Lo scavo della SAS 4000



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Lo scavo della SAS 4000 LA STORIA DELLO SCAVO E DELLA RICERCA L attività di ricerca archeologica intesa come scavo fisico di una porzione di terreno in questo settore della Riserva Naturale Orientata di Monte Bonifato, nasce con la scoperta, nel 2000, di uno scarico composto da numerosissime ossa animali associate a materiali ceramici di età indigena arcaica; tale scarico era stato rinvenuto nei pressi di uno sperone roccioso molto rilevato ed era posto lungo il margine della linea spartifuoco sul versante orientale della montagna: questa precedente attività, di brevissima durata, si era svolta nel corso di un progetto finanziato dalla Provincia Regionale di Trapani, condotto dall associazione culturale Kalat e con l alta sorveglianza della Soprintendenza di Trapani. Solo nel 2008, e sotto l egida del nuovo programma di studio e valorizzazione Bunifat, si decise di intervenire poche decine di metri più a monte rispetto all area del primitivo ritrovamento dove, grazie al più regolare e quasi pianeggiante profilo del monte, era possibile supporre, con maggiore probabilità, la presenza di edifici che dovevano aver prodotto quella grande quantità di rifiuti poco più a valle. Questa prima campagna di scavo produsse, in una prima fase, la scoperta di alcune strutture murarie in superficie da interpretare come pertinenti ad un edificio di età medievale e, in un secondo momento, sotto una coltre terrosa di poche decine di centimetri, il rinvenimento di strutture murarie riferibili alla fase arcaica del sito. Furono aperti due diversi saggi, uno presso l angolo interno dell edificio medievale e l altro più a nord, al centro della fascia spartifuoco, che ha restituito gli elementi più importanti per la comprensione della fase indigena di Monte Bonifato. Nella campagna 2009 si decise l allargamento del saggio principale e l apertura di una nuova trincea subito a sud, mentre veniva ultimato il piccolo sondaggio posto all interno dell edificio medievale; tuttavia, in questo settore, per verificare l estensione dell intera struttura, in futuro sarà necessario un progetto più vasto e specifico per consentire l asportazione di una cospicua coltre di macerie scivolata dal settore più elevato del pendio. 67

Lo scavo della SAS 4000 L anno 2010 ha rappresentato l ultima campagna di scavo del progetto Bunifat e l attenzione si è concentrata prevalentemente sugli edifici arcaici rinvenuti nel corso delle precedenti ricerche; l estensione ragguardevole del saggio principale circa 16 metri al centro dello spartifuoco ha permesso di ricostruire, pur se in modo del tutto parziale, una microstoria dell insediamento indigeno che, a partire almeno dal VII secolo a.c., si era stabilito su questo versante del monte. Diversi edifici articolati su più fasi appaiono intersecarsi e sovrapporsi lungo un periodo che comprende almeno due secoli; mentre, dopo un lungo intervallo estesosi quasi per un millennio e mezzo, una nuova comunità si ristabilisce nella medesima area di quella indigena, come hanno testimoniato non solo le strutture murarie ma anche altre attività, rilevate archeologicamente, realizzate dagli abitanti del villaggio medievale. Il sito archeologico indagato durante le tre diverse campagne di scavo sul versante orientale di Monte Bonifato si configura come un importante nuovo tassello del più generale mosaico degli insediamenti indigeni della Sicilia occidentale con Erice, Segesta, Entella e Monte Polizzo; nuove future ricerche dovranno stabilire la consistenza e l estensione di questo abitato e identificare le diverse trame che connettevano la comunità indigena di Bonifato con gli altri insediamenti attraverso gli influssi e le direttrici commerciali proprie del Mediterraneo centrale. I materiali ceramici presentati in questa sede e le loro definizioni cronologiche sono frutto di uno studio del tutto preliminare; ulteriori e più approfondite ricerche, nell ottica di una pubblicazione sistematica e complessiva dello scavo, potranno in futuro precisare gli ambiti produttivi e temporali del patrimonio ceramico e materiale di Monte Bonifato. I PERIODI DELL INSEDIAMENTO Periodo I - VII secolo a. C. L indicazione cronologica espressa nel titolo di questo paragrafo riguarda i livelli più antichi finora indagati durante lo scavo; la ricerca, infatti, non ha raggiunto il banco roccioso, e le indicazioni emerse finora hanno dimostrato con chiarezza che al di sotto degli elementi messi in luce esistono strati e, verosimilmente, altri edifici ancora più antichi. 68

Carmela Cipolla, Claudia Filippi, Luana Poma, Pierfrancesco Vecchio A questo periodo possiamo assegnare una struttura quadrangolare allungata (fig. 1) edificio A orientata in senso nord-ovest/sud-est che occupa il settore centrale del saggio. I muri sono realizzati con lastre di calcare sbozzate irregolarmente ma rifinite in modo da mostrare su almeno tre lati una faccia liscia e rettilinea; la tecnica di realizzazione di queste murature prevedeva una posa in opera abbastanza semplice, senza alcuna fondazione tagliata nel terreno per l imposta del primo corso di lastre, secondo quanto è stato rilevato finora; le lastre o i blocchetti di calcare venivano poi sistemati su due paramenti o facce, una interna e l altra all esterno, connesse grazie all uso di un legante composto da fango o terra nerastra misti spesso a noduli di gesso o calcare marnoso di piccole dimensioni. Questi inclusi servivano probabilmente a rendere più stabile e meno incoerente l impasto realizzato con terra cruda mentre è probabile che la parte più elevata del muro fosse creata con una tecnica completamente diversa: si può ipotizzare, infatti, che l alzato dei muri, ora non più conservato, fosse costruito con un impasto di fango e paglia sostenuto, o intercalato, da elementi lignei (una intelaiatura costituita da pali verticali e travi orizzontali), tutti materiali che non possono più essere rilevati archeologicamente a causa della loro deperibilità. L edificio A è stato individuato solo su tre lati mentre il quarto verso nord è stato coperto (o smantellato) da un altra struttura, l edificio B, di cui è stato individuato finora solo un imponente muro curvilineo che procede da ovest verso nord (vedi periodo II). L edificio quadrangolare non ha una superficie interna univoca ma mostra in realtà, al di sotto degli strati parzialmente scavati (fig. 2), due partizioni interne, molto probabilmente due diverse stanze, una a nord e una a sud quest ultima più piccola mentre l altra non è percepibile in tutta la sua estensione perché si allunga sotto il muro curvilineo e la sezione di scavo. Un altra peculiarità di questo edificio è la presenza di una piccola apertura praticata sul muro ovest con gli stipiti ben squadrati e perfettamente leggibili (fig. 3): tale elemento è della massima importanza perché indica che l edificio A è molto più esteso del settore messo in luce e, quindi, altri ambienti sarebbero conservati sotto la coltre di terreno non ancora scavata ad ovest del saggio. All interno dei due vani i pavimenti erano realizzati con terra battuta mista a sporadici frammenti ceramici e durante lo scavo non sono stati 69

Lo scavo della SAS 4000 trovati particolari concentrazioni o accumuli di vasi frantumati o ricostruibili, anche in parte: questo indica che durante la vita di questo edificio non si sono verificati eventi traumatici che hanno portato all abbandono repentino e alla distruzione del patrimonio di vasi e contenitori ceramici utilizzati nei due ambienti dell edificio A. Pur utilizzando materiali locali e modelli edilizi non particolarmente monumentali tuttavia in questa unità abitativa si sono riscontrate alcune caratteristiche che dimostrano una certa accuratezza nella tecnica costruttiva: i pavimenti in terra battuta presentano come inclusi una consistente quantità di lastrine di calcare non superano mai i due-tre centimetri di lunghezza il cui scopo era quello di drenare la superficie dei battuti dall acqua e mantenerne così l integrità e la durata. L altra peculiarità è attestata da una piccola nicchia praticata sul muro di fondo meridionale dell edificio (fig. 3) che potrebbe avere accolto un elemento ligneo (o delle scansie su più livelli) funzionale alla vita domestica all interno dell ambiente, per contenere o conservare gli oggetti di uso quotidiano. Periodo I - I materiali Il materiale proveniente dalle unità stratigrafiche relative a questo periodo è prevalentemente ceramico, fatta eccezione per un piccolo frammento di bronzo, diversi pestelli in pietra e una conchiglia marina di tipo bivalve. La presenza quasi esclusiva di ceramica indigena in tutta l area del saggio, e soprattutto negli strati attribuibili a questa fase, rappresenta un limite per la precisa collocazione temporale dei reperti in esame (fig. 4). Questa indeterminatezza è causata dal conservatorismo di forme e decorazioni che caratterizza le produzioni indigene in genere, per le quali non è stato ancora possibile stabilire una seriazione crono-tipologica. In assenza, dunque, di associazioni con materiale ceramico d importazione datante è difficile stabilire, allo stato attuale, un ambito cronologico ristretto. Il repertorio ceramico documentato per questo periodo comprende prevalentemente esemplari realizzati ad impasto ma non mancano quelli eseguiti al tornio. Al di là di questa distinzione tecnica la ceramica può presentare o meno delle decorazioni dipinte, impresse e incise. 70

Carmela Cipolla, Claudia Filippi, Luana Poma, Pierfrancesco Vecchio Tra la ceramica realizzata ad impasto e non decorata sono documentati frammenti pertinenti per lo più a grandi contenitori per la conservazione delle derrate alimentari (pithoi), a recipienti utilizzati per la preparazione (mortai), la cottura (pignatte) e il consumo dei cibi (scodelle e scodelloni). Poco rappresentati, e conservati in stato assai frammentario, sono gli esemplari di ceramica a decorazione geometrica impressa e incisa, realizzati sia ad impasto sia al tornio e pertinenti a forme aperte (come ad esempio scodelline) e chiuse (anfore e brocche). La decorazione prevalente è costituita da linee incise e da motivi a zig-zag; in un unico esemplare si ritrovano anche dei motivi a cerchielli concentrici impressi. Gli schemi decorativi riscontrati a Monte Bonifato rientrano nel repertorio noto in altri centri indigeni della Sicilia (stile Sant Angelo Muxaro) e ampiamente documentati anche nei vicini centri elimi. Tra la ceramica ad impasto ritroviamo inoltre quella dipinta con decorazione sfumata di color rosso e marrone, altrimenti nota come ceramica piumata, attestata nei contesti della Sicilia orientale già dall età del Bronzo finale, ma che perdura anche nella successiva età del Ferro, fino al VII secolo a.c., in insediamenti della Sicilia centro-meridionale. La sua presenza a Monte Bonifato, spesso all interno delle vasche degli scodelloni, costituisce la testimonianza più occidentale di questa decorazione. Per quanto riguarda la produzione ceramica tornita, sostanzialmente destinata alla mensa o alla dispensa, la forma più frequente è quella della scodella, in genere a vasca carenata con bugne forate. Meno attestate risultano essere le brocche, anche trilobate, le anfore da tavola, le olle, i bacini e gli scodelloni. Alla trasformazione dei cibi dovevano invece essere destinati i mortai, dotati di beccuccio versatoio, dei quali si conservano alcuni frammenti. Le forme sinora descritte, specie le brocche e le scodelle, possono presentare delle decorazioni dipinte con semplici motivi geometrici in bruno o rosso mattone (reticoli, linee, motivi a onda). Completano il repertorio ceramico indigeno tre esemplari di fuseruole biconiche che, pur così numericamente ridotte, potrebbero documentare un attività di filatura nell ambito dell economia domestica dell insediamento. La documentata presenza di prodotti di importazione greca non consente, a causa del pessimo stato di conservazione dei frammenti, di for- 71

Lo scavo della SAS 4000 nire un indicazione cronologica puntuale per questa fase che tuttavia sembrerebbe ricadere all interno del VII secolo a.c. Periodo II VII-VI secolo a.c. Nella storia dell insediamento questo momento sembra rappresentare una svolta radicale nella concezione degli spazi costruiti; l edificio A viene obliterato e ricoperto di terra, verosimilmente dopo essere stato abbandonato poiché durante lo scavo non sono state rilevate le tipiche tracce di distruzione caratterizzate, quasi esclusivamente, da strati molto consistenti di cenere o carboni, in seguito al disfacimento delle componenti lignee della costruzione. Al di sopra di questo livellamento viene impostata una nuova struttura l edificio B che è rappresentata dal muro curvilineo posto presso la sezione nord del saggio e che appare come il più monumentale nelle dimensioni rispetto a tutti gli altri finora messi in luce (fig. 5). La larghezza media è m 0,80/1 ma la notevole estensione è data anche dalla presenza di una peculiare fodera una sorta di bassa banchina attestata lungo tutto il paramento interno messo in luce. Allo stato della ricerca e data la limitata estensione dello scavo non è possibile ipotizzare nessuna funzione per questo edificio (una capanna?) che potrebbe avere una planimetria ellittica, verosimilmente, anche di notevole estensione; nello spazio interno all edificio B è stata messa in luce una suddivisione che mostra un breve paramento a blocchetti allungati (fig. 5), di incerta definizione, che ipoteticamente si potrebbe definire come una installazione funzionale alla vita all interno di questo spazio. Pur nell incertezza della destinazione dell edificio B, la monumentalità della tecnica muraria e l eccezionale dimensione, ipotizzabile sulla base delle misure finora rilevate, indicano l importanza che esso doveva ricoprire all interno della comunità indigena che viveva a Monte Bonifato. Periodo II I materiali Il repertorio vascolare relativo a questo periodo non si discosta molto dalle forme e decorazioni riscontrate nella fase precedente (fig. 6). Per quanto riguarda la ceramica ad impasto, questa era destinata 72

Carmela Cipolla, Claudia Filippi, Luana Poma, Pierfrancesco Vecchio soprattutto alla conservazione, preparazione e cottura degli alimenti. Tra le forme attestate prevalgono gli scodelloni spesso con decorazione dipinta piumata al loro interno e i grandi contenitori, come i pithoi, che possono presentare una cordonatura plastica all esterno. Tra la ceramica tornita di produzione indigena, e destinata al consumo di pasti e bevande, continuano a prevalere le scodelle con presa bugnata, soprattutto acrome o con decorazione geometrica dipinta, mentre rispetto alla fase precedente risultano maggiormente attestate forme chiuse quali anfore domestiche e varie tipologie di brocche, spesso dipinte. Pur mantenendo sostanzialmente il medesimo repertorio formale, adesso sembra essere maggiormente documentata la ceramica impressa e incisa. All ambito coloniale greco sono da ricondurre alcuni reperti ceramici che nonostante il loro cattivo stato di conservazione forniscono un orizzonte cronologico meno ampio. In particolare ci riferiamo alla presenza di un frammento di coppa con decorazione a bande bruno-nere dipinte sull orlo e forse anche sulla vasca, riconducibile probabilmente alle cosiddette coppe a filetti di produzione coloniale e databile tra la fine del VII e la prima metà del VI secolo a.c. Tra i materiali utili alla definizione cronologica del II periodo è necessario ricordare la presenza di un frammento di orlo di anfora fenicia da trasporto probabilmente riconducibile ad un tipo prodotto nella zona del cosiddetto Circulo del Estrecho, dal secondo quarto del VII fino alla metà del VI secolo a.c. (fig. 7). I materiali d importazione sinora descritti testimonierebbero la presenza di sporadici contatti tra gli abitanti di Monte Bonifato e le realtà coloniali (greche e fenicie) del territorio circostante. Periodo III prima metà VI secolo a.c. Questa fase testimonia un generale abbandono del settore indagato dell abitato indigeno dopo che i due edifici A e B non sono stati più utilizzati e sono stati ricoperti da strati di livellamento; non cessa però del tutto l attività di frequentazione e di uso dell area, come testimoniano alcune strutture rinvenute poco al di sotto dello strato superficiale di terra. 73

Lo scavo della SAS 4000 Il lungo muro posto su quasi tutto il limite orientale del saggio (fig. 8) delimita ancora uno spazio interno e agisce nello stesso tempo da terrazzamento per una nuova fase di vita e di frequentazione: questo muro ha servito da limite dello spazio insediativo, in pratica, per tutti e tre i periodi relativi all età indigena, di volta in volta restaurato, integrato o ripristinato in relazione alle esigenze degli abitanti. Un breve tramezzo interno che era stato messo in luce nella campagna del 2008 indica che anche questa struttura aveva delle suddivisioni interne (fig. 9) e che deve aver contribuito in qualche forma alla vita dell ultima fase della comunità indigena di Monte Bonifato. Periodo III I materiali Dall analisi dei materiali ceramici restituiti dai livelli pertinenti a questo periodo, si osserva un lieve aumento dei prodotti d importazione e l apparente scomparsa della ceramica piumata (fig. 10). La maggior parte della ceramica rinvenuta è comunque di produzione indigena ad impasto e tornita e rientra nelle categorie già attestate nei livelli precedenti, non notandosi particolari variazioni nelle forme e nelle eventuali decorazioni. Continuano infatti a prevalere i pithoi e gli scodelloni nell ambito della ceramica d impasto e la scodella per quanto riguarda la ceramica al tornio. Relativamente alla ceramica ad impasto, occorre evidenziare anche in questi livelli la scarsa presenza di ceramica da fuoco, documentata dalle cosiddette pignatte troncoconiche, di cui si conservano pochissimi, ma caratteristici frammenti. Questa forma è ampiamente attestata in contesti indigeni e fenici dell Età del Ferro e si mantiene morfologicamente immutata fino ad età medievale. Non sono documentate le fuseruole biconiche che invece erano presenti, anche se con pochi esemplari, nei precedenti periodi. Alcuni pestelli e macinelli litici potrebbero rimandarci ad altre attività di preparazione domestica dei cibi. Gli unici elementi che consentono di datare questo periodo sono costituiti da esigui frammenti ceramici di tradizione greca e fenicia, alcuni dei quali però verosimilmente residuali. Per quanto riguarda i primi si tratta di tre orli di coppe ioniche (del tipo B1 e B2) di probabile produzione 74

Carmela Cipolla, Claudia Filippi, Luana Poma, Pierfrancesco Vecchio greco-orientale, almeno nel caso delle B2; di un piccolo frammento di orlo di una kotyle forse di produzione corinzia; di uno skyphos con decorazione a tremoli che imita le kotylai del corinzio medio, ed infine di un frammento di parete con decorazione rosso-bruna a semicerchi penduli che si ispira alla tradizione euboica. Ad importazione fenicia sono da ricondurre due frammenti di orlo pertinenti al medesimo esemplare del tipo anforico precedentemente descritto. Il materiale che abbiamo analizzato fornisce un quadro cronologico compreso tra la fine del VII e il VI secolo a.c. Periodo IV XII-XIII secolo d.c. Dopo un lunghissimo intervallo cronologico che non sembra testimoniato da nessuna forma di insediamento né temporanea né sporadica, questa porzione della pendice orientale del monte torna ad essere stabilmente frequentata in età medievale. Lo scavo ha, infatti, testimoniato la presenza di muri affioranti, ben distinguibili talvolta anche sulla superficie dell humus, nel settore a sud e ad ovest del saggio centrale sul limite tra la fascia spartifuoco e il margine del bosco. Durante lo scavo degli strati più recenti, relativi alla coltre terrosa tra gli alberi e dei livelli di dilavamento del pendio scivolati da strutture più a monte, sono stati recuperati numerosi frammenti ceramici relativi alle produzioni di invetriata e di comune di età medievale. L unità abitativa meglio conservata e ancora parzialmente scavata si trova nel settore meridionale dello scavo ed è stata contrassegnata come edificio 1 (fig. 11). Si tratta di un angolo di un ambiente delimitato da due muri di cui si conservano i paramenti murari per circa 1 metro di altezza e la cui tecnica mostra una esecuzione raffinata; i componenti restano praticamente identici a quelli di età indigena lastre di calcare e legante a base di un impasto di fango ma la resa è molto più accurata, con il taglio preciso delle lastre e tendenzialmente più regolare, con una razionale messa in opera dei corsi della muratura (fig. 12). In questa circostanza si è potuto verificare che il muro medievale è stato fondato direttamente sullo strato di abbandono o distruzione di età indigena mentre nel livello più in basso lo strato di vita di età arcaica si è conser- 75

Lo scavo della SAS 4000 vato subito al di sopra del banco roccioso: la sezione, infatti, mostra in modo esemplare la successione delle epoche storiche dalla fondazione del periodo elimo all ultima stagione di età normanno-sveva. Nel saggio principale non sono state messe in luce muri relativi a questo periodo ma è stato possibile registrare l attività di asportazione di terra testimoniata, dal punto di vista archeologico, da una fossa di forma approssimativamente circolare (fig. 13). Questa appare riempita in due momenti: un primo restringimento caratterizzato da terreno marnoso più compatto contenente numerosi frammenti di coppi impastati con paglia di grosse dimensioni, mentre un secondo riempimento interno caratterizzato da terreno bruno era sicuramente proveniente dal dilavamento degli strati di superficie. Periodo IV I materiali I materiali che caratterizzano la fase di occupazione medievale del sito ad un esame preliminare sembrano ascrivibili ad età normanna e soprattutto sveva, ovvero dalla seconda metà del XII alla prima metà del XIII secolo (fig. 14). Sono documentate forme ceramiche da mensa (come catini, tazze, boccali, ciotole), le caratteristiche anfore da trasporto con solcature più o meno accentuate su tutta la superficie esterna (a cannelures), mentre risultano assenti le ceramiche da fuoco. Tra la produzione destinata alla tavola prevalgono gli esemplari con rivestimento invetriato monocromo verde sia all interno che all esterno, la cui tonalità varia a seconda della quantità di pigmenti usati e dello spessore del rivestimento. Fra i reperti si è riscontrata anche ceramica invetriata con decorazione in verde ramina e bruno manganese. Da segnalare è inoltre la presenza di diversi chiodi in ferro e di numerosi frammenti di coppi in malta celamidarum (impastati con paglia) di grosse dimensioni, rinvenimenti che sembrano confermare la presenza di strutture stabili piuttosto che una frequentazione episodica del sito. Carmela Cipolla Claudia Filippi Luana Poma Pierfrancesco Vecchio 76

Fig. 1: L edificio A visto da Nord-ovest. Fig. 2: Il muro di partizione interna nell edificio A; al centro, ancora coperto da strati, il muro divisorio tra i due ambienti. 77

Fig. 3: Gli stipiti della porta presso la sezione Ovest dello scavo. A Sud la piccola nicchia praticata nel muro di fondo dell edificio A. Fig. 4: Selezione dei reperti del periodo I. 78

Fig. 5: Il muro curvilineo dell edificio B, da Ovest; sul paramento interno si nota la bassa banchina. Al centro l installazione a blocchetti. Fig. 6: Selezione dei reperti del periodo II. 79

Fig. 7: Frammenti dell orlo dell anfora fenicia. Fig. 8: Il muro di terrazzamento ad Est del saggio. 80

Fig. 9: La struttura del periodo III con il muro di partizione interno. Fig. 10: Selezione dei reperti del periodo III. 81

Fig. 11: L edificio 1 visto da Nord-ovest. Fig. 12: Il paramento interno del muro Est dell edificio 1 e la sezione degli strati sottostanti il muro. 82

Fig. 13: La fossa medievale (strato di colore grigio-scuro con pietrame) all interno del saggio I. Fig. 14: Selezione dei reperti del periodo IV. 83