oppure tramite prodotto certificato ai fini della resistenza al fuoco secondo la EN 1366-4 e appositamente prodotto per le operazioni di riempimento di tipo lineare. Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 34

(B) Curtain Walls e altre facciate di tipo leggero Le parti o elementi di facciata appartenenti alla fascia di cui al punto 3.1.2, ivi incluse le connesse giunzioni con i solai o le pareti, devono essere verificati esclusivamente tramite le prove di cui al punto 3.2.1. Nel caso di variazioni dimensionali o tecnologiche del sistema di ancoraggio rispetto a quello sottoposto a prova, sono ammesse apposite specifiche valutazioni da eseguirsi, comunque, sulla base dei risultati sperimentali del sistema sottoposto a prova, seguendo le procedure previste dall Allegato B al DM 16/02/2007. Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 35

NORME EUROPEE DI PRODOTTO R : resistenza meccanica; E : tenuta; I : isolamento termico; W : irraggiamento; M : impatto meccanico EN 13830 Facciate continue Norma di prodotto EN 1364 3 Prove di resistenza al fuoco per elementi non portanti: Facciate continue (configurazione in grandezza reale) EN 1364 4 Prove di resistenza al fuoco per elementi non portanti: Facciate continue (configurazione parziale) Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 36

Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 37

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UNI EN 1364 3 : 2007. E 60 ef (o i) EI 60 (o i) Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 40

UNI EN 1364 4 : 2007. E 60 ef (o i) EI 60 (o i) Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 41

REQUISITI DI SICUREZZA ANTINCENDIO DELLE FACCIATE NEGLI EDIFICI CIVILI 5. REAZIONE AL FUOCO I rivestimenti, i pannelli, gli elementi decorativi fissi, i cappotti termici, gli isolanti termici, i materiali di tenuta, i sigillanti devono essere almeno di classe 1 di reazione la fuoco ovvero classe B-s3-d0, in accordo alla decisione della Commissione europea 2000/147/CE del 8.2.2000. Nel caso di isolanti termici non direttamente esposti all azione delle fiamme o dei fumi caldi, sono ammesse le seguenti classi di reazione al fuoco: - C-s3-d2 se protetti con materiali almeno di classe A2; - D-s3-d2 se protetti con materiali almeno di classe A1 - E se protetti con elementi almeno di classe di resistenza al fuoco EI30 Qualora la facciata contenga altri componenti accessori quali persiane, avvolgibili, scuri, frangisole, ecc. e tali componenti occupino una superficie maggiore del 50% dell intera superficie della facciata, i medesimi dovranno garantire i medesimi requisiti di reazione al fuoco indicati al primo capoverso. Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 42

REQUISITI DI SICUREZZA ANTINCENDIO DELLE FACCIATE NEGLI EDIFICI CIVILI ESODO DEGLI OCCUPANTI E SICUREZZA DELLE SQUADRE DI SOCCORSO Nel caso in cui le facciate siano composte da materiali fragili ovvero che in caso di incendio possono dare luogo a rotture e distacchi di parti non minute, deve essere assicurato che gli sbarchi delle vie di esodo, i luoghi sicuri esterni e le zone adibite alle operazioni di soccorso risultino protetti dalla caduta delle parti della facciata. Per edifici di altezza antincendio superiore a 54 m, la prescrizione di cui al comma precedente è estesa a tutte le parti costituenti l involucro dell edificio. Nel caso di facciate a doppia pelle, il dimensionamento e/o la progettazione del sistema di esodo dovrà necessariamente tenere conto della difficoltà di accesso all edificio dall esterno, in caso di incendio, da parte delle squadre di soccorso. È tuttavia possibile inserire in zone ben individuabili dalle squadre di soccorso dei serramenti con vetri facilmente apribili dall esterno. Nel piano di emergenza interno, appositamente predisposto nel caso di facciate a doppia pelle, dovrà esplicitamente essere imposto il divieto di utilizzo della cavità o intercapedine da parte degli occupanti ai fini della evacuazione. Detto piano, in analogia a quanto previsto dal DM 9/5/2007 per il SGSA, deve essere sottoposto all approvazione del locale comando VVF nell ambito della richiesta di parere di conformità antincendio e periodicamente verificato all atto del rilascio/rinnovo del CPI. Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 43

FACCIATE EDIFICIO 12 PROVINCIA DI BOLZANO Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 44

Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 45

Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 46

GRAZIE PER L ATTENZIONE Prof. Ing. Paolo Setti Politecnico di Milano Seminario HILTI Milano 15 luglio 2010 47

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