LA PESCA Il giorno 26/04/2016 sono andato nell aula magna per svolgere una lezione nell ambito del progetto la pesca: tecnologie, risorse ed ambiente, presentato dalla professoressa Fanelli alle classi prime delle sezioni A, C ed E. Quando sono arrivato nell aula ho incontrato il Dottor Alessandro Criscoli, biologo marino dell Università di Roma LA SAPIENZA. Durante la lezione ci sono state spiegate varie tecniche di pesca. Alcune hanno scarso impatto sull ambiente marino, come la piccola pesca, mentre altre tecniche, come la pesca a strascico, presentano un impatto significativo su di esso. La pesca a strascico consiste nel trascinare una rete, appesantita da alcuni pesi, sul fondo del mare. Nella parte alta della rete ci sono dei galleggianti che servono per tenerla aperta verticalmente. La rete viene trascinata da un peschereccio tramite delle funi. Per tenere aperta orizzontalmente la rete vengono utilizzati due divergenti. In considerazione di quanto già detto abbiamo parlato anche dell influenza della pesca a strascico sull ambiente. Infatti, quando un peschereccio passa su un fondale provoca dei seri danni all ambiente marino poiché preleva non soltanto le specie di interesse per la pesca, ma anche un altra serie di specie che sono rigettate in mare in quanto scarto. Inoltre, il passaggio di questo attrezzo sul fondale marino danneggia la fauna presente portando con il tempo alla perdita di biodiversità. Dopo aver trattato della pesca a strascico, abbiamo affrontato il discorso sulle reti da posta. Queste si dividono in reti da posta fisse, che possono essere ancorate sul fondo (tramaglio e imbrocco) oppure a circuizione, e reti derivanti. Queste ultime, tuttavia, sono vietate dalla legislazione europea in quanto possono anche catturare specie protette come delfini o tartarughe marine. Il tramaglio (o tremaglio) è formato da tre pezze di rete sovrapposte. La particolarità di questo attrezzo sta nel fatto che le due pezze di rete esterne hanno maglie molto larghe, mentre quella centrale ha la maglia molto stretta così i pesci entrano facilmente dall esterno per poi rimanere imprigionati in quella centrale. L imbrocco è formato da una sola pezza di rete e cattura i pesci in funzione della grandezza della maglia. Infatti, soltanto i pesci di una certa dimensione rimangono imprigionati. Per catturare determinate specie, quali sardine e alici, che vivono nella colonna d acqua si utilizza un altra tecnica che consiste praticamente nell accerchiamento. Per la precisione bisogna passare con le reti intorno al branco di pesci attratti con la luce così che questi rimangono intrappolati al momento della chiusura della rete. Questa operazione può essere effettuata con uno o due pescherecci.
Altre tecniche di pesca in uso nella marineria italiana ci sono state descritte dal dott. Alessandro Criscoli, come per esempio i palangari che sono formati da un cavo sottile sul quale sono posti numerosi ami. L ultimo attrezzo di pesca di cui si è parlato è la tonnara o mattanza. In questa tecnica di pesca i tonni vengono spinti in una sorta di labirinto che li conduce in un ultima area (camera) dove sono poi arpionati dai marinai. Tutto il tratto di mare viene invaso di sangue e l acqua si tinge di rosso. Questa tecnica di pesca per il tonno rosso è ormai in disuso perché i branchi di tonni sono per lo più catturati dalla pesca industriale che intercetta questi animali prima che arrivino vicino alla costa. In conclusione, possiamo affermare che la pesca rappresenta un aspetto professionale importante nella nostra società, tuttavia non andrebbero usate tecniche che potrebbero danneggiare l ambiente. La pesca utilizzata già dai popoli antichi per la sopravvivenza, è ancora oggi di fondamentale importanza per la nostra dieta. Quindi, riflettendo bene, l uomo dovrebbe pensare a salvaguardare l ambiente marino per garantire mari sani e pescosi per il nostro futuro. Di Nardo Di Maio Emanuele