Quattordicesimo Capitolo.

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1 Quattordicesimo Capitolo. Agosto Remus si domanda, mentre il treno giunge alla stazione, perché sta indossando una sciarpa in Agosto. Apparentemente, lui sa perché sta indossando una sciarpa: sua madre pensava che, durante il viaggio in treno, potesse far freddo, o potesse fare un freddo fuori stagione nel Devonshire, o potesse aver bisogno di strangolare un serial killer sul treno e una sciarpa sarebbe tornata utile. Comunque, ora che il treno sta arrivando alla stazione e sua madre non gli sta più avvolgendo la sciarpa intorno al collo per diciassette volte -- piuttosto come per cercare di strozzarlo invece che per protezione contro gli elementi atmosferici e contro un inatteso ma senza dubbio tragico futuro -- Remus si domanda perché sta ancora indossando la sciarpa. Un senso di lealtà, forse, o del dovere, o per il semplice fatto che profuma di buono. Va tutto bene, Lupin, dice a se stesso. Non sembrare troppo entusiasta, i Potter sono brave persone ma non sono così brave. Lancia uno sguardo molto furtivo fuori dalla finestra mentre il treno sta rallentando, alcune famiglie qui e là attendono i loro parenti che senza dubbio disprezzano, c'è un piccolo grasso uomo con un cappello molto grande, un gruppo di giovani maghi che cercano, senza riuscirci, di sembrare babbani. Ancora nessun Potter. Remus scarta e scarta e riscarta la sua Cioccolata da Treno. Finiscila di essere nervoso, si ripete, mentalmente, per la millesima volta. Queste sono persone per bene che non ti mangeranno. Non ti metteranno delle caccabombe nel tuo letto perché sono brave persone e non ti mangeranno. Il treno si ferma con lo stridore dei freni, svegliando bruscamente una vecchia strega dall'aspetto esausto sul sedile davanti a lui, che si stira largamente e gli mostra un sogghigno senza denti. "In vacanza, figliolo?" dice con una voce che suona come un foglio di carta antico. "Sì," dice Remus. Provare a sorriderle mentre contemporaneamente scruta la piattaforma in cerca dei Potter ancora assenti, cosa che gli sta affaticando gli occhi. "Non toccare le pecore," mette in guardia la vecchia strega. "Ho letto di turisti che toccano le nostre pecore. E non ha mai fatto del male a nessuno, una pecora." Dopo avergli dato un lungo e angusto sguardo, pieno di profonda accusa, si riaddormenta prontamente. "Ehm, non lo farò," dice Remus, parlando quietamente, per non svegliarla. Con un ultimo sguardo intontito, prende la sua valigia dal portabagagli e corre fuori velocemente. La piattaforma è velata dal vapore. Remus cerca di non sembrare come sta sembrando, ma il suo cuore inizia a inabissarsi o il suo stomaco sta iniziando a lievitare. Uno di quei ragazzi non molto babbani gli sta lanciando uno sguardo languido, e Remus non lo biasima. La sua Cioccolata da Treno sta cominciando a sciogliersi nelle sue tasche e suppone che la grande macchia scura sui suoi pantaloni e il fatto che stia ancora indossando una grande sciarpa pungente, che senza dubbio gli ha fatto venire un'irritazione per il caldo, lo rendano poco raccomandabile. I tuoi pantaloni sono stati spiaccicati dalla cioccolata ma non c è bisogno di essere nervoso a riguardo. Remus si rosicchia il pollice. Si toglie la sciarpa. La tua faccia si sta riempiendo di grosse bolle causate dalla lana ma non c è bisogno di essere nervoso a riguardo. Remus si domanda se un fazzoletto possa aiutarlo con il casino nelle sue tasche. Ci ficca un dito dentro. La cioccolata è sempre buona, non importa quanto appiccicosa. Adesso c è del cioccolato sulle tue bolle e comunque chi è quell'uomo che ti sta guardando come se non avesse mai visto un matto prima, ma non c è bisogno di essere nervoso a riguardo. "Sorridi," dice Sirius ad alta voce dietro di lui. Il flash della macchina fotografica scatta. 1

2 "Vuole conservare questi delicati e teneri ricordi," spiega James. "Sono cieco," dice Remus. "Beh sembri pieno di brio," dice Sirius. "C'è della cioccolata nella tua tasca o sei --" "Beh è molto caldo," mormora Remus permalosamente. "Questo spiega quella cosa molle," dice James saggiamente. La macchina fotografica scatta di nuovo, Remus si muove bruscamente. "È per forza necessario, Sirius?" "Sì," dice Sirius. "Non riuscivo a vedere bene la macchia nell'ultima. È davvero fantastica. Vuoi un paio di pantaloni in prestito?" 2

3 "Resteremo per molto in pubblico?" mormora Remus. "Potrei camminare davanti al tuo culo," propone James. "O dietro, suppongo. Farti da scudo contro gli sguardi altrui. O averli tutti per me." "Assomigli proprio ad un maniaco," dice Peter, e ridacchia. "Bene!" dice Sirius ufficialmente. "Non sprechiamo ancora più tempo in questo deserto culturale. Chi viene con me sulla moto ad afferrare le mie spalle virili, adorandomi, e chi va sul tappeto con i Potter?" "Io non ci vado con mamma," dice James velocemente, alzando la mano. "Non lo so," inizia Remus, e poi si acquieta. Sono solo i genitori di James. Non ha bisogno di James per stare con i genitori di James. I genitori sono facili: possono parlare di letteratura e di quello che ha fatto Remus questa estate e in mezz'ora sarà finito, che è più di quello che può dire per questa sempre più incauta visita. "Sono solo le mie spalle che vuoi," si pavoneggia Sirius, "dato che i momenti in cui ti appartengono sono fugaci e pochi." 3

4 "Va bene, sì, lo sappiamo," dice James, "hai una ragazza di nome Sophie che ti sussurra paroline dolci in francese all'orecchio tutta la notte. Buona fortuna, vecchio ragazzo, ma non importa più a nessuno." Sirius tiene la mano a coppa dietro l'orecchio. "Quella è gelosia, signor Potter? Percepisco il suo clangore di discordia nell'altrimenti armoniosa aria estiva?" "Non sono geloso," dice James. "Sono soltanto preoccupato del fatto che lei passi così tanto tempo a leccare parti di te che, come ho visto durante l'inverno, gocciolano e si raffreddano spesso." La macchina fotografica scatta. "Reperto C: James Potter, geloso, alla stazione." Sirius sorride radiosamente. "Tappeto," dice Remus in modo deciso, sollevando la sua valigia e uscendo dalla stazione. "Sono così da tre giorni," dice Peter, correndo per raggiungerlo. "Non è colpa loro, però. Sophie è -- cioè, è -- beh, lo sai. Hai visto le foto?" 4

5 "Non lo so," gracida Remus. È la verità. Non lo sa. "E sì. Le ho viste." Presume che Sophie sia, in effetti, molto attraente. Presume che, dopo tutto il chiasso che i loro amici hanno fatto sin dal loro primo cenno di pubertà, e prima di quello, facendo finta che già ce l'avevano avuto, lei sia forse il culmine della Ragazza, la definitiva Cleopatra, un trionfo degli dei e il Solo Obiettivo dell'adolescente Maschio. Si domanda se James balbetti davanti a lei e quanto spesso Sirius si sia inciampato sui lacci degli stivali per farla felice. Si domanda se, quando escono, la gente li fissi e Sirius si gonfi come uno di quei pesci palla, con un aspetto tutto spinoso e poco attraente. Si domanda se Peter diventi rosso come un peperone e inizi a dire in continuazione battute da rimorchio -- una strana e in un certo senso penosamente riflessiva abitudine che ha sviluppato in qualche modo. Remus si domanda perché le ragazze molto attraenti sembrano mandare i ragazzi in un simile turbine di miseria, follia e inconsistenza. Remus capisce che, esteticamente, Sophie è senza dubbio la Venere Di Milo delle relazioni estive. Capisce che James diventa un idiota con la lingua a penzoloni di fronte alle ragazze e che Peter diventa untuoso e repulsivo e che Sirius diventa inquietantemente disponibile, e capisce che lui, se stesso, non riesce assolutamente a capirne il perché. Sono solo ragazze. Sono persone, solo che hanno i seni. Spesso è molto bello parlare con loro. "Quella macchia," sta dicendo Peter, "è veramente inopportuna da dietro." *** I genitori di James sono immancabilmente amichevoli e premurosi come Remus sperava, nonostante trovi che la mamma di James sia vagamente intimidatoria, e il papà offri a Remus una visione del proprio futuro che è contemporaneamente terrificante e confortante. Gli hanno sistemato un letto nel soggiorno, completo con orsacchiotto appollaiato sulla federa gialla, la quale inclusione ha provocato uno schiamazzo tra James e la madre sull'inclinazione della signora Potter a svelare le parti più segrete dell'infanzia di James. "Mi sento male," dice Remus, tenendo stupidamente l'orso per il braccio. "No," dice Sirius, in modo consolatorio. "Non è veramente imbarazzato. Davvero. Penso che abbia paura che tu versi qualcosa sul Signor Toodles." Fissa Remus con uno sguardo intenso. "Non verserai qualcosa sul Signor Toodles, vero?" "Non potrei," dice Remus. "Guarda che faccino dolce." Un quasi silenzio cala. Remus può ancora sentire James e la madre che stanno litigando, lanciandosi insignificanti oggetti domestici come cuscini e orologi. Almeno, è quello che sembra. Remus suppone che la madre di James debba avere un braccio incredibile. Ed ecco l'insalatiera, pensa Remus quando qualcosa si fracassa e James strilla e un cane di due case più giù ulula come un matto. Non è per niente come casa sua. Remus non si ricorda di aver litigato sul serio con i suoi genitori: schivano sempre le discussioni e tutti si sentono colpevoli ma in silenzio. La sua mamma e il suo papà hanno smesso di litigare tempo fa. Suppone che pensino che non sia una cosa buona per lui. Invece, parlano tranquillamente di soldi quando origlia e si sorridono felicemente durante la cena, mentre qualche volta lui sente come se fossero tutti dei fantasmi molto in carne e ossa, e i sorrisi felici sono felici. Si amano, dopotutto. "Allora," dice Sirius, rivolgendosi evidentemente al soffitto. "Ah," concorda Remus. "Dove sono le mie mutande?" dice Peter a voce alta dal bagno degli ospiti. "Non indovinerai mai," sussurra Sirius. "Con i piatti sporchi," risponde Remus. "Cazzo," dice Sirius. "Come ci riesci?" 5

6 "Pratica," dice Remus. Si sta chiedendo quale sarà la prossima parte di un'inutile conversazione che dovrà farfugliare quando dal piano di sopra giunge l'inconfondibile suono di qualcosa di enorme che si è schiantato, come una palla di cannone, sulle assi del pavimento, seguito da un silenzio assordante. "Armadio?" suggerisce Remus. "Tregua," lo corregge Sirius, annuendo sapientemente. *** Sophie è, come promesso, la Venere Di Milo delle relazioni estive: aggraziata, snella, e impossibilmente adorabile, con modi impeccabili e un accento come la cioccolata fondente che fa pensare Remus a tutti i caffè parigini dove Fitzgerald ha scritto e che lui non visiterà mai. Stringe persino le mani bene. Decisa. Buona intesa con lo sguardo, pensa Remus stupidamente. James, che in occasioni precedenti ha disprezzato la stretta di mano femminile come l'universale avvelenamento del gentil sesso, probabilmente ha avuto un attacco di cuore. "Ehm," dice Remus. "Così tu sei Sophie. Piacere di conoscerti. Sirius parla continuamente di te." Sirius, che sta a sei centimetri dietro Sophie con la mano appoggiata in modo protettivo sulle sue reni, si sposta un po' e ammicca al pavimento. "Così tu sei Remus," dice Sophie, con un misterioso piccolo accenno di sorriso che sembra non lasci mai il suo volto. "Potrei dire lo stesso, hmm? Anche se," inclina indietro la testa per guardare Sirius, che sta sorridendo ora, "non ha mai detto che eri così bello. Tralasci," in un sussurro più segreto e intimo, chiaro solo a Sirius, "sempre le cose più importanti." Sirius borbotta qualcosa riguardo al non volere accumulare troppa competizione e la bacia sulla punta del naso piuttosto a lungo. Remus si sposta da un piede all'altro per un momento e si domanda cosa dovrebbe fare in questa situazione, e finalmente decide di guardare fuori dalla finestra come se qualcosa di molto interessante stesse accadendo nella fontanella degli uccelli. Sta immaginando effettivamente gli uccelli che sono completamente asessuali tra di loro nella fontanella. Ah, la sicurezza degli uccelli. Non gli piacciono particolarmente gli uccelli, e qualche volta ha questo incontrollabile impulso di inseguirli intorno al cordone del marciapiede, ma gli uccelli non hanno camusi nasi francesi e Sirius probabilmente non ne bacerebbe mai uno sul becco, a meno che non venga sfidato, o sia molto ubriaco. "Allora," dice Sirius, "uh, che stai guardando, Remus?" "Uccelli," risponde Remus senza pensarci. "Ma non ci sono uccelli," mormora Sophie. "Sono volati via," dice Remus. "Stavo pensando a -- agli uccelli che non ci sono." "È una cosa molto profonda, Remus." Sophie dice il suo nome come se fosse stato sempre francese -- il che è, si ricorda Remus, generalmente il modo in cui i francesi dicono tutto: come se fosse stato sempre francese. Rrre-mù. Vuole rammentarle che, in verità, c'è una S alla fine del suo nome, e che gli piace, ma gli occhi di lei sono così neri e rotondi e circondati da spesse e lunghe ciglia e pieni di ombretto femminile che lo distraggono prima che le parole si formino. "Non mi avevi detto che i tuoi amici guardano gli uccelli che non ci sono." "Io guardo gli uccelli che non ci sono," dice Sirius velocemente. "Continuamente." "Mm," dice Sophie, alzando un sopracciglio. Remus si rende conto che gli piace. Non vuole baciarla o succhiarla sul naso come Sirius stava facendo prima. Nemmeno vuole diventare goffo intorno a lei come James o sbavare per lei nel sonno come Peter. Ma, a dispetto di se stesso, e contro l'ordine naturale delle cose, a Remus piace questa ragazza francese che è piombata nella sua vita e che gli ha rubato gli amici. È sbalorditivo. 6

7 C'è qualcosa di sbagliato in lui. Vuole che gli parli della Francia. "Allora," dice Sirius di nuovo. "Uccelli," dice Remus, che non è esattamente quello che intendeva dire. Può ora, avendo già detto uccelli, pensare a ventimila cose da dire, incluso, in toni soavi, 'Allora, Sophie, da quale parte della Francia hai detto che vieni?' perché lei ancora non l'ha detto, e porterebbe a una conversazione, che è quello che le persone normali fanno. Ma ora ha detto uccelli, e lei gli sta sorridendo come se fosse pazzo, cosa che non è molto lontana dalla verità. Si domanda, per un breve e terrorizzante momento, se questo è sentirsi come James, per tutto il tempo. "Remus," mormora Sophie. Infila un braccio nel suo e mette una piccola, fredda mano sulla sua spalla. "Ti va di camminare con me fino al tavolo da pranzo?" "Ehi, aspetta un attimo," guaisce Sirius indignato, ma Sophie si volta parzialmente e mette una mano sulla guancia di lui e gli sussurra qualcosa nell'orecchio e lui si calma, sebbene si muovi leggermente di scatto. "Ehm," dice Remus, preoccupato e perplesso. "Nessun problema," mormora Sirius. Guarda torvamente l'aria oltre il suo orecchio. "Te l'avevo detto. Pappa e ciccia." *** *** "Beh, tu le piaci," dice James lascivamente in una voce pesante di suggerimento, quando lui e Remus e Peter stanno giocando a Carte Esplosive nella sua camera dopo cena, e Sirius e Sophie si stanno dicendo i loro lunghi addii al piano di sotto. "Sai una cosa, Moony, gioca bene le tue carte e potresti far parte di una piccola partita canina a tre." La mano di Remus esplode vicino alla testa. 7

8 "Ho ancora il naso sulla faccia?" è la prima cosa che pensa di chiedere. Le carte, quando assalgono la sua carne, sono evidentemente molto affilate. "Grosso come sempre," lo informa James. "Che iella." Remus sussulta e si accinge a scegliere le sue carte, cercando di non mostrare l'intensità delle sue ferite. "Se ti ci metti di impegno ad ascoltare," sussurra Peter, "puoi sentire i suoni che fanno. Sono molto bagnati. I suoni. Che fanno. È sorprendente che le labbra siano ancora, sai, sulle loro bocche." "Peter," dice James, "quello è veramente disgustoso." Remus apre la bocca per aggiungere qualcosa a quello, ugualmente raccapricciante, ma James mette un dito sulle labbra, l'universale segnale del Sta Zitto Perché Voglio Ascoltare. Domani, Remus comprerà i tappi per le orecchie. Oggi, Remus si nasconderà nel bagno. "Bagno," dice Remus solo con il movimento delle labbra, e fugge verso il rifugio. Purtroppo, il bagno è stato riempito di prodotti cosmetici da Sophie, tutti sistemati ordinatamente, e di un profumo attraente, e del casino di Peter, e di asciugamani bagnati, e del vapore del bagno recente di qualcuno. Remus si mette a sedere sul water con la tavoletta abbassata e tampona il naso con un batuffolo di fazzoletto. L'eco del suono dei baci, che schioccano e succhiano e tirano e leccano, rimbalza sui muri piastrellati. Questo non è come Remus si aspettava che la sua vacanza nel Devonshire fosse. Pensava che sarebbe stata divertente, piena di cose che James e Sirius avrebbero fatto insieme che lui non capirà mai, ma che ne è stato sempre affascinato. Pensava che ci sarebbero stati scherzi e la cucina della mamma di James e le parate in nudità per tutto il giorno afoso, spaventando i vicini. Potrà passare tre settimane a sentirsi come se ci fosse una barretta sciolta di cioccolata che sta macchiando il fondo dei suoi pantaloni? *** Apparentemente, ci sono cose peggiori: Remus se ne rende conto quando si trascina con passo malfermo e sbadigliando nel bagno il mattino del quarto giorno per poi trovare Sirius che esce dalla doccia in un tipico après-doccia d'alta moda. "GNAUGH," urla Sirius, e prontamente cade nella vasca da bagno. "SCUSA," dice Remus in modo soffocato, e poi rimane congelato sul pavimento come un completo ebete per quello che sembra un'ora, mani inutilmente ai lati, serrando gli occhi. Ci sono suoni bagnati e sdrucciolevoli di qualcuno che si arrampica sulle piastrelle, e poi la voce di Sirius, senza fiato, dice, "Cristo, pensavo che fossi la mamma di James." Remus si sente come la mamma di James. "Bene," dice, sentendosi oppresso. "Scusa. Non sapevo che ci fosse qualcuno dentro." "È lecito, Moony, siamo solo noi, ci siamo già visti nell'insieme, nessun torto fatto." Le parole di Sirius si inciampano l una sull'altra, ingrandite dai muri piastrellati e dal vapore che riscalda il viso di Remus e che gli arriccia le punte dei capelli. Nell'insieme, nell'insieme, nell'insieme diventa sono nudo, sono nudo, sono così, così nudo. Remus apre leggermente un occhio. Sirius, in assenza di un asciugamano a portata di mano, a parte quello che penzola intorno al collo di Remus, si è coperto con la tenda della doccia. Una piccola gialla decalcomania di una papera sta chiaramente tra le sue gambe. Remus sente la bolla dell'isteria che gli graffia la gola. "Bene, beh, posso usare la doccia quando hai finito," dice Remus, artigliando dietro di sé la maniglia. "È tua," sussurra Sirius. "Ah...ah." "Grazie," dice Remus, e poi improvvisamente cade all'indietro quando la porta si apre apparentemente di sua spontanea volontà. 8

9 "Oops!" esclama la madre di James allegramente, sollevando le sopracciglia. "Scusatemi, ragazzi! Non volevo disturbare! Ci sono le uova per colazione, non vi dispiacciono strapazzate, vero?" Remus la guarda a bocca aperta, e non riesce a formulare delle parole. "Amo le uova!" dice Sirius dietro di lui. Almeno suona molto come Remus si sente. "Amo tutti i tipi di uova. Amo le uova strapazzate. Amo le uova alla diavola. Amo le uova fritte. Sode. Strapazzate. Ho già detto strapazzate. Le uova mi fanno questo effetto. Stupende uova. Deliziose. Non vedo l'ora!" "Beh, sbrigatevi a scendere prima che si raffreddino," rimprovera la signora Potter, facendo cenni espressivi con le sopracciglia. Remus apre e chiude la bocca diverse volte, e alla fine fa un suono come "nks," ma la signora Potter è già andata, chiudendo la porta dietro di sé. Remus raggiunge prudentemente la maniglia, la gira, e spinge. Non succede nulla. "Si dilata," dice Sirius in una voce vuota, "la porta, qualche volta, con l'acqua." "Argh," brontola Remus, e spinge di nuovo. C'è un silenzio molto lungo. "Dai," dice Sirius per esteso, "lascia fare a me." Ancora stringendo la tenda della doccia sopra le sue gambe, si muove a poco a poco attraverso il bagno. Remus si appiattisce contro il muro opposto, sentendosi molto distante dal suo stesso corpo. Se mai c'è stata un'esperienza extracorporale, pensa. Riesce a immaginare se stesso, che guarda se stesso, l'espressione sulla sua faccia, Sirius che sta per chiudere la doccia, e la madre di James che salta gaiamente giù per gli scalini senza domandarsi veramente perché i due amici di suo figlio erano nel bagno insieme finché non comincia a rompere le uova, e la sua mano si serra spasmodicamente e un povero uovo esplode su tutta la sua faccia e prende la salmonella, avvelenandosi in qualche modo per aver inspirato dell'uovo crudo, e deve essere portata all'ospedale e Remus sfrutta la confusione per scappare nella foresta, o in qualsiasi posto vicino al Devonshire, per fare amicizia con gli uccelli che non si fanno mai la doccia e sono sempre comodamente vestiti con le loro piume. Sirius gira la maniglia nell'altra direzione. Quello spiega ogni cosa. La porta fa un cortese piccolo cigolio e si spalanca. "Ecco qua," dice Sirius, osservando fissamente il soffitto. "Aperta." "Grazie," dice Remus. "Buona doccia! Forse dovresti chiudere la porta a chiave la prossima volta! La tua papera sta scivolando!" Senza aspettare alcun tipo di risposta -- cosa che probabilmente ucciderebbe entrambi -- corre e si nasconde sotto il letto finché la madre di James, che non ha ancora avuto la decenza di andare all'ospedale, chiama per dire che la colazione è pronta e l'odore della pancetta riesce a trascinarlo via dagli amichevolissimi conigli di pezza che lo amano senza tener conto della macchia scura che si sta allargando sul suo posteriore. *** "Allora penso," dice James, "che dovremmo andare a nuotare." Penso, dice il cervello di Remus, che dovresti stare sopra di me a decapitarmi dopo che mi sarò sventrato con un coltello rituale per riportare onore alla mia famiglia. "Senza Sophie," aggiunge James. "Non ho portato i calzoncini da bagno," dice Remus. "Niente nuoto. Devo restare a casa. Spiacente. Terribile. Divertitevi senza di me!" "I Malandrini," dice James fermamente, "non hanno bisogno di calzoncini da bagno." 9

10 Di Malandrino, dice il cervello di Remus fermamente, ce ne sarà uno in meno dopo che mi sarò affogato. "Va bene," dice la bocca di Remus. "Allora," dice Sirius, saltellando per la stanza e sfregandosi le mani entusiasticamente, "cosa abbiamo nel menù di oggi? Che genere di audaci imprese ci inventeremo? Devo lavorare domani sera, quindi niente che coinvolga mutilazioni o i miei capelli, ma a parte questo, sono affamato di avventura." "Sophie è occupata stasera?" chiede Peter innocentemente. Sirius si sgonfia leggermente. "Avrà una Serata tra Ragazze con le sue cugine. Che evidentemente nella vita reale non è affatto come nella mia immaginazione." "Non lasciare che ciò ti fermi," dice Peter incoraggiantemente, e Sirius gli lancia uno sguardo. "Andremo a nuotare," dice James. "Smettila di essere così pornografico. Cugine. Cosa c è che non va in te? In ogni caso: andremo a nuotare." "Fantastico!" dice Sirius, con grande entusiasmo. "Nuotare! Finalmente. Stasera è la prima volta dopo secoli che non ha piovuto. Odio quando non posso avere tre ore senza essere bagnato fradicio. Possiamo andare in quel posto in fondo al pascolo dove siamo andati l anno scorso? Oh, e James, posso fregarti un paio dei tuoi calzoncini, non ne ho neanche uno." "Da quando indossi i calzoncini da bagno?" dice James, completamente sconcertato. "L anno scorso hai detto, e cito, 'I calzoncini da bagno sono per gli elefanti e per gli effeminati.' Chi sei? Dov è il Padfoot che conosco, che lo sventolava da tutte le parti e spaventava gli uccelli?" "Beh, ho un uccello di una specie differente adesso," dice Sirius, diventando piuttosto rosso. "Non posso condividere l opulenza con chiunque, volente o nolente." "Beh, non ne ho un paio in più," dice James bruscamente e permalosamente, "allora dovrai fare, volente o nolente, come hai sempre fatto, come le persone normali. Tutti e due," aggiunge, puntando un dito accusatorio su Remus. "Sinceramente! Vestiti! Cos altro poi?" "Non avrei mai pensato che tu potessi fare pressioni sui vestiti," dice Peter a Sirius, rimproverandolo. "Stanno tutti impazzendo, tranne me." "E me," fa notare James. "Impazzerai una volta che saremo ritornati a scuola," spiega Peter. "Vero," dice James. "Ma alla fine tu non mi tradiresti mai indossando calzoncini da bagno per andare a nuotare." "Completamente nudo," concorda Peter. Remus languisce come un pallone schiacciato. "Non vedo l ora," dice Sirius. "Davvero." *** Remus tiene strategicamente l'asciugamano al suo posto. James non gli ha lasciato portare un libro -- sarebbe stato fin troppo ingegnoso, quanto utile, e Peter non gli lancerebbe sguardi strani ogni due minuti -- per cui Remus coverà per sempre un calmo e potente risentimento. James e Peter sembrano così a loro agio, nudi, spensierati, a fare le capriole. Beh, forse non proprio a fare le capriole -- più che altro a mangiare panini e ad aspettare che l'acqua non aggrinzisca la loro pelle per il freddo -- ma se volessero fare le capriole, lo farebbero. Se Remus volesse fare le capriole, inciamperebbe sopra il suo strategico asciugamano e si spezzerebbe il collo sopra le pietre in basso. Per fortuna, Sirius se volesse fare le capriole, dovrebbe uscire prima da dietro quell'albero, ma non sembra che lo farà molto presto. 10

11 "Andiamo, Pads!" urla James attraverso un boccone di tacchino. "Non è che non abbiamo mai visto prima d'ora il Piccolo Sirius. Cosa c'è di sbagliato in te? Sei coperto da vesciche?" "No," dice Sirius da dietro l'albero, molto accuratamente. Effettivamente sembra come se stesse considerando le sue parole, cosa che non è da Sirius ed è davvero un po' terrificante. "No, niente vesciche." "Beh allora cosa c'è?" geme James. Cade pesantemente a terra, esasperato. "Ti odio adesso. Mangerò il tuo panino." "Sei ingiusto," dice Sirius, voce seguita da qualche misterioso fruscio. "È solo che non ho nessun particolare desiderio di congelare i miei testicoli nelle acque sudice del Devonshire, grazie mille." "L'anno scorso," mormora James mentre si ingozza con la metà del panino di Sirius, "facevi le capriole nelle acque sudice senza preoccuparti nemmeno un po' dei tuoi preziosi testicoli." "L'anno scorso ero l'unico a cui sarebbero mancati se li perdevo," dice Sirius con tetro, lascivo divertimento. "Odio la francese," confida James a Remus. "Cosa diavolo stai facendo con quell'asciugamano?" "Io," inizia Remus, ma viene interrotto da un'esplosione di fruscio dietro l'albero di Sirius, seguito immediatamente dalla grandiosa entrata di Sirius. "Tada," dice. Getta le braccia al cielo. "Beh," dice James. "Sembra proprio che tu abbia trovato la foglia più grande del mondo per il cazzo più piccolo del mondo. Congratulazioni, Sirius. Ti ripudio! Ripudio. Sei morto per me. Mangerò tutti i tuoi panini, i morti non ne hanno bisogno." Remus comincia a classificare la foglia. È una specie di foglia da cespuglio, forse, con un contorno strano e spinoso, e leggermente marrone. O forse viene da un qualche tipo raro di felce, o da un altro tipo di pianta che causerà ai testicoli di Sirius un'improvvisa e incontrollabile irritazione. Il pensiero è crudele, ma incoraggiante. "Perché stai sorridendo, Remus?" mormora James. "Hai trasformato il tuo asciugamano in una gonna. La prossima cosa che so che farai sarà avvolgerlo e metterlo sotto le tue ascelle, prendere le ciabatte e una di quelle piccole cuffie per la doccia e cominciare a cantare operette." "Lo fa già," dice Peter, masticando una mela. "Remus ama le sue operette." "Riesci a sentirle?" chiede Remus, lievemente raccapricciato. "Moony," dice Sirius, in modo pietoso, "riusciamo a sentirle tutti." Non è affatto giusto, secondo Remus, essere accondisceso da qualcuno che indossa una foglia dalle misteriosi origini sopra i suoi cosi. "Dammi quei panini." "Oi, Peter, hai sentito qualcosa?" dice James, fissando in modo vacuo oltre la nuda coscia di Sirius. "Potrei giurare di aver sentito il vento mormorare: 'Panini!' sembrava piangesse. Suonava quasi come qualcuno che conoscevo, prima che morisse. Tragico. Proprio tragico." Sirius, sollecitamente, lo calcia. James non ha nessuna reazione, all'infuori di rimpinzarsi pensosamente con l'altra metà del panino e scuotere tristemente la testa. Peter sospira e rotola sulla schiena. "Qual è il nostro problema?" "Nofft'o?" dice James indignato, sputando briciole. "È ffuo! E della ffua 'agassa f'ancefe!" e punta un pollice accusatorio verso Sirius. "Forse questo è quello che accade quando ti lasci alle spalle le cose infantili ed entri nell'intricata foresta della maturità," dice Sirius saggiamente. 11

12 Peter scuote la testa. "Non penso proprio. Moony è maturo, e non si mette delle foglie sopra i suoi cosi." "Tuttavia," fa notare Sirius. "Lo farete tutti la prossima stagione. È molto trendy a Milano." "Se il vento sta insinuando che sa molte più cose sulle ultime mode a causa della sua ragazza, ricordiamo al vento quanto puzzolente sia a Parigi, e vediamo cosa il vento ha da dire su quello mentre mi mangio il suo secondo panino che è, se addirittura possibile, migliore del primo," dice James, e prontamente si ingozza con un altro panino che difficilmente sembra entrargli nella bocca. "Il vento sta solo facendo notare," mormora Sirius, "che quando certi ladri di panini di dubbia reputazione si mettevano a piangere grandi e perlacee lacrime di pena e tormento e a parlare di questa rossa, qual era il suo nome, che non lo amerà mai per l'eternità, eravamo tutti molto comprensivi su quanto lui fosse noioso." "No il vento non lo era," replica James. Non si volta, ora, concentrandosi vagamente sull'acqua. "Infatti il vento una volta mi ha detto che se non la smettevo di piagnucolare e di farmi spuntare le macchie in faccia avrei dovuto fare comunella con i fantasmi del bagno e piangere per sempre nel water, dato che il vento non voleva avere niente a che fare con me, così ora sarei diventato un'insipida e depressa ragazzina." "Me lo ricordo quello," dice Peter. "Ehi, posso avere l'altra metà del suo ultimo panino?" "È morto; morto e andato," sospira James, "e ci ha lasciato solo i panini, con il suo ultimo brandello di sanità mentale." Remus vuole veramente, veramente il suo libro. Quando Sirius ha scoperto che aveva portato dei libri con lui hanno necessariamente finto di fare qualcosa, Sirius che lo derideva e Remus che faceva un commento scaltro, ma poi il silenzio è calato di nuovo e hanno tossito un sacco, finché la madre di James non è entrata a dirgli che quella tipa francese si è fatta di nuovo viva. Davvero, aveva detto la madre di James, proprio non lo capisco. Nessuno di noi parla francese! "Vorrei avere un libro," dice Peter dopo alcuni momenti di silenzio, e improvvisamente Remus è colpito dal fatto che forse le cose siano più disperate di quanto ne sia consapevole. *** 12

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