I TARTUFI DELLA BASILICATA INTRODUZIONE Il presente lavoro è una trattazione in termini scientifico-divulgativi del ricco e interessante gruppo di funghi ipogei del genere Tuber presenti in Basilicata, la cui diffusione è molto più estesa di quanto si possa pensare. Vuol attirare l attenzione su quella parte della micoflora lucana ancora poco nota anche a causa della impossibilità di scoprire e raccogliere questi funghi ipogei senza l indispensabile ausilio dei cani appositamente addestrati. 1 MATERIALI E METODI L indagine, condotta a partire dal 1978, ha interessato le varie Comunità Montane della nostra regione. I tartufi presi in esame sono stati classificati in un primo momento in base ai caratteri morfologico-organolettici: dimensioni del carpoforo in centimetri o espressi con termini di confronto (es: pisello, noce, uovo, ecc...), forma (sferoidale, tuberiforme, allungata, schiacciata, ecc), presenza o assenza di una o più cavità basali, lobi, anfrattuosità, ecc.., consistenza della carne (molle, dura, coriacea, ecc...), colore e aspetto del peridio (presenza o meno di verruche piramidali, forma e dimensione, presenza di papillosità o di tubercoli, oppure di superficie liscia o tomentosa); colore della gleba, vene, odore nelle sue varietà di toni, (dal tipico odore di tartufo all agliaceo, al rafanoide, al nauseoso, ecc...), sapore (amaro, gradevole, ecc) e comportamento all essiccamento (indurimento, molle, ecc...). I dati raccolti sono stati confrontati poi con i caratteri microscopici del peridio e degli aschi (forma generale e dimensioni, presenza di appendici peduncolari, numero prevalente di spore contenute nell asco) e delle spore (dimensioni con o senza le ornamentazioni), colore, e così via. 2 In base ai risultati ottenuti dalle osservazioni effettuate secondo lo schema sopra indicato (Montecchi e Lazzari), sono state determinate e individuate 16 specie di Tuber più o meno frequenti nella nostra regione: Tuber aestivum Vitt. (1831), Tuber uncinatum Chatin, Tuber mesentericum Vitt., Tuber brumale Vitt., Tuber brumale, varietà moschatum Vitt., Tuber melanosporum Vitt., Tuber macrosporum Vitt., Tuber borchii Vitt., Tuber magnatum Pico, Tuber rufum Pico, Tuber nitidum Vitt., Tuber ferruggineum Vitt., Tuber maculatum Vitt., Tuber escavatum Vitt., Tuber escavatum, varietà fulgens, Tuber gibbosum Harkness. Tuber aestivum VITT. Cresce d estate, anzi già da maggio, nella parte occidentale dell Appennino Lucano dove si trova distribuito in vaste aree, in associazione con Quercus pubescens, Ostrya carpinifolia, Corylus avellana, Fagus sylvatica, Quercus cerris. La sua presenza è segnalata dalla formazione del pianello, ossia di un area priva di vegetazione arborea. sono stati raccolti nel territorio di Vaglio Basilicata sotto Quercus pubescens nel mese di agosto del 1987. Carpoforo ipogeo, generalmente rotondeggiante, ovale. Peridio di colore brunonerastro, formato da grandi verruche (4-7 mm), piramidali, sporgenti, con la sommità generalmente smussata e le facce laterali percorse da sottili striature trasversali. Gleba soda e polposa, inizialmente quasi bianca- di Osvaldo Tagliavini 69
stra, a maturità di colore nocciola scuro, percorsa da numerose vene bianche, sottili e fitte, ramificate in più punti e immutabili. Odore lieve, gradevole e aromatico che ricorda un po le nocciole o il malto d orzo torrefatto o, come sostiene qualche altro, quello dell acido formico. Sapore poco pronunciato. Aschi sferici, brevemente pedicellati, contenente generalmente da 4 a 7 spore quasi sferiche, bruno chiare, reticolato-alveolate. Commestibilità discreta. Note: volgarmente detto scorzone o tartufo d estate. Specie abbastanza diffusa in Basilicata. In genere della grandezza di una noce, a volte, può raggiungere dimensioni pari a quelle di un arancia. Potrebbe essere scambiato con i più pregiati Tuber melanosporum e T. brumale che, però, hanno una gleba di colore molto più scuro e spore con ornamentazione diversa. Tuber aestivum Tuber uncinatum CHATIN Cresce da ottobre a febbraio in suolo calcareo in associazione con latifoglie isolate o in boschi radi con esposizione a mezzogiorno (Castanea sativa, Ostrya carpinifolia, Corylus avellana) in genere ad una altitudine tra i 350 e 900-1000 metri sul livello del mare, lo si trova distribuito abbondantemente soprattutto nei territori della Comunità Montana del Melandro e del Camastra. Carpoforo ipogeo irregolare, sempre senza la fossetta basale. Peridio di colore nero, con verruche piramidali poco sviluppate, radialmente solcate (Fischer). Gleba a consistenza carnosa, a maturità da color nocciola scuro al cioccolato con venature chiare numerose e ramificate. Aschi con spore da 1 a 5, ellittiche e brunastre ad ornamentazione alveolata, provviste di papille ricurve a gancio. Odore gradevole. Sapore gustoso. Note: in Italia viene volgarmente chiamato tartufo uncinato, in Francia truffe grise de Bourgogne. Ritenuto rarissimo o poco comune nel nostro Paese (Signorini e Valli), da qualcuno invece viene addirittura proclamato comune e abbondante nella nostra regione. Scorrendo la letteratura specialistica troviamo una netta mancanza d unanimità dei vari autori circa il valore tassonomico-nomenclatorio tra il Tuber aestivum Vitt. e il Tuber uncinatum, Chatin. Anzi da più parti viene sottolineata la difficoltà di una netta separazione tassonomica tra i due taxa (Pacioni, Cetto, G. Gross, Montecchi e Lazzari, ecc...). Tuber uncinatum Tuber uncinatum 70
Tuber mesentericum Tuber mesentericum Tuber mesentericum VITT. (1831) Si trova in autunno e in inverno in associazione con latifoglie (Quercus pubescens, Ostrya carpinifolia, Acer spp., Corylus avellana e soprattutto Fagus sylvatica) in terreni ricchi di calcio spesso posti oltre i mille metri sul livello del mare. sono stati raccolti nella zona di Muro Lucano in inverno avanzato sotto Fagus sylvatica (2-2-84). Carpoforo ipogeo a forma globosa, incavato nella parte inferiore, che molto spesso si presenta alla sezione a forma di rene. Peridio di color nero o brunastro con verruche minute, non striate, appressate tra loro, e con spigoli acuti, generalmente in numero di 5. Gleba carnosa e consistente, biancastra nei tartufi immaturi, a maturità tendente al grigio bruno con venature chiare, circumvolute come quelle dell intestino. Odore intenso, simile a quello dello iodoformio o del catrame che rende questo fungo poco apprezzato come commestibile. Aschi globosi con 5 spore da quasi sferiche a elissoidi, reticolato-alveolate, con l età crestato-uncinate. Note: viene volgarmente Tuber brumale chiamato tartufo nero ordinario. Raggiunge le dimensioni di una arancia. È commestibile, ma con qualità organolettiche non proprio esaltanti. Tuber brumale VITT. (1831) Cresce in periodo invernale, da novembre fino a marzo, in simbiosi con latifoglie, (Quercus pubescens, Quercus cerris, Fagus sylvatica, Ostya carpinifolia e Corylus avellana) in terreno calcareo. sono stati raccolti sotto Quercus pubescens in località Laghi di Monticchio nel gennaio del 1989. Carpoforo globoso, dalle dimensioni di una nocciola a quella di una arancia. Peridio nero o nerastroferrugine; ricoperto da verruche poligonali piccole e appiattite, depresse al centro. Gleba grigio-brunastra, quasi nera, solcata da vene biancastre, rade, larghe e laberintiformi. Odore intenso e aromatico, persistente, che secondo Vittadini ricorda quello del Cornus sanguinea, altri quello agliaceo o dolce. Sapore gradevole. Aschi tondeggianti, non peduncolati, portanti da 1 a 5 spore piuttosto piccole, ellittiche, bruno scure, con 71
lunghi aculei rigidi e accuminati. Note: viene volgarmente chiamato tartufo nero invernale. Ottimo commestibile, ma non molto comune. Si differenzia dal Tuber aestivum per la colorazione della carne, per le verruche piramidali piccole e per il tipo di ornamentazioni sporali. Tuber brumale VITT. var. moschatum DE FERRY Carpoforo ipogeo globoso. Peridio di color nero, ricoperto da verruche minute e poligonali. Gleba nero-violacea, a maturazione percorsa da vene bianche e sottili che all aria divengono lentamente rosseggianti. Odore forte, sapore piccante. Aschi portanti spore aculeate in numero di 5. Note: chiamato volgarmente tartufo moscato, si presenta molto simile, dal punto di vista morfologico, al Tuber brumale dal quale si distacca, soprattutto, per l odore più intenso. Commestibile di un certo pregio. Tuber melanosporum VITT. (1831) Solitario o in gruppi di pochi individui lo si trova in suolo calcareo, in associazione con latifoglie isolate o in boschi radi con esposizione a mezzogiorno (Castanea sativa, Ostrya carpinifolia, Corylus-avellana, ecc.) in genere ad una altitudine tra i 400 e i 1000 metri sul livello del mare. Matura nel periodo invernale, in genere da metà novembre a metà marzo. sono stati raccolti nel mese di febbraio sul Tuber brumale var. moschatum Tuber melanosporum Tuber melanosporum monte Raparo sotto Quercus pubescens. Carpoforo irregolarmente globoso o a forma di patata. Peridio bruno-nerastro, a volte con tonalità rossicce, ricoperto da verruche di media grandezza, poligonali a 6 facce piuttosto regolari, con vertice depresso al centro, color ruggine allo sfregamento. Gleba prima biancastra poi nerastro-rossastra o nero porpora, percorsa da venature biancastre, esili, fitte e ramificate che, con l età, virano lentamente al bruno-rossastro. Odore delicato e gradevole, tipicamente aromatico, sapore intenso e piacevole. Aschi subsferici, spore da 1 a 5, bruno scuro, ellittico-allungate, echinulate. Note: è il tartufo nero più pregiato. Viene volgarmente chiamato tartufo di Norcia o di Spoleto o Truffe de Pèrigord in Francia. Si differenzia dal T. brumale per il colore della carne, la forma e la disposizione delle vene e, in particolar modo, per i caratteri organolettici, cioè per l odore e il sapore. Tuber macrosporum VITT. (1831) Cresce generalmente d estate o all inizio dell autunno, in simbiosi con latifoglie (Quercus pubescens, Populus spp., Corylus avellana)in terreni argillosi ed esposti a mezzogiorno. sono stati rinvenuti nel mese di ottobre del 1992 sul monte Pollino sotto Quercus pubescens. Carpoforo ipogeo di forma globosa un po allungata, definita a naso di cane. 72
Peridio di colore nero, con macchie rossastrorugginose, ricoperto da verruche irregolari e appiattite, di forma quasi quadrangolare. Gleba, un po tenace, di color bruno tendente al purpureo, percorsa da vene più chiare, numerose e interrotte, che all aria virano lentamente al brunopallido. Odore agliaceo aromatico. Sapore gradevole. Aschi sub-peduncolati con massimo 3 spore, grandi, ellittiche, color rossobruno, reticolato-alveolate. Note: piuttosto raro sul nostro territorio. Si distingue, a prima vista, per le verruche appiattite e quadrangolari e per l intenso odore agliaceo. Commestibile buono. Tuber macrosporum Tuber borchii Tuber borchii Tuber borchii VITT. (1831) Specie molto comune, cresce dall autunno inoltrato fino a giugno in terreno calcareo argilloso, anche acido, sia in associazione con Quercus spp. sia con Pinus halepensis lungo i litorali del Metapontino, nelle valli dell Agri e del Sinni e in collina e oltre, anche in presenza di ginestre e lupinella. Carpoforo ipogeo, a forma globosa, spesso irregolare e gibboso, di solito delle dimensioni di un pisello o di una nocciola. Peridio piuttosto sottile, minutamente pruinoso e tomentoso, poi liscio, da biancastro a ocra-rossastro, separabile dalla gleba. Gleba dapprima acquosa e compatta, biancastra poi bruno-rossastra scura e molle, percorsa da venature grossolane, ramificate e numerose, biancastre con linee scure. Odore leggero da giovane, a maturazione più forte e decisamente agliaceo, che qualcuno paragona a quello dell acetilene altri a quello del gas metano. Sapore mediocramente gradevole. Aschi globosi, subpedincolati a 3-4 spore globose, ellittiche, bruno-rossastre, reticolato-alveolate. Commestibile mediocre. Note: è un tuber facente parte del gruppo Puberulum, si trova a poca profondità. Viene chiamato volgarmente bianchetto. Assomiglia al T. magnatum. Si distingue per il colore del peridio biancastro e poi rossastro, per l odore decisamente agliaceo e per l ornamentazione delle spore. Tuber magnatum PICO (1778) Cresce in terreni argillosi o sabbiosi, marnoso-argillosi del terziario, la maturazone avviene tra l autunno e l inverno, cioè da settembre-ottobre fino all inizio di gennaio, a seconda dell andamento climatico, in simbiosi con Quercus pubescens, Populus spp. soprattutto lungo le valli dell Agri e del Sinni ben esposte al sole. Generalmente isolato o in piccoli gruppi, profondamento interrato. Abbondante in alcune stazioni di crescita del senisese e in altri limitati areali di vegetazione della Basilicata, si trova anche nella Comunità Montana del Melandro e del Camastra e nella zona di Atella e Campomaggiore. sono stati raccolti lungo gli argini del Sinni in un bosco di pioppi con presenza di salici, in autunno. Carpoforo ipogeo, sodo, globoso o tuberifor- 73
Tuber rufum Tuber magnatum me, sovente depresso, striato e lobato. Peridio ocraceo o giallognolo, sfumato di verdognolo, liscio o quasi, finemente papillato. Gleba dapprima bianco-beige, compatta e granulosa, ma a maturità fuligginoso-carnicina o addirittura del tutto rossiccia, tipo barbabietola e di consistenza più friabile. (Montecchi e Lazzari) Vene biancastre, sottili, numerose e sinuose. Odore forte e gradevole, aromaticamente complesso. Sapore forte e squisito. Aschi subsferici, subpeduncolati, generalmente globosi, a 1-3 spore ovoidali, brune, reticolate alveolate. Note: è un fungo molto noto e pregiato, è il famoso tartufo d Alba, semisconosciuto in Francia, ritenuto il re dei tartufi per il suo aroma straordinario e per l elevato prezzo che riesce a spuntare nei mercati. Si conserva negli impianti di refrigerazione fino a un mese. Tuber rufum PICO (1788) Cresce tutto l anno, ma in modo particolare in autunno e in inverno in boschi di latifoglie (Fagus sylvatica, Quercus pubescens, Corylus avellana). Gli e- semplari fotografati sono stati rinvenuti in località Pierfaone, in simbiosi con Fagus silvatica, nel mese di novembre del 1988. Carpoforo ipogeo, duro, irregolarmente globoso, Tuber rufum leggermente vellutato, a volte con base piana, quasi scavata. Peridio da giallo-ocra a rossastro-ferrugineo, dapprima quasi liscio ma ben presto ricoperto da minute verruche poligonali contigue e appiattite, molto caratteristiche. Gleba inizialmente bianca e molle, poi violace-rossastra, dura e cartilaginea, percorsa da vene biancastre, numerose e ramificate. Odore, nel fungo adulto, abbastanza forte di pasta inacidita. Aschi rotondeggianti, lungamente peduncolati in genere da 1 a 4 spore ellittiche, giallastro-rossastre, sottilmente aculeate. Note: è specie molto comune, abbondante e diffusa. Ha dimensioni variabili da quelle di un pisello, più frequentemente, a quelle di una noce. Si riconosce facilmente per il colore rossiccio. Non viene ritenuto commestibile per l odore e la consistenza della carne che è piuttosto tenace. Tuber nitidum VITT. (1831) Cresce, in autunno inoltrato, in simbiosi con Quercus spp. e Fagus sylvatica. Carpoforo ipogeo, di forma più o meno regolare, della dimensione di una nocciola. sono stati rinvenuti sotto Fagus sylvatica nel mese di novembre del 1994 sul Pollino. Peridio liscio,di colore giallo bruno-rossastro. Gleba dura e cartilaginea, biancastra, con l età verso il rossastro, con vene bianche, poco numerose, 74
Tuber nitidum nocciola o di una noce, solcato e tubercolato, cioè con presenze di fessurazioni circolari. sono stati rinvenuti sul Vulturino in simbiosi con Quercus cerris. Peridio sottile, quasi litendenti verso una macchia basale. Odore forte e nauseante. Aschi con 1-4 spore ellittiche, di colore fulvo od ocraceo-brunastro a ornamentazione aculeata. Note: raro. È una specie che fa parte del gruppo Rufum, cioè vicina al T. rufum del quale, insieme al T. ferrugineum, parecchi autori ne fanno una varietà. Si distingue per la corteccia sempre liscia e di colore più chiaro e per la carne poco colorata. Non commestibile. Tuber ferrugineum VITT. (1831) Cresce in boschi di latifoglie (querceti) e boschi misti, in autunno inoltrato. Carpoforo ipogeo a forma ovoide o tuberiforme, della grandezza di una Tuber ferrugineum 75
Tuber maculatum scio, o finemente papilloso, bruno-ferrugineo scuro o rossastro. Gleba molle ed asciutta, da biancastro-grigia a giallo-ruggine, percorsa da numerose vene biancastre e filiforni. Odore a maturità agliaceo, presto piuttosto nauseabondo. Aschi con pedicello, a 2-4 spore brune, ellittiche, con aculei lunghi e ottusi. Note: raro. È un tartufo della stirpe Rufum, infatti somiglia al T. rufum, ma si distingue facilmente per il colore rossicio-ruggine del carpoforo, per l odore e la mollezza della carne. Non commestibile. Tuber maculatum VITT. Matura dall estate al tardo autunno presso Fagus sylvatica, Quercus spp., Populus nigra e Pinus spp. I reperti fotografati sono stati rinvenuti sotto Fagus nel giorno dei Morti del 1990. Carpoforo ipogeo globoso, quasi liscio, irregolare e lobato, dalla dimensione di una nocciola fino a quella di una grossa noce. Peridio, piuttosto umido al tatto, bianchiccio, a macchie paonazze (Signorini e Valli). Gleba di consistenza carnosa, prima chiara, a maturazione rossastra o grigiastra, solcata da vene chiare, numerose e ramificate. Profumo debole e fungino. Sapore amaro. Aschi con spore di colore bruno, reticolato-alveolate. Note: fa parte dei Tuber del gruppo Puberulum caratterizzati dal peridio quasi liscio e da spore reticolato-alveolate. È considerato tra i peggiori tartufi, nonostante ciò viene da qualcuno consumato. Tuber escavatum VITT. (1831) Cresce, tutto l anno, soprattutto nelle aree sud orientali dell Appennino lucano. Viene raccolto in boschi di latifoglie (Quercus pubescens, Populus spp., Fagus sylvatica), in terreni sciolti o argilloso-calcarei. Gli esemplari raffigurati sono stati raccolti nel settembre del 1981 sul Vulturino sotto Fagus sylvatica. Carpoforo ipogeo, subgloboso o ellittico, liscio o finemente papilloso, di colore ocraceo o rossastro, con tipica cavità basale rientrante all interno. Gleba compatta e coriacea, color ocra pallido, a maturità giallo-brunastra, con vene biancastre, polimorfe, di solito grosse, gangliformi, facenti capo 76
alla cavità basale, dove vengono a sfociare all esterno. Odore più o meno aromatico per alcuni autori, per altri senza uno caratteristico, per altri ancora agliaceo e penetrante. Aschi ellittico-irregolari, non peduncolati a 1-4 spore giallo-brune, ellittiche, reticolato-alveolate, ad alveoli molto larghi ed alti. Note: specie che può raggiungere la grandezza di una noce. Facilmente riconoscibile per la fossetta che si apre alla sua base e per la legnosità della sua carne che la rendono non adatta all alimentazione. Tuber gibbosum HARKN (1899) Carpoforo irregolarmente gibboso, diam. da 2 a 4 cm. Peridio più o meno pubescente, color ocra chiaro, come di patata. Gleba carnicina, percorsa da vene bianche e avorio scuro, gangliformi. Odore: inodore o con Tuber escavatum lieve aroma di tartufo. Aschi subglobosi con 3-4 spore bruno scuro, ellissoidi, echinate e nettamente reticolato-alveolate. 24/34 Due esemplari raccolti nel mese di ottobre sotto pianta di Pseudosuga douglasia a Sciffra di Pignola, 750 m. sul livello del mare. Commestibile. Qualche autore (Pacioni) sottolinea la possibilità di coltivare questo Tuber nelle zone a rimboschimento con la Douglasia. Note 1 Le varie specie di tuber sono state raccolte da Pietro Ciaglia di Muro Lucano, da Rocco Iannibelli di San Severino Lucano e da altri cercatori che preferiscono mantenere l anonimato, determinate e fotografate dall autore, da Marco Macchione e da Giuseppina Cerone, preparate in essiccata da G. Cerone e dall autore stesso. Parte del materiale iconografico risale addirittura agli anni 78 e 80, spesso concomitante col periodo della Mostra Micologica Regionale che, da oltre venti anni, si tiene a Potenza nel mese di ottobre. 2 I caratteri microscopici di alcune specie sono stati esaminati dal professor Gianluigi Rana e dalla dottoressa Giuseppina Cerone dell Università di Basilicata, che ringrazio. Tuber fulgens Bibliografia C. VITTADINI 1831. Monographia Tuberacearum, Ed. 77
La Basilicata non ha mai avuto nel corso dei secoli, una tradizione tartuficola, legata alla raccolta e alla vendita dei tartufi. Questi prodotti erano addirittura sconosciuti nella nostra regione fino a 20 anni fa, per cui non esiste un centro di mercato nè alcun punto di riferimento per la vendita e l'acquisto sia al minuto che all'ingrosso. Eppure la Basilicata è terra di tartufi straordinari: purtroppo la cosa è sconosciuta ai più, nonostante da qualche anno si organizzino iniziative da parte di qualche Comunità Montana per far conoscere questi prodotti. Il tartufo non solo non ha una storia nella nostra cultura del passato, ma viene anche ignorato dalle fonti ufficiali ISTAT in cui compare a partire dall'anno 1994 con una produzione di soli 20 chilogrammi annui. Il valore in lire viene valutato in tre milioni, ne deriva che il prezzo stimato per chilogrammo di tartufo è di lire 150 mila. Secondo le stime di alcuni operatori del settore la produzione complessiva si aggirerebbe invece intorno ai 100-150 quintali annui. Se il dato è vero, e noi non abbiamo dubbi, sorge la impellente necessità di formare cooperative e consorzi e di incentivare piccole attività artigianali di trasformazione e di conservazione del prodotto. Le quantità di tartufi raccolti si possono considerare piuttosto limitate in Basilicata se rapportate ai vasti areali a disposizione. Ciò è dovuto al fatto che non sono molti i cercatori: non raggiungono le 200 unità i tesserini rilasciati da tutte le Comunità Montane della regione, ma esistono anche in questo settore problemi di abusivismo. Si stanno delineando, comunque, interessanti prospettive con un mercato interno in sviluppo e una progressiva espansione della domanda. Non c'è ristorante lucano che non serva ai clienti piatti a base di tartufo. E ciò non solo grazie al miglioramento del tenore di vita che induce la gente a consumare prodotti raffinati, una volta riservati a re e nobili, ma anche per il fascino misterioso esercitato da questo prodotto. IL TARTUFO E L'INTRIGO Il tartufo lancia, da sempre, messaggi nascosti diretti non tanto alle coscienze quanto all'inconscio del consumatore. Non richiede costose campagne promozionali nè l'impiego di un esperto di marketing per il posizionamento del prodotto o per l'espansione del mercato poichè rientra in quei beni di consumo, chiamati special commodities che deliziano il palato, riscaldano il cuore e, soprattutto, intrigano la mente. Compaiono e scompaiono lasciando nell'aria il loro aroma e un desiderio inestinguibile. Il tartufo è il diamante della tavola, un tocco di classe in più per le vivande, grazie al suo profumo vibrante e generoso che ancor più del sapore rende scintillanti le pietanze e seduce i palati. Al tartufo vanno attribuite anche qualità medicamentose e, soprattutto, afrodisiache. Un tempo, dopo essere stato schiacciato e pressato, si ricavava un succo impiegato come un vero e proprio sciroppo, usato per curare la gotta, e per altre malattie. Veniva impiegato anche come maschera di bellezza dalle donne o come cicatrizzante ed antibiotico. Ancor oggi il tartufo viene usato presso i popoli del deserto quale medicamento per gli occhi infiammati. La qualità più intrigante attribuita a questo prodotto, è senza dubbio quella legata al potere afrodisiaco. Da sempre il poeta dell'immaginario, il tartufo, tintilla i consumatori con quel tanto di fantastico che è in tutti noi: incanta, seduce, affascina, dice tutto e niente parla senza parole, si esprime attraverso il profumo, ci cattura attraverso il mistero. Mangiare un tartufo, si dice, è come uscire con un'amante. È un atto, una manifestazione di voluta e dolce trasgressione, un giocare a nascondino, a sconvolgere, anche solo con la fantasia, i ruoli assegnati. Mediolani. D. SIGNORINI E O. VALLI. Il tartufo. Ottaviano Edit., Milano. G. CERONE, E. ALBA, M. GA- LANTE, S. FRISULLO. Specie fungine del genere Tuber in Basilicata. Rivista di Micologia Italiana, 1aprile 1994, Edagricole, Bologna. B. CETTO. I funghi dal vero, volumi 1-4. Saturnia editrice, Trento. A. MONTECCHI, G. LAZZARI. Invito allo studio dei funghi ipogei, Conoscere i tartufi, Contributo critico alla conoscenza dei tartufi della stirpe Rufum, cc., Bollettini dell AMB., Anno 1984, n. 5-6, 1988, N. 5-6 pagg. 320-330. F. e T. RARIS. La strada del fungo e del tartufo, Fabbri Editori. O. TAGLIAVINI. Tartufi: Alba nel murese Il...anno 1, n.1, pagg. 28-29. Legge nazionale n. 752/85, Normativa quadro in materia di raccolta, di coltivazione e commercio dei tartufi freschi ecc... Regione Basilicata, Bollettino ufficiale. Disciplina della raccolta, coltivazione, conservazione e commercializzazione dei tartufi. L. R. n. 35 Ministero dell Agricoltura e delle Foreste. Norme pratiche per la coltivazione del tartufo, Ecoplanning s.r.l. 78