La storia della navigazione marittima ed in particolare della traversata atlantica, una delle rotte, fino a qualche anno fa molto frequentate, è costellata di disastrosi naufragi, con centinaia di vittime. Si deve ricordare che il traffico marittimo, sulla base del numero di passeggeri trasportati e dei chilometri percorsi, è quello più pericoloso. Al contrario le linee aeree sono le più sicure. Certo che quando succede, un incidente aereo lascia ben pochi superstiti, ma se si pensa ai milioni di passeggeri trasportati da un capo all altro del globo, la percentuale di rischio è la più bassa. Dopo aver sentito tanto parlare del Titanic in questo centesimo anniversario come del più grande disastro navale del secolo scorso (circa 1500 vittime delle 2100 persone che erano a bordo) non possiamo dimenticare il LUSITANIA, il PRINCIPESSA MAFALDA, e l ANDREA DORIA. Il primo, nel 1907, aveva tolto il record di velocità nella traversata atlantica, il famoso Nastro Azzurro che negli anni 30 venne conquistato anche dall Italia, al piroscafo tedesco KAISER WILHELM II, ma, nel corso della prima guerra mondiale fu affondato da un sommergibile tedesco, in mezzo all Atlantico, il 7 maggio 1915. In quel momento gli USA non erano ancora entrati in guerra, anche se simpatizzavano apertamente per la Gran Bretagna ed i suoi alleati. La perdita del Lusitania e di oltre 1200 passeggeri, quasi tutti americani, fu uno degli argomenti che decisero, un mese dopo, l entrata nel conflitto, degli USA contro la Germania. Pag. 1-6
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Il 25 ottobre 1927, al largo delle coste brasiliane, lo scafo del transatlantico italiano PRINCIPESSA MAFALDA ebbe una violentissima vibrazione. Di colpo si pensò che avesse perso una delle eliche, fatto grave, ma sopportabile. Si scoprì, invece, che uno degli alberi porta elica si era sfilato dai supporti ed aveva squarciato lo scafo. La nave s inclinò fortemente su d un lato, impedendo l uso di circa metà delle scialuppe di salvataggio. Il capitano Gulì rimase a bordo con parte degli ufficiali e dei marconisti, che continuarono a lanciare l SOS. Alcune navi accorse, riuscirono a salvare 945 persone, mentre gli altri, compreso il capitano morirono. Nella zona vennero segnalati numerosi squali che non contribuirono certo a salvare i naufraghi. Pag. 3-6
Più vicino a noi, l affondamento dell ANDREA DORIA. Era una nave passeggeri dell Italia di Navigazione, varata il 16 giugno 1951 e che effettuò il suo viaggio inaugurale il 14 gennaio 1953,al comando del capitano Pietro Calamai, di 59 anni, che per oltre cento volte aveva traversato l Atlantico. Stazzava 29.000 tonnellate, per cui non era la nave più grande ne la più veloce in servizio, ma era considerata la più sicura e la più elegante come finiture, ricca d opere d arte ed arredata con il massimo confort. Il 24 luglio del 1956, diretta a New York da cui distava, in linea d aria circa 300 chilometri, si scontrò con la nave svedese Stockholm, in quello che fu uno dei più famosi e controversi disastri marittimi della storia. Morirono 46 passeggeri, per la maggior parte alloggiati nelle cabine investite dalla prua della Stockholm, e 4 membri dell equipaggio. Tutti gli altri, si salvarono, e vennero raccolti a bordo del transatlantico Ile d France, dello stesso Stockholm e di altre navi, accorse sul luogo. Affondò dopo 11 ore di agonia, la mattina del 26 luglio. L incidente ricevette una grande copertura dei media, con la televisione che riprese in diretta l affondamento. Si accesero lunghe polemiche, si disse che l Andrea Doria non aveva il radar in funzione e che il capitano non aveva applicato quelle misure di sicurezza che l esperienza gli imponeva. Se ne parlò per settimane e mesi, poi sulla sua carcassa scese il silenzio. Pag. 4-6
Il relitto giace ad una profondità di 75 metri. Alcune spedizioni esplorative hanno constatato come il materiale di pregio, per la legge del mare, sia stato razziato nel corso negli anni. L Andrea Doria fu l ultimo grande transatlantico ad affondare prima che l aereo s imponesse come mezzo di trasporto per le lunghe traversate. Pag. 5-6
Ormai non se ne parla più, se non nelle rievocazioni, nelle storie e nelle leggende del mare. Germano Oss Pag. 6-6