Alla conquista di Chernobyl Le radiazioni non arrestano l avanzare della fauna selvatica Sono trascorsi 30 anni dal disastro di Chernobyl che tutti noi conosciamo, ma cosa sta accadendo alla fauna del luogo da quando la zona dell esplosione e i territori limitrofi sono stati abbandonati dall uomo? Numerosi scienziati affermano che senza nessuno che li cacci o ne distrugga l ambiente, alci, cervi, rapaci, castori, persino orsi e lupi, siano ritornati in possesso di Chernobyl. In uno studio pubblicato di recente, si viene a conoscenza di come la popolazione dei grandi mammiferi sia aumentata sul lato bielorusso a partire da dopo il disastro. In cinque settimane di indagini, le fototrappole hanno immortalato 26 lupi grigi, 10 volpi, 6 cani procione, 21 cinghiali, 9 tassi e un bisonte europeo.
Un branco di lupi fotografato nella zona di esclusione La popolazione animale è aumentata esponenzialmente negli ultimi anni, ma va smentito il falso mito secondo cui nuovi animali avrebbero fatto la loro comparsa in seguito all esposizione delle radiazioni. Il lavoro di alcuni biologi ha evidenziato come le arvicole locali abbiano tassi di cataratta più numerosi, le rondini siano parzialmente albine e sia diminuito il numero di cuculi, ma le mutazioni davvero serie, tuttavia, si sono presentate immediatamente dopo l incidente. È facile che gli animali più grandi come i cervi e i cinghiali siano stati protetti dalle radiazioni grazie alle loro dimensioni; altri studi invece evidenziano come piccoli animali, tra cui gli uccelli, abbiano registrato una riduzione del volume cerebrale.
Topo con cataratta I ricercatori hanno analizzato i livelli di glutatione, uno dei più importanti antiossidanti, in 16 specie d uccelli esposti alle radiazioni di Chernobyl. I risultati hanno evidenziato come in esse, i livelli di glutatione sono aumentati e di conseguenza, la forma fisica dei volatili migliorata; mentre lo stress ossidativo (cioè la condizione patologica causata dalla rottura dell equilibrio fisiologico) e i danni al DNA sono diminuiti. Tra i caratteri morfologici che sono stati presi in analisi, ad esempio, figura il tipo di pigmenti presenti all interno delle penne. A parità di radiazioni, le specie con una minore concentrazione di feomelanina, una particolare variante di melanina la cui sintesi richiede antiossidanti, hanno livelli più elevati di stress ossidativo e di danno genetico. Le radiazioni sono nocive per le persone tanto quanto per gli animali, ma il dubbio ruota attorno a quanto siano effettivamente gravi e se abbiano davvero portato al declino della fauna.
Cimici rossonere con pattern diversi dopo l esposizione alle radiazioni La cataratta, l opacità del cristallino dell occhio, è una patologia che riduce la vista. Mentre comunemente è associata all invecchiamento, qui può essere causata dall esposizione alle radiazioni. Al culmine della stagione di riproduzione degli uccelli, un team di studiosi ne ha esaminati più di 1.200 con segni di questa patologia, in luoghi che presentavano diversi livelli di radioattività. Il risultato ha mostrato una maggiore incidenza di cataratta, così come una riduzione delle popolazioni nidificanti, all interno delle zone più altamente contaminate. In un altro studio, condotto dal 2010 al 2012, i ricercatori hanno cercato la prova della presenza di albinismo e di tumori negli uccelli selvatici. L albinismo è una mutazione genetica rara che si manifesta con l assenza di pigmenti di melanina nella pelle e nelle piume. Un altro tipo di mutazione genetica studiata è stata la crescita abnorme dei tessuti tumorali. Entrambi possono essere causati dalla contaminazione radioattiva. Dei 1.669 uccelli esaminati, il 6,65% ha mostrato segni di albinismo e nel 2,5% sono stati rilevati tumori. Gli scienziati hanno poi scoperto ulteriori casi in altre aree con più alti livelli di radiazione di fondo.
A sx una rondine normale, a dx una rondine con albinismo sulle piume delle gola nella zona di esclusione di Chernobyl
A sx cinciarella normale, a dx una cinciarella con un tumore facciale Coloro che vivono al confine con la CEZ confermano di vedere molti più animali rispetto 30 anni fa, tra cui cavalli, cervi, lepri, gufi, cigni, uccelli canori e alci. Se da una parte ciò conferma che la fauna sia più numerosa che in passato, dall altro significa che il bracconaggio è in aumento, specialmente su territorio ucraino.
rossa nell area vicino al reattore Una volpe Quest anno il Cesio 137, uno dei radionuclidi più diffusi e pericolosi rilasciati dall incidente, si è dimezzato. Ciò significa che la quantità di tale elemento chimico si è ridotta di circa la metà nel trentennio che ha seguito il disastro, decadendo in Bario 137m, che ha un tempo di dimezzamento molto breve. Pur trattenendosi dal definire il paesaggio rovinato dalla contaminazione, i biologi sono consapevoli che la radioattività rimarrà a Chernobyl per secoli o, nel caso del plutonio, per millenni. Le loro scoperte mostrano tuttavia che, senza esseri umani nelle vicinanze, la fauna selvatica sembra cavarsela bene, infatti le stime preliminari sulla densità suggeriscono che a Chernobyl quella dei lupi superi di gran lunga addirittura quella di Yellowstone.
Il cavallo di Przewalski si è quasi estinto, ma nel tentativo di salvarlo è stato introdotto nell area circostante Chernobyl e in altre riserve nel 1998 Fonti: National Geographic Italia, Focus, Progetto Humus