Etiopia chiama. Notiziario n. 30 dicembre 2014

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1 Etiopia chiama Notiziario n. 30 dicembre 2014 Tariffa Associazioni senza Fini di Lucro: Poste Italiane s.p.a. Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in. L. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 1, C.S.N. -Novara- n 30/Anno XV Taxe Perçue - Tariffa riscossa CPO Domodossola - Contiene Inserto Redazionale 1

2 LETTERA DEL PRESIDENTE...quello che da tempo volevo dirvi 2 Carissimi benefattori e carissimi volontari, Come sapete ho trascorso tutto l anno in Etiopia, portando avanti tanti progetti già iniziati negli anni scorsi e progettando nuove iniziative che trovate ampiamente descritte nello Speciale progetti allegato a questo numero del giornalino. Ora voglio raccontare quello che da tempo volevo dirvi e che questa volta mi sento in obbligo di raccontare nel dettaglio. Nel 1983 sono venuto in Etiopia per adottare mia figlia Elena; ho visto ad Addis Abeba la fame, una città dilaniata dalla guerra, i bambini per le strade, affamati, denutriti, ammalati Al mattino, dopo il coprifuoco, passavano i camion a raccogliere i corpi dei bambini morti. Tutti i giorni era così: era l inferno! Tornato a casa rivedevo tutto nella mia mente e non potevo più essere contento: ero sempre tormentato da quello che avevo visto. Avevo una ditta con 25 operai, con tanto lavoro e guadagno. Ho cominciato da solo a raccogliere vestiti, medicinali e offerte, nel mio piccolo paese di 120 abitanti. Poi due signore si sono unite per aiutarmi a raccogliere donazioni. Abbiamo iniziato a partecipare alle feste campestri della DC, PSI, PCI, festa degli Alpini, dei Pescatori, e quel che si raccoglieva lo spedivo, per poi venire a distribuirlo in Etiopia. Quando venivo qui, ad Addis Abeba, era una grande sofferenza: il primo anno avevo raccolto solo lire ma non mi scoraggiavo. Il secondo anno ho pensato che avrei potuto raccogliere fondi attraverso l adozione a distanza. Ho fotografato i bambini e, tornato a casa, ho trovato tra parenti, amici e conoscenti 400 benefattori che hanno deciso di sostenerli a distanza. Il terzo anno sono andato nel Guraghe a Burat Gheto: ho fotografato altri bambini. Tornato ad Addis Abeba padre Mosè, Vescovo del Guraghe, mi chiese di accompagnarlo a Burat Gheto: gli risposi di no perché ero appena tornato dopo aver fotografato già 350 bambini. Lui mi disse Non capisco perché non vieni ; risposi Padre, mi conosco: ci sono tanti bambini, ne fotograferei altri. Mi propose di andare senza portare la macchina fotografica; ho accettato e siamo partiti. Il soggiorno a Burat Gheto sarebbe durato un giorno: padre Mosè doveva fare i suoi incontri, mentre io ero libero di girare per il villaggio. Mi trovai circondato da bambini nudi, seminudi, denutriti, affamati Guardai sulla macchina: vidi dei rullini e la mia piccola macchinetta fotografica; la presi, chiamai una suora ad aiutarmi che mi disse Cosa devo fare?. Le risposi Scrivi nome e numero dei bambini che sono a destra. Quelli fotografati mettili a sinistra. Scattai 550 foto. La sera confessai a padre Mosè la mia preoccupazione di non riuscire a trovare così tanti sostenitori. Lui mi fece coraggio ma io ero convinto di aver illuso quei bambini. Più passavano i giorni, più mi preoccupavo. Sul volo di ritorno per l Italia presi notes e penna: cercavo di segnare nomi di conoscenti ma notavo che i nomi che segnavo avevano già adottato un bambino a distanza l anno precedente. Presi dalla borsa la calcolatrice, mi tremavano le mani. Cercavo di fare i conti sbagliavo più pensavo ad una soluzione per tutti quei bambini, più mi tremavano le mani. Volevo fare i conti, se forse avessi avuto i soldi io per pagarle, non lo so Ad un tratto alzai la testa, non vidi più l aereo: vedevo una collina brulla e ai piedi della collina la sabbia del deserto. Vidi Gesù che passava, mi guardava, vedevo la tunica lunga, i sandali e i capelli lunghi. Mi sorrideva, non c era ombra nelle pieghe della tunica, ma luce. Continuavo a guardarlo e lui continuava la sua strada con il sorriso. La collina era a forma di cerchio. Lui si girava leggermente con la testa, mi sorrideva, poi sparì e rividi l aereo. Rimasi lì e non lo vidi più. Mi chiedevo come avessi fatto a vedere, ma sentii subito una pace che non si può descrivere. Guardai le mie mani: non tremavano più, non ero più preoccupato. La pace che sentivo durò almeno mezz ora, poi, senza pensare, presi il notes e la calcolatrice e li misi nella borsa. Ero contento, mi era rimasta una grande gioia. Dopo mi feci molte domande: perché non mi parlò? Sorrideva, mi guardava, ma non parlava. Continuavo a pensare: era bellissimo, cosa voleva dirmi? Non capivo. Dopo circa quindici giorni andai dal mio sacerdote e gli raccontai tutto. Avevo paura che mi dicesse che ero un visionario, invece lui, dopo aver ascoltato attentamente tutto ciò che gli raccontai, mi chiese Ma veramente non hai capito che cosa voleva dirti? Voleva dirti: non preoccuparti, seguimi: quei bambini sono i miei prediletti. Per i 900 bambini qualche benefattore l ho trovato e, nei successivi due mesi, ne vennero altri spontaneamente e furono tutti adottati. Questa è la prova che a Lui tutto è possibile. La più grande esperienza della mia vita è la certezza assoluta che noi facciamo una piccola parte, il resto lo fa Gesù. Grazie Gesù. Sono tanti anni che invito tanta gente alla preghiera, con insistenza. A Montichiari, sono passati per l ufficio circa 300 volontari: chiedevo di che gruppo fossero, li ringraziavo perché lavoravano per i poveri e invitavo tutti a pregare. Prima ancora di lavorare pregate! Senza la preghiera non riusciamo a lavorare per i poveri. Dopo un breve tempo si smette, pensando alla parte che abbiamo fatto: è lì che sbagliamo! La preghiera ci dà la forza di continuare, di fare di più: cambia la nostra vita! La Madonna di Medjugorje dice sempre: Cari figli: pregate, pregate, pregate! E in una apparizione disse che la corona del Santo Rosario, è l arma più potente: con il Santo Rosario, potete fermare anche le guerre! Carissimi benefattori e carissimi volontari, vi invito a provare a pregare: incominciate con 10 minuti, pian piano aumentate, poi diventa un piacere pregare. Prima di tutto fa bene a noi, ci cambia veramente e possiamo aiutare i poveri. Gesù ha detto I poveri saranno sempre con voi!. Ci sta dando una grande opportunità, credetemi: vi dico queste cose per esperienza, non per sapienza. Scusate e concludo: tanti mi chiedono preghiere per i loro ammalati e altre intenzioni: lo faccio volentieri. Alcuni pensano che le mie preghiere valgano di più perché sono in mezzo ai poveri: non è così! Le mie preghiere valgono come le vostre! Quelle dei sacerdoti valgono come le vostre! Quelle dei vescovi valgono come le vostre! Voglia Gesù Bambino ricompensarvi abbondantemente con beni spirituali e materiali e Maria Santissima protegga voi e tutti i vostri cari. Vi auguro un buon Santo Natale e buon anno Con immensa gratitudine vi abbraccio tutti! Roberto Rabattoni Addis Abeba, 24 novembre

3 COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO 4 I risultati della vostra generosità Le OPERE Carissimi, un altro anno sta per finire e possiamo fare ancora un bilancio positivo. Vi descrivo una breve panoramica sui progetti, per rendervi partecipi di ciò che è stato possibile con il vostro aiuto. A settembre abbiamo inaugurato le scuole di Adama (nelle due foto a fondo pagina l edificio e gli alunni durante l intervallo nell ampio cortile) e di Soddo. Le due scuole sono frequentate da circa studenti, la maggioranza dei quali a Soddo, dove i ragazzi devono essere divisi in due turni per permettere a tutti di seguire le lezioni; prima erano seduti per terra, a scrivere e studiare sotto pioggia e sole! Proviamo a pensare oggi: sono al coperto con i loro banchi e lavagne! Oggi tornavo da Gimbi: vedevo bambini, i più senza scarpe che tornavano a casa dopo la scuola, da aule costruite col fango, dove non c è spazio per tutti e tanti rimangono fuori. La maggior parte di loro aveva una tanica (da 25 litri) con acqua recuperata dal torrente: devono fare chilometri per arrivare a casa: quanti disagi e fatiche! I bambini da voi beneficati vi ringraziano per sempre! Il Centro di accoglienza S. Giovanni Paolo II di Areka è a tutt oggi il più bello che c è in Etiopia, con tutta la sua parte dedicata all agricoltura (circa m 2 ) con piantagioni di caffè, tutti i tipi di ortaggi e frutta come ananas, banane, mango, papaia e avocado; possiamo dire di essere pienamente soddisfatti di questo risultato. Nelle case di accoglienza del centro abbiamo 97 ragazzi, tra i quali: ciechi, totalmente paralizzati, ritardati mentali, ragazzi con mancanza d arti e malformazioni, ammalati di Hiv. Il Centro è veramente il paradiso di questi bambini: gli ultimi degli ultimi! Grazie a voi, benefattori e volontari. A Gimbi, 475 km a nord ovest di Addis Abeba, abbiamo iniziato un grande centro di accoglienza come quello di Areka, per accogliere bambini orfani e con gravi handicap. In quella zona purtroppo ce ne sono molti di più che al sud (Wollaita): qualche bambino lo abbiamo già visto morire, per questo stiamo cercando di realizzarlo nel più breve tempo possibile: un anno circa; i dettagli li troverete nelle pagine che seguono e nello Speciale progetti allegato. Il centro di Gimbi si chiamerà San Pio da Pietrelcina. Sempre a Gimbi, vicino all ospedale vecchio pubblico, abbiamo realizzato una struttura per partorienti di 18 camere su due piani, con letti, armadi e un incubatrice (foto sopra) donata dalla Fondazione Irccs Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. La struttura è riservata alle mamme povere che arrivano per partorire dai villaggi lontani, percorrendo anche chilometri a piedi o su di un asino. La stragrande maggioranza di loro partorisce per strada, tagliando il cordone ombelicale con una pietra: così muoiono molte madri e bambini! Questa struttura offre assistenza gratuita e permettere alle gestanti di essere accolte 8-10 giorni prima del parto. In accordo con l ospedale statale di Gimbi abbiamo già finanziato 300 operazioni al gozzo(struma tiroideo), salvando queste donne dalla morte per soffocamento. La causa di questa patologia è la mancanza di iodio nell alimentazione. Sono ancora tante le persone che aspettano il vostro prezioso contributo: il costo di un intervento chirurgico, spese mediche e degenza comprese, è di 160 euro. Nella città di Gimbi e in 16 woreda (comuni limitrofi) abbiamo fotografato bambini per adottarli a distanza: abbiamo già raggiunto il numero di benefattori. A Nekemti abbiamo fotografato bambini: siamo in attesa di trovare nuovi benefattori. Ricordo che il costo dell adozione è di soli 50 centesimi al giorno (15 euro al mese): per voi forse sono tanti, ma sono per la vita e la sopravvivenza. Coraggio: fatelo! Il buon Dio vi ricompensa abbondantemente. Io posso dirvi solo grazie, ma di Lui ho la certezza che vi ripaga. Roberto Rabattoni Nella regione dell Oromia, oltre a quanto già citato nella lettera del nostro presidente, sono stati avviati anche altri importanti progetti: Gimbi - Casa di prima accoglienza per minori Ultimata la Casa San Francesco (foto in basso), che ospita circa 40 bambini in difficoltà o abbandonati dalle famiglie impossibilitate ad accudirli e crescerli date le condizioni di estrema povertà che caratterizzano quest area rurale. Le opere realizzate nel 2014 grazie al vostro contributo Molti sono i neonati che vengono portati dalle Autorità governative e dalla polizia locale presso questa nuova struttura affinché possano ricevere adeguata assistenza. Gimbi - Sostegno scolastico Quest anno è stato possibile sostenere la frequenza scolastica di 50 bambini della scuola primaria, acquistando materiale scolastico, libri di testo, divise e pagando lo stipendio degli insegnanti. Mugi - Scuola professionale É in fase di ultimazione la costruzione di una scuola professionale che formerà annualmente 80 falegnami e fabbri e sarà gestita dalle autorità locali. 5

4 COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO Nella Regione delle Nazioni, Nazionalità e Popoli del Sud, sono proseguiti anche altri importanti progetti. Areka - Centro di accoglienza San Giovanni Paolo II Inaugurato nel 2011 ad Areka nella regione del Wollaita, il centro ospita 97 minori in difficoltà di età compresa tra gli zero e i sedici anni, 60 dei quali affetti da HIV o con forme più o meno gravi di disabilità (foto a lato: la casa dei maschietti). Nel corso del 2014 il centro di accoglienza ha garantito lavoro a 82 persone: 30 bambinaie, una maestra, due professori, un pedagogista e catechista, 7 donne delle pulizie, 8 cuoche, 5 lavandaie, 16 agricoltori, 6 guardiani, un magazziniere, un autista, un manutentore, due infermiere, un direttore responsabile. Areka - Un agricoltura sostenibile Si è dato lavoro a 16 agricoltori presso il Centro San Giovanni Paolo II di Areka. L area è così ripartita: m 2 orticoltura; m 2 cerealicoltura; m 2 piante da frutta (mango, banane, papaia, caffè), m 2 bosco di avocado (foto in alto alla pagina). Il raccolto è stato utilizzato per gli ospiti del centro riducendo la necessità di ricorrere all acquisto sul mercato locale dai prezzi fortemente soggetti a fluttuazioni stagionali. L eccedenza di frutta e ortaggi è stata distribuita gratuitamente alla popolazione di Areka. Wolkitè - Pasto caldo, mensa dei poveri É continuata l attività rivolta ai più poveri della zona di Wolkitè, centro amministrativo del Guraghe. Nella Mensa dei Poveri viene servito gratuitamente un pasto caldo e abbondante in un clima familiare e accogliente. Tutte le attività - dalla preparazione dei pasti all accoglienza, Il seme delle vostre donazioni germoglia in grandi opere dall approvvigionamento alla distribuzione - sono gestite dalle Suore di Sant Anna. Soddo - Parto in ospedale É stata attivata l iniziativa in collaborazione con l ospedale pubblico per assicurare parti assistiti da personale qualificato. Viene garantita la copertura delle spese ospedaliere affinché le gestanti meno abbienti possano partorire in condizioni di igiene e sicurezza. (foto mamma e bambino alla pagina seguente). Ne è conseguito che il numero di decessi, complicanze e traumi sono significativamente diminuiti. Soddo - Ospedale maternoinfantile La struttura, interamente progettata e realizzata ad opera del CAE, è dedicata alla tutela della salute materno-infantile e diventerà il polo territoriale per le azioni di promozione dei parti assistiti in ospedale nonché di cura e prevenzione del prolasso uterino (nella foto a destra, l ingresso). Gli arredi sono stati realizzati da artigiani locali. Annesso all edificio principale è presente anche un moderno centro diagnostico dotato di radiologia e tac. La fornitura delle attrezzature mediche, l installazione e la formazione del personale locale è realizzata in collaborazione con una Ong italiana specializzata in cooperazione sanitaria. Parte della strumentazione diagnostica è stata reperita dalle dismissioni di Aziende ospedaliere italiane. Due container con le attrezzature sono stati inviati nei mesi scorsi. Indibir - Scuola Arti e Mestieri A Indibir, dove sorge la scuola, dopo che il Governo ha concesso l autorizzazione per l installazione di un trasformatore di corrente, funziona a pieno ritmo la scuola di falegnameria e di maglieria frequentata da 20 giovani (foto in alto alla pagina). Zizencho - Scuola primaria Ulteriori migliorie sono state apportate alla scuola del villaggio completando l arredo con la fornitura di 113 banchi per le quattro aule costruite lo scorso anno. Fra le tante iniziative alle quali abbiamo dato continuità, vogliamo sottolineare i risultati dei quattro progetti che seguono: Viaggi della speranza Sei malati gravi, per i quali non esistevano opportunità di cura nelle strutture ospedaliere etiopi, hanno beneficiato di cure mediche, interventi chirurgici e terapie in Italia e India. (vedi anche testimonianze alle pagg ) Borse di studio Ben 11 ragazzi e ragazze meritevoli che altrimenti avrebbero difficoltà per motivi economici ad accedere alla scuola superiore o all università, hanno ricevuto un contributo per proseguire gli studi ad Addis Abeba, Adama, Awasa. Acqua per la vita É proseguita la raccolta fondi per la realizzazione e la manutenzione di pozzi in diverse zone del Paese. Il numero di etiopi che vengono colpiti e che perdono la vita a causa di malattie collegate all assenza di fonti idriche sicure è tuttora a livelli preoccupanti. Cure mediche in Etiopia Anche quest anno abbiamo dato aiuto a numerosi malati curabili direttamente in Etiopia. Ogni giorno si rivolgono ai nostri centri di Addis Abeba ed Areka persone affette da patologie più o meno gravi che non sono in grado di sostenere i costi per curarsi. Il servizio sanitario infatti è a pagamento e pertanto anche delle banali cure mediche possono risultare inaccessibili ai più. 6 7

5 Aiuti all Oromia Centro di accoglienza San Pio da Pietrelcina Gimbi è una città di abitanti dell Oromia, la regione amministrativa più estesa e densamente popolata dell Etiopia. Dista circa 450 km dalla capitale Addis Abeba raggiungibile percorrendo una strada recentemente asfaltata. Nella zona di Gimbi l estrema povertà e l assenza di strutture socio-assistenziali e sanitarie in grado di rispondere ai bisogni primari della popolazione pesano ancor più gravemente rispetto ad altre aree del Paese raggiunte da interventi emergenziali o di cooperazione allo sviluppo. Per questo motivo, l area di Gimbi sarà al centro del nostro impegno nel Nella città di Gimbi, su un area di m 2 che il Governo etiope ha donato al Centro Aiuti per l Etiopia, è stato sviluppato un progetto che prevede la realizzazione di un centro accoglienza per bambini, un laboratorio di arti e mestieri e la coltivazione delle rimanenti superfici non edificate. L intera area fungerà da sostegno e stimolo alla popolazione locale per il raggiungimento di uno sviluppo endogeno, inclusivo e sostenibile. Il Centro di accoglienza San Pio da Pietrelcina a Gimbi è destinato a circa un centinaio di minori abbandonati, disabili o sieropositivi che non avrebbero altrimenti la possibilità di sopravvivere. La finalità del centro sarà quella di assicurare assistenza, istruzione, formazione e cure medico-riabilitative ai bambini ospiti. I bambini, a seconda del grado di disabilità, saranno supportati in 26 un percorso di formazione che potrà permettere a una parte di loro, raggiunta la maggiore età, di essere parzialmente o totalmente autonomi. Il centro di accoglienza includerà gli alloggi per i bambini disabili, un aula scolastica, un ambulatorio La nuova struttura sarà simile al centro di San Giovanni Paolo II di Areka per visite mediche e attività di fisioterapia, un ufficio, una cucina, un refettorio, le camere per il personale e i locali di Arrivando a Gimbi Centro di accoglienza San Pio da Pietrelcina Planimetria LEGENDA 1 Aula scolastica 2 Casa delle femmine 3 Casa dei maschi 4 Tettoia stenditoio 5 Cucina e lavanderia 6 Sala da pranzo bambini 7 Serbatoio per l acqua 8 Laboratori artigianato 9 Casa dei neonati 10 Terreno coltivabile 11 Sala da pranzo ospiti 12 Parcheggio 13 Uffici 14 Area gioco bimbi 15 Campo Basket e Volley 16 Chiesa 17 Tukul abitativi 18 Tettoia stenditoio 19 Magazzino 20 Locale giochi e palestra 21 Ambulatorio 22 Locale custodi 23 Alloggi dipendenti 24 Centro di preghiera 25 Sala pranzo dipendenti 26 Terreno agricolo servizio alla struttura principale. É inoltre prevista la costruzione di sei edifici (tukul), per gli ospiti e i volontari. I laboratori di arti e mestieri, consentiranno di ampliare le conoscenze e le capacità dei praticanti attraverso Con il vostro aiuto daremo assistenza, educazione, lavoro, sviluppo l insegnamento di metodologie che rispettino i saperi e le usanze della popolazione autoctona. Saranno un opportunità di COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO lavoro per fabbri, falegnami e meccanici. La coltivazione del terreno fertile sarà destinata alla produzione di ortaggi, banane, mango, papaia, mais e caffè. L attività agricola offrirà lavoro a numerosi braccianti della zona che con la consulenza di un agronomo, svilupperanno e affineranno le loro tecniche di coltivazione e renderanno possibile un raccolto costante e sufficiente per il sostentamento del centro stesso nonché della popolazione locale. Con l apprendimento di nuove metodologie i contadini apporteranno migliorie anche nella coltivazione dei terreni dei loro villaggi, incrementandone la produttività. A supporto dell attività agricola verranno costruiti un deposito ed una cella frigorifera per la conservazione dei raccolti, un magazzino per gli attrezzi agricoli e un edificio per ospitare il personale. A beneficio dell intero centro verrà costruito un pozzo che alimenterà anche due fontane posizionate all esterno, per consentire agli abitanti della zona un facile accesso all acqua potabile. Le botteghe di Gimbi Il progetto mira a p r o f e s s i o n a l i z z a r e e dare prospettive di lavoro ai giovani volenterosi di Gimbi. Le Botteghe di Gimbi saranno costruite sul terreno situato di fronte al Centro di Accoglienza San Pio da Pietrelcina. Il progetto consiste nella realizzazione di alcune botteghe artigianali. In particolare saranno realizzati: un autofficina, un gommista e un laboratorio per serramenti. Il terreno si trova sull unica strada, recentemente asfaltata, che collega Addis Abeba a Gimbi. Si tratta di una via di grande passaggio e in fase di sviluppo. L associazione si occuperà dei lavori per la costruzione e l allestimento delle botteghe. Una volta ultimate e dotate di materiale e attrezzature idonee ad avviare le attività, verranno selezionati 8 giovani per ciascuna bottega orfani, disoccupati o disabili che avranno seguito i corsi professionalizzati presso il Centro di accoglienza di Gimbi. Sulla base delle specifiche abilità e professionalità acquisite i ragazzi saranno organizzati in cooperative che potranno diventare pienamente autonome e rappresenteranno il futuro per i ragazzi del Centro di accoglienza, altrimenti destinati ad attività saltuarie, nel migliore dei casi, o all assistenzialismo. 8 9

6 ADOZIONE A DISTANZA 10 Appello dei frati in difficoltà Sudan ed Eritrea Il sostegno a distanza supera i confini dell Etiopia e raggiunge i poveri del Sudan e dell Eritrea. In Sudan, nei villaggi di Kassala, Wedsherify, Khartoum e Port Sudan, sosteniamo complessivamente 657 bambini. La gestione dell adozione a distanza è affidata a Padre Ghebray, Superiore della Comunità dei Frati Francescani. É in Sudan dal 1993 dove è anche Direttore delle scuole primaria e secondaria di Kassala, scuole frequentate da tanti bambini adottati a distanza. Sono per lo più figli di rifugiati eritrei scappati dal regime dittatoriale del loro paese o di sudanesi, che con l accentuarsi degli scontri fra le etnie dopo la separazione fra Repubblica del Sudan e Sud Sudan, hanno lasciato la parte meridionale del paese per cercare al nord sostentamento e soccorso. L aiuto derivante dall adozione a distanza si concretizza nella distribuzione ai bambini che frequentano le scuole di una divisa, un pasto quotidiano, materiale scolastico, libri di testo e nella consegna di un piccolo contributo in denaro alla famiglia dei bambini. Molte sono le difficoltà che affrontano i frati francescani, dovute ad un riconoscimento solo formale della libertà religiosa ma di fatto limitata, soprattutto per i cristiani che sono una minoranza rispetto ai musulmani. Lo svolgimento delle attività connesse all adozione a distanza Nel 1989 un colpo di Stato consegnò il potere ad Omar al-bashir, che trasformò il Sudan in una dittatura islamica. La seconda guerra civile sudanese, terminata solo nel 2005, ha lasciato sul campo due milioni di morti e quattro milioni di rifugiati in condizioni drammatiche. Nonostante gli accordi di pace e la secessione fra Repubblica del Sudan e Sud Sudan del 2011, l attuale situazione dei due stati è tuttora segnata da diffusa violenza e impunità. Milioni di sudanesi sono coinvolti da un tentativo di pulizia etnica in diverse zone del Paese: una delle situazioni di crisi umanitaria tra le peggiori al mondo. Sudan: Scontri fra etnie e grosse restrizioni è per questi motivi molto difficile: scattare fotografie ai bambini è proibito perché le autorità governative ritengono che questo possa determinare una fonte di arricchimento per i frati. Difficoltose sono anche le spedizioni della corrispondenza ai benefattori italiani; per questo, Padre Ghebray porta direttamente alla nostra sede le informazioni che è riuscito a raccogliere inerenti i bambini adottati e ci incarica di inviarle ai benefattori. Padre Ghebray chiede vivamente, anche se gli aggiornamenti sono carenti, di aver fiducia e continuare il sostegno a distanza perchè l impegno dei frati è totale affinché gli adottati ricevano gli aiuti necessari a nutrirsi e studiare. In Eritrea, nei tre villaggi di Agordat, Barantù, Pck, dove sosteniamo complessivamente 87 bambini. La gestione dell adozione a distanza è affidata a Padre Camillo, Parroco della Cattedrale di Asmara, dove è nato e cresciuto. L attività da lui intrapresa è particolarmente difficile in una nazione come l Eritrea, una delle dittature più repressive al mondo. Il regime dittatoriale controlla militarmente la popolazione ed osteggia Eritrea: diritti umani violati e repressione la presenza dei Padri Francescani e la loro attività di sostegno, indagando e interferendo continuamente con il loro operato. L economia è completamente in mano all élite militare che governa e le principali imprese sono dello stato. La gran parte dei cittadini eritrei impiegati nello Stato non guadagna più di 500 Nakfa (moneta eritrea -ndr) al mese, circa 25 euro. Si vive sotto la soglia di povertà e la disperazione spesso costringe i giovani a scappare verso l Europa. In Eritrea l addestramento militare è obbligatorio anche per i minori, bambine comprese. Le reclute vengono impiegate per svolgere lavori forzati e mal remunerati. In questa situazione permane, più che mai, la necessità di portare il sostegno economico ai ragazzi e alle loro famiglie e i Padri, non potendo sottrarsi al loro impegno di portare gli aiuti economici dei benefattori, devono, ogni volta cercare il modo per raggiungere gli adottati, i loro genitori, o i loro parenti. É inoltre estremamente difficile ogni comunicazione: il servizio postale è interdetto e censurato dal Governo e anche la posta elettronica funziona a singhiozzo. Tutti questi disagi generano ritardi nell invio di corrispondenza ai benefattori italiani, ai quali Padre Camillo chiede pazienza e perseveranza nei sostegni nonostante la carenza di notizie degli adottati. L Eritrea non conosce elezioni libere, ogni giorno scompaiono persone, viengono torturate, stuprate e uccise, subiscono minacce e vengono incarcerate senza processo. A causa dell atteggiamento di chiusura più assoluta verso l aiuto internazionale da parte del governo di Asmara che configura il paese come uno degli ambienti più ostili al mondo verso la presenza di Ong, al momento l Eritrea non è beneficiaria di attività di cooperazione da parte dell Italia e dell Unione Europea. Il servizio militare obbligatorio, spesso a tempo indeterminato, prevede l arruolamento anche per i minori ed è una delle principali ragioni di fuga dal paese. In Sudan e nelle altre zone di confine sono in azione trafficanti di esseri umani, che stipano questi disperati all interno di camion senza luce né aria. I più fortunati raggiungo la Libia per poi cercare di raggiungere le coste italiane. Secondo le Nazioni unite ogni mese scappano circa persone e solo lo scorso anno ne sono arrivate quasi diecimila in Italia. Adozione a distanza Ringraziamo tutti i benefattori per aver iniziato o continuato il sostegno a distanza. Enormi sono i benefici di questo progetto che rimane prioritario poiché interviene in modo incisivo riducendo la mortalità infantile. Ad oggi sono circa le adozioni a distanza attive! Ancora molti sono i bambini bisognosi di aiuto soprattutto nella località di Gimbi situata nella regione dell Oromia, dove manca tutto: acqua pulita, cibo, assistenza medica e scuole. Come dice Roberto Rabattoni dobbiamo fare ancora di più per estendere l aiuto ad altre fasce della popolazione e garantire un futuro migliore. Grazie per quanto potrete ancora fare! ADOZIONI a DISTANZA dettaglio mensile GENNAIO FEBBRAIO MARZO APRILE MAGGIO GIUGNO LUGLIO AGOSTO SETTEMBRE OTTOBRE NOVEMBRE DICEMBRE TOTALE

7 NOTIZIE DAI VILLAGGI 12 Un buon fuoristrada, viveri e carburante Visitiamo alcuni Villaggi Partiamo con un fuoristrada di seconda mano regalato circa dieci anni fa alla diocesi di Emdibir. Chi ha conosciuto il nostro ambiente e le condizioni delle strade sa che questi veicoli sono indispensabili per muoversi fuori città. Prima di partire lo abbiamo fatto revisionare perché usciti da Addis Abeba le possibilità di trovare un officina buona e un meccanico capace è scarsa. Anche il carburante va fatto ad Addis Abeba perché costa di meno. Ai supermercati acquistiamo i viveri e tutto il necessario per il viaggio e quindi il fuoristrada è carico dentro e fuori, sul portabagagli. Si parte al mattino per evitare il traffico e a destra e sinistra si vedono palazzi enormi, alcuni ben rifiniti, altri ancora in costruzione, lavori di nuove strade ben larghe, e la ferrovia. É tutto un fermento di attività edili che sembra aver trasformato la città in un unico cantiere. La capitale si è talmente allargata che ci vuole un ora intera per uscire dalla città. Poi si è in piena campagna che verdeggia in luglio-agosto, ondeggia maestosamente durante la mietitura (novembre-dicembre) e torna brulla durante la trebbiatura (gennaio-febbraio) fino alla prossima semina. Dopo due ore di viaggio raggiungiamo Wolisso a 115 km sud ovest di Addis Abeba, la città capitale della Zona di Wolisso nello stato dell Oromia. Gli Oromo sono il gruppo etnico più numeroso delle popolazioni etiopiche. Proseguiamo per altri dieci km verso Guagure Gora, prima tappa del nostro giro turistico. Guagure Bora Questa missione è nata dodici anni fa, quasi contemporaneamente all ospedale di Wolisso. É abitata da diversi gruppi etnici che hanno in comune la professione artigianale: alcuni sono conciatori di pelle, altri lavorano la porcellana, altri lavorano il ferro, costruiscono le capanne, coprono i tetti, ecc.. Sono artigiani di grande qualità ma poco ben visti dalla maggioranza della popolazione agricola e sono quindi un po emarginati. Nel villaggio vi sono una scuola elementare e Una guida ci porta a visitare i villaggi sostenuti con l adozione a distanza scuola media in mattoni. (nelle due foto in alto: festa della scuola) Ora la scuola ha raggiunto l ottava classe. Grazie a questa scuola la comunità intera è uscita dall emarginazione e cammina verso l integrazione sociale. Attualmente, a Guagure Bora, abbiamo più di 647 alunni 137 dei quali li avete adottati a distanza voi, amici del Centro Aiuti per l Etiopia. Provengono da famiglie di contadini e di artigiani e soltanto grazie a voi possono andare a scuola, avere un pasto al giorno, portare una divisa decente, avere la cancelleria necessaria, seguire le lezioni e fare i compiti e, in caso di malattia, essere curati. Nei villaggi non si vede neanche una casa in muratura. Sono tutte costruite con il legno e coperte di paglia. Da qualche anno si vede anche qualche casa con il tetto in lamiera, ed è già segno di un progresso notevole rispetto ai nostri parametri. Il sistema agricolo è ancora molto primitivo. Però hanno imparato almeno ad arare con i buoi ed è un grande vantaggio. Si tratta di una agricoltura di sussistenza. Quando si lavora la terra con le braccia si fa tanto quanto queste possono rendere e di solito non è sufficiente per sfamare una famiglia con una media di sei bambini, ma ci sono anche quelli che ne hanno dieci o più. Gli artigiani si impegnano nel loro mestiere però dopo aver fatto degli sforzi enormi per produrre opere d arte vendono il loro prodotto al mercato per un prezzo ridicolo che non tiene conto del tempo speso e dell energia bruciata. Così, sia l agricoltura come il lavoro artigianale, hanno portato ben pochi benefici per lo sviluppo della zona. In più, non avendo la possibilità di andare a scuola, i bambini ereditavano semplicemente il mestiere dei loro genitori. Con l apertura della scuola a Guagure Bora negli ultimi anni il ritmo della vita sta gradualmente cambiando. I bambini del villaggio ci accolgono festosamente al nostro arrivo. Sono tutti sorridenti. Un futuro migliore ben segnato lo si legge sul loro viso. L adozione a distanza è il più grande gesto di solidarietà che uno può fare. Ci auguriamo che questa opportunità che date loro li porti ad un livello culturale più alto che li renda attori di un cambiamento sociale che li renda autosufficienti. Visitiamo le aule, salutiamo i maestri, approfittiamo di uno spuntino generosamente offerto dal personale addetto e poi riprendiamo la strada per la prossima destinazione non tanto lontana. Cittù Anche questo centro si trova vicino a Wolisso a circa dieci chilometri nella direzione opposta per la strada che porta al lago Wonchi. La strada non è asfaltata. Giunti a Cittù troviamo una scuola materna costruita dal Centro Aiuti per l Etiopia. Nella scuola vi sono 70 bambini (foto in basso) con la divisa bella pulita, i banchi nuovi con i quaderni e altro materiale scolastico sopra. La disciplina è encomiabile. Sono sempre cosi? chiediamo alle maestre e ci assicurano che la disciplina è connaturale ai bambini perché fin da piccoli imparano ad obbedire ai genitori e ai più grandi. É curioso vedere bambini a quella età che insegnano l alfabeto ai compagni con tanta serietà in tono retto. Alle domande che facciamo noi sull alfabeto tutti alzano la mano per rispondere e nessuno sbaglia. Per noi è una grande soddisfazione. Si offrono poi di eseguire canti appresi in classe per imparare l alfabeto, per tenersi puliti, per esprimere la voglia che hanno di andare a 13

8 NOTIZIE DAI VILLAGGI scuola, per conoscere le parti del corpo umano accompagnati da gesti simbolici che valgono una buona ginnastica. Durante la pausa fanno un cerchio sul prato e seduti attendono la loro porzione di merenda che viene condivisa con noi, loro ospiti. Poi si dedicano a diversi giuochi. I bambini sono molto creativi. Non ci fermiamo tanto perché dobbiamo raggiungere Goru, la prossima destinazione. Goru Goru è il capoluogo della Woreda (distretto -ndr-) omonima. Si trova a 30 chilometri da Wolisso lungo la strada di Gimma. Veniamo accolti da un monaco dei Padri di Betania. Porta un talare color rosa sbiadito ed è membro della Chiesa Malankara del Kerala, in India. Per la prima volta nella storia dell Etiopia una chiesa di tradizione orientale si trova in missione in Etiopia, ci spiega il padre. Sono giunti a Emdibir dietro l invito di Mons. Musiè, vescovo della Diocesi, tre anni fa per gestire una scuola professionale. In seguito hanno deciso di costruire un Ashram (Monastero -ndr-) a Goru dove c era già una scuola materna. Ci introduce quindi ai 115 alunni sistemati in tre aule (foto sopra e a lato). Il padre viene dall India ma ha già imparato bene l amarico e ci fa da interprete. La prima cosa che notiamo è che nelle aule ci sono più ragazze che ragazzi e questo ci dà tanta soddisfazione perché data la condizione della donna in Etiopia uno degli obiettivi Nelle foto in basso: - Gli alunni di Wolkite durante la cerimonia di chiusura dell anno scolastico - Un aula delle elementari - Uno dei due blocchi scolastici che perseguiamo è quello di favorire la formazione scolastica delle donne. Qui il sistema educativo è ancora più evoluto perché si coniuga con una cultura straniera che porta il suo apporto. Anche qui la disciplina è encomiabile. Proseguiamo quindi il nostro viaggio a sud-ovest di Addis Abeba e a 150 chilometri raggiungiamo il fiume Rebu che segna i confini dell Oromi a e del Guraghe. Varcato il confine in mezz ora raggiungiamo Wolkite, città capitale della Zona Guraghe. Wolkite Si vede subito anche qui il fermento di attività commerciali e costruzioni edilizie in corso. Wolikte è una parola oromo e significa metà strada. Metà strada perché quando l imperatore Menelik si recava nel sud ovest per le sue escursioni espansive era la meta preferita per una sosta lungo il viaggio da Addis Abeba a Gimma. Noi ci dirigiamo verso la scuola di San Giuseppe che è la meta del nostro viaggio. La scuola ha un alto muro di cinta e un cancello solido custodito da un guardiano. Entrati vediamo diversi blocchi di aule, due dei quali costruiti in muratura con i contributi del Centro Aiuti per l Etiopia. Ci accoglie il direttore della scuola che ci accompagna in visita. All interno regna un silenzio di tomba. Chiediamo se non ci sono gli alunni e il direttore ci conferma che sono più di mille, ma sono tutti nelle aule. Quindi ci accompagna a vedere alcune classi: la scuola materna, che dura tre anni è tenuta bene; anche qui tra bambini e bambine sono metà e metà, segno che il messaggio di educare le donne si sta diffondendo un po dappertutto. Già a questa età imparano l inglese e ci fanno sentire un canto in inglese. Man mano che passiamo dalla scuola materna alla prima elementare e alla scuola media, al termine quindi dell ottava classe, vediamo il progresso fatto dagli alunni e ci dà una grande soddisfazione. Gli alunni adottati a distanza grazie al Centro Aiuti per l Etiopia a Wolkite sono 138; il direttore ci spiega che sono i più bisognosi e senza questo aiuto non avrebbero mai avuto la fortuna di andare a scuola. Senza la scuola oggigiorno non si combina niente. Il progresso, miglior vita, autosufficienza e tutto il resto è legato alla scuola. Il direttore ci dice che questi bambini sono fortunati anche perché questa è la miglior scuola di tutta la zona. Tutti gli anni i nostri alunni vengono premiati a livello di zona per il voto alto che raggiungono negli studi. L ultima tappa di questo giro è Agamsa. Da Wolkite proseguiamo per la strada asfaltata verso Gimma e a 25 chilometri, poco prima del fiume Gibiye, affluente del fiume Omo, dove la ditta Italiana Salini ha costruito due grandi dighe per la produzione dell elettricità (Gibiye uno e due), troviamo la scuola di Agamsa in una posizione che domina tutta la vallata deserta del Gibiye. Sono 135 gli alunni iscritti in questa scuola materna, pigiati in due aule di fango e legno in povere condizioni. Fortuna che a fianco si vede anche un nuovo edificio in costruzione per tre future aule. I bambini adottati a distanza da voi sono 88. A differenza delle altre scuole visitate fino a questo punto qui le bambine sono soltanto un terzo della scolaresca. Segno che siamo ancora un po indietro nella promozione della donna. Abbiamo fatto notare ai maestri che bisogna incoraggiare i genitori a mandare le ragazze a scuola perché solo con l educazione scolastica si conquista il progresso e il benessere. Dopo aver salutato gli alunni e visto il progresso che fanno a scuola andiamo a vedere il pozzo per l acqua potabile fatto trivellare dal Centro Aiuti per l Etiopia. L acqua è vita e salute. Ce lo fanno notare gli anziani del villaggio. Con l acqua pulita a portata di mano anche le malattie sono diminuite. Facevano chilometri e chilometri per prendere l acqua dal fiume più vicino, ora hanno l acqua a pochi metri da casa. I bambini imparano a tenersi puliti e non sono più costretti a portarsi dietro la boraccia a scuola. Cosi concludiamo la nostra visita. Ci auguriamo che ora vi sentiate più vicini ai bambini che sostenete e non facciate mancare il vostro prezioso aiuto che contribuisce a sfamarli, a istruirli e a dare loro una possibilità di riscatto. La vostra guida: Padre Abraham Tenkir 14 15

9 INIZIATIVE DI SOLIDARIETÀ 16 Grazie alla fondazione Zanetti Onlus INIZIATIVE La Fondazione Zanetti Onlus ha contribuito alla fornitura degli arredi destinati alla casa di prima accoglienza per minori di Gimbi: in particolare sono stati acquistati da artigiani locali (vedi foto a lato) lettini in legno dotati di due cassetti nei quali vengono riposti i vestitini dei più piccoli e il cambio lenzuola. Questi lettini possono accogliere tre neonati insieme. Per i bambini più grandicelli in età pre-scolare i lettini sono ad una piazza. Tutti i letti sono stati forniti completi di materassi, guanciali, lenzuola e ricambi. Attualmente la casa ospita circa 40 bambini in difficoltà (vedi anche testo a pag. 5). Messe in suffragio Le messe in suffragio vengono celebrate ogni giorno da Padre Berhè (promosso lo scorso settembre 2014 Cappellano della Comunità italiana in Etiopia) presso la chiesa del centro di accoglienza di Areka. Se desideri ricordare i tuoi cari puoi fare una donazione indicando nella causale del versamento il nome del defunto. Le offerte saranno devolute ai poveri La Chiesa a forma di Tukul della città. del centro di Areka Adozione internazionale Nel corso del 2013 complessivamente sono stati adottati 293 minori provenienti dall'etiopia tramite gli enti autorizzati dalla Commissione per le Adozioni Internazionali. Di questi, ben 142 hanno trovato una nuova famiglia in Italia grazie all'adozione internazionale intrapresa con il Centro Aiuti per l'etiopia. Quest'anno sono già 50 i bambini adottati tramite il nostro ente e numerose pratiche adottive si concluderanno nei prossimi mesi. La maggior parte dei bambini ha un età inferiore ai due anni, alcuni anche solo pochi mesi di vita. Tutti un dono del Signore, che ha portato gioia e vita nelle nostre famiglie. Richiedici i Calendari 2015 contribuirai alla nascita del centro di accoglienza per minori SAN PIO DA PIETRELCINA a Gimbi dodici progetti per un altro anno di solidarietà ISTRUZIONE SANITÀ LAVORO Calendario 2015 dodici progetti per un altro anno di solidarietà ISTRUZIONE SANITÀ LAVORO 2015 Calendario da parete (dimensioni cm 32 x 47 h) Calendario da tavolo (dimensioni cm 12 x 18 h con spirale metallica e supporto in cartoncino) Per informazioni o per ricevere a casa una o più copie, telefonare alla sede dell Associazione ( ): LUNEDì, MERCOLEDì e VENERDì dalle 9:00 alle 12:30 e MARTEDì e GIOVEDì dalle 14:00 alle 17:30, o inviare una mail a: Come sempre, chiediamo un offerta minima di 5 Euro per il calendario da parete e di 3 Euro per il calendario da tavolo. N.B.: Per importi inferiori ai 20 Euro è richiesto un contributo di 5 Euro per le spese di spedizione. Ti ricordiamo che le donazioni a favore del Centro Aiuti per l Etiopia sono deducibili o detraibili. Calendario GRAZIE! É possibile sostenere un progetto con offerte di qualsiasi entità da versarsi su: - conto corrente bancario: IBAN: IT 48 E C.C. postale n IBAN: IT 95 U intestati a Centro Aiuti per l Etiopia ONLUS - oppure mediante carta di credito sul sito nella sezione Dona ora Indica come causale il nome del progetto a cui desideri destinare il contributo. Per informazioni Centro Aiuti per l Etiopia onlus - Via quarantadue Martiri Verbania (VB) Sportello telefonico attivo lun/mer/ven 9:00/12:30 e mar/gio 14:00/17:30 Tel cell Fax sito: 17

10 ADOZIONE INTERNAZIONALE Quando l amore non dipende dal DNA di Grazia, Massimo, Desta e Tadelech Etiopia, madre dei nostri figli L auto in viaggio verso casa, una musica allegra, sul sedile posteriore nei loro seggiolini i nostri bambini cantano divertiti; ci guardiamo sorridendo, non serve dire nulla, i nostri occhi esprimono già tutto. Siamo felici e proviamo per loro un amore infinito, un amore che ha radici profonde... E mentre assaporo questa bella armonia che mi scalda il cuore, la mente torna indietro nel tempo e rivive forti emozioni. Sono passati poco più di quattro anni da quel giorno in cui, un po agitati e molto emozionati consegnavamo la domanda di adozione internazionale. Dubbi, speranze, timori si alternavano insieme ad una grande determinazione e alla convinzione che quella era la strada tracciata per noi dalla Mano Generosa che governa l'universo e in qualche parte del mondo in una terra lontana stava per nascere o era già nato nostro figlio. E poi una sera d inverno, invitati in una Parrocchia dai nostri cari amici, durante la S. Messa assistiamo alla testimonianza di un uomo straordinario che parla di un paese, l Etiopia, in cui ogni giorno migliaia di bambini muoiono di fame e malattie, e attraverso la sua Associazione, il CAE, chiede a gran voce aiuto per questi ultimi della terra dimenticati dal mondo. Nelle nostre lacrime di commozione c era la scelta di ascoltare il richiamo di questo paese, un richiamo che ci ha portati in Etiopia e in tempi diversi, ai nostri due figli Desta e Tadelech. L incontro con Desta: in amarico gioia, felicità, bimbo di 13 mesi dagli occhi tristi e inespressivi, è una emozione indescrivibile. 18 Indimenticabile il viaggio attraverso un Etiopia fatta di contrasti e contraddizioni, dove toccare con mano la povertà, la fame, le malattie, spezza il Esperienze che cambiano la vita cuore. Al Villaggio Madonna della Vita in Addis Abeba con altre coppie di neo-genitori nascono amicizie, solidarietà tra mamme che iniziano ad armeggiare con pappe, biberon e pannolini. Alcuni di questi legami continueranno e durano ancora dopo anni. Così insieme ad altre coppie, animati da entusiasmo, voglia di conoscere il più possibile la terra dei nostri figli e vedere di persona quanto il CAE stia facendo per questa gente, partiamo da Addis. Percorriamo 300 km verso sud, sei ore di viaggio lungo una strada popolata da anime in cammino, donne coi loro carichi pesanti sulle spalle, bambini, animali. Attorno l'africa vera, un paesaggio surreale, villaggi di tukul, bambini scalzi, poco vestiti che accorrono e cercano qualcosa ad ogni sosta del pulmino. una povertà che ci avvolge, una dignità che si legge nel sorriso e nei gesti di saluto di chi incontriamo. Arriviamo ad Areka nella regione del Wollayta dove soggiorniamo in quello che diventerà il centro San Giovanni Paolo II, un oasi di serenità tra il verde di piante fiori e coltivazioni che oggi ospita bambini e ragazzi disabili. Trascorriamo dei giorni visitando alcune delle molte opere ed iniziative umanitarie del CAE, in luoghi di sofferenza e povertà. Intanto nostro figlio acquista fiducia, muove con noi i suoi primi passi e i suoi occhi iniziano ad animarsi e illuminarsi di una nuova luce è famiglia! Una regione povera il Wollayta, una delle più povere dell Etiopia dove nei villaggi di tukul appare evidente la difficoltà a vivere con quasi nulla e per capirlo meglio è bastato andare una mattina in gruppo a distribuire il pane: uomini, donne e i loro bambini tenuti a stento in fila tra spintoni e zuffe per accaparrarsi quel pezzo di pane un semplice pezzo di pane. Esperienze che cambiano la vita e i suoi valori non solo perché si è abbracciato finalmente il proprio figlio ma perché ci si sente addosso, profondo e travolgente, l abbraccio disperato della terra che lo ha generato e questo legame forte e struggente ti stringe e non ti lascia più, ci accompagnerà per sempre. Una volta a casa, il pensiero torna là, insistente. Guardi negli occhi tuo figlio che ti sorride sereno e rivedi tanti piccoli occhi umidi di bimbi vestiti di fango, madri che chiedono aiuto, la dignitosa sofferenza di un popolo in lotta per la sopravvivenza quotidiana. La voglia di tornare cresce ogni giorno insieme al desiderio di un secondo figlio, un altro bimbo strappato ad una sorte infelice, un fratello con cui crescere, una forza reciproca nel cammino in un mondo talvolta ancora diffidente nei confronti del colore della pelle. Lo sentivamo in cuor nostro che in Etiopia saremmo tornati. E così dopo tre anni ecco Tadelech, 10 mesi, una sorellina per Desta. Un nuovo viaggio rivivendo emozioni già sperimentate, questa volta più complesso, un figlio di quattro anni che torna in luoghi dove sa, perché gli è stato raccontato, di essere lui stesso vissuto anche se per pochi mesi. Una accurata preparazione ad emozioni forti che avrebbero potuto turbarlo, ad accogliere la "fratellina" che Gesù ha scelto per lui, ad affrontare un mondo diverso dal nostro dove non avrebbe trovato tutto ciò che a casa è a portata di mano. L incontro stavolta ancora più carico di coinvolgimento Mamma! É piccola! Com è carina! Teniamola per sempre con noi! Queste parole davano inizio ad un altro straordinario capitolo della nostra vita, un avventura meravigliosa vissuta nei suoi primi momenti nella terra dei nostri figli, nella Casa dei Bimbi così l abbiamo chiamata per raccontarla a loro. In questa realtà che già conosciamo riviviamo l esperienza della condivisione con altre famiglie, incontriamo volti già noti. Tutto ci sembra così familiare. Anche per noi l'emozione è forte, ci siamo già stati... quanti ricordi di quella prima esperienza! I bambini hanno risorse inaspettate ed è bello vedere nostro figlio Desta giocare con gli altri bambini, la lingua non è un ostacolo, il gioco unisce, le differenze non esistono. Tadù, così la chiamano le tate, nonostante non perfettamente in salute, è sempre sorridente, iniziano i primi approcci tra fratelli un amore a prima vista. Trascorriamo le lunghe giornate di pioggia nella nostra camera, pochi metri quadri per adattarsi a giocare in terra o sul letto coi pochi giochi che stavano in valigia. Un insegnamento anche per il piccolo Desta abituato a casa ad avere anche troppo. Così arriva anche il momento di tornare in Italia. É bello partire coi nostri due figli ma è duro lasciare chi resta. Ci rimangono negli occhi e soprattutto nel cuore i loro volti, i loro gesti affettuosi, insieme a tanti altri volti sconosciuti incontrati in questa terra disperata che, non lo dimenticheremo, è anche un po nostra. 19

11 V I TA DELL ASSOCIAZIONE Un successo senza precedenti Festa delle famiglie Il 26 ottobre si è svolta a Montichiari l annuale Festa delle famiglie del Cae alla quale hanno partecipato oltre un migliaio di amici, benefattori e genitori adottivi. Organizzata presso il Centro Fiera del Garda dai volontari della zona di Brescia, coinvolge i gruppi Cae di tutta Italia, i quali partecipano attivamente impegnandosi nella raccolta fondi mediante l allestimento di stands con oggetti vari (prodotti alimentari regionali, É cominciata da lontano la festa di Montichiari per il gruppo di Novara e Vco. Le famiglie delle due province piemontesi hanno deciso di partecipare al ritrovo annuale del Centro Aiuti per l Etiopia con il loro primo banchetto prendendo tutti per la gola. All incontro di preparazione della festa noi volontari (siamo ancora pochi ma buoni è il caso proprio di dirlo questa volta) abbiamo ragionato su che cosa proporre per il debutto del gruppo alla festa: negli anni tante famiglie hanno avuto modo di ideare creazioni, giochi, torte e moltissime belle curiosità per raccogliere fondi a sostegno delle iniziative del Centro aiuti. Difficile trovare qualcosa di nuovo! Ma poi è venuta l idea di coniugare il desiderio di donare dei tanti (lo speravamo) che avrebbero comprato i nostri prodotti e l utilità dell acquisto: cosa di meglio di qualcosa da gustare e mettere in tavola? Da lì è partita l idea di allestire un artigianato, giocattoli, magliette ). A tutti loro va il nostro più sincero grazie per aver contribuito generosamente al successo senza precedenti della giornata, il cui ricavato è stato destinato alla realizzazione del Centro di accoglienza San Pio da Pietrelcina di Gimbi. L impegno e la dedizione di tutti ha contribuito alla perfetta riuscita della festa ogni anno sempre più seguita e occasione di incontro e condivisione: grazie a tutti! Tutti insieme in una giornata di festa all insegna della fratellanza e della solidarietà banchetto dedicato ai prodotti locali delle nostre zone: dalle risaie della Bassa Novarese sino alle montagne dell Ossola. Così alle attività di promozione dei progetti del Cae e delle adozioni a distanza si è aggiunta anche la ricerca di amici e sponsor che potessero aiutarci nell allestimento del banchetto in vista di Montichiari. Il primo obiettivo su cui puntare è stato suggerito da un proverbio novarese che recita il riso nasce nell acqua e muore nel vino e così sono comparsi sacchetti di riso, il vino delle colline imbottigliato personalmente da Roberta e Massimo con pacchetti e bottiglie dotate di etichette speciali made in Cae. E poi sono arrivate dall Ossola bontà speciali dai dolci tipici e pregiati ai salumi, ai sughi e alle famose marmellate di Raffaella cotte nel pentolone durante l estate: ben sessanta vasetti! Non solo: siccome il nostro pensiero va sempre laggiù, in Etiopia, il paese che ci ha donato e ci donerà i nostri figli, abbiamo proposto anche pacchi di teff, il cereale con cui si cucina l Enjera. Sta diventando di gran moda tra gli esperti di cibo salutistico per le sue proprietà nutrienti ma per noi ha un significato speciale: ci consente di tentare un volo gastronomico nella terra dei nostri cuccioli. Chi di noi ha un bimbo arrivato già grande sa quanto è importante mantenere vivi i ricordi anche a tavola. Ma l Enjera senza teff no!! Per tutte le altre famiglie è comunque una scoperta culinaria molto curiosa ed emozionante. Insomma, eccoci! Lo stand di Montichiari è stata la prima uscita ufficiale alla festa più bella dell anno per il gruppo di Novara e VCO. Speriamo che abbiate gradito le nostre specialità e che l anno prossimo torniate a trovarci, come dicono quelli che di cucina se ne intendono. Intanto noi continuiamo il nostro lavoro per sostenere le adozioni a distanza e i progetti del Cae con il sorriso dei bimbi e delle donne etiopi nel cuore. Gruppo CAE Novara e VCO A lato: il disegno regalato a Roberto con le firme di tutti i ragazzi Sopra: il momento della consegna sul palco H o partecipato con voi alla manifestazione che secondo me, quest anno, è stata la più bella. Per la prima volta infatti ho visto tutto: i bambini giocare con i loro amici nella zona giochi, gli stands sembrava un grande mercato! Quanto lavoro per realizzare tutte queste bancarelle! Penso alle settimane d impegno: grazie, grazie per quello che fate! Durante la Santa Messa il bellissimo coro ha reso più viva la celebrazione. Ho incontrato una signora che non conoscevo, la quale ha compiuto un gesto direi unico (non sono autorizzato a scriverlo): l ho abbracciata forte forte e sono andato via piangendo. Dico grazie a questa signora e al marito, che non ho ancora conosciuto. Grazie ai ragazzi adottati ormai diventati grandi, i quali ci hanno manifestato la loro gratitudine regalandomi un disegno e dicendoci che abbiamo cambiato la loro vita. Gli scorsi anni, arrivando, non vedevo i giochi, le bancarelle, gli amici e dopo la Santa Messa entravo subito in ufficio: questa volta ho visto tutto e voglio ringraziare gli organizzatori per il grande impegno. Roberto Rabattoni 20 21

12 PROGE T T I DI SOLIDARIETÀ 22 Ismael e Yohannes. Due vite, due destini di Fabrizio Ravezzani Viaggi della speranza Ismael nasce il 4 gennaio 1993 ad Asco, un paese alla periferia nord di Addis Abeba in una delle zone più povere della capitale e dove il CAE nel 1992 ha inaugurato il centro di San Francesco, che ancor oggi, nonostante siano passati 22 anni, ha la sala mensa e le aule scolastiche in ottime condizioni. Molti dei bambini che lo frequentano ricevono il sostegno a distanza. É il terzo di quattro figli, ha due sorelle più grandi e una più piccola; la mamma casalinga e il papà che lavora in una fabbrica di vetro, lì in zona. Ismael frequenta la scuola di San Francesco per un anno e mezzo circa, ma le sue condizioni di salute sono disastrose fin dalla nascita. É magrissimo e fragile, si scopre che è affetto da una malformazione congenita con una fistola tracheo-esofagea che gli provoca gravi difficoltà ad alimentarsi, vomito, febbre e gravi disturbi respiratori. Inizialmente il suo caso viene trattato all ospedale Tucurambela di Addis Abeba, ma purtroppo i medici non sono in grado di curarlo: Ismael si aggrava ogni giorno, perde peso e vitalità. La mamma, disperata, si rivolge a Roberto Rabattoni, conosciuto al centro di San Francesco, il quale, viste le condizioni del piccolo, decide di trasferirlo in Italia per adeguate terapie medico-chirurgiche. Ismael parte quindi per l Italia insieme a Roberto, alla mamma, ad un frate Cappuccino e ad un altro bambino: Yohannes, gravemente ammalato, accompagnato dal suo papà. All arrivo, Ismael viene subito ricoverato all Ospedale pediatrico Buzzi di Milano dove, diagnosticata correttamente la patologia, viene trattata dai migliori specialisti. Ismael migliora in pochi mesi, tanto che può ritornare presto in Etiopia con la mamma. Purtroppo il Signore ha riservato una sorte diversa per Yohannes giunto con lui in Italia che, ammalato troppo gravemente, non ce l ha fatta. Rientrato nel suo Paese, Ismael ritorna a scuola a San Ritrovare le radici e dedicarsi al proprio Paese Francesco, ma le sue condizioni di salute peggiorano nuovamente tanto che si rende necessario un rientro in Italia con nuovo ricovero al Buzzi dove viene nuovamente operato. Per la necessità di successivi interventi e ripetuti controlli Ismael rimane in Italia e va a vivere con la mamma in una casa famiglia gestita dalle suore nei pressi di Milano. L aria di città però non è certo salutare per Ismael, così Suor Alloisia che conosce una famiglia residente a Cortefranca in provincia di Brescia dove l aria è migliore, organizza per Ismael una convalescenza di 15 giorni. Nella famiglia che lo accoglie vi sono tre figli grandi e Ismael che è il piccolo di casa diventa presto il beniamino. Dopo i primi 15 giorni i genitori si offrono di ospitarlo per altri tre mesi e successivamente fanno domanda di affidamento, che viene accettata. Nel frattempo la mamma naturale si reca a lavorare a Milano e va a trovare Ismael non appena le è possibile. Successivamente trova lavoro stabile a Lecco e lì riesce a ricongiungere tutta la restante famiglia dall Etiopia. Ismael quindi si ritrova ad avere ben 2 mamme, 2 papà e 6 tra fratelli e sorelle. La sua vita procede serenamente fra scuola, ricoveri ed affetti famigliari fino alla maturità, conseguita a giugno. Quest anno decide di riscoprire la sua terra, le sue radici, la sua storia dall inizio e rintraccia Rabattoni. Così racconta Ismael: Ho chiamato Roberto una sera. Non appena gli ho detto il mio nome si è ricordato subito della mia storia, era come se la parte triste e difficile della mia vita fosse avvenuta solo qualche mese prima; la cosa mi ha colpito molto considerato il tempo trascorso (circa 15 anni)! Gli ho poi chiesto se potevo andare a trovarlo in Etiopia per aiutarlo -lo devo a lui e al mio popolo-. Roberto ha accettato con entusiasmo. Sono ormai da 2 mesi qui in Etiopia e sto prendendo in considerazione l idea di rimanere ancora per molto tempo; ho collaborato con Roberto nelle attività legate alle adozioni a distanza, consegnando il denaro alle famiglie, reperendo le foto di altri bambini poveri ed occupandomi della corrispondenza. Ho poi viaggiato molto per il Paese, visitando le numerose opere e villaggi sostenuti dal CAE, scoprendo anche le mie radici avendo ritrovato alcuni dei miei parenti. Voglio ringraziare molte persone ed approfitto di questa occasione per farlo. Ci tengo molto a ringraziare la mia Ricordo Yohannes... di Luigi Paternoster Yohannes è un bimbetto di sei anni, colpito da un tumore alla gola. Era venuto in Italia grazie ai finanziamenti del progetto Viaggi della speranza per essere curato al Centro tumori di Milano. Dopo la prima visita i medici dicono subito a Roberto Rabattoni che non c è niente da fare, ma Roberto insiste famiglia affidataria italiana, Carlo, Giusy, Francesca, Giulia e Alberto, che mi ha dato un ottima educazione e una mentalità aperta, rendendomi fiero di sentirmi Italiano oltre che Etiope, e che mi ha da sempre trattato come un figlio. Ringrazio la mia famiglia naturale, in particolar modo mia madre che ha rinunciato alla sua vita e in parte ai suoi figli in Etiopia per aiutarmi e starmi vicino. Ringrazio Roberto Rabattoni, senza il quale non sarei qui ora. Ed infine ringrazio l Italia, con la sua generosità e la sua sanità purtroppo spesso criticata ingiustamente. Ora voglio dedicarmi alle attività del CAE in Etiopia per tutto il tempo che mi sarà concesso, sperando di poter aiutare la mia gente e soprattutto i bambini a vivere in condizioni migliori. Un abbraccio. Ismael. perché siano praticate ugualmente le cure e intanto prega. Cominciano le prime radioterapie. Yohannes reagisce in maniera splendida, sopporta tutto pazientemente, è più maturo dei sei anni che l anagrafe gli assegna, è un raggio di sole nel grigiore dell ospedale, in quell oasi di speranza del centro Cardinal Colombo, ostello di bimbi sofferenti arrivati da mezzo mondo, Yohannes rincuora i coetanei, sostiene il padre sempre più affranto, diffonde serenità fra i volontari. I suoi disegni coloratissimi tappezzano la camera dell ospedale. Uno di questi ottiene il primo premio da una rivista di trasporti. L autore ha un futuro da grande illustratore, dice la motivazione. I giudici ignorano che il male riserva a Yohannes un futuro breve. La malattia nel frattempo colpisce anche le gambe. I medici decidono di proseguire le cure per evitare al piccolo sofferenze atroci. Intanto l intera famiglia di Yohannes viene adottata dal Centro Aiuti per l Etiopia 23

13 PROGE T T I DI SOLIDARIETÀ All inizio siamo veramente goffi... di Marco, Roberta, Elisa, Giulia e Francesco Testimonianza 24 Abbiamo pochi minuti per considerare bene la proposta. Chiamiamo a raccolta tutta la famiglia e così, di slancio, decidiamo che per noi e ad Addis Abeba la madre e i due fratelli che prima vivevano in strada, hanno una casa, cibo e sostegno. Dimesso dall ospedale, il piccolo trascorre un po di tempo ad Albo di Mergozzo (VB), ospite di amici. Yohannes continua a disegnare, soprattutto camion. Parla un italiano perfetto. Poi deve tornare ad Addis: è la fine del suo calvario. Vado a trovarlo: è a letto, è alla fine. Gli porto una bicicletta. La guarda appena, una lacrima gli scende lungo le gote. Lo abbraccio, lo saluto: Ciao Yohannes e lui, con un filo di voce: Ciao Luigi. Dopo pochi giorni, Yohannes sale in cielo a disegnare camion per gli angeli. Viaggi della speranza Yohannes e Ismael: due bambini dai destini diversi, opposti. Ma per entrambi la speranza di guarire, la lotta per aggrapparsi tenacemente alla vita. Ismael e Yohannes non potevano essere curati nel loro Paese, circondati dall affetto dei famigliari. Per loro l unica possibilità è arrivata grazie ai Viaggi della Speranza. Da anni raccogliamo fondi perché vogliamo offrire le stesse possibilità a bambini, donne e uomini che non avrebbero alternative in Etiopia. I costi per le cure, interventi chirurgici, visite mediche, va bene: ospiteremo in casa nostra una ragazza etiope che deve venire in Italia per cure mediche, altro non sappiamo: è uno dei cosiddetti Viaggi della speranza! Come forse è naturale che accada, durante l'attesa sorge qualche dubbio, perplessità, timore; ognuno di noi si pone alcuni interrogativi: che aspetto avrà? Sarà molto sofferente? Cosa mangerà? Come saranno le sue abitudini? Ma soprattutto: come faremo a capirci? In realtà non c è molto tempo per farsi altre domande perché arriva in un attimo il grande giorno! Etu, diminutivo di Etaferu, scende dal pullman, è molto provata dal viaggio e disorientata; indossa una felpa analisi, assistenza, degenza e trasporti sono ingenti ed è necessario ancora il tuo sostegno. Il tuo contributo può rappresentare realmente la speranza per qualcuno. Attualmente sono tre i pazienti che attendono di essere trasferiti in Italia. gialla... sembra un uccellino sofferente! È una bellissima ragazza dai lineamenti delicati, riservata e pare spaventata. All'inizio siamo veramente goffi, sembriamo degli elefanti in un negozio di cristalleria, desideriamo tanto che si senta a suo agio ma senza essere troppo invadenti. È curioso, ma evidente, che ci stiamo studiamo a vicenda. Ci sentiamo la sua famiglia e lei ci avverte come tali Comunichiamo con facilità perché Etu ha studiato e parla un buon inglese. Lei ci racconta della sua famiglia: è sposata ed ha una bambina di 14 mesi per la quale è molto preoccupata perché da quando ha avuto i problemi di salute l ha vista molto poco. Bastano pochi giorni e questo viaggio della speranza per Etu si trasforma in una vera e propria amicizia, forse di più! Noi ci sentiamo la sua famiglia e lei ci avverte come tali, ci attende con ansia durante la sua degenza in ospedale; si affida ciecamente a noi e questo da una parte ci stupisce dall altra ci gratifica enormemente!!! In poco tempo la nostra casa è diventata anche la sua, si sente a suo agio in cucina, riordina, guarda la televisione, si rilassa in giardino ma ciò che più ci piace è che chiacchiera e ride molto volentieri. Quante volte abbiamo scherzato sul cibo, in particolare sulla grande quantità di cipolle che utilizza per cucinare, ma apprezziamo molto quanto prepara e così scopriamo un po di cultura etiope: ingredienti semplici ricchi di sapori e spezie. Pare che Etu sia sempre stata in casa nostra: passiamo lunghi momenti a parlare della sua terra e delle sue abitudini, lei è curiosa e dotata di una intelligenza vivace. Oltre ad aver studiato lavora come cucitrice specializzata in una fabbrica di una multinazionale inglese di Addis Abeba! Inizialmente ci era stato prospettato un mese di permanenza ma le necessità medico-chirurgiche hanno prolungato la sua presenza di altri due mesi. In realtà noi siamo felici, lei è contenta perché le cure procedono per il meglio ma ovviamente questo dilungarsi la fa preoccupare perché le manca tanto la sua famiglia. Mai è mancato comunque il contatto visivo oltre che telefonico con il marito Fakru (immaginiamo sia scritto così) e la piccola Mekelit grazie a Skype, presente in un internet point, vicino alla loro casa. Insomma non ci pareva vero ma in breve tempo si è creato un rapporto meraviglioso. La attendevamo come donna da aiutare e se n'è andata da sorella (fra l'altro questo è il significato del suo nome), con tutto il bagaglio delle emozioni che questa sensazione genera! Ora ci sentiamo spesso con Skype, peraltro dovrà tornare a Brescia per completare quanto è stato avviato positivamente all ospedale Civile di Brescia e noi la attendiamo con trepidazione e gioia immensa. Ci vuol così poco a rendere felici le persone e la nostra famiglia da questa esperienza splendida ha imparato tantissimo così come pensiamo di aver donato naturalmente quello che eravamo in grado di dare. È bello sapere che dall'altra parte del mondo ora c'è un frammento di noi ; e scoprire che nel suo cuore ci siamo anche noi, perché nei gesti e nelle parole di semplice e vera gratitudine che Etu ha espresso, abbiamo compreso quanto sia facile unire le persone. La tua famiglia è disposta a diventare la famiglia di un malato? Se la tua famiglia è disposta a fare questa esperienza che diventerebbe sicuramente indimenticabile, contatta la sede della nostra Associazione e riceverai tutte le informazioni in merito. La misura dell amore è amare senza misura S. Agostino 25

14 IMPRESSIONI DI VIAGGIO 27 aprile 2014, due inaugurazioni Testimonianze Domenica 27 Aprile 2014, Roberto Rabattoni, Padre Behré, il gruppo Scout Brescia 11 guidato da Don Cesare Verzini, una piccola rappresentanza del Gruppo CAE di Benevento e tanti, ma tanti bambini hanno inaugurato la chiesa di S. Maria degli Scout e S. Giovanni Paolo II realizzata all interno del centro di accoglienza di Areka. Subito dopo le benedizioni per la nuova chiesa e la Celebrazione della funzione religiosa, il gruppo dei fedeli si è spostato in processione per svelare all esterno della struttura la nuova insegna del Villaggio, raffigurante il Papa Santo. La processione si è diretta poi al lato opposto del centro, per raggiungere la nuova Casa di accoglienza San Nicola per minori abbandonati bisognosi di cure e affetto, realizzata con i fondi raccolti grazie alle iniziative congiunte del gruppo parrocchiale di Fragneto Monforte (BN) e del Gruppo CAE di Benevento. All esterno della struttura su di una parete è stata apposta una maiolica con lo stemma del Comune di Fragneto Monforte. La casa è munita di tutti i comfort per i bambini e per il personale che vi lavora, di nursery e di docce per i lavoratori. É inoltre presente una bella loggetta dove i bambini possono giocare in maniera protetta. Infine, sul laterale della casa c è un piccolo terreno adibito ad orto. La recinzione della struttura è costituta da una ringhiera di ottima fattura che consente di avere luminosità e libertà di visione. Padre Behré e Don Cesare hanno benedetto la nuova struttura e subito dopo, si è svolto un banchetto per festeggiare l evento al quale erano presenti la popolazione ed una moltitudine di bambini di Areka. Emanuele Lavoro L Etiopia ci ha regalato tante emozioni Lo scorso 22 aprile, il giorno prima del mio ritorno in Etiopia postavo sulla bacheca di facebook: "Così domani si riparte... un anno dopo. Molti mi hanno chiesto perché torniamo. La risposta è legata a tante emozioni che l'etiopia ci ha regalato e ad una serenità ritrovata; ritorniamo per mantenere un legame di collaborazione con il CAE; per vedere con i nostri occhi i progetti presenti e quelli futuri ed essere testimoni per tutti voi che avete sentito i nostri racconti ed avete voluto partecipare attivamente ad aiutare questo Paese straordinario ma drammaticamente povero. Grazie a chi ha contribuito con offerte, vestiti, scarpe, giochi e a tutti quelli che hanno adottato a distanza un bimbo". L idea del viaggio era nata per ritornare al centro di accoglienza di Areka in occasione dell'inaugurazione della Chiesa San Giovanni Paolo II, progetto a cui Roberto teneva molto e che avevamo visto crescere giorno per giorno nella nostra precedente esperienza. Ovviamente c'era il desiderio di incontrare i bambini ed i ragazzi di Areka, in particolare Emebet che abbiamo adottato a distanza, ma eravamo anche curiosi di rivedere il Centro e verificare che il contributo dato non fosse stato inutile ma che tutto fosse come lo avevamo lasciato l anno precedente. Non nascondo che rivedere la farmacia ancora pulita ed ordinata è stato un gran sollievo. Il ritorno in Etiopia era anche il modo migliore per verificare di persona il lavoro fatto dal CAE e divenire migliori testimoni per coloro che in Italia vorranno contribuire in qualsiasi modo per aiutarci. Se siamo convinti noi di quello che facciamo, ci risulterà più facile coinvolgere altre persone. Insieme a noi c'era l'attivissimo gruppo scout 11 di Brescia, che in accordo con Roberto, presidente del CAE, decide di andare a vedere i nuovi progetti di Gimbi, nella regione dell'oromya; all invito di unirci a loro, abbiamo risposto con entusiasmo. Il viaggio è stato molto intenso emotivamente e fisicamente. Pur avendo trascorso solo due notti abbiamo visto tante cose da riportare: l'incontro con il Governatore che ha rilasciato un'intervista a due giornalisti che erano con noi, la visita all'ospedale e alle donne operate per l ingrossamento della tiroide, alla casa di prima accoglienza per i bambini e poi al terreno su cui sorgerà il nuovo Centro San Pio da Pietrelcina (vedi progetto illustrato a pag. 4 -ndr). Nel vedere la cittadina di Gimbi, è stato istintivo confrontarla con Areka e capire il beneficio che Areka e Soddo hanno avuto dalla presenza del CAE. Gimbi non ha ancora ricevuto alcun tipo di aiuto e di conseguenza è in uno stato di povertà assoluta. C è tantissimo da fare! Roberto, con grande entusiasmo ci ha portati a vedere il terreno di 30mila metri quadri su una splendida collina vicino a Gimbi, dove sorgerà il nuovo centro di accoglienza per minori abbandonati e in difficoltà: saltellava da un lato all'altro della collina indicando con convinzione straordinaria dove sarebbero sorte le camere per i bambini disabili, i tukul per i visitatori, la cucina, i laboratori per insegnare una professione ai più grandi e chissà, forse anche una Chiesa. Eravamo una ventina di persone, gli amici bresciani e noi di Cuneo, e ci chiedevamo se saremmo riusciti a compiere l opera: il progetto è così ambizioso!! Roberto confida nella Provvidenza e nel nostro impegno. Ce la faremo! Questa Terra se lo merita e soprattutto il suo Popolo che ci ha sempre, ma ripeto sempre, regalato sorrisi. Alessandro Vivalda 26 27

15 Per informazioni o richieste di invio di una o più copie telefona alla sede dell Associazione ( ): lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9:00 alle 12:30 e martedì e giovedì dalle 14:00 alle 17:30. GRAZIE N.B.: Per importi inferiori a 20 Euro è richiesto un contributo di 5 Euro per le spese di spedizione. Ameseghenallo - Il viaggio del cuore di un medico veterinario - Ameseghenallo, in amarico grazie, è la storia di un viaggio. I protagonisti sono animali e i loro proprietari, la piccola Medhanit nell incontro con l autore, suo padre, ed infine Roberto Rabattoni, ritratto nell esperienza vissuta da Gianandrea Bonometti durante i suoi viaggi di scoperta dell Africa Orientale. L autore ripercorre la sua vita affettiva e professionale narrando vicende allegre, tristi o drammatiche, lasciando sempre accesa la Luce della Speranza. Offerta minima: 20 Euro (300 pag illustrazioni) Etiopia: Un mondo da scoprire - Verso l adozione - Un insegnante, due medici e una psicologa/psicoterapeuta si sono uniti per scrivere un breve volume pensato per accompagnare chi si prepara ad affrontare il percorso della genitorialità adottiva. A un breve inquadramento storico, geografico e culturale dell Etiopia, seguono informazioni di carattere pratico utili per il soggiorno. Per il ritorno a casa un esaustivo vademecum di informazioni sanitarie e una incoraggiante serie di risposte a dubbi e ansie che talvolta attanagliano la psiche. Offerta minima: 10 Euro (72 pag illustrazioni in BN) La nostra storia - Racconti di adozione - Scritto, pensato e raccolto da genitori che vivono l esperienza dell adozione internazionale, è un volume che non ha altra pretesa che quella di essere una raccolta di testi a tema, non vuole dare suggerimenti o soluzioni, ma semplicemente far conoscere il mondo di emozioni che pervadono questa avventura. Offerta minima: 12 Euro (184 pag a colori) SOMMARIO 2 Lettera del presidente Cooperazione allo sviluppo 4 Le opere 8 Centro S. Pio da Pietrelcina Adozione a distanza 10 Sudan 11 Eritrea 12 Visitiamo alcuni villaggi 16 Iniziative 17 Adozione internazionale 18 Testimonianza Vita dell Associazione 20 Festa delle famiglie Progetti di solidarietà 22 Viaggi della speranza 24 Testimonianza Impressioni di viaggio 26 Testimonianze Etiopia chiama Notiziario di informazione del Centro Aiuti per l Etiopia Anno XV, n. 30, dicembre 2014 Centro Aiuti per l Etiopia -Associazione ONLUS- Via quarantadue Martiri, Verbania (VB) Tel. 0323/ Fax 0323/ sito:www.centroaiutietiopia.it Autorizzazione Tribunale di Verbania n. 4 del 28/08/2006 Direttore Responsabile: Enrico Guenzi Redazione: Via quarantadue Martiri, Verbania (VB) Periodicità: Semestrale Editore: Centro Aiuti per l Etiopia Stampa: Postel S.p.A Genova (GE) Hanno collaborato: M. Franchini, E. Lavoro, L. Paternoster, F. Ravezzani, G. Torrigiotti, A. Vivalda, gruppo CAE Novara VCO. Le immagini sono dell archivio del CAE o gentilmente concesse dalle famiglie Bonometti, Carrera, Gambino, Gorlani, Ravezzani, Torrigiotti e da V. Amato, P. Arici, P. Caneva, A. Perego. 28 Centro Aiuti per l Etiopia -ONLUS- Via quarantadue Martiri Verbania (VB) Italia - Tel. 0323/ Fax 0323/583062

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