Acquarossa: tramonto.

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La Città Silente 8 Il Territorio e gli Insediamenti 12 Acquarossa: il Nome e la Storia 14 l importanza degli Scavi di Acquarossa 20 Ferento: il Nome 22 La Storia degli Scavi nel sito di Ferento 26 Gli Scavi dell Università: La Storia 28 La Città Romana 30 Gli Scavi dell Università 32 Il Teatro di Ferento 42 Le Terme della Città 44 La Diocesi di Ferento e le alterne vicende della Città nel Medioevo 46 Gli Scavi dell Università 54 La Riscoperta 56 Le Sepolture 58 I Musei Viterbesi

Acquarossa: tramonto.

Il Territorio e gli Insediamenti I siti archeologici di Acquarossa e Ferento sono situati rispettivamente a 6 km e 8 km a nord di Viterbo. Sorgono entrambi su due speroni tufacei: il primo sull omonimo colle, stretto tra i fossi Acquarossa ad ovest ed a nord, e quelli Fornicchio e Francalancia a sud; l altro invece si trova nell altopiano di Pianicara, di forma approssimativamente triangolare, compreso tra due fossi, Guzzarella (o Vezzarella) a Nord e Acquarossa a Sud, confluenti poco più ad oriente nel torrente Vezza.

Acquarossa: l omonimo fosso con le acque dal caratteristico colore rossiccio.

Le due alture offrono una posizione facilmente e naturalmente difendibile, mentre i fossi circostanti permettono un costante rifornimento idrico. Il territorio è ricco di materie prime, caratteristica che sarà ribadita più volte nel corso della trattazione: in particolare ci sono giacimenti a cielo aperto e strati ricchi di minerali ferrosi, che hanno favorito la metallurgia, attività di lunga tradizione nel comprensorio dell Acqua Rossa Ferento, tanto che fino alla fine del XIX secolo era in funzione una ferriera, costruita nella valle del fosso Acquarossa.

età del ferro situate nella parte occidentale dell Acropoli dell abitato etrusco di Acquarossa, sono indicative di attività di estrazione e di lavorazione di questo metallo almeno già nell VIII secolo a.c.. Veduta dell odierno paesaggio. Proprio la disponibilità del prezioso materiale e delle risorse naturali ha favorito la nascita degli insediamenti etruschi e romani. Certamente è ipotizzabile che la frequentazione dei siti sia avvenuta in età protostorica: Numerose scorie in ferro, ritrovate nelle capanne della tarda Nel sito di Ferento, durante le annuali campagne di scavo condotte dal Dipartimento di Scienze del Mondo Antico della Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell Università degli Studi della Tuscia di Viterbo, attività che poi saranno descritte in dettaglio, sono stati invece rinvenuti degli strumenti in selce di età preistorica: questi reperti non sono stati ritrovati nei contesti originari ma sono stati raccolti durante ricognizioni superficiali del terreno o rinvenuti in stratigrafie d epoca successiva; si può quindi presupporre che il deposito di provenienza fosse nelle vicinanze o nel terreno circostante il sito. Alcuni di questi oggetti appartengono al periodo eneolitico, specificamente alla facies di Rinaldone, cultura sviluppatasi intorno alla seconda metà del III millennio a.c., individuata per la prima volta nei pressi di Montefiascone (VT) e diffusa in Toscana, Umbria e Lazio settentrionale. E ipotizzabile dunque la possibile presenza di un abitato dell età del Rame, dato che nelle vicinanze di Ferento sono stati recuperati altri strumenti rinaldoniani. I dati riportati, che pure necessitano di ulteriori conferme, indicano una continuità insediativa nel corso dei secoli nel territorio di Acquarossa Ferento, sicuramente favorita dalle caratteristiche geo-fisiche del luogo.

ACQUA IL NOME E L abitato etrusco di Acquarossa sorge sull omonimo colle, attualmente noto come Colle di San Francesco, dove si trova un casale chiamato appunto San Francesco. Il nome Acquarossa richiama in maniera suggestiva proprio il colore rossiccio delle acque che caratterizza alcuni tratti dell omonimo fosso; questa colorazione è dovuta alla presenza dei minerali ferrosi sopra descritti. Le stesse acque possiedono proprietà terapeutiche riconosciute unanimemente. Non si conosce il nome etrusco della città, che, sulla base dei dati di scavo e dei reperti, fiorì in epoca arcaica (VII-VI sec. a.c.) ed ebbe relazioni più o meno dirette con centri maggiori quali Tarquinia, Volsinii, è anzi probabile che fosse dipendente da uno dei due, e con le città dell Agro Falisco (Falerii). Acquarossa fu completamente distrutta intorno al 500 a.c. forse a causa dell espansione di Tarquinia, in un periodo comunque caratterizzato da un clima di instabilità politica nell Italia Centrale. Dopo questa data l abbandono del colle fu immediato e definitivo, tanto che la città romana di Ferento, diretta erede di questo primo insediamento etrusco, sorse più a Nord, sulla vicina altura di Pianicara, dove verosimilmente si trovava un altro abitato coevo a quello di Acquarossa e forse da questo dipendente. La riscoperta del sito si deve all archeologo viterbese Luigi Rossi Danielli (1870-1909), il quali effettuò numerosi studi e ricognizioni topografiche nel comprensorio di Acquarossa Ferento, ed ipotizzò che l antico centro etrusco sorgesse quindi sul colle di San Francesco compreso tra i dirupi dei fossi Francalancia e Acquarossa, la cui conformazione naturale offriva grandi vantaggi per la difesa. Gli scavi realizzati sul luogo dall Istituto Svedese di Studi Classici a Roma a partire dal 1966 fino al 1978, successivi interventi sono poi stati fatti su scala ridotta, hanno dato conferma alle intuizioni del Danielli e hanno riportato alla luce i resti dell insediamento etrusco di epoca arcaica.

ROSSA LA STORIA Acquarossa. Antefissa a testa femminile

Sua Maestà Gustavo VI Adolfo di Svezia in veste di archeologo.

L importanza degli scavi di Acquarossa Il menzionato Istituto Svedese di Studi Classici a Roma effettua dal 1956 continue ricerche nel territorio della provincia di Viterbo: oltre ad Acquarossa, altri siti oggetto di indagini archeologiche sono stati Blera, Luni sul Mignone e San Giovenale. I risultati di queste attività hanno permesso di conoscere in maniera più approfondita la civiltà etrusca e le culture protostoriche delle età del Bronzo e del Ferro. Un grande promotore delle pluriennali campagne di scavo dell Istituto fu la compianta figura di Sua Maestà Gustavo VI Adolfo di Svezia, il quale, da grande appassionato di archeologia, prese parte agli scavi in maniera attiva, guadagnandosi la stima e l affetto di tutti i partecipanti nonché l appropriato appellativo di re archeologo. Le ricerche condotte nel sito di Acquarossa hanno consentito in particolare una conoscenza più dettagliata dell architettura e dell urbanistica etrusca, di cui, fino al momento dello scavo, si avevano dati generici e limitati quasi del tutto alle sole necropoli, e soprattutto una visione più completa della vita quotidiana che si svolgeva in un insediamento etrusco di epoca arcaica. Questi risultati sono stati raggiunti anche perché sul colle di San Francesco è quasi del tutto assente una qualche attività edilizia posteriore al 500 a.c., cosa che ha favorito la totale conservazione dell abitato arcaico: si tratta di un caso molto raro poiché agli abitati etruschi distrutti, di solito, si sovrappongono le nuove strutture romane.

Lastra di rivestimento raffigurante scena di banchetto