Il trasferimento d azienda



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Associazione per gli Studi Internazionali e Comparati sul Diritto del lavoro e sulle Relazioni Industriali Il trasferimento d azienda di SILVIA PICCIOLI con il contributo di CARLO FRIGHETTO SOMMARIO: 1. Introduzione. 2. Nozione. 2.1. Nozione di trasferimento d azienda. 2.2. Nozione di trasferimento di parte d azienda. 2.3. Appalto: disciplina vigente. 3. Iter legislativo: modifiche apportate al decreto legislativo n. 276/2003 dal decreto legislativo n. 251/2004. 4. Problemi di armonizzazione tra disciplina previdente e disciplina vigente. 5. Modalità attuative del trasferimento. 5.1. Casi di inapplicabilità. 5.2. Effetti del trasferimento d azienda sui rapporti di lavoro autonomo. 6. Procedura sindacale ex articolo 47, legge n. 428/1990: obblighi di informazione e consultazione. 7. Schema di procedimento per le aziende con più di 15 dipendenti: procedura obbligatoria di informativa sindacale. 8. Conseguenze giuridiche. 9. Adempimenti con enti ed istituti previdenziali Centri per l impiego. 9.1. Inps. 9.2. Inail. 9.3. Direzione provinciale del lavoro - Servizio ispettivo. 9.4. Commissione bilaterale regionale. 9.5. Enasarco. 10. Appendice normativa: direttiva n. 2001/23/CE del Consiglio del 12 marzo 2001 concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti (GU, 22 marzo 2001, n. L 082, pag. 0016-0020). 10.1. Segue: decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 18, e commi 5 e 6 dell articolo 47 della legge 29 dicembre 1990, n. 428. 10.2. Segue: decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, modificato dal decreto legislativo 6 ottobre 2004, n. 251 (GU, 11 ottobre 2004, n. 239). 11. Rassegna di giurisprudenza comunitaria. 12. Rassegna di giurisprudenza del lavoro nel Veneto. 13. Bibliografia. 14. Siti internet. Working paper n. 36/2006 Pubblicazione registrata il giorno 11 novembre 2001 presso il Tribunale di Modena. Registrazione n. 1609

1. Introduzione Il trasferimento d azienda si verifica nei casi in cui ci sia un passaggio/sostituzione nella gestione di un complesso produttivo organizzato o di una parte di esso (art. 2112 c.c.). La disciplina di quest istituto, che presenta riflessi rilevanti sul piano dei rapporti di lavoro dal momento che a seguito del trasferimento cambia il datore di lavoro, è volta a contemperare esigenze del tutto opposte: quelle di flessibilità delle imprese 1, da un lato, quelle di tutela e garanzia dei lavoratori, dall altro. L attuale formulazione dell art. 2112 c.c., norma che garantisce ai lavoratori la conservazioni dei diritti derivanti dal rapporto di lavoro, anche dopo il mutamento soggettivo della controparte, è il risultato di una serie di interventi legislativi che hanno via via apportato sostanziali modifiche all impianto originario della norma. L ultima di queste è intervenuta ad opera dell art. 32 del d.lgs. n. 276/2003, c.d. Legge Biagi (come modificato dal c.d. decreto correttivo Legge Biagi d.lgs. n. 251/2004). L art. 32 del citato decreto lascia immutati i primi quattro commi dell art. 2112 c.c., riscrive parzialmente il comma 5 e aggiunge, infine, un nuovo comma 6 che codifica un fenomeno fino ad oggi rilevabile sotto il solo profilo economico-organizzativo, il c.d. outsourcing e successivo insourcing 2. Il legislatore ha previsto, per quest ultima fattispecie, un particolare regime di solidarietà, di cui all art. 29, comma 2, del d.lgs. n. 276/2003, tra appaltante ed appaltatore nel caso in cui l alienante stipuli con l acquirente un contratto di appalto la cui esecuzione avvenga utilizzando il ramo d azienda oggetto di cessione. 2. Nozione Ai sensi dell art. 2112 c.c., così come novellato dall art. 32, d.lgs. n. 276/2003, si intende per trasferimento d azienda qualsiasi operazione che, in seguito a cessione contrattuale o fusione, comporti il mutamento nella titolarità di un attività economica organizzata, con o senza scopo di lucro, preesistente al trasferimento e che conserva nel trasferimento la propria identità a prescindere dalla tipologia negoziale o dal provvedimento sulla base del quale il trasferimento è attuato ivi compresi l usufrutto o l affitto di azienda. Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì al trasferimento di parte dell azienda, intesa come articolazione funzionalmente autonoma di un attività economica organizzata, identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del suo trasferimento. Benché la Corte di Cassazione 3 abbia più volte confermato la sostanziale uniformità definitoria tra le due fattispecie, trasferimento d azienda e di parte d azienda trattandosi, quest ultima, secondo la fortunata espressione della Suprema Corte, più volte ripresa in dottrina, di una piccola azienda in grado di funzionare in maniera autonoma il tenore letterale del novellato comma 5 dell art. 2112 c.c. enuclea, due diverse ipotesi di trasferimento: - l ipotesi di trasferimento riguardante l intera azienda; - l ipotesi di trasferimento riguardante una sola parte (ramo) d azienda. 2.1. Nozione di trasferimento d azienda L art. 2112 c.c., al comma 5, definisce trasferimento dell intera azienda qualsiasi operazione che, in seguito a cessione contrattuale o fusione, comporti il mutamento nella titolarità di un attività economica organizzata, con o senza scopo di lucro, preesistente al trasferimento e che Collana ADAPT Working Paper 1

conserva nel trasferimento la propria identità, a prescindere dalla tipologia negoziale o dal provvedimento sulla base del quale il provvedimento è attuato, ivi compreso l usufrutto o l affitto d azienda. Ricorre, in sintesi, l ipotesi di un trasferimento d azienda (richiamando consolidati orientamenti della Suprema Corte nel rispetto dei principi comunitari) qualora si verifichino i seguenti presupposti: - sostituzione nella titolarità dell impresa (a prescindere dalla tipologia contrattuale con cui tale sostituzione viene realizzata); - cessione di un entità economica organizzata in modo stabile, strutturata ed autonoma ossia di un attività economica organizzata in forma d impresa ai sensi dell art. 2082. La cessione dovrà riguardare beni /mezzi aziendali organizzati nonché il personale; - preesistenza del complesso ceduto e conservazione della sua identità obiettiva da verificarsi sulla base del complesso delle circostanze di fatto che caratterizzano la specifica operazione tra cui: il tipo d impresa, la cessione o meno di elementi materiali, la riassunzione o meno del personale, il trasferimento della clientela, il grado di analogia delle attività esercitate. Sotto il profilo dell oggetto del trasferimento (l intera azienda), l unica novità apportata dal d.lgs. n.276/2003 consiste nell eliminazione del riferimento alla produzione/scambio di beni o servizi quali scopo dell attività d impresa. Tale modifica è giudicata da prevalente 4 dottrina irrilevante, posto che non limita né amplia l area di applicabilità della fattispecie 5. 2.2. Nozione di trasferimento di parte d azienda Nel caso di cessione parziale d azienda, l intervento dell attuale legislatore ha prodotto rilevanti modifiche. Si ha, infatti, trasferimento di parte d azienda nel caso in cui ad essere trasferita sia un articolazione funzionalmente autonoma di un attività economica organizzata, identificata come tale da cedente a cessionario al momento del suo trasferimento. Le condizioni per attuare un legittimo trasferimento di ramo d azienda sono dunque: - cessione di un entità dotata di una propria autonomia organizzativa ed economica caratterizzata dall esercizio di un attività che persegue un obiettivo proprio (ancorché accessorio a quello principale) e da un dato organizzativo, cioè da un insieme organizzato di persone e di elementi materiali che consentono l esercizio di un attività economica; - identificazione dell articolazione funzionalmente autonoma da parte dei due contraenti (cedente e cessionario) del negozio di cessione; - identificazione di tale articolazione al momento del trasferimento. La disciplina della materia, secondo quanto rilevato da Confindustria nella nota illustrativa del 10 ottobre 2003, rinviene nella nuova definizione spazi di maggiore elasticità, in quanto, per la riconduzione della fattispecie nel campo di applicazione dell art. 2112 c.c., non è necessario che il ramo d azienda oggetto della cessione sia dotato di oggettiva e precostituita esistenza, ma è sufficiente che il ramo stesso acquisti consistenza organizzativa e funzionale all atto in cui viene alienato. Infatti, ai sensi del d.lgs. n. 18/2001 che sotto questo profilo è rimasto immutato per parte dell azienda deve intendersi una articolazione funzionalmente autonoma dell attività economica organizzata, dove il requisito dell autonomia funzionale riassume le condizioni produttive e organizzative perché la parte, o ramo d azienda possa avere una vita propria ed essere, così, separabile dal complesso aziendale. All autonomia funzionale il legislatore delegato del 2001 aveva poi aggiunto, Collana ADAPT Working Paper 2

quali necessari complementi, i requisiti della preesistenza del ramo al trasferimento nonché quello della conservazione, nel trasferimento, della sua identità. L innovazione apportata dall art. 32 del d.lgs. n. 276/2003 (come modificato e corretto dal d.lgs. n. 251/2004) incide proprio su questi ultimi aspetti, eliminando la condizione per la quale l autonomia funzionale dell attività economica ceduta debba necessariamente preesistere al trasferimento. 2.3. Appalto: discipilna vigente Ai sensi dell art. 29, comma 2, del d.lgs. n. 276/2003 (come modificato e corretto dal d.lgs. n. 251/2004) in caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l appaltatore, entro il limite di un anno dalla cessazione dell appalto a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e i contributi previdenziali (incluse le somme versate a titolo di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro). È consentito ai contratti collettivi stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative derogare a tale previsione legislativa. Recita, infatti, il comma 2 dell art. 29 (d.lgs. n. 276/2003 come modificato dal d.lgs. n. 251/2004): Salvo diverse previsioni dei contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative, in caso di appalto di opere o di servizi il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l appaltatore, entro il limite di un anno dalla cessazione dell appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e i contributi previdenziali dovuti. Sinteticamente la norma prevede: - (art. 29, comma 2) una solidarietà senza limiti per un anno tra appaltante ed appaltatore in caso di appalto (di opere o di servizi); - (art. 29, comma 2) la possibilità di dettare diverse previsioni concessa ai contratti collettivi nazionali di lavoro (che potrebbero sollevare i committenti dal regime di solidarietà disciplinato dal comma 2). Il particolare regime di solidarietà, che riguarda tutti i trattamenti retributivi e contributivi previdenziali dovuti, opera nel limite di anno dalla cessazione dell appalto. Superato tale limite, e nei limiti della prescrizione, il regime di solidarietà è disciplinato ai sensi dell art. 1676 c.c. che consente di chiedere al committente quanto dovuto ai dipendenti dell appaltatore entro il limite del debito che il committente ha verso l appaltatore al momento della domanda 6. Pleonasticamente l art. 32, comma 2, del d.lgs. n. 276/2003 (come modificato dal d.lgs. n. 251/2004), nell aggiungere all art. 2112 c.c. un nuovo comma 6, precisa che nel caso in cui il contratto di appalto abbia ad oggetto il ramo d azienda in precedenza esternalizzato con riferimento, dunque, al secondo momento del fenomeno delle esternalizzazioni in senso lato e cioè a quel successivo contromovimento finalizzato alla riacquisizione all interno del ciclo produttivo, tramite un contratto commerciale di ciò che è uscito dalla titolarità dell impresa si applica la disciplina generale sul regime di solidarietà previsto in caso di appalto ai sensi dell art. 29 del medesimo decreto legislativo. Recita, infatti, l art. 32, comma 2 (d.lgs. n. 276/2003 come modificato dal d.lgs. n. 251/2004): nel caso in cui l alienante stipuli con l acquirente un contratto di appalto la cui esecuzione avviene utilizzando il ramo d azienda oggetto di cessione, tra appaltante e appaltatore opera un regime di solidarietà di cui all art. 29, comma 2, del d.lgs.10 settembre 2003, n. 276. Oltre il limite temporale previsto dal citato articolo, un anno dalla cessazione Collana ADAPT Working Paper 3

dell appalto, si applica conformemente a quanto accade in qualunque caso di appalto di opere o servizi, la disciplina codicistica di cui all art. 1676 c.c., ossia una solidarietà tra appaltante ed appaltatore limitata al valore dell appalto. Tale è l impianto normativo risultante a seguito delle modifiche apportate al d.lgs. n. 276/2003 dal d.lgs. n. 251/2004, intervento legislativo che ha superato alcune incongruenze presenti nell originaria formulazione. 3. Iter legislativo: modifiche apportate al decreto legislativo n. 276/2003 dal decreto legislativo n. 251/2004 La versione originaria del d.lgs. n. 276/2003 prevedeva all art. 29, comma 2, che in caso di appalto di servizi il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l appaltatore, entro il limite di un anno dalla cessazione dell appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e i contributi previdenziali dovuti. Sinteticamente il legislatore aveva introdotto: - un regime di solidarietà piena tra appaltante ed appaltatore applicabile nei soli casi di appalto di servizi; - un applicazione della disciplina civilistica di cui all art. 1676 c.c. nei casi di appalti di opere. Non era ammessa alcuna possibilità di deroga da parte della contrattazione collettiva. Quindi schematizzando: PRIMA Art. 29, d.lgs. n. 276/2003. DOPO Art. 6, d.lgs. n. 251/2004 (correttivo del d.lgs. n. 276/2003) e quindi art. 29, d.lgs. n. 276/2003 modificato. Nei casi di appalti di servizi prevede un regime di solidarietà piena tra appaltante ed appaltatore nel limite temporale di un anno. Nei casi di appalti di opere prevede un regime di solidarietà ex art. 1676 c.c., ossia responsabilità dell appaltante nei limiti del valore dell appalto (senza limitazione temporale diversi dalla prescrizione). Nei casi di appalti di servizi conferma il regime di solidarietà piena tra appaltante ed appaltatore, nel limite di un anno. Nei casi di appalti di opere prevede il medesimo regime di solidarietà tra appaltante ed appaltatore previsto in caso di appalto di servizi ossia solidarietà piena tra appaltante ed appaltatore per un anno. Non ammette deroghe da parte della contrattazione collettiva. Introduce uno spazio di deroga da parte di clausole inserite nei contratti collettivi. Con riguardo al caso specifico in cui oggetto del contratto d appalto fosse il ramo d azienda in precedenza esternalizzato l art. 32, comma 2 (originaria versione del d.lgs. n. 276/2003 ) prevedeva che nel caso in cui l alienante stipuli con l acquirente un contratto di appalto la cui esecuzione avviene utilizzando il ramo d azienda oggetto di cessione, tra appaltante e appaltatore opera un regime di solidarietà di cui all art. 1676. Le differenze tra il vigente regime di solidarietà e quello introdotto dall originaria versione del decreto sono così schematizzabili: PRIMA Ex art. 32, comma 2,d.lgs.n. 276/2003. DOPO Ex art. 9, d.lgs. n. 251/2004 (correttivo dell art. 32 del d.lgs. n. 276/2003). Collana ADAPT Working Paper 4

Tra appaltante-cedente ed appaltatoreconcessionario opera il medesimo regime di solidarietà di cui all art. 1676 c.c. e quindi responsabilità nei limiti del valore dell appalto. Non sono previste deroghe al regime di solidarietà. I lavoratori hanno azione diretta verso il committente per conseguire quanto è loro dovuto fino alla concorrenza che il committente ha verso l appaltatore nel tempo in cui essi propongono la domanda. Non sono previsti limiti temporali, ferma restando il decorso dei termini prescrizionali per i crediti azionati. Il committente è obbligato in solido con l appaltatore a corrispondere ai lavoratori, entro il limite di un anno dalla cessazione dell appalto, i trattamenti retributivi e i contributi previdenziali dovuti senza che operi il limite del valore dell appalto. Sono fatte salve le diverse previsioni dei contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati di lavoro stipulati da associazioni dei datori di lavoro e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative, in caso di appalto di opere o di servizi. I lavoratori hanno azione diretta verso il committente per ottenere l adempimento degli obblighi retributivi e contributivi purché agiscano entro il limite massimo di un anno dalla cessazione dell appalto. Rispetto all originaria formulazione normativa in base alla quale tra appaltante ed appaltatore operavano differenti regimi di solidarietà in relazione alle ipotesi di appalto di servizi ovvero di opere ovvero al caso di appalto avente ad oggetto un ramo precedentemente esternalizzato il successivo intervento del d.lgs. n. 251/2004 ha razionalizzato, dunque, l impianto normativo uniformando il regime di solidarietà nei confronti dei lavoratori impegnati indifferentemente in un appalto di servizi o in un appalto di opere; il medesimo regime si applica, altresì, all ipotesi in cui nell esecuzione delle opere e dei servizi oggetto di un contratto di appalto l appaltatore utilizzi il ramo d azienda oggetto della cessione. 4. Problemi di armonizzazione tra disciplina previdente e disciplina vigente Il nuovo e più esteso regime di solidarietà tra appaltante-cedente ed appaltatore-cessionario pone, tuttavia, delle delicate problematiche di diritto intertemporale. In base all indirizzo invalso nella più recente giurisprudenza di legittimità 7, non hanno, infatti efficacia retroattiva le disposizioni integrative e correttive di precedenti decreti legislativi che il governo sia stato delegato ad emanare dalla stessa legge-delega in un momento successivo. L attribuzione al legislatore delegato del potere di tornare ad intervenire sull oggetto della delega risponde alla esigenza di consentire al Governo di rivalutare e razionalizzare, nel rispetto dei principi e criteri direttivi, una disciplina che in sede di primo esercizio rivelava manifeste incongruenze; tuttavia rimane ferma l applicazione del principio generale per cui la legge non dispone che per l avvenire (il decreto correttivo n. 251/2004 contiene, infatti, disposizioni cui non è stato espressamente attribuito il potere di disporre per il passato). Tali considerazioni conducono alla conclusione che nei rapporti tra lavoratori, da un lato, ed appaltante e appaltatore, dall altro, si avranno due differenti regimi di responsabilità a seconda che il contratto di appalto (di opere o di servizi), compreso, ovviamente, come sopra evidenziato, il contratto d appalto avente ad oggetto il ramo d azienda ceduto siano stati stipulati prima o dopo l entrata in vigore del d.lgs. n. 251/2004. Nel primo caso, prima dell entrata in vigore del d.lgs. n. 251/2004, i lavoratori impiegati in contratto d appalto di opere, ovvero quelli passati alle dipendenze dell appaltatore-cessionario in conseguenza di un trasferimento di ramo aziendale, avranno azione diretta nei confronti del Collana ADAPT Working Paper 5

committente/appaltante-cedente per conseguire quanto è loro dovuto, senza limiti temporali (fatta salva la prescrizione dei crediti azionati), ma solo fino alla concorrenza del debito che il committente/appaltante-cedente ha verso l appaltatore nel tempo in cui essi propongono la domanda (ex art. 1676 c.c.). Sulla base della nuova disciplina (introdotta dal decreto correttivo d.lgs. n. 251/2004), invece, la solidarietà passiva tra appaltante ed appaltatore in caso contratto d appalto in generale (opere e servizi) e tra appaltantecedente ed appaltatore-cessionario nel caso di contratto d appalto avente ad oggetto un ramo d azienda in particolare, è estesa a tutti i crediti retributivi e contributivi vantati dai lavoratori impiegati nell appalto nei confronti dell appaltatore,tuttavia tale responsabilità piena è limitata temporalmente ad un anno dalla cessazione dell appalto (ex art. 29, comma 2). Conseguentemente per i contratti d appalto stipulati anteriormente all entrata in vigore del d.lgs. n. 251/2004 (26 ottobre 2004) e che siano proseguiti anche successivamente ad essa il regime di solidarietà passiva tra appaltante ed appaltatore, nelle differenti ipotesi sopra illustrate (appalto di opere o servizi, appalto avente ad oggetto un ramo d azienda in precedenza esternalizzato) sarà differenziato ratione temporis. Nella nota illustrativa di commento al d.lgs. n. 276/2003 dell ottobre 2003 diffusa da Confindustria è proposto un utile schema che riepiloga le novità apportate alla disciplina del trasferimento d azienda e di ramo d azienda a seguito dell entrata in vigore del d.lgs. n. 276/2003: Scheda riepilogativa È trasferimento d azienda qualsiasi operazione (cessione contrattuale, fusione, usufrutto, affitto) che comporti il mutamento nella titolarità di una attività economica organizzata. È ammissibile il trasferimento di ramo d azienda, quando il cedente e il cessionario identifichino quella parte di azienda come una articolazione funzionalmente autonoma, al momento del suo trasferimento. Se al trasferimento segue la conclusione di un contratto di appalto, opera il regime di solidarietà di cui all art. 29 del d.lgs. n. 276/2003. 5. Modalità attuative del trasferimento Si configura un trasferimento d azienda o ramo d azienda qualora a seguito di una cessione contrattuale o fusione si determina una sostituzione nella titolarità dell impresa indipendentemente dalla natura del mezzo tecnicogiuridico attraverso il quale il trasferimento sia stato realizzato. Può trattarsi di un atto contrattuale, traslativo o meno, di un provvedimento o addirittura una pluralità di atti di cessione (l orientamento della Suprema Corte nel considerare l incorporazione di una società in un altra, ossia l ipotesi di fusione, assimilabile a trasferimento d azienda di cui all art. 2112 c.c. ha trovato nell art. 32 del d.lgs. n. 276/2003 espressa codificazione). La disposizione traspone esattamente il contenuto dell art. 1 della direttiva n. 2001/23, affermando l irrilevanza dello strumento giuridico utilizzato per attuare l operazione circolatoria dell azienda. Alle ipotesi classiche di vendita, affitto, usufrutto, il legislatore, all art. 32, comma 1, del d.lgs. n. 276/2003, ha espressamente previsto, in aggiunta ad esse, l ipotesi della fusione. Il trasferimento del pacchetto azionario di maggioranza o di controllo della società non incide sull autonomia soggettiva giuridica della società interessata e non vale ad integrare il passaggio della titolarità dell azienda ai sensi dell art. 2112 c.c. Collana ADAPT Working Paper 6

5.1. Casi di inapplicabilità È esclusa l applicabilità delle garanzie poste dall art. 2112 c.c., e dunque la continuità del rapporto di lavoro e la responsabilità solidale del cedente per i crediti maturati dal lavoratore al tempo del trasferimento, nei seguenti casi: - nell ipotesi di cessazione dell attività, con successiva ripresa della stessa da parte di diverso imprenditore: secondo Confindustria, infatti, non è qui ravvisabile trasferimento d azienda, dal momento che l imprenditore che rileva lo stabilimento in precedenza chiuso (con le relative attrezzature) ed assume i lavoratori in precedenza licenziati (fruendo quindi degli sgravi contributivi previsti dall art. 8 della l. n. 223/1991 e connessi all assunzione dei lavoratori iscritti nelle liste di mobilità) non subentra al precedente datore di lavoro (non c è cioè subingresso), ma acquisisce un azienda morta, senza cioè quella attività economica richiesta dall art. 2112 c.c. Va, comunque, notato che in sede giudiziaria può risultare difficile dimostrare che una simile operazione non nasconda la volontà di eludere l applicazione delle tutele dei lavoratori nel caso di trasferimento per ottenere gli sgravi derivanti dall assunzione di lavoratori posti in mobilità e che l operazione non sia, in realtà, un sostanziale trasferimento d azienda. - nel caso di successione di appalto (ad es. servizio mensa o pulizia): questo perché, di norma, il nuovo appaltatore subentra con una propria organizzazione (non c è quindi mutamento nella titolarità dell impresa). Con specifico riferimento al caso di appalto, il legislatore ha previsto all art. 29, comma 3, del d.lgs. n. 276/2003, che l acquisizione del personale già impiegato nell appalto, a seguito di subentro di un nuovo appaltatore, in forza di legge, di un contratto collettivo nazionale di lavoro, o di una clausola del contratto d appalto, non costituisce trasferimento d azienda o di parte d azienda ; - nell ipotesi di cessazione di mera azienda, cioè delle sole strutture e dei soli mezzi, senza continuazione dell attività; - nel caso di cambiamento della ragione sociale, per esempio trasformazione da s.r.l. in s.p.a.; - nell ipotesi di cessione del pacchetto di maggioranza; non incidendo sull autonomia soggettiva giuridica delle società interessate il trasferimento del pacchetto azionario di maggioranza o di controllo della società non possono integrare il passaggio della titolarità dell azienda ai sensi dell art. 2112 c.c.: qualora il trasferimento riguardi aziende o unità produttive delle quali il CIPI abbia accertato lo stato di crisi aziendale a norma dell art. 2, comma 5, lett. c), della l. 12 agosto 1977, n. 675, o imprese nei confronti delle quali vi sia stata dichiarazione di fallimento, omologazione di concordato preventivo consistente nella cessione dei beni, emanazione del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa ovvero di sottoposizione all amministrazione straordinaria. Affinché ricorra l esclusione della garanzia di cui sopra è necessario tuttavia, da un lato, che la continuazione dell attività non sia stata disposta o sia cessata, dall altro, che nel corso della consultazione sindacale sia stato raggiunto un accordo circa il mantenimento anche parziale dell occupazione (salvo che dall accordo risultino condizioni di miglior favore per i lavoratori). Il predetto accordo può altresì prevedere che il trasferimento non riguardi il personale eccedentario e che quest ultimo continui a rimanere, in tutto o in parte, alle dipendenze del cedente; Collana ADAPT Working Paper 7

nei confronti dei lavoratori che non passano alle dipendenze del cessionario (o che passano in un momento successivo rispetto al trasferimento d azienda), i quali hanno diritto di precedenza nelle assunzioni che quest ultimo effettui entro un anno dalla data del trasferimento, ovvero entro il periodo maggiore stabilito dagli accordi collettivi. Tra i casi di inapplicabilità della disciplina di cui all art. 2112 c.c. rientrano anche i rapporti di lavoro autonomo. Sulla sorte di questi rapporti in caso do cessione d azienda o parte di essa è opportuna qualche considerazione aggiuntiva. 5.2. Effetti del trasferimento d azienda sui rapporti di lavoro autonomo I rapporti di lavoro autonomo, quali ad esempio, i contratti a progetto, i contratti di collaborazione coordinata e continuativa, i contratti di agenzia, i contratti d opera o di opera intellettuale (come le consulenze dei liberi professionisti), pur avendo, di fatto, alcune analogie con i rapporti di lavoro subordinato non rientrano nell ambito di applicazione della norma di cui all art. 2112 c.c.; essi risultano, tuttavia, ugualmente coinvolti nel processo circolatorio dell azienda o di una parte di essa. Secondo un consolidato orientamento dottrinale e giurisprudenziale tali rapporti, sono, infatti, disciplinati dall art. 2558 c.c. che prevede al suo primo comma che se non è pattuito diversamente l acquirente subentra nei contratti stipulati per l esercizio dell azienda che non abbiano carattere personale. La norma risponde alla duplice finalità 8 di tutelare integrità del complesso aziendale (costituito, normalmente, anche da elementi dei quali l imprenditore si assicura la disponibilità mediante rapporti giuridici contrattuali) e il suo avviamento (che dipende, essenzialmente, dalla prosecuzione dei rapporti in corso). In proposito assume rilievo la distinzione tra contratti d azienda che hanno ad oggetto il godimento di beni aziendali (contratti di leasing, contratti di locazione ecc.) e contratti d impresa strumentali all esercizio dell attività economica in quanto riferibili all organizzazione e alla gestione dell impresa (contratti con fornitori o con clienti, rapporti di lavoro autonomo ecc.). Per tali rapporti l art. 2558 c.c. prevede, con esclusione dei soli contratti aventi carattere personale, il trasferimento automatico dall acquirente all alienante, indipendentemente dall assenso del contraente ceduto: assenso necessario, invece, nella normale cessione di contratto disciplinata dagli artt. 1406 e ss. c.c. Il cessionario dell azienda può, comunque, sottrarsi all ingresso automatico nei rapporti instaurati dall alienante attraverso l inserimento di apposite clausole nel contratto di cessione, ossia stipulando il patto contrario disciplinato dall art. 2558 c.c. Qualora venga stipulato tale patto il rapporto contrattuale escluso dal trasferimento dell azienda non perde efficacia, ma continua ad essere produttivo di effetti nei confronti delle parti originarie che restano, così, vincolate alle reciproche obbligazioni. I terzi contraenti, i cui rapporti sono stati trasferiti all acquirente unitamente all azienda ceduta, hanno esclusivamente la facoltà di recedere dal contratto per giusta causa ai sensi dell art. 2558, comma 2, c.c. La giusta causa viene usualmente qualificata dalla giurisprudenza come un mutamento di circostanze rilevanti riferite a titolo esemplificativo: - all organizzazione aziendale conseguente al trasferimento (non sono stati trasferiti elementi aziendali che influiscono sulla qualità dei prodotti); - alle qualità personali dell acquirente (difetto di capacità organizzativa, qualità, correttezza ecc.); Collana ADAPT Working Paper 8

- alla posizione patrimoniale dell acquirente (patrimonio non sufficiente a garantire i soddisfacimento delle obbligazioni contratte per l esercizio dell azienda). Ovviamente l esistenza della giusta causa che legittima il recesso deve essere accertata, in concreto, caso per caso, con onere della relativa prova a carico del terzo che recede. Come ricordato in precedenza il subentro automatico disciplinato dall art. 2558 c.c. non riguarda i contratti stipulati per l esercizio dell azienda che abbiano carattere personale. Vengono ritenuti contratti a carattere personale: - i contratti che prevedono un obbligazione oggettivamente infungibile in quanto il risultato dovuto è realizzabile esclusivamente dal contraente originario (ad esempio i contratti relativi ad opera intellettuali o artistiche); - i contratti che pur non prevedendo un obbligazione oggettivamente infungibile risultino, in concreto, stipulati in base ad un particolare apprezzamento delle qualità di un contraente ovvero considerando la fiducia riposta dal creditore nella capacità del debitore di realizzare il risultato voluto (ad esempio il mandato); - i contratti che pur non rientrando nelle categorie di cui ai precedenti punti prevedono in origine una clausola di incedibilità. Anche in queste ipotesi il requisito del carattere personale deve necessariamente essere accertato di volta in volta qualora vengano sollevate, dall una o dall altra parte, eccezioni in merito al trasferimento del contratto. Esaminando nel dettaglio la disciplina dei principali contratti di lavoro autonomo: - I contratti di agenzia, nonostante alcune perplessità espresse in dottrina, essi vengono normalmente ritenuti contratti strettamente connessi all esercizio dell impresa e all organizzazione della struttura aziendale. Tali rapporti sono pertanto sottoposti alla disciplina dell art. 2558 c.c. e, quindi, si trasferiscono automaticamente dall alienante all acquirente, salvo patto contrario, a meno che non risulti, o venga dimostrato in concreto il carattere personale del singolo rapporto. Tale conclusione risulta ormai consolidata in giurisprudenza: relativamente al contratto di agenzia, che non rientra trai contratti a carattere personale soggetti alla disciplina prevista dall art. 2112 c.c., il trasferimento dell azienda preponente comporta ex art. 2558 c.c. che l acquirente subentra nel rapporto se tra le parti del contratto di cessione non siano intervenuti patti diversi intesi alla novazione dei precedenti contratti. - I contratti d opera, in considerazione della loro varietà, devono essere esaminati caso per caso al fine di stabilire se abbiano o meno natura personale ed in quali limiti siano trasferibili automaticamente, unitamente all azienda. La soluzione non è univoca. Tali contratti, infatti, pur avendo normalmente ad oggetto un opera determinata, possono non essere eseguiti, necessariamente, dallo stesso prestatore, altre possono essere effettuate da soggetti diversi con il medesimo risultato (ad esempio il montaggio di un quadro elettrico). - I contratti aventi ad oggetto prestazioni d opera intellettuale od artistica (in particolare le consulenze) sono, in generale, contratti a carattere personale in quanto il risultato dovuto viene individuato in necessaria correlazione con la persona dell altro contraente. In merito a questi rapporti si può parlare di prestazione oggettivamente infungibile dato che solitamente nessuno, al di fuori del contraente originario, è in grado di adempiere all obbligazione dovuta. Collana ADAPT Working Paper 9

Un discorso a parte meritano i contratti di collaborazione, cioè quei contratti d opera o di opera intellettuale nei quali la prestazione lavorativa viene svolta in modo continuativo e coordinato. Con l entrata in vigore del d.lgs. n. 276/2003, i contratti di collaborazione coordinata e continuativa devono essere obbligatoriamente conclusi (salve le eccezioni prevista) nella forma di contratto a progetto, come stabilito dall art. 61 del d.lgs. n. 276. Le collaborazioni e i contratti a progetto richiedono comunque che la prestazione lavorativa sia adempiuta personalmente. Questo requisito enfatizza il carattere personale di tali rapporti; in tal senso può dirsi che le collaborazioni coordinate e continuative e i contratti di lavoro a progetto siano più difficilmente trasferibili unitamente all azienda e che, qualora ciò avvenga, aumenti la possibilità che venga esercitato il diritto di recesso per giusta causa previsto dall art. 2558 c.c. Sotto diverso profilo questi effetti giuridici potrebbero essere ritenuti in contrasto con l esigenza, a volte sentita dalla giurisprudenza, di fornire un minimo di stabilità ai rapporti di collaborazione, a tutela del prestatore d opera. In proposito viene in aiuto la recente riforma del mercato del lavoro che ha introdotto per questo tipo di contratti, con riferimento al contratto di lavoro a progetto, i limiti della predeterminatezza del progetto e del termine di durata del rapporto, segnali che contrastano con qualsiasi pretesa di stabilità ad oltranza del rapporto di collaborazione. È comunque certo che l esigenza di un minimo di stabilità non resta del tutto priva di tutela, in quanto, qualora per effetto della volontà delle parti il rapporto non sia stato trasferito unitamente all azienda, il contratto di lavoro a progetto continua a produrre i propri effetti nei confronti delle parti originarie fino all effettivo completamento. In operazioni di trasferimento d azienda i contratti di lavoro trovano disciplina in una fonte legislativa differente (artt. 2558 e ss.) rispetto a quelli di lavoro subordinato (di cui all art. 2112 c.c.). Nella sostanza, tuttavia, gli effetti della cessione sui rapporti di lavoro sono, pur con alcune distinzioni che attengono alla peculiarità dei rapporti di lavoro autonomi, assimilabili. Il principio valido tanto per i rapporti di lavoro subordinato che per quelli di lavoro autonomo (a carattere non personale) è quello della prosecuzione con il cessionario dei rapporti stessi. A distinguere le due fattispecie sono la possibilità concessa alle parti di escludere dal passaggio automatico i rapporti di lavoro autonomo (esclusa per quelli di lavoro subordinato) nonché il regime di responsabilità per i crediti dei lavoratori. Ai sensi dell art. 2560, infatti, la tutela dei crediti dei lavoratori autonomi, anteriori al trasferimento dell azienda, può essere fatta valere nei confronti dell acquirente alla tassativa condizione che la partita sia iscritta nelle scritture contabili obbligatorie. In ogni caso, gli ambiti interpretativi non ancora chiari che contraddistinguono numerosi aspetti della normativa in esame impongono agli operatori aziendali l adozione di particolare cautela nella gestione delle procedure di trasferimento che interessano lavoratori autonomi. 6. Procedura sindacale ex articolo 47, legge n. 428/1990: obblighi di informazione e consultazione Quando si intende effettuare un trasferimento d azienda in cui siano occupati più di 15 lavoratori (anche nel caso in cui il trasferimento riguardi una parte d azienda ai sensi dell art. 2112 c.c.), il cedente e il cessionario devono darne comunicazione per iscritto almeno 25 giorni prima che sia perfezionato l atto da cui deriva il trasferimento o che sia raggiunta un intesa vincolante 9 tra le parti alle rispettive rappresentanze sindacali in azienda, RSU, ovvero RSA, nonché ai sindacati di categoria che hanno stipulato il contratto collettivo applicato nelle imprese interessate al trasferimento. In mancanza delle predette rappresentanze aziendali, resta fermo l obbligo di Collana ADAPT Working Paper 10

comunicazione nei confronti dei sindacati di categoria comparativamente più rappresentativi (sindacati di categoria che hanno stipulato il contratto collettivo applicato nelle imprese interessate al trasferimento). Nell ipotesi in cui il trasferimento interessi uno o più stabilimenti dell azienda, le informazioni dovranno essere comunicate non solo alle Rappresentanze sindacali degli stabilimenti interessati al trasferimento, ma anche alle Rappresentanze sindacali eventualmente costituite presso la sede amministrativa, qualora sia ubicata in località diversa da quella degli stabilimenti. Analoghi criteri valgono anche per la comunicazione cui debba provvedere il cessionario. La procedura di informazione e consultazione si applica anche nel caso in cui la decisione relativa al trasferimento sia stata assunta da altra impresa controllante. Dal computo dei dipendenti vanno esclusi: - i lavoratori a termine assunti in sostituzione di lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto; - apprendisti; - lavoratori a domicilio; - lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro; - lavoratori assunti con contratto di inserimento (ai sensi del comma 2 dell art. 59 del d.lgs. n. 276/2003 ); - lavoratori somministrati. I prestatori di lavoro intermittente sono computati in proporzione all orario di lavoro effettivamente svolto nell arco di ciascun semestre. I lavoratori part-time si considerano in proporzione. Contestualmente alla suddetta preventiva comunicazione devono essere fornite informazioni circa: - la data o la proposta di data del trasferimento:laddove il cedente e il cessionario non abbiano certezza circa la data del trasferimento è sufficiente che venga indicata nell informativa la data presumibile, con esplicita riserva di comunicare eventuali modifiche; - i motivi del programmato trasferimento, ad esempio per il cedente: l abbandono di una o più produzioni dell impresa o l attività imprenditoriale stessa, ecc.; per il cessionario: l effettuazione di altri tipi di produzione, ecc.; - le conseguenze giuridiche, economiche e sociali per i lavoratori come ad esempio l eventuale modificazione del settore merceologico di attività; - le eventuali misure previste nei confronti dei lavoratori: trasferimenti, licenziamenti individuali o collettivi previsti, richieste di interventi di cassa integrazione ecc. Per quanto riguarda il ricorso ai licenziamenti collettivi per riduzione di personale, la prescritta procedura potrà svolgersi contestualmente e parallelamente a quella di informazione e consultazione di cui alla legge in esame. Tali informazioni sono finalizzate a consentire una consultazione con i predetti soggetti sindacali, qualora essi la richiedano, entro 7 giorni dal ricevimento della comunicazione da parte dell azienda. Il mancato rispetto da parte del cedente o del cessionario, dell obbligo di esame congiunto, che deve essere avviato entro 7 giorni dal ricevimento della richiesta di incontro da parte dei soggetti sindacali, è configurabile come condotta antisindacale ai sensi dell art. 28, l. 20 maggio 1970, n. 300. Esame congiunto: la procedura dev essere avviata su richiesta scritta della rappresentanze sindacali o dei sindacati di categoria che hanno ricevuto la comunicazione Collana ADAPT Working Paper 11

7. Schema di procedimento per le aziende con più di 15 dipendenti: procedura obbligatoria di informativa sindacale delle informazioni. Le rappresentanze sindacali potranno rivolgere la richiesta all impresa (cedente e cessionaria) presso la quale sono costituite. Ove venga trasferita una singola unità produttiva autonoma, parte di un più ampio complesso aziendale, la richiesta dovrà pervenire alle rappresentanze sindacali costituite nell unità produttiva stessa. Alla consultazione congiunta, devono partecipare l azienda cedente e quella cessionaria (eventualmente assistite dalle associazioni imprenditoriali cui aderiscono o conferiscono mandato) e le rispettive rappresentanze sindacali, nonché le associazioni sindacali di categoria dei lavoratori. Se ciascuna parte è responsabile unicamente per la propria condotta, tuttavia dalla violazione dell obbligo di esame congiunto, commessa da uno solo dei contraenti, possono derivare riflessi anche a danno dell altro. La condanna per comportamento antisindacale pronunziata nei confronti della parte inadempiente e la conseguente rimozione degli effetti del comportamento illegittimo potrebbe, infatti, riflettersi sull atto di trasferimento. Pertanto, è opportuno che, nel contratto preliminare, ciascuna azienda si cauteli nei confronti del comportamento omissivo dell altra parte per quanto concerne la procedura di consultazione La consultazione si intende esaurita qualora, decorsi dieci giorni dal suo inizio, non sia stato raggiunto un accordo. In caso di mancato accordo, scaduto il termine previsto dalla legge (10 giorni dal suo inizio), le parti contraenti potranno dare corso al trasferimento senza incorrere nella violazione dell art. 28 della citata legge. 1. Oggetto della comunicazione che deve essere effettuata 25 giorni prima che sia perfezionato l atto da cui deriva il trasferimento o che sia raggiunta un intesa vincolante tra le parti. - Data del trasferimento, anche se è solo proposta. - Motivi del programmato trasferimento. - Conseguenze giuridiche, economiche e sociali per i lavoratori. - Eventuali misure previste per i lavoratori. 2. Destinatari della comunicazione aziendale: - RSU (ovvero RSA); - le OO.SS. che hanno stipulato il contratto collettivo applicato nelle imprese interessate al trasferimento. In mancanza di questi soggetti, le OO.SS. comparativamente più rappresentative. 3. Incontro per esame congiunto: - richiesta sindacale: entro 7 giorni dalla comunicazione. - Soggetti legittimati: RSU (ovvero RSA) e/o OO.SS. - Convocazione: entro 7 giorni dalla richiesta. - Esaurimento: entro 10 giorni dall inizio della consultazione se non viene raggiunto un accordo. 4. Sanzioni previste: il mancato rispetto da parte del cessionario o del cedente dell obbligo d esame congiunto costituisce condotta antisindacale ex art. 28, l. 20 maggio 1970, n. 300, che consente al sindacato di agire con provvedimento d urgenza contro l azienda per rimuovere gli effetti del comportamento aziendale; il mancato rispetto dell ordine del giudice è penalmente sanzionato. 8. Conseguenze L art. 2112 c.c. disciplina specifiche conseguenze per quanto attiene Collana ADAPT Working Paper 12

giuridiche ai rapporti di lavoro: 1) il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano. Il trasferimento non costituisce, di per sé, legittimo motivo di licenziamento per cui i lavoratori hanno il diritto di passare alle dipendenze del cessionario mantenendo tutti i diritti connessi al rapporto di lavoro (ad es. superminimo, anzianità, ecc.). Resta salva, in ogni caso, la facoltà del cessionario di esercitare il recesso per giustificato motivo oggettivo, qualora ne sussistano i presupposti (ad esempio la cessazione dell attività), sia la possibilità per cedente e cessionario di effettuare licenziamenti collettivi per riduzione del personale, sempre ove ricorrano i presupposti indicati dalla l. n. 223/1991. 2) il cedente ed il cessionario restano obbligati, in solido, per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento. Tale obbligazione, secondo Confindustria, sorge a carico del cessionario anche se egli non abbia avuto conoscenza dei suddetti crediti all atto del trasferimento o essi non risultino dai libri dell azienda trasferita. Il lavoratore può, tuttavia, liberare il cedente (o anche il cessionario o entrambi) dalle obbligazioni mediante le procedure di cui agli artt. 410 e 411 c.p.c. relative alle conciliazioni amministrative e sindacali. 3) Il cessionario è tenuto ad applicare i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi nazionali, territoriali ed aziendali vigenti alla data del trasferimento, fino alla loro scadenza, salvo che siano sostituiti da altri contratti collettivi applicabili all impresa del cessionario, purché siano essi del medesimo livello. Si tratta di una norma che, al fine di tutelare i lavatori garantendo loro la conservazione del trattamento economico-normativo in precedenza applicato, impone al cessionario il rispetto dei contratti collettivi vigenti in azienda alla data del trasferimento fino al giorno della più vicina scadenza. Tuttavia: - qualora il contratto aziendale sia privo del termine finale, il contratto collettivo, rientrando tra quelli ad esecuzione continuata, potrà essere risolto per recesso unilaterale delle parti:il cessionario, pertanto, avrà la facoltà di disdettarlo dandone congruo preavviso (normalmente sei mesi); - qualora sia previsto che, in mancanza di disdetta, operi il tacito rinnovo, il cessionario non è tenuto a rispettarlo, anche se è consigliabile che cautelativamente provveda, comunque, a dare disdetta nel termine contrattualmente previsto. I trattamenti economici normativi possono essere modificati dal cessionario soltanto mediante la sostituzione dei contratti originariamente applicati con quelli di pari livello alla propria impresa. Questo significa che il cessionario, fermo restando l obbligo di rispettare i diritti derivanti dal contratto di lavoro individuale, potrà sostituire il contratto nazionale con il Ccnl eventualmente in vigore presso la propria azienda e il contratto di secondo livello (aziendale o territoriale), con quello da lui applicato: se non dispone di propri contratti dovrà necessariamente applicare quelli in precedenza in vigore nell azienda oggetto del trasferimento(per ovviare alla mancanza di un contratto aziendale potrebbe essere opportuno, in vista di un possibile trasferimento, che l azienda cessionaria si dotasse di una propria contrattazione aziendale da sostituire a quella eventualmente vigente presso l azienda da acquisirebenchè va notato che la contrattazione di secondo livello è spesso priva di scadenza con la conseguenza che è sufficiente la semplice disdetta). Parafrasando l inciso il rapporto di lavoro continua con il cessionario e il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano : Collana ADAPT Working Paper 13

- è mantenuta l anzianità di servizio; - è mantenuto il diritto al godimento delle ferie maturate complessivamente; - le mensilità aggiuntive verranno corrisposte per intero, compresa anche la quota maturata alle dipendenze del cedente; - si prosegue con i conguagli derivanti da assistenza fiscale; - i conguagli fiscali e contributivi di fine anno dovranno tener conto della retribuzione complessiva percepita dai lavoratori interessati, sia alle dipendenze del cedente che del cessionario; - se il trasferimento comporta l estinzione del soggetto preesistente, il cessionario dovrà presentare la dichiarazione mod. 770 anche per il cedente, compilando per quest ultimo appositi quadri aggiuntivi. La legge concede al lavoratore passato alle dipendenze del cessionario la facoltà di rassegnare le proprie dimissioni per giusta causa (con gli effetti di cui all art. 2119 c.c.) qualora nei tre mesi successivi al trasferimento le sue condizioni di lavoro abbiano subito sostanziali modifiche in peius. 9. Adempimenti con enti ed istituti previdenziali Centri per l impiego 9.1. Inps L impresa cedente comunica al Centro per l impiego competente per territorio che l attività aziendale, o parte di essa, viene ceduta alla ditta cessionaria e che, siccome il trasferimento d azienda ai sensi dell art. 2112 c.c. determina una successione universale nelle obbligazioni contrattuali, i rapporti di lavoro con i dipendenti interessati dall operazione, proseguiranno senza soluzione di continuità con l impresa cedente. L impresa cedente allega a tale comunicazione l elenco di tutti i dipendenti distinti per qualifica e categoria d inquadramento che passano senza soluzione di continuità alle dipendenze dell impresa cessionaria, con gli estremi dell originario nulla osta di avviamento ovvero della comunicazione di assunzione. L impresa cessionaria effettua comunicazione di eguale contenuto informando di aver rilevato l attività aziendale e di aver quindi acquisito per successione universale ai sensi dell art. 2112 c.c., il personale gia in forza all azienda cedente. A sua volta allega alla comunicazione l elenco di tutto il personale che passa alle sue dipendenze, distinto per qualifica e categoria di inquadramento. Nel caso in cui l impresa cedente fosse in possesso di autorizzazione ai sensi della l. n. 68/1999 (ad esempio autorizzazione all esonero parziale nell assunzione di personale invalido), l impresa cessionaria chiederà la voltura di tale autorizzazione a suo favore, sempre evidenziando che a seguito del trasferimento d azienda sono rimaste immutate, anche per quanto concerne il personale occupato le caratteristiche dell attività aziendale, in forza delle quali a suo tempo era stato concesso l esonero parziale. L impresa cedente comunica alla sede Inps competente per territorio che, a seguito del trasferimento di azienda, i dipendenti interessati da tale operazione passano in capo all impresa cessionaria. Per tale motivo comunica la cessazione dell attività con personale assicurato ed informa quindi che, a decorrere dalla prima scadenza di legge per il versamento dei contributi relativi al periodo di paga in cui è cessata l attività non effettuerà più l invio delle denunce contributive di modello DM 10/2-89. A scelta potrà inoltre richiedere la cessazione della posizione assicurativa ovvero una sua sospensione, ove vi sia la possibilità futura di una ripresa di attività con nuovo personale. L impresa cedente dovrà inoltre consegnare ai dipendenti che si Collana ADAPT Working Paper 14

9.2. Inail 9.3. Direzione provinciale del lavoro - Servizio ispettivo trasferiscono in capo all impresa cessionaria i modelli CUD di pertinenza dei lavoratori relativi alle retribuzioni corrisposte nell anno solare precedente, ove non siano stati già consegnati, nonché alle retribuzioni dell anno in corso erogate prima del trasferimento di azienda. L impresa cessionaria può già essere in attività ed in tale caso si limita ad informare la sede Inps che, avendo rilevato per trasferimento di azienda il complesso aziendale già facente capo all impresa cedente ed il personale già occupato alle dipendenze del cedente, inserirà le retribuzioni imponibili relative al personale acquisito nelle sue denunce contributive a partire da quelle relative al periodo di paga in cui è divenuto operante il trasferimento di azienda. Può avvenire che l attività rilevata con il trasferimento di azienda sia però diversamente inquadrabile ai fini assicurativi previdenziali rispetto a quella già esercitata dall impresa cessionaria (es. attività rilevata inquadrabile nel settore terziario mentre l attività già esercitata è inquadrata nel settore industria). In tale caso l impresa cessionaria dovrà aprire una nuova posizione assicurativa con la sede Inps, fornendo i dati identificativi della nuova attività, inoltrando l apposito modello di iscrizione DM 68 entro il 20 giorno del mese successivo a quello in cui è avvenuto il trasferimento di azienda. Infine l impresa cessionaria può iniziare ad operare solo a seguito del trasferimento di azienda. Anche in questo caso dovrà procedere all apertura di posizione assicurativa con la sede Inps inoltrando il modello DM 68 sempre entro il 20 giorno del mese successivo a quello in cui è avvenuto il trasferimento di azienda, allegando il certificato della Camera di Commercio dal quale si possano desumere i suoi dati identificativi. L impresa cedente comunicherà alla sede Inail competente per territorio, che, a seguito del trasferimento di azienda, tutto il personale già assicurato all Istituto passerà alle dipendenze dell impresa cessionaria e che vi sarà la cessazione della sua attività. Tale comunicazione andrà effettuata entro e non oltre 30 giorni dalla cessazione di attività. L impresa cessionaria a sua volta comunicherà, sempre entro 30 giorni da quando il trasferimento d azienda è divenuto operante, di avere acquisito per successione universale dall impresa cedente il personale in forza presso l impresa cedente già assicurato all Istituto,,inoltrando l apposita denuncia di variazione per segnalare le voci di lavorazione acquisite. Se invece la cedente incomincia l attività solo a seguito dell acquisizione dell azienda o del ramo di azienda e non è quindi già intestataria di apposite posizioni assicurative con l Inail dovrà inoltrare la prevista denuncia di esercizio contestualmente all inizio della sua attività con personale assicurato. In entrambi i casi la cessionaria evidenzierà inoltre che prosegue senza soluzione di continuità l attività già svolta dall impresa cedente senza alcuna modificazione nei rischi della lavorazione;potrà quindi chiedere alla sede Inail di confermare in suo capo le eventuali oscillazioni favorevoli per andamento infortunistico già riconosciute in capo all impresa cedente. L impresa cedente comunicherà alla Direzione provinciale del lavoro il trasferimento del complesso aziendale, compresi i dipendenti occupati, all impresa cessionaria e la conseguente cessazione della sua attività. Collana ADAPT Working Paper 15

L impresa cessionaria comunicherà di aver rilevato per trasferimento d azienda il complesso aziendale già facente capo all impresa cedente e di essere subentrata, per successione universale, nella gestione di tutti i rapporti di lavoro con l acquisizione di tutti i dipendenti già in forza al cedente. Evidenziando di aver rilevato senza soluzione di continuità il complesso aziendale che rimane immutato nella sua identità sostanziale, chiederà alla Direzione provinciale del lavoro di poter continuare ad usufruire delle autorizzazioni specifiche già rilasciate dall Ufficio all impresa cedente (es. autorizzazione all assunzione di lavoratori extra-comunitari). Informerà inoltre che l Inail ha confermato in suo favore le posizioni assicurative già aperte in capo all impresa cedente, non essendo avvenuti mutamenti sotto il profilo del rischio assicurato. Per tale ragione chiederà alla Direzione provinciale del lavoro di poter continuare ad utilizzare i documenti di lavoro (libri matricola, paga, cartellini, orologio, ecc.) già vidimati sulle posizioni assicurative dell impresa cedente che le sono state confermate dall Inail, fino ad esaurimento di tale documentazione e previa modifica della sua intestazione. La comunicazione dell impresa cessionaria alla Direzione provinciale del lavoro andrà effettuata di conseguenza dopo aver avuto la conferma dall Inail del mantenimento delle posizioni assicurative. 9.4. Commissione bilaterale regionale (Per eventuali contratti di formazione ancora in corso, stipulati sulla base di progetti approvati prima del 24 ottobre 2003 data di entrata in vigore del d.lgs. n. 276/2003 che li ha abrogati che vengano acquisiti dall impresa cedente). L impresa cessionaria comunicherà, per il tramite della Associazione territoriale cui risulta iscritta, di aver rilevato per trasferimento d azienda l intero complesso aziendale o il ramo di azienda già facente capo all impresa cedente e di aver conseguentemente acquisito per successione universale il personale già alle dipendenze del cedente. Evidenzierà che tra il personale acquisito vi sono anche dipendenti con contratti di formazione e lavoro già autorizzati in capo all impresa cedente, fornendo gli estremi dell autorizzazione dei progetti di formazione a suo tempo rilasciata dalla stessa Commissione nonché l indicazione delle professionalità per il cui conseguimento erano stati stipulati i predetti progetti. Preciserà che a seguito del trasferimento di azienda l attività formativa proseguirà con gli stessi contenuti, nella stessa unità e con i medesimi istruttori a suo tempo indicati nei progetti autorizzati ed informerà pertanto che porterà a termine il percorso formativo con le modalità già approvate dalla Commissione, salvo diversa indicazione di quest ultima. 9.5. Enasarco L impresa cedente comunicherà all Enasarco l avvenuta cessazione della sua attività a seguito del trasferimento d azienda e la conseguente risoluzione dei mandati di agenzia già in essere con i singoli agenti (comunicazione da farsi entro 30 giorni dalla risoluzione dei mandati di agenzia). L impresa cessionaria informerà l Enasarco di aver rilevato per trasferimento di azienda il complesso aziendale già facente capo all impresa cedente e chiederà per tale ragione di confermare a suo favore la posizione assicurativa già aperta presso l Istituto dall impresa cedente, sia per i mandati di agenzia che rileverà dall impresa cedente che per i nuovi mandati di agenzia che andrà a stipulare. Collana ADAPT Working Paper 16

10. Appendice normativa: direttiva n. 2001/23/CE del Consiglio del 12 marzo 2001 concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti (GU, 22 marzo 2001, n. L 082, pag. 0016-0020) IL CONSIGLIO DELL UNIONE EUROPEA, visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l articolo 94, vista la proposta della Commissione, visto il parere del Parlamento europeo(1), visto il parere del Comitato economico e sociale(2), considerando quanto segue: (1) La direttiva 77/187/CEE del Consiglio, del 14 febbraio 1977, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti(3) è stata modificata in maniera sostanziale(4) ed è, perciò, opportuno, per motivi di chiarezza, procedere alla sua codificazione. (2) L evoluzione economica implica, sul piano nazionale e comunitario, modifiche delle strutture delle imprese effettuate, tra l altro, con trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti a nuovi imprenditori in seguito a cessioni contrattuali o a fusioni. (3) Occorre adottare le disposizioni necessarie per proteggere i lavoratori in caso di cambiamento di imprenditore, in particolare per assicurare il mantenimento dei loro diritti. (4) Sussistono differenze negli Stati membri per quanto riguarda l entità della protezione dei lavoratori in questo settore e occorre attenuare tali differenze. (5) La carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori, adottata il 9 dicembre 1989 ("Carta sociale"), nei punti 7, 17 e 18 dispone in particolare che la realizzazione del mercato interno deve portare ad un miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori nella Comunità europea. Tale miglioramento deve consentire, ove necessario, di sviluppare taluni aspetti della regolamentazione del lavoro, come le procedure per il licenziamento collettivo o quelle concernenti i fallimenti. Occorre sviluppare l informazione, la consultazione e la partecipazione dei lavoratori, secondo modalità adeguate, tenendo conto delle prassi vigenti nei diversi Stati membri. L informazione, la consultazione e la partecipazione devono essere realizzate tempestivamente, in particolare in occasione di ristrutturazioni o fusioni di imprese che incidono sull occupazione dei lavoratori. (6) Nel 1977 il Consiglio ha adottato la direttiva 77/187/CEE per promuovere l armonizzazione delle legislazioni nazionali relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori e chiedere ai cedenti e ai cessionari di informare e consultare in tempo utile i rappresentanti dei lavoratori. (7) Detta direttiva è stata in seguito modificata alla luce dell impatto del mercato interno, delle tendenze legislative degli Stati membri per quanto riguarda il salvataggio delle imprese con difficoltà economiche, della giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee, della direttiva 75/129/CEE del Consiglio, del 17 febbraio 1975, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi(5), e delle norme legislative già in vigore nella maggior parte degli Stati membri. (8) La sicurezza e la trasparenza giuridiche hanno richiesto un chiarimento della nozione giuridica di trasferimento alla luce della giurisprudenza della Corte di giustizia. Tale chiarimento non ha modificato la sfera di applicazione della direttiva 77/187/CEE, quale interpretata dalla Corte di giustizia. Collana ADAPT Working Paper 17

(9) La Carta sociale riconosce l importanza della lotta contro tutte le forme di discriminazione, in particolare quelle basate sul sesso, sul colore, sulla razza, sulle opinioni e sulle credenze. (10) La presente direttiva deve far salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di attuazione indicati nell allegato I, parte B, HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA: CAPO I Ambito di applicazione e definizioni Articolo 1 1. a) La presente direttiva si applica ai trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti ad un nuovo imprenditore in seguito a cessione contrattuale o a fusione. b) Fatta salva la lettera a) e le disposizioni seguenti del presente articolo, è considerato come trasferimento ai sensi della presente direttiva quello di un entità economica che conserva la propria identità, intesa come insieme di mezzi organizzati al fine di svolgere un attività economica, sia essa essenziale o accessoria. c) La presente direttiva si applica alle imprese pubbliche o private che esercitano un attività economica, che perseguano o meno uno scopo di lucro. Una riorganizzazione amministrativa di enti amministrativi pubblici o il trasferimento di funzioni amministrative tra enti amministrativi pubblici, non costituisce trasferimento ai sensi della presente direttiva. 2. La presente direttiva si applica se e nella misura in cui l impresa, lo stabilimento o la parte di impresa o di stabilimento da trasferire si trovi nell ambito d applicazione territoriale del trattato. 3. La presente direttiva non si applica alle navi marittime. Articolo 2 1. Ai sensi della presente direttiva si intende: a) per "cedente", ogni persona fisica o giuridica che, in conseguenza di un trasferimento a norma dell articolo 1, paragrafo 1, perde la veste di imprenditore rispetto all impresa, allo stabilimento o a parte dell impresa o dallo stabilimento; b) per "cessionario", ogni persona fisica o giuridica che, in conseguenza di un trasferimento a norma dell articolo 1, paragrafo 1, acquisisce la veste di imprenditore rispetto all impresa, allo stabilimento o a parte dell impresa o dello stabilimento; c) per "rappresentanti dei lavoratori" ed espressioni connesse, i rappresentanti dei lavoratori previsti dalla legislazione o dalla prassi degli Stati membri; d) per "lavoratore", ogni persona che nello Stato membro interessato è tutelata come tale nell ambito del diritto nazionale del lavoro. 2. La presente direttiva non lede il diritto nazionale per quanto riguarda la definizione di contratto o di rapporto di lavoro. Tuttavia, gli Stati membri non potranno escludere dall ambito di applicazione della presente direttiva i contratti o i rapporti di lavoro a motivo unicamente: a) del numero di ore di lavoro prestate o da prestare; b) di rapporti di lavoro disciplinati da un contratto di lavoro di durata determinata a norma dell articolo 1, punto 1, della direttiva 91/383/CEE del Collana ADAPT Working Paper 18

Consiglio, del 25 giugno 1991, che completa le misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute durante il lavoro dei lavoratori aventi un rapporto di lavoro a durata determinata o un rapporto di lavoro interinale(6); o c) di rapporti di lavoro interinali a norma dell articolo 1, punto 2, della direttiva 91/383/CEE e del fatto che l impresa, lo stabilimento o la parte d impresa o di stabilimento trasferita è l agenzia di lavoro interinale che è il datore di lavoro o parte di essa. CAPO II Mantenimento dei diritti dei lavoratori Articolo 3 1. I diritti e gli obblighi che risultano per il cedente da un contratto di lavoro o da un rapporto di lavoro esistente alla data del trasferimento sono, in conseguenza di tale trasferimento, trasferiti al cessionario. Gli Stati membri possono prevedere che il cedente, anche dopo la data del trasferimento, sia responsabile, accanto al cessionario, degli obblighi risultanti prima della data del trasferimento da un contratto di lavoro o da un rapporto di lavoro esistente alla data del trasferimento. 2. Gli Stati membri possono adottare i provvedimenti necessari per garantire che il cedente notifichi al cessionario tutti i diritti e gli obblighi che saranno trasferiti al cessionario a norma del presente articolo, nella misura in cui tali diritti e obblighi siano o avessero dovuto essere noti ai cedente al momento del trasferimento. Il fatto che il cedente ometta di notificare al cessionario tali diritti e obblighi non incide sul trasferimento di detto diritto o obbligo e dei diritti di qualsiasi lavoratore nei confronti del cessionario e/o del cedente in relazione a detto diritto o obbligo. 3. Dopo il trasferimento, il cessionario mantiene le condizioni di lavoro convenute mediante contratto collettivo nei termini previsti da quest ultimo per il cedente fino alla data della risoluzione o della scadenza del contratto collettivo o dell entrata in vigore o dell applicazione di un altro contratto collettivo. Gli Stati membri possono limitare il periodo del mantenimento delle condizioni di lavoro, purché esso non sia inferiore ad un anno. 4. a) A meno che gli Stati membri dispongano diversamente, i paragrafi 1 e 3 non si applicano ai diritti dei lavoratori a prestazioni di vecchiaia, di invalidità o per i superstiti dei regimi complementari di previdenza professionali o interprofessionali, esistenti al di fuori dei regimi legali di sicurezza sociale degli Stati membri. b) Anche quando essi non prevedono, a norma della lettera a), che i paragrafi 1 e 3 si applichino a tali diritti, gli Stati membri adottano i provvedimenti necessari per tutelare gli interessi dei lavoratori e di coloro che hanno già lasciato lo stabilimento del cedente al momento del trasferimento per quanto riguarda i diritti da essi maturati o in corso di maturazione, a prestazioni di vecchiaia, comprese quelle per i superstiti, dei regimi complementari di cui alla lettera a) del presente paragrafo. Articolo 4 1. Il trasferimento di un impresa, di uno stabilimento o di una parte di impresa o di stabilimento non è di per sé motivo di licenziamento da parte del cedente o del cessionario. Tale dispositivo non pregiudica i licenziamenti che Collana ADAPT Working Paper 19