BAMBINI AL CENTRO. Newsletter di Amici dei Bambini RDC Novembre Numero 07 / 2010

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1 BAMBINI AL CENTRO Newsletter di Amici dei Bambini RDC Novembre 2010 Numero 07 / 2010 Asa kudi tshibawu, kuashi kudi muanenu (Se sei dentro un problema, sii giusto verso il fratello)

2 Carissimi Sostenitori! Ecco cosa troverete in questo numero: 1. La mia missione in RDC 2. Una nuova motivazione 3. Aicha, 20 anni, ex-combattente 4. I dolori della separazione 5. Il sentiero su questa terra africana e pieno di spine 6. Quando si taglia il cordone ombelicale 7. Donne che abbandonano i loro figli 1. La mia missione in RDC Dopo quasi due anni di missione in RDC e dopo aver cercato di promuovere il diritto alla famiglia per i bambini del Congo lascio il paese. La mia prossima missione, sempre con Aibi, sarà in un altro paese dove i bambini abbandonati non sono sufficientemente considerati. Questo tempo passato in Congo é stato significativo per me, mi ha permesso di comprendere fino in fondo i bisongni dei bambini africani e di maturare dentro di me un concetto assolutamente complesso del valore della vita. Proprio nei luoghi dove il valore della vita viene meno considerato si riesce a comprendere l importanza di esserci, di agire e di testimoniare. Con questo intendo dire che vedere la realtà ed esserci é una necessità al giorno d oggi e non possiamo più permetterci di disattenderla. La testimonianza quotidiana é importante perché una volta che abbiamo visto non possiamo che impegnarci per la causa. Voi sostenitori che siete sempre presenti con il Vostro aiuto, che avete voluto sapere del Congo, che avete scritto lettere e inviato regalini siete testimoni continui della realtà dei bambini abbandonati. Dopo la mia partenza a fine mese, la missione in Congo sarà portata avanti da Francesca, la quale da circa un anno sta lavorando duramente con me per riuscire a proteggere i bambini dalla fame, dalle malattie e dall abbandono. Siatele vicino come lo siete stati con me in questi ultimi due anni, ha bisogno del Vostro sostegno e di condividere i Vostri pensieri. Quando si é sul paese, si ha bisogno di Pagina 2

3 sapere che non si é soli, che qualcuno molto lontano ci sta dicendo é difficile, ma io sono con te! Ora che sto per andarmene inizia la nostalgia del Congo. Un paese difficile ed affascinante, amorevole e violento, un paese pieno di contraddizioni e di sofferenza che ha ancora molto bisogno di aiuto. Pertanto scrivo queste poche righe per salutare con affetto tutti i sostenitori con i quali ho avuto contatti, le famiglie adottive che ho incontrato durante questo periodo e quanti si sono prodigati per migliorare la missione di AiBi in RDC. Continuate ad aiutare i bambini del Congo, c é ancora molto bisogno. Continuate ad essere testimoni! Eddy Zamperlin Volontario espatriato in RDC 2. Una nuova motivazione Circa una settimana fa sono tornato da un viaggio di studio in Italia. Questo viaggio era una delle attività previste nei progetti finanziati dalla Regione Toscana e dal Comune di San Giuliano Milanese. L obiettivo generale era uno scambio di esperienze fra il Congo e l Italia sulle modalità di protezione dell infanzia con lo scopo di migliorare le condizioni di vita dei bambini abbandonati in entrambi I Paesi. Sono rimasto molto colpito dalla sensibilità sia dei bambini che degli adulti rispetto al tema dell infanzia abbandonata. Fra I vari incontri previsti nel nostro study tour ce ne sono stati 2 nelle scuole: un elementare ed una media del comune di San Giuliano, dove abbiamo presentato agli alunni la situazione dei bambini abbandonati in Congo. E stato per me sorprendente constatare che questi bambini erano già stati sensibilizzati sulla situazione dei loro coetanei in Congo. Non mi aspettavo delle riflessioni così elaborate da parte di bambini e ragazzi così giovani. Dopo la Pagina 3

4 nostra presentazione, quando è arrivato il momento delle domande, uno di loro ha chiesto perché due o tre di questi bambini senza famiglia non possono venire in Italia ed abitare da lui, «La mia camera e grande e c entrerebbero un altro paio di letti» ha detto. Mi ha colpito molto la loro disponibilità e voglia di fare qualcosa per aiutare i bambini meno fortunati di loro che vivono in Congo in situazione di estrema difficoltà. Nei giorni successivi ho incontrato una famiglia che aveva adottato una bambina ucraina tramite AiBi un paio di anni fa. La sua storia, come molte altre, racconta la rinascita di questi bambini nella loro nuova famiglia. Questa bambina nel suo Paese era considerata irrimediabilmente handicappata a causa della sua sordità, non c erano prospettive per il suo futuro e gli educatori dell istituto in cui viveva la davano per spacciata: non c erano possibilità di recupero per lei ed era quindi solo un peso. Nella sua nuova famiglia questa bimba ha letteralmente ritrovato la vita. I suoi genitori adottivi si sono presi cura di lei e l hanno fatta curare. Grazie ad un semplice apparecchio acustico la bimba adesso ci sente bene, può giocare e comunicare con gli altri bambini, può frequentare una scuola normale ed avere davanti a se la prospettiva di un futuro sereno. Ho poi avuto l opportunità di partecipare al corso maturativo che AiBi organizza per formare le coppie ed accompagnarle nel loro percorso verso l accoglienza di un bambino abbandonato. Ho finalmente capito quanto lungo e difficile sia questo cammino per le coppie che decidono di adottare ma, coloro che arrivano fino infondo, sono già genitori, pronti ad accogliere qualunque bambino abbia bisogno di loro. Sono rientrato in Congo con rinnovata motivazione e con la voglia di continuare a fare la mia parte in questa difficile sfida di trovare una famiglia ad ogni bambino. André-Kalo Kalonji Muamba Assistente di Progetto AiBi RDC Pagina 4

5 3. Aicha, 20 anni, ex-combattente Una ragazza ormai ventenne che vive ancora in uno dei nostri centri partner ci racconta la sua storia di abbandono e dei momenti terribili che ha vissuto durante la guerra nell est del paese. Sognavo che avrei dovuto contribuire a portare un cambiamento affinche i bambini di questo Paese non soffrano piu la fame, ci dice Aicha, e affinche tutti possano avere i mezzi necessari per madare i propri figli a scuola. Questo sognavo quando avevo 14 anni e sono stata reclutata da un gruppo armato. Avevo sentito dire che nel gruppo alcune ragazze erano costrette ad avere rapporti sessuali con i comandanti, e per alleggerire la loro tristezza, dicevano. Cosa avrei dovuto pretendere io allora per alleggerire la mia tristezza dopo lo stupro? avevo solo 15 anni quando ho dovuto abortire. Non l ho voluto io, l hanno deciso loro che doveva andare così, e mi hanno fatto abortire nella foresta. Noi bambini eravamo stati formati per piazzare le mine anti-uomo senza che nessuno se ne accorgesse. Sapevo che stavo facendo una cosa orribile ma avevano un potere talmente grande su di me! volevo fuggire ma non sapevo come e dove e mi sentivo anche in colpa perche ero stata io ad accettare di unirmi al gruppo. Il pensiero di aver gettato via la mia vita mi tormenta tutte le notti e vorrei tanto riabilitarmi ed essere perdonata per il male che ho fatto. Per il momento mi concentro sul presente e aspiro ad un futuro normale. Sto seguendo una formazione professionale per estetista e mi piace, appena avro finito spero di trovare subito un lavoro ed avere i soldi per lasciare il Centro e costruire la mia nuova «vita Normale». Doudou Gabriel Diumasumbu Assistente Sociale AiBi RDC Pagina 5

6 4. I dolori della separazione Ci sono molti tipi di separazione : d amore, per un viaggio, a causa di una morte Qualunque sia la sua natura, la separazione fa male al cuore delle persone che la subiscono. La separazione più dolorosa e sicuramente la morte che in certi casi può portare a delle conseguenze irreparabili per le persone che restano. E il caso di Rosette, 15 anni che vive al Centro Colk. Da qualche mese Rosette si occupava del piccolo Gael, un bimbo di appena un anno affetto da HIV che viveva anche lui al centro. Rosette amava molto il piccolo, come fosse il suo vero fratello. L 11 ottobre scorso la giovane Rosette ha dovuto affrontare un grande dramma. Al ritorno da scuola ha trovato il suo fratellino sdraiato in un angolo della sala comune, il suo corpo era bollente, aveva una forte febbre e respirava a fatica. Rosette l ha preso fra le sue braccia e gli ha dato un po d acqua. non capiva bene cosa stesse succedendo ma si e subito resa conto che qualcosa non andava. E corsa ad informare il direttore del centro con il bimbo in braccio, e sono partiti subito per l ospedale. Mentre si stavano incamminando il piccolo Gael ha smesso di respirare e Rosette ha sentito fra le sue braccia il suo corpicino che si abbandonava. Non ha capito subito cosa stesse succedendo, e rimasta immobile, fredda, confusa. Pagina 6

7 Il giorno dopo, quando gli educatori del centro le hanno dato la triste notizia e piombata nella disperazione. Per 2 giorni ha osservato il lutto e non e andata a scuola, portando dentro di se un carico di emozioni troppo grande da sopportare da sola. Ma i bambini nei centri sono soli, e in qualche modo devono farcela. Con il sostegno che riceviamo dai nostri sostenitori in Italia cerchiamo di sostenere questi bambini nell affrontare le sfide, spesso molto dure, della vita. Rosette sta partecipando al gruppo di mutuo aiuto che svolgiamo al centro Colk e, dopo qualche settimana, con le lacrime agli occhi e riuscita un po ad aprirsi e a condividere con noi il suo dolore: Gael era tutto ciò che di più prezioso avevo, con lui avevo ricostruito una piccola famiglia che la morte ha voluto nuovamente portarmi via, e forse il mio destino essere sola?» Oltre all abbandono in se, per questi bambini la cosa più dura da sopportare è la sensazione intima di esserne in qualche modo la causa, di meritarselo. Il lavoro di sostegno psicologico è fondamentale per ridare a questi bambini il senso di valore di se e di fiducia nella vita. Continuiamo a stare al loro fianco. Elysée Manziasi Psicologa AiBi RDC 5. Il sentiero su questa terra africana e pieno di spine Il percorso sulla terra degli uomini è pieno di ostacoli e di spine, soprattutto su questa terra africana. Il cammino del piccolo Nathan ne è un esempio. La famiglia di Nathan ha passato un periodo di estrema difficolta a causa della povertà ed il piccolo si è ritrovato per strada all età di 7 anni. Adesso si trova al Centro AESD, dove è stato accolto per la sua protezione. Grazie alle inchieste sociali svolte dalla nostra equipe, sua madre è stata ritrovata e la mediazione familiare svolta ha portato a riallacciare dei buoni contatti con tutti I membri della famiglia. La madre aveva cominciato a visitare regolarmente il piccolo al centro e la psicologa stava seguendo il percorso di affiatamento in vista di una prossima reintegrazione. Purtroppo Nathan ha incontrato nuove spine sul suo cammino: sua madre è morta la settimana scorsa e suo padre risulta ancora scomparso. Nathan, 11 anni, e di nuovo solo, lui ed i suoi fratelli. Spetterebbe al fratello maggiore in questi casi prendersi cura dei piu piccoli, ma il fratello di Nathan è disoccupato e non ha una casa. Sara in grado di prendersi cura degli altri? oppure dovrebbero essere tutti accolti al centro e passare qui la loro infanzia e givinezza? Pagina 7

8 Nathan e sconvolto e confuso, era ad un passo dal ritornare a casa con sua madre ma nel suo cammino in terra africana ha trovato troppe spine ed ostacoli che sembrano insormontabili. Un peso troppo grande da sopportare per un bambino di 11 anni, nella sua mente i pensieri si affollano confusi : dove andrò a vivere? Sarà sempre il centro la mia casa? Sarebbe forse meglio che tornassi per strada? Mio padre dov e, perche non viene ad aiutarmi? Potete aiutarmi voi? Come? Per aiutare Nathan e le migliaia di bambini nella sua situazione non basta dargli un letto ed un pasto caldo, c e bisogno di amore, sostegno psicologico ed emotivo e di mantenere viva dentro di loro la speranza che una vita migliore e possibile. E c e bisogno dell aiuto di tutti per rendere questa speranza una possibilità concreta. Christine Mahana Assistente di Progetto AiBi RDC 6. Quando si taglia il cordone ombelicale Nelle varie tappe della vita, l uomo a poco a poco sperimenta e conosce diverse emozioni: dolore, oppressione, sicurezza, coraggio, forza Via via che si cresce impariamo che il passaggio ad una nuova tappa della vita ha sempre un prezzo da pagare. E questo il cammino di sviluppo dell uomo: un feto alla fine del suo sviluppo deve lasciare l utero della madre da cui era dipendente e cominciare la sua vita con una separazione. Il bambino piange e la madre soffre nel vedere il suo bambino piangere la notte e magari ammalarsi. La separazione fa male, ma tutte le grandi tappe della vita contengono in se questo elemento: il primo giorno di scuola, il matrimonio, la morte. Il dolore di cui stiamo parlando non è altro che quello dell adozione per un bambino che ha una famiglia che decide di abbandonarlo a causa di difficoltà economiche. Pagina 8

9 Questo è il caso di Matadi Kibala: oggi, ha 7 anni, ha un fratello maggiore ma è orfana. Suo padre era molto vecchio e la madre aveva problemi psichici. Matadi è sempre stata accudita dalla zia che, a sua volta, ha avuto un figlio. Da questo momento in poi, neanche la zia ha più potuto prendersi cura di lei ed è tornato dalla madre. Matadi è cresciuta e, vive al centro MHEED: per lei si sta valutando l adozione. Suo fratello maggiore, non potendo prendersi cura di lei, ha acconsentito. La zia non ha ancora deciso: Sto male all idea di lasciar partire questa bambina, io l ho allattata insieme a mio figlio. Non ha più nessuno, i suoi genitori sono morti. Gli siamo rimasti solo io e la mia famiglia: se la lascio partire, in chi potrà avere fiducia? La zia non ha ancora preso una decisione. Quando le si chiede che futuro avrà sua nipote, resta silenziosa. Si è presa dell altro tempo per decidere. Ecco com è difficile definire una separazione, soprattutto, se significa non vedersi più. Marthe ALOMBE Psicologa AiBi 7. Donne che abbandonano i loro figli E raro vedere una madre abbandonare suo figlio, il frutto del suo grembo. I figli sono sempre degli esseri preziosi per le loro madri. In Africa se una donna non ha figli e considerata «maledetta» ed e messa in ridicolo all interno della comunità. E considerata come un pozzo senza acqua, non ha un valore nella società. Nella nostra cultura i figli sono un dono prezioso, una benedizione divina e una fonte di orgoglio per una madre. E quindi stupefacente e incomprensibile sapere che una madre ha rifiutato o abbandonato suo figlio. Cosa c e alla base di una tale circostanza? Cosa può spingere una madre a compiere un atto del genere? Dov è finita la tenerezza e l istinto che spinge una madre a tenere i propri figli con se malgrado le difficoltà? Dove sono finite quelle madri che darebbero la propria vita per i figli? Pagina 9

10 In Africa è proprio così: e a causa della povertà che certe madri dimenticano la tenerezza per i propri figli e sono costrette ad abbandonarli credendo in questo modo di dar loro una chance di futuro migliore altrove. Ed e così che molti bambini si ritrovano per strada, cercando di racimolare qualche soldo perché a casa i genitori non sono in grado di provvedere loro. Questo è il caso di Joel che vive nel centro CDEPOMV «Maman Kulutu». Questo bambino è stato abbandonato da dalla zia paterna che l ha accusato di stregoneria. Dopo un indagine, la madre è stata rintracciata e si è recata subito al centro per recuperare il proprio bambino. Nel momento dell incontro, tutto lo staff ha rimarcato la tenerezza con la quale la madre ha abbracciato suo figlio. Due mesi dopo, però, la madre ha abbandonato suo figlio in strada accusandolo di stregoneria. Dopo averle chiesto spiegazioni, cercando di capire se l abbandonare il figlio non le avesse causato una sofferenza, la madre ha affermato che ha abbandonato il figlio perché, da quando l ha ripreso con lei, la famiglia ha avuto delle difficoltà economiche e diverse malattie. Se non fossero sopraggiunte queste difficoltà, il bambino avrebbe continuato a ricevere l affetto della sua famiglia. Povero Joel: di nuovo abbandonato, solo, in strada. Fortunatamente per lui, è stato condotto al centro di accoglienza. Si rifiutava di mangiare fino al punto di rischiare la morte. Ciò che avrebbe veramente potuto ucciderlo, però, sarebbe stato l abbandono della madre. I bambini sono importanti, sono il nostro futuro. É necessario aiutarli a prendersi carico di loro, nonostante le difficoltà economiche, perché i bambini sono il nostro domani. Paul Masayidi Assistente sociale AiBi RDC Pagina 10

11 LA REDAZIONE DI QUESTO NUMERO: Eddy Zamperlin Volontario Espatriato Ai.Bi. RDC Francesca Pieralli Volontaria Espatriata Ai.Bi RDC La newsletter Bambini al centro è un servizio che abbiamo denominato SOL (Sostegno On-Line). L idea è quella di trasmettere via la newsletter contenente notizie contenente estratti dei report settimanali redatti dai volontari espatriati e notizie sui progetti e le iniziative di Ai.Bi. RdC. Abbiamo pensato di utilizzare la posta elettronica, poiché è uno strumento che consente di raggiungere un grande numero di utenti ad un costo minimo. Se l idea riscontrasse il Suo interesse e desiderasse aderire a questa iniziativa è necessario che comunichi la Sua all indirizzo di posta elettronica affinché possa ricevere gratuitamente e direttamente dai nostri volontari in RdC i prossimi numeri del notiziario. La newsletter è comunque disponibile anche sul sito internet di Amici dei Bambini, all indirizzo nelle pagine dedicate ai nostri progetti in RdC. Pagina 11

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