L Arte della Maestria

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1 Mario Cubillas L Arte della Maestria Incontro con un Maestro di Bisso

2 Lavoro di Approfondimento di Cultura generale di Mario Cubillas Decoratore - espositore 4 AFC Anno scolatico CSIA - Lugano Docente responsabile: Maria Rosa Weissen

3 Indice Introduzione pag. 6 Premessa pag. 7 Chiara Vigo pag. 9 Il Bisso pag. 10 Racconto di un incontro speciale pag. 14 Conclusioni pag. 46 Bibliografia pag. 49

4 l uomo non ha tessuto la trama della vita è solo un filo. Qualuque cosa faccia alla trama lo fa a se stesso. Ted Perry 1972

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6 Introduzione Un viaggio fra storia, cultura e scienze naturali. Il Bisso è la materia prima di vari manufatti d oro marino ricavato da una conchiglia presente solo nel Mediterraneo. Una volta pulito assume un colore dorato. Fin dall antichità veniva raccolto e preparato per produrre oggetti di grandissimo valore e pregio, oggi ancora presente grazie alla perseveranza di alcune persone che mantengono questa tradizione millenaria. Questa ricerca svolge la parte di eco o cassa di risonanza di questa cultura portata avanti con dedizione e senza un meritato riconoscimento. poetica e l autenticità. spero che questo non renda troppo difficile la sua lettura. Obiettivi in sintesi: - Mostrare alcuni aspetti culturali che emergono della lavorazione millenaria del Bisso. - Incontrare un maestro di Bisso e lasciarmi stupire. Metodologie usate: Lettura di testi vedi bibliografia. Visita alla mostra Bisso marino, fili d oro dal fondo del mare, Villa Ciani, Lugano, ottobre 2008, e Mostra del Bisso, fine ottobre Visita in Sardegna e intervista con successiva trascrizione del testo. Il testo dell intervista è stato lasciato come espresso da Chiara Vigo e successivamente trascritto con pochi cambiamenti per rispettarne il colore, a tratti la 6

7 Premessa Vorrei raccontarvi quello che mi è successo un pomeriggio a inizio maggio quando ero a scuola. Ero al primo piano e uscivo dalla mia sezione, mi dirigevo verso il laboratorio per finire dei personaggi per una vetrina, non ero particolarmente motivato e mi sentivo stressato affetto da problemi in classe, del poco tempo rimanente per finire il lavoro, e del mio senso di colpa per avere poco entusiasmo nei confronti della scuola. Con questi pensieri in testa camminavo per i corridoi verso le scale, quando sentii che qualcuno mi chiamava, ed era Antonietta Airoldi, insegnante della sezione di tessitura, che era particolarmente animata, io non capii il perché fin che non mi fece entrare nella sua sezione mentre mi parlava di Sardegna, tessuti, mare, Bisso, con tale impeto che non riuscivo a collegare le parole, e mi sembrava tutto quasi confuso. Dentro vidi tutte le ragazze della sezione di tessitura e quelle di creatrici tessili, attorno ad un telaio, e avvicinandomi vidi seduta Chiara Vigo che spiegava i punti di un tappeto sardo, allora capii meglio la situazione. Si trattava di un Maestro di Bisso (anche se in quel momento non capivo esattamente cosa significasse) ospite di una mostra di tessitura all Asilo Ciani di Lugano. Si trovava a Scuola per uno stage sul tessuto sardo, e per parlare del Bisso. Rimasi a guardare catturato, ricordando il periodo quando volevo fare anch io il tessitore alla fine dell anno unitario. Finii per scegliere la sezione dei decoratori, però, il fascino per la tessitura e la domanda su cosa sarebbe successo se mi rimase in testa, mi lasciai andare dai miei pensieri mentre fissavo con lo sguardo le mani di Chiara che a tratti si lamentava perché quel telaio era troppo tecnologico, e che per questo motivo non riusciva a spiegare più precisamente le cose. Mi piaceva come aveva in mano la situazione, trasmetteva sicurezza attraverso le sue parole, e una saggezza nei gesti che si sentiva antica come il mondo. Antonietta chiese a Chiara di parlarci e mostrarci il Bisso, questo filo d oro per il quale erano tutte lì. Avevo sentito lì dentro che era una specie di seta che veniva da una conchiglia. Chiara ci raccontò che il Bisso, era una seta che si forma nella Pinna Nobilis, una specie di conchiglia gigante, che cresce nel mediterraneo e può arrivare ad un metro e venti d altezza. Ci spiegò il lungo e complesso processo per ottenere il Bisso, la filatura e il componimento degli arazzi sul suo telaio millenario, e ci disse che questa tradizione le venne trasmessa da sua nonna, e che è cosi da ventiquatro generazioni. Inoltre che il filo di Bisso venne descritto nella Bibbia come elemento delle vesti del re Salomone e di quelle di altri personaggi importanti della storia. Aggiunse che il Bisso non si può vendere né comprare, e che il suo scopo é mantenere viva per chi verrà, una tradizione e una filosofia di vita che viene dall acqua come elemento fondamentale. Ci parlava di questo filo come del filo della sua anima, come se fosse un mezzo per trasmettere 7

8 qualcosa di più prezioso del Bisso come materiale, come se il filo di Bisso fosse solo la porta di entrata ad un mondo a parte, a qualcosa di affascinante che è lì ma non riusciamo a vedere. Ne rimasi meravigliato, e mentre diceva tutte queste cose pettinava del Bisso grezzo per pulirlo, dopo di che si mise a filare quei fili sottili, e quando finì, aveva tutta la nostra attenzione e disse: oggi regalerò questo filo a una di voi (ero l unico maschio) e sarà il nostro patto. Se doveste decidere di sposarvi, questo filo torna nelle mie mani, io vi farò il corredo nuziale sardo, e nel caso io non ci sia più, lo farà il Maestro che mi succederà. A quel punto erano tutte intrigate per sapere a chi avrebbe dato il filo, io mi trovavo dietro vicino alla porta, e mi chiedevo anch io a quale delle ragazze avrebbe dato il filo, e come avrebbe fatto a scegliere. Vedevo il suo sguardo passeggiare per la stanza cercando qualcuno, quando all improvviso si gira verso di me e dice: lo do a te!. Non ci potevo credere che avesse scelto me, e alcune delle ragazze rimasero deluse, e dissero che io ero già sposato e non poteva darmi il filo. Ovviamente, io non centravo niente in quel posto e in quel momento, non dovevo neanche esserci, almeno era quello che credevo. Chiara mi chiamò davanti a tutte e mi diede il filo, disse che l avrei tenuto per una delle mie figlie, l arrotolò al mio dito indice e mi mise il suo anello nel dito medio, disse il giuramento dell acqua in sardo, mi tolse il suo anello e disse questo è mio e questo è tuo lasciandomi il filo. Non stavo nei miei panni dalla gioia, e non riuscivo a capire come un momento di stanchezza dell anima, potesse all improvviso convertirsi in un momento così luminoso. Ringraziai Antonietta per avermi chiamato e lei continuò a ricordarmi che io avrei dovuto fare il tessitore. Ringraziai Chiara per il dono e dissi che mia moglie e le mie figlie erano metà sarde, e mi rispose che da qualche parte se lo sentiva che c era qualche collegamento fra noi. Qualche minuto dopo, tutto ritornava alla normalità, ma in maniera diversa. Ci salutammo con la speranza di rincontrarci in Sardegna. E cosi il lavoro che vi presenterò è il risultato di questo incontro a Sant Antioco al sud della Sardegna, dove ho incontrato una maestra d arte, e ho cercato di trasmettere in queste pagine l essenza di un pensiero e la filosofia di una vita legata all arricchimento dello spirito. 8

9 Chiara Vigo Chiara Vigo nasce il 1 febbraio del 1955 a Calasetta, nell isola di Sant Antioco, un isola del Sud della Sardegna (antica Sulci) ed è la prima di sei fratelli. La sua è una famiglia numerosa ove Chiara trascorre un infanzia serena e felice, tuttavia, alla morte del papà, avvenuta nel 1963, la mamma, per poter proseguire nella sua professione di ostetrica, è costretta a trasferirsi a Sant Antioco, presso i suoceri e quindi Chiara è affidata, insieme ai suoi fratelli, alle cure dei nonni paterni. Anche qui la bambina ha modo di vivere in una grande casa, insieme ai nonni, ai bisnonni ed ad uno zio, un alto prelato, che cura la sua formazione spirituale. Riveste un importanza particolare, nelle successive scelte di vita della piccola Chiara, la figura della nonna paterna, Maria Maddalena Rosina Mereu, della Leonilde, Maestro di tessuto, che trasmette alla bambina il suo spirito artistico, ma soprattutto la passione per il Bisso. Chiara studia all Istituto Magistrale e, dopo il diploma, insegna per diversi anni, successivamente si occupa di giornalismo e viaggia e legge molto per arricchire la sua formazione, ma soprattutto per ricercare se stessa, seguirà le orme di sua nonna e diventerà anche lei un Maestro di Bisso poiché il destino aveva tracciato il percorso della sua vita in maniera che così fosse. Chiara Vigo 9

10 Il Bisso Seta di Bisso prima di essere filata La parola Bisso proviene dal greco (byssos) e significa fibra fine. Il Bisso o anche seta di mare è un filo sottile, che si ricava da una sostanza filamentosa secreta dalla nacchera (Pinna Nobilis il più grande mollusco bivalve del Mediterraneo). Il suo colore ambrato e scuro si modifica se viene esposto alla luce dove per effetto dei raggi del sole diventa oro. In tutte le conchiglie di Pinna Nobilis, il ciuffo di filamenti è prodotto a circa 5 centimetri dal piede delle stesse, dove si trova un solco che contiene la ghiandola che produce la fibra. Il piede può raggiungere in tutto una lunghezza di 9 centimetri. Il filamento fuoriesce attraverso una piccola fessura, chiamata gola di Bisso, e questa rimane sempre aperta anche quando la conchiglia è chiusa. Il Bisso è un filamento estremamente robusto, che serve all animale per ancorarsi al fondale. Il filo però è degradabile, infatti dopo due o tre anni il Bisso perde la sua funzionalità d ancoraggio e quindi la Pinna Nobilis deve produrre nuovamente un ciuffo di fili. Ai tempi di Leonilde Mereu, nonna di Chiara Vigo, i pescatori pescavano le pinne e si aveva la possibilità di avere a disposizione grandi quantità di filato di lunghezza apprezzabile, utile a poter eseguire tessuti interamente lavorati per ordito e trama di Bisso. Il Bioccolo di seta (il 10

11 Fuso sopra arazzo in lino con ricamo in Bisso ciuffo), veniva estratto con uno strappo e fatto essiccare all ombra e dissalato (nello stagno di St. Caterina), in modo da poter poi eseguire la cardatura. Il prodotto soffice e pulito poteva così essere filato e ritorto con l utilizzo di fusi pesanti e cannocchie dove il filo era avvolto in quantità pari a 300 g per volta. Si ottenevano matasse di filato che permettevano di stendere orditi lunghi fino a 17 metri. Ai fili dell ordito, detto anche il letto, s intrecciavano le trame diverse tessendo così teli di orbace utili a creare abiti di pregio inestimabile riservati a Papi e Regine o Capi di Stato. Nel rispetto per la natura, Chiara Vigo dopo aver giurato a sua nonna e al mare, desiderosa di mantenere viva la memoria storica del tessuto, ha continuato a conservare per tutti questa arte preoccupandosi di studiare l ecosistema della sua Isola.Così ha scoperto che in particolari periodi dell anno il fango dei fondali della Laguna diventa morbido per le particolari condizioni climatiche e quindi è possibile estrarre l animale senza fargli male ed è anche possibile tagliare la seta e rimettere a dimora l animale senza danneggiarlo ottenendo in regalo dal mare quanto indispensabile a produrre tessuti di pregio inestimabile destinati al piacere di tutti ma riservati alla sola conservazione storica di quest arte. È stato infatti necessario modificare totalmente la lavorazione e la filatura della 11

12 Bisso grezzo fibra. È anche ovvio che la lavorazione per la sua complessità è anti-economica ed è quindi impensabile vedere la possibilità di poter usare questo tessuto per un eventuale commercio sia pure di alto livello. Ma non è l intento di Chiara in quanto lei ha preferito seguire le leggi della Maestria che impongono la sola conservazione di questo bene a favore di tutti. Nel Giuramento dell acqua è chiaramente espressa la volontà di mantenimento di un arte come bene dell umanità e non come proprio consumo personale. Si può anche parlare in senso tecnico di cosa è necessario fare per trattare la fibra, ma è ovvio che non si può tradurre in parole un patrimonio gestuale così antico. Si può raggiungere in un anno una raccolta di seta di circa 600 grammi in un banco di pinne d età adulta di circa sette anni. La seta va dissalata per un periodo di 25 giorni avendo cura di cambiare ripetutamente l acqua dolce fino alla completa dissalatura. La fibra viene posta all ombra fino a quando è perfettamente asciutta. Viene poi immersa in un bagno composto da vari elementi naturali che la rendono elastica e pronta alla lavorazione. Dopo questo trattamento si presenta lucida, e di un bel colore ambrato. La fibra viene di nuovo fatta asciugare in posto ventilato e ombroso perché non si disidrati troppo. 12

13 Per la cardatura, viene utilizzato un cardo a spilli molto piccolo, utile a separare le fibre dalle eventuali minuscole alghe ancora presenti. Per la filatura invece è indispensabile usare un piccolo fuso con la testa di diametro non superiore a 3,5 centimetri e con una bacchetta non più lunga di 20 cm. La filatura è molto complessa visto che si devono concatenare fibre non più lunghe di 2 o al massimo 3 centimetri. Viene eseguita molto velocemente e per torsione con l uso delle sole mani senza nessun ausilio per tenere la fibra e il risultato è eccellente sia per tenuta che per morbidezza. La fibra così ottenuta è utile a esecuzioni di particolare pregio e può essere utilizzata in diverse metodologie di lavorazione. La tessitura di tessuti eseguiti con le unghie è ancora in auge nella stanza di Chiara Vigo; essa viene eseguita su orditi di lino e la battitura può avvenire con l utilizzo di pettini di canna. Bisso pulito e pettinato 13

14 Racconto di un incontro speciale Trascrizione dell incontro con Chiara Vigo a Sant Antioco ottobre 2008, nella Stanza di Chiara Vigo, a Sant Antioco. Dove lei lavora ed incontra le persone che la vanno a trovare. È inoltre sede della Mostra del Bisso. Sono arrivato in Sardegna con la mia famiglia, e il giorno dopo abbiamo attraversato tutta l isola in macchina per arrivare a San Antioco, ci siamo persi qualche ora. Siamo arrivati al pomeriggio, e dopo qualche sistemazione, sono andato incontrare Chiara Vigo, che ci aspettava. Ci siamo salutati e mi ha spiegato subito che aveva il telaio pronto per esser fotografato così da spiegarmi tutto il procedimento del montaggio dell ordito su telaio. Era molto interessante sentire parlare Chiara, e fu in quel momento che capii che il mio arrivo in quella stanza non cercava risposte solo sulla complessa tecnica millenaria di tessere Bisso, visto che secondo me sul Bisso come materiale, come tecnica, come storia si era già scritto tanto. In quel momento gli ho espresso il mio desiderio di trattare il tema Bisso per il mio lavoro di diploma, ma non ero ancora ben in chiaro su quale aspetto focalizzarmi. Rimaniamo d accordo che durante la notte avrei pensato a ciò che avrei voluto chiederle per avviare una conversazione e ci dicemmo l appuntamento per il giorno seguente. Entrata della stanza comunale dove si tiene la mostra di Bisso 14

15 La mattina seguente, mi presento nuovamente alla sua stanza senza nessuna domanda scritta e inizio a parlare di me. Le racconto che vengo dal Perù, mi trovo da cinque anni in Svizzera, che là ero musicista e suono il cajòn 1, una scatola di legno. Chiara Vigo: C è una donna in Sardegna che si chiama Elena Ledda, nella sua famiglia hanno suonato sempre le canne, ti faccio sentire quello che pensa lei della musica, e l unica cosa è che canta in italiano l espressione della musica, lei nel fiume, che ha dei ricordi del fiume, dice che non esiste un popolo senza musica e non si addormenta un bambino senza musica, e che non ci viviamo senza musica. E quindi per te? Cosa centra con la tua storia successiva nell istituto d arte? Le racconto che anni fa avrei voluto fare la sezione di tessitura perché mi affascinava, ma alla fine per motivi di posti di lavoro ho scelto diversamente. Inoltre che sono rimasto colpito del suo stage quando era venuta a Lugano. 1 Strumento di percussione d origine afroperuviana. Parallelepipedo rettangolo in legno alto ca.48 cm sul quale il musicista si siede per suonarlo. Il lato davanti è di spessore più sottile e funge da parte battente, mentre il posteriore ha un foro di ca. 10 cm a metà altezza, che dà l effetto di cassa di risonanza. 15

16 E Chiara prosegue: Però è anche vero un altra cosa, chi a ad un certo punto, arriva alla necessità di tessere, non sta parlando di muovere il telaio, la tessitura è una cosa che nasce dal componimento di orditi e trame che non necessariamente sono fisici, forse tu per la tua profondità hai bisogno di tessere una trama di storie da raccontare, più complessa, nel senso che tu stai cercando fra tutte le cose belle di tutta la tua gente antenata, stai scegliendo il tessuto per costruire per chi verrà quello che già era. Cioè secondo me inconsciamente hai scelto la tessitura incosciamente per cercare di costruire per le tue figlie la storia di un tessuto, che comunque lungo le orme di storia precedente sono importanti. Questo può essere stato uno dei motivi che ti ha portato lì quel giorno per caso, perchè te l ho detto, il Bisso da sempre è la trama che lega gli orditi tra la gente, quindi non è mai stato un tessuto da commercializzazione o cose del genere. È stato un tessuto che nel tempo lega la Storia, è stato la veste di Salomone, l efod 2 del sacerdote Aronne, il copricapo di Keuna, il bracciale di Nefertari (regina egizia), tutta gente che viene da quel mondo che vieni tu - così continua Chiara - quelle sono antichissime civiltà che comunque io mi sono pregiata di mantenere vive in qualche modo. Non mi interessa un museo dove un bambino non trova niente da fare, dove i genitori devono dirgli: stai fermo, non ti muovere e lascia stare. Così non 2 Uno scialle con le frange 16

17 abbiamo esperienza diretta delle arti e com è che un bambino che è il diretto erede di un arte non può mettere le mani sul tavolo? Che senso ha? Io ritengo che i musei morti non servono a niente, perché se io vedo un oggetto ma non ne conosco la storia precedente, per esempio, se avessi visto questa scatola che suonava, ma tu non mi avessi raccontato che viene di una scatola di frutta, per me sarebbe stata una scatola che suonava. Invece perché sono un tessitore, mi piace che quella donna magari non avendo avuto la frutta aveva almeno la scatola, attraverso la quale la sua fantasia, la sua bellezza interna veniva sprigionata, allora quella scatola per me comincia ad avere un grande senso. Probabilmente è questa la ragione, ci sono dei collegamenti tra di noi, che non appartengono al fatto che io sia andata a fare uno stage, e non centra niente, eco perché io dico sempre se voi mi chiamate io devo arrivare. Per un Maestro non esiste non voglio non posso, lui deve, ha la responsabilità, non si può pensare di essere Maestri e allo stesso tempo non avere responsabilità e dovere verso chi verrà. Quindi penso che valga la pena oggi, alla luce del fatto che uno di quei ragazzi che erano lì, non mi interessa la ragione e perché, anche se solo uno tra una moltitudine che io incontro, riflette, e tempo dopo arriva per studiarmi e studiarsi. Quello è l arazzo che mi interessa tessere, per avere una idea del mio concetto di Maestria, che è un altra cosa. 17

18 In questo momento le racconto che non suono quanto vorrei perchè la famiglia e la scuola sono impegnative ed insegno anche percussioni, ma ho pochi allievi e questo mi spiace, perché mi piacerebbe più gente interessata. E cosa te ne fai di quelli che non hanno capito il percorso? Allora, ognuno di noi ha un percorso di vita, ed è indipendente, però, per entrare nell asse che regge l ordito del mondo bisogna capire tutto quello. Ogni percorso è a se, e se non è arrivato a quel punto, non è arrivato, non è, quindi inutile avere io non voglio cinquecento giovani che non capiscono niente, io esisto perchè esiste Mario che ha avuto l esigenza di interscambiare tessuti, esisto perchè esiste Arianna, che una mattina si è affacciata a quella porta e mi ha detto: io sono Arianna, ma lei non glielo insegnerebbe a una come me a usare il fuso? Le ho detto: il nome è giusto, le mani le hai, vediamo. Oggi Arianna fila, sta con me, ha con me un bellissimo rapporto, è una persona speciale, che pochi capiscono, è molto brava, nel senso che lei sarà un Maestro di Bisso anche senza tessere Bisso, perché lo è nella sua anima. Vive nella sua decorosa povertà in una dignità che la rende quasi luminosa, è capace nel vestiario di accostare colori in un modo tutto suo, non le devi insegnare niente. Domani comporrà l arazzo della sua vita, quindi a livello di percorso questi tre alunni se hanno capito 18

19 che in questa scatola possono mettere tutti i loro pensieri e anche i loro pensieri precedenti, e che il suono della scatola va perché il vento lo porta nonostante tutto. Anche ad Auschwitz si suonavano i violini, non sono riusciti ad uccidere la musica neanche lì, perché la musica ogni popolo ce l ha dentro. Costretta come una grande arpa e ogni corda manda il suono e ogni popolo canta la sua musica, che se si mettono tutti insieme è l anima del mondo. Quindi se quei ragazzi capiscono che tu sei solo Maestro Geppetto, che può insegnare loro come far passare i suoni della loro vita in questa scatola, tu hai compiuto la tua musica, e quella musica non morirà mai. La musica che tu tesserai insegnando loro a non vedere la scatola, ma a sentirne l anima attraverso il suono, ti farà capire che così è più accattivante. Fare cioè il Maestro Geppetto nella costruzione il suono dell anima, più alto di semplici rumori, quindi certo che è importante! io al tuo posto penserei proprio ad una scuola. Adesso le parlo di come il cajon è arrivato dal Perù in Europa negli anni 70 e ha rivoluzionato il flamenco e la musica in generale. Per tanti anni è stato considerato come spagnolo, e questo mi fece molto arrabbiare quando arrivai in Svizzera. Arazzo su cui lavorava in quel momento Chiara Vigo Chiara riprende: Sai quanta gente, pensa che può mettersi al posto mio? Un sacco di gente, allora ti dico 19

20 una cosa, quando una persona, un popolo, un essere, ha bisogno per esistere di portare via un altra cultura e appropriarsene, allora io l accompagnerei da un medico. Ho creato la tenda con i lasci e dopo un quarto d ora tutti a fare tende coi lasci, ho creato la borsa e tutti a fare borse, eh va beh, ho creato degli oggetti, faccio delle cose e magari vengono fuori degli oggetti, tipo la mia borsa che è una stupidaggine, però quando io l ho creata poi tutti a fare le borse. Tu non ti dovevi arrabbiare se non con te stesso per esserti arrabbiato, allora ti dico una frase di Giulio Andreotti che non è proprio Santa Maria Goretti, ma è uno che neanche la giustizia è riuscita a impapinare: che parlino male pur che ne parlino. Allora quel popolo portando via una cosa che non è sua non ha fatto altro che fare ascoltare di più quella musica, non ha fatto altro che trasferire i movimenti e le musiche del popolo dal quale ha preso quella roba. Quando tu lo suoni, proprio perché quel strumento viene da li e non è roba tua, suona da solo. Mi racconta come è diventata Maestro di Bisso e collega il discorso nella mia attività di insegnante di percussioni. Io ho sempre avuto una coscienza molto spirituale anche da piccola bambina. Mi ricordo che per me pregare non è mai stato chiudermi in una scatola come in una prigione, ho sempre scelto per la mia preghiera posti come in riva al 20

21 Chiara Vigo in un momento di preghiera mare, da sola in campagna seduta su un albero, la mia preghiera più bella l ho fatta sul albero di fichi della campagna di mio nonno, nessuno lo sa. Poi però ti posso dire oggi che ricostruendo il mio percorso di vita, era un percorso deciso, probabilmente una strada che è passata di li. Certe persone che ho incontrato in questo percorso le ricordo, certe altre non le ricordo, e non mi interessa neanche ricordarle, nel senso che non mi interessa, mi scivola addosso tutto quello che non mi serve per essere, e se non mi scivola me lo faccio scivolare. Non ho scelto niente sono passata nella strada della vita e per caso sono diventata Maestro, poi ho scelto, nel senso che della mia vita ho scelto cose che ho 21

22 ritenuto importanti. Come mia nonna piuttosto che la velocità, ho scelto la lentezza di un movimento, che era più consono alla mia anima, per cui tutto quello che era veloce tipo sale da ballo e incontri con gente strana, l ho sempre lasciato da una parte perché non faceva parte della mia anima. Poi sono arrivata a scegliere di conservare per chi verrà quello che già era, ma diciamo che è una conseguenza di tutte le mie scelte di vita, che avessi pensato di diventare Maestro da giovanissima, no. Mi piaceva molto mia nonna per tutte le cose che faceva era più consona alla mia natura. Però non la chiamerei scelta ma conclusione di più scelte lungo un percorso, che poi è diventato giuramento. È una vita che mia ha dato molto, ma veramente tanto, perché quando ami e insegni perché ami, poi i giovani ti rendono molto, in cambio hai cifre non calcolabili, mi sento ricca, mi sento miliardaria, non rinuncerei mai ad avere la porta mia aperta a chi voglia incontrarmi, non pongo limiti a insegnare a chi ha 20 anni o a chi ne abbia 90, per me non cambia nulla. È una cosa che è nata così secondo me nella vita non bisogna tanto arrabattarsi per capire, come Sant Agostino come fa l acqua a entrare nel buco, esiste il buco e esiste l acqua, l acqua è più grande quindi non entra, punto. Vuol dire che troveremo un acqua che sta in quel buco o un buco che sta in quell acqua. Ma arriverà non c è bisogno di affannarsi, tu vedrai scorrere la tua strada da Maestro, in certi casi non ci potrai 22

23 fare niente, ti cercheranno e basta, tu non saprai neanche perchè, e lo faranno, arriveranno tu ci sarai, e l importante é che loro sentano che tu comunque ci sei. Parlando sempre di musica le racconto che suonerò a maggio al conservatorio di Berna, in uno spettacolo sulla evoluzione della musica dalla Spagna all America, e che non mi aspettavo proprio che chiamassero me. Lei mi interrompe dicendo: Cosa hai chiesto tu all acqua quando io ti ho regalato il filo? Allora noi possiamo chiedere all acqua quello che vogliamo, quando un Maestro regala quel filo. Chiunque chieda a quel filo di condurre quello che è nell anima, il suono dell anima, quel filo lo conduce, lo fa da millenni. Io non mi meraviglio che stia succedendo tutto questo, perché se tu hai chiesto all acqua di trovare la tua anima, l acqua sta solo facendo quello che tu le hai chiesto..e continua: Stai attento a questo particolare, se io non ti avessi visto di persona, con lo sguardo dell anima, tu oggi non saresti qui con me, perché io nella mia vita da Maestro amo piacevolmente perdere tempo se il tempo vale. Tu devi andare sereno e tranquillo, hanno scelto te perché la 23

24 tua anima si vede, non ti devi preoccupare, tu vai li e suona. Dedica quel suono a tutta quella gente che non ha potuto mantenere la sua orma di storia perché altri ne hanno deciso il destino o meglio si sono arrogati il diritto, non capisco su quale legge, di rendere schiava la gente per fare quello che volevano. Quindi tu suona per loro, vedrai cosa viene fuori da quella scatola, ti meraviglierai di te stesso, dedicala a loro la musica di quel momento, saranno loro a suonarla per te, non andare li pensando che devi dimostrare a qualcuno niente. Sai che la cosa molto strana è che il 70 e 80 % dei giovani che hanno il mio filo sono uomini e fanno musica, non capisco perché ma è così. Io ho sempre strumenti attorno a me, perché la musica è l anima delle arti non c è niente che uguagli la musica, la musica non è descrivibile. Per certe cose non potrai fare nulla, ci sono, sono li fanno parte di te e tu li usi, è come dare un filo a me. Io se mi danno un filo faccio il bracciale a Blu 3, ma io non sono quello, cioè quello fa parte della mia materia, a me interessa molto di più tessere il panno dell anima che il panno fisico, poi posso tessere anche quello fisico, ho fatto tessuti con giornali arrotolati, per poi dipingerci sopra per dirti. Il tessuto fa parte della mia famiglia da millenni, quindi è normale che io le tecniche le conosca. Però quando io insegno non me le ricordo proprio le tecniche, se un ragazzo non mi chiede proprio fisicamente una nozione di quel tipo, io insegno proprio come hai visto, poi se vuoi ti faccio vedere e muovo anche le 3 Blu, è mia figlia di 5 anni 24

25 mani, è relativo. Nel corso del colloquio mi illumino e capisco la strada che deve intraprendere questo incontro. Cerco di spiegarle con tanti giri di parole, quale indirizzo dare al mio lavoro sul Bisso, e sulla sua Maestria. Lei nuovamente mi interrompe e mi afferma: Ehh ho capito, ho capito, non hai bisogno con me di, é con quelli che hai a scuola che hai bisogno di scervellarti, io ti capisco immediatamente, è quello il problema. Tu, stai praticamente elaborando quello che da 30 anni cerco di dire, e vorrei che tu, mi spiegassi perchè secondo te non riescono a recepire quel messaggio. Il messaggio che io mando non è l ordito, la trama, la filatura, il movimento delle unghie, che Non me ne può importare di meno, perché io nel momento che mi siedo - va a sedersi al telaio - e non ti dico niente, e vado. Chiara tesse per cinque minuti e poi si alza e continua a parlarmi. Allora. Come ti stavo dicendo, come vedi, se uno non è stupido e si siede a fianco al Maestro, poi come i bambini, il Maestro muove le mani, e questo se non sei tonto non in un giorno non in dieci forse neanche in venti, ma prima o poi l impari. Quello che invece non impari, è il patrimonio di sapere da trasmettere, che non è dato dal dirti, per esempio, questa formula, per fare questo devi mettere 30 g di Chiara tesse al telaio 25

26 questo 50 di questo 40 di questo, quella non è trasmissione, quest ultima passa attraverso il patrimonio gestuale. Diverso se io ti insegno a fare un medicinale, bisogna pensare a come avremmo messo quel medicinale addosso a noi, perché quel medicinale funzioni. Quella è la vera trasmissione, perché io in quel caso ti sto regalando il gesto che ti prendi da solo nella misura adatta alla tua anima. Perché tu non sei me e io non sono te, quindi tutto quello che esce da me lo prendi anche da solo. Vorrò poi la copia del tuo pensiero, perchè nessuno dei sei ragazzi che hanno fatto la tesi sul Bisso, cioè quando mi hanno chiesto di parlare di me intendevano parlare. Quasi tutti volevano fare il resoconto della filatura, di come si pesca, di chi va a mare, di chi non ci va e compagnia varia, diciamo che molti hanno fatto delle domande provocatorie per vedere se il loro pensiero su di me coincideva a verità, hanno avuto bisogno di analizzarmi e io mi sono lasciata analizzare. Tu sei l unico che ha aperto la finestra della stanza all ora giusta, cosa vuol dire? Ti spiego una cosa e ti rispondo alla prima domanda che mi facevi ieri. Ogni volta che io sono molto stanca penso molto seriamente di rendere l anello all acqua, perché penso che per questa cosa non sia più il suo tempo. Io quando dico questa cosa sto parlando di me, ma non l ha capito nessuno. Tutti pensano che sto parlando del Bisso, ma non hanno capito che il Bisso sono io e viceversa. Questa cosa è legata all anima mia, per cui o io 26

27 se la rimetto all acqua e gliela rendo, diventa di nuovo sua, e fa quello che vuole e quello che le pare. Lì sicuramente io non discuto nessun tipo di termine, invece quella volta che era la volta che avevo deciso seriamente, senza dire niente a nessuno, di rendere l anello all acqua, il fuso al fuoco e chiudere la stanza, ha squillato il mio telefono, ed eri tu. Se hai notato, queste cose ci capitano quando per umana stanchezza, noi non ascoltiamo la nostra arte. Sarà capitato anche a te con qualche ragazzo, che uno apre la finestra al momento giusto e tu non puoi più chiudere la porta, perché avviene una iniezione di giovinezza senza solitudine che ti fa capire che quel arte è sempre stata. Solo quando lei decide che tu non la farai più è cosi, cioè tu non sei nessuno per decidere di chiuderla, questo intendevo, ora tu sei l unico che appunto ha capito che la trasmissione del Bisso, potrebbe essere di chiunque ma la trasmissione della Maestria quella non è di chiunque. Mi mostra il libro delle firme per farmi capire che la gente che viene a trovarla da tutto il mondo ha già capito cosa ha lei da dire e gli scienziati, giornalisti e studiosi di tessuti e accademici continuano a lasciarsi incantare dal Bisso come materiale e non come messaggio. (esempio: grazie per mantenere una filosofia di vita che si oppone con il mondo moderno) Di nuovo Chiara: 27

28 Come vedi nessuno di loro scrive quanto mi è piaciuto il quadro o che è bello il Bisso, nessuno ha visto il Bisso, cioè l hanno visto tutti, ma non lo hanno vissuto come un materiale. L hanno vissuto attraverso me come un mezzo di comunicazione, che è più importante, ecco perché ti dico la tua musica non è una musica è un filo di Bisso, è quella la ragione perché tu sei venuto qua. Perchè tu vuoi suonare perché suoni come io voglio tessere perché tesso, ma dentro la mia anima so che se non lo regalo in pensieri questo è nient altro che cotone e come se la tua scatola diventa un labirinto e non una scatola. Quello che dovete portavi via da me sono le cose buone che vi appartengono e per le quali non avete mai tempo, non vi dovete preoccupare della dose né della tecnica, non vi interessa, quella ce l avete, quando vi mettete a farlo ce l avete, quando vi mettete a farlo ce l avete dentro costruito. Io non vi devo insegnare se mettere 5 grammi di quello 10 di quello, quello che vi devo insegnare io è la forza del Maestro, la sua capacità di forgiare senza dire. Domani anche tu che hai antenati africani e andini, non puoi pretendere di vivere la musica come la vive il ragazzo che è andato al conservatorio, che non glie ne può fregare di meno, perché ce l ha mandato la mamma che vuole che diventi un grande Maestro di orchestra. Perché è diverso, perché la musica che suoni tu non la suoni, si suona da sola con te. Tu sei come se dovesse Tessuti in tavolette di legno 28

29 passare un fiume senza confine, tu sei il letto di quel fiume ma quel fiume passa che tu lo voglia o no, tu puoi solo fare in modo che passi al meglio, non permettere mai che qualcuno trasmette la musica al tuo posto. Capito quale è l incastro? Per esempio lei non è Maddalena - sua figlia - lei è Arianna. Maddalena è arrivata da me perché mia figlia, perché in casa ha conosciuto questo, lo sa fare e ha anche il punto più preciso del mio, forse domani tutte due saranno maestre di Bisso. Ma mentre Maddalena è un Maestro che conserva, come mia nonna, cioè più consona a conservare l arte, Arianna ha la trasmissione, quindi io affino quella parte. Arianna interviene e dice: Anche io ero come Maddalena ma poi mi sono detta, che se ne fa il mondo di questo se non lo può vedere? Come posso aiutare gli altri se sto chiusa in una stanza? cosa sene fa il mondo di una persona che sa di essere Maestro però non da niente alle altre persone che non condivide una parola un gesto? questo gesto va a vuoto, anch io pensavo, me ne vado in mezzo ai monti me ne vado in un isola deserta ma a un certo punto mi sono chiesta a che serve isolarsi? Chiara riprende la parola: Questa è la risposta alla tua seconda domanda, é ovvio che parli così, perché da un anno e mezzo è qui con me. Lei può capire quando io dico tutti. C è chi si preoccupa di selezionare chi arriva da me... Riprende la parola Arianna: Perchè tante volte viene gente non solo per il Bisso o magari 29

30 vengono solo per parlare o magari sono sgarbate ma anche quelle hanno bisogno. Interviene Chiara: Quelle hanno più bisogno, se non io che cavolo prego a fare? mi alzo alle 3 del mattino solo per il piacere di alzarmi. La mia figura qua viene presa per una tonta, sempre qui a disposizione e non si fa pagare, che bello. Allora un bambino mi chiese una volta: Maestro se ti fanno fare un arazzo grande e poi nella busta non mettono niente tu come fai? E io ho risposto: quale niente? il suo o il mio? e la maestra non ha capito Quando finisce un ballo qual è il ballerino che riesce a stare in piedi?... Io rispondo: Quello che sa ballare. Eh! quello che sa ballare, e quindi perchè mi dovrei preoccupare di un imbecille che mi ha chiesto di costruirgli cose, che si porta a casa sua, che rapporto ci può essere tra me e quella persona se non una busta vuota? Se io voglio continuare a tessere, e non trame. È per questo che è importante la tua tesi, cosi zia 4 non ha bisogno di spiegarlo, le stampo una copia e le faccio un regalo. Le chiedo se c è una tradizione latente a Sant Antioco sul Bisso e sulla maestria. Certo se vai a leggerti la Bibbia 5, quando Dio chiede a Mose la costruzione dell efod 4 Quando parla di zia si riferisce a se stessa. 5 Antico testamento. Esodo, capitolo 28 30

31 6 Premio Nobel della letteratura nel Grazia Deledda, Canne al vento, Mondadori 1990 (ri stampa) del sacerdote Aronne, lo vuole in Bisso torto sbiondato in succo di cedro, a vari ricami e tessuti e manda a Mose a prendere le donne acqua perché vengano accolte nella tribù di Gan perchè venga costruito l efod. Nell Apocalisse c è l aggancio al libro dei Re: Maledetta te Babele non venderai il mio oro a mercanti, farò nascere una mastro in ogni tempo che tenga vivo il mio oro. In lingua antica la parola mastro non è latina, la parola mastro e siriana e vuol dire donna che viene dell acqua, non vuol dire Maestro. Non si capisce perché mi continuano a chiama maestra, io sono un Maestro, la maestra ti insegna a leggere e a scrivere, il Maestro è un Maestro d arte e ti insegna a vivere prima che a fare. Io sono un Maestro, mia nonna era un Maestro, in lingua sarda per identificare le arti, per identificare chi fa le arti, si dice su maestelina, su maestiberru su maistevannu, io sono un maistesera, quindi la traduzione anche uno che non capisce la lingua su maistu non vuol dire la maestra, vuol dire il Maestro. Un maistu è quello che trasferisce e che conserva per chi verrà quello che già era, quindi intatto, per esempio il tessuto di Sardegna presuppone un telaio orizzontale con un movimento di ordito a mano, che viene tirato a mano, con dei licci che vengono costruiti su una tavoletta a mano. Case e pettine con i pettini di canne e naturalmente una musica fatta di canne, tutto con le canne, se non perché Grazia Deledda 6 avrebbe perso tempo a scrivere Canne al vento 7? Come 31

32 vedi la letteratura, la musica, l arte, usano le canne, perché sono il nostro elemento, però noi veniamo piaccia o no dalla Mesopotamia. Quindi tutto quello che noi abbiamo conservato è proprio di quei popoli, che siamo noi, sì, qua c è un miscuglio mia nonna l avrebbe detto in sardo chiaro: c è stato un puttanaio di incontri, qui sono arrivati i mori, sono arrivati gli ebrei, sono arrivati fenici, i turchi, cioè abbiamo un museo con 70 mila reperti. Chi c è veramente di Sant Antioco? nessuno, siamo di tutti i luoghi, ma non siamo di Sant Antioco, perché il dna non è acqua. Cioè io mi incazzo come una furia quando le maestre che sono ignorante accompagnano gli alunni al Tofed 8 col gelato in mano, quello è un cimitero dei loro antenati perché è diverso andare a un cimitero dove sei morto ieri mattina che andare a un cimitero dove sei morto 1000 anni fa?, cosa cambia? sempre tuo nonno era quello, bisogna entrare in silenzio in un Tofet e senza gelato in mano, o vogliamo usarlo come scusa per dire sempre che i giovani sono maleducati, quando i deficienti siamo noi? allora se io accompagno un bambino in un posto col gelato in mano, non faccio altro che insegnarli in pratica, che li può fare quel cavolo che vuole. Se io entro nel Tofet in completo silenzio e camminando piano, il bambino impara che quello è un luogo sacro dove il comportamento è diverso. Un Maestro di Bisso è un Maestro di vita, che trasmette anche delle cose di tipo tecnico, 8 tofet (o tophet) è un santuario fenicio-punico a cielo aperto, consistente in un area consacrata dove venivano deposti e sepolti ritualmente i resti combusti dei sacrifici e dalle sepolture infantili. 32

33 ma se io vi trasmettessi solo delle cose di tipo tecnico, voi stareste qui solo due giorni e mezzo e poi ve ne andreste. Se mi state appiccicati alle gonne, non è perchè vi interessano le mie ricette di cucina, che non ve ne può fregare di meno, io lo so cosa volete da me, volete altro. Perché non è uno schema che fa un Maestro, il Maestro è il confine del nostro specchio, allora: noi quanto vogliamo da noi? Zero, 100, 500? A dipendeza da quello che vogliamo per noi e da noi, andiamo a cercarci il Maestro giusto. Se noi andiamo a frequentare un corso di corsa, da noi vogliamo zero e abbiamo risposta zero, se noi vogliamo per noi 1000, sappiamo che è un tempo lunghissimo. Allora se alla scuola invece di pensare a uno stage tanto per dire che Chiara Vigo è venuta alla nostra scuola, avessero pensato a quanto Chiara Vigo potesse dare ai loro ragazzi, avrebbero programmato una settimana di Chiara Vigo. Dove? In aula magna, e non con la fretta di chiudere in orario, io avrei potuto perdere più tempo con i miei giovani e oggi probabilmente tu non saresti venuto da solo. Nel senso che insieme a te magari sarebbe venuto una tua compagna del terzo anno, quella del quarto, e quello del secondo, perché a una mente come la tua quindi abituata, è stato facile capire che era troppo poco il tempo di stage: Ma a un ragazzo di lì che ha niente altro da fare che perdere tempo ad andare a scuola, ce ne voleva più di tempo capisci? 33

34 A Sant Antioco molta gente si chiede come fa a vivere visto che non ha uno stipendio. Si parla più di questo che di cosa fa in realtà. Altri si chiedono come mai avendo a disposizione questo pregiato materiale debba vivere senza chiedere un compenso. Io mi mantengo benissimo quando ognuno di voi, assolve nel rispetto alla mia persona la sua funzione, tutto il resto che a me deve venire perchè io sia, viene dall energia del leone dell acqua. Allora ieri mi ha telefonato una donna, anche lei ha una busta di Bisso e voleva sapere per telefono come si rivitalizzava al che le ho detto: figlia mia mettiti in piedi, prendi la tua busta di Bisso e vieni a sant Antioco, che prima di tutto la devo vedere. Lei non ha capito niente, io non è il Bisso che voglio vedere, ma cosa ne vuol fare col animare del Bisso, perché il Bisso è di tutti ed è molto pericoloso passare dal gradino di insegnamento al gradino di trasmissione di un materiale cosi pericoloso per l anima. Lo può reggere chi a imparato a stare dentro il rigore morale della propria anima. Gli altri non lo possono avere, perché quello ti fa entrare nel vortice del denaro e non ne esci vivo, se questo lo dai a giovani che non conduci per mano, questo diventa una catena a vita, ti imbavaglia nel denaro e non ne esci mai più se non ne hai la capacità di dire mi fermo non ne esci. Le chiedo come si diventa Maestro di Bisso. 34

35 Come si diventa Maestro di Bisso? Si diventa Maestro di Bisso, prendendo la propria vita in mano, e limando e togliendo dal proprio essere, tutto quello che è materia, senza nessuna esclusione, facendosi passare la voglie di essere innamorati di cose, e prendendo un bel vizio di innamorarsi di persone, senza nessun confine. Si diventa Maestro di Bisso quando si acquisisce la tranquillità di non essere più schiavi delle cose. Io infatti l unica cosa che porto al collo è questa - fa vedere una collana d oro - ma me l hanno regalata le donne di Orgosolo, quindi delle donne che con questo gioiello, hanno cercate di dire delle cose e chiedermi delle altre. La porto al collo perché la donna che me l ha regalato, ha fatto finta che me lo regalassero le altre, ma è lei che me l ha regalato. È una donna fortissima, ha un problema grandissimo, il suo bambino si è completamente ustionato diversi anni fa. Purtroppo in campagna dal padre è diventato una pila di fuoco e ancora adesso a distanza di 7 o 8 anni, sta facendo ricostruzione e innesti di pelle. È una donna fortissima che vive in un contesto dove nessuna donna vivrebbe, perchè se non hai lì la capacità di essere, lì non vivi, e non è molto diversa da me questa donna. Io, quando sono nella mia stanza, non sono di nessuno neanche di Mario - suo marito-, e quando non sono nella mia stanza sono a disposizione di tutti. Si diventa Maestro di Bisso quando si acquisisce questa capacità, la capacità di non provare nessuna differenza e 35

36 nessuna precedenza di amore, quando si arriva alla consapevolezza che l amore per essere tale deve essere in sola andata e senza richiesta, allora si diventa Maestro di Bisso. Per arrivare a questo ci vogliono tantissimi anni, bisogna ascoltare, e naturalmente farlo mi è costato, tagliare sfrondare il mio albero nelle parti che ovviamente non erano molto buone. Ha voluto dire disinnamorarmi della tecnica, del denaro, degli abiti lussuosi, delle scarpe di marca di tutto quello che non mi serve per essere. Quindi se Maddalena non porta più la giacca viola, io porto la giacca viola, se Luciana non porta la gonna, porto io la gonna, è un modo anche di insegnarli che non è cosi importanti che sprechi denaro, che magari servirebbe a un bambino in Africa per aver da bere, comprandosi cose che non gli serve. Il Maestro di Bisso è un lavoro lungo di autocritica, è un lavoro che ancora oggi faccio con me stessa quando non ci siete voi. Quando non ci siete voi, faccio la meditazione, faccio autocritica, prego, perché poi possa stare con voi e dare a voi quello che vi serve. L acqua. Allora l acqua ha una forza e una importanza nel mio caso, molto forte, c è stato un periodo della mia vita dove, c è stato dentro di me un grande dolore, ed è l acqua, proprio fisicamente, andare in acqua con mia nonna che ha modificato questo dolore in altro. L acqua è nel popolo di Sant Antioco e nel popolo di un isola l elemento determinante di vita. Un antiochese non può prescindere dall acqua, 36

37 perché se non conosce la forza del mare e non ci si misura da quando nasce, poverino. Noi viviamo con acqua, siamo circondati dall acqua, siamo servi dell acqua, perché se qui l acqua si alza e si arrabbia noi non è che abbiamo molto spazio dove andare. L acqua comanda da sempre la vita di un isola, figurati di un isola nel isola! Quindi l acqua per noi è dio, l acqua è l elemento dalla quale dipende la nostra vita, sia perché il % dei lavori di quest isola è la pesca ed è la barca, è più facile che un antiochese abbia una barca eccellente che una casa eccellente, perché passa la sua vita in barca. Se hai girato un po in paese avrai visto case dove forse viviamo, poi perô scendi al lungo mare capisci che gran parte della nostra vita è in acqua, e le nostre barche hanno la cera a posto, sono pitturate, anche le piccole di legno. Abbiamo cioè un senso dell acqua molto sacro, nel mio caso ancora di più perché quello che io sono è acqua. Nella mia maestria c è una parte esoterica e una parte fisica, non a caso è chiamato il tessuto dell acqua, l oro del mare. Ma non l oro inteso come moneta, ma l oro inteso come spirito delle profondità marine. Quindi per me l acqua è essenziale, tutte le donne che prima di me hanno fatto Bisso sicuramente erano legate all acqua se non io non conoscerei Sugantumannu 1, non conoscerei il pregare che è stato tramandato a voce, non conoscerei tutto quello. Tutte le donne della mia famiglia prima di me sono circa 23 o 24 generazioni, da nonne a nipoti, Chiara preparando il fuso per filare Chiara filando 37

38 Chiara pregando il Sagantumannu hanno avuto un grande rispetto dell acqua e una conoscenza profonda dell esoterico che é dentro l acqua. Perché naturalmente, e lì entriamo in un altro discorso, è ovvio che se voglio sposto gli elementi, se mi serve per salvare una persona, posso intervenire a distanza di migliaia di chilometri se uso l acqua e la posso usare che sia in acqua o che non sia in acqua, non è che si fa cosi ehh!, pero ti posso garantire che se non mi serve la luna in mezzo ai piedi e ho bisogno di spostarla per fare buio e mandare il vortice del acqua, la sposto faccio buio e mando quello, mi basta che qualcuno mi dica - questa persona sta male - oppure che qualche mio figlio mi dica, con l anima, non con le parole, aiutami, io arrivo. Arrivo anche a distanza, per fare questo bisogna pregare molto, ma molto, vuol dire sempre, senza fermarsi mai e pregare per tutti, e evitare al massimo di chiedere per se, che non è il caso. Io potenzialmente nella mia Maestria non si deve chiedere, perché tutto quello che deve arrivare, arriva, o da ponente o da levante. A volte può essere anche un vostro intervento, te l ho detto stavo per chiudere la porta quando hai chiamato, io stavo meditando sulla mia utilità, o sull utilità della mia persona nelle conferenze scolastiche, e mi hai dato la risposta con la tua telefonata, e mi sono detta, non sei nessuno per chiudere quello che voglio mantenere aperto, e quindi (fa la preghiera Sugantumannu 9 ) Quella è una parte del Sugantumannu, la parte che inizia il canto e che pronuncia tutti i nomi, 9 È un canto di preghiera sarda. 38

39 Telaio in tronco di ginepro ma sono tantissimi, io ho fatto solo la terza parte, sono circa due mila tutti nomi dei maestri precedenti, per non dimenticare che la tua storia non l hai cominciata tu, e che quindi ne devi avere rispetto, e che quindi la devi tramandare esattamente com è, perché non è tua. Tanto è vero che io ai bambini insegno a tessere a cintura e non al telaio, e per esempio per il Bisso, vedi che lì c è un tessuto di Bisso, uso il telaio più largo, e uso il tronco di ginepro, perché erano quelli i telai che si usavano, i chiodi erano meno eleganti. È per quello che è importante il tuo lavoro, perché loro questi aspetti non li sanno, cioè non c è nessun giornalista che mi ha chiesto il mio pensiero. Quando vengono da me a fare una intervista, sono abituati ad andare a un laboratorio artigiano a intervistare uno che deve vendere delle cose, per cui, la cosa che gli chiedo è, quanto tempo ci vuole, in quanto tempo si fa, chi va sott acqua, chi va sopra, chi va in mezzo, e queste cose qua. Mi chiedono tutto tranne quello che mi dovrebbero chiedere, che è quello che stai facendo tu, per quello che ti ho detto, dopo tu mi mandi una copia che zia gliele regala, cosi hai contribuito a non farmi faticare molto, li regalo la copia del tuo lavoro e loro leggono, e se capiscono, capiscono! e se non capiscono Le dico che il concetto di tessuto a mio avviso si potrebbe adattare a qualsiasi arte... 39

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