ARTE GRECA. LA SCULTURA

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ARTE GRECA. LA SCULTURA PERIODO DI FORMAZIONE O ETÀ GEOMETRICA (IX fine VIII sec. o 650 a. C.). Subito dopo il cosiddetto Medioevo ellenico, il periodo di formazione o geometrico, così definito per lo "stile" della produzione ceramica, segna l inizio di una nuova fase di sviluppo economico e culturale. Anche la scultura e l arte della lavorazione dei metalli conobbero una rinascita produttiva, che si concentrò nella produzione di oggetti bellici (armi e armature) o destinati al culto (statue votive, funerarie o destinate a rappresentare le divinità). Alcuni esemplari, soprattutto bronzei, del periodo geometrico precedono di un paio di secoli la statuaria monumentale e ritraggono con tratti alquanto schematici e scarsamente attinenti all anatomia, figure animali e umane; fra questi guerrieri nudi con l elmo, esseri fantastici ma anche divinità. Una delle testimonianze più importanti è il gruppo raffigurante un "Eroe checombatteconuncentauro", proveniente da Olimpia (750 a. C. ca.) e attribuito a bronzisti peloponnesiaci. Come la maggior parte dei bronzetti geometrici, i corpi sono stilizzati e i volti hanno forma triangolare con mento appuntito. La ricerca di una modulazione più adeguata degli elementi del corpo umano ispira il "Guerriero dell acropoli di Atene", originariamente armato di lancia e scudo, dove le linee essenziali della figura e la tensione del gesto ne fanno un opera di grande fascino. Una maggiore perizia nella descrizione anatomica verrà acquisita fra VII e VI sec. a. C.; ma già ammirevole, per la sua raffinatezza plastica è l Apollo di Mantiklos, databile al periodo di passaggio fra l VIII e il VII sec. a. C. Il dio, ancora un bronzo di piccole dimensioni (h 20 cm), realizzato ancora con la tecnica della fusione piena, ha abbandonato la forma del nucleo piatto, che caratterizza il guerriero dell acropoli di Atene, si caratterizza per un potenziamento delle singole masse dei pettorali, dell addome, dei glutei, delle cosce; tutto ciò contribuisce a comporre un volume solido e potente. Il volto è ancora triangolare, la capigliatura è raccolta in lunghe trecce con scriminatura centrale che trova rispondenza con il solco che attraversa l intera figura (asse compositivo). Statuetta di cavallo (Olimpia), 740 a.c., bronzo, h 8,7 cm, Museo del Louvre Guerriero dell acropoli di Atene, VIII sec. a. C., bronzo, h 20 cm, Atene, Museo Archeologico Nazionale Eroe contro centauro, 750 a. C. ca, bronzo, New York, Metropolitan Museum of Arts. Apollo di Mantiklos, VIII sec. a. C., bronzo, h 20 cm, Boston Museum of fine Arts.

LA SCULTURA cosiddetta DEDALICA del VII sec. a. C. Sebbene l architetto e scultore Dedalo, a cui la tradizione attribuisce la realizzazione delle statue più antiche conservate nei templi e la costruzione del Labirinto di Cnosso, non sia mai esistito, tutte le fonti concordano sulla presenza a Creta, intorno al 700 a. C., di un influente artista che avrebbe imposto nuovi canoni alla scultura monumentale e inaugurato uno stile particolare, detto appunto stile dedalico. Tipiche della scultura dedalica sono figure dai seguenti caratteri distintivi: frontalità e fissità negli atteggiamenti; chiome folte, raccolte di solito in trecce che ricadono sulle spalle; vesti aderenti che non nascondono le forme del corpo; volti, almeno inizialmente, triangolari. Apollo di Mantiklos, VIII sec. a. C., bronzo, h 20 cm, Boston Museum of fine Arts. Un esempio della fase più avanzata dello stile dedalico è la cosiddetta Dama di Auxerre, una statuetta originariamente policroma, raffigurante una giovane donna dalle ampie spalle e trecce "perlinate" (formate da piccole sfere) vestito con un peplo e mantellina. Il corpo è assemblato secondo il principio dell addizione assiale e simmetrica delle parti ed esprime vigore e potenza nuove (si va verso la monumentalità). Il volto è trapezoidale, arrotondato in corrispondenza del mento, è contrassegnato da grandi occhi ipnotici e da una larga bocca, atteggiata a sorriso, che accrescono la mobilità e l intensità dell espressione. Non si conosce la sua provenienza ed inoltre non mancano nello stesso periodo realizzazioni di statue anche di dimensioni notevoli. Testimonianze di scultura dedalica si trovano a Creta (sculture del tempio di Prinia), Micene, e nell Heraion di Olimpia. Dama Auxerre, 630 a. C. ca, calcare h 65 cm, Parigi, Musée du Luovre

LA NASCITA DELLA DECORAZIONE SCULTOREA PERIODO ARCAICO 650 480 a. C. La decorazione scolpita dei templi: il frontone A partire dalla fine del VII secolo a.c. lo sviluppo dell'architettura in pietra comportò l'integrazione nei templi di una decorazione scolpita, che ebbe un ruolo molto importante sia nella trasmissione dei valori nei quali si riconoscevano i membri di una comunità sia nella comunicazione di messaggi politici e propagandistici. La scultura architettonica fu inserita negli spazi del frontone, delle metope nel fregio dorico, del fregio continuo ionico e sul tetto, con acroteri e antefisse. Nell'architettura ionica, inoltre, anche la parte inferiore delle colonne poteva avere decorazioni figurate oppure le colonne stesse potevano essere sostituite da cariatidi. Lo stretto legame fra architettura e scultura pose però alcuni problemi: l'adeguamentodella raffigurazione allo spaziotriangolare del frontone e a quello quadrangolare delle metope; il migliore sfruttamento della sequenza di metope nel fregio dorico e della continuità ininterrotta del fregio ionico; la coerenza del soggetto raffigurato: sia nei frontoni sia nei fregi furono inizialmente affiancate, senza legami chiari, combinazioni di animali fantastici e personaggi mitici; in seguito si preferì invece la rappresentazione di un unico soggetto o di temi collegati tra loro. Frontone occidentale del Tempio di Artemide a Corfù. La sede privilegiata della decorazione era lo spazio triangolare del frontone, e come riempire quello spazio è stato il principale problema degli scultori arcaici; per quanto comune all'architettura dorica e ionica, esso fu affrontato e risolto in primo luogo da quella dorica, probabilmente a Corinto. Il più antico frontone scolpito noto è infatti quello del Tempio di Artemide a Corfù (580 a.c. circa), importante colonia corinzia. Poiché l'edificio era octastilo, il frontone aveva dimensioni maggiori rispetto a quelli dei più antichi templi esastili e quindi era più adatto a ospitare una decorazione impegnativa: al centro, fra due grandi pantere, guardiane del tempio, è raffigurata una colossale Medusa in corsa [1], affiancata dalle figure più piccole dei figli Pègaso [3] e Crisàore [2], quasi completamente perdute. Il frontone, in cui è già ben chiara la necessità di fare del centro il fulcro stesso della composizione, mostra chiaramente anche le difficoltà compositive poste dalla decorazione di uno spazio triangolare: l'altezza differente delle sculture e il conseguente problema delle proporzioni reciproche; l'occupazione degli angoli, riservati in questo caso a piccole scene di gigantomachia, in parte perdute, completamente slegate dalla grandiosa immagine centrale e usate in sostanza come riempitivi [5,6e7]. Frontone occidentale del tempio di Artemide a Corfù, Grecia, calcare, 580 a. C. ca, calcare, h 315 cm, Corfù, Museo Archeologico Medusa o Gorgone: essere mostruoso spesso raffigurato con zanne di cinghiale e capelli di serpente; i suoi occhi pietrificavano chiunque la guardasse. Gigantomachia : battaglia per la sovranità sul cosmo combattuta tra gli dei guidati da Zeus, e i giganti, figli di Gea, la personificazione della Terra.

Frontone orientale dell'antico Tempio di Atena ad Atene. Nei frontoni più antichi dell'acropoli di Atene le difficoltà compositive sono risolte in modo analogo, creando complesse e vivaci scene narrative ulteriormente ravvivate dalla policromia, riservate però solo ai lati del triangolo. Per esempio, in uno dei frontoni del principale tempio dell'atene arcaica, l'antico Tempio di Atena (560 a.c. circa), Eracle l'eroe che, con le sue eccezionali imprese, costituiva un modello per l'aristocrazia al potere è il protagonista della composizione ed è perciò raffigurato mentre combatte sia a sinistra contro Tritone sia a destra contro un mostro a tre teste, forse Nereo; al centro della composizione, però, vi erano due enormi leoni che divoravano un toro, senza alcun rapporto con le imprese dell'eroe. Frontone orientale dell antico tempio di Atena ad Atene, 560 a. C. ca. calcare, h 70 cm, Atene Museo dell Acropoli. Frontoni del Tempio di Atena Afaia a Egina. L'arcaismo riuscì a risolvere il problema dell'unità del soggetto raffigurato nel frontone solo negli ultimi due decenni del VI secolo a.c. e il Tempio di Atena Afaia a Egina costituisce l'esito più compiuto di questa evoluzione, che aveva portato a sfruttare anche gli angoli per figure di contorno legate al tema centrale. L'applicazione di proporzioni comuni a tutte le figure del frontone sarà invece attuata per la prima volta nel Partenone ad Atene nel V secolo a.c. Occorre sottolineare che le figure sono semplicemente in rilevo ma a tutto tondo. Frontone del Tempio di Atena Aphaia ad Egina, marmo pario, Monaco, Staatliche Antikensammlung und Glyptothek. Eracle o Ercole, il più grande eroe greco; compì imprese straordinarie tra cui le dodici fatiche al termine delle quali venne accolto fra gli dei. Tritone: antica divinità marina, il cui potere fu poi oscurato da Poseidone; aveva il corpo per metà umano e per metà pesce. Nereo: antica divinità marina che poteva mutare forma a suo piacimento.

Frontone occidentale del Tempio di Atena Aphaia ad Egina, marmo pario, (500 490 a. C), Monaco, Staatliche Antikensammlung und Glyptothek (sopra: ipotetica ricostruzione del complesso scultoreo compresi gli effetti coloristici. I frontoni del Tempio di Atena Afaia nell isola di Egina raffigurano le due fasi della guerra di Troia note al mito: la scelta di questi soggetti fu motivata dal fatto che entrambi le fasi del conflitto ebbero tra i protagonisti eroi legati a Egina, uno Telamone e l'altro il figlio Aiace. Dunque non solo troviamo un soggetto unitario all'interno del frontone, ma anche un collegamento tematico tra i due frontoni. L'unità dei due complessi decorativi si osserva inoltre nell'analogo ruolo dominante di Atena, che in entrambi i frontoni è la figura centrale, circondata dai guerrieri. La dea non combatte direttamente e svolge nella scena quasi una funzione di arbitro, come accadrà alle divinità principali rappresentate nei frontoni del Tempio di Zeus a Olimpia. Inoltre, per la prima volta, la composizione si articola tenendo conto della forma del timpano e distribuendo le figure in modo da occuparne organicamente lo spazio. Il frontone occidentale (500 490 a.c.) è il più antico, l'artista è più legato all'arcaismo, sia nella composizione che ha ritmi diseguali per i singoli duelli, sia nella resa minuziosa delle muscolature. Il frontone orientale, più recente (490 480 a.c.), mostra una composizione più complessa e unitaria, in cui l'artista ha saputo infondere nelle figure maggiore intensità espressiva.

In alto frontone orientale del Tempio di Atena Aphaia ad Egina, marmo pario, (490 480 a. C.), Monaco, Staatliche Antikensammlung und Glyptothek (sopra: ipotetica ricostruzione del complesso scultoreo compresi gli effetti coloristici. Qui a lato altre ricostruzioni dei due frontoni, da notare che la ricostruzione del frontone occidentale è leggermente diversa rispetto a quella proposta nella pagina precedente (si addensano verso gli angoli lasciando il centro più libero).

Frontoni del tempio di Atena Afaia a Egina, marmo pario, Staatliche Antikensammlung und Glyptothek. Monaco, In alto: statue a tutto tondo del frontone orientale (490 480 a. C.). A sinistra: figura giacente [a], a destra: Eracle [c] In basso: statue a tutto tondo del frontone occidentale (500 490 a. C.). A sinistra: figura giacente [b], a destra: Paride [c] Fatta eccezione della statua della dea Atene, che ha dimensioni maggiori, le varie figure hanno proporzioni analoghe e assumono diverse pose per adattarsi allo spazio triangolare dei frontoni. Le due distinte composizioni ricordano i combattimenti fra i guerrieri achei e quelli troiani ed in particolare il ruolo avuto dagli eroi di Egina nelle due spedizioni. Alla prima spedizione, come narrato dalla stessa Iliade, aveva preso parte Eracle (ovvero Ercole) e Telamone eroe di Egina, essa è rappresentata nel frontone orientale. La seconda spedizione, guidata da Agamennone, vede la partecipazione di Aiace, figlio di Telamone. Entrambi sono discendenti di Aiakos figlio di Zeus e della ninfa Egina, che aveva dato il nome all isola stessa.

Il fregio dorico si evolve: la metopa scandisce gli episodi della narrazione. Notevoli difficoltà esecutive e narrative presentava anche la decorazione delle metope del fregio dorico. Realizzate in un primo tempo in terracotta dipinta, poi in terracotta con rilievi, infine in marmo, le metope si prestavano ad accogliere le scene di una storia ispirata alla religione o al mito che solo sul finire dell epoca arcaica poté svilupparsi lungo tutto il fregio come unico ciclo narrativo (inizi V sec. a. C.). Lo spazio quadrangolare della metopa poneva agli scultori diversi problemi, dato che difficilmente la lastra poteva ospitare più di due o tre figure e non era realizzabile una continuità narrativa, come nel fregio ionico. L'artista doveva perciò far si che ogni metopa contenesse poche figure, per risultare leggibile a distanza, e curarne allo stesso tempo la coerenza dei soggetti raffigurati in ognuna di esse in modo da conferire la massima organicità al fregio stesso. Verso l unità del fregio dorico Nel Tesoro dei sicioni a Delfi (560 a.c. circa), tempietto monoptero ovvero circolare con peristasi e privo di cella, le metope del fregio erano quattordici e presentavano soggetti eterogenei legati al mito degli Argonauti e a eroi come i Dioscuri. Le soluzioni adottate hanno ancora un carattere sperimentale: la rappresentazione della nave Argo, per esempio, è distribuita su tre metope intervallate da due triglifi. È interessante notare che la metopa inizia qui a definirsi come spazio destinato ad accogliere una sola scena in sé conclusa. Da questo punto di vista, felicemente risolta oltre che modellata su un abile ritmo compositivo è la metopa con il Furto dei tori da parte dei Dioscuri. Ricordiamo che essendo collocate a diversi metri di altezza, le metope debbono presentare figure fortemente aggettanti, per risultare chiaramente visibili anche dal basso, proprio per questo con il passare del tempo le figure tendo a staccarsi decisamente dal fondo, con un notevole effetto di profondità e tridimensionalità. Ne è una chiara testimonianza la metopa del tempio c di Selinunte raffigurante Apollo che guida una quadriga (550 a. C), infatti in questo caso la quadriga sporge di circa 30 cm dal fondo, con un grande effetto di profondità e tridimensionalità. In alto: La nave Argo e il Furto dei tori da parte dei Dioscuri, metope dei Monoptero dei sicioni a Delfi, 560 a. C. ca, disegno ricostruttivo e originale in calcare, h 58 cm, Delfi, Museo archeologico. In basso: Apollo che guida una quadriga, Tempio C di Selinunte, 550 a. C., calcare, h 150 cm, Palermo, Museo archeologico regionale.

Il fregio ionico: dalla frammentarietà dei soggetti all unità tematica. Il fregio del tempio ionico, privo di interruzioni, era riservato alla presentazione di uno o più soggetti senza cesure interne, ed era fortemente influenzato dalla pittura. Purtroppo gli esemplari dei grandi templi arcaici non sono noti, quindi, per la conoscenza dell'evoluzione del fregio continuo, sono importanti anche alcuni fregi in terracotta realizzati nella Grecia orientale e in Occidente. Di solito i soggetti ripetevano in forma continua senza cesure tra una scena e l'altra le stesse immagini di guerrieri, carri o combattimenti, accostati senza relazione fra loro e senza costruire così una vera e propria narrazione. Gigantomachia, fregio del lato settentrionale del Tesoro dei Sifni a Delfi, 530 525 a. C., marmo, Delfi, Museo Archeologico. Un deciso passo in avanti è rappresentato dall'adattamento del fregio a un vero e proprio racconto, effettuato variando l'atteggiamento delle figure, le iconografie e anche il ritmo stesso della narrazione. La testimonianza più importante è costituita dal fregio ionico del Tesoro dei sifni a Delfi (530 525a.C.).Dispostotuttointornoall'edificioelungo complessivamente circa 30 metri, il fregio del Tesoro dei sifni segna un significativo passaggio verso una coerenza narrativa della rappresentazione. Anche se i temi raffigurati cambiano a seconda del lato dell'edificio su cui sono scolpiti solo in età classica infatti il fregio ospiterà finalmente la narrazione continua di un unico soggetto, come nel Partenone ad Atene nel fregio del Tesoro dei sifni vanno comunque apprezzate la coerenza reciproca delle proporzioni dei personaggi e l'abilità nello sfruttare al meglio lo spazio a disposizione. Questo fregio riuniva quattro soggetti diversi, a ciascuno dei quali era dedicato un intero lato del piccolo edificio: la Gigantomachia, cioè la battaglia per il dominio del mondo sostenuta dagli dèi contro i giganti, a nord ; il Giudizio di Paride a ovest, cioè in facciata (ovest); un animato Concilio degli dèi ambientato durante la guerra di Troia, sul lato est; gli dèi devono decidere l'esito di uno scontro, in cui Achille e un compagno disputano a due troiani il corpo del greco Antiloco; i Dioscuri sul lato sud, quasi del tutto perduto. I nomi dei personaggi erano dipinti in rosso e ciò facilitava la comprensione delle scene, così come la policromia che caratterizzava l'intero edificio. Le decorazioni dei due lati corti del fregio orientale e occidentale erano inoltre accomunate dal riferimento al ciclo troiano, visto che era stato il giudizio di Paride, premiato da Afrodite con il rapimento di Elena, a scatenare il conflitto. Il rilievo è abbastanza alto e la sequenza narrativa molto articolata

LA SCULTURA GRECA ARCAICA (650 480 a. C.). Materiale integrativo. FRONTONE OCCIDENTALE DEL TEMPIO DI ARTEMIDE A CORFÙ, Grecia, calcare, 580 a. C. ca, calcare, h 315 cm, Corfù, Museo Archeologico Personaggi e temi dell apparato scultoreo del frontone 1. Medusa 2. Crisaore 3. Pegaso 4. Pantera accovacciata 5. Zeus colpisce un gigante 6. Uccisione di Priamo 7. Figura giacente a. Guerra di Troia b. Mito di Perseo c. Gigantomachia. Schema grafico del frontone con le figure erette.

FRONTONE OCCIDENTALE DEL TEMPIO DI ATENA APHAIA AD EGINA, marmo pario, (500 490 a. C), Monaco, Staatliche Antikensammlung und Glyptothek o più semplicemente Gliptoteca di Monaco di Baviera. Nei due frontoni del tempio di Atena Afaia (Aphaia) nell isola di Egina si può notare un elevato salto di qualità sia formale che compositiva degli spazi. Lo spazio centrale è occupato dall apparizione della divinità ossiadalla teofanìa di Atena [theòs, divinità e phàinesthai, apparire], che è rappresentata frontalmente e in posizione eretta. La statua a tutto tondo, come tutte le altre del frontone, ha dimensioni maggiori rispetto a queste e pertanto non risulta ancora pienamente raggiunto quell equilibrio di proporzioni che caratterizza i frontoni dei templi di periodo classico già a partire da quelli del Partenone. La dea, pur nella sua centralità e con la sua armatura (elmo, scudo e lancia), non è ancora parte attiva nella narrazione. La statua si presentava vivacemente colorata. A sinistra: statua originale di Atena, marmo 168 cm. A destra: ricostruzione dell aspetto della statua in base alle tracce della colorazione originale

Confronto fra la statua di Eracle (frontone orientale 490 480 a. C.) e quella da gusto più arcaico di Paride (frontone occidentale 500 490 a. C. Tempio di Atena Afaia ad Egina

Figura di Paride dal frontone occidentale (500 490 a. C.): a sinistra l originale a destra ricostruzione cromatica (2003)

Figura di Paride dal frontone occidentale (500 490 a. C.): decorazioni presenti nella giacca dell arcere.

Tempio di Atena Afaia ad Egina, frontone occidentale (500 490 a. C.) ricostruzione cromatica di Charles Garnier. Si nota come la decorazione delle metope del fregio è costituita da singoli episodi racchiusi entro il singolo elemento. è lecito notare come la stessa conformazione del fregio dorico non consenta una narrazione continua, che troverà compimento nel fregio ionico.

Spaccato assonometrico del Partenone: visione del fregio dorico esterno e del fregio ionico interno. N. B. : la scala dei due edifici è data dalle figure umane rappresentate. Ricostruzione del Tesoro del Sifni a Delfi: si tratta di un piccolo tempietto che sul prospetto anteriore presenta in luogo delle colonne fra le ante due cariatidi.