Carla Signoris E Penelope si arrabbiò Rizzoli
Proprietà letteraria riservata 2014 RCS Libri S.p.A., Milano ISBN 978-88-17-07262-5 Prima edizione: maggio 2014 Seconda edizione: maggio 2014
E Penelope si arrabbiò
1 «Sì, Anna, mi sto messaggiando con una.» Così ha detto mio marito.
2 Mi chiamo Paolino, ho tredici anni e continuano a chiamarmi Paolino. Possibile che a tredici anni nessuno mi chiami Paolo? All anagrafe sono Paolo, non Paolino, ma credo che ormai per tutti e per tutta la vita io sarò Paolino. Almeno fino a quando non avrò cambiato tutti i denti, come dice mia madre. Mia madre si chiama Anna e da due giorni piange. Dice che se Penelope fosse nata al giorno d oggi, si sarebbe rotta a disfare la tela aspettando Ulisse. Non so se c è un nesso fra i pianti di mia madre e la richiesta che mi ha fatto di raccontarle l Odissea. Mia madre dice che sono un mezzo analfabeta, che ho tante idee, anche belle, ma le metto giù a casaccio e in pratica scrivo come un bambino di quinta elementare; che se passo l esame, l anno prossimo andrò in prima liceo e la professoressa di italiano, che poi è la stessa di mia sorella Francesca che è in 9
10 Carla Signoris seconda liceo perché ha due anni più di me, insomma, la prof di italiano è una iena e mi farà un culo così appena si accorgerà che non so scrivere. Così dice mia madre. E con questa scusa, ogni settimana mi obbliga a scrivere un tema su un argomento a scelta. A sua scelta. Stavolta mi ha chiesto un tema sul mio amico Beltramini. Chissà perché, fra i miei compagni di classe, ha scelto proprio Beltramini, quello che tutti prendiamo in giro. Forse mia madre vuole che io rifletta sul problema del bullismo fra gli adolescenti, ma in classe di bullismo abbiamo già parlato, analizzato, scritto e riparlato alla nausea. L unica cosa che mi manca è la sperimentazione diretta e se mi rompono le balle ancora un po con lo stesso argomento, mi metto a fare il bullo davvero e poi descrivo le mie sensazioni dall interno. Comunque Beltramini, l ho già detto, è un mio amico e nessuno in classe lo prende in giro davvero. Solo l anno scorso, ridevamo perché era innamorato della Lucrezia, e facevamo i fumetti con lui supereroe protagonista e lei che lo schifava. Ma Beltramini era il primo a riderci su e anzi, a Natale ha comprato un sacco di copie del suo fumetto. Cinque per episodio, da regalare ai parenti, a cinquanta centesimi l una. Io e Lillo, abbiamo incassato, solo da lui, sette euro e cinquanta.
E Penelope si arrabbiò Lillo disegna le vignette, io invento le storie e poi, insieme, le inzeppiamo di parolacce così i nostri compagni ridono. E comprano. Noi volevamo farle pagare un euro a copia, ma mia mamma ha detto che non è bello essere esosi. Poi ha letto un episodio e ci ha obbligati a cancellare le parolacce, quindi, senza parolacce, abbiamo dovuto abbassare il prezzo per forza, altrimenti quelli non le avrebbero comprate e noi non ci saremmo rifatti neppure del costo delle fotocopie. Se mia mamma me le conta come buone, con queste due riflessioni su Beltramini e la storia dei fumetti, ho già riempito una pagina. Rifletto ancora per una pagina e poi ho finito sta rottura di tema a scelta. Sua. Dunque, Beltramini di nome fa Giacomo e ogni tanto m invita a casa sua a fare i compiti. Quando vado da lui, ce la sbrighiamo in fretta a studiare e subito giochiamo alla Play, tanto sua mamma non c è perché lavora e sua nonna non dice niente. Il padre di Beltramini non abita con loro. I suoi genitori sono separati. Ecco, da quando mia madre ha cominciato a piangere due giorni fa, ho pensato che in classe siamo stati proprio stronzi a prendere in giro Beltramini perché gli piaceva la Lucrezia, perché lui, suo padre, lo vede un sabato ogni due settimane e se 11
Carla Signoris mia mamma piange per colpa di mio papà, io non voglio fare un sabato con uno e l altro con l altra perché sono separati. E forse farsi piacere Lucrezia era un modo per non pensare ai suoi genitori separati. Povero Beltramini.
3 Ha detto proprio così: «Sì Anna, mi sto messaggiando con una». Sto male? No, non così tanto. Non come avrei creduto. Da qualche giorno sentivo nell aria qualcosa che non mi tornava. Non l ho scoperto da sola. Me l ha detto lui. Minchia. Adesso sì che sto male. È meno di nulla, dice lui. Gli credo? Non lo so, ma devo credergli. Non ho alternative. Voglio credergli. Se no muoio di dolore. Solo che non riesco a pensare ad altro. Anche a Elisa e Lucio è successo. Loro ci sono passati anni fa e ne sono usciti vivi. Insieme. Come hanno fatto? Come ha fatto Elisa a non morire di dolore? «È stata un impresa farlo confessare» dice Elisa. 13