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1 12 Lords of the Sky XII Libro di M[esser] Federigo Giorgi Del modo di conoscere i buoni Falconi, Astori e Sparvieri Di essercitarli e farli perfetti, di governarli & di medicarli. Con una tavola delle cose più notabili, & con una giunta in fine della medesima materia. Con privilegio In Vinegia appresso Gabriel Giolito de Ferrari mdlxviii All Illustrissimo S[ignor] Carlo Gonzaga, Marchese Molte sono le cagioni, Signor mio osservandissimo, che mi muovono a dover presentarvi questa non meno utile che dilettevole operetta, & una sola mi sforza a lasciarla stampare. La prima che mi move a indrizzarla a V. S. sono i molti benefici che tanto cortesemente ho ricevuti dalla bontà sua, i quali son tanti & tali, che a volerli narare, sarebbe una soma grandissima alle forze mie. L altra è che, cessate le guerre, nelle quali con la grandezza dell animo suo ha fatto chiaro d ogn intorno il gran valore della generosa sua persona, veggio ch ella sommamente si diletta di tenere de più gentili uccelli di rapina, che si possono ammaestrare con humana industria; esercitio veramente lodevole da Prencipi, sì per sfuggire gl infiniti errori cagionati dall otio, padre di tutti i vitii, sì per pigliare qualche ricreatione dopo le continue cure de stati loro, & altri gran negoci che gli sogliono la maggior parte del corpo travagliare. E però credo non gli debba spiacere il presente trattato, il quale d altro che di detti uccelli non ragiona. Quella poi che m astrigne a doverla lasciar stampare è il continuo sospetto ch io tengo, che quella prima copia che V. S. mandò al Prencipe di Salerno, non sia data così imperfetta & mal concertata alla stampa, cosa che mi sarebbe di grandissimo dispiacere, per esser come ho detto così disordinatamente uscita dalle mie mani, perché in vero, quand io la scrissi non vi posi diligenza alcuna in regolarla, per duo rispetti; l uno per mancarvi delle cose pur assai, & delle più importanti, l altro perch io non credevo ch ella dovesse andar in altre mani che di V. S., insino attanto almeno, ch io non l havessi ridotta alla sua perfettione. Hor che per gratia di nostro Signor Dio, l ho accomodata in maniera che tien forma di libro, & ornata di utilissimi capitoli, non solo per detti animali, ma per gli huomini ancora in molti casi, havrò piacere che si stampi, non perch io m aspetti d esserne in conto alcuno lodato, ma per poter più comodamente farne dono a molti illustri Signori, a quali desidero grandemente far conoscere qual sia l obligo & affetion mia verso loro; io credo bene che questo non sarà di molta sodisfatione a V. S. nella sua prima apparenza, per ché so che l animo suo era ch ella non si stampasse, acioché una opera tale non andasse in mano d ogni persona. Ma volendo ella ben considerare come io non potevo per niun modo negare di non farne dono ad alcuni Illustri parenti & amici di V. S. & il poco tempo che m è concesso di farne ogn altro giorno nuove copie, per essermi di mestiero solecitare lo studio delle cose medicinali, son certissimo ch ella me haverà per iscusato essendo, come ella è, colma di bontà, di giudicio & di ragione. Ho poi voluto ch ella vegna in luce sotto l ombra del nome suo, accioché la riverenza & timor di quello le sia fortissimo scudo senza l invide & maligne lingue de gli abbaiatori, & anco perché V. S. conosca in parte l animo, l affetione & la servitù mia verso lei. Accetti adunque il suo Reale & magnanimo cuore, questo humile dono, il quale con ogni riverenza gli le porgo; sin a tanto ch io gli ne possa con l aiuto di quello che può ciò che vuole, far de maggiori, & basciandogli le valorose mani, nella sua buona gratia mi raccomando. Di Gazuolo il primo d Ottobre del mdlxvi. Servitor vostro Federico Giorgi. p. 3 p. 4 p. 5 p. 6

2 Appendix of Documents 13 Tavola delle cose più notabili Del Falcone pellegrino e sua bellezza a car. 7 De i nomi del Falcone a car. 8 De i Falconi di Corsica et di Sardegna a car. 10 De i Falconi montanari a car. 10 De i Falconi chiamati rocozeni a car. 10 De i Sachri a car. 11 De i Falconi chiamati di l Elba a car. 11 De i Falconi chiamati marini a car. 11 De i Falconi Schiavi a car. 12 De i Falconi laineri a car. 12 De i Falconi prusiani a car. 12 Come s acconciano et ammaestrano, et come si fanno le traine a car. 17 De gli Smerli leggieri a car. 20 De gli astori armeni a car. 21 De gli astori Schiavi a car. 21 De gli astori di Sardegna a car. 21 De gli astori in Calamente a car. 21 De gli astori chiamati alpisani a car. 21 De gli astori che nascono in Rossia a car. 21 De gli astori che nascono in Friuli a car. 21 De gli astori che nascono in Alemagna a car. 22 De gli astori che nascono in Lombardia a car. 22 Come s ammaestrano e fanno le traine, et i cani da socorso a car. 22 De gli sparavieri di Ventimiglia a car. 23 De gli sparavieri Schiavi a car. 23 De gli sparavieri calabresi a car. 23 De gli sparavieri de i monti d Istache a car. 23 De gli sparavieri di Sardegna a car. 24 De gli sparavieri d Alemagna a car. 24 De gli sparavieri di Veronese et Vicentina a car. 24 De gli sparavieri alpisani a car. 24 De gli sparavieri di Val di sabbia a car. 24 De gli sparavieri di Bergamasca a car. 24 Delle sorti di sparavieri a car. 24 Come si governano et fanno a car. 24 De i passi a car. 28 Del modo di pascerli a car. 27 Delle smaltiture a car. 32 Delle borgature a car. 34 Delle medicine a car. 35 Del modo che si tiene quando l uccello s inferma a car. 35 A votar l uccello che è troppo pieno a car. 36 Se l uccello non può padire a car. 37 Se l uccello è pieno di calcinaccio a car. 38 Delle infermità della testa; capitoli undeci a car De gli cauterii a car. 44 Delle infermità de gli occhi a car Delle infermità dell orecchie a car. 49 Delle infermità della bocca, capitoli duoi a car. 50 D una infermità del collo detta Artetica a car. 52 D una infermità della gorga chiamata ernia, over infermità ventosa a car. 52 Se l uccello è infastidito dal pasto a car. 53 Se l uccello buttasse il pasto a car. 54 Se l uccello non potesse tener il pasto a car. 54

3 14 Lords of the Sky Se l uccello non volesse borgare a car. 55 A far getare il pasto ad un uccello che non potesse padire a car. 55 Ad un uccello che fosse ripieno a car. 56 Ad un uccello che non potesse smaltire a car. 56 Ad un Astore in freddato a car. 56 A curar il petto allo astore a car. 56 A solution per fredo allo astore a car. 57 Delle febbri a car. 57 Se l uccello bee troppo contro la natura sua a car. 59 D una infermità nel polmone a car. 59 D una infermità detta filarano a car. 60 De l asmo a car. 61 D una specie di gotta che si chiama humor mortale a car. 61 A d un uccello che fosse derotto over riscaldato a car. 62 A guarir l uccello che ha il fiato guasto a car. 62 Alla infiammatione del fegato a car. 63 A far venire fame allo uccello a car. 63 Ad un uccello che gridasse, non per natura ma per accidente a car. 63 Se l uccello dibattendosi non può tornar al pugno a car. 63 D un altra infermità che viene nella gorga al uccello a car. 63 Ad un uccello che i ravanelli gli stropassero le nari a car. 64 D una infermità chiamata agruz a car. 64 Se l uccello dorme il dì troppo alla pertica a car. 64 Se l uccello si inferma per indispositione del fegato, overo per altra materia calida et il modo che si tiene a rinfreschare i girifalchi a car. 64 Pillole maravigliose a car. 65 A conoscere se gli uccelli hanno i vermi a car. 66 Alle filandre che stanno nelle rene a car. 66 Alle filandre che stanno nelle budelle a car. 66 A cacciar i pidocchi a car. 67 Alla gotta et granfo che vien a gli uccelli a car. 67 Ad un uccello che havesse male al codirone a car. 67 Ad un uccello che havesse roso [rosso] et indignato il culo per smaltire del calcinacio a car. 68 Del tempo che l uccello va in amore et è pericoloso di far l uova; et come si covano avendole già fatte a car. 68 Ad un uccello che havesse rosigate le coscie Per essere stato portato nel sacchetto a car. 68 Se l uccello havesse un ala accozzata a car. 69 Se l uccello tenesse giù l ali a car. 70 Alle Zignuole et tarme che gli rodono le penne a car. 70 A cavar una penna rotta senza dolore a car. 70 Se l uccello havesse l ali gottose a car. 70 Un altro rimedio lodatissimo et sicuro per l uccello accozzato a car. 70 Il modo che si tiene a preparar la mumia et a perfetionarla; e come si deve dare nelle gran percosse et altre perigliose et difficilissime infermità a car. 71 Delle ferite; capitolo notabile et singolare, diviso con buon ordine In otto parti a car. 65 Delle fatture overo rotture delle gambe et altri luochi a car. 85 Delle enfiagioni over tumori delle gambe et de i piedi; capitolo notabilissimo, nel quale si contiene la cura delli sinistri et storte che piglia l uccello alcuna fiata volando; poi quella delle gotte, de porri et de chiodi, separatamente con buon ordine diviso a car. 88 Delle unghie a car. 100 Delle mude a car. 103 Il fine della tavola

4 Appendix of Documents 15 libro di m. federico giorgi del modo di conoscere i buoni Falconi, Astori e Sparavieri di farli, di governarli & di medicarli come nella tavola si può vedere p. 12 del falcon pellegrino et sua bellezza Questi sono i segni del vero Falcon Pellegrino, secondo l opinione et giudicio de li antichi maestri di questa gentil arte. Prima convien ch egli habbi la becchera grossa et tutta azzura come l azzuro oltramarino, fin al scriminale; la nara tonda di conveniente grandezza, et il ravanello di quella dispiccato intorno vuol havere la corona in testa a questo modo: prima habbia uno scri minale che si parta dalla becchera et vada fino a mezo il capo, e sia bianco a similitudine de uno scaione et habbia una ghirlanda bianca che gli pigli tutta la rotondità della testa, et tre scaioni che si partino da questa ghirlanda et vadino verso il collo e siano bianchi e non troppo lunghi, et habbia sotto la mascella tanto di bianco schietto, quanto è un carlino, et quanto più bianco, tanto sarà più nobile et gentile. Vuol esser poi quella parte del capo ch è da l orecchia al becco, rossa, nera et morata, et in capo fregiato di bianchi o rossi o simili fregi; vuol esser grande et havere le penne grandi et simili a quelle della tortora, et perciò alcuni, volendo lodare il colore della penna, dicono ch egliè tortorato, et usano questo vocabolo come per proverbio. Le cime delle penne de l ali, come vannazzi et cortelli, vogliono esser bianche, schiette, senza biccoche; il simile voglion esser quelle della coda, et se pur havesser qualche biccoche, siano rare, rosse et affocate. Vuole il Falcon pellegrino esser largo nel petto, l ala sottile et lunga, il piede grande et azzurro o bianco, le dita longhe et sottili, la gamba corta e grossa, l ancha lunga, et in conclusione la coscia bianca assai. p. 13 p. 14 p. 15 dei nomi del falcone Il primo nome del falcone si addimanda niaso; et questo nome gli dura mentre si sta nel nido. Tali falconi sono faticosi et hanno il vitio di grida re, et nel pascer son grievi et faticosi a incarnare. Ma quando sono incarnati lasciano gran parte di quel vitio et buttano buona prova andare alli aeroni et a rivera et altri uccelli, et sono forti di natura et animosi. Il secondo nome si domanda ramengo, et è quando egliè partito dal nido. Dura tal nome, maggio, giugno, luglio e agosto. Questi falconi sono duri da fare per rispetto del caldo, et perché non ponno patire la fame, Ma chi usa con loro discrettione e diligente governo et patientia ne ha honore, perché sono senza vitio. Il terzo nome si domanda soro, per fin passato agosto, settembre, ottobre et novembre. Questi falconi sono di buona natura et sanno fare il mestier a mente, et sono su l fiore d ogni sua bontà e bellezza; nientedimeno quella prima penna che hanno quando escono del nido, la tengono un anno innanti che la buttino, et questa tal penna si domanda sora. In questi diversi nomi, et di tempo in tempo li detti uccelli sono migliori a un tempo che l altro di ammaestrare. Il quarto nome si domanda marzarolo, et tali falconi domandano genaio, febraio, marzo, aprile et mezo maggio, et sono di grande impaccio et fastidio; la causa è questa, che convien tenerli in mano tutta questa stagione. Molti de loro sono sbattenti et par che non temano fame; sono vitiosi et di natura belli, e sono difettosi di filandre e vermi, et chi ne vuol honore, bisogna che habbi gran pratica di quelli et patienza. Il quinto nome del falcone si domanda mudato a ramo, de prima muta, cioè a mezo maggio, mezo giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre e decembre. Questi falconi si domandano mutati a ramo perché fanno la penna nova et buttano la vecchia; et sappi che sono di natura maestri e valenti; ma non convien fidarsi d essi, che la maggior parte sono gàini et fanno come le mule, che stanno un tempo in pace poi danno dei buoni calci al padrone; chi ne vuol dunque honore convien aprir ben gli occhi et intendere la natura sua, et come hai quella, guarda, non la svariare tenendolo per il becco, cioè con gran fame, et ch el pugno sia la sua pertica. Tali falconi sono maestri perfetti. Sono falconi che nascono in Corsica et Sardegna, piccoli di persona et rossi nelle parti del petto et negri nelle spalle, cioè la coperta di sopra; hanno li piedi rossi, la coda lunga non molto pongente e debile, sono superbi et di grande ardimento, et volentier si partono dall huomo. Sono falconi montanari, quai nascono in Lombardia, che son buoni da rivera et da uccelli grandi; hanno il capo rotondo et negro, et il petto tutto incrocciato. Sono falconi chiamati Rocozeni, grandi di persona et bruni di penna, piacevoli da fare et quasi senza fatica, e sono fortissimi alle fatiche; volano ne loci come rondine et volentieri si partono da l huomo; et per questa causa bisogna esserli usata gran solecitudine in farli spesso piacere. Sono altri falconi detti Sacchari, che sono bastardi, però che nascono di falconi gentili laineri; sono

5 16 Lords of the Sky grandi di persona et molto simili ai laineri, massime delle penne, che sono bianche e nere, cioè come berretinazze. Hanno le ali grandi, la coda et la persona lunga, vogliono esser portati quasi di continuo in pugno con gran sollecitudine, e convien pascerli di pasti liquidi più che altri uccelli, perché di natura sono secchi e pieni, et come pigliano un buon pasto non vogliono far cosa buona; et sappi che quel giorno che vorrai andar fuora, conviene da[r]li poca carne, et bambagio assai per borgatura. Sono altri falconi chiamati de l Elba, piccioli di persona et gentili di penna, buoni di rivera, et tanto simili alli pellegrini naturali, et sono più presto tondetti di persona che lunghi. Sono altri falconi chiamati marini, che sono mezani et simili alli laineri, della penna bianca et della persona, del capo e delli piedi. Vero è che sono assai più gentili et più belli, et migliori senza comparatione; sono piacevoli da reggiere et humidi del capo, e facilmente gli viene mal nella testa per causa di essa humiditate, et però gli giova grandemente il darli spesso borgatura di bambagio con le sue boccole dentro. Sono altri falconi chiamati Schiavi, buoni et di grande ardimento; hanno la penna bruna e massime nel petto, che l altre parti tranno un poco in rosso. Sono lunghi di persona, hanno l ala lunga, la coda corta, aguzza et pongente et vanno volentieri a rivera. Sono altri falconi che si chiamano Laineri, che nascono nelli boschi di lombardia, quali sono di poco animo, et si fanno volentieri alla campagna alle pernici; ma convien portarli continuamente in mano, trattarli da falconi villani, dandoli borgatura di stoppa et facendoli ogni giorno fare qualche cosa, perché sono tanto vili che stando in riposo non se ne havrebbe poi copia alcuna. Sono altri falconi chiamati Prusiani, che vengono di Prusia, quali sono di buon ardimento et di natura gentile. Fin qui è detto della natura e qualità di molti falconi et delli nomi loro, e dove nascono la maggior parte; hor sèguita con brevità il modo che si deve tenere a conciare detti falconi et farli piacevoli al capelletto, al lodro et alle traine, et finalmente alli uccelli. Volendo adunque conciare alcuni de sopradetti falconi, prima si deve fornir di zetti lunghi e sonagli che siano grossi e metterli il capelletto et spesso discapellarlo, per modo che doventi piacevole alla mano, che non habbia paura maneggiandolo. Bisogna ancor toccarlo et maneggiarlo con le mani né bisogna per nove giorni et per nove notti lassarlo dormir niente, né toccar pertica; ma sia tenuto il detto tempo continuamente in mano. Volendo poi chiamare, questo ordine osservai: metti il falcone su la pertica, e levatoli il capelleto di testa mostrali il pugno con la carne et tanto zuffola che venga sul pugno, e venendo pascilo subito con gran piacere; non venendo non gli dar cosa alcuna fin a un pezzo che l habbi fame, et così dei fare per giorni otto successivamente. A volerlo far al lodro, convien farlo tenir a un altro, et con il lodro al quale sia legato il pasto chiamarlo nel modo che l hai chiamato al pugno: fatto questo per sei giorni far tenere più lontano da te, et con il predetto lodro chiamalo osando e zuffolando, et a tempo gittando il lodro in terra un poco lungi da te; s el viene senza vitio et pascilo bene et solennemente, e quando il falcone è sul lodro valli d intorno con destrezza et arte, a poco a poco gridando secondo ch è costume qualche volta, et havendo continuato in questo modo per alcuni dì, piglia il lodro con la carne et ogni giorno chiamalo tanto da lontano, quanto poi chiamarlo fortemente, et fa ch ei sia sciolto di ogni cosa, cioè senza lunga e senza filagna, et venendo così di lontano senza vitio, pascilo di buon pasto et falli piacere facendolo scannar spesso, che ciò facendo egli verrà ogni dì più piacevole et migliore. Ma guarda bene a non li fare qualche dispiacere nel pascerlo. Potrai ancora chiamarlo qualche volta a cavallo, et fatto a questo modo per un mese, o fin tanto che venga securo et piacevole a l huomo senza vitio alcuno, gli potrai poi dar volatura. Ma avertici innanti che venga a questo: a darli l acqua, accioché quando fosse lassato in libertà non andasse per torla et te abbandonasse, perché molte volte fanno de simili scherzi per non gliela havere data innanti; et nota che l acqua gli vuole esser data d otto in otto dì, perché la natura di falconi è di tor l acqua spesso et volar spesso. Havendo fatto il falcone piacevole e sicuro come è detto, vattene fuora alla campagna e lassa il detto falcone in mano stando a vedere quello che fa. Se tu vedi ch el vada alto e tondo e savio, si come deono andare li buoni falconi, lassalo andar due volte, poi da l aere chiamalo al lodro, facendoli scannar una gallina, e pa[s]cilo bene facendo così tre volte, et spesso cavali il capelletto di testa, e non lo mettere sin tanto che non habbia smaltito. Fatto e acconcio che sia il falcone, come è detto, vattene fuora ogni mattina per tempo, che l aere sia chiaro et senza vento e poca acqua, dove lo vorrai far volare. Et quando lasserai il falcone, va contro il vento tanto che in lassarlo li uccelli da rivera non sentano; e lassato che l hai va verso la rivera dove sono li uccelli tenendo il Falcone sopra te, et essendo andato tanto alto che paia a te che basti, come si volta verso te falli pigliar della campagna quanto puoi, e non potendo far amazar uccello alcuno, habbi un anedra p. 16 p. 17 p. 18

6 Appendix of Documents 17 p. 19 p. 20 teco et cacciale una penna nelle nari e gettala in alto quanto puoi sotto l uccello, accioché l habbia piacer di star sotto di te et conosca l appiacere che gli fai; et metti mente di non far mai volare se non hai teco qualche uccello vivo, accioché non potendo il falcone haver piacere in ammazzar uccelli salvatici, lo possi haver in ammazzar quello che porterai teco. Et questo fa per alcuni giorni fin ch el Falcone sia ben incarnato e conosca li uccelli; in questo modo si fanno li falconi che fanno ogni cosa con piacere. Pur gliene sono alcuni di contraria natura, alli quali conviene esser usata gran diligentia a conoscerli bene, et conosciuti tenerli magri e grassi secondo fanno meglio, che non havendo la mente a casa a voler ben intendere et conoscere la natura loro, si commetterebbe ogni giorni novi errori, né mai si farebbe buoni falconi. Delle Traine che se gli fanno, sappi che le poi fare di oche, d aeroni beretini e bianchi, et de nebii e poiane et altri simili uccelli; et si fanno a questo modo: prima tu dei pascere il falcone su l uccello che vuoi che il pigli di buon pasto, et fa questo fin tanto ch el falcone lo conosca bene, facendo in questa forma: fa stare in piedi l uccello di che tu vuoi fare la traina con il pasto legato alla schena, e valli tanto appresso ch el falcone lo veda, e veduto che l habbia lassalo andare adosso a detto uccello; puoi anco far così et è meglio: piglia una filagna e lega l uccello che ha il pasto alla schena per il becco e fa stare uno nascosto che tenga la detta filagna, et tu discapella il falcone stando poco da lungi e fa tirar il detto uccello con la filagna, accioché il falcone lo veda movere; et se lo va a trovare senza vitio gli puoi dapoi fare quest altra traina: dagli uno uccello vivo e fresco che possa volare, e cigliato a meza ciglia; in loco largo lassa andar il falcone a trovarlo, et se lo piglia pascilo bene con gran diligentia e piacere; et questo è il modo di far le traine a falconi. Si trovano altri falconi chiamati Smerli leggieri, delli quali non è trattato di sopra; pur non si deve tacere né lassare che della loro natura è qualità non si dica. Questi Smerli leggieri hanno li segni del Falcon pellegrino, cioè le penne, li piedi, il becco et le unghie. Sappi che molti di loro riusciscono perfetti; la natura sua è di pigliar tordi et pernici, e volano più forte che altro uccello di rapina; sono di gran piacere et animosi e si fanno al modo di sopra, ma bisogna haverli gran diligentia, perché sono tanto stizzosi che si beccano i piedi tanto che mòreno; e questa è la causa che pochi se ne trovano di mutati, perché nella muda si beccano tanto che muoiono, come è detto. p. 21 p. 22 delli astori Primieramente si trovano astori appellati Armeni, molto differenti dalli astori, et tanto che quasi non hanno alcuna similitudine con li altri; sono belli di persona, hanno li piedi bianchi come alcuni falconi pellegrini, sono grandi di persona et vanno volentieri alli uccelli grandi. Sono altri astori appellati Schiavi, che nascono in Schiavonia, et sono buoni ad ogni cosa che vuole accomodarli l huomo; sono grandi di persona et animosi, hanno li piedi grandi et sono gentili di penna, et massime della cosa [coscia] la quale è a similitudine di una lepore netta; hanno la lingua negra et le nari grandi. Sono altri astori che nascono in Sardegna, quali non hanno similitudine d altri astori; sono di penna bruna, di persona piccoli, hanno li piedi pilosi et sono di poco ardimento. Sono altri astori che nascono in Calamente, di persona corta et grande, hanno li piedi bianchi et volano bene et volentieri alli uccelli grossi. Sono altri astori chiamati alpisani, de quali ne praticano in Lombardia, in Toscana, nella Marca et in Puglia, quali sono più grossi che lunghi, molto superbi et di grande animo. Sono altri astori che nascono in Rossia, grandi persona e tondi, et sono atti a far d ogni cosa. Sono altri astori che nascono in Friuli, buoni et grandi di persona, ma non sono belli come gli Schiavi. Sono altri astori che nascono in Alemagna, i quai sono villani, grandi di persona, di penna rossa et di poco ardimento, delli quali alcuni sono buoni di prima penna, et mudati non vagliono. Sono altri astori che nascono in Lombardia, non molto grandi di persona, et sono villani, di poco animo et di penna bruna. a far detti astori Alli astori non bisogna mostrar alla prima altro pasto che pernici, accioché imparino a menarle, et così facendo si fanno buoni, et convien farli il primo anno alla campagna per far ch imparino a volare alla longa, perché dapoi che sono mudati fanno ciò che vuole la persona. Et sappi che gli astori Schiavi non vogliono esser fatti con tanta sottigliezza, perché di natura sanno quello che hanno a fare, et è meglio tenerli selvatici che domestici. Gli pasti suoi vogliono esser buoni et recenti, e volendo insegnarli a pigliare uccelli grandi, falli delle traine come è detto di sopra nel capitolo de falconi; e volendo mantenerli a detti uccelli grandi, non bisogna lassarli volar alli piccoli, perché

7 18 Lords of the Sky se guasterìano. Et volendoli far sotto un cane da soccorso, pasci l astore d uccelli grandi come sono oche, grue et altri simili uccelli. Al cane dalli del formaggio e quando voi fare la traina allo astore, metti il formaggio sotto l ala de l oca o grue et fa che l cane ne vada a mangiare in compagnia dello astore; e questo farai per un mese o tanto che impari andare bene alli uccelli et morderli, et sopra il tutto tienlo legato, che lasciandolo andar sciolto, se fusse il migliore del mondo si guastarìa; e non li dar formaggio, se non quando lo fai andar alle oche, et non chiamar lo astor per niente se non al pugno, e sempre con polli over altri animali morti; e spesso sbrofferai del vino odorifero nelle nari al tuo astore. Osservarai ancora il modo di darli l acqua come è detto de falconi, et nota che gli astori vogliono esser medicati di cose dolci. p. 23 de sparavieri Prima son sparavieri chiamati di Ventimiglia, di persona grandi e lunghi, hanno la becchera grossa e grande, li piedi grandi, hanno tredeci penne nella coda, et sono di grande animo e buoni ad ogni cosa. Sono altri sparavieri che dimorano in Schiavonia, buoni et perfetti ad ogni cosa, et sono di grande animo, di persona lunghi et grandi; hanno la becchera grossa et lunga, le penne del petto nere et le tacche grosse. Sono altri sparavieri detti calabresi, non molto grandi di persona ma di buon ardimento; hanno la penna come la quaglia et servano bene i modi che gli son insegnati. Sono altri sparavieri che nascono nelle montagne de Istache de Costantinopoli, i quali sono divisati a liste et hanno li piedi più che gialli e la penna quasi come morta, e in mezo del scudo sono traversati et sono buonissimi. Sono altri sparavieri che vengono di Sardegna e nascono in Corsica, piccoli di persona, bruni di penna et volano ottimamente. Sono sparavieri che dimorano in Alemagna, piccoli di persona et poco buoni. Sono sparavieri di Veronese et di Vicentina, mezani di persona, delli quali ne reusciscono de buoni. Sono sparavieri chiamati alpisani, grandi di persona, veloci et animosi, i quali vanno ad ogni grande uccello. Sono sparavieri che nascono in Val di Sabbia, di persona più presto mezani che altrimenti; hanno la penna rossa e le tacche dorate come il tordo, et sono buoni a uccelli grossi. Sono sparavieri che nascono in Bergamasca, in una val detta Val Negra, alli confini di Voltolina, piccoli di persona, bruni di penna, piacevoli da fare et migliori di tutti gli altri sparavieri. Quattro sorte de sparavieri si trovano, cioè: niasi, ramenghi, sori et mudati in ramo, de quali è più buono et migliore il ramengo, et più piacevole da fare in ogni cosa. p. 24 come si governano et fanno A voler nudrir et allevar quelli che sono levati piccoli del nido, convien che li tenghi in luogo fresco sopra il tutto, et dalli a beccare quanto vogliono delli passarini et rondanini piccioli et anco poi darli della carne che sia fresca, buona et netta, ma convien tagliarla ben minuta sopra uno tagliere ben netto, over asse fatta a posta, tenendo questo ordine fin che siano grandi. Fatti che siano grandi, dalli de detti passarini netti et integri, accioché imparino a tirare il pasto, et quando sono sutti metti nella gabbia uno bacile d acqua netta, accioché la possano pigliare et farsi nette le penne: a questo modo gli darai buon principio. Dapoi che sono allevati non sanno a che modo se pigliano gli uccelli; e però è di bisogno insegnarli per la via delle traine, le quali si deono fare a questo modo: tolli delli pollastri piccioli che habbino la penna simile a quella del fasano e tranne uno in terra, mostrandolo al sparaviero; et se per quello non gli va, tira via la pelle del capo al pollo sì che sanguini, che ciò facendo gli anderà credendo che sia carne usata, et andandoli come è detto, pascilo subito con gran piacere; et questo stile terrai fin a tanto che vada a pigliar detti polli senza vitio. Fatto questo a sufficienza, tolli una pollastrella piccola et va in luogo largo et netto senza impedimento alcuno, et gettala a l aere, e fa che l sparaviero la vada a torre; et andandoli senza vitio pascilo bene et solennemente senza alcun dispiacere, perché tali sparavieri sono più sdegnosi di tutti gli altri. Andando detto sparavero bene alli pollastri come è detto di sopra, potrai farli una traina a questo modo: fa star ascoso uno in qualche fosso, over drieto una mac chia o fratta con una pollastra in mano et tu con lo sparaviero, stando un poco lontano grida come faresti ai cani, et quando ti par esser in ordine con detto sparaviero, fa ch el getti la pollastra in alto quanto può, et tu subito falli getto, et andandoli a tuore in piedi, correli presto ch ella non li facesse male, et incontinente pascilo con il maggior piacere che puoi; et questo farai due volte al dì, cioè la mattina et la sera. Dopo queste traine monta a cavallo e va fora alla campagna facendole bene a dette pollastre; poi mettilo p. 25 p. 26

8 Appendix of Documents 19 p. 27 in ordine per la sera et va fuori a farlo andar alli uccelli, et fa un getto con buon modo e non più; et se l piglia pascilo bene con grandissimo piacere, lassandolo stare su l uccello. Et questo farai per quattro dì, non pigliando se non uno uccello per volta, accioché l cognosca l appiacere che gli fai, et s incarni bene; et questo è il modo di far le traine a detti uccelli. Volendo poi tener quelli con buon modo, levati la mattina per tempo, et tolto il tuo sparaviero in mano valli toccando la coda et le ali, accioché ti stia polito et leggiadro in mano; cavali ancor alcuna volta il capelletto, rimettendolo con buon modo et destrezza, et tenuto che l haverai per due hore così lo metterai per meza hora al sole. Fatto questo chiamalo con lo pasto al pugno zuffolando forte, accioché impara a venir quando gli farai tal segno, et venendo pascilo bene. Questo ordine si deve tener finché l vegna al pugno senza vitio, ricordandoti che non gli puoi far tanto piacere che non sia poco. Essendo fatto bene al pugno et maniero, vedi se l vole tor l ac qua, et tolendola tu puoi andar fuora et farlo volare; et prima che facci altro, stando a cavallo chiamalo dalla brocca con la filagna, che se così non facessi potria accadere che chiamandolo poi a cavallo non verrebbe, per paura di quello, et venendo dalla brocca senza vitio poi farlo volare; ma poni mente a farli lo getto che l sparavier abbia piacere, perché havendo piacere sul principio potrai poi più sicuramente fare di esso quello ti piacerà. p. 28 del modo di pascere A pascer li detti sparavieri sappi che bisogna darli buoni pasti, come sono cosce di pollastri, passarini piccoli, rondanini et pizzoni piccoli, et cori d agnelli. Questi sono tutti ottimi pasti da sparavieri, ma conviene sempre dar detti pasti che siano ben netti et caldi se gli è possibile, che ciò facendo meglio si conservano, et non è tanto pericolo che li ributtino. E ancora d avertire che li sparavieri patiscono dalle parti di soto molti mali humori, alli quali non facendo provisione, facilmente potrìano morire. Si ché, per ovviare a questo, darai ogni giorno borgatura di bambagio al sparaviero, benché molti dicono esser mal fatto a darli borgatura così spesso; ma con sopportatione di quelli, a me pare che l intendano male, et la ragione è questa: dandoli detta borgatura el si vede di dì in dì la dispositione di dentro de l uccello, per li segni che quella dimostra, venendo hor bianca, hor nera, hor gialla o verde, over d altri colori, et conoscendo per questa via l infermità del tuo uccello, gli poi dar il rimedio. Sarà dunque buono a darli detta borgatura mettendoli dentro alcuna volta uno garofilo integro o una giubebba, over una boccola dell istesso bambagio, che tutte sono cose perfette da tirare giù dalla testa i mali humori; se gli può anco mettere alcuna volta una fila di zaffrano, et è buono darli l acqua ogni otto dì, perché sono desiderosi di quella; et questo è il modo di mantener sano l uccello mediante la buona mano. p. 29 delli pasti Guarda non pascer il tuo uccello di due generationi di carne, che gli sarebbe di gan danno perché la lor sustantia si corrompe et genera tristi humori e vermi et empie il corpo dell uccello di ventosità; e avertisci di non gli dar carne di bestie vecchie né che siano stentate o ferite, perché tali pasti sono di mala digestione et pieni di veneno et di febbre. Guarda ancor a non gli dar carne di gallina che habbi covato, né sarà male a mutar alcuna volta i pasti alli tuoi uccelli. La carne di oca, usandola troppo, ingenera flegma et viscosi humori et pietra nel sacchetto. La carne di vitello piccolo è buona per una o per due volte, ma per più no, perché ingenera flegma et humori freddi nella testa e disicca l uccello et genera molti pidocchi; li suoi cuori sono migliori da usare. La carne della capra, del becco et del castrato è buona per mantenere l uccello ben disposto et grasso, ma alcuni maestri di quest arte dicono che genera carne gottosa et humida et acqua, et opilatione nella testa. La carne del montone non è buona perché ingenera humori nella testa, calzinazzo assai et molto riscalda l uccello. La carne dello agnello e del capretto è buona data con latte di capra, et massime quando il tuo uccello haverà patito qualche grande affanno sarà buonissima. La carne della lepre et del coniglio, calda e fredda è molto sana et digestibile, ma guarda non gli dare del cervello e del pelo, né ossa, che sarìa cosa molto pericolosa et gli farai venire detti vermi nelle budelle et nella gorga. La carne del gatto è mal sana e dura da padire, et genera vermi di mala conditione e restringe il fiato et il petto all uccello. La carne delli ratti è buona e sana, consuma la colera, giova alla testa, fa buon stomaco et fa padire, ma convien darla sempre col proprio pelo. La carne del cane è molto buona e sana et è utile alla generatione delli falconi, che sono caldi di

9 20 Lords of the Sky natura. La carne del lupo è mala e contraria alla natura dell uccello. La carne della volpe è sana et ingrassa l uccello. Quando il tuo uccello fosse stato nel tempo del freddo e l aere et massime la notte, dalli da mangiare uccelli piccoli, perché sono caldi di natura et confortano molto quello per il freddo dianzi ricevuto; ma guarda non gli continuare, perché si farebbe troppo altiero contra di te, dove non lo potreste poi governar a tuo modo. Delli pasti delli uccelli da rivera e d altra sorte gli ne sono di buoni et de mali, de quali io dirò brevemente la natura loro. Dicono alcuni maestri di quest arte che gli ossi et il sangue delle barganelle e armevole e moretti e morettoni, si può dar al falcone, et le pellette, managetti, giveri et giveroni non sono da dare perché sono di mal nutrimento. La carne dell anedra et della grua è buona e sana. La carne della pernice è sanissima quando l uccello è infermo. La carne de l oca faraona e quella del corvo calbo è buona, ma convien dargliene poca quantitade, et non gli dar del suo sangue per niente, perché gli è salsivo et di mal nutrimento. La carne delli corvi erranti et delli balli d acqua è di mala digestione et di cattivissimo nutrimento. La carne delli Falcinelli è di malissima digestione. La carne della cicogna bianca et della nera, detta Saracinesca, è di mal nutrimento, dura da padire et puzzolente. La carne del Bittor, detto Zarabuso e quella della Folega è buona e sana, et massime nel tempo che detta Folega mangia il sabbione; egliè buona per mettere in ordine il falcone, et conferisce molto alla natura di quello, et ancor naturalmente tutti gli uccelli che vivono ne l acqua sono di natura frigida e humida et di mala digestione. La carne delle garzette bianche et delli Agretti, detti Splucabove, è carne digestibile et de buon nutrimento. La carne delli Chiusarelli, detti beccarocchi e delle Pallette et garze grosse è quasi d una medesima sostanza, et non bisogna dar troppo di esse per pasto. La carne del Cuccho è assai buona. La carne dello aerone reale, detto Biso, è assai buona, secondo l openione de molti antichi falconieri, ma Tholomeo Re d Egitto allega il contrario, dicendo che naturalmente tutti gli uccelli che vivono di pesce, rane, biscie et altre generationi di vermi venenosi, sono di malissima digestione et che l suo sangue è opilativo et generativo de mali humori, ancor che paia che piaciano tali pasti alli falconi per la sua dolcezza. La carne dello aerone rosso è buona, ma convien darne poca quantitade. La carne del Cisone e de molte altre generationi de uccelli da acqua et da rivera, che sarìa lungo a scrivere, è da usare a luogo e tempo, secondo il bisogno del falcone. La carne de i corvi marini detti Cornizari et di Sorbastri, detti corvi maltesi, e cornacchie, di taccole, di gaze et de un altra sorte di cornacchie che hanno il capo nero et il becco rosso e lungo, le gambe lunghe e rosse; tutte queste sorti d uccelli hanno il sangue salsivo, e però ne potreste alcuna volta dar al tuo uccello; ma non è da usar troppo. La carne delli uccelli di rapina, come sono nibii reali e neri et arpie, baurde, poiane da posta, acquilastre, albanelli, allocchi detti oleba et barbagiani; tutte queste carni sono molto contrarie alli falconi e sono puzzolenti, di mala digestione et di natura coleriche. Il sangue suo è cattivissimo, e le cervella pessime, et massime quelle delli allochi, perché se convertiscon in vermi maligni e pericolosi; et però non è da pascere i falconi di simili uccelli. La carne di tutti quelli uccelli che si nodriscono di grano, come sono fasani, pernici, francolini, cotornici, quaglie et altri simili uccelli, non si potrebbe dire della bontà loro, et massime nelle infermità delli falconi et altri uccelli nobili di rapina. La carne delli colombi è bonissimo pasto, quando il falcone è infermo et perfettissimo quando il metti alla muda per farlo mudar presto et bene. Ultimamente i polli sono sempre buoni da ogni tempo et la femina è migliore assai senza comparatione. p. 30 p. 31 p. 32 delle smaltidure La smaltidura mal padita è rossa, et si come dà il pasto al falcone, lo smaltisce, et questo procede se l fegato è freddo e mal sano; il suo rimedio è provederli di pasti caldi. La smaltidura berettina mischiata con altri colori et massime di nero con sangue è segno mortale; falli questo rimedio: piglia acqua di scabiosa, acqua di fumo terre, lisia dolce et zuccaro, et tutte

10 Appendix of Documents 21 p. 33 p. 34 queste cose incorporate insieme metti nella gorga dell uccello. La smaltidura che è come calcinazzo et brugia di dentro l uccello, falli questo rimedio: dalli oglio e butiro lavato e zuccaro con acque refrescative, che queste cose gli giovaranno assai. La smaltidura ch è come latte marzo è segno mortale, e detto uccello patisce nel sacchetto, ha debilità di rene et filandre senza fine; e sappi che le smaltidure nere, gialle e berettine insieme è segno mortale; le smaltidure de calcinazzo che vengono una dopo l altra si può guarire: piglia cose humide, come zuccaro, lardo lavato con acqua di scabiosa e acqua melata, et dà con pasti liquidi. La smaltidura che è come acqua e par marcia, o come chiaro di ova, dà segno che l uccello è marcio di dentro. Provede adunque a questo modo: togli hiera pigra e loc de pino e dagliene sopra il pasto e pasci di pasti che non siano troppo caldi né troppo freddi. La smaltidura bianca, senza macula alcuna, dimostra che l uccello è sanissimo. La smaltidura gialla procede da riscaldagione e facilmente può venire per troppo grassezza o per troppo dibattersi. Alhora è segno d infondirse o de calcinaccio, et facendo la smaltidura gialla mischiata con bianco o nero, ma che tien più del giallo che d altro colore è segno d opilatione, la quale è grave infermità et bisogna rimediarli presto. Le smaltidure nere dan segno che l uccello è molto dirotto di dentro, et continuandole di tal colore havrà gran fatica a campare. Le smaltidure verdi, se non sono accompagnate d altri colori, dimostrano che l uccello è apostemato di dentro, come sarà dichiarato nel capitolo delle borgature di tal colore. p. 35 delle borgature Quando fanno le borgature segnate di qualche colore, dicono gli maestri di quest arte che gli uccelli non sono sani et che il segno vero di sua sanità è quando le fanno tonde et nette, senza macula alcuna; allegando ancora che le diversità delle malattie sono causa che le dette borgature vengan segnate di diversi colori. Quando fanno le borgature nere è segno che sono dirotti dentro et hanno delli humori tristi nel sacchetto; può ancora procedere dal troppo dibattersi et per esser il fegato et il fele troppo alterati. Quando fanno le borgature verdi procede dal fegato e dal polmone, che sono apostemati; può anco procedere da altre apposteme et infermità del corpo come alcuni maestri dicono, che quando l uccello selvatico è preso di fresco, fa le smaltidure verdi, et simile fanno quando sono pasciuti di pasto selvatico. Ma non vi essend alcuna di questa cause, sappi certo che gliè apostemato di dentro, secondo il giudizio che si può fare per via delle borgature et smaltidure. Se sarà dunque verde o meza o tutta o parte, provedigli a buon hora, accioché il male non vada più inanzi. Quando fanno le borgature gialle, procede da riscaldagion overo dal fegato che non è sano, et può anco procedere da troppo grassezza. Ma se tu vedi che siano tutte gialle et ch el falcone, over altro uccello, si dibbata, provedili con cose refrescative, come sono violepi e acque grigie o altre simili cose. Quando fanno le borgature beretine è segno mortale, e massime se la smaltidura è come la borgatura tutta beretina; il medesimo giudicio si fa delle turchine. Quando fanno le borgature rosse è segno che sono mal padite, et questo viene da debilità di stomaco e da mala dispositione. Alhora convien che tu ricorri al capitolo della debilità di stomaco, et che gli facci i suoi rimedii con grandissima diligenza. p. 36 delle medicine Di sopra havemo trattato della natura delli falconi, astori et sparavieri, et delli modi che si debbono osservare a fare, reggere et governare detti uccelli. Havemmo anco dato a conoscere quali siano, della maggiore parte de pasti, i buoni e nocivi, et la cognitione di molte infermità per varii segni che dimostrano le smaltidure et borgature. Hor resta di vedere come quelle et molte altre, delle quali non è fin qui fatto mentione, si curano. Et ultimamente con che arte si reggono et governano nelle mude loro. Accadendo adunque che il tuo uccello cada in qualche infermità, la prima cosa che hai a fare tu, dei por tarlo ad una acqua corrente, overo presentargli una gran bacila d acqua netta. S el beve sappi ch el non è sano, nondimeno lassalo stare fin ch el se parta dall acqua, poi portalo al sole, over in altro loco conveniente al bisogno, et se per caso non havesse bevut alla predetta acqua, potrai dopo presentargliene uno bicchiero, acciò possa gorgare se n havesse bisogno. Non sarebbe anco mal fatto, benché l uccello non havesse male, a presentargli ogni sera l acqua in un bicchiero tenendo l uccello in mano; et questa è perfetta cosa a farlo menar giù, che moltre volte n ha grandissimo bisogno; et se l uccello non havesse fame, prima votalo per xv dì, se ben non ha calcinaccio nel corpo, et fa che gli vegna una grandissima fame, poi tolli del polmone di lepore, et non potendo di

11 22 Lords of the Sky quello havere piglia di quel d agnello o di vitello et mettilo in molle in buon vino, et come vi sarà stato sufficientemente, pascine il tuo uccello dandogliene poca quantità. Fatto questo tu leverai la mattina per tempo e andrai fuora per veder quello che vorrà fare; s el non volesse far niente, astringilo bene et falli far per forza quel che non vuol far per amore; gli potrai anco dare per farli venir fame del butiro lavato con un poco di zuccaro, almeno quattro matine per il fresco. A voler votar bene uno uccello che fusse troppo pieno, cioè troppo grasso, pascilo de pasti liquidi, come sono cuori, passarini, pivioni piccioli et altri simili pasti lavati in acqua tiepida et sugati poi bene, et ogni volta che lo pasci dalli buona gorga et continua per giorni xl. Se l uccello non potesse padire, sappi che questo può procedere da diverse cause. Prima per haver il sacchetto mal disposto, secondo per lo calcinazzo, terza per la infirmità della testa et del polmone, quarta per esser stato pasciuto di cattivi pasti, quinta per esser stato pasciuto sopra la borgatura non borgata; et se gli puzzasse il fiato, overo nel sacchetto, questo può venire da alcuna cattiva [sic] che gli sia stata data, e può anco procedere da riscaldagione che hebba presa. In questo convien aprir ben gli occhi a intendere l infermità et bisogno dell uccello, inanti che cominci a medicarlo. Se questa indispositione verrà dal sacchettto che l uccello non possa padire, falli questo rimedio: piglia aloe patico e pepe quella quantità che bisogna, et spolverizati danne a l uccello con acqua rosa, che si purgherà ottimamente per esser questa medicina forte. Mentre ne dai al tuo uccello pascilo de bonissimi pasti et continua così con buon modo fin che sia purgato bene. Se questo vien da calcinazzo, fagli questo rimedio: piglia lardo ben lavato con acqua pura et netta, poi mettilo in acqua di scabiosa per un quarto d hora, et di quello danne a l uccello tanto come è uno gran di fava, con altro tanto zuccaro fino, pascendolo de buoni pasti. S el male vene dalla testa purgali quella, overo dalli il fuoco, se ti pare che n habbi bisogno. Ultimamente a voler risolvere queste et altre infirmità, fagli questo singolar rimedio: videlicet piglia mezo grano di reubarbaro eletto et un poco di zuccaro candido, et con suc co di rose over acqua rosa, fa una pillula e dalla a l uccello, che tenendola non havrà male; et questo potrai fare due o tre volte secondo il bisogno suo. Se l uccello fusse pieno di calcinazzo com è quando si leva dalla muda, alhora si chiama infonduto, cioè che si trova troppo grasso, et non gli bisogna manco di quaranta dì a votarlo, et a voler ciò fare convien pascerlo de pasti liquidi lavati in acqua, et poi ben sutti, et si potrebbe dargli con detti pasti un poco di zuccaro fino per quindici dì almeno; et se l uccello è magro e pieno di calcinazzo, pascilo similmente de pasti liquidi, ma non gli lavare, et dagli ogni mattina innanzi che gli dii altro da beccare per un hora una pillula di butiro lavato con un poco di zuccaro fino, continuando questo per nove giorni continui, overo dalli per tre matine un poco di olio buono, overo un budelletto pieno di latte; et non potendo l uccello per queste cose smaltire, mettigli uno servitiale d olio buono, che questo è ottimo rimedio per rompere il calcinazzo. Gli gioverebbe ancora assai a dargli del zuccaro candido con l acqua; ma sopra il tutto avertisci a tenerlo in luogo fresco, s egli è troppo grasso, accioché la grassa non se gli dileguasse nel corpo, che per questo potrebbe facilmente morire. Ad un uccello che havesse pieno il capo, cioè che gli venisse acqua o marcia fuora dalle nari. Questo può venire per non l havere lassato sugar bene quando ha tolto l acqua, per non gli haver dato borgatura secondo il bisogno; per non l haver fatto tirar nel dar gli da beccare et da humori humidi; pur sia come si voglia questa infirmità è da molti dell arte chiamata fistula, ma per me la chiamerei scesa o catarro, benché questo sia di poca importanza; basta che l uccello per modo alcuno non vuol beccare, volendo dunque rimediargli, rompergli la vena che va all occhio, dargli il fuoco alle nari; poi ancora fagli questo rimedio: piglia grani di strafusaria, un poco di pepe, un poco d alloè patico, polverizza sottilmente le predette cose et mettila in tanta acqua di ruta, che restino in licore, et di quello con un poco di bambagio bagnali due volte il dì le nari; et se per questo non potesse guarire passali le nari con uno stile d argento o d oro affocato, poi bagnali d orina et dalli della borgatura di bambagio con le cubebe dentro, et tieni questo ordine fin che sia guarito; et non potedo per questo sanarli, falli quest altro più forte rimedio: pelagli il capo di dietro et dalli il fuoco con un ago, overo bastoncino di ferro, argento o oro, rompendoli con il medesimo la vena che va all occhio, et tenendoli poi onto di butiro fin che sia cascata l escara del fuoco; et caduta o levata quella, se gli bagna d orina fin tanto che sia guarito; et questo è l ultimo rimedio. Volendo l uccello della testa, da mali humori et da la indispositione del sacchetto liberare, nota che a conoscere detti mali l uccello ti dà alcuni segni: prima non teme fame, non si cura di beccare et tiene gli occhi serrati; fagli questo rimedio: piglia un poco di rasa greca, un poco di pepe et grani sei di strafusaria polverizza ogni cosa insieme et con succo di rose forma una pillola, et la matina dopo che l uccello haverà gorgato mettigliela per forza nella gorga non volendo pigliarla altramente, poi tienlo in mano incapellato per spacio d un hora, e dopoi mettilo al sole senza capelletto, lassandoglielo fin tanto ch el butta gli cattivi humori con la pillola insieme. Fatto questo portalo all acqua et lassalo gorgare, poi tienlo per due hore in mano et dopoi pascilo di pasto caldo p. 37 p. 38 p. 39 p. 40

12 Appendix of Documents 23 p. 41 p. 42 p. 43 e buono, et questa medicina se deve replicare ogni altro giorno secondo il bisogno de l uccello. Suole molte volte venire una doglia nella testa all uccello che non può tenerla ferma, ma la mena in qua et in là tenendo gli occhi serrati, questa infirmità è chiamata soda, et può procedere dal sacchetto che non sia netto, o dal fegato che non sia sano. Fagli questo rimedio: piglia tanto di lardo non lavato quanto è il primo nodo del deto piccolino [mignolo] e un poco di pepe e uno poco di aloe epatico. Polveriza sottilmente queste tre cose poi involtali dentro il detto lardo, et cazzalo ne la gorga all uccello e tienlo un pezzo in mano, poi mettilo alla pertica al sole et lasciavelo tanto ch el butti la medicina con gli cattivi humori insieme; et questo rimedio potrai fare ogni terzo dì una volta, et pascilo di pasti caldi, come sono pivioni e uccelletti piccioli, et ogni volta che gli dai borgatura metteli dentro un poco d aloe, che sarà bonissimo per liberarlo di tal infirmità. Un altra infirmità suol venire ne la testa a l uc cello, la quale per esser generata de cattivi humori si spande per tutta la persona et è chiamata mal agro; la quale per questi segni se conosce: prima tiene aperto il becco et batte i fianchi come havesse voglia di volersi distendere, et allarga i piedi e le gambe, e si gratta il becco, a dinotare ch el suo male è nella testa più grave che in altro luogo; falli questo rimedio: dalli il fuoco alle nari con uno stile d argento affocato, poi onta per quindici giorni con butiro dove haverai datto il fuoco, pascendo de buonissimi pasti, et guardandolo dal vento et dal freddo mentre lo medichi. All uccello che havesse infiata la testa talmente ch apena gli paresse il bianco de l occhio, togli uno alone et invilupali dentro della ruta in herba et fa tirar et spumar l uccello per tre volte il giorno, pascendolo poi nelle sue hore convenienti de buoni pasti et leggieri da padire. Dalli poi la sua borgatura con le infrascritte cose dentro, cioè: aloe patico, incenso, fatti in polvere et sbroffati con un poco d acqua di vita; poi quando vol andar a dormire presentali l acqua se volesse bere; e la matina torna a farlo tirare et spumare nello alone con la ruta, dopo che haverà burgato come è detto; et questo è solenne rimedio et sicurissima via da scarghare la testa d ogni mal humore. Si potrebbe anche mettere un poco d agarico, over un poco di pasta di pillole cochie nella borgatura, che farebbe bonissim effetto. Se voi purgare la testa e l corpo a l uccello, et farli venir fame, falli queste pillule: piglia strafusaria, rasa greca, pepe, radice de celidonia e aloe patico et pol veriza ogni cosa et incorpora con mele, che ne possi formar pillole, le quali darai a l uccello in questo modo: prima metterai una di dette pillole in uno bicchier, che habbia solo il fondo coperto d acqua, della quale ne darai una gorgata a l uccello dandoli subito dietro la pillola posta nel bicchiero, et dietro quella un altra borgata della medesima acqua; fatto questo lo metterai al sole over alla pertica per due hore o fin a tanto che habbia gettata la medicina con gli cattivi humori insieme. Gittati che gli haverà, lo lasciarai posato per quattr hore almeno, poi lo pascerai di pasti buoni et caldi; et questo è bonissimo forte rimedio a tali infirmità. A purgar la testa e l corpo a l uccello da flegma et altri cattivi humori: prima che lo metti alla muda, piglia aloe patico, vernice, radice de Celidonia secca, incenso, pepe, fele di bove et rasa spagna di ciascun talmente, et di tutte queste cose fanne polvere sottile; et poi di quella forma pillole grosse come uno di fava con succo di rose, overo con mele rosato; danne una a l uccello per forza, non la volendo pigliar altramente, poi mettilo alla pertica lasciandovelo sin che ha buttata detta pillola con la flegma insieme, et passate dopoi da tre o quattro hore gli potrai dar da beccare pascendo di buoni pasti. Se abbondasse tanta flegma o altri mali humori la testa allo uccello che non potesse respirar per le nari, o che gli venisse marza da quelle, togli sementi de peste tanto quanto è una noce et mettile per un dì et una notte in acqua di ruta over aceto forte, e poi quella acqua o aceto bagna ogni dì le nari de l uccello et fregali il palato, che se gli purgherà la testa benissimo. Ad uno uccello che havesse talmente infiata la testa et gli occhi che non vedesse lume, fagli questo rimedio, il quale è mirabile et sicuro: piglia un poco di pasta di pillole di iera et danne nella borgatura a l uccello per sturbarlo manco, poi bagnali spesso gl occhi con acqua rosa, nella quale siano bollite un poco di sementi di fien greco, ma avertisci che detta acqua over colirio sia tiepido quando gli bagnerai, perché l occhio è tanto nobile et sensibile che non può patire cose troppo fredde, né troppo calde, ma vogliono sempre essere operate honestamente calde, cioè tiepide come è detto di sopra; et questo continuerai fin ch egli sia perfettamente guarito, pascendolo di pasti leggieri e buoni et facili alla digestione. Ad uno astore che havesse l acqua gelata nella testa, piglia una coda di vitello scorticata et fa tirar l astore alquante beccate, poi habbi una pelesina di pollastro nella quale invilupperai dentro della ruta et la darai al detto uccello, come si danno le borgature, lasciandolo star così per quattro hore senza beccare; poi gli darai buon pasto et sanarassi di certo. A purgar la testa alli sparavieri che l havessero troppo piena et fossero per venir orbi, piglia aloe, mirra et zaffarano et polverizati sottilmente formane pillole con mele rosato, over succo di rose, et ogni mattina innanzi che lo pasci dagline una, poi tienlo tanto in mano che smaltisca, et smaltito

13 24 Lords of the Sky che habbia mettelo alla pertica fin tanto che la pillola habbia fatto la sua operatione, poi pascilo di pasto leggiero in poca quantità et sanarassi presto. Et se per sorte se gli ingrossassero et infiassero gli occhi per detta infirmità o pienezza, gli potresti tener bagnati del sopradetto colirio fatto d acqua rosa et sementi di fien greco, osservando la regola scritta in detto capitolo; ma se fosse da tempo caldissimo gli potresti dare in cambio di detta pilola una borgatura di bambagio con le sue boccole dentro, che questa è mirabile per discaricar la testa alli sparavieri, et poi fargli uno colirio in questo modo: pigli acqua rosa, acqua di finocchio, acqua di piantaggine, di ciascuna oncie una, et mettigli dentro un poco di sief albo senza opio ben polverizato, et poi di detto colirio tien rinfrescati spesso gli occhi al tuo uccello così freddo, essendo grandissimo caldo com è detto, che se fosse di altro tempo converrebbe governarsi altramente. p. 44 de cauteri Parmi cosa ragionevole a porre il presente singolar capitolo in mezo a questi che trattano delle malatie over infermità della testa et de gli occhi, perché molte volte conviene operarlo in quello, et massime quando le medicine che si danno per bocca et applicano sopra dette infirmità, non ponno perfettamente sanarle o vero estirparle. Si danno dunque i detti cauterii over fuochi, con diversi et vari instrumentii di ferro, argento et oro, secondo la dottrina et arte dell antico et dottissimo Albu Casim, ma perché non sono tanto usati nelli animali de quali al presente ragioniamo, come sono nelli huomini, io restingerò detto capitolo dicendo solo i luoghi dove si cauteriza o si dà fuoco, lassando come et quando si danno ne luoghi bisognevoli. Dico adunque il cauterio, over fuoco, come più ne piace di dire, si può dare alla nuca della testa per sanare o catarro o scesa, overo altra infirmità difficile et inveterata di quella; si può dare al canton dell occhio per sanare la fistula lagrimale et il superfluo corso delle lagrime di quello; se gli può anco dare per qualche brutto segno che havesse su l occhio, et non si potesse lavar con medicine locali; se gli può medesimamente dare per una grave infirmità di testa, per la quale andasse a pericolo di perdere la vita o il lume de gli occhi; se gli può dare alle nari per la fistula della testa et per altre diverse et fastidiose infirmità, come si dirà ne luoghi suoi. Se gli può dare su gli nodi delle ale per certe infirmità che gl impedisce il moto di quelle, che paiono assidrati; se gli può ultimamente dare nella palma del piede per giovar alla gotta et per liberarli da chiodi, i quali sono difficilissimi da sanare per via di medicine, come si vederà nel suo capitolo, il quale sarà uno de notabili di quest opera, sì per la qualità de bei rime di locali, sì per vedere come s adoprano detti cauterii. Se il tuo uccello havesse una macchia su l occhio o per una botta o per catarro, over per cattivi humori, fagli questo rimedio: prima purgali la testa con un poco di pasta di pillole di lucis o di iera con agarico, poi piglierai pepe bianco, aloe patico e tutia, preparati polverizati sottilissimamente et posti in acqua di vita per ventiquatro hore, et poi colati con un panno di lino un poco fissetto, ne meterai sopra la macchia dell occhio con un poco di bambagio in capo di uno stecchetto, continuando questo per molti giorni, bagnandoli almeno due o tre volte il giorno; et se per sorte detta macchia non si levasse con questa medicina, gli potrai fare quest altra più forte et più sicura, quale è colirio di reines in questa forma ordinato: si piglia aloe, zaffarano parte otto, verderamo brusato et lavato, gomma arabica, opio, di ciascuna parte quattro, incenso parte tre; tutte le predette cose si polverizano sottilissimamente et poi se ne fa pillole con vino dolce et si conservano; si pilia poi una di dette pilole et altretanto colirio bianco di Galeno, et polverizati insieme si può mettere un poco di detta polvere su la macchia, overo se ne può fare collirio con acqua rosa, di finocchio et di celidonia, et operarlo com è detto di sopra nel presente capitolo; et se tutte queste cose non fussero bastanti per sé sole di sanar l uccello di tal infirmità, pelagli leggiermente la testa di dietro et verso l orecchio dell occhio infermo, dà con quella diligenza et rispetto che l arte dimanda, il fuoco con un bottoncino d oro, che questo è il suo ultimo rimedio, et il più giovevole di tutti gli altri. Et questa è la vera regola et sicura via che si tiene per curar tale infirmità, non solo in questi animali, ma ne gli huomini anchora, come io ho più volte visto per propria isperienza; vero è che a gl huomini alcuna volta si sallasseno le vene che sono situate dietro l orecchie, poi s allacciano con il bottoncino di fuoco come è detto, ongendoli poi di assongia o di butiro, fin che l escara del fuoco sia caduta, che dopoi il vino nel quale siano bollite un poco di rose è sufficiente a consolidar perfettamente il luoco cauterizzato. Questo medesimo ordine et modo si potrà sicuramente tenere a medicare qual si voglia uccello di rapina, perché sono tanto nobili et gentili, che la maggior parte delle medicine che giovano a gli huomini conferiscono ancora a detti animali, come si potrà chiaramente vedere nelle sue operationi, dandole però concertatamente et in poca quantità, come alla loro debile et delicata natura si richiede. p. 45 p. 46 p. 47

14 Appendix of Documents 25 p. 48 p. 49 p. 50 p. 51 Alcuna volta viene una grande infiagione nelli occhi all uccello, la quale si purga et risolve a questo modo: prima si ongie tutta la testa all uccello con oglio rosato tepido s egliè d estate, et s gliè d inverno s adopera un poco più caldo, guardando diligentemente che non gli ne vada nelli occhi, che gli causerebbe grandissimo brusore; vedendo poi che detta infiagione non si risolvi, è segno ch el male è pericoloso, et però non tardare a purgargli la testa con alcuna delle sopradette pillole, et bisognando, dalli il fuoco alla nuca con un bot toncino d oro, ongendogli poi di butirro per alcuni giorni come è detto. Et perché questa infirmità con la giunta delle medicine et fuoco insieme causano grandissima sete, sarà buono dar spesso all uccello dell acqua fresca con violepo rosato o violato, et sarà megliore et più refrescativo. A far acqua da occhi apostemati per grassezza o pienezza di testa, che non solo è buona per gli uccelli ma per gl huomini ancora, piglia calcina ben monda et netta et mettila in acqua fresca per tre dì, poi collela dodici volte con un panni di lino fisso, lavando sempre detto panno et spremendolo bene, poi lasciala riposar anchor per una notte et torna a colarla quattro volte. Fatto questo mettila in una ampolletta con un poco di sale armoniago di tre o quattro cotte, et lascialo riposar ancor per una notte; poi bagna spesso di quella gli occhi infermi, che presto guariranno. Un altra acqua mirabile per essiccare ogni grande humidità d occhi et per principio di cataratte, per me più volte esperimentata non solo ne gli uccelli et altri animali, ma ne gli huomini ancora senza pericolo alcuno: si pongono tre scudelle di formento ben mondo, et una scudella e meza di sal bianco in uno bacile ben netto di ottone, et se gli mette sopra tanto vin bianco buono o vernazza, over malvasia, che copra detto formento, et sale per due dita almeno; poi si cuopre con un asse et per quindeci dì continui si va parando nel vino quella fumosità che s attacca dentro del bacile, con una spadoletta sottile di legno. Fatto questo se il detto vino haverà preso bel colore verde lo colerai et lasserai chiarire a poco a poco et metterai, benché chiaro, al sole ne i vasi di vetro, lasciandovelo per qualche giorni a confettare, che dopoi lo potrai adoperare, come si fa gli altri colori sicurissimamente, che senza dubbio alcuno ti farà grandissimo honore. Alcuna fiata, per causa di catarro, viene dentro le orecchie una apostema tanto mortale che rare volte, benché gli sia usata gran diligenza in curarlo, si può salvare, et questo procede che l infirmità è tanto al cervello vicina che la maggior parte, inanti ch ella possa rompersi et purgarsi di fuora via, uccide. Poi il loco è difficile d applicarvi i medicamenti opportuni. Pur accadendo che l uccello sia de sì forte natura, che l apostema si rompi, che si conosce quando la putredine comincia a uscire dell orecchio, falli questo rimedio, qual è nobilissimo et da me più volte anco nelli huomini usato in detta infirmità con mio grandissimo honore et utile dello infermo: piglia mele rosato et olio de rossi d ovi et incorporati insieme mettine due o tre volte il dì un poco tepido dentro l orecchie, et vedendo che per la quantità della marza che gli abondasse havessero bisogno di maggiore abstersione, se gli potrà aggiongere uno pochetto di Sarcocolla sottilissimamente polverizata. Il vino de pomi granati dolci è anco mirabil in questo caso, confetto con le predette cose; et perché detta infirmità viene con grandissimo dolore nel principio, non gli sarebbe di poco giovamento per alleviarlo et aiutar la maturatione il presente singolar rimedio: recipe butiro ben menato per un hora almeno nel mortar di piombo, et dapoi tepido stillato nell orecchie due o tre volte il giorno. Fatto questo finché comincia a cessar il dolore, che si conosce quando l uccello piglia meglio il pasto et lo ritiene et digerisse, si potrà poi torre oglio de rossi d ovi ancora per due o tre dì, menato medesimamente nel mortar di piombo et stillarne due zette così tepido nell orecchie come è detto, et poi di giorno in giorno andarlo fortificando con il mele rosato et Sarcocolla fino alla perfettione della cura. Ma se detta apostema fusse elevata in gran calidità, che si conosce quando il loco infermo et anco il rimanente del corpo è caldo fuor del naturale, se gli potrà, mitigati i dolori et fatta la mondificatione con le cose sopradette, fare la presente lavanda per rifrescare et nettare il luogo infermo. Piglierai rose, lente, orzo, lino, uva passarina et zuccaro et boglite nell acqua ne laverai l infirmità, che sia sempre tepida. Et essendo apostema frigida, che si conosce quando il loco non è di modo calido, gli farai il presente bagno et mondificativo: piglierai mele, vino, lisia dolce et uno poco de Sarcocolla ben polverizata, et bogliti insieme la adoperarai come è detto de l altro. Io laudarei ancor grandemente che gli purgasti la testa nel principio con un poco di Agarico, over un poco di pasta de pillole Assaiaret con Agarico, nella borgatura. Ad una postema che havesse l uccello nella bocca o nel palato. Quando tu vedi l uccello che non becca come vole et padisse bene, da due cose procede: o che l ha troppo longo il becco, over alcuna postema in bocca o nel palato, se gli è apostema medicalo a questo modo: piglia una pignatella ben netta nella quale metterai vino bianco buono, uno quarto di verderame ben polverizato, un quarto de lume di rocca polverizata, un onza di mele et un poco di rose secche, et fa bogliere ogni cosa insieme fin a tanto ch el vino cali la metà, poi cola, et di quella colatura ne bagnerai due o tre volte il giorno il male con un poco di bambagio in capo d uno stile. Ma convien guardar bene

15 26 Lords of the Sky se gli è carne cattiva et con uno ferretto che taglia bene, et che sia atto a tale operatione, levarla via, che altramente non si farebbe cosa buona et l uccello penarebbe un mondo a guarire, et anco per aventura potrebbe pericolare. Mondificato che sia il male con detta medicina bagnali poi di mele rosato semplice et sanarassi perfettamente. Alli zaruoli che vengono in bocca a gli uccelli, o per riscaldagioni overo per causa de cattivi pasti che gli siano dati. Piglia uno poco di verderame et legalo in una pezzetta di tela sottile, poi mettila per un dì et una notte in acqua rosa o di Piantagine, overo comune, non havendo di quelle, et dapoi di quell acqua bagna i zaruoli fin che siano mortificati, che si conosce quando vien dentro la carne viva rossa et bella, poi bagnali di mele rosato et guariranno. Il medesimo effetto farà in una volta o due l acqua forte con un pochetto di mele rosato, ma bisogna guardar di non toccare se non dove è il zaruolo, perché roderebbe anco la carne buona et poi bagnarli fin che sia sanato con mele rosato et acqua di Piantagine meschiati insieme; è anco mirabile in simili casi l unguento Egittiaco in questa forma ordinato: recipe verderame, lume di rocca, di ciascun onze due, mel rosato onze una, acqua di Piantagine, vino di pomi granati di ciascun onze due et mezza; sia fatto ad uno lento foco sempre mescolando con una spatula di legno, finché vegna spesso come il mele; si piglia poi un pochetto di questo et stemperato con acqua di Piantagine si adopera come è detto; et questo è nobilissimo rimedio per gli huomini ancora, in qual si voglia ulcere maligna et corrosiva della bocca; vero è che s adopera alcuna volta seco una decottione in questa forma ordinata: si piglia vino brusco et pericolo [sic], et se gli fa bogliere dietro rose secche, sementi et foglie di mirti, et uno pochetto di fiori, over scorze di pomi granati. Bollita et colata che sia, se ne bagna dette ulcere; dopoi che si è modificato il male con la prima materia, et il simile si può fare sicuramente a detti uccelli. Sarà anco benissimo per mortificar i taruoli il bagnarla due volte il giorno con l aceto squillatico, con un poco di bambagio in capo d uno stile, come è detto. Molte altre cose si potrebbono aggiungere al presente capitolo, ma queste sono il fiore di tutte, et però lasso le altre per brevità. Suol venir un infirmità all uccello chiamata Artetica, la quale gli fa infiare il collo; fagli questo rimedio: salassa alla vena auricolare, cioè che va all orecchia, acciò si possano evacuare quelli sangui cattivi et altri humori che causano dett infirmità, poi pascilo de pasti teneri, et sappi che le cosse di due rane sono perfettissime in questo caso da darli da beccare. Gli vengono ancora certe infiagioni nelle canne della gola che pare che abbia l asmo, et trovassi che detto male procede da superflua riscaldagione che ha presa l uccello, overo da troppo calcinaccio, et alcune volte da paura; e questo è il suo rimedio: recipe mirabolani bolliti con garofoli, cinnamomo, zenzero fino, noce moscata; di tutti egualmente, et siano in tutto oncie una, et polverizati sottilissimamente con sangue di pipione fa pasta, et in detta pasta forma nove pillule delle quali ne darai una ogni mattina all uccello fin che dureranno, pascendolo de pasti caldi che non empino troppo et siano un poco liquidi. Viene ancora un infirmità nella gorga all uccello che d alcuni è chiamata ernia ventosa, la quale il fa parere sempre pasciuto. Fagli questo rimedio: piglia aloe patico, garofoli, zuccaro candido, ben polverizati et danne all uccello con un poco di lisia dolce, poi toglia la pelle dove è il vento con destrezza, et stringe tanto che detto vento uscisca a poco a poco; fatto questo lascia assaldare da sua posta il taglio et dà i pasti buoni et caldi. Se l uccello fosse infastidito dal pasto, che si conosce quando non vuol beccare, et s el becca non padisce bene secondo il solito suo, fagli questo rimedio: cuoceli un ovo con un poco di latte, tanto che sia accambrato, ma guarda a non torre padella o altra cosa che sappia di fumo, overo altro mal odore, et così accambrato et caldo honestamente dallo all uccello con un poco di polvere di cinamomo eletto sopra, che non havendo altro pasto più leggiero, questo gli sarà di gran giovamento. Mi conviene avertire a pigliar l ovo che sia fresco di quel giorno, che altrimenti essendo potrebbe far contrario effetto alla tua intentione. Se l uccello buttasse il pasto, togli reubarbaro, polvere di garofoli et un poco di zaffrano et di queste cose fanne due pillule con acqua rosa muschiata, overo con succo di rose o mele rosato, et danne una all uccello poi portalo all acqua et lascialo bere se vuole, et se non si libera con la prima pillola, dalli la seconda et pascilo de pasti caldi. Trovasi ancora alcuna volta lo uccello tanto infastidito dal pasto che non vuole beccare, et se pur piglia qualche beccate, par sempre che le getti via, provedili a questo modo: dalli mastice eletto in polvere sopra il pasto, et non lo volendo pigliare per amore daglielo per forza, che gli farà gran servigio; potresti ancora dare detta polvere di mastice in forma di pillule, come è detto nel soprascritto capitolo, et accompagnato con le medesime cose. Ma se l uccello non potesse tenere il pasto, fagli questo singolar rimedio: piglia legno aloe, mastice, cubeba, cinamomo, noci moscate et rose secche; polverizza ogni cosa sottilissimamente et con succo d assentio, forma pillule dodici delle quali ne potrai dare tre a l uccello quattro volte la settimana fin che sia ben sanato; e non dubitare che per darle così spesso gli possìano, perché sono cose che hanno più intentione di confor tare et di dare sustanza che di vacuare o indebilire; egliè p. 52 p. 53 p. 54

16 Appendix of Documents 27 p. 55 p. 56 p. 57 p. 58 ben vero che non si può errare quando si danno medicine a detti uccelli, sia pure di qual sorte si vogliano, a mantenerli a pasti eletti et facili alla digestione. Si potrà ancor fare quest altro nobile rimedio a l uccello che non potesse tener il pasto: piglia muschi eletto e danne un pochetto sopr una beccata di carne all uccello, lasciandolo stare così per hore otto, poi pascilo di pasto liquido bagnato in acqua rosa muschiata, et di detta acqua bagna le nari al detto uccello, e guarirà. Se l uccello non vuole burgare, piglia aloe, pepe, polvere de garofili et mele rosato, et di dette cose fa una pillula longa e grossa, come è una borgatura, et dagliela, che presto burgherà. Se l uccello non potesse burgare, questo è segno ch el sacchetto non sta bene; fagli tal rimedio: piglia aloe patico e mirra ugualmente, et polverizati sottilmente danne [all ]uccello con acqua di scabbiosa et acqua fresca, impiendogliene ben la gorga, che senza dubbio burgarà subito. Burgato che habbi fallo poi stare alla pertica un pezzo senza capelletto et dopoi pascilo di pasto leggiero. A far gettare il pasto ad un uccello che a modo alcuno non potesse padire, dalli bere per forza polvere d aloe patico e di pepe con acqua comune, et di scabiosa; poi mettilo al sole che subito gettarà il pasto marzo; fatto questo lassalo riposar un poco poi empili la gorga della seguente medicina: piglia polvere de garofili, di muschio et di zaffrano, et mettila in acqua ro sa et acqua fresca et di scabiosa, et stato che sia un pezzo ogni cosa insieme, cosa dette [sic] cola con un panno di lino, spremendo ben fuora la vertù delle polvere, poi dalla, detta acqua, colata a l uccello per forza non la volendo pigliar altramente. Mettilo poi alla pertica lassandovelo per tre hore almeno, poi pascilo di buonissimo pasto dandogliene poca quantità per la prima volta. Ad un uccello che fusse ripieno piglia acqua de indivia in uno scodellino e metteli dentro un poco di zuccaro fino, et tanto zaffarano che colorisca l acqua; togli poi quattro fetteline di carne di castrato ben magra et bagnate in detta acqua dalle a beccar l uccello, et non volendo beccare falli venir gran fame tanto che le pigli; et facendo così due o tre volte sarà guarito, che lo potrai far volare in termine di quattro giorni. Ad un uccello che non potesse smaltire, dagli un cuore di porco a beccare per tre dì, overo butiro lavato et zucchero candido, et tienlo in luogo fresco. Quando l astore è talmente infreddato ch el non può havere il fiato e tiene il becco aperto et li batte il sacchetto di sotto, fagli questo rimedio: piglia grani di strafusaria et regolicia et fatti in polvere fanne pillole tre, et dagline ogni giorno una, fregandoli il palato con essa, poi lascialo un pezzo al sole; et se questo non bastasse puoi aggiungere a dette pillole un poco di ruta e pepe. A curar il petto a un astore togli menta negra, maggiorana e rosmarino, et con mele fanne pillole, et dalle secondo il bisogno a l astore che gli si nettarà il petto senza passione. A solutione di ventre per freddo all astore, piglia pepe, sementi d apio e succo di marobio fatto in polvere, et con mele fanne tre pillole piccole e danne all uccello ogni mattino una, poi sta due hore a pascerlo dopo la pillola. Aviene alcuna volta ch el sparaviero si riscalda oltre la natura sua, et gli viene la febre che si conosce per questi segni: egliè caldo al toccare et sta di mala voglia, et con gran fatica se gli può far pigliar il pasto; et questa è la sua cura: prima, s egli è magro, si deve pascere poco e spesso di carne di polli e d uccelletti piccioli, pur che non siano passare, perché son troppo calde di natura et farebbono crescere la febbre; et detto pasto si deve lavare over bagnare in acque rifrescative, overo in mucillagine di psilto o in succo di sementi di zucche, di cocumeri, di melloni, poi devesi metter in luogo sicuro et fresco, sopra una pertica overo stanga, alla qual sia involto un panno di lino bagnato in succo d herbe frigide, come è di lattuche, di piantaggine, di nenufari, di sempreviva et di sollatro; ma se la febbre fusse fredda, che si conosce quando l uccello è fuor di modo freddo nel toccarlo, et gli occhi si scoloriscono, e con gran fatica et rare volte smaltisce, allhora si tenga in luogo caldo, et passato il freddo soavemente in mano si porti, et cessata la febbre si faccia alcuna volta un poco volare, et il suo pasto sia caldo come sono passare, polli maschi, pivioni et altri simili di natura calidi; et detti pasti siano cotti, overo ben scal dati in vino, nel quale siano bollite dell herbe et altre cose calide, come sono menta, puleggio, garofili, cinamomo et altri simili confortativi aromatici; si può ancora dare detti pasti involti in mele con un puoco di polvere d anici, di finocchio et di comino, ma sopra il tutto convien avertire a non dar mai pasto sopra pasto a l uccello, cioè che prima ogni altro cibo sia digerito et netta la sua gorga, et essendo grasso quando s inferma, più tardo et meno si cibi, benché giova grandemente a l uccello a pascerlo sempre temperatamente in ogni caso, sia pure come si voglia, o sano over infermo; et perché è detto di sopra che l uccello per la grandezza del male non può alle volte smaltire, si potrà ricorrere alli sopra scritti capitoli, et provederli come quelli ammaestrano; et bisognando farli gettar il pasto, il quale non potesse digerire, fagli andar nella gorga con una penna, over altra cosa atta a questo, un cuor di rana legato con un poco di filo, et stato che vi sia un pezzo, se non lo getta da sé, tira l filo, ch egli getterà il pasto dietr a quello, se gli Auttori antichi non mentono. Et questa è la diritta e ragionevole via per curare le dette febbri;

17 28 Lords of the Sky vero è ch alcuni altri Auttori di quest arte dicono curarle a quest altro modo, il quale a me non piace molto. Essi voglion che si pigli reubarbaro, muschio, zucchero candido et succo d artemisia, et format una pillola di dette cose se gli dia, pascendolo poi leggiermente alle sue hore di passarini, overo ratti piccoli che sian sempre caldi. Altri dicono che si faccia una pasta overo compositione grossa come una noce delle seguenti cose, et stata che sia un poco nell aceto, se gli dia a beccare, lasciandolo poi così per sei hore almeno. Si pigli a far detta cosa aloe, muschio et songia di gallina egualmente, dandogliela poi come è detto; segno che danno per conoscere tal febbre sono questi: dicono che torce la coda, gli vien freddo a i piedi et molte volte gettano il pasto; ma com ho detto di sopra, la prima regola assai più a me piace, perché tiene più del ragionevole, et mi spiacerebbono manco queste, s osservassi i modi ragionevoli di quella. Se l uccello beve troppo contra la natura sua, egliè segno che non è ben disposto di dentro; fagli questo rimedio: piglia regolicia et falla bollire nell acqua fin alla consumatione della quarta parte, poi metti detta acqua in un vaso di pietra, ponendovi dentro un poco di mele, di levistico et bastoni di finocchio, et state che saranno queste cose un hora almeno in fusione, le colerai, et colata la presenterai all uccello, lasciandolo bere a suo piacere; et questa regola osserverai per dieci giorni continui, pascendolo di pasti buoni et leggieri. Suol venire una infirmità nel polmone a l uccello, la quale è molto pericolosa, et si conosce per questi signi: ogni dì viene più magro et li batte il sachetto come fa il fianco ad un cavallo bolso, et questo è il suo rimedio: recipe mumia, reubarbaro, zaffarano et zucaro candido, fa ogni cosa in polvere et danne a l uccello per otto giorni almeno, involti in una pellesina; et non volendo pigliarne a quel modo fa pillole di dette cose con succo di rose et dagliene per forza non volendo pigliarne altramente, et mentre gli dai dette medicine, non lo portar intorno per niente, et dalli qualche volta del butiro lavato con zuccaro candido insieme, et le borgature di bambagio con incenso dentro, benché a me assai più piacerebbe che si mettesse in dette borgature il bol armeno orientale, fatta la purgatione, et poi darli ogn altro pillole di bol armeno et mele per conservarlo. Altri dicono che questa infirmità si cura a questo modo: recipe sterco di passera et di ratto dramme due, mumia grani tre, pepe bianco grani otto, salgemma dramme due; polveriza dette cose et con sei goccie di latte di donna et altro tanto di mele et un poco di butiro fanne pillole tre et danne ogni dì una all uccello cacciandogliela per forza nella gorga, e tienlo per due hore in mano, che gli vedrai buttare molti cattivi humori, poi mettilo alla pertica per un hora e presentali l acqua, e s el beve sta un poco et pascilo di un cuor d agnello piccolo over de vitello che sia caldo, et il dì seguente pascilo de pasti caldi come sono passere, pivioni, ratti piccioli et altri simili animali, la carne di papagalli, il cuore et polmone d oche selvatiche et il sevo delle capre montanare, mischiato con bolo armeno eletto et un poco d aloe patico e terra sigillata, sono tutte cose mirabili per tale infirmità. La betonica ridotta in forma di eletuario col mele è cosa maravigliosa in questo caso, non solo per gli uccelli, ma per gli huomini ancora. Un altra infirmità viene all uccello, da gli antichi chiamata Silarano, et è un humore maligno che scorre per tutta la persona, et per questi segni si conosce che l uccello tiene messedate l ali, serrat il becco, gl occhi gli vengon bianchi e lividi, e gli tiene per la maggior parte del tempo serrati; fagli questo rimedio: piglia un serpe, chiamato volgarmente Mio, et tagliali via un buon palmo della testa, et altro tanto della coda, poi falla cuocere e raccogli la sua grassa, et di quella con un poco di polvere di garofili et di zaffrano, fane nove pillole, delle quali ne darai una ogni mattina all uccello, pascendolo poi alle sue debite hore de pasti buoni et caldi. Quando viene l asmo all uccello mettil allo scuro per spacio d un hora, poi piglia una lucerta et tagliali via due dita della coda et daglie a beccare, poi ritornalo al scuro fin a tanto che gli getti detta coda. Gettata che l habbi dagli subito latte di capra et sangue di colombo meschiato insieme, che senza dubbio guarirà. Ma se questa infirmità gli venisse tanto grande che l uccello non potesse haver il fiato, cavagli subito un poco di sangue dalla vena del collo, overo fa in questo modo: tien tanto l uccello in su per li maestri, ch el sangue si riscaldi, et così da una parte fagline uscire quella quantità che ti par bisognevole, riguardando sempre a l essere, natura et stato di dett uccello. Fatto questo gli darai il giorno seguente per forza tanto butiro lavato et limatura di ferro, com è una noce, lasciandolo stare al sicuro senza darli altro per sei hore almeno. Et non cessando detta infirmità, cioè che l uccello non habbia meglio il fiato, ritorn a darli ancora di detta mistura, tanta com è una niciola, ritornandolo al scuro per altre tre hore, poi pascilo di pasti eletti et leggieri. Ulti mamente, il miglior rimedio che tu gli possi fare per tal infirmità è questo: togli del mele et fal cuocere con una costa di porco salato tanto che cali il quarto, poi piglia tanto di detto mele com è una nicciola, limatura d acciale quanto starìa in meza nicciola et danne per sei volte a l uccello che senza dubbio guarirà. Suol venir una spetie di gotta all uccello che si chiama mortale: piglia mumia et pelo di lepore et danne all uccello per tre dì in una pellesina, pascendolo poi de buoni pasti et guarirà. p. 59 p. 60 p. 61 p. 62

18 Appendix of Documents 29 p. 63 p. 64 p. 65 Ad un uccello che fosse derotto, over riscaldato, che si conosce quando smaltisse negro o berettino, over come calcina, dalli prima un budelletto ben lavato pieno di latte per due o tre volte, poi dalli per altri tre giorni pillole di butiro ben lavato et zuccaro fino. Queste cose son ancora buone quando l uccello non havesse fame, over havesse calcinazzo assai. Ma se detto uccello fusse forte dirotto, dalli per nove mattine dopoi che haverà purgato le seguenti pillule, cioè una per mattina: recipe mumia, reubarbaro, aloe e zaffarano, et col mele forma pillole nove. Et nota che ogni volta che vien dato all uccello medicina solutiva, over che si riscaldi, come son queste, nelle quali entra il reubarbaro, la mumia, l aloe et altri simili, convien apresentarli l acqua. A guarire l uccello quando ha il fiato guasto e ogni giorno viene più magro, li batte il sacchetto di sotto, e smaltisse nel bianco color negro e giallo a modo di zaffrano, et dorme con un occhio aperto et l altro serrato, togli mumia e reubarbaro et con mele nove pillole et dagliene ogni mattina una, involta in una pellesina di pollo, over d altri uccelli. Ad un uccello che havesse infiammato il fegato, impeli la gorga quanto può tenere d orina di puttino fresca, poi mettilo al scuro fin che l habbia padita; fa poi cuocere della cicorea et in quella decottione bagna il pasto all uccello, et fa che detto pasto sia leggiero et refrescativo di natura; oltra l aiuto che gli dai po cavarli sangue, ad ogni modo del piede alla perteghella, et mettili un poco di reubarbaro nella borgatura. A far venir fame all uccello piglia una pelle di pollo et involtali dentro delle cimette più tenere dell assentio et dallo allo uccello per borgatura et dalla all uccello che non habbia in gorga, et gli verrà grandissima fame. Ad uno uccello che gridasse non per natura, ma per accidente et fuor del suo naturale, dalli a beccare una gragnapola piena di pepe et subito guarirà. Accade molte volte che dibattendosi l uccello non può tornare al pugno, et questo la maggior parte procede dalle rene che sono inferme. Falli questo rimedio: piglia zuccaro fino, mumia, pelo di lepore et certi grani rossi da greci chiamati Agedron, et fane quattro pillole, e dane ogni altro dì una all uccello, facendo stare al scuro per nove giorni almeno, et non gli dare altro che pasti refrescativi et leggieri. Suole ancora venire un altra infirmità nella gorga dell uccello, oltra le narrate, la quale è spicie d asmo et fa questi segni: quando è posto alla pertica il soffia assai e tiene gli occhi serrati; falli questo rime dio: fa cuocere una costa di porco salato che non habbia sopra né carne né grasso, et falla bogliere col mele, et dà poi di detto mele col pasto all uccello per nove mattine, et il suo pasto sia pivione o gallina; di questa infirmità ne patiscono più gli astori di tutti gli altri uccelli, et molti ne muoiono. Ad un uccello c havesse tanto strette le nari che gli ravanelli gliele stroppassero falli questo rimedio: dalli il fuoco a dette nari con uno stilo di ferro et tocca un poco i ravanelli, poi ontali per quindici dì di butiro, o fin a tanto che sia caduta l escara del fuoco, che poi potrai sbroffarli di vino, accioché si netti le nari; et sappi che l uccello patirà, ma quest è il suo proprio rimedio. Se l uccello havesse una infirmità chiamata Agruz, che gli fa aprire il becco a modo di sbadigliare et serrar l ali et battere i fianchi, come se gli havesse l asmo, dagli il fuoco alle nari con lo stile di argento, che subito cessarà detto male, poi ontali di butiro et fa come è detto di sopra. Se l uccello dorme troppo di dì stando alla pertica, questo è contra la natura sua, perché non è suo costume il dormir di dì. Falli questo rimedio: dagli per tre giorni un poco di reubarbaro et incenso nella borgatura, et guarirà di quel dormire. Se gl uccelli si trovassero in malissima dispositione, o per il fegato che fosse infermo, overo per altra indispositione calida, dice Giordano, che è stato uno de buoni di quest arte, che si conosce a questi segni: prima fanno le borgature negre, berettine et gialle, fanno gli occhi piccioli et smorti e padiscono male. Et il ditto Auttore lauda più i seguenti rimedii de quanti se ne possan adoperare in simiglianti casi; egli vuole che si pigli meza oncia di Soldanella et un oncia de Irios eletto, et polverizati sottilmente se ne metta nella borgatura la sera quando ha ben menato giù et netta la gorga, et ch el pasto sia buono e leggiero; et bagnato nelle sequenti acque rifrescative: recipe acqua d endivia, acqua di capilvenere, di cicorea e bugolosa, et nelle medesime acque si ponno bagnar le borgature, poi involtargli dentro le predette polveri accioché aiutandosi l uno e l altro facciano maggiore effetto. Dice ancora il medesimo maestro che gli girifalchi patiscono più il caldo di tutti gli altri uccelli di rapina, et che a volerli conservare et mantenere sani se gli debbono bagnare le borgature nella seguente medicina, la quale si fa così: si piglia acqua di endivia, di capilvenere et di scabiosa, di ciascuna oncie dua, reubarbaro eletto dramme una, agarico eletto, scropoli uno, et si pongono in infusione et state che vi siano sette hore almeno si bagnano in quella le sue borgature, et questo si deve sempre fare, che il bisogno et dispositione di quelli lo comporti. Pillole maravigliose per purgare, conservare et fare bona gorga alli falconi. Recipe: reubarbaro,

19 30 Lords of the Sky mumia preparata, squinto et spico nardo. Siano ridotti in polvere sottilissima et formati in pillole con acqua rosa, poi si diano come l altre; et se l Auttore che l ha composte non mente, sono anco buone al flusso per gli huomini. A conoscer se l uccello ha li vermi, questi sono i segni: egli butta il pasto, gli puzza il fiato, grida di notte, non padisse, si va festugando nella gorga, si becca il sacchetto, si stremisce in mano et torce la coda quando è alla pertica; et questo è il suo rimedio: piglia reupontico, zuccaro candido, limatura di ferro, di ciascuna egualmente, et con succo di assentio fa pillole et danne una per volta all uccello involta in una pellesina; overo falle a quest altro modo: piglia aloe patico, fele di porco secca et semencina, et con il perdetto succo fa pillole. Puoi ancor farlo questo rimedio, il quale è bonissimo et sicuro: fa succo delle foglie di persichi et bagnali dentro il pasto et daglielo a beccare quando lo voi metter a dormire, et fa che detto pasto sia liquido. Alli vermi chiamati filandri che stanno nelle rene i quali sono sottili e lunghi et fanno tener le penne della schena rabbuffate a l uccello et smaltir spesso, dalli tre goccie d olio di mandole amare, poi fa ch el stia tre hore al sole, et fa così due o tre volte ch el guarirà, se non sarai stato troppo a rimediarli. Alli vermi chiamati i filandri che stanno nelle budelle et sono sottili, lunghi et bianchi, che paion gucchiate di revo, se vuoi farli morire falli questo rimedio: piglia aloe patico, limatura di ferro, noce moscata et tanto di melle che d ogni cosa tu possi far una pillula, et la mattina dalla a l uccello subito che ha burgato, tenendolo in mano per un hora, poi mettilo alla pertica, et come ti pare c habbia padita la pillola pascilo de pasti caldi. Sono ancora altre filandre bian che e rosse che stanno nelle budelle et fanno gettar il pasto a l uccello subito c ha beccato, et gli fanno puzzar il fiato e gridar al tempo della notte; falli questo rimedio: pigl aloe patico et assentio fatti in polvere sottilissimi et distempra con olio de mandol amare et òntane gli fianchi a l uccello, et se non voli ongerli le penne componi dette cose al foco con l aceto; vero è che l olio è migliore e più appropriato a questa infirmità. Se gli potria ancor dare de l olio di mandole amare per non sturbarli tanto la gorga, et se gli potrebbe fare quest altra onzione, la quale è perfettissima et non ogni tanto quanto la prima: piglia tiriacha eletta et distempera con aceto fortissimo et ongigli sopra detti luochi della persona et tienlo un hora in mano dopo la medicina et un altra alla pertica, poi pascilo de pasti freschi et eletti. Sogliono venire molte volte degli pidocchi agli uccelli, i quali si ponno cacciar via a questo modo: piglia orpimento, pevere, polverizati sottilissimamente, tanto dell uno quanto dell altro et daglielo al sole; ma guarda che l uccello a chi l dai non habbia rotta la carne in nessun loco, che facilmente potrebbe morire. Alla gotta et granfo che viene alli uccelli et gli fa tener un piede sopra l altro, il becco et gli occhi serrati, càvali subito del sangue alla vena coscia, poi dalli borgatura con incenso dentro, pascendolo di pasti caldi, che ciò facendo in tre volte guarirà. Ad un uccello che havesse male al codirone, che può procedere dalli tignuoli, quali sono una specie di zarvoli che rodono le penne, falli questo rimedio: càvali una penna sì et l altra no dove è il male, et tienli bagnato due o tre volte il giorno di vino vermiglio nel quale siano boglite rose secche et sementi di mirti, poi ontali di grasso di gallina et dalli buoni pasti. Ad un uccello c havesse arso et indignato il culo per il smaltir del calcinazzo et altri calidi humori, onta con unguento rosato, di galeno lavato con acqua di piantagine, et cessata la infiammatione, lavali spesso di vino nel quale sia sta boglito rose secche e un poco d incenso e guarirà; e mentre che fai questo pascilo de pasti rifrescativi. Convien ancor avertire che per tutto maggio et mezo aprile gl uccelli vanno in amore, e buona cosa è a tenerli magri, perché tenendoli grassi potriano far l ova, et similmente potrebbon morire; gli giovarebbe ancor a pro [?] che non facessero dette ova a pascerli nel tempo che vanno in amore de pasti liquidi, acciò non si potessero impire di calcinazzo, poi tenerli in mano la mattina. Ma se per sorte havessero già fatti, che per li seguenti segni si conosce: cioè c hanno grosso il sacchetto, sono ociosi e non si curano di beccare, gli cavarai a questo modo: prima tu onterai ben il cul a l ucello con olio, poi gli metterai dentro con gran destrezza l dito, finché tu trovi l ova, et trovati che gli hai metti di fuori via allo sacchetto, et calcando cacciali fuori al dritto del dito, et non potendo rompeli, poi metti delli servicial all uccello cose lenitive, che l aiuta a farli smaltire. Uno uccello c havesse rosegate le coscie per esser stato nel sacchetto, piglia olio davezzo et con un poco di bambagio tocca dov è il male, che sia sempre caldo honestamente, et se tu vedessi che l uccello si toccasse il male, legali sopra una bindetta con quella miglior destrezza et arte che si può, et come egli è quasi guarito, lavali poi ogni giorno con vino bianco o vermiglio nel quale sia bollito un poco di salvia, di rose secche, scorze de pomi granati, incenso et lume di rocca brusata; questa lavanda ha intentione di confortare, essiccare e consolidare, non lassando crescere la carne fuor del naturale nel luoco ulcerato. La medesima regola si tiene quando l uccello ha roduta la p. 66 p. 67 p. 68 p. 69

20 Appendix of Documents 31 p. 70 p. 71 carne per haver portata la braghetta troppo stretta; chi non volesse anco operar olio d avezzo per non ontar le penne a l uccello potrà pigliar acqua di vita che non sia ardente et metterli dentro in infusione almeno per una notte aloe, incenso, mirra et sarcocolla sottilissimamente polverizati, et di quella bagnar il male come è detto. Se l uccello havess un ala accozzata falli questo rimedio: piglia agresto vecchio, sementi di pollizuolo et polvere di mortia et incorpora bene ogni cosa insieme lasciandole in infusione per tre giorni almeno; poi guarda se li cannoni delle penne fossero pieni di sangue et forali, acciò ch el possa uscire, e uscito che sia bagnali di detta medicina per nove giorni continui tutta la parte accozzata. Ma sappi che le penne che seranno assetite dal sangue sarà forza che vadino via, et dopoi venerano le nove. Venute quelle gli onterai per venti giorni continui di grassa di tasso, di gallina et di altia, chiamandolo alcuna volta di lontano quando lo voi pascere, per far le snodare et fortificare meglio l ala; et sopra il tutto tienlo in luogo caldo pascendolo de buoni pasti, che altrimenti facendo havrebbe fatica a liberarsi. Se l uccello tenesse giù l ali fagli questo rimedio: piglia sangue et grasso d oca et onta bene sotto quelle; et non potendo di quel havere piglia olio laurino et songia di gallina et onta al fuoco overo al sole. Alli tignuoli et tarme che rodono le penne fagli questa medicina: piglia cicuta, aloe patico, mirabolani citrini, muschio et un pochetto di cera rossa; tutte le cose che sono da spolverizare spolveriza sottilissimamente, poi incorpora con aceto forte ad un lento fuoco facendole restare in forma di licore, et di quello tocca le penne dell uccello poi lavalo d acqua rosa et ponilo al sole pascendolo de buoni pasti, che senza dubbio guarirà. è ancora bonissimo in questo caso l aceto forte incorporato con fele di bue et operato come è detto di sopra. Volendo cavare al tuo uccello una penna rotta senza dolore, togli del sangue d uno sorice picciolo et mettilo su quella penna che vuoi che vada via et caderìa; caduta che sia fa cuocere del mele et fanne una tasta che s affacci nel buco della carne dov era la penna, et s ella cadesse valla rimettendo fino a tanto che rinasca la penna nuova al detto luogo. Se l uccello havesse l ali gottose, togli perdenea vecchia et mettine sopra detta gotta et farà mirabil effetto; e l medesmo farà l acqua di vita che sia eletta. Un altro rimedio mirabile et sicurissimo ad un uccello che fosse accozzato: piglia succo di salvia et ac qua di vita egualmente meschiati insieme et bagna per otto giorni continui la parte accozzata tenendolo, mentre lo medichi, incappellato et pasciuto de bonissimi pasti. Ma conviene accorgersene a buon hora, et innanzi che se gli bagni con la sopradetta medicina bisogna prima forargli i canoni delle penne dove è dentro il sangue scorso et succiarlo fuori con diligenza, poi tenergli bagnato di detta medicina almeno due volte il giorno, che ciò facendo guarirà senza dubbio. p. 72 Il modo di preparare la mumia per li falconi et altri uccelli di rapina et come e quando gli si deve dare La mumia si prepara a questo modo: prima convien havere una pignatella nova overo ben netta piena di buona malvagìa, nella quale siano dentro le infrascritte cose: videlicet, zaffrano, noci moscate, garofili, cinamomo et agarico, di ciascuna quella quantità che ti parrà ragionevole secondo la quantità della mumia che voi preparar. Metti poi da per sé la detta mumia legata in una pezza di lino sottile con revo, poi attacca detta pezza o pavoncino ad un bacchetto di legno ben mondo et netto et mettilo dentro la pignata dove haverai poste le sopradette cose, ch el stia a mezo la malvagìa, o almeno che non tocchi il fondo di detta pignata, alla quale farai uno coperto di pasta a modo di luto et la metterai nel forno quando se gli mette il pane, lasciandovela per un hora. Fatto questo tu leverai la mumia fuori della detta pezza et la conserverai in un vaso d argento, et non ne havendo di tal sorte, mettila in uno di lat[t]a o di pietra che sia ben vitriato, ma gli primi sono migliori. Volendola poi dare a detti uccelli per liberarli dalli gravi percosse et altre perigliose infirmità, come di sotto serà detto, la componerai delle seguenti cose, le quali gli daranno la sua ultima perfettione et eccellenza in farli fare di quelle cose che paiono impossibili et miracolose: Recipe della detta mumia preparata dramme due Reubarbaro eletto dramme due Cassia eletta dramme due Rubia de tintori dramme meza Zuccaro candido Seme durella, di ciascun dramme due Coriandoli crudi dramme iiii Cinamomo eletto

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