DEI DELITTI E DELLE PENE Cesare Beccaria Lavoro di filosofia fatto da Gabriele Gatti, Antonino Curcio e Alessio Caputo di 4 CS
CESARE BECCARIA E IL SUO DEI DELITTI E DELLE PENE L opera è frutto dello slancio culturale e sociale dell Illuminismo, non è uno scritto di tipo tecnico/giuridico, bensì è un opera filosofica che risponde all esigenza di rinnovare un sistema superato.
PREMESSA Molto sinteticamente l opera di Beccaria ci illustra come è nato e come dovrebbe funzionare il sistema legislativo: gli uomini inizialmente vivevano in una condizione di continue guerre, lo stato di guerra, in cui la sicurezza del singolo era messa continuamente a repentaglio, e dunque per salvaguardare la propria sicurezza gli uomini decisero di delegare una parte dei loro diritti allo stato.
In seguito a questo patto lo stato acquista il compito di salvaguardare la sicurezza del singolo cittadino. Le leggi sono le norme o regole stipulate tra lo stato e il cittadino al momento del patto mentre le pene sono gli strumenti attraverso i quali la società fa rispettare le leggi. Chi non rispetta una legge compie un delitto.
LE LEGGI Il compito dello stato è quello di fare rispettare delle leggi, di salvaguardarle così che nessun cittadino compia un delitto. Una caratteristica fondamentale delle leggi è che siano chiare e precise in modo che non ci sia bisogno di qualcuno che le possa interpretare e di conseguenza che si riesca ad aggirarle.
I DELITTI Dopo molte teorie che hanno causato conseguenze illogiche (ad esempio chi pensava che la gravità di un delitto dipendesse dalla dignità della persona offesa, quindi bestemmiare Dio era più grave di uccidere il monarca), si arriva infine ad affermare che i delitti vanno misurati in base a quanto danneggino il bene pubblico.
Quindi si distinguono tre tipi di delitti e in ordine di importanza sono: Delitti di lesa maestà : delitti che danneggiano direttamente la società o chi la rappresenta (tipico esempio attentare alla vita del sovrano), puniti con la pena più alta. Delitti che offendono la sicurezza di ciascun particolare. Delitti che disturbano la tranquillità pubblica.
PREVENZIONE DEI DELITTI Beccaria inizia il capitolo con la frase è meglio prevenire i delitti che punirli. Vi sono vari metodi: Le leggi devono essere chiare e semplici e gli uomini devono temerle. Creare una situazione di minore infelicità possibile così che il singolo cittadino eviti di danneggiare la vita di ogni altro concittadino.
LE PENE Le pene vengono messe in atto quando il singolo cittadino viene meno al patto fatto con lo stato, ovvero infrange una legge e compie un delitto. Il sovrano ha dunque il compito di punire questi uomini. Compito delle pene è quello di salvaguardare ogni singola legge così da farla rispettare.
Ogni delitto ha quindi una conseguente pena, perciò non tutte le pene sono uguali. Ci deve essere una proporzione tra delitto e pena. Un delitto poco grave implica una minor pena rispetto ad un delitto più grave. Le funzioni delle pene sono principalmente due: correggere il criminale per riportarlo sulla retta via e garantire alla società la sicurezza.
PRONTEZZA DELLA PENA E fondamentale che il tempo trascorso tra delittoepenasia il minorepossibilecosìcheil reo possa associare più fortemente il rapporto di causa-effetto fra i due. Il ritardo dell attuazione della pena rende solo più difficile la comprensione di questa relazione di causa-effetto.
La privazione delle libertà, ovvero il carcere, essendo una pena non deve precedere il processo e deve servire solo per impedire che ilreofuggaooccultileprove.
LA TORTURA Con la tortura si cerca di fare parlare il presunto colpevole. Beccaria condanna fortemente questa pratica per vari motivi: poiché la giustizia in teoria dovrebbe punire i colpevoli ma la tortura punisce tanto i colpevoli quanto gli innocenti.
Inoltre si rischia che, sotto tortura, anche un innocente confessi un crimine pur di mettere fine ai supplizi. La tortura è ingiustificata perché viene applicata prima della condanna.
LA PENA DI MORTE Mentre Beccaria definisce la pena di morte lecita negli stati deboli dove i criminali compiono delitti spudoratamente, la condanna fermamente per gli stati del 1700 che attraverso l assolutismo illuminato si rafforzano molto. Questo perché il criminale dovrebbe temere lo stato ed evitare di compierlo per il timore della pena.
Dunque la pena di morte diventa errata poiché proprio perché lo stato è forte deve essere in grado di punire il reo. La pena capitale va contro la seconda funzione delle due pene, ovvero non può correggere il criminale.
CONCLUSIONE Per fare questo lavoro abbiamo letto i 42 capitoli ed estratto i più fondamentali. In seguito abbiamo riordinato quelli estratti secondo un ordine sensato e preciso. Ci scusiamo per il ritardo. 6 Maggio 2011 Gabriele Gatti, Antonino Curcio e Alessio Caputo