La donna nel mondo greco Nell Antica Grecia, all età della nascita delle poleis, la condizione della donna era nettamente differente da quella dell uomo. Questi aveva un ruolo dominante nella vita sociale, culturale, politica, economica e quando non era impegnato nella guerra, trascorreva la giornata tra l agorà, i ginnasi e i simposi. La donna invece, di norma esclusa dalla vita pubblica, se non per i riti religiosi, viveva relegata nel gineceo, la parte della casa ad essa destinata. Tanto più era di condizione elevata, tanto minore era la sua libertà. Le nobili donne, destinate a divenire spose, ghiunàiches, non potevano uscire se non accompagnate dalle ancelle e la loro unica funzione era quella di generare figli legittimi. Sotto la tutela del padre, da nubili, una volta sposate, queste donne passavano sotto la tutela del marito e se divenivano vedove, sotto quella di un figlio o di un fratello. La sposa ideale doveva essere fedele al marito e le sue occupazioni erano la tessitura, la gestione della casa, dei figli e dei servi. Nei poemi omerici sono presenti degli esempi di donne
ideali. Nell Iliade è presentata la figura di Andromaca, la moglie di Ettore, che ha lasciato la sua patria per giungere a Troia. Essa appare nel momento in cui saluta per l ultima volta Ettore che sta per andare nell ultima battaglia. Questi non si è convinto a restare, nonostante le suppliche della moglie che in lacrime gli ricorda che se lui, che ormai è tutta la sua famiglia, morisse, lei resterebbe sola e infelice e il loro figlioletto Astianatte diverrebbe orfano, ma soprattutto gli ricorda la condizione a cui lei andrebbe in contro : diverrebbe la schiava o la concubina un altro uomo. La pornè, concubina, rappresentava un altra condizione della donna greca che, in questo caso, veniva considerata semplicemente come una compagna di letto. Alla pornè si contrapponeva l etèra, la donna libera, di notevole cultura, che accompagnava gli uomini ai banchetti. A questa affermazione di Andromaca, Ettore le mostra anche il dolore a cui lui andrebbe in contro perdendola, ma all affetto antepone l onore del guerriero, l etica eroica per cui non può abbandonare la battaglia. Tuttavia,dopo ciò, l eroe troiano
richiama la sposa alle faccende di cui deve occuparsi: la tessitura ( telaio e conocchia) e la direzione del lavoro delle ancelle. Stesse occupazioni sono quelle di Penelope, personaggio dell Odissea, che attende il marito Odisseo da 10 anni, dalla fine della guerra di Troia. Bellissima ma mostrata sempre piangente per la lontananza di Odisseo, nonostante le insistenti richieste dei pretendenti, i mnesteres (corteggiatori), essa dimostra la sua fedeltà evitando queste richieste con degli stratagemmi. Basti pensare all ingegno della tela e alla prova dell arco. Attraverso questi espedienti Penelope dimostra la sua metis, un astuzia inferiore al celebre logos, esclusivamente maschile. La metis è il risultato dell esperienza e utilizza spesso sotterfugi per arrivare ai suoi obiettivi; questa suscita ammirazione al pari della forza fisica e del coraggio in un uomo. Tuttavia nel momento in cui è utilizzata da una donna è fallimentare, ma questa inefficacia non è dovuta alla metis ma alla natura della donna. Un esempio di questa astuzia è l inganno della tela,
inganno con cui Penelope dimostra la sua fedeltà, la sua devozione filiale nei confronti di Laerte, padre di Odisseo, e la sua virtù, l arte del tessre che era indispensabile per una buona sposa. Tuttavia l espediente non raggiunge il suo fine e Penelope è scoperta. In altre occasioni l inganno ha un buon esito. Nell escamotage dell XXIII canto infatti Penelope, utilizzando lo stratagemma del letto, ottiene la conferma che lo straniero giunto ad Itaca è Odisseo. La figura di Penelope come ideale di fedeltà è stata svalutata: i pretendenti la accusano di suscitare in loro false speranze e persino chi dovrebbe riporre in lei maggiore fiducia ( marito e figlio) dubitano della sua fedeltà e della paternità di Telemaco. Queste contraddizioni sono dovute al fatto che, sebbene l Odissea dovesse offrire l immagine di una donna ideale, questa era contaminata da frequenti riferimenti a tutti i caratteri e i difetti che gli uomini omerici attribuivano alle donne. Emblema del ruolo che la donna deve svolgere all interno della società greca è Nausicaa. La nobile figlia di Alcinoo, re dei Feaci, è una fanciulla di buoni sentimenti e
bene educata. Sa come comportarsi con gli uomini ed è consapevole del suo destino: sposerà l uomo che suo padre sceglierà. Proprio per lavare le vesti per le nozze, Nausicaa si dirige al fiume, dove incontrerà Odisseo, in compagnia delle ancelle; ciò dimostra le doti della buona moglie e ribadisce la necessità che essa non esca mai se non accompagnata dalle ancelle. Essa non osa prendere l iniziativa se non per consigliare Odisseo su come ottenere il favore della madre, la regina Arete, che, svolgendo un ruolo di primo piano nell amministrazione della giustizia, rappresenta un eccezione all interno della società greca. Contrapposta alla figura di Nausicaa è Elena che, dai più, è considerata la personificazione del tradimento. Tuttavia come dice essa stessa nell Odissea e come argomenta Gorgia nell Encomio di Elena, il suo tradimento non si verifica per sua volontà ma per volontà divina. Altre ragioni che possono spiegare il comportamento di Elena sono riconducibili al fato, alla forza dell eloquenza e all amore e prescindono tutte dalla sua volontà. D altronde Elena
posside la metis, che in un occasione supera quella di Odisseo: infatti, unica, lo riconosce quando entra nella città di Troia travestito da mendicante. Questo episodio Elena, lo racconta durante un banchetto in onore di Telemaco, dove uscendo dal ruolo istituzionale della donna assume quasi una funzione aedica. In Grecia, per quanto riguarda le donne libere queste vivevano al di fuori della protezione di un nucleo familiare e, non avendo un uomo che provvedesse alle loro necessità, dovevano procurarsi da vivere autonomamente; erano dunque per necessità prostitute. La legge riconosceva giuridicamente e socialmente questa realtà e la condizione di una donna che al tempo stesso la città voleva e disprezzava. Costoro erano le seduttrici di cui parlava Omero: Calipso, Circe e le Sirene. Per quanto riguarda le Sirene, che in Omero hanno sembianze di donne-uccello, queste rappresentano la morte. Questa identificazione della donna con la morte riflette il difficile rapporto fra l uomo e il genere femminile. Le donne sono altro, tanto da appartenere ad un ghenos
differente. Le Sirene attirano gli uomini con il loro canto melodioso e con la promessa di una conoscenza, e in quanto donne non si può trattare di altro se non di un sapere d amore, dell arte della seduzione. Questo indicava che vi erano delle donne pericolose, di cui diffidare, donne che prendevano l iniziativa e trasgredivano le regole fondamentali del comportamento femminile: tacere e obbedire. Invece la maga Circe, che vive in compagnia di alcune ancelle, come le donne oneste, applica solo apparentemente le regole dell ospitalità, e in seguito tenderà ad Odisseo un tranello. Questi che grazie ad Ermes era immune ai sortilegi di Circe, non solo rifiuta di andare nel porcile dove Circe aveva collocato i suoi compagni trasformati in porci, ma sguainando la spada minaccia di ucciderla. Così Circe ricorre all arte dell amore e, ammansita, da dei consigli ad Odisseo per affrontare il viaggio nell Ade. Questa vicenda doveva insegnare che un uomo può anche avere un avventura con una seduttrice ma deve sapere come e quando interromperla e mettere in
chiaro che è comunque l uomo che comanda. L ultima seduttrice che Odisseo incontra è la dea Calipso, che vuole sposarlo e per ottenere ciò è disposta anche a donargli l immortalità. Questo non è un bene: significa abbandonare l essenza della vita umana. Anche Calipso attrae Odisseo in quanto seduttrice e come Circe, dimostra la sua pericolosità con la voce : anche quando tesse ( nobile attività ) canta. La voce femminile è sempre qualcosa di insidioso, ad essa è unita la forza della persuasione. Ciò si evince anche dal diritto ateniese del IV sec. a.c. in cui si considera incapace di intendere e di volere chi è persuaso da una donna. Questa è la concezione della donna nella società greca e questi i pregiudizi riguardo le donne. Pregiudizi di una società arcaica o che continuano ad interessare la società contemporanea? Grimaldi Mariafrancesca, Tafuni Alessandra I D Bibliografia: Storia e antologia della letteratura greca di Ida Biondi e Itaca di Eva Cantarella