Lezione n. 7 Prof.ssa Giuliana Tesoriere
Etruschi: inquadramento storico
La penisola italiana in età preromana
Espansione etrusca tra VII e V secolo a.c.
Civiltà etrusca: mappa concettuale
La città etrusca Le città etrusche avevano una collocazione geografica non casuale, bensì conseguente a precise scelte di carattere strategico o economico. Fino alla metà del VI secolo a.c. sorgevano: su fertili pianure (Veio, Cerveteri (Caere), Tarquinia e Vulci) adatte alle attività agricole; Pianta di Veio
Sorgevano su cime o alture (Populonia, Volterra, Orvieto) per motivi difensivi. POPULONIA
Città etrusche: dopo la metà del VI secolo a.c. Gli insediamenti fondati a partire dalla seconda metà del VI secolo a.c. sorgono solo dopo che i sacerdoti hanno ricevuto l assenso divino mediante la rigorosa interpretazione della cosiddetta «disciplina», cioè l insieme di norme e rituali a carattere magico, religioso, matematico e astronomico. Con un aratro venivano tracciati i due assi principali, cardo (da Nord a Sud) e decumano (da Ovest a Est) fra loro perpendicolari e, quindi, il perimetro (solitamente quadrangolare) con vie parallele fra loro. Questa precisa impostazione urbanistica, ripresa dai Greci e diffusa soprattutto nelle città di pianura, è ancora evidente nei resti di Marzabotto (Bologna), che risale alla fine del VI secolo a.c.
Sistema costruttivo ad ARCO Gli Etruschi introducono il sistema costruttivo ad arco che nel tempo andrà a sostituire il sistema trilitico, usato nell architettura greca. Dal sistema ad arco si passerà alle coperture a volta e cupola che, in epoca romana, raggiungeranno le soluzioni più ardite e complesse. VOLTA A BOTTE
Sistema costruttivo ad ARCO L arco è una struttura architettonica curvilinea che poggia su due sostegni, generalmente pilastri o colonne, ed è composto da elementi in pietra o mattoni, detti conci. Nell arco si distinguono la curva interna (intradosso), la curva esterna (estradosso) e gli appoggi degli estremi dell arco (piedritti) e il concio posto sulla sommità (chiave di volta). L arco fu usato già in età ellenistica (Porta monumentale dell agorà di Priene) ed il primo esempio in Italia è costituito dalla Porta di Volterra.
LA VOLTA L arco e la volta offrono il vantaggio di scaricare il peso delle strutture soprastanti in modo uniforme sulle pareti esterne, garantendo quindi una maggiore stabilità. La volta è la curvatura curvilinea di un ambiente: in essa si distinguono, come per l arco, un intradosso, un estradosso e una chiave di volta. Esistono diversi tipi di volte ma le più usate nel mondo antico saranno le volte a botte e le volte a crociera.
TEMPIO ETRUSCO Le forme e le caratteristiche dei templi etruschi ci sono noti solo attraverso documenti storici di età romana (Vitruvio Pollione, «De Architectura» ) e mediante le urne cinerarie a forma di tempio, in quanto non si sono conservati perché erano costruiti con materiali deperibili (colonne e tetto in legno, pareti in mattoni, decorazioni in terracotta). Il tempio presenta una pianta rettangolare, è collocato su un alto podio, è accessibile da un unica, ripida scalinata frontale. All interno è diviso in due zone: pronao tetrastilo (in due file parallele di quattro colonne ciascuna) e cella tripartita (dedicata a tre diverse divinità).
Vitruvio classifica le colonne etrusche con un ordine a parte (che deriva tuttavia da quello greco dorico): ordine tuscanico (da Tuscia, nome con il quale i Romani chiamavano l antica Etruria). Le colonne sono lignee, prive di scanalature e, spesso, anche vivacemente policrome. Poggiano su una base e il fusto, pur rastremato dal basso verso l alto, non presenta entasi.
L ARCHITETTURA FUNERARIA Generalmente le tombe etrusche sono riunite in apposite necropoli, vere e proprie città dei morti, poste fuori dalla cinta muraria delle città dei vivi, ma come queste spesso orientate e ordinate secondo assi viari tra loro perpendicolari. Le tipologie costruttive sono invece molto diverse e variano in rapporto sia al periodo di costruzione sia, soprattutto, alla natura del terreno.
L ARCHITETTURA FUNERARIA L'architettura funeraria degli Etruschi è in relazione con l'importanza che essi attribuiscono al mondo dell'al di là e discende dalla convinzione che la vita delle anime dovesse continuare oltre la morte. Esse sono costruite in pietra, o scavate nella roccia o sotto terra. Rispecchiando l'idea della vita nell'al di là, le tombe non sono isolate, ma raggruppate in necropoli (città dei morti) fuori delle mura cittadine, ma con una disposizione che ricorda quella della città dei vivi. Le tombe erano concepite come vere case, più o meno ricche, secondo lo stato sociale della famiglia a cui apparteneva il defunto. Le tombe che sono state rinvenute spesso portano segni di ampliamenti e modifiche nel tempo. I tipi di tombe delle popolazioni etrusche sono diversi; esse variano secondo i periodi storici e le caratteristiche geologiche del terreno in cui si trovano. Possiamo categorizzare le tombe etrusche nelle seguenti classi: tombe ipogee tombe a tumulo tombe a edicola
Le tombe ipogee L ARCHITETTURA FUNERARIA Sono completamente sotterranee scavate nella roccia talvolta riutilizzando grotte naturali. Si accede da una scala molto ripida che scende sottoterra, si passa attraverso un vestibolo e si arriva ad un atrio rettangolare in fondo al quale c'è la camera sepolcrale con panche in pietra su cui sono poggiati i sarcofagi. A sinistra e a destra dell'ambiente centrale si trovano in genere dei piccoli vani utilizzati per deporre le offerte. L ingresso della tomba principale della piccola necropoli etrusca nei boschi del Castello di Grotti nel comune di Monteroni d Arbia.
Le Tombe a tumulo Esse devono il proprio nome al fatto che, una volta eseguita la sepoltura, venivano ricoperte da mucchi di terra creando una specie di collinetta artificiale. Ognuna di queste tombe, che possono essere rotonde o rettangolari di dimensioni proporzionali alla ricchezza e alla notorietà del defunto, si articola in diverse camere sepolcrali. Si accede da una porta aperta nel tamburo (in quelle rotonde) o nella facciata (in quelle rettangolari), seguita da alcuni gradini che scendono o una rampa in discesa con un corridoio. Il resto della costruzione, realizzata in blocchi di pietra, è tutta ricoperta dal tumulo di terra formante la collinetta. In quelle più semplici rettangolari, il soffitto è a pseudovolta, con blocchi di pietra che salgono verso il centro, oppure con soffitto piano fatto di lastroni di pietra. In quelle circolari il soffitto è a pseudocupola come nelle tholos micenee.
Le Tombe a edicola Esse erano costruite completamente fuori terra, a forma di tempio in miniatura nelle intenzioni, ma in pratica molto simili alle abitazioni dei primi insediamenti etruschi. Nella simbologia etrusca, era molto significativa la forma a tempietto: infatti essa rappresentava il punto intermedio del viaggio che il defunto doveva compiere dalla vita alla morte, una sorta di ultima tappa della vita terrena. Tomba a edicola, Cerveteri Tomba a edicola, Populonia, VI sec. a.c.
Necropoli etrusca detta della Banditaccia, presso Cerveteri (Roma), VII-Vi secolo a.c. Veduta aerea e planimetria Sezione e pianta dell Ipogeo dei Volumni, presso Ponte San Giovanni (Perugia)
TUMULI I tumuli, generalmente a pianta circolare, sono sostenuti da coperture di vario tipo (pseudovolte, pseudocupole, lastroni piani), appoggiate a una struttura cilindrica detta tamburo, che può esssere parzialmente fuori terra o scavato nel terreno roccioso. La pseudocupola era spesso sorretta da un pilastro centrale. tholos dromos Tomba della Montagnola, VII-VI sec. a.c. Quinto Fiorentino (Firenze)
Schema di pseudocupola
LA PITTURA FUNERARIA La pittura etrusca è essenzialmente funeraria. La maggior parte delle pitture parietali che ci sono rimaste provengono dalla ricca necropoli di Tarquinia e, in misura minore, da quelle di Chiusi, Orvieto, Caere, Vulci e Veio. I cicli decorativi ad affresco più significativi sono databili tra il VI e il V secolo a.c. e rappresentano soprattutto scene di funerali accompagnati, secondo l usanza orientale, da banchetti, danze, canti e giochi agonistici. Si hanno pertanto raffigurazioni molto vivaci di aspetti della vita quotidiana. Viene praticata anche la pittura vascolare.
Tomba delle leonesse,vi sec. a.c.,tarquinia affresco La pittura etrusca, pur tendendo ad un certo realismo, è ancora legata a schemi propri della tradizione figurativa antica (greca ma anche orientale ed egizia).
Ad esempio, la figura umana, fino in epoca tarda, continua ad essere rappresentata in modo simbolico (e quindi non realistico) sia per quanto riguarda i colori (gli uomini sono di carnagione bruno-rossiccia e le donne, invece, ocra-rosata) sia per la rigida posizione dei soggetti. I volti, le braccia e le gambe, infatti, sono sempre raffigurati di profilo mentre il busto e l occhio vengono dipinti frontalmente. Si riscontra spesso uno scarso rispetto delle proporzioni. Infine la linea di contorno è marcata ma vi è grande vivacità nel descrivere determinati movimenti (musici, atleti, danzatori).
Tomba della caccia e della pesca, VI sec. a.c., Tarquinia affresco
LA SCULTURA VOTIVA La scultura etrusca è stata fortemente condizionata da quella greca ma solo in modo esteriore in quanto raramente raggiunge il naturalismo e l equilibrio formale dell età greca classica. Non diversamente dalle altre forme artistiche, ha per gli Etruschi soprattutto una funzione di carattere religioso e funerario. Sono manufatti a scopo funerario: Urne cinerarie Sarcofagi Hanno invece una funzione religiosa e votiva opere come la Lupa Capitolina, la Chimera di Arezzo, l Arringatore del Trasimeno, mentre aveva una funzione sacra l Apollo di Veio in quanto faceva parte della decorazione esterna di un tempio.
Urne cinerarie CANOPI: particolari urne cinerarie che provengono dalle necropoli di Chiusi. Hanno un altezza che varia da 50 a 150 cm e forma antropomorfa (richiama il corpo umano). Appaiono rozzi e squadrati con lineamenti fortemente stilizzati e capelli tagliati a caschetto (influenza greca arcaica).
Sarcofagi Sono prodotti a partire dal VI sec. a.c. (in pietra o in terracotta) e sono costituiti da una cassa e da un coperchio. La cassa, inizialmente a facce lisce, viene in seguito decorata a bassorilievo. I motivi sono quelli della tradizione greca: soggetti mitologici, scene di caccia, giochi agonistici e banchetti funebri. Il coperchio invece presenta caratteristiche originali, tipiche dell interpretazione etrusca del tema della morte. Esso infatti imita un letto tricliniare sul quale il defunto è rappresentato in posizione recumbente, quasi stesse partecipando ad un banchetto.
Sarcofago degli Sposi, ca 520 a.c., Museo Nazionale di Villa Giulia, Roma (da Cerveteri) Spesso, accanto al defunto veniva rappresentata anche la moglie con uno scopo magico-religioso: ricreare attorno alla salma un ambiente familiare che lo aiutasse a ritrovare la serenità dopo la morte.
Lupa Capitolina, V sec. a.c., bronzo, Museo dei Conservatori, Roma. I gemelli sono stati aggiunti nel Cinquecento e sono opera di Antonio del Pollaiolo. E una fusione in bronzo del tipo a cera persa che raffigura il famelico animale con le zampe ben piantate al suolo e il muso voltato a sinistra. Il modellato, pur essendo stilizzato, ci comunica la ferocia e la crudeltà dell animale grazie alle fauci semiaperte, alle orecchie dritte, alla magrezza del torace e all innaturale squamosità del pelo intorno al collo.
Chimera di Arezzo, fine V, inizi IV sec. a.c., bronzo, Museo Archeologico Nazionale, Firenze. Fu rinvenuta nei pressi di Arezzo intorno al 1553; è una statua bronzea che rappresenta un mostro mitologico avente corpo e testa di leone, coda di serpente e, sulla schiena, una testa di capra vomitante fiamme. L aspetto attuale dell opera è frutto di svariati restauri, tuttavia essa presenta la stessa vivacità espressiva della Lupa Capitolina. La schiena inarcata, il pelo e la criniera irta, il ruggito, i muscoli gonfi rendono reale questo mostro immaginario e ce ne fanno percepire la ferocia e la terribilità.
Arringatore del Trasimeno, fine II, inizi I sec. a.c., bronzo, h 150 cm, Firenze, Museo Archeologico Nazionale E il ritratto in bronzo, ad altezza naturale, del patrizio etrusco Aulo Metèllo. La statua, rinvenuta nei pressi di Perugia nel Cinquecento, costituisce un eccellente esempio del particolare modo con il quale, in epoca tarda, gli Etruschi concepivano il realismo nella scultura. L Arringatore infatti non possiede né le proporzioni ideali della statuaria classica (ad esempio la testa è troppo piccola rispetto al resto del corpo), né il virtuoso tecnicismo di quella ellenistica (la toga e il braccio sinistro sono modellati in modo approssimativo e convenzionale). Nonostante ciò l ampio e severo gesto del braccio destro e la gravità pensosa del volto ci comunicano con immediatezza una sensazione di grande dignità ed equilibrio morali. Questa forma di realismo sarà l eredità che gli Etruschi trasmetteranno alla ritrattistica romana del I secolo a.c.
Apollo di Veio, attribuito a Vulca, 510-490 a.c., 181 cm, (dal Tempio di Portonaccio presso Veio), Roma, Museo Nazionale di Villa Giulia E una statua in terracotta con tracce di policromia, a grandezza naturale, attribuita a Vulca, l unico pittore etrusco del quale ci è pervenuto il nome. Rappresenta Apollo nell atto di riprendere una cerva sottrattagli da Eracle. E stato ritrovato nel 1916 e faceva probabilmente parte di un gruppo fittile, posto come acroterio frontonale, del Tempio di Portonaccio a Veio. Si notano nette influenze della statuaria greca ionica (nelle morbide volute e nei panneggi) ma permane la concretezza ed il realismo delle altre opere etrusche.