CONSORZIO ITALIANO BIOGAS Rassegna Stampa del 22/07/2013 La proprietà intellettuale degli articoli è delle fonti (quotidiani o altro) specificate all'inizio degli stessi; ogni riproduzione totale o parziale del loro contenuto per fini che esulano da un utilizzo di Rassegna Stampa è compiuta sotto la responsabilità di chi la esegue; MIMESI s.r.l. declina ogni responsabilità derivante da un uso improprio dello strumento o comunque non conforme a quanto specificato nei contratti di adesione al servizio.
INDICE CONSORZIO ITALIANO BIOGAS 22/07/2013 La Repubblica - Affari Finanza Dal biogas il 10% del fabbisogno con impianti medio-piccoli 7 ENERGIE RINNOVABILI 21/07/2013 Corriere della Sera - Roma La villa romana e la centrale a biogas 21/07/2013 Il Sole 24 Ore LA SCIENZA TROVA CASA AL MUSE 22/07/2013 Il Sole 24 Ore Via alle domande per il conto termico 22/07/2013 Il Sole 24 Ore Fotovoltaico escluso dalle opere incentivabili 21/07/2013 La Repubblica - Palermo SPORTELLI NEI COMUNI PER CASE PIÙ "SOLARI" 22/07/2013 La Stampa - Nazionale AMBIENTE LO CHOC NON È INEVITABILE 20/07/2013 Il Messaggero - Marche Il rigassificatore può trovare posto nel piano-energia 21/07/2013 Il Messaggero - Umbria Ricorsi e firme contro gli impianti a biomasse 20/07/2013 Il Giornale - Nazionale «Faremo diventare verde l'oriente» 20/07/2013 QN - Il Resto del Carlino - Forli Impianto a biomasse, 70mila euro e assunzioni di personale in paese 21/07/2013 QN - Il Resto del Carlino - Fermo Impossibile evitare l'uso del metano da biogas 21/07/2013 QN - Il Resto del Carlino - Forli «Non vogliamo l'impianto a biomasse» 9 10 12 14 15 16 17 18 19 20 21 22
20/07/2013 Il Gazzettino - Rovigo Biomasse e biogas, divieto retroattivo 20/07/2013 QN - La Nazione - Umbria In fondo all'arco Etrusco spunta il ladro gentiluomo 20/07/2013 Corriere dell'alto Adige - Alto Adige Bioraffinerie con tecnologia altoatesina 20/07/2013 Corriere dell'umbria "Già progettate altre cinquanta centrali di energia" 20/07/2013 Il Piccolo di Trieste - Gorizia Monfalcone Gherghetta: «Solo le biomasse possono essere accettabili» 20/07/2013 La Liberta Impianto a biogas, Rabuffi: il Comune ha le mani legate 20/07/2013 La Liberta Legambiente: ma i cittadini devono essere coinvolti 21/07/2013 La Liberta «Biomasse, servono regole certe» 21/07/2013 La Liberta Ecco perché questa zona non è adatta all'impianto a biogas 21/07/2013 La Liberta Serve un confronto sereno senza interventi "dal pulpito" 22/07/2013 La Repubblica - Affari Finanza Dai giovani alle green farm l'agricoltura torna a sorridere Bene l'export con un + 20% 22/07/2013 Corriere Economia Formaggi da esportazione 20/07/2013 Edilizia e Territorio Energia, gli incentivi regionali 22/07/2013 ItaliaOggi Sette Conto termico, incentivi al via 19/07/2013 Mark'Up Per SC Johnson la sostenibilità è un fattore chiave trasversale 21/07/2013 Green Business Città intelligenti, l'italian way 21/07/2013 Green Business Il modello Amburgo 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 37 39 40 43
21/07/2013 Green Business La California scommette sul sole 21/07/2013 Green Business L'elettricità? Si ottiene dall'olio 21/07/2013 Green Business Fame di capitali per le Pmi green 22/07/2013 Nuova Energia Ormai è tutta un'altra storia 22/07/2013 Nuova Energia L'ENERGIA DAL DESERTO NON E UN MIRAGGIO 22/07/2013 Nuova Energia Rinnovabili, "ricchezza" per il Mediterraneo 22/07/2013 Nuova Energia IL POMPAGGIO IDROELETTRICO MARINO: UNA PROMETTENTE POZIONE PER IL SISTEMA ELETTRICO ITALIANO 22/07/2013 Nuova Energia Generazione da rinnovabili, altro stop al tentativo di favorire gli enti pubblici 19/07/2013 ADN Kronos 12:37 Al via nuova convenzione Legambiente-Bcc per fonti rinnovabili 22/07/2013 ANSA Eco-energia, 14,8 mln a settore pubblico 22/07/2013 Il Sole 24 Ore Online Il conto termico prenota i contributi per più lavori 19/07/2013 tech-plus.it Noccioli di olive come sostituto di gasolio, gas e pellet 19/07/2013 Virgilio.it 13:01 Nuova convenzione 'verde'tra Legambiente-Credito cooperativo 19/07/2013 WallStreetItalia 00:37 Al via nuova convenzione Legambiente-Bcc per fonti rinnovabili 20/07/2013 La Provincia di Latina Ampliamento Kyklos,la parola al Tar 20/07/2013 Photon Marionetta della politica 45 46 48 50 53 58 59 63 64 65 66 67 68 69 70 71
20/07/2013 Photon E ora? 22/07/2013 Commercio Elettrico NUOVE TECNOLOGIE E DIVERSIFICAZIONE PER IL FOTOVOLTAICO 22/07/2013 Commercio Elettrico VAILLANT: STAZIONE SOLARE TERMICA 20/07/2013 Elettrificazione SolarMax apre in Danimarca e in Svezia 21/07/2013 QualEnergia Energie pulite sotto assedio 21/07/2013 QualEnergia VERSO UNA MAGGIORE EFFICIENZA 21/07/2013 QualEnergia La prospettiva delle biomasse 21/07/2013 QualEnergia IL VENTO AL 2030 21/07/2013 QualEnergia Lefficienza della. comunità 21/07/2013 QualEnergia NON NEL MIO TUBO 21/07/2013 QualEnergia ENERGIA DALLE MADONIE 21/07/2013 QualEnergia Per un'ecologia a colori 19/07/2013 Pmi.it 09:15 Rinnovabili: fondo di garanzia per le PMI toscane 19/07/2013 Rugiadapoint.it Riscaldamento a biomasse 19/07/2013 Rugiadapoint.it Convenzione verde 72 75 77 78 79 82 86 89 91 94 97 99 100 101 102
CONSORZIO ITALIANO BIOGAS 1 articolo
22/07/2013 La Repubblica - Affari Finanza - N.27-22 luglio 2013 Pag. 21 (diffusione:581000) [ IL CASO ] Dal biogas il 10% del fabbisogno con impianti medio-piccoli L'ITALIA È IL SECONDO PRODUTTORE EUROPEO DIETRO LA GERMANIA E POTREBBE RADDOPPIARE L'UTILIZZO DI SCARTI AGRICOLI MA SERVONO NORME PIÙ CHIARE. UN MIGLIAIO LE INSTALLAZIONI ATTIVE PER UNA POTENZA TOTALE DI 750 MW Vito de Ceglia Milano «Se riusciamo a raddoppiare l'attuale produzione di biogas creato dagli scarti delle attività agricole, saremo in grado di soddisfare almeno il 10% del consumo di gas naturale in Italia e di risparmiare fino ad un miliardo e mezzo di euro l'anno sulle importazioni di combustibili fossili». Sono i numeri che mette sul piatto Piero Gattoni, presidente del Consorzio Italiano Biogas (Cib), che riunisce oltre 400 soci tra imprese agricole, aziende fornitrici di sistemi industriali, componentistica e mezzi di produzione, enti ed istituzioni. Un'industria, quella del biogas, che dà lavoro a 12mila addetti di cui buona parte occupati nelle aziende aderenti al Cib, che da sole generano un giro di affari di circa 850 milioni di euro. Secondo Gattoni, ci sono le condizioni ideali affinché il nostro Paese diventi leader mondiale nel biogas, settore in cui già oggi l'italia rappresenta il secondo mercato in Europa con una produzione di combustibile verde pari a 4 miliardi di metri cubi. Al primo posto c'è la Germania, dove sono presenti 7 mila impianti pari a 2/3 di tutte le strutture presenti al mondo. L'occasione proficua, in questo caso, è contenuta in un documento dal titolo "biogas fatto bene", sottoscritto dalle principali associazioni del settore agro-energetico. In pochi punti vengono elencate le opportunità di mercato offerte dallo sfruttamento dei residui delle attività agricole e dei reflui zootecnici: come deiezioni animali, letame e liquami. Rifiuti più comunemente conosciuti come "biomasse di scarto", da cui ricavare l'energia prodotta da biogas attraverso impianti a digestione anaerobica, che riutilizzano il materiale organico trasformandolo in energia rinnovabile al 100%. «Il "biogas fatto bene" riduce l'impatto ambientale dell'agricoltura abbassando l'impiego di concimi chimici, incrementando le rotazioni e il contenuto di sostanza organica nei terreni - spiega Gattoni Nello stesso tempo, l'utilizzo di questa fonte energetica consente alle aziende del settore di acquistare competitività: la nostra stima è che, grazie al biometano, il Pil dell'agricoltura potrebbe crescere del 5%, con un importo pari a 2 miliardi di euro». Numeri alla mano: negli ultimi tre anni le imprese agricole hanno compiuto investimenti per 3 miliardi di euro. Nei primi mesi del 2013 risultano attivi circa mille impianti con una potenza installata di oltre 750 MW. Secondo le stime del documento, si potrebbe passare dagli attuali 4 miliardi a 8 miliardi di metri cubi di gas metano solo nel caso in cui si sfruttasse al massimo il potenziale della produzione di biogas. Per raggiungere questo obiettivo, fa notare Gattoni, sarebbe sufficiente realizzare nuovi impianti di dimensioni contenute, e in linea con la capacità della superficie agricola delle aziende. Il presidente, infine, lancia un appello al governo: «Il biometano è un'opportunità di sviluppo ma servono regole precise per aiutarlo a crescere. Regole che permettano la creazione e il consolidamento di posti di lavoro stabili nell'agro-industria italiana». Foto: Sopra, Piero Gattoni, presidente del Consorzio Italiano Biogas (Cib), che riunisce oltre 400 imprese CONSORZIO ITALIANO BIOGAS - Rassegna Stampa 22/07/2013 7
ENERGIE RINNOVABILI 60 articoli
21/07/2013 Corriere della Sera - Roma Pag. 1 (diffusione:619980, tiratura:779916) La denuncia Urbano Barberini: vogliono costruirla vicino all'antica città di Gabii La villa romana e la centrale a biogas Valentina Santarpia Uno dei siti archeologici tra i più importanti al mondo rischia di diventare «il triangolo della monnezza»: per scongiurare questa sciagurata eventualità, dalle ceneri del comitato «Salviamo villa Adriana», è nato Sarà, acronimo di Sviluppo dell'agro romano antico. Che dopo l'annuncio del sindaco di Gallicano, che vorrebbe creare una centrale a biogas nella tenuta di Passerano, è pronto a dare battaglia per tutelare tutta l'area antica che si trova compresa tra la via Prenestina e la via Tiburtina. «Con il comitato per villa Adriana - spiega Urbano Barberini, uno dei promotori - abbiamo scongiurato che a pochi passi dalla residenza dell'imperatore romano venisse costruita una discarica: il Fai, Italia nostra, Franca Valeri, e tante altre associazioni, hanno combattuto per evitare che la scelta scellerata della giunta Polverini venisse messa in atto. Ma non è bastato a far capire ai nostri amministratori che questa terra va tutelata: la centrale dovrebbe bruciare 50 mila tonnellate di rifiuti organici al giorno, non in una zona degradata, ma a due passi dalla straordinaria città romana di Gabii, dove è stata scoperta la villa di Tarquinio il superbo. Inaudito». Gli amministratori locali di solito giustificano certe decisioni considerando le possibilità di sviluppo economico del territorio: ma secondo il comitato, la vera crescita sta nella scelta di puntare sulla vocazione turistico archeologica dell'area, che potrebbe portare ricchezza e benessere, esattamente come accade all'estero. Nella Valle della Loira in Francia, ad esempio, la tutela del patrimonio culturale ha portato a record di visite ai Castelli: 94 milioni di pernottamenti all'anno, 15 milioni di turisti, 800-900 milioni di fatturato all'anno. L'area intorno a Tivoli è 100 volte più importante, ma senza un progetto di sviluppo sostenibile, sottolinea il comitato, rischia di perdere valore nel tempo: villa Adriana è uno dei pochi siti Unesco del mondo che ha un calo di visitatori, la tomba dei Plauzi, nascosta da un muro, è lasciata nel degrado. Come se ne esce? «Il concerto di Capossela di lunedì prossimo a villa Adriana, dopo la cancellazione del festival da parte della Polverini, è un segnale importante - spiega ancora Barberini - Significa che l'interesse di Zingaretti e dell'assessore Ravera alla Regione, e del sottosegretario alla Cultura Ilaria Borletti Buitoni stanno avendo un effetto. Ma per valorizzare davvero tutta l'area bisogna pensare ad un consorzio, ad un'autorità di bacino che coordini le tre ville di Tivoli e i siti abbandonati. E che lanci un grande festival diffuso, sul modello di Edinburgo, che coinvolga tutti: dai ristoratori ai commercianti agli artigiani agli agricoltori. Così si sblocca la coscienza collettiva». RIPRODUZIONE RISERVATA Foto: Attore Urbano Barberini ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 9
21/07/2013 Il Sole 24 Ore - Domenica Pag. 25 (diffusione:334076, tiratura:405061) LA SCIENZA TROVA CASA AL MUSE Fulvio Irace fulvio irace pag.45 In Grecia le Muse soggiornavano sul Monte Elicona. In Italia nella regione trentina, tra il Museion di Bolzano, il Mart di Rovereto, e dal 27 luglio il Museo delle Scienze di Trento, progettato da Renzo Piano sull'area dismessa della Michelin che, dopo lungo tempo, passerà dallo status di backyard del centro storico al rango di nuovo polo cittadino. Alle spalle del rinascimentale Palazzo delle Albere - la villa fortezza dei principi vescovi Madruzzo, sede dal 1987 del Museo d'arte moderna e contemporanea - la sagoma spezzettata del nuovo museo interattivo (una struttura di 12mila mq distribuita su cinque piani) è infatti la testa di ponte di una radicale ristrutturazione dell'intero quadrante ovest della città, affacciata lungo la sponda sinistra dell'adige. Lì dove venivano prodotti i semilavorati per la fabbrica Michelin, Trento ha deciso dieci anni fa di investire su cultura e intrattenimento, facendo del museo della scienza il punto d'attrazione di un intero pezzo di città, fatto di residenze, di uffici, di funzioni commerciali e di interesse pubblico, articolati in undici blocchi e un grande parco che restituisce alla collettività il rapporto negato con il fiume e con l'incombente presenza del Monte Bondone. È questo il punto cui Piano tiene di più: «L'idea - ci ha detto - era di trasformare il classico brownfield postindustriale in un greenfield della città del XXI secolo, recuperando anche quella distanza psicologica che tratteneva gli abitanti di Trento di considerare parte della città quella striscia di terra al di là della ferrovia, ma paradossalmente distante non più di una breve passeggiata dal Duomo. Una città dove accanto alla storia (il palazzo delle Albere) tornasse a parlare la vera protagonista di questi luoghi, la Natura. Il parco sul fiume è il primo segnale di questo cambiamento di tendenza, sperimentabile anche nella continua trasparenza sull'esterno del Museo stesso, e nel grande specchio d'acqua sul quale sembra galleggiare». Visto dall'esterno, il Muse sembra uno "Shard" caduto in frammenti al suolo: le pareti volanti di vetro che avvolgono il fusto del grattacielo di Londra, sono a Trento il coronamento di uno skyline orizzontale che - a dispetto del suo avveniristico profilo - reinterpreta il paesaggio circostante delle vette alpine: «Tutto il progetto - dice Piano - ha un'anima sostenibile, certificata dal basso consumo energetico e dall'uso intensivo delle energie rinnovabili, per sfatare il ricorrente pessimismo che ancora circola in Italia sulla possibilità di considerarle alternative valide all'energia tradizionale. Ma soprattutto, come a San Francisco, la scommessa è di interpretare la sostenibilità come linguaggio e non solo come tecnica da applicare in maniera più o meno appropriata a un contenitore concepito diversamente». Dell'Accademy of Science di San Francisco, il richiamo forse più immediato è nella grande serra, dove la natura si specchia nell'acqua e l'intera sequenza sincopata di vuoti e di pieni trova il suo fulcro più rappresentativo. Il Muse infatti deve essere valutato a partire dall'interno, perché il suo carattere principale sta nella interrelazione concettuale e progettuale tra contenuti e contenitore. Anche senza essere tecnici del disegno, si sperimenta subito la natura "porosa" dell'edificio che incanala i flussi dei visitatori dentro una sequenza di spazi che, a partire dall'atrio-piazza di accoglienza, sono costruiti a fisarmonica in un'alternanza di pieni e di vuoti. Come dice Susanna Schiribicchi - responsabile del progetto per lo studio Rpbw - «il progetto si è sviluppato in collaborazione con il team di ricercatori e con la direzione del Museo: le forme e gli allestimenti sono sorti e sono stati perfezionati nel tempo in risposta al programma scientifico. Al punto che gli allestimenti quasi spariscono, lasciando posto agli oggetti esposti. Il punto era di individuare modalità di esposizione emotiva e interattiva con i visitatori che superassero i tradizionali musei naturalistici con le vetrine e di diorami e anche i più moderni musei della scienza, che in fondo sono dei contenitori predisposti per essere riempiti da allestitori specializzati. Qui scienza e natura dialogano in maniera coerente, proponendo immagini, esperienze e sensazioni che pongono costantemente il tema delle relazioni tra la nostra vita quotidiana, la ricerca scientifica e le tecnologie. Insomma il linguaggio dell'allestimento è il concept stesso dell'intero museo». ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 10
21/07/2013 Il Sole 24 Ore - Domenica Pag. 25 (diffusione:334076, tiratura:405061) Passato il capo dei 70 anni, Renzo Piano continua a tenere saldo il timone della sua barca. Anzi l'età gli ha dato quella saggezza che consente ai più bravi di non strafare e quasi di divertirsi a sperimentare. «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma»: Piano crede fermamente nel classico postulato di Lavoisier (alla base della legge di conservazione della massa) e nella sua lunga carriera la novità esce sempre dal cilindro della abituale cassetta degli attrezzi. Nel 2006 Piano curò per la Triennale di Milano l'allestimento di una mostra sul suo amato "maestro" Franco Albini, suggerendo un titolo - «zero gravity» - che corrispondeva poi allo stesso concept allestitivo. Sedie, tavoli, lampade, fotografie e disegni galleggiavano letteralmente nell'aria delle grandi gallerie, rifiutandosi ostinatamente di mettere piede a terra. Lo stesso concept ritorna a Trento nell'allestimento dei grandi "vuoti" che corrispondono alle sezioni tematiche (la montagna, la sostenibilità, la scienza, eccetera). Volano così gli scheletri dei dinosauri, le pale eoliche che riprendono la forma delle libellule, gli uccelli e gli alianti, la carcassa ossea della balena. Usciti dalla polvere delle bacheche, i "reperti" inscenano una danza che sembra riproporre l'immagine di un Big Bang da cui sarebbero originate tutte le forme della vita. Piano parla dell'effetto Zabriskie Point - la scena finale dell'esplosione al ralenti - ma si potrebbe anche pensare a una Wunderkammer "animata", alla felice anarchia di mummie sottratte alla polvere e restituite alla contemporaneità. RIPRODUZIONE RISERVATA l'inaugurazione Due giorni di festa, tra arte, scienza e gioco Per Trento non sarà un'inaugurazione, ma un'autentica festa. Il 27 e 28 luglio la città trentina celebra l'apertura del Muse, Museo delle Scienze con personaggi ed eventi di grande rilievo. Frankie Hinrg, Giovanni Lindo Ferretti, Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, Niccolò Fabi, Ascanio Celestini, Telmo Pievani, Giulio Giorello, Patrizio Roversi, Luca Mercalli e tanti altri in una 24 ore no stop per dare il benvenuto al museo disegnato da Renzo Piano. Il 27 luglio alle 18.00, nel parco antistante il museo - presentazione ufficiale alla presenza di Renzo Piano e delle autorità, concerto dell'orchestra Haydn di Trento e Bolzano, visita al museo, due talk show condotti da Maria Concetta Mattei sui temi di "Esplorazioni" e "Attrazioni". Dalle 22.00, animazioni scientifiche no stop, dialoghi tra scienza, arte e spettacoli fino alle 2 del mattino. La mattinata del 28 luglio, dalle 10.00, è tutta dedicata alle famiglie con esperimenti e giochi scientifici, brevi e divertenti presentazioni a opera dei ricercatori del museo, pillole di scienza, laboratori creativi e performance artistiche all'interno del museo aperto. Alle 14.00, prende avvio l'ultimo momento della programmazione, con il concerto «Allegromiderato», orchestra sinfonica formata da musicisti con disabilità cognitive e musicisti professionisti. Tra laboratori e proposte per i grandi e piccini, dopo un intervento musicale del coro Valsella, alle 18.00 si avrà la chiusura ufficiale dell'inaugurazione. Seguirà uno degli appuntamenti più attesi, la cena con degustazioni tropicali nella lobby del museo e la speciale visita della serra tropicale. Foto: nuovo museo. In alto il MUSE, Museo della Scienza di Trento, disegnato da Renzo Piano ( a destra), in un'area industriale dismessa dietro lo storico Palazzo delle Albere, ora trasfromata in un grande parco (in basso). ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 11
22/07/2013 Il Sole 24 Ore Pag. 1 (diffusione:334076, tiratura:405061) RISPARMIO ENERGETICO Via alle domande per il conto termico Per chi intende ristrutturare casa e ridurre i consumi energetici oltre ai bonus fiscali c'è ora anche la chance del conto termico. Dal 15 luglio il Gestore dei servizi energetici (Gse) ha aperto il «Portaltermico» ovvero il sito per presentare le richieste di contributi. Con un'unica domanda è possibile richiedere il rimborso (fino al 40%) anche per più interventi. in Norme e tributi u pagina 9 PAGINA A CURA DI Silvio Rezzonico Maria Chiara Voci Il contributo del conto termico può coprire anche più di un intervento, effettuato su uno stesso edificio per migliorarne l'efficienza energetica o per installare impianti alimentati da fonti rinnovabili. In questo caso, la scheda-domanda, che deve essere presentata al Gestore dei servizi energetici (Gse), è unica, ma multiintervento. Mentre la data di fine lavori si deve riferire a quella di conclusione dell'ultima fra le opere realizzate. È questa una delle possibilità ammesse dalle regole applicative del Dm 28 dicembre 2012, che spiegano come gli enti della Pa e i privati cittadini possono richiedere un aiuto economico sul conto termico energia. Regole che ora trovano applicazione con la partenza vera e propria del Conto: dal 15 luglio, infatti, questa misura, che finanzia chi fa efficienza in edilizia, è diventata pienamente operativa, con l'attivazione del «Portaltermico» sul sito del Gse per il deposito delle richieste dirette di incentivo, oltre che per la prenotazione di risorse da parte della Pa e per l'iscrizione nei registri in caso di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore o generatori a biomasse, con potenza termica nominale complessiva superiore a 500 kw e fino a 1 MW. Entrando, nel dettaglio di come deve essere depositata la pratica, soprattutto per chi vuole accedere in modo diretto all'erogazione dei rimborsi, tutto è esplicitato nelle linee applicative. Primo presupposto: è necessario aver concluso l'intervento. La richiesta deve essere presentata entro e non oltre 60 giorni dalla fine lavori, tenendo conto che fa fede la data di registrazione dei documenti sulla piattaforma del Gse. Con un'eccezione importante, che coinvolge chi ha realizzato e concluso opere nel corso del 2013 (dopo il 3 gennaio). In questo caso, visto che fino a ieri non era ancora fisicamente possibile inoltrare richiesta, per avvalersi del conto termico bisogna registrare la pratica entro il 15 settembre. I tempi sono importanti: i fondi (700 milioni per i privati e 200 per le pubbliche amministrazioni a valere sul 2013 sono a esaurimento). Gli step Per avviare l'iter, è indispensabile registrarsi sul sito nella sezione area clienti (https://applicazioni.gse.it). Un onere che spetta a chi (pubblica amministrazione, privato o Esco) è stato individuato come soggetto responsabile dell'opera. Quindi, occorre andare nella sezione dedicata alla modalità d'intervento. Il deposito ha un costo pari all'1% del contributo eventualmente riconosciuto e sarà trattenuto sulle rate annuali, con un massimale di 150 euro di imponibile. Le fasi della pratica sono tre: la prima prevede l'inserimento di tutti i dati relativi al sistema edificio-impianto (informazioni anagrafiche sull'edificio/unità immobiliare e sugli impianti tecnologici pre-esistenti) e alle caratteristiche degli interventi. Un passaggio che può essere affrontato anche dal privato cittadino, se in possesso delle informazioni sui lavori effettuati in casa. Sempre in questa fase, che si conclude con il rilascio di un codice identificativo numerico, è anche necessario depositare le fatture e i bonifici che attestano i pagamenti effettuati che devono riferirsi alle spese sostenute per i soli interventi oggetto della richiesta di incentivo. È dunque importante che costi non ammissibili non siano riportati in fattura. Nella seconda fase, viene generata in automatico dal sistema la scheda-domanda, composta dalla schedatecnica e dalla richiesta di concessione degli incentivi, precompilata e completa delle condizioni contrattuali ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 12
22/07/2013 Il Sole 24 Ore Pag. 1 (diffusione:334076, tiratura:405061) generali e della tabella riportante l'importo indicativo del contributo, che deve essere sottoscritta e inviata dal soggetto responsabile. In un terzo passaggio, tocca al Gse effettuare l'istruttoria. Se tutto corrisponde e la domanda è coerente con il sostegno richiesto, entro 60 giorni il gestore rende disponibile la lettera di avvio dell'incentivo, con la scheda-contratto e una tabella che dettaglia anche la ripartizione delle rate. Per l'erogazione dei fondi è indispensabile l'accettazione online del contributo: il rimborso avviene con bonifico bancario fino al 40% delle spese ammissibili. Se l'importo non supera i 600 euro, la rata è unica. Altrimenti il rimborso avviene in un periodo fra due e cinque anni. RIPRODUZIONE RISERVATA CLIMATIZZATORI A POMPA DI CALORE SCALDACQUA A POMPA DI CALORE COLLETTORI SOLARI TERMICI GENERATORI A BIOMASSA ISOLAMENTO TERMICO FINESTRE IMPIANTI DI CLIMATIZZAZIONE SISTEMI DI SCHERMATURA ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 13
22/07/2013 Il Sole 24 Ore Pag. 27 (diffusione:334076, tiratura:405061) Il catalogo Fotovoltaico escluso dalle opere incentivabili Sostituire la vecchia caldaia con un nuovo impianto alimentato da fonti rinnovabili o un sistema ad alta efficienza. Installare pannelli solari termici. Cambiare boiler obsoleti o tradizionali con efficienti scaldacqua a pompa di calore. Inoltre - ma solo per gli enti della Pa - effettuare opere di isolamento e la schermatura solare, sostituire gli infissi o finanziare la posa in opera di generatori a condensazione. Sono questi gli interventi ammessi dal conto termico, partito il 15 luglio. Una misura, che discende dal decreto dei ministeri dello Sviluppo economico e del l'ambiente del 28 dicembre 2012, a cui è dedicato un plafond di 900 milioni annui, 700 per gli interventi dei privati e il resto riservato al settore pubblico. I contributi possono essere richiesti secondo tre modalità e per diversi tipi di opere. La prima modalità - che è quella a cui è destinata la maggior parte delle risorse - è l'accesso diretto. Una possibilità che è diventata concreta dallo scorso 15 luglio: le domande possono essere inoltrate attraverso il Portaltermico dagli enti pubblici o privati (persone fisiche, condòmini o soggetti titolari di reddito d'impresa o agrario). I contributi potranno essere richiesti fino a 60 giorni dal raggiungimento dell'impegno di spesa annua cumulata. Raggiunto questo limite non saranno accettate nuove domande. In questa categoria rientra la gran parte delle opere coperte dal conto. In particolare, i privati possono chiedere un contributo per recuperare parte delle spese sostenute per la sostituzione di un impianto di climatizzazione invernale esistente con una pompa di calore elettrica o a gas o geotermica (con potenza termica utile nominale fino a 1.000 kw). Per l'impianto di generatori di calore alimentati a biomassa al posto di sistemi esistenti di climatizzazione o riscaldamento delle serre o di fabbricati rurali. Per l'installazione di collettori solari termici, anche abbinati a sistemi di solar cooling (con superficie solare lorda fino a mille metri quadrati). Infine, per la sostituzione di scaldacqua elettrici con scaldabagno a pompa di calore. Solo per la pubblica amministrazione, sono inoltre ammessi interventi di efficienza energetica, che vanno dalla sostituzione degli infissi alle schermature solari all'installazione di caldaie a condensazione (opere che per i privati godono anche fino al 31 dicembre della detrazione Irpef al 65%). Il contributo, previsto fino a un massimo del 40% delle spese ammissibili, è modulato a seconda dell'intervento, della zona climatica in cui è inserito l'edificio e di una serie di altre variabili. Il vantaggio è che, a differenza degli incentivi erogati con detrazione fiscale, il sostegno del conto termico è ad erogazione immediata (pur suddiviso in annualità, da un minimo di due a un massimo di cinque). La seconda modalità di richiesta dei contributi, a cui sono destinati 100 dei 200 milioni riservati agli interventi della Pa, è la prenotazione degli incentivi. La terza avviene tramite l'iscrizione ad appositi registri ed è un passaggio obbligato riservato agli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con sistemi dotati di pompa di calore o di generatori di calore alimentati a biomasse, con potenza termica nominale complessiva superiore a 500 kw e fino a 1 Mw. Le risorse a disposizione in questa categorie sono di 7 milioni per la Pa e 23 per i privati e le domande saranno aperte fino alle ore 21 del prossimo 1 agosto 2013. RIPRODUZIONE RISERVATA ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 14
21/07/2013 La Repubblica - Palermo Pag. 11 (diffusione:556325, tiratura:710716) COMMENTI SPORTELLI NEI COMUNI PER CASE PIÙ "SOLARI" MARIO PAGLIARO Quando ti è possibile - mi ha scritto di recente un amico "acculturato" - vorrei che mi dessi una mano per il tetto di casa mia. È difficile orientarsi in questa giungla di preventivi, kilowatt, incentivi, sconti, garanzie e quant'altro». È facile quindi concludere che il cittadino medio ne sappia ancora meno. E che l'enorme quantità di informazioni in tema di energia solare disponibile su Internet non funzioni. Al contrario, la questione dell'energia solare e della riduzione dei consumi energetici esula dalla sua dimensione tecnica, e assume una dimensione sociale ed economica così rilevante che è strategico, per la politica, saperla governare per il bene della comunità, uscendo dalla logica "Progetti & Eventi", per rendere duraturo un percorso di cambiamento che farà della Sicilia una regione solarizzata e a bassi consumi. Gli edifici risanati e in quiete termica consumano pochissima energia ("risparmio") e offrono un grado di benessere ("comfort") a chi vi abita e lavora pressoché sconosciuto in Sicilia: se non alle cento famiglie che vivono in case dotate di un "termocappotto" adatto al clima mediterraneo, che funzioni cioè in inverno e in estate. I Comuni siciliani devono quindi costituire uno Sportello "Comfort & Risparmio" in cui un dipendente formato offra ai cittadini interessati informazioni semplici ed efficaci su come la riqualificazione energetica dell'abitazione abbatta la bolletta e migliori drasticamente la vita delle persone che ci abitano. Nel 2013 non abbiamo più alcuna necessità di bruciare gaso di consumare elettricità per tenere le abitazioni e gli uffici a venti gradi d'inverno e a ventisei gradi d'estate. Gli edifici "a energia quasi zero" sono semplici da realizzare. Basta sapere come fare. Ovvero, che i tecnici e gli imprenditori dell'edilizia vengano formati adeguatamente, insieme con i funzionari pubblici. Le risorse comunitarie per la riqualificazione energetica degli edifici sono immense, e non vengono spese. Per mancanza di progetti, l'ufficio Energia della Regione siciliana ha di recente mandato indietro a Bruxelles risorse per oltre duecento milioni di euro. La stessa Regione siciliana deve spendere settecento milioni di euro entro dicembre, per evitare che ritornino a Bruxelles. Forse è venuto il tempo che ne usi un paio per fondare il proprio Istituto per l'energia solare con il quale creare sviluppo economico, risanando l'ambiente e rilanciando l'intero comparto dell'edilizia. L'autore è coordinatore del Polo fotovoltaico della Sicilia RIPRODUZIONE RISERVATA ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 15
22/07/2013 La Stampa - Ed. nazionale Pag. 1 (diffusione:309253, tiratura:418328) FUTURIBILE AMBIENTE LO CHOC NON È INEVITABILE LUCA MERCALLI Antropologicamente siamo condannati ad avere lo sguardo corto. Duecentomila anni da cacciatori e raccoglitori ci hanno insegnato che è meglio l'uovo oggi che la gallina domani. PAGINA Per piccole tribù nomadi con un totale di pochi milioni di individui era la strategia giusta per garantirsi la sopravvivenza su un vasto pianeta irto di pericoli immediati. Ma da duecento anni a questa parte la rivoluzione industriale ha completamente stravolto il nostro rapporto con la natura. C'è «qualcosa di nuovo sotto il sole» dal titolo della «storia dell'ambiente nel XX secolo» di John McNeill (Einaudi), viviamo ora nell'antropocene, battezzato così dal Nobel per la chimica Paul Crutzen, a significare come gli oltre sette miliardi di umani freneticamente intenti a divorare le risorse globali, stiano rivaleggiando con i processi naturali: muoviamo più suolo dell'erosione di fiumi e ghiacciai, ci appropriamo del 25 per cento della produttività netta primaria della fotosintesi, che è il vero prodotto interno lordo terrestre, deforestiamo, estinguiamo specie, sovrasfruttiamo la fauna ittica, inquiniamo aria acqua e suoli con oltre 140.000 sostanze chimiche di sintesi, alteriamo il ciclo dell'azoto, del fosforo e del carbonio, cambiamo il clima e acidifichiamo gli oceani. Problemi complessi, che richiedono conoscenza e informazione, si caricano lentamente, come un ordigno a orologeria, ed esplodono quando sono divenuti così giganteschi da sfuggirci di mano. Problemi inediti per la nostra capacità cognitiva individuale e collettiva, stabiliti dalle inesorabili leggi fisiche, chimiche e biologiche con le quali non sarà possibile né negoziare né ottenere sconti. Problemi per i quali l'unico campanello d'allarme è la capacità predittiva della scienza, peraltro imperfetta e incerta come tutte le cose umane. Eppure gli scienziati ormai non sanno più come dirlo: dopo la dichiarazione di Rio del 1992 ormai è chiaro che il rischio ambientale è enorme, ma non sembra un elemento prioritario di politica ed economia. Ultimi autorevoli appelli il Memorandum di Stoccolma firmato nel 2011 da 18 Nobel, la conferenza «Planet under pressure» tenuta nel 2012 a Londra, e nel maggio 2013 il consenso scientifico di 500 ricercatori «Mantenere i sistemi di supporto vitali per l'umanità nel XXI secolo» (http://mahb.stanford.edu). Martin Rees, astronomo reale britannico e fondatore a Cambridge di un programma di ricerca sui rischi emergenti, in un editoriale su Nature afferma: «In un panorama dell'informazione saturo di sensazionalismo scientifico hollywoodiano può essere difficile persuadere le masse che catastrofi reali possono sorgere inattese come la crisi finanziaria del 2008 [...] shock ecologici in grado di degradare irreversibilmente la biosfera possono essere innescati dai consumi insostenibili di una popolazione in crescita [...]. Si fanno spallucce pensando che dopotutto, le società sono sopravvissute per millenni [...] ma queste minacce indotte dall'uomo sono assolutamente nuove, ne abbiamo un'esperienza troppo limitata e non possiamo essere così fiduciosi di poter loro sopravvivere a lungo o che i governi siano capaci di gestirle». Dobbiamo dunque affrontare il futuribile, ma non solo concentrandoci sui desiderata umani, come la crescita economica (peraltro impossibile, già oggi utilizziamo le risorse pari a un pianeta e mezzo), ma adottando scenari analitici basati sui vincoli fisici del sistema terrestre, che non è per nulla rappresentato dal denaro, ma da grandezze come i flussi di energia e di materia. Alcuni paesi sono consapevoli di questa sfida epocale e portano avanti politiche lungimiranti per costruire condizioni di resilienza della società, ovvero la capacità di non soccombere a uno shock. La Danimarca ha un piano energetico che prevede l'uscita dalla dipendenza dal petrolio entro metà secolo e la completa transizione alle energie rinnovabili, la Svezia ha fondato un istituto per la resilienza all'università di Stoccolma. Ma la maggior parte dei paesi, Italia inclusa, fa di tutto per ignorare questi problemi, ritardando gli urgenti provvedimenti da prendere. Insomma, o impariamo a guardar lungo, e non solo nelle cose degli uomini bensì in un più allargato sistema ambiente-uomo-economia, o siamo fritti. Mario Deaglio ieri su La Stampa ha scritto della necessità per l'italia di saper riflettere sul proprio futuro. ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 16
20/07/2013 Il Messaggero - Marche Pag. 43 (diffusione:210842, tiratura:295190) Il rigassificatore può trovare posto nel piano-energia Il rigassificatore può trovare posto nel piano-energia Come potrebbero ridisegnarsi le strategie del settore in regioneil RITORNO ALLA PRODUZIONE DELLA RAFFINERIA API FONDAMENTALE PER COMPENSARE IL DEFICIT ELETTRICO SCENARI ANCONA In Regione si torna a parlare di Pear. Il Piano energetico ambientale regionale, varato nel 2005, verrà aggiornato. I tecnici di Palazzo Raffaello sono già al lavoro, insieme all'università Politecnica di Ancona. E nella mappa dell'energia regionale potrebbe trovare spazio anche il rigassificatore Api al largo di Falconara, progetto che il petrolchimico conta di rivitalizzare dopo due anni di stop. Il problema del Pear resta la produzione da energie rinnovabili. L'Europa impone che entro il 2020 la regione raggiunga il 15,4% di produzione da energie rinnovabili (il cosiddetto burden sharing) come fotovoltaico, eolico, geotermico, biomasse e biogas, pena sanzioni. Le Marche sono ferme al 3% e incontrano non pochi problemi. Il mercato del fotovoltaico appare saturo dopo uno sviluppo enorme che gli ha permesso di raggiungere una produzione di oltre 5 volte superiore a quella prevista dal Pear. Mentre incontrano difficoltà di realizzazione sia il geotermico che l'eolico. Biogas e biomasse, sulle quali la Regione aveva accelerato nell'ultimo anno, sono ora impantanate in un guado legale, dove è intervenuta pure la Consulta. Chiaro quindi che l'aggiornamento del Pear, atteso da tempo, sia considerato "prioritario" da Spacca, che ha ripreso la questione di recente in consiglio regionale. In Regione spiegano che il ritorno al lavoro della Raffineria Api, oltre che una manna per l'occupazione di una regione subissata dalle vertenze aziendali, sia anche fondamentale per conseguire il pareggio energetico. Le Marche, infatti, nonostante il deficit elettrico, riescono a mantenere un pareggio energetico proprio grazie al surplus nel comparto dei prodotti petroliferi, con la produzione dell'api. Il petrolchimico punta anche a realizzare il rigassificatore al largo di Falconara. Il progetto è stato rilanciato dall'ad, Daniele Bandiera, dopo due anni di silenzio dovuti alla paralisi del ministero, che ha messo in stand-by tutti i progetti di impianti simili, in attesa di varare un piano energetico nazionale. Secondo il progetto originale, la costruzione del rigassificatore durerebbe circa tre anni, impegnando 150 persone per la realizzazione di una condotta a mare di 16 km, di un tratto a terra di 800 metri nell'area dello stabilimento Api, e di altri 3,4 km che porteranno il gas dall'attuale terminale petrolifero (largo 12 metri) alla rete Snam di Rocca Priora. Il sito a regime dovrebbe occupare 15 o 20 persone e l'azienda conta su interventi costanti delle ditte del territorio per le operazioni di manutenzione annuale con picchi di 1.200 presenze per due mesi all'anno. G. Ci. RIPRODUZIONE RISERVATA ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 17
21/07/2013 Il Messaggero - Umbria Pag. 44 (diffusione:210842, tiratura:295190) Ricorsi e firme contro gli impianti a biomasse AMBIENTE «Le energie rinnovabili sono una cosa buona e giusta a condizione che non stravolgano e danneggino la salute dei cittadini, il territorio ed il paesaggio dell'umbria. I tanti comitati che sono sorti in Umbria contro le biomasse e le torri eoliche segnalano la forte e crescente preoccupazione dei residenti per le ricadute negative di tali impianti» Così Gianfranco Angeli, presidente del Coordinamento regionale sulle energie rinnovabili che riunisce più di cinquanta associazioni e comitati sparsi in tutta l'umbria, manifestando la preoccupazione dei tanti cittadini, che «subiscono l'arrivo degli impianti di energia rinnovabile», in occasione dell'audizione in Seconda commissione consiliare del Consiglio regionale. Il Coordinamento ha chiesto la moratoria per l'installazione di nuovi impianti in attesa dell'adeguamento della normativa regionale a quella europea. «Vista la diffusa protesta contro la politica regionale sulle energie rinnovabili - dice Angeli - e il contrasto tra la normativa regionale e quella europea sancito dalla sentenza della Corte costituzionale, il Coordinamento regionale sulle energie rinnovabili ha avviato una raccolta di firme per le dimissioni dell'assessore Rometti che proseguirà fino al prossimo autunno». E non solo. Perchè sono pronti una denuncia alla Commissione europea per violazione del diritto europeo in materia di Valutazione di impatto ambientale e di Valutazione ambientale strategica e un ricorso al Tar. «Il Comitato per la tutela dell'ambiente e la salute dei cittadini (ex No-Maxistalla) presenterà appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Umbria relativa all'autorizzazione dell'impianto a biogas di 999 Kwh delle Opere Pie a Santa Maria Rossa, rilasciata dal Comune di Perugia - anticipa Stefania Minestrini, presidente del Comitato -. L'impianto è stato infatti autorizzato in assenza delle necessarie valutazioni degli impatti ambientali previste dalla legge». ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 18
20/07/2013 Il Giornale - Ed. nazionale Pag. 16 (diffusione:192677, tiratura:292798) L'intervista Il commissario Ue Antonio Tajani «Faremo diventare verde l'oriente» «60 ecoaziende europee guariranno la Cina dall'inquinamento» Rilancio "Progetto fondamentale per le nostre imprese" Antonio Risolo Tecnologie d'avanguardia, prodotti e servizi per la sostenibilità ambientale, energie rinnovabili, efficienza energetica. L'Europa punta la sua «carta verde» sulla roulette di Pechino. E manda laggiù un forte segnale politico: la missione guidata dal vicepresidente della Commissione Ue (e Commissario all'industria), Antonio Tajani, con circa 60 aziende, in rappresentanza delle eccellenze della green economy del Vecchio Continente. Onorevole Tajani, Pechino lancia l'sos inquinamento e l'europa corre al capezzale del grande malato. «È così. La Cina intende cooperare con noi, lavorare con noi che abbiamo il know how. Sono preoccupati per l'inquinamento dell'aria, dell'acqua. Hanno il problema rifiuti. La nuova leadership cinese ha inserito questo tema fra le priorità. E la nostra missione prepara il summit Ue-Cina di novembre. Su quel tavolo ci sarà un dossier proprio sull'economia verde». Intanto i cinesi vendono in Europa acciaio e pannelli solari sottocosto. Le nostre imprese non sono felici... «Il fatto che ci siano dei contrasti su settori importanti come acciaio e fotovoltaico - e di questi argomenti se ne parlerà in altra sede non mette in discussione il fatto che sia l'ue sia la Cina abbiano interesse ad avere un rapporto bilaterale costruttivo. La mia impressione? In questo momento sto notando un atteggiamento molto positivo, un dialogo aperto che fa ben sperare. Ed è molto importante che gli Stati dell'unione parlino a una sola voce». Tutti tranne la Germania, che sul fotovoltaico in particolare ha idee diverse. «I problemi esistono e non possiamo ignorarli. Da che mondo è mondo una partita di calcio si gioca undici contro undici. In questo momento noi siamo undici contro tredici cinesi. Questa è una missione di business. I problemi saranno affrontati su altri tavoli, "linea" tedesca compresa. In ogni caso, se vogliamo puntare all'internazionalizzazione delle nostre imprese, non possiamo non pensare alla Cina. Ripeto, i toni molto costruttivi di questi giorni, mi fanno ben sperare in una soluzione positiva delle controversie esistenti». Comprese le accuse di dumping contro Pechino? «In questi giorni mi sto occupando di altri problemi. Ma sono ottimista, e in giro si respira aria di accordo anche sui pannelli». ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 19
20/07/2013 QN - Il Resto del Carlino - Forli Pag. 14 (diffusione:165207, tiratura:206221) CUSERCOLI OGGI AL TEATRO COMUNALE UN INCONTRO CON I CITTADINI Impianto a biomasse, 70mila euro e assunzioni di personale in paese OSCAR BANDINI di OSCAR BANDINI IMPIANTO di biomasse di Cusercoli, questa mattina il progetto verrà illustrato ai cittadini a partire dalle 10 nel teatro comunale. Così, piano piano, si alzano i veli su questa ipotesi di realizzare a San Martino in Varolo un impianto industriale di cogenerazione integrata a biogas e combustione con utilizzo di biomassa e rifiuto umido organico differenziato della potenza complessiva di 1 MW/h. Non siamo più nemmeno ai preliminari in quanto le ditte proponenti (la Apollo Engineering Srl di S. Giuliano Milanese e la Leon Engineering SpA di Dogana - Repubblica di San Marino) hanno consegnato un protocollo d'intesa nei giorni scorsi al sindaco di Civitella Pierangelo Bergamaschi che lo sta facendo valutare dall'ufficio legale del Comune. IN UN recentissimo incontro aperto ai consiglieri, alle forze politiche e al comitato difesa salute e ambiente Alto Bidente, la bozza di protocollo è stata diffusa e questa mattina verrà illustrata insieme alle linee progettuali e gestionali da parte delle ditte di gestione e di progettazione richiedenti. In pratica si entra nel vivo della questione, in maniera tutto sommato trasparente, a differenza di quanto è accaduto per l'impianto idroelettrico sul fiume Bidente a Cusercoli. L'amministrazione di Civitella non ha ancora scelto il da farsi, posizioni diversificate permangono invece nel gruppo di maggioranza che fa capo al Pd, mentre i Rifondazione comunista è contraria, così come molti esponenti del comitato, mentre le opposizioni consigliari di 'Identità e Coraggio' e 'Colibrì' vogliono vedere le carte prima di dare un eventuale via libera al progetto definitivo. Le ditte proponenti in questo protocollo si impegnano ad utilizzare nell'intero processo di progettazione, costruzione e manutenzione tecnologie di ultima generazione garantendo altresì i migliori standard di sicurezza insieme alla priorità nelle assunzioni di persone residenti nel comune di Civitella. LE CLAUSOLE di garanzia indicate sono innumerevoli, almeno sulla carta, così come l'impegno da sottoscrivere formalmente con cui le società proponenti si impegnano a devolvere 70 mila euro all'anno al Comune e ad intervenire sulle cinque centrali a gas del comune, della potenza di 300 Kwp e destinate al riscaldamento degli edifici comunali e delle scuole. Image: 20130720/foto/4740.jpg ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 20
21/07/2013 QN - Il Resto del Carlino - Fermo Pag. 8 (diffusione:165207, tiratura:206221) SPUNTI E APPUNTI Impossibile evitare l'uso del metano da biogas UBALDO RENZI di UBALDO RENZI OGNI cittadino informato, libero da ogni precostituita posizione ideologica, non può non essere consapevole della necessità ed utilità dell'uso del gas ricavato dagli scarti vegetali e zootecnici. E, più in generale, dei diversi prodotti residui dalla trasformazione agroalimentare-industriale delle aziende agricole. D'altra parte, il metano da biogas è, ad oggi, la sola energia alternativa al petrolio, che consentirà all'italia di rispettare la norma europea che gli impone il raggiungimento del 10 % di carburante alternativo entro il 2020. Si tratta di una preziosa risorsa tutt'altro che marginale nel contesto della enorme spesa che il Paese sostiene per importare petrolio e suoi derivati. Infatti, solo nel 2012 l'italia ha prodotto 5,7 miliardi di metri cubi pari a 2,6 miliardi di euro dalla trasformazione dei residui dei processi agricoli. E' previsto il raddoppio nei prossimi anni. In Svizzera sono in forte aumento le automobili alimentate con il metano prodotto dagli escrementi delle mucche che, in quel Paese, pascolano in abbondanza al contrario dell'italia, del Fermano in particolare, dove sono quasi scomparsi gli allevamenti. Tuttavia, Fermo con la sua grande discarica e relativo processo chimico di trasformazione ha prodotto nel 2012 ben 4.578.282 metri cubi di biogas per il valore di 600.000 euro che, probabilmente, aumenteranno con il recente ammodernamento degli impianti. Il Fermano è anche uno dei territori delle Marche con il maggior numero di automobili alimentate a metano. Persino alcuni autobus della Steat lo utilizzano, contribuendo sia al risanamento del bilancio della società sia allariduzione del1'inquinamento atmosferico. Anche il comune di Fermo negli anni Ottanta metanizzò diverse vetture, ma l'indole schizzinosa di qualche amministratore fece fallire l'esperimento con grave danno per il bilancio. Oggi non si campisce perché l'amministrazione non proceda ad una massiccia metanizzazione, visto il grande processo tecnologico dei nuovi impianti che garantisce sicurezza, funzionalità e risparmio. Anche se non è sufficiente per risanare i bilanci, vista l'attuale crisi socio-economica, è auspicabile che sindaci e amministratori del Fermano attuino la metanizzazione degli automezzi non solo di rappresentanza. ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 21
21/07/2013 QN - Il Resto del Carlino - Forli Pag. 11 (diffusione:165207, tiratura:206221) «Non vogliamo l'impianto a biomasse» Assemblea pubblica a Cusercoli. I residenti e il sindaco Bergamaschi contrari al progetto OSCAR BANDINI di OSCAR BANDINI IL PROGETTO per l'impianto a biogas di San Martino in Varolo sbatte contro il muro delle perplessità del Comune e l'aperta ostilità dei residenti e del comitato salute e ambiente valle del Bidente. L'assemblea che si è svolta ieri mattina nel teatro comunale di Cusercoli (presenti circa 70 persone) è stata convocata proprio dalle società intenzionate a realizzare l'impianto industriale della potenza di 999 kw, con l'obiettivo di illustrare ai cittadini le linee fondamentali del progetto stesso. I dubbi dei residenti e del sindaco Bergamaschi, però, sembrano essere aumentati. I proponenti vorrebbero costruire un impianto a biogas alimentato da 22mila tonnellate di rifiuto organico biostabilizzato con la finalità di produrre energia elettrica. Un impianto classico quello previsto, con un silos alto 25 metri e largo 18, che decompone diversi materiali per produrre gas metano ed energia elettrica. ATTRAVERSO una slide, sono state mostrate le cifre del 'ristoro ambientale' previsto da una legge europea e quantificato nel 3% del fatturato previsto di 2.280.000 euro e quantificato in 70 mila euro per il Comune. A questi soldi le ditte aggiungerebbero (con la stipula di uno specifico protocollo d'intesa) altri 70 mila euro per la realizzazione di 5 caldaie per scuole e uffici comunali. Il sindaco Pierangelo Bergamaschi è stato però chiaro. «Parleremo del soldi alla fine, le priorità sono la sicurezza ambientale e la salute dei cittadini. Vogliamo sapere cosa entra e cosa esce alla fine della lavorazione. Su questo attendiamo risposte precise che al momento non ci sono». Molti residenti di San Martino in Varolo hanno fatto sapere di essere «contrari a prescindere. Abbiamo già dato con la discarica Hera. In zona c'è anche un grande impianto fotovoltaico. Basta, noi vogliamo tutelare la nostra salute, l'agricoltura e le aziende vitivinicole». Ma sono stati gli interventi circostanziati degli esponenti del comitato, e in particolare di Antonio Rossi, ad animare l'assemblea. Una lunga fila di domande, corredate da un fascicolo di dati e articoli, molte delle quali non hanno ricevuto risposta. E gli organizzatori, poco prima di mezzogiorno, hanno interrotto i lavori. Ora si aspetta il responso della conferenza dei servizi provinciale, ma già si profila la possibilità che i consiglieri comunali di maggioranza e minoranza puntino, intervenendo sul piano strutturale comunale, a modificare la destinazione urbanistica dell'area di San Martino in Varolo da industriale ad agricola. Image: 20130721/foto/4518.jpg ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 22
20/07/2013 Il Gazzettino - Rovigo Pag. 13 (diffusione:86966, tiratura:114104) LENDINARA La richiesta di Bassal Biomasse e biogas, divieto retroattivo (i.b.) Serve uno scatto d'orgoglio da parte del Consiglio comunale per rimettere mano al regolamento sugli impianti a biomasse e renderlo applicabile anche al progetto di impianto a biogas già autorizzato in via Candio: è quello che sostiene il consigliere Nabeel Bassal, in una comunicazione inviata al sindaco, al presidente del Consiglio comunale e ai capigruppo di maggioranza. Bassal torna alla carica insistendo sulla necessità di una modifica del regolamento, in particolare dell'articolo 16 secondo cui le regole valgono solo per i progetti di impianti che potrebbero essere presentati in futuro. «Nel consiglio comunale aperto dell'8 luglio scorso è stato fatto un esame di coscienza e mi è parso che tutti i gruppi politici siano d'accordo sulla necessità di rispettare il documento votato il 4 marzo, e quindi di modificare l'articolo 16 per far sì che il regolamento valga anche per gli impianti autorizzati per i quali non sono ancora iniziati i lavori, ovvero quello di via Candio - scrive il consigliere di minoranza - Ci vuole uno scatto d'orgoglio, sono passati altri dieci giorni di ulteriore riflessione e consultazione ed è ora di agire, leggi alla mano, per esercitare il nostro ruolo e proteggere i cittadini dai»mostri" del privato". Secondo Bassal, aldilà delle direttive europee e nazionali, gli amministratori locali avrebbero strumenti legali a disposizione per decidere per il loro territorio. «Chiedo al Consiglio un gesto di coraggio e di dignità, ovvero di convocare al più presto una seduta per modificare il regolamento e bloccare in modo definitivo la nascita di questi impianti sul nostro territorio», conclude. riproduzione riservata ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 23
20/07/2013 QN - La Nazione - Umbria Pag. 5 (diffusione:136993, tiratura:176177) LA STORIA RESTITUISCE IL PORTAFOGLI RUBATO In fondo all'arco Etrusco spunta il ladro gentiluomo - PERUGIA - «LE ENERGIE rinnovabili sono una cosa buona e giusta a condizione che non stravolgano e danneggino la salute dei cittadini, il territorio ed il paesaggio dell'umbria». I tanti comitati che sono sorti in Umbria contro le biomasse e le torri eoliche segnalano la forte e crescente preoccupazione dei residenti per le «ricadute negative di tali impianti» e promuovono una raccolta di firme in cui chiedono le dimissione dell'assessore regionale all'ambiente Silvano Rometti. Un'iniziativa forte, singolare, e a memoria d'uomo raramente intrapresa in Umbria e che è stata presentata ieri dal Coordinamento regionale sulle energie rinnovabili che ha come presidente Gianfranco Angeli, oltre a Urbano Barelli, (presidente di Italia Nostra di Perugia), Stefania Minestrini, numero uno del Comitato per la tutela della salute e dell'ambiente di S.Maria Rossa e Angela Leonardi, (Comitato per la tutela della salute e dell'ambiente di S.Egidio). «Il nostro coordinamento riunisce più di cinquanta associazioni e comitati sparsi in tutta l'umbria - afferma Gianfranco Angeli - e ha manifestato più volte tutta la preoccupazione dei tanti cittadini che subiscono l'arrivo degli impianti di energia rinnovabile LA RACCOLTA firme si chiama «Dimetti-Rometti» e all'assessore vengono rimproverati alcuni punti. «C'è una diffusa protesta contro la politica regionale sulle energie rinnovabili - afferma il comitato -, un contrasto evidente tra la normativa regionale e quella europea sancito dalla sentenza della Corte costituzionale nel maggio scorso ai quali l'assessore regionale non ha posto rimedio. Sotto il suo mandato l'ambiente ed il paesaggio non sono affatto migliorati e gli contestiamo inoltre il conflitto di interessi nel settore delle energie rinnovabili e il fatto che ha subìto una condanna dalla Corte dei Conti». «AFFINCHÉ sia modificata con urgenza la strategia regionale sulle energie rinnovabili, oltre alla petizione che il Coordinamento regionale sulle energie rinnovabili ha inviato al Consiglio regionale e che è in attesa di essere messa all'ordine del giorno - continua Angeli -, presenteremo il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Umbria sull'impianto a biomasse di S.Maria Rossa di Perugia e una denuncia alla Commissione europea per violazione del diritto europeo in materia di Via (Valutazione di impatto ambientale) e di Vas (Valutazione ambientale strategica)». ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 24
20/07/2013 Corriere dell'alto Adige - Alto adige Pag. 9 (diffusione:11196) Innovazione La start-up del Tis produrrà energia elettrica e calore usando rifiuti alimentari o liquami bovini Bioraffinerie con tecnologia altoatesina Botres Global fornirà know how agli impianti coreani e turchi BOLZANO - Il know-how altoatesino sbarca a Seul e in Turchia: la start-up Botres Global del Tis serve le bioraffinerie che trasformano gli scarti. Una bioraffineria a Seul che trasforma gli scarti alimentari in energia, fertilizzanti di alta qualità e acqua pulita, e un impianto a biogas in Turchia che produce energia valorizzando il liquame degli allevamenti di bovini si sono affidati alla la start-up bolzanina Botres Global, con sede all'incubatore d'imprese del Tis innovation par da novembre 2011. Botres Global è specializzata nello sviluppo di tecnologie ad elevata efficienza per impianti a biogas e bioraffinerie; in questi impianti, i rifiuti organici e gli scarti di provenienza domestica, industriale e agricola vengono trasformati non solo in energia ma anche in ulteriori materiali riciclabili. L'azienda si è assicurata i due due incarichi che consistono nello sviluppo e nel controllo di questi impianti nella città sudcoreana Seul e in Turchia. Botres Global mette a disposizione il know-how per una bioraffineria che lavora materiali di scarto, situata in un quartiere di Seul, in cui vengono trattate e trasformate in due magawatt di energia, fertilizzanti da design e acqua pulita, fino a 90000 tonnellate/anno di rifiuti alimentari domestici. «La particolarità di questo progetto sta nella sua complessità - spiega l'amministratore delegato Stefan Kromus -. L'impianto è stato realizzato sottoterra sia per mancanza di spazio che a causa dei prezzi elevati del terreno. Inoltre, la vicinanza alla metropoli ha richiesto l'abbattimento, per quanto possibile, degli odori e una logistica senza intoppi per il trasporto dei rifiuti». Botres Global offre il proprio know-how durante l'intero processo: dalla raccolta dei rifiuti organici, al trattamento, fino alla produzione di energia e alla lavorazione di scarti di fermentazione. In Turchia, invece, l'azienda presta supporto per la costruzione di un impianto a biogas nelle vicinanze della capitale Ankara. Nella fase iniziale l'impianto produrrà energia ricavata da liquame agricolo. In futuro vi saranno riciclati anche i rifiuti organici provenienti da Ankara. «Il biogas si sviluppa grazie a fermentazione anaerobica di speciali batteri e può essere utilizzato come combustibile per motori a gas o trasformato in energia», spiega il coamministratore delegato Markus Grasmug. «I rifiuti alimentari e gli altri scarti biologici non possono tuttavia essere riciclati negli impianti classici. Per fare ciò sono necessarie tecnologie particolari anche al fine di ottenere il massimo rendimento energetico». RIPRODUZIONE RISERVATA ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 25
20/07/2013 Corriere dell'umbria Pag. 9 (diffusione:21210, tiratura:34012) "Già progettate altre cinquanta centrali di energia" A B di Nicola Bossi PERUGIA - Si scrive moratoria, si legge richiesta di blocco delle autorizzazioni per mettere in funzione nuove centrali, soprattutto a biomasse. L'appello rivolto alla Giunta regionale porta la firma del "Coordinamento regionale sulle energie rinnovabili" che racchiude una cinquantina di comitati sparsi su tutto il territorio umbro. Vorrebbero una moratoria per fermare soprattutto i nuovi progetti che sono prossimi ad ottenere le autorizzazioni per poter iniziare a produrre energia rinnovabile. Il Comitato, nel corso di una conferenza stampa, si è detta convinto che sulle scrivanie della regione siano 50 le richieste di nuovi impianti. Da qui l'appello di una moratoria. Ma i comitati esprimono dubbi anche a riguardo di certi impianti eolici e fotovoltaici rei di consumare il paesaggio umbro "vera ricchezza per uscire dalla crisi economica". "Ci sono moltissimi territori che protestano contro l'abuso di centrali soprattutto a biomasse - ha spiegato l'avvocato Urbano Barelli presidente di ItaliaNostra Perugia - La politica quindi dovrebbe chiedersi il perché di tanta rabbia popolare e non cercare solo di difendere tutti i progetti presentati. Le rinnovabili sono importanti ma bisogna rispettare la normativa e non possiamo accettare impianti votati al solo profitto, sarebbe una distorsione dell'idea di sostenibilità". Il Comitato è convinto che per invertire la rotta sulle autorizzazioni alle centrali è necessario "dimissionare" il solo assessore regionale Silvano Rometti. L'esponente della Giunta del presidente Marini viene accusato di non aver attuato l'articolo 11 dello Statuto Regionale stravolgendo, a loro dire, il paesaggio e la stessa agricoltura umbra. Da qui l'annuncio di una raccolta delle firme per chiedere le sue dimissioni. ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 26
20/07/2013 Il Piccolo di Trieste - Gorizia monfalcone Pag. 22 (diffusione:44247, tiratura:212000) Gherghetta: «Solo le biomasse possono essere accettabili» Quando a Gherghetta è stato chiarito l'«equivoco» sulla slide sottolineando che non ci sarà alcuna convivenza tra il nuovo impianto a carbone e gli attuali gruppi esistenti, è passato a un altro fronte, a proposito della combustione di "Css": «Il mio è un "no" assoluto, non vale solo per A2A, ma per tutti gli impianti, inceneritori e cementifici». Piuttosto, ha osservato, «non sono contrario alle biomasse, seppure vorrei conoscerne tipologia e filiera». L'ha definito un «buon compromesso», nell'ambito delle previsioni del documento sulla strategia energetica nazionale, che prevede una produzione al 90% di rinnovabile nel 2050. Gherghetta ha chiesto di sospendere l'iter del nuovo progetto a carbone: «Metto a disposizione i 5 scienziati raggruppati nel Tavolo tecnico istituito dalla Provincia per studiare assieme una soluzione condivisibile». Anche la consigliera regionale di M5 Stelle, Ilaria Dal Zovo, s'è detta d'accordo a proposito della «delusione» sul progetto di A2A: «Cittadini e ambientalisti non molleranno la presa», ha aggiunto augurandosi che «il piano energetico regionale punti sulle energie rinnovabili». Perplessità sono giunte anche in merito alla strategia economico-industriale dell'azienda. Per il presidente del Wwf Isontino, Claudio Siniscalchi, è stato un "no" al carbone e un netto "no" ai rifiuti. A fronte di un previsto calo del consumo energetico, ha proposto uno spostamento sulle quote elettriche e sulle "rinnovabili". Ha poi contestualizzato la presenza della centrale in un'area vasta: «Va considerata la produzione totale degli inquinanti prodotti sul territorio», ha detto facendo riferimento anche a Trieste. Quindi la centralità della salute e la «pesante incidenza» delle patologie tumorali nell'isontino: «Prima di scegliere - ha concluso - serve uno studio epidemiologico complessivo, ma anche la disponibilità del piano energetico regionale». L'assessore all'ambiente, Gualtiero Pin, ha espresso il punto di vista dell'amministrazione: «Si parte dal ruolo dell'ambiente e della salute. Il Comune rappresenta un ente periferico dello Stato nel recepire il progetto. Il contesto rimane pertanto il rapporto con le normative vigenti». Pin ha citato il Tavolo-osservatorio istituito dall'ente locale, ricordando l'avvio di un'indagine epidemiologica sul territorio ed il potenziamento del monitoraggio dell'inquinamento in collaborazione con l'arpa. Ha parlato di «rapporto fondativo e paritario tra azienda e territorio nell'ambito della ristrutturazione del sito della centrale, mettendo in campo le migliori tecnologie». Quanto al tema-rifiuti, ha osservato: «Sono aperte più strade di discussione su questo aspetto. L'ente locale, ad esempio, è in contatto con l'area di ricerca di Trieste per studiare la realizzazione di un impianto di smaltimento a inquinamento zero».(la.bo.) ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 27
20/07/2013 La Liberta Pag. 16 (diffusione:30736, tiratura:172000) Impianto a biogas, Rabuffi: il Comune ha le mani legate Con le procedure semplificate introdotte dalla legge si rischiano danni all'ambiente. L'assessore: sull'iter seguito non si poteva agire altrimenti Patrizia Soffientini Biogas in attesa di giudizio. L'autorizzazione all'impianto nel parco del Trebbia verrà con tutta probabilità sospesa a fronte di un approfondimento politico, di una probabile diffida, di un esposto in Procura e di un ricorso al Tar, ma intanto apre il "caso" - ben più generale - delle procedure semplificate e di quanto possano nuocere all'ambiente o per lo meno sottrarre agli amministratori una facoltà di controllo rendendo quasi automatici certi meccanismi. Ci tiene a dirlo l'assessore comunale Luigi Rabuffi (Città sostenibile). «Quanto sta avvenendo a Borgotrebbia, al di là di come andrà a finire, dovrebbe aiutarci a riflettere sugli effetti della semplificazione estrema - interviene Rabuffi - facendoci capire che la burocrazia non è sempre e comunque una patologia della pubblica amministrazione ma talvolta rappresenta una garanzia per i cittadini e per l'intera comunità». Il biogas di Borgotrebbia, al di là del merito e delle «legittime aspettative» degli abitanti del quartiere, porta a riflettere sulla bontà o meno delle politiche di semplificazione sul fronte ambientale, argomenta l'amministratore. Meglio allora la famigerata "burocrazia"? «La burocrazia è un costo pesante che grava su tutti noi. Una tassa occulta. Ci costa 26,5 miliardi di euro all'anno per la Cgia di Mestre, 31 per Confartigianato, 61 per il presidente dell'antitrust. La stessa tesi - risponde Rabuffi - è sostenuta dai semplici cittadini che hanno a che fare con la pubblica amministrazione e con meccanismi autorizzativi macchinosi e spesso incomprensibili». Ne sono derivate delle direttive europee ad hoc. Rabuffi cita la 2009/28/Ce sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili che, per favorirne lo sviluppo, ha richiesto agli Stati membri di prevedere procedure d'autorizzazione, certificazione e concessione semplificate ed accelerate. In seguito la delibera regionale 1198, il decreto ministeriale Sviluppo Economico del 2010 e il decreto legge 28 del marzo 2011 hanno rivisto le procedure per allinearle al principio di non aggravamento del procedimento. Il caso "Borgotrebbia" è l'effetto di queste norme spiega Rabuffi («purtroppo o per fortuna a seconda dei punti di vista»). «L'impianto di cogenerazione elettrica alimentato con biogas - prosegue - è stato autorizzato con un semplice provvedimento dirigenziale perché il proponente ha attivato, era un suo diritto, una Procedura Abilitativa Semplificata (Pas) utile a superare i vincoli e le garanzie, anche informative e partecipative, previsti dalle procedure di screening e di valutazione di impatto ambientale. Basta una semplice, ma comunque autorevole, conferenza di servizi, e nel caso sono state tre, per ottenere un'autorizzazione - prosegue l'amministratore - supportata da tutti i pareri tecnici di amministrazioni e organi competenti in materia. Per Borgotrebbia: il Comune e la Provincia, l'ente di gestione per i Parchi e per le Biodiversità Emilia occidentale, la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici, l'arpa, l'ausl, il Consorzio di Bonifica, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco». Il Comune avrebbe potuto adottare una procedura autorizzativa diversa, gli chiediamo? «Alle condizioni attuali no. Purtroppo no - risponde Rabuffi - In base al principio di semplificazione, il decreto ministeriale del 10 settembre 2010 per gli impianti con le caratteristiche di quello di Borgotrebbia, cogenerazione elettrica e termica da 300 kwel, l'autorità competente non può richiedere l'attivazione di una procedura diversa, è solo il proponente che ha facoltà di scegliere, e naturalmente ha optato per quella semplificata». 20/07/2013 ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 28
20/07/2013 La Liberta Pag. 16 (diffusione:30736, tiratura:172000) Legambiente: ma i cittadini devono essere coinvolti E oggi la "biciclettata" proposta dal Comitato arriverà in piazza Cavalli per incontrare il sindaco (p. s.) Resta in agenda per oggi la biciclettata per sensibilizzare l'opinione pubblica cittadina sull'impianto a biogas previsto a Borgotrebbia, il ritrovo è alle 9.30 davanti alla parrocchia, ma intanto l'epilogo temporaneo della vicenda-biogas, con probabile sospensione del provvedimento, stimola la riflessione di Legambiente, che ha già espresso "a caldo" soddisfazione e oggi argomenta: «La sospensione è una corretta risposta alle forti sollecitazioni dei cittadini di Borgotrebbia in primis e delle associazioni e dei movimenti politici che li stanno sostenendo» così afferma la portavoce Laura Chiappa. E prosegue: «Al di là di tutte le questioni legali ed urbanistiche certamente da approfondire, viabilità, emissioni, distanze, Parco del Trebbia, che pensiamo possano portare alla revoca dell'autorizzazione, risulta evidente l'insostenibilità energetica ed ambientale di un progetto di impianto di biogas presentato da un'azienda che non ha stalla, quindi non a ciclo chiuso, che verrà alimentato per il 50 per cento da liquame bovino acquisito e trasportato da altre aziende e per il restante 50 per cento da colture dedicate». Il coinvolgimento dei cittadini appare tanto più necessario anche nei casi in cui la legge non lo preveda: «E' sempre facoltà e, secondo noi, dovere di un'amministrazione compiere questa azione di democrazia e partecipazione. Le amministrazioni, facendo reale partecipazione, potrebbero espletare con maggiore facilità un effettivo controllo sui progetti dei privati e il rispetto della legge e fare le preventive valutazioni politiche in senso ampio sulla reale utilità e opportunità degli impianti, ben prima della conferenza dei servizi». Si eviterebbe ai cittadini, aggiunge Chiappa, la necessità e la fatica di dover organizzare assemblee, manifestazioni, fare ricorsi, esposti, come si è invece reso indispensabile in tutte le ultime vicende legate agli impianti di rinnovabili da Confiente a San Salvatore per l'idroelettrico, da Nicelli a Prato Barbieri e Pianazze per l'eolico, da Bettola a Borgotrebbia per le biomasse, senza dimenticare il mare di impianti di fotovoltaico a terra, invece che su tetto. «E sempre stata l'azione dei comitati di cittadini e delle associazioni a fermare o sospendere progetti assurdi di impianti, che di rinnovabile avevano solo il nome, non certo la sostenibilità». Ben vengano le rinnovabili purché non siano scusa e opportunità per fare mero business a svantaggio della collettività: «Nel piacentino non vogliamo rinnovabili ma solo buone rinnovabili, declinate alle esigenze reali del territorio». 20/07/2013 ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 29
21/07/2013 La Liberta Pag. 30 (diffusione:30736, tiratura:172000) bettola La giunta comunale incontra il comitato anti-centrale per fare chiarezza sul progetto «Biomasse, servono regole certe» Già raccolte 1.600 firme per il «no», presto un'assemblea con i tecnici Cristian Brusamonti BETTOLA - Centrale a biomasse di Bettola, si cerca una soluzione condivisa: nei giorni scorsi la giunta comunale si è incontrata con i rappresentati del comitato anti-centrale, che sta raccogliendo le firme contro il progetto d'impianto da 1 Mw in località Boccacci di Roncovero, presentato dalla "Fratelli Carrara Snc" per produrre pellet con l'utilizzo della legna dei boschi della Valnure. Un incontro che si tradurrà presto in una nota ufficiale che verrà diffusa dall'amministrazione per informare, chiarire e far comprendere ai cittadini il ruolo del Comune nella vicenda. «Non abbiamo fatto come per il biogas di Piacenza, quando i cittadini si sono trovati di fronte al fatto compiuto» spiega il sindaco Sandro Busca. «Appena la Provincia ha bloccato il progetto a causa della documentazione incompleta, pur nelle ristrettezze dei tempi in dieci giorni abbiamo organizzato un'assemblea pubblica perché si discutesse della questione. E allo stesso modo, alla nascita del comitato anti-biomasse, abbiamo subito espresso il desiderio d'incontrarne i rappresentanti per fare chiarezza sui ruoli, impegnandoci ad avere un rapporto costante con loro». Nell'attesa che l'azienda decida se proseguire l'iter autorizzativo in Provincia, la giunta sarebbe pronta ad appoggiare l'iniziativa o osteggiarla con forza a seconda dell'effettivo beneficio per il territorio. «Vogliamo porre condizioni fisse e certe per tutte le attività di questi tipo: ci metteremo di traverso a chi non le rispetterà. C'è la necessità di elaborare un piano energetico di area vasta, provinciale o comprendente la fasce montane, collinari o di pianura trasversali alle vallate. Devono essere tutte le amministrazioni, insieme, a stabilire a priori quali attività legate alle energie alternative si possano insediare sul territorio, con quali requisiti tecnici dettagliati, con quale sostenibilità ambientale e con che ricaduta sul territorio. Questo per evitare che di volta in volta "piovano" sui Comuni impianti eolici o a biogas senza nessuna regola, allarmando la popolazione». Il comitato, intanto, ha già raccolto 1600 firme e incassato oltre 240 adesioni al gruppo anti-centrale. «Non siamo contro le biomasse ma non possiamo accettare un progetto che non ha una sostenibilità ambientale ed economica, che risulta privo di una filiera locale in cui inserirsi e che avrebbe ripercussioni negative nelle produzioni agroalimentari di qualità e nella presenza turistica» spiegano le portavoce. «Abbiamo chiesto all'amministrazione una presa di posizione netta e ci hanno spiegato che faranno di tutto per bloccare questo progetto nei limiti consentiti dalle normative. A noi sta bene, ma l'iter per l'impianto è già partito e il problema resta: avremmo preferito qualche garanzia in più, ad esempio l'adesione al Comitato anche da parte degli amministratori». E precisano: «Se l'amministrazione si rivelerà contraria all'impianto, così come lasciato intendere, saremo disponibili a collaborare per l'obiettivo comune. In caso contrario metteremo a frutto le firme raccolte per far valere i diritti dei cittadini». Per chi volesse aderire o firmare, ogni sabato e lunedì mattina il comitato allestisce un banchetto in piazza Colombo. Intanto gli attivisti stanno organizzando un incontro pubblico che avrà come relatori medici, rappresentati di Coldiretti, Agripiace, Legambiente, boscaioli e tecnici che illustrino pro e contro del progetto di Boccacci. 21/07/2013 ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 30
21/07/2013 La Liberta Pag. 45 (diffusione:30736, tiratura:172000) «NO» al progetto a Borgotrebbia Ecco perché questa zona non è adatta all'impianto a biogas Il "Comitato contro la realizzazione in riferimento all'articolo "Biogas, ecco un altro esempio di caccia alle streghe" apparso a pagina 45 di Libertà il 18 luglio, vorremmo rispondere a quanto dichiarato riguardo l'utilità teorica e tecnica degli impianti a biogas. Sono stati illustrati alcuni aspetti secondo noi discutibili, ma vorremmo completare il vuoto colpevolmente lasciato per chiudere il discorso impianto biogas a Borgotrebbia. Infatti è un peccato non venga analizzata l'ubicazione dell'impianto autorizzato all'interno del Parco del Trebbia, nella zona chiamata dei "Fontanacci". In quest'area fonti sorgive emergono dal sottosuolo al superamento di un certo livello delle acque del fiume Po, producendone il completo allagamento a grave danno della sicurezza dell'impianto. Non viene tenuto conto che gran parte della filiera produttiva necessaria all'approvvigionamento dell'impianto stesso (almeno l'80%) si trova a parecchi Km di distanza, costringendo i mezzi di trasporto ad un notevole dispendio di combustibili e producendo inquinamento atmosferico. Non è resa certa la procedura di smaltimento del prodotto digestato. Forse se si avesse una conoscenza approfondita del territorio si potrebbero trarre conclusioni ben diverse, non difendendo a prescindere l'interesse privato del gestore dell'impianto e la produzione energetica se risulta frutto di uno spreco di combustibili per il trasporto dei prodotti non provenienti da zone limitrofe. Dall'osservanza del territorio ci preme fare inoltre notare nelle immediate vicinanze la presenza di: due discariche, il passaggio autostradale e ferroviario, diversi ripetitori telefonici, la centrale termoelettrica dell'enel, il termovalorizzatore di Borgoforte, il traffico di veicoli pesanti della ditta Paver. Tutto questo ci sembra indicare più la presenza di una zona industriale e densa fonte di inquinamento, piuttosto che quello che ai piacentini piace indicare come la zona "Parco del Trebbia", area ricreativa dove poter respirare aria buona. Bisogna quindi ragionare assieme per fare chiarezza su quello che è utile e necessario fare a fronte di carenze energetiche, ma anche e soprattutto identificare i luoghi adeguati alla realizzazione ed eventuale futuro sviluppo di tali centri di produzione. Riteniamo opportuno rammentare al presidente di Confagricoltura Piacenza che l'italia è sottoposta a procedura d'infrazione per mancato adempimento (non conformità della legislazione nazionale al diritto dell'ue). di impianti a biomasse a Borgotrebbia" 21/07/2013 ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 31
21/07/2013 La Liberta Pag. 45 (diffusione:30736, tiratura:172000) «SI'» al progetto a Borgotrebbia Serve un confronto sereno senza interventi "dal pulpito" di LUCA PIACENZA * Anche se ormai è prevalentemente mediatico, il pulpito mantiene un suo fascino, sia per chi ha qualcosa da dire, sia per chi lo cavalca per altri fini. La vicenda dell'impianto di biogas a Borgotrebbia ne è una testimonianza. La non conoscenza del progetto, associata alla mancanza di una preparazione specifica in materia (agricoltura, bioenergie, sottoprodotti, Gse,..) portano improvvisati oratori a proclamare contro il progettato impianto tesi che sono drammaticamente sbagliate, ma per il solo fatto di essere gridate sulle piazze e sui media potrebbero far pensare ad una loro correttezza di fondo. Il messaggio che traspare, sia esso proposto dal comitato, dai rappresentanti di associazioni ambientaliste, dai consiglieri comunali del Movimento 5 stelle, da assessori regionali (la sequenza non è causale ma ordinata per gradi di responsabilità o irresponsabilità delle affermazioni) è la coltura del dubbio e del terrore verso nuove iniziative. Si mette in dubbio la legittimità dell'iniziativa, lo svolgimento del iter autorizzativo adottato dal Comune di Piacenza, le modalità del finanziamento pubblico dell'impianto, l'effettuazione dei controlli da parte degli enti preposti una volta messo in funzione l'impianto e ogni tentativo di spiegazione tecnica si infrange contro la sindrome Nimby. Non vorrei fare la maestrina dalla penna rossa e segnalare con la riga blu o rossa gli errori (orrori) che sono stati pubblicati sui quotidiani, ma almeno un paio di affermazioni fanno nascere in me qualche dubbio (il virus avanza). E' opinione diffusa che sia necessario incentivare le energie alternative e le bioenergie soprattutto in Italia che, come sappiamo non ha fonti fossili. Ma se diciamo no all'idroelettrico nei torrenti, alle centrali a biomassa, al solare, al biogas... cosa rimane di tecnicamente ed economicamente fattibile? La dinamo della bicicletta? Sono d'accordo che il «sì» incondizionato a qualsiasi progetto che si professi pro bioenergie non sia né corretto né auspicabile. Occorre ragionare sulle dimensioni del progetto, sulle fonti, sull'approvvigionamento della materia prima, sulla localizzazione. Sono per altro certo che il «no» incondizionato non ci porta da nessuna parte. Ad esempio, «no» alla centrale a biomasse di Bettola in quanto non si approvvigionava sul territorio per quanto riguarda il cippato di legno, come spiegato chiaramente anche dagli interventi della Coldiretti, «sì» alla centrale a biogas di Borgotrebbia per le dimensioni, per la provenienza e la natura della materia prima impiegata (70% liquame di bovino), per l'impegno di superficie agricola da dedicare all'impianto compatibile con le dimensioni dell'azienda. Mi pare anche fuori luogo l'ira dell'assessore Freda per i soldi spesi per il parco (come abitante di Borgotrebbia non ho ancora percepito l'effetto di questi finanziamenti, ma sono fiducioso che i lavori siano in itinere) con la sua affermazione: «Non pensavo di dover fare i conti con problemi di questo tipo». Vorrei far presente all'assessore che l'attività di produzione di energia elettrica da parte di un'azienda agricola è riconosciuta per legge come attività agricola connessa e i fabbricati in progetto sono fabbricati agricoli che vengono inseriti in un parco regionale che ha tra le finalità la salvaguardia dei valori antropici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali (estratto L. R. 19/2009). Sarei dispiaciuto se, per attività agro-silvo-pastorali, gli ambientalisti avessero in mente un modello bucolico in cui l'agricoltore con la zappa e il cappello in testa coltiva il suo pezzo terra. Non è certo mia intenzione alzare i toni della polemica e mi auguro che la discussione possa davvero concentrarsi sugli aspetti positivi e negativi della produzione di energia da fonti rinnovabili, magari seduti intorno a un tavolo, abbandonando (forse a malincuore per qualcuno) i piacere del pulpito. * agronomo 21/07/2013 ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 32
22/07/2013 La Repubblica - Affari Finanza - N.27-22 luglio 2013 Pag. 44 (diffusione:581000) [ LA TENDENZA ] Dai giovani alle green farm l'agricoltura torna a sorridere Bene l'export con un + 20% LE NUOVE TECNOLOGIE NEL CAMPO DELL'ENERGIA E DEI BIOCARBURANTI PER AZIENDE CAPACI DI GUARDARE AVANTI "LA CRISI HA RESO QUELLO DEI CAMPI UN LAVORO SEDUCENTE" Alessia Ripani Bari Giovani, innovazione, bioenergia. Girano intorno a questi fattori le speranze per il settore agricolo pugliese, al secondo posto in Italia per numero di aziende agricole. Sono 352.510, per lo più individuali (350.295). «Se le politiche nazionali e regionali sapranno cogliere questo momento, l'agricoltura potrà tornare a essere settore trainante dell'economia». E il momento suggerisce di puntare sulle green farm, aziende 2.0, multifunzionali. Quella del presidente dei Giovani Cia della Puglia, Vincenzo Netti, 34 anni, è stata la protagonista qualche settimana fa della VII Conferenza economica della Cia, a Lecce. Dimostra che l'agricoltura non è roba da vecchi e che applicare le moderne tecnologie a un settore tradizionale per definizione conviene. L'azienda di Netti a Putignano ha un ciclo energetico chiuso, ed è autosufficiente: accanto alle distese di ortaggi, ulivi e ciliegi, ci sono pannelli fotovoltaici sui tetti e microeolico, oltre a colture oleose per il biocarburante. Un'attività che combatte la crisi e consente a Netti di avere un osservatorio privilegiato. «Fino a qualche anno fa ostacoli culturali impedivano ai più giovani di avvicinarsi all'agricoltura - spiega - oggi, invece, la crisi ha reso quello dei campi un lavoro seducente». L e a t t i v i t à a g r i c o l e, c o n 2.355.992.000 euro di Produzione lorda vendibile (dati Coldiretti del dicembre 2012), concorre alla ricchezza regionale in valori assoluti per oltre il 7 per cento del Pil della Puglia, ben oltre la media nazionale. Come ama ricordare con orgoglio il presidente Vendola, quest'anno sono stati 800 gli iscritti alla facoltà di Agraria dell'università di Bari. Nuove forze da affiancare a un esercito di piccoli imprenditori che ancora consentono alla regione di mantenere il primato nella produzione, ad esempio, di uva da tavola (927.700 tonnellate, pari al 74,6% dell'intera produzione nazionale), olio (39,6%); pomodori (35%); carciofi (34,5%); mandorle (42,5%); frumento duro (24,5%); angurie (20,3%); vino (15,7%). La Puglia è anche entrata nella top ten dei territori mondiali del vino, dopo il riconoscimento di "top wine destination 2013" assegnato dalla rivista internazionale "Wine Enthusiast". Luci che rischiarano un paesaggio ancora buio. «Molte aziende chiudono - dice il presidente di Confagricoltura Puglia, Umberto Bucci - ma altre, tante, accettano la sfida dei cambiamenti e riescono a mettere sul mercato prodotti di eccellenza. Nel 2012 i livelli occupazionali non sono calati e l'export è cresciuto in modo vistoso nell'ultimo periodo». Nel primo trimestre 2013, in Puglia, il valore delle esportazioni è stato di 108,8 milioni di euro, +19,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno prima. «Dati che testimoniano come l'agricoltura pugliese sia potenzialmente in grado di reggere la crisi». «Forte capacità di tenuta e solidità strutturale», così l'assessore regionale all'agricoltura, Fabrizio Nardoni, descrive il settore annunciando «politiche pubbliche attente a garantire reddito e futuro», attraverso «semplificazione e sburocratizzazione delle procedure; politiche che nel periodo 2014-2020 si incentreranno sul ricambio generazionale, sulla aggregazione tra produttori, sulla competitività delle imprese». In troppi, infatti, non riescono a trovare margini di redditività. «Per 10-15 anni il settore agricolo è stato dimenticato». Amare le considerazioni del presidente di Cia Puglia, Antonio Barile: «La speculazione ci uccide. Il ricatto dei prezzi esteri strozza i produttori locali e azzera la qualità. Ben vengano le aziende multifunzionali, per diversificare, ma ricordiamoci che gli agriturismo in Puglia sono 360, in Toscana credo qualche migliaio». Foto: Sono sempre di più in Puglia le aziende agricole che impiegano parte del terreno per coltivazioni oleose utili a ottenere biocarburante per le macchine agricole ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 33
22/07/2013 Corriere Economia - N.27-22 luglio 2013 Pag. 18 La storia/agroalimentare Formaggi da esportazione Fattoria della Piana: su l'export. Ora cerca spazi nei supermarket ALICE CAPIAGHI C armelo Basile non si stanca di ripeterlo: «i problemi sono opportunità». Una visione imprenditoriale diventata negli anni la strategia di Fattoria della Piana, coop aderente a Confcooperative, attiva nel territorio calabrese dal 1996. Basile, fondatore e amministratore dell'azienda che oggi produce formaggi freschi e stagionati, ha le idee chiare: «le difficoltà spingono a trovare nuove soluzioni e anche la crisi può essere un toccasana». Una convinzione che sembra dare ragione all'imprenditore reggino che nell'ultimo triennio ha visto il fatturato crescere da 7,6 a 8,5 milioni di euro e la compagine lavorativa allargarsi fino a 85 dipendenti. «All'inizio non è stato semplice - ricorda Basile -. I pastori non si fidavano e la criminalità organizzata ci ha messo i bastoni nelle ruote in più di un'occasione». Tempi ormai alle spalle grazie all'adozione di una chiara strategia inclusiva. «Abbiamo scelto di far lavorare con noi tutti quelli disposti a rispettare le nostre regole di correttezza e di standard di qualità del latte - spiega Basile -. In questo modo siamo riusciti a radicarci sul territorio e a far ricadere direttamente sugli allevatori della zona i benefici dell'attività casearia». Con il latte di mille bovini e circa 24 mila ovini, Fattoria della Piana si posiziona tra i principali produttori caseari della regione. «Inoltre - prosegue Basile -, a causa della crisi negli ultimi mesi molti piccoli caseifici hanno chiuso i battenti e gli allevatori hanno bussato alla nostra porta. Ne abbiamo accettati circa l'80%, ovvero quelli che rispettavano gli standard di qualità. Per questo oggi abbiamo i magazzini ricchi di prodotti di qualità da destinare al commercio». In particolare i formaggi Fattoria della Piana finiranno sulle tavole calabresi e siciliane, regioni in cui la cooperativa distribuisce con i propri mezzi, mentre il resto è destinato all'export oltreoceano: «lavoriamo molto bene con Stati Uniti e Canada - dice Basile -. Mentre abbiamo ancora difficoltà con la grande distribuzione italiana». Un paradosso, considerato anche la virtuosità energetica di questa azienda, più che autosufficiente. «Nel 2008 - spiega Basile - abbiamo investito circa 3,8 milioni di euro in un impianto di biogas alimentato con gli scarti dell'agroindustria locale». Oggi tutti i residui delle lavorazioni finiscono in due grandi fermentatori da cui si ricava fertilizzante per i campi ed energia, parte riutilizzata in azienda, parte immessa nella rete. «Gli americani hanno dato grande peso al nostro essere ecosostenibili - sentenzia Basile - aspettiamo che anche la distribuzione nazionale si accorga di noi». RIPRODUZIONE RISERVATA 8,5 MILIONI DI EURO Il fatturato della società cooperativa Fattoria della Piana: dà lavoro a 85 dipendenti Foto: In tavola Carmelo Basile, fondatore della coop Fattoria della Piana ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 34
20/07/2013 Edilizia e Territorio - Edilizia e territorio Pag. 10 (tiratura:25000) Molte le misure previste dalle amministrazioni territoriali che si aggiungono alle detrazioni Irpef e a quelle del conto termico Energia, gli incentivi regionali Ma c'è ancora molta incertezza sui criteri di assegnazione delle risorse - In Piemonte stop a 19 progetti Contributi, incentivi, agevolazioni: gli aiuti per il risparmio energetico sono ormai un capitolo fisso non solo dei bilanci nazionali, ma anche di quelli regionali. Molte le misure previste dalle autonomie, che si aggiungono all'offerta delle detrazioni Irpef e del conto termico nazionale, ma che spesso sono sconosciute ai più. Anche perché, non sempre, gli aiuti in arrivo dal territorio sono cumulabili con gli sgravi previsti dalla normativa statale mentre molte iniziative si rivolgono agli enti pubblici direttamente tagliando fuori l'accesso a Pmi e cittadini privati. Inoltre i bandi pubblici dalle Regioni scontano anche un'altra serie di problemi. A volte, infatti, le risorse a disposizioni non sono sufficienti o correttamente distribuite. Spesso i criteri di assegnazione, imposti da cofinanziamenti europei, rendono le iniziative poco appetibili. Capita anche che un settore, inizialmente ritenuto strategico per il raggiungimento degli obiettivi europei sulla riduzione dei consumi, finisca con l'attirare molte meno richieste di finanziamento di quanto previsto. Si tratta di una situazione che non manca di far riflettere le pubbliche amministrazioni sul modo di impiegare correttamente i fondi e su quale sia la ricetta di politica energetica più efficace da adottare. Ma partiamo dai casi concreti per una carrellata delle possibilità passate e recenti, anche per comprenderne limiti e difficoltà. Il caso Piemonte Il fatto è recente. All'inizio di giugno l'amministrazione Cota è stata costretta a spostare 5 milioni, inizialmente stanziati per una serie di bandi per le fonti alternative (biomassa e fonti rinnovabili), a un bando studiato per l'efficienza energetica delle piccole e medie imprese del territorio. Colpa dei criteri troppo restrittivi imposti ai primi bandi da Bruxelles - che attraverso i fondi strutturali aveva concesso un cofinanziamento -, sulle condizioni di ammissibilità delle domande per i singoli. «Ad esempio, per gli impianti a biomassa - spiega l'assessore all'innovazione, ricerca ed energia, Agostino Ghiglia - si concedevano soldi solo a patto che il sistema avesse potenza superiore al 1 kw. Le domande pervenute sono dunque state poche e hanno lasciato quasi intatto il plafond predisposto per i sistemi a fonte alternativa». Per questa ragione, i soldi sono spostati a un nuovo bando dedicato alle imprese, che già godeva di un plafond di 5 milioni. Ma anche qui si è creato un problema. «Questa seconda iniziativa, denominata Più Green, ha avuto al contrario un grande successo - prosegue Ghiglia -. Ma per soddisfare i 27 progetti che hanno passato l'esame si è calcolato che sarebbero adesso necessari 25 milioni. Mentre noi ne abbiamo a disposizione solo una decina. Rimangono così non finanziati 19 progetti ammessi, per circa 15 milioni». Il Piemonte, del resto, è tra le Regioni più virtuose in materia di risparmio energetico. In piena crisi economica, Torino ha erogato almeno 10 milioni alle Pmi per incentivare l'utilizzo di fonti rinnovabili e predisposto un fondo di quasi 6 milioni a partire dal 2007 per la sola riqualificazione energetica degli edifici. Risorse che, tuttavia, non bastano a placare le richieste di intervento per la riduzione dei consumi. Le altre Regioni Decidere il criterio di destinazione dei finanziamenti è dunque un presupposto cruciale per ottenere risultati concreti in fatto di risparmio energetico. In questo senso, Campania, Sicilia, Puglia e Calabria hanno puntato sulla cooperazione, aderendo a un programma operativo interregionale per l'energia pulita e il risparmio energetico, che ha una dotazione finanziaria complessiva di più di un miliardo. Fondi che, dal 2007, vengono redistribuiti in altrettanti bandi locali, destinati soprattutto al solare e al fotovoltaico. Il Lazio continua la campagna di agevolazioni per la riqualificazione energetica degli edifici (quasi 10 milioni erogati tra il 2011 e tutto il 2012). La Lombardia, invece, ha puntato su ricerca e innovazione e scelto di vincolare più di 16 milioni a progetti da realizzare in partnership con imprese ed enti pubblici, nell'ambito del bando «Smart Cities and Communities», che si è chiuso lo scorso 13 giugno. Si tratta di programma studiato in modo volutamente ampio a dimostrazione della grande discrezionalità lasciata alla Regioni nell'adozione dei criteri per la redazione dei bandi, pur nell'ambito dei binari a volte ristretti dei piani di investimento europei. I bandi aperti Fra le iniziative delle Regioni, molte quelle attualmente accessibili. Si parte dalla Liguria, che ha all'attivo una serie di iniziative a valere sui programmi di risparmio energetico ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 35
20/07/2013 Edilizia e Territorio - Edilizia e territorio Pag. 10 (tiratura:25000) finanziati dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale. Fra questi, il bando per la riduzione dei consumi rivolto alle Pmi, a cui è possibile partecipare fino all'8 ottobre 2013, per ottenere contributi che vanno dai 500 euro fino a 200mila euro in regime de minimis (fino a esaurimento della dotazione totale, che ammonta a 2 milioni). Le agevolazioni liguri, particolarmente corpose, non possono però cumularsi con altre detrazioni concesse a livello nazionale. Per quanto riguarda gli edifici, ad esempio, non è possibile utilizzare i contributi assieme all'ecobonus per le ristrutturazioni al 65% (misura prorogata dal decreto legge 63/2013 adottato lo scorso 4 giugno). Proprio in materia di cumulabilità le Regioni possono decidere, nei limiti della normativa europea sugli aiuti di Stato, di adottare forme di incentivi capaci di aggiungersi o meno ad altre agevolazioni. Ha scommesso, invece, su un criterio soggettivo di destinazione delle risorse e sui privati l'emilia Romagna, dove grazie proprio alle iniziative di finanziamento messe in piedi dalla Regione, concentrate programma promosso dall'ue a favore dei Comuni per la redazione di piani per l'energia sostenibile, la riduzione dei consumi si è tramutata in un risparmio approssimativo di più di 263 milioni tra il 2010 e il 2012. Risultati che ora hanno spinto la Giunta Errani ad aumentare i finanziamenti anche per le imprese, rilanciando l'8 luglio l'apertura del fondo di incentivi in conto interessi destinato specificamente alle aziende. Circa 23,7 milioni per soddisfare le domande che si prevedono numerose visto il successo della precedente edizione (59 progetti finanziati e 14 milioni di euro di finanziamenti sostenuti). Infine il Veneto è tutto orientato al settore produttivo, attraverso il fondo rotativo destinato alle aziende. In questo caso, il plafond prevede agevolazioni in conto capitale e finanziamenti agevolati per più di 23 milioni a favore di un tessuto, quello delle Pmi, che in tutta Italia sta lanciando una richiesta chiara di sostegno per il consumo di energia. RIPRODUZIONE RISERVATA di Barbara D'Amico LE OPPORTUNITÀ I bandi ancora attivi Regione Emilia Romagna Liguria Piemonte Veneto Bando Fondo rotativo di finanza agevolata per la green economy Produzione di energia da fonti rinnovabili ed efficienza energetiche - imprese - bando 2013 Bando diretto alla concessione di un contributo in conto interesse per l'incentivazione di interventi in materia di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni nell'atmosfera Fondo di rotazione e contributi in conto capitale per investimenti finalizzati al contenimento dei consumi energetici Settore Risparmio energetico delle Pmi Risparmio energetico delle Pmi Riqualificazione energetica edifici esistenti Risparmio energetico delle Pmi Beneficiari Imprese Imprese Privati; amministratori condominiali; società di gestione energetica Imprese Interventi ammessi Installazione di sistemi di produzione o autoconsumo di energia. Utilizzo di tecnologie per la riduzione dei consumi energetici da fonti tradizionali Acquisto e ammodernamento di impianti e macchinari Sostituzione o prima installazione di sistemi automatizzati di termoregolazione e contabilizzazione del calore Installazione di motori elettrici ad alta efficienza. Produzione combinata di energia termica ed elettrica in cogenerazione. Produzione di energia elettrica mediante celle a combustibile. Produzione di energia da fonti rinnovabili. Spese ammesse Dal 1 gennaio 2013 Dal 1 gennaio 2009 Dal 1 marzo 2007 Dal 1 gennaio 2010 (progetti avviati in regime de minimis ma non ancora conclusi). Dalla data di presentazione della domanda (progetti da avviare in regime di esenzione) Dotazione complessiva 23,7 milioni di euro 2 milioni di euro 5 milioni 654mila euro 23 milioni 800mila euro Contributo singolo Da 75mila fino a 300mila euro Da 500 a 200mila euro Da 2.500 euro fino a un massimo di 1 milione di euro per le imprese Da 25mila a 2 milioni di euro (e fino a 5 milioni in caso di cumulo delle domande per una stessa impresa) Modalità erogazione contributo Finanziamenti agevolati con provvista mista, della durata massima di 4 anni Contributo a fondo perduto a titolo del regime de minimis Contributo in conto interessi (rimborso fino al 60% degli interessi sul prestito bancario richiesto per le spese di intervento) Contributo in conto capitale sia in esenzione che in regime de minimis + finanziamento agevolato Scadenza 21 novembre 2013 8 ottobre 2013 1 settembre 2014 30 giugno 2015 ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 36
22/07/2013 ItaliaOggi Sette - N.172-22 luglio 2013 Pag. 14 (diffusione:91794, tiratura:136577) Operativo il meccanismo che offre contributi alla spesa a p.a. e privati. Le istanze online Conto termico, incentivi al via Agevolazioni per chi punta su effi cienza e rinnovabili BRUNO PAGAMICI Via libera agli incentivi del Conto termico. Si tratta del nuovo sistema di agevolazione per soggetti privati e pubblica amministrazione che promuove sia la produzione di energia termica da fonti rinnovabili, sia l'incremento dell'effi cienza energetica. L'incentivo consiste in un contributo diretto alla spesa, di entità variabile a seconda del tipo di intervento, che sarà erogato in 2 o 5 rate annuali costanti. Il meccanismo di incentivazione, introdotto dal dm 28 dicembre 2012 (in Gazzetta Uffi ciale del 2 gennaio 2013) e operativo dallo scorso 15 luglio, prevede che le istanze per richiedere i contributi vengano inoltrate per via telematica, al Gestore dei servizi energetici (Gse). Condizione per accedere agli incentivi, è che i lavori siano conclusi dopo il 3 gennaio 2013 (data di entrata in vigore del dm 28 dicembre 2012) e siano realizzati in edifici esistenti (inclusi i fabbricati rurali e loro pertinenze), iscritti al catasto edilizio. La tempistica per la presentazione delle domande è abbastanza stringente. Le richieste devono essere inviate entro 60 giorni dalla fi ne dei lavori e secondo le istruzioni contenute nelle regole applicative pubblicate dal Gse lo scorso 9 aprile 2013. Per i lavori conclusi tra il 3 gennaio 2013 e il 15 luglio 2013, l'invio dovrà essere effettuato entro il 13 settembre 2013 (60esimo giorno dall'attivazione del portale). Oltre ai tempi, bisogna considerare anche il budget di spesa disponibile, che ammonta a 700 milioni di euro per i privati e a 200 milioni di euro per le pubbliche amministrazioni. Dopo 60 giorni dal raggiungimento di queste soglie di spesa non sarà più possibile effettuare domande, almeno fi no a quando le misure di incentivazione non saranno sottoposte all'aggiornamento periodico (che sarà attuato con decreto del ministero dello sviluppo economico). Destinatari. Possono godere degli incentivi sia i privati (persone fi siche, condomini e non sarà più possibile effet- del ministero dello sviluppo soggetti titolari di reddito di soggetti titolari di reddito di impresa o agrario) sia le amministrazioni pubbliche. Tali soggetti possono accedere agli incentivi direttamente, in qualità di soggetto responsabile, o in alternativa avvalendosi di una Esco (Energy service company). Gli interventi ammessi e i contributi erogati. Gli interventi ammessi a contributi sono di due categorie: interventi di incremento dell'efficienza energetica e interventi di piccole dimensioni relativi a impianti per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e sistemi ad alta efficienza. Il dettaglio delle opere agevolabili viene riportato in tabella. Modalità di erogazione degli incentivi. Il contributo viene erogato dal Gse nella forma di rate annuali costanti (2 o 5, in funzione della tipologia di intervento). L'entità è variabile in base alla tipologia di intervento e ai soggetti benefi ciari (soggetti privati o pubblica amministrazione). Nel caso di ammontare totale non superiore a 600 euro, la liquidazione avviene con unica rata. Gli importi liquidati sono al netto del corrispettivo (pari all'1% del valore del contributo totale riconosciuto, con un massimale pari a 150 euro) dovuto per la copertura dei costi sostenuti per lo svolgimento dell'attività di verifi ca tecnicoamministrativa, dei controlli e, più in generale, di tutte le attività fi nalizzate all'erogazione degli incentivi. Contributi per diagnosi e certifi cazione energetica. Le spese sostenute per la diagnosi e la certifi cazione energetica degli interventi che le prevedono obbligatoriamente sono coperte al 100% per le Amministrazioni pubbliche e al 50% per i soggetti privati. L'importo massimo erogabile è determinato in base alla destinazione d'uso e alla superfi cie utile dell'immobile oggetto di intervento. Gli interventi agevolabili Incremento dell'eff i c i e n z a e n e r g e tica (solo per la p.a.) Isolamento termico di superfici opache delimitanti il volume climatizzato Sostituzione di fi nestre comprensi ve di infi ssi Sostituzione di impianti di clima tizzazione invernale esistenti con impianti dotati di generatori di calore a condensazione Installazione di sistemi di scher matura e/o ombreggiamento di fi nestre con esposizione da est-sudest a ovest L'incentivo è pari al 40% delle spese ammissibili, nei limiti defi niti in termini di massimali di incentivo e di costo specifi co Produzione di energia termica da fonti rinnovabili e sistemi a d a l t a efficienza (privati e p.a.) Sostituzione di impianti di clima tizzazione invernale esistenti con impianti di climatizzazione ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 37
22/07/2013 ItaliaOggi Sette - N.172-22 luglio 2013 Pag. 14 (diffusione:91794, tiratura:136577) invernale dotati di pompe di calore, elettriche o a gas, utilizzanti energia aerotermica, geotermica o idrotermica, con potenza termica nominale fi no a 1.000 kw Sostituzione di impianti di climatiz zazione invernaleo di riscaldamento delle serre esistenti e dei fabbricati rurali esistenti con impianti di climatizzazione invernale dotati di generatore di calore alimentato da biomassa, con potenza termica nominale fi no a 1.000 kw Installazione di collettori solari termici, anche abbinati a sistemi di solar cooling, con superfi cie solare lorda fi no a 1.000 mq Sostituzione di scaldacqua elettrici con scaldacqua a pompa di calore Gli incentivi sono calcolati in base a diversi elementi: producibilità presunta di energia termica dell'impianto/sistema installato, in funzione della taglia e della zona climatica; coeffi cienti di valoriz zazione dell'energia prodotta, definiti in funzione della tecnologia e della taglia; coeffi cienti premianti nel caso di impianti con generatori a biomassa con livello di emissioni di particolato ridotte; taglia del generatore installato Accesso a tre vie: diretto, con prenotazione o iscrivendosi ai registri Sono tre le possibili modalità di accesso agli incentivi: accesso diretto, prenotazione degli incentivi, iscrizione ai registri. La prima procedura (accesso diretto) deve essere utilizzata per i lavori già realizzati. Le richieste devono essere presentate entro 60 dalla data di effettuazione dell'intervento o di ultimazione dei lavori, esclusivamente tramite lo sportello telematico attivo dallo scorso 15 luglio ed accessibile dal sito del Gse. Per gli interventi conclusi nel periodo tra il 3 gennaio 2013 ed il 15 luglio 2013, la data ultima per l'invio delle domande cade il 13 settembre 2013 (60 giorni dal 15 luglio 2013). La seconda procedura (prenotazione degli incentivi) è riservata alle amministrazioni pubbliche ed è alternativa all'accesso diretto. La richiesta può essere inoltrata prima dell'avvio dell'intervento/i ma successivamente alla defi nizione del contratto di rendimento ener- getico stipulato con la Esco o della convenzione con la Consip, oppure con la centrale di acquisiti regionale per l'affi damento del servizio energia, integrato con la riqualificazione energetica dei sistemi interessati (i lavori dovranno iniziare entro 60 giorni dalla data di esito positivo del Gse e concludersi entro 12 mesi dalla stessa data). Il Gse erogherà l'incentivo ad interventi realizzati, e comunque nei limiti dei massimali di spesa previsti a preventivo. Per tale procedura è riservato un contingente di spesa cumulata annua non superiore a 100 milioni di euro. Le richieste vanno presentate in via telematica tramite il portale Portaltermico, accessibile dal sito del Gse dallo scorso 17 giugno 2013. Infi ne, l'iscrizione ai registri, consentita anche prima della realizzazione degli interventi, è obbligatoria per i privati o le amministrazioni pubbliche, nel caso di interventi che preve- dano la sostituzione di impianti con generatori a biomassa o pompe di calore di potenza nominale maggiore di 500 kw e inferiore o uguale a 1.000 kw. Le risorse complessivamente a disposizione è pari a 7 milioni di euro per le amministrazioni pubbliche e a 23 milioni di euro per i soggetti privati. Il primo bando per la procedura di iscrizione ai registri è stato pubblicato dal Gse lo scorso 3 maggio 2013. I registri si sono aperti il giorno 3 giugno 2013 (ore 9,00) e si chiuderanno improrogabilmente alle ore 21,00 del 1 agosto 2013. La graduatoria, che sarà pubblicata entro 60 giorni dalla data di chiusura dei registri, sarà redatta applicando, in ordine gerarchico, tre criteri di priorità: minor potenza degli impianti; anteriorità del titolo autorizzativo/ abilitativo; precedenza della data della richiesta di iscrizione al registro. ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 38
19/07/2013 Mark'Up - N.221 - lug/ago 2013 Pag. 70 (diffusione:21694, tiratura:30592) I PROTAGONISTI Per SC Johnson la sostenibilità è un fattore chiave trasversale Produrre senza generare rifiuti solidi e utilizzando energie rinnovabili. Con una filosofia condivisa tra i dipendenti attraverso un green team Francesco Oldani Su base volontaristica, persone di tutte le funzioni aziendali lavorano per proporre idee bottom-up in ambito di sostenibilità. Questa è una delle peculiarità di SC Johnson ma non la sola. Family company da cinque generazioni non è quotata in borsa e si stacca dal panorama mondiale delle multinazionali appartenenti al settore chimico per la casa. SC Johnson è un'azienda globale presente in Europa dal 1917, in Italia dal 1960 e in tutti i paesi emergenti. Mark Up ha incontrato Roberto Leopardi, General Manager Italia SC Johnson. All'indirizzo www. whatsinsidesc Johnson.com SC Johnson pubblica un sito dedicato a tutti i suoi brand in cui è specificato il contenuto in termini di componenti utilizzati. Attualmente disponibile in lingua inglese e spagnola, mira a comunicare l'impegno dell'azienda circa la sostenibilità ambientale. Da luglio 2014 sarà disponibile anche in Europa. n Qual è il significato di essere una family company? SC Johnson non è solo un marchio ma è un'impresa nella quale si identifica la famiglia che la possiede. Tutti gli aspetti che coinvolgono l'attività sono quindi massimamente curati e tra questi la sostenibilità. La mission della nostra azienda va oltre il business e punta a un'evoluzione progressiva di generazione in generazione nell'ottica di migliorare la vita alla nostra comunità di riferimento. n Un obiettivo molto ambizioso. Ma come lo perseguite? Realizzando prodotti sempre migliori, con un impatto ambientale decrescente. In termini di sostenibilità SC Johnson ha dimostrato di avere questo tipo di sensibilità molto prima che il tema emergesse in tutta la sua importanza: per esempio, già nel 1973, prima che la legge lo imponesse, l'azienda ha tolto i Cfc (clorofluoro carburi). n E oggi? Abbiamo un processo brevettato che chiamiamo Green List consistente in un sistema di classificazione di prodotti, di ingredienti e del packaging compresi quelli commercializzati in Italia, finalizzato a incrementare l'utilizzo di ingredienti con un basso impatto ambientale. L'obiettivo è arrivare al 60% di componenti a basso impatto entro il 2016. Agiamo in profondità anche sul packaging: il nuovo sistema Smart Twist lanciato negli Usa permette di ridurre drasticamente l'impiego della plastica nei flaconi. n Per quanto riguarda i siti produttivi, che tipo di scelte avete effettuato? Puntiamo sulle energie rinnovabili ma non solo. Il nostro approccio è "zero waste": nei nostri stabilimenti abbiamo l'obiettivo di riciclare il più possibile fino a non produrre più rifiuti. Estendiamo questi criteri ovunque operiamo. Abbiamo fabbriche in tutto il mondo: tra queste, cinque sono a zero rifiuti solidi prodotti e dieci raggiungono il 90% sullo stesso parametro. n E sulle rinnovabili? Nel sito produttivo di Waxdale nel Wisconsin SC Johnson utilizza solo energia rinnovabile attraverso due pale eoliche di oltre 100 metri di altezza che garantiscono 8.000.000 kwh di elettricità. Le turbine si aggiungono ai due impianti di cogenerazione precedentemente installati. Energia eolica e impianto di cogenerazione permettono di ridurre di oltre 6.000 t all'anno le emissioni di CO2. In questo modo l'energia elettrica prodotta deriva da fonti rinnovabili. Di più: il 42% dell'energia elettrica utilizzata negli impianti di tutto il mondo deriva da fonti rinnovabili. n Veniamo alla crisi. Come è cambiato il consumatore? La crisi ha impattato notevolmente e velocemente. Siamo presenti nelle categorie di prodotti per la casa, deodoranti per ambiente, pulizie domestiche e dei mobili, detergenti ecc. Sono prodotti che, a causa della non elevata frequenza di acquisto, non avevano sofferto troppo le crisi precedenti. Questa volta il consumatore ha cambiato condotta riducendo l'acquisto di impulso: crescendo discount e drug store. A fronte di questo fenomeno abbiamo rivisto il posizionamento di prezzo di alcuni prodotti e aumentato in modo selettivo la pressione promozionale. Si tratta di operazioni tattiche che non stravolgendo l'approccio strategico che passa sempre attraverso la ricerca della crescita del valore della categoria. n Foto: Roberto Leopardi, General Manager Italia SC Johnson ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 39
21/07/2013 Green Business - N.6/7 - giu/lug 2013 Pag. 20 (diffusione:45000, tiratura:50000) Città intelligenti, l'italian way Scenario Nel nostro Paese non è possibile ipotizzare lo sviluppo di new green town sul modello dell'estremo Oriente. Serve un approccio diverso, che unisca tradizione e innovazione Chiara Cammarano Chi quotidianamente si occupa di questi temi lo sa bene: l'espressione smart city è un 'espediente narrativo', usato per riassumere in poche parole una tendenza importante e decisiva che sta interessando la maggior parte delle città del mondo. Le amministrazioni acquisiscono, infatti, progressivamente una nuova ottica che, in nome della sostenibilità e alla luce delle soluzioni tecnologiche a disposizione, guida le scelte verso il futuro. Oggi più che mai, si tratta di una vision imprescindibile, visto che tre quarti dei cittadini europei vivono nelle città e rappresentano ben il 70% della domanda energetica dell'unione. «Per questo fenomeno ci sono due diverse chiavi di lettura - spiega Giuliano Dall'Ò, professore associato di Fisica tecnica ambientale presso il dipartimento Best (scienza e tecnologie dell'ambiente) del Politecnico di Milano e presidente del comitato scientifico di Mce, Mostra Convegno Expocomfort -: da una parte un'interpretazione filosofica, che considera la smart city come realtà in cui l'obiettivo principale è il miglioramento della qualità della vita dei cittadini, dall'altra parte c'è invece un'interpretazione più 'tecnologica', che valorizza il ruolo di infrastrutture e impianti capaci di fornire e ricevere informazioni, essendo interfacciati e interconnessi con una rete intelligente. L'approccio giusto, però, è in realtà quello che mette insieme i due aspetti, sapendo cogliere le potenzialità della tecnologia per migliorare la vita delle persone. Oggi le soluzioni a disposizione sono tante ed efficienti, non si tratta più di gadget, ma di innovazioni che possono portare benefici nell'affrontare questioni di centrale importanza, come quelle legate alla salute e ad alcune problematiche sociali. Queste potenzialità sono tuttora sottovalutate da chi ha responsabilità politiche. L'errore principale è quello di focalizzarsi su un obiettivo elevato e difficilmente raggiungibile, trascurando che l'idea di smart city sia, invece, soprattutto espressa attraverso la realizzazione di un progetto che si sviluppa nel tempo». I lavori sono in corso La concezione proposta da Dall'Ò è valida in particolar modo in Italia. Nel nostro Paese, infatti, non ha senso fare riferimento a un concetto simile a quello diffuso, per esempio, in Estremo Oriente, dove le città intelligenti vengono costruite da zero con tutte le caratteristiche più all'avanguardia. Da noi è necessario saper fare i conti con le strutture preesistenti, integrandole tra loro e con le nuove tecnologie, ma rispettandone le caratteristiche e la storia. «Molti Comuni stanno diventando smart passo dopo passo - prosegue Dall'Ò -. Un'operazione senz'altro più efficace nelle cittadine di piccole e medie dimensioni, dove facilmente si può avere una visione d'insieme delle problematiche e delle potenzialità. Per realizzare tutto ciò, sono però essenziali le infrastrutture tecnologiche, che devono permettere agli edifici di dialogare con il territorio. Per realizzarle occorre un'evoluzione degli impianti. Con questo focus Mce, manifestazione biennale dedicata all'impiantistica civile e industriale, alla climatizzazione e alle energie rinnovabili, ha organizzato una serie di incontri itineranti sul tema dell'integrazione e dell'efficienza (vedi box) nei quali le smart city rappresentano l'aspetto centrale». Un vademecum per l'italia Mentre pochi mesi fa è stato presentato a Barcellona il City Protocol, primo vero manuale condiviso per la realizzazione di una smart city, il fermento intorno a questi temi è insomma molto forte anche nel nostro Paese. Lo conferma il fatto che, in occasione dell'appuntamento nazionale con il Forum Pa, si sono riuniti i rappresentanti dell'osservatorio nazionale smart city istituito nell'aprile 2012 da Anci, per elaborare analisi, ricerche e modelli replicabili da mettere a disposizione dei Comuni italiani che vogliono intraprendere il percorso per diventare città intelligenti. «Il ruolo istituzionale attribuito all'anci dall'articolo 20 del Decreto crescita 2.0 dà una rilevanza particolare proprio a quest'obiettivo: condividere nell'osservatorio la definizione di una metodologia di monitoraggio e valutazione che aiuti le città a individuare le metriche sui progetti, valutarne l'impatto, l'efficienza e il 'rendimento', utilizzare i dati raccolti per programmare e riprogrammare gli interventi, confrontare i risultati delle proprie sperimentazioni in un'ottica di benchmarking con le altre realtà urbane - sottolinea Paolo Testa, direttore del centro studi Cittalia ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 40
21/07/2013 Green Business - N.6/7 - giu/lug 2013 Pag. 20 (diffusione:45000, tiratura:50000) - Anci ricerche e responsabile dell'osservatorio smart city -. Insieme al ministero dell'istruzione e al Forum Pa, stiamo quindi organizzando una serie di tavoli di lavoro riservati alle città aderenti. In quest'ambito discutiamo le indicazioni operative e definiamo i capisaldi per la realizzazione di realtà urbane più sostenibili. Il confronto costante ci aiuta nella redazione di un Vademecum per la programmazione delle smart city: una sorta di guida che gli amministratori potranno prendere come riferimento per l'elaborazione di un vero e proprio programma strategico, grazie al quale governare il cambiamento all'interno del territorio urbano. Il documento è online, ed è aperto ai contributi degli internauti fino a settembre. A ottobre, poi, in occasione della Smart city exhibition di Bologna, giunta quest'anno alla sua seconda edizione, porteremo una sua versione definitiva e procederemo alla sperimentazione su quattro o cinque città per valutarne la declinazione pratica». Gli interventi programmati Ma quali sono, a oggi, le iniziative già messe in campo dalle amministrazioni locali? Secondo un'indagine realizzata da Cittalia-Anci Ricerche e Siemens Italia su 54 capoluoghi con oltre 90 mila abitanti, il settore nel quale si concentrano la maggior parte degli investimenti è quello della mobilità urbana. Con una previsione di spesa pari a 10,7 miliardi di euro, nei piani triennali comunali è questo l'ambito al centro dei più forti investimenti, seguito, a una certa distanza, dalla sostenibilità degli edifici e dalla gestione dell'acqua. Tra i settori rilevanti spiccano però anche la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e la riqualificazione urbana. Complessivamente, le città coinvolte nell'analisi prevedono di investire in questo genere di interventi 37,7 miliardi di euro, un valore che, se effettivamente realizzato, rappresenterebbe il 2,39% per Pil italiano. Dalla stessa ricerca emerge che gli investimenti dei Comuni dedicati all'energia rappresentano solamente l'1,33%, ma si tratta di un dato riduttivo, perché esclude le molte voci che, in un modo o in un altro, ricomprendono al proprio interno importanti aspetti riguardanti la gestione dell'energia, prima fra tutte la sostenibilità e la valorizzazione degli edifici. Solo dall'efficientamento, infatti, è atteso lo sviluppo di un volume d'affari al 2020 di 253 miliardi di euro (213 miliardi dal residenziale e 40 dall'industria), una cifra senza dubbio interessante, anche se di molto inferiore al volume d'affari teorico, che sarebbe addirittura superiore ai mille miliardi di euro. «Il ciclo dell'energia e il miglioramento della sua gestione comprende una serie di aspetti molto ampia - dichiara Vittorio Chiesa, direttore dell'energy & strategy group del Politecnico di Milano -, dalla scelta delle fonti alla produzione distribuita, dall'efficientamento alle reti in grado di bilanciare in maniera intelligente erogazione e consumo. Da questo tema non va esclusa neppure una riflessione sulla gestione dei rifiuti, spesso utilizzabili essi stessi, in maniere diverse, come fonte energetica. Quest'ultimo aspetto è anzi particolarmente significativo in un'ottica di produzione diffusa, probabilmente uno dei più interessanti tra quelli che dovrebbero caratterizzare le città intelligenti del futuro. Dalle biomasse ai biogas prodotti con gli scarti agroforestali, le soluzioni migliori sono quelle in grado di sfruttare in loco le materie prime esistenti, come accade nel caso dei distretti industriali che impiegano i propri residui per produrre energia, sia termica che elettrica, destinandola non solamente a un uso interno, ma anche agli edifici circostanti». Oggi più che mai, inoltre, l'evoluzione delle soluzioni a disposizione consente di dimensionare gli impianti produttivi in base alle esigenze e alla disponibilità di materia prima, in modo da evitare sprechi e permettere alle apparecchiature di lavorare in maniera ottimale. Dalla gestione energetica alla mobilità, dai rifiuti all'acqua, le città sostenibili costituiscono un'importante occasione di crescita per tutti: pubblica amministrazione e imprese, società di ricerca e università hanno questa opportunità per trovare, anche nella crisi, la bussola che potrebbe guidare il Paese verso la ripresa economica, sociale e culturale. In questo caso più che mai, però, la chiave del successo è la capacità di fare un lavoro comune, coordinandosi e studiando soluzioni che mettano insieme il meglio delle capacità di tutti gli attori coinvolti. L A COV E R I N P I L LO L E Lo stato dell'arte delle smart city italiane, dai progetti in corso alla definizione di roadmap condivise Tra i finanziamenti dell'unione europea e quelli del ministero dell'istruzione, una panoramica delle principali città che stanno sviluppando nuove iniziative intelligenti Vitoria-Gasteiz, nei Paesi Baschi, è la prima 'Green capital' del Sud Europa Ad Amburgo lo sviluppo economico 'va a braccetto' con la salvaguardia dell'ambiente ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 41
21/07/2013 Green Business - N.6/7 - giu/lug 2013 Pag. 20 (diffusione:45000, tiratura:50000) La mobilità intelligente rilancia anche i consumi. È successo a New York City a p p U n Ta M e n T i L'impiantistica al centro Una delle competenze che sta alla base della realizzazione di realtà urbane intelligenti è la capacità di progettare edifici che ottimizzano le prestazioni energetiche e riducono i consumi. Per farlo, occorre saper utilizzare tecnologie impiantistiche che integrino funzionalità e strumenti innovativi di gestione e controllo. È con questi obiettivi che Mce, insieme alla content company Reed Business Information, ha progettato cinque appuntamenti, il Comfort Technology roadshow, dedicati al tema 'Progettare e installare l'integrazione per l'efficienza'. Dopo le prime due tappe, che si sono svolte a Stra (Venezia) e Milano, il tour prosegue con l'appuntamento di Roma del 20 giugno e quello di Bari di ottobre. Per poi concludersi nuovamente a Milano, in occasione di Mce, dal 18 al 21 marzo 2014. i n v e S T i M e n T i Questione di Pil A livello mondiale è stato calcolato che le smart city saranno in grado di generare 117 miliardi di dollari di fatturato tra il 2013 e il 2020. Ma quali sono gli investimenti necessari per sviluppare questa tipologia di città anche in Italia? È difficile dirlo con esattezza, visto che un contesto urbano 'intelligente' non è definibile in maniera univoca. Ciononostante, Abb, in collaborazione con The European House-Ambrosetti, ha provato a fare una stima di questi costi e dei benefici corrispondenti nell'ambito di uno studio presentato in occasione del workshop di Cernobbio dello scorso settembre. Dai calcoli, condotti con la Fondazione EnergyLab, emerge che trasformare l'italia in un Paese più smart richiede uno sforzo considerevole. Dovremmo infatti investire tre punti di Pil (circa 50 miliardi di euro all'anno, che si riducono a 6 miliardi se l'intervento è rivolto solo alle dieci principali città) ogni anno da qui al 2030. La contropartita, però, sarebbe evidente, visto che un Paese più smart vale fino a dieci punti di Pil all'anno, senza contare le altre evidenti ricadute positive per l'intero Sistema Italia. Foto: Giuliano Dall'Ò professore al Best del Politecnico di Milano e presidente del comitato scientiico di Mce Foto: Vittorio Chiesa direttore dell'energy & strategy group del Politecnico di Milano ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 42
21/07/2013 Green Business - N.6/7 - giu/lug 2013 Pag. 38 (diffusione:45000, tiratura:50000) Il modello Amburgo Germania La seconda città tedesca per popolazione, nel 2011 è stata eletta 'Capitale green d'europa', dimostrando che sviluppo economico e ambientale possono coesistere Paola Binaghi Un milione e 800 mila abitanti nel centro città, 4,3 milioni se si considera l'area metropolitana, un porto che per estensione e rilevanza commerciale, è il terzo in Europa, un polo industriale di oltre 500 aziende fra cui diverse multinazionali e 4,7 milioni di visitatori all'anno. Numeri capaci di mettere alla prova qualsiasi città, ma non Amburgo, che si è guadagnata tali primati proprio in virtù dei suoi elevati standard, frutto di una politica lungimirante che punta alla sostenibilità e che le è valsa il riconoscimento di "Capitale verde europea 2011". Amburgo è la seconda città tedesca dopo Berlino per popolazione e prima in Europa per reddito, un primato costruito sull'industria pesante e sul commercio e che in passato è costato caro in termini di inquinamento e qualità della vita. Tuttavia, negli ultimi 20 anni, l'amministrazione ha abbracciato una politica di sviluppo urbano ecosostenibile, che ha dato il via a diversi progetti di riqualificazione. Il più noto è quello che riguarda la realizzazione della Energy Hill nel quartiere di Wilhelmsburg, un'area che in passato era utilizzata come discarica e che nel 1983 si rivelò altamente tossica, poiché la diossina rilasciata dai rifiuti aveva raggiunto le falde acquifere. Oggi sullo stesso territorio sorgono una stazione eolica e un impianto fotovoltaico, che si prevede riusciranno a fornire energia a 4 mila famiglie. Diverse misure sono state adottate per proteggere le acque sotteranee, mentre l'erba della collina è utilizzata per alimentare gli impianti di biogas. Lo stesso quartiere è oggi un grande cantiere di edilizia sostenibile e uno spazio per il tempo libero. Un'altra grande opera di riqualificazione riguarda HafenCity, la vecchia area portuale lungo il fiume Elba, oggi riconvertita in un complesso residenziale a basso impatto grazie alla costruzione di impianti geotermici e solari e pompe di calore che sfruttano l'acqua. Per i prossimi anni, inoltre, è stata approvata la realizzazione di un tetto verde lungo il tratto cittadino dell'autostrada A7, che collega la Germania alla Scandinavia. Oggi Amburgo è una delle città più verdi d'europa, con i suoi parchi e prati sulle sponde dei due fiumi che l'attraversano, l'elba e l'alster. La presenza di numerosi polmoni verdi ha la duplice funzione di garantire ai suoi abitanti zone di svago e relax e, allo stesso tempo, di ridurre gli effetti negativi dell'inquinamento. il futuro è sempre più verde Amburgo è un esempio che sostenibilità e progresso possono viaggiare sullo stesso binario. Un messaggio che nel 2011 è stato portato per l'europa attraverso il progetto Train of Ideas, un convoglio interattivo che ha fatto tappa in 18 città, fra cui Varsavia, Malmö, Copenhagen, Bruxelles, Vienna, Barcellona e Marsiglia, per mostrare le best practice della capitale anseatica. Amburgo è un modello sotto diversi punti di vista, dall'utilizzo di energia rinnovabile alla mobilità, dal trattamento delle acque reflue alla qualità dell'aria. Negli ultimi 12 anni l'utilizzo di fonti pulite è triplicato e i posti di lavoro nel settore delle rinnovabili sono aumentati del 57% tra il 2008 e il 2012. Grazie alla svolta green, Amburgo, pur mantenendo la vocazione industriale e commerciale, è riuscita a ridurre le emissioni pro capite di CO (-15% rispetto al 1990). Ma l'obiettivo è abbatterle del 40% entro il 2020 e dell'80% entro il 2050. amburgo in cifre popolazione 1,8 milioni di abitanti in città, 4,3 milioni nell'area metropolitana Università e college 20 incidenza residenti stranieri 13,5% ettari di foresta 4.700 Distanza media abitazioni da un parco 300 metri Km di strada coperti dagli autobus 11.657 ecotaxi 500 su 4 mila city bikes 1.500 Bio waste container 100 mila (+76%) r i n n ova B i l i Biogas, meno sprechi più energia nell'atmosfera. Entrambi utilizzano rifiuti di cibo, provenienti dalle cucine domestiche e dai ristoranti, e resti di giardinaggio. La Stadtreinigung Hamburg (Srh), società municipale che si occupa della gestione dei rifiuti, sta riducendo l'utilizzo di combustibili fossili e nucleari attraverso impianti di biogas insieme ad altre tecnologie per la produzione di energia e fertilizzante. Il primo impianto di biogas, situato nel quartiere di Stellingen, ha iniziato ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 43
21/07/2013 Green Business - N.6/7 - giu/lug 2013 Pag. 38 (diffusione:45000, tiratura:50000) a essere operativo nel 2006, utilizza circa 20 mila tonnellate di rifiuti alimentari all'anno e produce circa 300 metri cubi di biogas all'ora. Il biogas viene trasformato dalla centrale di cogenerazione in circa 7 milioni di kwh di energia e teleriscaldamento per anno e consente di abbattere le emissioni di 5.470 tonnellate di CO costruito a Tangstedt nel 2011 e, diversamente dal primo, utilizza la tecnica della fermentazione a secco, da cui si ricava energia elettrica per circa 4 mila famiglie, calore per mille e humus, che riduce l'erosione e l'eccesso di CO S c a l i G r e e n Un porto che è quasi un'oasi Con i suoi 72 kmq di estensione, circa il 10% della superficie urbana, il porto è una presenza importante ma non ingombrante. Le gigantesche gru di carico e scarico sono considerate uno dei simboli della città. Ogni anno vi transitano oltre 100 milioni di tonnellate di merci e circa 7,9 milioni di container; inoltre, dalle sue attività dipende il destino di oltre 150 mila posti di lavoro. Per questi motivi è fondamentale che, oltre a essere il più efficiente possibile, sia anche il meno invadente possibile. La sostenibilità non è solo un dovere morale, ma un asset competitivo; un aspetto, questo, su cui concordano tutti gli stakeholder, dall'autorità del porto (Hpa) alle compagnie di spedizione e logistica, che hanno come obiettivo la riduzione di emissioni. Per esempio, sono stati introdotti sconti per navi ecofriendly, valutate in base allo standard Esi (Environmental ship index), e per chi sceglie di usare la stazione portuale. Quasi tutti i container (finora il 70%) saranno trasportati su rotaia. Mentre la società di logistica Hhla, che ha in gestione lo scalo, ha incrementato l'uso di veicoli elettrici per trasportare i container dalla banchina ai depositi. Foto: A Energy Hill, un'area in passato utilizzata come discarica, sorgono oggi una stazione eolica e un impianto fotovoltaico, che potranno fornire energia a 4 mila famiglie ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 44
21/07/2013 Green Business - N.6/7 - giu/lug 2013 Pag. 56 (diffusione:45000, tiratura:50000) La California scommette sul sole Il 97% della nuova capacità energetica creata in California a partire dalla seconda metà del 2012 proviene dallo sfruttamento dell'energia solare. È quanto emerge dall'ultimo studio pubblicato dal gestore di sistema indipendente californiano. A questo dato si aggiunge il fatto che dei 1.633 MW di capacità di generazione pronti ad aggiungersi alla rete nella seconda metà del 2013, ben 1.581 MW deriveranno ancora dal ricorso a progetti fotovoltaici, mentre 53 MW saranno ricavati dall'utilizzo di biomasse. Renew economy, 18 maggio ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 45
21/07/2013 Green Business - N.6/7 - giu/lug 2013 Pag. 58 (diffusione:45000, tiratura:50000) L'elettricità? Si ottiene dall'olio Regno Unito Un'azienda inglese sta lavorando alla realizzazione della prima centrale al mondo che sfrutterà gli scarti di ristoranti e aziende food per portare energia a quasi 40 mila abitazioni Paola Caverzaghi Ilavori sono iniziati da poco e l'inaugurazione è prevista non prima del 2015, eppure la nuova centrale del quartiere londinese di Beckton sta già suscitando tanta curiosità e conquistando numerosi consensi. Del resto, una volta entrata a regime, sarà il maggiore impianto al mondo capace di produrre elettricità sfruttando olio e grassi 'di seconda mano'. Fiore all'occhiello del progetto è, infatti, proprio la possibilità di servirsi interamente di materiali di scarto, invece di fare ricorso a risorse vergini o prodotti agricoli coltivati ad hoc. La materia prima che servirà quotidianamente per mantenere in funzione la centrale sarà così recuperata dagli scarti delle cucine dei ristoranti della capitale britannica o dalle aziende alimentari, da dove arriveranno oli e grassi di origine vegetale sfruttati nella lavorazione, grassi solidificati (soprattutto di agnello e pollo) e sego (grasso animale di equini, ovini e soprattutto bovini), per un totale di 30 tonnellate di 'carburante' - una quantità sufficiente a riempire un container per il trasporto merci lungo sei metri - pronto a essere trasformato in elettricità. Secondo le stime, la capacità produttiva dell'impianto dovrebbe attestarsi intorno ai 130 Gwh all'anno, pari insomma all'energia che sarebbe necessaria, fanno sapere i promotori del progetto, a preparare 4,4 miliardi di tazze di tè. Nella realtà, però, l'elettricità generata sarà utilizzata dalla società Thames Water per rifornire più di 39 mila famiglie clienti e per alimentare un impianto di desalinizzazione situato nelle vicinanze. Una parte dell'elettricità, in ogni caso, sarà messa a disposizione della National grid, la rete nazionale. «Si tratta di un progetto che fa bene a noi, all'ambiente, a Thames Water e ai suoi clienti - spiega Andrew Mercer, chief executive di 2OC, la società di servizi pubblici che ha promosso la realizzazione della centrale -. Il nostro impianto è capace di produrre elettricità e calore da grassi e oli di scarto ed è interamente sostenibile». Benefici per tutti I vantaggi garantiti dalla centrale di Beckton sono molteplici. E non solo per l'ambiente. Tra i maggiori beneficiari del progetto da 200 milioni di sterline c'è proprio Thames Water, che lo ha sostenuto dal primo momento impegnandosi ad acquistare e rivendere l'energia prodotta. Per la società londinese, attiva nel settore energetico e nella gestione delle acque, d'altro canto, «si tratta di un intervento win-to-win. Avremo energia rinnovabile, emancipandoci dalle fluttuazioni dei prezzi del mercato mainstream delle fonti tradizionali e contribuiremo a combattere il problema dei blocchi di grasso che intasano la rete fognaria», dichiara Piers Clark, direttore commerciale di Thames Water. Una questione, quest'ultima tutt'altro che secondaria, e non solo a Londra. Oli e grassi, infatti, vengono spesso smaltiti in modo inadeguato, lasciandoli scorrere nelle tubature di lavandini e wc. Ma se è vero che scivolano via facilmente quando sono ancora caldi, una volta raggiunta la fognatura e raffredatesi, queste sostanze vanno a formare veri e propri ammassi che intasano la rete e impediscono il regolare smaltimento dei liquami, con il risultato che le acque inquinate possono invadere laghi, fiumi e falde. È chiaro, insomma, che la posta in gioco è elevata e che i rischi legati a questa forma di inquinamento sono notevoli. Non a caso le imprese che hanno in carico la gestione dei sistemi fognari delle grandi città lamentano di dover investire somme ingenti proprio per ripulire le condutture dai blocchi formati da oli e grassi. Thames Water, per esempio, sostiene di spendere mensilmente in tale attività un milione di sterline. Un'idea che piace ai retailer Anche se particolare - considerate anzitutto le sue dimensioni - la centrale di Beckton non è l'unico esempio di impianto pensato per convertire scarti alimentari in energia. Progetti di questo tipo si vanno infatti moltiplicando non solo nel Regno Unito, complice l'abbondanza di materia prima. Il metodo più comune per riutilizzare le referenze food è quello della digestione anaerobica: un procedimento che sfrutta il lavoro 'naturale' di alcuni microorganismi per degradare le sostanze organiche e ottenere un biogas composto prevalentemente da metano e anidride carbonica (e in alcuni casi anche da idrogeno). Tra i piani in fase di attuazione vanno segnalati quelli della società inglese Biogen, che conta di realizzare quattro o cinque nuove centrali in diverse aree del Regno ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 46
21/07/2013 Green Business - N.6/7 - giu/lug 2013 Pag. 58 (diffusione:45000, tiratura:50000) Unito entro il 2014, oltre all'impianto inaugurato alla fine dello scorso anno nella città di Bristol da Geneco, che intende fornire elettricità a 3 mila famiglie proprio sfruttando questa soluzione. L'innovazione sembra non lasciare insensibili i retailer, come testimoniano le varie iniziative messe in campo dai player della distribuzione, a cominciare proprio dalle insegne britanniche. Da Tesco a Waitrose, da Morrison Supermarkets a Sainsbury's, tutte le maggiori catene del Paese stanno infatti lavorando a progetti pensati proprio per sfruttare scarti alimentari come carne, pesce, olio di frittura e pane per ottenere energia. A stimolarli ulteriormente, con ogni probabilità, vi sarà ora anche il rincaro delle tasse sui rifiuti deciso dal governo inglese che, dallo scorso aprile, ha portato a 64 sterline la quota da versare per ogni tonnellata di spazzatura inviata in discarica (un contributo in continua crescita, visto che per il prossimo anno sarà innalzato a 80 sterline a tonnellata). Nonostante i progressi fatti dalla tecnologia e l'impegno delle aziende più sensibili alle problematiche ambientali, lo sfruttamento di questa 'fonte' energetica sembra al momento ancora un po' ostacolato dai costi elevati. Stando ai calcoli effettuati dagli esperti di Bloomberg new energy finance, d'altronde, l'elettricità prodotta con la digestione anaerobica costa 142,8 dollari MWh, contro i 78 dollari MWh di quella ottenuta da più tradizionali impianti a carbone. Ciò non toglie, comunque, che le imprese ecoattente continuino ad andare in tale direzione, tanto che - sempre secondo le stime di Bloomberg - gli investimenti nel settore hanno raggiunto, negli ultimi cinque anni, i 18,2 miliardi di dollari. F O N T I A LT E R N AT I V E Anche l'uomo finisce nel mirino 2 e quindi del Alla continua ricerca di nuove fonti di energia, esperti e ingegneri di tutto il mondo stanno guardando con crescente attenzione alle fognature e ai 'rifiuti' generati dalle persone. Sfruttando in modo adeguato questi 'scarti' si può infatti ottenere biogas - composto per il 60% da metano e per il 40% restante da CO viene impiegato nelle prigioni per illuminare gli edifici e ricavare calore per cucinare, mentre in India si fa ricorso a questa soluzione soprattutto nei villaggi più poveri per risolvere il duplice problema della mancanza di una rete fognaria adeguata e del crescente impatto ambientale dovuto all'incremento incessante della popolazione. Interessanti iniziative sono state portate avanti anche in Nuova Zelanda, dove si è pensato a un impiego del biogas 'umano' anche per i trasporti pubblici e in Cina, dove pare ci siano 30 milioni di abitazioni con piccoli impianti per la produzione di biogas, che ormai fornisce l'1,2% del fabbisogno energetico del Paese. E non mancano progetti nel Regno Unito. Nella cittadina di Didcot (contea dell'oxfordshire) è attivo ormai da tre anni un impianto, gestito da Thames Water, specializzato nella produzione di questo tipo di energia. Un progetto che l'azienda londinese si prepara a replicare a Oxford. L'appuntamento, anche in questo caso, è per il 2015. tutto simile per composizione al gas naturale comunemente usato - da sfruttare per produrre calore ed elettricità. Una scelta che può lasciare perplessi, ma che sta conquistando interesse in svariare aree del globo, dal Rwanda all'india, dal Canada al Regno Unito, passando per la Cina. Si tratta perlopiù di progetti finalizzati a raccogliere e trasformare la materia prima sul posto o nel breve raggio. Nel Paese africano, per esempio, il sistema S TAT I U N I T I L'impegno dei player americani La scelta di sfruttare il processo di digestione anaerobica per trasformare cibi non più commestibili in energia fa breccia anche tra i player americani. Solo qualche settimana fa, infatti, l'insegna a stelle e strisce Kroger ha annunciato di aver creato per il suo centro di distribuzione di Compton (California) un impianto che sfrutterà proprio gli scarti food per produrre energia. Secondo le stime dell'azienda serviranno 55 mila tonnellate di rifiuti organici all'anno per garantire elettricità alla struttura di 60 mila mq. Foto: Andrew Mercer (destra) ceo di 2OC e Piers Clark (sinistra) commercial manager Thames Water ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 47
21/07/2013 Green Business - N.6/7 - giu/lug 2013 Pag. 71 (diffusione:45000, tiratura:50000) Fame di capitali per le Pmi green Asset allocation Per favorire l'accesso al mercato finanziario delle imprese di minori dimensioni è importante il ruolo degli incubatori, in grado di fornire anche supporto manageriale di Giovanni Antona Finanza verde a convegno a Milano in occasione del Green investor day organizzato da VedoGreen. La giornata è stata promossa dalla società italiana specializzata nella finanza per l'industria verde nell'ambito della fiera Innovation Cloud - Solar Expo e ha visto la presenza di oltre 250 partecipanti, tra investitori e imprese italiane attive nei settori energie rinnovabili, efficienza energetica, ecomobilità, trattamenti dei rifiuti e servizi ambientali. Nel corso dell'incontro sono stati presentati in anteprima i risultati dello studio Green Economy on capital markets 2013, che verrà pubblicato nella seconda parte dell'anno. Le 16 società quotate del panel VedoGreen registrano una crescita del fatturato 2012 pari al 9% rispetto al 2011, un Ebitda marginale medio del 26% e una performance borsistica del +7% dall'inizio dell'anno (contro un +2% dell'indice Ftse Italia Small Cap). Il panel di società quotate si è ampliato con l'ingresso di Enertronica ( energie rinnovabili), Sacom (biotecnologie), Landi Renzo (ecomobilità) e Isagro (agrofarmaci). Ma quali sono le scelte alla base di performance comunque positive in un anno difficile come il 2012? «Alcune società - spiega Anna Lambiase, amministratore delegato di VedoGreen - hanno scelto di dismettere attività ritenute non più strategiche e si sono focalizzate sui nuovi settori delle energie rinnovabili come l'idroelettrico, il geotermico e le bioenergie. L'attenzione si è rivolta principalmente alla gestione della generazione di cassa degli impianti già in esercizio, oppure alla loro vendita. Contemporaneamente si sono ridotti gli investimenti nelle aree domestiche più tradizionali, in particolare nel fotovoltaico, anche a causa della rilevante riduzione degli incentivi». A sostenere il trend positivo delle aziende monitorate ha giocato, come nel 2011, anche l'internazionalizzazione, specie verso l'est Europa, il Nord Africa e i Paesi emergenti, attuata principalmente attraverso joint venture. La carica delle Pmi alla ricerca di capitali VedoGreen, attraverso un osservatorio che ormai conta oltre 3 mila aziende nazionali, monitora i trend e gli investimenti nei settori green, puntando a costruire un ampio network di relazioni con fondi specializzati e oltre mille tra investitori nazionali e internazionali. Un'importante novità di quest'edizione del Green investor day è stata la presentazione di società non quotate interessate all'apertura di capitale: tra le altre Energy Resources, Electra Italia, Forest value investment management ed Ecoeridania. Queste realtà hanno illustrato le principali strategie di sviluppo, le innovazioni e le opportunità di mercato. «A nostro modo di vedere - continua Lambiase - la finanza è l'elemento chiave per la crescita dell'industria green. In un contesto di rigidità del credito come quello attuale, anche le società green eccellenti, con business di piccola e media dimensione, soffrono di un limitato accesso al mercato dei capitali che ne impedisce lo sviluppo». Per questo è importante anche il ruolo dei cosiddetti incubatori (come Italeaf, vedi box), che uniscono l'apporto finanziario a quello più strettamente manageriale. Dal lato degli investitori domestici e internazionali, d'altra parte, si assiste a una profonda evoluzione nelle scelte di asset allocation rispetto agli anni passati. «I fondi tematici - puntualizza Lambiase - tendono oggi a preferire realtà molto internazionalizzate, adottando un'ottica più di lungo periodo. Nelle scelte degli investitori diventano fondamentali elementi come l'innovazione, la flessibilità del modello di business, l'indipendenza rispetto agli incentivi e la conoscenza del management dell'azienda». I business model considerati più redditizi spesso non appartengono più ai settori green tradizionali ma a nuove forme di mercato legate all'efficienza energetica e all'ambiente, dove le componenti tecnologia e innovazione giocano un ruolo fondamentale. La replicabilità del servizio, da un lato, e la connotazione ambientale dell'attività aziendale dall'altro risultano due driver fondamentali. VedoGreen, attraverso il database proprietario di società green non quotate, monitora i settori maggiormente innovativi. Da questo osservatorio si rileva come le grandi potenzialità dell'investimento green nei prossimi anni saranno prevalentemente legate all'elevato livello di innovazione che l'industria potrà offrire. Questo avverrà sia nei comparti tradizionali legati ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 48
21/07/2013 Green Business - N.6/7 - giu/lug 2013 Pag. 71 (diffusione:45000, tiratura:50000) all'efficienza energetica, sia nei nuovi business: l'ecomobility, le smart grid/smart city, l'edilizia ecosostenibile, l'agroalimentare e la chimica verde. Con un percorso che potrà portare le realtà più solide e innovative prima al consolidamento sul mercato e poi alla quotazione in borsa. «A questo proposito - conclude Lambiase - ribadiamo ancora una volta che la creazione di un indice azionario dedicato alle small & mid cap italiane green può favorire la visibilità internazionale e lo sviluppo dell'intero settore, anche nell'ottica di un'asset allocation strategica per numerosi fondi specializzati. Il modello è quello degli indici già presenti all'estero, che confermano l'interesse del mondo finanziario verso questo settore». VedoGreen, le cinque leve per il verde made in Italy Rafforzare la finanza green Migliorare la competitività per attrarre investimenti privati Diffondere una cultura green e una maggiore consapevolezza sui temi dell'innovazione Favorire interventi normativi omogenei per lo sviluppo sostenibile Migliorare la trasparenza societaria e finanziaria sui temi ambientali Foto: Anna Lambiase amministratore delegato di VedoGreen Foto: I business model più redditizi sono legati al mondo dell'efficienza energetica ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 49
22/07/2013 Nuova Energia - 3 giugno 2013 Pag. 36 (diffusione:6500) dossier powergeneration Ormai è tutta un'altra storia G.B. Zorzoli Non c'è nulla di più convenzionale del 476 dopo Cristo come data per la fine dell'impero romano d'occidente. Per i contemporanei di Romolo Augustolo non era accaduto nulla di straordinario: la sua deposizione rientrava nella consueta gimkana di sovrani e di usurpatori. Anche sul piano formale il Senato romano prese atto della sua rinuncia e all'unanimità trovò inutile trovare un successore, in quanto un solo monarca (l'imperatore d'oriente Zenone) era sufficiente a rappresentare e difendere sia l'impero di Oriente sia quello d'occidente col "patrizio Odoacre" suo rappresentante a Roma. Che il "patrizio Odoacre" sia stato il primo sovrano barbaro d'italia, appartiene al senno di poi. Nella storia i cambiamenti bruschi, quindi inequivocabili, rappresentano l'eccezione, non la regola. Anche la presa della Bastiglia, che simbolizza la rottura indotta dalla rivoluzione francese, è solo un episodio emblematico di un processo molto lungo, che solo nell'ottocento sancisce in via definitiva l'avvento della borghesia come classe dirigente. Per restare a tempi a noi vicini e limitarci a eventi di grande rilevanza, solo la presa del Palazzo d'inverno e il successivo scioglimento dell'assemblea costituente russa o, nel 1949, la sconfitta dell'esercito regolare cinese da parte dell'esercito popolare di liberazione sono stati immediatamente percepiti come una drastica rottura con la situazione precedente. Ebbene, discendendo dai cieli della Storia a quelli, molto più terreni, dell'energia, molti segni ci avvertono che siamo entrati in una complessa fase di transizione, ancora caratterizzata da una prevalente continuità formale con il passato che, tuttavia, è continuamente rimesso in discussione, negato nei suoi riferimenti tecnologici, economici, sociali e, alla lunga, anche nell'organizzazione territoriale. Probabilmente, l'evidenza dei cambiamenti in atto sarebbe maggiore se, ad offuscare le linee di tendenza di lungo periodo, non si fosse sovrapposta la ormai quinquennale crisi economica. A fine 2013 la domanda di gas sarà probabilmente scesa ai livelli del 2001-2002 e quella elettrica ai livelli del 2004-2005. Tuttavia, al calo dei consumi di gas sta contribuendo in misura rilevante la minore richiesta da parte degli impianti a cicli combinati (Figura 1), tendenza fondamentalmente strutturale, dovuta alla prorompente crescita della produzione elettrica da fonti rinnovabili (Tabella 1). Più in generale, se in questa fase le riduzioni nella domanda sono guidate all'incirca fifty-fifty dall'andamento economico e dalla crescita dell'efficienza energetica, alcuni recenti provvedimenti, e precisamente: a) l'introduzione nel calcolo dei Certificati Bianchi del risparmio netto integrale (somma del risparmio netto conseguito nel corso della vita utile e il risparmio netto conseguito dal termine della vita utile al termine della vita tecnica dell'intervento stesso); b) il varo, pur con tutti i suoi limiti, del Conto Termico; e) Yecohonus portato al 65 per cento, con applicazione estesa ai condomini; d)il recepimento della Direttiva europea sulle prestazioni energetiche degli edifici. dovrebbero rafforzare e accelerare gli interventi di efficientamento energetico. Di conseguenza, anche l'auspicabile ripresa economica avrà effetti ridotti sulla risalita dei consumi energetici. Infatti, la SEN prevede che nel 2020 il consumo primario lordo di gas sia circa 1*84 per cento di quello del 2010 (in cifra tonda 70 miliardi di metri cubi) e per la generazione elettrica alimentata da gas ipotizza una diminuzione del contributo ai consumi lordi fra il 7 e il 22 per cento, pur immaginando un improbabile quasi dimezzamento dell'importazione di kwh dall'estero. Poiché almeno metà del gas sarà assorbito da impianti in cogenerazione, pur con la riduzione dell'imporr ipotizzata dalla SEN, nel 2020 i cicli combinati in assetto puramente elettrico dovrebbero contribuire a soddisfare la domanda per circa 50-60 TWh, cioè meno dei 69 TWh del 2011. Aggiungiamo i 50-55 TWh da centrali a carbone, pure previsti dalla SEN: il contributo della generazione da fossili in puro assetto elettrico ai consumi lordi sarebbe significativamente inferiore al 50 per cento, e, secondo previsioni presentate dal Coordinamento FREE a un convegno svoltosi l'8 maggio scorso nel quadro dell'innovation Cloud, destinato a ridursi complessivamente a non più di 75 TWh nel 2030. In parallelo, gli effetti combinati del Conto Termico, degli ecobonus, dell'obbligo per gli edifici nuovi o largamente ristrutturati di diventare "quasi zero energy building" entro il 2020 (con step intermedi sempre più stringenti prima di questa data), ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 50
22/07/2013 Nuova Energia - 3 giugno 2013 Pag. 36 (diffusione:6500) favoriranno la crescita della generazione e della cogenerazione diffuse di taglia medio-piccola. Anche la fine degli incentivi per il fotovoltaico tenderà a privilegiare installazioni analoghe, largamente basate sull'autoconsumo, come conferma la Figura 2, che riporta le previsioni di competitivita del fotovoltaico contenute nel Solar Energy Report 2013 dell'energy & Strategy Group del Politecnico di Milano. Il trend verrà accelerato non appena sarà pienamente operativo il cosiddetto Sistema Efficace di Utenza (SEU), che consente l'allacciamento diretto fra produttore decentrato e consumatore ad esso limitrofo. Tutto questo, per sopravvivere, imporrà alle grandi aziende elettriche una graduale trasformazione da mere venditrici di kwh a imprese diversificate, che offrono in modo flessibile capacità per i mercati (domestico e internazionale), ma soprattutto servizi ai consumatori. Oltre all'ormai scontata trasformazione in attive delle reti di distribuzione elettrica (smart grid), la crescente presenza di generazione elettrica scarsamente programmabile (eolica, fotovoltaica) comporterà innanzi tutto la gestione integrata (i cosiddetti Virtual Power Systems) degli impianti ubicati in un medesimo ambito territoriale, sia non programmabili sia programmabili (Complemented Power Systems: impianti a combustibili fossili flessibilizzati, geotermici, solari termodinamici, a biomasse), in modo da minimizzare, al limite azzerare, gli oneri derivanti dalla non programmabilità, e in secondo luogo la diffusione di accumuli diversificati per funzione, taglia, tecnologia e di soluzioni avanzate per la gestione della domanda. Questo insieme di cambiamenti trasformerà l'attuale assetto del sistema elettrico, ancora largamente caratterizzato da un flusso di potenza che va dalle grandi centrali ai consumatori attraverso la rete di trasmissione e, per i consumi minori, attraverso quelle di distribuzione, in uno privo di gerarchle, con flussi che si muoveranno dall'alto verso il basso e viceversa, ma anche orizzontalmente; per il quale si dovrà immaginare e realizzare una regolazione e un controllo degli accumuli che garantisca dal rilascio contemporaneo di un quantitativo di energia in grado di mettere a rischio l'integrità del sistema. In parallelo, la diffusione di edilizia a basso consumo di energia., di collettori solari termici, di pompe di calore, di caldaie a biomassa metterà in crisi la distribuzione di gas, aggravata dalla crescita delle reti di calore a livello cittadino e dall'immissione nella propria rete di biometano. Infine, gli obiettivi europei al 2020 per l'utilizzo di fonti rinnovabili nel trasporto, unitamente a una maggiore efficienza dei veicoli, influenzeranno la domanda di benzina e gasolio. Da un lato le tecnologie di produzione di biocarburanti di seconda generazione sono ormai in fase di pre-commercializzazione, mentre la particolare condizione italiana di primo Paese europeo per autoveicoli a metano (oltre 700.000) determina una straordinaria opportunità per sviluppare la produzione di biometano da destinare alla mobilità, senza per questo dover modificare le caratteristiche degli autoveicoli. Anche se le valutazioni attuali prevedono un modesto apporto della mobilità elettrica in questo decennio, l'effetto congiunto dei cambiamenti sopra individuati è ben descritto dalla Figura 3, tratta dal rapporto 2013 dell'unione Petrolifera sulle "Previsioni di Domanda Energetica e Petrolifera". Con proiezioni del genere, il programma di ristrutturazione del sistema di rafnnazione, previsto dalla SEN (e comunque imposto dalla crisi del settore), dovrà essere orientato a incorporare progressivamente processi di biorafnnazione, tenendo altresì conto che gli andamenti di Figura 3 scontano ipotesi di base, assunte dallo studio dell'unione Petrolifera, nelle quali si sottovaluta l'apporto di questi combustibili dopo il 2020. Non si tratta di un cambiamento soltanto quantitativo, peraltro di grande impatto in un settore in crisi di sovraccapacità. Quanto più i biocombustibili sostituiranno benzina e gasolio, di altrettanto perderà importanza l'integrazione della raffmazione con Yupstream, diminuendo l'influenza che sul comparto esercitano oggi le grandi compagnie petrolifere, in parte, ma solo in parte, compensabile dalla loro partecipazione ali' attività di biorafnnazione. Accanto al prevedibile ridimensionamento/cambiamento del ruolo delle grandi società energetiche, la transizione in corso, con la graduale eliminazione di tutti gli incentivi, produrrà effetti in larga misura opposti nel mondo delle imprese attive nelle fonti rinnovabili, che già iniziano a manifestarsi: sparizione di molti operatori; * conseguente aumento delle operazioni di merging and acquisition; crescita dimensione media degli operatori; maggiore capitalizzazione delle aziende; * sviluppo di attività di service; maggiore proiezione sui mercati internazionali (nel 2012 l'internazionalizzazione del settore è cresciuta del 35 per cento, per il 44 per cento fuori dall'europa). Naturalmente analoghe trasformazioni sono in corso negli altri ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 51
22/07/2013 Nuova Energia - 3 giugno 2013 Pag. 36 (diffusione:6500) Paesi europei, ma questo sta avvenendo anche altrove. Lo si percepisce con fatica perché la trasformazione procede in modo meno formale, in quanto non si basa su direttive e delibere che, come nell'ue, ne dettano in modo esplicito tempi e ritmi. A pari livello di trasformazione, identici sono le crisi che si generano nell'assetto preesistente e i conseguenti problemi da risolvere. I confronti/ scontri in corso in Germania sulla Energiewende e in Francia sul progetto per una transizione ecologica della società e dell'economia sono lì a confermarlo. Da come si stanno muovendo le cose, il tempo necessario perché gran parte delle persone riconoscano l'esistenza di un cambiamento di paradigma e, più d'una obtorto collo, lo accettino, sarà molto più breve di quello che fu necessario ai cives Romani dopo il 476 d.c. per rendersi conto che il loro mondo stava radicalmente mutando. Energia efficiente lorda da rinnovabili in Italia Tabella 1 Fonte: GSE Produzione Lorda (GWh) Idraulica Eolica Solare Geotermica Bioenergia Totale FER 2008 41.623 4.861 21 193 5.520 5.966 58.164 2009 49.137 6.543 676 5.342 7.557 69.255 2010 51.117 9.126 1.906 5.376 9.440 76.964 2011 45.823 9.856 10.796 5.654 10.832 82.961 2012 41.940 13.900 18.800 5.570 12.250 92.460 Consumo Interno Lordo FER/CIL % CIL (GWh) 353.560 16 333.296 342.933 22 346.368 24 336.249 27 Andamento dei consumi di gas in Italia Figura 1 Fonte: Newsletter dei GME, n. 69, aprile 2013 I Settore industriale I Settore termoelettrico I Distribuzione Posizione rispetto alla grid parìty delle diverse tipologie di FV in assenza di misure diverse dagli incentivi [marzo 2015] Figura 2 I Impianto in grid parity I Impianto non in grid parìty Taglia impianto 3 kw SSP 20 kw SSP Centrali Grandi impianti Industriale Residenziale 1 MW [cessione totale] Sardegna L [80% autoconsumo] Sud 200 kw SSP [80?/o autoconsumo] 400 kw Domanda del mercato interno per i principali prodotti petroliferi Figura 3 Fonte: Unione Petrolifera IH Oli combustibili ^H Gasoli HI Benzine Gasoli escluso Biodiesel M Benzine esclusi ETBE e Bioetanolo Milioni di tonnellate 31 ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 52
22/07/2013 Nuova Energia - 3 giugno 2013 Pag. 40 (diffusione:6500) dossier powergeneration L'ENERGIA DAL DESERTO NON E UN MIRAGGIO Roberto Vigotti segretario generale RES4MED e Roberta Lusardi "Nel Mediterraneo c'è un'incredibile fame di energia, in particolare di energia elettrica, non però nella sponda europea, dove il nostro mix di centrali tradizionali e la consistente introduzione di impianti a rinnovabili garantisce una potenza installata largamente superiore ai fabbisogni, e dove grazie a provvedimenti di efficienza e purtroppo anche a causa della crisi economica e industriale la richiesta di energia si è stabilizzata e a in alcuni casi è purtroppo diminuita. Al contrario, nella sponda Sud e nel versante orientale, dal Marocco alla Turchia, la popolazione crescerà di almeno altri 80 milioni entro il 2020, e richiede tassi di aumento di energia per lo sviluppo impressionanti. E gran parte di questa fame di energia potrà essere soddisfatta utilizzando fonti rinnovabili, di cui questa area è molto ricca". Questa è la fotografia della situazione energetica nel Mediterraneo dell'amministratore delegato di Enel Green Power, Francesco Starace, a conclusione della conferenza internazionale Delivering Renewable Solutions within thè Mediterranean elettricity market, organizzata dall'associazione RES4MED (Renewable Energy Solutions for thè Mediterranean) ad un anno dal suo lancio, all'interno di Solarexpo a Milano. La conferenza è stata l'occasione per portare alla luce alcuni punti chiave all'interno del dibattito in corso sulle rinnovabili, dalle loro ragioni d'essere alle importanti ricadute occupazionali e sociali per i Paesi Nordafricani, al necessario coordinamento delle varie associazioni e iniziative operanti nel mare nosrrum. La situazione energetica nel Mediterraneo è in rapida evo I GRANDI PROGETTI A FONTI RINNOVABILI NEL NUOVO CONTESTO ENERGETICO EUROPEO E SOCIO-POLITICO DELLA SPONDA SUD DEL MEDITERRANEO luzione, ha ricordato Bruno Lescoeur, amministratore delegato di Edison e presidente dell'osservatorio Mediterraneo dell'energia: "La domanda energetica aumenta velocemente, tanto che da qui al 2015 la domanda di energia primaria subirà un incremento di 1,5 volte rispetto a 10 anni fa. Saranno soprattutto i Paesi del Sud e dell'est del Mediterraneo a trainare questo aumento: nel 2015, infatti, la loro domanda aumenterà fino al 42 per cento della domanda totale del bacino (mentre dieci anni fa era solo il 29 per cento). Se il loro consumo energetico per abitante è 3,5 volte più basso che nei Paesi del Nord, la loro domanda aumenta 4 volte più rapidamente". A queste differenze corrisponde anche un diverso impiego dell'energia a Nord e Sud del Mediterraneo: a Sud le attività domestiche e residenziali rappresentano la voce principale nei consumi energetici interni, mentre a Nord sono i trasporti. Per quanto riguarda l'offerta di energia, i combustibili fossili la fanno ancora da padroni: a Sud e a Est raggiungono una percentuale del 94 per cento nell'approvvigionamento energetico nazionale, mentre si fermano al 75 per cento nel Nord. Le differenze continuano anche quando si parla di impiego di nuove energie rinnovabili: 1 GW è la capacità installata al Sud, mentre al Nord raggiunge 19 GW (senza tener conto della più tradizionale generazione idroelettrica). Da qui al 2020 la regione mediterranea dovrà dotarsi di una capacità produttiva addizionale di 190 GW per soddisfare la domanda. Primo bilancio critico La regione del Mediterraneo è dotata di importantissime risorse di energia rinnovabile. Ogni anno il territorio dei Paesi MENA (Nord Africa e Medio Oriente) è investito da una quantità enorme dì radiazione solare, con una disponibilità di enormi aree aride o desertiche. Se sfruttata anche solo parzialmente, permetterebbe di investire in progetti destinati a coprire parte del proprio fabbisogno, di puntare sull'esportazione e soprattutto di favorire occupazione, sviluppo economico, trasferimento di know-how, sviluppo delle competenze. Nonostante questo contesto favorevole, diverse barriere tee niche, istituzionali, finanziarie e di mercato fanno sì che la regione non abbia sfruttato significativamente questo grande potenziale e quindi non stia raccogliendo i vantaggi dei molteplici benefici energetici, industriali, sociali e ambientali derivanti dalle rinnovabili. Per promuovere e facilitare lo sviluppo delle energie rinnovabili, diverse iniziative sono state create, sia da istituzioni sia da operatori industriali, per facilitare i piani energetici istituzionali e nazionali: MEDREG per i regolatori nel 2007, MED Solar Pian nel 2008, Desertec/DII nel 2oog, Medgrid nel 2010, MED-TSO per gli operatori di rete nel 2012. Tutte queste iniziative hanno giocato un ruolo chiave nel ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 53
22/07/2013 Nuova Energia - 3 giugno 2013 Pag. 40 (diffusione:6500) promuovere il concetto di energia dal deserto con lo sviluppo significativo delle rinnovabili e nelpaumentare la sensibilità dei governi mediterranei sull'argomento. E hanno registrato un positivo ritorno mediatico e istituzionale. Grazie a questa azione di analisi e promozione svolta in particolare dai due consorzi industriali, tutti gli Stati del Sud del Mediterraneo hanno in questi ultimi anni fissato target ambiziosi per lo sviluppo delle energie rinnovabili nel loro territorio, soprattutto per coprire una domanda interna in forte crescita e per sfruttare un enorme potenziale di risorse. Purtroppo le strategie e le raccomandazioni di queste iniziative, che sono evolute negli anni, sono state accolte in maniera ambivalente. Il loro approccio molto spesso è stato percepito come imposto dall'alto, talvolta definito eurocentrico se non colonialista, interessato a promuovere solo alcune tecnologie promosse dalle lobby industriali europee, soprattutto mediante impianti elettrici di grandissima taglia collegate con linee di trasmissione ad alta tensione - vere e proprio "autostrade elettriche" sottomarine tra Nord e Sud. Si è tentato cioè di esportare il paradigma europeo modellato su un mercato energetico fortemente integrato, a somiglianzà dei grandi progetti eolici offshore del Nord Europa; una situazione però ancora lontana per i Paesi del Sud del Mediterraneo. Nessuno nasconde le difficoltà di simili programmi. Paul van Son, amministratore delegato di Desertec Industriai Initiative (DII), ha elencato le priorità per il 2013-2014, e ha annunciato il lancio di una analisi strategica Getting started per fine giugno a Bruxelles, dove saranno fatte "raccomandazioni a Governi, istituzioni e compagnie energetiche". DII sottolinea il primo progetto break through in Marocco, una centrale solare termodinamica da 160 MW iniziali che dovrebbe tracciare la via per i prossimi progetti nell'area. Il traguardo di DII è addirittura fissato al 2050, con le rinnovabili in grado di fornire il go per cento dell'energia elettrica europea e il consistente contributo delle importazioni di eolico e solare dall'area MENA (fino al 20 per cento dei consumi europei). Fantasia o realtà? Quasi impossibile da sapere, perché il mondo industriale delle rinnovabili continua a modificarsi, basti pensare alla concorrenza nel fotovoltaico che ha spinto alcuni colossi a ridimensionare le proprie attività solari. Siemens e Bosch, per esempio, che difatti a Desertec hanno già rinunciato. La strada da percorrere è ancora lunga, soprattutto pensando alle reti elettriche mancanti, un fattore non sempre riconosciuto complementare e necessario. Ecco perché molti progetti puntano sulle linee elettriche intercontinentali per trasmettere parte della produzione elettrica. Tra questi il consorzio a guida francese Medgrid che riunisce diverse compagnie di produzione e distribuzione dell'energia, tra cui l'italiana Tema. Jean Kowal, direttore generale del consorzio, ha chiarito la nuova strategia: "In parallelo allo studio degli schemi e delle tecnologie di interconnessione Nord-Sud, il primo passo dovrebbe essere una rete mediterranea orizzontale, quindi tra Paesi adiacenti, prima di sviluppare gli elettrodotti attraverso il mare. Occorre integrare i mercati regionali dell'energia, definendo vari elementi: regole tecniche di connessione, tariffe di trasporto, sistemi di finanziamento, ruolo degli operatori nazionali". Durante la discussione è stato fatto notare che, se davvero si realizzassero grandi linee di interconnessione Nord-Sud già adesso, potrebbero funzionare nei due sensi, magari di giorno inviando parte dell'energia solare dal Sud all'europa, e di sera alimentando i Paesi del Sud con l'eccesso di energia che abbiamo nella sponda Nord. Il dibattito sulle strategie energetiche si appoggia su un contesto politico già deteriorato. I Paesi del Sud del Mediterraneo guardano con sempre più scetticismo all'idea di un'effettiva partnership politica ed economica con l'unione europea, dopo il fallimento del Processo di Barcellona nel '95 e le difficoltà e di fatto la stasi della Unione per il Mediterraneo del luglio 2008. In questo quadro poco incoraggiante, RES4MED vuole confermare la priorità di una prospettiva alternativa e lo fa guardando ai bisogni energetici di questi Paesi, ancora prima che allo sviluppo di grandi centrali per l'esportazione dell'elettricità da Sud a Nord. Il contributo di RES4MED in questo contesto, si riassume in tre elementi: > l'accento sull'importanza dell'integrazione del mercato elettrico tra i Paesi del Sud e dell'est del Mediterraneo, rafforzando le reti elettriche nazionali e regionali; un approccio più attento alla domanda di energia, con progetti di generazione distribuita, in addizionalità e complementarietà con il focus principale di altre iniziative sull'offerta e su impianti/infrastrutture di grande taglia; messa a disposizione una piattaforma virtuale innovativa per gli attori delle rinnovabili del Mediterraneo, per condividere il know-how e le proposte, sotto forma di un knowledge management System aperto a tutti gli interessati. Cambio di paradigma La ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 54
22/07/2013 Nuova Energia - 3 giugno 2013 Pag. 40 (diffusione:6500) visione di "Energia dal deserto", nata dal Piano Solare Mediterraneo che prevedeva 20 GW di rinnovabili al 2020, è stata prevalentemente volta ad incoraggiare la produzione massiccia di energia pulita al Sud del Mediterraneo, e la contemporanea esportazione di buona parte di questa energia verso i Paesi europei, sia per contribuire al raggiungimento degli obiettivi della Direttiva al 2020 sia per contribuire al notevole finanziamento di questi grandi progetti; per questo l'articolo 9 della stessa Direttiva prevedeva che fosse possibile a certe condizioni che l'energia verde trasportata in Europa fosse remunerata e contata per la soddisfazione degli obblighi nazionali. Ora quasi tutti i Paesi europei, a parte il Lussemburgo, grazie ad una massiccia introduzione di impianti a rinnovabili, sembrano in grado di raggiungere gli obiettivi al 2020 con produzione domestica; inoltre il mix attuale di centrali tradizionali e a rinnovabili garantisce una potenza installata largamente superiore ai fabbisogni. Per questo la opportunità di importare energia verde in Europa, alla base del concetto di "Energia dal deserto", non è una opzione a breve, e forse potrà tornare utile al raggiungimento degli obiettivi al 2030, che la Commissione sta definendo, e certamente a quelli a metà secolo, tipo la co siddetta energiewende tedesca, che prevede fino all'8o per cento di energia elettrica da rinnovabili al 2050. In questi scenari l'opzione dell'importazione ritornerebbe praticabile. Anche per questo il Master Pian del Piano solare mediterraneo, in via di versione definitiva, ha posizionato lo strumento dell'articolo 9 come "una delle opzioni praticabili", senza quella priorità che tedeschi e francesi hanno provato a imporre per due anni. Ha giocato la complessità politica e le incertezze regolatone legate a questo strumento, oltre alla mancanza di schemi di sostegno condivisi e al collo di bottiglia delle infrastrutture mancanti, dato che il meccanismo prevede che l'energia eventualmente importata "raggiunga il territorio della Comunità". Per tutti questi motivi un nuovo paradigma si sta imponendo: gli investimenti per le nuove centrali nel Sud del Mediterraneo dovranno coprire il fabbisogno domestico locale, e solo dopo una certa soglia dipendente da Paese a Paese, sarà possibile prendere in considerazione il business della esportazione, ben descritto dai modelli di Desertec e MedGrid. Oggi per la produzione a fonti rinnovabili - ha sottolineato Bruno Cova del CESI - si dovrà partire, come di fatto si sta facendo, da centrali di media taglia, dell'ordine dei 100 o 200 MW, per rispondere alla richiesta di energia crescente e alla diffusione di sistemi a generazione distribuita. "Per le interconnessioni - ha aggiunto - si dovranno privilegiare i collegamenti Sud-Sud e Sud-Est, in modo da aumentare gli scambi tra i Paesi, creando occasioni commerciali di scambio, invece dello scambio legato al solo sopravvenire di emergenze". In questo modo, con questo cambio drastico di paradigma per l'"energia dal deserto" sarà possibile creare un mercato integrato dell'energia nella regione meridionale del bacino, e solo in un secondo momento un consistente surplus di energia verde potrà essere esportato verso i Paesi della sponda Nord. Infine, anche il contesto del Sud richiede questo diverso approccio: l'instabilità politica degli ultimi due anni non ha fatto che peggiorare questo quadro, mettendo in fuga investitori e capitali (gli investimenti diretti stranieri hanno subito una riduzione del 60 per cento solo tra il 2010 e il 2011 - fonte OECD). Tutto questo accade mentre la pressione demografica si fa insostenibile per i governi di questi Paesi: una persona su tre al Sud del Mediterraneo ha meno di 15 anni e il numero di questa fascia di popolazione supera il numero della popolazione europea complessiva; inoltre, il numero di giovani che tra pochi anni cercherà un lavoro supera il numero di posti di lavoro attuali. Risposte rinnovabili Per questo, quando si parla di sviluppo di energia rinnovabile a Sud del Mediterraneo, un aspetto cruciale è legato alle significative ricadute occupazionali per la forza lavoro locale. La Primavera Araba ha mostrato il potenziale esplosivo di migliaia di giovani disoccupati, frustrati dalla mancanza di lavoro e di prospettive future. La creazione di nuovi posti di lavoro è diventata una delle priorità nella regione MENA (Middle East and North Africa). Per questi Paesi, investire in rinnovabili significa anche poter creare nuovi posti di lavoro in loco e migliorare complessivamente la stabilità politica interna. Infatti, studi dell'oecd mostrano come i progetti di energia rinnovabile abbiano più alte intensità di lavoro per unità di capacità installata di quelli dei tradizionali combustibili fossili: per la produzione della stessa quantità di MWh gli impianti fotovoltaici utilizzano almeno 5 volte più forza lavoro che gli impianti tradizionali a carbone. Per l'eolico, si tratta del doppio. Inoltre i benefici sarebbero sia per la manodopera qualificata che per quella più generica: per la prima ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 55
22/07/2013 Nuova Energia - 3 giugno 2013 Pag. 40 (diffusione:6500) categoria vanno considerate le attività di progettazione e produzione di componenti per sistemi fotovoltaici, per il solare termodinamico, le biomasse o l'eolico, così come le attività di ricerca e sviluppo, mentre per la seconda più immediata fase vanno considerate l'installazione, l'esercizio e la manutenzione degli impianti. Queste attività richiederanno il trasferimento progressivo di competenze e tecnologie da parte degli investitori e delle industrie intemazionali, e una strategia a lungo termine per espandere localmente la catena del valore e sviluppare nuove competenze attraverso programmi di formazione e training. Uno studio della Banca Mondiale del 2011 stima che quasi 50 mila posti di lavoro potrebbero essere creati localmente con lo sviluppo di impianti di produzione di componenti per centrali solare termodinamiche in Algeria, Egitto, Giordania, Marocco e Tunisia. Se 20 GW fossero installati entro il 2020 in tutto il Sud del Mediterraneo, potrebbero essere creati 230 mila posti di lavoro l'anno. Oltre a questo, gli investimenti in energia rinnovabile potranno contribuire a garantire la stabilità politica interna attraverso il risparmio sulla bolletta energetica nazionale per i Paesi importatori netti di energia (come Marocco, Giordania e Libano): lo sfruttamento delle risorse locali quali sole e vento, consentirebbe di ridurre le importazioni nette, migliorando così la propria bilancia nazionale dei pagamenti e rendendo disponibili nuovi fondi per fini interni. Per i Paesi esportatori quali Algeria, Libia e Arabia Saudita, questo avverrebbe attraverso il soddisfacimento di parte del consumo interno e le rinnovabili consentirebbero di aumentare le redditizie esportazioni di combustibili fossili, risparmiando sui sussidi interni all'elettricità. In questi Paesi, infatti, i consumatori finali pagano solo una frazione del prezzo dell'elettricità, dal momento che lo Stato, per evitare il malcontento popolare, copre parte dei costi. Ma la IEA ha calcolato che solo l'8 per cento di questi enormi sussidi va alla parte più povera, il 20 per cento, della popolazione. Lasciando solo questa fascia protetta, il 92 per cento degli attuali sussidi potrebbero essere risparmiati e impiegati per fini sociali all'interno di questi Paesi. Le fonti rinnovabili sono le più appropriate a promuovere anche lo sviluppo economico e sociale di molte zone dell'area MENA, migliorando l'accesso all'elettricità da parte delle popolazioni nelle fasce più disagiate. In primis, lo sviluppo di impianti di piccola taglia per portare elettricità nelle aree più remote che più soffrono della lontananza dai centri urbani, potrebbe contribuire ad avviare anche un certo sviluppo economico locale, dopo aver soddisfatto i bisogni primari. Questo potrebbe tradursi anche nel miglioramento della condizione femminile: molto spesso per usi domestici, le donne devono impiegare una notevole quantità di tempo e di risorse per riscaldare gli ambienti o cucinare. Avere l'accesso all'energia elettrica ridurrebbe enormemente questi disagi, garantendo loro anche l'opportunità, soprattutto per le più giovani, di trascorrere più tempo nelle scuole. I benefici derivanti dallo sviluppo delle rinnovabili, dunque, sono molteplici e appare sempre più chiara la necessità di coordinare le azioni tra i vari attori che operano nel Mediterraneo. Per questo RES4MED alla conferenza di Milano ha riunito iniziative quali OME, Desertec, Medgrid, Medreg, Medrec e MED-TSO insieme ai rappresentanti di vari Paesi della sponda Sud-Est (Algeria, Giordania, Marocco, Tunisia e Turchia) per iniziare a ragionare con un approccio condiviso. Di fatto a Milano sono state gettate le basi per una collaborazione tra i vari stakeholder, collaborazione che potrebbe rappresentare una strategia vincente per tutti. A cinque anni dal lancio del Piano Solare Mediterraneo, resta ancora molto da fare. Per questo i rappresentanti di OME, DII, Medgrid e Medrec hanno iniziato ad elaborare raccomandazioni concrete e condivise da sottoporre all'incontro Interministeriale EuroMediterraneo di metà dicembre a Bruxelles. In primis è apparso un certo scetticismo per l'idea di creare una Med-Energy Community per l'area MENA, idea ventilata proprio a Bruxelles e modellata sull'energy Community dei Balcani: troppo diverse sono le condizioni economico-politiche di queste aree e gli obiettivi finali (per i Balcani lo scopo ultimo era l'ingresso nell'unione europea). Conclusioni La conferenza internazionale di Milano è stata l'occasione per esprimere e condividere lo stato dell'arte di queste iniziative, per proporre e discutere un nuovo paradigma del concetto di "Energia dal deserto", e le varie iniziative presenti si sono lasciate con l'intesa di identificare un minimo comune denominatore per:» presentare una visione condivisa e un messaggio chiaro all'incontro ministeriale euro-mediterraneo di metà dicembre a Bruxelles; commentare i temi principali del Master Solar Pian dell'unione per il Mediterraneo ed estrarne i principali argomenti che a detta degli industriali saranno prioritari; * discutere sulle strategie proposte per una ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 56
22/07/2013 Nuova Energia - 3 giugno 2013 Pag. 40 (diffusione:6500) Comunità energetica del Mediterraneo, seguendo l'esempio della comunità energetica dei Balcani. A rimarcare la volontà di promuovere una strategia condì' visa, il presidente di RES4MED Francesco Starace ha firmato un Memorandum 0/ Understanding con OME, rappresentato dal Presidente Bruno Lescoeur, e con Medgrid, rappresentato dal direttore generale Jean Kowal. RES4MED punta da subito su impianti di media taglia e soluzioni innovative che ha presentato all'attenzione degli esperti e degli investitori (generazione distribuita, smart city, village power per alimentare comunità lontane dalla rete, utilizzo di biomasse da scarti agricoli e rifiuti, trasferimento delle conoscenze e formazione sia locale sia istituzionale di alto livello). A noi pare, in conclusione, che la conferenza RES4MED abbia riordinato idee e progetti per le tecnologie pulite nell'area MENA. L'area mediterranea può svolgere il ruolo di collegamento tra le economie più stabili del Nord Europa e quelle emergenti dei Paesi della sponda Sud, più piccole ma crescenti. Il settore energetico potrebbe rappresentare un esempio concreto di cooperazione e anche driver dell'economia. Come in Europa nei primi Anni '50 del secolo scorso, la cooperazione nel settore energetico potrebbe anticipare quella politica. La generazione elettrica nei Paesi Arabi Fonte: AUE statistical bulletin 2010/CESI elaboration WM Fonti fossili M Idroelettrico JK Nuove rinnovabili Produzione totale circa 907 TWh Tra sponda e sponda Renewable Energy Solutions fot thè Mediterranean (RES4MED) nasce nel 2012 con l'intento di creare un punto di incontro tra gli attori impegnati nella promozione dell'energia rinnovabile nei territori che si affacciano sul bacino Sud ed Est del Mediterraneo. RES4MED si inserisce in un contesto di iniziative istituzionali e industriali, quali OME, DII, Medgrid, Medreg e Medrec che hanno l'obiettivo di contribuire a creare un mercato elettrico integrato tra i Paesi del Nord e del Sud del mare nostrum. In questo panorama, RES4MED si propone come un'area di scambio e di confronto tra queste iniziative, una "rete di reti", nel tentativo di mettere a fattor comune il know-how esistente nel campo delle rinnovabili nel Mediterraneo. La domanda energetica prò capite nell'area mediterranea II gap della domanda tra il Nord e il Sud del Mediterraneo andrà calando attorno al 2030 I Paesi della sponda Nord consumeranno ancora circa il doppio di quelli della sponda Sud (rispetto al triplo di oggi) La radiazione solare nell'area MENA [Middle East and North Africa] II potenziale eolico nell'area MENA Collegamenti sottomarini esistenti e potenziali progetti di interconnessione Fonie: OME 2012 M Collegamento South Ring (400 kv) H Esistenti o in corso di costruzione M Allo studio o in prospettiva Foto: Francesco Starace Foto: Bruno Lescoeur Foto: Paul van Son ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 57
22/07/2013 Nuova Energia - 3 giugno 2013 Pag. 47 (diffusione:6500) LA COLLABORAZIONE DI ASJA CON RES4MED dossier powergeneration Rinnovabili, "ricchezza" per il Mediterraneo Alessandro Casale ' amministratore delegato Asja È passato poco più di un anno dalla nascita di RES4MED, ma l'incontro dello scorso g maggio a Milano, dal titolo Delivering Renewable Solutions within thè Mediterranean Electridty Market, organizzato all'interno di Solar Expo 2013, è stata la dimostrazione che l'iniziativa RES4MED è già adulta. Asja è socia di RES4MED con Enel Green Power, Edison, CESI, GSE, PwC e Terna, per contribuire, con la sua ventennale esperienza nella realizzazione e gestione di impianti a fonte rinnovabile, in modo concreto all'obiettivo dell'associazione: la promozione e diffusione delle energie rinnovabili nel Paesi del Mediterraneo. Nel convegno dello scorso maggio abbiamo presentato al pubblico un nostro importante caso di successo: l'elettrificazione di una cittadina di 2.000 abitanti in Colombia. Siamo certi che con le opportune modifiche la nostra esperienza sia perfettamente declinabile nelle regioni del Mediterraneo. Il progetto da noi realizzato è stato premiato da una giuria composta dal BID (Banco Interamericano de Desarrollo), dalla ONG GVEP International, dalla GTZ (agenzia di cooperazione ministeriale tedesca), e dal Governo Coreano, tra gli oltre 1.000 presentati con un finanziamento a fondo perduto nell'ambito del Concorso di Innovazione Energetica IDEAS. L'esperienza accumulata è traslabile in tutti i villaggi che, lontani dalla rete elettrica nazionale, vivono in uno stato di "isolamento" energetico o sono costretti ad affrontare costi molti elevati per avere qualche ora al giorno di energia elettrica da generatori diesel, oltretutto molto inquinanti. La soluzione che Asja ha implementato prevede la generazione di energia elettrica tramite l'utilizzo di olio vegetale ottenuto da colture locali e jatropha e un impianto fotovoltaico. Il punto di forza, che è anche la caratteristica davvero innovativa, è il suo aspetto sociale: la partecipazione attiva della popolazione alla produzione dell'olio vegetale che permette la produzione di energia elettrica e quindi il miglioramento delle proprie condizioni di vita. Nelle regioni del bacino del Mediterraneo, dove certamente le piogge sono minori e non è generalmente possibile realizzare coltivazioni agro-energetiche, l'opzione è quella di affiancare agli impianti fotovoltaici biodigestori alimentati da deiezioni animali o scarti delle colture locali. La partecipazione degli abitanti del villaggio rimane comunque fondamentale per l'alimentazione del biodigestore. Un importante ruolo di RES4MED è quello di creare le condizioni politiche ed economiche per permettere ad un'azienda che opera nel settore delle rinnovabili, come Asja, di far crescere le proprie attività nei Paesi del Mediterraneo. Migliorare le condizioni di vita degli abitati delle zone più isolate, portando una "ricchezza" tecnologica in grado di creare sviluppo e nuove professionalità, dovrebbe essere una priorità per i Governi. In particolare, si dovrebbe favorire la diffusione delle energie rinnovabili anche nei piccoli centri, aiutando gli abitanti a produrre energia elettrica autonomamente in modo intelligente e competitivo, favorendo l'utilizzo delle risorse naturali di cui essi dispongono e creando nello stesso tempo nuovi posti di lavoro. Il Sud del mondo ha bisogno di energia, la vera innovazione sta nel produrla localmente nel rispetto dell'ambiente. Questo è forse il più sfidante tra gli obiettivi di RES4MED; Asja, con il suo bagaglio di esperienza e tecnologia, è pronta dare un importante contributo. Esempio di ciclo virtuoso di sfruttamento in ambito locale del biogas da discarica... Testa di pozzo Sottostazione di aspirazione Sezione di generazione elettrica... e della biomassa Scarti agricoli Biomasse organiche Scarti di macelli e reflui zootecnici Frazione organica dei rifiuti solidi urbani Sezione di generazione elettrica Frazione liquida [fertilizzante] Fiazione solida [ammendante] ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 58
22/07/2013 Nuova Energia - 3 giugno 2013 Pag. 48 (diffusione:6500) dossier powergeneration IL POMPAGGIO IDROELETTRICO MARINO: UNA PROMETTENTE POZIONE PER IL SISTEMA ELETTRICO ITALIANO Julio Alterach, Maria Elena Gobbi, Ruggero Marazzi, Massimo Meg Gli impianti idroelettrici di pompaggio rappresentano, nei sistemi elettrici, i più diffusi sistemi di accumulo di energia di grande taglia, con una potenza installata nel mondo di poco superiore ai 120 GW. Anche in Italia, che vanta una capacità installata di pompaggio di circa 7,5 GW (per oltre i due terzi ubicati nel Nord del Paese), si fa sempre più stringente la necessità, da un lato, di mantenere e di potenziare la capacità di accumulo dei bacini idroelettrici e dei serbatoi irrigui e idropotabili per soddisfare in particolare i picchi di richiesta di elettricità e, dall'altro, di favorire l'integrazione di quote sempre crescenti di energia prodotta da fonti rinnovabili intermittenti, quali il vento e il sole, ponendo così la questione idroelettrica tra le priorità da affrontare per lo sviluppo del sistema elettrico nazionale. Dal momento che gli impianti idroelettrici, per le loro caratteristiche e per il fatto che si tratta di una tecnologia matura, sembrano i più adatti sia a fornire tale flessibilità d'intervento sia ad accumulare nei serbatoi l'energia elettrica da fonte rinnovabile prodotta in eccesso (nei momenti di vento intenso o di maggiore irraggiamento solare) e bassi carichi, diversi operatori del settore stanno valutando i vantaggi tecnici ed economici che un'integrazione ben studiata tra queste fonti rinnovabili potrebbe apportare al servizio. Naturalmente questa valutazione richiede, in primo luogo, l'identificazione di quei problemi (impiantistici, d'impatto ambientale, di sostenibilità e di conflitto nell'uso della risorsa) che devono essere risolti affinchè tale integrazione possa essere attuata in modo ottimale. Accanto ai "tradizionali" siti montani, che utilizzano due serbatoi a quote differenti per operare il trasferimento dell'acqua, la cui disponibilità è sem pre problematica e soggetta a numerosi vincoli, in questi ultimi anni sono stati studiati e sperimentati con successo prototipi di nuova concezione, con centrale in caverna che sfruttano il mare come serbatoio inferiore. Il primo impianto di pompaggio marino è stato realizzata a Okinawa, in Giappone, dove nel ìggg fu costruito un prototipo sperimentale di 30 MWJ che fu. mantenuto in esercizio per 5 anni, monitorandone le condizioni operative e valutandone tutti i possibili impatti. La realizzazione di un impianto del genere richiede necessariamente l'approfondimento di alcune criticità legate all'utilizzo di acqua salata: oltre alle verifiche su possibili effetti nocivi su animali, piante e altri sistemi biologici e alla predisposizione di presidi per evitarli, sono state affrontate e risolte alcune problematiche di carattere costruttivo mediante l'utilizzo di materiali innovativi e di soluzioni ingegneristiche particolari la cui efficacia è stata verificata sistematicamente con test specifici protratti nel tempo. Per esempio, contro l'eventualità di inquinamento del terreno e delle falde freatiche a seguito di infiltrazioni di acqua marina dal serbatoio superiore, sono stati predisposti uno schermo superficiale costituito da uno specifico materiale impermeabilizzante e un sistema di drenaggio e monitoraggio delle eventuali perdite. In particolare, il bacino è stato foderato con uno strato di EPDM (monomero etilene propilene diene) di 2 millimetri di spessore, di elevate caratteristiche di impermeabilità all'acqua, di facilità di posa in opera e di resistenza meccanica, al calore e all'invecchiamento. Tali caratteristiche sono state verificate con una serie di test specifici. La collocazione esterna dell'impermeabilizzazione in gomma, se da una parte risulta più critica per la diretta esposizione agli agenti aggressivi, dall'altra consente, in caso di danneggiamento della guaina, immediati e più agevoli interventi di ripristino. I risultati della sperimentazione hanno confermato la validità delle scelte tecniche adottate. Le valutazioni economiche, relative all'installazione su vasta scala di impianti di questo tipo, hanno messo in evidenza che i maggiori costi sostenuti per garantire una migliore impermeabilizzazione del serbatoio superiore e per la protezione dei componenti da corrosione e fouling, risultano ampiamente compensati dai risparmi dovuti alla mancata necessità di costruire un serbatoio inferiore. Attualmente sono in fase di studio e di progetto nuove realizzazioni di questo tipo, ad esempio in Manda (Progetto MAREX), Stati Uniti (Hawaii) e Australia. II progetto MAREX (Mayo Atlantic Renewable Energy export) rappresenta un ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 59
22/07/2013 Nuova Energia - 3 giugno 2013 Pag. 48 (diffusione:6500) esempio di approccio innovativo e articolato alle problematiche connesse alla valorizzazione, integrazione e dispacciamento dell'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. L'elemento centrale del progetto è rappresentato dalla realizzazione di un grosso impianto idroelettrico di pompaggio ad acqua marina che funge da serbatoio di accumulo-stoccaggio dell'energia prodotta da fonti rinnovabili. MAREX rappresenta per l'irlanda, in particolare per la Contea di Mayo, una prospettiva significativa di sviluppo economico a partire dalla vaiorizzazione spinta delle elevate risorse di vento e di moto ondoso del Paese, ed è dimensionato sulla possibilità di esportare gran parte dell'energia prodotta alla rete elettrica inglese mediante la costruzione di un collegamento appositamente dedicato. Pertznto si inserisce a pieno titolo nella strategia energetica europea che punta a potenziare il ricorso a fonti rinnovabili per la produzione di energia, contribuendo in misura non trascurabile al target di produzione stabilito per i prossimi decenni (2020-2027). Il progetto, ormai a un livello avanzato di definizione, sia dal punto di vista ingegneristico, sia finanziario sia delle procedure di autorizzazione, prevede l'inizio dei lavori per il 2014, la loro conclusione e l'avvio dell'impianto entro il 2017. L'Italia è un Paese con un notevole sviluppo costiero e alcuni litorali, soprattutto lungo la fascia tirrenica e le isole, sono sufficientemente scoscesi, montuosi e relativamente poco antropizzati da prestarsi alla costruzione di questo tipo di impianto. Nel quadro delle ricerche finanziate dal Fondo Ricerca di Sistema Elettrico, RSE ha condotto un articolato studio mirato alla valutazione delle potenzialità di sviluppo di sistemi di accumulo di pompaggio marino, al fine di supportare l'integrazione nella rete elettrica di fonti rinnovabili aleatorie. A partire dai risultati ottenuti nei due anni precedenti, che hanno consentito di individuare i siti più promettenti, in particolare nel Sud e nelle Isole dove la rete elettrica presenta le maggiori criticità, è stato scelto il sito di Foxi Murdegu in Sardegna. È stato quindi eseguito un studio preliminare di fattibilità con l'obiettivo di analizzare diversi scenari che prevedono l'accoppiamento di parchi eolici e/o solari con sistemi di pompaggio marino. La metodologia sviluppata per lo studio tiene conto contemporaneamente dell'intermittenza della fonte rinnovabile, della variabilità del prezzo dell'energia sul mercato elettrico e degli aspetti idraulici, superando il paradigma consolidato dell'impiego dei sistemi di pompaggio che a tutt'oggi sfruttano il differenziale di prezzo tra costo diurno e notturno dell'energia. Il primo passo dello studio è consistito nello sviluppare il modello energetico e idraulico dell'impianto, considerando diverse ipotesi circa la taglia dell'impianto (130 e 170 MW), la portata dell'acqua, la durata delle fasi di pompaggio e turbinaggio, le energie assorbite e consumate e le perdite distribuite e concentrate. Tipicamente nella costruzione degli impianti idroelettrici la voce di costo che incide maggiormente è rappresentata dal serbatoio (con relativa opera di sbarramento). Pertanto, la progettazione del serbatoio superiore, al fine di contenerne il costo, è stata improntata sulla base dei seguenti criteri di ottimizzazione: massimizzazione del volume di invaso (dipendente dalle condizioni orografiche e geologiche del sito, che è stato individuato sulla base di condizioni iniziali particolarmente favorevoli); minimizzazione dell'altezza del serbatoio (per garantire adeguati livelli di sicurezza strutturale); "-- minimizzazione dei volumi di scavo (per contenere i costi di movimentazione dei materiali); massimizzazione del riutilizzo dei materiali di scavo per la costruzione dell'opera di contenimento (idealmente il volume di scavo dovrebbe uguagliare il volume di riporto). In questo modo è stato possibile ottenere una capacità di accumulo pari a 1.200.000 m' con un costo relativo attorno al 20 per cento del costo complessivo dell'impianto. Grande attenzione è stata inoltre rivolta agli aspetti di impatto ambientale, che principalmente hanno riguardato gli aspetti paesaggistico/visivi, l'interazione con le aree protette, la possibilità di perdite e infiltrazioni di acqua salata dal serbatoio superiore come pure lo "spray" di acqua salata sulla flora circostante, il fouling, la preservazione della flora e fauna marina allo scarico. Sono stati altresì analizzati i potenziali impatti della fase di costruzione, identificando le opportune misure di mitigazione. Per poter valutare correttamente l'inserimento di un impianto di pompaggio marino alla rete elettrica è stato costruito un modello di simulazione continua oraria che considera come dati di input le energie acquistatali e vendibili alla rete, e come output le portate pompate e turbinate e le variazioni di livello orario dell'invaso artificiale. È stato simulato l'andamento orario di un anno tipo di attività dell'impianto, considerando come dati di input i risultati derivati dal modello di prezzi del Mercato del Giorno Prima (MGP). In particolare si è utilizzato il profilo ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 60
22/07/2013 Nuova Energia - 3 giugno 2013 Pag. 48 (diffusione:6500) produttivo e di consumo ipotizzato per l'anno 2020 in Sardegna come rappresentativo di una possibile e realistica entrata in esercizio dell'impianto in esame. Il modello è stato quindi integrato con un modello costi e ricavi che tiene conto dei prezzi medi orari di acquisto e vendita di energia di MGP e con un modello economico e finanziario per la valutazione dei costi di costruzione, esercizio, manutenzione e finanziamento. Sulla base di questo studio è stato possibile concludere che con i costi e ricavi del MGP al 2020, che evidenzia una drastica riduzione del differenziale tra prezzi massimi e minimi, l'impianto di pompaggio marino di Foxi Murdegu non sarebbe sostenibile dal punto di vista economico e finanziario, nonostante i costi di costruzione per unità di potenza risultino molto contenuti, tra 0,8 e 1 M /MW, decisamente inferiori a quelli delle tecnologie concorrenti (esempio, per le batterie tra 3 e 6 M / MW). Per contro, i benefici apportati al sistema elettrico regionale e nazionale della eventuale realizzazione di questo impianto sia in termini di capacità complessiva sia di volumi di energia FER potenzialmente integrabili in rete sono molto rilevanti e andrebbero opportunamente remunerati, ad esempio mediante la ricerca di opportunità sul mercato di aggiustamento (MA) e su quello per i servizi di dispacciamento (MSD) e/o l'individuazione di opportune forme di incentivazione. A questo proposito è utile confrontare i risultati della simulazione precedente con quella riferita ai prezzi del MGP del 2ou che presenta un maggiore differenziale tra prezzi minimi e massimi. In questo caso la situazione si ribalta e la redditività dell'impianto risulterebbe garantita, potendo contare su ricavi annuali pari a circa 8,5 milioni di euro, contro 2 milioni di euro del MGP 2020. Sebbene tale situazione appaia poco realistica alla luce della progressiva riduzione dei differenziali di prezzo, essa fornisce comunque un'indicazione quantitativa per individuare la remunerazione necessaria a garantire la sostenibilità dell'investimento. Tuttavia la simulazione su questi mercati risulta molto complicata, principalmente a causa dell'indisponibilità, al livello di dettaglio necessario, degli andamenti storici dei prezzi e dei volumi effettivamente scambiabili. Analogamente, uno scenario dettagliato di accoppiamento diretto impianto di pompaggio/impianto FER, richiederebbe i dati di produzione effettiva dei parchi eolici e solari più prossimi al sito. A questo proposito, la recente delibera dell'autorità dell'energia Elettrica e del Gas [AEEG, 2012], che stabilisce che i costi di sbilanciamento causati da previsioni inaccurate della producibilità da parte dei produttori FER siano sostenuti dai produttori stessi, al contrario di quanto fatto finora, dovrebbe favorire l'accesso ai dati di produzione dei singoli impianti FER e di conseguenza dovrebbe rendere più facile simulare lo scambio storico con questi mercati e stimare la relativa remunerazione. Infine, per quanto riguarda il macchinario idraulico, le macchine reversibili a velocità variabile rappresentano la più importante recente innovazione in campo idroelettrico. Queste macchine hanno la possibilità di regolare la potenza sia in fase di generazione sia in fase di pompaggio, grazie alla possibilità di adattare la loro velocità rotazionale (quelle convenzionali possono regolare la potenza solo in fase di generazione). Ciò si traduce nella possibilità di potere bilanciare carico e domanda al minuto, consentendo al contempo di limitare o sostituire completamente l'impiego delle centrali termiche per il servizio di regolazione della frequenza di rete, una migliore gestione del parco impianti, una consistente riduzione delle emissioni di CO e un aumento dei ricavi per la fornitura dei cosiddetti servizi ancillari (per la regolazione della frequenza di rete) che, unitamente ai ricavi del MGP, dovrebbe rendere sostenibile dal punto di vista economicofinanziario il relativo investimento. ELECTRIC POWER DEVELOPMENT CO. This work was carried out under thè research activities funded by thè Research Fund for thè Italian Electrical System and focuses on a study by RSE, aimed at assessing thè potential for development of marine pumpedstorage hydropower so as to promote thè integration of random renewable sources into thè power supply network. Namely, based on thè results achieved over thè last two years, leading to thè identifìcation of thè most promising sites - with Southern areas and isles, where thè power supply network presents with thè worst criticalities, ranking fìrst- thè choice fell on thè Foxi Murdegu site in Sardinia. A feasibility study was carried out to outline thè possible different scenarios featurmg a combination of wmdfarms and/or sunpower plants with marine pumped Storage systems. The method developed to be used in thè study involves taking into account, ali at thè sanie time, elements like thè intermittent nature of thè renewable source in question, ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 61
22/07/2013 Nuova Energia - 3 giugno 2013 Pag. 48 (diffusione:6500) energy prices oscillations on thè electric energy market, as well as hydraulic technicalities, thus going beyond thè well established paradigm used for pumped Storage systems that exploits thè delta between thè prices for energy use during day- and nìghttime. Schema tipico di un impianto di pompaggio Modello di simulazione oraria dei livelli di invaso ed energie prodotte e consumate, costi e ricavi MTSIM: Modello di prezzi di mercato ed energia Andamento dei prezzi ed energia oraria comperata alla rete (pompaggio) Andamento dei prezzi ed energia oraria venduta alla rete (turbinaggio) Calcolo della prevalenza oraria, portata media pompata Calcolo del salto orario netto, portata media turbinata Modello di simulazione dell'invaso, calcolo dei livelli d'invaso orari Energia oraria effettivamente utilizzata per il pompaggio Energia oraria effettivamente utilizzata per il turbinaggio Acquisto dell'energia consumata effettivamente Vendita dell'energia g prodotta v effettivamente 5 Confronto del prezzo medio orario [MGP] in Sardegna nel 2011 con quello nel 2020 [simulato] o orario MGP [ /MWh) M Media di prezzo MGP Sardegna 2020 [ /MWh] WL. Media di prezzo MGP Sardegna 2011 [ /MWh] Prezzo medi 120 Questo lavoro è stato finanziato dal Fondo di Ricerca per il Sistema Elettrico nell'ambito dell'accordo di Programma tra RSE ed il Ministero dello Sviluppo Economico - Direzione generale per l'energia nucleare, le energie rinnovabili e l'efficienza energetica - stipulato in data 2g luglio 2009 in ottemperanza del DM ig marzo 2oog Foto: Impianto di pompaggio marino di Okinawa ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 62
22/07/2013 Nuova Energia - 3 giugno 2013 Pag. 96 (diffusione:6500) codici sentenze Generazione da rinnovabili, altro stop al tentativo di favorire gli enti pubblici a cura di Giovanni Battista Conte avvocato in Roma Al fine di aumentare la produzione di energia da fonte rinnovabile lo Stato ha deciso di attrarre investimenti nel settore e stimolare le nuove costruzioni attraverso degli incentivi alla produzione. Le risorse per distribuire questi incentivi sono recuperate gravando i consumatori di una somma posta all'interno della tariffa dovuta per l'uso dell'energia: la voce A3. Si tratta sostanzialmente di un'ulteriore imposta proporzionale al consumo di energia utilizzata per incentivare lo sviluppo del settore. In alternativa al sistema ora delineato lo Stato avrebbe potuto realizzare questo genere di impianti in prima persona, utilizzando a tal fine i soldi ottenuti tramite la fiscalità generale o istituendo un prelievo del tipo attuale inserito nella tariffa energetica (ovviamente tale scelta avrebbe creato una serie di problemi relativi alla liberalizzazione del mercato, che non sembra il caso di affrontare in questa sede). Tuttavia la scelta di politica economica è stata chiara e si è indirizzata verso lo stimolo dell'imprenditoria privata a realizzare impianti di produzione di energia rinnovabile in Italia attraverso una sovvenzione delle tariffe. La buona rimuneratività delle tariffe ha attratto una serie di enti pubblici che si sono inseriti in questo mercato diventando produttori, in contrasto con la scelta di carattere generale di lasciare il settore all'imprenditoria privata. Ma se appare poco comprensibile l'idea di creare un sistema di stimolo all'imprenditoria privata che venga poi utilizzato dagli enti pubblici, e se è lecito dubitare della legittimità di una tale attività da parte degli enti locali che a mio avviso travalicano i compiti istituzionali trasformandosi in imprenditori, certamente è illegittimo formulare delle regole che privilegino questi operatori nei confronti degli imprenditori privati. Uno di questi casi è stato recentemente analizzato nella sentenza 39/2013 con la quale il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha dichiarato l'illegittimità di un regolamento della Provincia del Verbania Cusio Ossola che stabiliva una differente durata delle concessioni d'acqua a scopo idroelettrico a secondo della minore o maggiore partecipazione pubblica all'interno del capitale sociale delle società che le avevano richieste, alla contribuzione ad importanti finalità pubbliche, alla creazione di nuove imprese sul territorio o al pagamento di adeguate misure compensative nei confronti del territorio medesimo. Il giudice afferma che la Provincia può bene fissare regole di mitigazione dell'impatto degli impianti di produzione in ragione della loro specifica incidenza sul territorio, tuttavia il contenuto di queste regole non può tradursi nell'introduzione di misure compensative diverse da quelle dettate dalle linee guida nazionali. Sono illegittime delle misure preordinate a favorire la gestione pubblica o para-pubblica tramite una durata più lunga delle concessioni. Regole di tal genere si risolvono, infatti, in una distorsione del mercato ad indebito favore del soggetto pubblico senza alcun contributo per la tutela dell'ambiente. Viene dunque affermato il principio secondo il quale le misure che abbiano l'effetto di sbarrare l'ingresso al mercato ad operatori del settore per il solo fatto di volervi entrare con effetti chiaramente discriminatori a favore dei soggetti pubblici o a partecipazione pubblica è in evidente contrasto con il diritto europeo e con quello interno. Del resto, se la scelta effettuata è stata quella di garantire la libera ed effettiva concorrenza nel mercato della produzione di energia, non si può pensare di far rientrare dalla finestra ciò che si è fatto uscire dalla porta. ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 63
19/07/2013 12:37 ADN Kronos Sito Web Washington chiama Roma Al via nuova convenzione Legambiente-Bcc per fonti rinnovabili Roma, 19 lug. (Adnkronos) - Al via la nuova convenzione-quadro nazionale per la diffusione di fonti rinnovabili e buone pratiche green, siglata da Federcasse e Legambiente. L'associazione delle banche di credito cooperativo e casse rurali italiane, insieme all'associazione per l'ambiente hanno rinnovato per il triennio 2013-2015 la 'convenzione quadro', finalizzata a diffondere l'uso di fonti di energia rinnovabile ed alternativa attraverso la rete delle Bcc e mediante finanziamenti a tasso agevolato. La firma dell'intesa è stata presentata nel corso di una conferenza stampa. I destinatari dei finanziamenti delle Bcc, a fronte di istruttoria tecnica di Legambiente, sono famiglie, imprese ed enti pubblici che hanno l'opportunità di migliorare l'efficienza energetica dei propri locali o di diventare, essi stessi, produttori di energia pulita. Il rinnovo della convenzione, secondo Legambiente e Federcasse, conferma la ''profonda e comune sensibilità del Credito Cooperativo e di Legambiente verso i temi della sostenibilità''. Ad oggi la partnership Bcc-Legambiente ha consentito di finanziare 5.440 progetti su tutto il territorio nazionale, per un totale di 260 milioni di euro di investimenti. In particolare si è trattato di circa 5 mila interventi di installazione di impianti fotovoltaici, 223 di solare termico, 51 per impianti a biomasse, 132 per interventi di efficienza energetica, 12 di mini eolico, 14 di geotermico, 2 mini idroelettrico. Sono stati inoltre anche finanziati 97 interventi di bonifica di coperture in Eternit (amianto) sostituiti con impianti fotovoltaici. Per uscire dalla crisi, sottolinea il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, bisogna ''cambiare prospettiva, avere un'idea di futuro capace di affrontare le nuove sfide alle quali siamo di fronte, mobilitando le energie migliori del Paese''. La green economy ''è la prospettiva più promettente per superare la crisi e richiede un'alleanza tra istituzioni, imprese e società, servono inoltre nuovi strumenti finanziari in grado di leggere il futuro'', aggiunge Realacci. La nuova Convenzione sarà ampliata rispetto alla precedente versione. Le linee di finanziamento, infatti, passeranno da 4 a 6 e gli ambiti di applicazione riguarderanno, oltre alle energie rinnovabili, all'efficienza energetica, al risparmio idrico e alla mobilità sostenibile, anche altri settori strategici da un punto di vista ambientale, come gli acquisti verdi e la salvaguardia e valorizzazione del territorio. Particolare soddisfazione è stata espressa dal presidente di Federcasse, Alessandro Azzi: ''Gli importanti risultati raggiunti in questi anni di collaborazione con Legambiente ci danno conferma della bontà di questo progetto. E ci dicono che è possibile, anche sommando piccoli interventi, raggiungere obiettivi di grande portata contribuendo a diminuire sensibilmente le emissioni inquinanti e favorendo la tutela e la conservazione dei nostri territori, in una logica di sostenibilità''. Grazie all'intesa, aggiunge il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, sono stati raggiunti ''risultati molto significativi per diffondere una nuova cultura promuovendo efficienza, rinnovabili attraverso finanziamenti diffusi in modo capillare nel territorio nazionale''. ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 64
22/07/2013 ANSA Sito Web Eco-energia, 14,8 mln a settore pubblico Interventi anche su Comuni Campobasso, Isernia e su Università (ANSA) - CAMPOBASSO, 20 LUG - Edifici pubblici e utenze energetiche pubbliche molisane piu' efficienti con i 14 milioni e 817 mila euro, per 42 progetti, stanziati dalla giunta regionale con una delibera che ha approvato la graduatoria finale. Circa 4 milioni per i Comuni di Campobasso e Isernia e oltre 4 milioni per la Camera di commercio di Campobasso, Molise Acque, il Consorzio industriale di Campobasso-Bojano, l'asrem e l'università degli studi del Molise. ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 65
22/07/2013 Il Sole 24 Ore Online Sito Web (tiratura:405061) IMPRESA & TERRITORI Il conto termico prenota i contributi per più lavori PAGINA A CURA DI Silvio Rezzonico Maria Chiara Voci Il contributo del conto termico può coprire anche più di un intervento, effettuato su uno stesso edificio per migliorarne l'efficienza energetica o per installare impianti alimentati da fonti rinnovabili. In questo caso, la scheda-domanda, che deve essere presentata al Gestore dei servizi energetici (Gse), è unica, ma multi-intervento. Mentre...Per continuare a leggere il Sole 24 ORE fai login, registrati o abbonatirecupera password ACCEDISei un nuovo utente? RegistratiAccesso illimitato a tutto Il Sole 24 Ore, dove vuoi e come vuoi. Sempre. Scegli la soluzione che preferisci!pagina A CURA DI Silvio Rezzonico Maria Chiara Voci Il contributo del conto termico può coprire anche più di un intervento, effettuato su uno stesso edificio per migliorarne l'efficienza energetica o per installare impianti alimentati da fonti rinnovabili. In questo caso, la scheda-domanda, che deve essere presentata al Gestore dei servizi energetici (Gse), è unica, ma multi-intervento. Mentre... ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 66
19/07/2013 tech-plus.it Sito Web Tech Plus Noccioli di olive come sostituto di gasolio, gas e pellet Kwb, lo specialista dei riscaldamenti con caldaia a biomasse, nonostante la crisi economica in Spagna, moltiplica il fatturato dei riscaldamenti alimentati a noccioli di olive. Per sostituire un litro di nafta sono necessari solo 2 kg di noccioli di olive.i clienti sono entusiasti del risparmio dei costi di riscaldamento del 70-80%, del passaggio ad una fonte energetica rinnovabile e della creazione di un valore aggiunto a livello regionale."siamo molto felici di poter valorizzare questo straordinario combustibile sostitutivo con la nostra tecnologia appositamente sviluppata e di poter dare un piccolo contributo per evitare ulteriormente la riduzione del potere di acquisto, per creare posti di lavoro nella regione e promuovere il passaggio da petrolio e gas a fonti rinnovabili", dichiara entusiasta il Direttore aziendale Erwin Stubenschrott dopo i colloqui avuti in loco con gli imprenditori, i coltivatori di olive e i politici locali.degli oltre 200 impianti di riscaldamento maggiori, già 100 sono alimentati a noccioli di olive, i quali sono disponibili in grandi quantità grazie alla produzione di olio d'oliva. La Spagna, infatti, è il più grande produttore di olive al mondo con la sua superficie coltivata di 2,2 milioni di ettari e 1,5 milioni di tonnellate di produzione di olio d'oliva all'anno (Italia 550.000 t, Grecia 350.000 t). La produzione genera circa 2,5 milioni di tonnellate di noccioli di olive, con cui sarebbe possibile riscaldare oltre 550.000 utenze domestiche.già da qualche anno c'è un impegno verso il recupero dei noccioli di olive come fonte energetica. I noccioli di olive possono essere utilizzati come combustibile a seconda della pulizia e dell'adeguatezza dell'impianto. La densità energetica è elevata quanto i pellet, senza la necessità di doverli comprimere. Per poter svolgere una combustione pulita, i noccioli devono prima essere privati dei residui di pressatura (polpa del frutto e olio) e poi essiccati.le sostanze corrosive contenute in queste parti, come il cloro e lo zolfo, rovinerebbero in breve tempo un impianto di riscaldamento non appositamente concepito. Solo impianti industriali di notevoli dimensioni possono essere alimentati con questo combustibile. Molti imprenditori ingegnosi lo hanno compreso e vendono i noccioli di olive puliti di alta qualità. Gli acquirenti sono clienti privati e aziende nel settore dei servizi degli impianti di riscaldamento elettrici. I noccioli vengono inoltrati nel circondario, in parte trasportati come i pellet, in vagoni cisterna e soffiati nel magazzino di stoccaggio.il mercato dei riscaldamenti a biomasse in Spagna ricorda la situazione in Italia di qualche anno fa: pellet e trucioli di legno sono utilizzati ancora da pochi, gli installatori hanno poche conoscenze delle particolarità di questi combustibili, le infrastrutture sono ancora poco sviluppate e solo da poco c'è una rete di distribuzione per i combustibili normalizzati come i pellet.il direttore del seminario Diocesano di Jaén è Padre Manuel Alfonso, alla guida di un monastero di 5.000 metri quadri che in precedenza doveva essere riscaldato a gasolio. Da 3 anni il monastero viene riscaldato con due caldaie Powerfire da 300 kw ciascuna. Ogni anno l'impianto di riscaldamento consuma circa 170 tonnellate di noccioli di olive. 1 tonnellata di noccioli di olive costa in media 100 euro. Il risparmio annuale in costi di riscaldamento è di circa 70.000 euro all'anno. L'intero impianto di riscaldamento, comprensivo di distribuzione, magazzino, camino ecc. è costato 200.000 euro. Ciò significa che l'intero investimento è stato ammortizzato dopo 3 anni e si potranno risparmiare circa 850.000 euro di costi di riscaldamento in un arco di tempo di 15 anni. Kwb: www.kwb.it ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 67
19/07/2013 13:01 Virgilio.it Sito Web Nuova convenzione 'verde'tra Legambiente-Credito cooperativo (ANSA) - ROMA, 19 LUG - I numeri parlano chiaro: 5.440 progetti su tutto il territorio nazionale, per un totale di 260 milioni di euro di investimenti. Sono cifre legate ai risultati delle passate edizioni, ma il rinnovo della convenzione siglata oggi - alla Camera dei deputati - tra Federcasse... (ANSA) - ROMA, 19 LUG - I numeri parlano chiaro: 5.440 progetti su tutto il territorio nazionale, per un totale di 260 milioni di euro di investimenti. Sono cifre legate ai risultati delle passate edizioni, ma il rinnovo della convenzione siglata oggi - alla Camera dei deputati - tra Federcasse (Associazione delle banche di Credito cooperativo e casse rurali italiane) e Legambiente per il triennio 2013-2015, con l'obiettivo di diffondere l'uso di fonti di energia rinnovabile e le buone pratiche per l'ambiente, promette di fare di meglio. La rete delle banche di Credito cooperativo offre finanziamenti a tasso agevolato, e per questa nuova intesa amplia i campi di intervento, che passano da quattro a sei: vengono inseriti gli 'acquisti verdi ' e la salvaguardia e la valorizzazione del territorio, oltre a energie rinnovabili, efficienza energetica, risparmio idrico e mobilità sostenibile. I destinatari dei finanziamenti sono famiglie, imprese ed enti pubblici che hanno l'opportunità di migliorare l'efficienza energetica o di diventare produttori di energia pulita. In particolare, in sette di collaborazione, si sono fatti 5.000 interventi di impianti fotovoltaici, 223 di solare termico, 51 per impianti a biomasse, 132 per interventi di efficienza energetica, 12 di mini-eolico, 14 di geotermico, 2 mini-idroelettrico, e 97 interventi di bonifica eternit con impianti fotovoltaici. Tra le regioni che hanno effettuato interventi, la Toscana e' in fuga - rileva Legambiente - ma Lombardia e Marche stanno allo stesso livello, cosi' come Veneto e Calabria. (ANSA). dovtype feed --> ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 68
19/07/2013 00:37 WallStreetItalia Sito Web Al via nuova convenzione Legambiente-Bcc per fonti rinnovabili Roma, 19 lug. (Adnkronos) - Al via la nuova convenzione-quadro nazionale per la diffusione di fonti rinnovabili e buone pratiche green, siglata da Federcasse e Legambiente. L'associazione delle banche di credito cooperativo e casse rurali italiane, insieme all'associazione per l'ambiente hanno rinnovato per il triennio 2013-2015 la 'convenzione quadro', finalizzata a diffondere l'uso di fonti di energia rinnovabile ed alternativa attraverso la rete delle Bcc e mediante finanziamenti a tasso agevolato. La firma dell'intesa è stata presentata nel corso di una conferenza stampa. I destinatari dei finanziamenti delle Bcc, a fronte di istruttoria tecnica di Legambiente, sono famiglie, imprese ed enti pubblici che hanno l'opportunità di migliorare l'efficienza energetica dei propri locali o di diventare, essi stessi, produttori di energia pulita. Il rinnovo della convenzione, secondo Legambiente e Federcasse, conferma la ''profonda e comune sensibilità del Credito Cooperativo e di Legambiente verso i temi della sostenibilità''. Ad oggi la partnership Bcc-Legambiente ha consentito di finanziare 5.440 progetti su tutto il territorio nazionale, per un totale di 260 milioni di euro di investimenti. In particolare si è trattato di circa 5 mila interventi di installazione di impianti fotovoltaici, 223 di solare termico, 51 per impianti a biomasse, 132 per interventi di efficienza energetica, 12 di mini eolico, 14 di geotermico, 2 mini idroelettrico. Sono stati inoltre anche finanziati 97 interventi di bonifica di coperture in Eternit (amianto) sostituiti con impianti fotovoltaici. Per uscire dalla crisi, sottolinea il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, bisogna ''cambiare prospettiva, avere un'idea di futuro capace di affrontare le nuove sfide alle quali siamo di fronte, mobilitando le energie migliori del Paese''. La green economy ''è la prospettiva più promettente per superare la crisi e richiede un'alleanza tra istituzioni, imprese e società, servono inoltre nuovi strumenti finanziari in grado di leggere il futuro'', aggiunge Realacci. La nuova Convenzione sarà ampliata rispetto alla precedente versione. Le linee di finanziamento, infatti, passeranno da 4 a 6 e gli ambiti di applicazione riguarderanno, oltre alle energie rinnovabili, all'efficienza energetica, al risparmio idrico e alla mobilità sostenibile, anche altri settori strategici da un punto di vista ambientale, come gli acquisti verdi e la salvaguardia e valorizzazione del territorio. Particolare soddisfazione è stata espressa dal presidente di Federcasse, Alessandro Azzi: ''Gli importanti risultati raggiunti in questi anni di collaborazione con Legambiente ci danno conferma della bontà di questo progetto. E ci dicono che è possibile, anche sommando piccoli interventi, raggiungere obiettivi di grande portata contribuendo a diminuire sensibilmente le emissioni inquinanti e favorendo la tutela e la conservazione dei nostri territori, in una logica di sostenibilità''. Grazie all'intesa, aggiunge il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, sono stati raggiunti ''risultati molto significativi per diffondere una nuova cultura promuovendo efficienza, rinnovabili attraverso finanziamenti diffusi in modo capillare nel territorio nazionale''. ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 69
20/07/2013 La Provincia di Latina Pag. 9 NETTUNO Il sindaco Chiavetta, non interpellato, ha fatto ricorso Ampliamento Kyklos,la parola al Tar La società che si trova ad Aprilia, ai confini con Tre Cancelli, ha già ottenuto le autorizzazioni atteso per il prossimo giovedì 25 luglio il parere del Tribunale amministrativo regionale (Tar) del Lazio, chiesto dall'amministrazione comunale di Nettuno che si è schierato contro l'ampliamento, ad Aprilia, della Kyklos, che si occupa di trattamento e gestione dei rifiuti a due passi dal confine della cittadina del tridente. Alla conferenza dei servizi per discutere del futuro dell'impianto, durante la quale è stato lanciato il progetto di realizzazione di una centrale a biogas l'amministrazione guidata dal sindaco Alessio Chiavetta non era stata invitata, ma ha ugualmente ritenuto di dover partecipare. «Veniamo a sapere ciò che accade nella Kyklos solo tramite i giornali: è una condizione insostenibile - affermò l'allora assessore Pitò che andò come uditore ad uno segli incontri - il comitato 'No miasmi' ci ha espresso le proprie preoccupazioni riguardo una centrale a biogas, preoccupazioni legittime a cui noi aggiungiamo tutti i nostri dubbi: qual è l'attuale situazione delle falde idriche, e come cambierà con gli scarichi di una centrale a biogas? Quali conseguenze ci saranno per le numerose aziende agricole che lavorano nelle periferie di Nettuno?». E dire che il Comune di Aprilia ha già espresso il suo parere positivo alla realizzazione dell'impianto. Duro anche il Sindaco di Nettuno: «E' doveroso tutelare la salute dei cittadini, la Kyklos ha rappresentato un problema per gli abitanti di Tre Cancelli a causa dei miasmi che produceva quotidianamente e che creavano gli immaginabili malumori, e ora, invece di risolvere la questione si parla di una centrale biogas. Non è accettabile - ha concluso annunciando il ricorso al Tar - il fatto che non sia stata informata né tantomeno interpellata la città di Nettuno su una faccenda così delicata che sta avvenendo proprio ai nostri confini: valuteremo tutti gli strumenti possibili per difendere i diritti dei cittadini nettunesi». Ora la parola passa ai giudici. ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 70
20/07/2013 Photon - N.6 - giugno 2013 Pag. 6 Lettere alla redazione Marionetta della politica L'immagine del mese (PHOTON 2-2013) È paradossale il fatto che si lodino i grandi spreconi, mentre le piccole e medie imprese e i consumatori privati, che di fatto risparmiano sempre più energia, vengano invece penalizzati da prezzi sempre più alti. Ma non è l'unico paradosso: dalla metà del 2012 il mix tra energie rinnovabili sul mercato a pronti è più conveniente rispetto alla corrente derivante da centrali a combustibili fossili e nucleari. La conseguenza è che il prezzo della corrente sulla Borsa di Lipsia continua a scendere, ma a causa dell'«effetto merit-order» questo ribasso non viene trasmesso ai clienti dai gruppi produttori di energia che, al contrario, aggiungono le maggiorazioni della generazione dell'elettricità ai loro clienti, gonfiando quindi i costi della corrente e ovviamente anche i loro grassi guadagni. Rimane un dubbio: l'interesse gira davvero attorno alla svolta energetica o piuttosto attorno a chi ci guadagnerà di più? Perché il governo può da una parte ribassare le tariffe incentivanti per fotovoltaico, biomassa, energia idrica, cogenerazione e impianti eolici onshore e al contempo più che raddoppiare gli incentivi per i parchi eolici offshore da 9,1 a 19 centesimi nel 2012? Quando i nostri politici capiranno, o meglio, accetteranno definitivamente l'idea che non esistono alternative all'ampliamento delle energie rinnovabili, allora si raggiungeranno gli obiettivi stabiliti dalla EEG stessa entro il 2050, con la conseguente limitazione del riscaldamento climatico di due gradi entro il 2100. Non abbiamo più bisogno di nuove centrali fossili, ma di piccoli impianti a gas centralizzati e sistemi di accumulo funzionanti, come ad esempio gli «accumulatori combinati vento-gas», già oggi fattibili sia dal punto di vista tecnico che economico. Hans-PeterTiesler Edenkoben ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 71
20/07/2013 Photon - N.6 - giugno 2013 Pag. 12 Politica / Dopo il Conto Energia E ora? La fine del Conto Energia verrà decretata a giugno. Quali sono le prospettive? Il «Conto Energia» nostrano è giunto al capolinea. La fine del programma di incentivazione al fotovoltaico, timidamente avviato a fine luglio del 2005 e giunto alla sua quinta versione, salvo sorprese, verrà annunciata a giugno dal Gestore dei Servizi Energetici SpA (GSE) e dall'autorità per l'energia Elettrica e il Gas (AEEG) una volta raggiunto il tetto di spesa cumulato annuo di 6,7 miliardi di euro. Gli impianti fuori registro avranno ancora trenta giorni per entrare negli elenchi del GSE, quelli dei preregistri potranno essere ultimati e connessi alla rete nel corso dei prossimi mesi. E ora? Al momento, non rimane che una soluzione interinale: quello della combinazione dei meccanismi di «scambio sul posto»* o «ritiro dedicato» con la detrazione fiscal per gli interventi edilizi ai fini di una maggiore efficienza energetica, tra I quali rientra anche il fotovoltaico. In scadenza a fine giugno, il 23 maggio il neo-ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato, intervenendo in Confindustria, ne ha annunciato l'estensione «almeno» per tutto il 2013, mantenendo, per le persone fisiche, la possibilità di rientrare del 50 per cento della spesa di un impianto fotovoltaico nell'arco di dieci anni. La combinazione di questo sistema con il prezzo pagato per l'energia elettrica - per il 2013 col «ritiro dedicato» al fotovoltaico fino a un megawatt vengono garantiti tra gli 8,05 e i 10,58 centesimi di euro a chilowattora calcolati sulle precedenti medie in Borsa Elettrica - consente al momento di mantenere in piedi in qualche modo perlomeno il settore residenziale. Tuttavia, è un sistema senza programmazione a lungo termine, visto che questi interventi vengono decisi di anno in anno e sottostanno a una trattativa col ministero delle Finanze: già per il 2014 non è chiaro se questa detrazione fiscale rimarrà in vigore e con quali percentuali. L'interesse nei confronti del fotovoltaico - in passato catalizzato da incentivi e rendite fin tropoo generosi - è comunque scemato anche e soprattutto in assenza di una qualsivoglia forma di sostegno politico. Il nuovo Governo Letta a voce ha sottolineato l'importanza delle energie rinnovabili per il sistema Italia ma poi si è rifatto alla Strategia Energetica Nazionale (Sen) del precedente esecutivo Monti, nostalgicamente «fossile». Di certo non ha confortato il settore la prima uscita del neo-ministro Zanonato - pur sempre come sindaco di Padova a conoscenza di quel che era e avrebbe potuto essere un «distretto fotovoltaico italiano» - che alla provocatoria domanda sul nucleare nella penisola ne ha sottolineato le virtù pur ammettendo che, vista l'espressione della volontà popolare, nel paese non si potrà mai trovare un sito idoneo. Sgambetto dell'aeeg Di ancor minor conforla fine del Conto Energia to al settore fotovoltaico è Stabaccherà lo sviluppo to anche l'intervento dell'aedel fotovoltaico italiano? EG che, con un documento presentato al Parlamento, l'autorità ha espresso il suo parere negativo sull'introduzione di benefici tariffari per i cosiddetti «Seu» (Sistemi efficienti di utenza), in cui un impianto di produzione di energia elettrica con potenza inferiore a 20 megawatt alimentato da fonti rinnovabili, «anche nella titolarità di un soggetto diverso dal cliente finale, è direttamente connesso, per il tramite di un collegamento privato senza obbligo di connessione di terzi, all'impianto per il consumo di un solo cliente finale ed è realizzato all'interno dell'area di proprietà o nella piena disponibilità del medesimo cliente». Si tratta, in sostanza, della possibilità di vendere energia elettrica da fonte rinnovabile senza passare dalla rete, con un notevole risparmio di spese di dispacciamento e oneri di sistema, con il vantaggio per il consumatore di acquistare energia a prezzi ridotti. L'AEEG ritiene invece che eventuali benefici determinerebbero un aumento delle componenti tariffarie per gli utenti che non rientrano nei regimi agevolati e ha raccomandato, pertanto, al governo e al Parlamento di introdurre le necessari modifiche normative. Contro questa proposta si sono ovviamente scagliate le associazioni di settore. In particolare Aper (Associazione produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili) e Coordinamento Free hanno espresso il proprio disappunto sulle posizioni dell'agenzia in merito all'autoconsumo. «L'Autorità da ormai cinque anni avrebbe dovuto emettere la delibera attuativa sui Seu - si legge nel comunicato congiunto - e anziché finalmente adempiere al compito pubblica una serie di considerazioni politiche, in palese contrasto sia con gli obiettivi previsti nella Sen, sia con le indicazioni ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 72
20/07/2013 Photon - N.6 - giugno 2013 Pag. 12 dell'autorità Garante della Concorrenza e del Mercato». Se da molte parti Seu e autoconsumo sono indicate come l'unica possibilità per le rinnovabili di sopravvivere nella stagione del post-incentivi, questo documento dell'aeeg suona come il de profundis. «Che gli autoconsumi e i consumi dietro al contatore (come nel caso dei Seu) non debbano essere gravati dagli oneri di sistema - concludono le associazioni - è un principio non solo sancito a livello europeo e recepito da decreti nazionali, ma anche intuitivo». Una lancia a favore dei Seu l'ha spezzata per ora il ministro dell'ambiente Andrea Orlando. Nel suo documento programmatico il ministro rileva che allo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia è mancato un coordinamento strategico. «Dobbiamo costruire le condizioni per avvicinare lo sviluppo delle rinnovabili senza incentivi - si legge nel documento ministeriale -sostenendo misure come i Seu e promuovendo i sistemi di accumulo, come già la Germania sta facendo dalwnizio del mese di maggio». Il dibattito parlamentare sulle osservazioni dell'aeeg rappresenterà dunque l'occasione per determinare il peso del ministro dell'ambiente in materia di rinnovabili. Imu e retroattività A questo si è aggiunto il ministro alle politiche agricole Nunzia Di Girolamo, che esprimendo soddisfazione per la sospensione dell'irmi anche per i terreni agricoli, ha dichiarato che l'imposta «non sarà sospesa per i terreni agricoli sui quali sia stato installato un impianto fotovoltaico». Come conferma a PHOTON lo studio legale Macchi di Cellere Cangemi, un impianto fotovoltaico su terreno agricolo deve essere accatastato in categoria DI come opificio, e quindi, non rientrando in nessuna delle ipotesi di esenzione previste dalle lettere a), b) e e) del decreto Imu, Rimpianto non è esentato anche se è installato su un terreno agricolo. Infine si è fatta largo con insistenza la voce, riportata da vari quotidiani nazionali, che il governo Letta starebbe prendendo in considerazione l'ipotesi di una tassa retroattiva sul fotovoltaico. Il ministero delle Finanze e quello dello Sviluppo Economico avrebbero già pronto da diversi mesi un piano su come ricavare 500 milioni l'anno, per almeno dieci anni, dalle risorse destinate agli incentivi dei vari Conto Energia. La proposta, che non prevede una tassa retroattiva sulle entrate legate alla produzione in chilowattora degli impianti, come già avvenuto in paesi come Grecia, Spagna e Bulgaria, intende intervenire sugli interessi passivi dei finanziamenti ottenuti per la realizzazione dei progetti, rendendoli indetraibili. Sull'argomento è intervenuto Giovanni Simoni, presidente di Assosolare, intimando alla politica di «non fare danni». Proprio mentre il fotovoltaico comincia a dare risposte positive a livello di sistema, spiega, «circolano notizie allarmanti e, credo, non del tutto lontane da alcuni tavoli istituzionali. Una riduzione retroattiva delle tariffe concesse, un blocco temporaneo delle erogazioni da parte del GSE e non ultima una nuova tassa di scopo sui profitti generati dagli impianti. Il fatto che queste siano opinioni 0 «gossip» ha poca importanza: il solo fatto che ci si chieda cosa potrà succedere è già, di per sé, un danno». Tirando le somme Al 6 maggio, ultimo dato utile per il rilevamento fatto per il presente numero della rivista (si veda a pagina 84), il Contatore Fotovoltaico sul sito del GSE segnava che al raggiungimento dei 6,7 miliardi di euro di spesa annua mancavano 65 milioni. Questo, prima della pubblicazione del secondo pre-registro del quinto Conto Energia, per il quale sono stati previsti fino a 70 milioni di euro. Una minore spesa per questo secondo pre-registro o tagli alle spese già preventivate come quello effettuato il 20 maggio dal Gestore, che ha tolto o ridotto le tariffe a vari impianti per una decina di milioni di euro, altro non faranno che regalare qualche giorno di tempo. Il risultato - sempre al 6 maggio, sono 16,88 gigawatt di potenza fotovoltaica installata in Italia, che potranno alla fine raggiungere tra i 18,3 e i 18,5 gigawatt incentivati in Conto Energia, considerando 1 registri e le installazioni da qui alla fine del sistema. In otto anni, la potenza fotovoltaica prò capite in Italia è così passata da zero a 278 watt e otto regioni vantano installazioni per oltre un gigawatt - siano esse la Puglia meridionale ricca di sole con 2,47 gigawatt o la popolata Lombardia settentrionale con 1,87 gigawatt. Sul versante della produzione di energia elettrica, poi, il fotovoltaico può vantare di aver contribuito col 5,83 per cento a soddisfare la richiesta nazionale da maggio 2012 ad aprile 2013. Nel solo mese di aprile - in base all'ultimo rapporto mensile di Terna SpA con i dati provvisori circa il fabbisogno nazionale - questo dato è salito addirittura all'8,76 per cento e continuerà di certo a crescere nei prossimi mesi estivi. Risultati raggiunti nonostante la totale assenza di sostegno politico e un susseguirsi di norme e decisioni che si può facilmente ripercorrere osservando l'andamento delle installazioni (si veda ancora a pag. 84, con picchi mensili tra 1,3 e ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 73
20/07/2013 Photon - N.6 - giugno 2013 Pag. 12 1,7 gigawatt ad aprile, maggio, giugno, agosto 2011 e giugno 2012 e periodi - come quelli da luglio 2012 - nei quali l'installato mensile non raggiungeva neanche la potenza singola di uno dei maggiori impianti italiani, sia esso quello Sunpower di Montalto di Castro da 84 megawatt o quello da 70 a Rovigo di Sunedison. Speranze riposte nell'autoconsumo, confidando nella «grid-parity» Con i recenti segnali tuttaltro che positive, come riuscirà a sopravvivere il mercato fotovoltaico in Italiia? Alla fiera «Solarexpo» tenutasi ai primi di maggio a Milano, le due parole d'ordine erano «autoconsumo» e «diversificazione». Nel primo caso, sono state presentate diverse opzioni di accumulo sviluppate per altri mercati, in attesa che in Italia - dove era nata la prima ipotesi di un incentivo allo stoccaggio, poi non messa in atto, subendo il sorpasso tedesco - viga una più chiara normativa che consenta al mercato di crescere. Tuttavia, la combinazione tra alti costi dell'energia elettrica e alti valori d'irradiazione fa dell'italia un potenziale bacino per questi sistemi (si veda anche a pagina 58). Quindi, pur ignorando il potenziale del mercato - anche perché mancano ancora da GSE e Terna dati sulle installazioni fotovoltaiche già effettuate fuori Conto Energia - autoconsumo e diversificazione sono stati i temi principali di alcuni attori italiani, come Enerpoint SpA o Energy Time SpA, quest'ultima la nuova creatura dell'attivista del fotovoltaico Marco Pulitano, che si è ricomprato la propria azienda dal gruppo statunitense Premier Power Renewable Energy Inc., ribattezandola e dandole nuovi compiti. Tra i quali la mobilità elettrica e una maggiore attenzione all'efficienza energetica, anche nell'ottica di sfruttare i vantaggi del nuovo Conto Termico, per esempio con le pompe di calore sia per il riscaldamento che per l'aria condizionata o con interventi di coibentazione. La stategia di Pulitano è quella di «mettere un piede nella porta del consumatore medio», troppo spesso ignaro del potenziale di risparmio che celano le proprie quattro mura. «Una volta che sono entrato in casa per valutare il rifacimento di un tetto - spiega - mi è più facile convincere anche dei vantaggi del fotovoltaico abbinato a una pompa di calore». Un mercato, come detto, tuttavia ancora non ben definibile e che dipende dalle decisioni in materia di politica finanziaria prese di anno in anno. Poi, come in Spagna, c'è chi punta sugli impianti in «grid parity» sempre più intesa come parità tra il prezzo per chilowattora al consumatore finale pagato al distributore di rete e il costo medio dell'energia prodotta da un impianto fotovoltaico nell'arco di un determinato periodo. Qualora questo LCOE («Levelized Cost of Energy») risulti più basso del prezzo per chilowattora, il vantaggio è tutto del fotovoltaico. Vincenzo Quintani, a cpao di Suntech Power Italy Co. S.r.l. è convinto che questo livello sia stao già raggiunto in varie regioni meridionali d'italia, «anche per impianti di taglia minore, non solo per i grandi parchi solari». Tuttavia, il calcolo quasi sempre si basa sull'ipotesi che il prezzo dell'elettricità tenda costantemente al rialzo e che quindi, i vantaggi economici dell'impatto del fotovoltaico e delle altre rinnovabili sui prezzi in borsa elettrica non vengano in futuro passati ai consumatori. Inoltre, presuppone prezzi attorno ai 50 centesimi di euro per i moduli fotovoltaici - che ora sono a rischio con gli incombenti dazi sulle importazioni cinesi. D'altra parte, non sarebbe la prima volta che il fotovoltaico italiano riuscirebbe a sorprendere: chi, ancora nel 2009, avrebbe creduto che in due anni si sarebbe imposto come il secondo mercato al mondo, con circa 6 gigawatt sia nel 2010 che nel 2011 di nuove installazioni? Leonardo Milla, Emliano Bellini, Stefano Eleuteri ANDREA RUGGERI Il Contatore Fotovoltaico è oramai agli sgoccioli e - per l'anno in corso - il settore può contare solo sulla combinazione di detrazione fiscale e tariffe garantite per la cessione dell'energia elettrica in rete. Con l'autoconsumo che deve ancora de- collare e gli ostacoli posti a sistemi alternativi come i Seu, è difficile prevedere quale strada imboccherà il settore e che dimensioni avrà il mer- cato futuro. Questo a fronte di una storia di successo che porterà a oltre 18 gigawatt di potenza e a soddisfare col 6 per cento annuo il fabbisogno nazionale di energia elettrica. Proroga: il neo-ministro allo Sviluppo Economico Flavio Zanonato ha annunciato che la detrazione fiscale del 50 per cento su dieci anni. Da EPC alla mobilità elettrica e all'efficienza energetica: Marco Pulitano di Energy Time (prima Premier Power) punta al fotovoltaico «combinato». ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 74
22/07/2013 Commercio Elettrico - N.5 - giu/lug 2013 Pag. 43 EVENTI NUOVE TECNOLOGIE E DIVERSIFICAZIONE PER IL FOTOVOLTAICO Fiducia da parte degli operatori nelle nuove prospettive di mercato Elisa Pastorino Soddisfazione e partecipazione, unite ad una ritrovata vivacità da parte degli operatori, hanno caratterizzato la prima edizione di The Innovation Cloud Solarexpo, manifestazione che si è tenuta nei primi giorni di maggio alla Fiera di Milano Rho. 31.300 visitatori professionali, provenienti da 83 Paesi, riconosciuti dagli espositori come altamente qualificati, hanno visitato i padiglioni della Fiera. Forte apprezzamento da parte di tutti gli operatori per il modello innovativo dell'evento, importante per comprendere il cambiamento nel mondo delle tecnologie energetiche d'avanguardia, grazie anche ai 60 Convegni di rilievo nazionale e internazionale che si sono svolti nell'ambito della manifestazione. Nel loro complesso, The Innovation Cloud - Solarexpo ha consentito un confronto aperto e approfondito sul futuro del mercato solare sia in un contesto di gnd parity, quale è il mercato italiano post incentivi, sia in ambito globale, attraverso il Global Solar Summit. Il Convegno: "II fotovoltaico in Italia oltre il Conto Energia" ha avuto grande partecipazione e un vivace dibattito, in relazione alla crescente penetrazione del fotovoltaico nel sistema elettrico nazionale; in tale ambito è emersa sintonia tra l'autorità per l'energia e il Ministero dello Sviluppo Economico, rappresentati rispettivamente da Andrea Galliani e da Luciano Barra, in mento alla proposta di estensione degli oneri di sistema a quella elettricità solare che finora ne è esonerata. L'attualità dell'ibridazione delle tecnologie per edifici, reti e città intelligenti è stata valorizzata attraverso diversi punti di osservazione, che hanno abbracciato l'innovazione nell'edilizia a favore dell'efficienza energetica e della climatizzazione, la nuova generazione di tecnologie a LED, le reti di distribuzione in vi sta delle SmartGrid. Uno dei Convegni organizzati da RSE (Ricerca sul Sistema Energetico), sotto il titolo: "E-Clima: la climatizzazione da fonti rinnovabili", è stata un'apprezzata opportunità per approfondire la conoscenza di innovazione, applicazioni, potenzialità delle pompe di calore, anche abbinate al solare. Strumenti di sostegno adeguati e tariffe elettriche pensate specificamente per questa tecnologia sono emerse come condizioni auspicabili, perché efficaci, per la più ampia diffusione di impianti di climatizzazione alimentati da pompe di calore. Dal Coordinamento FREE, che riunisce le Associazioni del settore delle rinnovabili elettriche e termiche e dell'efficienza energetica, è arrivata una proposta di strategia energetica al 2030 indirizzata al decisore pubblico e ai soggetti pubblici attivi nel settore (Autorità per l'energia, GSE, ENEA, CNR, ecc). Nel Convegno: "Verso una strategia energetica sostenibile. Scenari al 2030", il Coordinamento FREE ha illustrato il proprio position paper e presentato un E-book che risponde a quella che è stata riconosciuta come "la disinformazione sistematica sul fotovoltaico". inoltre, gli eventi hanno permesso di affrontare, in modo mirato ed efficace, la sfida dell'internazionalizzazione, che è stato tema trasversale per tante occasioni di aggiornamento e dibattito insieme ad Associazioni e centri di ricerca di rilievo internazionale. Due accordi di cooperazione e l'avvio dei primi sei progetti per l'energia verde sono stati annunciati nell'ambito del Convegno: "Delivering renewable solutions within thè Mediterranean electricity market", da RES4-MED, l'associazione creata da Enel Green Power, Edison, CESI, GSE, PwC e il Politecnico di Milano per condividere strategie ed esperienze per una vera transizione verso l'energia pulita nel Mediterraneo. La disponibilità di nuovi strumenti finanziari, mirati alle esigenze di sviluppo delle aziende green, è stata oggetto, infine, di grande interesse, in particolare durante il Green Investor Day, che ha garantito il confronto e l'incontro tra investitori finanziari, banche, società quotate. VERSO LA SECONDA FASE DI CRESCITA DEL FOTOVOLTAICO II fotovoltaico sta attraversando un'importante fase di transizione, verso il consolidamento e una maturità che creano.e basi per una seconda fase di crescita e sviluppo a livello mondiale. Si è chiuso con questa testimonianza di ottimismo il Global Solar Summit, la prima edizione della conferenza internazionale che si è tenuta alla Fiera Milano Rho nell'ambito di The Innovation Cloud - Solarexpo. Tanti i temi affrontati nelle due giornate, che si sono aperte con un dibattito molto acceso sulle "trade disputes" e sulla eventualità di imposte al fotovoltaico, in ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 75
22/07/2013 Commercio Elettrico - N.5 - giu/lug 2013 Pag. 43 coincidenza del rilascio da parte della Commissione Europea della proposta di dazi al fotovoltaico cinese. L'evoluzione degli strumenti dalla finanza 'green" ha avuto uno spazio importante all'interno della sessione "Sostenere e finanziare la crescita", con l'intervento di David Colt, Partner di Global Power Finance, che ha dichiarato: «II mercato finanziario italiano lega- to agli asset ha grandi potenzialità, seppur persistano una serie di condizioni che fanno da barriera al pieno sviluppo del mercato». Francesco Starace, CEO di Enel Green Power, intervenuto nella ses- sione conclusiva sul tema: "Scenari: il prossimo ciclo economico del solare", ha dichiarato: «L'Europa, pur continuando a rappresentare il 30^4-0 per cento del mercato fotovoltaico globale, cesserà di essere il mercato centrale e l'attenzione si sposterà su mercati che stanno rivelando un enorme potenziale di sviluppo come Sud Africa, America Latina, Emirati e Arabia Saudita. Tutte le regioni del Sud Mediterraneo avranno un ruolo fondamentale, così come India, Cina e Stati Uniti, che nei prossimi due anni potranno diventare il principale Paese al mondo per il solare». «Il primo Global Solar Summit ha consentito alla community internazionale intervenuta di condividere contributi e punti di vista molto diversi, ma ugualmente rilevanti nella composizione di uno scenario interessante per il futuro del solare», ha concluso Guido Agostinelli, Direttore del Global Solar Summit. «Per i prossimi cinque anni le prospettive di sviluppo del fotovoltaico in Italia e in Europa saranno rivolte soprattutto ad impianti con una taglia fino a 1 MW di tipo sia residenziali, sia commerciali. L'energia solare sarà sempre più competitiva all'interno del mix energetico e questo apre prospettive interessanti per tutti gli operatori». DUE NUOVI PARTNER PER LA GLOBAL SOLAR ALLIANCE In occasione dell'edizione 2013 di The Innovation Cloud - Solarexpo, la Global Solar Alliance ha annunciato l'ampliamento del network con l'ingresso di due nuovi membri, che rappresentano le più importanti manifestazioni fieristiche in India e Corea nel campo delle energie rinnovabili: Renewable Energy India e Green Energy Expo & Conference. L'annuncio segna il primo anno dalla nascita della prima rete internazionale di eventi specialistici e conferenze tecnico/scientifiche fondata da Solarexpo (Europa!, Solar Power International (USA) e Snec Pv Power Expo (Cina) e conferma l'intento di diventare un'effettiva piattaforma di confronto e condivisione di informazioni sui mercati dei rispettivi Paesi per la crescita del solare su scala globale. La Global Solar Alliance, contando anche sul contributo e il supporto dei nuovi partner, si propone di sviluppare una serie di iniziative che verranno annunciate in occasione dell'edizione 2013 del Solar Power International, che si terrà a Chicago il prossimo ottobre. ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 76
22/07/2013 Commercio Elettrico - N.5 - giu/lug 2013 Pag. 50 PROPOSTE VAILLANT: STAZIONE SOLARE TERMICA La stazione auroflow plus è il "cuore" del nuovo sistema solare termico a svuotamento di Vaillant. Il sistema sodare termico a svuotamento, con tecnologia "drain back", supportato dalla nuova stazione è una soluzione efficiente e tecnologicamente avanzata per rispondere al fabbisogno di acqua calda sanitaria (ACS) e di riscaldamento. Idea le per edifici mono e multi fa miliari, villette e realtà commercia li di medie e grandi dimensioni, il sistema solare termico gestito dalla stazione auroflow plus raggiunge rendimenti elevati, con tutti i vantaggi economici e ambientali derivanti dallo sfruttamento dell'energia solare. All'interno della stazione solare, un vaso raccoglie il liquido solare quando l'impianto è fermo. Due pompe ad alta efficienza a giri variabili gestiscono i due circuiti: accumulo e solare. Lo scambiatore di calore a piastre, in acciaio inox, trasferisce l'energia solare al circuito di accumulo, raccolta dai collettori. Al suo interno sono installate sonde per il controllo di temperatura, una valvola di sicurezza e un contabilizzatore di energia solare. Grazie ad un sistema elettronico integrato, la stazione gestisce il sistema solare anche senza supporto di una centralina esterna. Un'interfaccia utente retroilluminata e posizionata sulla plancia fornisce informazioni sul rendimento e sullo stato di funzionamento del sistema in modo semplice e intuitivo. I sistemi con auroflow plus si differenziano dai sistemi a circolazione forzata per l'impiego della tecnologia a svuotamento (drain back), che consente di svuotare i collettori e i tubi dal liquido solare quando l'impianto si arresta. Questo speciale processo evita i dannosi effetti della stagnazione e determina la lunga conservazione del fluido solare, che non è soggetto al surriscaldamento nei momenti di picco (stagione estiva) e non rischia di gelare nei collettori (stagione invernale). ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 77
20/07/2013 Elettrificazione - N.698 - giu/lug 2013 Pag. 6 In primo piano SolarMax apre in Danimarca e in Svezia In Danimarca e in Svezia la fornitura di soluzioni per l'efficienza energetica decentralizzata quale quella fotovoltaica stanno rivestendo una crescente importanza, in particolar modo perché entrambi i Paesi hanno innalzato la soglia per un'ampia fornitura di energia proveniente da fonti rinnovabili fino al 2020. Infatti la Danimarca intende ottenere il 50 per cento della propria energia da tali fonti rinnovabili (nel 2012 ha già superato l'obiettivo totale di 200 MW di capacità installata stabilito per il 2020), mentre la Svezia intende invece rinunciare completamente alle fonti di energia fossile ed energia nucleare. Ecco che SolaMax inaugura la propria attività in questi due paesi presentando i propri inverter e le soluzioni di monitoraggio al fine di raggiungere questi obiettivi e di creare una rete di energie rinnovabili affidabili. ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 78
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 5 (diffusione:18000) EDITORIALE Energie pulite sotto assedio IN UN PANORAMA ENERGETICO IN RAPIDA TRASFORMAZIONE LE RINNOVABILI SONO VINCENTI Gianni Silvestrini Come un lento brontolio di fondo che si allarga nello spazio, così l'attacco alle fonti rinnovabili acquista un vigore mai avuto. Il loro peccato è quello di essere cresciute troppo in fretta, in maniera scomposta e, soprattutto, di minacciare un'ulteriore espansione. L'aggressione riguarda sia le rinnovabili termiche che, in modo più acceso, le rinnovabili elettriche. Vanno crescendo le forze che ritengono che gli incentivi vadano drasticamente contenuti e che addirittura si debba intervenire con misure retroattive, un'azione incostituzionale che lederebbe la credibilità internazionale del nostro Paese. Le motivazioni addotte sono due: un costo eccessivo delle bollette per gli utenti finali e l'impatto sui profitti delle aziende energetiche in difficoltà per il calo della domanda e per la competizione di nuovi attori, come i 3-4 milioni di cittadini e imprese che utilizzano energia dagli impianti fotovoltaici installati sui loro tetti. Ecco dunque un crescendo di attacchi, partendo da articoli beceri e disinformati, passando dal pamphlet del presidente di Assoelettrica Chicco Testa (cui ha validamente risposto l'e-book scaricabile gratuitamente "Rinnovabili: chi vuole uccidere la verità" di FREE), sino ad arrivare alle incredibili due pagine titolate "Sos Terra: dal fallimento del solare al clima che cambia" pubblicate sul Corriere il 5 giugno in occasione della Giornata mondiale dell'ambiente, dove oltre a parlare in maniera spudorata e faziosa dell'elettricità verde - si arriva a dire sul clima che «sul breve, un grado medio in più avrà probabilmente effetti benefici, almeno in alcune aree del mondo». Anche le rinnovabili termiche sono sotto attacco. Dopo la pubblicazione del recente Decreto che dovrebbe favorire l'impiego delle biomasse, è stato pubblicato uno studio di Nomisma Energia nel quale vengono accusate del peggioramento della qualità dell'aria. Anche in questo caso si è trattato di un intervento a gamba tesa in malafede, visto che il provvedimento in questione consente di sostituire vecchie caldaie e camini a legna con impianti molto più efficienti e con prestazioni ambientali decisamente più elevate, andando quindi nella direzione di una decisa riduzione delle emissioni. Il fatto è che gli interessi delle aziende elettriche e del gas si sentono minacciati dai nuovi entranti. Tanto più in una fase di calo della domanda. Tutto ciò mentre il sostegno alle rinnovabili rimane altissimo. Secondo un recente sondaggio di Mannheimer 1*89% degli italiani ritiene che la crescente produzione di energia da fonti rinnovabili sia segno di evoluzione del nostro Paese, e l'88% ritiene che questo fatto possa aiutare ad abbandonare l'impiego delle fonti fossili. Rinnovabili superano il termoelettrico a maggio II fotovoltaico nel bimestre aprile - maggio è arrivato a coprire il 9.7% della produzione elettrica nazionale. Ma un altro dato è forse più significativo. Lo scorso maggio la produzione elettrica da rinnovabili in Italia ha superato, con il 52%, quella termoelettrica convenzionale. L'ultima volta che questo era successo, su base annua, era il lontano 1966; in tutti i decenni precedenti era stato l'idroelettrico a farla da padrone. Tutto fa pensare che i prossimi decenni rivedranno un dominio delle rinnovabili, con il fotovoltaico che a metà secolo potrebbe coprire il 50% della domanda. Questo spiega la reazione dei grandi media e degli attori del mondo del gas e della produzione elettrica. Esemplare nelle ultime settimane il dibattito sul pagamento degli oneri di rete che rischia di bloccare, ancora prima del suo inizio, la corsa del fotovoltaico che nei prossimi anni dovrà affrontare il mercato senza incentivi diretti. Abbiamo più volte stigmatizzato negli anni passati le posizioni del Parlamento, del Governo e anche di alcune Associazioni del fotovoltaico nella gestione degli incentivi (esemplare l'errore del "Salva Alcoa"), derivate da una profonda incomprensione del ruolo strategico che avrebbe avuto il fotovoltaico. Per questo siamo convinti che ora si debba intervenire per gestire in modo intelligente un futuro completamente nuovo. Una revisione delle tariffe per eliminare voci non più giustificabili (gli oneri per le vecchie centrali idroelettriche cedute dalle ferrovie per esempio, un'accelerazione nella fuoriuscita dal CIP6, una regolata agli incentivi per le isole minori che impediscono il decollo delle rinnovabili proprio nelle aree dove c'è più sole e vento, fino ad arrivare alla revisione della formazione del prezzo del kwh.). Ma è tutto il sistema elettrico, in crisi per overcapacity, ad avere bisogno di una ristrutturazione, ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 79
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 5 (diffusione:18000) eliminando 15-20 GW di centrali vecchie e inquinanti e salvaguardando gli impianti più efficienti in grado di dialogare con quelli a fonti rinnovabili. Alla rete e agli accumuli andrà data un'attenzione particolare, anche con interventi normativi forti, analoghi a quelli presi recentemente in Germania per accelerare il loro potenziamento e la trasformazione in smartgrid. In considerazione del fatto che ormai circa tre quarti della produzione elettrica nazionale provengono da metano o da fonti rinnovabili, ha senso spingere per le applicazioni elettriche che garantiscano per il Paese un risparmio netto in termini di energia primaria. Parliamo in particolare di alcune elettrotecnologie per l'industria, dell'impiego di pompe di calore ad alta efficienza, di veicoli elettrici e così via. In questo modo si riuscirebbe ad aumentare le ore di funzionamento delle centrali a ciclo combinato, attualmente in ginocchio, e si ridurrebbero le importazioni di energia. E qui veniamo a un tema che deve essere ben presente nelle discussioni sui tagli degli incentivi. Ricordiamo che il saldo import-export nel settore energetico è stato nel 2012 pari a -63 miliardi di euro, mentre quello di tutti gli altri comparti ha raggiunto lo scorso anno un valore positivo pari a 74 miliardi di euro. Cioè le spese per la voce energia sono di poco inferiori al saldo netto con l'estero delle altre attività del Paese. L'incremento della quota di energia verde al 20% dei consumi energetici finali nel 2020 garantirà alla fine del decennio un risparmio di una decina di miliardi/a. Adesso siamo circa a metà strada e lo sforzo fatto ci consente di risparmiare circa 5 miliardi/a; nei prossimi 7 anni il risparmio potrebbe raddoppiare. Un calcolo simile può essere effettuato sul versante dell'efficienza energetica. L'obiettivo di una riduzione del 24% dei consumi rispetto all'andamento tendenziale al 2020 indicato nella SEN corrisponde a un minore esborso di una quindicina di miliardi. Depurato dagli effetti della crisi, possiamo considerare un taglio di 10 miliardi/a. Alla fine di questo decennio, cioè, l'adozione di politiche di supporto all'efficienza e alle rinnovabili dovrebbe consentire al Paese di risparmiare annualmente circa 20 miliardi per minori importazioni di petrolio, gas e carbone. Questa riflessione riguarda solo gli aspetti economici, ma ad essi vanno aggiunti gli elementi di maggiore sicurezza energetica, minori impatti ambientali e aumento occupazionale connessi all'utilizzo delle risorse rinnovabili del Paese. Naturalmente, per avere un quadro completo vanno considerati anche gli impatti sulle bollette destinate ormai a incrementi limitati, e i bilanci importexport delle tecnologie che consentono di utilizzare in maniera efficiente l'energia o di trasformare le fonti pulite. Alcune tecnologie vengono esportate, ma per molte altre l'italia è un importatore netto. Questo è anche il risultato di una politica industriale dei passati Governi poco attenta all'innovazione (con qualche eccezione, come il programma "Industria 2015" rapidamente soffocato). E veniamo alle rinnovabili termiche, il gigante addormentato che nei prossimi anni potrà svilupparsi con costi limitati e notevoli ricadute occupazionali (si pensi solo al potenziamento della cura dei boschi per ricavare biomassa). Si tratta di un comparto che vede, tra l'altro, una buona presenza dell'industria nazionale che potrà espandersi con prodotti a elevata efficienza e basso impatto ambientale garantendo fatturato e posti di lavoro. In conclusione, le politiche energetiche andranno affrontate con intelligenza considerando che questo comparto sta attraversando - in Italia, come a livello internazionale - una fase di profonda trasformazione (il 70% della nuova potenza elettrica che verrà installata nel mondo entro il 2030 sarà alimentata da fonti rinnovabili, secondo Bloomberg). Nelle prossime scelte del Parlamento e del Governo andranno privilegiate le soluzioni in grado di dare ricadute occupazionali e ridurre le importazioni di combustibili fossili. Le associazioni dell'efficienza energetica e delle rinnovabili, riunitesi nel coordinamento FREE, hanno avviato un confronto con i Ministri, con l'autorità per l'energia, con i Sindacati e con le Associazioni dei consumatori per stimolare l'avvio di politiche virtuose che tengano conto della complessità del sistema energetico e della sua necessaria evoluzione. Dall'Europa buoni segnali e scricchiolii In realtà, anche a livello europeo spira un'aria non proprio rassicurante. Il documento "Energy challenges and policy", predisposto per il Consiglio Europeo del 22 maggio, parte dalla constatazione della difficoltà delle imprese europee rispetto a quelle statunitensi, che godono di prezzi del gas molto inferiori grazie agli effetti negli ultimi anni della produzione di gas da fracking. Date queste premesse, il documento apre all'introduzione del fracking anche in Europa, pone l'accento sulla competitivita e sui prezzi dell'energia, mentre si avverte una minore attenzione sulle questioni climatiche. Per quanto riguarda la tecnica del fracking, è impensabile la ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 80
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 5 (diffusione:18000) riproposizione in Europa del successo americano. Il contesto territoriale, geologico e la densità abitativa sono infatti molto differenti e già sono scattate mobilitazioni contro un processo che presenta notevoli implicazioni ambientali. L'impatto immediato della rivoluzione statunitense dello shale gas è però, paradossalmente, di segno completamente diverso per l'europa. Il calo del prezzo del metano oltreoceano e le nuove regole per le inquinanti centrali a carbone Usa stanno infatti inducendo un forte cambiamento del mix di combustibili nella generazione elettrica. Nel 2012 la produzione dalle centrali a carbone statunitensi è calata dell'i 1,6%, sostituita da una maggiore produzione da gas. Di conseguenza grandi quantità di carbone a basso costo si sono riversate dalle miniere statunitensi in Europa, dove l'inceppamento del mercato dell'emissions Trading ha messo fuori gioco i cicli combinati a gas. Questo spiega come in Germania, accanto a una forte crescita delle rinnovabili, si sia registrato anche un incremento dell'uso del carbone. Ma, grazie al boom fotovoltaico, la chiusura parziale del nucleare non si è avvertita, anzi le esportazioni elettriche sono aumentate. Tornando alle inquietudini europee. Una partita importante è quella sugli obiettivi al 2030. Sulla necessità di un nuovo target per le emissioni climalteranti c'è un accordo generalizzato. Ma è altrettanto importante definire obiettivi per le rinnovabili e per l'efficienza. Lo scorso 21 maggio il Parlamento Europeo ha approvato una mozione che invita a definire anche un target per le rinnovabili superiore alla soglia del 30%. Contro questa posizione si è espresso il Regno Unito. Anche la SEN spinge per la neutralità delle soluzioni al fine di raggiungere l'obiettivo del taglio delle emissioni. È auspicabile però che la posizione ufficiale dell'italia si allinei a quella degli altri Paesi e dell'europarlamento. Ricordiamo che è stata proprio la definizione di obiettivi ambiziosi al 2020 a imporre quell'accelerazione dell'uso dell'eolico e del fotovoltaico in Europa che ha portato a un crollo dei prezzi e quindi alla possibilità di un loro impiego in tutto il mondo. ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 81
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 25 (diffusione:18000) TECNOLOGIE VERSO UNA MAGGIORE EFFICIENZA * LE POMPE DI CALORE HANNO UN POTENZIALE NOTEVOLE NELL'ECONOMIA ENERGETICA NAZIONALE, MA RIMANGONO DEGLI OSTACOLI GIAMPIERO COLLI* La grave crisi economica che ha avuto inizio nel 2008 non potrà durare in eterno. L'obiettivo è di uscire dalla recessione e di dare nuovo impulso all'economia incrementando l'occupazione e facendo ripartire i consumi. In materia energetica è necessario educare i cittadini a consumare in modo più intelligente, rivolgendo una particolare attenzione all'efficienza energetica e al ricorso alle energie rinnovabili, elettriche e termiche. Lo stesso Presidente Enrico Letta, nel suo discorso programmatico, ha ribadito la necessità di investire su ambiente ed energia per rilanciare il futuro industriale dell'italia: riferendosi a fonti rinnovabili ed efficienza energetica, ha dichiarato che le nuove tecnologie vanno maggiormente integrate nel contesto esistente, migliorando la selettività degli strumenti esistenti di incentivazione in un'ottica organica con visione di medio e lungo periodo. Ha inoltre aggiunto che il nuovo esecutivo adotterà una politica fiscale della casa che limiti gli effetti recessivi in un settore strategico come quello dell'edilizia, includendo incentivi per le ristrutturazioni ecologiche. La razionalizzazione dei meccanismi di incentivazione delle fonti rinnovabili si inserisce nel percorso già tracciato dalla recente Strategia Energetica Nazionale (SEN) che, ricordiamo, ha confermato e rafforzato quanto previsto dal Piano straordinario per l'efficienza Energetica (PEE) e dal Piano di Azione Nazionale per le Energie Rinnovabili (PANER), mettendo fra le sette priorità lo sviluppo delle rinnovabili termiche, riconosciute più efficienti, meno costose e strategicamente indispensabili delle rinnovabili elettriche. Nel disegnare il quadro di interventi per il rilancio economico del Paese, ci si ricordi che l'obiettivo 20-20-20 è tuttora vincolante, che "efficienza, rinnovabili e ambiente" fanno ancora parte della strategia energetica e, soprattutto, che esistono tecnologie mature e affidabili, in primis i sistemi a pompa di calore per la climatizzazione annuale degli edifici, in grado di contribuire in maniera importante al raggiungimento dell'obiettivo. II ruolo della pompa di calore Parlando di politiche energetiche, possiamo affermare con certezza che la pompa di calore è una delle tecnologie che svolgeranno un ruolo chiave per il conseguimento dei target del Pacchetto Clima per il 2020. Lo conferma il PANER dell'italia che prevede, già per il 2020, un'importante crescita del peso delle pompe di calore negli usi per la climatizzazione degli edifici. Se gli obiettivi nazionali 2020 saranno raggiunti, secondo le previsioni del PAN le pompe di calore saranno responsabili del 30% dello sforzo aggiuntivo per il consumo di rinnovabili termiche e del 14% della riduzione di consumo di energia primaria da realizzare. Secondo le proiezioni fatte da Co.Aer, Associazione dei costruttori di apparecchiature e impianti aeraulici, il potenziale delle pompe di calore andrebbe ben oltre il PAN. In uno studio realizzato nel 2008, nell'ambito dei lavori della Task Force efficienza energetica di Confindustria per fornire suggerimenti al Governo per la stesura del PEE, le pompe di calore sono state valutate tra le migliori tecnologie disponibili negli usi finali. In particolare, negli edifici in cui gli sprechi sono elevati, lo studio ha dimostrato un grande potenziale, così riassumibile: ipotizzando dal 2010 al 2020 uno sviluppo del mercato delle pompe di calore nel residenziale e nel terziario tale da coprire nel 2020 il 25% della domanda di servizio, ovvero 8 Mtep, si avrebbe un risparmio di energia fossile di 11,7 Mtep (valore integrale 2010-2020); con questo trend di crescita (13%/ anno) nel 2020 la quota FER da pompe di calore è stimabile in 5,3 Mtep, rispetto ai 2,9 Mtep del PAN. Il mercato in Italia Rispetto a tale quadro, i primi dati sui progressi dell'italia verso gli obiettivi 2020 riflettono però un trend per l'impiego di pompe di calore che non consentirebbe di raggiungere gli obiettivi individuati in sede di pianificazione. I dati sulle vendite in Italia mostrano, infatti, stagnazione o moderata crescita dopo i rilevanti incrementi registrati almeno fino alla prima metà degli anni 2000. La diffusione della tecnologia è più contenuta nel segmento che offre il maggiore potenziale di crescita, quello degli edifici esistenti. Il PAN prevede per il 2020 una crescita del peso delle pompe di calore negli usi per la climatizzazione degli edifici (residenziale e terziario). Tale crescita, nei termini ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 82
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 25 (diffusione:18000) di contabilizzazione stabiliti dalla Direttiva 2009/28/CE, riguarda le pompe di calore che svolgono la funzione di principale sistema di riscaldamento, con applicazioni che devono rispettare specifici standard minimi di efficienza. L'andamento del mercato italiano delle pompe di calore utilizzate per riscaldamento è periodicamente monitorato dal Co.Aer attraverso indagini statistiche trimestrali e annuali che coprono, per alcuni settori, oltre il 90% del mercato Italia. In applicazione di quanto previsto dal DM del 14 gennaio 2012 "Metodologia per calcolare il raggiungimento degli obiettivi nazionali in materia di quote dei consumi finali lordi di elettricità, energia per il riscaldamento e il raffreddamento, e per i trasporti coperti da fonti energetiche rinnovabili" alle statistiche Co.Aer è stata applicata una percentuale del 9,5% per determinare - nell'ambito delle pompe di calore aria-aria monosplit e multisplit non VRF - il numero di sistemi utilizzati come impianti principali di produzione di calore. Le pompe di calore aria-aria sono infatti principalmente utilizzate per il solo raffrescamento o per il raffrescamento e l'integrazione degli impianti di riscaldamento principali nelle mezze stagioni. Negli ultimi tre anni sono state mediamente 130.000 le pompe di calore, di tutte le tipologie, vendute sul mercato italiano che, si può stimare, sono usate come sistema primario di riscaldamento (figura 1). Del complesso, nel mercato delle pompe di calore, circa l'85% è costituito da modelli ariaaria, circa il 14% da modelli aria-acqua e solo il restante 1% da pompe di calore acqua-acqua. Nel complesso in Italia la nuova capacità installata negli ultimi due anni è stata mediamente pari a circa di 1.400 MWt, con un trend negativo. Circa il 61% della stessa è attribuibile ai modelli aria-aria, il 35% alle pompe di calore aria-acqua e circa il 5% a quelle acqua-acqua (figura 2). La diffusione nel mercato delle pompe di calore come sistema primario di riscaldamento è il principale dato utilizzato per misurare i progressi nei consumi di fonti rinnovabili tramite questa tecnologia. Come detto, i primi dati (2009-2010) di monitoraggio sui consumi di fonti rinnovabili tramite pompe di calore in Italia, basati sull'incremento degli stock di capacità installati, mostrano un trend che, allo stato attuale, non consentirebbe di raggiungere le previsioni di crescita 2010-2020 del PAN. Gli ostacoli Se, nonostante il potenziale descritto, il mercato delle pompe di calore non da segni significativi di crescita, è evidente che esistono ostacoli che vanno rimossi. Tra questi ci sono strumenti di sostegno non adeguati. L'utente decide in base a una formula molto semplice: la convenienza. A ( numero di anni) = I maggior costo investimento rispetto alla tecnologia tradizionale Riduzione dei costi/anno di esercizio rispetto alla tecnologia tradizionale Qual è il maggiore investimento che l'utente deve sostenere rispetto alla tecnologia tradizionale? Quanto risparmia ogni anno sulla bolletta energetica e, quindi, in quanti anni recupera il maggior investimento? Affinchè la proposta sia ritenuta interessante è necessario che il pay back non superi i cinque anni. Le nuove tecnologie sono quasi sempre più costose di quelle tradizionali e, almeno per un certo periodo di tempo, vanno sostenute con strumenti che aiutino l'utente a sostenere il maggiore investimento. Il Conto Termico II Decreto Conto Termico si propone il duplice scopo di incentivare la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e di accelerare gli interventi di efficienza energetica degli edifici; purtroppo però contiene una serie di requisiti inaspettati che difficilmente consentiranno quello sviluppo del mercato delle rinnovabili ampiamente auspicato nella SEN, e sta dimostrando una ridotta remunerabilità che lo rende di scarso interesse e utilità per l'utente finale. Pur sapendo che il Conto Termico non sarebbe stato paragonabile alle detrazioni fiscali del 55%, in vigore fino al 30 giugno 2013, si era preparati a confrontare una minor remunerabilità (40%) ma con un incentivo erogato in un numero inferiore di j anni (2 e 5 anni contro i E 10 anni del 55%). Nelle ammm^j note di accompagnamento presenti sul sito del MiSE si annuncia che il Conto Termico garantisce una remunerabilità pari a circa il 40% dei costi di investimento. Secondo le stime Co.Aer, invece, non supera il 20%. Prendendo per esempio la sostituzione di un impianto termico esistente con un impianto con pompa di calore di 10 kw termici, verrebbe erogato in due anni un contributo complessivo che varia dai 499 in zona A fino ai 1.497 nella zona più fredda (F). Considerando che il costo dell'investimento di un impianto a pompa di calore di 10 kw aria-acqua (IVA inclusa, al lordo di eventuale incentivo) è di circa 8.000, si avrebbe la massima remunerabilità nella zona F, pari al 18% dell'investimento. Una percentuale ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 83
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 25 (diffusione:18000) ben lontana quindi dal dichiarato 40%. Se si facesse un esempio con le pompe di calore geotermiche, dove i costi di investimento sono decisamente più alti, si avrebbe una copertura dell'investimento inferiore al 10%. Le tariffe elettriche Si prendano ora in esame i risparmi sulla bolletta energetica, condizione indispensabile per giustificare l'investimento. Purtroppo il sistema tariffario elettrico in vigore è molto penalizzante, in particolare nel settore residenziale, dimostrandosi il vero ostacolo alla diffusione dei sistemi a pompa di calore. L'utente, una volta sensibilizzato e disponibile a impiegare tecnologie più efficienti che portano a una riduzione dei consumi, si aspetta una sensibile riduzione dei costi di esercizio. Per le pompe di calore alimentate elettricamente si pone però un problema: quando si passa da una tecnologia di riscaldamento tradizionale alimentata a gas a una nuova tecnologia alimentata a energia elettrica, per effetto di un distorcente sistema tariffario la riduzione dei consumi non equivale a una pari riduzione dei costi. Gli attuali regimi tariffari applicabili alle pompe di calore non contribuiscono a rendere i costi variabili più contenuti di quelli dell'opzione "gas", non riflettendo il risparmio di energia primaria, né il contributo al consumo di energia rinnovabile che la tecnologia permette di conseguire. Nel caso delle pompe di calore, come in quello delle altre tecnologie elettriche in grado di produrre risparmi di energia primaria, l'applicazione dell'attuale regolazione tariffaria entra in contraddizione con gli obiettivi di tutela ambientale e uso efficiente delle risorse. Tariffe a confronto Le tariffe che possono essere applicate all'utente domestico sono le seguenti: tariffa D2: utenti domestici residenti che impegnano una potenza fino a 3kW; tariffa D3: utenti domestici residenti che impegnano una potenza superiore a 3kW. Le tariffe D2 e D3 sono progressive su quattro scaglioni di consumo: il costo per kwh consumato cresce con gli scaglioni: tariffa D2+BTA (secondo contatore): dal 2008 (delibera AEEG 348/07) gli utenti domestici che abbiano installato un impianto a pompa di calore hanno la possibilità di installare un secondo contatore dedicato per i consumi della pompa di calore e possono usufruire della tariffa BTA (fiat, non progressiva). Come mostra l'esempio di tabella 1, la D3 e la D2+BTA sono penalizzanti per le pompe di calore; si ritiene quindi necessaria una tariffa specifica o "Dedicata" attualmente in fase di definizione da parte dell'aeeg. La proposta Co.Aer consentirebbe di ottenere una riduzione del 47% dei costi della bolletta energetica. Considerando in ambito domestico un intervento di sostituzione di una vecchia caldaia a gas, emerge un'evidente discriminazione fra utente gas ed elettrico. Come si può osservare anche dal grafico di Fig. 3, l'utente elettrico che sceglie di sostituirla con una pompa di calore, pur ottenendo una forte riduzione dei consumi di energia primaria (-48,6% rispetto alla caldaia standard), consegue una riduzione dei costi di esercizio molto inferiore: -6,8% con la D3 e -26,6% con la BTA, tenendo presente, in quest'ultimo caso, che per il secondo contatore occorre prevedere almeno 1.000 di installazione. Le pompe di calore devono peraltro scontare l'effetto negativo del fuel switch, ovvero del passaggio dal gas all'elettrico. È quindi necessaria una tariffa "specifica per le pompe di calore", o "Dedicata" con la quale, di fronte a una riduzione dei consumi di energia primaria del 48,6%, l'utente può riscontare una riduzione dei costi del 47%, che rende quindi conveniente l'installazione di un sistema con pompa di calore. Il DM 28 dicembre 2012 sul Conto Termico riconosce l'esistenza di questo problema e delega l'aeeg a definire, entro novanta giorni dall'emanazione del decreto stesso, tariffe elettriche specifiche per gli impianti di climatizzazione alimentati da pompe di calore elettriche (art. 16 del decreto, alla voce "Misure di accompagnamento"). I novanta giorni sono trascorsi e siamo in trepida attesa, perché è evidente che senza una sostanziale modifica tariffaria non ci sarà quello sviluppo dei sistemi a pompa di calore che ci si aspetta. Si parla tanto di rilancio delleconomia: quale migliore occasione per far risparmiare l'utente sulla bolletta energetica, chiedendogli di investire i suoi risparmi in tecnologia, lavoro e occupazione? 'Segretario Co.Aer EFFETTO FUEL SWITCH Costi "Consumi Caldaia gas standard Caldaia condensazione Pompa di calore - tariffa BT Pompa di calore - tariffa D3 Pompa di calore - tariffa Dedicata Riduzione dei consumi - Riduzione dei costi effetto swich fuet ESEMPIO DI CALCOLO: CONFRONTO TARIFFE D3, D2 + BTA, "DEDICATA" Costi 22,70 91,43 Costi 21.58 51,03 417.19 6 5.360 3.5 19.000 Costi 188.66 89.42 489,80 958,90 kw kwheltt Costi 45,00 93.00 euro/kwh 513,53 1.417,56 181,60 2.226.82 222,68 2.449,50 1.959,70 0,37 ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 84
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 25 (diffusione:18000) 489,80 167,07 1.404.06 140.41 1.544.46 1.544,46 0,29 kwhtermici 1.320.00 1.458,00 145.80 1.603.80 1.114,00 0,21 Quota/anno fissa Potenza impegnata kw impegnati Consumi riscaldamento SCOP Fabbisogno soddisfatto Costo Consumi fissi Costo Consumi riscaldamento Accise Totale IVA 107. Totale costi Totali costi riscaldamento (totale costi-costi consumi fissi D2) ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 85
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 30 (diffusione:18000) RINNOVABILI La prospettiva delle biomasse L'ENERGIA DA BIOMASSA HA OTTIME POTENZIALITÀ DI SVILUPPO IN PARECCHI SETTORI MARINO BERTONI* L'elaborazione di Scenari di Sviluppo nel Settore delle biomasse a destinazione energetica, proiettati al 2030, Una Serie di Oggettive difficoltà Che dipendono dai Seguenti fattori: il termine biomasse a destinazione energetica comprende: le biomasse solide (in larga parte rappresentato dal sistema legno-energia), le biomasse gassose (biogas e biometano), le biomasse liquide (biocaburanti e bioliquidi). Un'articolazione quindi complessa che ha differenti dinamiche; il settore biomasse può avere una diversa finalizzazione: la produzione di energia termica, energia elettrica, energia motrice per il trasporto, le stime devono quindi essere suddivise in ambiti decisamente differenziati; data la complessità delle tipologie delle biomasse impiegate e della loro finalità energetica, tranne che per la parte relativa all'energia elettrica, non esistono sistematiche rilevazioni ufficiali per il settore, tali da poter tracciare agevolmente uno scenario di sviluppo. È necessario quindi procedere con stime il più possibile oggettive, ma certamente parziali. Un quadro tutt'altro che semplice, data la complessità e l'articolazione; tuttavia, tenendo conto di queste premesse, sulla base delle informazioni disponibili e di alcune valutazioni circa le evoluzioni in atto è possibile tentare di trac alcune indicazioni per il futuro. Quota 10% Secondo le stime prodotte da Assocostieri, nella proiezione 2010-2025 i consumi di carburanti fossili impiegati nel trasporto avranno una riduzione, che sarà più sensibile per la benzina (-23%) e più contenuta per il gasolio (-2,5%). In termini reali si dovrebbe passare dai 33,7 milioni di tonnellate consumati nel 2010 nella somma tra benzina e gasolio, a circa 30,8 M/t al 2025. Quanto al trend per l'etanolo e bioetbe, l'associazione dei produttori di biocarburanti stima una crescita che partendo dai 0,24 M/t dovrebbe raggiungere i 0,5 M/t. Anche per il biodiesel è stimata una crescita nello stesso arco temporale anche se più contenuta (da 1,2-1,4 del 2010 a 1,7 M/t al 2025 - vedi tab. 1). Un dato comunque è certo: l'obiettivo del 10% di energia impegnata nel trasporto sostenibile al 2020 previsto nel pacchetto "energia-clima" della UÈ non sarà raggiunto, a meno che non si introducano alcune significative novità, come quelle che auspichiamo nella sezione dedicata al biometano. A nostro avviso le previsioni di Assocostieri circa l'evoluzione dei biocarburanti sono ancora troppo ottimistiche. Come noto la Commissione europea ha aperto un confronto per giungere a definire criteri di sostenibilità ancora più stringenti per i biocarburanti. Quindi, in questa prospettiva per esempio, la quota significativa di biodiesel nazionale che già oggi viene prodotto con oli di palma provenienti dal Sud-Est asiatico potrebbe ridursi, incidendo a ribasso nelle stime che qui abbiamo evidenziato. Gli annunciati biocarburanti di seconda generazione non sono ancora prodotti su larga scala, numerose attività di ricerca e progetti pilota sono in corso in Italia, Nord America, Europa, Brasile, Cina, India e Thailandia. Si tratta di una prospettiva interessante ma si ritiene possano dispiegare i primi e significativi effetti nel lungo periodo. La realizzazione del primo impianto italiano per la produzione di bioetanolo di seconda generazione dovrebbe, a regime, produrre 40.0001 di biocarburante, quantità oggettivamente trascurabile anche se utile. Per quanto riguarda lo sviluppo della mobilità con le auto elettriche, esiste unbggettiva difficoltà a stimare quanta parte dell'energia elettrica da fonti rinnovabili possa essere ascrivibile al consumo per questo settore, quindi ogni stima parrebbe azzardata. Evoluzione possibile Una vera novità è rappresentata dallo sviluppo del biometano (biogas depurato dalla CO 2 ) soprattutto - ma non esclusivamente - se destinato all'autotrazione. Le ragioni sono chiare e inequivocabili: è il vero biocarburante tricolore, realizzato non da olio di palma della Malesia, ma da matrici provenienti da sottoprodotti aziendali o da colture di integrazione. Il sostegno al biometano utilizzato nell'autotrazione non costerà un euro in più ai consumatori italiani perché in larga parte andrà a sostituire biocarburanti realizzati con matrici d'importazione. Abbiamo una condizione unica: siamo il primo Paese europeo per numero di veicoli alimentati a metano, che possono "passare" al biometano senza alcuna modifica o integrazione. Naturalmente tutto ciò è condizionato dall'approvazione del decreto attuativo (atteso da 26 mesi e previsto ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 86
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 30 (diffusione:18000) nel Dlgs 28/11) che dovrà definire i criteri di incentivazione del biometano. Registri e blocco alla crescita Alla produzione di energia elettrica da biomasse concorrono tre specifici segmenti del settore: bioliquidi, biomasse solide e biogas. Gli elementi che influiranno sui futuri sviluppi dell'energia elettrica da biomasse sono numerosi e vanno analizzati in modo distinto per categorie. I riferimenti dei dati sui megawatt installati sono desunti dal secondo bollettino 2012 pubblicato dal GSE e riferiti a quelli qualificati IAFR (vedi fig. 1). Per i bioliquidi è necessario considerare che i 1.015 MW attualmente installati sono stati in larga parte realizzati tra il 2009 e l'inizio del 2011. In quel periodo gli oli vegetali, di cui in larghissima parte si alimentano questi impianti, avevano un costo sul mercato internazionale molto più basso di quello attuale. Ci riferiamo per esempio all'olio di palma proveniente dal Sud-Est asiatico che nei periodi migliori era quotato attorno a 500-600 /t rispetto agli attuali 800-900 /t. La legislazione più recente ha ridefinito tariffe elettriche attribuendo un vantaggio per gli oli tracciati e certificati di provenienza europea, che hanno però un prezzo su mercato superiore ai 1.000 /t. Inoltre la tariffa incentivante, introdotta con il DM 6 luglio 2012, è stata ridimensionata al punto da rendere impraticabile un investimento in questo settore. I criteri di sostenibilità dei bioliquidi preannunciati dalla Commissione europea e attualmente in corso di definizione sono un ulteriore elemento da considerare circa le prospettive future. In conclusione, dati questi elementi, le previsioni al 2030 per gli impianti alimentati a bioliquidi non fanno intravedere ulteriori sviluppi, quanto piuttosto una contrazione. Per gli impianti alimentati a biomasse solide si rende necessaria un'analisi differenziata tra i grandi impianti (> 1 MWe) e quelli piccoli e medi. Nel primo caso vi sono una serie di condizioni non favorevoli che non fanno prevedere significativi progressi al 2030. Per esempio il meccanismo delle aste a ribasso per i certificati verdi (oltre 5 MWe), le tariffe incentivanti più ridotte per queste taglie (da 1 a 5 MWe), il sistema di registri e il contingentamento delle potenze installabili. Per la seconda tipologia e in particolare per gli impianti fino a 300 kw vi sono attualmente condizioni più favorevoli sia per la tariffa incentivante decisamente più vantaggiosa, sia per le procedure che escludono dalla modalità dei registri gli impianti inferiori ai 200 kw. Elementi che, se confermati anche nel prossimo futuro, fanno presuppore una possibilità di sviluppo. Va altresì tenuto conto dell'evoluzione della mini cogenerazione a biomasse solide, che potrà avere interessanti sviluppi anche sul fronte della trigenerazione. Infine, una traiettoria del tutto simile è ipotizzabile per il settore del biogas agrozootecnico per analoghe considerazioni. Le possibilità di ulteriore sviluppo, rispetto ai 770 MW attualmente installati, sono riposte nella crescita dei piccoli/medi impianti (fino a 600 kw), a condizione che per questa tipologia sia rivisto il sistema di registri e delle quote installabili, oltre alla necessità di dare certezza di contingenti installabili per il futuro, attualmente limitati al 2015. Prima ancora del valore e dell'importanza dal punto di vista energetico questa è una scelta di politica agraria. L'opzione del biogas può significare per alcune aziende agricole la possibilità di poter continuare a produrre carne, latte, formaggio con qualità e soddisfazione economica. Significa non chiudere le stalle di bovini, suini e avicoli e dare prospettive ai giovani agricoltori. Termica da biomasse Questo settore presenta oggettive condizioni per una crescita nel prossimo futuro. L'articolazione di questo comparto è uno degli elementi che depongono positivamente per il suo ulteriore sviluppo, infatti possiamo distinguere: il settore degli apparecchi domestici a biomasse alimentati a legna e pellet e più precisamente stufe a legna, stufe a pellet, termocamini; caldaie a legna, cippato, pellet di piccola e media taglia; impianti a biomasse applicate alle reti di teleriscaldamento. I progressi della tecnologia applicata in tutti questi ambiti negli ultimi dieci anni hanno consentito di raggiungere ottimi livelli di efficienza nel rendimento (in alcuni casi anche superiori al 90%) e notevoli risultati nella riduzione delle emissioni, in particolare del particolato primario. Apparecchi e impianti realizzati e certificati secondo gli standard qualitativi europei già oggi presentano livelli di emissione ben inferiore ai limiti previsti dalla legislazione nazionale e in molti casi inferiori anche alle più restrittive norme dei Paesi nord europei. Circa le stime al 2030 dell'energia termica prodotta, è necessario in premessa dare evidenza della mancanza di un quadro ufficiale di rilevazione dei dati. Secondo il PAN (Piano dazione Nazionale per le fonti di energia rinnovabile), i consumi di termica da biomasse al 2008 erano pari a 1.875 ktep (migliaia di tonnellate equivalenti di petrolio), dato che risulta oggettivamente sottostimato. Un'analisi svola da AIEL nel 2011 ha ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 87
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 30 (diffusione:18000) calcolato che la somma tra consumi domestici convenzionali, reti e minireti di teleriscaldamento dovrebbe superare i 6.400 ktep, ben più di tre volte, e superiore anche ai 5.760 ktep previsti dallo stesso piano nazionale al 2020! Quasi certamente il dato relativo ai consumi domestici di biomasse legnose nel piano nazionale era decisamente carente. In termini di prospettiva, le misure recentemente avviate - se confermate nel tempo, quali il conto termico per apparecchi e impianti fino a 1.000 kw, la prosecuzione del meccanismo dei certificati bianchi e l'annunciata conferma, sia pure transitoria, delle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni e l'efficienza energetica - dovrebbero dare frutti positivi. Le valutazioni che danno sostanza alle previsioni di ulteriore crescita sono affidate alla necessità di introdurre nuove politiche per promuovere lo sviluppo della produzione di biomasse legnose e tra queste: avviare politiche per lo sviluppo della gestione forestale sostenibile del patrimonio boschivo nazionale (36% della superficie complessiva del nostro Paese). La superficie dei nostri boschi annualmente sottoposta a utilizzazione è ufficialmente inferiore al 2%, dalla quale viene prelevato il 20% dell'incremento legnoso contro una media europea del 65%; migliorare l'efficienza e ridurre i costi delle utilizzazioni forestali, realizzare nuova viabilità forestale, promuovere la professionalità delle imprese boschive; aggiornare e semplificale la legislazione forestale superando l'antica concezione conservazionista, per affermare un nuovo approccio che coniughi la tutela con la gestione attiva e la manutenzione del territorio; organizzare moderni cantieri e piattaforme di raccolta delle biomasse forestali e delle potature delle colture arboree (queste ultime stimate con un potenziale di 2,7 milioni t di sostanza secca). Con queste premesse il sistema delle biomasse termiche potrebbe puntare a raggiungere al 2030 un obiettivo tra 9 e 11 Mtep. Dagli elementi fin qui evidenziati emerge un quadro molto differenziato e tutt'altro che omogeneo. Il settore delle biomasse non si presta a facili semplificazioni. È necessario evitare rappresentazioni del tutto teoriche ma piuttosto individuare i limiti che possono influire nel processo di crescita ovvero le condizioni per realizzare nuovi e promettenti obiettivi nella produzione di energia rinnovabile dalle biomasse. I problemi non sono di tipo tecnologico perché le imprese hanno dimostrato di essere all'altezza di raccogliere la sfida dell'innovazione, pur restando fondamentale un crescente impegno nella ricerca applicata. È necessario un quadro legislativo stabile che dia certezza, orientato da obiettivi chiari e misurabili, procedure e assetti autorizzativi semplici ma allo stesso tempo selettivi. La fortissima relazione tra le biomasse energetiche e il contesto territoriale, ambientale e produttivo e in particolare quello agricolo e forestale, impone che il generico concetto di sostenibilità sia sostanziato da precise scelte nei modelli da promuovere, intesi come esempi che esprimono concretamente lo sviluppo sostenibile e la crescita economica del Paese. Non è sufficiente definire obiettivi quantitativi quindi, in questo caso, è ancor più indispensabile indicare obiettivi qualitativi da raggiungere. Presidente AIELBiogas 2012 dati GSE prev. PAN al 2020 ipotesi al 2030 Bioliquidi Biomasse solide Fonte: GSE + PAN+elab Al EL QUADRO DELLEVOLUZIONE DEGLI IMPIANTI DI PRODUZIONE ENERGIA ELETTRICA ALIMENTATI A BIOMASSE. ESPRESSI IN MW ELETTRICI INSTALLATI 0 INSTALLABILI QUADRO DELLEVOLUZIONE DEI BIOCARBURANTI 10.0 8.1 7.9 0.6 0.5 2010 2020 2025 Anno 25,5 25,1 benzina, inclusi biocarburanti (M/t) gasolio, inclusi biocarburanti (M/t) 25.3 Etanolo e bio-etbe (M/t) 0.24 Fonte: Assocostieri - elab. Aiel Carburanti fossili + biocarburanti Biocarburanti (escluso il biometano) ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 88
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 33 (diffusione:18000) PROSPETTIVE IL VENTO AL 2030 L' EOLICO HA DELLE OTTIME POSSIBILITÀ DI CRESCITA, MA IN ITALIA È FRENATO DA UN QUADRO NORMATIVO COMPLESSO SIMONE TOGNI* E stato pubblicato il testo finale della SEN,Strategia Energetica Nazionale che definisce le linee programmatiche, dello sviluppo del settore dell'energia per i prossimi anni. Tale documento, che il nuovo Governo comunque ha già dichiarato di voler rivedere, individua obiettivi per quanto riguarda le rinnovabili oltre le scadenza al 2020. Allo stato attuale, fortunatamente, tali obiettivi probabilmente saranno raggiunti dal nostro Paese tenuto conto, da una parte, dell'incremento costante e previsto di alcune tecnologie (eolico e biomasse in primis) e, dall'altra, della brusca crescita del fotovoltaico degli ultimi due anni dovuta anche ai significativi incentivi riconosciuti (6,7 miliardi all'anno nella componente A3 della bolletta elettrica). La quota di energia prevista, come detto, risulta quindi "alterata" da questa repentina crescita di produzione fotovoltaica, basti pensare che lo scostamento sui valori previsti dal PAN, riguardo la potenza installata, ha raggiunto nell'ultimo anno un valore pari al 3.500%. Dando quindi per assodato il raggiungimento della fatidica quota del 26% di produzione elettrica da rinnovabili sui consumi previsti, si è ragionato su possibili ulteriori obiettivi, quantificandoli in una quota variabile tra il 34% e il 38% sui consumi, pari a circa 120-130 TWh. Il punto fondamentale da cui partire, e che viene ripetutamente sottolineato all'interno del documento, è l'ottimizzazione e razionalizzazione degli incentivi previsti, privilegiando tutte le fonti più virtuose, ovvero quelle che hanno raggiunto una certa maturità a livello tecnologico e che prevedono un'incidenza sostanziale sull'industria nazionale, con risvolti a livello economico occupazionale. Tutto ciò sottolineato dalla circostanza che possano comunque in futuro essere accompagnate gradualmente verso la completa autonomia raggiungendo la totale competitivita. Tale dinamica di base va poi ponderata sui trend di crescita previsti dal Piano di Azione Nazionale (PAN), in modo tale da definire le priorità di crescita settore per settore, concentrandosi su quelle tecnologie che possono ragionevolmente raggiungere, nel breve periodo, un livello di efficienza economica sufficiente a raggiungere la competitivita economica del chilowattora prodotto. Analizzando i dati riportati all'interno del documento si evince come due delle tecnologie che risultano maggiormente vantaggiose da un punto di vista di ricadute sull'industria nazionale, idroelettrico e geotermico, sono quelle che risultano avere un tasso di crescita al 2020 meno significativo, -0,2% per l'idro e 15% per il geotermico. Ciò è dettato dalla circostanza che la completa maturità della tecnologia si è accompagnata allo sfruttamento quasi totale di tali fonti, lasciando poco spazio per un'ulteriore significativa crescita. Le altre due tecnologie esaminate, eolico e biomasse, presentano grosso modo un analogo profilo tra loro; se da una parte le biomasse rappresentano una fonte con un più elevato tasso di ripercussione sull'industria italiana (80% contro 70%), dall'altra l'eolico dimostra di avere ancora un potenziale significativo sul territorio (95% contro l'80% delle biomasse) e di conseguenza ancora un potenziale tecnologico di crescita, come specificato nel PAN. Il dato viene confermato dalla valutazione sui trend di crescita stimati delle rinnovabili fino al 2035 su scala mondiale; tale proiezione, in termini economici, prevede che gli investimenti nel settore eolico siano indubbiamente quelli più elevati tra tutte le rinnovabili, pari a 2.100 miliardi di dollari sui 6.000 complessivi, di cui il 28% nell'unione Europea. Le considerazioni esposte avvalorano le stime effettuate dall'anev sul potenziale al 2030 per il settore eolico, che individuano in oltre 20.000 MW la quota di potenza complessiva, ripartita tra piccoli impianti, grande eolico e offshore. Al riguardo è stato effettuato un sostanziale abbattimento delle stime precedenti in virtù della necessità di rispettare annualmente il contingente disponibile per tutte le categorie considerate e principalmente a causa dei nuovi livelli di incentivazione che allo stato attuale non rendono più appetibili gli investimenti nel settore. Aste in crisi Eloquente è la circostanza del non raggiungimento dello scaglione previsto per la prima procedura d'asta. Per quanto riguarda l'eolico (considerando gli impianti con potenza maggiore di 60 kw) si prevede che al 2030 la ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 89
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 33 (diffusione:18000) quota di installato potrà toccare il valore di circa 16.500 MW, con una quota annuale di potenza installata intorno ai 500/600 MW, con un trend in crescita fino al 2020 e in leggera discesa negli anni successivi, per via della progressiva saturazione dei siti maggiormente produttivi. Seppur non comporti modifiche in termini di potenza installata, ma solo in termini di tipologia di impianti e di energia elettrica prodotta, si deve comunque considerare ciò che i potenziamenti degli impianti comporteranno. Infatti in virtù dell'ottimizzazione della produzione, i vecchi impianti oggetto di rifacimento ragionevolmente verranno sostituiti da turbine di nuova generazione, garantendo più efficienza e minor numero di turbine a parità di potenza complessiva. È infatti possibile considerare che, almeno per una quota parte degli impianti che finiranno il periodo di incentivazione, gli operatori optino per una nuova procedura autorizzativa, che negli anni si può prevedere possa essere facilitata in virtù della minimizzazione degli impatti ambientali, che preveda la sostituzione delle turbine installate, caratterizzate da tecnologia obsoleta, con altre di potenza superiore e maggiormente performanti. Per quanto riguarda l'offshore è possibile ipotizzare invece una quota complessiva di installato al 2030 tra 3.000 e 5.000 MW, considerando un primo scaglione di circa 200 MW installati a ridosso del 2020 e la quota rimanente nel decennio successivo, in cui presumibilmente la tecnologia sarà matura per installazioni in situazioni particolarmente complesse come quelle presenti nei nostri mari e le amministrazioni presumibilmente più pronte per questa tipologia di installazioni. Una quota di circa 60 MW, invece, sarà ascrivibile a impianti con potenza inferiore ai 60 kw, la tipologia che a oggi non rientra negli scaglioni annuali previsti dalla normativa, per cui si prevede un tasso di crescita abbastanza costante negli anni e comunque nell'ordine dei 5 MW/anno. A queste previsioni corrisponderebbe una quota annua di energia elettrica prodotta pari a circa 30 TWh. Va comunque considerato come la situazione attuale nel mondo delle rinnovabili contenga criticità. Per l'eolico le risultanze scaturite dagli esiti delle procedure d'asta e di iscrizione ai registri dimostrano come ci siano evidenti problematiche che hanno comportato una distorsione sostanziale nei meccanismi. Il mancato raggiungimento del contingente per i grandi impianti ha infatti avuto come contraltare la saturazione per i prossimi due anni del Registro dei piccoli impianti e un deciso incremento di installazioni con potenza inferiore o pari a 60 kw. Le previsioni riportate delineano un quadro di crescita che allo stato attuale sarà molto complesso attuare ma che potrebbe ricevere un ulteriore slancio in virtù dell'applicazione di alcune misure che si ritengono indispensabili per la sopravvivenza del settore delle rinnovabili in Italia e soprattutto dell'eolico. Semplificazione amministrativa, eliminazione delle tortuose farraginosità delle autorizzazioni e, perché no, valutazione di nuovi meccanismi di incentivazione potrebbero e dovrebbero essere la base di partenza per un rilancio serio ed efficiente del sistema nel suo complesso. Sarebbe opportuno al riguardo valutare per esempio se e in che modo lo spostamento dell'incentivo dalla produzione elettrica al capitale per gli impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile, in aggiunta a meccanismi fiscali, possa comportare un significativo risparmio per il sistema. Infatti individuando un mix di sgravi fiscali, incentivi in conto capitale aggiudicati sempre tramite aste competitive, project bond e fondi ad hoc, magari anche con meccanismi rotativi, si potrebbe raggiungere il medesimo obiettivo attualmente individuato, con un'efficienza molto superiore, e rilanciare l'economia e la crescita in un settore strategico. I Presidente ANEV ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 90
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 70 (diffusione:18000) ESPERIENZE Lefficienza della. comunità LA LEAF COMMUNITY DI LOCCIONI È UN PUNTO DI PARTENZA, MOLTO AVANZATO, PER L'EFFICIENZA ENERGETICA ALESSANDRO CODEGONI Se la rivoluzione delle rinnovabili vorrà dimostrare di non essere solo un sogno utopistico dovrà dimostrare di poter soddisfare le esigenze non tanto delle case o dei trasporti, quanto dell'industria, o dei trasporti, quanto dell'industria, i cui consumi sono spesso pari a quelli di migliaia di famiglie per impianto e molto più continui nel tempo. Nel mondo si iniziano a vedere alcuni tentativi iniziali, come per esempio quello della Volkswagen, che accanto al suo nuovo stabilimento in Tennessee ha costruito un impianto fotovoltaico da 10 MW. Ma anche quello produrrà solo il 12% dell'energia necessaria alla fabbrica in piena attività e, naturalmente, solo quando c'è il Sole. Per trovare un tentativo per alimentare un'intera attività industriale con energia rinnovabile prodotta localmente, non c'è bisogno però di andare troppo lontano: basta recarsi a Rosora, fra Fabriano e Ancona, dove dal 2008 la Loccioni, una società che crea soluzioni per le misure e per il miglioramento di processi e prodotti industriali, ha intrapreso una strada del tutto originale per la sostenibilità, chiamata Leaf Community. «Fin da quando, nel 1968, ho cominciato a lavorare a diciannove anni come elettricista», spiega il fondatore, Enrico Loccioni, «impiantando pompe per l'acqua corrente in fattorie dove non si era mai vista, ho sempre cercato di risolvere i problemi, che spesso lo stesso cliente non sapeva di avere, con il meglio che la tecnologia avesse da offrire». Da allora Loccioni di strada ne ha fatta tanta: la sua azienda è diventata uno dei leader mondiali nella consulenza industriale ad alta tecnologia, con 350 dipendenti che lavorano per i colossi dell'automobile, dell'energia, del biomedicale e degli elettrodomestici, fatturando 60 milioni annui in 40 Paesi diversi e continuando ad assumere, pur nella crisi che attanaglia l'europa. Dalla Loccioni, per esempio, è uscito Apotecke, un robot che mescola le sostanze tossiche che formano i farmaci oncologici, evitando rischi al personale sanitario ed errori nella formulazione delle terapie personalizzate, che decine di ospedali di tutto il mondo stanno adottando. Il modello di relazioni industriali instaurato alla Loccioni - basato su responsabilizzazione e autonomia concessa ai lavoratori del gruppo (33 anni di età media, quasi la metà laureati) nel cercare occasioni di lavoro e risolvere i problemi dei clienti, sul forte investimento nella ricerca (5% del fatturato) e sul radicamento nel territorio, con centinaia di studenti che vengono a fare stage e ricevono borse di studio dall'azienda, costruzione di opere pubbliche, la creazione di una rete di fornitori locali e la promozione di decine di start up di ex dipendenti (che invece di essere ostacolati, vengono aiutati tramite offerta sia di servizi che di commesse, da parte dell'azienda madre) - è stato studiato in varie Università, ha vinto i premi Ernst&Young "Quality of Life" e il "Best Work Places of Italy" facendo parlare, con le debite proporzioni, di "nuovo modello Olivetti". Un modello, però, aggiornato al XXI secolo con l'aggiunta del concetto di sostenibilità ambientale. «Ma non ho inventato nulla», dice Enrico Loccioni, «ho sempre solo cercato di applicare all'impresa i valori - come la solidarietà, la condivisione e il legame con il territorio - tipici del mondo agricolo da cui provengo. Anche per la Leaf Community mi sono ispirato ai valori contadini della parsimonia e dell'uso intelligente delle risorse locali, per tentare di risolvere i problemi di impatto ambientale dell'industria, e migliorando nel frattempo anche la qualità della vita della comunità che l'industria ospita». Tecnologie per l'efficienza L'intuizione della necessità di ripensare a soluzioni tecnologiche per ottimizzare i consumi energetici nelle industrie, alla Loccioni è venuta già negli anni Novanta ed è stata applicata prima di tutto nella stessa sede dell'azienda. La climatizzazione degli ambienti è affidata a pompe di calore, le lampade si spengono automaticamente quando stanze e corridoi sono vuoti, mentre l'illuminazione dei grandi capannoni arriva da tubi che convogliano la luce solare dall'esterno all'interno, e che si integrano elettronicamente con le lampade a led, mantenendo costante la luminosità: più luce solare è presente e automaticamente più debole diventa quella artificiale. Touch screen sulle pareti consentono di sorvegliare e variare a volontà temperature e livelli di luminosità degli ambienti. Dopo queste prime esperienze di risparmio ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 91
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 70 (diffusione:18000) e aumento dell'efficienza nell'uso dell'energia, dal 2008 Loccioni compie un ulteriore salto di qualità, investendo nel progetto Leaf Community (Leaf come foglia, cioè un organismo che riceve tutta l'energia che gli serve da sole, aria e suolo, ma anche acronimo di Life Energy and Future), il cui primo tassello è la Leaf House, una foresteria di sei appartamenti, che ospita dipendenti dell'azienda che abitano troppo lontano per fare i pendolari, dove illuminazione, elettrodomestici e climatizzazione funzionano a energia solare (19,5 kw di fotovoltaico, più pannelli termici per l'acqua calda), mentre una selva di sensori tiene d'occhio ogni fattore di produzione e consumo (all'inizio e erano anche webeam per vedere cosa facessero gli ospiti, ma dopo le loro proteste sono state rimosse). Poi sono arrivati la Leaf School, un edificio scolastico pubblico alimentato da 39 kw di pannelli solari, e gli impianti di Leaf Energy, che producono il surplus di energia per coprire i consumi dell'azienda: 980 kw fotovoltaici (con pannelli della marchigiana Brandoni, che hanno prodotto 1.306 MWh nel 2012, con un fattore di capacità di oltre 1.400 ore) sul fianco di una collina, altri impianti solari più piccoli montati sui tetti dei due capannoni e infine un impianto idroelettrico ad acqua corrente da 36 kw. Quest'ultimo, installato in un canale, con due coclee, di cui una, smontabile, progettata alla Loccioni, produce 170 MWh l'anno, con un fattore di capacità di oltre 4.700 ore. In totale la produzione del 2012, 1.840 MWh, è stata di molto superiore a quanto il gruppo Loccioni abbia consumato, 1.430 MWh, ma il 78% di questa energia, ceduta alla rete con il meccanismo del Ritiro Dedicato, non è stata destinata direttamente all'autoconsumo. Tutto il sistema energetico della Loccioni viene supervisionato dalla Leaf Farm, una fattoria restaurata dove lavora un gruppo di ricercatori che studia sensori e sistemi di controllo remoto, in grado di monitorare e regolare i flussi energetici fra rete Enel, produzione autonoma e consumi, in una sorta di smart grid ante litteram, autocostruita. Il loro primo prodotto è stato il Leaf Meter, un computer da parete con touch screen che, tramite una rete di sensori, raccoglie tutte le informazioni energetiche di un edificio e consente di controllare i consumi in tempo reale e di intervenire in remoto su luci, elettrodomestici e climatizzazione. In realtà mancherebbe ancora un tassello alla Leaf Community, ed è quello della Leaf Mobility, cioè l'uso di motoveicoli e autoveicoli elettrici aziendali, in grado di rifornirsi direttamente con l'energia autoprodotta, fornendo anche una valvola di sfogo ai momenti di sovrapproduzione. In attesa che apparissero sul mercato modelli utilizzabili a questo scopo, alla Loccioni per ora hanno usato solo pochi scooter e muletti elettrici. Ma ora che i modelli cominciano a esserci, l'azienda ha contattato i concessionari italiani delle case automobilistiche che producono veicoli elettrici, per valutare come una flotta di nuove auto a batteria potrebbe integrarsi nel sistema (la Leaf della Nissan sarebbe la più adatta, se non altro per motivi di assonanza nominativa...). Il "work in progress" della Leaf Community viene visitato ogni anno da 8.000 persone da tutto il mondo, curiosi, ricercatori, giornalisti, studenti, concorrenti e, naturalmente, possibili clienti, rappresentando così non solo la messa in pratica dei valori contadini professati dal fondatore, ma anche un astuto (in fondo anche l'astuzia è una caratteristica contadina...) investimento in promozione, uno showroom di molte delle soluzioni tecnologiche offerte dalla Loccioni e una fonte di valore aggiunto ambientale, che da ulteriore prestigio all'azienda. Punto di partenza Ma questo, per Enrico Loccioni, è solo l'aperitivo: «Con quello che abbiamo fatto finora, nel 2012 siamo riusciti a coprire direttamente con quanto abbiamo prodotto solo il 22% dei consumi aziendali, immettendo il resto della produzione elettrica in rete. Questo dipende dal fatto che usiamo come fonti acqua corrente e sole che, non essendo programmabili, non ci consentono di produrre tutto quello che ci serve, nel momento in cui ci serve. Abbiamo così picchi di consumo che siamo costretti a inviare alla rete e momenti di carenza in cui l'energia autoprodotta è insufficiente per cui occorre compensare con l'acquisto di costosa elettricità esterna. Dobbiamo andare oltre». Così ora Loccioni, per gestire meglio le produzioni non programmabili delle fonti rinnovabili, si è associata con Samsung ed Enel per la prova e commercializzazione di sistemi di accumulo elettrico massivo, cominciando con installarne due basati su batterie al litio da 5,5 kwh l'una, alla Leaf House, portando così l'utilizzo diretto dell'energia solare autoprodotta nella casa all'80%. In seguito arriverà un gruppo di batterie al litio, grande come un container, da 250 kwh di capacità, per gli usi industriali. Ma non basta ancora: «Con un accordo con Comune, Provincia e Regione», spiega Loccioni, «abbiamo ripulito e rimesso nel letto originale, a nostre spese, i due chilometri ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 92
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 70 (diffusione:18000) del corso del fiume Esino più vicini ai nostri impianti, abbandonati a loro stessi da decenni. Gli enti pubblici potranno ora costruire una pista ciclabile, giardini e zone balneari lungo gli argini, riconsegnando il fiume alla popolazione e creando posti di lavoro. E noi, oltre a rendere più sicura dalle alluvioni la nostra azienda, abbiamo potuto realizzare lungo il fiume altre due centrali idroelettriche ad acqua corrente, una, già in funzione da fine 2012, da 49 kw, e una seconda, ancora in costruzione, da 36 kw, mentre, con il materiale vegetale recuperato durante la pulizia e quello che verrà dalla manutenzione nei prossimi anni, potremo alimentare una centrale a biomasse che realizzeremo presso la Leaf Farm, così da fornire ulteriore calore ed elettricità, questa volta programmabili, per i nostri consumi. Quanto risparmieremo in metano, finirà in un fondo destinato a mantenere il territorio lungo il fiume pulito e in ordine». Le centrali lungo l'esino intercettano una minima parte della portata del fiume, fornendo un'energia molto economica e continua (anche se con variazioni stagionali), a impatto ambientale quasi nullo. È una soluzione che, nel territorio italiano ricco di acque e di dislivelli, potrebbe essere imitata - magari accoppiandola al recupero di tratti fluviali degradati - da molte altre aziende. Ma ancora non è finita. Entro il 2015, sul tetto dell'edificio della nuova sede della Loccioni (progetto di due esperti di sostenibilità ambientale in edilizia, Thomas Herzog e Federico Butera) in costruzione al di là del fiume, il cosiddetto 4 Polo, verrà installato un nuovo impianto fotovoltaico da 250 kw, questa volta senza nemmeno contare su incentivi pubblici (che per allora saranno da tempo superati), dimostrando come questa fonte energetica sia ormai appetibile alle aziende per i soli risparmi energetici che consente. Tutta questa energia da sole, biomassa e acqua, coadiuvata dagli accumuli, porterà la quota dei consumi aziendali di elettricità e calore, coperti direttamente dall'autoproduzione, al 60% entro la fine del 2015, mentre il 4 Polo connesso da una rete locale al resto della Leaf Community e zeppo di tecnologie per l'accumulo, il controllo climatico e dell'illuminazione - diventerà il primo edificio industriale in Italia, e forse nel mondo, a essere alimentato completamente da un mix di energie rinnovabili, sostenibili e, soprattutto, a chilometri zero. POTENZA E PRODUZIONE DEI VARI IMPIANTI DI LEAF ENERGY ESISTENTI 38 36 49 170 51 127 161 1.306 25 TIPO l IMPIANTO Fotovoltaico POTENZA [kwp] 115 148 920 19.5 Fotovoltaico Fotovoltaico Fotovoltaico Fotovoltaico micro idroelettrico micro idroelettrico PRODUZIONE 2012 [MWh] Leaf Roof Moie LeafRoof Angeli Leaf Park Leaf House Leaf Education (scuola elementare) Leaf Water 1 Leaf Water 4 Attivo da dicembre 2012 Foto: Enrico Loccioni davanti alla prima centrale idroelettrica della Leaf Community ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 93
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 73 (diffusione:18000) TERRITORI NON NEL MIO TUBO IL BIOGAS BEN REALIZZATO È UN'OPPORTUNITÀ FONDAMENTALE PER LO SVILUPPO DEL TERRITORIO BEPPE CROCE* < manca il testo del pdf> sono sorti comitati e recentemente si è creato in Umbria anche un coordinamento nazionale contro il biogas, Terre Nostre, molto attivo tramite vari blog, si veda per esempio sgonfiailbiogas.blogspot.com. Questi blog ospitano documenti di medici, docenti e ricercatori universitari, la cui competenza sui processi di digestione anaerobica e sui suoi risvolti sanitari è piuttosto discutibile - testimoniata dall'assenza in genere di pubblicazioni scientifiche dei suoi promotori sul tema -, ma che per il fatto di presentarsi in veste accademica attribuiscono autorevolezza alle tesi di opposizione radicale. È un fenomeno che sta condizionando le scelte di molti amministratori regionali e locali che, un po' per ignoranza un po' per pavidità, adottano politiche dello struzzo nei confronti delle rinnovabili. Caso esemplare sono le Linee Guida della Regione Marche, che hanno reso pressoché impossibile lo sviluppo di impianti a biogas su gran parte del territorio regionale. Sarebbe sbrigativo liquidare il fenomeno dei comitati con la classica sindrome Nimby degli italiani. Gioca anche questo fattore, ma l'opposizione in parecchi casi è stata alimentata da due ragioni più serie. Innanzitutto, diversi progetti e impianti realizzati negli ultimi anni sono purtroppo 'cattivi' impianti. Impianti privi di adeguate strutture di stoccaggio delle materie prime, per cui fonti di odori sgradevoli, impianti alimentati con materiali di svariata e dubbia provenienza, impianti che disperdono gran parte dell'energia termica prodotta o ancora digestati sparsi tal quali sui campi senza il rispetto delle buone pratiche agronomiche. Inoltre, questi impianti spesso sono stati calati in un contesto territoriale senza il minimo coinvolgimento della comunità locale, molte volte gestiti da imprenditori esterni che si sono limitati a prendere in affitto terreni agricoli. Questo sviluppo distorto è stato in buona parte favorito dal meccanismo di incentivi che era in vigore sino alla fine del 2012. La tariffa piuttosto elevata di 28 c /kwh concessa a tutti gli impianti al di sotto di 1 MW - indipendentemente dal tipo di materie prime utilizzate e per la sola produzione di energia elettrica - ha scatenato in tutta Italia, qualsiasi fossero le risorse disponibili sul territorio, la presentazione di progetti da 999 kw alimentati 100% a silomais o insilati di altri cereali. Il rendimento in energia per ettaro del mais (20-26 MWhyha) consentiva infatti con quella tariffa ricavi lordi annui che nessun seminativo per usi alimentari oggi può consentire. Mais in Maremma, mais sulle colline marchigiane, mais nella piana del Sarno. Questa rincorsa al mais ha generato due effetti negativi: l'occupazione delle terre irrigue migliori e la lievitazione eccessiva dei canoni di affitto dei terreni agricoli, come di fatto è avvenuto in Emilia, Lombardia e Veneto. È indubbio che quella tariffa ha consentito all'italia di compiere un balzo enorme in tre anni, testimoniato non solo dai 994 impianti esistenti a fine 2012 (dati Centro ricerche produzioni animali - CRPA) per una potenza installata di 750 MW, ma anche dallo sviluppo di una tecnologia nazionale che oggi è in grado di esportare nella stessa Germania. Tuttavia se quella tariffa, come molti di noi chiedevano, fosse stata modulata sul modello tedesco anziché data a tutti indistintamente, lo sviluppo certamente sarebbe avvenuto in forme più equilibrate. Oggi, 2013, all'opposto abbiamo un sistema tariffario modulato, ma talmente vincolante nelle taglie dimensionali, nei criteri per accedere ai premi e nel tipo di materie prime utilizzabili, che il risultato è il blocco degli investimenti nel biogas. L'opportunità del biogas Legambiente, che ha sempre ritenuto una priorità strategica lo sviluppo delle rinnovabili nel nostro Paese, non poteva rimanere estranea all'aspro confronto che si è aperto in numerosi territori italiani. Dopo una lunga discussione interna che ha coinvolto l'assemblea nazionale e il comitato scientifico, abbiamo varato un documento sul biogas, indicando quelli che a nostro parere sono i "Criteri per una produzione sostenibile". Lo abbiamo presentato la prima volta l'aprile scorso in Umbria, epicentro della contestazione al biogas, confrontandoci con agricoltori, amministratori e comitati, e lo stiamo presentando in vari contesti diciamo 'problematici! Partiamo da una premessa fondamentale: il biogas è un'opportunità straordinaria per il nostro Paese, per almeno tre motivi. ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 94
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 73 (diffusione:18000) Innanzitutto, il biogas può dare un contributo fondamentale all'uscita dell'italia dal fossile e nell'immediato alla riduzione dell'utilizzo di fonti fossili, in quanto è una fonte rinnovabile non intermittente - come del resto le biomasse solide e liquide -, che può produrre elettricità giorno e notte per tutto l'anno. Il biogas, oltre ad aiutarci nel raggiungimento del 17% di energia da rinnovabili al 2020, è l'unica fonte che può consentire all'italia quantomeno di avvicinarsi all'altro obiettivo fissato dall'unione Europea al 2020, ossia il 10% sul consumo energetico finale nel settore dei trasporti. Le tecnologie di depurazione del biogas, ormai consolidate, consentirebbero infatti un'ampia produzione di metano di origine biologica in un Paese dotato della più estesa rete europea di gasdotti e di parco autoveicoli a metano. Secondo motivo: il biogas, se ben fatto, rappresenta una grande opportunità per l'agricoltura e per l'ambiente, in quanto concorre all'integrazione del reddito agricolo e alla valorizzazione di sottoprodotti che altrimenti vanno trattati come rifiuti, spesso fonte di inquinamento: deiezioni animali, sansa di olive, pastazzo d'arance, bucce di pomodoro, per fare alcuni esempi. Il terzo motivo riguarda il rilancio in Italia di politiche organiche per lo sviluppo della produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili, consolidando un modello di produzione distribuita. Il biogas, e più in generale le agroenergie, sono una fonte energetica indissolubilmente legata alle economie agricole locali e ai contesti territoriali. Di conseguenza, il loro sviluppo corretto non può che essere altamente decentrato. Per questo motivo è meglio distinguere tra impianti di biogas industriale, alimentati per esempio dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani (Forsu) o da scarti agroindustriali, che possono avere grandi dimensioni ed è bene siano situati in aree industriali attrezzate, e impianti di biogas agricolo, che è bene stiano nell'azienda agricola, di piccola taglia e gestiti da agricoltori. Tre criteri sono fondamentali per un buon biogas a servizio del territorio: il tipo e l'origine delle materie prime. È opportuno che derivino principalmente dal fondo di proprietà del gèstore e che la loro produzione sia fatta in integrazione e non in sostituzione della produzione alimentare. In generale è corretto privilegiare l'uso di sottoprodotti aziendali, ma anche le colture dedicate (penalizzate dall'attuale sistema di incentivi) possono dare un contributo virtuoso, senza necessariamente togliere spazio alla produzione di cibo. Teniamo presente che nell'ultimo ventennio in Italia sono stati abbandonati 2,3 milioni di ettari di terre coltivabili secondo i dati Istat. Un terzo circa di questi terreni è stato cementificato e quindi irreversibilmente perso, ma una parte sarebbe tuttora coltivabile. Il problema non è 'quanto' ma 'quali) 'come' e 'dove' fare colture dedicate. Oltre al mais, esistono molte altre colture idonee alla digestione anaerobica per esempio cereali minori, trifoglio, erba medica, sulla - che possono essere coltivate in avvicendamento con produzioni alimentari, favorendo in tal caso l'incremento di sostanza organica nel suolo, a beneficio delle stesse colture alimentari, l'aumento di biodiversità e al tempo stesso migliorando la ritenzione idrica nel suolo e riducendo i rischi patogeni per le piante. Oppure si possono utilizzare terreni agricoli abbandonati, contaminati o marginali, inserendo colture ad alta efficienza di carbonio, anche pluriennali (per es. canna comune, che ha una resa in metano paragonabile al mais), aumentando la produzione lorda vendibile dell'azienda agricola. Trattandosi di terreni abbandonati spesso di collina o montagna, anziché fonte di competizione col cibo, può essere l'opportunità di riawiare colture alimentari che di per sé non darebbero reddito sufficiente, e di migliorare la stabilità dei versanti; gli aspetti igienico-salutistici. Di recente, oltre alla denuncia degli odori sgradevoli emessi da alcuni impianti, si è diffuso il sospetto che la digestione anaerobica e il successivo spandimento del digestato sui terreni possa favorire lo sviluppo di microrganismi dannosi. In particolare di spore di Clostridi, una grande famiglia di batteri anaerobi ubiquitari (sono presenti nel suolo e normalmente anche nel nostro intestino e sono tra i principali attori della fase di idrolisi del biogas) che comprende anche specie responsabili dell'alterazione dei formaggi e specie che possono provocare gravi infezioni, compresi botulismo e tetano. I Clostridi, in condizioni ambientali particolari, formano spore resistenti al calore, alla radiazione e a diversi agenti chimici, per cui anche la pastorizzazione risulta inefficace. Il rischio di aumento di spore è legato all'impiego di materiali fermentescibili, come gli insilati. Ma vari studi scientifici condotti in questi anni a livello internazionale non hanno rilevato presenze significative da un punto di vista epidemiologico di batteri patogeni nel digestato derivato da effluenti animali. Si è rilevato anzi una relazione inversa tra tasso di produzione di metano e presenza di ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 95
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 73 (diffusione:18000) spore batteriche. In generale l'uso del digestato al posto del letame, o dei reflui tal quali, aiuta a ridurre il rischio di veicolare batteri patogeni. In ogni caso per migliorare la sicurezza igienico-ambientale degli impianti sono opportune alcune pratiche: l'omogeneità e tracciabilità delle materie prime in ingresso; adeguati sistemi di ricezione e stoccaggio delle materie prime e di alimentazione del digestore, con vasche chiuse in modo da evitare emissioni di cattivi odori; adeguati sistemi di stoccaggio e copertura del digestato per evitare emissioni residuali di metano; la separazione della frazione secca del digestato, compostabile e utilizzabile come ammendante, dalla frazione liquida, in cui si concentra buona parte dell'azoto in forma ammoniacale, utilizzabile come fertilizzante a pronta resa, in sostituzione di urea e altri concimi chimici. Se l'azienda poi opera in zone sensibili ai nitrati, come spesso accade nel caso della zootecnia, l'essiccazione del digestato consente di ottenere un fertilizzante vendibile e facilmente trasferibile in altri territorii l'efficienza energetica. Due terzi circa dell'energia prodotta da un impianto a biogas è sotto forma di calore, in minima parte utilizzabile per riscaldare il digestore. Spesso le aziende agricole operano lontane da centri abitati o centri industriali, ma non è una buona ragione per dissipare energia. Se un'azienda ha processi di lavorazione interni, quali per esempio un caseificio o un frantoio, questo calore può essere impiegato a sostegno di tali processi. In caso contrario, resta comunque un'applicazione di grande utilità economico-ambientale: l'essiccazione del digestato. L'importanza delle politiche Molte responsabilità comunque restano alle politiche nazionali, a partire dall'emanazione dei decreti sul biometano, e alle politiche locali, che per lungo tempo non hanno minimamente tentato di governare la proliferazione di impianti sui loro territori e di sviluppare piani energetici di area. Questi non avrebbero alcun potere cogente, ma consentirebbero di capire quante risorse può offrire un territorio e quanti impianti di conseguenza può accogliere. Sarebbe un atto importante e per gli stessi investitori. Senza dimenticare il coinvolgimento delle comunità locali. Un piccolo Comune del Senese, Buonconvento, nei mesi scorsi ha fatto una scelta esemplare. Di fronte alla contestazione di alcuni progetti di impianti a biogas, ha scelto il coinvolgimento della cittadinanza, avvalendosi di un'ottima legge toscana sulla Partecipazione. Una società specializzata in sondaggi ha selezionato un campione rappresentativo di cinquanta cittadini che per due sere si è confrontato con esperti a favore ed esperti contro il biogas, per poi decidere in modo autonomo e vincolante rispetto all'amministrazione comunale. È stata una grande opportunità di crescita di conoscenze - anche per gli stessi esperti costretti al 'cimento' - e di confronto pacato. Un esempio da esportare in molti Comuni italiani. 'Responsabile agricoltura Legambiente ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 96
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 77 (diffusione:18000) PARCHI NATURALI ENERGIA DALLE MADONIE IL MIX DELLE RINNOVABILI POSSIBILI PRESENTI NEI TERRITORI PUÒ ESSERE UNA FONTE DI REDDITO PER AMMINISTRAZIONE E CITTADINI MICHELE FORESTA La diffusione delle fonti rinnovabili, dell'efficienza energetica e della mobilità sostenibile nei Parchi naturali e nelle isole minori rappresenta una straordinaria opportunità, per motivi diversi nei due contesti, che è stata favorita nel tempo sia a livello europeo che nell'ambito italiano. Il Ministero dell'ambiente nel 2001 aveva predisposto due bandi volti a stimolare l'avvio di politiche virtuose in questi territori pregiati, un inizio non senza difficoltà che ha comunque consentito di analizzare i contesti, valutare le potenzialità e affrontare le diverse problematiche con specifiche soluzioni. Nel 2008 le isole minori e i Parchi naturali hanno avuto una nuova opportunità per impegnarsi nella valorizzazione del territorio con un utilizzo intelligente delle risorse rinnovabili e avviando progetti innovativi di mobilità, grazie a un successivo bando del Ministero dell'ambiente. In questo articolo ci occupiamo delle opportunità di intervento dei parchi, approfondendo un caso specifico di successo, che riguarda le Madonie in Sicilia. Un primo elemento di riflessione riguarda le aree interne, caratterizzate da una rete di piccoli Comuni con un forte declino della popolazione. D'altra parte questi territori hanno a disposizione sole, vento, salti idrici, biomasse, energia in quantità decisamente eccedenti rispetto ai propri fabbisogni. Queste risorse possono innanzitutto contribuire a ridurre i consumi energetici dei Comuni, delle imprese e dei cittadini, ma possono diventare anche una fonte di reddito favorendo opportunità occupazionali ed evitando l'ulteriore spopolamento. In alcuni casi questo è già avvenuto secondo uno schema collaudato. È il caso dell'installazione di parchi eolici che fanno affluire nelle casse comunali risorse preziose. A Caltavuturo, per esempio, una dialettica ben gestita tra Amministrazione comunale ed Enel ha consentito l'installazione di pale eoliche per 54 MW e garantisce al Comune un introito di 340.000 /anno. Biomassa dal bosco Un settore che merita un approfondimento particolare è quello delle risorse della biomassa boschiva. In questo caso, esistono ampli spazi per migliorare la cura del bosco e creare una filiera corta mediante la produzione di cippato o di pellet sempre più richiesti con la diffusione di caldaie e caminetti. In Sicilia, l'accelerazione di una politica boschiva non solo in funzione difensiva, di protezione dagli incendi, ma volta a un intelligente utilizzo produttivo, come avviene in molti Paesi europei, appare particolarmente interessante, vista la presenza di 25.000 cittadini impiegati in modo parziale o totale come forestali. Il tema, del resto, ha anche una valenza nazionale, considerato che malgrado la superficie boschiva sia raddoppiata passando da 5,5 a 10,4 milioni di ettari della metà del secolo scorso a oggi, il prelievo di legname si è dimezzato da 14 a 8 milioni mc/a. Tutto ciò mentre il nostro Paese importa annualmente 1,7 milioni di tonnellate di pellet, cippato e legna da ardere. Ma torniamo in Sicilia, nel Parco delle Madonie, per analizzare un caso di successo di un ente locale dove la tenacia e la lungimiranza di amministratori e tecnici hanno saputo affrontare gli inevitabili ostacoli della burocrazia, avviando un'originale esperienza. Parliamo del Comune di Petralia Sottana che ha saputo utilizzare in maniera intelligente diverse opportunità offerte da risorse nazionali per accelerare una politica volta a utilizzare le fonti rinnovabili nei propri immobili e tra i cittadini, per avviare un'azione informativa e formativa e per creare le condizioni per trasformare queste iniziative in occasione di lavoro locale. Una prima opportunità è stata rappresentata dalla partecipazione a un bando del Ministero dell'ambiente con una proposta articolata basata sull'installazione di impianti solari e a biomassa in strutture pubbliche, sulla creazione di un percorso didattico sfruttando una vecchia centralina idroelettrica realizzata oltre un secolo fa, sull'avvio di gruppi d'acquisto di impianti solari e a biomassa per i cittadini del Parco e infine iniziando un percorso di utilizzo delle risorse boschive. In particolare, sono stati realizzati due impianti fotovoltaici, uno sulla copertura della piscina comunale di potenza pari a 19,8 kwp sulla falda esposta a Sud-Ovest con una producibilità annua di 26 MWh/a e uno sul depuratore comunale, di potenza pari a 60 kwp, costituito da 257 moduli installati su un'apposita pensilina ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 97
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 77 (diffusione:18000) realizzata a copertura delle vasche di essiccamento dei fanghi di depurazione con una producibilità annua di 78 MWh/a. Considerato che il Comune di Petralia Sottana è proprietario di circa 200 ettari di boschi da cui si possono ricavare mediamente 7.500 q/anno di residui di potatura, sono inoltre state create le condizioni per la realizzazione di una filiera corta. Il Comune si è infatti dotato dei macchinari necessari per lo svolgimento dell'attività produttiva (trattore, cippatrice mobile a tamburo, rimorchio agricolo monoasse). È stato inoltre creato un Centro culturale sulle Energie rinnovabili e sull'efficienza energetica recuperando e valorizzando una storica centrale idroelettrica costruita nel 1908, adibendola a centro didattico - turistico. Sono stati installati un impianto microeolico, un impianto fotovoltaico, un sistema di solare termico e un impianto di illuminazione esterna a Led alimentato da batterie. Un'altra occasione è stata colta partecipando a un bando del Ministero dello Sviluppo Economico nel 2010 (Programma operativo interregionale "Energie rinnovabili e risparmio energetico 2007-2013"). L'ottenimento di queste risorse ha consentito di sostituire vecchie caldaie a gasolio con caldaie a cippato ad alta efficienza per la piscina comunale (800 kw) e per la palestra comunale (500 kw). L'azione del Comune non si è limitata alle proprie strutture. Sono stati infatti attivati, con la collaborazione di Legambiente, gruppi d'acquisto per favorire la diffusione delle rinnovabili anche tra i cittadini dei Comuni del Parco delle Madonie. Al termine delle verifiche tecniche sono stati installati 30 impianti (7 caldaie a biomasse per complessivi 375 kw, 18 impianti fotovoltaici per complessivi 54 kwp e 5 impianti di solare termico). Un risultato ancora limitato, che si può considerare come l'inizio di una fase di sensibilizzazione e attivazione dei territori. Va infatti messo in evidenza il fatto che molti Comuni del Parco delle Madonie hanno aderito al Patto dei Sindaci. Alcuni hanno autonomamente elaborato Piani energetici, altri hanno iniziato il percorso dei Paes e si è avviata un'iniziativa per aggregare i piccoli Comuni in un percorso comune di elaborazione di proposte energetiche. Oltre a stimolare un miglioramento dell'efficienza energetica, la diffusione delle rinnovabili nelle strutture comunali, e l'introduzione di sistemi di illuminazione a Led, questi programmi mirano a svolgere un'azione di informazione e coinvolgimento delle imprese del Parco e più in generale dei cittadini affinchè si estendano gli interventi su efficienza, rinnovabili e mobilità sostenibile con vantaggi ambientali, riduzione dei costi energetici e creazione di occupazione. ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 98
21/07/2013 QualEnergia - N.8 - agosto 2013 Pag. 93 (diffusione:18000) LIFESTYLE Per un'ecologia a colori SULLE RINNOVABILI SPESSO GLI ECOLOGISTI HANNO POSIZIONI IRRAZIONALI E AUTORITARIE KAEL-LUDWIG SCHIBEL II fenomeno è sorprendente e di difficile comprensione. Anche persone di buona volontà ecologica che si dichiarano convintamente a favore della protezione dell'ambiente e della preservazione della base naturale della vita umana su questo Pianeta si perdono in polemiche a elevato livello di irrazionalità quando si parla di fotovoltaico, eolico, biomasse. Lo fanno con stereotipi di grande semplicità intellettuale e con affermazioni palesemente false. In campo estetico, il concetto chiave ripetuto all'infinito è lo "scempio del paesaggio". Non esiste volantino di un comitato contro un impianto di biogas o un'istallazione eolica che non usi questo concetto. «Basta eolico! In Piazza Duomo per manifestare la contrarietà allo scempio del paesaggio orvietano e italiano». Si tratta di 18 generatori eolici di 150 metri di altezza. Lo scandalo? «Anche da Orvieto si vedrebbero le pale eoliche previste per il progetto». Contento. Bello. Così anche da Orvieto si potrà avere, se il progetto dovesse essere realizzato, la sensazione rassicurante che il territorio fornisce un suo contributo per aumentare la sicurezza energetica e ridurre la dipendenza dalle fonti fossili da importare da luoghi lontani. Questa potrebbe essere una lettura diversa sul Monte Peglia. Però esiste un solo giudizio estetico ed è quello degli oppositori. Questa mentalità autoritaria sarebbe meno preoccupante se si rivolgesse con la stessa intolleranza contro altri pesanti interventi sul paesaggio. I capannoni industriali abbandonati che si trovano lungo le strade uscendo da molte città italiane, a volte semi demoliti, risultati di speculazioni andate male o semplicemente di una crisi economica in atto. Un colpo nell'occhio, dove qualche campo di pannelli fotovoltaici a terra a pochi metri di distanza, altro obiettivo per grida di "scempio del paesaggio", quasi sono momenti di riposo visivo. Perché i pannelli fotovoltaici provocano una reazione negativa viscerale, mentre i ruderi dei capannoni industriali vengono considerati parte della normalità quotidiana? Una buona spiegazione potrebbe istaurare un discorso razionale con le sorelle e i fratelli del comitato di turno contro l'impianto di produzione di energia, sotto casa o altrove. Un discorso razionale difficile di fronte a un movimento che ha più le sembianze di una crociata contro le forze del male che di un movimento per il bene comune. Se si può credere agli organizzatori, recentemente, nella città simbolo di Assisi, si sono ritrovate centinaia di associazioni e comitati provenienti da ogni parte d'italia per la 1 Manifestazione Nazionale in difesa di "aria, acqua, cibo puliti, contro le biomasse e il biogas". Preti, medici, qualche professore autonominato che alzano la voce per parlare dei "gravi rischi di contaminazione", delle "emissioni nocive", dei "bioaffari" e addirittura delle "bombe biologiche". Un mix profondamente irrazionale che minaccia di trasformare gli importanti processi di partecipazione e decisione dei cittadini sul futuro energetico del proprio territorio in una guerra di fede, dove spariscono - sotto una colata pseudo-scientifica di affermazioni catastrofiste - gli elementi cruciali da sottoporre alla cittadinanza e da chiarire in un processo democratico. Far cambiare idea ai catastrofisti di turno, falsi esperti ambientali e veri autoritari verdi, non sembra un'impresa promettente, il discorso razionale non fa parte del loro patrimonio culturale. Forse sarebbe più importante che i protagonisti della svolta energetica cambiassero il proprio approccio, complessivamente troppo idilliaco. Potrebbe nascere l'idea che la svolta energetica sarà un processo dolce, indolore, dove tutti guadagnano. Sciocchezze. I 18 generatori eolici sul Monte Peglia avranno impatti ambientali ed estetici. Molto, ma molto minori delle trivellazioni in profondità per il petrolio nel Golfo del Messico e dell'estrazione dell'uranio in Australia. Sarebbe da chiarire in questi termini quale futuro energetico vogliamo, combattendo il bianco e il nero con una ricca gamma di colori. ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 99
19/07/2013 09:15 Pmi.it Sito Web Rinnovabili: fondo di garanzia per le PMI toscane News toscana Rinnovabili: fondo di garanzia per le PMI toscane La Regione Toscana promuove la creazione del Fondo di garanzia per favorire gli investimenti delle imprese nella riqualificazione energetica degli edifici e nell'installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili. => Rinnovabili: appello degli imprenditori al Governo Il Fondo (il cui bando sarà pubblicato a breve) è a disposizione delle PMI, degli enti locali, delle aziende sanitarie, delle associazioni che svolgono attività assistenziali, culturali e ricreative senza fine di lucro oppure delle società sportive dilettantistiche, nonché delle persone fisiche. È prevista la concessione d garanzie anche per finanziare gli interventi che prevedono l'installazione di impianti per l'energia pulita rimuovendo elementi in cemento amianto dalle coperture degli edifici, dai capannoni industriali e dalle aree a terra pubbliche o private. Possono accedere al Fondo i soggetti che presenteranno progetti basati su una riduzione dei consumi energetici o la produzione di energia da fonti rinnovabili, purché gli interventi siano di pregio ambientale. => Rinnovabili: aumenta la produzione ma calano i consumi La Garanzia (l'importo massimo garantito è pari a 500mila euro) viene rilasciata su finanziamenti che prevedano una durata non inferiore a cinque anni, e non superiore a venticinque. => Leggi tutte le news per le PMI della Toscana ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 100
19/07/2013 Rugiadapoint.it Sito Web attualità Riscaldamento a biomasse L'ampia scelta di mezzi e macchine di riscaldamento per il futuro Progetto Fuoco a Verona dal 19 al 23 febbraio 2014 ha contribuito a sviluppare l'interesse per l'utilizzo di apparecchiature che sfruttano le biomasse. Il decreto, illustrato lo scorso 28 giugno a Verona Fiere nel corso dell'assemblea annuale di AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali) in collaborazione con Progetto Fuoco, ha preso concretamente avvio con il Portale Termico e istituisce un sistema d'incentivi per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e interventi nel campo dell'efficienza energetica, in cui rientra anche il settore delle biomasse. Tutti gli interventi conformi possono beneficiare dell'incentivo facendone richiesta entro 60 giorni dall'attivazione del portale, ciò rappresenta un importante sostegno all'energia termica proveniente da fonti rinnovabili e porterà notevoli benefici all'ambiente sollecitando al contempo lo sviluppo del mercato relativo alla sostituzione di impianti alimentati a carbone, a olio combustibile o a gasolio con quelli a biomassa. I beneficiari di questo incentivo sono tutti i soggetti privati intesi come persone fisiche e titolari di reddito d'impresa o agrario. aiel associazione italiana energie agroforestali Attualità efficienza energetica energia sostenibile energia termica Eventi fiera di verona Fiere e convegni Fonti di energia fonti rinnovabili portale termico progetto fuoco riscaldamento a biomasse News ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 101
19/07/2013 Rugiadapoint.it Sito Web attualità Convenzione verde 5.440 progetti su tutto il territorio nazionale, per un totale di 260 milioni di euro d'investimenti, cifre legate ai risultati delle passate edizioni, ma il rinnovo della convenzione siglata alla Camera dei deputati tra Federcasse e Legambiente per il triennio 2013-2015, con l'obiettivo di diffondere l'uso di fonti di energia rinnovabile e le buone pratiche per l'ambiente, promette di fare di meglio. La rete delle banche di Credito cooperativo, offre finanziamenti a tasso agevolato, e per questa nuova intesa amplia i campi d'intervento, che passano da quattro a sei: vengono inseriti gli acquisti verdi e la salvaguardia e la valorizzazione del territorio, oltre a energie rinnovabili, efficienza energetica, risparmio idrico e mobilità sostenibile. I destinatari dei finanziamenti sono le famiglie, le imprese e gli enti pubblici che hanno l'opportunità di migliorare l'efficienza energetica o di diventare produttori di energia pulita. "Per uscire dalla crisi, afferma il presidente della commissione Ambiente alla Camera, Ermete Realacci, bisogna cambiare prospettiva, un'idea di futuro capace di affrontare le nuove sfide alle quali siamo di fronte, mobilitando le energie migliori del Paese. La green economy è la prospettiva più promettente per superare la crisi ". Fonte: Ansa ambiente Attualità banche di Credito cooperativo Convenzione verde efficienza energetica Federcasse fonti di energia rinnovabile green economy Legambiente mobilità sostenibile risparmio idrico News ENERGIE RINNOVABILI - Rassegna Stampa 22/07/2013 102