R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio. (Sezione Seconda Quater) SENTENZA

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1 N /2014 REG.PROV.COLL. N /2011 REG.RIC. R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale del 2011, proposto da: **, rappresentato e difeso dagli avv. Marco Michele Picciani, Vito Troiano, con domicilio eletto presso Marco Michele Picciani in Roma, via Principe Eugenio, 15; contro Ministero dell'interno, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall'avvocatura generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12; per l'annullamento provvedimento del 5 aprile 2011 del Ministero dell interno, recante diniego alla richiesta della cittadinanza italiana. Visti il ricorso e i relativi allegati; Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero dell'interno;

2 Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 7 luglio 2014 la dott.ssa Maria Laura Maddalena e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. FATTO e DIRITTO Con il ricorso in epigrafe, il ricorrente impugna il provvedimento con cui il Ministero dell interno ha respinto la sua richiesta di rilascio della cittadinanza italiana. Il diniego è motivato sulla base della esistenza di una notizia di reato, a carico del ricorrente, del 2007, per violazione dell art. 17 del TULPS, nonché della successiva pendenza di un procedimento penale sempre per detto reato. Il ricorrente deduce il vizio di eccesso di potere per erroneità nei presupposti, carenza di motivazione e violazione degli artt. 5 e 9 della l. 91/1992 in quanto il ricorrente risulta essere stato assolto, con sentenza del del Tribunale di Perugia. L amministrazione, inoltre, secondo il ricorrente, avrebbe dovuto attendere l esito del giudizio anziché negare il rilascio della cittadinanza. Deduce inoltre il difetto di motivazione poiché la norma del TULPS che è stata riportata nel ricorso non indica la fattispecie di reato ma solo la sanzione. L amministrazione intimata si è costituita e ha depositato una memoria corredata da documenti per chiedere il rigetto del ricorso in quanto infondato. All odierna udienza, il ricorso è stato trattenuto in decisione. Occorre premettere che dagli atti depositati dalla amministrazione, e in particolare dal rapporto della Questura di Perugia de , nonché

3 dalla sentenza depositata dal ricorrente, risulta che il reato per il quale il ricorrente era stato indagato e rinviato a giudizio consisteva nella violazione dell art. 17 TULPS in relazione all art. 7 DL 144/2005, convertito con modifiche nella l. 155/2005, per non aver effettuato l identificazione preventiva dei clienti dell internet point del quale egli era gestore e titolare della licenza di PS. La stessa nota pertanto aggiunge che il ricorrente era anche stato oggetto di attività info investigativa da parte della locale DIGOS ma ciò nonostante la questura di Perugia conclude nel senso della inesistenza di motivi ostativi al rilascio della cittadinanza. Risulta inoltre dal carteggio prodotto dalla amministrazione che l amministrazione aveva più volte richiesto al Tribunale di Perugia di comunicare l esito del procedimento ma il Tribunale aveva di volta in volta comunicato vari rinvii. La sentenza (doc. 4 della produzione di parte ricorrente) è in effetti intervenuta in data 18 ottobre 2011 e depositata in data Nella sentenza si accerta che il giorno in cui gli agenti operanti avevano constato la mancata identificazione di due clienti dell internet point del ricorrente, egli non era presente. Egli è stato pertanto assolto. Con il primo motivo, il ricorrente sostiene che l amministrazione erroneamente ha posto a base del suo diniego un mero procedimento penale in corso, senza attendere la sua definizione. Deduce inoltre il difetto di motivazione, in relazione al profilo della mancata indicazione del titolo di reato e in relazione alla mancata considerazione di tutte le circostanze rilevanti ai fini del giudizio sul rilascio della cittadinanza, in particolare della condotta di vita del ricorrente. Il motivo deve trovare accoglimento nei termini che si diranno.

4 Osserva il collegio che nonostante la condotta della amministrazione non sia rimproverabile, in quanto essa aveva più volte chiesto al Tribunale di Perugia l esito del procedimento, il quale tuttavia veniva più volte rinviato fino all udienza del , resta la circostanza indiscutibile che il ricorrente è stato successivamente assolto dal reato oltre tutto assai lieve e di natura contravvenzionale per il quale era stato sottoposto a procedimento penale. In questo quadro, il collegio, in linea con recenti pronunce del Consiglio di Stato (Sez. III, Sent., , n. 4159) e della sezione ( sent. 07/02/2013, n. 1378), ritiene che, pur godendo l'amministrazione di ampia discrezionalità del procedimento di concessione della cittadinanza - che si risolve nella immissione piena ed irreversibile nella comunità nazionale ed è pertanto un atto altamente rilevante e delicato -, essa debba comunque fornire un'adeguata motivazione delle sue scelte, sindacabile sotto il profilo della congruità, della ragionevolezza e della proporzionalità. Applicando tali principi al caso in esame, in cui l'amministrazione si è limitata a menzionare l'unico e non grave procedimento penale del ricorrente, all epoca ancora pendente, senza fornire alcuna specifica motivazione delle ragioni per cui un tale carico pendente veniva considerato di per sé ostativo al riconoscimento della cittadinanza, non può non ravvisarsi il dedotto vizio di insufficienza della motivazione, per la modesta rilevanza del reato in questione (mancata identificazione dei clienti di un internet point), peraltro nemmeno indicato nel provvedimento, e soprattutto per l incertezza sull esito del procedimento penale, il quale infatti poi si è concluso con l assoluzione del ricorrente per la sua assoluta estraneità ai fatti. Il ricorso va pertanto accolto con assorbimento delle ulteriori censure.

5 Con riguardo alle spese, esse devono essere compensate sussistendo giusti motivi in quanto, come si è più volte detto, l amministrazione aveva più volte chiesto al Tribunale di Perugia l esito del procedimento e, poiché, questo veniva di volta in volta rinviato, l amministrazione si è determinata alla fine a provvedere allo stato degli atti. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l effetto annulla il provvedimento impugnato. Compensa le spese. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 7 luglio 2014 con l'intervento dei magistrati: Eduardo Pugliese, Presidente Francesco Arzillo, Consigliere Maria Laura Maddalena, Consigliere, Estensore L'ESTENSORE IL PRESIDENTE DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 02/10/2014 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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