L ARCA DI NOE. Genesi 6-7

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L ARCA DI NOE. Genesi 6-7 Tutti gli uomini che vivevano sulla terra erano cattivi, perché facevano quello che è male agli occhi del Signore. Tutti, tranne i componenti della famiglia di Noè. Dio si stancò di tanto male che vedeva commettere di continuo, e decise di eliminare tutti i cattivi. Per questo si presentò a Noè e gli disse: «Io manderò un diluvio, u- na grande alluvione che spazzerà via ogni vita sulla terra, tranne coloro che voglio salvare». E gli diede un ordine: «Costruisci un'arca, una grande nave. Deve essere a tre piani, col tetto e le finestre, lunga 150 metri, larga 25 e alta 15». Noè si mise al lavoro, insieme con i suoi tre figli Sem, Cam Iafet, mentre sua moglie e le mogli dei suoi figli raccoglievano cibo e ve stiario per vivere dentro l'arca. I vicini di casa di Noè lo prendevano in giro, perché pensavano che fosse matto a costruire una nave in mezzo alla pianura, lontano dal mare. Ma Noè non si lasciava im pressionare, e continuava il lavoro. Quando ebbe finito la costruzione, raccolse da tutta la regione due animali per ogni specie e li fece entrare nell'arca, dove infine si trasferì anche lui con tutta la sua famiglia. Seguendo il comando del Signore Noè aveva costruito l'arca e vi era entrato con la sua famiglia e con una coppia di animali per ogni spe cie. Dopo una settimana cominciò a piovere: piovve tanto ma tanto, per quaranta giorni, da provocare un'immensa alluvione che coprì tut to, case, alberi e montagne. Solo l'arca galleggiava sulle acque, proprio come il Signore aveva annun ciato. Finalmente cominciarono a soffiare i venti, e l'acqua prese a calare. Apparvero le cime dei monti, e l'arca si posò sul monte Ararat. Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatto nell arca e disse: «Voglio far uscire una colomba, per sapere se da qualche parte vi è terra asciutta». Ma la colomba tornò nell'arca, poiché non trovò dove posarsi. Noè attese altri sette giorni, poi fece uscire di nuovo la colomba; ma anche quella volta essa tornò, tenendo però nel becco un ramo scello di olivo: segno che le acque si erano ritirate. Dopo altri sette giorni Noè lasciò andare di nuovo la colomba, che questa volta non tornò più. Passarono altre quattro settimane, e Dio ordinò a Noè: «Esci dall'arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le loro mogli, e tutti gli animali d'ogni specie che hai con te: uccelli, rettili, bestiame domestico. Falli uscire dall arca, perché si spandano sulla terra e si moltiplichino».

Obbediente al Signore che aveva voluto salvare lui e la sua famiglia, Noè u- scì dall'arca con tutte le persone e gli animali che essa conteneva, e subito innalzò un altare per offrire un sacrificio di ringraziamento al Signore. Il Signore Dio gradì il sacrificio di Noè; benedisse lui e i suoi figli e disse loro: «Ecco: la vita torna sulla terra, e tutto quello che si trova sul la terra io lo do a voi». Quando Noè, salvato dal diluvio insieme con la sua famiglia e gli animali dell arca, mise piede sulla terra asciutta, per prima cosa ringraziò il Signore che era stato così buono con lui. Allora il Signore gli disse: «Da oggi in poi, fino a quando durerà la terra, non vi sarà più un diluvio come questo; vi saranno sempre semina e mietitura, freddo e caldo, estate e inverno. Faccio questa promessa a te e ai tuoi discendenti, e come segno della promessa pongo tra le nubi l arcobaleno».

Ho bisogno degli altri Sull Arca di Noè Si legge il brano della Bibbia in cui Noè porta con sé tutti gli animali per salvarli dal diluvio. Ad ogni ragazzo viene consegnato un cartoncino sul quale è scritto il nome di un animale, indicando su diversi cartoncini il maschio e la femmina (gatto/gatta, cavallo/cavalla, ecc.). Al «via» ognuno deve cercare il proprio «compagno/a» usando i movimenti tipici di quell'animale. Man mano che si formano, le coppie (maschio/femmina) escono dal gruppo e iniziano a seguire una specie di processione, dietro ad un animatore (Noè) che cammina verso l'arca (uno spazio preciso). Sì può iniziare la riflessione. Ci si salva solo insieme e perché c è una persona che ci guida e ci unisce in un gruppo (Gesù). C è anche un luogo dove l unione fa la forza, ad esempio per Noè e gli animali è stata l Arca, mentre nella nostra vita può essere il cortile, la comunità, l oratorio Rispondi sul quaderno alle seguenti domande: 1. Come mai è importante essere in due e non da soli? 2. Perché è importante far parte di un gruppo di persone? 3. Quali sono gli elementi che fanno gruppo? 4. Come mai sto assieme con delle persone invece che con altri? 5. Noè ha fatto gruppo?

LA MASSIMA DEL GIORNO Quando ero piccolo, c era la banda del paese e c era un tamburo grande che faceva: bum! bum! bum! e c era un tamburo piccolo che faceva: bim! bim! bim! E io non riuscivo a capire perché li chiamassero tutti e due tamburo : uno faceva un rumore piccolo e l altro faceva un rumore grande. Qual era la differenza? La differenza stava semplicemente nel fatto che uno aveva un vuoto più grande e l altro un vuoto più piccolo. Uno più chiasso fa, più vuol dire che ha vuoto dentro IO SONO IL VIAGGIATORE IL NOME DELLA MIA ARCA E I MIEI ACCOMPAGNATORI SONO I MIEI COMPAGNI DI VIAGGIO SONO

Racconto: I RICCI. Un estate una famiglia di ricci venne ad abitare nella foresta. Il tempo era bello, faceva caldo, e tutto il giorno i ricci si divertivano sotto gli alberi. Si divertivano nei campi, nei dintorni della foresta, giocavano a nascondino tra i fiori, acchiappavano mosche per nutrirsi e, la notte, si addormentavano sul muschio, nei pressi delle tane. Un giorno videro una foglia cadere da un albero: era autunno. Giocarono a rincorrere la foglia, dietro alle foglie che cadevano sempre più numerose; ed essendo le notti diventate un po più fredde, dormivano sotto le foglie secche. Faceva però sempre più freddo. Il fiume a volte si trasformava in ghiaccio. La neve aveva ricoperto le foglie, i ricci tremavano tutto il giorno, e la notte non potevano chiudere occhio tanto era freddo. Così una sera decisero di stringersi uno accanto all altro per riscaldarsi, ma fuggirono ben presto ai quattro angoli della foresta: con tutti quegli aghi si erano feriti il naso e le zampe. Timidamente, si avvicinarono ancora, ma di nuovo si punsero il muso. E tutte le volte che uno correva verso l altro capitava la stessa cosa. Era assolutamente necessario trovare un modo per stare vicini: gli uccelli si tenevano caldo uno con l altro, così pure i conigli, le talpe e tutti gli animali. Allora, con dolcezza, a poco a poco, sera dopo sera, per potersi scaldare senza pungersi, si accostarono l uno all altro, ritirarono i loro aculei e, con mille precauzioni, trovarono infine la giusta misura. Il vento che soffiava non dava più fastidio; finalmente potevano dormire al caldo tutti insieme.