CARAVAGGIO (MICHELANGELO MERISI) 1571-1610 Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, nasce a Milano nel 1571. Si forma presso la bottega del pittore Simone Peterzano nella città di Milano dove recepisce i modi di due tradizioni diverse: da un lato il realismo lombardo, dall'altro il rinascimento veneto, con il quale viene in contatto quando Peterzano lo porta con se in alcuni viaggi a Venezia, dove conosce l'arte del Tintoretto. A vent'anni si trasferisce a Roma, prima presso Lorenzo Siciliano, di seguito presso Antiveduto Gramatica, poi presso il Cavalier d'arpino. Costui gli affida l'esecuzione di quadri di genere, rappresentanti fiori o frutta, genere disprezzato dagli accademici del tempo perchè ritenuti soggetti inferiori rispetto a dipinti in cui venivano rappresentate figure umane. Egli inventa un suo particolare repertorio dipingendo giovani presi dalla strada, messi in posa, accompagnati da cesti di frutta, calici e oggetti di vetro.
IL BACCHINO MALATO 1592-93 CM 67X53 ROMA GALLERIA Tra i primi dipinti dell'artista c'è il Bacchino malato, oggi alla galleria Borghese di Roma, dipinto nel 1591 circa, che viene considerato un autoritratto eseguito nel periodo in cui fu ricoverato in ospedale per malaria; inoltre, del primo periodo della sua attività sono: il Ragazzo morso da un ramarro, il Giovane con cesto di frutta e Bacco degli Uffizi. Rivela la sua predilezione per soggetti popolareschi e musicali nei dipinti come I bari, La buona ventura, Il suonatore di liuto. Esemplare è il Canestro di frutta, oggi a Milano alla Pinacoteca Ambrosiana, in cui rappresenta gli oggetti così come sono in realtà: la foglia secca, la mela bacata, senza cercare di abbellire la natura, ma rappresentandola così com'è.
RAGAZZO CON CANESTRO DI FRUTTA 1592-93 CM 70X67 ROMA GALLERIA BORGHESE RAGAZZO MORSO DAL RAMARRO 1593-94 CM 65X52 FIRENZE FONDAZIONE LONGHI
BACCO 1593 CM 85X95 FIRENZE GALLERIA DEGLI UFFIZI
CANESTRA DI FRUTTA 1595-96 CM 31X47 MILANO PINACOTECA AMBROSIANA
I BARI 1594 CM 90X112 TEXAS KIMBELL ART MUSEUM
LA BUONA VENTURA 1593-94 CM 90X131 PARIGI LOUVRE
Il suo primo quadro di figure, dipinto nel 1595 circa, è il Riposo durante la fuga in Egitto, nel quale è chiaro il richiamo ai grandi maestri bergamaschi e bresciani come Savoldo, Lorenzo Lotto e Moretto. Ma è altrettanto evidente il richiamo alla cultura romana dimostrato dall'angelo rappresentato di spalle che è il perno dell'intera composizione. In questo periodo abbandona la bottega del Cavalier d'arpino e passa sotto la protezione del cardinal Francesco Maria Del Monte che lo immette in un ambiente culturale molto più stimolante, esegue infatti in questo periodo Testa di Medusa, San Giovanni Battista, L'amore vittorioso, Giuditta e Oloferne. GIUDITTA E OLOFERNE 1595-96 CM 145X195 ROMA GALLERIA D ARTE ANTICA
RIPOSO DURANTE LA FUGA IN EGITTO 1594 CM 133X166 GALLERIA DORIA PAMPHILJ
La sua maturazione verso uno stile personale è evidente soprattutto nei dipinti della cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi a Roma per la quale esegue tre dipinti: la Vocazione di San Matteo, il Martirio di San Matteo e San Matteo e l'angelo. Con il Martirio di San Matteo ha inizio la poetica caravaggesca del rapporto luce-ombra che poi si svilupperà nelle opere successive. Nel dipinto rappresentante la Vocazione di San Matteo il racconto è immerso nella realtà del tempo, con personaggi con abiti moderni. La luce è l'elemento caratterizzante l'intera opera. E' una luce soffusa che entra da una finestra fuori scena sulla sinistra illuminando il braccio del Cristo che emerge dall'ombra sulla destra. Il taglio della luce conduce l'occhio dello spettatore da destra verso sinistra, dal gruppo di personaggi al gesto di Cristo.
CAPPELLA CONTARELLI La Cappella fu acquistata nel 1565 dal cardinale francese Mathieu Cointrel (italianizzato in Matteo Contarelli, presso S. Luigi dei Francesi, a Roma). L'obiettivo del cardinale, che morì nel 1585, era quello di decorare la pala dell'altare con storie dedicate a san Matteo, di cui lui portava il nome. Il piano iconografico fu da lui stesso stabilito: al centro vi doveva essere l effigie del santo intento a scrivere il vangelo e ai due lati le figure con la vocazione del santo e con il suo martirio. Gli eredi del Contarelli, grazie alla mediazione del cardinal Del Monte, decisero di rivolgersi al Caravaggio, che riceverà così la sua prima pubblica commissione. La prima tela ch'egli eseguì fu quella del Martirio di San Matteo per la parete di destra. Dopo diversi tentativi pervenne a una composizione un po sovraffollata, che rimanda a composizioni manieriste, mentre i nudi sono di palese derivazione michelangiolesca. L intera scena è circondata dal buio, come se il tutto stesse avvenendo di notte. D'ora in poi, in effetti, Caravaggio adotterà sempre il fondo scuro per le sue immagini. Qui, tuttavia, vi è una chiara incertezza sull uso della luce, che ha più che altro la funzione di rischiarare l immagine dall oscurità. Il distribuirsi delle zone chiare non segue una direzione precisa e univoca, così che anche la composizione del quadro sembra dispiegarsi senza un motivo unitario. La seconda opera fu la Vocazione di San Matteo per la parete di sinistra e, nel 1602, il San Matteo e l'angelo per la pala d'altare centrale, che dovrà essere completamente rifatta perché giudicata di un realismo troppo brutale. Queste tre opere costituiscono indubbiamente un momento di svolta nella vita dell'artista, passando egli da tele di dimensioni medie, con poche figure, prevalentemente di soggetto profano, a grandi tele di contenuto religioso (la Vocazione è di cm 322 x 340). Ma è molto difficile sostenere che in tale svolta si possa assistere a una conversione "religiosa" dell'artista. Fino alla realizzazione del suddetto trittico, Caravaggio veniva considerato un campione di nature morte, o comunque un artista che non poneva affatto alcuna gerarchia di valore tra natura e figure umane; anzi, piuttosto che dipingere soggetti religiosi della cristianità, preferiva quelli mitologici come Bacco e la Medusa. Probabilmente il trittico gli era stato assegnato dopo la realizzazione di due opere religiose: Giuditta e Oloferne, la cui decapitazione appare quanto meno sconcertante, e Santa Caterina d'alessandria, dove userà la stessa modella per Giuditta e per la Maddalena pentita.
MARTIRIO DI SAN MATTEO 1599-1600 CM 323X343 ROMA SAN LUIGI DEI FRANCESI
VOCAZIONE DI SAN MATTEO 1599-1600 CM 322X340 ROMA SAN LUIGI DEI FRANCESI
SAN MATTEO E L ANGELO 1602 CM 292X186 ROMA SAN LUIGI DEI FRANCESI
Nella vita di Caravaggio, partire dal 1603, si succedono senza interruzione denunce alla polizia, risse, processi: nel 1605 si rifugia a Genova, dopo aver ferito un cancelliere in tribunale. Nel maggio del 1606, un duello si conclude tragicamente con l'uccisione del suo avversario (ma lui rimane comunque ferito), omicidio che lo costringe a fuggire, prima a Palestrina e poi nell'italia meridionale. Comincia allora una vita da fuggiasco, in cui si alternano successi e sventure. Nel 1607 si reca a Napoli dove esegue per chiese e conventi alcuni capolavori come la "Flagellazione di Cristo" e le "Sette opere di misericordia". Ma le sue peregrinazioni non si fermano e anzi lo portano, siamo nel 1608, fino a Malta. Il ritratto del gran maestro Alof de Wignacourt gli vale altre ordinazioni, in particolare il grande "notturno" della "Decollazione di san Giovanni Battista", conservato appunto nel duomo di La Valletta. Caravaggio è accolto nell'ordine dei Cavalieri, ma notizie provenienti da Roma, riguardanti i motivi del suo esilio, provocano un'inchiesta e quindi l'ennesima fuga del pittore. In autunno si reca in Sicilia. dove, spostandosi da una città all'altra lascia numerosi esempi del suo genio: il "Seppellimento di Santa Lucia", eseguito a Siracusa per l'omonima chiesa; la "Resurrezione di Lazzaro" e l'"adorazione dei pastori" oggi esposte al museo di Messina.
INCREDULITA DI SAN TOMMASO 1601-02 CM 107X146 BILDERGALERIE
MORTE DELLA VERGINE 1605 CM 349X245 PARIGI LOUVRE
CENA IN EMMAUS 1595-96 CM 139X195 LONDRA NATIONAL GALLERY
CENA IN EMMAUS 1606 CM 141X175 MILANO PINACOTECA DI BRERA
SAN GIROLAMO IN MEDITAZIONE 1606 CM 118X81 MONTSERRAT MONASTERO DI SANTA MARIA
SAN GIROLAMO SCRIVENTE 1606 CM 112X157 ROMA GALLERIA BORGHESE
DAVIDE CON LA TESTA DI GOLIA 1609 CM 159X124 ROMA GALLERIA BORGHESE Ritornato a Napoli nell'ottobre del 1609, è aggredito e gravemente ferito. Nel contempo i suoi protettori romani si adoperano per ottenergli la grazia. Ancora convalescente si imbarca nel luglio del 1610 per lo Stato pontificio. Arrestato per errore alla frontiera di Porto Ercole e liberato due giorni dopo, vaga lungo le spiagge alla vana ricerca della barca che lo aveva trasportato lì. Colpito dalla febbre, Michelangelo Merisi si spegne il 18 luglio 1610 in una locanda, in solitudine, qualche giorno prima che fosse annunciata l'approvazione della domanda di grazia. Il David con la testa di Golia viene dipinto forse alla fine del 1609, e accluso alla domanda di grazia che Caravaggio invia al cardinale Scipione Borghese, il potente nipote di papa Paolo V. E a riprova dell'estremo atto di contrizione formulato dall'artista, sulla lama che il giovane stringe in pugno si leggono le lettere "H-AS OS", sigla che riassume il motto agostiniano "Humilitas Occidit Superbiam" (l'umiltà uccise la superbia).