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LE MONETE DI MACRINO E DIADUMENIANO Marcus Opellius Macrinus Marcus Opellius Diadumenianus Marcus Opellius Macrinus era nato in Mauretania attorno al 164 ed era stato prefetto del pretorio con Caracalla assieme ad Oclatinio Advento, entrambi eletti nel 212: Macrino seguì Caracalla nella spedizione partica, mentre il collega Advento rimase a Roma, anche a causa dell età e della salute malferma. Proprio mentre Macrino si trovava in Mesopotamia, nel 216, si sparse la voce che un astrologo aveva predetto che Macrino ed il giovane figlio Diadumeniano avrebbero presto rivestito la porpora imperiale e una denuncia in tal senso venne inoltrata a Caracalla. Qui le versioni differiscono: vi è chi sostiene che Macrino organizzò il complotto per uccidere l imperatore, timoroso che la predizione potesse ritorcersi contro di lui ed il figlio; altri - e al sottoscritto questa pare una tesi più credibile- ritengono viceversa più complesse le ragioni del complotto, che vanno viste nella politica di Caracalla mirante a trasformare l impero in un grande Stato di tipo orientale del quale lui sarebbe stato il sovrano assoluto. Quello che ai contemporanei sembrò certo è che Macrino ebbe parte attiva nella congiura se non ne fu addirittura l organizzatore: il sicario, un certo Marziale, venne ucciso dalla guardia personale di Caracalla. L opportuna scomparsa del sicario ed l apparente grande dolore di Macrino, gli consentirono comunque di far scomparire il ruolo preminente che lui avrebbe avuto nel complotto destinato ad eliminare l imperatore. Caracalla era stato assassinato l 8 aprile 217; il 10 aprile il trono venne offerto ad Oclatinio Advento, collega di Macrino, che però rifiutò con la scusa della età avanzata ; il giorno 11 aprile 217 i soldati salutarono imperatore Macrino. Marco Opelio Macrino non apparteneva neppure all ordine senatorio ed i suoi denigratori sostennero che le sue origini erano non solo umilissime- e questo è vero- ma anche decisamente degradanti: in realtà Macrino era sempre stato un amministratore pubblico e la sua carriera si era svolta tutta in questo ambito. Ma proprio l esercito -che nonostante la diffidenza iniziale dovuta alla accusa di fratricidio- aveva sempre amato Caracalla, considerato anch egli un soldato quale in effetti era sempre stato, ebbe una parte importante nella caduta di Macrino, quando si sparse sempre più insistente la voce della parte che avrebbe avuto l ex prefetto del pretorio nella uccisione di Caracalla. Questo Macrino lo aveva sempre temuto e, con l obiettivo di rafforzare la di Roberto Diegi * * Collaborazione per la parte informatica: Francesco Diegi Note iconografiche: Le fotografie delle monete qui illustrate sono tratte, per scansioni al PC, dai seguenti cataloghi d asta: NAC 21/2001, 24/2002, 25/2003, 29/2005, 46/2008; Kunker 136/2008; Hess Divo 308/2007; Varesi 48/2006; Tkalec 2000, 2003. 11

Foto 1. Aureo di 7,33 grammi coniato a Roma alla fine del 217. Al diritto busto laureato dell imperatore e legenda IMP C M OPEL SEV MACRINUS AUG. Al rovescio Giove stante con fulmine e lungo scettro; la legenda dice: PONTIF MAX TR P COS P P. Cohen -, R.I.C. 16. (a) sua posizione ufficiale, tenne in Senato un pacato discorso, scusandosi di non essere dell ordine senatorio e promettendo che la sua politica sarebbe stata ben diversa da quella di Caracalla, ispirandosi piuttosto a quella di Marco Aurelio. Il Senato, che aveva sempre avuto una profonda disistima di Caracalla, ampiamente ricambiata, confermò tutte le prerogative imperiali di Macrino, nonostante che costui fosse stato proclamato imperatore dai soldati senza neppure che l antica istituzione fosse stata consultata. Macrino, forse allo scopo di istituire una nuova dinastia di imperatori, proclamò cesare e poi augusto il figlio Diadumeniano, che era ancora un bambino. Ma non è tutto: l imperatore, seguendo una tradizione già sperimentata, si autoproclamò erede dei Severi per autoadozione, come risulta chiaramente dalla apposizione del termine SEV (Severus), nelle sue monete, quale parte integrante del suo nome. Una disastrosa politica in Oriente, culminata -dopo due battaglie dall esito incerto a Nisibis contro i Parti che avevano nuovamente invaso la Mesopotamiain una pace giudicata ingloriosa dagli alti comandi militari e dalle truppe, la stella di Macrino declinò rapidamente e le armate d oriente gli si rivoltarono contro. Le cause della ribellione furono sostanzialmente tre: l aver concluso una pace consideratat disonorevole con i Parti, la riduzione del soldo alle reclute e la convinzione ormai diffusa tra le truppe che Macrino avesse avuto una parte importante nell assassinio di Caracalla. Macrino cercò ovviamente di opporsi a questa situazione, prima impegnandosi ad annullare la riduzione di paga alle reclute e promettendo importanti gratifiche, poi ricorrendo allo scontro armato. Ma le truppe fedeli a Macrino ebbero la peggio nei pressi di Antiochia in Syria e lo stesso imperatore fu messo a morte, sempre ad Antiochia, l 8 giugno del 218. Il figlio Diadumeniano, di soli dieci anni, subì la stessa sorte del padre. Una parte non trascurabile negli eventi che portarono alla caduta di Macrino l ebbe Julia Maesa -sorella di Julia Domna, nel frattempo morta suicida ad Emesa dove era stata confinata- la quale, valutata attentamente la situazione, portò al quartier generale delle legioni dissidenti, il nipote quattordicenne Vario Avito Bassiano, figlio di Julia Soemia, che fu eletto imperatore col nome di Marco Aurelio Antonino -il medesimo di Caracalla- ma assai più noto come Elagabalo: era il 16 maggio del 218, Macrino era, per poco, ancora in vita ma la sua sorte era ormai segnata. Foto 2. Antoniniano di 4,48 grammi coniato a Roma nel 217. Al diritto busto radiato di Macrino e legenda IMP C M OPEL SEV MACRINUS AUG. Al rovescio la Felicitas stante con legenda FELICITAS TEMPORUM. Cohen 20, R.I.C. 63. (b) Foto 3. Denario di 3,31 grammi coniato a Roma nel 218. Al diritto busto laureato e legenda IMP C M OPEL SEV MACRINUS AUG. Al rovescio la Provvidenza stante con legenda PROVIDENTIA DEORUM. Cohen 108, R.I.C. 80. (c) 12

Principali attribuzioni imperiali Macrino Anno Tribunicia potestas Consolato Appellativo 217 I-II I Au g u s t u s, pm, p p 218 II II Diadumeniano 217 CAESAR 218 AUGUSTUS I motivi della rapida fine di Macrino furono molti e tra questi alcuni storici pongono in primo piano il tentativo di creare una dinastia, con la associazione all impero di Diadumeniano, in contrapposizione ai discendenti dei Severi: le abili manovre di Julia Maesa e di Julia Soemia, rispetttivamente sorella e nipote di Julia Domna, ebbero una parte importante al fine di creare malcontento non solo tra le armate di oriente ma anche tra la popolazione, che soprattutto non aveva per nulla accettato che il nuovo imperatore si circondasse di personaggi assai poco raccomandabili, alcuni dei quali addirittura pregiudicati per reati comuni. Quanto al fatto che Macrino avesse o meno capeggiato la congiura che avrebbe portato all assassinio di Caracalla, le tesi degli storici moderni sono abbastanza contradditorie: sta di fatto che all epoca questa era una convinzione diffusa e quindi sufficiente a fare insorgere coloro che ancora avevano nostalgia di Caracalla e dei Severi. Proprio a questo proposito il più grosso errore di Macrino fu forse quello di aver relegato la vedova di Settimio Severo, Julia Domna, proprio ad Emesa, dove era nata e dove molto forti erano i sentimenti filoseveriani. L abilità politica della sorella di Julia Domna, Julia Maesa e della nipote Julia Soemia, fecero sì che il quattordicenne figlio di quest ultima, Varius Avitus Bassianus, sacerdote fin dalla più tenera età del tempio di Elagabal, fosse acclamato imperatore, anche grazie ai cospicui donativi che vennero fatti ad alti ufficiali e all appoggio dei potenti sacerdoti del tempio del dio Sole ad Emesa. Le due donne, alle quali si aggiunse presto Julia Mamaea, sorella di Julia Foto 5. Sesterzio di 29,66 grammi coniato a Roma nel 217. Al diritto IMP CAES M OPEL SEV MACRINUS AUG con busto laureato dell imperatore. Al rovescio Giove stante con scettro e fulmine; la legenda dice PONTIF MAX TR P COS P P; S-C ai lati della figura. Cohen 72, R.I.C. 119. (e) Foto 4. Denario di 3,88 grammi coniato a Roma verso la fine del 217. Al diritto la classica legenda IMP C M OPEL SEV MACRINUS AUG. Al rovescio la Fides stante tra due insegne con legenda FIDES MILITUM. Cohen 26 var., R.I.C. 66. (d) Foto 6. Sesterzio di 24,61 grammi coniato a Roma tra il 217 e il 218. Al diritto busto laureato di Macrino e legenda IMP CAES M OPEL SEV MACRINUS AUG. Al rovescio Giove stante con scettro e fulmine; la legenda dice IOVI CONSERVATORI. Cohen 34, R.I.C. 185. (f) 13

Soemia e madre di Gessius Bassianus Alexianus, il futuro imperatore Alessandro Severo, diffusero ad arte la voce che i due giovani erano figli naturali di Caracalla e quindi veri eredi dell impero. Ci voleva poco per far scoppiare una guerra civile, i cui risultati, come già visto, videro Macrino e Diadumeniano fare una brutta fine. Macrino non aveva grandi capacità politiche, come le aveva avute Caracalla, sia pure con molti errori determinanti, che gli costarono il trono e la vita. I risultati furono drammatici e videro contrapposti ancora una volta soldati romani a soldati romani. La ricerca di una pace duratura ai confini orientali fu probabilmente il sogno di Macrino, che non aveva però la personalità di un Settimio Severo per raggiungere questo importante obiettivo. Macrino è stato molto maltrattato dagli storici antichi, e tra questi non poteva mancare l Historia Augusta che di lui dice tutto il male possibile. Ma Dione Cassio, storico suo contemporaneo e molto bene informato, gli attribuisce anche delle ottime qualità, basate sul buon senso, emerse specialmente quando era stato prefetto del pretorio: ma anche Dione Cassio afferma che forse sarebbe stato meglio che avesse lasciato il trono ad un altro, magari di rango senatorio. La monetazione di Macrino non fu imponente, anche perché gliene mancò il tempo: coniò comunque tutti i nominali, ad eccezione del binione aureo voluto da Caracalla che non era servito a nulla. Ma un tentativo di innovare, con un messagio di restaurazione dei tempi passati lo fece anche lui, coniando un aureo di peso superiore a quelli della riforma voluta da Caracalla ( 1/45 di libbra contro 1/50 del suo predecessore): 7,30 grammi circa contro 6,50 circa Se la coniazione di questi aurei pesanti fosse stata più abbondante, probabilmente vi sarebbe stato il modo di ritirare dalla circolazione i pezzi più leggèri. Così non fu, e ne risentì la circolazione e soprattutto il rapporto di cambio con le altre monete introdotto da Caracalla, che rimase in vigore sotto Macrino creando non poca confusione. La riforma monetaria di Caracalla non si era ancora assestata e sarebbero occorsi molti anni per far luogo ad una nuova riforma che restaurasse l antico sistema monetario: Macrino non ne ebbe il tempo. Se anche ne avesse avuto l intenzione, come sembra potersi dedurre dalla coniazione degli aurei pesanti, l unico risultato tangibile fu comunque la tesaurizzazione di queste monete auree, presto sostituite da quelle più leggère previste dalla riforma di Caracalla, Foto 7. Dupondio di 10,88 grammi coniato a Roma nel 217-218. Al diritto busto radiato di Macrino e legenda IMP CAES M OPEL SEV MACRINUS AUG. Al rovescio FELICITAS TEMPORUM con la raffigurazione della Felicitas; S C ai lati. Cohen 18, R.I.C. 173. (g) Foto 8. Asse di 11,43 grammi coniato a Roma nel 218. A diritto busto laureato e legenda IMP CAES M OPEL SEV MACRINUS AUG. Al rovescio la Securitas stante e legenda PONTIF MAX TR P II COS II P P; ai lati S C. Cohen 99, R.I.C. 159 (h). 14

per via della nota legge economica secondo la quale la moneta cattiva -relativamente- scaccia la buona. I messaggi monetari di Macrino non furono particolarmente significativi: fra tutti meritano di essere segnalati quelli che proclamavano la sua autoadozione nella dinastia dei Severi: SEV precede sempre il suo nome nelle legende del diritto. Alcuni, come quelli della Vittoria Partica celebrarono un evento che in realtà non era accaduto; molti altri furono dedicati alla attribuzione a Diadumeniano del titolo di Principe della Gioventù e di Speranza dello Stato. Una annotazione personale: mentre Caracalla aveva introdotto l antoniniano come novità assoluta nella monetazione imperiale e destinato a sostuire il denario, Macrino sembra aver dato maggiore importanza a quest ultimo nominale, forse nel quadro della sua idea -rimasta peraltro solo tale- di restaurare l antico sistema monetario. In effetti, mentre i denari di Macrino sono relativamente facili da trovare, i suoi antoniniani sono decisamente assai più rari. Le monete dedicate a Diadumeniano, pur non essendo rarissime, sono ovviamente più difficili da reperire rispetto a quelle del padre, già non molto comuni. Le zecche centrali furono Roma -soprattutto- ed Antiochia, anche se non va dimenticata Alessandria in Egitto e l importante produzione bronzea delle zecche provinciali. Macrino continuò la tradizione severiana dei tetradrammi d argento coniati in Syria e nel vicino oriente, dei quali si conoscono parecchi esemplari. Le valutazioni. Come nei precedenti articoli, le valutazioni riportate sono il risultato di vendite all asta, al netto di tutti i diritti. In alcuni casi, in mancanza di dati sul prezzo realizzato, si sono indicate delle stime o basi d asta. a) Questo medesimo aureo, in conservazione SPL, è stato venduto a 26.000 Fr.Sv., in asta NAC 24/2002. b) In conservazione SPL questo antoniniano è stato ceduto a 960 Fr.Sv, in asta NAC 29/ 2005. c) In asta NOMISMA 37/2008 un esemplare in conservazione SPL+ è stato venduto a 240 Euro. d) In asta NOMISMA 37/2008 un esemplare in conservazione q. FDC è stato ceduto a 300 Euro. Foto 9. Aureo di 7,14 grammi coniato a Roma nel 217. Al diritto busto con testa nuda e legenda M OPEL ANT DIADUMENIAN CAES. Al rovescio Diadumeniano stante con scettro tra insegne e legenda PRINC IVVENTVTIS. Cohen 2, R.I.C. 101. (i) Foto 10. Denario di 3,05 grammi coniato a Roma nel 217. Al diritto busto a testa nuda del giovane cesare e legenda M OPEL ANT DIADUMENIAN CAES. Al rovescio il principe tra insegne; la legenda dice PRINC IVVENTVTIS. E lo stesso tipo dell aureo sopra illustrato. Cohen 3, R.I.C. 102. (j) 15

e) In asta NOMISMA 35/2007 un esemplare in conservazione BB+ è stato venduto a 1.600 Euro. f) Nell asta NOMISMA per corrispondenza del giugno 2008, un esemplare in conservazione BB era stato offerto a 1.800 Euro, ma non ha trovato acquirenti. In asta NAC 46/2008, questo medesimo esemplare, in conservazione BB/ q.spl, è stato venduto a 4.800 Fr.Sv. g) In asta VARESI 48/2006, questo stesso esemplare è stato venduto a 1.400 Euro, in conservazione SPL. h) Nell asta HESS DIVO 308/2007, lo stesso esemplare qui fotografato, in conservazione BB+, è stato venduto a 900 Fr.Sv. i) Questo medesimo aureo, in conservazione SPL, è stato venduto a 55.000 Fr. Sv. in asta NAC 24/2002. j) In asta Thesaurus ORIONE 1 del dicembre 2006 un denario simile, in conservazione SPL, è stato venduto a 500 Euro; ARTEMIDE ASTE, nella sua vendita del 14 aprile 2007 ha aggiudicato a 450 Euro un esemplare in conservazione SPL/q.SPL. k) VARESI, nella sua asta 46/2005 ha ceduto a 520 Euro un esemplare in conservazione SPL. l) Il SEAR valuta questo sesterzio 1.250 $,in conservazione BB, e 4.500 $ in conservazione SPL. m) Un simile asse, molto attraente ed in conservazione BB+, è rimasto invenduto in asta NOMISMA 36/2008: la base d asta era di 800 Euro; ARTEMIDE nella sua asta XXII dell ottobre 2008 ha venduto a 650 Euro un esemplare in conservazione q.spl. n) La moneta illustrata, in conservazione SPL+, era stimata 500 Fr.Sv. in asta TKALEC 2003. Una valutazione decisamente assai ragguardevole, pur considerando l ottima conservazione del pezzo, trattandosi di moneta provinciale. Bibliografia essenziale. -Michael Grant: Gli Imperatori Romani. Newton & Company Editori.Roma 1984. Ristampa 2004. -Angiolo Forzoni: La Moneta nella Storia. Vol.III. Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Roma 1995. Foto 11. Denario di 2,69 grammi coniato a Roma nel 218. Al diritto busto a testa nuda di Diadumeniano e legenda M OPEL ANT DIADUMENIAN CAES. Al rovescio la Spes, con la legenda SPES PVBLICA. Cohen 21, R.I.C. 116. (k) Foto 12. Sesterzio di circa 25 grammi coniato a Roma nel 217-218. Al diritto busto a testa nuda di Diadumeniano e legenda M OPEL ANTONINUS DIADUMENIANUS CAES. Al rovescio PRINC IVVENTVTIS con il principe tra insegne; in exergo S C. E una tipologia che si ripete frequentemente sulle monete del figlio di Macrino. Cohen 7, R.I.C. 211. (l) 16

-Fiorenzo Catalli: La monetazione imperiale romana. Speciale di Cronaca Numismatica n 19/2002. -Fiorenzo Catalli: Numismatica greca e romana. Libreria dello Stato. Roma 2003. -Adriano Savio: Monete romane. Ed. Juvence. Roma 2001. -G.G. Belloni: La Moneta Romana. Carocci Editore. Roma 1993. -Clive Foss: Roman Historical Coins. Editrice Seaby. Londra 1990. -Henry Cohen: Description historique des monnaies frappèes sous l Empire Romain. Vol. IV. 1884. Parigi-Londra. -Mattingly-Sydenham: Roman Imperial Coinage (R.I.C.). Vol. IV, Parte II. Spink & Son. Londra 1938. -David R. Sear: Roman Coins and their values. Vol.II. Ed. Spink. Londra 2002. -David R. Sear: Greek Imperial Coins. Editori Spink & Son.Londra 2001. -BMC (British Museum Catalogue of Greek Coins). Volume 3. Londra 1877. Ristampa anastatica Forni. -Roberto Diegi: Lucius Septimius Bassianus (Caracalla). In Panorama Numismatico n 236/2009. -Cataloghi delle principali Case d asta. Foto 14. Esula certamente dalla presente trattazione delle zecche che hanno coniato nell impero centrale, ma mi sembra molto significativa questa moneta di rame del peso di circa 12 grammi, coniata nel 217 nella zecca provinciale di Marcianopoli in Moesia (più o meno l odierna Bulgaria). La moneta mostra al diritto i busti affrontati di Macrino e di Diadumeniano. Al rovescio Hermes con caduceo. BMC 3 32 35. Diverse sono state le Città provinciali che hanno proposto la raffigurazione dei busti affrontati dei regnanti e dei loro familiari (Gordiano III e Tranquillina, Flippo Padre e Figlio, ecc.): nel nostro caso era il sogno, non realizzato, della fondazione di una nuova dinastia, sul modello di quella dei Severi. Foto 13. Dupondio o asse di 13,14 grammi coniato a Roma nel 217. Al diritto consueto busto a testa nuda del principe e legenda M OPEL ANTONINUS DIADUMENIANUS CAES. Al rovescio la classica e ripetuta raffigurazione di Diadumeniano come PRINC IVVENTUTIS ; S C non figura all exergo ma ai lati delle insegne. Cohen 8, R.I.C. 212. (m) 17